Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3110 del 21 ottobre 1987 - Resoconto

OGGETTO N. 3110/VIII - INIZIATIVA PER LA COSTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DI BREUIL-CERVINIA. (Reiezione di mozione).

PRESIDENTE: Do lettura del testo della mozione presentata dal Consigliere Torrione:

MOZIONE

Il sistema di autogoverno di cui gode la Valle d'Aosta offre la possibilità di affrontare con maggior sollecitudine e, se possibile, di risolvere i problemi della nostra comunità. Ebbene l'annosa questione della creazione di un nuovo comune e cioè quello di Breuil-Cervinia sembra contraddire questo principio. Infatti sono anni che si parla di questa opportunità senza però approdare ad alcun concreto risultato. È pur vero che le opinioni in merito possono anche essere contrastanti ma non si può negare aprioristicamente la validità della tesi di coloro che sostengono l'esigenza di costituire questa nuova entità comunale, adducendo al riguardo argomentazioni che non sono certo prive di fondamento. Tra queste citiamo in primo luogo la consistenza demografica di Breuil-Cervinia che vede una popolazione residente in via stabile di circa 830 unità che non sono certo poche se rapportate sia al numero degli abitanti del Comune di Valtournenche (2.159) sia a quello medio dei residenti nella maggioranza dei comuni valdostani.

L'altro fattore di estrema e non certo trascurabile importanza è l'aspetto turistico che se valutato nei confronti del Comune capoluogo pone la "cosiddetta frazione" di Breuil-Cervinia in una posizione di netta preminenza. Infatti mentre Valtournenche può annoverare 22 esercizi alberghi con 627 letti suddivisi in 364 camere, di ben altra portata è la potenzialità di Breuil-Cervinia che si sostanzia in effetti in 41 alberghi con 2171 letti su 1158 camere.

Sul piano anche della qualità dell'offerta turistica la bilancia pende a favore di Breuil-Cervinia che può vantare secondo la recente classificazione regionale 3 alberghi a quattro stelle, 11 a tre stelle, 19 a due stelle e 5 ad una stella, mentre Valtournenche non annovera nessun esercizio alberghiero a quattro stelle e soltanto 1 a tre stelle e rispettivamente 9 e 12 a due ed a una stella. Questo quadro di raffronto dà l'esatta misura della consistenza e della capacità sia sul piano qualitativo che quantitativo, ricettiva di quella che a tutt'oggi altro non è che un'appendice frazionale di un Comune, quello di Valtournenche, appunto, le cui "fortune turistiche" sono dovute anche al prestigio e ad un'immagine consolidata che proprio Breuil-Cervinia ha saputo acquisire e consolidare nel panorama turistico nazionale ed internazionale.

Altra considerazione - e non certo secondaria - è la profonda differenza ormai esistente fra le due località anche sotto il profilo della caratterizzazione tanto da farne due entità completamente separate e con interessi a volte contrastanti. Ecco perchè sorge spontanea la domanda perchè negare ad un ambito territoriale ben definito sia sotto il profilo delle peculiarità turistiche e paesaggistiche che sotto l'aspetto delle potenzialità e delle energie umane l'opportunità di divenire il 75° Comune della Valle d'Aosta, se questa è oltretutto la volontà di tutti coloro che abitano, vivono e operano in un contesto che ha tutti i requisiti per essere eretto ad ente autonomo territoriale? Ebbene a questo interrogativo offre una precisa risposta lo stesso Statuto Speciale che prevede la possibilità per il Consiglio regionale, di istituire nuovi Comuni con propria legge dopo aver sentito le popolazioni interessate (art. 42 - 1° comma).

Quest'ultimo strumento di democrazia diretta è disciplinato dalla legge regionale n. 16 del 7 maggio 1975 (artt. 26 e seguenti - Titolo II), attraverso l'istituto del referendum consuntivo.

Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere regionale propone che

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Deliberi

di dare mandato alla Giunta di indire, entro tre mesi dalla data di approvazione della presente mozione, un referendum consuntivo ai sensi degli articoli 26 e seguenti - Titolo II - della legge regionale n. 16 del 7 maggio 1975, al fine di dare la possibilità al Consiglio regionale di assumere una decisione definitiva in merito alla costituzione o meno del nuovo Comune di Breuil-Cervinia.

PRESIDENTE: Ha chiesto di illustrare la mozione il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE (P.S.I.) - Dico subito che l'argomento che si sta per affrontare va visto con l'ottica della pacatezza e della serenità di giudizio, anche perchè si tratta di un problema estremamente delicato, che può incidere sulla vita stessa di una collettività. La creazione di un nuovo comune comporta, infatti, delle prese di posizione di un certo tipo e degli atteggiamenti, che devono essere valutati alla luce del fatto che il costituire una nuova entità comunale può creare delle spaccature all'interno di una collettività, come quella di Valtournenche.

Ho voluto fare questa premessa per sgombrare il campo da qualsiasi possibilità di dare una interpretazione capziosa alla mia mozione; ritengo, però che uno dei requisiti essenziali del concetto stesso di autonomia sia quello di dare la possibilità a chi governa, a chi gode di questo sistema di autogoverno, di affrontare con sollecitudine e con celerità - ed è una delle definizioni che troviamo nei "sacri testi" - i problemi che travagliano la società che agisce in quel determinato contesto.

A fronte di uno Stato che è estremamente burocratizzato e che, quindi stenta a risolvere le questioni che riguardano i cittadini, c'è questa opportunità che dobbiamo saper cogliere di un regime di autogoverno.

Con rammarico devo constatare che la creazione del nuovo Comune di Breuil-Cervinia giace sul tappeto da oltre vent'anni; a questo problema non si è cercato minimamente di dare una soluzione, anzi, sotto certi aspetti, si è cercato di porre in atto alcune barriere, affinchè questo problema non approdasse ad una soluzione.

Credo che non si debbano sottovalutare le tappe successive che hanno caratterizzato l'iter di questa travagliata vicenda, perchè gli stessi cittadini di Breuil-Cervinia hanno più volte manifestato, sia in interventi estemporanei alle forze politiche, sia attraverso petizioni ufficiali, questa volontà di staccarsi dal Comune capoluogo di Valtournenche e di crearsi come entità a sè stante, come comune autonomo. Questo è un dato di fatto che va debitamente puntualizzato, e mi rifaccio ad una petizione, ricca di firme, inoltrata oltre dieci anni fa, e con tutti i crismi della legalità, perchè fu sottoscritta addirittura dai cittadini e convalidata da un notaio; una petizione indirizzata al Presidente della Giunta regionale e al Sindaco di Valtournenche, che chiedeva quanto segue:

"A questo riguardo ci permettiamo far notare che lo stesso Ministero competente, per giustificare questa richiesta, ha ritenuto a suo tempo opportuno far istituire in loco una apposita azienda autonoma di soggiorno (...) perchè voglia esaminare la possibilità di cortesemente promuovere al più presto la istituzione di una amministrazione comunale a Cervinia-Breuil, significando che tale amministrazione potrebbe contare in linea di massima sulla entrata annuale di 35-45 milioni".

La modestia di queste cifre, che giustificavano anche la possibilità di un bilancio a sè stante del possibile comune, sta a significare quanto siamo lontani nel tempo. Credo che Cervinia, a parte la volontà dei suoi abitanti, abbia ormai tutte le caratteristiche per erigersi in comune autonomo.

Ho fatto notare nella mozione - non starò a dimostrarlo in aula - il concetto della capacità ricettiva di Cervinia rispetto a Valtournenche. Siamo, in effetti, in una situazione abnorme: il Comune capoluogo, sul piano della ricettività alberghiera - e sappiamo quanto incida sull'economia delle due zone questo dato - ha una capacità consistente, sia sul piano della quantità di esercizi alberghieri, sia sul piano della qualità. Infatti, mentre Valtournenche può annoverare 22 esercizi alberghieri, con 627 letti, ben diversa è la potenzialità di Breuil-Cervinia, che evidenzia una situazione di 41 alberghi con 2171 posti letto. Questi due dati danno già un'immagine di cosa sia sul piano turistico Cervinia.

Lo stesso discorso vale per altri fattori che incidono sulla capacità di Cervinia di essere un ente a sè stante. Questi fattori vanno individuati in una serie di servizi, che sono già presenti nella località e che non richiederebbero ulteriori sforzi per metterlo in piedi: parlo della caserma dei carabinieri, della parrocchia, dell'azienda autonoma delle poste e telegrafi, della stazione di aeronautica, della scuola elementare, dell'asilo, per arrivare ad un raffronto, che non voglio fare in questa sede, perchè sarebbe addirittura pleonastico, sulla capacità degli impianti di risalita di Cervinia rispetto a Valtournenche, impianti che, fra l'altro, per una "bega" puramente da "strapaese" non sono stati neanche collegati, se non in minima parte. Esiste la società delle guide, esiste lo sci club, il golf club, la pista di bob.

Questo quadro, così come viene a delinearsi, appalesa chiaramente quelle che sono le caratteristiche della località di Breuil-Cervinia e quelle che sono le integre potenzialità di questa località per considerarsi giustamente e per proporsi come comune autonomo.

Voglio, a questo punto, fare alcune altre considerazioni su questo argomento e mi rifaccio, per eliminare dal mio discorso qualsiasi ombra di polemica o di strumentalizzazione, ad un giudizio che un illustre studioso della nostra Regione, Bernard Janin, ha dato sulle due località. Scrive Janin, facendo un paragone fra le due località: "Breuil-Cervinia e Valtournenche si contrappongono l'una contro l'altra all'interno dello stesso Comune".

Questo è stato detto da uno studioso imparziale, ma che ha un suo particolare amore per la Valle d'Aosta ed un approccio con i problemi della nostra Regione di un certo tipo, e dimostra come anche ad un osservatore esterno sia balzata evidente questa connotazione di due località che ormai stentano a vivere insieme.

Aggiunge, infatti, Janin, parlando di Valtournenche, con una considerazione che ritengo amara: "Arroccata 500 metri più in basso, in un paesaggio meno maestoso, Valtournenche non ha lo splendore, l'orgoglio e l'ambizione della sua giovane rivale" - che è Breuil-Cervinia.

Fra queste due realtà socio-economiche esiste una profonda antinomia, che si concretizza in uno stato di perenne frustrazione in cui vivono gli abitanti di Breuil-Cervinia, che sono collocati a 500 metri di altitudine più in alto rispetto a Valtournenche e ad una distanza di 9 Km., con tutti i disagi che ciò può comportare per raggiungere la casa comunale. Breuil-Cervinia si trova in una località di alta montagna e c'è il problema dell'innevamento delle strade, di un lunghissimo inverno, e questo crea dei problemi, per quanto riguarda lo sgombero neve della stessa località, il servizio della raccolta rifiuti e tutti gli altri elementi che incidono nella vita di ogni giorno di ogni collettività.

Voglio aggiungere che c'è uno stato di frustrazione in Cervinia, che ha tutti i requisiti che ho cercato di elencare, che poi vede la sua rappresentanza in seno al Comune di Valtournenche estremamente ridotta nel numero quindi con scarsissima possibilità di incidere sulle decisioni dell'ente comunale.

C'è poi un'ultima annotazione che vorrei fare, ed è quella di una realtà di tipo sociale che si è manifestata in Cervinia, che va considerata se siamo attenti anche a questo tipo di fenomeno: i giovani che sono cresciuti a Cervinia si sentono cittadini a tutti gli effetti di quella località; non hanno più voglia di dipendere da un comune lontano, che costituisce una realtà a sè stante. Invece, si sentono estraniati da quelle che sono le decisioni che passano sulla loro testa, creando una situazione di difficoltà che noi come amministratori regionali dobbiamo considerare, soprattutto in località che hanno avuto uno sviluppo turistico così veloce e che hanno sofferto per anni di una vera e propria crisi di identità.

Non dobbiamo favorire questo fenomeno di sentirsi estranei in casa propria, dobbiamo invece considerare la possibilità per i giovani di Cervinia, soprattutto per le giovani generazioni, di sentirsi (metto la frase fra virgolette) padroni a casa loro, di poter gestire il proprio avvenire.

Su questa serie di argomentazioni che ho cercato di fare, si innesta un aspetto di tipo giuridico: l'art. 42 dello Statuto dice che la nostra Regione ha la possibilità di creare delle nuove entità comunali, sentite le popolazioni interessate. È un grosso strumento che vale sia per accorpare realtà che possono avere interesse ad aggravarsi, sia realtà che hanno la vocazione di dividersi.

Qualcuno mi ha chiesto, polemicamente, come mai quando Craxi propugna a livello nazionale l'abolizione dei piccoli comuni, venga qui a proporre esattamente il contrario. Credo che il discorso sulla abolizione dei piccoli comuni avesse un senso ben diverso nel momento in cui l'ha fatto Craxi, ma poi non sempre quello che dice Craxi è "oro colato".

Come norma di attuazione del dettato statutario, la Regione ha legiferato in materia e con la legge del 7.5.1975, n. 16, ha indotto il referendum consultivo come strumento per sentire il parere delle popolazioni interessate. È uno strumento che non abbiamo mai usato per questo scopo; mi auguro che si usi per la prima volta per Breuil-Cervinia. Agli articoli 27 e 28 della legge sono elencate le condizioni per le quali è possibile indire un referendum, con dei precisi quesiti da porre agli elettori per quanto riguarda la loro volontà di creare una nuova entità comunale e di dividersi, quindi, da quello che è il comune capoluogo.

In Valle d'Aosta, sotto questo aspetto, e prima della entrata in vigore di questa legge del 1975, l'unico precedente di istituzione di un nuovo comune è quello di Gaby; venne creata una entità comunale nel 1952, quando si staccò dal Comune di Issime, in seguito ad una petizione degli abitanti. Si fece allora una legge regionale, la n. 17 del 14.3.1952, dove la Regione, senza aver sentito le popolazioni, ma avendo preso atto di una volontà, espressa dagli abitanti di Gaby, di costituirsi in un comune autonomo, deliberò la creazione del Comune di Gaby.

Basta che questo Consiglio regionale - e torno sull'aspetto politico - approvi una legge, indica un referendum, dopo di che il pallino passerà agli abitanti di Breuil-Cervinia e di Valtournenche, i quali dovranno pronunciarsi sul quesito se staccarsi, o meno, e crearsi in ente autonomo territoriale, con la denominazione di Comune di Breuil-Cervinia.

Credo che questo argomento abbia suscitato in alcuni colleghi delle legittime perplessità ed abbia fatto prendere delle prese di posizione, che francamente non condivido, e non lo dico in termini polemici, ma per amore di chiarezza. Presentata la mozione, non ho più parlato sull'argomento, perchè mi rendevo conto che qualsiasi dichiarazione poteva essere interpretata in un senso o nell'altro, e non ho cercato di cavalcare nessuna tigre, soprattutto in fase elettorale; ho, invece, raccolto, anche perché in quel periodo ero via, una ricca documentazione, dove ho scoperto che si "tracciano" dei giudizi poco, lusinghieri sulla mia iniziativa.

Ho appreso dai giornali che si è convocata a Breuil-Cervinia una riunione di notabili, dove ci si è arrogati il diritto di parlare a nome di tutti. Questo è l'aspetto più negativo che ho notato nella vicenda, tanto che qualcuno si è anche lamentato di questa riunione non aperta a tutti. Su "La Stampa" del 3.9.1987 si legge: "Se la gente avesse saputo che la riunione di martedì era aperta a tutti, ci sarebbe stata una marea di persone; il problema è molto sentito qui a Cervinia e, benchè si capiscano le ragioni che spingono ad essere estremamente prudenti nell'individuare possibili soluzioni, bisogna considerare che, al di fuori di ogni polemica, il Breuil e Valtournenche sono da tempo due entità diverse". È una dichiarazione dell'albergatore Attilio Neyroz.

Devo citare una dichiarazione del Consigliere Maquignaz anzi due, che vanno puntualizzate. Non credo che, per indire un referendum, per andare a chiedere alla gente cosa vuole, si debba preventivamente andare a chiedere alla stessa gente se vuole o meno il referendum. Questo è un concetto di democrazia che non riesco a capire. Il referendum è indetto per chiedere alla gente cosa vuol fare del suo avvenire; non arroghiamoci il diritto di andare ad interpellarli se vogliono il referendum, sarà al momento del referendum che loro esprimeranno un giudizio.

Dichiara il Consigliere Maquignaz: "Semmai il referendum deve essere deciso dalla cittadinanza, non certo imposto dall'alto". Ma io dico: "Come imposto dall'alto, se è previsto da una legge regionale? C'è una legge attuativa dell'art. 42 dello Statuto, io applico la legge; non devo mica andare a chiedere a Valtournenche o a Cervinia se devo applicare la legge, anzi se sono ossequiente, faccio una legge e indico un referendum".

Al termine di questa riunione di maggiorenti del paese - dice poi un giornale locale - si è stilato un comunicato in cui si censura l'operato di Gianni Torrione, reo di avere assunto una iniziativa così importante, senza avere sentito prima l'opinione della popolazione locale. Se l'opinione della popolazione locale era quella dei maggiorenti del paese, ebbene ben contento di non aver seguito questa strada.

Ma là dove voglio rimproverare all'amico Maquignaz, è una sua dichiarazione che trovo estremamente pericolosa per l'intero Consiglio regionale. Dichiara il Consigliere Maquignaz: "Non vedo perchè quelli di Aosta si impicciano delle nostre cose; siamo grandi e sufficientemente intelligenti per risolvere le questioni che ci riguardano in casa nostra, senza darle in pasto a chi, in prossimità delle elezioni regionali, è pronto a cavalcare tutte le tigri". Questa è una dichiarazione del Consigliere Maquignaz, che sancisce il principio della "sovranità limitata" del Consigliere regionale: sono eletto Consigliere regionale e devo occuparmi, siccome la mia famiglia da oltre cento anni abita in via S. Anselmo, solo di quella zona lì.

Cito il Sindaco, nella cui dichiarazione posso anche trovare una parte di ragione: "Dobbiamo andare cauti, perchè il problema è complesso e delicato, anche perchè la realtà di Breuil-Cevinia è molto diversa da quella di Valtournenche. Istituire un nuovo comune significa creare problemi di carattere funzionale, oltre che amministrativo". Ho cercato di dire prima come la dotazione di servizi di Cervinia sia addirittura superiore a quella di Valtournenche. Il problemi di stabilire dei confini fra i due Comuni non esiste assolutamente: questo a detta degli abitanti di Valtournenche e di Cervinia. La natura ha stabilito naturalmente quelle che sono queste due entità, anche perchè si trovano a 500 metri di dislivello l'una dall'altra.

Non credo che chiedere alla gente cosa voglia fare del proprio futuro sia un atto di prevaricazione, ma voglio dire una cosa in più, che è questa: la mia mozione non si arroga il diritto di stabilire il referendum domani mattina, ma dà mandato alla Giunta regionale di mettere in atto con tutte le dovute cautele questo referendum, che dovrà poi essere indetto, entro tre mesi, con decreto del Presidente della Giunta; cioè, dà mandato alla Giunta di fare tutta quell'opera eventualmente necessaria per evitare uno scontro fra le due collettività, quella di Cervinia e quella di valtournenche.

In questo spirito avevo mandato una lettera al Consigliere Maquignaz, in cui chiedevo un pubblico confronto su questo argomento; mi è spiaciuto che questa lettera non abbia avuto se non una risposta orale e non abbia avuto neanche la possibilità di essere considerata dal Sindaco del Comune di Valtournenche, al quale pure l'avevo inviata. Questa è una scortesia che credo di non meritare, ma qui ci sono certi sindaci che credono di essere i primi della classe. Non faccio il caso di Valtournenche, dirò poi nella stessa seduta di oggi a chi mi riferisco.

Ho intuito che questa mozione farà una brutta fine, e non sarà la mia la sola iniziativa che oggi avrà un esito non certo positivo. Essendo questo il primo argomento all'ordine del giorno, se il buon giorno si vede dal mattino, per oggi per il sottoscritto sarà una giornata nera. Certo è che se la Giunta regionale non riterrà opportuno (dovrà poi motivarlo il perchè) accettare la mia mozione, siccome la legge me ne dà la facoltà, presenterò comunque un disegno di legge per indire il referendum: uno strumento di democrazia diretta come il referendum non può che trovare d'accordo tutti. Pertanto, su questo argomento, se oggi lo si vuole liquidare dicendo che è una cosa preelettorale, preannuncio che dovremo ritornarci prima della scadenza di questa legislatura.

Si dà atto che alle ore 10,26 assume la Presidenza il Vice Presidente DOLCHI.

PRESIDENTE: È aperta la discussione generale sulla mozione. Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.) - Non era nelle mie intenzioni prendere la parola su questa mozione, però ritengo necessario un breve intervento.

Condivido interamente la mozione; ritengo che quanto richiesto nella delibera sia un atto democratico e, quindi, non una situazione strumentale, ma quello che più mi ha colpito, leggendo anche alcune notizie stampa, è un certo spirito che mi ha fatto ricordare il tempo dei vassalli, i padroni del castello.

Abbiamo scoperto che c'è una casta a Valtournenche che decide per gli altri; la casta si è riunita e fra questi c'era un Consigliere regionale, il Consigliere Maquignaz, che forse avrebbe fatto bene a spiegare il perchè della sua presenza, che è preoccupante.

Un Consigliere regionale porta avanti delle iniziative, ma qui si cerca di bloccarle, solo perchè la casta ha deciso che il popolo non deve essere ascoltato. Quindi, non ci si preoccupa della legge regionale esistente sulla eventualità del referendum consultivo e ci si arroga questo diritto di decidere per gli altri. Questo è un fatto gravissimo ed è ancora più grave quando a queste riunioni partecipa un Consigliere regionale, e tutti insieme disapprovano l'iniziativa. Ma siamo noi che dovremmo disapprovare e condannare l'iniziativa di questa casta, che non si preoccupa di consultare la gente, ma decide sulla propria pelle. E decide in un modo antidemocratico, preoccupante, perchè, se l'arroganza viene trasportata in periferia, vuol dire che viviamo in un clima pericoloso.

Siamo d'accordo su questa iniziativa del Consigliere Torrione, perchè chiede solo di indire un referendum previsto da una legge; lasciamo che la gente decida, lasciamo che siano gli altri a decidere, e non siano i più ricchi (fra virgolette) della zona a decidere.

Non condividiamo questi atteggiamenti ed ecco perchè li condanniamo. Non siamo d'accordo sulle notizie della stampa; si è dato risalto al provvedimento perchè era opportuno farlo.

Il fatto di approvare questa mozione sarebbe quasi superfluo; qui si esprime un concetto generale, si chiede alla Giunta di indire un referendum per sentire cosa la gente di Cervinia, di Valtournenche ne pensa. Siamo contro i padroni del castello, vogliamo sentire cosa ne pensa la base: accetteremo qualsiasi risultato della base, ma non possiamo accettare la soluzione che viene data da questi "padroni del vapore" che si riuniscono (mi pare) in qualche albergo, per decidere fra un bicchiere e l'altro alle spalle degli altri.

Voteremo con piacere questa mozione; la voteremo perchè siamo convinti della necessità che Cervinia faccia comune a sè per i motivi che ha detto il Consigliere Torrione poco fa, per creare una struttura più agile, per evitare anche che si espropri il Consiglio regionale, o la Giunta, delle proprie competenze.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis, ne ha facoltà.

DE GRANDIS (P.R.I.) - Il Consigliere Torrione, stamani, illustrando la mozione, ha esordito dicendo che si tratta di un argomento delicato, che va affrontato con cautela e con prudenza. Condivido pienamente questa affermazione del Consigliere Torrione, però devo anche dire che, siccome lui crede nelle cose che fa, fatalmente ci mette poi dentro tutta la passione di cui è capace.

Farò due ordini di considerazioni: una di metodo e una politica. Quella di metodo è che sono anch'io convinto che, in linea di principio, in linea generale, dovremmo favorire l'accorpamento dei comuni e non l'ulteriore proliferazione degli stessi; questo tenendo ampiamente conto delle particolarità della nostra Regione, della sua conformazione geografica, delle distanze, delle diverse altitudini, delle diverse esigenze dei singoli paesi, però senza dimenticarci di quali e quante difficoltà i nostri piccoli comuni soffrono quando si devono organizzare e quante volte non hanno a disposizione nemmeno il segretario comunale. Ci sono i famosi segretari comunali "a scavalco," a part-time, con quanto disdoro, per quella che è una buona amministrazione, è facile comprendere.

Così come constatiamo tutti i giorni quante volte la Regione deve sostituirsi al comune per la realizzazione di opere, proprio perchè l'amministrazione comunale, per le sue ridotte dimensioni, per le sue scarse capacità economiche, non è in grado di affrontare questi problemi.

Stando così le cose, credo che l'iniziativa per la nascita di un nuovo comune debba fatalmente partire da una iniziativa della popolazione interessata; credo che si debba evitare, pur essendo legittimo, l'intervento di uno o di più consiglieri regionali in questo settore, così come ha fatto il Consigliere Torrione.

Sulla legittimità non c'è ombra di dubbio, è sulla opportunità che invece sono perplesso. È pur vero che Breuil ha il doppio di alberghi di Valtournenche (il rapporto è di due a uno); è altrettanto vero che il rapporto della popolazione è contrario; è altrettanto vero che, per fare un solo esempio, Champoluc (frazione di Ayas) ha un rapporto di alberghi con Magnéaz (sede del capoluogo comunale) di 8 a 1, e lo stesso la popolazione, ragione per cui, facilmente, iniziative di questo genere, assunte a livello regionale, anzichè nascere da una spontanea richiesta della popolazione, potrebbero far nascere tutta una serie di esigenze, di desideri, di formazioni di nuovi comuni.

Ci sarebbe anche l'esempio di Saint-Rhémy-Bosses, che è abbastanza interessante. Il Comune di Saint-Rhémy era un grosso comune in tempi andati, quando ancora esistevano i soldati delle nevi; oggi è ridotto ad una popolazione di 10-12 abitanti stabili, eppure è rimasto Comune Saint-Rhémy, e Bosses, che è una frazione che si è invece sviluppata, che costituisce il vero centro dell'attività di quella zona, rimane con il nome di Saint-Rhémy, e non Saint-Rhémy-Bosses, come un tempo.

Qual è il problema vero? Il problema è, secondo me, che Breuil avrebbe bisogno in maniera più immediata di tutta una serie di servizi che si trovano a 8-9 Km di distanza. Mi chiedo allora: con i mezzi moderni, con la meccanizzazione moderna, è così difficile fornire il Breuil di tutta una serie di servizi che servono a quella località in modo particolare, senza dover scendere ogni volta a Valtournenche? Credo sia abbastanza semplice, meno costoso, e impedisce ad una comunità, che per dimensioni è fra le più interessanti realtà comunali della nostra Regione, di smembrarsi, di ridiventare anch'essa due piccoli comuni, con difficoltà operative, con un aggravio ulteriore di spese, perchè costruire un comune costa miliardi, mantenerlo costa centinaia di milioni.

Un numero di miliardi di questo genere non può essere utilizzato in modo migliore a favore della località del Breuil, creando strutture necessarie a quel turismo e dando loro la possibilità di accedere a certi servizi del Comune attraverso una delegazione, così come esistono nelle grandi metropoli?

Oggi, con il computer, è facilissimo, con una sola persona addetta, avere sul luogo, in tempo reale, tutta una serie di servizi e di documentazioni che servono a quel tipo di popolazione.

Credo che questa sia la strada da seguire, anche perchè la situazione è estremamente delicata. D'altra parte, se il Breuil lamenta di non avere sufficiente rappresentanza (per il proprio peso economico) nel Comune di Valtournenche, è altresì vero che deve tener conto che gli interessi del Breuil non possono essere chiusi, egoisticamente, nel villaggio del Breuil, ma devono rifluire su tutta la popolazione di Valtournenche, altrimenti incoraggiamo una forma di egoismo nei vari settori ove si sviluppano queste attività; una sorta di chiusura, di isolamento dorato, per chi ha possibilità di stare meglio degli altri.

Questo credo lo si debba assolutamente evitare; ci vuole una solidarietà fra tutta la popolazione del Comune, che veda i benefici del turismo, che meglio vengono utilizzati in una determinata Regione per le sue caratteristiche ambientali, paesaggistiche, ripercuotersi sull'intero Comune e non vadano a favore esclusivamente di una comunità più ridotta.

Queste sono le motivazioni secondo e quali ritengo di dovermi astenere sulla mozione.

Si dà atto che dalle ore 10,39 riassume la Presidenza il Presidente Bondaz.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Beneforti, ne ha facoltà.

BENEFORTI (D.C.) - La mozione del Consigliere Torrione, sulla costituzione di un comune a Cervinia, ha sorpreso un po' tutti, perchè l'iniziativa non è scaturita dalla volontà della collettività residente in quella località.

Queste richieste sono sempre precedute da assemblee generali di zona, vengono raccolte firme, petizioni: almeno negli ultimi tempi, da parte della popolazione di Cervinia, tutto questo non è avvenuto. Non dico che a Cervinia non abbiano parlato di autonomia amministrativa, come avviene da ogni parte, perchè in molte zone è avvertita la necessità di una propria autonomia amministrativa, e spesso si sente dire che vorrebbero costituirsi comune.

La mozione presentata dal Consigliere Torrione è una sorpresa, perchè in quest'aula, come a livello di Commissione, abbiamo sempre sentito parlare di creare le condizioni per unificare i servizi. L'ultima discussione è avvenuta in occasione dell'approvazione della legge sulle comunità montane. Si è parlato di unificare i servizi, di decentrare compiti e poteri, proprio alla luce anche della polverizzazione esistente nelle autonomie locali della nostra Regione.

Per quanto ci riguarda, abbiamo sentito i nostri rappresentanti, gli operatori turistici in luogo; abbiamo capito che c'è un retaggio storico che lega Valtournenche a Cervinia, che non si può ignorare, pena l'impoverimento di Cervinia e della stessa Valtournenche. Il problema, per noi, esiste per Cervinia nella misura in cui a questa località non si danno quei servizi di cui ha necessità a popolazione. Forse, l'Amministrazione comunale di Valtournenche ha mancato nel non concedere a Cervinia quei servizi che le erano necessari, quegli interventi che dovevano essere fatti, e questa carenza in qualcuno ha fatto sorgere la volontà di parlare di autonomia amministrativa a Cervinia.

Non si può dire nemmeno che Cervinia non sia rappresentata nel Consiglio comunale di Valtournenche: su 15 Consiglieri, 9 rappresentano i 1200 abitanti di Valtournenche e 6 gli 800 abitanti di Cervinia; e, con sei rappresentanti, un ruolo lo si può svolgere, per portare avanti un discorso di decentramento di servizi da Valtournenche a Cervinia, per poter affrontare tutte quelle opere che Cervinia oggi richiede dal Comune, come le richiede alla Regione per un maggior sviluppo turistico.

Fatte queste precisazioni, riteniamo di adeguarci a quella che sarà la volontà anche della popolazione della zona, come del Comune di Valtournenche. Prendiamo atto che il Consiglio comunale deciderà di nominare una commissione di lavoro per esaminare le possibilità esistenti; valuteremo quello che la Commissione elaborerà e attenderemo il parere del Comune di Valtournenche per decidere in merito.

Si dà atto che dalle ore 10,45 assume la Presidenza il Vice Presidente Dolchi.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.) - Ricordo che il Consigliere Torrione ha terminato il suo intervento con una frase, "se il buon giorno si vede dal mattino ...", riferendosi al risultato che potrà avere questa mozione: aggiungerei che oggi per il Consigliere Torrione è una giornata che in latino si direbbe "dies nigro signanda lapillo" (un giorno da segnarsi con pietra nera).

Entriamo nel merito di questa mozione. Certamente andrò contro corrente, perché la Valle d'Aosta è una piccolissima Regione che oggi si ritrova con ben 80 comuni. Se pensiamo ai vari comuni, che ci sono nella Valle, di 60-70-80 abitanti, dobbiamo chiederci se è concepibile una situazione di tal genere; a fronte di questa situazione, bisognerebbe andare in direzione contraria, cioè ridurre il numero dei Comuni. Di questo passo, come qualcuno ha citato prima, se la frazione di Porossan vuole contare di più, chiederà anch'essa di diventare comune, e così altre piccole comunità. Per cui, mi sembra che il discorso non stia in piedi.

Non siamo per un allargamento di comuni, ma siamo per una loro riduzione o, perlomeno, per mantenere lo "status quo", anche se mi rendo conto che la situazione di Cervinia è una situazione particolare.

Nella forma, la richiesta del Consigliere Torrione è accettabile: si chiede soltanto che venga istituito un referendum, come è previsto dalla legge regionale n. 16 del 7.5.1975; ed è questo l'unico motivo che fa si che, a nome del Movimento Sociale, mi astenga su questa mozione, altrimenti avremmo votato contro, perchè il principio che si verrebbe ad affermare è inaccettabile.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Maquignaz, ne ha facoltà.

MAQUIGNAZ (A.D.P.) - La mozione presentata dal Consigliere Torrione ha messo a fuoco un problema di cui si discute da anni e, se da una parte ha il pregio di porre il problema senza mezzi termini, d'altra parte ha creato una situazione di imbarazzo e di disagio, innanzitutto nel Consiglio comunale di Valtournenche, che non era informato della iniziativa, e da parte, soprattutto, della popolazione di Valtournenche, che si è sentita scavalcata da una iniziativa politica improvvisa e non mediata da un lavoro di preparazione su questo argomento.

Al di là delle polemiche, il problema è stato posto e lo vogliamo affrontare seriamente, senza demagogia. Per questi motivi, ci siamo permessi di organizzare una riunione al Breuil, che sicuramente non è stata una riunione di notabili. Pensavo di non meritare, da parte dei colleghi, questa cattiveria.

Alla riunione hanno partecipato i rappresentanti delle organizzazioni sociali e di categoria, quindi gli albergatori, i commercianti, i rappresentanti della scuola di sci della polisportiva; hanno partecipato i Consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza del Breuil, che sono, come giustamente ha ricordato il Consigliere Beneforti, 6 su 15, e che, tenendo conto del rapporto fra la popolazione presente a Valtournenche e al Breuil, rappresentano adeguatamente la frazione di Breuil-Cervinia. Hanno partecipato ancora a questa riunione il Sindaco di Valtournenche e la Giunta comunale, gli ex sindaci numerosi residenti che intendevano esprimere la propria opinione sull'argomento.

È stata una riunione abbastanza ampia, che ha registrato un dibattito molto sereno, privo di polemiche e di buon livello, rivelando, quindi, una grande maturità, attenzione e prudenza da parte degli intervenuti.

Dalla riunione sono emerse alcune riflessioni che voglio esternare al Consiglio regionale. Innanzitutto è emersa la preoccupazione, da parte del Sindaco e degli ex sindaci, di creare una frattura culturale e sociale fra la popolazione residente al Breuil e quella residente a Valtournenche. È emersa, è vero, da parte della popolazione del Breuil, la simpatia nei confronti della costituzione di un comune autonomo, in cui identificare, per così dire, la propria unità spirituale e per vedere realizzata una esigenza di maggiore autonomia amministrativa.

Quello che è importante capire è che gli abitanti di Breuil sono disponibili ad accettare la costituzione di un comune al Breuil, a condizione che questo discorso vada a favore degli interessi dell'intera comunità di Valtournenche: si valuta la possibilità di avere due entità amministrative per garantire maggiori servizi a tutta la popolazione. Quindi, non una posizione di scontro, di rottura di unità culturale, ma la volontà di affrontare il problema in modo serio ed adeguato, problema che dovrà essere affrontato prima dal Consiglio comunale di Valtournenche, che rappresenta in modo legittimo le esigenze di tutta la popolazione.

È emersa, infine da parte di tutti, prima di ogni decisione definitiva, l'esigenza di costituire una commissione nominata dal Consiglio comunale, possibilmente con la collaborazione della Regione, che elabori uno studio con l'ausilio di esperti, in cui vengono evidenziati i pro e i contro che possono derivare dalla costituzione di un nuovo comune.

Evidentemente, è stato anche espresso un parere negativo alla realizzazione di un referendum in questo momento, perchè viene ritenuto inopportuno, troppo rischioso: non possiamo dimenticare che la frazione di Mestre, del Comune di Venezia, scegliendo la strada del referendum e non avendo prima creato un clima di simpatia nel Comune di Venezia, perse il referendum, nonchè la possibilità definitiva di costituirsi in comune autonomo.

Quindi la popolazione non è contraria in assoluto a fare un referendum a Valtournenche; ritiene che in questo momento l'iniziativa sia quanto meno inopportuna.

Si è evidenziato, infine da parte di tutta la popolazione, la volontà - e questo è fondamentale, Consigliere Torrione, perché dichiara un clima di simpatia nell'ambito della popolazione di Valtournenche, del Consiglio comunale di Valtournenche - di creare un clima di simpatia nell'ambito delle forze politiche presenti in questo Consiglio regionale, che al momento opportuno dovranno esprimere il loro parere definitivo.

Per concludere, desidero ricordare infine che al Breuil, in questi ultimi trenta anni, ai piedi del Cervino, si è costituita una comunità storicamente nuova, formata da valdostani di antica origine e da quelli di recente adozione, che in quella terra hanno riposto le proprie energie umane, spirituali ed economiche e che costituiscono "l'humus culturale" di Breuil-Cervinia. Su questo "humus" si fonda lo sviluppo del paese e delle nuove generazioni, a cui certamente vogliamo lasciare non soltanto una stazione turistica organizzata e moderna, ma una filosofia di comportamento fondata sulla unità, sul rispetto, sulla tolleranza, sulla solidarietà umana e sociale.

In questo senso, si può ipotizzare la costituzione di un comune autonomo, che potrebbe sancire la unità spirituale del paese e rispondere alle esigenze di maggiore autonomia amministrativa. Riteniamo che il problema vada affrontato attentamente, non escludendo però, come alcuni hanno fatto in questo Consiglio, alcuna possibilità, ivi compresa quella di costituire una struttura amministrativa decentrata, che possa risolvere quei problemi che in questo momento sembrano non essere risolti dall'attuale struttura amministrativa.

Per concludere nella sostanza esistono due possibilità, da valutare con attenzione, e voglio chiarire che non intendiamo liquidare la mozione presentata dal Consigliere Torrione facendo il gioco della maggioranza e della opposizione; prendiamo atto che il problema è stato sollevato, ma riceviamo che sarebbe in questo momento inopportuno indire un referendum a Valtournenche. Riteniamo, invece, che si debba fare uno studio articolato, che possa indicarci i vantaggi per la popolazione nell'eventualità che si costituisca un nuovo comune e che ci dica se l'eventuale costituzione di una struttura amministrativa decentrata del Comune possa risolvere in modo definitivo il problema.

Affrontiamo molto serenamente questa mozione; logicamente, non la possiamo votare per le ragioni ora esposte. Siamo invece favorevoli all'elaborazione di uno studio articolato, che potrebbe essere realizzato dal Comune di Valtournenche in collaborazione con la Giunta regionale.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

TONINO (P.C.I.) - Crediamo che un problema di questa natura non possa essere affrontato con lo schematismo secondo cui i comuni sono troppi, che bisogna accorparli e ridurli, oppure esasperando le richieste, dell'altro lato, di autonomia amministrativa di realtà subcomunali.

Viviamo in una Regione in cui esiste una certa polverizzazione di comuni, che alcuni hanno anche messo in discussione; tuttavia, il livello amministrativo dei nostri comuni si è storicamente consolidato in questa Regione, che ha molti aspetti positivi che riguardano il rapporto fra l'amministrato e l'amministratore, la qualità dei servizi nelle località più disagiate della nostra Regione.

Questi comuni riescono o meno ad assolvere ai compiti che in questi ultimi anni, in particolare, sono stati loro assegnati? A questo interrogativo, la risposta "abroghiamo i comuni, accorpiamo i comuni" è una risposta semplicistica: i comuni possono far fronte alle nuove competenze, possono far fronte anche a nuove competenze loro delegate dalla Regione, attraverso forme organizzative diverse come il consorzio fra i comuni, le comunità montane, assegnando a queste ultime un ruolo, una importanza che finora è stata negata a questo ente intermedio.

Ripeto l'interrogativo: "Possiamo qui discutere di questo argomento, partendo da quei presupposti?". A mio avviso a risposta è negativa. Dovremmo qui valutare, sul piano dell'efficacia funzionale e amministrativa e sul piano delle condizioni storiche che si sono create in quella realtà, se è opportuno costituire un nuovo comune o se, invece, il problema può essere risolto con una serie di misure di carattere di decentramento amministrativo nell'ambito del Comune di Valtournenche.

Qui manifestiamo, riprendendo un discorso che ha proposto il Consigliere Maquignaz, l'esigenza di approfondire questo aspetto, e cioè in che modo affrontiamo questa duplice esigenza: una richiesta che comunque è venuta, da una parte dalla popolazione del Breuil, di sentirsi comune e, quindi di autonomia di carattere amministrativo; la necessità, come molti hanno sottolineato, dell'efficienza dei servizi amministrativi al Breuil.

Appoggiamo la proposta di affrontare il problema più in dettaglio, di studiarlo, perchè su quella base è anche giusto andare al referendum. Non dobbiamo aver paura di questo strumento. D'altronde, c'è una richiesta, che viene da una parte della popolazione di quel Comune, non importa se è o meno una richiesta del Comune in quanto tale, e che dobbiamo considerare.

C'è una legge che, attuando una norma dello Statuto, prevede il referendum consultivo; qualcuno deve dimostrare perchè dovremmo opporci ad un referendum su un tema di questa natura. Semmai, il problema è di far svolgere il referendum consultivo non su contrapposizioni di tipo campanilistico, non su situazioni di tipo emotivo, ma sulla base di alcune valutazioni oggettive che prima ho cercato di accennare.

Per quanto ci riguarda, siamo d'accordo sullo spirito di questa mozione e siamo disposti a votarla, tuttavia, se il Consiglio regionale decidesse di soprassedere e di valutare serenamente tutte le implicazioni di una scelta di questo tipo, perchè queste siano sottoposte al parere della popolazione di Breuil e Valtournenche, saremmo d'accordo su questa seconda soluzione, che, anzi, in questa fase sarebbe la più ragionevole.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Stévenin, ne ha facoltà.

STEVENIN (U.V.) - Quand, en 1952, a été créée la Commune de Gaby, il y avait là des raisons ethno-linguistiques qui étaient à la base de la réaction de cette Commune: Gaby, avec son patois franco-provençal, d'un côté, de l'autre, Issime, avec son patois d'origine allemande. Il y avait, donc, des motivations historiques, culturelles, qui étaient à la base de cette décision de créer la Commune de Gaby.

Par contre, quelles sont les motivations qui sont à la base de la création d'une éventuelle Commune de Breuil-Cervinia? Les motivations dont nous ont parlé soit M. Torrione, d'un côté, soit M. Maquignaz, ne nous éliminent pas tous les doutes et toutes les perplexités que nous avons à cet égard. Le problème du décentrement est un problème réel, les problèmes des services sont des problèmes réels, mais il y a la possibilité de trouver une solution différente, qui peut aller au delà de la création d'une nouvelle commune.

De risques, par contre, il y en a; parmi ces risques il y a celui d'engendrer de nouvelles requêtes de la part d'autres communautés, par exemple Ayas-Champoluc, Porossan, Saint-Martin de Corléans (qui a à peu près 8000 habitants), etc..

Tout de même, nous sommes de l'avis que c'est un problème à étudier, qui regarde les habitants de la Commune intéressée.

PRESIDENTE: Trattandosi di mozione, chiude la discussione generale, oltre ai rappresentanti del Governo regionale, il presentatore della mozione.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE (P.S.I.) - Ho ascoltato con estrema attenzione le varie argomentazioni dei colleghi Consiglieri e devo anzitutto complimentarmi per il tono pacato con cui si è affrontato questo argomento, ben diverso da alcune prese di posizioni che si sono verificate nel momento in cui ho presentato la mia mozione e che hanno formato oggetto di alcuni articoli riportati dalla stampa, sia locale che nazionale.

Voglio solo fare una considerazione: credo che oggi sia aleggiato su questo Consiglio regionale lo spirito di "buon'anima Benito", perchè si è parlato di accorpamento di comuni, ricordandoci un periodo poco felice per la nostra Regione, in cui con un colpo di bacchetta magica qualcuno decise di accorpare, perchè i 74 comuni erano troppi.

Senza voler dare ragione ad una tesi di questo tipo, credo che il problema delle comunità minori in Valle d'Aosta esista, ed è emerso in tutta la sua drammaticità nel momento in cui abbiamo discusso delle comunità montane. Si è notato come questo problema, in generale, travagli questa collettività: da una parte, 74 comuni che a volte hanno difficoltà ad esprimere a loro autonomia; dall'altra, l'esigenza di accorparsi per rendere funzionalità anche ad una realtà socio-economica che è profondamente mutata.

Allora mi chiedo - e mi riferisco al Consigliere Beneforti, che ha citato la discussione sulle comunità montane - quando abbiamo approvato quella legge, ci siamo preoccupati di andare ad interpellare le singole comunità, se volevano essere accorpate ad una comunità montana piuttosto che all'altra? Ci siamo arrogati il diritto, facendo un atto di presunzione che già denunciai in quella sede, di stabilire che Saint-Nicolas doveva stare insieme a Cogne, e nessuno qui ha protestato. Il comune capoluogo della Regione è stato accorpato nella IV comunità: non mi risulta che il Consiglio comunale di Aosta si sia pronunciato in questo senso.

Allora dobbiamo, giustamente, avere dei riguardi estremi nei confronti degli enti territoriali minori; questo atteggiamento, come Consiglio regionale, lo dobbiamo avere in qualsiasi momento, perchè credo sia addirittura doveroso. In quella occasione non siamo stati così rispettosi della volontà dei cittadini, che viene filtrata attraverso l'espressione delle entità territoriali minori.

Voglio tornare sull'argomento specifico dell'istituto del referendum. Questo strumento è uno strumento, seppur consultivo, di democrazia diretta e non dobbiamo mediare niente, perchè è la gente che si deve pronunciare. Sono stati indetti due referendum a livello nazionale e c'è stata addirittura una crisi di governo, perchè qualcuno voleva arrogarsi il diritto di decidere al posto della gente. Qui ci riempiamo spesso la bocca della "gente", poi, quando una legge regionale, votata da questo Consiglio, in attuazione dell'art. n. 42 del nostro Statuto, ci fornisce questo strumento, dobbiamo dire che la gente va consultata attraverso una ulteriore mediazione, che è quella di una Commissione, e (consentitemi la battuta) non c'è niente di peggiore, per affossare un problema, che nominare una Commissione. Non condivido il discorso del retaggio storico che ha citato il Consigliere Beneforti, quale legame fra Cervinia e Valtournenche. Questo retaggio storico non esiste, in quanto Cervinia è nata da un atto di speculazione (fra virgolette per non dire altro) in un determinato periodo, e di questa situazione storica ha portato le conseguenze sul piano strettamente urbanistico, tanto che, purtroppo, è una delle località più deturpate della nostra Regione, proprio perchè hanno deciso altri al posto di coloro che abitavano a Cervinia. Surrettiziamente è stata creata Cervinia, come pure Sestrière; d'altronde, faceva parte di quella cultura, di quel periodo che è il periodo fascista. Prima che fossero create queste due località non esistevano che due alpeggi, di proprietà di famiglie di Valtournenche, quindi, di grossi legami fra queste due entità non ce ne sono, mentre ben diversa è la situazione di altri comuni della Valle, dove l'insediamento umano, l'antropizzazione (per usare una parola di moda), della zona è avvenuto per stratificazioni storiche, culturali e sociali.

Si tratta, a mio avviso, di affrontare il problema, non in termini esasperati, ma questo è compito delle forze politiche presenti in questo Consiglio; si deve far precedere il referendum da una sorta di propaganda elettorale, dove ognuno di noi va a spiegare le proprie ragioni alla gente, ma soprattutto, a sentire le ragioni della gente.

confutato, sebbene sia del posto e conosca la realtà, secondo cui non ci sarebbero state delle sollecitazioni in questo senso: non è vero che sollecitazioni non ci sono state, è un falso storico, perchè ho qui una petizione di dieci anni fa, sottoscritta da un notaio e firmata da tutti i capifamiglia di Breuil-Cervinia. Questo significa che è stato disattento, il Consiglio regionale di allora, a non prendere in considerazione questo problema, ma non che non esista; ha fatto comodo per tanti anni far finta che questo problema non esistesse.

Non credo che costi miliardi, come diceva il Consigliere De Grandis, l'istituzione di un nuovo comune; in effetti, a Cervinia la dotazione cosiddetta dei servizi, dalla scuola ala caserma dei carabinieri, all'ufficio turistico, è già presente, ed è una delle ragioni che fanno dire agli abitanti di Cervinia che, ormai, esistendo queste condizioni, sono una entità a sè stante.

Mi ha fatto piacere che, con calma e ponderazione, il Consigliere Maquignaz abbia sottolineato un elemento che avevo affrontato nel mio primo intervento e che è quello culturale. Cosa sono gli elementi costitutivi di un ente territoriale? Sono: il territorio, la cosiddetta potestà di imperio, cioè la possibilità di esercitare su quel territorio una determinata volontà, e il sentirsi comunità. Cervinia, nel tempo, si è data questa identità culturale, che meglio di me ha sottolineato il Consigliere Maquignaz: esiste unità spirituale fra gli abitanti di Cervinia che accomuna popolazione più anziana e popolazione più giovane, e da questa più giovane è ancor più avvertita.

Questo è un dato di cui dobbiamo tener conto nel momento in cui affrontiamo l'istituto del referendum, con pacatezza, con ponderazione, senza voler dividere ciò che a volte è difficile dividere. Ma se è colpevole questo atteggiamento di essere superficiali, è altrettanto colpevole l'atteggiamento di chi non vuol prendere atto di una realtà che esiste e che va considerata.

Mi permetto di confutare il discorso per cui a Cervinia sia necessario decentrare solo dei servizi; può anche essere una impostazione corretta, però quello che rivendicano a Cervinia è l'autonomia di voler decidere per conto loro ed è una facoltà che non possiamo loro negare, se siamo rispettosi della volontà della gente. Essi vogliono gestirsi il loro futuro come entità, perché lo sono divenuti, se non lo erano, attraverso una operazione culturale di cui dobbiamo tener conto, ed è quella della assimilazione, in un ambito territoriale di un certo tipo di popolazione immigrata con la popolazione del luogo. Tutti gli abitanti, dopo trent'anni, parlano lo stesso linguaggio; non si sente più la differenza, che esiste magari in altre località, e gli stessi abitanti di Valtournenche che si sono sistemati a Cervinia, ormai si sentono abitanti di Cervinia. Perchè queste cose non volerle andare a valutare insieme alla gente, attraverso uno strumento che ci siamo dati come Consiglio regionale?

Non volevo gestire il problema in prima persona, perchè mi rendevo conto della sua ricchezza di sfaccettature e di implicazioni; volevo che la Giunta regionale, con l'autorità che ha, potesse gestire questo referendum nel miglior modo possibile, in modo da sentire la vocazione (fra virgolette) sia di Valtournenche che di Cervinia. In questo senso credo sia giustificato lo strumento che si è dato liberamente il Consiglio regionale attraverso una sua legge. Una volta sentita la gente, che dà un parere esclusivamente consultivo, perchè il Consiglio regionale, con un atto di arroganza, potrebbe decidere diversamente - anche se la riterrei cosa improbabile - mi sembra che sia riduttivo considerare questo caso come un precedente, come una possibilità di innescare una reazione a catena.

Per essere stato Amministratore del Comune di Aosta, so che Porossan ha delle vocazioni di questo tipo, anche se le ragioni storiche sono ben diverse da quelle di Cervinia o da quelle di Gaby. Non mi stupirei neanche che Saint-Martin de Corléans volesse fare comune a sè stante; ognuno poi si assume la responsabilità di certe affermazioni. Credo che sarebbe molto difficile fare il sindaco di Saint-Martin de Corléans, in contrapposizione a quello della città, anche se storicamente la città di Aosta ha avuto due sindaci.

Ho cercato di illustrare la mozione alla luce di alcune considerazioni che, come forza politica, abbiamo fatto da tempo e che abbiamo ritenuto opportuno esplicitare attraverso una mozione. Se questa mozione non avrà un esito favorevole, su questo argomento ritorneremo con la stessa pacatezza con cui l'abbiamo affrontato nella seduta odierna.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.

ROLLANDIN (U.V.) - Les interventions des différents Conseillers ont mis l'accent sur le problème concernant la possibilité d'instituer une nouvelle commune à l'intérieur de celle de Valtournenche.

Le fait qu'il y ait eu, il y a une dizaine d'années, une requête qui n'avait obtenu de réponse, ne signifie pas oublier que le problème peut être posé de la façon présentée par M. Torrione. Tout de même, les conséquences d'une nouvelle commune, les retombées sur a population dans son ensemble, ainsi que sur l'Administration régionale, ce sont des aspects à examiner.

Ici on a fait des évaluations au point de vue historique, on a parlé des liaisons entre Breuil et Valtournenche et là on doit reconnaître que les liaisons existaient, mais étaient à reconduire au fait que Breuil a une dimension trop petite. S'il n'y avait pas cette construction massive, aujourd'hui on n'était pas là à discuter du problème d'une nouvelle commune.

Le problème existe, il y a une exigence qui est la conséquence directe d'une non-intervention de planification régionale, car s'il y avait le courage de dire ce qui devait se passer à Breuil, aujourd'hui on ne discuterait pas du problème de Breuil comme commune.

Sans doute, cela nous doit faire réfléchir sur certaines exigences que d'autres endroits posent à l'Administration régionale; au delà des différents exemples portés ici, de Porossan, de Saint-Martin de Corléans etc., le fait qui pourrait être plus marquant ce serait Pila, par rapport à Aoste et Gressan. Il y a là une initiative à soi-même, qui a des données totalement différentes, qui n'ont rien à voir avec les possibilités de développement: une localité avec une histoire que nous connaissons, qui aujourd'hui existe.

Mais ce qu'il faut remarquer ce sont le conséquences du fait qu'on n'a pas géré. A présent, il existe l'exigence d'avoir toute une série de services. On a eu, pas plus loin d'une semaine, la rencontre avec les administrateurs communaux et là on nous a présenté une série de requêtes de nouvelles installations, qui porte à une intervention financière d'à peu près une centaine de milliards dans la zone, distribués entre Valtournenche et Breuil.

J'ai voulu porter cet exemple pour dire que la requête a été examinée de la part de l'Administration communale en considérant la nécessité de donner des services soit à Breuil qu'à Valtournenche. On n'a donc pas oublié Breuil. Les possibilités de donner une réponse aux exigences de Breuil sont à la base du choix de dire quelle est l'attitude à l'égard de ce problème, si la création d'une nouvelle commune peut améliorer la situation ou bien va la compliquer.

Face à ce problème, il y a la possibilité de créer une nouvelle commune ou bien de prévoir une gestion d'un certain type - ce que nous sommes en train de faire - et encore la proposition de dire: avant d'exercer ce que la loi prévoit, de faire un référendum, il est indispensable de savoir de quelle façon on va poser certaines questions.

Je crois que la proposition qui a été faite, de prévoir une étude sur es différentes questions, est une solution raisonnable, qui ne veut pas exclure la possibilité de faire le référendum et donc d'avoir une réponse au niveau politique, car le référendum est l'acte préliminaire pour avoir une loi là où on décide de modifier la réalité.

Pour ce qui nous concerne, on partage cette méthode de travail, ce qui ne signifie pas qu'on veut exclure certaines prises de position. Je crois que c'est correct de prévoir qu'il y ait une méthode sérieuse d'examiner les problèmes et, pour avoir cette possibilité, un minimum d'étude c'est nécessaire. Ce a aussi parce que je ne voudrais pas que le référendum, dans une petite communauté, au lieu de résoudre le problème, puisse en créer d'autres.

J'ai apprécié le discours que plusieurs conseillers ont fait, que le référendum ne doit pas démarrer de l'idée de diviser la population, autrement on ferait un mauvais service dans son ensemble à la communauté, qui est une communauté unique. Le discours administratif est autre chose.

Pour conclure, sur la motion on s'abstiendra et on proposera par contre la requête d'une étude sur les problèmes qui ressortent de la situation existante. A ce moment-là, on se présentera au Conseil pour prendre l'initiative de consulter la population sur le futur de la commune.

PRESIDENTE: Pongo in votazione la mozione in oggetto:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 26

Votanti: 9

Favorevoli: 9

Astenuti: 17 (Aloisi, Beneforti, Bor-bey, De Grandis, Fosson, Lanièce, Maquignaz, Marcoz, Martin, Pedrini, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Tamone e Voyat)

Il Consiglio non approva