Oggetto del Consiglio n. 473 del 20 maggio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 473/XVII - Parere sullo schema di decreto legislativo recante "Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste in materia di concessioni di derivazione d'acqua".
Petey (Presidente) - Alla presenza di 29 Consiglieri dichiaro aperta la seduta pomeridiana del Consiglio regionale. Riprendiamo la discussione generale sul punto 4.01 all'ordine del giorno. Ci sono interventi? La parola al consigliere Aggravi.
Aggravi (CA) - Il punto oggi all'esame del Consiglio Valle riguarda una materia particolarmente rilevante per la nostra Regione, lo hanno detto tutti, e anche il numero di iniziative in questi anni discusse in Consiglio lo dimostra ampiamente. Si tratta di un tema che non può essere affrontato però con superficialità, perché incrocia competenze statutarie, disciplina europea, normativa statale, tutela del demanio, sicurezza energetica, valore industriale degli impianti e ricadute economiche e sociali sul territorio.
Lo schema di norma di attuazione che esaminiamo si colloca nell'ambito di questo quadro molto complesso, esso mira a dare maggiore definizione all'esercizio delle competenze regionali in materia di acque pubbliche e di utilizzazione delle acque a uso idroelettrico, competenze che trovano fondamento nello Statuto speciale e che nel tempo sono state interessate da una significativa evoluzione normativa.
Va riconosciuto che questo intervento arriva in una fase sicuramente avanzata. Altri ordinamenti hanno affrontato prima questo passaggio. Anche per le Regioni a Statuto ordinario il quadro è stato modificato negli ultimi anni, in particolare attraverso l'evoluzione, se vogliamo citarne soltanto uno, dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 79 del 1999. Tuttavia il fatto che la Valle d'Aosta arrivi oggi a questa norma non deve essere letto soltanto in termini di ritardo. Le esperienze già maturate in altri contesti dimostrano che l'attuazione concreta di queste discipline è tutt'altro che semplice. Le procedure di riassegnazione o di assegnazione è più corretto dire, avviate in alcune Regioni ordinarie - e cito il caso della Lombardia -, hanno evidenziato difficoltà operative, profili di incertezze e soprattutto contenziosi. Questo elemento deve indurci a una valutazione prudente, cioè non basta disporre di una norma per avere automaticamente un sistema efficiente e stabile. Il vero banco di prova sarà presentato, tra l'altro - e lo ha detto già qualche collega -, dalla legge regionale di attuazione e successivamente dalle procedure concrete di assegnazione.
Vorrei richiamare brevemente anche il tema delle piccole e medie derivazioni. È un tema che in passato ho già portato all'attenzione del Consiglio Valle, perché riguarda un comparto rilevante per il territorio, perché presenta profili giuridici non secondari.
Il contenzioso sorto a seguito del caso dell'Emilia-Romagna e il rinvio alla Corte di Giustizia dell'Unione europea confermano che il rapporto tra concessioni idroelettriche, disciplina europea dei servizi, concorrenza e utilizzo di risorse naturali non è ancora del tutto stabilizzato. Questo richiamo è utile, perché ci ricorda che l'intero settore idroelettrico si muove oggi in un equilibrio delicato: da un lato, vi sono i principi europei e nazionali in materia di concorrenza, libertà di stabilimento, procedure comparative e trasparenza; dall'altro, vi è la specificità di una risorsa naturale limitata e strategica, la cui gestione non può essere equiparata in modo automatico ad altri settori economici.
Per quanto riguarda le grandi derivazioni, occorre prendere atto con realismo del quadro nel quale ci muoviamo. Gli impegni assunti dall'Italia nell'ambito del PNRR hanno consolidato un'impostazione orientata a procedure competitive per l'assunzione delle concessioni, riducendo gli spazi per proroghe automatiche o rinnovi generalizzati. Si può legittimamente discutere se questa impostazione abbia tenuto adeguatamente conto della specificità degli impianti idroelettrici e cito soprattutto quelli dei grandi e ormai storici, potremmo dire, invasi. A mio avviso, questo profilo avrebbe meritato una maggiore attenzione. Un grande impianto a invaso non rappresenta soltanto una fonte di produzione energetica, è anche uno strumento di regolazione della risorsa idrica, di accumulo, di sicurezza del sistema e di equilibrio territoriale. La sua funzione strategica è quindi diversa rispetto ad altre forme di concessione.
Detto questo, dobbiamo evitare di fondare la nostra azione su ipotesi incerte o su scenari che non dipendono direttamente dalla nostra Regione, direi dalla nostra stessa volontà. Sicuramente tutti noi vorremmo scrivere di tutto e di più all'interno, soprattutto di una norma costituzionale, ma purtroppo non è così, per questioni pattizie, per vincoli esterni, per scelte, per storia e anche, diciamocelo, per interessi contrapposti. Io non ho particolari limiti morali a parlare degli interessi contrapposti, perché credo che il mercato, la vita e la società siano anche fatte da questo e il business delle concessioni, non solo in Valle d'Aosta, ma in tutto il mondo, laddove ci sono le concessioni, è un business molto interessante.
Nel dibattito pubblico in più occasioni si è parlato - e sicuramente se ne parla ancora - del cosiddetto "diritto di prelazione" - lo cito così, ci sono anche tante derivazioni, ma è sempre di questo che si parla - in capo ai concessionari uscenti, così come anche di possibili riassegnazioni dirette, o di un prolungamento delle concessioni in essere, anche alla luce del mutato contesto energetico e geopolitico. Sicuramente avremmo potuto imparare dalla Francia, avremmo potuto magari adottare un altro tipo di diritto, perché sappiamo che i Paesi germanici hanno un altro tipo di diritto, che non è quello concessorio, ma quello autorizzativo e poi di concessione, però purtroppo dobbiamo muoverci nelle regole e nel quadro che abbiamo.
Sono sicuramente questioni che meritano attenzione e che non possono essere liquidate o trattate in modo superficiale. Sul tema della prelazione invito anche tutti a leggere - sicuramente ve lo siete letti o ci possiamo fare una cultura, ce la faremo sicuramente nei prossimi mesi - quello che è avvenuto nel caso Autobrennero: lo cito perché la sentenza che è uscita a livello europeo è abbastanza rappresentativa di quello che potrà essere il futuro in questo campo.
Tuttavia, sul piano operativo e istituzionale, occorre essere consapevoli che le scadenze si avvicinano - perché, oltre alle condizioni, abbiamo anche il timing a cui fare riferimento, che non è banale - e che il rischio di un intervento sostitutivo statale non può essere certo ignorato, finanche sottovalutato, perché comunque è in evoluzione il meccanismo e, se non cambia il quadro complessivo, c'è il rischio che qualcun altro faccia quello che la legge gli dice di poter fare. Per questa ragione la norma di attuazione rappresenta un passaggio necessario. Non risolve da sola tutti i problemi, ma consente alla Regione di disporre di un quadro entro il quale esercitare le proprie competenze e assumere le decisioni conseguenti.
L'articolo 3 prevede che la Regione approvi entro 12 mesi una legge regionale destinata a disciplinare le modalità e le procedure di assegnazione delle grandi derivazioni. Sarà quella la sede nella quale definire criteri di ammissione, requisiti tecnici, finanziari e organizzativi, tutto quello che giustamente è stato rappresentato, mi sembra, da tutti i colleghi. È evidente che si tratterà di una legge di grande rilievo, che dovrà essere costruita con particolare attenzione e sicuramente su questo il nostro gruppo del Centro Autonomista darà il suo contributo, ma il mio Capogruppo avrà modo di dire qualcosa in più.
Uno dei punti più delicati riguarda la possibilità, prevista dallo schema, di assegnare le concessioni anche a società a totale controllo pubblico, nel rispetto dei presupposti del in-house providing e in presenza di preminenti interessi generali connessi alla produzione dell'energia nel territorio regionale. Su questo profilo credo sia opportuno usare parole misurate, lo dico soprattutto al sottoscritto, che ha cercato sempre di farlo. L'affidamento a società in-house non deve essere presentato come una soluzione automatica, né come uno strumento ordinario di superamento delle procedure comparative. Non sto soltanto parlando all'aula, sto parlando in senso lato anche a chi se ne è occupato al di fuori di quest'aula, cioè chi ha partecipato al dibattito generale.
È una possibilità prevista dallo schema, ma è una possibilità che, a mio avviso, presenta profili di forte complessità applicativa e non può essere caricata di significati che l'istituto dell'in-house, per sua natura, non consente di sostenere. L'in-house infatti è uno strumento attraverso il quale un ente pubblico, un azionista, affida compiti a una propria articolazione organizzativa, o comunque a una società sottoposta a controllo analogo affinché questa svolga attività prevalentemente a favore dell'ente, o degli enti pubblici controllanti.
Ringrazio la collega Minelli, che citerò in un passaggio. Lei a un certo punto ha detto che l'in-house deve rispondere alle esigenze della comunità. Non è corretto, non risponde alle esigenze della comunità: risponde alle esigenze del suo azionista, del suo ente controllante. Non è la stessa cosa perché è come quando si dice che siamo tutti azionisti di una società pubblica, in senso lato è vero, ma bisogna stare attenti a pubblicizzare il diritto privatistico, perché non è proprio così, è una cosa ben diversa. L'in-house non è quindi uno strumento pensato per sostituire il mercato in funzione di un beneficio generalizzato indistinto della collettività, né può essere utilizzato per costruire in via diretta un modello di produzione di energia gratuita a favore di una generalità. Questo bisogna dirlo in maniera chiara e non lo dico io, lo dicono il 175, la famosa legge Madia, lo dice la normativa europea, lo dice il diritto. Tutto questo dovrà avvenire in ogni caso nel pieno rispetto dei requisiti dell'in-house. Non dico che non deve essere considerata in senso lato quel tipo di possibilità, deve essere ben valutata, che non è la stessa cosa.
La sussistenza e la permanenza del controllo analogo, la partecipazione pubblica totalitaria, nonché il rispetto del vincolo di attività in forza del quale - e questo spesso ce lo si dimentica - la società deve realizzare almeno l'80 percento della propria attività nello svolgimento dei compiti affidati dall'ente o dagli enti pubblici controllanti, che non vuol dire: "Ti do l'energia e fai quello che vuoi", non funziona così. Basta vedere quello che fanno anche le altre in-house, che non producono energia, fanno altri servizi, ma la percentuale è sempre quella, altrimenti si sta cercando di eludere le regole e soprattutto le logiche di mercato comunitario. Proprio questi requisiti impongono cautela. Se la società in-house opera essenzialmente per il proprio azionista pubblico, occorre evitare di rappresentare tale modello come se fosse automaticamente funzionale a una distribuzione generalizzata di benefici energetici alla comunità, sono due piani diversi, che non vanno confusi.
La Regione qualora intendesse anche solo valutare questa strada… e io non ho citato nessuna partecipata pubblica, perché, secondo me, è fondamentale che, trattando di concessioni idroelettriche, si parli delle concessioni. Noi siamo i regolatori, in questo momento, non siamo azionisti. Non bisogna ragionare e confondere le due cose, è molto pericoloso, qualcuno lo ha già detto, non solo oggi e io lo vorrei ribadire. Bisognerà quindi dimostrare in modo particolarmente puntuale perché l'affidamento a una società a totale controllo pubblico sia più coerente con il perseguimento dell'interesse generale rispetto alle altre modalità previste, come la gara, la società mista o il partenariato pubblico-privato, che in sé hanno comunque la logica competitiva, ma dovrebbe soprattutto chiarire quale sia l'interesse pubblico concretamente perseguito dall'ente controllante e in che modo tale interesse sia compatibile con i limiti propri dell'in-house. Non è una colpa, è un quadro normativo diverso da quello che si rappresenta. In questo senso il riferimento ai preminenti interessi generali non può essere utilizzato come una formula elastica, risolutiva o elusiva. Deve essere verificato alla luce dell'ordinamento comunitario, dei presupposti dell'affidamento diretto, dell'assetto societario, del piano industriale e chi più ne ha, ne metta.
Allo stesso modo va evitata ogni semplificazione sul tema della cosiddetta "energia gratuita". La previsione dell'articolo 3, comma 5, riguarda una quota di energia da destinare a servizi pubblici e a categorie di utenti determinate dalla legge regionale. Non autorizza di per sé a immaginare un modello di assegnazione delle concessioni a una società in-house finalizzato a produrre energia gratuita per tutti. Ripeto: una simile lettura rischierebbe di essere equivoca e difficilmente sostenibile sul piano giuridico e qualcuno, giustamente, ha posto l'attenzione prima di me sul tema della legge regionale. Il rischio altrimenti è quello di alimentare un'aspettativa politica non traducibile in termini giuridici e operativi. Su una materia così strategica, che riguarda concessioni di enorme valore economico e istituzionale, la Valle d'Aosta non può permettersi né slogan, né scorciatoie, né errori direi, deve costruire scelte solide, motivate e realmente attuabili.
Altro nodo particolarmente sensibile è quello della valutazione dei beni e degli impianti, in particolare dei cosiddetti "beni asciutti", come quelli bagnati, però quelli asciutti anche di più. La norma disciplina il passaggio alla Regione di determinate opere, la scadenza delle concessioni e prevede per altri beni la possibilità di immissione in possesso con corresponsione di un valore determinato secondo criteri specifici. Questo tema inciderà in modo rilevante sull'equilibrio economico delle future procedure, sugli eventuali indennizzi posti a carico dei concessionanti subentranti e, più in generale, sulla stessa sostenibilità dell'intero modello. Pensiamo al grande dibattito su questo tema avvenuto nella Provincia autonoma di Trento, ad esempio. È quindi indispensabile che la legge regionale definisca criteri il più possibile chiari, oggettivi e tecnicamente fondati. Una gestione non sufficientemente accurata di questo profilo potrebbe generare contenziosi, incertezze per gli operatori e rallentamenti nelle procedure; al contrario una disciplina ben costruita potrà contribuire a dare stabilità al sistema o, come mi sento di dire, almeno limitare il peso dei contenziosi.
In conclusione ritengo che questa norma di attuazione debba essere valutata con favore, ma senza enfasi eccessive. È un passaggio utile e necessario, rafforza il quadro entro il quale la Regione potrà esercitare le proprie competenze, offre strumenti che dovranno essere utilizzati con prudenza, apre possibilità ma non elimina i vincoli e non può bypassare i vincoli esterni. Riconosce spazi di autonomia, ma impone alla Regione una responsabilità significativa nella fase attuativa, sempre, che ci piaccia o no, nel rispetto del quadro normativo, non solo quello che ci fa comodo, ma quello generale, altrimenti di cosa stiamo parlando?
Il vero lavoro in realtà inizia adesso. Occorrerà predisporre per l'appunto una legge regionale solida, tecnicamente accurata, coerente con il diritto europeo e nazionale, anche capace di valorizzare, per quanto possibile, le nostre peculiarità. Occorrerà, insomma, costruire un modello che consenta alla Valle di governare una risorsa strategica con serietà, competenza e visione di lungo periodo.
Oggettivamente, mi sento di dire, e l'ho fatto prima di preparare questo intervento… perché è stato un momento complesso della storia della Repubblica il passaggio che è avvenuto il 23 aprile del 1964 alla Camera dei Deputati, laddove il nostro deputato Corrado Gex fece un intervento che, di fondo e complessivamente, aveva come convitato di pietra il monopolista pubblico. Il problema che si pose all'epoca è che l'Enel, il monopolista pubblico, ovviamente garantiva i propri interessi - sì, quelli dello Stato, ma i propri interessi - a discapito dei territori. Il tema delle gare per alcuni è stato visto, per l'appunto, come un riappropriarsi di qualcosa che dalla storia del monopolista pubblico si era perso, ovvero il momento in cui i territori non beneficiavano in realtà delle ricadute.
Noi siamo stati in una posizione di vantaggio, perché giustamente al momento opportuno abbiamo colto l'opportunità e abbiamo creato una società dedicata a quello, altre Regioni non lo hanno fatto; ora siamo in un momento molto delicato, non siamo nel 1964, non siamo nel 1962, quando si creò appunto il monopolista, non siamo neanche dopo, siamo arrivati addirittura dopo il quadro comunitario, quindi le regole con cui giocare, permettetemi il termine, sono estremamente complesse e per noi lo sono ancora di più proprio perché bisogna ben distinguere il ruolo della Regione autonoma Valle d'Aosta. Per queste ragioni, pur evidenziando ovviamente che ci sono delle criticità, ma sono criticità ampie, e soprattutto di un contesto geopolitico, normativo, comunitario estremamente complesso, che mi sembra di aver già rappresentato, e le attenzioni che ho richiamato… considero sicuramente che questo passaggio sia importante, ma che vada ora accompagnato con un lavoro legislativo attento, rigoroso e all'altezza della posta in gioco, che è molto grande.
Tenevo a dire questo anche perché, ripeto, il tema mi appassiona, oltre che essere un tema che sicuramente è importante per tutti i colleghi, però tengo ancora di più a dire che forse questa è la rappresentazione pragmatica di quello che oggi si può fare dato un quadro normativo definito e una situazione nella quale si opera a livello nazionale, ma soprattutto di quadro europeo possibile.
Tutti noi vorremmo fare in modo diverso, in modo migliore, tutti noi vorremmo poter incidere o cambiare quella riga, o quel comma, all'interno di una norma di attuazione, però, che ci piaccia o no, questo è quello che siamo riusciti a ottenere e sicuramente è un ottimo risultato, su cui però dobbiamo lavorare con ancora più attenzione.
Presidente - Ci sono altri interventi? È ancora aperta la discussione generale. La parola al consigliere Jordan.
Jordan (UV) - La questione della proroga e del rinnovo delle concessioni per le grandi derivazioni idroelettriche è uno dei nodi strategici, economici e giuridici più complessi attualmente in Italia. La materia, come già detto bene, si trova al centro di un delicato incrocio tra normative europee sulla concorrenza, scadenze legate al PNRR e spinte delle Regioni e delle Province autonome. Il Presidente e voi colleghi avete illustrato nel merito lo schema del decreto e le competenze che ci verranno attribuite, su queste non mi soffermerò, però mi sia consentito, anche da parte nostra, mettere a fattor comune qualche considerazione sul tema delle concessioni e delle implicazioni che da queste derivano.
L'Italia - è già stato detto stamani -, attraverso la legge sulla concorrenza e il Governo Draghi, si era impegnata con l'Unione europea a mettere a gara le concessioni scadute e in scadenza e questo vincolo era ed è ancora legato all'erogazione dei fondi del PNRR. Tuttavia questo processo si è scontrato con le forti resistenze politiche, anche industriali, poiché l'Italia è l'unico grande Paese europeo a spingere con tale decisione verso le gare. Sappiamo benissimo che gli altri competitor, ossia Francia, Germania, Spagna, mantengono regimi di proroga o concessioni in mano pubblica anche a lunghissimo termine. Per la nostra Regione, per noi il tema è tra i più importanti e l'attenzione che il Consiglio, oggi e nelle occasioni precedenti, così come il Governo, ha messo e continua a mettere, è assolutamente giusta e doverosa. Per noi il tema dell'idroelettrico, lo si diceva, non è solo energia, ma è governo del territorio, è gestione ottimale delle risorse idriche, è un'importante e strategica leva economica e finanziaria e noi vorremmo che le decisioni e le concessioni possano e debbano garantire alla Regione un reale potere di indirizzo, evitando che il territorio continui a subire scelte calate dall'alto. Questa è una prerogativa che ha visto - mi riferisco al passato più lontano - la politica lottare per gestire le nostre acque, così come nel recente passato la politica ha fatto scelte lungimiranti e strategiche di cui tutti noi beneficiamo.
Oltre tutto di questi tempi a livello nazionale molte azioni vengono fatte e giustificate seguendo il solo trend della transizione e sovranità energetica e questo è un po' in contrasto con il non voler considerare strategica a livello nazionale una produzione totalmente rinnovabile, che deve, assieme alle altre fonti rinnovabili, aiutarci a garantire - ed è assolutamente di attualità - una migliore indipendenza energetica e una riduzione della dipendenza dalle fonti fossili, ma soprattutto una riduzione dalle tensioni geopolitiche e dalle così grandi speculazioni che queste tensioni generano. Da qui il ragionamento che sembra un po' sfuggire alla politica nazionale. Le concessioni non possono essere, non devono essere trattate come una sola questione amministrativa o regolamentativa, ma devono essere trattate come una scelta strategica di politica industriale ed energetica del nostro Stato. Le gare per le concessioni, al di là delle diverse possibilità presenti nello schema di decreto, portano aspetti di criticità ed è assolutamente evidente che c'è asimmetria nel mercato, le regole non sono uguali per tutti.
Mentre l'Italia vuole muoversi per aprire il mercato alla concorrenza, gli altri importanti partner europei tutelano rigidamente i propri soggetti energetici nazionali: Francia, Spagna, Svezia, Austria. Inoltre il rischio paventato è che grandi gruppi esteri, anche internazionali, possano partecipare e magari, ahimè, vincere le gare in Italia, acquisendo asset energetici strategici, importanti, senza che le aziende italiane possano fare la stessa cosa nei mercati di quei Paesi. Qui diventa quindi indispensabile, oltre alle cose che sono state dette rispetto allo schema di decreto, immaginare di ragionare su altre vie, così come è stato detto stamani dal collega Zucchi: vie definite tra le diverse opzioni su cui il Parlamento deve confrontarsi per trovare una soluzione. Noi dobbiamo sostenere queste azioni politiche, dobbiamo sostenere questa lobby - uso il termine positivo del termine "lobby" - per evitare conseguenze dannose anche per la nostra Regione: ritardi normativi statali, blocco della continuità produttiva, blocco degli investimenti e sicurezza del territorio legata a infrastrutture che sono strategiche per la gestione e la regimazione delle acque.
Un'altra via, come è già stato detto stamani, deve poterci assicurare rinnovi diretti ai concessionari uscenti a fronte di importanti investimenti, a fronte di importanti piani di investimenti pluriennali. Noi lo abbiamo sentito in diverse occasioni, anche in quest'aula: l'impasse attuale ha conseguenze negative importanti sul comparto idroelettrico regionale, ma soprattutto italiano, in quanto - e cito dei dati - è potenzialmente pronto a sbloccare 15 miliardi di euro di investimenti per il revamping delle centrali, per il miglioramento dell'efficienza di queste centrali. Questa reale cantierabilità, questi investimenti rimangono congelati finché il Governo e l'Unione europea non troveranno un accordo definitivo su questa rinegoziazione dei vincoli, o fin quando non sarà normato il rinnovo a fronte degli investimenti. Noi ci auguriamo, credo tutti quanti, che questo percorso sia attuato quanto prima.
Presidente - Ci sono altri interventi? La parola al consigliere Martinet.
Martinet (UV) - Permettetemi di sottolineare una viva soddisfazione per questi due punti: quello precedente e questo che sono all'ordine del giorno, perché rappresentano per la Valle d'Aosta, per questo Consiglio regionale un passo importante per quanto riguarda la nostra autonomia. Questa norma di attuazione ci darà la possibilità di lavorare su una legge importante, forse la più importante per i prossimi quarant'anni di questa Regione, perché darà- potrebbe dare- sviluppo e benessere economico. Tocca a noi adesso lavorare all'interno di questi confini di questa proposta che ci viene sottoposta oggi in votazione affinché noi riusciamo a trarre il meglio e quanto sia più vantaggioso per la nostra comunità.
Si parlava di ritardi, la collega Minelli diceva: "Noi nel 2019 abbiamo già impegnato il Consiglio regionale con delle iniziative e voi arrivate solo adesso". Evidentemente la colpa - l'ha detto chiaramente - è dell'Union Valdôtaine e ne prendiamo atto. In realtà mi pare di poter dire che la collega Minelli ogni tanto abbia una concezione del principio pattizio un po' particolare, perché il principio pattizio, lo dice la parola stessa, va fatto insieme: due situazioni che devono avere per forza unanimità. Lo dice anche il nome stesso della Commissione: paritetica... ci sono dei rappresentanti della Regione e dei rappresentanti dello Stato e le norme passano se è approvata all'unanimità. Poi noi potremmo - lo sottolineava prima il Presidente - voler scrivere tutto quello che di meglio ci possa essere, ma purtroppo non è così perché si è in un sistema dove, ripeto, il principio del patto sta alla base della Commissione e quindi dell'approvazione delle nostre norme che oggi abbiamo in Consiglio. Noi riteniamo che sia proprio invece grazie all'Union Valdôtaine, in modo particolare al nostro rappresentante, che oggi - mi permetterete una battuta - con il ruggito del leone è riuscito a lavorare e a sostenere questa norma… che noi oggi possiamo avere questo risultato, che, ribadisco, è un risultato eccezionale, ma che non è definitivo, anzi, lo sottolineava prima il Presidente del Consiglio, ci impegnerà a fondo affinché facciamo una norma che tenga conto di tutte le possibili conseguenze. In modo particolare, per esempio - lo sottolineava il collega Perron -, per quanto riguarda le società in-house, noi dobbiamo stare attenti a quello che facciamo, a non rovinare quello che abbiamo, ma a far sì che il risultato di quest'Assemblea sia il migliore e porti i migliori frutti alla nostra comunità, che, grazie a questa norma di attuazione, possiamo andare a normare.
Presidente - La parola al consigliere Marquis.
Marquis (FI) - Questo è un tema strategico, prioritario per la Valle d'Aosta di oggi e di domani. È un tema al quale è stato dedicato parecchio lavoro, è stato rendicontato prima il percorso che è stato fatto in questi anni per arrivare all'approvazione dello schema di norma di attuazione. È un'iniziativa che parte da lontano: parte nel 2019, ci sono state delle vicissitudini che ne hanno rallentato il percorso nell'ambito della discussione interna alla Commissione e anche nei rapporti con lo Stato. C'è stato un susseguirsi di nuove normative che sono intervenute, che hanno portato a delle ulteriori occasioni di riflessione e devo dire che questa pratica che oggi è portata all'attenzione del Consiglio regionale negli ultimi mesi ha avuto un impulso, un'accelerazione nella gestione.
Io vorrei intanto rivendicare la bontà di questo lavoro, perché alcuni si sono soffermati su quelli che saranno i problemi relativi alla gestione della successiva legge regionale. Evidentemente ci saranno delle difficoltà ancora da affrontare, ma oggi noi dobbiamo valutare il lavoro che è stato fatto per arrivare alla definizione di questo testo. È un testo che sostanzialmente recepisce tutte le disponibilità a livello di diritto nazionale e a livello di diritto dell'Unione europea, in funzione anche degli impegni che sono stati presi dal Governo Draghi con l'Europa, che, ahimè, non consentono il rinnovo automatico delle concessioni ai gestori esistenti. Non è possibile avere dei diritti di prelazione e quindi bisogna attenersi a delle regole. Tutte le regole previste dal contesto giuridico sono state recepite all'interno di questo schema di norma di attuazione, quindi il lavoro è stato fatto in modo molto positivo. Anche la stessa previsione della lettera d) del comma 3 dell'articolo 3, ossia la possibilità eventuale di approfondire la possibile assegnazione attraverso delle società in-house, rimane una delle possibilità. È una possibilità su cui c'è stato un forte confronto con lo Stato, perché non era scontato che venisse concesso inserirla all'interno dello schema di norma di attuazione. Anche sotto questo profilo, quindi credo che vada evidenziata la soddisfazione per l'obiettivo raggiunto.
Dopodiché tutte le piccole modifiche che sono intervenute dalla versione che era stata approvata nello scorso 2024 dal Consiglio regionale non alterano le possibilità, ma hanno definito con maggiore rigore il rispetto delle norme del diritto europeo. Io credo che su questo non possiamo sollevare delle eccezioni, perché comunque nel percorso successivo non si potrà fare diversamente che attenersi alle regole. Starà al legislatore regionale sfruttare al massimo le opportunità che la legge concede. Se nel frattempo interverranno dei ragionamenti più alti, di modifiche che andranno oltre le previsioni di questa attuale norma di attuazione, ben vengano se l'Europa riconsidererà certe posizioni che a oggi non è possibile considerare per la nostra legislazione. Direi che questo è un passaggio obbligato, perché, senza l'approvazione di questa norma, la Regione non può aver titolo di legiferare in materia.
Dato che le concessioni scadono nel 2029, è urgente, nell'anno che viene messo a disposizione, fare tutti gli approfondimenti necessari e arrivare alla migliore legge regionale per tutelare gli interessi della nostra Regione, che sono degli interessi assai importanti.
È chiaro che tutto il quadro ha risentito degli interessi che ci sono in gioco, interessi diversi a livello nazionale, a livello europeo e al nostro livello, che viviamo di una particolarità, perché il percorso che ha fatto la Valle d'Aosta è stato un percorso che nasce da lontano, ma che ha avuto una virata con l'opportunità che è stata messa a disposizione dalla liberalizzazione delle concessioni con il decreto Bersani del 1999, che ha fatto sì che la Regione, attraverso una società partecipata, abbia potuto fare una politica di riacquisizione delle concessioni d'uso idroelettrico sul territorio regionale.
Solo noi effettivamente viviamo un'opportunità come questa, grazie all'azione forse più lungimirante che è stata presa a favore della Valle d'Aosta. Un'iniziativa che ha richiesto anche coraggio, lo voglio sottolineare, perché all'epoca, se andiamo a rileggere i verbali della discussione, neanche tutti hanno votato a favore di questa iniziativa di acquisizione delle società. Comportava un grande impegno finanziario, delle formule finanziarie che sottoponevano a dei rischi, sono state fatte delle valutazioni, però credo che oggi sia sotto gli occhi di tutti lo straordinario risultato che è stato dato da questa operazione a favore della Valle d'Aosta. La Regione oggi quindi si trova in un passaggio altrettanto determinante per disegnare il futuro dell'assetto della titolarità del diritto di queste concessioni e sullo sfruttamento a uso idroelettrico.
Cosa dire? Su questo tema abbiamo ascoltato, anche nel Consiglio del 22 aprile, a seguito di quello che era stato chiamato l'annuncio, ma era stata una notizia che era stata data al Congresso di Forza Italia, che era stato chiuso e definito il percorso per arrivare alla norma di attuazione. È stata data notizia e nel Consiglio successivo abbiamo sentito di tutto e di più su questo tema. Abbiamo ascoltato delle parole alle quali all'epoca non abbiamo neanche replicato più di tanto, perché noi crediamo che la miglior cosa sia lasciar parlare i fatti, contano i fatti. In quell'occasione avevamo sottolineato che i fatti sarebbero arrivati a breve, nell'arco di alcune giornate, tant'è che dal 22, che c'è stato Consiglio, il 29 è pervenuto lo schema di norma di attuazione al protocollo della Regione. C'era solo un giro di posta all'interno degli uffici governativi per far sì che la norma arrivasse all'attenzione del Consiglio regionale.
Non posso nascondere, a nome del gruppo, a nome del partito, che ci ha fatto male sentir parlare di "cucche", come è stato definito il notiziamento della chiusura della pratica della norma di attuazione; di questioni immaginifiche, totalmente insussistenti e tutta un'altra serie di commenti, che evito di narrare perché non siamo interessati alla questione. Ritengo però di dire oggi che la verità è quella che è stata affermata: la verità è che questo Governo e questa maggioranza hanno lavorato e soprattutto negli ultimi mesi hanno cambiato marcia nella gestione di questo dossier, sul quale rivendichiamo con orgoglio e con grande senso di responsabilità l'impegno che è stato speso dal gruppo politico per far sì che il Governo nazionale, il Ministero competente potesse arrivare all'approvazione di questa norma di attuazione. Questo è sicuramente un passaggio fondamentale per la nostra Regione e riteniamo che l'apporto che ci è stato dato dal partito, dal Governo regionale, dalla Commissione paritetica tutta, dalla componente regionale, dalla componente nazionale, dal raccordo che è stato fatto dal nostro coordinatore Rini, che è membro della Commissione paritetica, dall'impegno profuso dal vicepremier Tajani e soprattutto anche dall'impegno messo, nel ruolo di raccordo, dal senatore Gasparri tra la Regione, la Commissione paritetica e gli uffici governativi… Questa, ve lo posso assicurare, non è una rivendicazione da parte del partito, ma siamo convinti che questa sia la narrazione della realtà a favore degli interessi della Valle d'Aosta, quindi dobbiamo anche affermare le cose così come sono andate e non limitarci a delle prese d'atto di carattere generale.
(interventi di alcuni Consiglieri fuori microfono)
Presidente - Consiglieri… la parola al consigliere Guichardaz. Un po' di silenzio per cortesia, grazie.
Guichardaz (PD-FP) - Scusate, mi devo riprendere un attimo. Il collega Marquis aveva cominciato bene dicendo che erano state apportate delle piccole modifiche, dopodiché ha tracimato, esondato, veramente. Non lo so.
Una battuta anche al collega Aggravi. Dove è finito? Sempre lì. Sta facendo le prove di ritorno nei banchi dei Pasdaran, di noi poveri Consiglieri. Lei parlava di una legge regionale che dovrà essere attenta, rigorosa, all'altezza, argomentata, eccetera, speriamo che anche questa non venga impugnata, magari dalla Giunta, perché sarebbe un guaio se, una volta fatta e votata, poi ci si accorgesse che magari poteva non essere del tutto… è una battuta, ovviamente, è un'iperbole, come direbbe lei, nel suo linguaggio professorale.
Intanto annuncio e annunciamo il voto favorevole del nostro gruppo sul parere relativo a questo schema di decreto legislativo recante: "Norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta in materia di concessioni di derivazione di acqua". Lo facciamo con convinzione, perché siamo davanti a una norma importante, è stato detto da quasi tutti, devo dire, attesa da molti anni, che riguarda uno dei temi più strategici per il futuro della nostra Regione: l'acqua, l'energia e il demanio idrico, il rapporto tra autonomia e risorse naturali, il ruolo pubblico, è stato ricordato lungamente, nella gestione di beni che non sono semplicemente economici, ma sono profondamente identitari. Parliamo di concessioni idroelettriche, ma in realtà parliamo del modo in cui una comunità autonoma decide di governare ciò che più ha di prezioso. Parliamo della capacità della nostra Regione, della Valle d'Aosta di esercitare davvero le proprie prerogative statutarie e di farlo dentro un quadro europeo e nazionale sempre più complesso. Per questo credo che sarebbe utile affrontare questa discussione con un approccio istituzionale, equilibrato e serio, direi forse anche, dopo aver ascoltato il collega Marquis, un po' più sobrio, evitando di trasformare una norma di attuazione dello Statuto in una bandierina politica, o in un trofeo identitario della maggioranza, anche perché è stato ricordato che questa norma non nasce oggi e credo sia importante ribadirlo con chiarezza e con onestà intellettuale. È stato ricordato che già nel gennaio del 2025 questo Consiglio regionale aveva espresso parere favorevole su uno schema sostanzialmente analogo elaborato dalla Commissione paritetica.
All'epoca, come è noto, la maggioranza era diversa, ma nessuno pensò di usare quel voto, almeno io non mi ricordo che la discussione andò in quella direzione, come prova del successo di una coalizione politica rispetto a un'altra, perché era evidente a tutti che si trattasse di qualcosa di dovuto, qualcosa che la Valle d'Aosta, colleghi, aspettava da anni e qualcosa che discende direttamente dal nostro Statuto speciale, qualcosa che appartiene alla comunità valdostana, colleghi, e non a una parte politica.
Credo che proprio il dibattito del gennaio 2025 lo dimostri molto bene. In quell'aula vi era già una condivisione molto larga sull'importanza strategica di quella norma. Nessuno allora la presentò come risultato di una particolare vicinanza al Governo nazionale, anche perché ovviamente in quel momento il Governo valdostano era spostato da un'altra parte, ma nessuno parlò, colleghi, in quella fase di sblocco… non di chiusura, di sblocco. Si parlò più semplicemente di un passaggio doveroso per la Valle d'Aosta, di una prerogativa statutaria da consolidare e rendere più solida - mi sono riletto tutto il dibattito di allora - dentro un quadro europeo e nazionale complesso si disse. Forse vale anche la pena spiegare brevemente, anche a beneficio di chi ci ascolta, perché sennò sembra una questione molto tecnica, anche per come è stata presentata in esordio, di cosa stiamo parlando quando parliamo di norme di attuazione. Le norme di attuazione che cosa sono? Sono gli strumenti attraverso cui lo Statuto speciale diventa concreto, sono il modo attraverso cui competenze e prerogative autonomistiche vengono rese realmente operative. Non nascono da nulla e non sono neanche atti discrezionali benevolmente concessi da qualcuno, collega Marquis: sono il risultato di un percorso istituzionale previsto direttamente dal nostro Statuto.
Cosa succede? L'avete spiegato brevemente, lo rispiego a beneficio magari di chi da fuori assiste a questi dibattiti come se fossimo in un contesto marziano. Lo schema viene elaborato dalla Commissione paritetica Stato-Regione. Poi cosa succede? Passa attraverso il confronto con i Ministeri competenti, è stato ricordato bene anche dai colleghi che sono intervenuti, viene sottoposto al parere del Consiglio regionale e infine viene approvato dal Governo. Proprio questo passaggio ministeriale spiega ciò che è avvenuto tra il 2025 e oggi, perché il testo approvato nel gennaio del 2025 non è stato cancellato o bocciato, è stato oggetto di osservazioni, integrazioni e correzioni da parte delle Amministrazioni statali competenti, soprattutto su questioni legate alla compatibilità europea - è stato ricordato molto bene dai colleghi che sono intervenuti prima di me - alla concorrenza, alle modalità di affidamento delle concessioni, alle motivazioni rafforzate richieste per eventuali affidamenti in-house, ai rapporti anche con ARERA - è tutto scritto nella relazione - e più in generale alla tenuta giuridica di questa norma. È abbastanza evidente, colleghi, che questi passaggi non abbiano modificato… è stato ricordato da quasi tutti coloro che sono intervenuti, anche dal collega Marquis all'inizio, poi, come dicevo, si è fatto prendere un po' dall'enfasi trionfalistica.
Dicevo: è abbastanza evidente che questi passaggi non abbiano modificato la natura politica del testo, ma abbiano cercato di renderlo più solido, più difendibile e meno esposto a impugnative o contenziosi, anche perché siamo abbastanza al limitare, quindi siamo abbastanza in ritardo rispetto al voto di un testo che avrebbe probabilmente dovuto essere votato, è stato ricordato, nel 2019 e successivamente, poi il mondo cambia, cambiano le regole e va bene. Questo dovrebbe essere, colleghi, il modo corretto di raccontare ciò che è accaduto. Purtroppo invece in queste settimane abbiamo assistito a una narrazione diversa, una narrazione che personalmente trovo piuttosto patetica, grottesca, ma anche abbastanza inquietante, perché, è stato ricordato prima dal collega Marquis: il vicepresidente del Consiglio Tajani, intervenendo proprio al Congresso di Forza Italia, ha annunciato pubblicamente non la chiusura di un procedimento - sono andato a cercarmelo proprio su tutte le agenzie di stampa -, ma ha annunciato pubblicamente lo sblocco della norma sulle concessioni idroelettriche. Lo vada a guardare, lei probabilmente era distratto, forse un po' troppo preso dall'aura di qualcuno che era lì presente. Ha parlato proprio di sblocco. Successivamente anche esponenti locali di Forza Italia, compresa Emily Rini, hanno rivendicato pubblicamente questo risultato come il frutto del nuovo assetto della maggioranza regionale, cosa che peraltro lei ha ribadito adesso.
Ora, io comprendo benissimo la tentazione di intestarsi un risultato importante, fa parte della politica, ma qui, colleghi, attenzione, il punto è molto più delicato, perché parlare di sblocco e non di chiusura significa intendere e affermare che qualcosa fosse bloccato. Allora la domanda diventa inevitabile: bloccato da chi, collega? Bloccato perché? E soprattutto fino a quando? Perché, se questa norma, che era già stata approvata dalla Commissione paritetica e già votata favorevolmente all'unanimità dal Consiglio regionale nel 2025, viene oggi raccontata come risultato politico di una nuova maggioranza, o di un nuovo rapporto privilegiato con il Governo nazionale, allora il messaggio implicito diventa estremamente grave, perché significa che una prerogativa statutaria della Valle d'Aosta sarebbe rimasta ferma fino a quando la Regione non avesse assunto una collocazione politica più gradita a qualcuno. Io francamente non voglio credere che funzioni così, perché, se fosse così, non parleremmo più di autonomia speciale, di autogoverno, di autodeterminazione, ma di un sistema in cui i sacrosanti diritti statutari dei Valdostani diventano strumenti di pressione politica.
Permettetemi di dirlo con molta sincerità, anche con una certa enfasi: trovo inquietante l'idea che qualcosa che appartiene ai Valdostani, colleghi, possa essere percepita come una merce di scambio politica. Leggetevi l'accordo Gasparri-Farcoz che lei ha evocato, leggetevi quell'accordo. Le nostre acque, colleghi, non appartengono a una maggioranza; il nostro patrimonio energetico non appartiene a Forza Italia; le concessioni idroelettriche non appartengono né all'Union Valdôtaine, né ai suoi alleati del momento, appartengono alla Valle d'Aosta e ai Valdostani, indipendentemente da chi li rappresenta temporaneamente nelle istituzioni. È proprio qui che credo emerga una contraddizione molto forte, perché proprio in questi giorni al Congresso nazionale dell'Union Valdôtaine di Courmayeur si è rivendicata un'idea di autonomismo - lo leggo - "né di Destra né di Sinistra" - e fin qua lo sappiamo, "ni Droite, ni Gauche" è la parola d'ordine, tranne quando fa comodo - un autonomismo che dovrebbe rappresentare - è stato detto dal vostro Presidente - l'intera comunità valdostana e non essere subordinato agli equilibri nazionali". Forse dovevate aggiungere: "e agli equilibri regionali".
Eppure, colleghi, contemporaneamente si costruisce una narrazione secondo cui il diritto statutario della Valle d'Aosta sarebbe stato finalmente sbloccato - e ripeto sbloccato, non chiuso - grazie a un accordo politico con un partito della Destra nazionale. Io credo che le due cose facciano fatica a stare insieme, perché, se davvero una norma di attuazione arriva solo quando una maggioranza regionale si sposta politicamente verso il Governo nazionale, allora il problema, colleghi, diciamocelo chiaramente, non è il successo di una coalizione: il problema è la fragilità stessa, non della coalizione, ma della nostra autonomia, perché significherebbe che i nostri diritti non dipendono dalla forza dello Statuto, colleghi, ma dalla convenienza politica del momento. Questo è esattamente il contrario di quell'idea di autogoverno che dovremmo difendere. Anche per questo credo che questa vicenda dovrebbe aprire una riflessione seria e qui vengo alla Commissione paritetica valdostana, perché troppo spesso la nostra Paritetica - e ce lo dobbiamo dire, ce lo siamo detti, in camera caritatis, anche negli anni in cui eravamo in maggioranza - ha sempre avuto un atteggiamento più difensivo che propositivo - questo credo sia un dato di fatto -, più orientato ad accogliere le osservazioni ministeriali che a costruire una vera strategia autonomistica. Il confronto con Bolzano e con il Trentino, la famosa Commissione dei 12, dei 6, eccetera, colleghi, da questo punto di vista, è veramente impietoso, forse bisognerebbe lavorare anche su questo aspetto. Lì le Commissioni paritetiche - lo vogliamo dire a beneficio di chi ci ascolta, non di chi è qua dentro, che sa tutto - sono state strumenti di espansione dell'autonomia, colleghi; hanno costruito competenze, modelli amministrativi, andate a guardarvi le norme di attuazione della Provincia autonoma di Bolzano e del Trentino, trasferimenti di funzioni, capacità negoziali. Hanno esercitato fino in fondo, colleghi, un'idea di autogoverno a prescindere da chi fossero gli alleati, se di Destra o di Sinistra. Da noi troppo spesso invece che cosa si ha? L'impressione di un'autonomia che deve continuamente - colleghi, questa è una cosa bruttissima - giustificarsi, che deve continuamente adattarsi quasi a chiedere il permesso, noi dobbiamo chiedere il permesso al ministro Tajani.
È probabilmente vero che negli ultimi anni - questo lo devo dire - qualcosa è migliorato, anche grazie alla presenza di figure tecniche molto solide - penso ad esempio alla professoressa Randazzo - che hanno contribuito a rafforzare la qualità giuridica del lavoro della Commissione, perché oggi il peso politico da solo serve relativamente, servirebbe, ma diciamo che viste le condizioni… Servono quindi competenze, capacità di scrittura normativa, conoscenza del diritto europeo, serve anche credibilità tecnica e forse la vera lezione di questa vicenda è proprio questa: l'autonomia moderna, colleghi, non si difende con le fotografie ai congressi di partito o con i videomessaggi celebrativi, si difende costruendo norme solide, credibili e difficilmente attaccabili, capaci di resistere ai Ministeri, ai ricorsi, alle pressioni politiche e ai cambi di maggioranza anche. Forse questa vicenda dovrebbe farci riflettere più in profondità anche sul modo in cui la Valle d'Aosta sta concependo il proprio rapporto con lo Stato e il valore stesso della propria autonomia, perché il tema delle concessioni idroelettriche non riguarda soltanto l'energia o le acque pubbliche. Riguarda, colleghi, elevando il discorso, il modo in cui una comunità autonoma, autonomistica difende le proprie prerogative, il proprio spazio decisionale e la propria capacità di autogoverno. Allora credo che dovremmo stare attenti a non abituarci progressivamente all'idea di un'autonomia che deve continuamente attendere uno sblocco, rincorrere mediazioni nazionali, o subordinare le proprie prerogative agli equilibri politici del momento, anche perché, se guardiamo a ciò che accade in altre circostanze, il rischio di questa deriva si coglie abbastanza chiaramente.
Permettetemi un inciso. Quando una Giunta regionale arriva persino a sostenere, attraverso propri atti e propri incarichi legali, ricorsi contro una legge approvata dal Consiglio regionale - quando prima facevo la battuta - cioè contro una delle massime espressioni della nostra autonomia legislativa, colleghi, allora il tema non è più soltanto tecnico o giuridico, diventa politico e culturale, perché significa che rischiamo di interiorizzare un'idea di autonomia più debole, meno capace di difendere le proprie scelte e più incline invece ad adattarsi e a cercare continue legittimazioni interne. Alla faccia dell'autonomia, del Governo, dell'autogoverno, del "ni Droite, ni Gauche", dell'orgoglio o dell'orgueil valdostano. Proprio la vicenda delle derivazioni idroelettriche dovrebbe insegnarci il contrario: che la Valle d'Aosta deve avere la forza di costruire strumenti autonomistici solidi, credibili e duraturi non perché concessi da qualcuno, ma perché fondati, come dicevo prima, sul proprio Statuto, sulla propria specialità e sulla propria capacità di autogoverno, perché qui stiamo parlando di scelte, come ha ricordato qualcuno prima, che condizioneranno i prossimi decenni, non i prossimi due o tre anni; parliamo di concessioni della durata di 40 anni, elevabili ulteriormente di altri 10, parliamo di 50 anni, tre generazioni, due generazioni. Parliamo di che cosa? Parliamo di patrimonio energetico, di risorse naturali e di capacità di autogoverno. Noi fra 50 anni non ci saremo più e allora queste questioni devono essere affrontate, colleghi, con una visione che non è la visione miope del congresso di partito, dello sblocco temporaneo, eccetera, ma con una visione lunga, non legata alle convenienze contingenti - perlomeno su questo, collega Marquis - delle maggioranze o degli assetti politici del momento. Io avrei evitato anche di metterlo dentro quell'accordo di Pulcinella che poi è venuto fuori cinque minuti dopo. Per questo motivo noi voteremo convintamente a favore di questo parere: lo faremo perché riteniamo importante che la Valle d'Aosta disponga finalmente di un quadro più forte e più chiaro sulle concessioni idroelettriche, con tutte le considerazioni fatte correttamente dal Presidente del Consiglio, che devono essere accolte, e di cui bisogna fare tesoro; lo faremo perché questa norma rafforza il ruolo regionale nella gestione di una risorsa strategica, di una risorsa che è nostra, una risorsa che è dei Valdostani, delle prossime generazioni. Proprio perché, e concludo, consideriamo tutto questo troppo importante, continuiamo, colleghi - lo ribadisco - a ritenere che occorra evitare narrazioni che trasformano un diritto statutario in un favore politico o in una medaglia da appuntarsi durante una stagione congressuale, perché l'autonomia valdostana dovrebbe avere l'ambizione di essere qualcosa di più serio, più stabile, più profondo degli equilibri contingenti delle maggioranze che si susseguono nel tempo.
Dalle ore 16:05 assume la Presidenza il presidente Aggravi.
Aggravi (Président) - Le collègue Manfrin a demandé la parole.
Manfrin (LEGA VDA) - Non avrei voluto intervenire, ma ovviamente ritengo che a questo punto sia diventato necessario.
Innanzitutto mi chiedo se sia il caso, Presidente - lo chiedo a lei, eventualmente -, di fare una breve sospensione per consentire al collega Marquis di poter sentire gli audio che gli vengono dati con le istruzioni da poterci fornire qui in aula. Se questo potesse essere concesso, eventualmente potremmo favorire anche il dibattito in quest'aula, sennò posso consigliare al collega Marquis eventualmente di dotarsi di un auricolare. Lo ha fatto Ambra Angiolini tempo fa, si può fare anche oggi e sicuramente dando meno nell'occhio, altrimenti si possono trasferire i messaggi, c'è questa funzione nuova per WhatsApp.
Collega Marquis, io sono profondamente arrabbiato con lei, glielo dico con molta sincerità, perché lei oggi mi costringe a dire una cosa che io mai in vita mia avrei detto: "Grazie, collega Guichardaz, la ringrazio di cuore", perché io condivido tutto quello che ha detto, perlomeno la parte politica. La parte politica la condivido in pieno, perché sinceramente io pensavo che, una volta acquisito un risultato così importante - e poi sull'acquisito facciamo una piccola parentesi dopo -, si sarebbe semplicemente dibattuto e si sarebbe intervenuti in quest'aula per evidenziare, come, secondo me, ha fatto brillantemente il collega Perron, alcuni aspetti tecnici della norma, che ovviamente dovremo trattare come Consiglio, o per fare un po' di storia, un po' di sottotesto.
Ringrazio il presidente Aggravi che su questa cosa, anche quando eravamo in gruppo assieme, si è fatto sempre portatore di un elemento di importanza e di peso. Il problema è proprio questo: che, a fronte di una discussione così importante, si arrivi a sostenere che, grazie a una parte politica, si è arrivati un risultato, una parte politica particolare.
Allora ci tengo a mettere alcuni punti. Si dice che sono stati fatti i fatti e questo lo ha ribadito bene anche il collega Guichardaz. I fatti sono che a un certo punto c'è un congresso di partito e uno fa un annuncio: "Ho sbloccato qualcosa". Se c'è uno sblocco, effettivamente qualcuno dovrebbe dirmi, come quando in un ingranaggio si infila un sasso, il blocco dov'era, perché è chiaro che sbloccare qualcosa significa rimuovere un ostacolo.
Quello che abbiamo detto, e lo ribadisco con forza oggi, è che il Ministro degli esteri non è arrivato imponendo le sue mani sull'ingranaggio dicendo: "Io ti sblocco in virtù della mia forza e dei miei poteri". Non è successo, ma banalmente perché potremmo dirci che non era nelle competenze del Ministro degli esteri. Questo mi pare abbastanza chiaro. Siccome questa materia non era nelle competenze del Ministro degli esteri, a me, come abbiamo sostenuto in aula e come giustamente abbiamo anche condiviso con i colleghi, è sembrato semplicemente che qualcuno volesse fare un annuncio per dare un po' di rilievo a un Congresso che si preannunciava piuttosto scialbo, mettiamola così. Si è voluto dare un piccolo rilievo, dopo il forfait che si era dato per l'incontro da parte sempre dello stesso Ministro in Valle d'Aosta e quant'altro. Si è voluto dire: "Sapete che c'è? Noi l'abbiamo sbloccato".
Ora, perché abbiamo parlato di cucche… e ribadiamo che parliamo di cucche? Perché possiamo dircelo, se vogliamo, se vogliamo possiamo stare qui a parlare delle azioni che vengono fatte a livello nazionale, che conosciamo tutti e si possono raccontare forse nelle riunioni di maggioranza con chi a Roma non c'è. Si può quindi andare nelle riunioni di maggioranza e dire: "Sapete che c'è? Io sono troppo bravo, noi siamo troppo fighi, perché siamo andati lì e con la sola imposizione delle mani abbiamo rimosso un blocco". Questo lo si può dire, con chi non siede a Roma.
Poi ci sono quelli che invece a Roma hanno dei collegamenti, hanno un numero di telefono, chiamano e dicono: "Scusa, mi spieghi esattamente?", ma non all'ultimo degli impiegati, no, al Ministro: "Ascolta, mi spieghi come è andata la questione e a che punto siamo?" e si apre un mondo. Io non credo che oggi sia il caso - e non voglio essere assolutamente inelegante - di nominare quali e quanti problemi c'erano su una norma, qual era la questione dell'attesa dei pareri, o quant'altro. Credo però sia di estremo cattivo gusto pensare di illudere o di far credere a qualcuno che sia un merito di chi in realtà quelle competenze non le ha, perché, se vogliamo dirci esattamente chi aveva il badò [traduzione letterale dal patois: fardello] o chi aveva il peso maggiore sul tavolo, i Ministeri erano fondamentalmente due: uno è il Ministero che poi manda la norma, che è il Ministero delle autonomie e delle Regioni, che sappiamo tutti di quale colore politico è e poi ne abbiamo un altro, che, secondo noi - e anche qui il collega Perron lo ha evidenziato in maniera molto importante -, aveva il peso maggiore per la questione che si è dibattuta oggi nei fatti, cioè la questione della modifica e del recepimento, di rendere questa norma rispondente a quelle caratteristiche tali per cui nell'Unione europea questa norma di attuazione venga accettata.
Perché quelli che oggi festeggiano e dicono: "Abbiamo imposto le mani e abbiamo risolto i problemi" non si sono resi conto che un conto è portare a casa la norma di attuazione e farla arrivare in Consiglio dei ministri, un conto è poi che l'Unione europea non sollevi dei problemi, perché quella sarà la sfida più importante, lo sappiamo tutti. È quello su cui abbiamo lavorato a prescindere da questa norma di attuazione. Se uno avesse voluto mettere dei blocchi, per motivazioni politiche l'avrebbe potuto fare, mille volte l'avrebbe potuto fare, perché semplicemente, se un Ministro non vuole che una norma vada avanti, dice: "Sapete che c'è? Questo parere non lo diamo", oppure: "Questa cosa non la portiamo in Consiglio dei ministri, non si discute, finito. La mettiamo sotto la pila". Di modi ce n'erano tanti, ma qui tutti lavoriamo per la nostra Regione e nessuno vuole mettere i bastoni tra le ruote di uno degli elementi più importanti che la nostra Regione ha, cioè la risorsa primaria delle acque. Proprio a fronte di questo, ho trovato veramente di pessimo gusto pensare di arrivare qui e fare delle rivendicazioni. Io spero che chi ha avuto questo pessimo gusto abbia poi il buon gusto di tacere, perché altrimenti davvero poi dovremo andare a snocciolare ed enucleare alcuni passaggi, così dopo veramente facciamo ridere tutta la Valle d'Aosta.
Questo risultato che arriva è il risultato di tutti, non di questo Governo, non di quel Governo, non di quel Governo regionale, di questo Consiglio, di una maggioranza, di un'opposizione. È un risultato che appartiene a tutti e che starà poi, da una parte, all'Unione europea giudicare - e saremo, come sempre, sub iudice; dall'altra parte, come giustamente ha, molto meglio di me, evidenziato il collega, e come sicuramente potrà ancora maggiormente centrare, declinare nella maniera migliore che servirà alla nostra Regione.
Credo che sulla questione meriti possiamo chiudere il tema e forse possiamo aprirne un altro, che è la domanda che ha sollevato il collega Perron, cioè la questione delle bollette. È stata evocata, se ne è parlato la scorsa legislatura, perché qualcuno voleva mungere CVA e fare la bolletta gratuita a tutti i Valdostani, quindi è stato sollevato questo tema. Siccome questo tema era stato posto in maniera molto forte e importante la volta scorsa, mi piacerebbe davvero sapere se esso è condiviso, se è à la une e come verrà disciplinato. Io spero di avere delle risposte su questo, perché sarebbe sicuramente molto interessante.
Président - Le collègue Baccega a demandé la parole.
Baccega (FI) - Chissà se riesco a non far litigare nessuno, io ci proverò. Credo che il risultato che stiamo portando a termine quest'oggi sia sicuramente un risultato importante, un risultato che ha visto più volte più Governi occuparsi di questo percorso: parlo di Governi regionali. Ci sono state poi le interruzioni legate a sospensioni governative nazionali, per cui la Paritetica doveva riformarsi, eccetera. In realtà si è dato un impulso negli ultimi mesi affinché si andasse nella direzione giusta e affinché si potesse arrivare ad avere questo atto in Consiglio regionale per poterlo votare.
Il merito. C'è una squadra che ha lavorato dietro a questo risultato e la squadra è sicuramente il Presidente della Giunta, la squadra è sicuramente la Paritetica, che in qualche modo sia con i suoi componenti nazionali, sia con i componenti a livello regionale ha dato il proprio forte contributo. Certo chiamare l'accordo di Pulcinella come una cosa banale, dopo che per sei mesi, da quando ci siamo insediati qua dentro, ci avete detto di tutto, avete insultato anche le persone che non erano presenti in questo contesto… Concedeteci di dire che è arrivato a buon fine, ma è arrivato a buon fine per effetto di tutti. È vero che ci sono dei Ministeri che se ne sono occupati, dei Ministeri, che, in una logica del Governo Meloni, sono stati sollecitati, hanno guardato con attenzione alla Valle d'Aosta e hanno detto: "A quella Regione questo documento va dato". Io dico questo…
(intervento del consigliere Centoz fuori microfono)
…sì, voi di Sinistra, voi del Partito Democratico, ci avete massacrati per sei mesi…
(intervento del consigliere Centoz fuori microfono)
…non "poverino"… Centoz, non fare il furbo con me, non devi dire queste cose. Vergognati. Sì, il fatto personale lo voglio, poi ti racconto delle cose.
Abbiate pazienza. Siete stati cinque anni al Governo regionale e il risultato? Concedeteci di dire che abbiamo fortemente contribuito affinché questo risultato andasse a buon fine, con l'impegno del Governo Meloni… posso dirlo? E lo dico con fierezza, anche.
Presidente - Colleghi, per favore…
Baccega (FI) - Grazie Presidente.
Président - La parole au collègue Viérin Laurent.
Viérin L. (UV) - Je ne voudrais pas interrompre le débat entre anciens alliés, nouveaux alliés, anciens compagnons et nouveaux compagnons, car je crois et nous croyons qu'il y a des arguments qui n'ont pas d'appartenance politique, ils ne sont ni de Droite ni de Gauche, quelqu'un l'a rappelé, mais ils sont de tous les Valdôtains. Je voudrais donc reporter un moment l'argument sur un plan politique, strictement politique, car aujourd'hui ce schéma de normes d'actuation est un acte politique et il est de la politique et de ce Conseil régional de se mesurer, de débattre sur les thèmes et puis de laisser à la partie technique, éventuellement, l'avenir.
Dans ces jours où on rappelle Émile Chanoux, déjà Émile Chanoux disait que la Vallée d'Aoste est fille de ses eaux et on retrouve beaucoup dans ses écrits le thème des eaux. Pourquoi ? Parce qu'il avait profondément compris que la richesse de la Vallée d'Aoste et l'avenir de cet or blanc étaient un des thèmes économiques et culturels de cette Vallée d'Aoste, donc c'est un thème qui a traversé les décennies de la Vallée d'Aoste.
Le président Aggravi a rappelé Corrado Gex, il y a eu des luttes à Rome qui ont signé et qui ont marqué des moments très délicats où l'accord, à l'époque du Centro-Sinistra, avait l'idée de nationaliser et cela après s'est réalisé, car il y avait des thématiques très importantes, car on avait déjà aussi compris que l'avenir était dans l'énergie et on n'a pas besoin de rappeler le choc énergétique de cette période pour s'en souvenir.
Les grandes revendications des Valdôtains, de tous les Valdôtains, ou quand même des Valdôtains qui ont eu la responsabilité du gouvernement dans les décennies, sont une lutte de peuple qui a abouti à des résultats historiques. Je voudrais rappeler l'année 2000, mais aussi le 2011, donc d'abord l'achat de la production des eaux, que pas seulement l'accord de Centre-Gauche, mais le fascisme aussi nous avait enlevé, comme Valdôtains, donc d'abord la production et après aussi la distribution en 2011 avec Deval, donc la première partie et la deuxième partie. Aujourd'hui plus que jamais ce sont des revendications qui ont aussi des retombées économiques sur la Vallée d'Aoste et sur les Valdôtains.
Lo dico perché questa mattina abbiamo ricordato nelle commemorazioni due personaggi che, anche se non direttamente legati, hanno segnato i decenni che la Valle d'Aosta ha vissuto: da un lato è stato ricordato Mappelli che, lo ricordava il vicepresidente Lattanzi, ha vissuto il 1981, il riparto fiscale, e quegli anni in cui quella politica dei rubinetti, che qualcuno oggi rievoca, è andata a scemare proprio nel momento in cui la Valle d'Aosta ha ottenuto un'autonomia finanziaria, perché poi ricordiamoci che l'autonomia è un bel concetto, ma, se non è anche autonomia finanziaria qui nei decenni, senza voler dire Destra o Sinistra, è chiaro che le negoziazioni con lo Stato erano molto più difficili quando non c'era un punto fermo nell'allocazione delle risorse, che poi ha dato anche origine al federalismo valdostano, che non solo rivendicava il federalismo nei confronti dello Stato, ma lo concedeva anche ai nostri Enti locali.
Questi decenni quindi hanno segnato, da un lato, la lotta per le acque, che poi non sono solo in ambito economico, ma oggi più che mai hanno dei risvolti ambientali, rurali, di mantenimento del territorio, legati anche all'épanouissement della nostra Regione, quindi anche a quello che oggi possiamo offrire in termini turistici. Dico questo perché, quando discuteremo della questione dell'allocazione delle risorse future nelle prossime variazioni, assestamenti, o anche nei futuri bilanci, dobbiamo sempre ricordarci che una parte dei bilanci regionali deriva da queste battaglie di comunità, perché oggi una parte delle nostre risorse deriva da questa nostra risorsa, che è "la" risorsa, la prima risorsa che oggi abbiamo in termini di possibilità di incrementare le nostre risorse da mettere a disposizione dei Valdostani.
Quando si parlava di Commissione paritetica, si è parlato del compianto Bressa, anche io ho avuto modo di conoscere Gianclaudio Bressa quando era sottosegretario del Governo Gentiloni, con delega appunto agli affari regionali, attraverso il senatore Lanièce, ma anche il viceministro dell'economia, Morando, perché c'era la questione finanziaria, dei 144 milioni. Qualcuno se la ricorderà. Dico questo perché ci sono stati anche momenti in cui i rapporti con lo Stato sono stati più tesi, ma non solo per questioni politiche, o magari neanche per questioni politiche, ma perché c'era stato, dal 2010 in avanti, un momento finanziario delicato, difficile, che aveva chiesto alle Regioni un sacrificio e che purtroppo era ricaduto anche sulla Valle d'Aosta. Dico questo non solo per una questione apparentemente legata a queste tematiche, ma per dire che questa battaglia che oggi viene approvata dal Consiglio regionale deve essere una battaglia di tutti e non può essere semplicemente, nell'ultimo miglio, o nell'ultimo centimetro, qualcosa che viene rilevato o rivelato come qualcosa di octroyé.
Su questo noi crediamo che il lavoro, al di là poi di volerlo attribuire agli uni o agli altri, va riconosciuto alle persone che hanno lavorato nei decenni a questo dossier. Chiaramente in questo momento, per arrivare a questa nuova approvazione, che tecnicamente è stata recepita e che quindi dovrebbe avere l'okay definitivo, è lì che inizierà la vera battaglia per arrivare a quella data, che qualcuno citava, per essere pronti, ma non per noi, ma per l'avvenire di questa Regione. Oggi, da un punto di vista politico, è importante sottolineare che è un avanzamento della nostra autonomia, perché, lo abbiamo ricordato altre volte, l'autonomia si conquista, si difende e si annaffia quotidianamente.
Dal 1946 - quest'anno lo ricordiamo spesso - al 1948, quindi allo Statuto di autonomia, ai decenni, al riparto fiscale, alle norme di attuazione, alla Commissione Paritetica quando nacque e poi ai risultati che ottenne deve esserci un lavoro quotidiano che vede le nostre istituzioni, e in particolare i Governi regionali, negoziare con lo Stato un aumento o un incremento di prerogative e di autonomia a fronte di responsabilità che ci assumiamo. Oggi noi dobbiamo difendere le scelte del passato, dobbiamo difendere la nostra storia e guardare al futuro, sapendo che ci sono temi che non ci devono e non ci possono dividere. Questo lo dico da un punto di vista prettamente politico e non asettico, ma in modo pregnante: che da qui in avanti su alcuni temi, lo discutiamo per lo Statuto in I Commissione e lo discuteremo su questa tematica da qui alle date che saranno più importanti ancora, noi chiediamo… e io credo di interpretare il sentimento di tante persone all'interno di quest'aula, che hanno lavorato negli anni e che continuano oggi a lavorare, che poi ci si può anche giustamente, legittimamente, non solo dividere, ma la dialettica politica, anche acerba, ci deve essere, perché è giusto che su certe tematiche… anzi, saranno oggetto e sono oggetto in questo periodo più che mai di dibattito, che è giusto che ci sia, ma ci sono temi sui quali la maggior convergenza significa maggior forza al di fuori di questa Regione e la maggior forza al di fuori di questa Regione può voler dire risultati non tanto per noi, ma per il futuro di questa comunità.
Président - Le collègue Torrione a demandé la parole.
Torrione (AVS) - Innanzitutto ringrazio il consigliere Viérin, perché di fatto avrei esordito dicendo: "Riporto al tema dell'ordine del giorno", anche se sono stati momenti estremamente divertenti e anche piacevoli. Il tema può essere un po' più noioso, però fondamentalmente vorrei anch'io riportare la questione al punto all'ordine del giorno.
Come ha detto peraltro anche il collega Martinet in precedenza, noi oggi discutiamo di un passaggio che probabilmente verrà ricordato come uno dei più importanti passaggi di questo Consiglio dal punto di vista sia istituzionale che autonomistico. Ovviamente non si parla solo di energia, si parla di un governo della nostra principale risorsa naturale, del rapporto tra autonomia e mercato - se n'è parlato tanto, oggi - del controllo democratico della rendita prodotta dall'acqua valdostana e poi fondamentalmente si parla di quale idea abbiamo della Valle d'Aosta dei prossimi decenni.
Un piccolo accenno sul fatto che la collega Minelli ha fatto alcune precisazioni, per cui ha ritenuto peggiorativo questo schema di norma di attuazione, ma ha chiarito che comunque il nostro parere è favorevole, anche convintamente favorevole, pur ritenendo che ci sono dei passaggi, quindi non c'è nessun tipo di remora in tal senso.
Ovviamente la considerazione per cui questo schema è, dal nostro punto di vista, positivo, è che è stato mantenuto il punto d) su cui tanto si è parlato. Una volta era il punto G, quello più delicato, adesso è il punto d). Punto d) che per noi, ovviamente, rappresenta la nostra posizione, sulla quale cercheremo di dire la nostra nel prossimo futuro. Noi capiamo che ci sono posizioni diverse, sono tutte legittime.
Il consigliere Perron ha parlato di capestro parlando dell'in-house, il consigliere Aggravi ha evidenziato le sue posizioni, che sono chiare, probabilmente di stampo liberista, alcune preoccupazioni di tipo liberista, sicuramente abbiamo idee diverse sull'economia di mercato, eccetera, ma non è importante, sono tutte posizioni legittime.
Quello che noi sosteniamo oggi è che è giusto fare una ricostruzione del passato, è giusto fare critiche, è giusto esprimere le difficoltà che ci sono state, le lungaggini che ci sono state, eccetera, però la vera partita inizia oggi ed è, secondo me, questo il punto su cui dobbiamo concentrarci di più. Noi abbiamo dodici mesi per poter esprimere una legge, in realtà anche qualche mese in più se iniziamo da subito a lavorarci ed è sulla legge che andremo a scrivere che ci giochiamo effettivamente il futuro rispetto a questo tema. Una legge che noi semplicemente diciamo che deve essere affrontata come, non tanto tra le righe - ha detto bene il collega Viérin - facendo politica, cioè fondamentalmente questo Consiglio deve fare politica, con un approccio costruttivo che metta sul tavolo tutte le varie questioni: punto d), punto a), punto b), punto c), per trovare insieme una sintesi che metta insieme le posizioni diverse, per poi arrivare alle questioni tecnico-giuridiche per portare avanti quello che questo Consiglio, nella sua maggioranza, perché ovviamente non si potrà avere un'unanimità su queste posizioni… mettere in campo le questioni tecnico-giuridiche per portare avanti quello che questo Consiglio dovrà decidere insieme. Approfondimento quindi sul punto d), sul come si può scrivere, in una legge la questione del punto d), o su altri temi, se quelli saranno i temi che da questo Consiglio usciranno in maniera maggioritaria.
Io dico: confrontiamoci, portiamo le diverse posizioni e le istanze e poi appunto sulla posizione maggioritaria facciamo e chiediamo tutti gli approfondimenti necessari, strumentali e utili per portare a casa il risultato che questo Consiglio vuole portare a casa. La nostra è una posizione chiara, l'abbiamo già detto, porteremo la nostra posizione, come è giusto che tutti portino la propria. Perché noi sosteniamo la valenza del punto d) e gli spazi che questo punto d) offre? Perché tocca, come è stato ben detto, l'autonomia valdostana. La Valle d'Aosta non è un Ente locale ordinario, la Valle d'Aosta è un'autonomia speciale costituzionalmente garantita e lo Statuto speciale riconosce delle competenze particolari proprio in materia di acque pubbliche, derivazioni, energia e valorizzazione del territorio montano. Questo è il cuore politico della questione. Noi stiamo dicendo che la gestione delle grandi derivazioni idroelettriche valdostane costituisce una funzione strategica dell'autonomia speciale e del Governo democratico della risorsa acqua.
In questo tema ovviamente c'è il ruolo fondamentale di CVA e anche qui noi vogliamo essere chiari. Noi diciamo che CVA nasce storicamente come uno strumento pubblico dell'autonomia valdostana, nasce per fare in modo che la ricchezza prodotta dall'acqua valdostana resti alla comunità valdostana. Questa era la logica originaria. CVA non nasce come una utility finanziaria qualsiasi, non nasce come un semplice soggetto di mercato: nasce come funzione pubblica territoriale, come strumento di autogoverno energetico, come leva di autonomia economica della Regione. Allora ci si chiede: ha ancora senso questa missione? La nostra risposta è sì, assolutamente sì. Forse oggi ha ancora più senso, perché nella crisi climatica e nella transizione energetica l'acqua alpina diventa una risorsa strategica ancora più importante. È esattamente per questo che noi pensiamo che la gestione dell'idroelettrico non possa essere ridotta esclusivamente a una competizione di mercato. Non è un bene qualunque. L'acqua non è una merce ordinaria, l'idroelettrico alpino non è un business neutro. Parliamo di territorio, di ambiente, di autonomia, di democrazia economica e sostenibilità. Allora ci chiediamo - ed è una domanda che mettiamo lì sul tavolo senza nessun tipo di preclusioni, aperti a suggestioni e a suggerimenti diversi - se la gara pura sia un modello che tutela questi valori: è il motivo per cui sosteniamo posizioni diverse da altri.
Noi riteniamo che una liberalizzazione totalmente aperta rischi di indurre una perdita di controllo territoriale, di finanziarizzazione della rendita, di decisioni prese fuori dalla Valle d'Aosta e di riduzione della nostra capacità di indirizzo pubblico. Ovviamente non è semplice, sappiamo benissimo che il tema dell'in-house è complesso, come ha ricordato il consigliere Perron, è un tema delicato, su cui si innestano normative diverse, di cui sarà importante capire qual è quella dominante, o quella meno incisiva. Sappiamo che al momento CVA non risponde alle caratteristiche di un modello in-house, che esistono dei vincoli europei, dei requisiti giuridici, delle questioni societarie, dei problemi di tipo industriale e dei problemi di governance.
Noi semplicemente diciamo: lavoriamo insieme. Se questa sarà la linea - e noi, rispetto all'autonomia valdostana, crediamo che questa sia la linea, cioè quella di sviluppare e capire come sia possibile il punto di CVA come società in-house - bisognerà studiare il modo perché questo possa essere reso possibile. Se la linea scelta da questo Consiglio sarà un'altra, si studierà il modo perché l'altra linea sia resa possibile, cioè l'approccio che noi vogliamo è un approccio costruttivo in cui tutto il Consiglio possa dire la propria e poi decidere, perché la democrazia dice questo, che a maggioranza si fa quello che il maggior numero di Consiglieri ritiene che sia da fare. Secondo me, dobbiamo farlo senza ideologie, senza slogan, senza posizioni di parte, eccetera, e anche chiudendo un po' il passato, cioè va bene, possiamo attribuirci meriti, non meriti, ma basta, è da adesso in poi. Abbiamo portato a casa un grande risultato? Speriamo e confidiamo che in termini brevi da Roma ci ritorni la palla, ma noi sappiamo già adesso che tornerà, perché, se non tornasse, sarebbe veramente un paradosso totale.
Allora dico: non aspettiamo neanche che da Roma torni, incominciamo già a lavorare, perché possiamo farlo. Incominciamo a lavorare e a confrontarci per arrivare in fretta a una soluzione, perché il 2029 è vicinissimo e anche dal momento in cui andiamo ad approvare la legge non è che finisce lì, perché poi bisogna mettere in piedi tutto quello che la legge prevede, quindi i tempi sono strettissimi. Io sono sinceramente preoccupato. Allora guadagniamo minuti e utilizziamo questo Consiglio prima di tutto per un confronto, dopodiché per incaricare chi è competente, più competente di tutti noi - e non voglio offendere nessuno, ovviamente, parlo di me, "più competente di me" - per andare a studiare la soluzione che qui in questo Consiglio si decide di portare avanti. Questa è l'unica cosa che noi chiediamo, semplicemente, senza nessun tipo di polemiche e soprattutto basta, senza guardare indietro nel passato, eccetera. Facciamo lavorare questo Consiglio come dovrebbe lavorare, con un bel gruppo che, alla fine della fiera, sottostà alle decisioni della maggioranza.
Come ha detto il collega Viérin, facciamo politica, perché questa è una scelta politica determinante per il futuro della nostra Regione.
Président - Le collègue Lattanzi a demandé la parole.
Lattanzi (FdI) - Io voglio sottolineare due miracoli. Oggi il collega Manfrin che deve essere d'accordo con il collega Guichardaz e io esprimo l'accordo con il collega Torrione, che ha finito il suo intervento. Due miracoli, non c'è più la politica di una volta.
È proprio dalle sue ultime parole che io partirò per dire che intanto ringrazio tutti i colleghi che hanno voluto intervenire e dare il loro contributo, perché, credetemi, ho ascoltato con attenzione, è una materia che mi appassiona, come a molti di noi, e da tutti ho portato a casa uno spunto, una visione. In particolare certamente mi è piaciuto molto che tutti abbiano sottolineato il passo importante che oggi si compie, ma con altrettanta consapevolezza ci portiamo a casa anche la necessità di lavorare insieme per i prossimi dodici mesi, anzi, sono d'accordo, prima possibile per il completamento di questa partita, assolutamente complessa.
Presidente Aggravi, la ringrazio per la sua relazione, perché è stata decisamente interessante e costruttiva, così come ho apprezzato anche le parole del collega Viérin, che ha ricordato che questi sono percorsi lunghi, complicati, difficili, non fanno parte di una legislatura, ma di decenni di battaglie, di lotte, di chi è stato prima di noi qui e di chi ci sarà nei prossimi anni, anche perché proprio di anni - diceva il collega Zucchi - dovremo parlare per questa partita così importante del nostro petrolio, perché di questo stiamo parlando: la nostra acqua.
Ho apprezzato anche l'intervento del collega Baccega, che ha riportato un attimo l'aula alla realtà. Sì, non è riuscito a non bisticciare con qualcuno, proprio ha finito a discutere con Fulvio, ma ha riportato il senso del dibattito alla costruttività e alla positività.
Non si vuole negare che un allineamento politico, un'affinità politica con chi governa a Roma possa favorire o accelerare i processi, perché, se negassimo questo, negheremmo il senso stesso della politica. È evidente che ci sono stati nel passato Ministri più attenti, Ministri meno attenti, momenti più complicati della vita del Paese, dove a Roma magari erano molto più distanti, o molto più vicini a noi. Non si vuole negare questo, ma anche questo provvedimento oggi, che inizia un percorso, ci dice una cosa sola e con questa vorrei concludere questi pochi secondi: la storia non la fanno le singole persone, ma la fanno le comunità. Mi aggancio a quello che diceva il collega Viérin. La fanno le comunità che si uniscono e vanno verso la direzione del loro progresso, ricordando la propria storia e avendo piena consapevolezza del loro presente.
Io sono convinto che qui da soli nessuno va da nessuna parte e sono convinto che questo Consiglio, le Commissioni competenti e la Giunta, che ha la responsabilità di rendere attuabile questo percorso, abbiamo tutti una grande responsabilità nei confronti dei Valdostani. Ringrazio tutti i colleghi che hanno voluto intervenire e anche a quelli che sono rimasti in silenzio e che sono sicuro però che la pensano come noi.
Président - Le collègue Marguerettaz a demandé la parole.
Marguerettaz (UV) - Una discussione sicuramente interessante, dove tutti hanno potuto dare una propria rappresentazione. Vedete però io mi metto anche un po' nei panni di coloro che ci guardano da fuori. È da stamattina che stiamo discutendo e probabilmente, se qualcuno guardava e ascoltava un po' l'andamento del Consiglio, diceva: "Qui sarà un disastro, chissà come andranno le votazioni", invece tutti favorevoli. Tutti favorevoli e siamo riusciti a fare una discussione infinita. Probabilmente, come si suol dire, la grammatica della politica è diversa rispetto alla grammatica che c'è fuori, perché ognuno ha voluto manifestare il suo voto favorevole, ma con dei distinguo infiniti e sostanzialmente dicendo che questa norma di attuazione, sì, va bene, ma si poteva fare meglio. Lo dico anch'io che si poteva fare meglio. Se qualcuno mi dice: "Questa è la migliore norma di attuazione - la bozza - possibile", certamente no. Se avessimo dovuto scrivere in solitudine la norma di attuazione, avremmo scritto ben altro. Signori, è sufficiente andare a vedere quello che abbiamo scritto negli anni nel DEFR, che il nostro obiettivo è quello di avere una gestione che continua con la concessione alla Compagnia valdostana delle acque, non c'è bisogno di fare dei trattati, ma - lo ha detto bene il collega Martinet - noi nel tempo dobbiamo adeguarci alle norme che hanno un'evoluzione.
Ora faccio un piccolo inciso. Ogni qualvolta a livello italiano abbiamo avuto dei Governi, tra virgolette, "tecnici", la Valle d'Aosta ne è uscita in sangue. Abbiamo avuto i Governi Monti - ve lo ricordate? - il "Salva Italia" e il "Cresci Italia". Salva Italia e Cresci Italia, però la distruzione della Valle d'Aosta. La nostra autonomia finanziaria è stata fortemente penalizzata. Poi è arrivato Draghi, altro salvatore della patria, e con l'accordo del PNRR noi siamo finiti in questa situazione, perché, se andiamo indietro e ricordiamo le norme di attuazione, o lo schema del 2019, poi dobbiamo capire che cosa è successo dopo. Quello schema era totalmente in contraddizione con le norme che lo Stato italiano ha negoziato con l'Unione europea per i finanziamenti del PNRR.
Se noi non mettiamo in chiaro questa situazione, rischiamo di dire, come ha detto qualcuno: "Avete fatto una negoziazione al ribasso". In politica non è che si porta a casa il meglio, si porta a casa quello che si può. Allora io credo sia profondamente ingiusto dire: "Voi avete rinunciato alle rivendicazioni dell'autonomia". Cosa stiamo dicendo? Noi abbiamo negoziato e abbiamo trattato per fare che cosa? Attenzione, questo dobbiamo anche dirlo. Qualcuno ha detto: "una svolta epocale", in realtà, pur valorizzando il lavoro che è stato fatto, ci siamo portati a casa le competenze che le Regioni a Statuto ordinario hanno, quindi noi con questa norma di attuazione possiamo fare quello che… è vero che siamo riusciti a inserire qualcosa di innovativo, poi andremo a vedere se si può o non si può, io sono d'accordo, analizziamo questo dossier.
Quando si fa politica, si cercano le relazioni migliori per portare a casa il risultato. Noi questa mattina abbiamo ricordato l'onorevole Bressa, ma l'onorevole Bressa noi l'abbiamo messo, collega Guichardaz, perché aveva un percorso come sottosegretario agli Affari regionali, incardinato nel PD quando governava il PD. Nella Commissione dei sei hanno messo, a Bolzano, Urzì, esponente di Fratelli d'Italia, che lei quindi venga a dire che qua noi stiamo facendo del mercimonio mi pare che faccia un torto non alla nostra intelligenza, ma alla sua intelligenza, perché è ovvio che si cercano delle relazioni con coloro che hanno la possibilità di interloquire con i vari uffici. Quello politico è un dialogo che, quando in qualche modo qualcuno dice, qualcuno rivendica… è chiaro che in politica ognuno rivendica quello che vuole, ma vale esattamente il contrario, perché io in quest'aula ho anche sentito delle frasi diverse, dire: "Senza di noi non farete nulla", che esattamente fa il pari con "Grazie a noi abbiamo fatto tutto". Nel mondo c'è un dialogo e si può fare tutto con tutti, dopodiché, collega Torrione, giustamente lei dice: "Parliamo del futuro". Non sono mica io che ho ricordato la bozza del 2019, dicendo che quello era… guardi alla sua destra. Perché io ho buona memoria e allora, se qualcuno mi ricorda il passato, io vado oltre al 2019, sa, Torrione? Vado nel 2000. Sa cosa è accaduto nel 2000? Nel 2000 c'è stato un provvedimento di legge che si chiamava: "Interventi per l'acquisizione di partecipazioni in società di produzione, distribuzione e vendita di energia elettrica", cioè il provvedimento che ha dato il "la" all'acquisizione del ramo d'azienda di Enel.
In realtà la Valle d'Aosta si era già occupata di energia elettrica, perché precedentemente aveva comprato tutto l'asset dell'Ilva, quindi i terreni dove oggi c'è l'insediamento industriale, ma anche l'ICE (l'Ilva Centrali Elettriche), che produceva 300 milioni e con il ramo d'azienda siamo andati a 3 miliardi di kilowatt. Sa chi si è astenuto su questo provvedimento, che lei giustamente ha detto lungimirante? Magari li conosce. Uno si chiamava Beneforti, l'altro Curtaz e l'altro Squarzino, si sono astenuti. Allora, rivendicazione per rivendicazione, questa è un'operazione che è targata Union Valdôtaine, con i suoi alleati e chi oggi fa un ragionamento di prospettiva allora non dico più "coniglio, coniglio", ma si astiene. In allora poi qualcuno ha votato anche contro, però è inutile fare delle grandi disquisizioni, noi oggi stiamo parlando di progettualità che l'Union Valdôtaine ha portato avanti e oggi, come allora, difendiamo le nostre prerogative; oggi, come allora, cerchiamo di dare una prospettiva alla nostra ricchezza principale.
Direi quindi che, da un lato, prendiamo atto del fatto che tutti approvano questo schema di bozze di attuazione, che speriamo venga approvato in tempi brevi dal Consiglio dei ministri, ma sappiamo tutti che questo non è un punto d'arrivo, ma è solo la partenza.
Ricordo però, sempre riferito all'ultimo intervento del collega Torrione, che, se era presente nell'audizione in I Commissione, dei vari dirigenti, avrà sentito dire dall'ingegner Maddalena che è da tempo che ci stanno lavorando. Quello che lei ha chiesto il suo ufficio lo sta già facendo. L'ingegner Maddalena ha detto: "Noi abbiamo già elaborato diverse proposte, che ovviamente dovranno essere poi confrontate con gli indirizzi politici". Non siamo a un punto zero. C'è un'attività che è in corso, che il Governo regionale e le sue strutture da tempo hanno messo in evidenza. Diciamo quindi che, oggi come oggi, tagliamo un traguardo, ma nella consapevolezza che ci sarà un percorso importante.
Faccio un inciso anche lì, che è riconducibile alla discussione in Commissione, per qualcuno che ci dovesse ascoltare e dicesse: "Ma se fosse poi realizzata la quarta via, quella che il ministro Fotti ha indicato?", ovvero la possibilità di avere delle proroghe, a fronte di investimenti, questa norma di attuazione non lo impedirà, nel senso che quel provvedimento sarà un provvedimento che varrà per tutti. Non sarà un obbligo, quindi ci sarà la possibilità di farlo, ma, se ci fosse questa possibilità, io credo che da parte dell'Amministrazione regionale se ci fosse… guardo il collega Zucchi: essere ottimisti non è un peccato.
Sicuramente sarà difficile, ma, da un certo punto di vista, non credo che possa dirsi impossibile, anche perché qualcuno che mi ha preceduto lo ha detto, credo fosse il collega Jordan: siamo l'unica Nazione che mette a bando, grazie a Draghi… l'ho detto prima: i Governi tecnici per noi sono un'iattura, ma, grazie a Draghi, noi abbiamo questo tipo di percorso. Se ci fosse quell'opportunità, quindi, tranquillizzo perché la collega Forcellati aveva questi dubbi, non è precluso. Qualora vi sia questa possibilità, la analizzeremo con attenzione. Lei, consigliere Zucchi, che ha i santi in paradiso, proceda.
Président - La parole au collègue Sorbara.
Sorbara (FI) - Presidente, colleghi, sono entrato da poco in questo Consiglio e porto qui un impegno semplice, ma per me molto chiaro. In Valle d'Aosta l'acqua non è una risorsa come le altre, è un bene pubblico, è parte della nostra identità ed è ciò che ha reso possibile una parte importante dello sviluppo economico della nostra Regione. Proprio per questo, quando parliamo di concessioni, non stiamo parlando solo e soltanto di contratti o di numeri, ma di come viene riconosciuto e restituito un valore che nasce dal territorio e appartiene ai Valdostani.
La domanda che mi pongo e che credo dobbiamo porci tutti è semplice: il valore generato dall'acqua della Valle torna in modo adeguato alla nostra comunità? Perché, se questa risorsa è pubblica, allora il beneficio non può essere solo indiretto o parziale, ma deve essere concreto e percepibile dai cittadini. Il mio impegno oggi è quello di sostenere un principio chiaro: ogni concessione deve garantire un ritorno reale al territorio non solo attraverso canoni, ma anche attraverso strumenti che si traducano in vantaggi per l'intera collettività. Non si tratta di contrapporre pubblico e privato, né di mettere in discussione chi investe e produce. Si tratta di riequilibrare un rapporto tra una risorsa che tutti e, quando dico: tutti… e il beneficio che da essa deriva, per questo credo sia giusto lavorare su meccanismi più trasparenti e più diretti di restituzione del valore valdostano. Questo è il mio impegno in questo Consiglio: fare in modo che le scelte sull'acqua restino sempre ancorate a un principio semplice e non negoziabile, che è quello del bene comune.
Président - Le collègue Carrel a demandé la parole.
Carrel (ADC) - Credo che intervenire dopo una lunga discussione su un tema che è sicuramente stato oggetto di diverse iniziative, guardo soprattutto i colleghi di AVS, perché già nella scorsa legislatura, come Pour l'Autonomie, insieme ad AVS avevamo portato questo tema più e più volte in quest'aula, oggi sia difficile, ma credo sia opportuno.
Collega Marguerettaz, anche noi siamo d'accordo e voteremo - ma questo credo che non lo abbia mai messo neanche minimamente in dubbio - questo schema di norma di attuazione. Lo facciamo ricordando però che è frutto di almeno un Governo e mezzo a livello nazionale, di almeno tre Governi a livello regionale e di almeno tre/quattro membri delle Commissioni paritetiche. Non è il risultato di un Governo, non è il risultato di una Commissione paritetica. Credo che lo abbia ben detto politicamente il consigliere Viérin e mi aggrego alle sue considerazioni politiche, che hanno riportato la bagarre che si stava creando a un altro livello e penso che questo sia il modo corretto per agire.
In I Commissione - lo ha ricordato il collega Marguerettaz citando esclusivamente la risposta del dirigente Maddalena - ho fatto una sola domanda: come siamo messi con la norma che verrà a seguire, quindi come stiamo dal punto di vista tecnico sulla norma che dobbiamo andare a elaborare da qui a dodici mesi, perché questo è il modo concreto, pragmatico che ci piace portare in Consiglio regionale. Dove vogliamo andare? Bene, oggi con questo Consiglio regionale, avremo lo schema di norma di attuazione. Ci auguriamo e diamo già per assodato, così evitiamo nuovi congressi per poterci dare la notizia, che di fatto da Roma i tempi siano celeri. Una volta che avremo questi tempi celeri e quindi avremo questa norma di attuazione, cosa facciamo come Regione Valle d'Aosta? L'ufficio competente ci ha detto che già ci stanno lavorando, immagino che già tutti i Consiglieri di maggioranza abbiano una bozza del testo su cui iniziare a lavorare, su cui discutere. Ci auguriamo che possano aprire la discussione, ovviamente, prima in maggioranza e quanto prima anche all'intero Consiglio. Siamo a disposizione proprio per confrontarci in quest'ottica, perché dodici mesi passano in fretta e dodici mesi sembrano tanti ma sono pochi, anche perché andiamo verso le elezioni politiche, andiamo verso il 2027 e il 2029, quando scadono le concessioni, non mi stancherò mai di dirlo, è dietro l'angolo ed è una sfida di questa legislatura che non possiamo assolutamente rimandare. Ci troverete qui pronti al dialogo, come sempre. Siamo soddisfatti di questa norma che andiamo ad approvare, ma siamo preoccupati perché il tempo stringe e ammettiamo che la situazione politica che si è venuta a creare non ci tranquillizza, ma l'obiettivo è avere una norma quanto prima con paletti chiari per poter agire prima del 2029 nel modo migliore, nell'interesse delle acque valdostane, che sono il patrimonio più prezioso che questa Regione in questo momento ha.
Président - La parole au collègue Viérin Marco.
Viérin M. (CA) - È stato detto già tanto su questa norma di attuazione e riteniamo che anche su questa norma un obiettivo raggiunto da tutti, quindi da tutto il Consiglio, sia certamente molto importante, soprattutto in funzione delle prossime scadenze delle concessioni idroelettriche. Si tratta di un tema che va affrontato con attenzione perché incrocia ancora la disciplina europea e per la nostra comunità è altresì un valore aggiunto a 360 gradi: tutela del territorio, sicurezza energetica, ricadute economiche e sociali.
Come ribadito da altri colleghi, sarà quindi fondamentale una legge specifica - in ultimo l'ha menzionato anche il collega Carrel - che dovremmo approvare entro dodici mesi dall'entrata in vigore del decreto, come previsto dall'articolo 3, comma 3, e specificatamente rispetto alle lettere a), b), c) e d). Anche se la lettera d), come citata soprattutto da AVS, è purtroppo un passaggio più difficoltoso da attuare, secondo il sottoscritto, perché la possibilità di utilizzarla sarà di difficile concretizzazione, perché l'in-house è assoggettato a numerosi e rilevanti vincoli o paletti, come poi anche il collega Torrione ha fatto trasparire dal suo ultimo intervento. Se poi questi rilevanti vincoli o paletti non creano dei grossi problemi e riusciamo a esplicitare anche quella possibilità, ben venga.
La situazione in essere potrebbe anche modificarsi nei prossimi mesi con l'avvento di una deroga statale o di un accordo fra Stato e Comunità europea, citato anche dal collega Marguerettaz, che potrebbe anche agevolare le nostre decisioni sulle concessioni idroelettriche per giungere a una migliore ricaduta sulla nostra comunità. Dobbiamo avere un approccio pragmatico senza prenderci nel gioco delle parti, perché, se ci prendiamo nel gioco delle parti, non faremo un gran lavoro nel prossimo futuro. Su una materia così strategica non possiamo permetterci né slogan né scelte provvisorie. Questa è una materia complessa, si dovranno definire scelte solide e concrete, ma soprattutto realizzabili. Oggi è un altro passo di rafforzamento della nostra autonomia, come diceva il collega Viérin Laurent. Spetterà a questo Consiglio regionale cercare di non dividersi, ma bensì di definire la migliore applicazione delle opportunità per il futuro della nostra comunità. Certamente quindi il gruppo Centro Autonomista voterà a favore di questa norma.
Président - Le collègue Centoz a demandé la parole.
Centoz (PD-FP) - In realtà, effettivamente, diventa difficile, dopo il dibattito di oggi, aggiungere cose, diciamo così, nuove rispetto al dibattito.
Due considerazioni avendo sentito i colleghi intervenire: la prima è sui Governi tecnici. Sono d'accordo con lei che i Governi tecnici, ovviamente, non sono il massimo, bisognerebbe chiedersi però perché arrivano i Governi tecnici, quindi poi uno dovrebbe capire perché e quando. Ringrazio anche il collega Marguerettaz perché ha fatto una cronistoria che io non ricordavo e che quindi è stata anche utile dal mio punto di vista.
Nel confermare però quanto ha già detto il mio Capogruppo, cioè che noi voteremo a favore di questo schema di norma di attuazione, volevo evidenziare come in questo caso, ma è già stato detto, gli elementi importanti sono non solo che noi finalmente possiamo fare la nostra legge, perché appunto non avevamo la competenza da questo punto di vista, ma è stato inserito un elemento in più che non c'è nelle altre Regioni a statuto ordinario e cioè appunto quella famosa società in-house, che sta tanto facendo discutere un po' tutti, ma che comunque è un elemento in più e che riguarda un ampliamento dell'autonomia rispetto alle altre Regioni.
Poi, giustamente, potrà essere utilizzata, non utilizzata, sarà fattibile, non fattibile, lo vedremo nelle discussioni che si vedranno successivamente, ma, dal punto di vista strettamente dell'ampliamento dell'autonomia della nostra Regione, è sicuramente un passo avanti, su questo quindi credo che tutti dobbiamo essere soddisfatti.
Peraltro gli elementi che sono stati aggiunti o modificati tra il primo e il secondo turno - passatemi la semplificazione -, cioè la necessità di un provvedimento di motivazione qualificata, è oggettivamente ciò che è prescritto sul codice dei contratti, è una specificazione mi pare abbastanza dovuta, quindi non la vedo come un appesantimento particolare ma come effettivamente una puntualizzazione per essere in linea con i principi del diritto eurounitario.
L'elemento che io avevo evidenziato, ma mi ha preceduto il collega Marguerettaz, in Commissione era proprio l'ipotesi di cui si è tanto discusso, cioè che finito il PNRR… perché abbiamo capito tutti che in vigenza del PNRR di proroghe non si può parlare, la Dirigente è stata molto chiara che tutto ciò che andava a evitare le gare, inserito in questa norma di attuazione, è stato prudentemente cancellato, tolto, eliminato, perché nella vigenza del PNRR noi abbiamo preso degli accordi da quei brutti Governi tecnici e questo ci impedisce di ragionare su delle proroghe.
Siccome però è un segreto di Pulcinella, cioè che la proroga sarebbe oggettivamente, nelle condizioni in cui siamo noi, un elemento vantaggioso, perlomeno da valutare con serietà, mi ero preoccupato di capire se la norma di attuazione potesse essere impedimento, perché di fatto la norma di attuazione che stiamo andando ad approvare, tolta la società in-house, prevede delle gare: la gara sulle concessioni, la gara sul socio privato, il partenariato pubblico-privato, comunque elementi che hanno a che fare con le gare. La Dirigente interpellata quindi ha dato delle assicurazioni. Io faccio notare che, se dovesse cambiare il quadro, arriva una nuova direttiva e all'articolo 1 c'è scritto: "Nel rispetto dell'ordinamento dell'Unione europea e degli accordi internazionali". Se quindi cambia la direttiva, evidentemente noi rientriamo in quel quadro. Se cambia la norma nazionale, noi facciamo riferimento all'articolo 3, specificatamente al decreto legislativo 16 marzo 1999, il famoso decreto Bersani. Probabilmente, se cambia il quadro nazionale, in qualche modo ne beneficiamo anche noi, però io avevo evidenziato come il riferimento puntuale a una norma nazionale, forse - dico forse perché non ho la certezza - poteva creare questo problema.
Evidentemente gli elementi che sono presenti in questa norma di attuazione, cioè le quattro vie che in qualche modo possono essere utilizzate per la riassegnazione delle concessioni, cioè le gare, società pubblica privata, le forme di partenariato pubblico privato e la società in-house, tutte hanno elementi positivi ma elementi negativi, perché chiaramente una gara può significare che CVA non vinca le concessioni o non vinca parte delle concessioni; il socio privato che entra nel capitale pubblico significa rinunciare a una parte di utili che in questo momento entrano nel bilancio regionale; il partenariato pubblico-privato lo vedo meno calzante in questo caso, ma ha delle sue problematicità e per la società in-house molti prima di me hanno evidenziato i problemi che comporta.
Tutti gli strumenti che in questo momento la norma di attuazione mette sul tavolo hanno quindi elementi positivi ma hanno elementi di criticità, che dovranno essere analizzati. L'auspicio che quindi faccio io nel ribadire appunto il voto favorevole del nostro gruppo è che la norma che verrà emanata successivamente dal Consiglio possa essere valutata ampiamente. Abbiamo dodici mesi davanti: siccome, com'è stato ricordato, gli uffici sono in fase avanzata e una bozza è già stata in qualche modo elaborata, da quello che abbiamo capito nelle riunioni in I Commissione, se in qualche modo questa bozza viene presentata nelle Commissioni competenti con un largo anticipo, con un buon anticipo, consente a tutti di fare dei ragionamenti in maniera più sensata.
Président - La collègue Minelli a demandé la parole.
Minelli (AVS) - Io ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi che si sono susseguiti in quest'aula da questa mattina, li ho trovati tutti interessanti e credo che ognuno di noi abbia portato un contributo a una discussione che io ritengo fondamentale e non credo neanche che fuori di qui si stiano chiedendo come mai tutta questa tiritera infinita per poi arrivare a un voto unanime, perché io credo che sulla questione della norma di attuazione sulle concessioni idroelettriche e sulla questione delle acque moltissimi Valdostani abbiano una reale attenzione.
Poi, certo, ci sono dei tecnicismi, ci sono delle parti che possono risultare un po' oscure, però io credo sia importante aver fatto questa discussione, come la si era fatta anche a gennaio del 2025 e credo che siano importanti anche - e lo saranno pure in seguito - i distinguo che sono stati fatti oggi e che immagino ci saranno nel prosieguo nel momento in cui si dovrà discutere davvero di quella legge, legge che però non abbiamo potuto cominciare a scrivere. Sì, è vero, ci è stato detto dagli uffici che un'attenzione, un lavoro è stato istruito, ma quella legge non poteva e non potrà, fino al momento in cui non diventerà decreto effettivo questo schema di norma di attuazione, essere scritta.
Questo passaggio quindi è un passaggio fondamentale. Poi, certo, si aprirà un'altra partita, ma senza questo passaggio, che abbiamo aspettato così a lungo… e ribadisco che è un tempo veramente lungo quello di sette anni per arrivare a questo, al di là dei passaggi di Governo, al di là dei Governi tecnici, al di là di tutto, c'è stato un ritardo e lo ribadisco, perché così è, soprattutto considerato che quello schema di norma di attuazione che noi avevamo visto nel 2019 non è cambiato del tutto, perché non è così. Ci sono state delle modifiche, delle modifiche che ho detto e ribadisco che sono per noi peggiorative, ma la sostanza è rimasta quella, c'è quindi un ritardo.
Dicevo che ho trovato interessanti tutti gli interventi e volevo soffermarmi su alcune questioni. Il collega Perron ha parlato e ha dato uno spunto interessante, che è quello legato alla questione della transizione energetica e credo che sia un tema questo che merita tutta la nostra attenzione. CVA - lo ha detto il collega, ed è vero - sta facendo un'importante azione per la transizione energetica a livello nazionale.
Noi sappiamo - e lo sappiamo perché esiste una legge precisa, che è la legge che ha istituito CVA: la n. 20/2000 - che l'impegno, la finalità, la mission di CVA è principalmente affrontare la transizione locale. Il piano energetico che abbiamo approvato nella scorsa legislatura, il PEAR, ci dice che i consumi energetici della Valle d'Aosta sono per oltre il 60% soddisfatti con fonti fossili. Le FER, le fonti rinnovabili, coprono a malapena il 40%. Si deve quindi lavorare concretamente per la Valle d'Aosta libera dai combustibili fossili al 2040, così com'è stato stabilito. Questo vuol dire che il 100% dei nostri consumi dovrà essere coperto attraverso le FER.
Quest'obiettivo, lo sappiamo tutti, deriva da quell'ordine del giorno del 2018, primo firmatario l'attuale presidente dell'Union Valdôtaine, Farcoz. Quell'obiettivo è riportato nel programma di legislatura del Governo Testolin, di questa legislatura, il Governo attuale. Noi crediamo che questo processo di decarbonizzazione debba essere guidato dalla CVA, che, per gli effetti di quella legge di cui parlavo prima, ha proprio questo compito, questa missione. Sulla questione della società in-house, certo, oggi CVA non lo è, lo sappiamo tutti, ma può diventarlo. È un tema sicuramente da approfondire in modo serio e documentato, bisogna capire come si può fare, quali sono i punti critici, quali sono le possibilità, quali sono le strade, capire in che modo trasformare CVA in una società che possa rientrare nelle caratteristiche che sono indicate in quel punto d). A noi - l'abbiamo detto più volte, lo ribadiamo - interessa che CVA operi per la comunità valdostana e per il suo fabbisogno energetico. Che non vuol dire… e io penso che non fosse rivolto a noi l'accenno del presidente Aggravi quando ci ha parlato del fatto che non bisogna dire che ci sarà un vantaggio e che i Valdostani potranno avere energia gratis. Questa è una cosa che noi non abbiamo mai detto, non abbiamo mai parlato di energia gratuita per tutti, ma di impegno proprio per questa transizione energetica.
Il collega Perron ha fatto un riferimento riguardo alla possibilità di trasformare questa società in una in-house, che potrebbe portare a un danno erariale. Ecco, io non ho capito bene a che cosa si riferisse, perché forse voleva dire un'altra cosa, non lo so, non ho capito, perché un danno erariale è una perdita, è un mancato guadagno che viene causato da un ente pubblico da parte o di dipendenti pubblici o di soggetti privati che agiscono con dolo, io non credo sia questo il caso.
Il presidente Aggravi ha detto una cosa che condividiamo e cioè che è il momento della definizione della legge quello più importante, è il momento più importante e che necessita di maggiore attenzione, poi ha detto che c'è un punto delicato che è proprio quello dell'assegnazione alle società in-house. Mi sembra che abbia detto a un certo punto: "È una possibilità prevista, ma è molto complessa" e poi ha detto: "L'in-house non deve corrispondere agli interessi della comunità, ma a quelli del suo azionista". Sì, ho capito bene. Io però rilevo che qui la comunità è rappresentata dalla Regione, che attraverso Finaosta è il socio unico di CVA. Se quindi la Regione non si identifica con gli interessi della comunità, allora, a mio avviso, dobbiamo discuterne e parlarne.
Sulla questione della gratuità dell'energia ho già detto. Lei dice che ci sono delle criticità e ha fatto riferimento anche alla questione della normativa europea, da cui non si può prescindere e ci ha detto che bisogna essere pragmatici. Sicuramente è vero, bisogna essere pragmatici, poi ha anche in qualche modo anticipato la sua visione riguardo a una delle possibili soluzioni. Le posizioni sono tutte legittime, quello che io credo sia assolutamente indispensabile è che venga fatto un serio lavoro di approfondimento da questo momento in poi per esplorare tutte quelle possibili soluzioni, nessuna esclusa.
Non credo neanche che sia corretto dire, come ho sentito dire al collega Marco Viérin poco fa, che l'opzione d) è comunque molto complessa, difficile, chissà se si può, se non si può. Io credo che, se sia stata mantenuta nello schema di norme di attuazione che adesso è in discussione - e mi auguro che sia così -, è perché la parte regionale su quello abbia tenuto la barra diritta, perché credo che quello sia l'elemento distintivo di questa norma di attuazione. Poi la norma di attuazione comunque ha una valenza statutaria nel momento in cui sarà approvata e diventerà decreto a tutti gli effetti, quindi è preminente rispetto ad altre norme nazionali a cui ho sentito fare riferimento.
Il collega Jordan ha parlato molto di quello che - non vedo il collega ma non importa - dovrà fare, deve fare il Governo italiano per quello che riguarda davvero la transizione energetica. Vero, ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte. Dobbiamo fare la nostra parte e potremmo diventare anche un esempio, un progetto pilota per il raggiungimento non dell'indipendenza energetica ma della nostra autonomia energetica e io credo che questo sia un elemento estremamente importante.
Abbiamo poi sentito il collega Martinet dirci che abbiamo, o che ho io, una concezione particolare del principio pattizio e che liquidiamo le cose dando la colpa all'Union Valdôtaine del ritardo. Io faccio riferimento alla questione che comunque chi ha portato avanti in questi anni questa norma e chi era al Governo non eravamo di certo noi e non eravamo neanche in Paritetica.
Tra l'altro, io ho fatto anche un'interrogazione per sapere quante volte la Commissione paritetica si era riunita dal momento in cui c'era stata quest'introduzione anche del collega Marguerettaz ed era stata ricordata in aula come una scelta che denotava una grande fierté autonomiste. Sono state tre le riunioni, così mi è stato detto. Ora io non so se in quelle tre riunioni sia stato possibile far sentire in maniera molto forte il ruggito del collega Marguerettaz, però, se ascolto quello che ha detto il collega Marquis e quello che ha detto il collega Baccega, abbiamo dovuto aspettare che arrivasse Gasparri o qualcun altro per riuscire a sbloccare la situazione. Vi dovete quindi mettere anche un pochino d'accordo in maggioranza. Al di là di tutto questo, io credo davvero che sia corretto guardare al futuro, come ha detto il collega Torrione, com'è stato ribadito da altri, senza dimenticarsi di come si è arrivati fino qui, di quello che è stato il passato.
Il collega Marguerettaz fa riferimento a leggi del 2000. Possiamo andare indietro nel tempo, ricordare di tutto e di più, ci sono senz'altro degli elementi all'interno di quella legge che potevano essere votati, altri no. Io non ho contezza in questo momento di che cos'è successo. Quello che so è che noi abbiamo comunque fatto un lavoro, sottolineo, serio, che è stato quello, fin dal 2019, di insistere perché si andasse in questa direzione. È stato un voto unanime, quello di quella mozione che ha dato il via alla norma di attuazione, bene. Oggi si arriva a un voto unanime, bene, ma in mezzo, da lì a qui, ci sono state tante cose, ci sono anche stati dei momenti complessi, ci sono stati dei testi che erano migliori rispetto a questo. Adesso si arriva qui, all'interno di questo testo c'è quel punto d) che, per quello che ci riguarda, è il distinguo che ci permette di votare serenamente questa norma di attuazione, ma giustamente, com'è stato detto, non è un punto di arrivo, è una seconda parte di un lavoro importante, che non ci potrebbe essere se non ci fosse stato il resto e se non ci fosse oggi la norma di attuazione, però la proposta di legge che, come abbiamo sentito perché abbiamo ascoltato molto bene l'ingegner Maddalena, ha iniziato a essere elaborata da parte degli uffici non vorremmo che diventasse poi a un certo punto il testo che ci viene portato qui dicendoci: "adesso questo è" e si arriva sostanzialmente a una ratifica, che ovviamente avrà avuto un passaggio in maggioranza e non in tutto il Consiglio. Perché purtroppo fino adesso le cose sono successe in questo modo, noi della norma di attuazione, delle sue evoluzioni, dei cambiamenti e delle modifiche non abbiamo mai saputo niente, io non so se in maggioranza ne hanno saputo qualcosa, spero di sì. Sta di fatto che, per quello che riguarderà la legge, auspichiamo vivamente che tutto il Consiglio regionale possa dare il suo contributo.
Da parte nostra avevamo presentato anche, molto tempo fa, una mozione per chiedere che quel lavoro di approfondimento, al di là dell'approvazione della bozza di norma di attuazione, si facesse perché il tempo per cominciare a ragionarci, a lavorarci, a confrontarci c'era. Si è risposto: "no, aspettiamo", aspettiamo, poi faremo dopo. Qui facciamo sempre dopo. Giusto? Sbagliato? Non lo so. So che si potrebbe lavorare anche nel frattempo e forse riuscire ad avere degli elementi utili a tutti. Da parte nostra abbiamo cercato già di fare degli approfondimenti e per quanto riguarda l'opzione che noi riteniamo migliore, vale a dire questo famoso punto d), l'affidamento delle concessioni in-house, abbiamo visto che esiste la possibilità di farlo senza degli stravolgimenti eccessivi. Ci metteremo a disposizione, se ci sarà la possibilità di discutere di tutte le varie opzioni all'interno di una Commissione, all'interno dell'aula, non lo so, ma io credo che sarà una cosa utile. Davvero spero questa volta che non dovremo arrivare fra nove mesi, otto mesi, dodici mesi a veder arrivare qui un testo su cui diciamo "sì", "no" e ci aggiustiamo per il resto.
Presidente - Ci sono altri interventi? Pongo in votazione lo schema… Ah, Perron. Prego collega.
Perron (LEGA VDA) - Al volo per una considerazione finale. Va beh, la prima proposta di metodo da qui in poi, visto che mi pare che siamo tutti d'accordo… suggerirei che, appunto da adesso in poi, magari potrebbero essere le Commissioni I e IV congiunte, possano riunirsi nei prossimi mesi, nelle prossime settimane, appena si può, per appunto approfondire tutti gli aspetti tecnico-giuridici che riguardano… guardavo i Presidenti, I e IV Commissione, è un suggerimento, una proposta di metodo, proprio perché penso che conveniamo tutti che sia necessario guardare le ipotesi e valutarle una dopo l'altra sia sugli aspetti tecnici che giuridici che economici. Perché, giustamente, attenzione, qua sentivo prima dire: "scegliamo una strada e poi la dettagliamo", non è che funziona così, è esattamente il contrario, prima capiamo tutte le strade quali possono essere e poi la scegliamo.
Poi, se AVS ha già deciso che la strada è quella dell'in-house, sappiamo benissimo, è la vostra posizione politica. Io l'avevo capito mesi fa, giustamente la portate avanti, vedremo chi la porta avanti con voi, vedremo con che modalità, ma è legittimo, è la vostra proposta politica, l'avete finalmente tirata fuori adesso. Io posso dire che l'avevo capito mesi fa che si andava lì… l'avete detto, benissimo, lo diranno anche gli altri che sono d'accordo, giustamente. Noi abbiamo già espresso il nostro parere forte e chiaro…
(intervento della consigliera Minelli fuori microfono)
…se vuole, può reintervenire, però… ecco, mi ha citato, quindi adesso anch'io provo a risponderle sul punto, nuovamente, sulla questione in-house. Quando dico "danno erariale", significa che, se attualmente abbiamo una società pubblica che non ha direzione e coordinamento, checché voi ne diciate, c'è una legge chiarissima, una società pubblica che risponde a Finaosta, che a sua volta, quella sì, è una in-house, ma abbiamo una società pubblica, che però agisce sul mercato. Io non so il vostro concetto di pubblico sembra che sia: pubblico uguale decidiamo noi da qua cosa la società deve fare. Non è così, è una società pubblica, è una maniera molto sovietica di vedere le cose e va benissimo, ognuno ha i suoi riferimenti. Se abbiamo una società pubblica che però agisce sul mercato e quindi consente alla Regione dei rientri di utili che sono quantificabili in "tot" milioni di euro all'anno e quelli - noi diciamo vivaddio - sono quelli che dobbiamo tutelare, perché a noi interesserebbe redistribuire meglio quei soldi. Abbiamo presentato i buoni di benzina, abbiamo presentato la questione degli asili, eccetera. Noi siamo sicuri che sapremmo fare meglio di questa Giunta la redistribuzione di utili di quel tipo e abbiamo presentato delle leggi. Congruentemente ci vengono bocciate, va benissimo. Un giorno, se dovessimo mai essere da quella parte della barricata, proveremo a mettere in pratica queste cose, questa quindi è la visione.
Se invece l'in-house, che prevede che il fatturato della società vada all'80% al socio che affida il servizio… va bene? Qui stiamo parlando di fatturati… CVA nel 2024, l'ho preso dal telefono al volo ora, ha un fatturato di 1,41 miliardi di euro, mi spiegate…
(intervento della consigliera Minelli fuori microfono)
…però mi deve ascoltare, collega Minelli, perché sennò poi mi chiama in causa, le rispondo e non mi ascolta.
Come si fa a quel punto, se avessimo una in-house - noi ripetiamo: secondo noi, non solo è meglio assolutamente non farla, ma nemmeno è fattibile, comunque lo vedremo - come fa la Regione in quel caso ad avere l'80% se il fatturato è 1,41 miliardi di euro e gli va l'80%, che è 1,12 miliardi? Come fa la Regione a utilizzare 1,12 miliardi di euro in quella direzione? Non è energia che va a tutti i cittadini valdostani, a tutte le imprese. Magari fosse quello, siccome c'è un mercato dell'energia… ecco perché la società vende un po' dove le pare e fa i soldi e ci ritornano: nazionale, europeo, se vale la transizione energetica, noi siamo la Nazione italiana, chiaramente l'energia favorirà i dati italiani sulla transizione energetica, perché l'idroelettrico andrà a finire nel computo delle emissioni in meno sulla Nazione italiana. Noi non ci vediamo nessun problema, poi, se volete fare la nazione sovrana valdostana, guardate, siamo anche contenti noi sul resto, però purtroppo qui il concetto è nazionale.
La transizione energetica quindi avviene a livello nazionale, se non è computata in Valle, ma chi se ne "frega", è computata sul territorio nazionale. Quando poi andiamo dall'Unione europea, che a voi piace tanto, porteremo i dati e vedremo che delle emissioni sono in meno, perché giustamente l'Italia usa l'idroelettrico anche nostro: quello è il punto. Se a quel punto, se noi avessimo una in-house e non potessimo più giovarci di queste decine di milioni di euro che ci rientrano nel bilancio riguardo a questo tema, quello sarebbe un danno gigantesco e noi non ce la sentiamo minimamente di prenderci una responsabilità di questo tipo, questo deve essere chiaro. L'in-house prevede l'utilizzo dell'80% al socio che affida il servizio, è quello il problema, quindi dovremmo per forza tagliare, spacchettare: questo è il punto.
Noi quella cosa non ce la prendiamo sicuramente in mano. Vediamo che cosa farete, è una proposta vostra da tempo, vedremo che cosa c'è sul tavolo. Ripeto: ripropongo una riunione di Commissioni in modo congiunto, potrebbero essere la I e la IV, abbiamo vari mesi di lavoro di fronte e nelle Commissioni si chiederanno i pareri, si faranno le audizioni, si chiamerà chiunque si voglia. Penso che le Commissioni non chiudano la porta a nessuno, sentiremo tutti i pareri che i Commissari legittimamente vorranno chiedere e avremo sul tavolo un ventaglio di opzioni: questo penso che sia il modus operandi che dobbiamo mettere sul tavolo da qui in poi.
Per il resto, cosa volete che vi dica? Sul tema delle bollette gratis non era stata lei, collega Minelli, era il collega Marquis che aveva parlato di un taglio del 50%, anche legato a questa cosa della norma di attuazione. Aspettiamo una spiegazione, sennò, quando ci saranno le Commissioni, vedremo che cosa ha da dire. Il tema sull'in-house è proprio quello, significherebbe depauperare i grandissimi vantaggi economici che noi abbiamo del rientro e, appunto, del vantaggio economico che una società forte e performante a livello nazionale porta al bilancio della Valle d'Aosta. Qualcuno vuole tagliare lì? Mi pare che sia una cosa folle andare a segare le gambe dei buoi che tirano il carro, ma, se qualcuno vuole farlo, noi guarderemo ed esprimeremo la nostra opinione.
Esprimo già la dichiarazione di voto. Chiaramente voteremo questa norma di attuazione, ben consapevoli che è un inizio, l'abbiamo detto, è un quadro normativo, bene che si sia portato a casa, abbiamo fatto anche la nostra parte a livello nazionale, magari senza sbandierare tanto e andare sui giornali, però chiaramente l'abbiamo fatto, facciamo quello che si può fare, c'è un quadro europeo di un certo tipo e quindi questa è la direzione.
Spero di averle dato una spiegazione, collega Minelli, poi ci sarà altresì modo di parlarne ancora, appunto, per i lavori che ci aspettano per il futuro della Valle d'Aosta tra dieci, venti, trenta, quarant'anni.
Presidente - Da più parti mi viene chiesta la possibilità di fare una pausa. Se il collega Centoz è d'accordo, teniamo la prenotazione e facciamo 15 minuti di pausa.
La seduta è sospesa dalle 17:38 alle 17:58.
Aggravi (Presidente) - Colleghi, riprenderei la discussione sul punto. Ha chiesto la parola il collega Centoz, ne ha facoltà.
Centoz (PD-FP) - Non rubo troppo tempo, era soltanto per rispondere al collega Perron, che non vedo in aula, ma immagino gli verrà riportato.
Due cose: la prima è che queste discussioni sull'in-house, sulle gare e sulle possibilità che avremo successivamente, forse se le facessimo in Commissione e in qualche modo valutassimo concretamente quali sono i pro e i contro di ogni tipo di soluzione, sarebbe probabilmente meglio.
Mi premevano due cose: la prima è che il collega Perron ha parlato più volte di danno erariale. Ora, va bene, però proverei a fare un ragionamento un po' più ampio, cioè proverei a dire: immaginiamo che la Regione decida di seguire la via maestra, cioè il diritto europeo ci prescrive le gare e quindi la Regione fa le gare e immaginiamo che, a seguito delle gare, CVA perda le gare e quindi la Regione rimane con in mano una CVA che non ha le concessioni idroelettriche e ha un debito da ripagare anche abbastanza cospicuo. Allora mi chiedo: quello cos'è? Un danno erariale? Io credo che, quando si fanno delle valutazioni, si debbano fare in maniera… Buonasera collega Perron. Credo che debbano essere fatte in maniera un po' più puntuale rispetto alla situazione attuale.
È evidente che quando si parla di società in-house… e non voglio essere io quello che difende la società in-house, poi sembra che sono io quello che vuole la società in-house, no, sto semplicemente dicendo che, come ho detto prima, tutte e quattro le opzioni presentano profili positivi e grandi profili di rischio, tutte. Compresa ovviamente la società in-house, che mi sembra quella che ha più profili di rischio, scusate, ma il danno erariale proprio no, non lo vedo francamente, mi sembra oggettivamente impossibile.
La gara, appunto, crea forse più problemi da quel punto di vista, perché, se CVA non vince la gara, cosa facciamo? Io credo che questa discussione, che è una discussione secondo me che va fatta in maniera approfondita e che va fatta con cognizione di causa, la dovremmo fare in Commissione fuori dal dibattito politico che c'è stato in queste ultime ore e cercando di ragionare nello specifico di cosa significa scegliere uno strumento piuttosto che un altro, perché in questo momento - e ha ragione il collega Marguerettaz - lo strumento che ci tutela di più è la proroga della concessione a fronte di investimenti sul territorio, su cui ovviamente credo che molti siano d'accordo da questo punto di vista. Se però questa cosa non si può fare e se dobbiamo scegliere una delle quattro opzioni, tutte e quattro hanno dei rischi, ma, ecco, parlare di danno erariale mi sembra francamente eccessivo.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - È solo per ricondurre la discussione che è diventata troppo tecnica e troppo tranquilla… no, scherzo, accetto e colgo il richiamo gandhiano dei colleghi, trasversalmente dal collega Torrione al collega Viérin, al collega Lattanzi hanno richiamato a una discussione che non si occupi solo di polemiche di parte e altro, ma che faccia un dibattito sul merito.
Noi abbiamo un anno di tempo per fare un dibattito sul merito di questa norma. Io spero di sentire oggi, visto l'esito atteso del voto, che tutti quanti saremo coinvolti in questa partita, che, come ho ricordato, è una partita che non attiene solo a una maggioranza, all'odierna maggioranza, ma è una partita antica e che guarda ai prossimi quaranta o cinquant'anni. È utile e opportuno quindi che tutti ci si metta in un'ottica bipartisan e si trovi la migliore soluzione, che sia la soluzione comunque più opportuna affinché, come dicevo questa mattina, quest'importante risorsa, che è anche nostra, possa essere valorizzata a favore dei Valdostani, ma che possa essere anche tutelata e conservata perché è una preziosa risorsa nostra.
Spero anche che il dibattito dei prossimi mesi, delle prossime settimane sia un dibattito che abbia a cuore il destino del nostro patrimonio idroelettrico e anche il destino della Compagnia valdostana delle acque, che, come ricordava questa mattina il collega Viérin - ne faceva un po' una veloce cronistoria -, è anche quello un patrimonio di cui probabilmente dobbiamo ringraziare qualcuno e la lungimiranza anche di qualcuno che è stato capace comunque di guardare a uno sviluppo anche industriale di una risorsa che oggi, in un momento anche difficile da un punto di vista internazionale, diventa ancora più preziosa.
Approfitto solo di quest'intervento per dire una cosa al collega Marguerettaz, al quale voglio un gran bene, non solo perché siamo stati cinque anni insieme, ma perché mi è pure simpatico. Queste schermaglie tra di noi non hanno mai un fondo di astio personale nella maniera più assoluta.
Volevo però solo dirgli una cosa. Rispetto alla Commissione paritetica e in particolare rispetto a questi dossier, che sono i dossier più delicati, quando noi eravamo in maggioranza, collega Marguerettaz, abbiamo sempre votato senza…
(intervento di un Consigliere fuori microfono)
… guardi, adesso lasci stare Bressa, perché non risaliamo a sei-sette anni fa o non so cosa, perché sinceramente la logica con cui fu scelto Bressa, dopo la celebrazione di questa mattina, spero che sia la logica che risponda a tutte quelle cose belle che avete detto stamattina: la competenza, la professionalità, l'umanità e tutto il resto. Io personalmente non lo conoscevo, pur essendo, da quello che è stato raccontato come un fattore determinante per la sua scelta, di un certo tipo di estrazione politica. Noi, quando eravamo in maggioranza, abbiamo votato persone all'interno della Commissione paritetica sulle competenze e lo si può vedere anche tenendo conto delle competenze e tenendo conto magari anche della capacità di queste persone di interloquire.
Prima parlavo con il collega Marquis: se l'ho offesa per qualche ragione, magari chiedo scusa, ma il fatto che si siano comunque selezionate delle candidature… adesso, al di là del collega Marguerettaz, che è persona probabilmente anche capace di instaurare delle relazioni importanti da un punto di vista politico… però le persone all'interno della Commissione, io mi ricordo bene quando fu nominato il professor Marini, sapevamo benissimo che il professor Marini, tant'è che poi nella sua carriera ha fatto dei salti di qualità, è stato nominato consigliere politico, mi sembra, di Giorgia Meloni, poi è entrato in Corte costituzionale. Sapevamo benissimo che non era un "pericoloso comunista", eppure in quel momento a noi sembrava importante che venisse nominato all'interno della Commissione paritetica e votata persona con professionalità e anche con una capacità probabilmente di relazioni, perché io questa mattina non è che dicevo che bisogna essere assolutamente robotici nel pretendere e nel reclamare, nel rivendicare un'idea di autonomia e di autogoverno, ci vogliono anche probabilmente delle capacità di sapersi muovere.
Quando il professor Marini, se ben ricordo, è stato nominato in Corte costituzionale, è stato sostituito dall'avvocato Nunziata, mi sembra, e con i voti tra l'altro contrari all'epoca della Lega, perché veniva considerato… adesso non mi ricordo il dibattito quale fu, forse troppo inserito negli apparati romani, ma non me lo ricordo, però mi ricordo bene il collega Marquis, che all'epoca ne fu un grande sponsor, nel senso che votò l'avvocato o il professor Nunziata con estrema convinzione. Noi, non è che nel momento in cui venne fuori questo tipo di sponsorizzazione, di appoggio forte da parte del collega Marquis, ci ponemmo il problema di quale fosse la sua collocazione politica, perché? In quel momento, per varie ragioni, per curriculum, perché noi in quel momento guardavamo il curriculum. Lo stesso vale per la professoressa Randazzo, che fu eletta e nominata per la prima volta nel 2018, se non ricordo male, dalla Giunta Spelgatti, quindi fu inserita all'interno della Commissione paritetica e successivamente riconfermata da noi. Non è quindi che noi abbiamo fatto un'occupazione militare malgrado fossimo in 5 e nell'Union Valdôtaine fossero in 7, non era l'armata di adesso, di 12-13 componenti, non si sa bene come finirà questa cosa. Eravamo determinanti all'interno di una maggioranza, ma abbiamo sempre fatto un passo indietro rispetto a una Commissione paritetica che auspicavamo lavorasse solo ed esclusivamente nell'interesse di dossier strategici che prescindevano dalla collocazione politica. È poi di tutta evidenza che chi si muove meglio all'interno dei Ministeri, chi ha dei collegamenti, eccetera, magari può agevolare o può accelerare delle pratiche. Quello che dicevo questa mattina è che purtroppo la nostra Commissione paritetica e il nostro modo di vedere questo tipo di relazioni con lo Stato è sempre stato molto difensivo. Questo è un dato di fatto, cioè, se voi vedete la tradizione trentina e bolzanina rispetto ai negoziati e rispetto proprio alla storia stessa delle Commissioni dei Dodici, dei Sei… e lo vediamo anche dalla produzione di atti, che sono atti per i quali queste autonomie hanno sempre fortemente voluto, al di là poi di chi c'è adesso, di chi è stato messo strategicamente, eccetera, ma la storia racconta di una Commissione che è sempre stata non necessariamente di rottura rispetto a Roma, o rispetto a chi c'era a Roma, ma è sempre stata fortemente determinata nel rivendicare un'idea di autonomia che, purtroppo, per noi è un'idea di autonomia che si rifà alla gentile concessione magari del Governo che attualmente è in carica. Questo per dire che noi su questi temi, che sono temi che continueranno a riguardare la politica in modo assolutamente apartitico, ci siamo, ci saremo, speriamo che si riesca a trovare la migliore soluzione, perché oggi ho cominciato a sentir parlare di vari distinguo rispetto all'in-house, non in-house e tutto quanto, e che si riesca soprattutto in questa fase a individuare persone a prescindere dalla loro collocazione politica, perché, quando si redige una legge e questa legge deve diventare il punto di riferimento poi per la solidità legislativa, ma anche la solidità per i prossimi quaranta o cinquant'anni, devono essere le persone migliori, non quelli che magari vengono segnalati dai singoli partiti o l'amico dell'amico, no, devono essere le persone migliori perché devono essere persone che conoscono rigorosamente i meccanismi europei, che conoscono tutti i sotterfugi eventualmente per poter inserire all'interno… "sotterfugi" lo dico tra virgolette, non vorrei che poi questa cosa sia strumentalizzata… dico le malizie, non i sotterfugi: le malizie per poter inserire all'interno di questa legge il miglior modello possibile per i Valdostani. Questo credo che sia anche un modo per stemperare forse un dibattito che questa mattina per qualcuno può essere stato magari duro, o politicamente alle volte un po' eccessivo, ma questo è un luogo in cui si parla non di questioni tecniche e basta, si parla di politica e qui la politica la dovrebbe fare da padrona, non dovrebbe essere un luogo che semplicemente notifica delle decisioni magari prese altrove.
Questa mattina noi abbiamo approfittato del dibattito per dire delle cose che politicamente hanno un loro senso e che spero possano essere in qualche modo anche considerate e capitalizzate per il futuro.
Presidente - La parola al collega Perron per dichiarazione di voto.
Perron (LEGA VDA) - Sfrutto la dichiarazione di voto. Mi scuso, ero fuori, mi hanno chiamato al volo, ho sentito l'ultimo pezzo.
Collega Centoz, però, guardi, le rispondo al volo. Vede, qua può trovare soltanto alcune delle centinaia di pagine che ha prodotto la IV Commissione nella scorsa legislatura sul tema, questo è un faldone, se vuole, poi glielo faccio vedere. Su questo tema quindi si è già dibattuto molto. Io giustamente non so cosa facesse lei prima, ma io c'ero, quindi, quando le dico che questo dibattito è già pregresso e noi stiamo esponendo una posizione che già avevamo sostenuto e che ribadiamo nuovamente, mi deve in qualche modo credere.
Sulla questione in-house, e mi ripeto, a nostro avviso, è tecnicamente infattibile, punto primo. Starà agli altri dimostrare che invece è diverso; vediamo, ci saranno le Commissioni. Punto primo, però: tecnicamente infattibile.
Punto secondo: anche se si facesse, è politicamente sbagliata, perché sarebbe una gestione della società come fosse un Assessorato e noi diciamo: lungi da noi una cosa del genere. Le motivazioni economiche le ho già addotte prima spiegando alla consigliera Minelli… soprattutto sarebbe un danno per la Regione e soprattutto perché la fine di una società pubblica come la conosciamo oggi sarebbe la fine degli utili che noi possiamo avere da questa società.
Il nostro punto di vista quindi è molto, molto chiaro, lo esprimiamo, ma le posso assicurare che per quanto è tracciabile dai documenti… e, se vuole, glieli faccio vedere tutti quelli che sono in nostro possesso, mai si è parlato di quest'opzione in-house nel tecnico tranne che quando l'abbiamo vista uscire ora sulla norma di attuazione e prima ancora - e ciò mi aveva allertato - quando abbiamo sentito le dichiarazioni dei colleghi di Forza Italia che dicevano: "Abbiamo mirato con dettaglio l'opzione in-house che ci sarà". Quello ci ha allertato perché le posso assicurare e ho tutti i documenti in mano, che mai si è fatto un approfondimento di quel tipo e quindi noi abbiamo centinaia di dubbi fondati su quel tema: ecco perché ci esponiamo in questo modo, poi chiaramente vedremo le varie posizioni politiche, ma vedremo anche cos'è possibile fare e cosa no. Capiremo chi invece è persona a cui piace vendere delle opzioni fumose, tra cui le bollette al 50%, eccetera. Vedremo dove sarà la realtà, vedremo quest'opzione che fattibilità ha nel tecnico, vedremo, perché altrimenti qualcuno avrà venduto fumo in questi anni… non idroelettrico, fumo. Ce ne accorgeremo quindi quando andremo sul tecnico. Per il resto, se vuole, le passo un po' di verbali della IV Commissione della scorsa legislatura così si passa qualche serata divertente, come ho fatto io per parecchie settimane.
Presidente - Ci sono altri interventi? Chiudo la discussione e apro la votazione del parere. La votazione è aperta. Chiudo la votazione.
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 35
Il parere è positivo ed è stato dato all'unanimità.
