Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 29 del 21 settembre 1983 - Resoconto

OGGETTO N. 29/VIII - PROBLEMI CONCERNENTI LA COSTRUZIONE DI UNA STRADA NELLA VALSAVARANCHE, ALL'INTERNO DEL PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO. (Interpellanza).

PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Torrione:

INTERPELLANZA

rivolta al Presidente della Giunta regionale o al competente Assessore al fine di conoscere:

se ha qualche fondamento di verità la denuncia presentata dalla sezione piemontese del W. W.F. in merito alla presunta grave irregolarità commessa dal Consorzio di miglioramento fondiario di Valsavaranche "costruendo illegalmente una strada nel Parco Nazionale del Gran Paradiso";

se il progetto della strada in questione sia stato, come riportato dagli organi di informazione, approvato dall'Amministrazione regionale e dal Comune di Valsavaranche;

se il tracciato della strada, secondo le indicazioni progettuali, seguiva in effetti quello dell'antica "strada carrabile reale", fatta costruire dai Savoia nel secolo scorso;

se i lavori di costruzione della strada già iniziati per un primo tratto di circa 200 metri alle spalle della frazione Vers le Bois di Valsavaranche possano avere avuto "effetti devastanti" sull'ambiente e sul territorio circostanti;

se esiste una specifica autorizzazione dell'Ente Parco per la costruzione della strada di cui trattasi.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): Non scenderò nel dettaglio dell'interpellanza che, in effetti così com'è formulata esige delle risposte puntuali e precise. Direi piuttosto che questo discorso del parco, che avrà senz'altro impegnato in lunghe discussioni il Consiglio regionale, trova sempre negli organi di stampa un riscontro maggiore.

Questo è lo stato d'animo di una certa stampa che guarda con occhio particolare ai problemi del parco. Diceva uno statista americano che il tasso di civiltà dei popoli si rivela dal modo con cui vengono trattati i parchi nazionali. Purtroppo l'Italia è un cattivo esempio di come si tutela un bene incommensurabile come quello del parco nazionale. Esistono solo cinque parchi, e la cosiddetta legge-quadro, che doveva definire in termini concreti questo problema, giace sui banchi del Parlamento ormai da troppi anni.

Nel frattempo, una coscienza ecologica di tipo diverso è venuta maturando nel paese, in Valle d'Aosta, ed esige delle risposte. Infatti il problema di questa strada che avrà senz'altro, lo anticipo, tutti i crismi della legalità, ha avuto un impatto piuttosto violento nell'opinione pubblica, perché ogni volta che si tocca questo argomento si ha un tipo di reattività di una certa consistenza. Si parla di una strada e di un parco come quello del Gran Paradiso che è direi, un fiore all'occhiello della Regione Autonoma Valle d'Aosta, però l'approccio con questo argomento è sempre stato molto difficile.

Ci portiamo sulle spalle eredità vecchie di secoli e un certo tipo di filosofia su questa conflittualità permanente fra uomo e parco. Lo dico per sgombrare il campo dagli equivoci; per gran parte condivido la voce di coloro che considerano il parco in un certo modo, quindi non sono per trattare con superficialità la voce degli ecologisti; questa è una mia posizione personale, che tengo per correttezza a rendere pubblica, come non ho nessun timore sempre a titolo personale, a dire che sono in favore dell'abolizione della caccia, anche se il mio partito ha posizioni completamente diverse.

Ho voluto premettere quali sono le mie convinzioni perché la risposta sia più puntuale e precisa, nel senso che è indispensabile, anche per un certo tipo di immagine turistica, che questo discorso del parco trovi una sua soluzione; esiste una corrente turistica che si rifà al parco e che a nostro giudizio in Valle d'Aosta non è stata sfruttata sufficientemente.

Episodi come quello della strada denunciati dal W.W.F., pur ammettendo che non sempre c'è della buona fede anche in certe Associazioni di tipo ecologico e protezionistico, non fanno certo bene a questo tipo di immagine.

Non voglio suscitare con questa interpellanza una problematica che è vasta, complessa, delicata, che coinvolge rapporti di tipo umano addirittura fra la realtà-uomo e la realtà-parco, però volevo attirare l'attenzione della nuova Giunta su questo argomento, che ha delle implicazioni di tipo notevole, sia per quanto riguarda la vita di coloro che abitano nel parco, sia per la volontà che questo parco sia tutelato in maniera effettiva.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parare l'Assessore all'Agricoltura e Foreste Rollandin, ne ha facoltà.

ROLLANDIN - (U.V.): Nella forbita illustrazione delle motivazioni che hanno spinto il Consigliere Torrione ad interessarsi del parco, penso che siano state chiarite quali sono le motivazioni di gran parte di quanti si interessano di "ecologia" fra virgolette, in quanto è vista in modo molto restrittivo, più oasi ed in parchi. Se mi permette, vorrei citare un umorista italiano che diceva che non c'è nulla di peggio che citare gli statisti, i quali sovente sono più bugiardi degli stessi votanti.

Tornando all'argomento parco, l'impostazione della Giunta come politica generale (é già stato in precedenza ribadito dal Presidente della Giunta che ha sempre seguito molto da vicino questo argomento) ci vede impegnati ad una salvaguardia globale del territorio, per non arrivare ad una visione molto limitata del bene naturale.

E' noto che il discorso parco è l'ultima spiaggia nella salvaguardia del territorio nella sua globalità, altrimenti non avrebbe senso. Visto che abbiamo un territorio montano con una forestazione che ne copre larga parte, con una fauna ed una flora di interesse internazionale ben salvaguardate, pensiamo che uno dei primi obblighi della Giunta, continuando quanto è già stato fatto, sia quello di migliorare le capacità di uno sfruttamento intelligente delle risorse naturali, che permettono di salvaguardare un equo sistema che ha nella nostra Valle un certo equilibrio, che non vogliamo sia turbato. A questo proposito mi permetto di riportare alcuni anacronismi, riportati sempre sugli organi di stampa, tipo quello dell'inserimento di nuove specie animali nella nostra Regione. Questa è chiaramente una turbativa del sistema, proposta dagli stessi organi del Parco senza consultazione, senza consultare gli organismi regionali competenti, i quali avrebbero detto senz'altro delle cose interessanti sull'introduzione, ad esempio, della lince nella nostra Regione, e non già perché abbondino le linci di altra natura, ma perché è un animale che chiaramente ha delle particolarità del tutto indisponenti per quella che è la nostra fauna.

Ho fatto queste semplici premesse per dire che trovo molto corretto che si porti il problema del parco all'attenzione non solo regionale, ma nazionale, così come trovo corretto l'accenno che è stato fatto al discorso della soluzione globale del discorso sul parco con una legge-quadro. A questo proposito va detto che la Regione, nel contesto di un discorso preventivo, sta facendo uno sforzo notevole per effettuare una coltivazione globale delle foreste, per la salvaguardia di una foresta dovrebbe essere indipendente dal fatto che ci siano o meno le palline del parco perché l'occhio del turista non dovrebbe distinguere una zona dall'altra. Penso che ci siano esempi di colture boschive in zone dove il corpo forestale ha operato e continua ad operare che hanno trovato l'assenso di altre nazioni molto più avanti di noi in questo settore; penso che questo sia un esempio che valga come politica di indirizzo in una situazione che ribalta un po' quello che è il concetto del parco visto solo come tabù, perché quando si parla di parco, naturalmente, si intende come zona di salvaguardia di certe specie. Ora, se questa salvaguardia è da tenere presente, va estesa a tutto il territorio, e già le Giunte regionali precedenti con le leggi per la salvaguardia della flora andavano in questa direzione. Quindi direi che il concetto di parco può essere in questi termini leggermente smitizzato e comunque ampliato, con finalità che mi trovano d'accordo sul discorso della preoccupazione ecologica, la quale naturalmente non si cancella con una o due valvole di sicurezza rappresentate dai parchi, ma con l'applicazione di leggi tipo quelle sull'inquinamento che preservano la totalità del territorio nazionale. Detto questo, cercherò di essere più preciso possibile per quanto riguarda le risposte alle cinque domande che sono state fatte con l'interpellanza.

Prima domanda: innanzitutto mi permetterei di precisare che non è una costruzione ma un riattamento di una strada esistente, pertanto il tutto avviene in perfetta regolarità, senza incorrere in quelle che sono presunte anomalie, che il W.W.F. vorrebbe sottolineare.

Seconda domanda: il Comune di Valsavaranche ha deliberato in merito ed ha espresso il proprio parere (darò al Consigliere una copia della delibera). L'Amministrazione regionale, tramite gli organi del corpo forestale, si è espressa in merito, dando il proprio assenso alla costruzione della strada.

Terza domanda: posso assicurare che il progetto presentato dava garanzie che la strada da riattivare seguiva l'antico tracciato; ne sono una dimostrazione e una riprova le discussioni, riportate a verbale, avvenute sia all'interno del Consiglio degli organi tecnici, sia all'interno del Consiglio di Amministrazione del Parco, in cui si è discusso su questo tracciato.

Quarta domanda: venerdì ci sarà un sopralluogo congiunto, proprio per chiarire ulteriormente i problemi con il Presidente del Parco. Ci recheremo sul posto per chiarire eventualmente alcune perplessità che ci restavano; per quanto mi è stato riferito, posso assicurare che non c'è stato nessun effetto devastante, anche nei primi 180 mt., che sono al di fuori del Parco. E' chiaro che, essendo iniziati i lavori ed avendoli dovuti sospendere, non si sono potuti eseguire i lavori di ripristino previsti nella relazione, che sono necessari però ad opera ultimata.

Quinta domanda: l'Ente Parco si è espresso sulla relazione che era stata presentata al Consiglio di Amministrazione; va detto che la relazione è molto esauriente non solo sotto il profilo tecnico, ma anche sotto quello storico, richiamando quali erano gli interessi anche culturali di questa strada visto che i proventi dell'Alpe di Djouan servivano a mantenere uno studente di Valsavaranche agli studi. Di fatto il progetto non modifica l'antico tracciato, tenendo giustamente conto che ci sono esigenze che il nostro secolo impone, per utilizzare i mezzi agricoli che sono a disposizione di tutti i coltivatori e che devono permettere di salire fino agli alpeggi, togliendo ancora una volta quei confini che, a mio avviso, sono illusori fra un'area di cosiddetta protezione e le altre aree. E'stata lodevole l'iniziativa dei consorziati di richiedere il ripristino di questa strada che, come dico, è uno degli esempi di come potrebbe essere riattivata una certa struttura esistente senza modificare nulla, tenendo conto di tutte -le osservazioni fatte dagli ecologisti e naturalisti che conoscevano le specie presenti nel parco e conoscevano anche le possibilità di proteggerle e le tecniche di lavoro da seguire per poter riattivare questa strada.

Sarò eventualmente a disposizione, non potendo replicare, per dare dei chiarimenti, su quelle che sono le attività svolte dal Consorzio e dall'Amministrazione regionale tramite il corpo forestale che ha seguito direttamente questo lavoro.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): Voglio dare atto all'Assessore Rollandin di essere stato estremamente preciso e puntuale nelle sue risposte; questo mi soddisfa sotto l'aspetto di colui che chiede e riceve in effetti delle risposte che sono esaurienti. Devo dargli atto di una sua affermazione che mi trova consenziente, quella cioè di non estrapolare il problema del parco da un discorso più globale di tutela ambientale.

Qualcuno disse una volta - non ricordo più se fosse uno statista o meno, ma il riferimento è locale - che l'intera Valle d'Aosta potrebbe essere considerata un parco, nel senso che il territorio non presenta ancora un grave stato di degrado. Questo fa onore alla Valle d'Aosta, ma non ci deve esimere da una tutela del territorio che includa il parco in una visione di tutela ambientale complessiva.

Condivido anche quel discorso che faceva l'Assessore su un problema che è visibile a tutti ma su cui l'Amministrazione regionale non ha mai riflettuto, che è il problema delle foreste in Valle d'Aosta. Obiettivamente una politica forestale in Valle non è mai esistita; nonostante le competenze specifiche della Regione, il bosco è stato considerato a mio avviso sempre un elemento estraneo al nostro tessuto naturale. Infatti lo stato di degrado di certi boschi, per chi passeggia in Valle d'Aosta, è evidente; forse a noi manca una cultura in questo campo, perché se ci trasferiamo nel Trentino Alto Adige vediamo dei boschi che sembrano dei giardini.

Le motivazioni sono addirittura storiche, per cui la Valle d'Aosta ha una tradizione di non considerazione del bosco a differenza invece di altre zone del nostro paese che, anche per ragioni economiche, hanno visto il bosco con un'altra ottica e mi auguro che queste ragioni economiche, inquadrate in un discorso che riguarda l'agricoltura ed il rilancio dell'agricoltura, abbiano una considerazione di tipo diverso anche dall'Ente Regione, che fra l'altro ha competenza specifica in questo campo.

Non sono qui, nonostante le mie convinzioni personali, per magnificare l'azione di chi vuole introdurre elementi spuri in Valle d'Aosta sul piano della tutela ambientale; anch'io non ho condiviso alcune affermazioni fatte sulla introduzione di nuove specie in Valle d'Aosta.

E' un discorso molto delicato, viene a turbare un equo sistema, per cui bisognerà che prima di prendere iniziative di questo tipo si rifletta a lungo a quali conseguenze si vada effettivamente incontro con la parvenza di tutelare delle specie a danno di altre.

Direi che il problema della strada - ne approfitto e colgo la disponibilità dell'Assessore su un problema di tutela ambientale in generale - che ho cercato di sottoporre all'attenzione del Consiglio con questa interpellanza, non si limita a questo tipo di strada; in Valle d'Aosta ci vuole una tutela di tipo generale per cui ritengo - e me ne farò promotore sul piano legislativo - che sia necessaria una legge di impatto ambientale, perché il discorso è su quali di quelle infrastrutture pubbliche e private che si insediano sul territorio (purtroppo abbiamo anche degli esempi recenti) hanno offeso - fra virgolette - l'ambiente della nostra Regione. Quindi non mi preoccupa il fatto che i 180 metri di strada, come diceva l'Assessore, non abbiano destato delle preoccupazioni per quanto riguarda il parco, mi preoccupa il fatto che i 180 metri fuori del parco in effetti hanno turbato un ambiente; questo perché bastava che accanto al progetto tecnico sul discorso del tracciato - questo vale oltre che per la strada in questione, anche per tutte le altre - ci fosse una controrelazione all'esame dei competenti organi che dicesse quali sono le conseguenze dell'impatto ambientale di un determinato insediamento per quanto riguarda l'eventuale offesa alla natura.

Prendo atto delle dichiarazioni dell'Assessore, mi dichiaro soddisfatto e mi auguro che le buone intenzioni, da lui così ben espresse, vengano poi concretizzate in atti deliberativi da parte di questo Consiglio.