Oggetto del Consiglio n. 313 del 10 maggio 1983 - Resoconto
OGGETTO N. 313/VII - DISCUSSIONE GENERALE SU PROGETTI DI LEGGI REGIONALI CONCERNENTI LA LOTTA CONTRO LA FAME NEL MONDO.
PRESIDENTE: E' aperta la discussione. Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ANDRIONE - (U.V.): Poichè questo argomento, per incarico della Giunta è stato trattato e istruito dal Consigliere Lanivi, lo pregherei di illustrarlo.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.
LANIVI - (D.P.): Credo che i provvedimenti che oggi questo Consiglio regionale prenderà qualificheranno la Regione Valle d'Aosta dato che, anche nella modestia delle sue dimensioni, essa intende concretamente intervenire a favore dei Paesi in via di sviluppo e nella lotta contro la fame nel mondo. Penso che pochi argomenti come questi possano prestarsi a retorica o comunque a grandi parole; io limiterò all'essenziale i discorsi di circostanza e illustrerò piuttosto le caratteristiche di concretezza e di serietà con le quali l'Amministrazione regionale ha inteso affrontare questo problema.
Nelle premesse devo dire, doverosamente, che la proposta, portata all'approvazione di questo Consiglio, vuole dare attuazione ad un Ordine del giorno approvato all'unanimità da questo Consiglio, vuole dare attuazione ad un Ordine del giorno approvato all'unanimità da questo Consiglio in data 31.3.1982, successivamente alla approvazione del bilancio regionale di quell'anno.
Dopo quella deliberazione unanime, la Giunta regionale, il 28 maggio dello stesso anno incaricava il sottoscritto a trattare per conto di essa, per dare attuazione al deliberato del Consiglio. Dirò subito i criteri che ho cercato di seguire in accordo con la Giunta, per arrivare alle proposte che oggi vengono sottoposte al Consiglio. Le premesse e i criteri sono di questo tipo:
Primo: - l'intervento della Regione è stato considerato non di tipo straordinario o episodico, ma l'avvio di un intervento costante nel tempo, cioè si prefigura un'attenzione costante della Regione nei confronti di questi problemi.
Secondo: - tali interventi non dovevano avere carattere meramente pietistici, ma avrebbero dovuto e dovrebbero rappresentare una concreta solidarietà e collaborazione della Regione verso i Paesi più arretrati, meno avvantaggiati, e comunque in via di sviluppo.
Terzo: - per quanto riguarda la scelta dei Paesi beneficiari, a cui dovrebbero andare gli aiuti della Regione, essi dovevano essere scelti tra quelli dichiarati meno sviluppati dall'ONU. Per chi non lo sapesse, l'ONU ha infatti provveduto a compilare un elenco dei Paesi più bisognosi d'aiuto da parte delle democrazie occidentali e comunque dei Paesi più avvantaggiati.
In questa prima fase, altra indicazione della Regione è quella di scegliere fra questi Paesi di espressione linguistica francese. Ciò è fatto per un motivo fondamentale: perchè, oltre a corrispondere a certe caratteristiche culturali della nostra Regione, questa scelta individua anche una concreta possibilità di collaborazione tra la nostra Regione e questi Paesi francofoni rendendo possibile una collaborazione soprattutto sul piano della formazione professionale.
Altro criterio seguito è quello di dare all'intervento regionale caratteristiche di efficacia e di concretezza, che non si rivelano soltanto in questo momento, ma che si sono già verificate precedentemente. Di fatti nelle sciagure naturali del Friuli e dell'Irpinia l'intervento regionale si è caratterizzato proprio con queste qualità di concretezza e di efficacia. Anche in tal caso abbiamo voluto immediatamente prendere in considerazione progetti che fossero fattibili, concreti e di cui fossero conosciute nature, contenuti, tempi di attuazione e gestione successiva delle opere e degli interventi che l'Amministrazione regionale intenderà realizzare in questi Paesi.
Data inoltre, l'impossibilità di un intervento diretto della Regione e date anche certe complessità o difficoltà, o addirittura vincoli insormontabili, per il movimento di capitale, la via individuata e scelta è stata quella di utilizzare il canale delle organizzazioni non governative che sono organismi abilitati a effettuare programmi e progetti nei Paesi in via di sviluppo, canale che ci è stato anche indicato a livello europeo.
Altro punto che l'Amministrazione ha ritenuto di particolare importanza è stato quello di coinvolgere le autorità europee, chiedendo loro una collaborazione e un aiuto che ci doveva essere offerto. Tutto questo perchè, a livello europeo, esistono settori preposti a tale tipo di intervento e la CEE opera in questi Paesi, ha dei suoi rappresentanti e, oltre al patrocinio ed a un aiuto in loco che ci può derivare dalla presenza di delegati della CEE in questi Paesi, la CEE attua forme di cofinanziamento partecipando con proprio denaro all'attuazione di questi programmi.
Un altro punto importante era quello di mettere in moto programmi di intervento che coinvolgessero le popolazioni locali e soprattutto le forme di autorganizzazione già esistenti in questi Paesi. Ultimo punto, ed ultimo criterio seguito era quello di puntare su progetti che non fossero inseriti soltanto nelle indicazioni che l'autorità europea indica, ma anche il più possibile rispondenti alle esigenze degli strati più poveri dei Paesi interessati. Questi settori sono: il settore agricolo, il settore sanitario e quello dell'istruzione e formazione del personale. E' quindi all'interno di questi settori, che abbiamo indicato i progetti di intervento. A seguito dell'incarico ricevuto il 28 maggio mi sono recato, con lettera di presentazione del Presidente della Giunta, a Bruxelles dove ho avuto un incontro con il responsabile della Commissione del settore sviluppo della Comunità Europea. E' stata una giornata molto interessante e molto utile per la nostra Regione. In quella sede l'autorità europea ha dato piena adesione alla volontà espressa dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta e ha dichiarato la disponibilità della Commissione Comunità Europea di cofinanziare i progetti presentati dalla nostra Regione, così come ha sottoscritto la sua scelta di rivolgersi, in fase di prima applicazione di questi progetti, alla area francofona africana. Ha poi pure senz'altro sostenuto e patteggiato l'idea della Regione che i progetti da realizzare fossero nell'ambito di quei tre settori che ho già detto (cioè agricolo, sanitario e della istruzione) perchè sono anche quelli per i quali la CEE è disposta a dare il proprio contributo attraverso il cofinanziamento. Lo stesso accordo si è trovato sui canali delle organizzazioni non governative, essendo la CEE in possesso di un elenco su scala europea di quelle che hanno una tradizione di collaborazione con le autorità europee per realizzare progetti in quei Paesi. Tra queste organizzazioni non governative, pur non essendoci stata imposta, quella più vicina alla Valle d'Aosta, che aveva già dei contatti con le autorità europee, era il Movimento
Sviluppo e Pace di Torino. Il secondo punto che vorrei brevissimamente trattare è sulla scelta di tale organizzazione non governativa. Se l'obiettivo della Regione e la volontà di questo Consiglio regionale rimane e resta quello di realizzare progetti, cioè di non portare parole o semplici atti di solidarietà verbale, ma di realizzare opere, interventi che andassero a beneficio delle popolazioni, è indubbio che la prima preoccupazione della nostra Regione era di utilizzare dei canali affidabili. Mi pare ( e questo è un dato assolutamente indiscutibile ) che la indicazione del Movimento Sviluppo e Pace di Torino risponda pienamente a questi obiettivi e fornisca all'Amministrazione regionale delle garanzie assolute, soprattutto in questo delicato momento di avvio di tale nuova esperienza della Regione. Il Movimento Sviluppo e Pace, costituito nel '68, opera in moltissimi Paesi in via di sviluppo nel mondo; ha da molti anni, e cioè dal 1976, contatti con l'autorità europea con la quale ha realizzato qualcosa come 29 progetti in una decina di Paesi in via di sviluppo e ha già realizzato qualcosa come 29 progetti in una decina di Paesi in via di sviluppo e ha già realizzato opere per le quali la CEE ha già concesso contributi per oltre 4 miliardi di Lire. Non solo, ma il movimento è riconosciuto dal Ministero degli affari Esteri italiano come organismo idoneo ad operare nel settore del volontariato civile in questi paesi.
Il Movimento Sviluppo e Pace ha fornito alla Presidenza della Giunta regionale tutte le garanzie, le notizie e le informazioni che il Presidente della Giunta gli aveva richiesto.
Illustrerò brevemente le due iniziative che vengono proposte a questo Consiglio regionale e che sono contenute nel disegno di legge: la seconda iniziativa è inserita nell'emendamento della I commissione permanente consiliare. I progetti da realizzare sono due: il primo progetto è in Malì e il settore preso in esame è quello dello sviluppo agricolo. Il titolo del progetto è " Sostegno alle Cooperative femminili agricole dei villaggi di Salanko, Soké e Tenekou in Malì ". Si tratta di un progetto a sostegno di queste cooperative femminili il cui obiettivo è soprattutto quello di migliorare le condizioni del mondo agricolo, di sostenerne lo sviluppo sotto il profilo dell'immagazzinamento e commercializzazione delle colture di quella zona. Sono tre villaggi presi in considerazione ed esiste un'organizzazione locale che sarà il punto di riferimento dell'intervento regionale: è la Union Nationale des femmes du Malì. Una organizzazione, tengo a precisarlo, che partecipa direttamente con proprio denaro alla realizzazione di questa iniziativa.
La durata del progetto è di 12 mesi dalla data di raccolta dei fondi locali, nel Paese stesso. Il progetto ha già l'autorizzazione delle autorità governative del Mali, esiste infatti, una lettera di "agrement" dell'autorità competente locale.
Per quanto riguarda il finanziamento di tale progetto c'è pure una lettera contratto della CEE che sottoscriverà e parteciperà per 158 milioni e 400 mila lire alla realizzazione di questo progetto il cui costo complessivo è di L. 316.800.000. Ai 140 milioni che costituiscono l'intervento della Regione si aggiungono circa 20 milioni di lire corrispondenti all'intervento dell'organizzazione non governativa Sviluppo e Pace e dell'Union Nationale des femmes du Malì.
Credo, quindi che la descrizione delle fonti di finanziamento per questo progetto diano con chiarezza l'idea del modo col quale intendiamo operare. Vi è un intervento della Regione, vi è un intervento già assicurato, esiste il documento di contratto della CEE che è già stato inviato nel mese di gennaio alla Presidenza della Giunta e la stessa organizzazione non governativa insieme a una organizzazione locale partecipa alla realizzazione di questo progetto. Il secondo progetto, dico secondo perchè sono due progetti estratti dal programma complessivo per l'83 che è di quattro progetti, è una proposta che rappresenta la realizzazione dei primi due, di cui ho dato breve illustrazione. Tale secondo progetto è in Camerun. La scelta è stata operata dalla Commissione Regionale permanente ed è la costruzione e attuazione di una maternità a Nkongsamba nel Camerun. Anche in questo caso l'opera, del costo complessivo di 300 milioni, è cofinanziata dallo stesso Movimento Sviluppo e Pace e dai partner locali, in questo caso il Centro Medico Sociale di Nkongsamba, oltre che dalla Regione. Anche qui esiste il progetto, esiste l'autorizzazione delle autorità locali ed è fissata la sua durata. La realizzazione del progetto si svilupperà in circa dodici mesi dopo l'approvazione di questo Consiglio Regionale e soprattutto dopo la raccolta dei denari in loco.
Questi sono i primi due progetti e le loro caratteristiche. Sono, comunque, a disposizione per fornire ulteriori informazioni anche di tipo tecnico sulle due realizzazioni. Anche per rendere chiare le idee, aggiungerò che il costo complessivo per la realizzazione dei due progetti è di 616.800.000, di cui 316.800.000 per realizzare il progetto agricolo in Malì, 300.000.000 per la maternità nel Camerun. Il finanziamento di questi 616.800.000, costo complessivo dei due progetti, avverrà in questo modo: da parte della Commissione CEE 158.400.000 pari al 25,7% del costo complessivo; la Regione contribuirà con 350.000.000 di cui: 140.000.000 per il primo progetto; 210.000.000 per il secondo e pari al 56,7% del costo complessivo delle due opere; 108.400.000 a carico del Movimento Sviluppo e Pace e dei partners locali dei due Paesi beneficiari, pari al 17,6%.
Bisogna tener presente che i progetti presentati complessivamente erano quattro e il costo si aggirava sul miliardo 300 milioni di cui 500 milioni a carico della Regione, questo quindi, rappresenta un primo stralcio di tale programma.
Ho altre cose da dire a mo' di chiusura, di coronamento di questo discorso. Alcune affermazioni credo infatti, che abbiano un rilievo anche se possono apparire teoriche. Ritengo sia scontato che il problema del sottosviluppo è uno dei più tremendi della nostra epoca e così è stato sottolineato in un bellissimo volumetto del Sylos Labini che credo possa chiarire alcuni aspetti del peso che ha nell'equilibrio mondiale e quindi per la pace del mondo la sua risoluzione.E' uno dei più tremendi problemi della nostra epoca e diciamo che questo atto del Consiglio regionale si colloca in una visione non catastrofica, ma positiva di tale problema. E' però un problema superabile e quindi non accettiamo le posizioni di coloro che, dietro ad immagini catastrofiche, tendono a dichiarare irrisolubile un problema di tal genere, e ipotizzando che solo la guerra possa, in qualche modo, porre fine o procrastinare la sua risoluzione. Noi vogliamo affiancarci a coloro che vogliono non dimenticare i dati la cui ampiezza e complessità sono enormi e che comunque ritengono che tale problema, con la solidarietà di tutti, possa essere superato.
Ecco il significato che noi diamo alle proposte che vengono presentate in Giunta.
Rispetto alla proposta del Partito Comunista non ci poniamo nelle condizioni di un diniego aprioristico, ma quello che sosteniamo è che soprattutto nella fase di avvio di questa presenza, credo qualificata, della nostra Regione su questo problema si debba partire con progetti concreti, fattibili efficaci e realizzabili. Questo il senso di tale proposta e siamo sicuri che l'opinione pubblica valdostana saprà valutarne i dati positivi. Quello che ci interessa è che un sentimento di solidarietà nella nostra Regione possa espandersi, consolidarsi e tale diffusione indubbiamente potrà prendere corpo se alle parole potremo dimostrare di aver saputo operare al di là di mere affermazioni di principio o solo di espressioni di solidarietà verbali. Tengo a dire, che la proposta avanzata tiene conto di tutti i possibili ostacoli che avrebbero potuto sorgere se avessimo scelto una via diversa. Questa proposta, quindi che ancora non sappiamo se potrà passare, dato che non dipenderà da noi, ha tenuto conto di ostacoli che sono al di fuori di noi, ha tenuto conto di ostacoli che sono al di fuori di noi. Noi pensiamo, però, che, con questa formulazione e in questo modo vi sia la massima possibilità di approvazione anche da parte di autorità esterne a noi. Sono a disposizione per eventuali richieste di chiarimento su tali argomenti.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri la discussione generale è abbinata all' oggetto n. 41. Lo illustra il Consigliere Mafrica. Ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Il nostro gruppo aveva votato l'ordine del giorno che il Consiglio aveva discusso nel marzo '82 e aveva atteso per un certo periodo che la Giunta regionale prendesse iniziative Poichè le iniziative tardavano a venire, nel marzo di quest'anno, il 4 marzo, abbiamo presentato la proposta di legge che istituisce un fondo di solidarietà con i popoli che lottano contro la fame.
La data di marzo è legata alla particolare sensibilità, allo stimolo dovuto alla situazione che si era creata qualche tempo prima in Nigeria: tutti ricorderete come due milioni di abitanti di Paesi vicini fossero stati costretti ad abbandonare la Nigeria e a tornare nei propri Paesi. La nostra proposta di legge è una proposta-quadro. E' una legge quindi, che stabilisce i metodi con cui intervenire, le ragioni per cui intervenire e anche gli organismi attraverso i quali farlo. Con questa proposta di legge si istituisce un fondo aperto di solidarietà di un miliardo e questa è la prima caratteristica dello art. 1. Il fondo è cioè un qualcosa a cui possono contribuire, non soltanto la Regione, ma anche le associazioni, singoli cittadini, istituzioni per fare qualcosa di analogo a quello che si è fatto, in occasione del terremoto. A sostegno delle popolazioni irpine colpite dal terremoto, la Regione ha messo una quota, ma anche gli abitanti della Valle d'Aosta hanno potuto contribuire e poi intervenire in modo unitario. Questo fon do è destinato, secondo la nostra proposta di legge, a due tipi di intervento: per favorire progetti di sviluppo rurale, vale a dire per aiutare i Paesi in via di sviluppo a raggiungere condizioni migliori per ciò che riguarda la propria autosufficienza alimentare; parte dei fondi dovrà poi essere destinata anche ad aiuti urgenti, in caso di carestie o calamità naturali; mentre una piccolissima parte del fondo, lo 0,5%, potrà essere utilizzata per interventi promozionali, vale a dire per sensibilizzare la popolazione su questo problema, per favorire l'affluenza al fondo stesso di contributi da parte dei cittadini.
Per ciò che riguarda gli interventi di sviluppo rurale, gli obiettivi fissati sono quelli dell'autosufficienza alimentare. E' noto che spesso, attraverso gli interventi in questi Paesi, i Paesi più ricchi costituiscono dei legami commerciali che nel lungo periodo vanno a svantaggio di questa popolazione. Secondo la nostra proposta di legge, invece, si tratta di seguire indirizzi che consentono la maggiore capacità di non dipendere dall'estero, da tecnologie e da materie prime esterne o da rifornimenti energetici dei Paesi industrializzati. La nostra proposta di legge, quindi, indica, come obiettivo, quello di uno sviluppo, diciamo, autonomo, di questi Paesi partendo dalla fonte primaria che è rappresentata dall'agricoltura.
Per ciò che riguarda gli interventi per aiuti urgenti c'è un tetto stabilito del 20%, proprio perchè si ritiene che questi interventi debbano essere limitati a casi particolari, mentre la maggior parte degli interventi dovrebbero essere rivolti a favorire lo sviluppo di tali Paesi.
Gli organismi che potranno essere concessionari delle somme stanziate nel fondo sono differenti: sono sia quelli riconosciuti dall'ONU e dalla CEE, sia le associazioni operanti in quei Paesi, le associazioni di amicizia e anche quelle che sono qui presenti in Valle d'Aosta e che hanno in quei Paesi già effettuato degli interventi.
Questi organismi, per poter accedere ai fondi, dovranno presentare una documentazione che dimostri la loro attività precedente e che dimostri anche la regolarità di tutti gli interventi che si apprestano a fare; vale a dire le organizzazioni che intendono accedere ai fondi per poi intervenire nei Paesi in via di sviluppo, devono avere l'assenso delle autorità locali.
Per gestire questo fondo viene costituito un comitato in cui sono presenti cinque consiglieri regionali, di cui due della minoranza e due rappresentanti del le organizzazioni regionali che si occupano di problemi di solidarietà con paesi in via di sviluppo. Il comitato ha il compito di formulare richieste, proposte, di dare pareri e poi di trasmettere il tutto alla Giunta regionale che delibererà gli interventi, mentre gli interventi superiori ai 50 milioni dovranno, in seguito, essere ratificati dal Consiglio. Per ciò che riguarda la dotazione finanziaria la nostra proposta di legge stanzia 1 miliardo e preleva queste entrate dagli introiti della casa da gioco. Questo fatto vuole anche assumere un carattere simbolico proprio perchè si utilizzino denari che provengono da attività di gioco dei Paesi più ricchi per intervenire a favore dei Paesi più poveri per bisogni primari.
Questa nostra legge quadro crediamo debba essere valutata con serietà perchè articola in modo dettagliato come potrebbero essere organizzati gli interventi della Regione negli anni a venire. Crediamo, comunque, che la nostra proposta di legge, abbia il merito di aver costretto la Giunta regionale (anche se all'ultimo momento: - la proposta della Giunta è stata presentata il 22 aprile) a intervenire con un proprio disegno di legge.
Rispetto alla proposta della Giunta abbiamo alcune osservazioni da fare. La prima è che, trattandosi di un disegno di legge limitato a questi due interventi, come ricordava il Consigliere Lanivi e non di una legge quadro, sarà necessario legiferare ogni volta che si vorrà predisporre un intervento. Questo ci sembra un meccanismo che complica le cose, che non dà stabilità e regolarità agli interventi. La caratteristica più negativa, comunque, del disegno di legge della Giunta, al di là della sua stringatezza, dato che è una proposta che regola un fatto contingente e che richiede quindi in seguito altri interventi legislativi, è quella di escludere completamente le due uniche associazioni che hanno sensibilizzato la popolazione valdostana e che hanno avuto rapporti con il Consiglio regionale. Mi riferisco all'associazione Amici del Nicaragua e alla cooperativa "Il Sentiero".
L'associazione Amici del Nicaragua aveva proposto di finanziare un centro scolastico, un centro culturale nella regione di S.Juan in Nicaragua; i capigruppo si erano espressi favorevolmente, ma stamattina non ho sentito fare alcun cenno a questo tipo di interventi. Non vorrei pensare che non si interviene nel Nicaragua per ragioni di carattere politico, perchè credo che tutte le forze politiche siano abbastanza a conoscenza di come vanno le cose in quel Paese e quale necessità ci sia di intervenire. Non vorrei neanche, pur volendo intervenire in via prioritaria in Paesi francofoni, per la facilità di rapporto e per la comunanza delle lingue, che si escludesse il Nicaragua per ragioni esclusivamente linguistiche.
Ancora più incomprensibile appare l'atteggiamento di questo progetto in concreto nei confronti della Cooperativa "Il Sentiero". Se è vero che i progetti dell'organizzazione sviluppo e pace hanno tutti i crismi; che sono co-finanziati dalla CEE e intervengono Paesi come il Malì, il Camerun e l'Alto Volta, anche i progetti presentati dalla Cooperativa "Il Sentiero" si riferiscono alla stessa zona e dalla documentazione che è stata fornita ai Consiglieri della I Commissione (e penso anche agli altri) appare che l'intervento richiesto alla Regione è tutto sommato ragionevole e che questi progetti hanno avuto l'assenso delle autorità locali e quindi potrebbero essere concretamente avviati. I progetti precisi di cui si parla nella documentazione sono uno nel Malì, nel comune di Katì in questo caso si tratta di una regimazione fluviale con successivo intervento per una migliore produzione agricola. Tale progetto costa complessivamente 301 milioni di cui sarebbero richiesti alla Regione soltanto 63 milioni; il secondo progetto è per l'Alto Volta, si tratta di operare una ritenzione idrica in tre villaggi: Sottenga, Nangodi e Kikilma. Questo progetto costa 290 milioni e la richiesta da parte della Cooperativa "Il Sentiero" alla Regione è di 126 milioni. La stessa cooperativa nei due progetti metterebbe una parte consistente del finanziamento ed ha illustrato in alcune riunioni come abbia già ben operato con passione e dedizione in questi Paesi. Diciamo quindi, che la proposta di legge della Giunta, a nostro giudizio, ha questi due caratteri negativi: il primo di non sistemare il tutto attraverso una legge quadro che permetta di procedere automaticamente, il secondo di escludere associazioni regionali con cui si erano presi degli impegni e che invece, a nostro giudizio, avrebbero potuto essere prese in considerazione, tanto più che la proposta, portata stamattina in Consiglio, finanzia ben due progetti, quindi uno avrebbe potuto essere uno di questi presentati dalla Cooperativa "Il Sentiero".
Noi dunque riteniamo che sia più opportuno votare la legge quadro da noi presentata affinchè essa possa diventare immediatamente operativa. Il Comitato preposto all'esame dei progetti può prendere in esame gli stessi progetti, a cui faceva riferimento prima il Cons. Lanivi, e la Giunta, molto rapidamente, può deliberare gli interventi. Non crediamo che attraverso una legge quadro se i meccanismi stabiliti sono funzionali - ci siano dei rallentamenti. Noi chiediamo quindi, che ci sia un ripensamento, che si intervenga in modo più sistematico per quei progetti che sono stati presentati, ma che si intervenga anche rispetto ad altri progetti per cui il Consiglio regionale era già stato impegnato. Al di là di tutto, comunque pensiamo che la discussione su questo tipo di argomenti dimostri una sensibilità del Consiglio regionale rispetto ad una parte del mondo più svantaggiata. Spesso noi ci lamentiamo delle condizioni in cui ci troviamo a vivere, ma indubbiamente in altri Paesi sono tutti i giorni presenti problemi drammatici ed è dovere nostro fare il possibile, almeno per dare un modesto contributo.
PRESIDENTE: Altri Consiglieri che intendono intervenire, in sede di discussione generale? Ha chiesto di parlare il Cons. Carlassare, ne ha facoltà.
CARLASSARE (D.P. - N.S.): Questa discussione mi sta particolarmente a cuore in quanto sono stato il presentatore dello ordine del giorno approvato dal Consiglio, durante la discusione generale sul. primo bilancio regionale reso pingue dal nuovo riparto fiscale.
In quell'occasione, mi ricordo, questo bilancio regionale affrontava tutta una serie di temi. C'era stata quella che era stata definita, dall'allora Assessore alle Finanze Ramera, una dimenticanza, cioè di stanziare dei fondi, come Regione per affrontare un problema fondamentale (poi dirò perchè a mio avviso è un problema fondamentale anche per noi) come quello del sottosviluppo di larghissime aree del nostro pianeta. Sottosviluppo che si presenta con dei fenomeni diversi che, però, si possono sintetizzare in due grandi famiglie di problemi che molte volte si accomunano. Una è la fame che riguarda le popolazioni più povere di quei Paesi, perchè per le classi dirigenti di tali Paesi non c'è fame. Altra è l'assoluta mancanza di ogni e qualsiasi forma di democrazia che molte volte deriva dalle condizioni miserrine in cui vive gran parte della popolazione presente in questi Paesi. Assomando questi due problemi, noi abbiamo la stragrande maggioranza della popolazione della terra che è inserita in Paesi in via di sviluppo, definizione eufemistica perchè in molti casi possiamo definirli molto più correttamente come Paesi in via di sottosviluppo.
Questo è un quadro generale che non vuole essere catastrofico: non voglio essere confuso, con quelli che sono stati definiti, dal Consigliere Lanivi, "catastrofici", quelli cioè che vedono solo la guerra per risolvere questi problemi. Io sono, infatti, convinto che o si avviano a risoluzione tali problemi o la guerra scoppierà sicuramente, perchè non è ammissibile che i sette o gli otto decimi dell'umanità siano toccati da un fenomeno di sottosviluppo che arriva alla fame, con milioni di persone che muoiono di fame...facendo ridere l'ass. Chabod (...Interruzione...).
Il problema quindi, inquadrato in questo modo, a mio avviso, può essere affrontato con due criteri. Primo: il criterio dell'assistenzialismo, quello che parte da un principio che per certi versi è anche giusto: qui ci sono delle popolazioni che muoiono di fame, andiamo lì e diamo un pò di cibo per non farle morire. In alcuni casi questo metodo di intervento è essenziale, perchè quando ci troviamo di fronte, in più occasioni, a cicli periodici, a popolazioni che stanno letteralmente morendo di fame, se vuoi contribuire a risolvere in qualche modo la loro situazione, devi immediatamente dargli del cibo, altrimenti il domani può essere troppo tardi, quando il problema si risolve di per sè.
Sicuramente però, questo tipo di intervento non risolve i problemi, a mio avviso, né dell'oggi, né del domani, semplicemente è il pezzo di pane che viene dato per non far morire oggi queste popolazioni, ma con il grosso rischio di farle morire domani quando, magari, la Comunità internazionale è presa da tutt'altre vicende e quindi non ha più la possibilità, l'opportunità o la voglia di intervenire immediatamente con i pacchi viveri. Lo spirito dell'ordine del giorno approvato a suo tempo da questo Consiglio e lo spirito delle due proposte presentate in questa seduta: dalla Giunta, attraverso il Cons. Lanivi, e dal Gruppo Comunista, mi pare vadano incontro entrambe al secondo criterio di intervento che, a mio avviso, è quello corretto. Ritengo che sia fondamentale far sì che queste popolazioni in qualche modo si attrezzino per riuscire a risolvere il problema fondamentale che hanno e che è quello di avere il cibo sufficiente per poter sopravvivere ed essere ben nutriti: condizione essenziale per poter finalmente avviare un processo di sviluppo serio, e non solo eufemistico.
Vorrei anche ricordare come noi siamo assolutamente scollegati da questa situazione per cui, intervenire in modo continuativo e serio in quelle realtà - è - in ultima analisi, un nostro preciso interesse. Ciò non solo, per la visione catastrofica che, se noi abbiamo la metà della popolazione del globo e forse più, che tira la cinghia prima o poi questa situazione esplode. Ecco quindi, che, con i mezzi tecnici e scientifici che si stanno diffondendo con estrema rapidità, possiamo trovarci di fronte a dei Paesi dove si muore di fame (tipo il Pakistan) che però possono costruirsi anche la bombetta atomica che, anche se sganciata in un Paese molto sviluppato, avrebbe lo stesso effetto che se fosse sganciata da un qualsiasi altro Paese. Lasciamo però perdere questa visione catastrofica per verificare la situazione di crisi che sta attraversando il nostro Paese, come tutti i Paesi industrializzati, e vediamo che uno degli elementi di questa crisi è lo squilibrio; l'assoluta distorsione dei rapporti commerciali che esistono tra i Paesi del mondo. Questi Paesi in via di sviluppo si sono infatti indebitati in un modo tale nei confronti di quelli sviluppati che, in questo momento, non hanno neanche più la possibilità di acquistare a credito quelle merci che i Paesi in via di sviluppo devono realizzare e vendere in qualche modo.
Se andiamo poi ad analizzare rapidamente una delle componenti essenziali di questi rapporti distorti, vediamo che i Paesi industrializzati hanno in qualche misura, chi più chi meno (però tutti sono responsabili, compresi noi) contribuito a creare, soprattutto nei Paesi meno sviluppati, una realtà di monocoltura che può essere mineraria o agricola. Monocoltura in questo senso possiamo anche considerare il petrolio che fino a qualche anno fa sembrava all'infinito elemento di ricchezza per i Paesi possessori dei pozzi petroliferi; adesso questo elemento sta saltando ed abbiamo Paesi come l'Arabia che hanno dei grossi deficit commerciali. Rimaniamo, comunque, nei Paesi meno sviluppati dell'Africa o dell'America latina o dell'Asia e vediamo che i Paesi industrializzati hanno favorito, se non imposto molte volte con la guerra, dichiarata o non, una colonizzazione commerciale accompagnata da stermini di popolazioni. Essi hanno imposto delle monocolture tipo quella delle arachidi o del caucciù, che possono essere monocolture di qualsiasi genere, ma soltanto perchè questa monocoltura era l'elemento più redditizio di scambio con i prodotti industrializzati dei Paesi europei, dei Paesi, diciamo, sviluppati.
Per far sì poi che queste produzioni fossero più redditizie molte volte si sono condannate a morte quelle agricolture arcaiche che erano alla base della sussistenza e della sopravvivenza di queste popolazioni. Al di là delle nostre vicende, più o meno elettorali, se si vuole avere una visione miope, non limitata al domani della realtà, è necessario avere coscienza che questi problemi vanno affrontati in grande, a livello di Stati, in piccolo a livello di regioni e con anche una grande dose di volontarismo non inteso in senso letterario, ma come buona volontà di volerli affrontare rinunciando magari a qualcosa per riuscire effettivamente ad intervenire per equilibrare questa situazione che si ripercuote, in ultima analisi, negativamente su tutti noi.
Fatta questa premessa, vorrei prendere posizione e dare un giudizio di merito sulle due proposte che sono state formulate e che ritengo indubbiamente non in contrapposizione fra di loro, ma che si possono tranquillamente completare. E' infatti estremamente positivo avere, un intervento già definito, che si può realizzare immediatamente, perchè gli impegni sulla carta, sull'onore, che poi non si realizzano mai, lasciano assoluta mente il tempo che trovano.
E' chiaro quindi, che voterò a favore della proposta di legge della Giunta illustrata dal Cons. Lanivi perchè è un intervento immediato, già definito. Ritengo anche che sia però dovere di questo Consiglio approvare la proposta presentata dal Partito Comunista, perchè pone le condizioni affinchè questo intervento si sviluppi nel tempo, anche nel futuro, evitando che rimanga un bel gesto, derivato da un'Assemblea particolarmente sensibile e generosa. Essa si è infatti, trovata a discutere un bilancio particolarmente ricco, derivato dal fatto che, per la prima volta, il bilancio regionale poteva essere formulato base del nuovo riparto fiscale, bilancio che nel prossimo futuro potrebbe anche non essere così ricco, per cui, presi da interessi contingenti, dalla necessità di far quadrare i bilanci o da problemi di questo genere, il Consiglio regionale potrebbe anche essere meno attento a questi problemi che a mio avviso vanno tenuti sempre nella massima considerazione, anche con bilanci meno ricchi perchè ritengo che una visione non miope, non limitata alle soglie di casa propria, significa anche affrontare questi problemi, attrezzandosi nel tempo, dal punto di vista legislativo, normativo, per poter fare questi stanziamenti, realizzando gli interventi in modo continuativo. Dichiaro dunque, di votare a favore di entrambe le proposte di legge perchè a mio avviso si completano, si sposano benissimo e francamente non capisco la contrapposizione che possa sorgere tra una proposta che realizza oggi e una proposta che voglia creare le condizioni affinchè tali interventi si possano realizzare anche domani.
Un elemento di riflessione negativo mi viene dal fatto che siano state escluse quelle associazioni, quelle persone che noi dovremmo ringraziare perchè ci hanno sensibilizzato su questi problemi e che, con la proposta di legge presentata dalla Giunta, si vedono praticamente annullare il lavoro fatto nei nostri confronti: un lavoro anche di arricchimento sul piano culturale, perchè ci hanno consentito di conoscere delle persone che provenivano da questi Paesi. Noi abbiamo infatti conosciuto gli esponenti del Nicaragua e abbiamo visto come paesi sottosviluppati sul piano economico e sociale, esprimano persone che non possono essere considerate sottosviluppate sul piano culturale e sul piano umano, anzi sembravano delle persone estremamente ricche da questi punti di vista. Personalmente io ho conosciuto degli esponenti dell'Africa nera che hanno delle tradizioni culturali, essi non sono selvaggi, ma persone che hanno esperienze e tradizioni culturali profondamente diverse dalle nostre, estremamente ricche sul piano umano, portatori di culture controverse (come tutte le culture) ma anche molto ricche, molto significative, da cui potremmo apprendere molto; magari non sul piano tecnico e scientifico, ma rispetto ad altre esplicazioni della attività umana. Detto questo, vorrei fare una riflessione per quanto riguarda una definizione che è stata data e che non mi trova assolutamente d'accordo: i Paesi in cui si intende intervenire con il disegno di legge della Giunta sono stati definiti "Paesi francofoni". Io ritengo che andrebbe fatto un minimo di riflessione su cosa sono tali Paesi. Le popolazioni di quei Paesi sono portatrici di culture diverse da quelle europee, portatrici di espressioni diverse da quella industriale, si esprimono con delle lingue che sono le più svariate, ma sicuramente non sono la lingua francese, italiana, inglese o tedesca.
La parte della popolazione che si esprime con questa lingua è infatti, nella migliore delle ipotesi, la classe dirigente che è stata formata, in certi casi, dalle compagnie commerciali, in altri, nelle metropoli coloniali in Francia, in Inghilterra, in Italia, in Germania, ma sicuramente quei paesi non possono essere definiti né francofoni, né italianofoni, né anglofoni. Questi Paesi, se sono così, lo sono diventati perchè sono stati colonizzati dal punto di vista culturale, religioso e sono stati resi schiavi.
Se possono in qualche misura essere definiti italianofoni, anglofoni, francofoni, è perchè hanno dei retaggi di carattere coloniale e mi sembrerebbe buffo (io considero troppo intelligente il Cons. Lanivi per non credere che questi problemi li abbia affrontati ed approfonditi e, difatti, ha trovato l' "escatomage": è meglio stabilire dei rapporti con questi Paesi perchè lì si parla il francese) dire interveniamo quando ci sono le crisi o carestie nel Tigrai, regione dell'Etiopia, perchè quello è un Paese ex coloniale italiano e quindi possiamo considerarlo italianofono, o magari intervenire in Libia perchè Gheddafi era un nostro ex colonizzato e quindi possiamo considerare anche la Libia un paese italianofono. Ecco io vorrei, scusatemi la polemica in questo senso, essere molto attento anche in queste definizioni perchè in effetti se noi rivendichiamo a tutte le popolazioni la capacità di esprimersi secondo quelle che sono le proprie tradizioni, quelli che sono i loro mezzi culturali, le loro espressioni, la loro lingua allora sicuramente nel Malì si è cominciato a parlare francese quando sono arrivati i legionari francesi, così come nel Congo Belga si è cominciato a parlare il francese o il fiammingo, secondo le zone, più il fiammingo che il francese, quando sono arrivate le truppe coloniali dal Belgio; o in Kenia le parlate bantù, o quali altre parlate si tratti, sono state soppiantate dall'inglese delle classi dirigenti quando sono arrivati i soldati di Sua Maestà.
Detto questo, ritengo di voler ancora ribadire il mio voto favorevole a tutte e due i disegni di legge.
PRESIDENTE: Io faccio presente al Consigliere Carlassarre e al Consigliere Mafrica, che ieri sera hanno fatto pervenire alla Presidenza una proposta di Ordine del giorno che doveva essere presentata oggi, i miei dubbi sulla analogia tra l'ordine del giorno presentato, che riguarda i "desaparecidos" e l'oggetto in questione. Ricordo comunque che il Consiglio è sovrano. Vorrei solo sapere se i proponenti dell'ordine del giorno che è pervenuto alla Presidenza intendono presentarlo adesso o in altra occasione.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.
CARLASSARE (D.P. - N.S.): Nel corso del mio intervento ho cercato di fare rilevare come gli aspetti del sottosviluppo si presentino non solo con la fame, ma anche con condizioni di scarsa democrazia all'interno di questi Paesi. Noi possiamo tranquillamente considerare, nel 1983, l'Argentina, che fino a qualche anno fa poteva essere considerato un Paese ricco, proprio per l'evolversi della situazione per cui stanno aumentando sempre di più i Paesi in via di sviluppo rispetto ai Paesi sviluppati, come Paese del Terzo Mondo, Paese in via di sviluppo con dei gravi problemi, se non sul piano strettamente alimentare, però sicuramente sul piano della democrazia. Pertanto, per questo motivo, io intendo riproporre questo ordine del giorno; volevo illustrarlo in un secondo intervento, ma comunque possiamo leggerlo tranquillamente adesso. Esso riguarda la situazione che si è venuta a creare e i gravi contrasti anche sul piano diplomatico che stanno sorgendo tra Italia ed i Paesi del MEC, e l'Argentina in seguito alla cinica dichiarazione fatta dalla Giunta argentina che ha dichiarato morti i 30 mila desaparecidos. Io ritengo che questa sia stata una dichiarazione gravissima sul piano umanitario, sul piano politico e della coscienza civile in genere e con questo ordine del giorno, come prima cosa, intendiamo far sì che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta si allinei alle affermazioni espresse con estremo vigore dal Presidente della Repubblica Pertini, invitando nello stesso tempo il Governo italiano a fare tutta una serie di passi nei confronti della Giunta militare argentina. Io, inoltre, aggiungo, al di fuori dell'ordine del giorno, ma come mio auspicio personale, che se la situazione non dovesse subire dei miglioramenti, sarebbe doveroso da parte del Governo italiano arrivare alla rottura delle relazioni diplomatiche, trattandosi tra l'altro della scomparsa e morte di svariate centinaia di cittadini italiani
(...Interruzione...). Comunque l'ordine del giorno, molto breve, è questo: -
IL CONSIGLIO REGIONALE
INDIGNATO per la cinica dichiarazione Della Giunta militare argentina con la quale si afferma che i circa 30.000 "desaparecidos" sono tutti morti;
NELL'ASSOCIARSI alla ferma protesta del Presidente Pertini che ha denunciato al mondo intero le atrocità dei generali argentini;
INVITA
il Governo italiano a compiere tutti i passi diplomatici necessari per esperire ogni possibile tentativo di restituzione alla libertà per eventuali "desaparecidos" ancora detenuti in carcere o in campi di concentramento;
e DA' MANDATO al Presidente del Consiglio di far pervenire il presente ordine del giorno al Governo, ai Gruppi Parlamentari e all'Ambasciata Argentina a -Roma.
PRESIDENTE: Possiamo considerare chiusa la discussione generale. Ha chiesto di parlare il Cons. Lanivi; ne ha facoltà.
LANIVI ( D.P.): Prendo la parola più per chiarimenti che per altro. Credo che sulla proposta presentata dalla Giunta non siano stati espressi dei giudizi negativi, e di questo è da prenderne atto con compiacimento. Le precisazioni riguardano la sottolineatura di possibili ritardi con cui la Giunta ha presentato queste proposte. Credo che questo sia un tipo di appunto senza fondamento nel senso che l'ordine del giorno è stato approvato il 31 marzo, abbiamo avuto questo incontro il 28 giugno a Bruxelles e all'inizio di quest'anno, a gennaio, vi era già l'impegno da parte della CEE di partecipare alla realizzazione di un progetto con ben 158 milioni. Contemporaneamente sono stati raccolti tutti i beneplaciti, le autorizzazioni e i pareri positivi delle autorità governative dei Paesi su cui verrà ad inserirsi questa proposta di intervento regionale. Credo quindi, che di tempo non ne sia perso e penso, ad un anno di distanza, che l'essere riusciti a presentare dei progetti concreti, reali e realizzabili, sia un fatto molto positivo. Quindi non stanno in piedi, secondo me, le accuse di ritardi. Sarebbe stato molto più facile alla Giunta cavarsela con qualche legge generica che non stabilendo tempi, definendo progetti e organismi in grado di realizzare questi progetti.
Si è preferito scegliere la via della concretezza e della serietà.
Secondo punto: riguardo alle esclusioni paventate da alcuni Consiglieri rispetto ad organismi locali. Anche in questo caso i rilievi sono in gran parte infondati. Mi pare che proprio ieri, per quanto riguarda il problema del Nicaragua, che io farei attenzione ad inserire tout court in questo discorso, so che è avvenuto un incontro con l'autorità del dipartimento di Rio San Juan che ha visto presenti sia il Presidente della Giunta che il vice presidente del Consiglio Faval.
Credo che siano stati presi anche degli impegni, quindi ritengo, sia per quanto riguarda gli interventi che, genericamente, possiamo indicare come lotta alla fame del mondo, aiuti ai Paesi in via di sviluppo, sia per il Nicaragua, che vi sia una linea costante dell'azione dell'Amministrazione regionale ovvero la preoccupazione di operare e realizzare progetti, cioè di fare le cose che tornino effettivamente utili alle popolazioni interessate. Anche quindi, il rilievo possibile rivolto al tipo di azione da svolgersi in quel del Nicaragua, è in parte infondato. Sarebbe stato facile cavarsi di dosso il problema con l'adozione di espressioni di solidarietà verbali, ma anche in questo caso si tratta soprattutto di garantire alla Regione che queste cose vengono realizzate nell'interesse esclusivo delle popolazioni locali. Credo che a tutti i Consiglieri regionali non sfuggirà questa preoccupazione della nostra Regione che bada molto alle cose concrete. Molte volte, anche nel caso di sciagure che si sono verificate a livello nazionale, si rileva una certa quale disaffezione dell'opinione pubblica e un certo qual freno a partecipare all'azione di solidarietà che deriva proprio dal fatto che ad enunciazioni di principio non seguono atti concreti per la realizzazione di altrettante opere concrete, oppure una non conoscenza di dove vadano a finire i denari pubblici. Questa preoccupazione è stata, quindi alla base della nostra azione. Nessun tentativo né di allontanare, né di escludere forze che hanno anche positivamente operato, ma la preoccupazione principale di attuare cose concrete in modo da dare risposta a precise esigenze della nostra Regione. Credo che il modo migliore, più efficace per allontanare l'attenzione dell'opinione pubblica valdostana, sia di sapere che la Regione destina dei denari, ma non sa che cosa si farà di questi denari. In questo senso abbiamo voluto evidenziare dei progetti concreti. I denari della Regione, a cui si sommeranno i denari della CEE, i denari dell'organizzazione non governative e dei partners locali, sono chiaramente individuati in progetti di cui abbiamo copia; di tali progetti sappiamo la natura e il contenuto e ne conosciamo i tempi di realizzazione. Mi pare che in una fase iniziale, e vorrei sottolinearlo soprattutto al Cons. Carlassare che ha sviluppato una certa analisi che, condivisibile o meno, direi tratteggia l'enormità del problema che ci troviamo di fronte, non possiamo avere la presunzione noi di risolverlo in toto. Noi partecipiamo, e questo è importante, con uno sforzo. Carlassare ha sottolineato l'indebitamento dei Paesi in via di sviluppo: per dare alcune cifre, solo per sottolineare la dimensione eccezionale di questo fatto, si sa che i Paesi in via di sviluppo sono indebitati per una cifra che si aggira intorno ad un milione di miliardi di lire, una cifra da vertigine. Bisogna poi sottolineare che i Paesi dell'Est sono indebitati con banche private europee per circa un centinaio di migliaia di miliardi, che è un'altra piccola cifra che dà l'idea di che cosa stia bollendo e di come il problema del sottosviluppo, assieme ad altri problemi siano alla base dei possibili equilibri del mondo. La nostra è una partecipazione con un piccolo granello di sabbia in questa sterminata spiaggia di problemi, vogliamo però che sia un granello tangibile, serio, efficace e realizzabile.
Nessun altra preoccupazione quindi, né nessun altro atteggiamento o volontà di esclusione stanno al nostro impegno di realizzare progetti concreti. Per quanto riguarda il Nicaragua, ho detto che ieri c'è stato un incontro del Presidente della Giunta con i responsabili governativi di Rio San Juan e quindi sarà eventualmente il Presidente della Giunta a dire come si potranno sviluppare le cose. Per quanto mi risulta, anche nei confronti del Nicaragua l'atteggiamento della Regione è analogo a quello seguito per i Paesi in via di sviluppo, e cioè quello di conoscere a priori la natura e la fattibilità dei progetti con i quali andremo a fornire un nostro contributo. Io ritengo che non sarebbe un atteggiamento positivo da parte della Regione fare semplici enunciazioni di principio, oppure impegnare delle somme o delle cifre che comunque non sappiamo se arriveranno a beneficio di quelle popolazioni.
Per quanto riguarda la scelta delle organizzazioni non governative, anche qui, secondo me, bisogna andare molto cauti ed essere molto seri. Abbiamo scelto l'organizzazione non governativa, fra quelle che hanno avanzato un progetto, perchè in questo momento e per la realizzazione della prima parte, cioè in via sperimentale, di questa azione regionale, dà più garanzie alla nostra Regione. Queste garanzie ci vengono non soltanto dalle notizie che il movimento stesso ci ha fornito, ma anche da informazioni che ci vengono su scala più elevata. Quindi nessun discorso di esclusione, ma la semplice necessità di puntare direttamente alla concretezza dei fatti.
Per quanto riguarda la questione del francese è necessario andare cauti e non strumentalizzare certi discorsi. Io ho parlato di Paesi di espressione linguistica francese. Mi sono riferito ai dati reali desunti dalle schede di quei Paesi che usano oggi tale lingua. Non faccio un'analisi storica per giudicare se questo fatto è positivo o negativo, ho dato comunicazione di un dato di fatto, di una realtà con la quale dobbiamo fare i conti. Ricordo ancora che, tra gli stessi dirigenti di Sviluppo e pace, ci sono giovani di quei Paesi che hanno, tra le altre cose, frequentato scuole in Valle d'Aosta e questo è un altro fatto positivo. Secondo me, questo aspetto valorizza (e non vorrei dire delle parole che possono essere interpretate malamente) il bilinguismo in Valle d'Aosta, che assume così un carattere ancor più positivo. Quindi, non si tratta di discriminare quelli che muoiono di fame in lingua francese, o inglese o spagnola od altro, si tratta di trovare un aggancio positivo e qualificato per la nostra Regione.
Per quanto riguarda l'opera di sensibilizzazione torno a ripetere che sono perfettamente d'accordo, anche se nella mia premessa che voleva essere sintetica, ho dimenticato che su questo intervento regionale va sensibilizzata la popolazione valdostana. Secondo me la sensibilizzazione migliore la si avrà quando dimostreremo di aver concretamente operato in modo positivo a favore di questa gente.
Termino facendo la dichiarazione di voto, non solo del Gruppo a cui appartengo, ma della maggioranza, e che sarà voto favorevole alla proposta della Giunta e voto di astensione rispetto alla proposta di legge del Partito Comunista. Anche in questo caso il voto di astensione non ha significati polemici, vuole solo meglio chiarire il significato che noi vogliamo dare a tale iniziativa. E' il primo passo e su questo la Regione dovrà tirare le conclusioni e anche valutare i risultati di una esperienza: sarà il prossimo Consiglio a farlo. Esso, infatti, potrà vedere in che modo rendere stabile, anche in termini legislativi, con una legge a lungo termine, questo tipo di intervento. Quindi, la dichiarazione di voto sulle due proposte di legge ha questo significato: il primo realizza concretamente e con il massimo di coerenza, di sicurezza e di garanzie alcuni progetti immediati che danno il massimo possibile di garanzie rispetto agli indirizzi che la Regione vuole dare. Il nostro voto quindi, è voto favorevole alla maggioranza. Il secondo si riserva una valutazione di un atto legislativo più completo quando la Regione avrà potuto considerare in pieno la prima esperienza in questo settore.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ANDRIONE ( U.V.): Sarò brevissimo, per sottolineare due cose. Nell'incontro avuto ieri con il vice ministro degli esteri, rappresentante del Nicaragua, abbiamo individuato una procedura per arrivare ad intervenire a favore di quel Paese attraverso un'associazione italiana che riceverà l'appoggio ufficiale del ministero degli esteri nicaraguense, che garantirà alla Regione la effettiva destinazione e gli obiettivi che vorremmo raggiungere con i fondi che metteremo a disposizione. L'associazione italiana Italia-Nicaragua dovrà presentarci dei progetti concreti e su di essi avverrà la discussione del prossimo Consiglio. Sull'altro punto, il Consigliere Lanivi ha già detto tutto, e quindi non sto a ripetermi. Votiamo a favore dello ordine del giorno presentato da Carlassare e Mafrica perchè al di là delle parole (forse lo avremmo steso differentemente se lo avessimo fatto noi) concordiamo sul fatto che si deve protestare di fronte ad una dichiarazione di stato civile, di morte presunta, quando non si hanno i dati per dire se effettivamente, o quando, o come, queste persone sono morte.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Cons. Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA ( P.C.I.): Per dichiarazione di voto. Noi ci asterremo sulla proposta di legge prevede la dotazione finanziaria, il tipo e le modalità di intervento, le strutture per sceglierlo, i soggetti che devono intervenire. Diciamo poi che non credo si corra il rischio di far rimanere inutilizzati quei fondi visto che, tra i progetti già presenti nell'Amministrazione regionale, si raggiunge una cifra che supera i 500 milioni ed esistono e sono noti decine di altri progetti che potrebbero essere utilizzati, fra cui quelli altrettanti realizzabili e concreti proposti dalla Cooperativa Il Sentiero. Quindi, crediamo che la nostra proposta di legge sarà ripresentata nella prossima legislatura e che comunque, sia poi utile una legge quadro che regoli in modo definitivo queste cose. Rispetto alle cose dette per il Nicaragua, siamo d'accordo che la strada da seguire sia quella di un intervento finanziario a favore della associazione Amici del Nicaragua per un progetto concreto, ma ci sembra di ricordare che proprio quello, fin dallo inizio, fosse stato il tipo d'intervento su cui si era concordato e quindi ci auguriamo che le cose procedano più rapidamente. Rispetto alla proposta della Giunta ci asteniamo proprio perchè non si è voluto prendere in considerazione anche la nostra. Di per sè l'intervento è positivo, però rovesciamo il ragionamento fatto dalla maggioranza che si astiene sulla nostra proposta di legge. Noi riteniamo infatti, che l'intervento della Giunta abbia carattere parziale e che avrebbero potuto essere votate tutte e due le proposte di legge. Giudichiamo, quindi, che il motivo, per cui non viene votata la nostra, sia più di carattere politico, che non riferito alla formulazione della legge e al modo proposto per intervenire. Noi dunque, ci asterremo sulla proposta di legge della Giunta.
