Oggetto del Consiglio n. 33 del 21 settembre 1983 - Resoconto
OGGETTO N. 33/VIII - COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE CIRCA LE LINEE PROGRAMMATICHE DELLA GIUNTA REGIONALE.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ANDRIONE - (U.V.): Signor Presidente, Signora, Signori, il 21 luglio 1983 è stata eletta una Giunta regionale che, innovando di poco in realtà sotto l'aspetto sostanziale ma in maniera precisa sotto l'aspetto formale, intende dare al Consiglio indicazioni politiche e programmatiche alle quali tenderà l'azione e l'attività dell'Amministrazione regionale per il prossimo quinquennio. E' fuori di luogo dire che ogni tipo di pianificazione comprende una parte di flessibilità, di adattamento, alle circostanze mutevoli e che, di conseguenza, quanto andremo esponendo non costituisce, per la maggioranza che lo presenta, una forma di vangelo o una specie di compito in classe, che dovrebbe essere più tardi corretto da professori, ma semplicemente una indicazione di linee programmatiche che vorremmo esporre, perché costituiscono il nostro pensiero sulla situazione attuale, costituiscono quello che noi vorremmo fare, sic stantibus rebus, come si dice in diritto internazionale, per i prossimi anni in Valle d'Aosta.
E' mio dovere ringraziare in modo particolare i Consiglieri Lanivi, Perrin, Fosson e De Grandis, perché quanto andrò dicendo non è una elaborazione ristretta alla Giunta regionale, ma è la formulazione di linee programmatiche che comprendono l'intera maggioranza: Union Valdôtaine, Fédération Democratici Popolari e Union Valdôtaine Progressiste, Democrazia Cristiana e Partito Repubblicano Italiano, che si assumono la responsabilità di quanto dico e che si sono assunte al loro interno la responsabilità di nominare un esecutivo, Come avviene inevitabilmente, non tutto il pensiero di una forza o dell'altra è contenuto nel documento anche se le linee programmatiche in questione costituiscono un notevole esempio di come rispondere a tutti i quesiti dello scibile umano, ma - dicevo - non vi è contenuto tutto quello che pensa una determinata forza mentre, vi è forse, qualcosa di quello che certe forze non pensano, il che mi permetterà - chiedo scusa a priori al Consiglio - di fare qualche volta alcuni commenti, perché sono un intemperante e riesco difficilmente a seguire le tracce, anche a volte autorevoli che mi sono state fornite.
L'insieme di queste proposte, la loro validità, è riassunta in modo schematico, e dato che non voglio tediare il Consiglio con delle orazioni che servono molto a poco, verrà distribuito alla fine ai Consiglieri uno scritto, di maniera che possano meglio comprendere e meglio rispondere a quanto è stato presentato.
Ci proponiamo innanzitutto due obiettivi: quello di elevare il livello del confronto politico in Valle d'Aosta (e qui devo dire, a titolo personale, che il dibattito di questa mattina mi fa pensare che non sarà facile, anzi direi che sarà molto difficile) proponendo delle linee tali che permettano di raggiungere questo scopo, poiché esiste una maggioranza che si assume degli impegni ed al contempo dovrebbe esistere una minoranza capace di confrontarsi su un terreno concreto. Al tempo stesso, dovrebbe essere possibile, attraverso la stampa di questo documento, a tutti coloro che vivono in Valle d'Aosta, in particolare alle Comunità, ai Comuni, alle forze sociali, di rendersi conto di quali sono, a nostro avviso, le priorità in questo momento.
Sotto il profilo politico è staio realizzato un accordo fra quattro componenti, secondo le volontà espresse dal voto popolare del 26-27 giugno. Non riteniamo e non riterremo mai che il voto popolare significhi approvazione di un Governo regionale o smentita di questo Governo: per ragionare in questi termini bisogna essere degli idioti politici, definizione che non ci riserviamo. Riteniamo semplicemente che c'è stato un voto popolare che ha permesso a creazione di una maggioranza; questa maggioranza esiste ed elabora un certo tipo di proposte; non ritiene che chi non fa parte di questa maggioranza non sia degno di amministrare a cosa pubblica, perché mai abbiamo creduto, quando siamo stati all'opposizione, che per il fatto di essere all'opposizione non fossimo degni di amministrare, e la storia ha dimostrato invece che le cose possono essere cambiate. Comunque, a nostro avviso, l'esito delle elezioni regionali ha posto in evidenza un'esigenza di consolidamento e di continuazione della politica e dell'azione svolte in precedenza e non ha invece proposto dei radicali ribaltamenti del quadro politico regionale.
Le forze che compongono la maggioranza ritengono che la Comunità valdostana abbia avvertito l'esigenza, a complessità e la gravità del momento attuale, le enormi trasformazioni che si stanno effettuando sotto i nostri occhi e di conseguenza, abbiamo voluto ribadire la necessità di tendere alla realizzazione di due fondamentali obiettivi: il primo di carattere più istituzionale, valorizzazione dell'autonomia regionale e dell'identità della Valle d'Aosta; il secondo, il rinnovamento, la crescita complessiva della Regione, centrati sui bisogni reali della gente che vive nel territorio valdostano. La volontà di creare le condizioni politiche concrete per l'attuazione degli obiettivi sopraindicati è alla base della scelta verso una maggioranza omogenea e politicamente qualificata; scelta che si è posta come alternativa verso soluzioni con maggioranze più ampie ma che, forse avrebbero rappresentato incertezze politiche e contraddizioni nell'attività del Governo regionale.
Crediamo quindi che l'attuale maggioranza rappresenti un motivo di chiarezza politica, di possibile maggiore funzionalità dell'esecutivo e, come conseguenza, un giusto confronto fra opposizione e maggioranza. Non è da non sottolineare il fatto che la realtà valdostana non presenta certi lati negativi che invece esistono a livello nazionale e che limitano pesantemente la vita democratica in Italia; quindi crediamo che certe regole di democrazia, certe norme, siano accettate da tutti e che sia possibile, insieme, dare una risposta ampia alle esigenze ed alla volontà di essere amministrata della popolazione della Valle d'Aosta. Di conseguenza intendiamo assumere le nostre responsabilità e proporre all'intero Consiglio regionale di assumere le sue secondo i ruoli che nello stato attuale delle cose sono assegnati a tutti i Consiglieri.
Al di là di quelli che sono gli interrogativi, le incertezze e le difficoltà dell'attuale fase di sviluppo e tenuto conto che non potremo mai rispondere di quello che avviene in domini che non sono nella nostra sfera, le nostre indicazioni programmatiche vogliono esprimere una volontà politica capace di consentire alla Valle d'Aosta una crescita rispettosa delle sue caratteristiche. Sarebbe opportuno sottolineare questa frase, ma il prosieguo credo che la spieghi meglio di come potrei fare io. La complessità della situazione attuale deriva dalla sovrapposizione dei problemi emersi con l'avvio di una nuova fase di profonde trasformazioni agli squilibri provenienti dal tipo di sviluppo realizzatosi in questo ultimo dopoguerra. In effetti, oggi siamo investiti da un nuovo ciclo di evoluzione, che si presenta con caratteristiche profondamente differenti rispetto alla fase precedente e che trova come causa emergente il cambiamento dei rapporti, su scala planetaria, fra paesi tecnologicamente forti, paesi in via di sviluppo e aree arretrate, una rapida e crescente affermazione di innovazioni tecnologiche in tutti i settori, soprattutto in quello dell'automazione dei processi produttivi, con conseguente drastica diminuzione dei livelli occupazionali di tipo indifferenziato, il permanere di un equilibrio mondiale ancora fondato, e, direi, rispetto alla prima volta in cui queste linee sono state discusse, sempre più fondato sul permanere di un equilibrio che ha come base la forza delle armi e il terrore atomico. Di fronte all'ampiezza ed alla profondità di questi problemi e dei mutamenti in atto, di cui nessuno oggi può prevedere sicuramente le possibili conseguenze ed implicazioni, occorre evitare sia gli atteggiamenti di rigida chiusura nei confronti del nuovo, che porterebbero semplicemente ad una Valle d'Aosta "a riccio" con tutte le possibili ed immaginabili derivazioni destinate all'insuccesso, e condannerebbero la realtà regionale ad una condizione di inferiorità e di emarginazione direi inevitabile. Evidentemente è altrettanto necessario evitare atteggiamenti di cieca fiducia rispetto alle possibilità che sia il nuovo sia la conservazione del vecchio in quanto tale - sto parlando di posti di lavoro esistenti - avrebbero, perché non si risolvono i problemi numericamente, dicendo che ci sono posti nuovi. Non è una posizione che abbia riscontro nella realtà di oggi.
La consapevolezza, diffusa ed affermata anche al di là della realtà regionale, che gli schemi ideologici del passato sono insufficienti a comprendere validamente la realtà attuale ed a fornire utili indicazioni per affrontare il futuro, impone al Governo regionale la ricerca e l'adozione di una strategia complessiva che sia allo stesso tempo flessibile, e quindi capace di adattamento alle mutazioni delle situazioni, ed attenta alla salvaguardia dei valori e degli interessi della comunità valdostana.
Nei prossimi anni la crescita della Valle d'Aosta potrà essere garantita solo dal prevalere di una generale volontà di assumere responsabilità, dal miglioramento qualitativo delle sue energie umane e dall'uso ottimale delle sue risorse.
Su una più partecipata gestione delle responsabilità, sul miglioramento della qualità dello sviluppo punterà quindi l'attività futura dell'Amministrazione regionale al fine che:
- siano valorizzate le caratteristiche culturali della Valle d'Aosta, di cui diremo dopo;
- vengano offerte alle giovani generazioni possibilità concrete di realizzare le loro speranze e direi che questo è uno dei punti fondamentali, uno dei cardini. La Giunta regionale si rifiuta di credere che lo status quo sia l'unica cosa da mantenere e di conseguenza si rifiuta di non prendere in considerazione, come punto prioritario, la presenza delle giovani generazioni nel mondo del lavoro, nel mondo della cultura e in qualsiasi altro campo;
- sia garantito alle categorie più deboli il miglioramento delle loro condizioni, o perlomeno sia garantito loro il minimo vitale.
La migliore precisazione delle competenze, degli ambiti e dei livelli decisionali rappresenta un'esigenza costante per la crescita individuale e collettiva.
Questa necessità è di fondamentale importanza nell'attuale fase dello sviluppo e sottolinea inoltre il valore - per noi evidentemente fondamentale - dell'autonomia regionale.
Sono le stesse trasformazioni in atto a richiedere il potenziamento di ogni forma di autonomia, sia la maggiore complessità ed articolazione della società moderna, che impone la moltiplicazione dei centri decisionali, sia l'impossibilità reale e concreta di accentrare in un unico momento decisionale il compito di far fronte, in modo nazionale ed efficace, all'aumento qualitativo e quantitativo delle richieste.
In questa visione, l'aspirazione autonomistica della Valle d'Aosta -114.428 abitanti - ritrova ulteriori motivi di validità e attualità, nella prospettiva della costruzione di una Europa capace di esprimere il meglio di una tradizione culturale, che non deve essere immobilizzata o svilita dagli egoismi nazionali.
Queste considerazioni servono e sono state fatte per ribadire il senso delle richieste che ancora una volta intendiamo avanzare nei confronti di uno Stato la cui efficienza lascia forse a desiderare e per ribadire che si tratta di procedere verso migliori rapporti fra Stato e Regione. Quando dico migliori rapporti, intendo migliori rapporti a livello politico e cioè a livello decisionale, in quanto non intendiamo che i rapporti fra Stato e Regione siano costituiti da una parte dagli Assessori o dal Presidente, dall'altra parte da direttori generali di Ministeri; richiediamo che il confronto - e il Consigliere Millet, che è stato anche deputato nella sua lunga vita, sa benissimo quel che dico - sia fatto a livello politico.
Non ancora compiutamente realizzata, si diceva, questa autonomia: da qui la necessità di andare, in definitiva, verso una condizione che consenta alla Regione di assumersi la responsabilità di gestire il proprio avvenire. Qui è obbligatoria una frase che vorrei esprimere in maniera sintetica: noi mettiamo come limite alla nostra autonomia solo la nostra capacità di autogoverno e non certo l'idea nazionale di Stato, nè lo Stato esistente; non immaginiamo di prendere come competenza regionale la difesa, perché chiaramente non abbiamo la capacità di assicurarla, ma non vediamo perché in materia di sanità, per esempio, non sia possibile assumere oggi all'Ospedale di Aosta una caposala, quando non si può operare senza di essa. A questi livelli parlare di autonomia vuol dire prendersi in giro e il dover chiedere con telegramma le deroghe per poter assumere vuol dire mortificare qualsiasi processo di autodecisione.
In questa luce sono da considerarsi politicamente condannabili e ingiustificate tutte le tentazioni di natura centralistica o verticistica, anche se queste tentazioni hanno delle caratteristiche tutte particolari, per cui ogni volta che si verificano vuol dire sono provocate da qualcosa che è valido anche sotto il profilo economico-politico. Quando non ci sono queste tentazioni, si rimanda alle Regioni: mi aspetto che un giorno le poste siano affidate all'Amministrazione regionale!
Il Governo regionale, in sintonia con le indicazioni ispiratrici del suo programma, opererà cercando di assolvere sempre meglio gli obblighi di sua competenza, in modo chiaro e secondo delle linee realistiche conosciute da tutti, adeguando strutture e metodi di lavoro.
D'altra parte non intendiamo che la Regione rappresenti un momento di accentramento egemonico ed esclusivo di potere e di decisione, perhé vorremmo in particolare che le decisioni fossero prese a tutti i livelli.
Anche se condizioni storico-politiche e socio-economiche hanno, in passato, spinto e sollecitato la Regione a farsi carico di esigenze e di compiti che non erano propriamente di sua competenza, e questa tendenza continuerà e probabilmente aumenterà nel futuro, noi riteniamo che sia indispensabile che ambiti di responsabilità differenti, e quindi l'autonomia degli Enti locali, in particolare dei Comuni, siano ulteriormente valorizzati, e che ci siano forme di spontanea aggregazione fra questi ambiti, senza che la Regione debba imporne il taglio.
Ciò detto, non leggo gli indici, che riceverete e vedrete, leggo solo le parti sostanziali.
Une conscience plus répandue et plus mûre des contenus et des raisons du particularisme valdôtain est la condition fondamentale de la croissance régionale.
Il ne s'agit pas ici d'une affirmation faite pour être crue, mais simplement de la tête du premier chapitre, dont je vais lire les points fondamentaux. Les problèmes qui nous intéressent sont:
- l'amélioration des conditions de vie, qui dans ces dernières années n'a pas été accompagnée par un accroissement parallèle de la solidarité communautaire autour de références culturelles communes;
- nous critiquons l'imitation passive et l'acceptation, sans critique, de modes et de modèles de vie provenant de l'extérieur, unie à la peur de se mesurer avec ce qui est nouveau, phénomènes qui ont affaibli la créativité individuelle et la conscience de l'identité du peuple valdôtain;
- la confrontation, qui est vitale, entre l'ancien et le nouveau a été partiellement empêchée soit par des tentatives d'exaltation exagérées et abstraites du passé soit par l'affirmation contraire que seul le moderne, le progrès - nous en parlerons plus tard à propos du territoire, la deuxième résidence - représente la dernière forme de ce qui est civilisé;
- le centralisme politique de l'état et les retards dans la construction d'une Europe qui respecte ses différentes composantes culturelles et minoritaires, ont limité les possibilités d'un autogouvernement effectif;
- un phénomène immigratoire trop puissant, qui a changé la face de la Vallée d'Aoste et qui, en comparaison des dimensions démographiques réduites de notre Région, a rendu plus difficile et complexe un processus d'intégration culturelle et sociale;
- le rapport entre le développement de l'économie régionale et les données du particularisme valdôtain, qui n'ont pas été suffisamment évaluées;
- les caractéristiques et les modalités du développement qui s'est produit en Vallée d'Aoste ont, entre autres choses, provoqué des déséquilibres de type culturel, social, économique et territorial (modèle de vie rurale/urbaine; aires de fort développement/aires arriérées, etc.);
- le développement de modernes systèmes productifs et d'organisation du travail a mis en crise les activités des entrepreneurs locaux et sacrifié, en large mesure, le patrimoine des capacités manuelles et artisanales locales. On a beaucoup, trop opprimé l'industrie dans le sens de pace de travail;
- la caractérisation bilingue de la Région (français et italien) et a mise en valeur du patois et du walser ne sont pas encore suffisamment réalisées. Alors, pour répondre à ces problèmes, l'Administration régionale veut:
* mettre en évidence la validité actuelle des contenus fondamentaux du particularisme valdôtain, - et cela est très bien écrit dans le texte - au-delà des déformations d'un folklore stéréotype. Nous n'aimons pas beaucoup le folklore, nous voudrions que le patrimoine culturel valdôtain soit garanti;
* favoriser la valorisation du patrimoine historique par le développement des moyens de travail et de la connaissance; c'est-à-dire, les archives historiques publiques et privés, la promotion de recherches ethnographiques sur tout le territoire régional et la création de musées différentes, musées qui peuvent être originaux par rapport à leur localisation;
* intensifier les efforts pour compléter les occasions de connaissance et de rencontre (bibliothèques, salles pour les réunions etc.) et la création de structures publiques régionales aptes à accueillir les manifestations culturelles;
* mettre en vigueur la L.R. 15/1980 - création de la Surintendance aux activités culturelles (le commentaires est à moi, à condition de trouver les hommes ou les femmes capables de le faire);
* introduire dans les écoles moyennes et secondaires supérieures l'étude de la civilisation valdôtaine;
* encourager la capacité d'expression artistique et culturelle locale;
* augmenter les occasions d'échange avec des aires culturelles différentes, pour dépasser la condition marginale et, en même temps, permettre la réalisation de synthèses originales par les différents apports,
* miser sur des manifestations culturelles et artistiques qualifiées provenant de l'extérieur;
* valoriser les activités sportives, notamment en ce qui concerne nos jeux traditionnels.
Deuxième point: Notre politique, ou si vous préférez, la politique autonomiste de la Vallée d'Aoste est inspirée par les idéaux de paix, de liberté et de justice.
Pour cela, nous chercherons:
- à exprimer dans toutes les circonstances l'exigence fondamentale que la paix devienne l'objectif primaire de la politique étatique et interétatique et que l'on condamne, en même temps, tous les recours à la force, à la violence et à la guerre;
- manifester la solidarité de la Vallée d'Aoste à l'égard des peuples engagés dans l'affermissement du droit à leur propre existence, à leur propre liberté et à leur croissance autonome;
- développer et améliorer les échanges avec les réalités régionales et humaines ayant des caractéristiques semblables à celles de la Vallée d'Aoste et de façon toute particulière avec les réalités limitrophes et avec les communautés ethniques minoritaires: à ce sujet une loi de l'état, qui devrait sortir ou qui est déjà apparue mais que je n'ai pas vue, devrait donner des pouvoirs spéciaux pour les accords entre Régions frontalières. Evidemment nous aurions à cela un intérêt particulier pour la Vallée et pour la haute Savoie et la Savoie;
Alors:
* oeuvrer pour que la construction de l'Europe se fasse dans le respect des différentes réalités culturelles et linguistiques, selon les principes du fédéralisme;
* participer de façon concrète à la lutte contre la faim dans le monde et au soutien donné aux pays en voie de développement. Nous en avons parlé ce matin: il est indispensable que nous ayons reconnu, comme pouvoir régional, celui d'intervenir avec des sommes qui ne sont pas des gros engagements financiers, qui peuvent très bien être supportés par le budget régional, mais d'intervenir à faveur des populations qui sont particulièrement dans l'arrêtresse et ceci au-dehors de tout choix politique ou de toute sensibilité au choix qui a été fait par ces populations.
* promouvoir des actions pour sensibiliser l'opinion publique valdôtaine sur les grands thèmes de la paix et de la solidarité internationale.
Troisième point: Le moment actuel réclame un grand sens de responsabilité de la part de tous les organes de gouvernement et décisionnels.
En particulier nous demandons:
* que soit achevé le transfert des fonctions administratives de l'état à la Région et, entre parenthèses, il faudrait également que ce transfert soit fait dans la clarté et en tenant compte de la réalité existant dans le territoire régional. Je fais encore une fois un exemple qui deviendra historique: il est parfaitement inutile de décentrer à la Commune d'Ollomont la capacité de décider où et quand on peut faire des ascenseurs, parce qu'un fonctionnaire à Ollomont, qui décide où l'on fait des ascenseurs, c'est, peut-être, un peu trop gros pour la Commune (le fonctionnaire et non pas l'ascenseur);
* la modification de la loi électorale pour les élections européennes afin de permettre à la Vallée d'Aoste d'être représentée au sein du parlement européen;
* la modification de la loi électorale régionale (art. 16 et 18 du Statut spécial) qui doit être transférée comme compétence directement à la Région, chose qui existe pour les autres Régions;
* attribution à la Région du pouvoir législatif en matière d'organisation communale; autrement dit, - chose qui existe seulement dans le Statut de la Sicile - compétence primaire en matière d'organisation des Communes à la Région;
* solution du vieux problème du Parc National du Grand-Paradis dans le respect des droits qui sont établis par le Statut spécial et des populations qui vivent à l'intérieur du Parc;
* application de l'art. 14 du Statut spécial selon les adresses qui seront formulées par le Conseil régional de la Vallée d'Aoste;
* respect total des engagements pris pour recevoir en Vallée d'Aoste les programmes de télévision provenant des pays d'expression linguistique française, suisse-allemande pour le walser et pleine application de la loi d'état n° 103/1975, autrement dit: formation en Vallée d'Aoste d'une section qui parlerait allemand ou français ou même patois, pour les programmes de la troisième chaîne;
* adoption de mesures législatives qui établissent l'équivalence des titres d'études obtenus dans des Universités francophones, limitrophes au Val d'Aoste: comme pour le Sud Tyrol les titres universitaires d'Innsbruck sont reconnus, nous ne voyons pas pourquoi Genève ou Grenoble ne pourraient pas être reconnues en Vallée d'Aoste;
* solution du problème de l'Hôpital Mauritien;
* organisation en Vallée d'Aoste de tous les concours pour 1'engagement du personnel dans le bureaux d'état et "para-étatiques" et dans les instituts de crédit de droit public;
* adoption de programmes sérieux de restructuration et de re-qualification des entreprises publiques industrielles qui oeuvrent en Vallée d'Aoste ces programmes devraient être concordés avec la Région. C'est l'expression que nous faisons depuis plus de vingt ans, parce que jusqu'à maintenant ces entreprises publiques ont été détruites sans que la Région sache quelque chose. J'en cite comme exemple le livre blanc que nous avons discuté, il y a vingt ans, dans cette même salle, et dans ce contexte la Région demande à pouvoir connaître quelle est la présence du capital public en Vallée d'Aoste dans le but de réaliser une politique du développement harmonieuse.
Quatrième point: Réorganisation de la Administration régionale, mise en valeur et prise de responsabilité des collectivités locales, mise à l'oeuvre des organisations sociales pour garantir le fonctionnement du pouvoir public régional.
dans ce sens nous devons:
* réaliser l'autonomie financière des Communes pour qu'elles puissent affronter autonomement toutes leurs compétences et responsabilités; ici il ne s'agit pas de donner uniquement de l'argent pour les travaux publics communaux, mais de continuer avec une réalisation qui existe et qui doit être élargie, pour que le niveau qui dépend de la Région assume toutes les responsabilités et par conséquent les compétences. Il faut également souligner que jusqu'à ce que l'état italien ne pourvoira pas à la finance dite locale, la Région est décidée de se substituer, par un principe général de subsidiarité dont nous parlerons encore après: ou bien, on nous reconnaît la compétence primaire en la matière, ou bien, on fait une loi de l'état qui règle le problème de la finance locale. En latin on dit "tertium non datur", on ne peut pas faire les deux choses en même temps;
* renouveler et réadapter les lois régionales en faveur des finances communales;
* développer les services d'assistance dans l'urbanisme et d'assistance légale en faveur des collectivités locales;
* revoir - et ceci il faut dire profondément - la loi sur les Communautés de Montagne.
Quant à l'organisation et à la méthode de travail de l'Administration régionale nous voulons adopter une programmation, entre parenthèses souple, comme méthode, et pour cela:
* rédaction d'un plan triennal de prévision des interventions et des engagements financiers relatifs au niveau régional avec des vérifications et des réadaptions annuelles;
* indication d'objectifs prioritaires par rapport auxquels les collectivités locales devraient - ici c'est écrit "devront", mais comme nous respectons beaucoup les autonomies, je dirais "devraient" au conditionnel - rapporter leur action;
* adoption de la méthode du travail collégial dans le gouvernement régional et du travail de groupe dans chaque Département.
Pour cela est indispensable:
* réorganiser les bureaux de la programmation et procéder à la révision, que nous ferons le plutôt possible de la loi régionale n° 12/1978 (organes et procédures de la programmation): c'est-à-dire cette loi doit être considérée dès maintenant comme périmée;
* valoriser les cadres régionaux et les responsabiliser;
* contenir le nombre de personnel régional;
* étudier des formes éventuelle alternatives aux concours actuels pour l'engagement: cela veut dire, d'une façon plus courante: faire des cours préparatoire, parce que le concours peut être une très bonne chose quand celui qui gagne a envie de travailler, mais il peut être négatif quand le gagnant du concours n'a pas envie de travailler ou a d'autres préoccupations; alors nous proposons de faire un cours préparatoire à la fin du quel on pourra admettre les gens au concours. Cela est suivi dans presque la totalité des pays, au moins de ceux que je connais: Grande-Bretagne, Allemagne, Suisse, Autriche, France;
* élargir ultérieurement et mieux coordonner l'emploi des modernes innovations technologiques;
* créer un bureau législatif - ceci est une exigence même au point de vue de la qualité des lois régionales - qualifié au service du Conseil régional et de la Junte;
* rendre rationnelles les différentes interventions régionales dans tous les secteurs et ne voir les lois de dépense;
* contrôler avec rigueur l'emploi correct des fonds octroyés par la Région.
Nous sommes également d'accord et nous nous engageons à consulter et à responsabiliser les différentes espèces d'organisation de la réalité valdôtaine quand les décisions, qui doivent être prises par le gouvernement ou par le Conseil, les concernent.
Cinquième point: Buts généraux.
Ceci - je dirais - c'est un peu un résumé de ce qui vient d'être dit avant:
* sauvegarder et valoriser toutes les composantes caractéristiques de la culture de la Vallée d'Aoste;
* contribuer à la croissance globale de la Région qui:
a) utilise correctement son territoire;
b) valorise les vocations et les capacités de sa population;
c) favorise un développement socio-économique pour améliorer les conditions et la qualité de la vie régionale;
* rendre effective l'autonomie économique et financière de notre Vallée. Quand je dis "rendre effective" je répète ce que j'ai dit avant: nous ne connaissons pas des limites à notre autonomie, qui ne soient pas donnés par des limites objectifs; il s'agit d'être autonomes dans le sens où, par exemple, le canton suisse est autonome; la souveraineté, au moins apparente, appartient au peuple.
Ritorniamo all'italiano: 1) Il territorio regionale è una ricchezza fondamentale della Valle d'Aosta e nel contempo un vincolo che limita e determina l'espletamento dell'attività economica.
Ciò comporta:
- il rigoroso rispetto delle sue caratteristiche e vocazioni;
- l'uso e lo sfruttamento graduale ed oculato delle sue risorse e potenzialità.
In tal senso la Regione intende:
* disciplinare l'uso del territorio: a livello locale, attraverso i piani regolatori comunali e attraverso la legge n. 14, gli eventuali aggiustamenti che dovranno essere fatti, ma comunque mantenendo il famoso art. 12 della legge 14, vale a dire il rapporto esistente fra territorio e popolazione, quello che si chiama la compatibilità degli insediamenti. Il che costituirà altresì un riferimento preciso ai programmi comunali di opere pubbliche;
* predisporre adeguati strumenti urbanistici regionali e il piano generale delle infrastrutture di carattere regionale;
* stimolare ed incentivare il recupero ed il riuso del patrimonio edilizio esistente; questo è uno dei punti fondamentali e direi qualificanti;
* arrestare - o perlomeno combattere nella misura del possibile - il fenomeno delle seconde residenze;
* salvaguardare le caratteristiche tipiche del paesaggio della flora e della fauna;
* finire - e direi anche che questo serve a difendere le caratteristiche tipiche del paesaggio ecc., - la difesa idrogeologica di tutti i torrenti, frane, difesa passiva ed attiva dalle valanghe;
* utilizzare razionalmente le risorse idriche naturali per la produzione di energia elettrica;
* attuare il progetto "forestazione";
* attuare il programma previsto dalla legge Merli, e cioè dalla legge che prevede lo smaltimento di tutti i rifiuti attraverso un sistema che non sia inquinante.
2) La crisi attuale, se da un lato colpisce duramente l'occupazione, dall'altro dà un indirizzo preciso per poter parlare di occupazione nel futuro che è quello della formazione professionale perché la figura del proletario, così come Karl Marx l'aveva prefigurata, sparisce, bisogna essere ormai specializzati.
Di conseguenza sono condizioni di riferimento:
- la tendenziale piena occupazione, economicamente sana, presuppone una Regione con forti vincoli e caratterizzazioni territoriali (dimensioni utili estremamente ridotte) oltre alla diversificazione e compresenza delle principali attività economiche, l'esaltazione della qualità dei beni e servizi prodotti.
Le condizioni per ottenere questo risultato sono:
- l'uso ottimale delle sue potenzialità (imprenditorialità, professionalità ed abilità manuali - questo riguarda l'artigianato);
- un sistema di formazione e valorizzazione delle capacità umane che risponda alle esigenze moderne di flessibilità, polivalenza, specializzazione ed educazione permanente;
- rafforzamento delle piccole e medie imprese e quindi morte - tanto per essere chiari - delle grandi imprese, perché incompatibili sia con il territorio, sia con il tipo di vincoli che esistono nella Regione, sia con gli investimenti che nessuno può fare a quel livello, perchè i costi per il mantenimento di imprese di quel genere sono superiori a quello che, non dico l'Italia, ma l'Europa può affrontare. Rafforzamento di queste imprese e presenza di servizi del terziario qualificato (servizi ausiliari finanziari, consulenze legali, contabilità ecc.).
Intendiamo quindi:
* recensire e coordinare tutte le iniziative di formazione professionale;
* ricercare forme di collaborazione ed integrazione con l'attività formativa di tipo scolastico;
* coinvolgere e responsabilizzare le diverse organizzazioni sociali, di categoria, professionali, esistenti per la predisposizione ed attuazione di progetti di formazione professionale;
* realizzare un centro di formazione professionale per il settore turistico
* questo anche in presenza di più scuole professionali alberghiere (il centro turistico potrebbe essere un centro che coordina un numero di scuole e non deve essere obbligatoriamente limitato a quelle esistenti di Porossan);
* realizzare un centro di formazione professionale per a piccola e media industria e per l'artigianato;
* proporre iniziative per incentivare l'apprendistato;
* realizzare un centro di orientamento professionale;
* predisporre iniziative di aggiornamento professionale per qualificare gli interventi di recupero del patrimonio edilizio tradizionale ed esistente;
* rivedere, come conseguenza, l'attuale struttura degli I.P.R. e ricercare e predisporre interventi a favore dei giovani in Valle d'Aosta perché possano raggiungere alti livelli di specializzazione, il che vuol dire borse di studio per l'estero, perché lo Stato, l'Università italiana è tale che non vale la pena di avere delle borse di studio.
3) Lo sviluppo delle attività economiche e dei servizi sociali deve essere centrato sui bisogni reali della popolazione e tenere conto dei vincoli territoriali.
Considerazioni di riferimento:
- se è vero che l'obiettivo fondamentale della nostra politica è la valorizzazione delle capacità, esistenti e potenziali, presenti in Valle d'Aosta, è altrettanto vero che ogni forma di assistenzialismo, comunque mascherata, è inadeguata a risolvere gli attuali problemi, siano essi di sviluppo o anche solo di mantenimento di quello che esiste, perché l'assistenzialismo è un bubbone che dura quello che dura, quando scoppia si passa dalla Montefibre a zero. Noi su questa strada non ci imbarcheremo: chiunque voglia, scelga lui di farlo; per quanto riguarda la Giunta regionale non c'è nessuna speranza. Non pagheremo e chiunque ci chieda di pagare vuol dire che vuole sprecare i soldi dei contribuenti;
- per aumentare la produzione della ricchezza regionale, migliorare le condizioni di vita, stabilire un migliore equilibrio sociale, potenziare l'autonomia finanziaria ed economica della Valle d'Aosta devono essere utilizzate tutte le risorse regionali. Occorre quindi non imitare altri modelli, ma diversificare ed avere presenti sempre tutti i settori economici in Valle d'Aosta. Questo vuole dire che noi intendiamo premiare la produttività e per produttività si intende produrre qualcosa che sia vendibile sul mercato con un valore aggiunto, quale che sia questo valore. Quando invece si rovescia il problema e si dice che dobbiamo prima pensare ai posti di lavoro, dopodiché penseremo se questi posti producono qualcosa o se producono solo perdite, noi non siamo d'accordo;
- la diffusione dei servizi e delle opportunità di lavoro è fondamentale per garantire una corretta distribuzione demografica sul territorio;
- come conseguenza, le forme di cooperazione sono strumenti importanti per superare le situazioni di debolezza di molti settori dell'economia valdostana, in particolare l'agricoltura;
- infine dobbiamo riconoscere che la Valle d'Aosta rappresenta un mercato poco utilizzato o troppo poco utilizzato dall'imprenditorialità locale;
- quindi la Regione non vuole porsi nè in un ruolo di tipo assistenziale nè di tipo dirigistico; abbiamo formato una maggioranza, una Giunta, che stabilisce di non essere nè da un lato quella che paga senza sapere ciò che avviene, nè dall'altro quella che dà delle direzioni (vedansi Egam, Nuova SIAS, Finsider ed altri produttori di perdite), e di conseguenza che paga solo a piè di lista quello che è stato deciso altrove. Si prefigura, secondo noi, un ruolo diverso della Regione che di conseguenza prende le proprie responsabilità di ordine generale e regionale, dall'altro riconosce l'autonomia responsabile di tutti gli organismi che operano nella Regione, siano essi pubblici o privati.
- per far fronte a particolari situazioni - e questo direi che è un punto fondamentale che vale sia verso l'alto, cioè verso lo Stato, che verso il basso, quindi verso organizzazioni sottordinate rispetto alla Regione - intendiamo applicare il principio di sussidiarietà, evidentemente non automatico, ma di sostituirci là dove un interesse regionale sarebbe gravemente leso dal non prendere una decisione, dal non fare quello che deve essere fatto nei tempi in cui deve essere fatto. Intendiamo sostituirci e quindi applicare un principio fondamentale, che in certe dottrine politiche si chiama principio di sussidiarietà, in modo specifico nel settore dell'Agricoltura e Foreste, per gli attuali problemi di riferimento non tutti risolvibili.
Nel settore dell'Agricoltura e Foreste, visti i seguenti problemi di riferimento:
- eccessivo frazionamento della proprietà (in una conversazione abbiamo chiesto ufficialmente che venga cambiato il Codice Civile, perché fino a quando non esisterà la facoltà di commutazione nei confronti di figli legittimi, la proprietà in Valle d'Aosta continuerà ad essere frazionata all'infinito). E' un dato di fatto, che va obiettivamente contro le esigenze dell'agricoltura in Valle d'Aosta;
- insufficiente dimensionamento aziendale - le due cose potrebbero essere legate;
- carenze progettuali;
- carenze di strutture di trasformazione;
- esigenza di miglioramento del capitale forestale;
- necessità di qualificare la produzione agricola;
- uso distorto di alcune provvidenze regionali;
La Regione intende:
* favorire l'accorpamento fondiario per la creazione di aziende agricole di dimensioni ottimali - e questo deve essere legato al fatto che il vincolo su quei terreni deve essere almeno venticinquennale; sviluppare l'imprenditorialità rurale e potenziare gli sforzi per qualificare le strutture edilizie
* la zonizzazione delle colture;
* sviluppare attività economiche integrabili;
* riqualificare il capitale forestale attraverso cure colturali, leggi specifiche per il recupero di certi tipi di colture, operazioni fito-sanitarie, ecc.;
* istituire l'albo professionale degli agricoltori - questa è forse una ambizione un po' ampia;
* incentivare l'impegno finanziario regionale alle industrie di trasformazione della produzione agricola regionale;
* aumentare i controlli per a difesa della qualità della produzione locale.
Nel settore dell'industria ed artigianato vi è necessità di:
- ristrutturare le industrie mature di medie e grandi dimensioni;
- ridimensionamento del grande settore industriale: provoca incertezze ocupazionali
- debolezza complessiva della forte e diffusa presenza dei lavoratori artigiani;
- impossibilità della Regione di assumere responsabilità dirette in certi settori.
Di conseguenza la Regione intende:
* promuovere e sostenere una forte iniziativa politica nei confronti dello Stato affinché attui un serio programma di ristrutturazione della maggiore azienda industriale presente in Valle d'Aosta, in modo da garantire un futuro produttivo valido ed un'occupazione certa nei limiti in cui questo è possibile, perché oggi non è l'Italia che decide che cosa fare in materia di acciaio e forse neanche la C.E.E.. Comunque è di una settimana fa la notizia che la Tussen, che in materia di acciaio aveva un nome da qualche anno a questa parte, sta licenziando 56.000 operai;
* creare una Commissione con la partecipazione di tutte le componenti sociali interessate dall'attuale grave crisi
- questo era uno dei punti del programma dell'Union Valdôtaine che era stato accettato da tutti i Gruppi;
* concordare con le più consistenti imprese industriali operanti in Valle d'Aosta eventuali interventi regionali per realizzare piani di ristrutturazione che offrano garanzie per il mantenimento occupazionale;
* favorire a ristrutturazione e a riconversione dell'apparato industriale;
* creare un centro regionale di servizio a favore delle aziende piccole e artigianali, intendendo con questo servizi che siano puramente legali, amministrativi, non indagini di mercato, non sostituzione della Regione, non dirigismo, come già detto prima;
* favorire l'accesso al credito da parte delle imprese e migliorare il rapporto depositi / impieghi del risparmio regionale; questo è uno dei punti dolenti dell'economia regionale, la Valle d'Aosta è forse l'unica Regione dove c'è ancora un risparmio, che però non è impiegato in Valle;
* recuperare, per quanto è possibile, gli insediamenti di edilizia industriale esistente.
Nel settore delle attività terziarie, i problemi attuali di riferimento sono:
- massiccia presenza di residenze secondarie e conseguente insufficiente utilizzazione del patrimonio edilizio esistente a fini turistici;
- carenze qualitative e di modernizzazione delle strutture ricettive;
- carenze progettuali nelle operazioni di ristrutturazione del patrimonio edilizio;
- carenza di professionalità degli operatori turistici;
- carenza di adeguate strutture organizzative;
- obsolescenza - parola difficile, diciamo vetustà - di alcuni impianti funiviari di arroccamento fondamentali.
La Regione intende:
* promuovere il completamento delle infrastrutture e servizi necessari;
* sostenere uno sviluppo delle aree a vocazione turistica (invernale, estiva) che sia commisurato alle risorse umane e naturali;
* sviluppo delle riserve naturali regionali. La parola "riserve" non deve ingannare: abbiamo usato questa parola perché in Valle d'Aosta, dopo le esperienze fatte dal Parco, pronunciare la parola "parco" vuol dire essere fucilati sul posto;
* promozione di un'immagine pubblicitaria della Valle d'Aosta consona alle sue caratteristiche naturali e culturali;
* sviluppo del turismo culturale in località non ancora valorizzate, in particolare la Bassa Valle e Bard, e uno sforzo anche per quanto riguarda il turismo termale;
* nel turismo poi specificatamente, introdurre servizi di informatica, in modo da poter offrire specie all'estero, una panoramica completa di quelli che sono i posti disponibili, ed avere di conseguenza la massima occupazione possibile di tutti i posti letto che la Regione offre;
* realizzare le infrastrutture complementari al turismo;
* studiare la possibilità di ospitare in Valle d'Aosta una Olimpiade invernale; prometto che me ne occuperò anche io, ma ci credo poco;
* stabilire norme per riqualificare la ricettività alberghiera - questo è molto importante;
* migliorare gli accessi viari;
* incentivare, mediante opportuni interventi finanziari, la sostituzione
* l'adeguamento tecnologico delle infrastrutture funiviarie. Qui si sta verificando un fenomeno estremamente preoccupante: una funivia che costava un miliardo alcuni anni fa, non costa oggi, dovendo essere rifatta, la somma degli ammortamenti che per legge sono stati fatti durante gli anni di esercizio della funivia, perché costa almeno dieci volte tanto; per cui chi ha pagato una funivia un miliardo, si trova - dovendola rifare - a dover disporre di dieci miliardi. Di conseguenza, visto che la voce specifica turismo ed in particolare le infrastrutture, è fondamentale per l'economia della Valle d'Aosta, la Regione si impegna a studiare delle forme di prestiti a condizioni particolari perché gli impianti di risalita possano continuare a funzionare e possano farlo in condizioni di sicurezza assoluta, perché dopo i disastri che abbiamo avuto, saremmo estremamente colpevoli se per risparmiare qualche lira non avessimo tutte le condizioni richieste per l'esercizio di questi impianti;
* razionalizzare la rete di distribuzione commerciale;
* esaminare la possibilità di dotare la Valle d'Aosta di un'adeguata struttura per la valorizzazione della produzione e commercio locali; e qui, se possibile, vorrei aprire una parentesi polemica con il mio amico, Consigliere Millet: la fontina non deve diminuire di prezzo, perché se non si paga la qualità si fa in modo che la fontina diventi un qualcosa che non è più remunerativo per chi la produce a quell'altitudine. E' tutto lì il problema, chiusa la parentesi.
4) Infrastrutture e servizi pubblici di livello regionale necessari per garantire uno sviluppo equilibrato.
Esistono:
- carenze ed insufficienze nei collegamenti ferroviari e stradali a livello internazionale, nazionale e interno;
- in alcuni settori - e questo direi per aver creduto che certe situazioni sarebbero durate - sovradotazione di patrimonio edilizio, in particolare nella scuola dell'obbligo, ad alta quota;
- squilibri nella distribuzione territoriale delle infrastrutture, servizi e carenze di servizi di complemento (ad es. mense, palestre, ecc.);
- insufficienza di strutture edilizie nel settore scolastico; quindi, contrariamente a quanto detto prima, la distribuzione dell'edilizia scolastica può essere qualche volta abbandonata, mentre mancano strutture per medie superiori, formazione professionale, educazione adulti, nel settore sanitario e nel tempo libero;
- deterioramento del patrimonio edilizio esistente, in particolare nei centri storici dei Comuni del fondovalle.
Per quanto concerne la viabilità ed i trasporti la Regione intende:
* avviare contatti con le Regioni confinanti interessate e le autorità nazionali al fine di realizzare l'intera rete ferroviaria: qui si parla, in particolare, della linea ferroviaria Aosta-Martigny. Ritornando dal Jura, per caso sul treno ho avuto modo di parare con alcuni altissimi responsabili della Confederazione svizzera, i quali hanno detto di non avere nessuna intenzione di fare questa ferrovia. Comunque di qui a poco ci saranno le elezioni, può darsi benissimo che ci sia uno che cambi idea;
* continuare ad esercitare una forte pressione - questo è invece più a nostra portata - sull'azienda nazionale delle Ferrovie dello Stato per il raddoppio - e qui farei una piccola chiosa - o perlomeno per la modernizzazione del tratto ferroviario Chivasso-Aosta per a sua smilitarizzazione, razionalizzazione del tratto Aosta-Pré-Saint-Didier, e suo eventuale, fra parentesi - prolungamento a Courmayeur;
* ultimazione del collegamento stradale internazionale Aosta-Gran San Bernardo: questa diventa una esigenza sempre più sentita perché dopo che, con vicende a dir poco rocambolesche, la circonvallazione di Gignod è stata di nuovo rinviata, quindi sarà iniziata nel 1985-86, la strada internazionale, S.S. 27, che porta da Aosta al Gran San Bernardo, alterna dei tratti in cui è simile ad un tratturo, specie d'inverno, a tratti che invece sono ben percorribili. Non se ne capisce il perché;
* realizzare il collegamento stradale tra il casello autostradale di Quart/L'Eglise con il tunnel del Monte Bianco;
* risolvere il problema dell'arretramento del casello autostradale di Saint-Rhémy / Bosses;
* sollecitare l'ANAS perché proceda alla sistemazione delle strade statali di Gressoney, Ayas, Valtournenche e Cogne; per quanto è invece decisamente regionale, qualcosa è già stato appaltato;
* sistemare, migliorare e completare, direi, perché manca ancora un pezzo, il collegamento stradale dell'Envers, da Arvier a Pontey;
* migliorare e garantire la percorribilità delle reti stradali laterali, in particolare Valgrisenche e le Valli del Parco;
* il trenino Acquefredde/Cogne e avviare gli studi, se è possibile, per il collegamento funiviario Aosta/Pila;
* predisporre un piano per i trasporti pubblici.
Per quanto concerne l'abitazione, ad Aosta:
* favorire, in accordo con il Comune di Aosta, la ristrutturazione del quartiere Cogne e, con legge specifica regionale, il recupero del Centro Storico;
* predisporre un provvedimento legislativo che agevoli il recupero del patrimonio edilizio esistente dei centri storici più significativi della Valle d'Aosta.
Per quanto riguarda le comunicazioni telefoniche:
* ottenere dalla SIP - che però si rifiuta - che l'area di competenza dell'agenzia di Aosta includa l'intero territorio regionale e che vengano, specie per l'alta Valle, mantenuti e potenziati gli attuali servizi.
Per quanto concerne l'edilizia pubblica, scolastica, sanitaria, sportiva del tempo libero:
* realizzazione di edifici scolastici destinati alla Scuola Secondaria Superiore;
* recupero e riuso del patrimonio edilizio esistente;
* realizzazione delle strutture sociosanitarie previste dal piano regionale;
* attuazione progressiva degli impianti definiti di interesse regionale e aventi carattere di priorità dal piano delle infrastrutture turistico-sportive;
* recupero del patrimonio edilizio esistente - per questo a Gignod siamo già avanti - per la creazione di un Museo regionale e di Musei etnografici e centri culturali a livello locale;
* realizzazione di un auditorium nella zona di Aosta, perché riteniamo indispensabile che ad Aosta ci sia una struttura per concerti e spettacoli musicali. E' un'esigenza sentita da tutti e non solo da chi ha la mania della musica classica.
Per l'energia:
* realizzazione del metanodotto subordinata alle reali prospettive dell'industria siderurgica valdostana; qui bisogna dire - e credo che il Consigliere Bajocco mi possa dare ragione - che sotto una certa dimensione non si fa un metanodotto; quindi noi manteniamo la questione del metanodotto, dovrebbero partire i lavori a Scarmagno in questi giorni. Il metanodotto deve essere uno dei -punti di recupero dell'occupazione, e qui il Consiglio dovrà esprimersi, perché solo differenziando le fonti di energia e dando dei tipi di energia specifica, che possano permettere certi tipi di lavorazione, noi possiamo, speriamo, mantenere quella compresenza industriale di cui si parlava prima. Evidentemente non agli stessi livelli occupazionali, ma a quei livelli di produttività e capacità che soli possono salvare la nostra Valle; e favorire l'autoproduzione di energia e l'autogestione delle risorse idroelettriche regionali per usi industriali e civili;
* difendere i diritti statutari della Regione in materia di acque, il che ci porta al conflitto con la Nuova SIAS. Ho già consegnato la sentenza del Tribunale Superiore delle Acque.
5) Il Miglioramento delle condizioni di vita in Valle d'Aosta richiede che i servizi siano a dimensione umana.
Problemi di riferimento:
- abbiamo un tipo di vita, che evidentemente emargina - questo piacerà al Consigliere Torrione - gli strati più deboli: gli anziani, gli handicappati, i malati ecc.;
- interventi pubblici nel settore dei servizi, se attuati in modo eccessivamente burocratico, tendono a creare nuove condizioni di emarginazione e di deresponsabilizzazione con aumento ingiustificato delle spese;
- l'insufficienza di un'azione preventiva causa la dilatazione abnorme del momento curativo e del consumo di farmaci;
- la mancanza di una corretta informazione è sovente fonte di sprechi.
Le Regione intende:
* sollecitare l'ultimazione delle strutture sanitarie in fase di esecuzione: Beauregard dovrebbe essere inaugurata entro la fine dell'anno;
* potenziare la rete delle strutture socio-sanitarie sul territorio in modo da ridurre il ricorso alla ospedalizzazione ed evitare il rischio dell'emarginazione, con particolare attenzione ai problemi concernenti gli anziani, gli handicappati, i tossicodipendenti
* gli insufficienti mentali;
* valorizzare il volontariato e a cooperazione per la gestione di alcuni servizi sotto la direzione ed il controllo regionale;
* sostenere il libero associazionismo
- e questo vorrebbe dire anche a gratuità di certe operazioni fornite da persone che vogliono interessarsi di questi problemi;
* verificare, alla luce dell'esperienza, le risultanze concrete della legge regionale 2/80 (attuazione della riforma sanitaria);
* definire a revisione, entro il 31 dicembre se ricordo bene, del piano sanitario regionale;
* potenziare la formazione, l'aggiornamento, la specializzazione del personale, in modo particolare di quello paramedico ed esaminare la possibilità di stipulare - questo dovrebbe essere qualificante - convenzioni con università limitrofe (le università di Lyon, Grenoble, Ginevra sono favorevoli) per assicurare a giovani laureati l'accesso alle scuole di alta specializzazione;
* proseguire nello sforzo di offrire agli abitanti della Valle la reale possibilità di essere curati nelle strutture sanitarie regionali.
6) Il risparmio dei valdostani potrebbe rappresentare uno strumento potente a sostegno di tutta l'economia regionale, mentre invece è impiegato altrove.
- solo una piccolissima parte del denaro che è risparmiato in Regione viene investito in Valle;
- il costo del denaro prestato dalle banche è elevatissimo e le operazioni bancarie sono defatiganti, anche per persone che hanno un estremo bisogno di un anticipo di denaro.
Quindi, seguendo una linea che abbiamo già iniziato precedentemente, la Regione intende:
* favorire - direi che qui tutto il Consiglio può partecipare al di là di quelle che sono le idee o le formazioni della maggioranza - alla formazione di Casse rurali regionali, quella di Gressan - è l'unico esempio che abbiamo fino adesso - sta dando una buona prova ed i tempi dei prestiti del commercio del denaro sono enormemente abbreviati rispetto ad ogni altro tipo di banca. Da calcoli stimati, tra depositi bancari, postali, eco., il risparmio dei valdostani assume dei limiti incredibili, 200 miliardi all'anno, che potrebbero essere in percentuale significativa investiti in Valle d'Aosta e che potrebbero seriamente cambiare certe condizioni;
* realizzare una politica creditizia selettiva e questo nei limiti del possibile.
Infine, fra gli ambiti progettuali di interesse prioritario ci sono:
- le grandi infrastrutture di interesse regionale, ed intendiamo con ciò collegamenti internazionali, il metanodotto, le grosse questioni energetiche;
- formazione e orientamento professionale: questo vuol dire avere uno sbocco che non è immediato ma che pone le basi perché ci sia un'occupazione in Valle d'Aosta;
- servizi alle piccole e medie imprese e all'artigianato;
- recupero, e direi qui con legge regionale, del patrimonio edilizio esistente e parallelamente scoraggiare ogni forma di seconda residenza, di abuso del territorio, quindi mantenere l'art. 12 nell'attuale legge del '78;
- organizzazione dei servizi dell'Amministrazione regionale.
Si dà atto che alle ore 17,01 assume la Presidenza il Vice-Presidente Franco De Grandis e che alle ore 17,37 riassume la Presidenza il Presidente Giovanni Bondaz.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
RICCARAND - (N.S.): Vorrei chiedere, anche a nome del Gruppo comunista e socialista, una breve sospensione di cinque minuti dei lavori per una consultazione delle forze di minoranza.
PRESIDENTE: La seduta è sospesa per cinque minuti.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 17,39 alle ore 17,57.
PRESIDENTE: Dopo l'interruzione, riprendono i lavori. Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Dopo l'interruzione, ho il dovere di precisare quale sarà l'atteggiamento delle forze di opposizione in merito all'ampia relazione che il Presidente della Giunta ci ha illustrato e ci ha nel contempo fornito.
Vista l'ampiezza di questa relazione, che coinvolge tutti i settori d'intervento dell'Amministrazione regionale, visto anche che la relazione contiene dei riferimenti più specifici, minuti, che indubbiamente meritano di essere approfonditi, ed in considerazione di un'affermazione che ha fatto il Presidente della Giunta, che queste linee programmatiche vorrebbero perseguire due obiettivi, di cui- uno è di confronto con le forze sociali - il che introduce una novità per quanto riguarda gli aspetti di un futuro dibattito - riteniamo che sia da rispettare anche la volontà delle forze di opposizione, dandoci la possibilità di un approfondimento, di un esame più dettagliato del programma stesso e di rinviare la discussione non a domani, ma alla prossima riunione del Consiglio.
Questo rinvio andrebbe nel senso che ha precisato il Presidente della giunta, che il confronto avverrebbe dopo un'opportuna meditazione. Questa eventuale ricerca sulle convergenze potrebbe contenere anche il parere delle opposizioni da fornire alle forze sociali per un'ulteriore valutazione dell'atteggiamento che ogni forza politica ha avuto nei confronti di questo programma. Quindi a proposta che formalizziamo è questa. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ANDRIONE - (U.V.): Noi non abbiamo niente in contrario alla proposta, però vorremmo sapere prima che tipo di dibattito si intende fare, perché se facciamo un dibattito sciolto ed ognuno - opposizione e maggioranza - arriva con la propria soluzione, non finiamo nè il 5 nè il 6 ottobre, quindi proponiamo che ci sia un oratore per gruppo, altrimenti il dibattito diventa assolutamente sterile.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Non abbiamo nessuna intenzione di dilatare questo dibattito oltre quelle che sono delle linee ragionevoli, per cui siamo disponibili - credo di poter interpretare il pensiero anche di altri Gruppi - ad un confronto che sia il più serrato possibile, quindi contenere anche in termini corretti il numero degli interventi.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Noi intendiamo esaminare questo documento con la serietà che pensiamo ci debba essere riconosciuta: non abbiamo nessuna intenzione di perdere tempo o di farne perdere ad altri, crediamo però che una discussione approfondita possa avvenire sulla base di una chiacchierata che faremo all'interno del nostro partito, perché vogliamo dare un giudizio ponderato su questo documento. Quindi siamo disponibili al fatto di avere un dibattito nel prossimo Consiglio che sia concordato, delimitato eventualmente, anche secondo la proposta. del Presidente.
Crediamo invece che sarebbe una forzatura discuterlo oggi, anche se lo si può fare, perché le cose che sono state dette possono già avere delle precisazioni e pensiamo anzi che, se si vuole un po' passare dalla discussione di contrapposizione all'interno del Consiglio ad un discorso più ampio, sarebbe opportuno che la Giunta sottoponesse già da adesso questo documento, al di là del dibattito che avverrà in Consiglio, anche alle Organizzazioni sindacali, imprenditoriali, alle forze economiche che sono coinvolte in questo tipo di discorso. Quindi noi siamo disponibili perché nel prossimo Consiglio ci sia un dibattito con procedure definite e invitiamo la Giunta ad iniziare già il confronto.
Dobbiamo dire per inciso che siamo rimasti un po' sorpresi - non è che la cosa ci abbia provocato delle difficoltà - nel vedere che erano a conoscenza del documento gli organi di stampa, mentre i Consiglieri non ne avevano avuto copia. Ho sentito personalmente delle notizie su questo documento alla radio - televisione. Se non dipende dalla Giunta non le addossiamo la responsabilità, ma crediamo che il Consiglio vada anche in questo senso salvaguardato nelle sue prerogative.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ANDRIONE - (U.V.): L'ultima frase mi trova talmente d'accordo che devo dire che domani il "solerte" - come è stato definito anche dal Consigliere Mafrica - Assessore Pollicini avrà degli incontri con i sindacalisti ed altre forze sociali, ma che comunque doveva essere riservata al Consiglio la prima stesura del testo. Questa è stata l'intenzione della Giunta. L'ultima stesura del testo in questione, che io ho seguito per non essere troppo lungo, abbastanza pedissequamente e che non è frutto della Presidenza della Giunta ma di un accordo fra le forze di maggioranza, è stata fatta stamani mattina, e devo dire di avere corretto personalmente un errore di francese nel testo: questo per dire che nessuno poteva averlo prima.
Inoltre, lungi da me l'idea - ho chiesto al Presidente del Consiglio di fare un telegramma perché ci fosse un dibattito ampio - di non volere il dibattito; quello che non vorremmo è che si spezzettasse un discorso in cui ognuno porta la sua pietra, perché non ne verrebbe più fuori quello che vorremmo aver ottenuto con questo e cioè un certo tipo di rapporto. Il nostro desiderio è solo questo, quindi va bene per il rinvio alla prima seduta del mese di ottobre, il primo argomento all'ordine del giorno dopo le interrogazioni ed interpellanze.
