Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3283 del 26 novembre 1987 - Resoconto

OGGETTO N. 3283/VIII - RINVIO OGGETTI (PP.LL. N. 441 E N. 448).

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Sandri, ne ha facoltà.

SANDRI - (N.S.): Questa proposta di legge è stata presentata in data 17 agosto 1987 e testimonia, come da titolo "Norme urgenti sulla caccia", il bisogno di intervenire in maniera sollecita su questo tema.

La legge è arrivata in Commissione, il presidente della Commissione competente ha richiesto all'Assessorato un parere, cioè se questa legge poteva rientrare nell'elaborazione legislativa sulla caccia - alcuni progetti giacciono in Commissione da qualche tempo e si è preannunciato un nuovo testo da parte della Giunta regionale - oppure se poteva avere un suo iter differenziato, proprio perché interveniva solo su un tema dei tanti che sono all'ordine del giorno sulla caccia, cioè quello sulla composizione del Comitato caccia.

Da allora la Commissione non ha più affrontato questo problema, non ci sono state più convocazioni o dibattiti su questo tema, quindi mi sono deciso a discutere questa legge in Consiglio per sottolineare che sulla caccia esiste oggi un atteggiamento di indecisione, di incapacità al confronto, al dialogo, al dibattito, anche allo scontro, che non serve a nessuno: né ai cacciatori, né agli ambientalisti, né soprattutto agli interessi della Regione.

Voglio in questa illustrazione fare un breve "excursus" sul tema della legislazione della caccia, proprio per sottolineare come, comunque vada avanti il dibattito sulla legge globale che deve regolare la caccia, una norma urgente sul problema della composizione del Comitato caccia si impone.

Anche in questa aula spesso si è affrontato il problema, però c'è sempre stata la tendenza da parte di tutti - Nuova Sinistra non fa eccezione - a voler vedere la caccia come un problema che è sostanzialmente di appartenenza o dei cacciatori o degli ambientalisti. Se si rimane in questa ottica di scontro fra cacciatori ed ambientalisti, il problema non si risolverà mai. Forse sarebbe opportuno rendersi conto che la caccia è una delle tante competenze della Regione Valle d'Aosta, previste dallo Statuto in termini di specificità per la nostra Regione, e, pertanto, dovremmo avere l'orgoglio e sentirci responsabili di arrivare in fretta ad una legislazione che è carente, da questo punto di vista, da molti anni.

È interessante quanto recita il 2° comma dell'art. 1 della legge regionale n. 28 del 23.5.73, recante "Provvedimenti per la protezione della selvaggina e per l'esercizio della caccia nella Regione Autonoma Valle d'Aosta", legge che attualmente regola questo tipo di attività: "Fino a quando la Regione non avrà disciplinato la materia della caccia". È una legge che demanda, non si sa bene a quando, né come, la disciplina della caccia; in questa norma quindi vi è la testimonianza che si è voluto abdicare ad un diritto della nostra Regione e ad un dovere nostro come responsabili politici, che è quello di emanare dei provvedimenti che regolino questo tipo di attività.

Vorrei ricordare come questa competenza alla Valle d'Aosta derivi direttamente dall'art. 2 dello Statuto, cioè appartenga a quelle competenze su cui la nostra Regione ha potestà legislativa primaria. In questo senso mi scuserete una piccola "punta" polemica: non si capisce molto l'atteggiamento di chi, per esempio nel caso della marmotta, sbandiera il vessillo dell'autonomia riguardo ad alcune competenze statali, quando poi ha rinunciato per anni, per decenni, a questi tipo di competenze. Penso che sia una competenza da recuperare, di cui sia da recuperare la coscienza, e sottrarla al dibattito che avviene soltanto fra ambientalisti e cacciatori.

La situazione in giro per l'Italia è molto differenziata, ma poiché nel disegno di legge che dobbiamo discutere si parla sostanzialmente di Comitato caccia, mi voglio riferire alla legislazione attualmente vigente nella Provincia autonoma di Bolzano, che prevede anch'essa un comitato caccia. Intanto - questo lo dico soltanto per testimoniare quanto minimo sia questo provvedimento di cui discutiamo oggi - questo comitato caccia non è inserito in una legislazione ristretta come quella nostra, ma in un progetto organico, che, con lo stesso titolo, parte da un'analisi estremamente precisa di quelle che sono le caratteristiche dell'esercizio della caccia e, soprattutto, si pone principalmente un obiettivo, cioè quello di avere dei dati scientificamente corretti. La prima cosa che ha fatto in questa normativa il Consiglio provinciale della Provincia autonoma di Bolzano è predisporre un osservatorio scientifico. Credo che questo sia un dato estremamente importante perchè troppo spesso si va un po' per slogan su questo tema, mentre la disciplina della caccia, e soprattutto la difesa della selvaggina, abbisogna di un patrimonio scientifico estremamente importante; per questo la legge organica sulla caccia è importante ed è urgente, proprio perchè consente di uscire da quelle diatribe politiche sulla caccia che non sono assolutamente utili al raggiungimento degli obiettivi.

Il problema grosso è stabilire che ha competenza in questo settore; al riguardo si possono fare tutta una serie di discussioni, però abbiamo l'impressione che se non si prende questo cammino di affrontare e di dare un supporto scientifico alle decisioni politiche, una legge sulla caccia non uscirà mai da questo Consilio e in questo avremmo abdicato completamente alle nostre prerogative statutarie.

L'altra metodologia, che è fondamentale per avere una legge sulla caccia, è quella di affrontare i tre o quattro nodi centrali che sono: le specie cacciabili, la potestà di stabilire il calendario venatorio, le competenze assessorili, le competenze della Giunta e quelle dei cacciatori, la gestione e il controllo a livello della gestione della caccia. Se questi punti non si affrontano uno alla volta, con provvedimenti parziali ma che indirizzino la discussione per arrivare ad una legge organica sulla caccia, a mio parere non si arriverà di nuovo a nessun risultato. E lo testimoniano gli appelli fatti più volte in questo Consiglio da qualche Consigliere cacciatore, anche dei gruppi di minoranza, i quali si riappellano sempre con mozioni o interpellanze al fatto che occorre un intervento unitario. Certamente, ma questo intervento unitario si rende possibile soltanto se i nodi sono stati chiariti e si è trovato un accordo di tipo politico.

Il primo punto su cui si deve chiarire bene quali sono i termini politici della questione, non i termini sentimentali o emotivi dell'essere più o meno favorevoli alla caccia, è la composizione dell'organo di gestione. In questa proposta di legge si è voluto affrontare questo primo tema: qual'è la situazione odierna? La situazione odierna è che la caccia e la tutela della selvaggina sono affidate ai cacciatori, con una garanzia di ben nove esponenti su diciassette, cioè la maggioranza assoluta più uno. Infatti, nell'art. 3 della nostra legge del '73 si dice che i componenti del Comitato regionale per la caccia sono: un rappresentante dell'Assessorato regionale agricoltura e foreste, che - pur svolgendo le funzioni di rappresentante dell'Assessorato in questione - da sempre è un cacciatore; otto rappresentanti dei cacciatori e un rappresentante dei riservisti. Ho detto nove membri su diciassette, anche perchè teoricamente, in base alle vostre osservazioni, il rappresentante dell'Assessorato potrebbe essere un ambientalista.

Vedrei bene il Consigliere Torrione fare il rappresentante dell'Assessorato agricoltura e foreste in seno al Comitato caccia; ma anche se fosse lui il rappresentante, con gli otto cacciatori e il riservista - non si paga una riserva di caccia, con tutte le tasse che questo comporta, soltanto per difendere la selvaggina, ma evidentemente anche per cacciarla -, nove rappresentanti su diciassette sono assicurati alla "lobby" dei cacciatori.

Gli altri rappresentanti sono costituiti da un ispettore regionale forestale, un ispettore agrario, un professore di scienze naturali, un rappresentante del turismo, un agricoltore, un rappresentante dell'ENPA, uno della Pro-Natura, in totale sono sette; per cui, ripeto, non esiste alcuna possibilità, nemmeno se il presidente del Comitato caccia fosse un ambientalista, di andare contro le decisioni della maggioranza dei cacciatori.

A mio parere questa situazione è grave soprattutto oggi, in cui rispetto al 1973 si può affermare che la sensibilità su questi temi è profondamente cambiata. Ma esiste un aspetto estremamente importante, che è legato ad una questione di autonomia, e mi sembra strano che il Movimento di maggioranza relativa, che fa dell'autonomia un suo cardine di esistenza, non abbia avvertito l'esigenza di modificare la composizione del Comitato caccia, là dove, come nel nostro caso, si demanda una funzione squisitamente politica, che proviene dalla competenza speciale dello Statuto della Valle d'Aosta, ad un rappresentante dell'Assessorato.

Ma questa è una responsabilità grande, che deve assumersi il politico in prima persona; i nostri colleghi dell'Alto Adige hanno ben capito questo fatto e nella composizione del comitato caccia, al primo punto si scrive: "La Giunta provinciale nomina per la durata di cinque anni il comitato caccia composto dall'Assessore competente in materia, in qualità di presidente". Questa è un riaffermazione del diritto e delle responsabilità politiche che ci sono su questo tema. Invece, nella nostra Regione la Giunta regionale ha "appaltato" un diritto politico a dei responsabili di associazioni venatorie, quindi ad una "lobby".

Però, cercando di fare una proposta di legge che fosse anche praticabile a livello di Consiglio regionale, se l'Assessore ritiene di essere molto occupato, di essere preso da tanti argomenti - in effetti, come da più parti si dice, sarebbe bene avere un Assessorato all'Agricoltura e Foreste ed un altro all'Ambiente Naturale -, mettiamo comunque un funzionario, ad esempio il responsabile del servizio tutela dell'ambiente naturale e delle foreste: questa è una proposta.

E qui si torna al discorso iniziale: o riusiamo a dare una svolta dal punto di vista tecnico alla politica, fornendo ai politici dei mezzi che siano scientificamente corretti, che ci diano la possibilità di prendere delle decisioni senza lasciarsi influenzare dalla emozionalità di un partito preso, oppure non riusciremo mai a prendere delle decisioni corrette, meditate. E quindi, cosa di meglio di porre alla presidenza di questo Comitato una persona che lo fa per mestiere, per competenza amministrativa, per competenza tecnica?

Non voglio entrare in una polemica sulla attendibilità del Comitato regionale per la caccia a 14 anni dalla promulgazione della legge istitutiva, ma mi sembra che gli agricoltori, che hanno un rappresentante su 17 componenti del Comitato caccia, meriterebbero una rappresentanza maggiore, perchè sono quelli che pagano il mal funzionamento della disciplina della caccia, in un senso o nell'altro. Da una parte, infatti, l'urbanizzazione, l'invasione del territorio anche alle alte quote, le piste forestali, per dirla con un termine unico, l'antropizzazione della nostra montagna ha portato ad una evoluzione del peso delle specie presenti nel territorio, con l'aumento di una serie di specie dannose per l'agricoltura, soprattutto per alcuni piccoli uccelli come i passeri o le cornacchie; dall'altra parte, l'attività venatoria, che vede un grosso numero di cacciatori ancora presenti nel nostro territorio e in più concentrati su alcune aree, sta provocando una pressione, su questi territori, notevolissima.

I cacciatori non guardano molto all'interesse dell'agricoltore, ed in effetti in Italia, quando c'è stata la grande raccolta di firme per il referendum sulla caccia - e ci è stata sostanzialmente tolta con una decisione discutibile la possibilità di esprimerci su questo tema -, in campo per la regolamentazione della caccia in termini nuovi c'erano soprattutto gli agricoltori scatenati, perchè esiste ancora un articolo del nostro Codice Civile che consente di violare il diritto privato a lavorare, a produrre, da parte dei cacciatori.

Ritengo che gli agricoltori devono avere un peso importante nel Comitato caccia, e questo fatto è stato sottolineato in quasi tutte le proposte di legge presentate dalla Giunta sulla caccia.

Veniamo ora ad esaminare, dopo gli agricoltori, la presenza degli ambientalisti nel Comitato regionale per la caccia. Con la nostra legge regionale si affida alla Pro-Natura, una associazione presente al tempo, e all'ENPA il compito di rappresentare le esigenze degli ambientalisti. Questa situazione si è poi evoluta con l'introduzione nel Comitato di altre associazioni, però meriterebbe una rivisitazione completa per affrontare la realtà di oggi, che testimonia come gli ambientalisti in Valle d'Aosta si sono scelti forme organizzative diverse: occorre una norma che dica che si pongono in rappresentanti delle associazioni ambientaliste più rappresentative della Regione.

In questo senso, la proposta di legge in oggetto, oltre a proporre un funzionario dell'Assessorato Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, riprende sostanzialmente e proposte della Giunta regionale, cioè il dirigente dei servizi agrari ed affari generali dell'Assessorato all'Agricoltura, un funzionario dell'Ufficio regionale per il turismo, il responsabile del Servizio veterinario dell'USL, due rappresentanti degli agricoltori, due esperti naturalisti o in zoologia o in biologia designati dal Consiglio regionale su proposta dell'Assessorato regionale all'Agricoltura e Foreste, tre rappresentanti dei cacciatori, tre rappresentanti dei naturalisti, un rappresentante del corpo forestale regionale.

Mi sembra che la proposta della Giunta sia interessante e positiva - le modifiche che ho posto nel mio testo rispetto ai progetti di legge della Giunta non sono significative, rimane un Comitato caccia sufficientemente "snello", in cui sono rappresentate le varie tendenze ambientaliste e degli agricoltori - perchè soprattutto dà un ruolo ai tecnici. Voglio ribadire questo concetto: per la prima volta viene immesso un rappresentante del corpo regionale forestale. Il corpo, che attualmente svolge funzioni di controllo dell'esercizio della caccia, non ha possibilità legislativa di fare parte del Comitato caccia, mentre questa partecipazione deve essere recepita in termini di legge.

Per quanto riguarda i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, cacciatori, agricoltori, ad eccezione dei naturalisti (spiegherò poi il perchè), è importante sottolineare che devono essere designati dalle associazioni stesse, senza condizionamenti; cosa che invece nei progetti di legge della Giunta viene stranamente cambiata, modificata, e che testimonia una evidente pressione politica su questo tipo di scelta. Nelle proposte della Giunta c'è sempre stata una costruzione di meccanismi molto delicati per arrivare a queste designazioni in modo più "soft", in modo più gradevole per le aspettative dei cacciatori.

Infine, è demandata all'Assessorato regionale all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale la designazione di due esperti naturalisti. In effetti, che un rappresentante della minoranza deleghi alla Giunta la nomina di due esperti sembrerebbe un controsenso, e in molte leggi anche della nostra Regione gli esperti, ad esempio della commissione per il Parco nazionale Gran Paradiso, vengono eletti due dalla maggioranza e due dalla minoranza. Ho invece posto questa delega all'Assessore regionale all'Agricoltura e presente proprio perchè si debba assumere degli onori e degli oneri che fino adesso ha delegato a dei privati.

Non ho molto altro da aggiungere, se non che bisogna garantire un corretto funzionamento di questo Comitato con un'altra piccola modifica e cioè garantire che i rappresentanti degli agricoltori, degli esperti naturalisti e degli ambientalisti devono essere delle persone che non hanno il permesso di cacciare, perchè ovviamente gli agricoltori sarebbero subito trasformati in cacciatori e questo altererebbe lo spirito della legge.

Esiste poi un articolo che prevede la modifica dell'art. 6 della legge regionale n. 28, per quanto riguarda il pagamento degli emolumenti per questa commissione. Il 2° comma dell'art. 6 diceva che al presidente del Comitato caccia spetta un assegno mensile a titolo di rimborso spese di rappresentanza, di compenso per la reggenza dell'ufficio di presidenza. Ovviamente, nel momento in cui il presidente del Comitato caccia diventi un funzionario della Regione o, ancora meglio, l'Assessore volesse presentare un emendamento per assumere lui le funzioni di presidente del Comitato caccia, non avrebbe diritto all'assegno mensile che attualmente è dato al presidente del Comitato caccia.

Sento arrivare dai banchi del Partito Comunista alcune battute sui soldi; vorrei conoscere dal punto di vista amministrativo-legislativo perchè i soldi delle concessioni e delle licenze di caccia non vengono iscritte al bilancio regionale. Sarebbe una cosa interessante da disquisire, sempre che sia legittimo dal punto di vista civile discuterne in questo Consiglio e nei termini posti dal Consigliere comunista che parlava alla mia destra.

Termino qua la mia illustrazione; chiedo ai colleghi Consiglieri non solo di approvare la legge, cosa di cui faccio un appello ovviamente formale, ma soprattutto di riflettere sui temi che mi hanno condotto a presentare questa legge, che sono quelli di rivendicare i nostri diritti di autonomia, il ruolo direttivo dell'Amministrazione regionale e dell'Assessorato all'Agricoltura e Foreste, di aggiornare la composizione del Comitato caccia a quelle che sono le esigenze di una normativa adeguata ai tempi e degna di rappresentare tutte le istanze regionali.

In questo senso penso sia possibile capire da questa legge lo sforzo che sto cercando di fare e che porterò avanti per arrivare ad una legislazione sulla caccia, proprio cercando di eliminare tutti i fatti emotivi e di sottolineare che soltanto partendo da certi dati scientifici possiamo avere i termini della questione posti in maniera tale da risolvere questo annoso problema.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Cout, ne ha facoltà.

COUT - (P.C.I.): Penso che su questa legge forse sarebbe più opportuno decidere cosa se ne vuole fare; mi risulta che in Commissione non abbia avuto una discussione approfondita come richiederebbe ed ero convinto che tornasse in Commissione o fosse ritirata.

Prima di entrare nel merito, chiederei al Consigliere Sandri e alla Giunta cosa si intende fare con questa legge: se la vogliamo discutere o se vogliamo rimandarla alla Commissione.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, Perrin; ne ha facoltà.

PERRIN - (U.V.): Si on veut continuer dans la discussion, ce n'est pas nous qui pouvons l'empêcher; moi je demanderais à M. Sandri s'il veut bien retirer cette loi, ainsi que celle sur le Parc, parce que s'il y a des retards dans la présentation de ces deux lois, c'est vraiment parce que n'a pas manqué la confrontation, mais il y a eu trop de confrontation, ce qui a créé le retard.

La loi sur la chasse est déjà à la discussion des Commissions; il y aura la présentation d'un nouveau texte en Commission et une confrontation pourrait être faite au niveau de Commission entre la proposition que M. Sandri vient de faire et le texte présenté par la Junte.

La même chose vaut pour la loi d'institution d'aires naturelles; au plus tard vendredi prochain sera déchargé en Junte le texte de la Junte sur la création d'aires naturelles et les Commissions compétentes seraient l'endroit le plus intéressant pour faire une confrontation sereine.

Nous donnons notre disponibilité en tant que Service de la défense de l'environnement pour discuter en profondeur ces deux textes de loi en Commission, pour arriver à la présentation d'un texte qui soit le meilleure possible, non pour l'intérêt d'une ou de l'autre catégorie, mais de la communauté valdôtaine.

Je prierais donc M. Sandri de retirer les deux projets de loi.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Sandri, ne ha facoltà.

SANDRI - (N.S.): Non trovo molta giustificazione nelle richieste dell'Assessore e del Consigliere Cout e, personalmente, gradirei un impegno da parte del presidente della Commissione, nel senso che una parte dei problemi legati allo scarso funzionamento e ai ritardi nella elaborazione legislativa su questi temi sono dovuti al funzionamento della Commissione. Avevo richiesto un parere dell'Agricoltura e Foreste sul mio disegno di legge e fino ad oggi non ho avuto nemmeno la conferma che questa richiesta sia partita dalla Commissione e sia arrivata all'Assessore.

Questa atteggiamento lo trovo dilatorio, trovo che la Commissione non funziona a regime, per cui sono disponibile a rinviare tutto in Commissione se il presidente della Commissione mi garantisce un rapido ed incisivo dibattito sulle proposte di legge sulla caccia, visto che l'Assessore mi garantisce che il nuovo testo è già in Commissione e che esiste la volontà della Giunta di presentare il testo sui parchi regionali.

Sono disponibile al rinvio, fatto salvo questo impegno del presidente della II^ Commissione.

PRESIDENTE: Il presidente della II^ Commissione sarà assente per tutto il giorno; ha chiesto di parlare il Vicepresidente della II^ Commissione, Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): Credo di poter assumere, in qualità di Vicepresidente, con estremo piacere, questo compito. Posso garantire, per quello che è di mia competenza, che questi due disegni di legge saranno portati all'attenzione della II^ Commissione nel più breve tempo possibile.

Ne approfitto per informare che ci sono altre proposte di legge che hanno bisogno di essere sollecitate anche all'interno della Commissione, vedi una nostra legge sull'impatto ambientale, che così faranno un pacchetto unico: caccia, riserve naturali e impatto ambientale. Vediamo se riusciamo a far tirare fuori dal famoso cassetto una proposta dell'Assessore Perrin.

PRESIDENTE: Le proposte di legge n. 441 e n. 448, entrambe presentate dal Consigliere Sandri, sono rinviate all'esame della II^ Commissione consiliare permanente.

Il Consiglio prende atto.