Oggetto del Consiglio n. 406 del 8 marzo 1984 - Resoconto
OGGETTO N. 406/VIII - DISCUSSIONE GENERALE SUI DISEGNI DI LEGGE REGIONALE IN MATERIA DI INTERVENTI A FAVORE DEGLI ENTI LOCALI.
PRESIDENTE: Vista l'analogia degli argomenti, la Presidenza propone la trattazione congiunta dei disegni di legge n. 36 e 37 iscritti ai punti 13 e 14 dell'ordine del giorno.
Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ROLLANDIN - (U.V.): Depuis toujours on a souligné la nécessité de prévoir une décentralisation complète en faveur des Communes.
En effet, après l'expérience qu'on a pu suivre pendant ces deux années, pendant lesquelles les Communes ont pu disposer d'un certain budget, en tenant compte du bilan que l'Administration régionale avait prévu de renforcer, nous avons constaté qu'il y a eu une prise de responsabilité de la part des Conseils communaux mêmes.
A la suite de ça, on a pu prévoir à niveau de chaque Commune de réaliser certaines oeuvres retenues nécessaires voire indispensables à niveau de l'Administration même.
Nous sommes de l'avis qu'il faut insister dans cette direction, même s'il y a eu - et nous l'avons souligné à l'occasion du compte rendu de l'année dernière - des difficultés à niveau des petites Communes, surtout là où il n'y a pas une assistance technique suffisante pour porter de l'avant des oeuvres importantes.
On doit dire quand même que toutes les Communes ont apprécié cette possibilité de dépense, surtout elles ont apprécié la possibilité de prévoir qu'uniquement des oeuvres d'intérêt régional ou à niveau intercommunal soient liées directement au budget régional.
Nous pensons que nous sommes dans la bonne direction, nous espérons qu'il y ait de plus en plus la possibilité de travailler autonomement à niveau communal et voilà les deux projets de loi; nous savons déjà qu'ils ont eu l'avis favorables de tous les Conseillers, donc ce n'est pas le cas de souligner davantage cette nécessité.
Pour la loi n. 37, en particulier, les différents articles ont été examinés avec l'Associations des Syndics, qui a partagé la nécessité de la subdivision en pourcentage, selon un rapport qui tient compte du territoire, de la population et des différentes exigences des Communes.
Je voudrais souligner qu'il faut modifier l'article 5, en tenant compte des observations qui ont été faites de la part de la CO.RE.CO.. La modification concerne la dernière partie. A l'art. 5 on prévoit une Commission régionale "Esame Progetti"; il y a maintenant une difficulté de la part des Communes et de la CO.RE.CO. de faire analyser les différents projets en même temps pour cette Commission.
De ce fait on propose d'ajouter cette phrase: "La stessa Commissione, opportunamente integrata dal Dirigente del Servizio n. 1 dell'U.S.L. o da un suo sostituto, esprime anche il parere su tutti i progetti di edifici pubblici che le vengano trasmessi per l'esame, unitamente alle deliberazioni di approvazione a cura della Commissione regionale di controllo".
Il s'agit là d'intégrer le numéro de participants à cette Commission, afin de n'avoir plus de temps morts, comme il s'est passé jusqu'à présent.
Nous espérons qu'il y ait davantage une prise de conscience de la part des Communes pour avoir la possibilité de dépenser cet argent dans le temps utile, car il y a encore un certain nombre de millions qui n'a pas été utilisé de la part des Communes.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): In linea di massima sugli oggetti n. 13 e 14 sono d'accordo, però chiederei l'abolizione all'art. 11 dei commi 2-3-4.
Al comma 2 dell'art. 11 dell'oggetto 14, si dice: "la Regione può altresì intervenire con la concessione di un contributo non superiore al 70% delle spese riconosciute ammissibili per la realizzazione di opere di pubblico interesse da parte di privati": questo mi sembra al di fuori della realtà.
Può darsi che questo comma avesse una sua validità diversi anni fa, ma allo stato attuale non mi sembra.
Lo stesso vale per gli altri commi che ho menzionato. Quindi chiedo formalmente l'abolizione all'art. 11 dei commi n° 2-3-4.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.
TONINO - (P.C.I.): Voglio dire innanzitutto che rispetto all'affermazione che ha fatto il Presidente della Giunta che questi provvedimenti si inquadrano nell'ottica di un decentramento completo, noi manteniamo le riserve che già avevamo espresso quando furono approvati negli anni passati disegni di legge analoghi, che riguardano la concessione del decentramento nella nostra Regione, nel senso che questi due provvedimenti che oggi esaminiamo rappresentano un primo timido passo verso il decentramento; ma la stessa applicazione delle passate leggi regionali ha dimostrato i limiti del decentramento inteso in questo senso.
Quali sono stati sostanzialmente i grossi limiti?
Il primo è stato quello che i Comuni hanno sì scelto quali sono le opere di interesse comunale, anche se - apro una parentesi - molto spesso questa scelta ai Comuni è stata condizionata nel senso che sono numerosi i finanziamenti realizzati con il concorso della Regione, per cui la scelta è sempre stata sostanzialmente contrattata con l'Assessorato ai Lavori Pubblici, comunque i Comuni hanno scelto, ma per una gran parte di loro c'è stata l'impossibilità di una gestione diretta di tutto l'intervento e si è ricorsi all'appoggio tecnico della Regione. Questo è uno dei limiti fondamentali.
Il secondo limite di cui si prende coscienza ogni volta che si esaminano questi provvedimenti, è che ripartire questi finanziamenti sulla base di alcuni parametri, che sono sostanzialmente quelli della popolazione e del territorio, presenta inevitabili incongruità, a seconda del punto di vista.
Noi, rispetto a questi problemi, avevamo sostenuto, fin dagli anni passati, una nostra tesi, che era quella di decentrare ai Comuni una serie di interventi più propriamente comunali e di ridare una funzione alle Comunità Montane per interventi più settoriali, decisi, questi interventi, dai Comuni compresi nella Comunità Montana e realizzati dalla Comunità Montana, decentrando anche - oltre alle risorse finanziarie - una parte del personale tecnico che è assolutamente concentrato nella nostra Regione.
Questo sarebbe un passo decisivo verso un trasferimento effettivo di competenze e funzioni dalla Regione verso i Comuni singoli ed associati nell'ambito delle Comunità Montane. Questa impostazione è stata finora sempre respinta da questa maggioranza, che sostiene un'avversità - non conosco altri termini più adatti - nei confronti dell'istituto della Comunità Montana, tant'è che si è sempre solo parlato, senza concretizzare, di un'ipotesi di soppressione delle Comunità Montane stesse.
Questa chiusura nei confronti delle Comunità Montane limita il decentramento nei confronti degli Enti locali.
Rispetto al provvedimento, solleviamo anche noi delle riserve relativamente all'art. 11.
Il 2° comma, là dove si prevede un intervento della Regione fino al 70% per interventi che realizzano i privati, è stato applicato nel passato per il Casinò (strada sul torrente che costeggia l'hotel Billia) e per l'Ilssa-Viola (costruzione di una parte dell'arginatura del torrente Lys).
Nella nostra Commissione è emerso questo aspetto: il prevedere, nell'ambito di questo provvedimento, una tale forma di intervento è discutibile, nel senso che non è degna di un articolo di legge perché si crea un principio che potrebbe essere applicato in altri casi, dove, a nostro avviso, non ha senso.
Tutto l'art. 11 è ancora impregnato di questa "voglia" di intervenire direttamente in piccole questioni da parte della Regione, mettendosi d'accordo con i privati; questo nell'ottica complessiva del provvedimento mi sembra non abbia significato. Pertanto pensiamo che l'art. 11 debba essere eliminato e debbano perlomeno essere depennati i commi 2°, 3° e 4°.
Queste sono le nostre osservazioni sui due provvedimenti che noi voteremo, tenendo conto dei rilievi fatti sull'art. 11 e del fatto che sono ancora limitati rispetto alle possibilità che il decentramento, inteso come autogoverno, potrebbe avere nella nostra Regione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE- (P.S.I.): Indubbiamente le considerazioni che ha fatto il Consigliere Tonino ci porterebbero lontano, nel senso che introdurre il discorso delle Comunità Montane è già di per sè un elemento di confronto e di discussione.
Ogni tanto facciamo finta di non accorgercene ma dobbiamo dire - e approfittiamo dell'occasione - che la legge sulle Comunità Montane, senza voler demolire niente, ha fatto il suo tempo e sarebbe bene metter mano ad un discorso di revisione di questa ripartizione della Valle d'Aosta in Comunità Montane.
Dico questo perché credo che il discorso del decentramento sia legato. ad una diversa strutturazione delle Comunità Montane. Annuncio fin d'ora che ci faremo promotori di iniziative che mettano mano ad un discorso di revisione della materia. E' inutile riempirsi la bocca con il decentramento se poi questa legge noi tutti la possiamo definire anacronistica, desueta, frutto di una concezione che era valida 10-12 anni fa e che alla luce di una realtà diversa non è più valida.
In passato ci siamo anche confrontati su questo argomento con altre forze politiche e dobbiamo avere il coraggio di registrare almeno questa realtà: le Comunità Montane, per come sono strutturate, non funzionano.
Abbiamo alcune osservazioni e proponiamo un emendamento per quanto riguarda l'oggetto n. 37, là dove si parla delle opere finanziabili (art. 2). E' l'articolo che prevede quale destinazione debbono avere le somme stanziate e c'è una elencazione di argomenti per i quali è ammesso il finanziamento.
Noi avremmo preferito una formulazione che desse al Comune una maggiore autonomia, ma visto che si è scelta la strada di una elencazione, ci permettiamo di proporre due emendamenti: uno è la possibilità per i Comuni di provvedere, oltre alle cose elencate, all'arredamento per edifici di nuova costruzione - realtà che abbiamo verificato anche attraverso un contatto diretto con i Sindaci - e l'altro di prevedere che queste somme possano anche essere destinate ad attrezzature di cantiere.
Questo perché, nei Comuni che hanno un minimo di struttura, la difficoltà di non potere usare queste somme per attrezzature di cantiere ha creato dei problemi.
Non è nostra intenzione stravolgere il disegno di legge, ma visto che si tratta di un'elencazione, vogliamo il più possibile renderlo adeguato a quelle che sono le esigenze effettive dei Comuni. Quindi prolungare di due voci queste somme, la casistica relativa ai finanziamenti, credo che sia un atto che possa venire incontro alle effettive e reali esigenze dei Comuni.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
RICCARAND - (N.S.): Ci sono nei due disegni di legge di decentramento di risorse ai Comuni alcuni elementi discutibili, in particolare per quanto riguarda i criteri di ripartizione delle somme fra i Comuni.
Si tratta di una discussione già fatta in passato, i criteri che vengono adottati nelle due leggi penalizzano i Comuni più grossi del fondo Valle in maniera eccessiva. Può essere giusta un'impostazione che favorisce certi piccoli Comuni di alta montagna per le maggiori difficoltà che hanno, ma in questo modo ci pare che la penalizzazione dei Comuni come Aosta o altri della bassa Valle sia eccessiva.
Al di là di questa perplessità di fondo che resta per questi disegni di legge così come per i precedenti, complessivamente il nostro giudizio è positivo, trattandosi di un ulteriore passo avanti in una politica, che un po' per volta si sta delineando in Valle d'Aosta, di decentramento di risorse dalla Regione ai Comuni.
Questa è un'impostazione che condividiamo e che vorremmo favorire in ogni modo, però chiederemmo l'introduzione di alcuni emendamenti al d.l. n. 37, in particolare all'art. 2, là dove compare questa elencazione di settori in cui i Comuni possono utilizzare i finanziamenti regionali. Noi vorremmo proporre di inserire un punto ulteriore che è quello dell'edilizia economico-popolare.
Non capiamo perché non si voglia dare la possibilità ai Comuni, se lo ritengono opportuno, di utilizzare questi fondi anche per acquistare, ad esempio, un vecchio immobile, proprio per il discorso che si faceva prima.
Evidentemente le somme previste dalla legge possono essere molto limitate, però perché impedire questa possibilità?
In un secondo momento potrà utilizzare il fabbricato acquistato intervenendoci sopra con un'azione di recupero con i fondi statali.
Per quanto riguarda l'art. 11, condivido le osservazioni già fatte dai Consiglieri Tonino e Baldassarre, non ne sto a ripetere le motivazioni perché già in Commissione avevo chiesto che venissero eliminati dall'art. 11 i commi 2-3-4.
Mi pare che lo stesso Consigliere Perrin, dai verbali della Commissione, abbia espresso identiche perplessità su questo articolo; credo che si tratti di un orientamento facilmente comprensibile da parte del Consiglio nel senso che l'art. 11 è un corpo estraneo all'interno della legge che riguarda il decentramento, non ha nessun motivo di esistere (soprattutto per i commi 2-3 e 4) e pertanto deve essere eliminato.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Perrin, ne ha facoltà.
PERRIN - (U.V.): Nous sommes parfaitement d'accord sur cette loi. Je crois qu'on ne peut pas être autonomiste à sens unique et si, comme Région, nous prétendons une autonomie financière envers l'Etat, nous devons, à notre tour, donner la même autonomie aux collectivités inférieures en ce qui concerne le nombre d'habitants et non pas la grandeur des compétences.
Le fait que la Junte ait présenté un projet de loi qui donne aux Communes l'assurance pour ce qui concerne les services d'un côté et pour ce qui concerne les investissements dans les oeuvres publiques de l'autre, nous trouve d'accord; non seulement mais je crois que nous devrions différencier - et j'ai eu l'occasion de le dire au dernier Conseil lors de la votation du plan de travail - toujours plus deux types d'activité: celles conduites par la Région et celles conduites par la Commune, de façon à laisser un libre choix aux Communes pour les oeuvres intéressant seulement la Commune, tandis que la Région devrait intervenir vers des oeuvres qui ont un intérêt intercommunal ou régional.
Mon intervention était aussi pour répondre aux affirmations du Conseiller Riccarand, parce que s'il est vrai que j'ai soulevé au sein de la Commission des perplexités à l'égard de l'art. 11, celles-ci ne concernent pas le point cité par ceux qui m'ont précédé, mais uniquement sur le barème entre le deuxième et le troisième alinéa.
PRESIDENTE: E' chiusa la discussione generale. Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ROLLANDIN - (U.V.): On peut en partie partager les observations qui ont été faites.
En effet je pense que la même difficulté que nous avons pour chercher de trouver des solutions valables à niveau de répartition de ces fonds se représentent pour la répartition financière entre les différentes Régions.
Aujourd'hui l'Assesseur Pollicini participe à une réunion, là où on va discuter sur les critères de répartition pour les fonds de transport. Notamment il y a des difficultés pour trouver une méthode qui soit acceptée par tout le monde.
Ici on doit trouver l'accord sur un pourcentage qui puisse régler les différences existantes entre des Communes qui ont un grand territoire et ceux qui ont une population assez réduite, mais qui ont des problèmes assez lourds à envisager, et la chose n'est pas si simple.
Quand même sur ce pourcentage l'Association des Syndics s'est exprimée favorablement. Il y a encore des limites à niveau d'organisation des différentes Communes.
Sur le problème des Communautés de Montagne, qui vient d'être soulevé par plusieurs Conseillers, on doit dire que même dans le programme de cette majorité il y avait la nécessité de faire un discours clair à cet égard.
On doit revoir certaines difficultés qu'il y a en ce moment à gérer les Communautés de Montagne.
Ce que nous contestons, ce n'est pas la Communauté de Montagne ou bien le fait qu'il y a des difficultés dans les territoires de montagne, mais que si d'un côté on reconnaît des difficultés, de l'autre côté on dit. uniquement que les fonds sont toujours affectés par la Région tandis que au début, c'était l'Administration centrale qui décidait d'allouer des fonds supplémentaires pour les Régions en difficulté en tant que territoire de montagne.
A présent, on discute dans toutes les Régions sur un "Ente intermedio" et, en effet, il y a toute une série d'organisations, à niveau des Communes qui ont des difficultés à fonctionner, dans l'intérêt des populations concernées.
Dans notre Région, il y a des Communes qui fonctionnent, une Administration régionale et des associations des Communes: ces dernières sont différentes de la Communauté de Montagne qui pourrait être toute la Région et là ce sera un débat à faire, car, par exemple, pour la construction d'un aqueduc on peut trouver très bien deux ou trois Communes qui font un consortium, mais uniquement à ce sujet. Pour d'autres problèmes il y a une association différente entre les Communes, mais là il s'agit d'un choix.
Au contraire, ici on a fait un choix législatif qui chaque jour démontre de n'être pas à même de marcher.
Je pense que c'est plus dynamique le fait de permettre aux différentes Communes de s'associer librement.
Nous partageons l'avis de discuter le plus tôt possible le problème général du fonctionnement des Communautés de Montagne.
Je pense que des amendements seront présentés à propos de l'art. 2. On peut accepter les observations de M. Torrione.
Pour la question des immeubles, comme disait M. Riccarand, il faut préciser que la Région a toujours acquis des immeubles qui ont été donnés aux Communes: alors il faut dire que, dès à présent, la Région ne fera plus cette politique d'acheter et après de donner en gestion aux Communes.
Lorsqu'il y a eu des difficultés, la Région a toujours aidé les Communes, et je ne parle pas des derniers exemples que nous avons de la Commune d'Aoste, mais de la Commune de Châtillon, de Verrès, de Pont-Saint-Martin.
Il faudrait, de l'autre côté, effacer la voix spécifique qui est prévue dans le bilan régional, car, si on modifie cela, il faut modifier en même temps ce qui est prévu à niveau de budget.
Tout en partageant les raisons qui peuvent porter à cette modification, je dirais qu'il convient, pour l'instant, de maintenir la situation actuelle.
En répondant à M. Tonino à propos de l'art. 11, je dois dire que c' est une prevision dont on doit tenir compte; par exemple, on pourrait avoir cette nécessité pour certains travaux dans les alpages, où c'est absurde qui soit intéressé uniquement l'Administration régionale, car on peut intervenir les deux, en tenant compte de l'intérêt du propriétaire et de l'Administration régionale.
C'est surtout pour l'aménagement du territoire que cela est intéressant, et là je pense que la même proposition sera faite à niveau du Conseil et donc on aura la possibilité de voir si les forces approuvent cette expérience. Dans le délai de deux ans on aura la possibilité de faire un compte rendu pour voir quel a été l'emploi de cet argent.
Donc ce n'est pas le cas d'effacer les points 2-3-4, c'est mieux les maintenir pour les raisons que je disais avant.
