Oggetto del Consiglio n. 285 del 11 gennaio 1984 - Resoconto
OGGETTO N. 285/VIII - DIBATTITO SULLE MOZIONI CONCERNENTI I PROBLEMI DELL'INDUSTRIA E DELL'OCCUPAZIONE IN VALLE D'AOSTA.
PRESIDENTE: E' aperta la discussione congiunta sulle mozioni concernenti l'oggetto, presentate rispettivamente dai Consiglieri Torrione, Pascale e Breuvé e dai Consiglieri Fosson, Lanivi, De Grandis e Voyat, e allegate ai punti 4 e 5 dell'ordine del giorno odierno.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Pascale per illustrare la mozione iscritta al punto 4, ne ha facoltà.
PASCALE (P.S.I.): Abbiamo votato proprio la scorsa settimana, nell'ultimo Consiglio, un ordine del giorno sulla crisi industriale della nostra Regione con il quale chiedevamo al Governo di comprendere la Valle d'Aosta fra i bacini di crisi. In quell'ordine del giorno era anche evidenziato che questa crisi ha provocato negli ultimi due anni la perdita di oltre il 41% degli occupati.
Ma, per chi non volesse tener conto delle cifre, basterebbe seguire con un po' di attenzione i lavori del Consiglio regionale, perché da molto tempo ormai partecipiamo direttamente a questa crisi andando all'interno delle fabbriche, come è stato nel caso della Cogne e dell'Ilssa Viola, o ricevendo immancabilmente all'inizio di ogni seduta delegazioni di lavoratori. E' il caso di oggi: sono qui presenti nella tribuna delle lavoratrici della SIV in cassa integrazione da giugno, e che non sono ancora riuscite ad ottenere le loro spettanze, ma che sono qui - ne sono certo - non tanto per richiedere questo, quanto per rivendicare ancora una volta con forza il loro diritto al lavoro.
E' un panorama piuttosto desolante, quello dell'apparato industriale valdostano e non starò a farne disamina lunga perché è abbastanza conosciuto. Basti dire che, fatta eccezione per alcune aziende del settore alimentare come la SIB e la Feletti, tutto il settore industriale è in crisi: e su questo fatto si potrebbero fare molte considerazioni, che abbiamo già fatto in altre occasioni.
Mi limiterò a ribadirne due, che mi paiono particolarmente importanti: la prima riguarda il rapporto fra le tre attività economiche fondamentali. Nel 1979 la Giunta predispose e rese noto le prime indicazioni sul piano di sviluppo relativo al quinquennio 78-83 e fu allora individuato un rapporto ottimale fra le attività lavorative che prevedeva il 10% degli addetti nell'agricoltura, il 38% nell'industria e il 52% nel terziario. Non so oggi in che termini questo rapporto sia e probabilmente non lo sa nessuno. E' anche chiaro che questi termini non possono essere assunti come un riferimento rigido perché, allo stato attuale, la realtà economica è cambiata. C'è una tendenza generale alla riduzione della occupazione dell'industria ed ad uno sviluppo del terziario, che in alcuni paesi raggiunge anche il 60% degli addetti; si possono quindi individuare nuovi rapporti però entro limiti penso invalicabili, soprattutto in considerazione del fatto che l'attività terziaria prevalente della nostra Regione, cioè il turismo, è soggetta ad elementi imponderabili ed imprevedibili e, proprio in questi giorni ne abbiamo il riscontro.
Una cosa è certa: se non vogliamo accettare come dato di prospettiva questa pesante riduzione occupazionale che abbiamo oggi e che creerebbe dei forti squilibri sul piano economico e sociale, dobbiamo considerare i problemi dell'industria come prioritari per questa legislatura, e quindi destinare a questi problemi i massimi sforzi e le massime risorse.
La seconda considerazione da fare, esaminando la situazione industriale, è che in effetti sono in crisi non solo le grandi aziende, e questo potrebbe anche avere una giustificazione obiettiva in quanto si tratta di una crisi generale che ha investito alcuni settori base come il siderurgico ed il chimico, ma sono in crisi nella nostra Regione anche le piccole e le medie aziende in tutti i settori di produzione. E questo deve farci riflettere. Ricordo che qualche anno fa nacque la filosofia: il piccolo è bello, e se ne trassero subito delle conclusioni molto generalizzanti. Credo che oggi tutti concordino sul fatto che in economia non esistono ricette valide sempre e dovunque e che, in fondo, anche quello che è piccolo non sempre è bello e cioè produttivo. Quindi anche fra le piccole e medie aziende bisogna saper discernere fra quelle che hanno delle prospettive e quelle che non ne hanno. Dico questo perché giustamente l'azione dell'Amministrazione regionale nella passata legislatura si era indirizzata verso le piccole e medie aziende, ma questo è stato fatto con molta improvvisazione e non solo per quanto riguarda gli imprenditori - di poco scrupolo - che sono stati invitati a venire in Valle, ma anche per quanto riguarda il collegamento di certi insediamenti con quello che poteva essere il tessuto industriale commerciale esistente ed anche per quanto riguarda la loro giusta collocazione geografica. Con il risultato che la maggior parte di questi insediamenti si sono poi rivelati dei corpi estranei, trapiantati per caso ma destinati prima e poi ad essere espulsi, come di fatto è avvenuto. Lo dico non per fare della polemica ma con spirito costruttivo, perché ci si ravveda degli errori del passato e non si abbia poi a ripeterli in futuro.
In effetti, allo stato attuale delle cose, è chiaro che non siamo più nella condizione di adottare dei provvedimenti straordinari per tamponare la crisi che è ormai generale, il che vuol dire che ci troviamo di fronte alla necessità di ridisegnare e di ricreare l'intero tessuto industriale della nostra Regione. Allora se vogliamo farlo con una prospettiva che sia valida per il futuro e non per rimediare ad una situazione puramente congiunturale, dobbiamo farlo con un minimo di programmazione. Quando parliamo di programmazione oggi, evidentemente non ci riferiamo a quella programmazione di sistema onnicomprensiva che aveva caratterizzato gli anni 60 e 70: si tratta anche in questo caso di adeguare le procedure, i metodi e gli obiettivi ad una realtà economica che è cambiata e che non si presta certo ad essere irregimentata in previsione e a lungo termine. Si tratta cioè di realizzare progetti a medio termine, ma precisi, finalizzati e che partono soprattutto da una seria analisi di mercato, allo scopo di individuare le iniziative più appropriate alla logica di sviluppo della nostra Regione, sia per quanto riguarda la loro collocazione geografica, sia per quanto riguarda le tipologie di produzione che devono avere il più alto valore aggiunto.
Se è vero, come dicevo, che dobbiamo ripartire da zero o quasi, cerchiamo di partire con il piede giusto; è scritto nel programma di questa maggioranza che la programmazione sarebbe stata adottata come metodo di governo: credo che sia proprio questo il banco di prova per dimostrarlo, perché è proprio in questo settore che la programmazione è necessaria per costruire delle solide fondamenta. Ed è quello che noi in modo specifico chiedevamo con la nostra mozione.
Ma naturalmente in questo quadro programmatorio vanno poi assunte tutte le iniziative necessarie per un'azione che sia incisiva e che ribalti la situazione. Sotto questo aspetto è prioritario anzitutto ristabilire un rapporto costruttivo con il Governo centrale, non basta evidentemente che il Consiglio regionale voti un ordine del giorno perché la Valle d'Aosta sia considerata bacino di crisi e neanche basta descrivere la situazione dell'apparato industriale con lettere ai vari Ministeri. Qualcuno ritiene molto semplicisticamente, forse anche un po' strumentalmente, che questo rapporto con il Governo centrale passi solo attraverso i partiti: credo che le pressioni di questo o quel partito possano essere utili, ma il rapporto prioritario deve esistere fra gli organi istituzionali, fra il Governo regionale e il Governo centrale. E' un rapporto che negli ultimi tempi ha evidenziato delle discrasie; è un rapporto che ha evidenziato un collegamento che o non è esistito o ha funzionato male; certamente diverso da quello che altre Regioni hanno saputo costruire difendendo gli interessi della loro comunità, e questo indipendentemente dalle forze politiche che governavano e governano queste Regioni.
Si tratta quindi di ristabilire questo rapporto che è importante soprattutto perché la presenza pubblica industriale nella nostra Regione è preminente, si tratta cioè di far capire al Governo centrale qual'è la vera situazione della Valle d'Aosta, che non è quell'isola felice che tutti credono.
In questo quadro programmatorio vanno poi anche attivati tutti gli strumenti che possono essere coadiuvanti dell'azione di politica economica che la Giunta deve svolgere. E mi riferisco a strumenti di cui più volte abbiamo discusso, come l'Osservatorio del Mercato del Lavoro, una formazione professionale ancorata alla formazione scolastica; lo stesso potenziamento delle strutture dell'Assessorato, che così com'è ci pare inadeguato a fronteggiare i compiti notevoli che lo attendono; e perché no, anche questa Commissione speciale che ci viene proposta dalla maggioranza. Non vogliamo in questo caso polemizzare con la maggioranza, in quanto altre volte abbiamo chiesto anche noi delle Commissioni speciali che sono state rifiutate. Riteniamo che la fase che l'industria sta attraversando sia eccezionale, e che pertanto occorrano rimedi di carattere eccezionale, quale può essere questo strumento che si vuole creare. Un organismo utile dove ci potrà e ci dovrà essere il confronto fra le diverse posizioni e dove ci potrà e dovrà essere da parte di tutti il massimo contributo, ed è doveroso, purché non si tenti attraverso di esso di confondere quelli che sono compiti, ruoli e responsabilità diverse, cioè deve essere chiaro che, per quanto la Commissione speciale per l'industria sia di per sé un organismo molto complesso, rimane un organismo consultivo, ma la determinazione degli indirizzi, le proposte, la gestione della politica economica sono e restano una competenza e quindi una responsabilità del Governo regionale: direi che questo è anche il banco di prova del Governo regionale.
Un Consigliere della maggioranza diceva tempo fa che la validità della Giunta si poteva misurare dal modo con cui avrebbe affrontato la cosiddetta questione morale, riferendosi agli avvenimenti del Casinò: io credo che la questione morale sia certamente importante, anche perché una Comunità che disprezzi i valori morali non è una Comunità che si indirizza verso il progresso civile, però è anche vero che le questioni morali passano e con il tempo vengono dimenticate, mentre restano i problemi concreti che ciascuno di noi deve affrontare ogni giorno, e tra questi quello che oggi è più importante è il problema del lavoro. Credo che, se si facesse un'indagine, risulterebbe che in quasi ogni famiglia valdostana c'è o un cassaintegrato o uno che ha perso il lavoro oppure molto spesso un giovane che è in cerca di lavoro e che non vede nessuna prospettiva.
E' soprattutto su questo problema che bisognerà misurare la validità politica del Governo regionale: dal modo come saprà affrontarlo, dal modo come saprà rispondere a quella che oggi è la prima domanda che viene dalla nostra Comunità, cioè il riconoscimento del diritto al lavoro.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Millet, ne ha facoltà.
MILLET (P.C.I.): Penso che questa sia una delle occasioni per fare il punto sull'attuale politica industriale, anche se è vero che il Presidente della Giunta ha detto che nel prossimo Consiglio, a seguito delle informazioni che saranno fornite sugli incontri avvenuti, si potrà di nuovo riprendere la discussione, ma noi riteniamo come Gruppo che sia necessario, nel momento in cui si va a votare una Commissione speciale, dire alcune cose.
A noi pare che l'attuale crisi, sia produttiva che occupazionale, del settore industriale, richieda da parte della Amministrazione regionale una risposta che sia capace a contrastare l'attuale tendenza. Non voglio ripetere dati già forniti dall'Assessore con comunicati: l'ordine del giorno che abbiamo votato nell'ultimo Consiglio sintetizza numericamente la gravità della situazione, in quanto il settore industriale perderà a fine 1984, in tre anni, il 40% degli occupati.
Di fronte a questo dato penso che noi tutti, a vari livelli., dobbiamo fare l'autocritica, diversamente è inutile che continuiamo a discutere perché, nonostante gli sforzi fatti ai vari livelli, cioè a livello di Giunta regionale, a livello di Consiglio regionale, a livello di partito, a livello di Sindacati, non si potrà capire come mai si è arrivati a questo punto. Evidentemente l'autocritica non si può chiedere a quelli il cui obiettivo era il ridimensionamento del settore industriale, perché per loro l'attuale realtà va in quella direzione. Noi ci rivolgiamo per tanto a coloro che vogliono garantire in Valle d'Aosta un settore industriale che abbia il suo giusto rapporto con la realtà in cui viviamo.
Dobbiamo prendere atto che in questi anni la politica della Giunta regionale non è riuscita ad impedire la chiusura della Montefibre, non è riuscita ad impedire il ridimensionamento dell'Ilssa Viola e, quindi probabilmente la sua chiusura nei prossimi anni - oppure un ulteriore forte ridimensionamento -, né il ridimensionamento della Nuova Sias.
Quindi dobbiamo porci una domanda: abbiamo fatto tutti il nostro dovere? A questa domanda si possono dare varie risposte, perché a fianco di questi problemi si è incappati nei vari infortuni nella politica industriale, e vorrei farne un piccolo elenco: l'Inva, l'Inteva, la Dolfra, la Siv, la Fortuna West, e più recentemente l'Alluver e la Coros. Questo deve insegnare qualcosa, perché ad un certo momento si è giunti all'assurdo che, dove la Regione dà più soldi, c'è più crisi, dove la Regione ne dà meno, c'è meno crisi. Spero che la Sib, che è una delle industrie che ha avuto pochi finanziamenti regionali, salvo da quest'anno, non confermi questa tendenza, perché sarebbe una cosa assurda. Anche l'Alluver si trova in questa situazione nonostante i miliardi dati a vari titoli. Tra i problemi che dobbiamo affrontare, c'è quello di alcune aziende i cui dipendenti hanno cambiato non so quanti padroni come ad esempio la Siv, la Fortuna West, per cui penso che la futura politica industriale debba cercare di dare anche una certa stabilità gestionale all'azienda.
Vorrei chiedere per prima cosa allo Assessore all'Industria che, di fronte ad una nostra interpellanza, si era preso l'impegno di discutere con gli operai della Siv delle varie proposte che erano arrivate, se c'è stata questa discussione, quali risultati ha avuto e cosa si pensa di fare in proposito.
Inquadrato il problema, vediamo quali sono i motivi della crisi. A me pare che non si possa sempre e solo venir qui a dire che la crisi è internazionale e nazionale, oppure che è conseguenza di complotti orditi contro la Valle d'Aosta. Questa è un po' una scusa per non vedere i nostri limiti e sottolineo nostri, perché non è che ci vogliono sottrarre alle nostre responsabilità, anche se riteniamo anche noi di aver dato un contributo, vogliamo che anche gli altri meditino su quello che è stato fatto. Non voglio ricordare tutto quello che abbiamo fatto come partito, ma se si continuerà su questa strada può darsi che durante un Consiglio regionale il Gruppo comunista si metterà qui a leggere cosa ha fatto e detto in tutti questi anni e cosa hanno recepito gli altri.
In questo momento è necessario, al di là delle posizioni di maggioranza e di opposizione, fare uno sforzo, quindi farsi un'autocritica ed io chiedo a questa maggioranza transitoria cosa ha da dire in merito, cosa vuole cambiare della politica fatta in questi anni: vuole continuare tout court sulla strada vecchia o vuole modificare qualcosa e, in caso affermativo, che cosa?
Questa politica industriale ha creato troppi cadaveri, anche se chi ha pagato non sono stati gli imprenditori ma i lavoratori. In questo caso diventa sempre più drammatica la situazione dei cassaintegrati. Noi come partito la prossima settimana ripresenteremo una nostra proposta di legge, evidentemente disponibile a tutte le modifiche necessarie, perché riteniamo giusto che a quei lavoratori che aspettano le loro spettanze, come quelli della metallurgica dal febbraio 1983, (e sembra inoltre che l'Ilssa-Viola dal gennaio 1984 non anticiperà più le spettanze), la Regione dia una risposta e che non siano loro a pagare per responsabilità di altri o solo per questioni di burocrazia. Noi riteniamo che sia questo un primo segnale per quei lavoratori che si trovano in una situazione difficile.
E' sempre più urgente a questo punto approvare una legge che permetta di anticipare i fondi della Cassa Integrazione, ed è necessario mettere un punto fermo, e inoltre non è più possibile sostenere con il finanziamento l'attuale sviluppo spontaneo dell'industria: quindi siamo d'accordo con quanto diceva prima il Consigliere Pascale, che è necessario uno sviluppo programmato del settore industriale. Mi fermo solo a questo settore, per non mettere sempre tutto nel paniere, ma ci sono ovviamente anche altri settori che vanno considerati.
Tale sviluppo programmato deve rispondere ai bisogni di crescita e di libertà della Valle d'Aosta e ciò è possibile con l'uso razionale delle risorse locali e con la valorizzazione del patrimonio ambientale.
E' possibile evitare, o per lo meno contenere l'attuale crisi produttiva ed occupazionale del settore industriale della nostra Regione? Questo è un problema; ci sono delle difficoltà ma la risposta positiva può venire solo se oggi c'era questa volontà politica di voler cambiare, di evitare gli errori e di proporre qualcosa di nuovo.
Questo qualcosa di nuovo non può che venire da un confronto serio, concreto, tra tutti i diretti interessati, per sintetizzare una proposta che poi dovrà concretizzarsi nelle decisioni che ognuno prenderà nelle sedi competenti. Noi riteniamo che ognuno debba avere le sue competenze, però è anche vero che ci deve essere un coordinamento, altrimenti ognuno segue la sua strada e non abbiamo la capacità unitaria, pur nell'autonomia delle decisioni,
di affrontare il problema.
Se le decisioni definitive saranno coerenti con le risultanze del confronto, si farà un passo avanti, cioè si inizierà a dare una risposta positiva, non si risolveranno subito tutti i problemi, ma si comincerà ad imboccare una strada.
Se è questo il senso e la proposta della maggioranza, se la Commissione speciale dell'industria e dell'occupazione ha l'obiettivo di creare la sede di tale confronto e del controllo della conformità delle decisioni, può avere un ruolo, sennò sarà la solita Commissione che metterà insieme le venti, trenta, cinquanta persone che perderanno tre ore ogni tanto, senza che alla fine si risolva nulla.
Quindi vorremmo anche sapere dalla maggioranza, al di là di quello che c'è scritto nelle premesse che in alcune parti ci va bene, che ruolo dovrà avere questa Commissione, se la Giunta regionale nelle sue decisioni terrà conto del lavoro della Commissione, oppure se ognuno continuerà a seguire la sua strada.
Questo confronto non parte da zero, ci sono già delle proposte: ce n'è una della Federazione Unitaria Sindacale del 30.9.1983, che secondo noi offre validi elementi di discussione; ci sono le linee programmatiche della maggioranza, me le sono rilette, ritengo che contengono delle idee sulle quali confrontarci, anche se non vorremmo che, come è successo nel passato, il programma dica una cosa e la realtà ne faccia tutta un'altra.
Ci sono i programmi dei singoli partiti, fra i quali il nostro, che devono avere oggetto di confronto per riuscire a tirar fuori delle proposte. Se si riuscirà in tempi brevi a fare una sintesi su alcuni aspetti della crisi industriale, ognuno deciderà, per quanto è di sua competenza, però sottolineo ancora che è necessario un coordinamento. Già in questa sede ritengo sia necessario brevemente menzionare quali saranno i punti su cui dovremo confrontarci nei prossimi tempi.
La Finaosta deve riqualificarsi in Finanziaria di sviluppo, cioè dovrebbe costituirsi un ufficio di sviluppo industriale che segua le vicende di mercato perché qua non basta produrre, bisogna anche vendere. L'altra questione è l'innovazione tecnologica: riteniamo che la Regione, quando finanzia un'azienda, debba anche cautelarsi che il capitale tecnologico dell'azienda sia all'altezza della situazione e debba inoltre procedere a verifiche preventive e di controllo costante dell'andamento della proprietà azionaria dell'azienda. A me pare che anche i fatti dimostrino che non è una pia illusione controllare la proprietà perché molti vorrebbero sapere chi sono i proprietari dei 630 milioni messi nell'Alluver, ma non si sa.
Quindi la Regione deve garantirsi la chiarezza della proprietà ed a me pare che, al di là della legge, può prenderla in quanto non si possono accettare degli azionisti che non dicono chi sono realmente. E questo è possibile tecnicamente, basta che si ritenga importante farlo. Una delle cause principali della situazione attuale, a nostro avviso, nonostante i finanziamenti regionali, deriva proprio dalla non chiarezza delle proprietà di varie società.
Pensiamo inoltre che sia necessario creare presso l'Assessorato all'Industria un centro di assistenza, che dia alle piccole - medie industrie ed allo artigianato una assistenza del mercato, oltre a permettere l'innovazione tecnologica.
Un'altra questione da affrontare è quella del piano energetico: dal momento che sappiamo che l'energia è uno dei costi maggiori dell'industria, la Regione deve predisporsi un piano energetico in modo da garantire all'industria valdostana energia a basso costo: a questo proposito, vorrei sapere se si procede col metanodotto.
Abbiamo inoltre la fortuna di essere una Regione che produce energia ed in più ha competenza sulle acque, e può pertanto fare qualcosa in questo settore.
Un altro problema è costituito dalle aree attrezzate: ogni Comune nei piani regolatori prevede aree industriali, forse è però necessario fare qualcosa di più, cioè andare a vedere quali sono le aree ottimali per essere attrezzate ad uso industriale.
Però anche questo è un problema da approfondire perché esperienze simili in altre Regioni, non hanno dato risultati concreti.
L'ultimo problema è costituito dalla formazione professionale, sul quale a noi pare che ci debba essere una discussione; ci riesce difficile venire qui, in un'ora leggere tutto il materiale e poi dichiararsi d'accordo o meno sulle proposte della Giunta. Dovrà esserci un confronto serio perché evidentemente la formazione professionale avrà un ruolo importante.
In tutta questa questione riteniamo che il settore artigianale e la cooperazione debbano avere una loro attenzione. L'artigianato perché è radicato nella nostra realtà, può dare un contributo, è quello che in questa crisi ha resistito maggiormente. La cooperazione deve essere vista come possibile gestione di attività produttive: abbiamo visto che in Valle d'Aosta in tutti questi anni, nonostante i soldi dati ai vari imprenditori privati (ed anche qui bisogna fare l'autocritica, perché quando il P.C.I. proponeva alcune gestioni pubbliche attraverso società per azioni, quindi non dirette, si diceva che il privato è il plus ultra) sono proprio gli imprenditori privati ad avere creato i maggiori cadaveri industriali: non pretendiamo che per forza siano gestioni pubbliche o di cooperative, ma bisogna prendere atto anche di questa situazione.
In questa situazione a cooperazione può giocare un ruolo anche a livello nazionale le cooperative hanno un ruolo determinante, basta andare a leggere i fatturati che hanno ogni anno.
Nel dispositivo della mozione, fra tutti i componenti della Commissione, proporremmo di aggiungere un rappresentante della Lega delle Cooperative ed uno della Fédération, perché se si vuole avere un confronto, se si vuole coinvolgere tutti, loro hanno titoli come altri per partecipare a questa Commissione. Sulla questione della Commissione speciale, vorrei leggere un passo di questo documento del 30 settembre del Sindacato in cui si dice ".... infine per quanto concerne la creazione di una Commissione con la partecipazione di tutte le componenti sociali interessate alla crisi del settore industriale, la Federazione Unitaria è interessata a questa iniziativa, qualora quest'ultima rappresenti un momento di confronto fra le diverse forze sociali e non comporti invece lo svuotamento dei livelli decisionali istituzionali. A tale scopo vanno definiti con chiarezza compiti, funzioni, responsabilità di detta Commissione". Vorrei sapere se i rappresentanti della maggioranza hanno sentito i sindacati perché, se non dovessero sussistere quelle condizioni che loro pongono come fatto qualificante, e se di conseguenza non dovessero partecipare i sindacati, di fatto andremmo a votare un organismo che perderebbe tutto il loro contributo. Quindi vorremmo sapere se è stato chiesto ai Sindacati il loro parere su questa proposta, perché diversamente tra sei mesi la Commissione non sarà ancora insediata.
Concludendo, abbiamo voluto dire queste cose perché riteniamo che non sarà più possibile continuare ad andare avanti solo tamponando i singoli casi di emergenza. Ci sono questioni particolari che devono essere affrontate, però dobbiamo anche insieme a queste impostare un discorso più generale in modo da evitare di avere in futuro ogni mese questioni particolari.
Da parte nostra c'è la massima disponibilità però oltre che da parte di questo partito che è all' opposizione, è anche necessaria la massima disponibilità della maggioranza per contribuire alla ricerca di una scelta che getti le basi non dico per recuperare il ruolo che aveva il settore industriale in Valle d'Aosta negli anni passati, ma almeno per contenere la crisi e per garantire un settore sano che insieme agli altri possa dare un reddito alla nostra Regione, perché non riteniamo che solo con il turismo, solo con i servizi, sia possibile dare un futuro alla Valle d'Aosta.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.
LANIVI (Féd. DP - UVP): Direi che da parte dell'opposizione i problemi sono stati posti in maniera corretta, sia per il taglio dato ai due interventi dei Consiglieri che mi hanno preceduto sia per le domande essenziali, fondamentali, di tipo politico, che sono state rivolte alla maggioranza.
Nel taglio dato ai due interventi mi pare che prevalga quel giusto atteggiamento preoccupato, meditato, su una crisi che riguarda l'industria ma più ampiamente l'occupazione, e che rappresenta oggi il primo problema della nostra Regione. In effetti, anche per rispondere alla richiesta centrale fatta dall'opposizione, cioè il significato che la maggioranza attribuisce alla proposta di istituire questa Commissione speciale, essa non è una Commissione dell'industria, ma riguarda l'industria e l'occupazione, quindi colloca il discorso dell'industria all'interno del problema più vasto e centrale che è quello di garantire la piena occupazione agli abitanti della nostra Regione. Mi pare che uno degli aspetti sottolineati, fra i compiti del governo regionale è, oltre che garantire lo sviluppo economico ed alti redditi per la nostra Regione, quello di offrire nel contempo un'occupazione sufficiente per i nostri abitanti, ma soprattutto per le giovani generazioni che in questa situazione trovano davanti a sé un muro pressoché invalicabile.
Risposta di tipo politico: la proposta di istituire questa Commissione è uno dei punti del programma di governo di questa maggioranza, però direi che tutta l'architettura del programma che è stato presentato in questo Consiglio, ribadito al momento dell'elezione del Presidente Rollandin, è stata quella di porre il problema dell'occupazione al centro della politica del Governo regionale. In questo caso quindi la Commissione rappresenta uno strumento complessivo delle forze politiche, istituzionali e sociali, perché di fronte ai grossi cambiamenti, ai grossi dati di trasformazione della nostra Regione si colgano o si individuino i criteri, i fenomeni centrali sui quali ogni forza politica esprima la propria posizione, le proprie proposte e a livello regionale ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Quindi, la Commissione non è una specie di paravento né occasione per far slittare i problemi o per evitare le responsabilità. La Commissione è strumento per meditare, per analizzare, per cogliere i dati più significativi ed innovativi dell'attuale fase di trasformazione rispetto ai quali maturare proposte, rispetto alle quali maggioranza ed opposizione dovranno assumere le posizioni più responsabili. Questo è il significato che la maggioranza attribuisce a questa Commissione.
Vorrei svolgere a questo punto alcune considerazioni: è vero - dice il Consigliere Millet - i richiami a situazioni nazionali, internazionali, non possono rappresentare una scusa per non affrontare in maniera adeguata la situazione attuale. E' altrettanto vero però -e dobbiamo essere molto seri su questo argomento - che i motivi dei cambiamenti superano di gran lunga la nostra dimensione, e quando ci si deve riferire alla dimensione internazionale non è per dimenticare la nostra, ma per sottolineare che la rivoluzione tecnologica iniziatasi ai primi anni 70 è una novità che ha conseguenze rilevanti non solo sulla nostra dimensione o quella nazionale, ma su una dimensione molto più grande. Conseguenza di questa situazione, o come minimo, dato rilevante di questa situazione, è che non esistono oggi nel nostro paese quadri politici che abbiano delle formulette in tasca in grado di risolvere le crisi. Prendiamo tutte le regioni del nostro paese; per combinazione proprio la vigilia di Natale ho assistito ad alcune interviste televisive fatte in una regione governata dalle forze di sinistra, dove hanno grossissimi problemi occupazionali ed anche lì - ed è questo che mi ha colpito in maniera negativa nel senso che dà la misura della dimensione della crisi - sono coinvolte la media e la piccola industria, cioè quella dimensione industriale che pare la più idonea ad adeguarsi alla nuova situazione occupazionale ed industriale nel nostro paese e più ampiamente in quelle che sono definite le società industriali occidentali.
Quindi è una crisi vasta, è soprattutto una crisi di trasformazione: questo è un altro dato che vorrei sottolineare, non è una crisi agonica che porti obbligatoriamente alla morte: è una crisi di trasformazione. Impegno delle forze politiche di questo Consiglio, della maggioranza e delle forze sociali della Regione è quello di trovare le modalità, gli strumenti per dare una risposta positiva a questa crisi.
Più che fare autocritica, oggi secondo me serve guardare,. in profondità i dati di questo grosso processo di trasformazione del nostro paese, per cui gran parte delle argomentazioni o dei temi sviluppati dai Consiglieri che mi hanno preceduto, sono validi e da prendere in considerazione. Indubbiamente quel tipo di programmazione che era valido in momenti in cui vi era una grande domanda al fine di collocare iniziative industriali in Valle d'Aosta, per cui la programmazione poteva significare in qualche modo operare una selezione sulle domande, oggi non interessa più, in quanto non siamo più nella situazione di poter rispondere e di selezionare un grande numero di richieste. Siamo nella situazione di non avere la possibilità di sapere a priori programmi e decisioni che ad alto livello, dico a livello centrale, verranno prese sulle maggiori industrie in Valle d'Aosta; a questo proposito è giusto che il Consigliere Pascale solleciti un diverso rapporto con il Governo, di tipo istituzionale; è giusta la richiesta che il Governo centrale assuma delle decisioni precise, tenendo conto della situazione della Valle d'Aosta che non è certo quella di un'isola felice.
Comunque il Governo, in alcuni casi, deve assumere la decisione ultima in quanto, anche in presenza di atteggiamenti corretti dell'Amministrazione regionale, certe decisioni non sono nelle nostre possibilità, o rispetto ad esse la nostra posizione è comunque secondaria.
L'Amministrazione regionale nel passato ha attuato una serie di iniziative come le aree attrezzate, come forme di leasing, come interventi finanziari più o meno sofisticati che sono passati da una fase iniziale di contributi a fondo perduto per acquisto di aree, a mutui attraverso i fondi di rotazione per la media e piccola industria realizzando poi con la Finaosta un intervento ancora più massiccio e preciso.
I risultati non sono certamente tutti positivi, non direi però, esagerando l'autocritica, che tutto ciò è da considerarsi negativo o abbia avuto effetti negativi; sono stati interventi che in qualche maniera hanno garantito in Valle d'Aosta una presenza ed un'occupazione industriale che oggi viene rimessa in discussione a causa di quelle trasformazioni rispetto alle quali occorre un altro sforzo di intelligenza ed un modo anche più articolato di intervento dell'Amministrazione regionale. Qui vorrei fare ancora alcune considerazioni, anche per cancellare una volta per tutte certe impressioni o certi giudizi che non corrispondono alla verità.
In effetti, per quanto possa ricordare nell'esperienza almeno di questi ultimi quindici anni in Consiglio, l'Amministrazione regionale, considerato anche le diverse composizioni politiche delle Giunte che si sono succedute in questi 15 - 20 anni, - ha sempre tenuto conto che l' equilibrio occupazionale in Valle d'Aosta non poteva scartare a priori la presenza industriale. Si potrà discutere sugli strumenti, sulle modalità con cui questo discorso è stato attuato, ma pensare che il futuro economico-occupazionale della Valle d'Aosta possa essere garantito prescindendo da una presenza industriale equilibrata significherebbe non affrontare il problema dello sviluppo e della crescita industriale.
E' pur vero che l'agricoltura è un fatto fondamentale della nostra economia così come il settore del terziario, che non comprende solo il turismo: quando parliamo di terziario comprendiamo un ventaglio di attività, non dobbiamo dimenticare i dati che l'Ufficio della Programmazione ha già inserito in un documento sulle condizioni dell'occupazione in Valle d'Aosta. Ma forse oggi dobbiamo dire che le maggiori quantità occupazionali siano inserite nella Pubblica Amministrazione, e questo deve farci riflettere, perché il volume di occupati nella Pubblica Amministrazione deve essere correlato alla dimensione occupazionale in generale, altrimenti in Valle d'Aosta diventiamo tutti direttamente o indirettamente dipendenti di Enti pubblici e questo, dal punto di vista economico e sociale, non è certamente un dato positivo. Ma è chiaro che questi due settori non sono sufficienti da soli a garantire l'occupazione e lo sviluppo economico nella nostra Regione. Ecco il perché della scelta di difesa dell'industria, ed anche se spendo alcune parole mi sembra doveroso doverla ribadire.
Questo il significato che vogliamo dare a questa Commissione: non assolutamente quello di un paravento, ma una
Commissione che abbia il compito di prendere atto, di guardare alle trasformazioni, ai nuovi problemi che interessano l'occupazione e l'industria, e su questa nuova situazione avanzare proposte dalle quali dovranno derivare scelte che verranno fatte in questo Consiglio secondo i rispettivi ambiti di responsabilità.
Vorrei ricordare, anche perché sono stati ricordati dai Consiglieri che mi hanno preceduto, alcuni punti che mi pare doveroso ribadire, sempre per chiarire il significato di questa Commissione. Primo, l'adozione del metodo di programmazione, tenendo conto che oggi occorre una revisione degli obiettivi, dei metodi e delle procedure degli strumenti di programmazione; ciò vuol dire un ripensamento, una revisione delle leggi istitutive degli organi e delle procedure di programmazione, cosa che abbiamo già sottolineato. Secondo, il discorso della formazione professionale. Questo non è un discorso in più rispetto a quello dell'occupazione: è uno dei temi centrali che dobbiamo affrontare per risolvere il problema dell'occupazione, essendo strettamente legato al discorso del mantenimento in futuro di un equilibrio economico occupazionale di un certo tipo. Sul discorso dei servizi alla media e piccola industria, su questo tema già annunciato nel programma che è stato presentato in Consiglio, il problema vero è di vedere come realizzare questi servizi e ciò sul come l'Amministrazione regionale può individuare uno strumento che sia di sostegno all'attività della media e piccola industria nella nostra Regione. Altri problemi sono quelli elencati che vanno dalle fonti energetiche al problema dei controlli, dall'artigianato, alla cooperazione, tutti temi che secondo me questa Commissione dovrà affrontare.
Termino ribadendo alcune cose che ho detto: il significato che la maggioranza attribuisce alla costituzione di questa Commissione che - ripeto -è dell'industria e dell'occupazione, e la grande importanza che la maggioranza attribuisce a questo confronto che, se condotto in termini corretti dalle forze politiche, sociali e dalle altre rappresentanze di interessi collegati a questo problema, potrà portare in questo Consiglio delle ipotesi di soluzioni al problema o comunque degli indirizzi sui quali questo Consiglio potrà in modo positivo confrontarsi.
Devo fare alcune proposte di emendamento rispetto alla proposta presentata dalla maggioranza che sono di questo tipo: nella parte deliberativa, dopo le parole "di costituire" al primo punto, si fa questa aggiunta: "nell'ambito della III Commissione consiliare permanente"; al termine del 1°punto, dopo "per la ricerca di soluzioni nei casi di crisi aziendale", si aggiunge "al fine di fornire alla Giunta regionale le indicazioni e gli elementi necessari per la realizzazione degli interventi regionali in materia"; al punto n° 2, in luogo di "del Ministero del Lavoro", "dell'Ufficio regionale del Lavoro".
Per quanto riguarda la proposta venuta dall'opposizione di inserire anche i rappresentanti della Lega e della Fédération delle Cooperative, questo è un tipo di risposta che lascio alla Giunta.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Cout, ne ha facoltà.
COUT (P.C.I.): Non interverrò per ripetere quello che altri Consiglieri hanno detto prima di me, o per sottolineare le parole del Consigliere Millet, che mi sembra abbia illustrato piuttosto ampiamente il nostro punto di vista.
Partirò invece da una questione che mi sembra che spesso non venga tenuta abbastanza presente e di cui si cerca molte volte di sminuire l'importanza: l'esigenza che emerge dalla presenza di operai che purtroppo molte volte vediamo in tribuna.
E' stato detto infatti in questo Consiglio che sembra quasi un rito che gli operai siano presenti nella tribuna del Consiglio: direi che questa affermazione è sbagliata nel senso che gli operai sono presenti in tribuna perché non sanno cosa riservi loro il futuro, ma soprattutto perché vogliono partecipare assieme all'Amministrazione ed al Consiglio regionale per fare in modo che lo sviluppo industriale in Valle d'Aosta non sia una forma di assistenzialismo, ma appartenga ad un'economia produttiva: infatti, quello che chiedono gli operai non è una assistenza, ma un posto di lavoro, perché non vogliono restare in Cassa integrazione.
Questa è una delle prime cose che dobbiamo tenere presente per impostare uno sviluppo in Valle che tenga conto dei vari settori produttivi. Infatti in questo momento sarebbe sbagliato se non si ponesse in primo piano lo sviluppo del settore industriale, soprattutto in funzione di un riequilibrio di alcune zone della Valle. Alcuni dati ci dicono quanto sia necessario porre questo problema in primo piano: la richiesta di ore di Cassa integrazione per le varie industrie della Valle è passata da 711 mila ore dell'81 a 560 mila dell'82, a 1.575.682 ore nei primi dieci mesi dell'anno 1983. Questo vuol dire che anche solo il costo per l'INPS sarà di oltre 7 miliardi di lire.
Per ciò che riguarda gli squilibri, se andiamo a vedere non solo le industrie in crisi, ma anche solo gli operai, gli ex operai, i giovani, le donne che sono in cerca di occupazione, vediamo dal '77 all'83 aumentare a dismisura le richieste di iscrizione al collocamento e questo soprattutto nelle zone industriali della Valle a partire dalla città di Aosta fino ai paesi centrali della Valle, a Châtillon e, nella bassa Valle, fino a Pont St. Martin.
Non starò ad aggiungere altre cose che sono state dette già dai Consiglieri che mi hanno preceduto; vorrei solo aggiungere alcune richieste di delucidazioni, anche per non continuare a parlare senza potersi basare su dei dati più precisi. Per ciò che riguarda le industrie delle zone della bassa Valle che sono attualmente in crisi, ci sono delle novità per gli operai che sono in cassa integrazione?
Per la Siv, c'è la sicurezza del mantenimento dell'attuale livello occupazionale, perché un problema è già quello di garantire un futuro all'azienda, ma bisogna poi vedere per quanti di questi operai sarà garantito questo futuro e quindi quale sarà l'impegno di eventuali imprenditori che dovranno rilevare l'azienda; così come per le altre aziende che sono in crisi, per la Fortuna West, dove sembra che solo una parte degli operai dell'ex Fortuna West potrà rientrare a lavorare. Quindi, quali garanzie ci sono, al momento attuale, per alcune piccole industrie della bassa Valle, al di fuori della Ilssa, del mantenimento dell'attuale situazione occupazionale.
Un'altra questione che mi sembra molto urgente da definire è quella dei decreti per la Cassa integrazione e quindi il pagamento della Cassa integrazione. Oltre la Siv ci sono altre industrie nella bassa Valle che sono da mesi in attesa di decreti che devono essere firmati per ciò che riguarda la Cassa integrazione. Per l'IMVA sono stati emessi dei decreti fino al 13 dicembre 1983, si attendono 3 decreti di proroga trimestrali; per la Tecnomec, almeno per ciò che riguarda gli ultimi dati che sono riuscito a reperire che risalgono a un mese fa, l'ultimo decreto risale al mese di febbraio 1983; all'Alluver si aspettano tre decreti di proroga trimestrali; dal mese di giugno 1983 si aspettano alla Fortuna West tre decreti di proroga trimestrali; per la Siv siamo in attesa di 4 proroghe trimestrali dal 12.3.1983; così pure per la Dolciaria valdostana si era in attesa del decreto iniziale di sei mesi; per le Officine Metallurgiche, già lo diceva il Consigliere Millet, si è in attesa del decreto iniziale di sei mesi, di due decreti di proroga trimestrali, così per altre industrie della Valle.
Noi dobbiamo riproporre il problema di uno snellimento di queste pratiche e già l'altra volta avevamo sollevato, in occasione di una interpellanza sulla
situazione industriale alla Siv, il problema che potrebbero benissimo essere utilizzati anche gli uffici di Roma. A noi risulta che anche lo stesso Ufficio regionale del Lavoro abbia mandato un numero consistente di persone a Roma per poter seguire queste pratiche, quindi è una richiesta precisa che sottoponiamo ancora una volta all'Assessorato competente, affinché si cerchi di trovare un modo per seguire meglio queste pratiche per evitare che gli operai in Cassa integrazione debbano aspettare per dei mesi il pagamento di quello che è loro dovuto.
Intanto pensiamo che sia necessario riproporre la questione degli anticipi sulla Cassa integrazione; con il numero di pratiche che ormai sono aumentate a dismisura in tutta Italia, a Roma sarà sempre più difficile avere degli anticipi sulla Cassa integrazione. Sembra che a Roma non si sappia neanche quali siano le industrie valdostane e che ci siano problemi enormi per fare seguire queste pratiche; tanto più noi come Regione autonoma potremmo a questo proposito fare una riflessione, anzi chiediamo che la maggioranza riveda l'atteggiamento che aveva assunto sulla questione della Cassa integrazione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
ALOISI (M.S.I.): Colleghi Consiglieri, farò un intervento diverso da quelli che sono stati fatti finora da coloro che mi hanno preceduto: un intervento di tipo "bastian contrario". Non è per fare della retorica, e vi pregherei di ascoltare attentamente quello che dico, perché il mio intervento sarà basato unicamente su quella che è la realtà della situazione in cui ci troviamo.
In Valle d'Aosta ci troviamo in una situazione drammatica di crisi industriale ed occupazionale per un insieme di cause concomitanti, perché ci sono delle responsabilità da parte di una società che ha perso ogni dignità, qualsiasi moralità, una società dove vigono gli intrallazzi, le complicità, le ruberie, una società dove vige l'incompetenza e l'incapacità. Questo è il motivo essenziale per cui oggi ci troviamo in questa situazione.
Non faccio della retorica - come ripeto - perché sono in grado di dimostrare le accuse che sto facendo. Incapacità a livello governativo, e ne abbiamo esempi emblematici: il caso di Gioia Tauro, dove sono stati spesi centinaia di miliardi per costruire delle industrie che poi non sono state costruite. Abbiamo un esempio qui vicino a noi, la Nazionale Cogne o Nuova Sias, dove sono stati spesi decine di miliardi per costruire capannoni nuovi, due anni fa è stato costruito il nuovo impianto che ha sostituito l'impianto LD, sono stati spesi 12 miliardi, oggi si parla di chiuderlo. Di fronte a questo sperpero del denaro pubblico cosa possiamo dire? Possiamo solo dire che abbiamo dei governanti che sono incapaci di governare. E come ci sono queste responsabilità a livello governativo, non le stesse ma altre responsabilità sussistono a livello locale.
Ero prima e sono tutt'ora un dipendente della Nazionale Cogne, sono dieci anni che si continua a parlare di crisi dell'occupazione, di crisi industriale, giorno dopo giorno viviamo questa realtà, la viviamo in mezzo ai lavoratori, l'abbiamo visto quando siamo entrati nella Nazionale Cogne e fare il Consiglio regionale, l'abbiamo visto quando siamo scesi all'Ilssa-Viola, lo vediamo quasi mensilmente in quest'aula alla presenza dei lavoratori. Ebbene sono anni ed anni che viene sempre avanti l'eterno problema, la disoccupazione. Tutte le forze politiche danno garanzie, si impegnano a fare il possibile e l'impossibile per cercare di risolvere questi problemi ma a distanza di dodici anni ci troviamo con gli stessi problemi che sono peggiorati. Tutti parlano di occupazione giovanile, anche dieci anni fa si parava di questo: oggi basta uscire nella nostra città, in via De Tillier, per vedere i giovani che sono lì, cercano disperatamente qualsiasi lavoro e non riescono a trovarlo. Di fronte a questa realtà ci sono delle responsabilità anche a livello regionale, nei confronti di coloro che avrebbero dovuto perlomeno prevedere questa situazione e che non hanno fatto nulla per cercare di modificarla o per cercare di cambiarla.
Probabilmente è stata incompetenza, incapacità da parte di qualcuno che avrebbe dovuto intervenire prima e non è intervenuto.
Vediamo tutti questi finanziamenti a pioggia che si succedono uno dopo l'altro e che non riescono a fermare l'emorragia dell'occupazione nella nostra Valle. Allora di fronte a questo quadro cosa dobbiamo fare? Dobbiamo continuare a proporre ordini del giorno, atti di solidarietà nei confronti dei lavoratori? Mi sembra che sia assurdo perché i lavoratori non vivono di aria, devono mangiare, devono continuare a far sopravvivere la propria famiglia. C'è la necessità oggi più di ieri di rimboccarsi le maniche e di fare qualcosa di concreto. Bisogna mobilitarsi, se necessario fare pressioni a Roma, intervenire a livello di forze politiche, a livello di forze regionali, bloccare anche la statale, ma fare qualcosa di concreto.
Ricordo che a Bagnoli il popolo napoletano si è ribellato, ha fatto qualche atto concreto occupando il Comune, sono stati investiti mille miliardi per la ristrutturazione di Bagnoli e sono stati buttati via: anche in questo caso nuovo sperpero.
Noi invece continuiamo a rimanere immobili come se niente fosse successo nella nostra Valle. Da Regione con il reddito più alto della Nazione, stiamo diventando il fanalino di coda. Si è aggiunto adesso persino il problema del Casinò che è un problema drammatico e che è anche un problema occupazionale.
Un invito che faccio come forza di opposizione, come forza di alternativa - perché sia chiaro che darò il mio contributo in questo contesto per cercare di risolvere questi problemi ma sono convinto che non si risolveranno comunque, perché per risolverli bisogna cambiare tutto, il tipo di stato, di gestione, ci vuole più responsabilità, più competenza da parte di coloro che ci governano - dicevo, faccio però un invito a tutte le forze politiche, in modo particolare al Governo regionale perché si interessi fino in fondo con atti concreti per cercare di fare il possibile e risolvere questa grave situazione perché sono convinto che gli atti di solidarietà e gli ordini del giorno non servono più a niente. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE ( P.S.I.): Non entrerò nel meritò del problema ma vorrei alcuni chiarimenti per quanto riguarda gli emendamenti presentati dal Consigliere Lanivi. Si dice "delibera di costituire nell'ambito della III^ Commissione consiliare permanente". Chiedo scusa alla maggioranza, ma quando si tratta di Commissioni in questo Consiglio non si riesce mai a essere chiari: una volta chiediamo la Commissione speciale e troviamo la Commissione Affari Generali allargata ai Capigruppo; avevamo chiesto noi una Commissione speciale per le proposte di revisione statutaria e si è detto che non andava bene.
Adesso si costituisce nell'ambito di una Commissione che esiste già un'altra Commissione ancora più speciale. Allora non capisco più cos'è: per germinazione spontanea la III^ Commissione dà incarico ad un gruppo di lavoro che poi sarà costituito da 100 persone - 121? grazie - la III^ si riunisce con questa speciale, oppure dà mandato alla Commissione speciale di riferire all'altra Commissione?
Capisco che ci siano problemi di competenze ed è giusto, perché se c'è una Commissione che è competente e non ce n'è bisogno di una speciale, è proprio la III^ Commissione, che è specifica. Se ne mette un'altra che è speciale: va bene, ma non andiamo oltre ad un compromesso che sia illogico, perché allora non stiamo più con i piedi per terra.
Visto che l'argomento è serio, voglio solo che anche gli emendamenti che si propongono, corrispondano ad una loro logica. Il chiarimento che chiedo è questo: rimane in piedi la III^ Commissione, nell'ambito di questa Commissione se ne costituisce una speciale che riferisce poi alla III^ Commissione o al Consiglio? Si avvale questa Commissione speciale delle rappresentanze del Consiglio regionale?
Direi che un minimo di chiarimento non guasterebbe, anche perché posso capire che ci siano delle esigenze di non sopprimere delle competenze di Commissioni già esistenti, ma non andiamo neanche a costituire organismi che non sono utili in questo caso, perché ritengo che la competenza specifica sia quella della III^ Commissione, tanto che l'emendamento fa rientrare tutto il discorso proprio nell'ambito della Commissione stessa.
Si dà atto che alle ore 11,10 assume la Presidenza il Vice-Presidente DE GRANDIS.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
RICCARAND (N.S.): Per dichiarazione di voto. Sulla mozione del P.S.I. il voto di Nuova Sinistra sarà favorevole, in quanto è una mozione che tende ad impegnare la Giunta a presentare entro tre mesi un progetto globale di intervento nel settore industriale, cioè riprende una proposta che Nuova Sinistra aveva fatto al momento in cui era stato discusso il programma della maggioranza: proposta che allora era stata respinta dalla maggioranza di questo Consiglio mentre mi auguro invece che in questa occasione venga accolta, perché credo sia necessaria e opportuna la presentazione da parte della Giunta regionale di un piano di intervento globale per quanto riguarda l'assetto industriale in Valle d'Aosta.
Per quanto riguarda la istituzione di una Commissione speciale proposta dalla forza di maggioranza, anche qui il nostro voto sarà favorevole, nel senso che non ci opponiamo alla creazione di nessuno strumento che possa avere una qualche finalità positiva, anche se già allora, quando l'Union Valdôtaine ci chiese il parere sul programma delle forze di maggioranza e rispetto a questa proposta di Commissione, noi dicemmo che eravamo d'accordo ma che ritenevamo che le responsabilità principali dovevano assumersele la Giunta e l'Assessore all'Industria, cioè non si poteva pensare di costituire una Commissione che praticamente esautorasse la Giunta delle proprie responsabilità. La Commissione può esistere, ha una sua funzione consultiva, può essere un momento di confronto anche fra le varie componenti, ma crediamo che questo è solo uno dei punti su cui si può intervenire e che in realtà il problema di fondo sia un altro, quello cioè che la Regione nel suo complesso deve avere quelle linee di politica industriale che fino ad oggi sono mancate, non solo, ma la Giunta regionale e l'Assessorato all'Industria in particolare devono riuscire a dotarsi di quegli strumenti senza i quali nessun intervento efficace può essere attuato.
Chi mi ha preceduto ha fatto una serie di esempi, di situazioni paradossali, di infortuni clamorosi in cui la Regione è incorsa. Credo che questi infortuni siano destinati a ripetersi se si continua su questa impostazione, cioè non sarà sufficiente di per sé la Commissione, che ben venga, anche se chiaramente gli emendamenti presentati dal Consigliere Lanivi tendono ancora ad attutire la forza di impatto di questa Commissione. Restano comunque i problemi di fondo: quale politica industriale, come e con quali strumenti conoscitivi vuole intervenire la Giunta regionale?
Voglio fare due esempi per indicare le dimensioni macroscopiche degli infortuni in cui la Regione è incorsa negli interventi di politica industriale in questi ultimi anni. Si tratta di due aziende di cui si parla in questi giorni per tutta una serie di vicende: una è la Dolciaria Valdostana e l'altra è l'Alluver.
Sappiamo che la Dolciari a Valdostana ha avuto questo epilogo clamoroso, con i responsabili dell'azienda che vanno a pagare le maestranze in attesa dei soldi arretrati con soldi provenienti da denaro riciclato.
Come si è potuti giungere a questa situazione? Credo che una risposta sia abbastanza facile; basta andare a vedere chi ha costituito questa società, chi ne è stato Amministratore e le vicende che si sono susseguite. E non c'è bisogno di fare grandi indagini, qualsiasi funzionario dell'Amministrazione regionale che fosse andato a vedere chi costituiva la società, si sarebbe reso conto di qual era la realtà. La Dolciaria Valdostana è stata costituita da un certo Rag. Giuseppe Merlo, il quale risultava aver avuto ben 11 procedimenti giudiziari nel momento in cui ha aperto questa azienda, per una serie di reati di ogni genere, dalla bancarotta, alla truffa, agli assegni a vuoto secondo le Preture di Torino, di Cuneo e di Crema. Mi chiedo perché l'Amministrazione regionale è andata ad agevolare una società con questi )personaggi alle sue spalle, senza immaginare che questa azienda avrebbe poi avuto lo sbocco che ha avuto? Ci sono delle critiche da fare, enormi, su un certo modo di comportarsi.
L'altro esempio è quello dell'Alluver. Anche questa è una vicenda incredibile. Come si può pensare che ci sia questa confusione, che abbia avuto questo epilogo un'azienda in cui non molti anni fa la Regione ha investito dei miliardi. E' mai possibile che la Regione non conosca con esattezza l'assetto societario, chi sono i proprietari del pacchetto azionario di un'azienda come l'Alluver, il cui Consiglio di Amministrazione si riuniva nei locali della Finaosta o addirittura come è successo in alcuni casi, si riuniva nei locali dell'Assessorato alle Finanze?
E più ancora è incredibile il fatto che in questa azienda la Giunta regionale decida nel mese di settembre di investire altri 315 milioni, ed il giorno dopo questa azienda decide di chiudere i battenti. C'è una fuga attraverso le dimissioni dei rappresentanti della Finaosta nei posti di responsabilità in questa azienda e chi dovrebbe subentrare rifiuta con molta rapidità. Com'è possibile tutto questo? Che tipo di impostazione politica, di scelte, di conoscenza dei dati ci sta dietro? Di fronte a queste realtà della piccola e media azienda in Valle d'Aosta dobbiamo dire che un'azienda come la Cogne con tutti i suoi disastri è un'azienda sana. Noi siamo d'accordo a votare le due mozioni, vanno anche bene questi organismi, ma se non ci diamo gli strumenti adeguati, se non impostiamo un'azione politica completamente diversa in questo settore, non troveremo nessun sbocco positivo.
PRESIDENTE: Comunico ai Signori Consiglieri che alle ore 15,30 è riunita la I Commissione Affari Generali allargata ai Capigruppo.
Ha chiesto di parlare il. Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Per dichiarazione di voto. Noi tutti sappiamo che la situazione di crisi dell'industria in Valle rispecchia quella a carattere nazionale. Assistiamo all'espulsione di centinaia e centinaia di operai dalle industrie, assistiamo al blocco del turnover che impedisce l'assunzione di giovani e di donne, ma la Regione di fronte a questa situazione usa la politica dell'assistenzialismo: finanziamenti a pioggia, dare a persone incompetenti ed incapaci dal punto di vista manageriale responsabilità di industrie, nella bassa Valle in modo particolare, situazione che non ha riscontro in nessuna altra Regione d'Italia. Manca una programmazione industriale ed è inutile che il Consigliere Lanivi ci ricordi che nel programma esistono alcuni punti fondamentali che riguardano l'industria: l'enunciazione è un fatto e trasformarla in fatti concreti comporta una differenza enorme. Questa maggioranza che poi si trascina ormai da anni, è stata incapace di risolvere i problemi dell'industria; anzi ha fatto sì che alcune industrie chiudessero i battenti e chi può mai dimenticare l'Ilssa Viola che con un finanziamento di sei miliardi a distanza di pochi mesi licenzia 400 operai e non si sa se gli altri che attualmente sono occupati possono rimanere.
Condivido, anche se da un punto di vista politico c'è un baratro fra i socialdemocratici ed il movimento sociale italiano, l'opinione secondo cui non servono gli ordini del giorno: è una presa in giro dei lavoratori, è inutile. Da quando sono in Consiglio - da giugno - abbiamo fatto almeno una decina di ordini del giorno di solidarietà con gli operai. Ma gli operai hanno bisogno di lavorare: non continuiamo a prenderli in giro.
Un altro problema che a me sembra molto grave, e che bisogna risolvere, ma non lo possiamo naturalmente risolve- re solo a livello regionale, riguarda il rapporto con il Governo nazionale.
E' un rapporto tenue, bisogna riprenderlo e rafforzarlo, non serve mandare un telegramma all'On. Longo per esprimere le preoccupazioni; è necessario avere dei contatti con tutti i partiti. Giustamente - qui riprendo una dichiarazione del Presidente Rollandin in cui affermava che per risolvere alcuni problemi ci vuole una collaborazione anche con la minoranza - ci vuole una collaborazione con tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale proprio sul problema specifico dell'occupazione.
Mi soffermo solo sulla posizione dei socialdemocratici sulla mozione del P.S.I., cui siamo particolarmente favorevoli. Ma quello che non riusciamo a capire è la confusione che continua qui si crea una Commissione speciale nell'ambito della III" Commissione e non si capisce quali possano essere i compiti dell'una e dell'altra Commissione; già la Commissione speciale ha difficoltà di operare per il numero di persone previste, altre difficoltà le abbiamo nella III Commissione, per cui o si è chiari o si dice che si hanno degli accordi di maggioranza da rispettare.
Siamo d'accordo per la Commissione speciale, ma che sia una Commissione speciale: non creiamo confusione con la III" o la IV" o la V".
Voterò a favore della mozione del P.S.I. e voterò a favore della mozione presentata dai Capigruppo della maggioranza, qualora si costituisca solo una Commissione speciale, altrimenti il mio voto sarà contrario ad una Commissione nell'ambito della III Commissione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Stévenin, ne ha facoltà.
STEVENIN (U.V.): Nel suo intervento il Consigliere Millet ha voluto precisare che, dati i due punti all'ordine del giorno, riteneva opportuno fare il punto della situazione e della crisi industriale che investe la nostra Regione. Ritenevo che forse sarebbe stato più opportuno farlo nel momento della creazione di questa Commissione che, come dice la mozione, ha lo scopo innanzitutto di stimolare e coordinare tutte le idee e le capacità di proposta delle forze istituzionali, sociali e naturalmente anche delle forze economiche della nostra Regione, al fine di affrontare fino in fondo questo grave problema che interessa ormai da alcuni anni la nostra realtà e quindi, attraverso questo sforzo congiunto, far sì che il Governo regionale acquisisca tutti gli elementi per prendere le decisioni più opportune. Ritengo comunque che sia opportuno, anche per evitare un certo qualunquismo, dire esattamente come stanno le cose nella nostra comunità e come si è sviluppata la presenza industriale nella nostra Regione.
Pertanto non credo di dire nulla di nuovo quando affermo che bisogna distinguere i due momenti della presenza industriale nella nostra realtà o quando dico che c'è stata una prima presenza industriale nella nostra Regione che risale all'inizio del secolo con la creazione di alcune strutture, di alcuni poli di sviluppo che uno alla volta stanno saltando tutti, e che la presenza di materia prima, di energia elettrica e di manodopera poi in parte anche importata, sono state le motivazioni che hanno permesso di avere, nella nostra realtà, uno sviluppo industriale.
Questa presenza si è caratterizzata in quattro poli di sviluppo nella nostra Regione: l'Ilssa Viola, di cui tutti conosciamo la situazione, a Pont St. Martin; la Montefibre a Châtillon; la Cogne ad Aosta e, nella zona di Verrès, in quel momento, con la nascita della Brambilla Filatura, della Guinzio e Rossi e della Brambilla Costruzioni si è creato il quarto - cosiddetto - polo di sviluppo. Gli altri evidentemente erano collegati alla Cogne, vale a dire le miniere di Cogne e la Thuile e lo Stabilimento di Morgex. Questi poli stanno saltando nel senso che la prima ad essere entrata in crisi è stata la Brambilla Filatura che aveva oltre 400 dipendenti, seguita dalla Brambilla Costruzione che, insieme alla prima, aveva raggiunto addirittura il numero di oltre un migliaio di occupati prima della seconda guerra mondiale.
Bisogna dire che rispetto a questo sviluppo industriale la Regione Valle d'Aosta nulla ha potuto fare e in nessun modo intervenire: l'unico tentativo che venne fatto fu quello di avere una maggiore presenza se non altro nel settore pubblico, cioè la Cogne; ma, bisogna anche dirlo molto chiaramente, un qualsiasi tentativo per introdurre una presenza della Regione all'interno di questa azienda, per verificare e discutere le scelte che venivano fatte, è sempre stato respinto dai dirigenti del Ministero delle Statali e da coloro che hanno retto questa azienda. L'unica volta che la Regione ha avuto in qualche modo propri uomini presenti all'interno del Consiglio di Amministrazione, essi erano rappresentanti di partito e quindi espressione delle forze politiche e mai comunque delle forze istituzionali, alle quali non hanno mai dato delle risposte, né erano tenuti a farlo.
A questa prima fase di industrializzazione è seguita una seconda fase che è quella del dopoguerra, nella quale si è verificato un tentativo, intorno agli anni 60, di darsi - in quanto Regione - una politica industriale, al fine di creare posti di lavoro e pertanto maggior occupazione. In questo senso, non voglio ripetere quanto ha già detto bene il Consigliere Lanivi, abbiamo assistito a diverse fasi di intervento regionale che hanno visto, all'inizio, attraverso il Consorzio dei Bacini Imbriferi, degli interventi proprio per sviluppare delle zone che erano definite depresse, dove i rappresentanti delle popolazioni intendevano sviluppare delle attività per poter dare un'occupazione agli abitanti stessi.
Abbiamo assistito alla nascita di una serie di attività: è nata la Sirca David, la Fera di Saint- Vincent, la Morgex Carbo, è nata una piccola industria nella zona di Pollein, la Mec Meccanica, ed è stata creata una serie di attività con dei contributi a fondo perso. Si trattava di iniziative che successivamente hanno trovato delle difficoltà e sono state costrette a segnare il passo e quindi anche a chiudere.
In seguito si è verificato un altro tipo di intervento regionale. Bisogna considerare che quelli di cui ho parlato poc'anzi erano tipi di intervento che seppure a fondo perso, in realtà si sono dimostrati in seguito positivi in quanto rispetto al capitale investito da parte delle diverse aziende l' intervento regionale rappresentava si e no il 10% degli investimenti effettuati, il che, in questo senso, costituiva un incentivo, da parte delle aziende che si installavano, a dare una continuità alla loro attività: malgrado questo, abbiamo assistito, per cause gestionali e per tutta un'altra serie di cause che sarà bene analizzare successivamente, alla chiusura di una serie di questi impianti.
Intorno agli anni 70 è emerso un altro tipo di intervento caratterizzato dai fondi di rotazione: era questo uno strumento intelligente che avrebbe consentito l'intervento della Regione sul versante dei finanziamenti agevolati a sostegno delle imprese, poiché in quel momento scarseggiava il denaro e, come del resto si verifica attualmente, il suo costo era già in quel momento elevato.
Attraverso i fondi di rotazione è stata creata una serie di interventi che possono essere considerati positivi, anche se bisogna dire che sovente, a causa dei tempi burocratici e delle difficoltà dei controlli, non hanno dato quei risultati che tutti quanti si aspettavano.
Negli anni successivi, a metà degli anni 70, la Regione ha portato avanti una nuova politica di insediamenti che era in pratica incentrata su un nuovo modo di creare uno sviluppo industriale, e direi che in quel momento si è fatto quello che, a mio modo di vedere, era il massimo possibile: è nata la Siv di Arnad, e qui vorrei ricordare al Consigliere Millet, che in quel momento nella maggioranza c'era anche il partito comunista ed io, per esempio, non ero contrario a questo tipo di interventi, anzi li ritenevo positivi.
Sono nate altre aziende, come la Maxel e, con lo stesso metodo, la Coros e la Rossignol di Verrayes. Ci siamo trovati in una situazione in cui rispetto ad esempio alla proposta che viene fatta dal Consigliere Millet di creazione di aree attrezzate, lì non solo si creava l'area attrezzata, ma si andava a costruire lo stabilimento sul disegno che veniva fatto dall'azienda che intendeva installarsi nella nostra realtà, la quale di norma si sceglieva anche l'ubicazione o comunque la concordava con gli amministratori. Sembrava questa una via delle più valide, una via che è costata fior di miliardi perché si sono costruiti gli stabilimenti, di cui la Regione è proprietaria; portava però con sé anche alcune problematiche, cioè il fatto che in pratica si sono immobilizzati dei capitali, si sono create delle strutture che sovente non sono convertibili perché create per quella specifica attività, e le imprese, non essendo proprietarie dell'immobile, non potevano dare delle opportune garanzie alle banche attraverso gli immobili, ma le potevano dare esclusivamente attraverso i macchinari.
Sovente poi la Regione è intervenuta con delle fideiussioni nei confronti delle banche che avevano concesso questi mutui per l'acquisto degli impianti e si sono verificate alcune situazioni che non sto qui ad elencare: faccio solo l'esempio delle Fortuna West.
Il problema, a questo punto, è quello di verificare se questi vari tipi di intervento industriale sono interventi che, nell'attuale situazione, meritano ancora di essere presi in considerazione, perché, malgrado tutto quello che si è verificato, ci rendiamo conto che la necessità di una presenza industriale nella nostra realtà è di per sé stessa sempre importante ed indispensabile.
Quando, all'inizio di questa legislatura, all'indomani delle elezioni, come movimento dell'Union Valdôtaine abbiamo fatto una prima serie di incontri per verificare le disponibilità di creare una maggioranza sulla base di una serie di impegni e di programmi, uno dei punti fondamentali che abbiamo ritenuto indispensabile porre era il problema della situazione economica nella nostra Regione, ed in modo particolare della situazione industriale.
In questo senso, nei confronti sui vari punti, si è verificata la disponibilità della creazione di questa Commissione speciale che aveva come compito l'esigenza di affrontare il problema industriale. Ritenevamo infatti che per affrontare questo problema fosse innanzitutto indispensabile una volontà politica in questa direzione, che almeno doveva presupporre che venissero eliminate tutte le diffidenze che circolavano nella nostra realtà intorno a tale problema, proprio perché sovente si sentivano anche autorevoli personalità prendere posizione contro il fatto che venisse mantenuta una presenza industriale nella nostra Regione. La scusa era che, ad ogni modo, tutte le iniziative che veniva no portate avanti poi in pratica ed in tempi successivi si trovavano ad incontrare delle situazioni di difficoltà col risultato che venivano sperperati al vento miliardi che, investiti in altri settori, avrebbero potuto dare un futuro diverso alla nostra realtà. La Valle d'Aosta, si diceva, ha una vocazione turistica, ha una vocazione volta al terziario. Evidentemente con questo tipo di impostazione noi non eravamo e non siamo d'accordo, in quanto riteniamo che una Regione come la nostra non può avere una produzione monoculturale, non potrebbe sopravvivere senza una presenza anche di un elevato numero di occupati nel settore industriale. D'altra parte è facile dimostrare che Paesi vicini ai nostri, come la Svizzera, hanno una ragguardevole presenza industriale pur essendo paesi ricchi, dove turismo ed altre attività sono preminenti.
Rispetto al passato abbiamo già perso una forte percentuale di presenze nel settore i n d u striale: si dice che siamo scesi dal 38% all'attuale 34%; sono convinto che siamo già al di sotto dell'attuale 34% degli occupati presenti in questo settore.
Ci vuole una volontà politica in questa direzione e insieme alla volontà politica, è necessario anche esprimere una disponibilità finanziaria, che deve essere rivolta nella direzione di superare le difficoltà dovute al costo del denaro, le difficoltà di accesso al credito. Qui però non c'è nulla da inventare perché è evidente che segnali in questo senso si sono avuti con una serie di decisioni prese precedentemente, vale a dire la stessa decisione di fare venire il metanodotto è un segnale che va in quella direzione, così anche come la volontà politica di acquisire le centrali Cravetto.
E' chiaro che forse non è sufficiente, perché a quanto ci è stato detto in vari incontri con industriali che abbiamo avuto nel passato, il far nascere una attività industriale nella realtà valdostana comporta l'aumento dei costi di gestione all'incirca del 4% rispetto alla stessa attività insediata in altre zone, vale a dire nella tangenziale Torino-Milano (infatti, se andiamo a vedere, notiamo che tutta una serie di iniziative industriali sono nate nella zona situata intorno a Chivasso). Allora bisogna far si che nelle scelte che vengono fatte si vada in questa direzione, nel senso di dare un sempre maggior valore aggiunto che superi questa impasse dovuta al costo più elevato che si verifica quando si crea un'iniziativa industriale nella nostra Regione.
E' chiaro, ci sono delle indicazioni che meritano di essere verificate; quando noi chiediamo di fare delle indagini di mercato e quando qualcuno interviene in questa direzione, siamo completamente d'accordo. Però dobbiamo anche tener presente che nel frattempo la Regione ha presentato - e penso che tutti i Consiglieri li abbiano avuti - due piani: uno che è un esame della crisi nel settore tessile, consiste in una proposta costruita insieme alle organizzazioni sindacali, insieme a dei tecnici specializzati, insieme a dei tecnici dell'industria e commercio; un altro, chiamiamolo piano o esame della situazione, è stato quello nel settore siderurgico. Se a questi Si aggiunge poi quello del settore chimico, avremo la situazione complessiva delle possibilità della nostra Regione. C'è poi il problema della situazione del dolciario che è l'unico settore - al di là di quello che si è verificato per la Dolciaria valdostana ad Arnad - dove, se non altro per adesso, non si è verificata la crisi, trattandosi di un settore che ancora tira, sia a livello regionale che nazionale.
Si tratta pertanto non di voltare pagina, come ho sentito dire non oggi ma in altre situazioni; la difficoltà sta nell'individuare delle aziende che siano disposte a venire nella nostra Regione, offrendo condizioni che siano non dico più vantaggiose di quelle che possono offrire la Cassa del Mezzogiorno o altri Enti, occorre dare attraverso la creazione di un'organizzazione di servizi, dei supporti alle aziende del settore industriale. Di questi servizi di supporto potrebbe beneficiare fra l'altro anche il settore terziario, potrebbe beneficiare anche l'artigianato.
Al di là di questo possono prospettarsi nuove iniziative, ma sia gli interventi finora rilevati leggendo il documento delle Organizzazioni sindacali (l'ho esaminato approfonditamente) sia dalle proposte che sono venute avanti anche nella riunione odierna - io credo possa desumersi che di fatto da inventare ci sia ben poco. E' vero che la Regione dovrà verificare meglio quali sono le reali garanzie che vengono date nel momento in cui l'imprenditore verrà ad installarsi nella nostra realtà, e su questo siamo completamente d'accordo.
La verità di fondo è che l'unico tentativo di far fronte alla crisi attraverso l'intervento di un industriale valdostano è miseramente fallito ed è quello che tutti conosciamo dell'Alluver. L'altro tentativo è stato quello fatto attraverso una Cooperativa e purtroppo abbiamo visto che anche quello non ha trovato uno sbocco. Forse, con l'attuale legge sui finanziamenti alle cooperative, ci sarebbe potuto essere la possibilità di accedere al credito. Siamo costretti ad andare a mendicare in giro per l'Italia o l'Europa per trovare l'industriale che dia quelle garanzie e rispetto al quale poi bisogna fare i conti perché qui disponibili sono tutti, ma poi quando vengono agli incontri chiedono molto di più di quello che intendono dare per costruire un intervento industriale nella nostra realtà.
E' chiaro che è necessaria tutta un'altra serie di fattori, quali la formazione professionale, che diventa un aspetto indispensabile; ma formazione professionale volta a quale sbocco? E' qui che il problema si pone ancora una volta perché evidentemente andare a stabilire quali sono i settori che non sono in crisi nella nostra realtà diventa abbastanza difficile. Bisogna vedere all'interno dei settori in crisi, ormai quasi tutti, quali sono le produzioni che meritano e che possono essere sviluppate.
D'altra parte tutti ci sogniamo che venga un'industria elettronica, che questa possa essere la strada per uscire da questa situazione di disoccupazione e di altissima percentuale di cassa integrati che c'è da noi; però quando si parla di industria elettronica sappiamo che rispetto ai posti di lavoro non ci sono gli sbocchi che molti pensano, in quanto ormai per l'industria elettronica vengono chiesti o diplomati o laureati e quindi diventa difficile andare avanti.
Carenze ce ne sono state e ce ne sono, sia a livello amministrativo che soprattutto di associazione industriale, che nella direzione di dare uno sviluppo industriale alla nostra realtà non ha mai dato quella partecipazione che ci si attendeva, per cui il tentare di coinvolgere tutte le forze sociali, politiche, istituzionali ed economiche ha proprio questo cane fine, quello di verificare tutte quelle che sono le possibilità per mantenere l'occupazione nel settore industriale nella nostra Regione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Pascale, ne ha facoltà.
PASCALE (P.S.I.): Non possiamo non rilevare alcune contraddizioni che mi pare esistano all'interno della maggioranza, la quale predica bene - e fa anche delle lunghe prediche - ma alla fine razzola male.
Avevamo apprezzato l'intervento del Consigliere Stévenin che nella sua lunga disamina ha fatto la storia del fallimento della politica industriale nella nostra Regione e quindi ha recitato proprio il De Profundis di quella che è stata la politica industriale del Governo regionale. L'abbiamo apprezzato perché veniva da parte della maggioranza e ci pare che esso sia l'unico cenno di autocritica che sia mai venuto da questa parte. Però alla fine la conclusione è stata tutta diversa, perché ha detto che in fondo non c'è da voltare nessuna pagina, si tratta solo di attuare degli interventi più oculati, questo non l'abbiamo capito, perché se qui non si volta pagina si continua in quel fallimento che c'è stato e che lui stesso ha descritto molto meglio di me.
Così pure non abbiamo capito l'intervento del Consigliere Lanivi, il quale ha spiegato molto bene nella parte iniziale quelli che sono i compiti, il ruolo e le funzioni di questo organismo che si vuole costruire, cioè la Commissione speciale per l'industria, ha detto che rappresenta qualcosa di diverso rispetto alla funzione, al ruolo, alla responsabilità del Governo regionale, e poi presenta degli emendamenti alla mozione della maggioranza dove pare che si ribalti tutto, perché l'emendamento, a parte quello della III Commissione Consiliare sul quale pure chiediamo un chiarimento, alla fine dice: "Al fine di fornire alla Giunta regionale le indicazioni e gli elementi necessari per la realizzazione degli interventi regionali in materia". Allora è la Commissione speciale per l'Industria che fa la politica economica e dice alla Giunta quello che deve fare? Qui c'è davvero la confusione di ruoli.
Noi chiediamo proprio l'opposto e lo diciamo in modo esplicito. Con la nostra mozione che è nettamente diversa e distinta da quella presentata dalla maggioranza, chiediamo una inversione di tendenza nella politica regionale di questa Giunta. E' la Giunta, è il Governo regionale che deve fornire gli indirizzi, le proposte, progetti ben precisi - nella nostra mozione dicevamo "a presentare al Consiglio" - evidentemente andranno presentati alla Commissione, la quale li vaglierà attraverso un confronto tra tutte le forze politiche e sociali.
Per quanto riguarda il voto sulla mozione presentata dalla maggioranza, ci riserviamo di esprimerci dopo aver verificato quale sarà l'atteggiamento della Giunta nei confronti degli impegni che chiediamo e che sono esplicitati nella nostra mozione, perché se ci sarà questo impegno, si verificherebbe una inversione di tendenza.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Maquignaz, ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (Féd. DP - UVP): Desidero solo fare una breve considerazione sulla costituenda Commissione speciale per l'occupazione e per l'industria.
Credo che l'emendamento che la maggioranza ha presentato sia valido non certo, come qualcuno vuole far credere, per rispettare una mia esigenza personale; questo emendamento invece è giusto perché rispetta un principio di carattere istituzionale. Il Consiglio regionale opera attraverso le Commissioni ordinarie e attraverso le Commissioni speciali: le prime hanno competenze specifiche su determinati argomenti, mentre invece le seconde si interessano normalmente di quei problemi che non fanno parte della competenza specifica delle Commissioni ordinarie. Il problema industriale e occupazionale sul piano istituzionale è di competenza della III^ Commissione per lo sviluppo economico, quindi credo che sia opportuno che questa Commissione si interessi di questi problemi.
La maggioranza però ha voluto dare una particolare importanza al problema occupazionale ed industriale, cercando di coinvolgere tutte le forze sociali, politiche, sindacali ed imprenditoriali su questo argomento che è molto importante, quindi è opportuno cercare di fare un lavoro di coinvolgimento delle forze che sono presenti in Valle per poter affrontare il problema industriale.
Credo anche che l'emendamento debba essere considerato valido nella sua seconda parte, perché se coinvolgiamo le forze presenti in Valle, è bene che fra queste avvenga un dibattito, che anche loro possano fare delle proposte concrete al Consiglio ed alla Giunta regionale.
Quindi è questo il significato politico di questa Commissione, quello di cercare di coinvolgere le forze presenti in Valle, le quali a loro volta avranno la possibilità di fare delle proposte concrete per risolvere il problema industriale che a tutti noi in questo Consiglio credo stia molto a cuore.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Per una breve precisazione al Consigliere Maquignaz che poco fa mi ha preceduto. A che serve?
Allora era meglio dire: la III^ Commissione Programmazione e Lavoro allargata alle forze sociali e politiche; non c'è bisogno di costituire all'interno una Commissione, altrimenti la confusione continua. Non lo facciamo per prendere una posizione a tutti i costi di opposizione, ma per essere chiari di fronte all'opinione pubblica. Usiamo il termine di allargare la III Commissione speciale alle forze sociali e politiche.
Qui do ragione dal punto di vista istituzionale, però quando si crea una Commissione e la si crea all'interno di un'altra Commissione, la confusione diventa enorme.
PRESIDENTE: E' conclusa la discussione generale con l'intervento del Presidente della Giunta, che ha chiesto di parlare; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Les différentes interventions des Conseillers présents ont donné un cadre qui n'à qu'une couleur: c'est la couleur typique du pessimisme, la couleur du noir.
Mais après avoir entendu quelle est la situation générale que plusieurs connaissent dans les différents domaines, je voudrais d'abord faire deux considérations d'ordre général, en tenant compte que dans le spécifique parlera l'Assesseur à l'Industrie Pollicini, sur les considérations des rapports entre les forces présentes au Conseil et donc justifier le fait qu'on propose une Commission spéciale qui est une réponse à la requête faite par les Conseilleres qui avaient proposé la le Commission, où on demandait à la Junte de présenter dans le délai de 3 mois un plan sur les différentes questions.
Vu que cette Junte a dit dans ses déclarations qu'elle voulait avoir la collaboration de toutes les forces présentes afin de connaître aussi l'avis des autres forces sociales et syndicales, on a prévu d'avoir une Commission qui puisse travailler et donc suggérer au Conseil et par conséquent à la Junte. J'expliquerai donc dans les détails ce qu'on peut entendre avec cette Commission.
On a dit une Commission spéciale et on a ajouté "nell'ambito della III^ Commissione"; c'est vrai, on pouvait dire la IIIe Commission avec la collaboration etc., mais vu que la IIIe Commission, comme a rappelé le Conseiller Maquignaz, a des devoirs spécifiques, une Commission spéciale au contraire est un groupe de travail qui peut représenter toutes les forces ou non, qui peut avoir des contacts avec les forces qui ont été rappelées dans le 2e point, en acceptant la suggestion d'avoir aussi les Fédérations des coopératives présentes dans cette Commission.
Donc ce n'est pas pour faire de la confusion, mais au contraire pour se donner un système de travail afin que a III Commission qui a ses compétences puisse travailler selon ce que dit le règlement du Conseil. Les choix on les fera quand même à l'intérieur de la Commission même, un groupe pourra participer à cette Commission spécial qui doit référer - et là je partage l'avis de M. Pascale, on peut très bien accepter l'amendement "au Conseil" - au lieu de "à la Junte": donc référer au Conseil même, pour avoir de la part de la Junte la possibilité d'évaluer les suggestions qui seront discutées à l'intérieur du Conseil et d'établir un rapport sincère entre les différentes forces qui veulent donner une solution à la crise industrielle.
Sur la question des rapports avec l'Etat, je pense qu'aujourd'hui il y a deux façons de se mettre en condition de parler avec les représentants du Gouvernement: la première c'est d'avoir des rapports avec le Ministère compétent et il y a des réunions déjà fixées directement entre les Assesseurs compétents et les représentants du Ministère. L'autre façon c'est un organe institutionnel - car depuis le nouveau gouvernement Craxi c'est un organe institutionnel - c'est la Conférence des Présidents de la Junte où l'on discute des problèmes qui vivent dans les différentes réalités régionales. Vendredi prochain aura lieu la Conférence des Présidents de la Junte, je pense que ce soit aussi une occasion pour présenter à l'attention des forces de gouvernement la réalité de notre Région.
A ce sujet je dois dire que si on peut partager l'avis que les ordres du jour ne résolvent pas le problème, quand même ce sont pour reprendre la volonté des forces politiques qui doivent s'exprimer et faire présent au gouvernement quelle est l'attitude des forces présentes au Conseil. Avec ces deux moyens nous pensons pouvoir entretenir des rapports, les plus étroits, avec les forces qui sont présentes à niveau de gouvernement central, avec lesquelles nous voulons avoir une confrontation sur ce qui se passe maintenant à niveau national.
On a fait justement un ordre du jour en demandant d'être insérés dans les bassins de crise; ce n'est pas seulement une prise de position sans avoir après des conséquences, c'est une question qu'on va discuter dans ces jours, donc c'était normal d'avoir une prise de position pour avoir une solution dans ce domaine.
En ce qui concerne les rôles que chacun doit jouer, en conséquence du fait qu'il y a des compétences assez claires, chacun devra respecter ses responsabilités, mais au-delà de ça on connaît très bien que par exemple la crise de la Siv qui est des problèmes dont nous parlons depuis longtemps, qui a vu le Ministre compétent voyager de Rome à Bruxelles pour chercher d'avoir des solutions au problème de l'emploi, c'est un problème complexe qui n'arrive pas à être résolu uniquement parmi les forces présentes dans ce Conseil.
Alors il faut distinguer le rôle du gouvernement central, celui de la Région, et le rôle qui ont les autres forces 'sociales aussi présentes sur notre territoire. Et c'est dans le respect de ces rôles que nous voulons prévoir des alternatives aux problèmes de l'occupation, pas seulement de l'industrie, et en effet la Commission s'appelle Industrie et Occupation.
Mr. Pascale, au début de son intervention avait donné les pourcentages de l'occupation, des pourcentages qui ne sont plus réels; par exemple, le pourcentage de 10%, donné comme prévision pour les forces occupées dans l'agriculture ce n'est pas réel; c'est moins que la moitié. Alors là c'est un premier problème et dans le même temps presque toutes les Régions sont en train de chercher à leur intérieur des solutions dans les questions de l'aménagement du territoire, des alternatives dans des domaines comme l'agriculture et la forêtation.
Donc je pense qu'il y a un lieu très étroit entre le problème de l'occupation dans l'industrie et le problème de l'occupation dans l'agriculture et aussi le tertiaire.
Quelqu'un l'a dit: le tertiaire ce n'est pas seulement le tourisme, mais c'est par exemple l'emploi publique et en effet il y a eu là aussi une augmentation de places de travail.
Je répète que la Junte est très intéressée à avoir un rapport correct avec toutes les forces présentes dans ce Conseil, le moyen de chercher cette confrontation c'est celui de connaître à travers cette Commission quelle est la réalité, et après on pourra revoir si nécessaire, certains choix, ou bien voir à l'avenir de pouvoir donner des solutions alternatives à le problème de la crise.
Chaque fois qu'on parle de l'industrie ce n'est pas question de reprendre toute la série de problèmes, je pense qu'il est mieux prendre un problème à la fois et chercher à donner une solution concrète.
Enfin, lorsqu'on va soulever - c'est peut-être le Conseiller Cout qui l'a dit - qu'on ne peut pas s'oublier aussi des présences en tribune, je dois dire que la présence en tribune peut être pleinement justifiée parce qu'elle permet de suivre, comme chacun a le droit de faire, ce qui se passe à l'intérieur du Conseil, mais même si personne est présent, on discute de la même façon.
Nous ne pouvons pas croire que l'attitude des forces c'est en fonction des présences, car les choix on les fait dans l'intérêt de ceux qui travaillent.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti Pollicini, ne ha facoltà.
POLLICINI (Féd. DP - UVP): A me pare che questo dibattito sia stato importante e, tolte alcune strumentalizzazioni o qualche punta polemica, estremamente serio. Vi è da tenere presente un aspetto, e forse non tutti lo hanno fatto, e cioè che un dibattito su questo tema va condotto tenendo presente il quadro generale della situazione nazionale ed internazionale a cui neppure noi possiamo sfuggire. Se dimentichiamo questo, come forse qualcuno ha dimenticato, chiaramente il dibattito non è finalizzato a cercare di attenuare le conseguenze di una crisi pesante che investe non solo noi ma tutto il paese ed anche altri paesi.
Già altre volte ho fatto presente alcuni aspetti che mi sembravano importanti. Se non prendiamo coscienza che è iniziata l'epoca post-industriale, non riusciamo a collocare con precisione il problema occupazionale che in questo momento, si fa sempre più grave e drammatico. Occorre avere la capacità di staccarsi dai fatti emotivi e veder razionalmente la difficoltà del problema entro il quadro in cui noi ci muoviamo.
Epoca post-industriale, dicevamo, dovuta ad una serie di fattori, ad una tecnologia galoppante, ad una forma di sviluppo che certamente ha superato la capacità di inseguimento che ha la gente, per cui la tecnologia, lo sviluppo della tecnica marciano così veloci e le nostre strutture sono così lente che non riescono a seguire.
Ecco che allora si possono verificare i casi come quello della Siv di Arnad, fabbrica che per i suoi impianti, in occasione della Fiera Mondiale della Macchina Tessile, che si è tenuta a Milano nel 1975, era stata considerata come l'azienda da visitare in quanto rappresentava il meglio nel momento dell'impiantistica del settore tessile. Ma sono tali le trasformazioni tecnologiche che, nell'arco di pochi anni, quei macchinari sono stati considerati superati, tant'è vero che un tipo di macchinario così oggi può essere valido là dove il costo della manodopera è diverso da quello che è in Europa occidentale.
Ma non è questo il discorso che vorrei fare, vorrei solo ricordare che oggi stiamo affrontando il peggiore dei momenti, costituito dalla fase di passaggio fra l'epoca industriale classica, secondo un canone ormai consolidato, e l'epoca del futuro, del terziario avanzato. La fase di transizione certamente è la fase più difficile, perché comporta tutti i danni di una situazione industriale che sta cambiando e nessun beneficio dello stadio futuro dello sviluppo della tecnologia del terziario avanzato. E' il momento peggiore non solo per la nostra Regione ma per tutto il mondo, salvo chi gestisce a suon di dollari la politica industriale mondiale.
Allora di fronte ad una crisi che non è congiunturale, ma strutturale, non vi è dubbio che occorre tenere presente una realtà, quella di evitare di sottovalutare l'importanza dei problemi.
Non è vero, come qualcuno dice in maniera contraddittoria, caro collega Baldassarre, che la crisi rispecchia quella nazionale e subito dopo afferma che questa maggioranza è incapace di risolvere a crisi industriale; se rispecchia quella nazionale vuol dire che è una crisi più grossa di noi e non è neanche giusto parlare di crisi nazionale, è meglio dire crisi internazionale in cui forse noi occupiamo l'ultimo posto. Questo paese che era al 7° posto dei paesi industriali, oggi è da tutti collocato invece al ° posto, ma dei paesi del terzo mondo. Questo è il dramma di questo paese, la cui colpa - mi sia consentito - non è forse tutta di questa Giunta regionale.
Quindi, parlando del futuro, certamente ci stiamo muovendo, con i limiti che noi abbiamo e che ci riconosciamo noi stessi, verso quelle che possono essere prospettive di insediamenti di aziende nel futuro; abbiamo preso contatti con aziende di computer, di robotica, ma questi contatti è tutta l'Italia che li ricerca, non siamo solo noi e la contesa è tale che non sempre può portare a risultati positivi.
D'altra parte, qualcuno l'ha fatto presente, noi non siamo ancora pronti per un tipo di azienda terziaria avanzata. Per fare un esempio, alla Hewlett Packard, una fabbrica di computer di mille dipendenti, che, assieme all'Assessore Martin, abbiamo visitato a Grenoble, di questi 340 sono ingegneri e circa 450 sono periti elettronici ed in informatica; inoltre questa azienda è sorta in una città che ha un'Università che è stata fondata nel 1396, cioè prima della scoperta dell'America.
Se anche oggi potessimo avere un tipo di iniziativa industriale del genere, non avremmo da noi gente pronta a poter occupare quei posti, quindi è un discorso molto lungo che non riguarda solo noi, tanto è vero che la Hewlett Packard non ha ancora installato in Italia uno stabilimento, sta solo esaminando la possibilità di installarlo.
Vi posso dire un particolare, potete in ogni momento verificarlo, il primo dossier che hanno nell'ipotesi di installazione di uno stabilimento in Italia è il dossier della Valle d'Aosta. Questa è una azienda che è seconda nel mondo nel settore e che in Italia ha 800 dipendenti solo per la distribuzione del personal computer, ha un fatturato di 800 miliardi, stabilimenti di questa ditta ce ne sono in Scozia, Germania, Francia ed Inghilterra, stanno esaminando l'ipotesi di realizzarne uno in Italia.
Ciò non vuol dire che avremo questa fabbrica, però significa che stiamo esperendo quello che possiamo, tutte le iniziative che possono andare nella direzione di un terziario avanzato in questa Regione.
Io sono concorde - e lo è la Giunta - con l'ipotesi di dare strumenti alla Regione per poter osservare i vari fenomeni dell'economia italiana ed estera, e nel progetto di ristrutturazione dell'Assessorato dell'Industria, già consegnato, che sta per essere vagliato dal Consiglio, esiste proprio la costituzione di un Osservatorio Economico, così come esiste anche l'Ufficio Assistenza Piccole e Medie Aziende; si tratta però di strumenti che servono di volta in volta, cioè in momenti di non crisi queste strutture possono anche non essere necessarie, ci si può avvalere di volta in volta di studi specializzati. Oggi anche noi sentiamo il bisogno di avere questo strumento, ma questo discorso la Giunta nel suo programma l'aveva già impostato.
Concordiamo questa linea e siamo convinti che sia l'Osservatorio del Mercato del Lavoro sia l'Osservatorio Economico prenderanno corpo nei mesi a venire.
Per rispondere alla proposta contenuta nella mozione del P.S.I., presenteremo una mappa delle prospettive delle iniziative industriali che vi possono essere e sarà molto difficile scindere - qui chiamo tutti in causa - le esigenze di dire sempre sì a qualsiasi iniziativa dai razionali giudizi che si devono dare, verificando il grado di attendibilità dell'azienda, perché noi assistiamo a diverse posizioni, a seconda del momento in cui vi sono forze politiche e sindacali che stanno spingendo certe iniziative senza avere tutte le garanzie di durata nel tempo, salvo poi dire che non si devono fare interventi a pioggia e che occorre vagliare molto razionalmente tutto. In certe occasioni si rischierebbe di fermare anche i forni del pane se si dovessero guardare tutti i problemi connessi al tipo di azienda artigianale che produce il pane.
Stiamo attenti perché vi è un equilibrio molto difficile da mantenere per cui occorre essere coerenti fino in fondo; è un appello che faccio a tutti, forze sociali e politiche, perché questa strada condurrà a dire molti no, diciamo forse, anzi certamente, molti più no che si. Proposte ne abbiamo molte ma non sono nella direzione della rigidità ragionata che occorre dare quando si viene a chiedere del denaro pubblico.
I rapporti con le forze sociali: vi posso dire che sono quasi quotidiani, in particolare con le forze sindacali. Possiamo dire che vi è per una grossa percentuale una sintonia di atteggiamenti ed anche un grado di responsabilità notevole, proprio per evitare di avere la possibilità di dire sì tutti i momenti, salvo poi pentirsi il giorno dopo. Quindi questo rapporto noi lo portiamo avanti, riteniamo che sia un rapporto corretto che vada perseguito pur rimanendo ognuno nella propria sfera di competenza.
Per quanto riguarda i rapporti con il Governo centrale, ha già risposto il Presidente, mi sia consentito di dire solo due parole. Certamente non crediamo che l'ordine del giorno o la mozione possano risolvere il problema, però abbiamo il dovere sacrosanto di tenere presente che vi sono situazioni che vanno tenute sempre in tensione. Sono molto preoccupato di una caduta di tensione dei problemi della Cogne che invece avanzano in maniera preoccupante ed io molte volte, forse esagerando, ho cercato di mantenere questa tensione, ma non finalizzata a sé stessa, perché una caduta di tensione comporta il rischio che certi progetti che sono nei cassetti ministeriali o delle holding nazionali vadano avanti e che si cerchi di fare una operazione tipo quella del parto indolore, che quando ci si accorge che il bambino è nato è troppo tardi, ma in questo caso nascerebbe non certo il bambino ma si rischierebbe di assistere ad un aborto: quindi, stiamoci attenti. Se all'ordine del giorno non ci si crede è più apprezzabile non votarlo, ma non si può votarli e poi dire che non servono a niente.
Sui rapporti istituzionali dico solo che li teniamo regolarmente come Giunta, anche se vi sono delle grosse difficoltà. La nostra è sempre stata una presenza attiva anche perché giustamente occorre sfatare quel detto ormai comune per cui questa sia la regione dell'Eden e questo continuo ribadire i dati del 41% dei posti di lavoro nell'industria in pericolo è perché vogliamo togliere la convinzione in certi settori governativi e di holding nazionali che questa Regione non abbia dei grossissimi problemi. Percentualmente il grado di minaccia dell'occupazione nella nostra Regione è più ampio di quello di qualunque altra Regione d'Italia. Di tutte queste cose la gente non è convinta, l'insistenza nostra è perché ci si renda conto della drammaticità del problema.
Vorrei qui fare un piccolo confronto: tutto questo sforzo che fa la Regione quando si dice che poi non si hanno i contatti con gli organismi governativi - il che non è vero - rischia di essere pregiudicato, perché mentre la Regione per venire incontro ai problemi pesanti della gestione dell'Ilssa Viola si fa carico del metanodotto, delle centrali, vediamo dall'altra parte che il Governo senza dirci niente elargisce 29 miliardi all'Ilssa Viola per abbattere due impianti, uno entrato in funzione sei mesi prima di essere abbattuto e per avere dallo Stato il premio di smantellamento, ai sensi della legge 46, art. 20.
Allora vorrei chiamare in causa le responsabilità di questa Giunta, incapace di risolvere i problemi della crisi industriale, quando il Governo è il primo a dare un premio di smantellamento dopo che altri organismi avevano dato un premio per l'installazione. Se voi mi schiarite questo dubbio, ve ne sarò grato.
Non è vero Consigliere Baldassarre, che ci fermiamo agli ordini del giorno perché lei sa - e gliene do atto per la correttezza _che il Ministro del Bilancio Longo ci ha ricevuto con pazienza e disponibilità totale assieme ai sottosegretario Vizzini e abbiamo prospettato anche con i Sindacati la drammaticità della situazione, dell'occupazione in questa Regione, dove c'è un impegno proprio del Ministro del Bilancio per un incontro con i colleghi dell'industria, del Lavoro e delle Partecipazioni Statali per discutere i gravi problemi della Valle d'Aosta, che - è scritto dal Ministro Longo - sono drammatici ed in quanto tali costituiscono un problema di cui deve farsi carico il Governo. Certo non possiamo avere la bacchetta magica.
Un altro aspetto che voglio sottolineare è che abbiamo un rapporto costruttivo fino a quando non ci vengono propinati interventi tipo quello che si sta profilando per la Cogne, in cui si sta procedendo lentamente, ma in maniera continua, per demolire questa azienda, cercando di creare le condizioni per dimostrare che questa azienda non è più conservabile creando difficoltà operative, privilegiando aziende che vengono dal privato. Spiegateci una cosa: come può fare un organo dello Stato come la Finsider a comprare la parte peggiore della siderurgia della FIAT, la TEKSID, a 350 miliardi, che sono sprecati in quanto si tratta di un'azienda che accumula un passivo con impianti vecchi; ci mandano 3500 dipendenti che è un numero quasi uguale a quello che il piano Finsider prevede di ridurre alla Nuova Sias. Scaricano la FIAT delle passività, ci scaricano 3500 uomini e poi il piano Finsider chiede alla Nuova Sias 4200 persone in meno nel piano di ristrutturazione.
Si privilegia il privato, non c'è dubbio; si stracarica di lavoro la Breda di Milano, che fa un accordo con la Falck, azienda privata, per cui la Falk, che trasformava il suo billettame a 180 lire al Kg., ha fatto un accordo di trasformarlo oggi alla Breda a 90 lire al Kg., seguendo così il principio di privatizzare i guadagni e socializzare le perdite.
Di fronte a questi problemi esiste non dico un'impotenza, ma una difficoltà di contatti fra la Regione e gli organismi dello Stato: sono queste le grosse difficoltà che non certamente consentono a questo Consiglio di marciare ognuno per conto proprio. Ecco perché è importante questa Commissione: per coinvolgere e responsabilizzare, a parità di diritti e doveri di tutti, ognuno nel proprio ruolo.
Se non facciamo così cercheranno di dimostrare che questa azienda non deve fermarsi a 2600 dipendenti, ma dovrà scendere a 1500 come prevede una relazione che è segreta. Oggi si usa la psicologa alla Cogne per giudicare il dirigente che deve rimanere e quello che va cacciato via e magari il primo cacciato via deve essere un dirigente valdostano, forse l'unico che c'è alla Cogne: questa è la logica che portano avanti. Non abbiamo la forza da risolvere i problemi tutti in una volta, però se non ci rendiamo conto che operiamo in questo contesto, saremo travolti dai fatti.
Per quanto riguarda i rapporti con le Organizzazioni sindacali, tutte le convenzioni che la Regione fa con le aziende che vengono ad avere dei rapporti finanziari con la Regione, sono prima trasmesse per un parere alle Organizzazioni Sindacali e solo dopo vengono portate in questa sede per la ratifica del Consiglio. Non ci si può dire che non esiste un rapporto fra gli organismi di Governo regionale e le forze sociali. Non lo riteniamo neanche giusto perché non rappresenta la verità.
Noi riconosciamo, e riconosco la fondatezza della prima parte dell'intervento del Consigliere Pascale, che il diritto al lavoro deve costituire il principale obiettivo del governo regionale, però si deve tenere presente che da sola a Regione non è in grado di garantirlo, perché la politica del credito e a politica del mercato le fa il Governo, quella della produzione dei tagli addirittura gli organismi sopranazionali. La politica degli interessi fra il pubblico ed il privato non la facciamo certamente noi. Vi sono delle condizioni che a noi sfuggono, e probabilmente anche ad altre Regioni, per poter realizzare quegli obiettivi.
Se fossimo in grado di gestire la politica del credito e la politica commerciale, allora potremmo forse avere gli strumenti per gestire, ma non credo che questo ci sia consentito, non credo che il Governo centrale, per quanto liberale possa essere, possa metterci in grado di gestire queste cose.
Per quanto riguarda problemi particolari come quello della Siv, abbiamo avuto il contatto con le Organizzazioni sindacali - con cui del resto abbiamo sempre un costante contatto - per una serie di ipotesi di subentro in quella azienda, fra l'altro difficilissime, con richieste anche queste difficili, ad alcune delle quali fanno più gola le centrali Cravetto che non la filatura della Siv, allora noi possiamo anche essere messi nel sospetto che l'obiettivo reale sia la filatura e non invece la centrale. Quindi dobbiamo essere prudenti nel sostenere il discorso di accettare qualsiasi richiesta.
In Valle d'Aosta manca una classe di imprenditori, e l'unico che c'era, ha fatto una fine che magari era meglio che non fosse esistito.
Per dare una risposta precisa al Consigliere Riccarand: nella Dolciaria valdostana la Regione non c'entra per niente; l'attuale azionista che ha fatto parlare le cronache è subentrato al fallimento in quanto era un creditore, anzi la Regione ha mandato lo sfratto a questo signore. Bisognerebbe essere più informati, Consigliere Riccarand, prima di buttare notizie che possono creare giudizi sbagliati, anche perché si tratta di un abusivo in una proprietà regionale.
Va detto inoltre che non è sufficiente dire che la Regione là dove dà finanziamenti fa andare in crisi le società: è troppo semplicistico. Non è vero che la Siv ha avuto molti padroni, ne ha avuto solo uno, l'attuale; così come è vero che la Siv è da sei mesi in liquidazione. Se alcune industrie pubbliche non hanno avuto crisi, ciò non toglie che il settore pubblico non abbia avuto mai dei finanziamenti, anzi, probabilmente ne ha avuto ancora di più.
Per quanto ci riguarda, possiamo dire che occorre avere molti elementi davanti a sé e cioè la situazione reale, gli imprenditori disponibili, la scelta della azienda, la tipologia aziendale. Oggi noi dobbiamo dire di m ad alcune proposte che ci vengono fatte perché sono aziende il cui mercato può essere contingente, e ci preoccupano le prospettive di lungo periodo. Non c'è più una azienda o una persona che viene a chiedere contributi per la quale, prima di dare una risposta, non incarichiamo uno studio specializzato per un'analisi, non solo di carattere bancario, ma anche sul passato come agente operativo nel settore industriale. Anche questo non è sufficiente ma perlomeno introduciamo alcuni sbarramenti per evitare che ci siano delle sorprese negative. Ciò non toglie che possano esserci anche degli incidenti di percorso.
La volontà politica di questa maggioranza è di coinvolgere e di confrontarsi con tutte le forze politiche e sociali e concordiamo sulla chiarezza della proprietà; per quanto riguarda il caso specifico dell'Alluver, la proprietaria è una Finanziaria, la Fispau, dietro alla quale non sappiamo chi ci sia e chi possa rappresentare. Ma, nella nostra legislazione, le Finanziarie sono normali, anzi diciamo che probabilmente grazie a questa Finanziaria, che ha versato 630 milioni, l'Alluver ha vissuto qualche periodo in più. Qui siamo di fronte a situazioni per le quali c'è un'azienda che è riconosciuta tecnicamente valida, probabilmente manca l'aspetto commerciale, la capacità organizzativa ed un rapporto corretto fra il bilancio e il numero dei dipendenti. Hanno detto gli esperti, occorre mantenere dei rapporti senza i quali non si sta sul mercato: questo vuol dire che o si aumenta la produttività o si riduce il personale. Siamo di fronte ad un libero mercato e si vende solo se si è concorrenziali, oppure si chiude.
Il problema delle aree attrezzate lo hanno già affrontato il Presidente della Giunta ed il Consigliere Lanivi.
Sulla formazione professionale, noi riteniamo che sia un elemento strettamente legato al futuro dell'occupazione nella nostra Regione: inseguito sottoporremo proprio delle proposte in tal senso al Consiglio.
Sul problema della cooperazione si potrebbe fare un lungo discorso; esistono delle grosse difficoltà da parte dei soggetti che dovrebbero, costituire la cooperazione. Le cooperative sono molte, ma per la costruzione di edilizia abitativa, molto meno per la produzione ed il lavoro. Quindi è un discorso che va portato avanti e nasce anche da alcuni rapporti che esistono già in questa Regione da lunghi anni, può anche essere un fatto culturale, però la cooperazione qui trova molte difficoltà ad andare avanti, proprio da parte di chi dovrebbe essere il soggetto della cooperazione.
C'è una risposta che devo dare ad una proposta di emendamento del Consigliere Millet: siamo concordi nell'inserire in questa Commissione i due organismi che si occupano di cooperazione in questa Regione.
Non possiamo Consigliere Cout, dare garanzie per mantenere gli attuali livelli occupazionali; chi le dà, o vuol prendere in giro la gente o non conosce la reale situazione. Qui la battaglia è difendere quanto è difendibile della occupazione, ma in questa fase di trasformazione pretendere di difendere gli attuali livelli occupazionali è poco serio, sia nel crederci che nel farlo credere. Va fatta una battaglia per conservare il più gran numero di posti, ma conservarli tutti penso sia un'impresa talmente ardua che neanche il Governo nazionale può riuscirci.
Sui ritardi nel pagamento della Cassa integrazione: personalmente mi sono recato al Ministero del Lavoro e vi posso dire che ho visto delle montagne di pile che toccano il soffitto, che se ne cade una ci ammazzano i funzionari. Ho visto il personale del Piemonte e della Valle d'Aosta autorizzato a sfilare i fascicoli delle aziende che lo interessavano direttamente, perché il Ministero è così ingolfato che queste cose non le può fare. Non possiamo neanche proporre di portare i fascicoli in Valle d'Aosta, perché è competenza specifica del Ministero del Lavoro. Abbiamo contattato i funzionari, più di così non si può fare perché tutte le Regioni sono là con propri funzionari e si sono creati i turni. Non potete farne colpa anche di questo alla Regione, che farà pressioni, ho parlato a lungo di questa questione con i Ministeri, ma dovete capire che vi sono delle oggettive difficoltà che neanche la Regione Autonoma Valle d'Aosta può risolvere in casa propria.
Nel terminare il mio intervento, ribadisco che concordiamo sulle linee sulle quali dovrà marciare questa Commissione, e cioè sulle indicazioni dei nuovi insediamenti. E' opportuno verificare questo tipo di possibilità., così come ci pare importante fare uno sforzo per verificare la tipologia di produzione, stando attenti a non rinunciare ad altre occasioni solo perché si è rigidamente collocati in un tipo di mercato che magari sulla carta è il migliore ma di fatto poi trova difficoltà ad essere installato in questa Regione.
Questo discorso oggi potrebbe essere importante per il futuro di questa Regione se fatto con serietà e capacità di capire in quale contesto operiamo. Se avviene in questo quadro, è possibile che costruiamo sia pure senza falsi entusiasmi gli strumenti per affrontare la crisi nel modo migliore, compatibilmente alla situazione attuale.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta Rollandin per dichiarazione di voto, ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Sur la première proposition nous nous abstiendrons; quant à la deuxième, avec les modifications qu'on a prévues, surtout sur la proposition au Conseil, nous pensons d'avoir l'appui de toutes les forces présentes.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Voteremo a favore di entrambe le mozioni: la prima in quanto individua le responsabilità della Giunta, che crediamo debbano rimanere; la seconda perché riteniamo che comunque una Commissione di studio e di proposta su questi problemi possa servire.
Abbiamo criticato e continuiamo a criticare anche oggi un aspetto della politica di questa Giunta e di quelle precedenti. Non possiamo, Assessore Pollicini, dire oggi che la Regione ha fatto, nei nove anni precedenti, certe cose solo perché il nuovo Assessore, in questi ultimi mesi, cambiando un po' rispetto alle precedenti gestioni, ha cominciato ad avere rapporti con il Governo, a collocarsi in modo diverso rispetto ai problemi.
I posti di lavoro che si stanno perdendo oggi sono certo il risultato di problemi più generali, ma anche della mancanza di una politica industriale in tutto questo lungo periodo; rispetto alla grande industria si è avuto un atteggiamento rinunciatario, dicendo che non si poteva intervenire e quindi non si sono neanche seguiti quei fenomeni che oggi cominciano ad essere intravisti, i rapporti con la Breda, le questioni con la CEE: questo atteggiamento va cambiato.
Rispetto alla piccola industria si sono operati interventi, come ha detto molto meglio di me il Consigliere Stévenin, senza sufficiente attenzione alle questioni di mercato, alla scelta dei macchinari, alle questioni finanziarie anche interne alle aziende.
Crediamo che il contributo che daremo come forza di opposizione debba portare la Regione ad avere un atteggiamento diverso in politica industriale. Non si può affermare che siamo nella fase post-industriale nel senso di dire che l'industria ha cessato il suo ruolo; siamo in una fase in cui l'industria si sta modificando, assumendo maggiore importanza l'elettronica e l'informatica, in cui ci saranno meno posti di lavoro diretti nell'industria ma ce ne saranno di più nelle attività indotte che possono lavorare intorno all'industria: in questo senso noi dobbiamo attrezzarci.
Ci fa piacere che proposte che abbiamo fatto in anni passati, tipo quella del Centro di Assistenza alle medie e piccole imprese, oggi vengano assunte come impegno da parte della maggioranza: riconosciamo quando ci sono dei mutamenti anche nell'atteggiamento delle forze politiche e della Giunta.
Crediamo che quella strada vada perseguita; chiediamo un terzo cambiamento oltre al cambiare atteggiamento verso la grande industria, oltre al tentativo di rendere più produttivo quello verso la piccola industria: deve essere cambiato anche l'atteggiamento verso il problema della Cassa integrazione. Se è vero che esistono montagne di pratiche che riguardano le industrie di tutta Italia che diventano sempre più alte, i periodi di tempo per cui dovranno aspettare i lavoratori diventeranno sempre più lunghi. Allora non possiamo continuare con l'atteggiamento che è stato preso da questo Consiglio sei mesi fa rispetto alla nostra proposta di legge per anticipare ai lavoratori le spettanze loro dovute per la Cassa integrazione. Occorre che anche in questo campo mettiamo da parte un atteggiamento moralistico, vediamo di fare le cose nel. modo migliore, però come Regione interveniamo con il principio di sussidiarietà caro al Consigliere Lanivi, per far sì che i lavoratori, prima di avere la cassa integrazione, non aspettino dieci mesi o un anno.
Quindi noi prendiamo per buona in questo momento a volontà mostrata dalla maggioranza di chiedere il contributo di tutte le forze politiche; teniamo conto anche della provvisorietà di questo esecutivo e del fatto che ha bisogno di avere un confronto più largo; ci auguriamo che diminuiscano i provvedimenti di urgenza, che non si presentino più convenzioni con delibere di Giunta da approvare con urgenza, ma che il tutto sia vagliato e discusso prima dalle apposite Commissioni; ci auguriamo che quegli strumenti che oggi vengono ritenuti necessari, facciano dei passi avanti: in questo senso daremo il nostro contributo.
Crediamo che per cambiare radicalmente la situazione, tenendo conto di tutte le condizioni, occorrerebbe anche un mutamento politico; ma anche se questo non c'è stato-e finché non ci sarà pensiamo che le cose non potranno essere radicalmente modificate - qualcosa di più può essere fatto sotto l'aspetto della serietà della gestione degli interventi, sia nei rapporti con il Governo, sia nell'esame degli imprenditori che si presentano, sia nell'esame delle possibilità di mercato.
In questo senso diamo la nostra disponibilità come abbiamo fatto in altre occasioni.
Restano sempre le responsabilità della Giunta per quello che attiene alle esecuzioni o meno delle indicazioni che vengono dal Consiglio. Ci predisponiamo a lavorare con serietà avendo presenti questi tre obiettivi: essere più efficaci verso la grande industria, avere interventi che non portino al fallimento a catena della piccola industria, intervenire verso i lavoratori in Cassa integrazione. Con questo spirito voteremo entrambe le mozioni.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARE (P.S.D.I.): A nome dei socialdemocratici, dichiaro che voterò a favore della mozione presentata dai socialisti; mi asterrò invece sulla mozione presentata dalla maggioranza, sottolineando che le affermazioni del Presidente Rollandin sono state immediatamente smentite dai fatti, perché non è in questo modo che si instaura una collaborazione fra maggioranza e minoranza.
Vorrei fare una piccola precisazione all'Assessore Pollicini: quando parla della mia contraddizione nell'affermare che la crisi regionale è una conseguenza della crisi nazionale, su questo sono d'accordo; però la Regione ha delle grosse risorse economiche che non è riuscita a mettere a disposizione per evitare questa parallelità di situazione fra fenomeno regionale e fenomeno nazionale.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): In sede di dichiarazione di voto non si possono riassumere e neanche puntualizzare tutti gli aspetti di questo complesso problema, come d'altronde è emerso dalla discussione che è avvenuta stamani in Consiglio.
Noi riteniamo che alcune affermazioni che sono state fatte dalla maggioranza siano tali da dare a dimostrazione di una certa inversione di tendenza, prendiamo atto peraltro che per altri versi si tende continuamente a mantenere un atteggiamento un po' desueto.
Obiettivamente il problema, da settoriale dell'industria, mi sembra abbia assunto delle dimensioni di ben altra natura, perché quella aggiunta che è stata fatta, di Commissione dell'industria e dell'occupazione, dimensiona diversamente quelli che sono i compiti della Commissione stessa, che occupandosi - chiedo scusa per il bisticcio di parole - del problema occupazionale evidentemente sarà costretta ad avere una visione complessiva della nostra realtà economica regionale. Quindi questa Commissione sarà costretta a dimensionare gli interventi nell'industria a seconda di quelli che dovranno essere gli interventi negli altri possibili settori occupazionali della nostra Regione.
Il discorso ha toccato un aspetto che noi riteniamo preminente e che è quello del rapporto con il Governo centrale, perché ha ragione l'Assessore Pollicini quando dice che questa crisi ha delle implicazioni che non sono solo nazionali ma addirittura sopranazionali; ma allora l'Assessore Pollicini dovrà con molta onestà riconoscere che il rapporto con il Governo Centrale è stato finora molto episodico. Il fatto più clamoroso è quello che ha citato lui e che riguarda l'Ilssa Viola, perché se i rapporti fossero stati di altra natura non si sarebbe verificato ciò che di fatto è avvenuto, cioè che il Governo interveniva per smantellare l'industria, mentre la Regione interveniva per mantenere.
L'intero atteggiamento della Regione andava confrontato con lo Stato, non solo quello dell'intervento finanziario, ma quello dell'intervento più globale. Questo cordone ombelicale che la drammaticità della situazione richiedeva fosse mantenuto in tensione continua, è un cordone ombelicale che - non dico in questi ultimi sei mesi ma negli anni passati, si è teso in maniera tale che si è spezzato. Intendiamo un rapporto di pari dignità, senza rinunciare a nessuna delle prerogative della nostra Regione, non un rapporto di conflittualità che porti a cercare di risolvere nel nostro piccolo problemi che non siamo capaci a risolvere.
Il Consigliere Stévenin stamani ci ha fatto una fotografia drammatica di quello che è stato l'intervento nell'ambito della nostra Regione e sulla base di questa esperienza dobbiamo prendere atto di alcuni fallimenti e dobbiamo fare una modesta autocritica, non solo da parte delle forze di maggioranza, direi complessivamente come forze politiche agenti nel contesto regionale, ed invece è proprio questo che non viene mai fuori, perché ognuno tende a difendere il proprio "particolare". Così facendo, si perde di vista il generale. Qui stiamo parlando sulla pelle dei lavoratori e per essere credibili dobbiamo anche ogni tanto dire che abbiamo commesso degli errori.
Dico queste cose con estrema amarezza perché il fenomeno è complesso ed ha delle implicazioni che sfuggono a quella che può essere l'osservazione di una piccola Regione come la nostra, però è altrettanto vero che noi chiedevamo - ed è qui forse il senso della nostra proposta politica - che si invertisse questa tendenza, che la Regione in prima persona attraverso la Giunta assumesse un atteggiamento di tipo diverso; non per far ricadere sulla Giunta quelle che erano delle responsabilità, ma perché qui ci vuole un modello di sviluppo diverso della nostra collettività, ed è questo l'orientamento che è mancato anche nel passato e che riteniamo sia indispensabile.
E' anche sciocco invocare il discorso della formazione professionale in via d'urgenza quando non sappiamo cosa succederà domani in Valle d'Aosta; c'è un esempio clamoroso, che ha creato una fabbrica di disoccupati come conseguenza al fatto di essere andati alla cieca e di essersi affidati all'improvvisazione, costituito dal settore delle maestre d'asilo, in cui in questo momento ci troviamo ad assistere a forme di sottoccupazione e di disoccupazione aceranti. Questo perché vent'anni fa c'era il fenomeno demografico che esplodeva e tutto l'orientamento professionale ha seguito quella strada. Quando poi gli Enti pubblici hanno invertito tendenza orientandosi nel settore del sociale in maniera preminente, si sono trovati ad avere bisogno di figure professionali che non avevano a disposizione. Adesso ci troviamo con un altro orientamento che non è legato a quello che vorremmo fare domani.
Ecco la complessità del problema, ecco perché riteniamo che il Governo responsabilmente lo affermi in questo momento, e noi lo ritenevamo proprio uno degli elementi prioritari. Avevamo forse frainteso le dichiarazioni del Presidente quando aveva detto: estrapoliamo da questo programma due o tre punti che sono prioritari e, dopo il fatidico mese di luglio, diamo un assetto definitivo all'Amministrazione regionale ed occupiamoci di tutti gli altri problemi. Si vuole scaricare la soluzione del problema ad una Commissione? Noi ritenevamo che la nostra mozione fosse consona proprio a questo tipo di impostazione che ritenevamo fosse indispensabile che il Governo regionale assumesse, vista la gravità della crisi.
Visto che la maggioranza ritiene opportuno astenersi sulla nostra mozione, noi ci asterremo sulla mozione successiva; però dico, con estrema simpatia nei confronti del Consigliere Maquignaz che, tra l'altro, so provenire da una famiglia i esperti scalatori, il quale prima ha cercato di giustificare l'emendamento alla Commissione, io, che faccio parte della Commissione, voglio vedere chi si occuperà di questi problemi: la Commissione speciale, che ogni tanto verrà a riferire a noi?
Noi ritenevamo che in questo momento ci volesse della chiarezza; sul problema delle Commissioni abbiamo visto atteggiamenti diversificati da parte della maggioranza che non ama le Commissioni speciali e lo abbiamo capito anche stamani perché per la centesima volta si maschera una Commissione speciale dietro una istituzionale. Speriamo che funzioni, nell'interesse dei lavoratori valdostani.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
ALOISI ( M.S.I.): Devo riconoscere che nell'intervento dell'Assessore Pollicini si rispecchia esattamente quella che è stata la posizione di accusa del M.S.I. nei confronti degli organi centrali. Mi fa piacere perché quelle parole è come le avesse dette il Consigliere Aloisi, quindi danno la possibilità al sottoscritto di dire di essere nel giusto quando accusa.
Per quanto riguarda la seconda parte, volevo ricordare che anche se si accusa il Governo centrale, questo non vuol dire che non ci siano delle responsabilità a livello locale, perché all'interno di questo Consiglio ci sono e compongono la maggioranza quelle stesse forze che a livello romano compongono il Governo centrale ed io vorrei solo ricordarvi, a questo proposito, una piccola cosa: mi sono trovato in una riunione di direzione nazionale a Roma nel mio partito e non condividevo una presa di posizione della Segreteria dell'On. Almirante. Il mio intervento, anche se non ha modificato completamente le posizioni della segreteria, è servito a cambiare la presa di posizione iniziale. Quindi è un ulteriore invito alle forze presenti in questo Consiglio, che non è vero che non possono fare niente: nell'ambito del loro partito possono intervenire a livello romano per cercare di modificare certi atteggiamenti che creano questo tipo di situazione a livello locale.
Per quanto riguarda la dichiarazione di voto, voterò a favore della prima mozione e sulla seconda mi asterrò solo perché non credo a questo allargamento, della Commissione, in un modo assembleare che non serve a niente. Prendo spunto da quello che ha detto l'Assessore Pollicini di essere coerente, per cui mi asterrò.
