Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 275 del 15 novembre 1974 - Resoconto

OGGETTO N. 275/74 - Accettazione delle dimissioni del Presidente della Giunta regionale e degli Assessori.

Dolchi (Presidente) - I colleghi Consiglieri sono a conoscenza che in data 31 ottobre il Presidente della Giunta mi ha trasmesso una lettera con la quale si richiedeva l'iscrizione all'ordine del giorno della prossima adunanza consiliare dell'oggetto: Dimissioni del Presidente della Giunta e della Giunta regionale.

Lo stesso Presidente della Giunta, con successiva comunicazione in data 5 novembre, ha precisato - come è detto nell'allegato - che, sia nella forma sia nella sostanza, la lettera trasmessami significava decisione del Presidente e dell'intera Giunta di dimettersi dai propri incarichi.

Ai sensi dell'articolo 32 del Regolamento interno del Consiglio, sentita la Conferenza dei Capi Gruppo, ho dunque convocato per oggi il Consiglio regionale, con un ordine del giorno contenente un solo punto: le dimissioni del Presidente della Giunta e della Giunta regionale.

Per motivi di chiarezza, allo scopo di non travisare il pensiero del Presidente della Giunta e della Giunta stessa, e perché rimanga agli atti del Consiglio regionale, ritengo opportuno darvi lettura della lettera di dimissioni del Presidente della Giunta, in data 21 ottobre che recita:

Monsieur le Président,

à la lumière de la situation qui s'est créée ces mois derniers, j'ai examiné, avec sérénité et objectivité, le résultat du vote secret et des déclarations successives faites lors de la séance du Conseil du 29 octobre au sujet de la loi sur la médecine préventive du travail, dont la valeur est indéniable.

J'estime qu'en ce moment-là la majorité du Conseil, dont la Junte que je préside est l'expression, a fait défaut: les affirmations explicites d'une de ses composantes et la conduite contradictoire d'autres Conseillers en sont la preuve.

Dans ces conditions il est tout à fait inutile, à mon avis, et contraire aux motifs et aux principes de fond pour lesquels j'ai accepté ma charge, que la Junte et son Président poursuivent leur mandat. Que pourraient-ils faire, en effet, sans l'appui responsable de la majorité? Nous en sommes à un point où il est impossible de travailler sérieusement.

Je suis donc convaincu qu'il est opportun de donner à toutes les composantes politiques du Conseil, y compris celles dont je fais partie, la plus grande liberté de jugement et d'action, afin de pouvoir prendre, pour l'avenir, des décisions en toute conscience et réflexion.

La situation politique nationale est hérissée de graves difficultés qui pourraient se répercuter négativement sur le futur de notre Vallée.

D'autre part, l'immobilisme de notre Administration pourrait entraîner des conséquences fâcheuses pour toute la population et, même, porter atteinte aux résultats que nous avons obtenu, après bien des efforts, ces dernières années.

Mais il serait surtout fâcheux, pour la Vallée d'Aoste, de laisser subsister l'équivoque paralysante où nous demeurons depuis quelques mois.

J'espère que les forces politiques autonomistes et antifascistes du Conseil sauront définir loyalement leurs positions et indiquer à nos gens une orientation pouvant assurer stabilité et efficacité à l'Administration Régionale.

C'est pourquoi je vous prie de bien vouloir insérer à l'ordre du jour de la prochaine séance du Conseil l'objet suivant: Démissions du Président de la Junte et de la Junte Régionale.

Veuillez agréer, Monsieur le Président, l'expression de mes sentiments les plus cordiaux.

Signé: César Dujany.

C'est donc pour cela que, aujourd'hui, le Conseil est appelé à discuter le point qu'on a mis à l'ordre du jour:" Démissions du Président de la Junte et de la Junte Régionale".

Sur cet objet, j'ouvre le débat et je demande si quelque Conseiller veut prendre la parole.

La parole à M. César Dujany, Président de la Junte.

Dujany (DP) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, credo sia superfluo chiarire il motivo per il quale ho ritenuto di dover presentare a questo Consiglio le dimissioni dall'incarico di Presidente della Giunta, al quale sono stato eletto nella seduta del 19 luglio 1973.

Quando un provvedimento qualificante, come il disegno di legge sulla medicina preventiva del lavoro, viene approvato dalla maggioranza nella votazione palese e poi bocciato in quella segreta, ciò significa che si è d'accordo sul provvedimento che si è discusso o, quanto meno, che non si vuole incorrere nelle critiche che deriverebbero da una posizione negativa, ma che, nel contempo, si approfitta dell'importanza del provvedimento per dimostrare che la maggioranza non è più tale. Il Presidente della Giunta deve quindi trarre le conseguenze di questo fatto e dimettersi.

A dire la verità, appena sono venuto a conoscenza dell'esito della votazione, sono stato molto perplesso. Mi pareva impossibile che ci si potesse dichiarare a favore di una legge e nel contempo votare contro; poiché nessuno può smentirmi, quando affermo che tutte le componenti della maggioranza si erano dichiarate pronte a votare la legge, atteso che tutti gli emendamenti migliorativi erano stati accettati e nessun Consigliere della maggioranza, neppure a titolo personale, aveva dichiarato di esservi contrario.

Immediatamente avevo quindi pensato ad un errore tecnico, ma le dichiarazioni ed il comportamento successivo di rappresentanti qualificati di forze politiche, unitamente ad una campagna denigratoria nei confronti del mio Movimento e della Giunta da me presieduta, che si stava conducendo da un po' di tempo, mi hanno presto chiarito che, votando contro la legge, si voleva anche vorare contro la Giunta; e ne ho tratto le dovute conseguenze.

Debbo, a questo punto, respingere quanto ha ingiustamente scritto l'organo dell'Union Valdôtaine Progressiste che fa capo all'On.le Chanoux. In un articolo di prima pagina, si afferma infatti che i Democratici Popolari sono stati "obbligati a fare le dimissioni che non volevano dare".

Si vuole insinuare che io abbia cercato, non so in quale maniera, di sottrarmi al dovere politico e morale di dimettermi, cercando "per lungo tempo e con tutti i mezzi di rinviare il chiarimento di fondo" (così il titolo dell'articolo).

Penso che tutti voi possiate testimoniare, quali Consiglieri, che nessuno in questa aula, anche criticando, com'è normale, l'operato mio e della Giunta, nell'esercizio del diritto di opposizione, nessuno, dico, ha mai chiesto le mie dimissioni. Anzi, nessuno della maggioranza le ha mai chieste esplicitamente neppure fuori di questa aula.

Del resto, il Gruppo dell'Union Valdôtaine Progressiste, che fa capo al Deputato, aveva a sua disposizione un mezzo semplicissimo e di sicuro effetto per ottenere le mie dimissioni nel giro di poche ore: quello di far dare all'Assessore Marcoz, che fa parte di quel gruppo, le dimissioni dal suo posto di Giunta.

Venendo meno a una componente della maggioranza - anche se numericamente superflua - avrei avuto il dovere di dimettermi e non mi ci sarei sottratto, come non mi ci sono sottratto quando una legge presentata dalla Giunta non è stata approvata.

E mi spiace che quei franchi tiratori, che nel segreto dell'urna hanno votato contro la legge e che sicuramente conoscono l'Assessore all'Industria e Commercio Marcoz, non gli abbiano suggerito quel pezzo per ottenere la caduta della Giunta. Oggi io non sarei Presidente, come ugualmente non lo sono; ma gli operai avrebbero una buona legge approvata a tutela della loro salute.

Fatta questa precisazione, è però doveroso che io informi il Consiglio della situazione delle forze politiche della maggioranza al momento in cui la crisi si è formalmente aperta con le mie dimissioni. È doveroso ammettere che i rapporti con le forze politiche della maggioranza si erano gravemente deteriorate.

Si è parlato, anche da parte degli stessi componenti della maggioranza, di immobilismo della Giunta dovuto allo strapotere dei Democratici Popolari.

Non voglio, in questo breve intervento, confutare queste accuse; lo faremo nel dibattito che seguirà. Adesso, il mio dovere è soltanto quello di spiegare come si è giunti alle dimissioni dopo un anno e poco più di attività della Giunta.

Chi parla di strapotere in Giunta deve pur ammettere che ieri ha accettato questa situazione e dovrebbe pensare che questo strapotere non è conseguenza di una grave sproporzione tra Democratici Popolari, Partito Socialista Italiano e Union Valdôtaine Progressiste; bensì, piuttosto, conseguenza del fatto che il Partito Comunista Italiano ha deciso, su nostra comune richiesta, di appoggiare questa Giunta dall'esterno.

E chi parla di strapotere non dovrebbe dimenticare che, da quando questa Giunta è stata eletta, non un solo incarico amministrativo di sottogoverno è stato attribuito dalla Giunta ad un democratico popolare, bensì tutti - dall'Agraria regionale all'Alpila - riconosciuti agli alleati e, soprattutto all'Union Valdôtaine Progressiste e al Partito Socialista Italiano.

Io non voglio certo negare a nessuno il diritto di infrangere l'accordo che l'anno scorso era stato stipulato per l'elezione di questa Giunta (anche se noi abbiamo sempre pensato che fosse un accordo di legislatura); non posso però non rilevare come non sia coerente accusare i Democratici Popolari di amare troppo il potere e, nello stesso tempo, sollecitare un Assessorato in più, come ha fatto il Partito Socialista Italiano o addirittura tre, come ha fatto l'On.le Chanoux, che si è dichiarato disposto a ricoprirli ove i Comunisti non intendano entrare in Giunta.

Tutte le forze politiche in certo qual senso tendono al potere; credo però di poter affermare in tutta coscienza che, sia io sia i miei amici di movimento, abbiamo fatto tutto il possibile, nei limiti della nostra capacità, per usare questo potere nell'interesse della nostra popolazione e della nostra Amministrazione.

Respingo, pertanto, con fermezza l'accusa di aver usato del potere per interessi di persona o anche solo di parte. E respingo con serena tranquillità l'accusa di immobilismo, cioè di aver occupato il mio posto senza lavorare e senza realizzare e produrre.

Quando questo rischio si è profilato, a causa delle discussioni sulla distribuzione del potere, io me ne sono andato. Dico con dispiacere, perché vi è un'altra circostanza molto seria che desidero sottolineare.

Da più parti dell'opposizione si è criticato - e talvolta anche giustamente - questa maggioranza e questa Giunta per le sue insufficienze. L'Union Valdôtaine, ad esempio, non è stata mai avara di queste critiche.

Oggi posso dire che non mi hanno stupito.

Non ho forse detto espressamente quando sono stato eletto che, a mio avviso, la maggioranza era incompleta, mancandovi l'apporto, per noi molto importante dell'Union Valdôtaine? Quale meraviglia dunque se abbiamo fatto meno di quanto potevamo? Però cosa potevamo fare di diverso, fino al momento in cui la Giunta ha dovuto dimettersi?

Si è forse manifestato in questo Consiglio un disegno politico diverso dal nostro? Si è costituita una maggioranza diversa da quelle oggi dimissionaria? Qualcuno ha mai manifestato in qualche modo l'intenzione di collaborare con noi?

Persino oggi che le dimissioni sono portate alla valutazione di questo Consiglio, persino oggi, dopo 15 giorni che le ho annunciate, non sappiamo se la trama che si è iniziata nelle Segreterie politiche - che ha visto l'Union Valdôtaine Progressiste partecipare, anche formalmente, sia alla maggioranza sia all'opposizione, che ha visto il Partito Socialista Italiano e l'Union Valdôtaine assumere identiche posizioni e dare conforme valutazione politica nei confronti della Giunta - persino oggi, dopo che la trama si è rivelata in Consiglio mettendo in minoranza la Giunta, persino oggi, dicevo, non sappiamo se questa trama abbia soltanto in sé la forza distruttiva che abbiamo conosciuto o se corrisponda ad un percorso e più dignitoso progetto politico di una nuova maggioranza che escluda i Democratici Popolari.

Se è vera questa seconda ipotesi lo si dica apertamente. Non si creda che per noi sia un dramma. Abbiamo lavorato con serenità quando questo Consiglio ci ha affidato questo posto di responsabilità; con la stessa serenità e con lo stesso impegno lavoreremo all'opposizione.

Mi si consenta soltanto di aggiungere che la scelta del momento per provocare la crisi non è stata delle più felici, non soltanto per la angosciosa situazione italiana, che si è ramificata persino in Valle d'Aosta, dove uno dei Consiglieri è colpito da mandato di cattura per sovversione contro lo Stato, ma perché anche la Valle d'Aosta conoscerà nel prossimo anno delle dure avversità; ed anteporre in questa situazione un discorso di potere alle difese che bisogna costruire per affrontare tali avversità - mi riferisco soprattutto al bilancio di previsione per il prossimo anno - a me non pare saggio.

Se invece si è fatta cadere la Giunta senza un definito progetto politico alternativo - e ripeto che se c'è né io né il mio Movimento lo conosciamo - allora permettetemi di dire che il voto dei franchi tiratori è stato un gesto di grave responsabilità, il cui unico risultato è la caduta del Governo regionale nel momento in cui la nostra gente ne avrebbe più bisogno e, per di più, senza previsione di rapida soluzione.

Di fronte a questa irresponsabilità, di fronte alla presenza occulta di almeno quattro franchi tiratori della maggioranza, di fronte al clima politico che si è creato con le richieste dell'Union Valdôtaine Progressiste e del Partito Socialista Italiano e nel quale si è verificato l'episodio, noi Democratici Popolari dobbiamo necessariamente rivedere, almeno in parte, i giudizi che avevamo dato al momento della costruzione di questa maggioranza.

Noi Democratici Popolari non abbiamo astratte ideologie da proporre e neppure proteste da gestire; siamo soltanto e semplicemente un Movimento che cerca di offrire il massimo di liberazione possibile e che concepisce l'attività politica come un servizio per la comunità valdostana.

Diamo atto al Partito Comunista Italiano di averci dato - con serietà politica e con impegno civile - la possibilità di esprimere queste nostre idee e di esplicare un'attività forse non del tutto inutile per la Valle d'Aosta; ma le altre forze che hanno composto questa maggioranza mi consentano di ribadire, con animo sereno, che, contrariamente a quanto esse dicono e forse pensano, noi non siamo un gruppo che si accontenta del potere.

Noi vogliamo qualcosa di molto più importante per noi e per la nostra Regione; vogliamo aver, quando siamo investiti di una carica, la possibilità di lavorare con serietà, onestà e capacità, che sono poi le qualità che l'elettorato pretende giustamente da tutti gli amministratori. Un potere che non ci dia la possibilità di lavorare con risultati soddisfacenti non può interessare l'elettorato e non interessa neppure noi.

Per questo motivo ho dato le dimissioni quando si è verificata in Consiglio una equivoca situazione politica che non permetteva più di distinguere quali erano i confini fra la maggioranza e l'opposizione. Il mio dovere era di spezzare questa equivoca situazione, che paralizzava non solo la maggioranza, ma la vita amministrativa di tutta la Regione.

L'ho fatto, e se una cosa posso aggiungere - ed in questo sono perfettamente d'accordo con quanto ha dichiarato il Capo Gruppo dell'Union Valdôtaine nella seduta del 29 ottobre scorso - dico che è necessario che tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio prendano ora una posizione chiara allo scopo di costituire una Giunta coerente ed efficiente.

Per quanto mi riguarda non sarò disponibile per nessuna formula che non abbia questa caratterizzazione.

E, per termine, mi permetta il Consiglio di ringraziare il Presidente di questa Assemblea, tutti i colleghi dell'opposizione e della maggioranza che hanno aiutato il mio lavoro, i membri della Giunta e i funzionari che con me e gli Assessori hanno collaborato.

Dolchi (Presidente) - È aperta la discussione. Ha chiesto la parola l'Assessore Marcoz. Ne ha facoltà.

Marcoz (UVP) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, sentendo alcune affermazioni che da parte democratico-popolare sono state fatte in questi ultimi tempi a commento di fatti politici recenti e sulle responsabilità politiche dell'attuale stato di crisi dell'Amministrazione Regionale - vedi giornali politici, dichiarazioni fatte solamente mercoledì scorso a Pont Saint-Martin dall'Assessore Pollicini nel corso del dibattito pubblico sulla crisi regionale, dichiarazioni analoghe fatte or ora dal Presidente della Giunta Dujany - mi è venuta in mente la favola del lupo e dell'agnello: quella favola in cui il lupo mangia l'agnello, colpevole di intorbidire la acque del ruscello; e questo, anche se l'agnello si trova più a valle rispetto al lupo. Oggi, parallelamente, da parte dei Democratici Popolari si accusa l'Union Valdôtaine Progressiste di aver intorbidito talmente la situazione politica regionale da essere l'Union Valdôtaine Progressiste la causa principale, se non l'unica, dell'attuale crisi.

Come nella favola il lupo trova delle scuse per nascondere la sua reale intenzione, così Democratici Popolari cercano di intorbidire la situazione attribuendo ad altri antiche e recenti colpe e responsabilità.

In effetti, la crisi attuale non nasce per colpa di alcune piccole incomprensioni o per fatti marginali che riguardano questa o quella formula, ma per fatti che riguardano l'intera maggioranza. Se responsabilità politica ci deve essere, questa non può che essere assunta da tutte le forze globalmente. È vero che in politica la regola prima è quella di scaricare le colpe sugli altri; ma nel caso in esame la cosa diventa addirittura grottesca. Se infatti due Consiglieri possono mettere in crisi e rendere immobile una maggioranza di 20 Consiglieri, è chiaro che tale maggioranza non risulta solidamente costituita.

Un esempio evidente è dato dalla votazione sulla legge per la medicina preventiva del lavoro, la cui bocciatura, neppure in termini puramente aritmetici, può essere imputata all'Union Valdôtaine Progressiste, in quanto alla maggioranza sono mancati almeno - dico io - cinque voti. in momenti di crisi economica come l'attuale, visto che l'energia elettrica ha raggiunto prezzi direi quasi proibitivi, tanto che le calcolatrici elettroniche danno i numeri, ritorniamo ai metodi dei nostri nonni, usiamo un pallottoliere e facciamo una semplice sottrazione: 20 meno 2 uguale 18, maggioranza consiliare. A questo punto si può dire: chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Con questo, però, sia ben chiaro che l'Union Valdôtaine Progressiste non dice di non aver voluto o contribuito a provocare un chiarimento della situazione politica. Questo si è evidenziato con dichiarazioni ufficiali sul giornale del Movimento, con precise richieste nelle riunioni interpartitiche e con votazioni e dichiarazioni palesi nel corso delle ultime sedute del Consiglio Regionale.

I Democratici Popolari si sono costantemente rifiutati di accettare discorsi di chiarimento, di discutere quella verifica che, assieme a noi, da tempo, anche i Socialisti e i Comunisti chiedevano, ed hanno volutamente portato la situazione a questo punto di crisi.

E vediamo brevemente anche come siamo arrivati alla situazione di oggi.

Immediatamente dopo il voto di martedì 29, il Presidente Dujany, nel suo intervento di commento, dichiarava che si trattava semplicemente di un errore tecnico, totalmente privo, cioè, di significato politico. Poi, dopo una notte di doglianze - mi si passi il termine che, d'altronde, usa sovente un noto avvocato di Aosta - veniva la lettera di dimissioni. Una lettera, questa, di significato quanto mai dubbio, tanto è vero che i Capi Gruppo - dico tutti i Capi Gruppo - dopo una attenta valutazione del suo contenuto, si vedevano costretti ad incaricare il Presidente del Consiglio di chiedere chiarimenti al Presidente della Giunta.

La risposta immediata dei Dujany fu che, nel quadro politico, si trattava di dimissioni in quanto la Giunta non aveva più la maggioranza, mentre, dal lato formale, tutto doveva essere demandato al Consiglio, che avrebbe dovuto esaminare la situazione creatasi, il giorno successivo, in una Conferenza dei Capi Gruppo, giungeva una lettera in cui si parlava chiaramente di dimissioni.

Tutta questa macchinosa procedura - voto tecnico prima, dimissioni poco chiare poi, dimissioni effettive dopo sollecitazioni dei Capi Gruppo del Consiglio - può anche lasciare supporre il durissimo travaglio che i Democratici Popolari hanno dovuto sopportare prima di rassegnarsi alla decisione definitiva.

Oggi si deve dunque prendere atto formalmente della crisi, ultimo atto che rende palesi tutte le difficoltà e gli inconvenienti che sono andati man mano creandosi negli ultimi mesi di vita di questa maggioranza, ma che erano già chiaramente presenti sin dall'inizio.

È appena il caso di ricordare che, in sede di votazione di Giunta, di questa Giunta dimissionaria, la Signora Chanoux, a nome dell'Union Valdôtaine Progressiste, ebbe a dire:

"Il nostro obiettivo - cioè quello di costituire una coalizione di tutte le forze regionaliste, fulcro di una maggioranza che rispondesse alle esigenze espresse dall'elettorato valdostano - non ha però trovato realizzazione e questo è il nostro primo motivo di perplessità in questo momento, motivo che ci fa accordare a questa formula politica un "sì" condizionato, un sì di attesa, È evidente che il nostro obiettivo primario è e sarà quello di creare le premesse perché, attraverso la ricostruzione di una unità di azione tra i movimenti tradizionalmente regionalisti, si ricostituisca una salda colazione di governo progressista e democratica.

Il secondo motivo di perplessità è la presenza quasi egemonica di una sola delle forze componenti la maggioranza di questa Giunta. Sarà compito nostro, in conseguenza, fare in nodo che l'organo esecutivo sia l'esecutore delle decisioni assunte in sede politica, allargata in prospettiva alle altre forze regionaliste dei movimenti e dei partiti della maggioranza"

In questa dichiarazione, che, ripeto, non è di oggi, ma del 19 luglio 1973, stanno i motivi di fondo della crisi di oggi. La netta preponderanza dei Democratici Popolari all'interno dell'esecutivo, la gestione presidenziale di questa Giunta - e a questo proposito mi dia permesso di aprire una breve parentesi. Ieri, durante la riunione dei Capi Gruppo, avvenuta dopo la seduta del Consiglio Regione, a cui hanno partecip0ato il Sindacati e gli operai delle miniere della Cogne, ho provato un qualcosa di indescrivibile. Ho letto negli occhi degli operai della Cogne, sui loro volti, l'ansia. Dalle loro labbra ho sentito richieste di giusti chiarimenti; dal loro comportamento, umile ma fiero, ho visto non paura, ma consapevolezza del momento. Si sentivano giustamente ignorati dai grandi, su loro pesavano e pesano decisioni prese ai sommi vertici, fregandosene di tutto e di tutti. Ebbene, caro Presidente, io mi sentivo e mi sento come uno di loro: in 15 mesi sono stato ignorato, messo a conoscenza di niente, nemmeno le competenze dell'Assessorato mi erano concesse - dicevo, la gestione, presidenziale di questa Giunta, l'assenza nell'esecutivo stesso di una forza determinante come il Partito Comunista Italiano, il mancato rapporto di collaborazione, sia pure da posizioni diverse, con le forze regionaliste dell'Union Valdôtaine e del Rassemblement, hanno determinato, giorno dopo giorno, la crisi della maggioranza nata 15 mesi fa.

Non solo, ma i Democratici Popolari non hanno neppure voluto fare qualche cosa per superare queste contraddizioni di fondo, malgrado ripetute e chiare prese di posizione degli altri partners della maggioranza.

Per questo motivo siamo favorevoli alle dimissioni della Giunta Dujany. Siamo tuttavia disponibili per ricostruire una nuova maggioranza sulla base dei presupposti di una collaborazione onesta e che non privilegi nessuna forza politica e, avendo come pregiudiziale, l'unità di azione dei movimenti regionalisti.

Chiudiamo il passato e bando alle polemiche: in questa prospettiva e sulla base dei deliberati presi all'unanimità dall'Assemblea generale del Movimento e dal Comitato Direttivo dell'Union Valdôtaine Progressiste, proponiamo la costituzione di una maggioranza che, oltre alle forze componenti la precedente coalizione, veda la presenza dei movimenti regionalisti uniti e di quanti possono trovarsi su analoghe posizioni.

Dolchi (Presidente) - È iscritto a parlare l'Assessore Milanesio. Ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) - Signori Consiglieri, abbiamo udito in apertura di seduta le dichiarazioni del Presidente della Giunta circa le motivazioni che lo hanno indotto a rassegnare le sue dimissioni e, assieme alle sue, anche quelle della Giunta Regionale.

Penso che sia necessario, a questo punto, fare soprattutto una analisi politica della situazione e non soffermarsi esclusivamente sugli elementi esteriori o ultimi della vicenda (mi riferisco al risultato a sorpresa del voto sul disegno di legge concernente la medicina preventiva del lavoro); entrare, cioè, in profondità nelle vicende politiche di questi ultimi anni della nostra Regione.

Se è vero che le dimissioni appaiono legate ad un fatto contingente, il risultato negativo del voto sul disegno di legge riguardante la medicina preventiva del lavoro, è altrettanto vero - e lo ha ammesso lo stesso Presidente Dujany - che l'attuale maggioranza, la maggioranza uscente, quella, cioè che si presenta oggi dimissionaria in questo Consiglio, aveva avuto motivi di disaccordo, motivi di incertezza, motivi di disagio, anche abbastanza profondi, in questi ultimi mesi. E questi motivi non erano certamente tenuti nascosti dal partito Socialista Italiano e nemmeno dagli amici progressisti e dai compagni comunisti.

Si trattava di disaccordi circa la realizzazione di un programma che non era stato definito in tutte le sue implicazioni, all'atto della formazione della Giunta; si trattava di disaccordi circa le priorità e l'attuazione di alcuni impegni.

Voi direte: ma questo non è emerso dalla dichiarazione del Presidente della Giunta.

Dalle sue dichiarazioni sono emerse altre considerazioni, forse più piccanti, più avvertibili immediatamente, come la richiesta fatta dal Partito Socialista Italiano di avere tre Assessorati, mentre, da parte comunista non vi sarebbero delle richieste, come invece risulterebbe.

Ora, noi non abbiamo nessun timore di dirle queste cose, perché è del tutto confessabile quello che abbiamo proposto o chiesto o discusso; noi non ci sentiamo minimamente arrossire per le proposte che abbiamo fatto. Credo che il Partito Socialista Italiano, in tutta questa vicenda, si sia comportato con estrema correttezza. Questo lo ribadisco, perché sono state adombrate delle valutazioni, direi, di poca correttezza di certe forze politiche e si è fatto una specie di indice di gradimento in cui, al primo posto, sarebbero posti i compagni comunisti, che sono bravi, forse perché, secondo i Democratici Popolari, non chiedono niente; al secondo posto i Socialisti, che sono meno bravi perché chiedono qualcosa; al terzo posto, poi, in ultimo proprio, i Progressisti, che sono i più cattivi di tutti, perché hanno strepitato più degli altri.

Ebbene, questo tipo di schema noi del Partito Socialista Italiano lo respingiamo fino in fondo, perché si tratta di uno schema semplicistico, fatto ad uso discussione da caffè, e non accettiamo che venga proposto in quest'aula. In qualunque sede, in qualunque ambiente verrà proposto, noi questo schema lo contesteremo radicalmente e profondamente. E ne spiego anche il perché.

Intanto, perché noi non riteniamo che il tono da dare alla discussione di oggi e la valutazione da dare alla caduta di questa Giunta sia un tono, una valutazione da tragedia, un tono da Gotterdamerum, da caduta degli dei; noi non pensiamo assolutamente tutto ciò.

Le Giunte si fanno con accordi politici, finiscono quando non vi sono più accordi politici, si sostituiscono, totalmente o parzialmente; e tutto ciò non significa la caduta degli dei; non significa la tragedia. Significa semplicemente l'evoluzione della vita politica, del costume politico, perché, se tutti siamo utili - ammesso che lo siamo tutti - nessuno di noi è indispensabile. Questo deve essere chiaro; ed è la protervia con cui certe affermazioni vengono fatte che molte volte indispone quel minimo di sangue che, evidentemente, ognuno di noi ha nelle vene, che ogni componente ha.

Quindi, non è una tragedia. È una normale situazione politica che si è determinata quando è venuto a mancare quel minimo di coesione, di buona fede e di stima reciproca che dovrebbero sussistere tra alleati.

Noi abbiamo dichiarato - e lo ribadiamo oggi - che le ragioni di questa crisi sono lontane, sono di ordine programmatico, sono di ordine politico, sono anche di ordine, se vogliamo, numerico. Noi non ci vergogniamo di dire che non abbiamo mai ritenuto, neanche all'inizio - ci si dia atto ameno di questo - e non riteniamo oggi che la composizione di questa maggioranza fosse equilibrata per quanto riguardava le altre componenti di questa maggioranza.

È stato detto che il Partito Comunista Italiano, su richiesta comune, aveva deciso di appoggiare dall'esterno questa Giunta; cioè, se ho ben capito, anche su richiesta del Partito Socialista Italiano e dei Progressisti. Ebbene, io ribadisco che la richiesta di allora del Partito Socialista Italiano, come la richiesta di oggi, era che vi fosse la partecipazione organica di tutte le componenti della maggioranza. Noi non abbiamo chiesto al Partito Comunista Italiano di appoggiare questa Giunta dall'esterno; abbiamo chiesto al Partito Comunista Italiano di partecipare a questa Giunta. Lo stesso Partito Comunista Italiano preferiva partecipare a questa Giunta.

Ci fu, evidentemente, una dichiarazione - non so come definirla, attribuite il senso dovuto alle parole - ci fu una specie di dichiarazione di incompatibilità alla presenza politica nell'organo esecutivo fatta dai Democratici Popolari, almeno in questi tempi, per queste vicende, nei confronti del Partito Comunista.

Io non voglio fare del facile umorismo su questa dichiarazione di incompatibilità; voglio semplicemente dire che, se i Comunisti non parteciparono alla Giunta Regionale, non fu per loro volontà e, tanto meno, per volontà del Partito Socialista Italiano. Mi pare di affermare solo una verità storica.

Il Partito Comunista Italiano appoggiò questa maggioranza, non è neanche il caso di dire dall'esterno, perché è una componente della maggioranza che questa mattina si va sciogliendo, una componente privata però del diritto di accesso nella stanza dei bottoni, nella Giunta Regionale (chiamiamola come volete).

Ora, questo ci venne imposto dalle circostanze e venne, evidentemente, accettato alla fine da tutti; ma non era, non corrispondeva alla volontà e alle richieste del Partito Socialista Italiano e nemmeno alle richieste e alla volontà del Partito Comunista Italiano e neanche, credo, dei Progressisti, tanto per ristabilire la verità dei fatti.

Era chiaro che in una Giunta che nasceva così squilibrata - e per squilibrata intendo dire una Giunta di cui i 6/8 della rappresentanza appartenevano al Movimento dei Democratici Popolari e dalla quale una forza cospicua come il Partito Comunista era esclusa - potevano sorgere, successivamente, sia nella gestione sia nella precisazione di accordi che erano stati presi, delle divergenze. Dico gestione e precisazione di accordi, perché non vi fu all'inizio un programma preciso; il programma venne concordato successivamente e fu anche oggetto di una recente discussione - mi riferisco al piano di sviluppo - in quest'aula, dove molte cose erano aperte e dovevano essere definite concretamente.

Ebbene, nella gestione e nella successiva definizione del programma nacquero delle divergenze e si trascinò sempre questa sensazione di malessere e di disagio che aveva caratterizzato la Giunta al suo sorgere.

Noi non abbiamo poi mai dato a questa Giunta una interpretazione di Giunta di legislatura; non l'abbiamo mai data, perché non era nel mandato che ci aveva attribuito il nostro Partito nel costituirla. Anzi, avevamo sollevato - io non cito mai me stesso - pesanti obiezioni all'atto della costituzione della Giunta medesima. Questo, ripeto, per la verità storica.

Ciò detto, voglio però respingere nel modo più assoluto certe insinuazioni che sono state fatte non dal Presidente della Giunta questa mattina, ma da altre parti circa l'interesse che il Partito Socialista Italiano avrebbe avuto nel mettere la fatidica pallina nera contro il disegno di legge che ha causato poi la caduta della Giunta regionale.

Questa insinuazione la respingo ufficialmente a nome del mio Partito e dei Consiglieri del mio Partito. Noi non abbiamo l'abitudine di votare in un modo diverso da quello che affermiamo. Noi abbiamo sempre votato con coerenza; siamo stati soli contro il Creux-Porté, quando potevamo fare finta di niente, accordarci quel giorno al trionfalismo del Consiglio e poi votare pallina nera. Non l'abbiamo fatto allora; non l'avremmo, a maggior ragione, fatto sul provvedimento legislativo sopra detto che, tra l'altro, vedeva l'assenso delle Organizzazioni Sindacali e anche del nostro Partito.

Assenso critico, sia ben chiaro, perché noi non ci identifichiamo con tutte le posizioni - sarebbe anche ridicolo - che le Organizzazioni Sindacali assumono nelle varie circostanze; noi rivendichiamo ai Partiti l'autonomia anche dalle Organizzazioni Sindacali. Anche un Partito di classe, come il nostro, che deve tener conto degli orientamenti che emergono a livello sindacale, non deve essere il portavoce, direi così, strumentale e semplicistico di queste rivendicazioni.

Quini noi ribadiamo di aver votato a favore di quel provvedimento, come riteniamo abbiano votato a favore anche gli altri Consiglieri che non fanno parte della maggioranza. Perciò il conto che è stato fatto dal Presidente Dujany salta; cioè, non sono mancati 4 voti, probabilmente ne sono mancati 5.

Ecco dunque che diventa difficile, anche in questa circostanza, stabilire le motivazioni che hanno spinto coloro i quali hanno votato contro. Non voglio fare una analisi in proposito, perché è sempre difficile fare analisi di questo tipo. Abbiamo visto in Consiglio Regionale, in altre situazioni, delle palline nere là dove si pensava che avrebbero dovuto esser tutte palline bianche. Ed è stato sempre estremamente problematico trovare delle motivazioni precise a tali gesti o, comunque, dei volti e dei nomi da attribuire alle palline nere.

Io non voglio oggi perdermi in una simile ricerca, che è ovviamente difficile; voglio semplicemente dire che ha fatto bene la Giunta, ha fatto bene il Presidente della Giunta, prendere atto del risultato negativo su quel provvedimento abbastanza qualificante e decidere di rassegnare le dimissioni, tenuto conto che il tutto avveniva in un contesto di grande confusione e di verifica in atto, verifica richiesta dallo stesso Partito Comunista, dai Socialisti e dai Progressisti. Quindi le dimissioni erano un fatto, direi, dovuto, dopo quanto era successo; ma, insisto, per ragioni di chiarezza, che il Partito Socialista Italiano ha votato a favore del provvedimento in questione ed aggiungo che è pronto a votare ancora a favore del medesimo quando dovesse venire ripresentato.

Certo, noi chiedevamo in quel momento una verifica, ma la situazione è precipitata. A me pare che gli sviluppi della situazione stessa siano superiori o diversi, comunque, da quelli che ci attendevamo.

A me pare che, questa mattina, siano state fatte delle dichiarazioni abbastanza importanti da parte del Presidente della Giunta Regionale. Io ritengo che, se le parole hanno un senso e se ho capito esattamente il senso delle parole, il Presidente della Giunta abbia detto che è in atto una ridefinizione del Movimento dei Democratici Popolari, sia nei confronti delle forze politiche che operano nella nostra Regione e, in modo particolare, nei confronti degli attuali alleati, sia circa gli scopi e le prospettive del Movimento stesso.

Il Presidente Dujany ha parlato di obiettivi primari o, perlomeno, di obiettivi: quello del "massimo di liberazione possibile" e di "movimento al servizio della Valle d'Aosta".

Ora, io ritengo che - Presidente, scusami se ti faccio questa considerazione - queste siano affermazioni che non hanno molto di politico.

Tutte le forze politiche si presentano alla competizione elettorale "per essere al servizio della Valle d'Aosta" - potranno essere movimenti o partiti - e per "dare il massimo di liberazione possibile". Ora, se questa è la strada verso cui oggi si indirizza politicamente il Movimento dei Democratici Popolari, a me sembra che sia una strada molto meno qualificante, molto meno pregnante di quella che vi caratterizzò alla vostra nascita, nell'affermazione che faceste in quest'aula consiliare e sui vostri giornali. Evidentemente questo è un po' poco per assurgere a significato politico, diciamo così, di progresso - usiamo una parola tradizionale - e di sinistra, quali voi vi siete dichiarati: cioè, quale Movimento della sinistra cattolica. È un po' poco. Comunque sia, io non voglio dare nessun attestato, perché non ne ho né le possibilità né l'autorità: mi limito a constatare, quale rappresentante del Partito Socialista Italiano, che l'affermazione che avete fatto questa mattina - potrà essere precisata, se lo riterrete opportuno - non mi sembra che qualifichi ulteriormente il vostro Movimento.

Con questo, io voglio dire che l'azione del Partito Socialista Italiano non si è ispirata, in questi ultimi giorni e anche nei mesi precedenti, ad alcuna trama che sia solo distruttiva o, comunque, ad alcuna trama di carattere eversivo. In nostro Partito si è fino ad oggi, fino a questo momento preciso in cui parlo - questa sera abbiamo una riunione del Comitato direttivo e non sappiamo quale sarà l'esito di detta riunione, quali saranno le valutazioni che emergeranno; oggi il Partito potrà fare delle considerazioni anche gravi - ma, dicevo, fino ad oggi il nostro Partito ha avuto con quasi tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio, tranne con quelle della maggioranza uscente, dei contatti esclusivamente bilaterali e non ha preso nessun impegno né per la formazione di Giunte in alternativa, né per ricomposizione di Giunte identiche alle precedenti.

Il nostro Partito si è limitato a colloqui e a contatti esplorativi e non ha accordi con nessuna forza politica. Se è diverso, chiedo di essere smentito pubblicamente.

Quindi non abbiamo tramato, non abbiamo giocato alla eversione: ci siamo semplicemente limitati o ad instaurare dei rapporti discreti con forze politiche, con cui avevamo avuto da ridire reciprocamente nel passato, o a scambiarci delle informazioni e delle opinioni. Nulla di più, nulla d'altro è stato fatto da parte del nostro Partito.

Non solo, ma fino ad oggi le deliberazioni del nostro Partito andavano e vanno nel senso di una verifica politica e programmatica dell'attuale maggioranza, nel senso della richiesta - e lo ribadiamo - di una maggioranza organica a cui partecipino tutte le forze che fino ad oggi appartenevano a detta maggioranza.

Abbiamo chiesto la presenza organica nell'esecutivo di ciascun Partito e in dosaggio rispettoso della fisionomia, della entità e della consistenza numerica di ciascun partito, senza prevaricazioni di sorta. Questa è la nostra richiesta precisa e ufficiale, che io dichiaro in Consiglio e di fronte all'opinione pubblica. Da parte nostra, non è stata avanzata alcun'altra ipotesi né sono stati presi contatti per altre maggioranze.

Certo sì è che se sulla base di richieste, che noi riteniamo legittime, giustificate, non ricattatorie soprattutto, si viene qui ad assumere l'atteggiamento offeso di chi, ad un certo punto, è stato chiamato in causa per ridiscutere anche un certo potere di rappresentatività e di rappresentanza, acquisito - noi riteniamo - contro qualunque logica della aritmetica parlamentare e della politica stessa, noi sentiamo il dovere di precisare che non abbiamo ricattato nessuno e non vogliamo ricattare nessuno.

Ripeto, noi non siamo indispensabili; siamo una forza politica che ha il suo discorso da fare e vuole farlo e cercherà di farlo con le forze che, ragionevolmente, la ascolteranno e saranno disposte a cercare delle intese.

E aggiungiamo di più: aggiungiamo che, in tutta questa vicenda, noi abbiamo tenuto un rapporto di estrema collaborazione con il Partito Comunista Italiano, che riteniamo sia un Partito come il nostro, della classe lavoratrice, e che non abbiamo prescisso da una azione comune e da obiettivi comuni. Abbiamo proposto, quindi, la ricostruzione di una maggioranza organica e basata su un programma preciso e qualificante.

Noi non sappiamo cosa farà il Partito Comunista; noi siamo rispettosi della sua autonomia e della sua decisionalità. Però siamo anche tanto gelosi della nostra indipendenza e delle nostre prerogative che, se non si arriverà in una eventuale coalizione, ad una soluzione di organicità e di rispetto per tutte le forze della sinistra, il nostro Partito non sarà disposto ad assumere posizioni di responsabilità in una Giunta che veda ancora tagliata fuori una componente del movimento operaio.

Infatti, se verranno mantenute certe pregiudiziali contro il Partito Comunista - e io qui non voglio, prego i compagni comunisti di capirmi, non voglio assolutamente assumere la posizione di loro difensore, perché non hanno bisogno di essere difesi - se non si arriverà ad una posizione che veda la sinistra, nell'ambito di questa coalizione, sufficientemente rappresentata e, soprattutto, organicamente rappresentata, ebbene noi riterremo che sussistano delle pregiudiziali di carattere politico, cioè dovremo trarre questa conclusione.

Allora, consentitemi una domanda, che non vuol essere provocatoria: qual è la differenza, a questo punto, che intercorre tra la Democrazia Cristiana e i Democratici Popolari? Una simile domanda la faccio alla Democrazia Cristiana da una parte e ai Democratici Popolari dall'altra, perché, se noi avevamo privilegiato i rapporti con i Democratici Popolari all'atto del sorgere del loro Movimento, lo avevamo fatto anche in base a dichiarazioni politiche di un certo tipo, a cui noi avevamo prestato fede.

Ora, non vogliamo dire che tutto ciò sia tramontato, che tutto ciò sia finito; vogliamo solo dire che desideriamo, alla prova dei fatti, alla prova delle cose, valutare questo Movimento, che ha avuto dei meriti indubbi nella vita della nostra Regione e che non può essere adesso accusato di tutti i mali.

E noi non siamo tra quelli che accusano i Democratici Popolari di essere portatori di tutti i mali; assolutamente. Questa maggioranza aveva ed ha una insufficienza in sé medesima, insufficienza rappresentata anche da carenze di altre forze politiche, tra cui posso pure annoverare il Partito Socialista Italiano.

Quindi, noi non giochiamo al crucifigge. Però non possiamo neanche accettare che oggi si faccia un brillantissimo scarica barile da cui si evince che gli unici che hanno meritato sono i Democratici Popolari, mentre gli altri o hanno meritato poco o niente o hanno addirittura demeritato: è un capovolgimento di frittata che noi respingiamo decisamente.

Riconosciamo a questa Giunta di aver fatto parecchie cose. La criticavamo per le cose che non era riuscita a fare. Ecco! Però non abbiamo mai parlato di incapacità di questa Giunta. Di insufficienza ad affrontare certi problemi, sì, ma non ci siamo mai sognati di dire che questa Giunta era una pessima Giunta. Ciò, tanto per chiarire le cose.

Né vogliamo togliere a Cesare - mi consenta - quello che è di Cesare; per carità! Però non possiamo nemmeno oggi assistere in silenzio al rovesciamento del guanto. Questo non possiamo accettarlo, perché, se esiste una coalizione, che può aver fatto delle cose e non essere riuscita a farne delle altre, ciò è anche coinciso con un momento fortunato della nostra vita amministrativa. I miliardi che ha avuto a disposizione questa Giunta non li ha mai avuti nessuna altra Giunta e perciò era anche abbastanza facile, sul piano dell'attivismo spicciolo e pratico, fare tante cose. Sono giunti maturazione alcuni problemi abbastanza importanti, come quello della convenzione con la RAI-TV che abbiamo discusso ieri, merito certamente di questa Giunta, ma anche del momento economico particolare, di una situazione particolare.

Queste mia osservazioni significano solo che io gradire che non si facesse mai del trionfalismo.

Non siamo alla vigilia di competizioni elettorali: facciamo dunque funzionare gli uffici stampa come organi di informazione, non come organi di esaltazione; facciamo funzionare le informazioni come un qualcosa al sevizio del cittadino, non per assordare i cittadini.

Quanto detto noi Socialisti volevamo precisare nell'attuale circostanza in ordine alla crisi che si è verificata, crisi alla quale per quanto si riferisce all'aspetto tecnico e, diciamo così, contingente, noi non abbiamo portato alcun contributo. Eravamo in una fase di verifica; abbiamo preso atto di quello che è accaduto e riteniamo che la crisi debba essere trasformata in un approfondimento molto ampio delle possibilità di convergenza tra forze democratiche, popolari e autonomiste che esistono in questa Regione, per dare un governo stabile ed efficiente alla Regione stessa.

Come ripeto, il mandato che il nostro Partito fino ad oggi ci ha affidato è quello poc'anzi espresso. Noi valuteremo, con serenità, le affermazioni e le dichiarazioni degli altri partiti e ci dichiariamo, fin d'ora, disponibili e compatibili per collaborare, senza protervia, senza richieste né ultimative né definitive, con forze politiche che, in primo luogo, rispettino la personalità degli interlocutori e non chiedano di prevaricare né di avere una specie di mandato divino di rappresentanza generale anche delle altre forze politiche.

Dunque, in primo luogo, noi chiediamo, nella discussione che avremo con le forze politiche, il rispetto della dignità degli interlocutori e, in secondo luogo, dichiariamo che siamo orientati verso scelte che vadano nell'interesse dei lavoratori e che vedano presenti le forze autonomiste progressiste e democratiche.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.

Monami (PCI) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, pensiamo sia un dovere dei Comunisti portare a questo dibattito un contributo costruttivo; e mi sia consentito, in proposito, di esprimere il nostro apprezzamento su alcune cose testé dette dal collega Milanesio, soprattutto là dove ha fatto rilevare come al centro del dibattito stesso non fossero stati portati i problemi più importanti, ma quei problemi più contingenti, che più possono sollecitare la fantasia della gente in un dibattito vivace e spregiudicato.

Noi cercheremo di non seguire tale metodo nel dibattere la questione: ci limiteremo soltanto a ricordare come e perché nacque allora, nel 1973, questa maggioranza e come e perché i Comunisti fecero quella scelta; scelta importante, perché vedeva per la prima volta in Valle d'Aosta una collaborazione tra le forze comuniste, socialiste, cattoliche e autonomiste.

Noi ritenevamo di essere nel giusto quando pensavamo che una maggioranza di quel tipo avrebbe potuto avere vita lunga, avrebbe potuto mettere al suo attivo delle cose pregevoli nell'interesse della Valle d'Aosta.

Ed eravamo anche coscienti, nel 1973 - e così rispondo al collega Milanesio per quanto riguarda questo aspetto del problema - che la questione comunista, oggi profondamente dibattuta in tutta Italia e non solo in Valle d'Aosta, prendeva allora un avvio, un avvio che noi ritenevamo giusto e utile per superare quegli sbarramenti di anticomunismo che avevano guidato la politica italiana per un trentennio, sotto l'egida della Democrazia Cristiana, la quale, con il cemento anticomunista, aveva costruito le sue fortune elettorali e mantenuto la sua unità interna e, in congregazione con altre poche forze politiche privilegiate, un potere incontrollato e incontrastato.

Anticomunismo che va via via spegnendosi e perdendo di valore, perché non ha significato, perché non è vero, perché nel nostro Paese non è una realtà. Sono cadute le barriere di questo anticomunismo e nel nostro Paese sulla questione comunista e sulle proposte dei Comunisti si sono imposti dei discorsi seri, nell'interesse del Paese stesso e della Valle d'Aosta.

Ecco perché allora avevamo scelto la via di quella maggioranza, avevamo scelto la via di quella Giunta!

Certo, non era una maggioranza facile, ma una maggioranza che si è incontrata, ha discusso, si è confrontata, si è scontrata, si è data un programma, quel programma che noi abbiamo sempre cercato di fare realizzare con il nostro contributo, con il nostro pungolo, con la nostra adesione critica e di sprone e che, certo, solamente in piccola parte è stato realizzato; maggioranza, dicevo, non facile, perché per la prima volta vedeva delle forze politiche tanto diverse tentare una collaborazione per realizzare qualche cosa.

E noi avevamo indicato delle cose da farsi: un bilancio di tipo nuovo, dei provvedimenti di carattere economico in linea con un nuovo sviluppo economico della Valle d'Aosta. Avevamo indicato una politica che privilegiasse le condizioni dei lavoratori e degli operai in Valle d'Aosta; ed avevamo indicato come essenziale per queste cose risolvere il problema dei trasporti, risolvere il problema della casa per i lavoratori, risolvere il problema della sanità, prendere dei provvedimenti - e li abbiamo chiesti anche in quest'aula - che marciassero in direzione della difesa dei salari e dei lavoratori, contro il crescente preoccupate carovita.

Ci siamo adoperati, in quella maggioranza, finché lo abbiamo potuto; e abbiamo anche fatto, in quella maggioranza, tutto ciò che ci era possibile per evitare di arrivare a questa crisi. Si sono poi innestate delle altre questioni - ce qui sono state ricordate - in una tentata verifica interna della maggioranza. Ci sono state delle forze, come quella comunista, che ponevano alla base della verifica un balzo di qualità nelle realizzazioni, un balzo di qualità nel modo di governare, un balzo di qualità nel modo di fare politica nella nostra Valle. Altre forze, pur condividendo questa nostra impostazione, preferivano perdersi in logoranti polemiche circa un diverso assetto interno della maggioranza, circa un diverso aspetto del quadro politico, con il ridimensionamento di alcune forze e un maggior spazio per altre.

Noi riteniamo che dette questioni fossero allora quanto meno ingiustificate e temporanee, talvolta strumentali, condotte anche nei nostri confronti; e così riteniamo che, in quel momento, il Partito Socialista e l'Union Valdôtaine Progressiste utilizzassero, in questo modo più definito, quei loro problemi, per risolvere la situazione critica che trovava però avvallo anche in poca chiarezza, in poco coraggio nelle forze dei Democratici Popolari nell'affrontare quei problemi che noi avevamo indicato essere alla base della vita valdostana e, quindi, anche alla base della risoluzione di questa crisi.

Ed è chiaro che in quella circostanza noi avevamo posto il problema della partecipazione dei Comunisti alla gestione dell'esecutivo, perché ritenevamo che una politica unitaria tra le forze comuniste, socialiste e autonomiste dovesse, per avere un maggior cemento unitario, comportare non solo la maggioranza in Consiglio, ma anche la presenza del Partito Comunista all'interno della Giunta, dell'esecutivo. Ritenevamo, comunque, non indispensabile questo fatto, proprio perché, al desiderio di sedere sulle poltrone, noi anteponevamo la risoluzione di quei problemi.

Pur ponendo quel problema, ci siamo dunque adoperati per impedire questa crisi. E in questo senso abbiamo lavorato e all'interno della maggioranza e in Consiglio e in sede di riunioni di Capi Gruppo con la nostra adesione, con la nostra partecipazione a questa maggioranza, che non è stata però una partecipazione acritica, che tutto avrebbe potuto sopportare e subire.

Però, il giorno in cui questa maggioranza ha avuto la dimostrazione di una non più efficace solidità, abbiamo chiesto noi, per primi, qui, in questa sala, un confronto e un dibattito in aula consiliare su detti tempi, perché - e lo dicevo, a nome del mio Gruppo, quel giorno delle palline nere - la crisi deve trovare la sua soluzione non all'ombra della segreteria dei partiti, ma con un franco e chiaro dibattito, con un confronto consiliare trale forze politiche che operano nella Valle d'Aosta.

Siamo arrivati così a questa crisi che noi non volevamo e che ritenevamo avrebbe dovuto essere evitata negli interessi della Valle d'Aosta. Ciò avrebbe però dovuto richiedere maggiore capacità di analisi da parte delle forze componenti la maggioranza; avrebbe dovuto trovare disponibili, nelle cose che noi chiedevamo, i Democratici Popolari e avrebbe dovuto trovare il Partito Socialista Italiano e l'Union Valdôtaine Progressiste su posizioni di non precipitosa intemperanza.

Ma qual è adesso, di fronte a questi fatti, la nostra posizione?

Noi, come Partito Comunista, abbiamo indicato, con estrema chiarezza, a tutte le forze politiche la nostra posizione; e credo che, al di là di quello che diciamo in quest'aula, ad ogni intenzione di inesatta interpretazione del nostro pensiero e della nostra azione non possa che presiedere un certo pressappochismo politico, un certo superficialismo, talora forse accompagnato anche da una certa malafede, che è quasi sempre cattiva consigliera. Quindi la nostra posizione è chiara, come chiara, spero, ne sarà la mia riesposizione; comunque, la nostra posizione la si ritrova nei documenti ufficiali del nostro Partito.

Noi riteniamo che, per risolvere questa crisi, oggi sia necessario fare ruotare nuovamente una maggioranza attraverso un accordo politico, concreto e chiaro, delle forze politiche che costituivano la precedenza maggioranza: comunisti, socialisti, cattolici e regionalisti avanzati. Dobbiamo dare a questa maggioranza un programma che entri nella logica di un nuovo sviluppo economico nazionale e regionale, che preveda, senza promettere la luna nel pozzo, dei provvedimenti di carattere serio su pochi ma chiari punti, quali quelli che abbiamo noi avuto più volte occasione di citare.

Mi sia consentito, comunque, precisare come noi intendiamo risolvere questi problemi, senza voler con questo imporre agli altri le nostre soluzioni, ma solo per porle come elemento di confronto.

Il problema dei trasporti in Valle d'Aosta deve essere considerato un problema di carattere sociale e, come tale, affrontato come sono affrontati i problemi dell'assistenza, della sanità e della scuola; cioè dagli organismi pubblici. Noi pertanto proponiamo la municipalizzazione dei trasporti nel Comune di Aosta e la regionalizzazione per quanto riguarda il restante territorio della Valle.

La casa è un altro problema che non dobbiamo dimenticare e sottovalutare. Operai e lavoratori dal basso reddito di tutte le categorie chiedono con insistenza la costruzione di case; e noi non siamo stati capaci di soddisfare questa esigenza profondamente sentita. Dobbiamo dunque acquisire e urbanizzare delle aree; dobbiamo costruire delle case da assegnare a basso fitto ai lavoratori, per mettere tutti nelle condizioni di vivere in modo civile e degno. Dobbiamo, per quanto riguarda la sanità, dare la preferenza, la priorità ad ogni forma di prevenzione, anziché aspettare di intervenire in fase di cura o di riabilitazione; e, a questo scopo, è necessario darci fin da adesso o, quanto meno, il più presto possibile, alcune strutture di base, quali le unità sanitarie locali dei servizi sanitari.

Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione all'agricoltura, perché non continui a mantenere quell'aspetto di attività economia sussidiata in ogni modo, ma diventi invece una attività reale per aumentare il reddito della Valle d'Aosta. Ciò comporterà delle scelte coraggiose per i pubblici amministratori, che dovranno abbandonare la politica del contributo, del dare quattrini sottogamba, sperperando miliardi, per una politica di interventi organici in settori ben precisi, affinché l'agricoltura, per quanto possibile, e dove possibile, diventi competitiva anche in Valle d'Aosta e costituisca una fonte di reddito per i valdostani.

Noi siamo anche per un decentramento amministrativo e politico, perché siamo sostanzialmente degli autonomisti e dei regionalisti: e su questo terreno chiederemo il confronto, perché vogliamo che la Regione cessi di essere il supercomune dei 74 comuni valdostani e dia invece ampia possibilità di autonoma amministrazione agli enti comunali e a quelle comunità montane, che noi tutti quanti abbiamo voluto e per le quali abbiamo fatto una apposita legge.

Vogliamo ancora che sia aperta una lotta senza quartieri alla rendita parassitaria e alla speculazione edilizia. Abbiamo detto cosa intendiamo per questo; siamo stati precisi anche nelle definizioni particolareggiate e sui provvedimenti da prendere per marciare in tale direzione.

Chiediamo poi che si instauri, fra le forze politiche della maggioranza, un corretto e leale rapporto a tutti i livelli, a livello di dibattito, di elaborazione, di realizzazione delle cose, e che a tutte queste forze politiche sia assicurata una equilibrata presenza nell'esecutivo.

Ed infine poniamo, non come ultimo punto, anzi come primo punto per importanza, una maggiore garanzia per lo sviluppo democratico e sociale del nostro Paese, che si basi soprattutto su di una politica antifascista attiva e concreta, che veda la Regione impegnata ogni momento, ogni giorno per battere tutti quei tentativi autoritari e eversivi che nel nostro paese si ripetono oramai da anni, perché molti ancora non riescono a dimenticare o a non capire che i tempi non sono più maturi per simili folli avventure.

Ecco, su questi temi, su queste cose concrete, che noi poniamo alla attenzione del Consiglio, della gente valdostana e dei lavoratori, noi chiediamo un confronto libero e aperto, per dire con chi si vuole andare, con chi si vuole costituire una maggioranza, ma, soprattutto, per cosa realizzare e per cosa fare.

Su queste cose, dicevamo in quella seduta, siamo disponibili per un confronto aperto in Consiglio. E noi riteniamo che per realizzare un programma di quel tipo, che noi mettiamo al centro del dibattito, sia necessario il confronto di ogni forza politica, perché sappiamo che il nostro non può essere il programma di tutti e perché vogliamo che, sulla base di alcune cose indicate, si possano trovare i punti di convergenza e quindi trovare quel minimo comun denominatore al di sopra del quale una Giunta può, per lungo tempo, operare.

È necessario però chiedere alle forze politiche degli impegni anche di carattere politico, che vanno al di là delle cose da me testé accennate. Noi riteniamo infatti che non sia sufficiente, per le forze regionaliste, richiamarsi o auspicare una maggioranza regionalista soltanto perché si crede di poter aspirare ad un certo tipo di regionalismo. Noi contestiamo, colleghi Consiglieri, che il regionalismo sia patrimonio esclusivo di alcune forze politiche locali. Noi riteniamo, proprio perché siamo un grande Partito dalle aspirazioni, dalle vedute e dal respiro di una grande politica nazionale e internazionale, proprio perché siamo un Partito che si è battuto per il regionalismo, per creare le Regioni in Italia, proprio perché siamo un Partito che si batte per il decentramento politico e amministrativo, noi riteniamo, noi sappiamo di essere un Partito convinto regionalista, profondamente regionalista, anche perché non perdiamo di vista che il regionalismo valdostano e il regionalismo di tutte le altre Regioni italiane possono vivere soltanto nella misura in cui nel nostro Paese sono garantite queste cose da forze politiche sinceramente regionaliste.

Noi riteniamo che un regionalismo di tipo diverso, un regionalismo che non riesca ad agganciarsi ai grossi temi che interessano la vita nazionale si riduca ad essere, talvolta, un negativo campanilismo, localismo e provincialismo. Pertanto, noi diciamo a queste forze regionaliste di fare, sì, di costruire, sì, la loro unità negli interessi della Valle d'Aosta, ma una unità di forze regionaliste che sappiano collocarsi nel giusto posto, per delle giuste lotte, per delle giuste, diciamolo pure, lotte sociali. Quindi, una unità di movimenti regionalisti, che noi vediamo con simpatia, deve essere, secondo noi, costruita, con una scelta di campo ben precisa, solamente a sinistra.

Ora, se noi riusciremo a trovare su alcuni problemi di fondo l'unità - che noi amiamo ricordare, perché riteniamo essere indispensabile per la lotta e la rinascita del nostro Paese - delle forze comuniste, cattoliche, socialiste e delle più avanzate forze regionaliste, se vi sarà buona volontà in tale senso, saranno possibili momenti di incontro per portare avanti una politica negli interessi della Valle d'Aosta.

Tutte le atre questioni, colleghi Consiglieri, noi riteniamo che non abbiamo ragione di essere. Qualsiasi altra trovata o soluzione politica, che non tenga conto di questi reali problemi, sarà destinata a fallire. Comunque, noi Comunisti dichiariamo, fin d'ora, che non saremo disponibili per qualsiasi soluzione che tenda a spostare a destra l'asse di governo della Regione valdostana.

Ecco, quindi, precisata in termini chiari la nostra posizione: si può e si deve costruire una maggioranza a sinistra, costituita dalle forze comuniste, socialiste, cattoliche e regionaliste avanzate.

Su questo tema, colleghi Consiglieri, siamo disposti ad aprire, con tutti, un dibattito negli interessi della Valle d'Aosta, soprattutto per una rapida soluzione della crisi, perché la nostra Regione, oggi, ha bisogno di un governo che non faccia solo l'ordinaria amministrazione, ma di un governo efficiente, di un governo che sappia indirizzare, che sappia guidare per porre le basi di un nuovo sviluppo sociale ed economico della Valle.

Su questo terreno, amici Consiglieri, ci troverete disponibili al dialogo, al confronto e alla ricerca comune di una soluzione.

Dolchi (Presidente) - È iscritto a parlare il Consigliere Ramera, al quale concedo la parola.

Ramera (DC) - È difficile mettere in ordine nei molti appunti che ho dovuto finora prendere, perché mi aspettavo che la maggioranza venisse oggi qui a giustificare l'improvviso suo crollo di coesione e che la minoranza dovesse semplicemente prendere atto di quanto stava accadendo.

Ora, dopo aver ascoltato il lungo intervento del Consigliere Monami, io mi chiedo come possano quelle forze, a cui lui di richiama per portare avanti una certa politica, credere nelle sue parole, quando noi siamo qui a dare sepoltura ad una formula che ha visto il Partito Comunista protagonista principale.

Il Partito Comunista afferma che la Democrazia Cristiana è rimasta ferma all'anticomunismo - in parole povere - barricadiero e quarantottesco, anticomunismo che avrebbe fatto le nostre fortune. Ma anche voi non abbandonate per niente le vostre posizioni di allora, perché tutto il vostro discorso è stato semplicemente una emarginazione della Democrazia Cristiana, in contrasto quindi con le tesi che il Segretario del vostro Partito sta portando avanti da mesi.

Ebbene, questo ci fa onore e smentisce quelle cervellotiche valutazioni fatte da un certo giornale cattolico o pseudo-cattolico, che diceva Ramera, proconsole di Fanfani, aveva carta bianca per fare in Valle d'Aosta il compromesso storico. La Democrazia Cristiana, che non riteneva di dover scendere su di un terreno di scontro con gli amici demopopolari su questo argomento, perché ben ne vedeva la strumentalizzazione strategica, ha sentito oggi, dalle parole del Capo Gruppo del Partito Comunista, smentire apertamente la possibilità di una qualsiasi collusione tra i due Partiti, perché è ancora forse troppo presto perché questo incontro possa avvenire.

Ma tornando alla crisi della maggioranza, mi veniva in mente, in apertura di dibattito, un certo personaggio - forse l'Avvocato Caveri potrà correggermi se il nome è errato - mi sembra Fari Louis de Leon, spagnolo, il quale, dopo cinque anni di carcere o di esilio, iniziava la sua lezione all'Università di Salamanca con queste parole: "Ieri dicevamo...". E noi continuiamo a dire: "Ieri dicevamo"... dicevamo che ce lo avreste portato sul piatto quello che per quattro anni noi abbiamo ripetuto qui dentro.

Sorprendente, comunque, è il modo di questa crisi e sorprendenti sono anche le dichiarazioni del Presidente della Giunta - al quale già avrei contestato le dichiarazioni fatte il giorno delle palline nere - che vuole ancora insistere su temi ormai vecchi e troppo facili alla polemica. Sì, troppo facili alla polemica, Signor Presidente della Giunta, perché quando lei dice "Mi pareva impossibile che si potesse essere d'accordo in votazione palese e poi votare contro in votazione segreta", mi fa ricordare che, in quest'aula, io ho vissuto il più terribile pomeriggio politico della mia vita, il giorno in cui ho dovuto chiedere la parola per smentire certi dirigenti del mio Partito, che avevano individuato in me uno dei responsabili delle palline nere, e ho dovuto, in quell'angolo, votare - facendo insorgere l'allora Consigliere Germano - lasciando vedere come votavo. In tal modo io ero stato costretto a comportarmi in quella seduta. E si viene ora a parlarmi di franchi tiratori.

Ma chi meglio di chi siede oggi sui banchi della Giunta conosce questo mestiere? E se politica è il fare il franco tiratore, politica altrettanto deve essere l'accettare che l'esempio venga seguito da altri, se ad un certo momento non condividono le attuali impostazioni della Giunta.

Avrei potuto capire qualunque altra giustificazione. E la avrei anche accettata, perché nella vita politica certe volte si vedono dei giochi aperti e certe altre dei giochi coperti; però, se sono stati condotti abilmente, si possono anche accettare. Ma il voler insistere ancora sulla questione franchi tiratori, quando la Democrazia Cristiana è qui da quattro anni a subire una situazione che non trova riscontro nel Paese, questo non lo posso accettare. Ricordatevi, infatti, amici demopopolari, che, se oggi salta questa Giunta Regionale, ciò è dovuto alle sue contraddizioni interne, perché voi siete della stessa matrice nostra, avete parlato lo stesso linguaggio nostro, avete bevuto alla stessa sorgente ideologica nostra. Era quindi chiaro che, ad un certo momento, dovevano manifestarsi delle contraddizioni con quegli altri amici con i quali, troppo presto, vi eravate messi per un improvviso gioco di potere che nulla aveva di ideologico.

Io, pertanto, respingo il vostro pianto su quanto è accaduto, respingo il modo in cui fate quel piagnisteo demagogico, attaccandovi alla reiezione del disegno di legge sulla istituzione del Servizio di medicina preventiva del lavoro, sul quale noi avevamo espresso chiaramente il nostro pensiero. Noi avevamo votato contro quel disegno di legge non perché fossimo contro gli operai, ma perché lo ritenevamo carente, così come lo aveva illustrato l'Union Valdôtaine.

Ora, il voler giocare su questi argomenti non è né bello né logico, né tanto meno politico, né tanto meno serio, come non è serio il fare, come ha fatto il Presidente della Giunta, una classifica, una graduatoria di meriti tra gli appartenenti dell'attuale maggioranza.

E, tanto per cominciare, al Partito Comunista che dice: "Il Partito Comunista Italiano ha fatto questa scelta e ne ha spiegato le motivazioni", rispondo che io credo che il Partito Comunista Italiano non ha proprio fatto alcuna scelta. Il Partito Comunista Italiano è stato scelto ed è stato ben lieto di essere scelto, per non essere fuori dal gioco politico, perché è normale che una forza politica non voglia essere emarginata.

Allora, Democratici Popolari, l'avete fatta voi quella scelta che vi ha fatto comodo fino al momento in cui vi ha permesso di governare. E se io dal banco della Giunta passo a guardare i banchi dei Consiglieri, non posso dire che non avete voluto per voi tutto il potere, perché l'unico democratico popolare che è rimasto Consigliere è il collega Maquignaz, che ha respinto la carica di Assessore. Gli altri democratici popolari vanno ricercati nel banco del Governo e ciò dimostra chiaramente qual era l'intendimento del loro Movimento. Perciò mi chiedo: di che cosa si lamentano?

Ad un certo momento i loro avversari, divenuti amici, i loro avversari di sempre, i Comunisti, divenuti amici, improvvisamente chiedono di essere resi corresponsabili nella gestione del potere. Io credo che sia una richiesta logica questa, perché anche la Democrazia Cristiana nel luglio scorso, dopo l'esito delle elezioni regionali, che ogni partito aveva valutato a modo suo - noi dicevamo che l'elettorato aveva fatto una scelta in senso democratico-regionalista, i Comunisti dicevano in senso regionalista-progressista - anche la Democrazia Cristiana, come avete fatto voi Comunisti, aveva detto allora: fate una Giunta democratico-regionalista e avrete l'appoggio esterno della Democrazia Cristiana, che non chiede nulla. Molto probabilmente poi, nel corso del cammino percorso insieme, ci saremmo comportati come voi, anche se questo sarebbe tutto da vedere perché sull'ipotetico non si può discutere.

Certo è però che, se la crisi è venuta, non è venuta solamente per la richiesta di alcuni posti nel Governo regionale. La crisi è venuta - e l'abbiamo vista maturare in quest'aula, seduta dopo seduta, quando i problemi venivano fatti slittare, uno dopo l'altro, per tornare in Commissione; il che dimostrava che non vi era la coesione necessaria per portarli avanti - perché questa maggioranza era contradditoria fin dalla sua origine. Questo, amici Democratici Popolari, che io vi ho detto e ricordato testé, l'ha sottolineato molto bene anche l'Assessore Milanesio quando ha domandato quale differenza passi tra i Democratici Popolari e la Democrazia Cristiana.

Ora, ci conosciamo troppo bene per sapere che tra di noi non esistono differenze; e che, in particolare, chi vi parla conosce molto bene la situazione per aver mediato spesso e volentieri nel nostro Partito proprio con noi. Quindi è chiaro che, non esistendo tra noi delle differenze, come non è possibile l'incontro del compromesso storico tra Partito Comunista e Democrazia Cristiana, così antistorica in quel momento era l'alleanza tra movimenti di così diversa natura ideologica e programmatica. Perciò, se certe richieste del Partito Comunista non sono state portate avanti, è perché voi, amici, siete sulle stesse nostre posizioni e spesso e volentieri su determinati problemi avete contato sui nostri voti, perché non passassero le soluzioni richieste dal Partito Comunista, come ad esempio sul problema dell'attuazione in Valle d'Aosta della legge statale n. 865/1971, che essi volevano risolvere nel senso di una applicazione immediata, mentre invece siamo andati poi in Commissione, un anno fa...

Monami (PCI) - Consigliere Ramera, prenda gli atti del Consiglio. Noi avevamo presentato una apposita mozione per richiedere l'emanazione di norme di attuazione della legge statale n. 865/1971 nella nostra Regione.

Ramera (DC) - Sì, dopo, per carità, dopo! E sì, è un'arte anche questa!

Comunque, il Presidente della Giunta, nel dimettersi, si pone degli interrogativi, per sapere se vi sia, sotto la crisi di oggi, una trama o se vi siano già delle alternative all'attuale maggioranza.

Ebbene, noi all'attuale maggioranza non crediamo, così come non vi abbiamo creduto al momento della sua costituzione. Sta dunque ai Democratici Popolari cambiare strada.

La Democrazia Cristiana è qui a ripetere le stesse parole che io ebbi l'onore, come Capo Gruppo, di pronunciare allora in quest'aula. Il nostro Gruppo ha visto con favore, in questo ultimo periodo, il ricostituirsi, il riunirsi di tutte le forze regionaliste, perché noi avevamo proposto l'anno scorso il nostro appoggio ad una Giunta indirizzata proprio in tale senso. Pertanto, noi dichiariamo di essere ancora oggi disponibili ad appoggiare una Giunta di questo genere, perché noi i movimenti regionalisti li vediamo in una luce diversa da quella prospettataci dall'amico Monami. I movimenti regionalisti costituiscono l'anima della Regione; ma, per portare aventi il contenuto di quest'"animus", occorre gente che creda effettivamente nei valori tradizionali del nostro popolo e non che cerchi soltanto degli strumenti per realizzare determinati schemi politici che nulla hanno da spartire con il nostro Consiglio, nel quale le forze non comuniste rappresentano abbondantemente i quattro quinti.

Dolchi (Presidente) - Ha la parola il Consigliere M. Ida Viglino.

Viglino (RV) - J'ai écouté avec beaucoup d'attention les déclarations de M. le Président de la Junte au sujet de la crise en cours et je dois rappeler que déjà dans la séance du Conseil du 29 octobre j'avais repoussé son interprétation technique de la votation qui avait eu lieu ce jour-là.

En effet, ce n'est pas d'aujourd'hui que cette majorité a démontré son manque de solidité; et, sans répéter ce qui ici a déjà été dit à ce propos, j'oserais affirmer que la crise a commencé réellement aux mois de juin-juillet, sur la question ayant trait à la donation du Refuge Creux-Porté, car, déjà à ce moment-là, nous avions assisté à des discussions qui avaient donné lieu à une votation où la majorité n'était plus compacte.

A la suite, je pourrais citer d'autres cas. Par exemple, un dessein de loi qui avait été présenté par M. le Conseiller Di Stasi et qui a dû être renvoyé aux Commissions, justement parce que la majorité n'arrivait pas à trouver des accords. Je pourrais rappeler, dans le passé, la longue attente de la loi sur le sport, où, également, la majorité n'arrivait pas à trouver un accord; et je rappellerais surtout ici, car cela m'avait beaucoup - disons -impressionnée, et surtout, douloureusement surprise, la question des critères pour la formation des classements pour l'assignation des logements populaires construits par la Région, parce que, vraiment - permettez-moi de vous le dire - une question de 5 ou de 10 ans était quelque chose que les valdôtains auraient dû sentir et comprendre.

Donc, je n'ai pas du tout été étonnée de l'ouverture de la crise le 29 octobre. Que cette crise se soit ouverte sur une votation qui concernait un dessein de loi, dont l'utilité est absolument indéniable, cela m'a peut-être un peu étonnée; mais la chose était déjà dans l'air.

D'autre part, l'opposition, ce jour-là, avait démontré - et je me rappelle toutes les déclarations qu'avait faites, à ce sujet, un Conseiller compétent comme M. le Conseiller Caveri - avait démontré que ce dessein de loi n'aurait absolument pas pu résoudre les problèmes de la médecine préventive du travail. Et cela est absolument nécessaire que la population le sache, parce que c'est trop facile que l'appeler criminels les mouvements qui ont eu le courage de l'énoncer; il faut absolument que la population sache que notre bataille, ce jour-là, était pour obtenir quelque chose de valable et absolument pas pour faire de l'opposition contre un dessein de loi dont nous sommes les premiers à reconnaître l'utilité.

Aujourd'hui j'ai assisté aux déclarations qui ont été faites avant moi et, même si j'aurais pu la demander avant, j'ai demandé la parole en ce moment, parce que je veux surtout faire comprendre qu'il n'y a absolument aucun accord sur ce qui a pu être dit tout à l'heure par M. le Conseiller Ramera. Cependant, je suis obligée de déclarer, au nom de mon Mouvement, qu'évidemment notre position est restée celle qui avait été énoncée lors des déclarations du 17 juillet 1973 c'est-à-dire: avant n'importe quelle autre possibilité de Junte pour le futur - je pense, en effet, qu'il est inutile de recommencer à remuer le passé, mais que nous devons aujourd'hui surtout examiner les possibilités futures - mon Mouvement est toujours d'accord pour une Junte régionaliste, avec un appui extérieur. Et les Conseillers de ce Conseil se rappelleront, qu'à ce moment-là, nous n'avions pas cité l'appui extérieur qui pouvait nous venir; pour nous, à ce moment-là, au mois de juillet 1973, même l'appui extérieur du Parti Communiste aurait été accepté, parce que nous soutenons que la défense et le progrès de la Vallée d'Aoste ne peuvent se réaliser que s'il y a une représentation absolument totale des Mouvements régionalistes dans la Junte.

Toutefois, je dois dire que depuis alors il y a eu un fait nouveau, auquel nous attribuons une importance fondamentale; ce fait nouveau, pour lequel depuis des années et des années mon Mouvement et moi continuons à lutter, ce fait nouveau est la réunification, afin d'engager les pourparlers pour la formation de la nouvelle Junte, la réunification des trois Groupes que j'appellerais "ethniquement régionalistes" parce que je crois qu'on abuse beaucoup de cette parole "régionaliste". M. le Conseiller Monani a même reproché à nos Mouvements d'être des Mouvements de type "campanilista". Je regrette ça parce que je vous assure que dans nos idées est fondamental d'augmenter le progrès de toute la Vallée d'Aoste; seulement nous avons un devoir, et un devoir absolu, qui est celui de défendre l'ethnie de notre Pays, l'ethnie de notre Pays qui a été trop souvent foulée aux pieds et dont on commence à voir actuellement les désastres.

Tous ces jours-ci je reçois des coups de téléphone angoissés de valdôtains et valdôtaines qui n'ont plus une place, qui n'ont plus de travail, de personnes qui ont à leur charge des familles, des jeunes qui doivent penser à leurs parents qui sont désormais pensionnés, parents qui ont fait des sacrifices incroyables pour faire étudier ces enfants, qui maintenant se trouvent dans l'absolue impossibilité de trouver un travail dans leur terre naturelle. C'est l'heure d'appeler les choses par leur nom: nous voulons que les Valdôtains puissent gagner leur pain dans leur Pays, parce qu'il n'y a aucune raison que les Valdôtains doivent faire leurs valises et s'en aller ailleurs chercher du travail, quand il y en a ici, mais il vient donné, ce travail, pour des questions politiques, aux uns et aux autres, quand le premier droit est de notre peuple.

Donc, nous devons ici continuer à défendre l'ethnie valdôtaine. Et je repousse qu'on appelle cela du "campanilismo"; ce n'est pas du "campanilismo", c'est tout simplement l'orgueil de défendre sa propre terre.

Alors, j'ai dit qu'il y a eu ce fait nouveau. Et le Rassemblement Valdôtain comprend trop l'importance de ce fait nouveau pour ne pas être disponible à d'autres solutions, si la solution que j'ai citée tout-à-l 'heure n'était pas possible, car, avant tout, il faut réunir les bonnes volontés valdôtaines. Je m'adresse donc à tous les Valdôtains qui sont présents ici dans ce Conseil: il faut absolument réunir nos bonnes volontés, parce que, autrement, la question de l'ethnie valdôtaine est en très grave danger.

D'autre part, ce n'est pas parce que nous sommes des mouvements ethniquement régionalistes que nous ne comprenons pas qu'il y a des problèmes essentiels qui doivent être résolus. Cependant, nous ne pouvons pas - et je m'adresse à M. le Conseiller Monami - nous pouvons pas, évidemment, prendre comme programme à nous le programme du Parti Communiste. Nous sommes disponibles à une discussion, mais, évidemment, si je disais en ce moment: j'accepte tout ce qu'a dit le Conseiller Monami, alors, je pourrais me déplacer et aller m'inscrire chez vous.

Donc, c'est pour cela que je n'affirmerais pas, de la façon absolue qu'a fait M. Monami, que la solution est simplement d'un côté. Je dis: la solution doit être du côté qui sauvegarde, avant tout, les intérêts de l'ethnie valdôtaine, nous n'arriverons pas à faire progresser notre Vallée. D'autre part, nous désirons tous que notre Vallée d'Aoste devienne finalement un exemple de bonne administration dans un Pays où, malheureusement, la confusion entre administration et politique a été à l'ordre du jour pendant trop d'années.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.

Andrione (UV) - Si, d'un côté, nous avons le devoir de remercier les membres de l'ancienne majorité pour avoir expliqué publiquement et de points de vue différents les raisons de la crise actuelle, de l'autre, nous devons également dire que, en tant que politiciens, nous avons très peu d'intérêt pour le passé, sauf quand nous étudions l'histoire. Donc pour nous la Junte Dujany élue le 19 juillet du 1973 appartient à l'histoire; comme disait un latin, nous posons, aujourd'hui, sur cette Junte "lapideum pondum", nous fermons une parenthèse, nous clôturons une époque.

Si nous prenons la parole aujourd'hui, c'est pour faire quelque chose de plus qu'une prise d'acte de la démission du Président et de la Junte, c'est pour extérioriser notre préoccupation. Car, dans ce Conseil, ne manquent pas les programmes, ne manquent pas les affirmations brillantes; ce qui manque ce sont les hommes et le courage, le courage de faire des choses que nous savons tous être indispensables, mais que nous ne voulons pas faire, parce qu'elles sont impopulaires, pare que certains choix, toujours renvoyés, deviennent dramatiques. Et nous, nous sommes ceux qui trainent en bas le gouvernement de la Vallée d'Aoste, qui ne sommes pas capables d'être le phare, d'être le guide, d'être l'endroit où la politique valdôtaine est décidée.

Un symptôme petit, mais significatif, de la dégradation du Conseil régional s'est vérifié hier, quand le Président du Conseil a été appelé fasciste par quelqu'un qui, probablement, n'était pas encore né en 1945. Eh bien! Nous devons dire très sincèrement que la réaction du Président nous a paru trop molle. J'étais un enfant à la Libération, mais je me souviens qu'à cette époque-là, personne n'aurait osé traiter de fasciste une assemblée, parce que l'existence même d'une assemblée et un Président qui était en train de parler étaient la preuve qu'il n'y avait pas de fascistes.

Si nous continuerons à manquer à ce qui est notre devoir, si nous ne prenons pas nous-même nos destinées en main, si nous n'avons pas de courage, il est inutile de parler d'étiquettes. Encore une fois nous repoussons ces affirmations, qui nous paraissent enfantines et manichéennes, qui disent que tout le bien est d'un côté et tout le mal de l'autre ou vice versa. Pour nous ce qui compte ce sont les problèmes concrets, c'est l'avenir de la Vallée d'Aoste, c'est la volonté que chacun de nous montrera pour le bien du Pays.

Et c'est pour cela que nous avons œuvré pour que cette crise s'ouvre, parce que cela est quand même un premier pas vers cette clarté, vers cette précision qui est indispensable dans la politique.

Nous ne voulons pas que derrière des étiquettes se cachent, en réalité, des ambitions ou l'affairisme. Nous voulons que chacun précise ses positions et nous nous réservons la plus grande liberté pour le bien, pour l'avenir de la Vallée d'Aoste.

Dolchi (Presidente) - Vi sono altri Consiglieri che chiedono la parola? Intanto, vi ricordo che il dibattito si concluderà con una votazione circa l'accettazione delle dimissioni presentate dal Presidente della Giunta e dalla Giunta.

Ha la parola il Consigliere Jorrioz.

Jorrioz (PSDI) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, i rappresentanti delle forze politiche che facevano parte della maggioranza che aveva espresso la Giunta regionale oggi dimissionaria hanno largamente e lungamente illustrato le ragioni che hanno portato alle dimissioni odierne.

Io vorrei però aprire una piccola partentesi sul modo in cui sono avvenute queste dimissioni. È bene ritornare su questo particolare, per il semplice fatto che io ero stato uno, tra i Consiglieri della minoranza, che aveva apertamente dichiarato di essere favorevole all'approvazione del disegno di legge sulla istituzione del Servizio di medicina preventiva del lavoro. Anche se quel provvedimento non era perfetto, ritenevo comunque che fosse da approvare.

Dunque, ho detto chiaramente e apertamente come mi sono comportato nelle votazioni; di conseguenza, vorrei soltanto far notare a quei matematici che hanno fatto certi conti - si è parlato infatti di 19 meno 4 ecc. - che secondo me, tali conti non tornano, perché, ribadisco, io ho votato a favore di quel disegno di legge.

Chiusa questa piccola parentesi, non credo sia il caso di aggiungere altra polemica a quella già sentita in precedenza. A me non resta altro che prendere atto delle dimissioni della Giunta e augurare che, al più presto, possa essere costituita una nuova maggioranza, al di fuori da schemi precostituiti, attorno ad un programma chiaro, serio ed attuale, per il tempo che rimane della legislatura in corso.

Ho ascoltato con interesse gli interventi dei Consiglieri che mi hanno preceduto e, in primo luogo, l'intervento del Consigliere Monami, che ampiamente ha illustrato il programma che intende portare avanti il Gruppo del Partito Comunista. Ora, io potrei anche essere d'accordo su molti punti di quel programma, ma, mi chiedo: quando potrà essere realizzato quel vasto programma che ci è stato presentato?

Noi riteniamo che, nell'attuale momento di grave crisi della vita pubblica e dell'economia del nostro Paese, si debba essere più realisti e guardare ad un programma fattibile, realizzabile, appunto, nella legislatura in corso in alcuni punti fermi. Ci sono dei particolari problemi che devono essere affrontati in questo momento, perché in questo momento sono proprio le classi meno abbienti ad essere le più colpite dalla situazione aversa. La popolazione ci guarda con ansia smarrita, mentre noi stiamo qui in Consiglio a fare polemiche, a ripetere continuamente le stesse cose, a perdere parte del nostro tempo. Ci sono dei provvedimenti che possiamo assumere e attuare in breve tempo e noi, come Social-democratici, ci rendiamo disponibili per dare il nostro apporto a quelle forze regionaliste e progressiste che intenderanno portare avanti detti problemi nell'interesse della popolazione valdostana. Abbiamo la possibilità di farlo; è dovere nostro farlo.

Dolchi (Presidente) - Ha la parola il Consigliere Pedrini.

Pedrini (PLI) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, io avrei voluto parlare prima, come hanno fatto alcuni colleghi che mi hanno preceduto, con intorno a me - come quelli - altri amici dello stesso Partito, perché, evidentemente, una voce che parla anche a nome di amici che siedono intorno come una corte - diceva bene il Consigliere Ramera poco fa - è una forza.

La voce mia, purtroppo, è quella che è: una voce in un deserto quasi assoluto, perché da solo, non ho molte possibilità di determinare delle maggioranze. Io posso soltanto esprimere modestamente qualche concetto da liberale, auspicando che dalla crisi in atto scaturisca un qualcosa che torni a beneficio delle nostre popolazioni e che ricalchi non dico tutti, perché sarebbe un'utopia, ma alcuni principi di quella povera filosofia liberale che è però riuscita a formare un'Italia e che si è imposta in tutto il mondo, come dimostra l'Internazionale liberale mondiale, che esiste in tutti i paesi del mondo.

Naturalmente, fra i paesi del mondo escludo quelli a regime dittatoriale, siano essi di destra o di sinistra, perché colà non vi è libertà e perché la parola libertà, pur non essendo una prerogativa del Partito Liberale, è comunque un presupposto essenziale della dottrina liberale.

Ciò detto, per non tediare ulteriormente i colleghi Consiglieri, non mi rimane che dichiarare che il Partito Liberale è a disposizione, con il suo voto, per qualsiasi formula che si basi su di un programma che possa veramente servire alla Valle d'Aosta.

Questa dichiarazione noi la facciamo con semplicità di animo, precisando che noi non desideriamo né Assessorati né posti di sotto-governo, né altro. Noi dichiariamo soltanto che siamo a disposizione, se saremo interpellati, per dare il nostro voto in quella direzione, perché riteniamo che solo in questo modo si facciano gli interessi del popolo valdostano.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Manganone. Ne ha facoltà.

Manganone (Ind.) - Ed anche questa Giunta se ne va sospinta dalle palline nere! Io però voglio rivolgere a qualche componente di questa Giunta il mio sommesso ringraziamento.

E voglio formulare anche un augurio, l'augurio che il nuovo esecutivo, al di sopra delle idee politiche, al di sopra di certi interessi di partito o di movimento, trovi un serio e corretto rapporto umano, perché, fino a prova contraria, il rapporto umano è quel che conta in un momento di crisi e ci farà superare le diverse difficoltà.

Questo mio augurio è rivolto a tutti, ma, soprattutto, a chi ha ancora in corpo un cuore che pulsa valdostano.

Dolchi (Presidente) - La parola al Vice Presidente del Consiglio, Chanu.

Chanu (DP) - Signor Presidente e colleghi Consiglieri, nel richiamarmi all'intervento introduttivo del Presidente della Giunta, su cui si è sviluppata la discussione, ed alle motivazioni sintetizzate nella sua lettera di dimissioni, mi si permetta, preliminarmente, di correggere una interpretazione distorta, che è stata data alle se parole, allorquando ha evidenziato l'accaduto delle cosiddette palline nere. A parte il fatto che le prime dichiarazioni di errore tecnico del Presidente della Giunta erano state pronunciate prima che dichiarazioni di carattere politico, provenienti vuoi da movimenti fino allora di maggioranza vuoi da movimenti di opposizione, ne dessero la comprova del contrario, è certo che il Presidente della Giunta, nell'accenno all'episodio delle palline nere, ha voluto parlare delle palline nere non già come causa delle dimissioni, bensì come occasione, come manifestazione clamorosa e forse un pochino intempestiva - comunque non è il caso qui di sindacare - della volontà di mettere in crisi la Giunta, che si è palesata.

Cosa dicono, in sostanza, e quale atteggiamento intendono assumere i Democratici Popolari di fronte alla crisi provocatasi nell'interno della maggioranza?

I Democratici Popolari, anzitutto, rifiutano e respingono le due accuse di immobilismo e di strapotere loro rivolte sia esplicitamente di velatamente e ribadite ancora oggi in sede di discussione dell'argomento. A nostro avviso non c'è stato immobilismo; a nostro avviso non c'è stato, soprattutto, strapotere.

All'accusa di immobilismo rispondo che i Democratici Popolari si sono mossi, pur nelle difficoltà contingenti del particolare momento politico, economico e sociale che si stava e si sta ancora attraversando, con la dinamica compatibile alla situazione obiettiva.

Ad essi infatti non può essere fatto carico, anzitutto, della mancata partecipazione alla maggioranza di un movimento quale l'Union Valdôtaine, che abbiamo sempre considerato quale valida componente di uno schieramento autonomista e progressista.

Neppure possono essi rispondere delle contraddizioni fra le premesse ideologiche e l'operare sul piano del potere del Partito Socialista Italiano; e nemmeno della posizione equivoca dell'Union Valdôtaine Progressiste, dilacerata da lotte intestine e mossa, nell'attuale suo gruppo dirigente, solo all'interno di maggior spazio e potere, senza apporto di alcun serio contributo nella elaborazione programmatica, nelle ipotesi di soluzione dei più gravi problemi regionali giacenti sul tappeto - e mi consenta l'amico Assessore Marcoz di affermare che le sue odierne dichiarazioni introduttive sono la palese riprova di quanto sto dicendo - mentre, al contrario, nonostante le profonde differenze ideologiche che ci distinguono e la diversità di valutazione su problemi concreti, i rapporti col Partito Comunista si sono mantenuti sul piano della correttezza e della lealtà reciproca.

Questa considerazione che esprimiamo nei confronti del Partito Comunista avremmo voluto poterla esprimere nei confronti di tutte le forze, specie nei confronti di quelle con le quali abbiamo operato e che abbiamo sperato a noi più vicine nell'azione politico-amministrativa, perché molto di più pareva accomunarci con esse e molto di meno pareva dividerci da esse.

Ci spiace di non poterlo fare alla luce degli ultimi avvenimenti, nei quali, anzi abbiamo dovuto constatare il tentativo portato innanzi dal Partito Socialista Italiano e dall'Union Valdôtaine Progressiste e che noi respingiamo, di strumentalizzare la forza ed il ruolo dei Comunisti in Valle d'Aosta, al fine di coinvolgerli e di utilizzarli in giochi di puro potere, al di là e al di fuori da ogni valutazione politica e da ogni verifica programmatica.

Comunque, nonostante le difficoltà, la Giunta Dujany si è mossa ed ha raggiunto, nell'arco di poco più di un anno, obiettivi indiscutibilmente qualificanti e della massima importanza: dai provvedimenti in materia di agricoltura alle leggi sui fondi di rotazione, dagli interventi per risolvere radicalmente i problemi della disoccupazione in Bassa Valle alle norme di adeguamento alla realtà regionale dei criteri della legge statale n. 865/1971, e, per ultimo - e sempre a titolo di esempio - alla convenzione RAI-TV per la ricezione dei programmi televisivi in lingua francese approvata ieri da questo Consiglio: tutto ciò in linea con l'azione svolta nella precedente legislatura, che aveva consentito di risolvere efficacemente il problema base del riparto fiscale.

E non è parimenti valido l'appunto di strapotere. Il rapporto numerico a livello di Giunta, la posizione del Partito Comunista di appoggio esterno alla medesima, erano il frutto di un accordo politico di legislatura, non estorto, non forzato, ma liberamente proposto, discusso ed accettato dalle quattro forze che componevano la passata maggioranza. E per noi gli accordi di legislatura non sono un va e vieni, non possono essere messi in non cale prima di essere sottoscritti, come si è sentito dire in quest'aula. Nell'ambito di questo accordo, i Democratici Popolari si sono comportati con la massima lealtà e correttezza a livello di governo e di sottogoverno, sia sul piano politico sia sul piano amministrativo.

L'origine, quindi, la natura reale della crisi è assai diversa. Trattasi invero di una azione non già volta ad una serena analisi, ad una compiuta verifica, sul piano delle impostazioni programmatiche, della situazione in atto, degli obiettivi da perseguire, dei modi e dei tempi di esecuzione; trattasi invece di una azione mossa, da parte dei protagonisti palesi od occulti della crisi, dall'interno, fine a sé stesso, di mutare, alterandoli a proprio favore, l'equilibrio e la formula concordata ed accettata all'inizio della legislatura regionale.

Le pregiudiziali avanzate, nell'imminenza della crisi, di ridimensionamento preventivo della forza rappresentativa dei Democratici Popolari in Giunta, prima di una verifica programmatico-amministrativa, sono la più palese conferma di quanto sopra detto; e l'On.le Chanoux di questo discorso è stato il protagonista. Solo per ciò, ritengo, la crisi è stata voluta e determinata.

La maggioranza è comunque venuta a mancare e la volontà scardinartice degli impazienti non ha esitato, per il raggiungimento di questo scopo, a fare bloccare, insabbiare, un provvedimento di indubbio valore e di grande portata, quale quello dell'istituzione del Servizio di medicina preventiva del lavoro.

E di fronte alle intemperanze - certamente non ammissibili né scusabili dal punto di vista formale - mosse dai lavoratori insieme alle loro giuste e vibrate proteste, non mi stupisce che oggi, da parte di diverse forze politiche, si faccia professione di pallina bianca e si tenga, in questo momento, a fare apparire e a rassicurare che ci si è comportati conseguentemente alle proprie dichiarazioni.

Ma, indipendentemente da quella votazione che è stata l'occasione della crisi, che cosa è successo? Ebbene, gli strapoteri Demopopolari, gli attaccati alle poltrone - come ci gratifica un periodico che potrebbe avere come testata "La désunion progressive des Valdôtains" - con la nobile lettera del Presidente Dujany, hanno offerto, comportandosi da uomini politici, con la P maiuscola, la miglior prova della infondatezza delle accuse di strapotere o di voler vivere, comunque, solo per il potere, rassegnando immediatamente, nelle mani del Consiglio, che li aveva eletti, il mandato ricevuto.

I Democratici Popolari, che non fanno delle tragedie - non ci sono cadute di Dei o di Semidei, ma al massimo ci sono e ci saranno avvicendamenti di uomini e di cose umane - prendono atto, serenamente, della situazione.

Il nostro Movimento, come eloquentemente sottolineato nella lettera di dimissioni del Presidente Dujany, ritiene opportuno, nella vicenda in atto, che tutte le componenti politiche del Consiglio, compresi i Democratici Popolari, assumano la più grande libertà di giudizio e di azione, allo scopo di poter prendere, nel futuro, le decisioni conseguenti in tutta coscienza e riflessione. Sappiamo fin da adesso, per evitare equivoci, tutte le forze componenti il Consiglio che i Democratici Popolari non intendono sacrificare il loro patrimonio ideale di democrazia, di autonomia, di socialità, né sull'altare delle ambizioni e delle dilazioni di potere fini a sé stesse, avanzate da chicchessia, né sull'altare di una ottusa conservazione à tout prix di un potere che i Democratici Popolari hanno inteso ed intendono considerare come adempimento ad un dovere civico cui sono stati chiamati, nel giugno del 1973, dalla massiccia fiducia loro conferita dai Valdostani.

Nel contempo, nel momento della presa d'atto delle dimissioni rassegnate dalla Giunta, tengo a rassicurare tutte le forze che i Democratici Popolari, sia dai banchi della maggioranza sia da quelli dell'opposizione, si dimostreranno sempre collaboratori o interlocutori leali nei vari momenti in cui si articola la realtà della Petite Patrie, volti al solo scopo di garantire e salvaguardare i reali interessi della comunità valdostana.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola l'Assessore Marcoz. Ne ha facoltà.

Marcoz (UVP) Collega Chanu, se crede di fare degenerare questo leale dibattito provocandomi, gettando disturbi viscerali sul mio Movimento, si sbaglia ancora una volta di grosso, perché, veramente, non conosce lo spirito valdostano né, tanto meno, i Valdostani né, tanto meno, lo spirito che anima il mio Movimento. La dignità di questo Consiglio deve rimanere tale e, pertanto, non sarò certamente io, sebbene il più giovane dei Consiglieri presenti, a toglierla.

Che ai giovani sia permesso tutto, non è vero; ci sarebbero tanti, tantissimi particolari da fare presente, particolari che provocherebbero discussioni a non finire. I giovani - e tale mi sento - vogliono solo il bene della Valle d'Aosta, non la bagarre; vogliamo lavorare per questo, sebbene tacciati sovente di incapacità e d'impreparazione. Certo, collega Chanu, l'adagio "se i giovani sapessero e i vecchi potessero" è sempre di attualità e sarà sempre di attualità fin che mondo è mondo.

Dolchi (Presidente) - Poiché non c'è più nessun Consigliere che chiede la parola, io penso che possiamo considerare chiusa la discussione sull'argomento in esame.

Il Consiglio Regionale è chiamato ora ad esprimersi, con una unica votazione, sulle dimissioni presentate dal Presidente della Giunta regionale e dalla Giunta stessa.

Circa le modalità della votazione, si ritiene di dover applicare l'art. 67 del Regolamento interno del Consiglio, che recita testualmente: "le votazioni sulle deliberazioni concernenti persone..., si effettuano a scrutinio segreto". Tale è stata anche la prassi costantemente seguita in precedenti occasioni.

Chiarisco al Consiglio che si fa luogo ad una sola votazione complessiva. I Signori Consiglieri devono quindi deporre la pallina bianca se intendono accettare le dimissioni del Presidente della Giunta e della Giunta o pallina nera se intendono respingerle.

Si passa alla votazione segreta.

Proclamo il risultato della votazione: presenti: 34; votanti: 34; maggioranza: 18; voti favorevoli: 34.

Il Consiglio approva.

Prima di chiudere la seduta, rinnovo l'invito all'Ufficio di Presidenza e ai Capi Gruppo di volersi riunire al termine della seduta stessa nella sala di riunioni delle Commissioni consiliari.

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La seduta è tolta alle ore 12,32.