Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3069 del 7 ottobre 1987 - Resoconto

OGGETTO N. 3069/VIII - RICERCA DI ALTERNATIVE OCCUPAZIONALI PER COMPENSARE LA PREVISTA RIDUZIONE DI DIPENDENTI CONSEGUENTE ALLA RISTRUTTURAZIONE DELLO STABILIMENTO DELTACOGNE DI AOSTA. - Reiezione di mozione.

PRESIDENTE: Do lettura della mozione in oggetto presentata dal Consigliere Sandri:

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREOCCUPATO per il grave problema occupazionale legato alla ristrutturazione DELTACOGNE che prevede una riduzione dei dipendenti dello stabilimento di Aosta da circa 2.800 attualmente in matricola a 2.100/2.200 attivi a fine 1988;

TENUTO CONTO che le alternative occupazionali proposte dall'I.R.I. non superano i 60 posti di lavoro per la nuova unità di condizionamento e iniziativa dadi inox;

IMPEGNA

l'Esecutivo regionale a prendere contatti con il Governo nazionale per verificare la possibilità di impiantare in Valle d'Aosta industrie e lavorazioni dei grandi gruppi pubblici (IRI, ENI, EFIM), tipologicamente compatibili con l'offerta occupazionale presente nella nostra Regione.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.): Anche se questa mozione è stata predisposta il 25 giugno 1987, mantiene, purtroppo, una notevole attualità, per le difficoltà che la Regione incontra nel cercare di porre rimedio al problema della DELTACOGNE.

La proposta contenuta in questa mozione, che faceva riferimento ad una serie di trattative tra la Regione, l'IRI ed il Sindacato, tendeva a spostare la discussione dal problema DELTACOGNE in senso stretto ad altre e più grandi tematiche. Perché? I tempi ci hanno ampiamente dimostrato l'estrema difficoltà di giungere ad un accordo con l'IRI, sulla DELTACOGNE, che rispetti in modo dignitoso i livelli occupazionali. Direi, anzi, che stiamo assistendo ad una frana o ad uno stillicidio continuo, perché il numero degli occupati viene ridotto drasticamente con grosse difficoltà anche per la stessa sicurezza del lavoro in fabbrica.

Siamo coscienti, d'altronde, delle reali difficoltà del settore siderurgico, in campo internazionale, che condizionano la stipula di accordi, tra la Regione e l'IRI, che possano essere correttamente onorati da parte di quest'ultima.

Nell'incontro che abbiamo avuto, come Comitato regionale per la difesa dell'occupazione e per i problemi della siderurgia e della DELTACOGNE, da fonte sindacale è stato ricordato che il numero degli attivi si aggira intorno alle 1.800/2.000 unità. Dobbiamo prevedere, quindi, che nei prossimi due anni ci sarà una notevole riduzione nell'occupazione. Ne consegue che noi possiamo esprimere un giudizio molto netto sul comportamento della Giunta regionale e dell'IRI in merito alla DELTACOGNE. Di fatto la Giunta regionale non è riuscita ad "incastrare" l'IRI sulle sue responsabilità, non è riuscita a garantire l'occupazione alla DELTACOGNE ed oggi, visto che si trova in difficoltà, cerca, d'accordo con la maggioranza, di far salire su questa barca, che ormai sta andando alla deriva, l'opposizione, i sindacati e le varie forze sociali.

È il sintomo di una grave debolezza e di un grave errore, che, credo, sempreché vogliamo realmente difendere l'occupazione all'interno della DELTA-COGNE, esiga come logica conseguenza un cambiamento nella prospettiva di intervento. Il Presidente della Giunta ha detto fin troppo chiaramente, nel corso dell'ultimo incontro del Comitato regionale, che tutto ciò che può essere fatto dalla Regione, per incentivare la DELTACOGNE e per fornirle assistenza e servizi, in termini di promozione professionale, di aggiornamento delle maestranze e di creazione di strutture di servizio, è poca cosa in rapporto ai problemi più generali che incontra l'I.R.I.

Questa sproporzione fa sì che gli assi nelle nostre mani siano di scarsissimo valore. Noi giochiamo con delle carte di basso valore e, pertanto, possiamo solo sperare che il centro siderurgico di Aosta sia l'unico a rimanere in attività, dopo la grande ristrutturazione che affronterà l'I.R.I. nel prossimo anno. Ripeto, però, che si tratta solo di speranze, che sono da collegare alla "frana" che già investe il settore dell'occupazione.

Di fronte a questa "impasse", che vede i sindacati incapaci di svolgere una politica attiva e la Giunta regionale indecisa e perditempo, che trascina negli anni questa sorta di trattativa, senza di fatto riuscire ad ottenere neppure nei tempi stabiliti gli incontri con l'I.R.I., io penso che si debba fare un salto di qualità che consiste nell'aprire una vertenza non solo con l'I.R.I., per quanto riguarda il problema della siderurgia, ma con tutto il grande capitale di Stato, affinché si occupi del problema occupazionale. Ciò significa che si deve investire del problema l'I.R.I. nella sua totalità e quindi anche negli altri settori in cui esso opera, come ad esempio nelle telecomunicazioni; ciò significa che del problema devono essere investiti l'E.N.I., l'E.F.I.M. e tutte le grandi industrie e le grandi finanziarie dello Stato.

Perché questo? Io non vedo la ragione in forza della quale la Valle d'Aosta debba essere costretta a discutere sempre e soltanto in termini di siderurgia. Non ha nessun senso il fatto che noi si debba essere sempre costretti a misurarci sul problema della siderurgia che attraversa una accentuata crisi internazionale nei paesi industrializzati, ma che, ovviamente, torna a vantaggio di qualche altro paese che possiamo riconoscere nel Brasile, nell'Argentina ed in qualche altro che ha saputo inserirsi in questo mercato in modo aggressivo e vincente.

Attraverso rapporti e pressioni politiche, nonché attraverso una iniziativa a livello parlamentare, noi dobbiamo saper imporre alle grandi imprese di Stato l'attuazione di investimenti non solo con la FIAT - e mi riferisco al recente accordo con la TELIT - o con altre imprese private, ma anche con la Regione Valle d'Aosta. Se si devono creare delle nuove industrie per lo sviluppo tecnologico nell'elettronica, per lo sviluppo di tecnologie alimentari sofisticate, per il trattamento dell'alluminio o per qualsiasi altro scopo, sempre nell'ambito dei settori in cui operano queste grandi imprese di Stato, qualcosa di tutto ciò deve essere fatto anche in Valle d'Aosta.

Io penso che questa mozione abbia, essenzialmente, una funzione di stimolo nei riguardi della Giunta regionale, perché essa deve rendersi conto che, se restringe la sua attenzione alla siderurgia. la sua posizione risulterà sicuramente perdente. Parlando dai banchi dell'opposizione, questa circostanza non mi preoccuperebbe più di tanto, se non fosse che la sconfitta della Giunta regionale sarebbe accompagnata anche dalla perdita di 300 o 400 posti di lavoro in Valle d'Aosta.

Ritengo, quindi, che in Valle, a livello politico ed anche a livello sindacale, si dovrebbe aprire un dibattito su altre possibilità. L'E.N.I., l'I.R.I. e l'E.F.I.M. investono diverse centinaia di miliardi all'anno per nuove iniziative, la maggior parte delle quali finisce nelle "baronie" elettorali di esponenti democristiani, socialisti,.... secondo la ripartizione del potere effettuata in Italia. Io penso che noi, forti della sostanziale unità che abbiamo mantenuto nel Comitato per la difesa dei lavoratori della DELTACOGNE, dobbiamo imporre e pretendere che vengano localizzate in Valle d'Aosta imprese ed iniziative, capaci di rioccupare quei 300 o 400 posti di lavoro che sicuramente si perderanno alla DELTACOGNE.

Vorrei sottolineare anche un altro aspetto della mozione e cioè che questi posti di lavoro devono essere tipologicamente compatibili con l'offerta occupazionale presente in Valle. Secondo me, noi dobbiamo anche renderci conto delle difficoltà intrinseche nel riciclaggio di persone che hanno operato quasi sempre e solo nel settore siderurgico. Non mi pare che ciò sia molto arduo: mettendosi di buon impegno e contribuendo in misura determinante con l'avvio della formazione professionale verso settori nuovi e trainanti, non dovrebbe essere difficile per la Regione trovare industrie che, oltre al fatturato, abbiano anche la possibilità di garantire una grande capacità occupazionale. Noi dobbiamo misurarci con due forze diametralmente opposte: quella di avere lavorazioni competitive a livello tecnologico e quindi dal sicuro avvenire, e quella della nostra forza occupazionale che non garantisce sempre, specie in questi settori, una elevata capacità professionale.

Credo che la mozione esprima, in questo senso, un grande realismo ed una grande volontà di incidere nel settore dell'occupazione in Valle d'Aosta, proprio perché, tenendo conto di questi fattori, avanza una proposta che sposta l'asse della discussione.

Credo che sia ormai nota a tutti coloro che hanno partecipato ai lavori del Comitato la drammatica situazione che sta attraversando la DELTACOGNE, che oggi è coperta non solo dalla Giunta regionale, ma anche dai sindacati: in quell'azienda di Stato la situazione rimane stazionaria, nel senso che si riduce la forza-lavoro e si danno in appalto a varie imprese, esterne alla stessa azienda ed alla Valle d'Aosta, lavorazioni, trasporti interni e tutta una serie di attività che non si capisce bene perché non possano essere svolte nella nostra Regione.

In cambio, però, noi siamo continuamente invitati a stare zitti, buoni e calmi, perché non abbiamo forza contrattuale. È un atteggiamento rinunciatario, soprattutto sotto l'aspetto culturale, che deve essere stigmatizzato e denunciato: il vero problema. infatti, sta nel non circoscrivere la trattativa all'I.R.I. o al problema della FINSIDER, ma di estenderla anche ad altri settori. Noi abbiamo le capacità di iniziativa per fare un briciolo di mente locale su questi problemi e di proporre delle soluzioni concrete. Solo così riusciremo ad uscire dall'"impasse" nella quale ci troviamo.

Spero che la Giunta regionale accetti l'apporto costruttivo di questa mozione, la quale, però, vuole anche stabilire un ultimo termine, nel senso che, per quanto ci riguarda, noi abbiamo grandissime difficoltà a rimanere in un Comitato regionale dove ci viene sempre chiesto di dire di sì e quindi di accettare una politica che viene gestita con eccessiva riservatezza dalla Giunta regionale. Se la Giunta regionale non avvierà un'iniziativa che comprenda queste nostre preoccupazioni, non saremo più disponibili a permanere in questo atteggiamento.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA (P.C.I.): Noi voteremo a favore della mozione, perché riteniamo utile prendere contatti con i grandi enti citati, per verificare la possibilità di creare attività diverse nella nostra Regione.

Siamo un po' più cauti, invece, su alcune affermazioni del Consigliere Sandri sul futuro della siderurgia e sul numero degli occupati alla DELTASIDER. Nel chiedere conferma alla Giunta, riteniamo che il numero degli occupati debba comprendere anche i lavoratori in cassa integrazione. È troppo comodo per l'azienda mettere tra i cassintegrati centinaia di persone e poi non contarle più, nella distinzione tra attivi e non attivi. Noi crediamo che la difesa dei posti di lavoro, perlomeno ai livelli dichiarati nel protocollo d'intesa, vada fatta per tutti i posti di lavoro e che non si debba facilmente accettare il passaggio da 2.200 a 2.100 e poi da 2.100 a 2.000 occupati. Dal nostro punto di vista, ogni posto di lavoro va difeso e quindi noi crediamo che la Giunta, per ciò che le compete, debba stare molto attenta a queste cose.

La siderurgia è sicuramente un settore in crisi, nel quale, però, ci sono anche qui in Italia privati che guadagnano e nel quale, a livello mondiale, ci sono paesi che guadagnano. C'è anche la questione delle produzioni che vengono fatte e della loro qualità, nonché dei processi produttivi utilizzati.

Pur essendo d'accordo sul fatto che, essendoci già un rapporto aperto con l'I.R.I., si vada, se possibile, alla ricerca di altre e nuove attività, noi riteniamo che non si debba considerare abbandonato quello che già esiste. Si cerchi di accelerare l'intervento regionale, affinché siano realmente posti in esame gli interventi necessari a rendere l'azienda sempre più competitiva sul mercato. Sarebbe piuttosto semplicistico cercare il nuovo, l'incerto, lasciando da parte il vecchio che comunque c'è e deve essere salvaguardato, finché è possibile. Sollecitiamo, anzi, l'Esecutivo a stringere i tempi, perchè è ormai da due anni che siamo in questo frangente e dobbiamo cercare di uscirne al più presto, altrimenti anche le capacità di contrattazione della Regione, che sono soprattutto politiche, potrebbero essere effettivamente travolte dai fatti.

Sollecitiamo, quindi, la Regione ad ampliare i rapporti con l'I.R.I. e con gli altri Enti di Stato, però riteniamo che ciò non debba essere in alternativa al grande impegno per la difesa e l'ammodernamento della siderurgia valdostana. Le due iniziative devono procedere di pari passo, perché, se realmente dovessimo subire gravi contraccolpi occupazionali alla DELTASIDER, prima di compensarli con altre attività, come abbiamo già avuto modo di vedere purtroppo in altre circostanze, passerebbero degli anni e, in ogni caso, si tratterebbe di attività molto più modeste.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Nell'ultimo Consiglio regionale, l'Assessore competente aveva detto che il 15 ottobre ci sarebbe stato un incontro con l'I.R.I.. Speriamo che quell'incontro sia decisivo, perché il Comitato, del quale faccio parte, pur essendosi riunito diverse volte, non ha ancora preso in esame fatti concreti ed è, anzi, seriamente preoccupato per la cosiddetta "frana dell'occupazione" della DELTACOGNE.

Assumendomene tutta la responsabilità, devo dire che l'atteggiamento del sindacato è assolutamente censurabile. Poiché ho fatto anche il sindacalista per diversi anni, posso dire di non aver mai assistito ad uno stato di così palese assuefazione, come mi è capitato di vedere, nel corso di queste riunioni, in qualche rappresentante sindacale. È probabile che esso si trovi di fronte ad una situazione particolarmente grave, e di questo gliene possiamo dare atto, ma dobbiamo riconoscere che il sindacato non ha il compito di adeguarsi ad una realtà politica che non ha prodotto alcun risultato, ed è in questo senso che il sindacato è venuto meno al proprio ruolo.

La Giunta, poi, non ha ancora proposto all'attenzione del Consiglio, ma neppure dell'opinione pubblica, una soluzione realistica o quanto meno praticabile. Si sono accavallate riunioni su riunioni, si sono spostati i problemi, a volte sono stati anche modificati e, secondo i casi, si sono fatte dichiarazioni più o meno ottimistiche, mentre ora ci accorgiamo di incamminarci verso una situazione pericolosa.

Probabilmente verrà sottoscritto quel protocollo d'intesa, di cui si è parlato, tra la Regione e l'I.R.I.; ho il sospetto, però, che verrà sottoscritto quando l'I.R.I. avrà già stabilito il numero esatto dei lavoratori che dovranno essere licenziati dalla DELTACOGNE, con una conseguente enorme diminuzione del numero degli occupati. È inconcepibile, infatti, l'attuale atteggiamento non positivo e non propositivo dell'I.R.I. Non vorrei dedurne che l'I.R.I. sottoscriverebbe effettivamente il protocollo d'intesa solo dopo aver fatto scendere la forza lavoro della DELTACOGNE a 1.200 o a 1.000 dipendenti. Occorre stare attenti e vigilare affinché non si realizzi una simile eventualità.

Noi siamo effettivamente preoccupati. Abbiamo partecipato a diverse riunioni del Comitato, ma in molte occasioni non abbiamo preso la parola proprio perché, torno a ripetere assumendomene ogni responsabilità, non abbiamo condiviso l'atteggiamento dei sindacati. Non ci vengano a dire che non c'era niente da fare, perché il sindacato all'occorrenza deve combattere anche dall'interno di una struttura, che nel nostro caso era rappresentata dal Comitato. Tuttavia non ha svolto questo compito, nonostante la riconosciuta buona volontà del Presidente della Giunta e dell'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti, Lanivi, e questo atteggiamento non ci ha consentito di percorrere alcun passo in avanti. Da qui discende la nostra preoccupazione e la nostra posizione critica nei confronti della situazione in cui versa la DELTACOGNE.

Noi voteremo questa mozione, anche se avremmo preferito chiedere un suo rinvio a dopo l'incontro del 15 ottobre. Il votarla oggi non comporta nulla di particolare, anche perché è solo il riconoscimento di un principio e l'assunzione di un impegno da parte della Giunta. Ribadisco, ovviamente, all'Assessore l'invito a tener conto delle nostre preoccupazioni che sospettano che l'I.R.I. tenda, di fatto, a ridurre l'occupazione prima di giungere alla sottoscrizione del protocollo d'intesa con la Regione. Preferiremmo che non venisse mai il momento in cui noi dovessimo essere costretti ad accettare le condizioni imposteci dall'I.R.I. e dalla forza dei suoi numeri.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Pascale; ne ha facoltà.

PASCALE (P.S.I.): Noi voteremo questa mozione, anche se la richiesta in essa contenuta non è certamente nuova, perché era già stata da noi esternata altre volte, sia in questo Consiglio regionale sia in altre sedi, ed anche se è previsto un incontro con l'I.R.I. per il 15 ottobre. L'approvazione di questa mozione, semmai, potrebbe addirittura rafforzare la posizione della Regione nella trattativa.

Noi voteremo questa mozione perché, nell'attuale fase di ristrutturazione della DELTACOGNE, ci pare che l'unica prospettiva valida sia proprio quella di creare degli insediamenti alternativi. La crisi dell'acciaio, infatti, esiste realmente. Anche ieri abbiamo avuto modo di leggere sugli organi di informazione notizie di tagli occupazionali che colpiscono migliaia di lavoratori in Giappone ed in America, perché i paesi in via di sviluppo sono, ormai, autoproduttori di acciaio e quindi coprono il loro fabbisogno, ma alcuni sono anche esportatori, perché riescono a produrre a costi minori. Secondo me, quindi, la prospettiva per l'Europa, per l'Italia ed in modo particolare per la DELTACOGNE, è quella della specializzazione e cioè occorre arrivare alla produzione di acciai speciali.

Se questa è la prospettiva, noi dobbiamo metterci bene in testa che alla DELTACOGNE, per molti anni, ci sarà ancora una costante, ma graduale, riduzione dell'occupazione. Pertanto, se vogliamo salvare i livelli occupazionali, dobbiamo pensare ad insediamenti alternativi.

Direi, però, che nel contempo - ed in questo non sono d'accordo con il Consigliere Sandri - la Giunta dovrebbe accentrare la sua attenzione anche su un altro problema e cioè sulla verifica attenta dei piani di ristrutturazione che la DELTACOGNE ci propina ogni sei mesi, smentendo tutte le precedenti previsioni. C'è effettivamente qualcosa di poco chiaro nell'affidamento di tante lavorazioni a ditte esterne, che si insediano nello stabilimento, come ad esempio la SIDERCOVALA od altre delle quali si parla. Può sorgere il dubbio che si tratti di società di comodo alle quali vengono affidate le lavorazioni a più alto profitto, mentre quelle meno remunerative rimangono alla DELTACOGNE.

Io credo che, su questo problema, la forza contrattuale della Regione esista e sia, forse, maggiore di quella che si potrebbe ipotizzare in un eventuale accordo con i grandi gruppi pubblici nazionali, proprio perché la Regione è in fase di trattativa per acquistare alcuni immobili della DELTACOGNE, anche per mettere a disposizione dell'azienda dei finanziamenti piuttosto consistenti. Credo che in questa fase di trattative la Regione dovrebbe esprimere una richiesta ed una più pressante vigilanza su tutto questo problema.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.): Anche noi siamo fortemente preoccupati per la situazione occupazionale della DELTACOGNE che, a nostro avviso peggiora di giorno in giorno, senza che se ne intraveda la fine. Si continua a discutere, a trattare e ad affrontare sempre i soliti problemi, che ormai si trascinano da anni, senza giungere ad una conclusione che valga a risolvere concretamente, almeno in parte, il problema dell'azienda.

Mi rendo certamente conto delle notevoli difficoltà di carattere internazionale nelle quali si viene ad operare, ma resta il fatto che si parla, ci si incontra e si discute, ma alla fine i problemi rimangono tali e quali, quando addirittura non peggiorano.

Non sto a ripetere le osservazioni che sono state illustrate da coloro che mi hanno preceduto, ma noto che all'interno dell'azienda c'è un atteggiamento che contrasta con l'intento di avviare una vera ristrutturazione aziendale. Basta pensare al centro meccanografico che qualcuno cerca di trasferire altrove: ciò dimostra che i dirigenti non vogliono ristrutturare e potenziare la DELTACOGNE, ma la vogliono ridimensionare ad una consistenza molto lontana dall'attuale e da quella che essa aveva nel passato.

Osservo, quindi, che l'Esecutivo regionale, pur dimostrando buona volontà, nel condurre questa battaglia per la salvaguardia dell'occupazione, non giunge a risultati concreti. A mio avviso, ci vuole una maggiore energia nei rapporti con lo Stato e con le aziende statali, per salvare l'unica industria esistente oggi in Valle d'Aosta e per contribuire efficacemente a salvare l'occupazione nella nostra Regione. Questa è la ragione principale che esige dall'Esecutivo una maggiore determinazione negli incontri e contatti con la controparte, anche perché quest'ultima ha già dimostrato nel passato di non essere molto affidabile. L'Assessore, infatti, mi deve dare atto che si è discusso e ci si è incontrati piuttosto spesso con la FINSIDER, con l'I.R.I. e con altre aziende di Stato, tuttavia, alla fine, o cambiava il Governo o cambiavano i dirigenti, e si era costretti a ricominciare tutto da capo.

Invito quindi l'Esecutivo a dare prova di una maggiore determinazione in questi incontri, puntando i piedi e, se necessario, battendo anche i pugni, nei confronti delle autorità di Governo, proprio perché la DELTACOGNE è l'unica azienda regionale che possa dare una certa garanzia di occupazione e noi dobbiamo fare quanto è possibile per contribuire alla sua salvaguardia.

Espresse queste indicazioni, posso dire di condividere la mozione presentata dal Consigliere Sandri, che sollecita nuovi incontri e contatti con il Governo e con le grandi aziende a partecipazione statale, per cercare di sopperire alla mancanza di occupazione con la creazione di nuovi posti di lavoro. Dichiaro, pertanto, che voterò a favore della mozione presentata da Nuova Sinistra.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti, Lanivi; ne ha facoltà.

LANIVI (A.D.P.): Illustro ora le ragioni che spingono la maggioranza ad astenersi.

La mozione ha un taglio decisamente politico e noi, pur potendone condividere alcuni aspetti, non possiamo accettarla nel suo complesso, perché non la riteniamo utile, durante questa delicata fase di trattative con le autorità politiche centrali e con i responsabili della direzione delle grandi aziende pubbliche del nostro Paese.

Vorrei precisare, inoltre, che i Consiglieri che hanno fatto parte delle rappresentanze della Regione nei diversi incontri sulle crisi che hanno interessato i grandi settori industriali della nostra Valle, conoscono bene le difficoltà che si sono incontrate a Roma. Tali difficoltà non sono derivate certo dall'impostazione metodologica scelta dall'intero Consiglio regionale, e quindi non solo dalla Giunta, ma sono derivate dalle difficoltà che a livello nazionale si sono riscontrate all'interno delle stesse forze politiche parlamentari. Quando esse confrontano la situazione della Valle d'Aosta con quella delle altre realtà regionali o nazionali, esprimono un atteggiamento che non tende certamente a favorire la soluzione dei problemi valdostani.

Voglio essere molto chiaro, anche perché non si possono certamente fare dei "giochini". Tengo a precisare che questa circostanza non è ravvisabile solo nelle forze politiche, ma anche in quelle sindacali: i rappresentanti valdostani di forze politiche e sindacali nazionali hanno difficoltà a far accettare certi atteggiamenti comuni di questo Consiglio, alle loro stesse centrali politiche e sindacali nazionali, perché occorre dire con molta chiarezza che, a livello nazionale, i confronti tra la realtà valdostana e le altre realtà fanno pendere l'ago della bilancia dell'attenzione su queste ultime, piuttosto che sulla realtà valdostana.

Ecco perché l'unità conseguita all'interno del Comitato, nonostante i tentativi di alcuni per strumentalizzarla, aveva ed ha lo scopo di creare una unità di intenti per tonificare la forza di tutta la Regione, e non solo del suo Esecutivo, nelle trattative con Roma. Il poterci presentare come delegati di un'intera comunità, quindi come rappresentanti di tutti gli interessi che in questa comunità agiscono, è per noi il vero punto di forza della trattativa della Regione con il Governo o con i grandi enti pubblici nazionali ed a questa unità noi teniamo in modo particolare.

Verso il Comitato noi abbiamo voluto mantenere un atteggiamento molto corretto, predisponendo documenti ed avanzando proposte da presentare unitariamente nelle opportune sedi centrali. Ciò ha portato ad alcuni risultati positivi. È vero, ad esempio, che la parte più sottolineata del protocollo d'intesa con l'I.R.I. è quella relativa alla DELTACOGNE, perché è quella che ci preoccupa di più; è altrettanto vero, però, che quello stesso protocollo prefigura un rapporto complessivo che sollecita la ricerca di alternative occupazionali sul territorio regionale e non si limita al problema DELTACOGNE. Il problema della ricerca alternativa con l'I.R.I. è aperto dal luglio 1985, da quando ci siamo preoccupati di inviare alla direzione dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale un documento in cui, fatta salva la nostra preoccupazione per la DELTACOGNE, ci siamo anche preoccupati di presentare una relazione sulla situazione socioeconomica regionale e di suggerire, agli enti pubblici di Stato, linee e direzioni di intervento sul territorio regionale in campi alternativi e di avanguardia rispetto a quelli attuali. È dal luglio del 1985 che insistiamo perché si concretizzino queste nostre attese.

Alcuni dati, relativi a ricerche sulla situazione dei cassintegrati, dei disoccupati, dell'offerta e della domanda di lavoro, sono in fase di stampa, quindi tra qualche settimana saremo in grado di fornire non solo ai Consiglieri regionali, ma anche all'opinione pubblica, il quadro conoscitivo della reale situazione occupazionale, del disagio, della disoccupazione e della cassa integrazione esistente nella Valle d'Aosta, che ci consentirà di esprimere una valutazione obiettiva sulla nostra realtà. Insisto, quindi, nel dire che noi assegniamo all'unità raggiunta nel Comitato un valore essenziale per la tutela degli interessi della nostra Regione.

Nel merito del nostro atteggiamento politico, io ricordo le discussioni che si facevano alcuni anni fa su due punti essenziali: il mantenimento della siderurgia in Valle d'Aosta e la disponibilità, o meno, della Regione ad intervenire per salvaguardare questa presenza siderurgica a livelli qualificati. La volontà politica di questo Consiglio, portata avanti dalla Giunta e tesa al mantenimento di una presenza anche qualificata del settore siderurgico in Valle d'Aosta, non è posta in discussione da nessuno.

Rispondendo ad una interpellanza o ad una mozione precedente ho avuto modo di precisare che il settore siderurgico sta attraversando una fase molto delicata. Una sottovalutazione del protocollo d'intesa per un particolare rapporto con l'I.R.I., siglato ad Aosta il 21 aprile, è un fatto puramente strumentale. Io credo, invece, che quel protocollo assuma oggi un'importanza molto rilevante, proprio perché stanno suonando campane che annunciano, forse, la chiusura di molte presenze siderurgiche pubbliche. Questo, invece, non avviene per lo stabilimento di Aosta, così come non è messa in discussione la disponibilità della Regione ad effettuare interventi capaci di mantenere la presenza della DELTACOGNE.

I problemi e le difficoltà, come abbiamo già detto, non stanno nella disponibilità della Regione, ma nella individuazione di meccanismi tecnici in grado si superare positivamente gli ostacoli non frapposti da noi, ma da direttive o da congiutture nazionali o internazionali.

Vorrei solo ricordare al Consiglio regionale lo strumento, altrettanto importante ma inefficace perchè non ancora utilizzabile, rappresentato dalle norme di attuazione in materia di industria. Anche in questo caso, pur ricordando la lunga ed intensa battaglia condotta dall'Amministrazione, si deve riconoscere che questo documento, che sancisce e specifica alcune competenze e diritti della Valle d'Aosta in materia di industria, dopo aver superato numerosi scogli e difficoltà, come l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri e, pare, anche la firma del Presidente della Repubblica, a tutt'oggi non è stato ancora approvato.

Concludo ricordando che l'atteggiamento della maggioranza è conseguente ad una impostazione politica che si intravede dietro la presentazione della mozione. Nel merito dei suoi contenuti abbiamo già detto che a metà ottobre avremo un incontro con l'I.R.I., nel corso del quale ci auguriamo di poter stabilire numeri certi, in termini occupazionali, e di poter confermare il trasferimento in Valle d'Aosta della sede della DELTACOGNE.

Sottolineo che il protocollo con l'I.R.I. non si esaurisce con il tema siderurgia-DELTACOGNE, perché esso contiene l'impegno dell'I.R.I. di concordare con l'Amministrazione regionale interventi diversificati in altri settori, con eventuali interventi della Regione. È una trattativa che manteniamo costantemente aperta con gli organi centrali.

Le difficoltà stanno anche in settori politici, nel senso che nelle sedi decisionali vi è un certo atteggiamento verso la Valle d'Aosta, per la sua situazione socio-economica ritenuta privilegiata rispetto ad altre realtà.

A mo' di corollario vorrei fare solo alcune precisazioni. Mi sembra che il Consigliere Baldassarre abbia parlato di licenziamenti. Ribadisco che sono da escludere licenziamenti. Le riduzioni di personale, per raggiungere i livelli concordati, avverranno o con misure governative adottate "ad hoc" per il settore siderurgico e mi riferisco ai pre-pensionamenti, oppure con l'utilizzo della cassa integrazione. Tanto per chiarire il problema e per non creare allarmismi fuori luogo, ribadisco che non sono assolutamente previsti licenziamenti.

Alcuni rappresentanti del Partito Comunista hanno partecipato a vari incontri a livello ministeriale, come membri degli appositi comitati istituiti per affrontare questi problemi e, pertanto, non trovo difficile concordare con l'affermazione del Consigliere Mafrica sui guadagni di alcuni imprenditori privati e di alcuni Paesi che operano nel campo dell'acciaio. È vero, ci sono effettivamente dei privati che guadagnano nel settore siderurgico, e credo anche che ce ne siano anche diversi disposti a rilevare la DELTA-COGNE, ma con volumi occupazionali decisamente ridotti, pari a meno del 50 per cento di quelli attuali. L'intervento della Regione trova la sua giustificazione proprio nell'intento di impedire che questo avvenga.

Con la dichiarata volontà di impedire che l'azienda DELTACOGNE finisse in mano a privati, decisa all'unanimità dal Consiglio, mi pare che sia stato stabilito anche un altro punto qualificante. Proprio perché sapevamo fin dall'inizio che ciò non sarebbe coinciso con la scomparsa della DELTACOGNE, ma con la comparsa di notevoli tagli agli attuali livelli occupazionali, così come avviene in certi Paesi dove guadagnano lavorando l'acciaio, ma a certe precise condizioni...

(...Interruzione del Consigliere SANDRI...)

LANIVI (A.D.P.): Certo, è un Paese esportatore per due motivi. In primo luogo, perché la magnetite viene estratta da cave a cielo aperto, senza bisogno di perforare la terra con lunghissime gallerie ed in secondo luogo perché... Ecco.

Per concludere in termini di prospettiva, posso ricordare che siamo in presenza di una certa logica, che interessa tutti i Paesi europei o industrializzati, e che si identifica nel calo di occupati nel settore industriale. Non è un problema esclusivo della Valle e dell'Italia, perché interessa tutti i Paesi sviluppati che oggi stanno spostando la loro attenzione verso attività del settore terziario. Il nostro obiettivo è di far sì che investimenti del tipo prospettato, sui quali può convergere un ampio accordo politico ed economico, possano dare alla DELTACOGNE una produzione qualificata e specializzata che le consenta di essere "leader" in un mercato non solo nazionale, ma anche sovrannazionale. Intendiamo raggiungere, quindi, l'obiettivo di effettuare investimenti per avere un'azienda non più assistita, ma capace di produrre acciaio, traendone magari anche un certo guadagno. Questa è la prima condizione perché l'azienda possa continuare ad operare.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.

ROLLANDIN (U.V.): Je tiens seulement à réitérer les paroles de l'Assesseur, à savoir que l'on ne peut accepter cette motion dans son ensemble lorsqu'il est dit: "...l'esecutivo a prendere contatto con il governo nazionale per verificare la possibilità...".

Je crois que les conseillers sont renseignés sur l'activité de la Junte et des parlementaires sur les possibilités d'investissement au niveau régional; avant qu'il y ait la chute du Gouvernement, nous avions eu des contacts avec le ministère des Participations de l'Etat, avec le ministère du Travail, pour examiner les possibilités susceptibles d'intéresser la Vallée d'Aoste dans les différents secteurs publics. Une analyse avait été faite et ces contacts sont maintenus pour avoir la possibilité de s'insérer à chaque instant dans ce discours. Pour le restant, je souhaite - comme disait M. Sandri - que quelqu'un doive faire cela; hélas, ce verbe n'est guère à la mode. Lorsqu'on envisage des contacts avec les grandes industries pour des investissements, il y a des conditions à respecter, mais non la possibilité d'imposer aux autres des investissements en Vallée d'Aoste; on ne peut qu'examiner ensemble les conditions pour obtenir ces investissements. C'est dans ce sens, justement, que nous avons travaillé. Il ne faudrait quand même pas oublier les problèmes de l'énergie pour les avantages que pourraient en tirer les établissements du Val d'Aoste. Toute une série de possibilités que l'Administration régionale prévoit pour les investissements en Vallée d'Aoste ont été mises en évidence. Malgré cela, seuls des résultats partiels ont été obtenus jusqu'à présent.

L'engagement commun, à mon avis, est positif; la participation de toutes les forces politiques est nécessaire.

Compte tenu de notre engagement en vue d'obtenir certains résultats, nous nous abstiendrons sur la motion.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.): Vorrei fare alcune osservazioni sull'atteggiamento delle varie forze politiche nei confronti della mozione presentata da Nuova Sinistra.

Io penso che abbia ragione il Consigliere Mafrica, quando pone l'accento sul fatto che la mozione potrebbe far presupporre l'esistenza di una certa tendenza all'abbandono della siderurgia. Questo non è affatto vero, ed è giusto che questa circostanza venga sottolineata anche da chi se ne è fatto promotore, proprio perché la mozione dà per scontato il principio che la siderurgia riveste un ruolo fondamentale nell'economia regionale, anche se, purtroppo, non sufficiente. Ne consegue che, accanto alla lotta per la difesa dell'occupazione alla DELTACOGNE, occorre anche combattere strenuamente per ottenere altri insediamenti.

Penso anche di poter condividere le osservazioni del Consigliere Baldassarre sulla credibilità da accordare ai protocolli con l'I.R.I., visto che, ogni tanto, vengono modificati in peggio. Non sono, neppure, altrettanto fiducioso che dopo il 15 ottobre, o dopo la sottoscrizione di qualche altro protocollo con l'I.R.I., ci si possa fidare delle promesse di questo grande ente di Stato.

Anche se il discorso è stato ampliato dal Consigliere Mafrica, mi sembra di aver già detto che si possa effettivamente pretendere qualche chiarimento su questi aspetti confusi della trattativa: sulla situazione all'interno della fabbrica, sui protocolli che, pur essendo firmati, vengono poi sempre disattesi, in parte anche dalla Regione che si era assunta l'impegno di avanzare delle proposte entro il 15 maggio, ma che poi le ha presentate con qualche mese di ritardo. Come mai succedono queste cose?

Visto, poi, che l'Assessore competente ci viene a raccontare che, sulla base di sue impressioni, e non di notizie confermate, esistono dei privati intenzionati a rilevare la DELTACOGNE, non vorrei che le manovre sulla società potessero essere interpretate come una specie di cavallo di Troia per entrare nella DELTACOGNE.

Io penso che nessuno sottovaluti le difficoltà che si incontrano nell'affrontare un certo tipo di politica del Governo centrale e dei grandi capitalisti di Stato. Ognuno di noi fa la sua parte, ed è giusto che sia così: come voi svolgete il vostro ruolo di maggioranza, noi svolgiamo il nostro di opposizione. Non credo, tuttavia, che si possa accettare quella specie di "ricatto dell'unità", che più volte ci è stato ricordato, sia in sede di Comitato sia nel corso del presente dibattito, perché comunque le responsabilità della gestione ricadono sulla maggioranza e sulla Giunta. Ritengo, pertanto, che questo richiamo all'unità debba essere considerato più come un condizionamento che non come una effettiva decisione politica.

Sotto questo aspetto, vorrei far presenti le gravi responsabilità che si sta assumendo la Giunta su una serie di punti, nei confronti dei quali il Comitato aveva assunto una decisione che la Giunta, però, non è riuscita a difendere. Parlo, soprattutto, del Centro Meccanografico, settore nei confronti del quale si sono avute delle prese di posizione molto chiare da parte della Presidenza della Giunta e del Comitato, anche se oggi dobbiamo drammaticamente riconoscere che si è trattato di una scelta sbagliata, economicamente falsa e per la quale non vediamo sbocchi positivi. Io mi auguro che, quando si parla di unità, ci si riferisca anche ad una unità per fare queste cose e non per non farle.

La Giunta regionale non accetta questa mozione e gioca sull'astensione, perché la stessa mozione, a suo dire, sottintenderebbe non si sa bene quale politica, che, del resto, non è stata ben delineata né dal Presidente della Giunta né dall'Assessore competente. Sia chiaro, però, che la politica di Nuova Sinistra tende ad avere un'azienda sana, capace di sopravvivere autonomamente e, magari, anche di espandersi, con il fine ultimo di garantire l'occupazione in Valle d'Aosta. A noi interessa, certamente, anche l'utile, perché le aziende devono sapersi reggere e autofinanziare, ma tutto ciò, ovviamente, per noi ha un peso decisamente secondario rispetto all'obiettivo primario che è quello della tutela dell'occupazione.

Se voi non siete d'accordo con questa politica, va bene; ma se siete d'accordo con essa, non si capisce bene perché non vogliate accettare questa mozione. Dalle parole dell'Assessore mi è parso di capire, in effetti, che si tratta della stessa politica che cerca di attuare e di perseguire, almeno a parole, anche la Giunta regionale. Quando ci dice, infatti, che, nel caso la DELTACOGNE passasse nelle mani di un privato, l'occupazione al suo interno verrebbe addirittura dimezzata, ci dimostra chiaramente che non intende accettare il metodo privatistico del rapporto tra occupazione e profitti, a favore, ovviamente, di questi ultimi.

Se devo tener conto di tutte queste cose, ringrazio fin d'ora i Consiglieri che avranno il coraggio di votare la mia mozione e, nello stesso tempo, voglio interpretare le parole del Presidente della Giunta come una specie di accettazione della mozione, perché, praticamente, ha detto che gli va bene tutto, salvo che la stessa sia stata presentata dall'opposizione. Egli condivide le mie richieste e dice che già in passato la Giunta si era mossa in questa direzione e che nella stessa direzione si impegna a muoversi per il futuro. Pertanto, anche se la mozione sarà bocciata, crederò ugualmente che la Giunta abbia votato a suo favore col cuore.

Io rivendico il principio che l'I.R.I., l'E.N.I. (non la FIAT, perché quelli, semmai, dovrebbero essere problemi suoi) debbano interessarsi della Valle d'Aosta, perché io sono un cittadino italiano e contribuisco, con le tasse che pago, come le pagano tutti, al sostegno della cosa pubblica e la Regione ha sempre dato un grande contributo, di vincoli ambientali e di penalizzazioni varie al ruolo di canale di scambi internazionali che essa svolge in Italia. Ma questi grandi enti di Stato devono fare i conti con noi, non c'è niente da fare! Secondo me, l'accettare una condizione diversa coincide con il porsi in una posizione perdente.

Ritenendo, pertanto, che la presentazione di questa mozione abbia già sortito l'effetto sperato, colgo l'occasione per ringraziare i Consiglieri che la vorranno votare.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Vorrei solo precisare all'Assessore che le critiche da me avanzate nei confronti di alcuni rappresentanti sindacali non avevano alcuno scopo strumentale, perché io credo nell'unità di intenti del Comitato; questa unità, però, non deve essere raggiunta a tutti i costi.

È vero, come ha affermato l'Assessore, che il Consiglio regionale si era espresso contro la privatizzazione della DELTACOGNE, però, come ho già sottolineato poco fa e come ribadisco ora, stiamo correndo il rischio che l'I.R.I. si comporti proprio come i privati, prima di sottoscrivere il protocollo d'intesa con la Regione. Queste sono le mie preoccupazioni.

Io voterò a favore di questa mozione e colgo l'occasione per invitare il Consigliere Sandri a modificarne il testo, là dove si dice: "...l'Esecutivo regionale a continuare..."

PRESIDENTE: Consigliere Baldassarre, non è possibile fare nessun emendamento, perché siamo in sede di dichiarazione di voto.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Signor Presidente, non lo sapevo.

PRESIDENTE: Gliel'ho detto prima di darle la parola.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Va benissimo.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA (P.C.I.): Nel ribadire il voto favorevole del nostro gruppo alla mozione, credo che meriti un certo rilievo un'affermazione dell'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti.

È indubbio che la firma del protocollo d'intesa non debba essere sottovalutata, perché viene dopo un notevole impulso unitario della Regione su alcuni argomenti e ciò, forse, ha reso possibile una trattativa più facile con l'I.R.I.. Non vogliamo assolutamente, quindi, ridimensionare il significato della sottoscrizione di questo protocollo e non vogliamo neanche venir meno alla necessaria unità, fino a quando le lentezze della Giunta o le diversità di opinioni non ci faranno cambiare idea.

Riteniamo, però, di contrastare quella che potrebbe essere una giustificazione un po' comoda, ma non tanto valida, addotta dall'Assessore. Egli ci ha detto: "Quando i nostri rappresentanti si presentano in Parlamento, o quando i sindacati valdostani si presentano per difendere la realtà della Cogne, si trovano a fare i conti con realtà forse più povere, o forse più forti come numero di abitanti, per cui noi non veniamo adeguatamente sostenuti".

Questo può essere anche vero in parte, perché, come c'è un tentativo unitario da parte nostra per difendere l'occupazione, è comprensibile che la stessa cosa avvenga altrove. Voglio, invece, rilevare che questo capita perché in questi anni c'è sempre stata una tendenza politica verso il neo-liberalismo, verso l'affermazione del principio del profitto rispetto al principio dell'occupazione, verso l'affermazione del valore dell'individuo rispetto al collettivo, dell'intraprendenza rispetto alla solidarietà... Tutto questo, ovviamente, ha provocato dei guasti anche all'interno delle organizzazioni dei lavoratori ed ha originato la situazione nella quale oggi noi siamo costretti ad operare.

Cerchiamo, quindi, di operare insieme, nei limiti del possibile, senza cercare giustificazioni nel fatto che la stessa cosa venga fatta anche da altri, perché così facendo indeboliamo la nostra stessa prospettiva. Cerchiamo di fare il possibile mettendo a disposizione le nostre risorse, la nostra unità e la nostra volontà per stare al passo del mercato con la qualità delle produzioni e con il contributo di tutta la Regione.

PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione la mozione presentata dal Consigliere Sandri:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 28

Votanti: 11

Favorevoli: 11

Astenuti: 17 (Bondaz, Beneforti, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanivi, Maquignaz, Martin, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone e Voyat)

Il Consiglio non approva