Oggetto del Consiglio n. 465 del 5 maggio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 465/XVII - Presa d'atto della decadenza dalla carica del Presidente della Regione. (Reiezione di una risoluzione).
Aggravi (Presidente) - Alla presenza di 35 colleghi possiamo cominciare.
Punto n. 01 all'ordine del giorno.
Il Tribunale di Aosta, con posta elettronica certificata in data 2 maggio 2026, ha comunicato a questa Presidenza la sentenza n. 110/2026 pubblicata nella medesima data, che dichiara che Testolin Renzo è ineleggibile alla carica di Presidente della Regione Valle d'Aosta in relazione alla XVII legislatura e per l'effetto lo dichiara decaduto.
La predetta sentenza, ai sensi dell'articolo 22 del decreto legislativo 150/2011, è immediatamente esecutiva alla data della sua pubblicazione e, pertanto, la decadenza decorre dal 2 maggio scorso.
Il dispositivo della sentenza, ai sensi dell'articolo 22, comma 6, è stato altresì pubblicato in data 04 maggio 2026 sull'albo notiziario della Regione, nella sezione "Altri documenti del Consiglio regionale".
Ai sensi dell'articolo 7, comma 1, della legge regionale 7 agosto 2007, n. 21, in caso di decadenza del Presidente della Regione all'elezione del nuovo Presidente della nuova Giunta si procede entro 60 giorni dal verificarsi della predetta ipotesi, con le modalità di cui agli articoli 2 e 4 della medesima legge.
Fino all'elezione del nuovo Presidente della Regione e della nuova Giunta, la Giunta rimane in carica per l'ordinaria amministrazione, fatta salva l'adozione degli atti indifferibili e urgenti, e la carica di Presidente della Regione è assunta dal Vicepresidente.
Ai sensi dell'articolo 8, comma 1 lettera B della legge regionale 21/2007, nell'ipotesi di incapacità di funzionare per l'impossibilità di formare una maggioranza entro 60 giorni dalla decadenza, il Consiglio regionale è sciolto anticipatamente.
Ricordo inoltre che, ai sensi dell'articolo 28, comma 1 del regolamento interno per il funzionamento del Consiglio regionale, in caso di crisi del Governo regionale, il termine di 60 giorni, di cui ordinariamente le Commissioni consiliari dispongono per l'espressione dei pareri in sede referente o consultiva, è sospeso.
Ne discende, in coerenza con la ratio delle disposizioni sulla prorogatio e sulla gestione della crisi, che anche l'attività ordinaria del Consiglio, nei cui confronti è propedeutica l'attività istruttoria delle Commissioni consiliari, sia sospesa, trattandosi di un contesto istituzionale caratterizzato dalla necessità prioritaria di ricostituire l'organo di governo regionale.
Propongo pertanto che il Consiglio regionale
prenda atto della sentenza del Tribunale di Aosta n. 110/2026, che dichiara la decadenza della carica del Presidente della Regione, Renzo Testolin;
dia atto, in esecuzione della predetta sentenza in applicazione dell'articolo 7, comma 1 della legge regionale 21/2007, che la Giunta regionale, la cui presidenza è assunta dal Vicepresidente, continui in prorogatio ad assicurare l'ordinaria amministrazione fino all'elezione del nuovo Presidente della Regione e della nuova Giunta;
dia atto che il termine massimo per l'esercizio dell'ordinaria amministrazione da parte della Giunta è di 60 giorni, a decorrere dal 2 maggio 2026, decorsi i quali si verificherà ex lege lo scioglimento funzionale del Consiglio regionale, ove non siano eletti il nuovo Presidente della Regione e la nuova Giunta.
Sottolineo che tale presa d'atto non ha natura costitutiva della decadenza che discende, anche quanto a decorrenza, direttamente dalla sentenza, ma è volta a formalizzare istituzionalmente gli effetti della sentenza stessa.
Prima di aprire la discussione comunico che la Conferenza dei capigruppo ha deciso che i tempi del dibattito sono di 10 minuti per ciascun Consigliere, con unico intervento non frazionabile e non cumulabile, e ricordo che è una presa d'atto senza alcuna votazione.
Il dibattito è aperto. La parola alla collega Minelli.
Minelli (AVS) - La sentenza del Tribunale di Aosta di cui oggi il Consiglio deve prendere atto è un capitolo importante, decisivo, di una questione che non sarebbe mai dovuta sorgere o, comunque, che avrebbe dovuto essere risolta immediatamente già oltre un anno e mezzo fa. Una questione sorta nel 2024, nell'anno che precedeva la conclusione della legislatura, perché dagli uffici regionali era arrivata la maggioranza a una precisa segnalazione: guardate che ci sono due componenti dell'attuale Giunta, e non due qualsiasi, ma il Presidente e il Vicepresidente, che nella prossima legislatura non potranno più far parte dell'esecutivo per disposizione di una legge regionale del 2007.
Una segnalazione tempestiva, che avrebbe potuto e dovuto essere adeguatamente considerata prendendone pacificamente atto o, magari, inducendo a modificare la norma di legge come è nei poteri del Consiglio regionale. Ed invece si è pensato che fosse sufficiente negare l'esistenza del problema.
Con lettera del 15 ottobre 2024, io e la collega di gruppo, Erika Guichardaz, abbiamo segnalato alla Presidenza del Consiglio la questione chiedendo espressamente di avere una nota di analisi e interpretazione della norma da parte degli uffici competenti della Presidenza, più precisamente si chiedeva se fra i componenti della Giunta ci fosse qualcuno che non avrebbe potuto far parte del Governo regionale nella XVII legislatura in base a quella legge, a quell'articolo, a quel comma.
Dopo 45 giorni e due solleciti la risposta che è arrivata è stata in sintesi la seguente: "l'Ufficio di Presidenza", peraltro mai da noi interpellato, "ha ritenuto che non vi sia titolo a rispondere, con riferimento ai casi indicati, in quanto trattasi di mere ipotesi al momento non ancora verificatesi e in ordine alle quali ogni valutazione sarà effettuata dagli organi a ciò deputati nel momento in cui dovesse eventualmente realizzarsi la situazione rappresentata".
Stop. Da parte della Giunta nessuna reazione.
Di fronte alla grave assenza di chiarezza di Giunta e Consiglio, Rete Civica ha chiesto una consulenza al professor Andrea Morrone, costituzionalista dell'Università di Bologna, che il 20 febbraio 2025 ci ha inviato un parere pro veritate in cui si diceva proprio quanto è contenuto ora nella sentenza del Tribunale di Aosta, esattamente quanto è contenuto lì era nel parere.
Parere che noi abbiamo reso pubblico, anche attraverso una conferenza stampa, e trasmesso alla Presidenza del Consiglio, ma inutilmente, come si è potuto constatare. Si è preferito chiedere un altro parere, quello del professor Lupo, senza che la Presidenza si esprimesse direttamente su una legge votata dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta, e in più c'era il parere richiesto dai due esponenti di Governo, direttamente concernés dalla norma.
Visti i precedenti e i documenti, sarebbe stato del tutto logico e responsabile che il 6 novembre scorso si adottasse un principio di cautela consistente nel non nominare in Giunta i consiglieri Testolin e Bertschy, e invece no, si è fatto come se il problema non esistesse, con un atteggiamento arrogante e irresponsabile, tanto più che come gruppo politico avevamo ampiamente annunciato che ci saremmo opposti non solo in Consiglio ma anche in via legale, soltanto però dopo aver tentato in tutti i modi di avere delle risposte ben un anno e mezzo fa, perché siamo profondamente convinti che il rispetto delle norme non possa venire meno.
E così siamo arrivati alla sentenza del Tribunale del 22 aprile sul nostro ricorso, a cui non solo si è opposto Renzo Testolin, ma anche la Regione, che ha deciso di impegnare dei soldi pubblici per chiedere, fra le altre cose, di valutare l'incostituzionalità di una norma regionale. Un paradosso che ha dell'incredibile.
Abbiamo visto la risposta dei Giudici, ricorso inammissibile.
Di fronte alla sentenza, l'avvocato della Regione, l'avvocato Cecchetti, ha rilasciato dichiarazioni di fuoco contro il Collegio dei Giudici che ha scritto la sentenza.
È arrivato ad affermare che i Giudici hanno fatto una ricostruzione incoerente e contraddittoria, che non hanno esaminato gli argomenti della difesa, addirittura che la sentenza era già stata scritta prima. Prima di cosa? E poi è stata vestita con le motivazioni, andando ben al di là della legittima critica.
Non è ammissibile che un avvocato pagato dalla Regione, cioè da noi tutti, si esprima in modo così scomposto e diffamatorio nei confronti di tre Magistrati.
I Giudici hanno fatto invece un lavoro scrupoloso, la sentenza è molto accurata e puntuale, e spero che tutti i Consiglieri l'abbiano letta, perché pone dei punti fermi che non si possono ignorare e affronta in modo brillante anche il problema della presunta incostituzionalità della norma regionale, ma di questo parleremo dopo.
Questa norma regionale sui limiti di mandato in Giunta è chiara, è giusta e saggia. Sappiamo tutti quale potere si concentri nelle mani dei componenti di Giunta, soprattutto in una realtà come quella valdostana, basta andare a vedere i risultati delle ultime elezioni regionali.
E allora i limiti sono necessari, ci sono giustamente per la carica di Consigliere, e perché mai allora non ci devono essere per le cariche in Giunta?
Nella sentenza del Tribunale di Aosta è detto bene questo e, lo ripeto, bisogna leggerla attentamente.
E veniamo a ora, sabato 2 maggio, giorno del deposito della sentenza, il Comité Fédéral de l'Union Valdôtaine ha diffuso un comunicato in cui si afferma: " L'Union Valdôtaine considère que le moment politique exige responsabilité et sens des institutions. Aucun vide administratif ou incertitude susceptible d'entraver l'action publique ne peut être admis ".
Un richiamo al senso di responsabilità e all'efficacia dell'azione amministrativa che fa a pugni sia con il comportamento passato, mettendo in Giunta due persone ineleggibili, sia con la ventilata ipotesi di resistenza della sentenza del Tribunale, facendo ricorso in Corte d'Appello.
La vera scelta saggia e responsabile, con senso delle istituzioni, sarebbe di prendere atto della sentenza e di avviare il percorso per nominare un nuovo Presidente, un nuovo vice e quindi una nuova Giunta. La realtà è che l'Union Valdôtaine fa dei piccoli calcoli di bottega e, condizionata dal peso di alcuni primatisti nelle preferenze, è una somma di interessi particolari che ha perso di vista l'interesse generale della comunità valdostana.
Se effettivamente nei prossimi giorni, invece di accettare la sentenza, ci sarà un ricorso alla Corte d'Appello, verosimilmente per mesi la Valle d'Aosta - Regione autonoma, che gestisce un grande potere legislativo e finanziario - avrà un Presidente delegittimato da una sentenza del Tribunale di Aosta e una Giunta precaria, fortemente dimezzata nella sua autorevolezza e capacità di azione.
Se proprio il consigliere Testolin, a titolo personale, intende ricorrere, nessuno glielo può ovviamente impedire, ma contestualmente si dimetta da Presidente per non coinvolgere l'Amministrazione regionale tutta in una situazione di perdurante incertezza.
Con il nostro ricorso depositato a dicembre, abbiamo voluto condurre una battaglia per la legalità e, se necessario, la continueremo, non una battaglia contro qualcuno o per altri motivi, perché non c'era nessun bisogno di grandi giuristi e costituzionalisti, neanche di Tribunali e di Giudici, per capire che cosa c'era scritto nella legge 21/2007.
Tuttavia, la maggioranza ha preferito chiudere gli occhi, andare avanti a testa bassa e, a quanto pare, si vuole continuare così, e purtroppo dobbiamo anche rilevare che l'apparato amministrativo della Regione, sia sul versante della Giunta, sia sul versante del Consiglio, non ha avuto il coraggio di dire di no, di opporsi a questa vicenda invereconda, di impedire che il dettato della legge regionale venisse calpestato.
Siete già andati a sbattere violentemente una volta, rischiate di andare nuovamente a farlo in maniera ancora più clamorosa se procederete con i ricorsi.
Certo noi non abbasseremo le braccia, non credo che voi possiate immaginare quanti cittadini valdostani in questi giorni ci hanno contattati per ringraziarci per l'azione che abbiamo condotto, per aver affermato una cosa molto semplice: le leggi vanno rispettate.
È qualcosa che ci ha colpiti e che personalmente non mi ha certo fatto esultare. Si esulta per altro, a parere mio, ma riflettere sì, mi ha fatto riflettere sicuramente.
Se deciderete di perseverare nel procedere a testa bassa, ad assecondare la testardaggine di due campioni di preferenze, aggraverete un giudizio critico che è già molto diffuso e che non fa bene a tutta la politica e a tutte le istituzioni, non solo a voi.
Presidente - Qualcun altro intende intervenire? Chi intende intervenire? La parola al collega Centoz.
Centoz (PD-FP) - Colleghe e colleghi, la presa d'atto che siamo chiamati a discutere oggi è un atto dovuto. Il Tribunale di Aosta si è espresso con chiarezza, noi rispettiamo la Magistratura e rispettiamo le istituzioni.
Sul piano giuridico non c'è altro da aggiungere. Sul piano politico, invece, c'è molto da dire.
Approfitto di questo momento per assolvere a un debito: il 22 aprile scorso avevo in agenda l'interrogazione depositata dal nostro gruppo che non è mai stata discussa. Non ho mai sentito la risposta del consigliere Bertschy.
L'interrogazione riguardava la costituzione in giudizio della Regione e poneva una domanda sola, formulata con la massima prudenza: "Se esiste un interesse giuridico distinto tra la Giunta che rappresenta la Regione e il Presidente convenuto in giudizio".
Con il senno di poi è andata bene così, la risposta è arrivata ugualmente: l'ha data il Tribunale di Aosta ed è stata considerevolmente più netta di qualsiasi cosa avesse osato chiedere.
La deliberazione n. 346 del 27 marzo scorso invocava la stabilità amministrativa della Regione come conseguenza dell'esito del ricorso, ma descrivere le conseguenze di una sconfitta non equivale a definire un interesse istituzionale distinto da quello del Presidente convenuto.
Vi era inoltre un problema logico che non poteva essere ignorato: la stabilità della Giunta presuppone che la Giunta sia stata legittimamente costituita ed era esattamente questo che il ricorso metteva in discussione; usare la stabilità come argomento per difendere la Giunta significava assumere, come già dimostrato, ciò che era oggetto del giudizio, ma il problema maggiore era, ed è, la posizione del consigliere Bertschy: egli ha commissionato personalmente il parere del professor Grosso, insieme al collega Testolin e, non ne ha dato atto nella deliberazione, ha proposto di fondare la posizione processuale della Regione sul solo parere del prof. Lupo omettendo di citare il parere del prof. Grosso (che aveva commissionato personalmente) e senza dichiarare di essere egli stesso soggetto diretto della questione interpretativa.
In caso di decadenza definitiva del Presidente, tutti i componenti della Giunta cessano dalla carica per effetto dell'articolo 7 della legge regionale 21/2007. Tutti gli altri Assessori, con ogni probabilità, torneranno in una nuova Giunta. Il consigliere Bertschy no. La sua posizione giuridica è identica a quella del consigliere Testolin.
Tra tutti i componenti della Giunta che hanno adottato quella deliberazione, Bertschy è quello con l'interesse personale più diretto, più specifico e più irreversibile all'esito del giudizio. È lui che ha proposto la delibera, è lui che oggi assume la carica di Presidente ad interim.
Il Tribunale non si è limitato a stabilire che l'interesse non era distinto, ha stabilito che la Regione non aveva alcun interesse a costituirsi in quel giudizio.
La costituzione è stata dichiarata inammissibile e non lo dico io, ma lo scrive il Tribunale, che cito: "Non potendo l'Amministrazione vantare un autonomo interesse alla regolare composizione dell'organo elettivo deve escludersi che la Regione autonoma Valle d'Aosta sia titolare di un interesse giuridicamente qualificato a prendere parte al presente giudizio, ponendosi in posizione neutra rispetto ai contendenti".
Su questo punto la responsabilità va nominata con chiarezza. La deliberazione è stata proposta da una persona titolare di un interesse diretto, specifico e irreversibile all'esito del giudizio. La notifica del ricorso non obbligava la Regione a fare nulla, era una facoltà, e le scelte discrezionali appartengono alla politica.
Quella scelta, costituirsi in giudizio, spendere 21 mila euro, sostenere una posizione che poi è stata dichiarata inammissibile, è tutta una scelta politica ed è tutta una scelta del collega Bertschy.
Quella scelta comprendeva anche la strategia processuale, chiedere alla Corte costituzionale di dichiarare incostituzionale la legge 21/2007, la stessa legge che la delibera affermava di voler tutelare.
Lo scrive la sentenza: "Tutelare una legge, chiedendone al contempo l'annullamento è, sul piano logico, una contraddizione in termini".
Ma veniamo al punto più grave: questi 60 giorni non sono stati aperti per costruire una nuova Giunta, una nuova Giunta sarebbe la soluzione più ovvia, più rapida, più rispettosa per i Valdostani.
No, questi 60 giorni servono a consentire al consigliere semplice Testolin di depositare un ricorso in appello, ottenere la sospensiva e rientrare in carica, come se il Tribunale di Aosta non avesse pronunciato una sentenza.
Le istituzioni della Valle d'Aosta sono state messe sotto ricatto, non da una crisi politica, non da uno scontro tra visioni diverse del futuro valdostano, da una crisi istituzionale causata dalla scelta di non accettare un limite che era noto prima di candidarsi.
Il consigliere Bertschy firmerà gli atti, guiderà la Giunta in ordinaria Amministrazione, in attesa che il consigliere Testolin depositi il ricorso e rientri in carica.
Fin qui tutto normale, o quasi, se non fosse per un dettaglio: egli, il collega Bertschy, si trova nell'identica posizione giuridica dell'attuale Consigliere dichiarato decaduto, identica, e non lo dico io, lo dicono i pareri pro veritate, chiesti dallo stesso collega, lo dice la struttura della norma applicata dal Tribunale e riportata nella sentenza 110.
Prima della sentenza esistevano interpretazioni difformi, margini d'incertezza, uno spazio nel quale un amministratore poteva ragionevolmente operare. Oggi quello spazio non esiste più. C'è una sentenza.
E allora la domanda che questo Consiglio deve porsi è questa: gli atti che il consigliere Bertschy firmerà in questi giorni saranno pienamente validi? Chi ne risponde?
Prima di una sentenza si può invocare l'incertezza del diritto, dopo una sentenza si invoca qualcos'altro, e quel qualcos'altro ha un nome che preferisco non pronunciare in quest'aula ma che ognuno dei Consiglieri presenti conosce.
Chi ha vissuto o studiato la storia di questa Regione ricorderà il 17 maggio del 1966, quando Severino Caveri fece chiudere le porte del Palazzo regionale dall'interno con il fil di ferro per impedire che il Consiglio si riunisse e sancisse la fine della sua Giunta.
Dovette intervenire Aldo Moro. Allora le porte si chiudevano con un fil di ferro, strumento grezzo, visibile e inequivocabile.
Oggi gli strumenti sono più sofisticati, si chiamano ricorso, sospensiva, prorogatio, ma la logica è la stessa: impedire una transizione politica legittima per restare in carica.
Allora era una crisi che coinvolgeva Roma, i partiti nazionali, equilibri che andavano ben oltre la Valle d'Aosta, oggi è qualcosa di molto più semplice: sono due persone.
Colleghi Testolin e Bertschy, avete combattuto un imperatore, ma lo avete sostituito con una diarchia, non mi sembra un gran risultato.
La politica non muore con una sentenza, muore quando chi ha tutti gli strumenti per agire sceglie di non usarli, quando si preferisce il Tribunale a quest'Aula, quando si sceglie la sospensiva invece che la responsabilità.
Questo Consiglio ha meno di 60 giorni per dimostrare che la politica invece esiste, che sa assumersi le responsabilità senza aspettare che lo faccia un Giudice. Quello che in quest'aula si dice o non si dice resta agli atti.
La Valle d'Aosta merita una politica all'altezza della sua autonomia.
Presidente - Chi intende intervenire? Qualche collega intende prendere la parola? La parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Intervenire oggi richiede, credo, una doppia attenzione: da un lato il rispetto dovuto a una decisione giurisdizionale che produce effetti immediati e che questo Consiglio è chiamato a recepire, dall'altro la responsabilità politica di leggere fino in fondo ciò che questa vicenda ci consegna, senza fermarci alla superficie.
Parto da qua. La presa d'atto che oggi discutiamo è formalmente un atto dovuto. Prendiamo atto di una sentenza del Tribunale di Aosta che dichiara l'ineleggibilità del Presidente della Regione per la XVII legislatura e, per l'effetto, la sua decadenza. È un dato chiaro, lineare, che non richiede interpretazioni politiche creative.
La deliberazione traduce correttamente gli effetti della sentenza, tutto corretto dal punto di vista formale, ma proprio perché è formalmente corretto, credo sia necessario dirci con chiarezza dove questo atto rischia di essere politicamente pericoloso.
La presa d'atto si ferma, di fatto, alla persona, registra la decadenza del presidente Testolin ma non trae fino in fondo le conseguenze del principio affermato nella sentenza, e questo è il punto.
La deliberazione finisce per avallare, di fatto, e ce lo dobbiamo dire, una distinzione tra posizioni che, alla luce del ragionamento del Tribunale, appaiono difficilmente distinguibili.
Non lo dico per mettere in discussione il ruolo del vicepresidente Bertschy, ma per una ragione semplice: il principio che ha portato alla decadenza, come ha ben spiegato il collega Centoz, non è personale, non è legato a un nome, riguarda il superamento di un limite previsto dalla legge.
Se ci fermiamo alla persona e non al principio finiamo per dire implicitamente che quella regola vale in un caso, ma può essere sospesa o ignorata in un altro, pur in presenza di condizioni analoghe.
Io credo che questo sia un errore, non perché si debbano anticipare eventuali giudizi o prendere decisioni affrettate, ma perché un Consiglio regionale, quando prende atto di una sentenza, dovrebbe avere la forza di riconoscere il principio che essa afferma, non limitarsi a registrarne l'effetto su una singola persona.
E su questo, francamente, la presa d'atto, per quanto mi riguarda, appare problematica, perché la sentenza non lascia grandi spazi a letture alternative.
Il Tribunale ricostruisce in modo lineare - lo hanno detto i colleghi che sono intervenuti precedentemente - il meccanismo di calcolo dei mandati, chiarisce il concetto di consecutività e applica la norma nel suo significato più evidente.
Non è una sentenza particolarmente oscura, non è una costruzione forzata, è una sentenza che chiarisce; mi permetto di dirlo: un chiarimento di questo tipo probabilmente era necessario già prima, e allora il tema non può essere ridotto a una persona.
Senza alcuna volontà di personalizzare, lo dico con sincerità, anche alla luce della stima personale che nutro nei confronti del collega Bertschy, è evidente che la situazione che si apre oggi presenta elementi di fragilità, proprio perché il principio affermato dalla sentenza è più ampio della singola posizione.
Faccio solo una considerazione, a beneficio di chi ci ascolta e perché resti registrata: non dico che gli atti saranno automaticamente invalidi, non sarebbe corretto dirlo in modo assoluto, ma è altrettanto evidente che questa situazione espone l'azione amministrativa nel periodo di presidenza del collega Bertschy a un livello di criticità che, probabilmente, avremmo potuto evitare adottando una soluzione temporanea meno esposta.
E qui arrivo al punto politico: questa vicenda non nasce oggi, il tema del limite dei mandati era noto, discusso, oggetto di valutazioni e di speculazioni, diciamocelo, già nella scorsa legislatura.
Se si riteneva che quella norma fosse ambigua o da rivedere esistevano tutti gli strumenti per intervenire, si poteva modificare la legge direttamente in Consiglio e oggi non saremmo qui.
Non lo si è fatto, diciamocelo, volutamente, per evitare una lettura politicamente scomoda, perché gli elettori difficilmente apprezzano norme percepite come troppo ad personam, soprattutto a ridosso del voto, e forse anche nella speranza che qualcuno si facesse da parte, che le cose si aggiustassero da sole o che si aprissero altre formule, magari con una sciolina che non fa lo zoccolo, impedendo di andare avanti, diciamo così, e con meno convinzione nella propria onnipotenza.
Non è andata così, si è scelto invece di arrivare a questo punto, fino a uno scontro giudiziario, mi si permetta di dirlo, gestito con una sicumera e un'arroganza istituzionale che oggi, alla luce della sentenza, appare ancora più evidente.
E qui c'è un doppio passaggio che non può essere sottaciuto: da un lato un percorso legittimo, per carità, ma francamente bizzarro, se si guarda ciò che lo ha preceduto.
Già nella scorsa legislatura il presidente Testolin si era fatto fare e predisporre un parere sulla propria rieleggibilità in una legislatura che ancora non esisteva, colleghi, un passaggio che molti - e io ero tra questi - hanno letto come un modo per mettere le mani avanti, per dire agli elettori "State tranquilli, io sarò ancora qui".
Dall'altro lato, un fatto ancora più rilevante: la Giunta regionale, senza il presidente Testolin, a conferma del carattere evidentemente personale della questione, non istituzionale, ha deciso di costituirsi in giudizio utilizzando risorse pubbliche per sostenere una tesi che arriva a mettere in discussione la stessa legge approvata dal Consiglio regionale, fino a ipotizzarne l'incostituzionalità.
Una scelta inedita e, permettetemi, senza troppi giri di parole, scandalosa, e oggi abbiamo un elemento ulteriore: il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'intervento della Regione - ne ha parlato il collega Centoz - ritenendo, come molti avevano già osservato con semplice buon senso, che non avesse titolo a stare in quel giudizio.
Questo è un fatto e credo che questo fatto debba indurre tutti a una riflessione seria, perché quando un'istituzione utilizza se stessa, la propria struttura, le proprie strutture, le proprie risorse, la propria legittimazione per sostenere una posizione personale che poi viene ritenuta giuridicamente non pertinente il tema non è più solo giuridico, diventa un tema di misura, di responsabilità, di corretto utilizzo del ruolo istituzionale, diventa inevitabilmente, colleghi, un tema politico.
E c'è un ultimo elemento che non può essere ignorato: in queste ore non assistiamo soltanto a un confronto tra maggioranza e opposizione, ma a prese di posizione che arrivano anche dall'interno della stessa maggioranza. Da un lato dichiarazioni molto dure nei confronti della sentenza da parte del legale incaricato dalla Regione, dall'altro una presa di distanza ufficiale dell'ufficio di Presidenza del Consiglio rispetto alle dichiarazioni del costituzionalista Lupo, che pure era stato incaricato dal Consiglio stesso.
Questo, colleghi, significa una cosa semplice: il tema del rispetto delle istituzioni, del rapporto con la Magistratura e della correttezza del percorso seguito non è più solo un tema dell'opposizione, è diventato un tema interno alla maggioranza, e quando una maggioranza inizia a prendere le distanze da se stessa, colleghi, non siamo più di fronte a un incidente di percorso, ma a un segnale politico che, a mio modesto parere, non va sottovalutato.
Abbiamo letto dichiarazioni attribuite al legale incaricato della Regione, ne ha parlato la collega Minelli, quindi a chi ha rappresentato l'istituzione regionale in Tribunale, colleghi, sono dichiarazioni molto dure nei confronti della sentenza, nelle quali si parla di ricostruzioni incoerenti, di errori, fino a evocare una decisione in qualche modo già orientata.
Lo dico con cautela, mi auguro sinceramente di aver frainteso, o che quelle parole siano state riportate in modo non del tutto fedele, perché il momento richiederebbe sobrietà e perché certe affermazioni sono già discutibili se espresse a titolo personale, ma diventano oggettivamente problematiche e imbarazzanti se attribuite a chi rappresenta la Regione in giudizio.
Il diritto di difesa è sacrosanto, il diritto d'impugnare la sentenza è altrettanto sacrosanto, ma il rispetto delle istituzioni, tutte le istituzioni, anche quelle giudiziarie, deve restare un punto fermo sempre, perché altrimenti il rischio è quello di scivolare su un terreno, colleghi, in cui le sentenze sono giuste quando ci danno ragione e sbagliate quando non ci piacciono, e questo è un terreno che francamente indebolisce tutti.
Chiudo, la Valle d'Aosta non è appesa a una persona, non lo è mai stata, il nostro sistema, a differenza di quello delle altre Regioni, affida a questo Consiglio la responsabilità di scegliere e ricostruire un equilibrio.
È già accaduto, anche di recente, quando il collega Testolin subentrò all'allora presidente Lavevaz, non si parlò di crisi istituzionale, né di continuità compromessa, non si parlò di giudizi universali, di diluvi, e non è stata un'anomalia: è il funzionamento della nostra autonomia.
Sta a noi oggi dimostrare di essere all'altezza, ma per farlo dobbiamo partire da un punto semplice: le regole non s'interpretano in funzione delle persone, le persone si muovono dentro le regole e quando quest'ordine s'inverte, collega, prima o poi il sistema s'inceppa.
Presidente - Colleghi, chi intende intervenire? Qualcun altro intende intervenire? La parola al collega Domanico.
Domanico (FdI) - Signor Presidente del Consiglio, colleghi, Consiglieri e Assessori, oggi il Consiglio regionale si riunisce in un momento delicato per le nostre istituzioni.
Il Tribunale di Aosta ha depositato una sentenza che dichiara decaduto il presidente Testolin per ineleggibilità, ai sensi della legge regionale 21/2007, sui limiti di mandato.
Come sempre, Fratelli d'Italia esprime pieno rispetto per la Magistratura e per il lavoro del Tribunale. La giustizia deve fare il suo corso e noi, da forza di opposizione intransigente ma responsabile, non cercheremo di strumentalizzare le pronunce dei giudici. Allo stesso tempo, però, siamo altrettanto convinti che non si possa fingere che nulla sia accaduto.
Questa sentenza di primo grado, e sottolineo primo grado, ci obbliga a una riflessione seria e serena. Il discorso in appello è un diritto incontestabile del presidente Testolin e della maggioranza che lo sostiene. Lo rispettiamo pienamente e non chiediamo atti precipitati che anticipino l'esito dei gradi successivi, ma, proprio perché crediamo nel rispetto dei gradi di giudizio, chiediamo anche il rispetto delle regole che noi stessi ci siamo dati come comunità valdostana.
La legge regionale sui limiti di mandato non è un cavillo, è uno strumento di rinnovamento democratico, di alternanza e di tutela dell'autonomia.
È stata voluta dal Consiglio per evitare che il potere si cristallizzi nelle stesse mani per troppo tempo, interpretarla in modo da consentire una quarta presenza consecutiva in Giunta ha rappresentato, a nostro avviso, un grave errore di valutazione. Un errore che ha generato incertezza istituzionale, che ha costretto la Regione stessa a costituirsi in giudizio e che, soprattutto, ha esposto la nostra autonomia a un dibattito che avremmo potuto e dovuto evitare.
Colleghi, non è una questione di persone, ma di metodo e di responsabilità.
Fratelli d'Italia ha sempre sostenuto che la buona politica si misura anche dalla capacità di riconoscere gli errori e di assumersene le conseguenze. Non serve drammatizzare, ma serve chiarezza.
Il Presidente e la maggioranza che lo ha sostenuto hanno il dovere politico di riconoscere la gravità di quanto accaduto e di agire di conseguenza, nell'interesse superiore della Valle d'Aosta.
Chiediamo responsabilità, la responsabilità di chi, di fronte a una sentenza chiara, anche se appellabile, non si aggrappi al ruolo, ma si interroghi su come garantire continuità, stabilità e credibilità alle nostre istituzioni.
Il Consiglio ha 60 giorni per eleggere un nuovo Presidente, è un tempo sufficiente per dimostrare maturità istituzionale.
Noi di Fratelli d'Italia siamo pronti a fare la nostra parte, non siamo qui per rincorrere poltrone, ma per difendere le regole, l'alternanza e il buon governo del nostro territorio.
Siamo pronti a confrontarci con serietà, come abbiamo sempre fatto, per uscire da questa situazione nel modo più rapido e meno traumatico possibile, nell'unico interesse che conta, quello dei Valdostani, perché l'autonomia non si difende con forzature o battaglie giudiziarie infinite, si difende con il rispetto delle leggi che noi stessi abbiamo approvato e con la capacità di assumersi le responsabilità che da esse derivano.
Presidente - La parola alla collega Forcellati.
Forcellati (PD-FP) - Prendo la parola oggi in un momento che mi sembra a dir poco delicato, non tanto per le sorti di una singola figura politica, quanto per la tenuta stessa delle nostre istituzioni regionali.
La questione della decadenza del presidente Testolin, scritta a chiare lettere nella sentenza emessa dal Tribunale di Aosta, non può e non deve essere ridotta a un mero cavillo tecnico giuridico o a una conta numerica tra forze di maggioranza e opposizione.
È prima di tutto una questione di etica politica e di efficacia amministrativa.
Siamo di fronte a una Regione messa in uno stato d'incertezza - poi proverò, ma i miei colleghi che mi hanno preceduto lo hanno già fatto - che i cittadini faticano a comprendere. La politica ha il dovere di governare i processi, non di farsi governare dalle scadenze processuali.
L'attuale situazione ha prodotto un paradosso. Per difendere una posizione apicale, quella del presidente Testolin, si rischia di condannare la Valle d'Aosta a una paralisi decisionale.
Quando l'autorevolezza di chi guida è compromessa dal dubbio e dalla precarietà, non è solo il Presidente a indebolirsi, ma l'intera macchina amministrativa.
I dossier urgenti, e ve ne sono molti, richiedono una guida nel pieno delle sue funzioni e del suo riconoscimento politico, non un'Amministrazione e una politica che agiscono con riserva.
C'è una linea sottile che separa la legittima difesa del proprio operato dall'intestardimento personale.
La politica alta è quella che sa fare un passo di lato quando la propria permanenza diventa un fattore d'instabilità per la comunità che si vuole governare e che si ha anche il diritto di governare.
Continuare a mantenere una posizione già profondamente compromessa sul piano dell'immagine e della forza politica non è un atto di coraggio, ma un atto di debolezza che espone la Regione a guerre interne, sappiamo bene che poi la precarietà invita a manovre di corridoio, al tutti contro tutti; le energie della maggioranza non sono spese per mediare sui bisogni dei cittadini, ma per bilanciare i pesi interni in vista di una possibile, magari, successione.
Il tempo speso a discutere di tecnicismi sulla decadenza è tempo sottratto ai bisogni reali dei Valdostani.
In uno stato di diritto, ricorrere in appello, come hanno detto tutti, è un atto sacrosanto, tuttavia in politica esiste una gerarchia di doveri.
Il primo, sul piano legale, il Presidente - oggi il consigliere Testolin, ma il Presidente lo chiamo - ha il diritto di difendere la propria posizione fino all'ultimo grado di giudizio, sicuramente, ma sul piano politico chi riveste una carica monocratica, anche se potremmo discutere della carica monocratica in Valle d'Aosta, non è un privato cittadino, la sua figura coincide temporaneamente con l'istituzione, e quando la difesa del diritto individuale, mantenere la carica tramite i tempi della giustizia, entra in rotta di collisione con la funzionalità dell'ente, il tornaconto smette di essere una legittima difesa e diventa un costo sociale.
E poi c'è l'effetto limbo, interessante. Percorriamo velocemente, perché il tempo scorre, il percorso che si sta delineando: il presidente Testolin, giudicato decaduto, decide di ricorrere in appello. Nel giro di due o più settimane viene accolta la sospensiva che riporta lo stesso Presidente al proprio posto.
Quale sarà, attendendo la sentenza della Corte d'Appello, la credibilità e l'agibilità politica nell'approvare delibere in Giunta o, peggio ancora, disegni di legge o assestamento in Consiglio?
La precarietà politica nasce dal fatto che ogni decisione della Giunta o della maggioranza viene percepita come sub iudice, depotenziando i rapporti con lo Stato, con l'Europa e con i nostri interlocutori locali.
A questo scenario si aggiunge la posizione del vicepresidente Bertschy, che si trova nell'identica situazione dell'ormai ex presidente Testolin e che, se possibile, indebolisce ulteriormente la macchina politica e amministrativa della Valle d'Aosta.
Vogliamo davvero andare avanti a suon di ricorsi? A farci dire dagli organi giudiziari ciò che noi dovremmo sapere per primi e cioè che le leggi vanno osservate e non aggirate?
Mi permetto di concludere dicendo che l'autorevolezza non s'impone per decreto, né si conserva per inerzia: si alimenta con la credibilità delle scelte e con la capacità di mettere il bene comune davanti alle ambizioni personali. Esiste il rischio di confondere l'esercizio del potere con l'autorevolezza.
La seconda, l'autorevolezza, richiede il riconoscimento da parte degli altri e se questo viene meno, a causa della precarietà, il potere diventa puro esercizio burocratico, privo di quella spinta propulsiva di cui tutti noi abbiamo bisogno.
La Valle d'Aosta non può permettersi una politica del giorno per giorno: se la leadership attuale non è più in grado di garantire serenità e visione, è dovere di questo Consiglio prenderne atto. Non è una questione di schieramenti, ma di rispetto per l'istituzione che rappresentiamo.
Termino con una domanda che io pongo all'attuale maggioranza: il valore del progetto politico che ci avete raccontato nel primo Consiglio a novembre, il 5 novembre, che ci avete descritto, il valore del progetto politico che dichiarate di sostenere è legato a una persona o alla capacità di dare risposte alla comunità, chiunque esso sia, a interpretare ruoli apicali? Perché se è legato alla persona il progetto è già finito, terminato, se è legato alla comunità allora il passo di lato è, e dico di lato, non indietro, è l'unica scelta coerente.
Io mi sento d'invitare dunque il Presidente e le forze che lo sostengono a una valutazione profonda: vale davvero la pena di trascinare la Regione in una fase di declino di autorevolezza pur di mantenere uno status quo ormai fragile? Noi crediamo di no.
La Valle d'Aosta merita una guida solida, certa e soprattutto libera da ogni ombra di precarietà.
Presidente - Chi intende intervenire? La parola al collega Bellora.
Bellora (LEGA VDA) - Io vorrei dare per acquisito il contenuto della sentenza, c'è stato un ricorso, c'è stata una sentenza, una sentenza estremamente chiara che dice con assoluta chiarezza e, secondo me, con motivazione anche congrua, che l'ex Presidente o Presidente, non lo so, il consigliere Testolin, non era eleggibile a una carica esecutiva, non dice, ma evidentemente vale lo stesso discorso, per il vicepresidente.
Non vado a parlare di questo, perché questo è un dato acquisito, credo che bisognerebbe invece andare oltre la sentenza e cercare di capire quali siano le conseguenze di questa sentenza, che sono conseguenze importanti per le quali mi aspetto delle risposte sia dalla maggioranza, quindi dal gruppo maggioranza e dai partiti che la compongono, e sia, evidentemente, dalla persona che è destinataria di questa sentenza, cioè il consigliere Testolin.
Per quanto riguarda il primo elemento di questa dicotomia, cioè la maggioranza e i gruppi di maggioranza, io credo che la differenza tra un gruppo di persone, per non dire un'armata Brancaleone, e un sistema organizzato, quindi un partito, quindi una maggioranza, quindi una Giunta, stia proprio nel fatto che la seconda, a differenza della prima, è in grado di dare delle direttive al suo interno, quindi, secondo me, una maggioranza, un partito, è un qualcosa che è in grado di dire ai suoi componenti, anche al più importante dei suoi componenti, anche al più prestigioso dei suoi componenti: "Fatti da parte perché evidentemente è successo qualcosa che non rende più opportuna la tua permanenza in quel ruolo".
Questo io mi aspetto e mi aspetterei, lo dico alla maggioranza, lo dico ai capigruppo dei partiti di maggioranza, da parte di una maggioranza.
Perché? Perché diversamente noi rischiamo di portare alla paralisi un sistema legislativo, un'assemblea legislativa che, permettetemi, è esattamente il contrario di quello che voi avete detto, perché io ho sentito, ho letto sui giornali, che il Comité Fédéral e vari altri organi di questa maggioranza, o dei partiti di questa maggioranza, dicevano: "Bisogna garantire continuità all'amministrazione, bisogna evitare vuoti di potere, bisogna evitare situazioni di stallo".
Con quest'insistenza, con quest'accanimento, voi fate l'esatto contrario, cioè voi costringete all'immobilità e all'immobilismo un sistema che ha bisogno invece di dinamismo e di essere in grado di muoversi.
Questo perché? Per il discorso che io facevo all'inizio, perché in un sistema politico le legittime attenzioni, le legittime ambizioni individuali devono lasciare il posto all'interesse generale.
Il principale partito di questa maggioranza aveva come slogan in campagna elettorale, e forse non solo in campagna elettorale: "Les gens passent, l'Union reste".
Io vedo l'esatto opposto, io vedo che su una questione personalistica, sulla questione di una o più persone, il partito viene dopo. Questo, secondo me, è molto grave sul piano politico.
Secondo punto: i numeri. Io, come mi è stato ricordato più di una volta, sono alla mia prima esperienza politica, è da sei mesi che sono in questo Consiglio regionale, ma un mantra io l'ho sentito da sempre, "Abbiamo i numeri e quindi" - non ce lo avete detto così ma ci siete andati vicino - "e quindi facciamo quello che vogliamo. Abbiamo i numeri e quindi non accogliamo i vostri emendamenti. Abbiamo i numeri e quindi, in sede di bilancio, non accogliamo i vostri ordini del giorno. Abbiamo i numeri e quindi, visto che voi ci avete proposto, in sede di variazione di bilancio, degli emendamenti, noi non li accogliamo".
Bene, avete i numeri, è vero, e allora forse è giunto il momento questi numeri di usarli per fare qualcosa di serio, non per fare i gradassi, non per dire: "Noi abbiamo i numeri, siamo più forti di voi e approviamo quello che vogliamo", ma per esempio per dirci: "Noi abbiamo i numeri e quindi siamo in grado di creare un altro Governo. Noi abbiamo i numeri e quindi siamo in grado di prescindere da una persona" - che, ripeto, è persona autorevole, alla quale io ho sempre riconosciuto in pubblico e in privato grande autorevolezza -"siamo in grado di fare a meno di questa persona e di quindi garantire un governo". Questo vuol dire avere i numeri.
Quei numeri che voi con spocchia, con iattanza ci avete ricordato in altri contesti, bene, dimostrate oggi di avere. Siete lì in 20, di cui 12 del principale partito.
Volete dirmi che non siete in grado di trovare due persone che non siano Testolin e Bertschy per mandare avanti questa Regione? Questa è la vostra forza? Allora forse i numeri non li avete.
E ho parlato anche di responsabilità individuali, e questo è il passaggio che più mi dispiace perché, l'ho detto e lo ribadisco, in privato e in pubblico, io ho profonda stima nel presidente Testolin, però io credo, Presidente, che sia giunto il momento di farsi da parte.
Il suo atteggiamento mi ricorda quello del giocatore che ha perso ma continua a rilanciare perché non vuole alzarsi dal tavolo, ma qui non siamo in un romanzo di Dostoevskij, qui siamo in una situazione politica in cui le sue scelte hanno una ricaduta non solo su di lei ma sulla collettività ed è per questo che io credo che, è vero, fare il ricorso sia una sua assoluta libertà e un suo assoluto diritto, figuriamoci se io, che di mestiere faccio l'avvocato, nego il diritto di ricorrere a qualcuno, però credo che sul piano non individuale ma politico quel ricorso sia inopportuno o, se intende farlo, quantomeno prima faccia un passo indietro come presidente e poi faccia ricorso; secondo me le due posizioni sono incompatibili.
A questo punto il tempo è stretto, quindi devo accelerare quello che avevo in mente di dire, qui io devo allargare il discorso e devo andare a parlare della cosa che a me sta più a cuore da sempre in quest'aula, cioè la legge elettorale.
Io, in campagna elettorale, mi sono presentato parlando di modificare la legge elettorale, dicendo che questa legge elettorale era - usai un termine forte, e lo riuso - una schifezza, che creava instabilità, che favoriva i salti della quaglia, che permetteva dei passaggi da maggioranza a opposizione e viceversa, e che quindi tradiva la volontà degli elettori.
Credo che quello che è successo il 2 di maggio sia la conferma di quello che abbiamo sempre detto, che questa legge elettorale è totalmente inadeguata. Se vogliamo fare una battuta, addirittura qualcuno sostiene che è incostituzionale, pensate un po', e se questa legge elettorale è inadeguata, noi abbiamo il dovere di modificarla.
Io ho sentito dire: "Ah, bisogna tornare a votare", no, perché torneremmo a votare con questa stessa legge. Bisogna assumersi la responsabilità nostra di legislatori e fare quello per cui la gente ci ha votati e ci ha mandati qui: rifare una legge elettorale che dia stabilità, che dia continuità e che renda impossibili situazioni come queste, come questa situazione di stallo, come questa situazione di impasse, che ci sta oggettivamente mettendo in cattiva luce di fronte a chi ci ha votato.
Io mi chiedo cosa pensino le persone che stanno in quella tribuna, le persone che magari ci stanno guardando in diretta streaming. Un Consiglio regionale con 75, se non li ho contati male, argomenti all'ordine del giorno nel quale non si fa nulla, oggi non si farà nulla, oggi parliamo di questo e basta... questo è un qualcosa che noi non ci possiamo permettere e del quale dobbiamo vergognarci davanti agli elettori.
Il nostro dovere oggi è cambiare la legge elettorale per impedire che si ripeta una situazione di stallo di questo tipo e chiunque si frapponga tra quest'obiettivo e la sua realizzazione... secondo me è una responsabilità politica di fronte agli elettori, che è quella di dare questo spettacolo che stiamo dando che, secondo me, è uno spettacolo indegno, è stato definito vergognoso, mi associo assolutamente alla definizione, è veramente uno spettacolo, mi viene a dire, circense. Peccato che una delle principali regole del circo sia che, quando cadono gli acrobati, per distrarre il pubblico, si facciano entrare i pagliacci.
Presidente - Chi intende intervenire? La parola al collega Carrel.
Carrel (AD) - Questa situazione è già stata ampiamente descritta da chi mi ha preceduto, io la definirei un po' come un boomerang che ha sfidato il tempo e anche la fisica, potremmo quasi dire che arrivi dall'aldilà, perché questo boomerang parte da quel lontano 2007, ma credo che l'obiettivo principale, o meglio, la lezione che dobbiamo imparare tutti, è che non possiamo, in quanto Consiglieri regionali, legiferare e fare politica contro qualcuno, ma è giunto il momento di tornare a unire le forze, ma soprattutto di accettare il confronto, di mettersi a disposizione per costruire. Termine difficile talvolta, più facile giocare contro che lavorare per. Noi lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo anche oggi in questa situazione che ha del paradossale.
Qualcuno in quest'aula, forse preso dall'entusiasmo della nuova carica, nei primi giorni di questa legislatura ha parlato di credibilità. Ebbene, non mi preoccupa la credibilità di ognuno di noi, che ovviamente può essere ben misurata nei vari bar della Valle d'Aosta e, vi assicuro, è molto vicina allo zero, ma mi preoccupa la credibilità delle istituzioni regionali. Quella credibilità che abbiamo messo in discussione nel momento in cui la difesa, votata dalla nostra Giunta regionale, - perché è la nostra Giunta regionale per quanto non ne facciamo parte e facciamo parte dell'opposizione - abbia preso in considerazione l'incostituzionalità di una legge regionale, quella credibilità che è stata messa in discussione nel momento in cui Renzo Testolin, allora Presidente della Regione, abbia ipotizzato anche questo scenario pur di difendere la propria posizione.
Quella credibilità è stata messa anche a dura prova dalle parole degli avvocati che hanno à tour de rôle rappresentato le posizioni del Consiglio e della Giunta regionale, ma hanno rappresentato l'immagine e la voce di tutta la Valle d'Aosta, e sentirli citare e dire certe parole contro una sentenza e contro un Tribunale non ha dato sicuramente credibilità a questi organi che li hanno delegati.
Ci tengo però in questo mio discorso a evidenziare due questioni: una questione prettamente politica che da autonomista mi preme evidenziare: non ho ancora sentito citare le funzioni prefettizie, perché qui stiamo parlando del ruolo del Presidente, stiamo parlando di tutta una serie di situazioni anche delicate, ma la Regione Valle d'Aosta, per chi ha l'onore di sedere alla Presidenza, prevede anche lo svolgimento delle funzioni prefettizie.
In quanto autonomista lo chiedo a tutti i movimenti politici e i gruppi di questo Consiglio: in questi 60 giorni (che ci auspichiamo siano molto meno) ragioniamo anche su questa questione, non è secondaria, non sottovalutiamola.
L'altra questione, ed è strettamente connessa a questa, è che la Regione Valle d'Aosta prevede l'elezione da parte del Consiglio del Presidente della Regione, non vi è l'elezione diretta del Presidente, quindi nel momento in cui oggi, che mancano 55-56 giorni alla fine di questa legislatura, se non troveremo un accordo, si decide di aspettare un ricorso o un appello che sia, è una scelta politica che venti Consiglieri che fanno parte di questa maggioranza si assumono.
Di politica stiamo parlando, non giustifichiamo questa scelta politica con la governabilità e la stabilità, perché sarebbe mancare di rispetto a tutti i Consiglieri che siedono in quest'aula e sarebbe mancare di rispetto a tutti i Valdostani che ci hanno votato per svolgere il nostro ruolo in quest'aula.
In questi mesi, se vi sarà un appello, avremo nuovamente una Giunta che sarà sub iudice, perché ovviamente non avremo una Giunta con i pieni poteri, per quanto amministrativamente potrà svolgere tutte le funzioni del caso.
Abbiamo discusso e stiamo discutendo della modifica dello Statuto della Valle d'Aosta. Abbiamo discusso e dovremo discutere delle norme di attuazione sulle concessioni idroelettriche, dobbiamo discutere di 270 milioni di avanzo di amministrazione.
Un attimo di serietà, abbiamo bisogno di chiarezza, e questa situazione di chiaro ha ben poco o nulla.
Chiudo rivolgendomi a lei, ex presidente Testolin, se è vero quanto abbiamo appreso questa mattina dai giornali, dalle riunioni politiche che si sono svolte in questo weekend, le stanno mettendo mille paletti, le permettono di ricorrere ma mettendole mille paletti. Le chiedo, cortesemente, tragga le sue conclusioni, conclusioni che siano politiche, non aspetti che i giudici agiscano. Agisca lei, agisca politicamente, lo faccia quanto prima, lo faccia per la Valle d'Aosta e per i Valdostani.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Tuccari.
Tuccari (FdI) - Colleghe, colleghi, membri della Giunta, interveniamo oggi in un contesto istituzionale che non può essere liquidato come ordinaria amministrazione.
La pronuncia del Tribunale di Aosta, che ha dichiarato la decadenza del Presidente Testolin per ineleggibilità in base alla legge regionale 21/2007, introduce un elemento di discontinuità che impone a tutti noi un'assunzione di responsabilità.
La posizione di Fratelli d'Italia è netta: rispetto pieno e non negoziabile per l'operato della Magistratura.
Non è nel nostro approccio utilizzare le decisioni giudiziarie come leva politica, allo stesso modo, però, non riteniamo accettabile far finta che questa decisione non produca effetti sul piano politico e istituzionale.
Siamo di fronte a una sentenza di primo grado e, come tale, suscettibile di essere riformata nei successivi livelli di giudizio.
Il presidente Testolin ha titolo per proporre appello e nessuno da questi banchi intende mettere in discussione questo diritto.
Non chiediamo scorciatoie né accelerazioni indebite, tuttavia il punto non è solo giuridico, è eminentemente politico.
La normativa sui limiti di mandato non è una disposizione accessoria, ma è una scelta precisa del legislatore regionale per garantire il ricambio, equilibrio e democratica qualità.
Consentire un'interpretazione che, di fatto, aggiri questo principio, permettendo una permanenza reiterata degli incarichi di vertice, è stata, a nostro giudizio, una valutazione errata, le cui conseguenze oggi sono sotto gli occhi di tutti.
Quell'impostazione ha prodotto un danno oggettivo, ha generato instabilità, ha coinvolto direttamente l'istituzione regionale in un contenzioso e ha aperto un fronte di discussione sull'autonomia che sarebbe stato opportuno evitare.
Non è un tema personale, non è una contesa tra maggioranza e opposizione, è una questione di credibilità delle regole, per questo riteniamo che chi ha sostenuto quella scelta debba oggi porsi un problema politico, prima ancora che giuridico.
Non si tratta di enfatizzare o drammatizzare, ma di prendere atto della situazione e di agire con coerenza.
La tenuta delle istituzioni passa anche dalla capacità di riconoscere quando una decisione si è rivelata sbagliata.
Il Consiglio ha davanti a sé un termine definito per individuare una nuova guida, è un passaggio che può e deve essere gestito con senso delle istituzioni, evitando irrigidimenti e logiche di mera conservazione.
La priorità è garantire stabilità e continuità amministrativa, senza compromettere la fiducia dei cittadini.
Fratelli d'Italia non si sottrarrà a questo passaggio, non siamo interessati a dinamiche di posizionamento ma a riaffermare un principio: le regole valgono per tutti e costituiscono il fondamento della nostra autonomia.
Su questo terreno siamo disponibili a un confronto serio finalizzato a una soluzione ordinata e rispettosa delle istituzioni.
L'autonomia valdostana si tutela con comportamenti coerenti, non con interpretazioni forzate o contenziosi prolungati, si tutela dimostrando che le norme che approviamo sono vincolanti anche quando risultano scomode.
Presidente - Ha chiesto la parola la collega Baccini.
Baccini (LRV) - Questi giorni rimarranno impressi nella mente di tutti e segneranno inevitabilmente una brutta pagina per le nostre istituzioni.
Parlare oggi della vicenda dell'ex, al momento, presidente Renzo Testolin significa affrontare una domanda scomoda ma fondamentale: le regole valgono davvero per tutti o solo per alcuni? Perché questa non è solo una questione giuridica, è una questione politica ed è soprattutto una questione di credibilità delle istituzioni.
Il Tribunale di Aosta è stato chiaro: "Testolin era ineleggibile e deve decadere dalla carica", non per un cavillo, non per un dettaglio tecnico, ma per un principio preciso, aveva già ricoperto incarichi nella Giunta regionale per troppe legislature consecutive.
E allora la domanda è inevitabile: com'è possibile che sia ugualmente seduto tra i banchi della Giunta? Qui emerge il vero problema: non siamo davanti a un semplice errore, ma a un sistema politico che ha scelto di forzare le regole, contando sul fatto che nessuno intervenisse o che intervenisse troppo tardi.
Per mesi si è parlato di interpretazioni, di letture alternative, di cavilli giuridici, ma il Tribunale ha smontato tutto questo, affermando un principio semplice: "Le norme non si piegano alle convenienze politiche".
Eppure qualcuno ha provato a sostenerlo, infatti, si è detto che il limite dei mandati non valesse davvero, che dipendesse dal ruolo specifico, che fosse addirittura incostituzionale.
Tra l'altro la legge sui limiti di mandato non è piovuta dall'alto, è stata votata da questo Consiglio, è stata sostenuta dall'Union Valdôtaine, la stessa forza politica che oggi esprime il Presidente.
In quest'aula siedono ancora Consiglieri che quella legge l'hanno votata, difesa e approvata. Una norma nata in un momento storico ben preciso, quando si sentì l'esigenza di porre un limite alla durata del potere esecutivo, perché quando la maggioranza di governo si trova a difendere la propria posizione, mettendo in discussione le regole che essa stessa ha contribuito a creare, si apre una frattura, non solo giuridica, ma anche etica e politica.
Il limite ai mandati serve proprio a difendere la democrazia, non a limitarla, perché - diciamolo chiaramente - quando le stesse persone ricoprono per troppo tempo un ruolo apicale, il rischio non è la stabilità, ma è la stagnazione.
Il ricambio non è un fastidio, è una necessità democratica, bisogna evitare che il potere si concentri troppo a lungo nelle stesse mani.
Da una parte c'è chi difende la continuità a ogni costo, anche quando significa restare al limite o oltre al limite delle regole. Dall'altra parte c'è chi chiede trasparenza, rispetto delle norme e responsabilità politica.
E qui entra il punto più delicato: la responsabilità politica è diversa da quella giudiziaria. Non basta dire: "Deciderà il Tribunale", la politica dovrebbe essere la prima a farsi carico delle proprie scelte senza aspettare una sentenza, perché se serve un giudice per dire che una regola è stata violata, allora il problema non è solo legale, ma è culturale.
Ci troviamo oggi di fronte a un bivio che non riguarda solo una figura politica, ma la stabilità stessa delle nostre istituzioni e la credibilità di fronte agli elettori.
La recente sentenza del Tribunale ha dichiarato la decadenza del presidente Renzo Testolin per l'ineleggibilità legata al limite dei mandati e ha aperto una fase di profonda riflessione per la nostra Regione.
Non si tratta solo di una questione tecnica o giuridica, è un momento che mette alla prova la tenuta della coalizione autonomista e la fiducia dei cittadini valdostani.
Renzo Testolin e l'Union Valdôtaine, insieme alle forze che hanno avallato e sostenuto questo percorso di Governo, si trovano ora a dover gestire le conseguenze di una scelta politica che la magistratura ha giudicato non conforme alle nostre leggi regionali.
Mentre si valuta l'ipotesi di un ricorso, non possiamo ignorare l'instabilità che questo terremoto politico genera su dossier strategici per la Valle d'Aosta, dal lavoro, all'attività del territorio, dalle riforme necessarie al dialogo con Roma.
La politica non può restare paralizzata in attesa dei Tribunali. Chi sostiene oggi questa maggioranza ha la responsabilità di garantire che la Valle d'Aosta non resti senza una guida eppure, cito testualmente, "L'Union Valdôtaine ritiene che il momento politico esiga responsabilità, lucidità e impegno nei confronti delle istituzioni. Nessun vuoto amministrativo o incertezza che possa ostacolare l'azione pubblica sarà ammesso".
In questo momento delicato chiediamo trasparenza e un sussulto di responsabilità che forse abbiamo percepito da alcuni componenti della maggioranza.
L'autonomia non è un privilegio da difendere nelle aule di giustizia, ma un impegno quotidiano verso il bene comune. La nostra priorità deve tornare a essere il futuro dei Valdostani, assicurando che le istituzioni siano solide, legali e pronte a rispondere alle sfide di domani.
La grandezza di chi guida un'istituzione si vede anche dalla capacità di fare un passo indietro per il bene della comunità.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Perron.
Perron (LEGA VDA) - L'ex presidente Testolin oggi sta giocando, che lo sappia o meno, una grande scommessa e una grande partita. Ha già commesso errori gravi, già ampiamente esplicati e stigmatizzati dai colleghi, non mi ripeterò; il più grande, a mio avviso, è l'idea di dichiarare incostituzionale una legge regionale legittima, un vero attentato al principio più importante che l'Union Valdôtaine, e non solo, dichiara di difendere.
Un modo di dare armi all'opposizione che oggi può fare gol quasi a porta vuota.
Ora, ricorrere è lecito, ma diventa non solo una responsabilità dell'ex presidente, ma anche del suo partito, dei suoi alleati, dell'intera Giunta.
Dicevo, una grande partita e una grande scommessa, se vince, probabilmente, governerà fino alla fine del mandato, se vince gli verrà riconosciuta una certa caparbietà e resistenza, quantomeno da parte mia, ma, se perderà, trascinerà a fondo nella polvere molti altri con lui: Giunta, partito, alleati.
La sua azione politica verrà ricordata soltanto per l'arroganza e si chiuderà in maniera ingloriosa. Ci chiediamo: ne valeva la pena?
Alcune cose si possono però già dire fin d'oggi. Questa vicenda è un grande assist all'antipolitica, all'astensionismo, al "Sono tutti uguali, sono tutti lì per la poltrona", eccetera, perché sono questi i discorsi che sentiamo fare.
La gran parte delle persone, sappiamo bene, non è in grado di comprendere oltre su queste questioni così delicate, così complesse, che incrociano gli aspetti politici a quelli amministrativi e quelli giuridici. Il danno, da questo punto di vista, è già stato fatto.
Quando partirà la sospensiva? Secondo quesito, quale sarà l'azione del Governo? Porterà avanti i dossier sul tavolo o questi saranno penalizzati? Sarà oggetto di pressioni interne del suo partito, della sua Giunta, dei suoi alleati? E con quali risultati sulla res pubblica, l'unico vero obiettivo di una politica all'altezza del suo compito storico?
Noi sosteniamo che questa maggioranza non stia dando le risposte che i Valdostani attendono su molti dossier. Proseguirà la chiusura totale verso le nostre proposte? Peggiorerà questo muro contro muro? Sono tutte domande che lasciamo in sospeso.
In conclusione, se l'appello darà ragione all'ex presidente Testolin, avrà vinto una scommessa e, in qualche modo, gliene daremo atto, perché se le sentenze vengono ribaltate bisogna rispettare le sentenze.
Ma se l'appello confermerà la sentenza in atto, e ovviamente parte con un pronostico sfavorevole, porterà nella polvere molte persone con sé, ripeto: Giunta, partito, alleati e forse l'immagine di tutta la Valle.
Oggi è, un po' per ironia della storia, il 5 maggio, come la famosa poesia di Manzoni; se l'incipit famoso "Ei fu" come Presidente della Regione per l'ex presidente Testolin non possiamo ancora pronunciarlo, ovviamente, una sentenza c'è già stata, il giudizio dei contemporanei, per quanto già spiegato prima e ampiamente - hanno già dibattuto i miei colleghi - è ampiamente negativo.
Attenderemo, a questo punto, che si chiuda definitivamente una tetra pagina della politica valdostana. Possiamo davvero dire nuovamente: "Ai posteri l'ardua sentenza".
Président - A demandé la parole le collègue Campotaro.
Campotaro (AVS) - C'è un clima di profonda sfiducia fuori da questo palazzo, dettato da una politica che sembra mossa esclusivamente dalla necessità di conservare il comando a ogni costo.
La collega Minelli ha ripercorso lucidamente la cronaca dei dubbi ignorati e degli avvertimenti inascoltati. A mio avviso, però, il punto più sorprendente di questa intera vicenda, ciò che ha creato un reale senso di smarrimento persino nel mondo autonomista, risiede nella strategia difensiva adottata. È qui che emerge quello che definirei il paradosso autonomista.
Mentre Alleanza Verdi e Sinistra difendeva la legge regionale n. 21/2007 e la sua ratio, come un'espressione nobile della nostra sovranità e della nostra capacità di autoregolamentazione, abbiamo assistito allo spettacolo incredibile della difesa, compresa l'Avvocatura regionale, intenta a demolire quella stessa norma. È stato sferrato un attacco frontale alla nostra potestà legislativa, cercando di far dichiarare incostituzionale una legge che questo Consiglio ha votato per porre un limite alla concentrazione del potere. Tutto questo mentre si utilizzava l'Amministrazione regionale non per servire i cittadini, ma come un ufficio legale personale. È questo doppio binario, rinnegare la propria legge e usare l'Ente come protezione, che oggi sconcerta la Valle d'Aosta.
Quando dico che avete trattato la Regione come un ufficio legale personale, mi riferisco a una scelta politica precisa. La Giunta ha deciso di trascinare l'Amministrazione in Tribunale, spendendo soldi pubblici per sostenere una causa che riguardava esclusivamente la poltrona di un singolo. Cosa vede il cittadino da fuori? Vede che la Regione si costituisce in giudizio, non per difendere i servizi, la sanità o l'ambiente, ma per dire: "Il Presidente deve restare lì, al di là di quello che dice la legge". E questo è il punto, avete usato il peso, il nome e le risorse della Regione Valle d'Aosta per dare forza a una battaglia privata. Avete scelto di far pagare ai Valdostani la difesa legale di una posizione che il Tribunale ha poi definito priva d'interesse per l'ente. È un affronto a chi paga le tasse in questa Valle vedere le proprie risorse utilizzate come uno scudo personale per tentare di aggirare un divieto normativo.
I giudici sono stati categorici: l'Amministrazione deve restare neutrale in queste controversie. E sia chiaro, se la Giunta deliberasse una nuova costituzione per l'appello, saremmo di fronte a una persistenza nell'errore, se non addirittura a un potenziale danno erariale che non taceremo.
E, se l'uso della Regione come scudo personale è grave, le parole usate per difendere quella posizione lo sono ancora di più. Abbiamo letto sui quotidiani le dichiarazioni dell'avvocato Marcello Cecchetti che in aula, lo ricordo, rappresentava la Regione. Sentir definire una nostra legge che limita i mandati come assurda, palesemente irrazionale e priva di qualunque giustificazione è una scena surreale. La Regione paga un avvocato affinché spieghi allo Stato che le leggi della Regione sono assurde. Gli avvocati di Presidente e Regione hanno esplicitamente chiesto al Tribunale di sollevare una questione di legittimità costituzionale sulla norma regionale, qualora non fosse stata interpretata secondo i desiderata della Giunta. Pur di salvare un mandato - anzi due mandati - siete arrivati a chiedere alla Corte costituzionale di demolire un pezzo della nostra sovranità.
Ma la risposta, la reazione a questo accanimento, è scritta a pagina 16 della sentenza, in cui assistiamo a un rovesciamento dei ruoli. Mentre qualcuno parlava di irrazionalità, sono stati i Giudici dello Stato a dover ricordare a chi governa la Regione che quella norma sui mandati non è un'assurdità, ma uno strumento prezioso che riconosce e valorizza le peculiarità regionali. Il Tribunale ha spiegato che la regolamentazione del limite dei mandati consecutivi va valutata alla luce delle complessive e peculiari funzioni attribuite al Presidente della Valle d'Aosta. Il nostro Statuto speciale, infatti, affida al Presidente della Regione poteri enormi, che non hanno eguali in altre realtà. Egli non solo propone la Giunta e ne dirige l'indirizzo politico, ma è titolare di funzioni prefettizie e provvede al mantenimento dell'ordine pubblico, come ci ricordava anche il consigliere Carrel. Proprio per questo peso specifico del potere, intrinseco tra l'altro in tutti i componenti della Giunta, il limite dei mandati diventa un pilastro democratico irrinunciabile, serve a garantire il ricambio, a impedire la cristallizzazione delle posizioni di comando e ad assicurare quella par condicio necessaria in ogni competizione elettorale. Mentre gli avvocati di Presidente e Regione cercavano di dipingere questo limite come un ostacolo irragionevole, i Magistrati lo hanno blindato come un presidio di democrazia e di corretta gestione della cosa pubblica.
Non possiamo quindi permetterci di far finta di niente, questa sentenza non colpisce solo una persona, ma scuote l'intera maggioranza che ha avallato questa linea difensiva. Mi rivolgo in particolare a chi è entrato in questo Consiglio con il desiderio di rappresentare una discontinuità, un modo diverso d'intendere il ruolo in quest'Aula, lontano dalle logiche più logore della vecchia politica. Assessore Lotto, io e lei siamo pressoché coetanei e credo che entrambi sentiamo il peso di rappresentare un cambiamento in quest'Aula. Proprio per questo le dico che è difficile non provare del dispiacere, vedere la componente giovane della Giunta avallare una linea difensiva che definisce assurda e irrazionale una nostra norma sui mandati, pur di difendere una posizione di potere; non è il segnale di novità che la Valle d'Aosta si aspetta da noi. Non è in discussione chiaramente il diritto di difendersi che aspetta a chiunque, il punto è un altro: che esempio diamo ai Valdostani, in particolare ai giovani se, non appena una legge regionale diventa un ostacolo, permettiamo che venga demolita nei Tribunali? La nostra generazione ha il dovere di essere più rigorosa di chi ci ha preceduto. Mi auguro che lei, ma non solo lei, sappia trovare quella distanza critica necessaria per dire che l'autonomia si difende rispettando le proprie leggi, non cercando di farle dichiarare incostituzionali per un interesse del momento. Dimostriamo che la nostra presenza qui ha un senso diverso.
C'è poi un ultimo elemento che riguarda la presa d'atto illustrata dal Presidente del Consiglio. Riteniamo che non sia né corretto né adeguato inserire, dopo le premesse e la presa d'atto, anche il "Dia atto che". Il riferimento alla normativa e alle sue conseguenze è già contenuto in modo completo nelle premesse dell'atto e riprenderlo in quella forma non aggiunge nulla sul piano giuridico. Ma soprattutto "Dia atto" non è un'espressione neutra, significa riconoscere apertamente, ammettere come acquisito un fatto, assumerlo come proprio. È qualcosa di più di una semplice presa d'atto tecnica, implica una forma di condivisione o comunque di esplicita assunzione e nel testo - mi riferisco al testo all'ordine del giorno di cui il Presidente ha fatto una sintesi in introduzione - si esplicita il nome del Vicepresidente che, in buona sostanza, come è già stato detto, si trova nella stessa situazione del Presidente decaduto per quanto riguarda il limite dei mandati. É per questo che è più corretto limitarsi a una presa d'atto formale della sentenza, senza introdurre formule che rischiano di attribuire a questo Consiglio un ruolo attivo ulteriore, che non è né necessario né opportuno.
Presidente - Prima di proseguire nella discussione mi consenta soltanto una precisazione, collega Campotaro, che avevo già provato a dare ieri al vostro capogruppo.
Prendo spunto, ma davvero molto sinteticamente, rispetto alla sua chiusura: in realtà oggi il Consiglio non ha nessun ruolo attivo, siamo più che passivi perché prendiamo atto di una sentenza che ha degli effetti insiti nella sentenza, quindi di fatto non c'è un ruolo attivo del Consiglio oggi.
Chi intende prendere la parola? Prego collega, espliciti la mozione d'ordine.
Zucchi (FdI) - Lei, introducendo la seduta di oggi, ha parlato di un dibattito, volevo chiederle se per dibattito intende gli interventi della sola opposizione oppure per dibattito si intende anche l'intervento, in ossequio all'alternanza, anche dei componenti della maggioranza.
Presidente - Io adesso non lavoro per la Treccani, però posso dire che nel dibattito partecipa chi intende prendere parte al dibattito, mi consenta la precisazione, visto che mi ha sollecitato, io le dico quello che penso.
La parola al collega Zucchi.
Zucchi (FdI) - Mi prenoto come opposizione. Intanto, signor Presidente, io intendo ringraziarla, lei e tutto l'Ufficio di Presidenza per aver accettato il nostro invito, quindi io le rivolgo il ringraziamento a nome del gruppo, per aver espresso la netta reprimenda nei confronti del parere che oggi è apparso sugli organi d'informazione, a firma del dottor Lupo, il giurista che è stato evocato dai Consiglieri poc'anzi, giurista purtroppo, ahimè, che è stato incaricato dalla legislatura precedente e dal Consiglio precedente, dal Presidente del Consiglio, l'Ufficio di Presidenza, mi risulta non all'unanimità, e che ha avuto in qualche modo l'ardire di sortire delle affermazioni che non depongono certamente a suo favore, quindi ringrazio lei e tutto l'Ufficio di Presidenza.
Veniamo al punto: oggi noi interveniamo in uno dei momenti più delicati della recente storia istituzionale della nostra Regione, lo facciamo con rispetto ma anche con chiarezza. Ci sono momenti in cui le parole devono essere misurate, ma non ambigue.
Noi siamo garantisti, sempre, il consigliere Testolin ha pieno diritto di ricorrere e di difendersi nelle sedi competenti, questo non è in discussione, ma proprio perché rispettiamo il diritto dobbiamo distinguere due piani: il diritto personale d'impugnare la sentenza e la responsabilità istituzionale di garantire la piena legittimità dell'azione amministrativa, e questo è il punto politico.
Non contestiamo il ricorso del consigliere collega Testolin, contestiamo l'idea che per difendere una posizione personale si possa trascinare l'intera istituzione in una condizione d'incertezza giuridica e di fragilità amministrativa, perché oggi siamo davanti a una sentenza della Repubblica che ha dichiarato il Presidente ineleggibile e decaduto. Potrà essere impugnata, certamente, riformata o confermata, ma oggi esiste e una sentenza esistente non può essere trattata come un elemento secondario.
Da oggi ogni scelta deve partire da questo dato: è responsabile rimettere in moto la piena attività della Giunta come se nulla fosse? È responsabile chiedere ai dirigenti di operare in questo contesto? È responsabile esporre la Regione al rischio di contenziosi per prolungare una permanenza? Noi riteniamo di no. Non è una vittoria per nessuno, ma è un problema serio per la Valle d'Aosta, e proprio per questo serviva e serve una scelta di responsabilità, consigliere Testolin.
L'automatismo della sospensione consente formalmente la prosecuzione, ma non la rende politicamente opportuna.
Il Presidente può certamente fare ricorso, ma la Regione deve poter funzionare senza esserne condizionata.
Il tema non riguarda una sola persona, il Vicepresidente è inevitabilmente coinvolto nella stessa questione politica, ridurre tutto a un fatto individuale significa non coglierne la portata.
Non se ne abbia male, vicepresidente Bertschy, non è un attacco personale, ma io mi chiedo come lei si possa sentire in coscienza sapendo che lei è nella stessa identica situazione del presidente Testolin.
Il punto quindi non è solo di chi firma gli atti ma è se questi atti saranno solidi.
Noi non abbiamo una data certa per l'appello, non abbiamo una decisione definitiva, non abbiamo garanzia sugli effetti futuri. In questo quadro dovrebbero prevalere prudenza e responsabilità. Chi governa non deve chiedersi solo se può restare, ma se è utile che resti, questa è la differenza tra difendere una posizione e difendere un'istituzione.
Oggi noi vediamo il rischio di scegliere la prima strada, un arroccamento, l'uso dell'autonomia come scudo, la subordinazione delle istituzioni a equilibri politici, per noi è inaccettabile.
L'autonomia valdostana non nasce per difendere posizioni personali, ma per garantire responsabilità e credibilità.
Mi scuserà, consigliere collega Centoz, se anche io cito la questione dell'Union, "Les gens passent, l'Union reste", le pagheremo un copyright, ma noi non abbiamo dei problemi a dire le cose quando le riteniamo giuste, anche se provengono dal campo opposto, quindi " Les gens passent, l'Union reste".
Allora bene, signori, dimostratelo, dimostrate che le istituzioni vengono prima delle persone. Oggi il rischio è mettere in secondo piano la stabilità istituzionale per salvare alcune posizioni individuali.
Noi non ci stiamo, perché il Consiglio non può diventare una sala d'attesa dell'appello, non ci stiamo perché una sentenza di decadenza non è un dettaglio, non ci stiamo perché i cittadini hanno diritto a un governo pienamente legittimato.
La strada responsabile esisteva ed esiste ancora: prendere atto della sentenza, consentire certamente il ricorso personale e costruire però una nuova soluzione politica, avete i numeri, potete farlo.
La maggioranza ce li ha, se non lo fa è una scelta o un impedimento, e questo è un problema.
Non si può chiedere all'opposizione di legittimare questa vostra scelta, noi di Fratelli d'Italia non parteciperemo a una finzione di normalità.
Per questo Fratelli d'Italia valuterà la non partecipazione ai lavori dell'Aula e delle Commissioni, naturalmente nel rispetto del regolamento delle leggi, ogni qualvolta si proceda come se nulla fosse accaduto, fino al ripristino di un quadro istituzionale chiaro e pienamente legittimato. È una scelta di responsabilità.
Presidente Testolin, la chiamo ancora con questo nome perché le porto rispetto, lei ha diritto di fare il ricorso, noi abbiamo il dovere di non accompagnare un percorso che mette a rischio la credibilità della Regione.
Per questo concludiamo con una richiesta semplice: assumetevi la responsabilità per il rispetto dell'istituzione, dei cittadini, di quest'Aula e dell'autonomia, perché l'autonomia si difende dimostrando che le istituzioni sono più forti delle persone. Le persone passano, la Valle d'Aosta resta.
Presidente - Solo una precisazione, solo per dire al collega Zucchi che l'Ufficio di Presidenza ha preso una posizione, al di là del suo giusto invito e dell'invito di altri colleghi, comunque grazie e ringrazio anche gli altri colleghi che l'hanno fatto.
La parola al collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Prendo la parola partendo da quella che è stata un po' l'evocazione che ha fatto un collega prima di me, il collega Centoz, che ha parlato della crisi del fil di ferro, soltanto per fare una piccola correzione storica, perché il collega Centoz si è dimenticato di dire che chi chiuse materialmente con il fil di ferro le porte di questo Consiglio per evitare che si tenesse la seduta del Consiglio stesso era tal consigliere Renato Strazza, del Partito Comunista Italiano, condannato per attentato contro organi costituzionali, quindi credo che sia opportuno anche ristabilire questa verità storica, perché questa forse la si era un po' dimenticata.
Interveniamo in un'Aula che sicuramente vive uno dei suoi momenti più delicati e imbarazzanti, direi soprattutto imbarazzanti della sua storia recente, la Valle d'Aosta si ritrova senza il Presidente, per la decadenza dichiarata appunto dal Tribunale di Aosta.
Quest'Aula sa che la Lega è sempre stata garantista e che non ha mai utilizzato i Tribunali per fare politica ma, pur non avendo sottoscritto il ricorso, oggi ci troviamo ad affrontare quelle che sono ovviamente le conseguenze, che sono gravide di problemi per la nostra Regione e per le sue istituzioni.
Non parliamo infatti semplicemente di una questione tecnica, questa sentenza è il risultato di una scelta politica precisa, quella di anteporre l'interesse personale e di parte alle regole istituzionali e al bene collettivo della nostra comunità.
Quest'Aula ricorderà bene come in occasione della diffusione della memoria difensiva, tanto della Regione quanto dell'allora Presidente, avessimo stigmatizzato le posizioni di chi, per difendersi, occupando la massima carica regionale, si appellava alla legittimità costituzionale di una legge regionale approvata dallo stesso Consiglio, Union Valdôtaine in primis, mettendo se stesso prima della Regione che amministra.
Le forzature da quel momento in avanti - originatesi dall'affermazione che il Consiglio regionale ben 19 anni fa avrebbe varato a larga maggioranza una legge che potrebbe aver violato due articoli della Costituzione, in modo palesemente sproporzionato, arbitrario e privo di ragionevole giustificazione, e il diritto dell'elettorato passivo, cioè di chi si candida al governo - sono proseguite, nostro malgrado, sul medesimo crinale senza soluzione di continuità.
Quando il Presidente uscente Testolin ha deciso di ricandidarsi e di accettare la nuova Presidenza, pur sapendo o dovendo sapere che la sua posizione era quantomeno controversa rispetto alla legge regionale n. 21/2007 sui limiti di mandato, invece di fermarsi al rispetto letterale dello spirito della norma, che serve proprio a evitare la cristallizzazione del potere, invece di formulare delle riflessioni a beneficio dell'istituzione Regione e del suo Governo, ha evidentemente preferito forzare la mano.
Con questa forzatura ha messo se stesso davanti alle istituzioni, ha anteposto la propria permanenza, la stabilità e la credibilità dell'ente Regione, e questo non è una banale interpretazione giuridica diversa, ma è un fatto politico.
Quando un Presidente in carica sceglie d'interpretare la legge in modo così elastico da arrivare a una sentenza di decadenza dimostra di aver perso di vista il principio fondamentale di ogni democrazia: nessuno è al di sopra delle regole, nemmeno chi guida una Regione, e ora, purtroppo, ne paghiamo tutte le conseguenze.
Si apre infatti un vuoto amministrativo pericoloso, che forse vedrà l'elezione di un nuovo Presidente o forse, più verosimilmente, direi, vedrà il vecchio Presidente tornare nella sua posizione in virtù di un cavillo giuridico.
Quello che ci chiediamo però in questo secondo caso è: ma con quale credibilità? Con quale autorevolezza e con quale agibilità politica?
Nel frattempo i dossier più importanti per il futuro della Valle d'Aosta, dai rapporti con lo Stato alla gestione dei fondi, dalle grandi opere alla sanità, rischiano di rimanere in stand-by o di essere gestiti in via ordinaria, con minor peso e incisività.
Chi paga questo immobilismo? Non certo chi ha voluto testardamente ricoprire quella carica trascinando l'intera istituzione in questa situazione.
Questa condizione la pagano i Valdostani, le imprese, i lavoratori, i giovani che vedono ancora una volta la politica locale incapace di garantire continuità e serenità istituzionale.
È proprio per questo motivo che noi oggi non esultiamo per la sentenza, perché non è nel nostro stile gioire per le difficoltà della Valle, ma non possiamo neppure tacere di fronte a una responsabilità politica evidente.
È grave che un Presidente abbia forzato fino a questo punto una norma pensata proprio per evitare ciò che è accaduto ed è grave che la maggioranza che lo ha sostenuto non abbia trovato il coraggio di porre un freno prima.
La Valle d'Aosta ha bisogno di istituzioni forti, autorevoli e stabili, non di vertici precari o contestati, ha bisogno di chi mette al primo posto l'interesse collettivo, non il proprio ruolo.
Per questo, come gruppo Lega, chiediamo di dire basta con le forzature, basta con le logiche di potere personale.
Proprio questi comportamenti però hanno acceso quello che definirei un vivace dibattito all'interno della maggioranza regionale. La lettura degli organi d'informazione in questi due giorni infatti ci ha restituito una fotografia politica particolarmente pesante.
Da qualche giorno, infatti, leggiamo che, vedendo anche l'esito della riunione degli alleati di governo, sembra che non solo un eventuale ricorso (che rimane un diritto imprescindibile per chiunque, questo ovviamente lo riconosciamo) sarebbe accolto in maniera fredda se non ostile da diversi membri di questa maggioranza, oltre che dallo stesso partito del Presidente decaduto, ma che addirittura, ai fini giuristi che hanno predisposto il summenzionato ricorso, verrebbero imposti dei paletti, quali ad esempio il divieto del ricorso alla questione di costituzionalità della norma, che tanto scalpore aveva suscitato e che, in maniera bolsa era stato difeso nelle discussioni, in aula e fuori, e addirittura di fermarsi qualora venisse dato torto per la seconda volta in appello alle tesi del ricorrente.
Insomma, una sfida difficile da affrontare con le mani legate dietro la schiena, che quindi non pare iniziare con i migliori auspici, soprattutto - e questa ovviamente è un'osservazione di fatto e di merito - dal punto di vista politico.
Questi stessi giuristi, peraltro - pare per effetto della visibilità acquisita in questi giorni e stimolati da questa grande attenzione nei loro confronti - non si sono sottratti al colloquio con gli organi d'informazione e nella loro loquacità ci hanno regalato diverse perle che rimarranno negli annali.
Innanzitutto abbiamo appreso che secondo qualcuno lo spazio giuridico per il ricorso è un'autostrada, e di certo non abbiamo motivo di dubitarne, ci mancherebbe altro; quello che ci chiediamo però è davanti a quale autostrada ci troviamo, perché non vorremmo che l'epilogo di questo ricorso venisse accomunato, per conclusioni e tempistiche, alle gallerie Côte de Sorreley e Signayes, annunciate all'ultimo secondo e chiuse per lunghi mesi, con gravi disagi per la nostra comunità, all'insaputa del Presidente stesso.
In secondo luogo, apprendiamo che un consulente abbia ritenuto opportuno impugnare la matita rossa per correzioni grammaticali e di sintassi alla sentenza.
Se la questione della Presidenza fosse appesa a un filo, forse l'ultima cosa da fare sarebbe evidenziare eventuali strafalcioni, anziché prendere atto della pronuncia con rispetto istituzionale, magari confrontandosi preventivamente con chi ha dato mandato per formulare eventuali esternazioni.
Ho visto, peraltro, e apprezzato la presa di distanza dell'Ufficio di Presidenza, che ringrazio ovviamente anche io per la pronta reazione a cui mi unisco, augurandomi che tutti i colleghi, in particolar modo quelli di maggioranza, possano fare lo stesso.
Altro capitolo, poi, è l'insistenza sulla questione di costituzionalità, visto il dibattito politico che ne era conseguito e le conseguenti negatività sul punto, che ci fanno capire come ci sia un difetto di comunicazione tra committente e mandatario, soprattutto a fronte della delicatezza della materia e delle sue implicazioni politiche.
Quella che si apre oggi, quindi, è una fase incerta, per certi versi drammatica, che non avremmo voluto affrontare per nulla al mondo. Come immaginare, infatti, cosa accadrà in caso di deposito effettivo del ricorso? Come immaginare una fase in cui la Regione verrà retta, non si capisce bene in quale maniera, da un Presidente dimezzato e potenzialmente quello che apparrebbe essere un "Governo di Schrödinger", che esiste ma al contempo non esiste, e nello stesso momento ne approva atti e magari addirittura decide di allocare le risorse, come annunciato dall'assestamento, ben 268 milioni, senza porsi alcun dubbio circa la legittimità di quell'azione.
Davvero un Presidente e una Giunta sub iudice possono prendere, con la dovuta serenità e con la certezza che non gli verrà chiesto conto di quanto fatto, le redini della Valle d'Aosta amministrando come se nulla fosse accaduto? Secondo noi no.
L'unica soluzione onorevole per tutti sarebbe avere un Governo pienamente legittimato e con una chiara agibilità politica che desse giustamente il diritto a Testolin di difendersi nelle sedi deputate, ma che non sottoponga la nostra comunità all'onta di vivere appesa al filo di quello che potrebbe decidere la Corte d'Appello di Torino, perché le istituzioni si onorano sempre, soprattutto nei momenti di difficoltà, altrimenti si svuota il significato della nostra autonomia e si indebolisce la credibilità della Valle d'Aosta, proprio mentre si vorrebbero maggiori spazi di autonomia a Roma.
Come ho detto tempo fa, torno a dire che noi difendiamo le norme della nostra Regione non per convenienza, ma per principio. L'autonomia e il rispetto delle istituzioni non sono bandiere da sventolare quando fa comodo e da accantonare quando diventano scomode.
Président - A demandé la parole le collègue Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Direi che per coloro che ci ascoltano mi pare che il copione abbia rispettato le aspettative, non credo che nessuno si aspettasse degli interventi diversi.
Era un'occasione troppo ghiotta per l'opposizione per disegnare scenari apocalittici.
Oggi abbiamo assistito a una serie di descrizioni, trattati giuridici, ma - io non sono abituato a fare i complimenti agli amici dell'estrema sinistra - in realtà sono gli unici che hanno fatto il ricorso. Tutti gli altri, di fronte alle certezze che oggi vengono rappresentate, hanno preferito il vecchio adagio "Vai avanti tu che mi viene da ridere", perché se la sentenza fosse stata contraria all'appello oggi, "lapeun lapeun", tutti tranquilli, invece i colleghi di AVS hanno avuto ragione e, ovviamente, tutti sul carro del vincitore, non avete dimostrato un grande coraggio. Possiamo, però, fare un ragionamento politico. A me interessa poco parlare dei commenti degli avvocati e dei professori - posso anche essere d'accordo - inappropriati, irrituali; normalmente gli avvocati e i professori sono molto più prudenti, questi lo sono stati poco, quindi direi che mi associo alle valutazioni dell'Ufficio di Presidenza, parlino di queste cose nei convegni ma non si inseriscano nel dibattito politico, però, al di là di questo, oggi questo scenario apocalittico cerchiamo di ricondurlo alla realtà.
Noi abbiamo una legge, e forse qui siamo in tre che l'abbiamo votata, forse di più, perché guardo anche gli amici del Centro-destra che avevano collaborato in modo importante a scrivere questa legge, aveva un quadro chiaro, dice: "Guardate, dopo due mandati, Assessore" ed è indiscutibile che il ruolo di Assessore o di Presidente porti con sé del consenso, già la carica di Consigliere... gli amici di AVS che hanno come mentore Riccarand, ha fatto cinque legislature, quindi lì il rinnovamento è un po' a fasi alterne... (Intervento fuori microfono) …No, da Assessore non è stato eletto…. no, no, ma io ho una buona memoria.
Al netto di questo, il concetto era "due mandati" e, se devo essere sincero, essendo anche stato membro dell'Ufficio di Presidenza, i dubbi che la collega Minelli ha rappresentato non è che fossero estranei, se n'è parlato. Il problema qual è? È che quando tu scrivi una norma, hai in mente uno scenario, poi dal punto di vista pratico ti trovi di fronte a degli scenari molto più composti e compositi. Abbiamo avuto delle legislature che si sono interrotte, e quindi hanno avuto una durata solo di due anni e quattro mesi, dei mandati che non sono stati dei mandati pieni, quindi rispetto a quest'argomento il dubbio nasce, ma nessuno ha la verità in tasca, tant'è che poi anche in virtù di questo si sono avvicendati dei pareri, di parte piuttosto che richiesti dalle istituzioni, che hanno dato un quadro diverso.
Oggi come oggi non c'è nessun vuoto, state facendo una narrazione che non corrisponde alla verità. L'Amministrazione regionale, la comunità valdostana, non è in una situazione di caos, abbiamo in questo momento una gestione ordinaria per gli atti
urgenti e indifferibili e, credetemi, questa maggioranza nel prosieguo darà una risposta, che potrà essere in un modo piuttosto che nell'altro e darà continuità all'attività amministrativa.
Attenzione, lo avete detto voi, oggi il problema delle concessioni delle grandi derivazioni d'acqua... era stato votato all'unanimità, spero che venga votato all'unanimità, non è che ci siano delle attività discrezionali; che ci sia Testolin, che ci sia Bertschy o ci sia chiunque, si andrà in quella direzione, non è che siamo in un'altra situazione, come probabilmente in altri palazzi, dove c'è un soggetto da solo che gestisce tutta l'amministrazione, c'è una Giunta, c'è una maggioranza.
Noi, come Union Valdôtaine, abbiamo un Parlamento che per certi versi a volte equivale all'intero corpo elettorale di qualche movimento. Noi quando riuniamo, riuniamo 500 persone, quindi c'è un ampio dibattito e parlano anche voci che sono in dissenso.
Rispetto a questo, quindi, voi state personalizzando il ragionamento su Testolin, in realtà noi dobbiamo parlare di una maggioranza e la maggioranza è una maggioranza autonomista, che è in grado di dare delle risposte. Questo è il dato.
Dopodiché, attenzione, se ci sarà un ricorso, non è che parliamo di anni, parliamo di qualche mese, quindi rispetto a questo, il fatto che ci sia in pendenza di appello la non efficacia della sentenza cosa cambia?
Non è che abbiamo fino alla fine della legislatura una situazione d'incertezza, non è così. Nell'arco di qualche mese, se ci sarà ricorso, ci sarà una risposta, mentre voi state disegnando uno scenario apocalittico dove c'è un mondo che non ha la possibilità di dare delle risposte.
Quando io parlavo d'interpretazioni... già solo sull'efficacia, o meglio, sulla portata di questa sentenza, ci sono pareri opposti. A un certo punto, il decreto legislativo 150, all'articolo 22, al comma 8, dice: "In pendenza di ricorso la sentenza non ha efficacia".
Cosa vuol dire "In pendenza di ricorso"? Avvocato Bellora, in pendenza di ricorso vuol dire che il ricorso deve essere presentato oppure, in teoria, potrebbe essere presentato?
Vede, già semplicemente questa cosa ci lascia in una situazione d'incertezza.
Allora, credetemi, da questo punto di vista possiamo tranquillamente affrontare e dare un messaggio di garanzia ai Valdostani.
Oggi avete sentito una sequela di commenti, qualcuno anche condivisibile, attenzione, non è che io dica che ci sono solo cose che sono campate per aria, ma la cornice, il quadro è diverso.
Noi non abbiamo gettato nel panico nessuno, stiamo facendo un'azione di governo, continueremo a farla e, da questo punto di vista, vedete, rimango un po' basito poi nel dire "Abbiamo un'armata Brancaleone e non avete il coraggio di togliere qualcuno che è ingombrante".
Collega Bellora, lei adesso fa parte della Lega, se io devo sentire i commenti dei leghisti su Salvini... probabilmente non è proprio l'esempio che calza meglio.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Sorbara.
Sorbara (FI) - In qualità di Consigliere di maggioranza di Forza Italia ritengo necessario intervenire su una vicenda che non può e non deve essere letta esclusivamente in chiave politica e giuridica, ma che investe direttamente i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale.
La recente decisione del Tribunale di Aosta apre infatti una questione giuridica complessa, che attiene al corretto bilanciamento tra il principio di accesso alle cariche pubbliche e l'eventuale limitazione prevista dalla legge.
L'articolo 51 della Costituzione stabilisce in modo chiaro che tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza. Si tratta di un principio cardine della nostra democrazia, che trova fondamento anche negli articoli 2 e 3 della Costituzione, i quali tutelano i diritti inviolabili della persona e il principio di uguaglianza sostanziale.
Per imitazione a tale diritto, come più volte ribadito dalla giurisprudenza costituzionale, costituiscono eccezioni e, in quanto tali, devono essere interpretate in modo rigoroso e restrittivo, non è quindi ammissibile un'interpretazione estensiva o analogica delle cause di ineleggibilità, soprattutto quando la norma presenti elementi di ambiguità.
Nel caso della Regione Valle d'Aosta, come ha ribadito il mio collega Carrel, va inoltre sottolineata una peculiarità istituzionale non secondaria: il Presidente della Regione non è eletto a suffragio universale diretto, ma è espressione del Consiglio regionale.
Questo elemento distingue profondamente l'ordinamento valdostano da quello delle altre Regioni, e incide direttamente sulla ratio dei limiti e dei mandati, che a livello nazionale sono stati concepiti soprattutto per bilanciare l'investitura diretta del vertice dell'esecutivo.
Ne consegue che la disciplina regionale, in materia di limiti ai mandati, non può essere automaticamente assimilata a quella delle Regioni a Statuto ordinario, né può essere interpretata prescindendo dal contesto istituzionale specifico.
Anche per questo motivo, autorevoli pareri giuridici hanno evidenziato come la norma in questione presenti profili d'incertezza interpretativa e non conduca a una soluzione univoca.
In tale quadro appare del tutto legittimo, e direi doveroso, che il Presidente, il consigliere Renzo Testolin, valuti la possibilità di ricorrere nei successivi gradi di giudizio.
Il diritto alla tutela giurisdizionale, sancito dall'articolo 24 della Costituzione, garantisce a tutti i cittadini la possibilità di difendere le proprie posizioni davanti a un giudice. Rinunciare a tale diritto significherebbe non solo comprimere una garanzia individuale, ma anche rinunciare a un chiarimento definitivo su una questione che riguarda un corretto finanziamento delle istituzioni regionali.
In uno stato di diritto le controversie si risolvono solo nelle sedi competenti, attraverso gli strumenti previsti dall'ordinamento.
Il rispetto delle istituzioni si manifesta anche attraverso il rispetto delle regole e delle garanzie che presiedono i diritti fondamentali. Spetta alla magistratura, nei successivi gradi di giudizio, fornire un'interpretazione definitiva della norma, chiarendo un quadro che oggi appare oggettivamente un po' controverso.
Aggiungo una riflessione personale, che sento il dovere di condividere in senso di responsabilità: ho vissuto sulla mia pelle cosa significa trovarsi coinvolti in vicende giudiziarie profonde e complesse e quanto sia fondamentale poter contare, fino in fondo, degli strumenti di tutela previsti dall'ordinamento.
Il diritto di difendersi - si ricorre - e di chiedere giustizia, non è un privilegio, ma un presidio essenziale dello Stato di diritto.
Per questo motivo ritengo che, mai come in questi casi, sia necessario mantenere lucidità, rispetto e coerenza con i principi costituzionali. Non si tratta di difendere una persona o una posizione politica, ma di difendere un principio, quello secondo cui ogni cittadino deve poter vedere riconosciuti i propri diritti fino all'ultimo grado di giudizio.
È su questo terreno che si misura la credibilità delle istituzioni e la solidità della nostra democrazia.
Oggi penso di avere il coraggio di dire una cosa come la penso, profondamente: i cittadini valdostani si sono espressi in modo chiaro, inequivocabile, senza ambiguità. Hanno dato un mandato forte e diretto che non può essere ridotto a reinterpretazione da nessuno.
Renzo Testolin ha ricevuto un consenso che è il peso di un plebiscito.
Questo è il dato politico reale, quello che nessun atto giudiziario, non definitivo, può cancellare o mettere in discussione.
Eppure oggi ci troviamo di fronte a una decisione di primo grado del Tribunale di Aosta che riguarda un tema delicato, una decisione che però non è definitiva e che forse sarà oggetto di ricorso, e che quindi appartiene ancora a un percorso giudiziario aperto.
Allora bisogna essere molto chiari: nessuno può trasformare una sentenza non definitiva in una sentenza politica definitiva, perché quando il voto dei cittadini viene messo in secondo piano rispetto a interpretazioni parziali della giustizia, si crea, secondo me, uno squilibrio pericoloso, non per le persone, ma per il principio stesso della democrazia.
La democrazia non è fatta solo di tribunali, ma prima di tutto di popolo, e il popolo valdostano ha parlato in modo forte, rispetto, netto e legittimo.
Questo non significa ignorare la giustizia, significa rispettare i ruoli.
La politica ai cittadini, la giustizia ai tribunali, senza sovrapposizioni improprie.
Sarà il giudizio dei successivi gradi a dire l'ultima parola.
Fino ad allora, per me, esiste un solo dato che conta davvero: la volontà popolare va rispettata, non interpretata, non sospesa e soprattutto non ribaltata da atti non definitivi.
Questo conta per me e tutto il resto è solo rumore.
Presidente - La parola al collega Viérin Marco.
VIÉRIN M. (CA) - Certamente, come ha detto qualcun altro, oggi sono state dette tante cose che possono essere in parte condivisibili ma in parte anche analizzate in maniera più approfondita.
Anche io ho visto un po' il gioco delle parti, a volte ci sta, però stiamo ragionando su una sentenza e certamente anche noi prendiamo atto di questa sentenza e pertanto delle relative azioni e visioni che ognuno di noi ha.
Una fase particolarmente delicata per le nostre istituzioni, ma anche delicata di fronte alla necessità di garantire le scadenze amministrative urgenti e non rinviabili; ne cito qualcuna ma tutti sappiamo quali: il rendiconto, l'assestamento, le norme di attuazione eccetera eccetera eccetera.
Noi riteniamo che questa maggioranza comunque c'è e dovrà certamente prendersi le responsabilità, rispetto a questo difficile momento, come qualcuno ci ha ricordato, tenendo conto della sentenza, ma anche degli interessi generali della nostra regione e soprattutto dei riflessi sulla nostra comunità in tutti i suoi vari settori.
Voglio altresì precisare, come ha già fatto qualcun altro, che eventualmente ricorrere in appello è un diritto sacrosanto e a Testolin va il nostro pieno sostegno, se riterrà di farlo.
Certamente è un momento che va affrontato con attenzione, valutando tutti gli aspetti derivanti dalle scelte che verranno fatte nei prossimi giorni e che dovranno non creare uno stallo amministrativo.
Presidente - Altri intendono intervenire? Chi intende prendere la parola? Espliciti la mozione d'ordine.
CARREL (ADC) - Chiederei una sospensione...
Presidente - Sospensione per una riunione di minoranza, sospensione accordata.
La seduta è sospesa dalle ore 17:12 alle ore 19:02.
Aggravi (Presidente) - Riprendiamo i lavori, è stata presentata una risoluzione sul punto. Chiedo chi intende intervenire, altrimenti chiudo la discussione e passiamo alla trattazione della risoluzione.
Chi intende intervenire? La parola al collega Torrione.
Torrione (AVS) - Parto da quello che ritengo sia un presupposto ineludibile: questa sentenza è una sentenza chiara, netta, che non presenta nessun tipo di ambiguità.
Poi torno un attimo indietro per spiegare qual è la natura e soprattutto quali sono le ragioni che ci hanno portato a fare ricorso. Non è stata sicuramente un'azione verso una persona, non è stato un attacco personale, è stata un'azione di tutela, dal nostro punto di vista, della legalità.
Da educatore ho sempre contestato l'affermazione che molti ragazzi fanno: "Chi fa la spia non è figlio di Maria", si dice tra i ragazzi, e io l'ho sempre contestata perché ritengo che sia fortemente sbagliato e anche un po' pericoloso; l'omertà, se non addirittura il nascondimento d'ingiustizie, o mancato rispetto o scorrettezze, in questo caso con i ragazzi verso i propri compagni, è da condannare come gesto appunto contro i propri compagni.
Ho sempre cercato di far capire che una posizione di passività o di occultamento non è morale e che, al contrario, bisogna, quando ci si trova di fronte a quella che si ritiene un'ingiustizia o una scorrettezza, intervenire segnalando, nel caso nostro agli educatori o a scuola può essere agli insegnanti, o nel caso invece in questione, con un mezzo come il ricorso, perché si ritiene che ci sia una non corretta applicazione di una legge.
Peraltro mi ha sempre preoccupato questa mancanza di senso di dovere morale a cui non bisogna sottrarsi né per paura, perché con i ragazzi purtroppo succede anche questo, né peggio per quieto vivere o peggio ancora per connivenza.
Questo è il pensiero e questa regola morale sta alla base della nostra scelta di fare ricorso che ha suscitato delle reazioni, legittime da parte del consigliere Testolin, e cioè il suo ricorso, e scomposte dal nostro punto di vista e molto fuori dalle righe da parte della Giunta con il ricorso fatto appunto anche dalla Regione, oltre che, come è già stato detto più volte in quest'aula oggi, con questa richiesta di dichiarazione d'incostituzionalità della legge del 2007.
Quest'ultima cosa ritengo sia stata veramente un autogol clamoroso sotto tutti i punti di vista, politico, di mancanza di rispetto, soprattutto dei principi autonomisti che sono il cardine del pensiero e della storia dell'Union Valdôtaine, una scelta che ha sicuramente fatto rivoltare nella tomba tutti gli autonomisti del passato e probabilmente ha fatto rivoltare nel letto molti autonomisti veri e convinti di oggi.
La sentenza è una sentenza sicuramente dirompente e noi riteniamo che il nostro ricorso sia stato un atto dovuto da parte di cittadini, in questo caso di Consiglieri che siedono in quest'aula, un atto dovuto anche alle tante persone che poi, come è già stato detto dalla mia collega, ci hanno ringraziato di averlo fatto, e ci tengo a precisare: non persone della nostra area o non necessariamente tutte della nostra area.
In ultimo - visto che ho citato il lavoro degli educatori, come purtroppo faccio spesso, forse a qualcuno non piacerà, però io arrivo da lì - ricordo anche, come ha fatto il mio collega Campotaro, che noi dobbiamo fondamentalmente dare un esempio con le nostre azioni.
Questo ricorso non è, come ho detto prima, un attacco personale, non è un ricorso politico, è un atto dovuto, come ho detto, è un atto di difesa di regole della politica e non ci è piaciuto farlo, tanto che, come ha ben chiarito la collega Minelli, abbiamo cercato in tutti i modi di evitarlo, in tempi assolutamente non sospetti e in tempi non elettorali ancora, quindi a dimostrazione che noi abbiamo cercato di prevenire una situazione, poi, accaduto il fatto, abbiamo provveduto con i mezzi che ci sono consentiti.
Una piccola considerazione anche a chi obietta che la politica non si fa nelle aule del Tribunale. Rispondo brevemente, esattamente nello stesso modo con cui ho risposto prima, e cioè il principio è lo stesso: come spiegavo ai ragazzi che un sopruso, una ingiustizia, una scorrettezza, indipendentemente da chi la compie, va segnalata all'adulto, in questo caso, va segnalata a chi di dovere, e cioè in questo caso al Tribunale, riteniamo che sia un dovere morale.
Non dico molto sul ruolo che la Giunta ha tenuto in questa vicenda perché è già stato detto moltissimo. Anche in questo caso ripeto le parole di prima, cioè l'assurdità è come se l'adulto, a seguito di una segnalazione di un'ingiustizia o presunta tale, senza neanche verificare che questa cosa fosse fondata o meno, avesse deciso di dare ragione a priori a chi avesse, in quel caso, commesso l'ingiustizia presunta come tale.
Ci fa molto piacere che il Tribunale abbia detto che questa cosa è inammissibile, non mi dilungo perché il tempo, purtroppo, come è già stato detto, è molto breve, abbiamo trovato sconcertanti anche le motivazioni per cui la Regione e la Giunta è intervenuta con un ricorso aggiuntivo a quello assolutamente legittimo del consigliere Testolin.
Degli avvocati della Regione è già stato detto, quindi non aggiungo altro, porto solo un piccolo ricordo di una vicenda avvenuta durante le consultazioni, e guardo l'ex presidente Testolin quando in sede di consultazioni ci aveva detto che dovevamo smetterla di fare ricorsi e di perderli anche con una certa facilità.
In questo caso non l'abbiamo perso e ci tenevo a ricordarlo, ma la parte più importante è: quali sono gli scenari che ci aspettano? Abbiamo un Consiglio sospeso, una fase transitoria che può durare 15 giorni, 3 mesi, non sappiamo, in attesa del possibile ricorso del consigliere Testolin, un possibile ritorno alla "normalità", metto le virgolette sul termine "normalità" perché vorrei sapere che normalità ci può essere in tal senso.
Non è quindi un incubo, come ha detto il consigliere Marguerettaz, ma sicuramente vivremo una situazione d'incertezza, di un Consiglio destabilizzato, abbiamo - come è stato ricordato - un assestamento di bilancio importante da fare e lo facciamo in queste condizioni?
Io sono nuovo di questo Consiglio ma 280 milioni di assestamento con un Consiglio e una Giunta in questa situazione mi spaventano e mi preoccupano.
Per tutte queste ragioni io fondamentalmente mi rivolgo all'ex presidente Testolin, al vicepresidente e a tutta la Giunta e chiedo di fare una scelta di responsabilità, come è stato detto anche dal collega Zucchi.
Tutti questi elementi, purtroppo, non eliminano nessuna ombra, quest'ombra rimane, tutte le difficoltà e le problematiche che ci sono state non svaniscono, quindi mi chiedo con che legittimazione politica, con che legittimazione dei vostri stessi elettori, di tutti i cittadini, con che serenità, con che spirito, con che danno d'immagine pensiamo di continuare a governare.
La nostra richiesta quindi è un atto di responsabilità e di ricostituire una Giunta coesa, capace di un cambio di passo per governare e a questo punto anche di modificare le ultime tendenze di questa Giunta.
Presidente - Altri intendono intervenire? La parola al collega Bertschy.
Bertschy (UV) - Grazie per il ricco dibattito di questo pomeriggio, per la capacità che c'è stata, per tanti interventi, di essere molto determinati nell'affermare la propria posizione, ma anche direi molto rispettosi del ruolo dell'istituzione che rappresentiamo nel farlo e direi anche rispettosi delle persone.
Buona parte degli interventi lo sono stati, per alcuni alcune cose poi ci saranno da dire.
Io intanto voglio esordire ringraziando il presidente Testolin anche per questa fase, che non è sicuramente una fase bella da vivere in una situazione come questa, e anche per la tranquillità con la quale sta cercando di affrontare all'interno del gruppo, del movimento, della maggioranza, un momento come questo. Questo ci aiuterà a continuare a lavorare per dare quella risposta che il capogruppo Aurelio Marguerettaz ha indicato.
Oggi non c'è nessuna paralisi, c'è una legge in vigore che permette di fare l'attività che stiamo facendo, di assumere con tranquillità le decisioni che dovremmo assumere coinvolgendo i nostri movimenti e facendo quell'esercizio di politica che ognuno di voi fa nei suoi gruppi e nei suoi movimenti, però credo che sia importante anche tutto questo perché c'è una fase molto importante da vivere anche sotto il profilo umano.
Sono state citate parole importanti, responsabilità è una di queste.
Io vi posso garantire che con molta responsabilità stiamo lavorando, direi che, a partire dal gruppo dell'Union al Movimento, c'è un clima vero di confronto e di dialettica politica che ci permette di esprimerci e di guardarci in faccia, di uscire dalle nostre riunioni con la massima serenità convinti di poter dire le cose e di poter costruire insieme.
Tranquillizzo tutti quindi che, a partire dall'Union, siamo in perfetta salute, siamo capaci di prendere le nostre decisioni e di prenderle con la responsabilità che decideremo di assumere, che credo almeno questa ci rivenga come possibilità, e lo faremo come lo abbiamo fatto in questa fase cercando di fare dei passaggi molto chiari.
Nessuno di noi si è arrogato il diritto di assumere un ruolo senza aver fatto un percorso all'interno di quest'assemblea. Il percorso di quest'assemblea è arrivato a conclusione di due pareri di parte che, dopo le elezioni, hanno messo in condizione questo Consiglio regionale, attraverso l'incarico dell'Ufficio di Presidenza, di avere un parere a supporto delle scelte che poi abbiamo fatto come Consiglio regionale, al di là di chi le ha votate e di chi non le ha votate, parere che oggi il Tribunale non ha ritenuto nella sua forma in cui è stato reso; un parere però che esiste, che è tracciato nel percorso politico e che evidentemente ha permesso legittimamente di assumere queste cariche in questa prima fase di legislatura.
Si è molto parlato di questo, anche sul piano personale giustamente mi si è chiesto anche come vivo questa situazione. Io la vivo con molta trasparenza, non mi sento assolutamente uno che vuole occupare delle cariche, se l'occupazione delle cariche si misura in tempo di legislatura, il tempo di legislatura che allora, in quelle fasi in cui le legislature duravano 5 anni, era stato pensato, era almeno di 120 mesi, con la possibilità di arrivare a 149. Io di quei 149 oggi ne ho fatti in tre legislature diverse meno di 100 all'atto della partenza, quindi se l'occupazione delle cariche è data dal tempo-lavoro rispetto a quell'indicazione non è così.
È chiaro che oggi il Tribunale dice: "Si misura non in tempo di occupazione, ma si misura in numeri di mandati".
Ne prendiamo atto e personalmente ritengo che se quell'articolo era scritto male prima, il principio è fatto salvo, e l'Union lo continuerà a sostenere, se quell'articolo era non fatto male, era fatto con una visione politica di quegli anni lì, oggi va migliorato, e personalmente io sarò a disposizione per migliorarlo, per rendere quest'articolo attuabile per le difficoltà e le ambiguità che ha creato.
Dico anche che quell'articolo diceva che se in una delle due legislature erano stati fatti meno di due anni e sei mesi c'era la possibilità di fare un terzo mandato, non regolamentava assolutamente la seconda e la terza legislatura sotto a quel numero minimo, che è personalmente la situazione che vivo.
Nessun problema quindi, oggi c'è una sentenza di un Tribunale, c'è una discussione di politica in corso e c'è la volontà di dare nei prossimi mesi la risposta che andrà data anche a questa situazione.
Lo faremo, come dicevo, coinvolgendo i nostri movimenti, la nostra base, qui si è detto: "Tutti ci hanno chiamato per farci l'applauso"; posso dirvi che assolutamente tanti mi hanno chiamato per dire di non mollare e sono convinto che sia stata la stessa cosa per il presidente Testolin, quindi se misuriamo l'audience in messaggi ricevuti possiamo anche farlo.
Io credo che invece la cosa che dobbiamo fare - con molta responsabilità, visto che è stata richiamata - è fare le scelte giuste rispettandoci sempre. Il tentativo di rendere un certo voto meno bello e meno rispettoso dell'elettorato che lo sostiene rispetto ad altri lo si fa sempre, quindi il numero di consensi si misura non tanto in qualità del lavoro che si fa ma in vantaggi di tipo personale.
A me ancora una volta dispiace, io non sono in grado di misurare le persone che ci sostengono, vi posso dire che la volontà è sempre di lavorare per il fare e per cercare di dare delle risposte, però c'è sempre questa nuova politica che avanza, che si sente migliore di quella che esiste, e sinceramente ve lo lascio dire.
Tra l'altro l'assessore Lotto, consigliere Campotaro, mi ha chiesto di ricordarle che lui è molto più giovane di lei, si senta giovane ma non troppo giovane, ha già passato i 30, ha un anno in meno di mio figlio, quindi giovane sì ma non giovanissimo, è l'età in cui si può cominciare anche a sentirsi un po' più grande.
Ma detto questo... sì sì, poi mi corregge dopo, consigliera Minelli.
Oggi le due cose che, secondo me, non vi vorremmo far passare, inteso come... non facciamo la riforma di giustizia in quest'aula. Se si deciderà di fare l'appello lo potremo fare, perché questo oggi è quello che si può fare, se non si deciderà sarà una scelta politica, ma la nostra volontà è di esercitare i gradi della giustizia, c'è un primo livello, un secondo livello e, se si farà, è nella piena legittimità.
Se poi riusciremo dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta ad abolire i gradi successivi avremo fatto un grosso lavoro per ridurre i tempi di sentenza.
Le sentenze si rispettano, noi le rispettiamo, oggi c'è la possibilità di guardare avanti e ci prendiamo la possibilità di farlo.
Con molta serenità e con molta tranquillità, gestiamo questa situazione in questo momento, guardiamo al futuro mettendo in atto tutto il confronto politico che serve, sosteniamo insieme un percorso che possa permettere di garantire a questa legislatura di raggiungere gli obiettivi che merita, evitiamo però di dare dei giudizi a chi ci aiuta a lavorare.
Oggi ci siamo noi al Governo, ho sentito distruggere la dirigenza regionale qui con alcuni interventi, da un dirigente tra l'altro, lei consigliere Centoz.
La dirigenza regionale è a supporto degli organi, quindi la delibera... No, glielo dico perché la delibera che abbiamo portato ha un'istruttoria di un dirigente, alla base c'è un'istruttoria di un dirigente, che sono gli stessi dirigenti che sono lì da tempo ad aiutare le Giunte, quindi rispetto per chi lavora. Poi si può fare bene, fare male, però rispetto per chi lavora.
Ultima cosa, ha citato il fatto che io avrei non evidenziato gli altri due pareri. Nel parere del professor Lupo è evidenziato a pagina 1, se l'ha letto, che ci sono altri due pareri, quello del professor Enrico Grosso e quello del professor Andrea Morrone...
Presidente - State calmi perché ho dato a tutti 15 secondi in più, a chi li ha presi, quindi collega finisca.
Bertschy (UV) - ...quindi nell'unico parere che è stato chiesto non dalle parti è ben evidenziato che c'è un parere che li contiene tutti e due.
Nessuna volontà quindi di non mettere in evidenza nelle delibere gli atti che hanno permesso al dirigente di costruirle.
Presidente -. Andiamo avanti, stiamo tranquilli perché ho dato a chi ha sforato fino a 15 secondi, quindi stiamo calmi. Collega Centoz espliciti il fatto personale, per favore.
Centoz (PD-FP) - Mi ha citato direttamente dicendo che io ho addebitato delle responsabilità sulla macchina amministrativa, cosa non assolutamente vera. Posso spiegare?
Presidente - Sì.
Centoz (PD-FP) - Io detto semplicemente che quella è stata una scelta politica.
Se uno pensa di fare un ricorso a un atto dell'Amministrazione, evidentemente l'intervento della macchina amministrativa è dovuto e non è più discrezionale. Se tu impugni un decreto di esproprio, chiaramente chi ha istruito quella pratica farà le sue valutazioni e non sarà più una valutazione discrezionale.
Qui l'intervento dell'istruttoria è un intervento dell'istruttoria, ma la scelta è puramente politica. Qui la macchina amministrativa non c'entra nulla e il fatto che lei lo dica è grave, è molto grave, perché in realtà la costituzione in giudizio non era obbligatoria, uno poteva fare tutte le istruttorie di questo mondo, ma la politica poteva scegliere di non costituirsi, perché è una scelta discrezionale.
Presidente - Grazie per la precisazione. La parola al collega Marquis.
Marquis (FI) - Oggi siamo qui a discutere degli effetti della prima applicazione o non applicazione della norma che regola il limite dei mandati consecutivi ammissibili nella Giunta regionale.
È una vicenda che è partita da lontano, sostanzialmente sono stati messi a disposizione i due pareri di parte, uno da parte del Presidente e del Vicepresidente della Regione e l'altro da parte del gruppo di Rete Civica, delle colleghe Minelli e Guichardaz... di AVS.
A seguito della messa a disposizione di questi due pareri, il Consiglio regionale ha acquisito un parere super partes che è stato messo a disposizione dell'Aula, del Consiglio intero. Sulla base di questo parere, che per noi, che non siamo dei giuristi, era dirimente rispetto alle posizioni che sono state rappresentate, perché il professor Lupo - che è un insigne avvocato, professore che aveva anche dei ruoli all'interno del DAGL del Governo nazionale, l'ufficio giuridico legislativo del Governo - sostanzialmente ci dice che il dettato dell'articolo 3 comma 3 della legge regionale consente ai due Consiglieri neoeletti di poter ricoprire un'ulteriore carica del costituendo Governo regionale.
Pertanto, sulla base di questo parere - devo dire che l'abbiamo letto in modo categorico, chiaro, preciso - sono state avviate le consultazioni per dar vita alla nuova maggioranza, consultazioni alle quali mi pare che tutti i gruppi politici si sono presentati con il Presidente in pectore Testolin per vedere se c'erano le condizioni per poter definire un accordo di legislatura, pertanto credo che ci fosse una convinzione diffusa, al di là del vostro gruppo che poi ha presentato questo ricorso, che la cosa ci potesse stare, perché credo che tutti abbiamo agito con questa consapevolezza nell'Aula.
Lo stesso giudizio che è stato da più parti richiamato oggi del dispositivo della sentenza, quando va a disciplinare la compensazione delle spese, dice delle cose che sono significative, che non è vero che si conosceva già qual era l'esito di questo ricorso, così come avete detto voi, che era una cosa chiara, oggi è emerso in aula che c'era chiarezza su come sarebbe andato a finire, perché la verità era quella e quindi si doveva affermare.
Lo stesso Giudice dice che ci troviamo in presenza di un procedimento che non ha dei precedenti giurisprudenziali specifici o di un orientamento giurisprudenziale univoco, circostanze che rendono non prevedibile, ex ante, l'esito della controversia, quindi tutta questa chiarezza che oggi è facile dichiarare a seguito di una sentenza non c'era in precedenza. L'unico elemento di cui disponevamo noi era la rassicurazione del parere del professor Lupo.
Oggi ho sentito dire che si possono creare delle situazioni di grossa difficoltà per la Regione, di preoccupazione per bloccare l'attività amministrativa. Io credo che la maggioranza regionale abbia la responsabilità, in una situazione oggettivamente di difficoltà, non possiamo nascondere che non ci abbia fatto piacere questa sentenza, ma abbiamo la necessità di limitare il danno e di contenerlo.
Cosa vuol dire questo? Che per noi è fondamentale dare continuità all'azione amministrativa, perché noi siamo qui per dare delle risposte ai Valdostani.
Abbiamo in questi giorni delle situazioni da affrontare che sono impegnative, che impongono delle responsabilità, siamo alle porte della gestione di un assestamento di bilancio che mette a disposizione circa 270 milioni che devono andare messi a terra nella comunità valdostana, abbiamo una norma di attuazione sulle concessioni di derivazione di carattere idroelettrico che è stata annunciata 15 giorni fa - qualcuno ha un po' ridicolizzato la cosa - che è arrivata all'ordine del giorno della Regione.
Queste sono delle pratiche che per noi non possono aspettare, sono delle pratiche che devono essere gestite, perché c'è stato un ritardo per arrivare alla soluzione già di parecchi anni. Grazie ora alle interlocuzioni che ci sono state - e lo dico con grande onore, anche da parte nostra del gruppo di Forza Italia a livello nazionale - il Consiglio regionale potrà finalmente deliberare lo schema di norma di attuazione, come questo ce ne sono anche altri.
A noi interessa essere qui a risolvere i problemi dei Valdostani, pertanto non condividiamo un approccio che dice: "Mandiamo la Regione... apriamo la crisi", si apre una crisi al buio senza trovare una soluzione, questo comporta bloccare tutta l'attività amministrativa, questo comporta creare una vera paralisi per la pubblica Amministrazione, significa eventualmente riformare un nuovo Governo, ricreare le strutture, vuol dire perdere sei mesi di gestione del bilancio regionale. Vuol dire, in una Regione come la nostra, come la Valle d'Aosta, che è importante il contributo della pubblica Amministrazione, non mettere in circolo una marea di risorse di milioni di euro sul territorio valdostano. Vorrebbe dire creare un gravissimo pregiudizio e danno all'economia.
Pertanto oggi qual è l'azione più responsabile? L'azione più responsabile per chi deve portare avanti una posizione di maggioranza è quella di evitare una discontinuità in questa fase, in attesa che qualcuno si pronunci definitivamente su una questione che presenta degli approcci e delle valutazioni controverse.
Non è scontato che venga data un'interpretazione, non è scontato che ne venga data un'altra, pertanto noi crediamo, come Forza Italia, che la posizione più corretta oggi per la maggioranza regionale, assumendosi la responsabilità, perché voglio sottolineare che non è solo una responsabilità del Presidente, è una responsabilità politica che si deve prendere tutta la maggioranza, come è stato detto prima da qualche mio collega, è una responsabilità che condividiamo, dobbiamo affrontare la situazione, ma dobbiamo farlo nell'interesse dei Valdostani.
L'interesse dei Valdostani oggi è non mettere la Regione in una condizione di maggiore difficoltà rispetto a quella che si presenta dalla lettura di questa sentenza, di questo pronunciamento.
Quanto poi ai comportamenti, a volte quando si giudica, chi sia in opposizione, per lo stesso fatto, si assumono degli atteggiamenti diversi.
Vi vorrei leggere un comunicato che io condivido a pieno, che è stato fatto a seguito della pronuncia del Collegio di garanzia elettorale presso la Corte d'Appello di Cagliari in relazione all'ineleggibilità del presidente Todde, quando poi è stato fatto un ricorso.
Veniva detto: "Rispettiamo il ruolo dei giudici e le loro decisioni, ma pur non entrando nel merito di questioni tecnico-giuridiche riteniamo sia corretto fare ricorso contro una decisione che ci vede insoddisfatti. Andiamo avanti nell'interesse dei cittadini e delle cittadine sarde e continueremo a impegnarci nelle istituzioni regionali, come abbiamo fatto sin dal primo giorno, portando risultati importanti nell'emergenza idrica, abitativa e delle infrastrutture" - come diciamo noi, che ci sono i problemi dell'assestamento, delle norme tecniche di attuazione - "Ci auguriamo che la sentenza di appello modifichi quanto deciso in primo grado, ma pensiamo sia nostro dovere continuare con il massimo impegno a supporto dell'azione della maggioranza e della Giunta fino quando il percorso giudiziario non è giunto al termine".
Questo è un comunicato che non ha pronunciato Forza Italia nella Regione Sardegna, è un comunicato che è stato scritto da AVS Sardegna, quindi quando ci si trova all'opposizione si recitano delle parti, quando si è in maggioranza evidentemente lo spartito è un altro, noi abbiamo una responsabilità da portare avanti, la porteremo avanti fino in fondo, però lo facciamo con grande coerenza.
Farei quindi attenzione a fare delle valutazioni, perché il rigore c'è non solo se è a favore della propria squadra, c'è anche se il fallo avviene nei confronti dell'avversario, quindi bisogna tenere dei comportamenti che sono lineari, a nostro avviso, che non riscontriamo in questa gestione, perché prima il collega Torrione dice: "Noi siamo andati in Tribunale perché ci siamo trovati di fronte a un sopruso, a un'ingiustizia"; ma come si fa a dichiarare che questo è un sopruso? Ma voi avete già la sentenza definitiva? Voi fate un ragionamento sulla base delle vostre interpretazioni.
Io direi quindi, nervi saldi, cerchiamo di andare avanti, così come vi avevamo detto che arrivava la norma di attuazione, aspettiamo con serenità quello che succederà e poi faremo tutte le valutazioni.
Presidente - Ci sono altri interventi? La parola al collega Testolin.
Testolin (UV) - Credo che dopo circa 180 minuti di ascolto e 3-4 giorni di silenzio, perché, quando si conosce la delicatezza delle situazioni e delle vicende, nonché il contesto molto delicato all'interno del quale si lavora e si devono dare delle risposte alla collettività, io credo che prima di fare tante dichiarazioni o tante valutazioni, qualche volta anche un po' fantasiose, o creare dei percorsi che non si conoscono ancora, ci vuole un momento di confronto, un confronto che, per quanto ci concerne, è un confronto che è iniziato sabato, appena acquisita la sentenza, un confronto che ha voluto in questi tre giorni-due giorni e mezzo, coinvolgere - per quanto ci concerne - il gruppo dell'Union, poi il Movimento nel suo insieme e poi gli alleati, à tour de rôle, con un confronto molto aperto, molto serrato, con dei punti di vista che, in qualche caso, erano anche molto diversificati, perché in una comunità, come in una famiglia, ci sono dei punti di vista che possono essere diversi e che arricchiscono un dibattito e rafforzano alla fine quella che può essere e deve essere una decisione.
Questo confronto - che è lo stesso confronto che c'è stato nel mese di ottobre, nel mese di novembre, dopo le elezioni - è lo stesso confronto che ti dà quella tranquillità anche per affrontare delle sedute difficili come questa, perché quando, gioco forza, tutti abbiamo delle sensibilità (c'è chi poi le valorizza e altri che magari le trasformano anche qualche volta in aggressività) che ci danno comunque la possibilità di guardare avanti con una certa consapevolezza e questa consapevolezza la acquisisci se riesci a creare le condizioni per poter assumere delle decisioni che siano il più lineari, il più condivise e il più sostenibili possibile.
C'è un percorso che meglio di altri può dare delle risposte alla comunità valdostana? Sì. C'è un depositario di questo percorso? A quanto ho sentito per 160 minuti, qualcuno ritiene di avere in tasca delle soluzioni che sono le sue soluzioni.
Ci sono dei punti di vista diversi che vanno discussi, vanno affrontati da una maggioranza che si è portata a casa nel mese di novembre delle responsabilità, la necessità di dare delle risposte e anche degli impegni verso la popolazione; lo ha fatto sulla base della propria rappresentanza, anche elettorale, con un confronto molto aperto.
Questa maggioranza oggi si ritrova in un perimetro che io considero sufficientemente solido per andare avanti e prendere le decisioni che meglio riterrà di assumere nei prossimi giorni, sempre con un confronto con la propria base, nel modo più aperto e più condiviso possibile, e con delle contrapposizioni, se vogliamo definirle così, che sono comunque delle contrapposizioni costruttive che mettono in evidenza dei punti di vista che magari sono nuovi, sono innovativi e sono magari diversi da quelli con i quali si è partiti.
Questa consapevolezza ci dà la tranquillità per continuare a lavorare e per confrontarci con i temi sul tavolo che per chi ha amministrato in questi mesi sono molto chiari e ben definiti nel loro percorso.
Io penso che la serietà passi anche dall'acquisire quelle informazioni che evitino delle speculazioni fantasiose da parte di qualcuno che ha piacere di mettere sempre dei dubbi all'interno di alcuni percorsi e da un punto di vista delle certezze abbiamo cercato di approfondire con le strutture che possono darci questo tipo di garanzia le cose che si possono fare adesso, quelle che si possono fare se si sceglie un certo tipo di scenario e quelle che si possono o non si possono fare se si sceglie un altro tipo di scenario.
Io penso quindi che nessuno si possa arrogare il diritto d'imporre a qualcun altro quello che deve fare, siamo sufficientemente maturi, siamo sufficientemente attrezzati per poterci portare a casa delle responsabilità nel momento in cui valutiamo che queste responsabilità si possano portare a casa e siamo anche sufficientemente disponibili a fare altri tipi di scelte nel momento in cui si reputa che certi tipi di strade non si possano intraprendere, non spetta però a qualcun altro imporlo.
Sarà un percorso che sarà condiviso all'interno delle strutture, degli organi e con le persone che sono deputate e si sono assunte l'onere a suo tempo di approcciare questo Governo e questa legislatura in un certo modo e con un certo assetto.
Io chiedo che venga almeno rispettato questo percorso, che venga rispettata, se del caso, la possibilità che viene data a ognuno di noi di ricorrere in secondo grado se un giudizio non è del tutto soddisfacente o non è appagante e state sicuri che, per quanto mi concerne, non sarà una scelta in perfetta solitudine, non sarà una scelta personale, ma sarà una scelta condivisa con la politica che mi ha sostenuto fino adesso, con i colleghi che mi hanno sostenuto fino adesso, con i quali abbiamo cercato di lavorare sempre con serietà e con quel confronto che magari voi paventate e non riconoscete negli altri anche quando c'è, e questo è un limite che, a mio avviso, va un po' sfatato, perché quando si lavora è vero che magari si ha meno tempo di fare dei pensieri aulici, ma si va avanti e si danno delle risposte se c'è una coesione nei punti di arrivo, se c'è una visuale che è condivisa, se c'è una voglia di lavorare a beneficio della comunità, che è quello che abbiamo cercato di portare avanti fino a oggi.
Presidente - Ci sono altri interventi? Chiudo la discussione. Passiamo alla trattazione della risoluzione collegata. Chi intende presentarla? La parola al collega Carrel.
Carrel (ADC) - Noi questa risoluzione l'abbiamo presentata prima di sentire anche certe dichiarazioni che sono avvenute poi in quest'aula, non spetta a me sicuramente difendere AVS, ma credo che la situazione che è stata portata dal collega Marquis sulla situazione della Sardegna con la presidente Todde sia completamente diversa, semplicemente perché lì abbiamo l'elezione diretta del Presidente, qui non abbiamo l'elezione diretta del Presidente, quindi le situazioni sono proprio tecnicamente diverse e in questo momento abbiamo già avviato i 60 giorni per cercare un altro Presidente, dopodiché quest'altro Presidente può essere chiunque all'interno di quest'aula.
L'ex Presidente, comunque presidente Testolin, ci ha detto che c'è un perimetro entro il quale intende muoversi e continuare a muoversi e...
Presidente - Collega, la invito a presentare la risoluzione.
Carrel (ADC) - No no, è qui, la risoluzione sta proprio in questi termini, assolutamente.
Il presidente Testolin ci ha detto che ha un perimetro chiaro nel quale andrà a discutere di queste varie ipotesi, ma ovviamente deve farlo nel più breve tempo possibile, perché come Consiglio regionale e come Valdostani abbiamo la necessità di avere risposte, perché è altrettanto falso, credo, dire che oggi siamo in una situazione in cui possiamo fare tutto e in cui non è successo niente, perché oggi siamo assolutamente fermi e stiamo aspettando che succeda qualcosa per poterci sbloccare e sbloccare non si sa fino a quando.
Questa risoluzione che cosa vuole impegnare a fare il Consiglio regionale, e quindi la Giunta che verrà eletta? Vuole impegnarla a non ricorrere, in quanto Giunta, usando delle risorse pubbliche, avverso la sentenza del Tribunale di Aosta che ha escluso la sua legittimazione per carenza d'interesse.
È successo che il Presidente, in quanto persona fisica, ha ricorso, e potrà fare ovviamente quello che ritiene - lui e i 20 Consiglieri che sostengono questa maggioranza - al meglio, ma quello che chiediamo con questa risoluzione è che non lo faccia l'Amministrazione regionale, quindi la Giunta regionale, a nome della Regione, perché in questo caso ovviamente l'aspetto è completamente diverso.
Se siamo - almeno per quanto mi riguarda, ma lo dico a nome appunto di tutta la minoranza - convinti che ognuno di noi sia libero di ricorrere laddove lo ritenga opportuno, dall'altra parte non crediamo che sia opportuno che la nostra Regione con la Giunta regionale faccia un ulteriore ricorso avverso una sentenza che è stata ed è apparsa decisamente chiara nei nostri confronti, anche alla luce di quello che poi il nostro avvocato si è permesso di leggere e di dire ai giornali, quando dico "nostro" ovviamente è l'avvocato che la Giunta regionale ha nominato in difesa degli interessi della Giunta regionale.
Quello che è stato detto non lo sto a riprendere, perché i miei colleghi lo hanno già rappresentato bene: è che non ci sembra corretto che sia l'Amministrazione regionale a difendere l'interesse di una persona, o di due persone, ma dobbiamo guardare agli interessi della nostra comunità e, lo ripeto, non abbiamo l'elezione diretta del Presidente, al di là delle preferenze che ognuno di noi ha preso; ognuno ha trovato una collocazione diversa in base ad accordi politici e questi accordi politici oggi la legge ci dice che dobbiamo rimetterli in discussione, anche all'interno dei perimetri già esistenti, nessuno sta dicendo che dobbiamo allargare o cambiare le maggioranze, ma stiamo dicendo che dobbiamo trovare delle soluzioni.
Bloccare la nostra Regione e impegnare il nostro Governo regionale a evitare di ricorrere credo che sia un atto dovuto e quindi andiamo a presentare questa risoluzione.
A nome dei gruppi Lega, Renaissance, Fratelli d'Italia, Autonomisti di Centro e PD chiediamo inoltre il voto segreto su questa risoluzione.
Presidente - Me lo consentirà, solo chi ha presentato la risoluzione perché la presentazione è utile a questo: siccome lei, a un certo punto, ha detto: "Giunta regionale quando eletta", si impegna questa Giunta o una Giunta regionale quando sarà eletta? Lo chiedo perché...
Carrel (ADC) - La Giunta regionale. La Giunta regionale è una, oggi abbiamo una Giunta regionale pro tempore, dopodiché domani avremo un'altra Giunta regionale e nel caso in cui sia all'interno di questa legislatura chiunque si sieda in Giunta regionale ovviamente.
Se invece parleremo di un'altra legislatura non ci impegniamo per altre legislature.
Presidente - Collega Marquis.
Marquis (FI) - Per fatto personale, sono stato citato nell'affermazione che ho fatto prima dal collega Carrel.
Volevo solo rimarcare, in relazione al fatto che è stato detto - non so se lei sia un fine giurista - che la situazione è diversa della Sardegna rispetto a quella della Valle d'Aosta perché c'è l'elezione diretta, effettivamente quel caso...
Presidente - Può esplicitare il fatto personale.
Marquis (FI) - Effettivamente quel caso lì è un caso che è molto più critico rispetto a quello che stiamo vivendo...
Presidente - Sì, ma il fatto personale, non il caso, collega.
Marquis (FI) - ...correggo l'affermazione che è stata fatta, mi è stato detto che ho fatto un'affermazione che non corrisponde al vero, sostanzialmente.
Presidente - Abbiamo degli specialisti qui, quindi facciamoci tutti un esame di coscienza.
Per il Governo? Nessuno. Qualcun altro intende intervenire sulla risoluzione? Uno per gruppo. Io chiudo la discussione e pongo in votazione la risoluzione... Collega Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Credevo ci fossero degli interventi da parte dei sottoscrittori.
Diciamo che molto sommessamente diamo atto a coloro che hanno presentato la risoluzione che, in modo abile, hanno contravvenuto agli accordi che ieri abbiamo fatto, nel senso che abbiamo detto che saremmo intervenuti per 10 minuti massimo e non ci sarebbe stata la replica.
Al netto di questo noi crediamo che questa risoluzione sia inaccoglibile, anche perché la facciamo in un momento dove le analisi non sono state fatte, non ci sono state tutte le valutazioni, una Giunta che ha piena agibilità dovrà fare delle valutazioni, queste valutazioni saranno supportate dalla valutazione degli uffici, quindi oggi che la politica, così, in modo espresso, metta dei vincoli, dia delle indicazioni, è totalmente inappropriato.
Sappiamo bene che, al di là del contenuto, c'è il gioco delle parti, ma noi a questa attività ci sottraiamo e quindi non sosterremo questa risoluzione.
Presidente - La parola al collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Raccolgo ovviamente la parte positiva dell'intervento del collega Marguerettaz, quando dice che con una metodologia abile si è riusciti a depositare questa risoluzione, questa è una parte positiva che accolgo.
Vede, collega, qual è la questione? È che in realtà, se lei non fosse intervenuto, dopo la presentazione avremmo votato... (Intervento fuori microfono)….No, no, no, no, ma è giusto, giusto, è giusto, ma non voglio darle atto di qualcosa, è semplicemente che questa risoluzione non era un modo per perdere del tempo o prendere del tempo per intervenire in più, era obiettivamente semplicemente una risoluzione collegata che mette un'impegnativa.
Ora comprenderà, collega, che, posta ovviamente la discussione che c'è stata nella conferenza dei Capigruppo e rispetto al merito della risoluzione, noi chiediamo una cosa molto semplice: andare nella direzione che è stata stabilita dalla sentenza, ovviamente il fatto che la Regione non potesse costituirsi all'interno del procedimento.
Glielo dico semplicemente perché non essendo una tattica dilatoria di nessun tipo, ma essendo, secondo noi, un fatto rilevante quello che è accaduto, avremmo avuto anche piacere - e il collega Zucchi lo ha detto durante il dibattito - che i colleghi si esponessero, che i colleghi di maggioranza si esponessero, e magari si partecipasse in maniera alterna a esporre le proprie posizioni.
Lei giustamente ha evocato la questione durante la discussione di chi non ha aderito al ricorso ma poi dopo oggi è venuto in aula a far presente delle cose. In realtà noi - e lei lo sa, l'ho detto nel mio intervento - non abbiamo aderito perché, l'abbiamo detto, non era il nostro metodo, ma a fronte di quello che il Tribunale ha sentenziato era opportuno prendere posizione e dire ovviamente la propria, quindi era impossibile non intervenire nel merito e non dare la propria posizione.
Quello che però non ho gradito, e glielo dico con molta franchezza collega Marguerettaz, è il fatto che se qualcuno interviene su una sentenza e su un ricorso fatto da altri, poi si fa dire "lapeun lapeun" nel caso in cui si perdesse, però se qualcuno aspetta che intervengano tutti per non avere poi le repliche e intervenire come ultimo, così nessuno può replicare, e poi si lamenta se ci sono elementi per replicare, capisce che più o meno si presta alla medesima interpretazione.
È chiaro quindi che se c'è una discussione e c'è un dibattito, e il dibattito si apprezza, si possono illustrare le varie posizioni, se invece, in maniera tattica, si fa parlare tutta l'opposizione perché così poi non ci sono più repliche, allora la tattica poi comincia un po' a stufare.
Ovviamente noi invece sosterremo questa risoluzione.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Lattanzi.
Lattanzi (FdI) - Io chiedo scusa ai colleghi che continuavano a chiedermi: "Ma perché non intervieni?". È complicato e credo che il fatto che sia complicato lo dimostrino anche i mancati interventi dei colleghi di maggioranza che non sono intervenuti in questo dibattito, perché dei colleghi di minoranza sono intervenuti tutti, io sono l'ultimo e quindi completo il cerchio, ma molti colleghi di maggioranza non sono intervenuti per far sentire il loro punto di vista. L'avrebbero potuto fare. Questo per riposizionare i motivi per cui, a volte, si ascolta per comprendere fino a dove si voglia arrivare in termini politici.
La risoluzione è solo un piccolo punto sul quale la minoranza ha trovato l'accordo, chiedo scusa al collega Marguerettaz, è vero, ha ragione, avevamo preso l'impegno di non dilatare i tempi oltre i 10 minuti, però ci sembrava giusto e corretto, perché su questo la minoranza, ma pensavamo anche alcuni della maggioranza sinceramente, si sarebbero trovati d'accordo a non esporre ulteriormente la Regione come istituzione a difesa di posizioni personali. L'ho detto anche direttamente agli interessati con grande amicizia perché la stima nei loro confronti c'è, quindi lo posso dire anche pubblicamente, ma ognuno poi è libero di raggiungere i propri obiettivi come ritiene più opportuno.
Collega Marguerettaz, lei mi lo permetterà perché lei è un grandissimo oratore, bravissimo oratore, abbiamo capito tutti che non stava parlando a noi che eravamo qui in Aula ma stava parlando al Conseil Fédéral, quindi l'abbiamo capito il "Calma tutti, "tot amoddo'', tranquilli che adesso l'Union ci pensa".
Non siamo tranquilli, come Fratelli d'Italia abbiamo espresso il nostro pensiero di preoccupazione, abbiamo chiesto un senso di responsabilità perché sì, ci sono più strade per addivenire a risolvere questa crisi, una è quella che state percorrendo, che avete deciso di percorrere, di andare avanti, di prendersi un paio di mesi, che non ho capito chi è che li ha misurati, perché potrebbero essere anche sei, la Magistratura non si fa dettare i tempi da noi, per cui qual è la variabile tempo qui nessuno lo sa.
Mi viene facile citare Nicholas Taleb, il matematico siriano che ha scritto un libro bellissimo "Il cigno nero. Come l'improbabile governa la nostra vita". Ecco, qui siamo proprio nel caso di attendere eventi che nessuno di noi è in grado di prevedere, mentre invece Michele Wucker ha scritto un altro libro bellissimo che è "Il rinoceronte grigio", sulla capacità di affrontare i pericoli ovvi che sono di fronte e che tendenzialmente cerchiamo di ignorare per motivi che a volte inseguiamo senza comprenderli.
A noi è chiarissimo che la posizione politica è di mantenere fino alla sentenza definitiva questa posizione. La domanda è: e se poi la sentenza definitiva è negativa? "Ah beh, allora poi dopo vedremo".
Collega Marquis, non mi ha convinto il suo ragionamento, perché noi entriamo in una fase che dopo 80 anni credo che sia la prima volta che succede, in 80 anni questo Consiglio ne ha viste veramente di tutti i colori, ma mai come questa, quindi noi siamo preoccupati per l'incertezza dei tempi, per la certezza dei provvedimenti che devono passare da quest'Aula, perché i pareri che davano certe cose si sono rivelati infondati. Qualcuno mi dirà: "Eh no, aspetta un attimo, c'è ancora... bello, poi anche la Cassazione, vedrete, vediamo". Sì, ma la Regione deve andare avanti oltre le persone.
Cosa succederebbe se domani i colleghi Testolin e Bertschy rimettessero il loro mandato e lasciassero a due Consiglieri diversi governare la Giunta per poi riprendersi quello che è dovuto a loro in caso di vittoria del ricorso? Cosa succederebbe? Nulla, verrebbe restituito quello che è giusto fra tre, sei, nove mesi, un anno, perché la giustizia non ci dà i tempi e non li dettiamo noi.
Noi quindi abbiamo richiamato un senso di responsabilità perché c'è un'alternativa, una strada parallela che rispetta le persone che in questo momento hanno il diritto di difendersi, e ho apprezzato l'intervento di Sorbara, certo, noi siamo garantisti, ma dall'altra parte garantisce alla Regione di poter andare avanti in serenità, senza nulla togliere niente a nessuno.
In tutto questo la risoluzione che senso ha? Quello di dire: "Tenete fuori l'istituzione da fatti che oggi hanno colpito voi, domani potrebbero colpire noi, cioè le persone, ma non devono ledere le istituzioni".
Permettetemi di dire che non ho apprezzato alcuni giudizi che in quest'aula sono stati dati sulla politica, su quelli che nei bar sparlano dei politici, perché facciamo le brutte figure. No, le brutte figure le facciamo quando non siamo seri, quando non siamo intellettualmente onesti.
Io questo pomeriggio ho sentito, anche da parte dei colleghi diretti interessati molto, onestà intellettuale, c'è un pensiero, c'è una convinzione, e noi ne prendiamo atto, ma credo che sia altrettanto giusto prendere atto della preoccupazione dei tanti Consiglieri che sono stati silenti oggi e che non sanno se tutte le rassicurazioni degli avvocati, dei pareri, dei dirigenti garantiscono nei prossimi mesi la validità degli atti, perché è di questo che dobbiamo parlare.
Questa risoluzione... sì, hai ragione collega Marguerettaz, può essere un escamotage per tirarla ancora un po' più a lungo, ma tanto questo Consiglio finisce, tra qualche minuto finirà e l'Union Valdôtaine sì avrà una grande responsabilità, di scegliere la strada giusta per questa Regione, e la strada giusta per noi è che questo Governo abbia una sua stabilità, una sua piena legittimità istituzionale, giuridica e politica, e possa procedere con gli atti che ci aspettano. Dopodiché le questioni personali, che noi rispettiamo, abbiano parallelamente la loro giustizia. Anzi, io auspico anche che voi vinciate, personalmente, non politicamente naturalmente, ma che personalmente voi possiate vincere il vostro ricorso. Politicamente per noi è irrilevante. Non sono le persone che fanno questo Consiglio ma è l'istituzione che fa il Consiglio.
Presidente - La parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Voglio solo a premessa rispondere al collega Marquis perché si è avventurato in un confronto probabilmente poco consono, forse perché doveva in qualche modo sollecitare i colleghi di AVS, facendoli magari sentire un po' in difetto.
Siccome ho seguito la questione della presidente Todde, a me non risulta intanto che lei abbia ricorso o abbia fatto ricorso tramite la Regione, si è difesa personalmente, ha difeso la propria posizione, che è diversa rispetto alla posizione di un Presidente della Giunta valdostana, perché qui a votare e a eleggere un Presidente è il Consiglio regionale, là in Sardegna, così come in tutte le Regioni ordinarie, come ho avuto modo di dire questa mattina, sono i cittadini; cambia leggermente la musica, nel senso che lì c'era un interesse legittimo da parte della Presidente di non veder contestata, per questioni, adesso non mi ricordo se di spese elettorali e altro, la propria legittimità a essere eletta, non nominata poi successivamente dal Consiglio.
L'altra questione, collega Marquis, mi riferisco a lei perché ha fatto l'intervento forse più interessante, non ci venite a raccontare che si profila una situazione d'instabilità eccetera, eccetera, io faccio politica dal 2013, ho visto cambiare in una legislatura mi pare sei o sette Presidenti senza colpo ferire, lei era uno di quelli, si è pure fatto qualche mese da Presidente poi, per motivi che non ricordo e che preferisco non rievocare, la sua presidenza è stata poi fortunatamente trasferita ad altre persone, e non mi pare che quando il collega Lavevaz, lo citavo questa mattina, è stato accompagnato, dopo due anni e mezzo, alla porta senza particolari complimenti, anzi, con una serie di lettere sui giornali, non so se vi ricordate tutta quella polemica che non si era ridotta alla dialettica e al dibattito all'interno del parlamentino dell'Union Valdôtaine, ma era esogena, non so se vi ricordate le lettere anche abbastanza sgradevoli... io ero lì dentro, per cui come dice qualcuno, quando sei dentro in maggioranza le botte le prendi anche un po' più forti, perché ovviamente ti riguardano anche direttamente, quindi veramente, quando facciamo i confronti, o i confronti sono dei confronti che abbiano un sostegno anche logico, politico e intellettuale... perché poi mi pare di cogliere anche una certa volontà proprio di essere provocatorio oltre le questioni che si evidenziano, qua la questione è diversa, e io parlo della risoluzione.
La nostra risoluzione non mette in discussione il sacrosanto diritto del presidente Testolin e del vicepresidente Bertschy, oggi Presidente pro tempore, di ricorrere, ma ci mancherebbe, esistono - e noi lo diciamo da sempre - i tre gradi di giudizio, abbiamo il sistema giudiziario, per quanto referendum e quotidiani dibattiti circa la magistratura, che è un sistema garantista che dà la possibilità ai cittadini di tutelare i propri legittimi interessi, in questo caso è un interesse un poco meno legittimo della Todde perché, tra l'altro, come dicevo stamattina, è stata fatta tutta un'operazione preventiva per mettere le mani avanti dicendo: "Ragazzi, io quando sarò rieletto", perché se ti fai fare un parere è perché evidentemente punti a fare il Presidente, non è che ti fai fare un parere così e spendi pure dei soldi da dei grandi avvocati, quindi qui la questione è diversa.
La Regione, a differenza della Sardegna (cosa che magari in Sardegna si poteva fare perché lì si tornava al voto), qua domani se si decide, tra una settimana si convoca il Consiglio e si fa come avete fatto, come abbiamo fatto, si butta il bambino con l'acqua sporca e con tutti gli allarmi, i pre-allarmi di diluvi universali sulla nostra povera Valle d'Aosta, se ne nomina un altro, tra l'altro ne avete in abbondanza all'interno della maggioranza, qualcuno ha già fatto pure il Presidente, siete in tre mi sembra, dovreste essere in tre che avete già fatto il Presidente, quindi avete solo da scegliere senza grandi problemi, si può fare perfettamente una successione di questo genere, dopodiché ognuno tutela i propri interessi, decide di tutelarli, decide di ricorrere in appello, se vuole può ricorrere anche al terzo grado di giudizio, nessuno dice niente.
Qua il problema è un problema però che è stato rilevato anche dai vostri, ed è il problema che nel momento in cui è stato incaricato, e io qua non entro in questione di soldi pubblici, non mi interessa, la questione poi paventata magari di un intervento del... lasciamo stare quella parte lì perché è qualcosa che non mi appartiene per vari motivi, ma il problema è che qui è stato incaricato direttamente un avvocato che, tra l'altro, ha rilasciato anche una serie di dichiarazioni a nome, io penso, della Regione, perché non è che un avvocato che rappresenta la Regione in giudizio poi dopo esce fuori dicendo che erano pure orientate... tutta una serie di carinerie che, personalmente, come ho detto stamattina, spero che siano state travisate dal giornalista e che non siano dichiarazioni reali, perché altrimenti sì che mettono in imbarazzo l'istituzione.
Qua si dice: "Se la Regione ricorre", e ve l'avevamo già detto prima, "paventando un'instabilità" eccetera, eccetera, quando la storia degli ultimi 15 anni è di ricambi continui, non fanno bene, io lo posso capire, ma abbiamo fatto dei ricambi anche in periodi drammatici della nostra storia, non in un momento in cui non c'è un bilancio, sì, ci sono i 268 milioni di assestamento, quello che vogliamo, ma non è che siamo vicini al bilancio triennale o dobbiamo votare chissà quali norme particolarmente delicate, e si dice alla Giunta: l'avete già fatto una volta, ci avete provato, avete ritenuto probabilmente, perché i tecnici vi hanno dato il loro benestare... tra l'altro il benestare i tecnici l'hanno dato anche per altre questioni di cui qualcuno di noi è ancora pendente, non so se vi ricordate, quindi il tecnico fa il suo mestiere ma poi, nel momento in cui il giudizio eventualmente dovesse andare, si tiene conto in solido anche dei politici, quindi io farei anche attenzione perché qualche esperienza rispetto a cose di questo genere le abbiamo già avute.
Qua è semplicemente un dire alla Regione: "L'avete fatto una volta, avete un'indicazione chiara", perché la sentenza è chiara, dice: "È inammissibile il ricorso della Regione, in quanto Giunta regionale, Amministrazione regionale, per tutelare un interesse che non ha niente a che vedere", perché l'interpretazione di una legge non è un interesse di cui si può far carico l'Amministrazione regionale, è qualcosa che deve risolvere il Consiglio regionale, qualcuno lo diceva questa mattina: "Mettiamo mano alla legge elettorale, cerchiamo di fare delle interpretazioni autentiche, cerchiamo di correggere i testi", ma non è che una Giunta si alza la mattina e decide di ricorrere perché... se ne assume la responsabilità.
Qua il Giudice mi sembra che - terza parte, perché non mi pare che sia coinvolta o coinvolti nelle questioni politiche - abbia detto: "È inammissibile".
Poi ha compensato le spese, ma non vuol mica dire che ha pagato il Tribunale, cioè l'avvocato e le spese sono compensate tra le due parti, una parte pagheranno i ricorrenti, una parte pagheranno loro, probabilmente per quelle questioni che ci siamo detti, per eventualmente la complessità del caso, l'unicità del ricorso eccetera, eccetera, ma compensare vuol dire che paga il contribuente, cioè paghiamo noi, perché voi utilizzate delle risorse che sono delle risorse pubbliche. Solo quello si chiede.
Difendersi ad oltranza fino alla fine, e questo secondo me è lecito ed è legittimo, altra cosa è difendersi con i soldi pubblici o difendersi mettendo in mezzo...
Presidente - Grazie collega...
Guichardaz (PD-FP) - ...erano 14 secondi.
Presidente - Siamo a 17, l'ho prevenuta perché sapevo che andava oltre, ormai la conosco, grazie.
Guichardaz (PD-FP) - Grazie.
Presidente - La parola alla collega Minelli.
Minelli (AVS) - Non utilizzerò questi minuti dedicati alla risoluzione per fare altre valutazioni, perché credo che i dieci minuti che ci sono stati concessi, senza diritto di replica, siano stati sufficienti per esprimere quanto volevamo dire, e credo di averlo fatto in maniera abbastanza puntuale, così come hanno avuto anche i dieci minuti ciascuno i miei colleghi.
Io quindi entro nel merito di questa risoluzione che non è una forzatura, perché a norma di regolamento è possibile presentare una risoluzione su un punto che ha anche un atto cartaceo che sarà poi agli atti, quindi credo che siamo in linea con le regole.
Il collega Carrel ha illustrato la risoluzione, io però non sono sicura che chi ci ascolta, e questa volta credo che di persone che ci stiano ascoltando ce ne siano ancora un po' rispetto a quello che succede in altri momenti, ma io leggerò la risoluzione perché voglio che si sappia che cosa c'è scritto in questa risoluzione:
Premesso che con sentenza 110/2026 il Tribunale di Aosta ha dichiarato ineleggibile Testolin Renzo alla carica di Presidente della Regione autonoma Valle d'Aosta e per l'effetto lo ha dichiarato decaduto;
preso atto che la medesima sentenza ha dichiarato l'inammissibilità dell'intervento della Regione, esplicitando che deve escludersi che Rava sia titolare di un interesse giuridicamente qualificato a prendere parte a giudizio, ponendosi in posizione neutra rispetto ai contendenti;
evidenziato che la suddetta sentenza ha valutato inopportuno sollevare una questione di legittimità costituzionale della norma contenuta nella legge 21/2007;
ritenuto inopportuno ogni riferimento circa l'incostituzionalità della legge regionale 21/2007;
richiamato l'articolo 65, comma 1 del regolamento del Consiglio;
i sottoscritti Consiglieri impegnano la Giunta regionale a non ricorrere, anche impegnando risorse pubbliche, avverso la sentenza del Tribunale di Aosta che ha escluso la legittimazione della Regione per carenza d'interesse.
Noi potevamo scrivere tante cose in questa risoluzione, forse se l'avesse scritta soltanto il mio gruppo avremmo puntato l'attenzione anche su altre questioni, però ritengo che ci siano, nelle premesse e nell'impegnativa, due elementi che hanno messo d'accordo 15 Consiglieri e che siano assolutamente da evidenziare, vale a dire il non sollevare questioni di legittimità costituzionale di quella norma e soprattutto a non ricorrere, impegnando anche risorse pubbliche, avverso la sentenza del Tribunale che ha giudicato l'inammissibilità del ricorso della Regione.
Non è cosa da poco, sono dei punti che in questi giorni, nei giorni scorsi, mi sembra di aver visto evidenziati sugli articoli di giornale che ho letto come punti di cui ha discusso anche la maggioranza, di cui hanno discusso le forze che sostengono questa maggioranza e, se non sbaglio, ho pure letto che qualcuno ha chiesto espressamente che non ci siano riferimenti in un futuro ricorso alla questione dell'incostituzionalità della norma e che - mi sembra di aver anche letto - qualcuno abbia chiesto che la Regione non vada avanti, che non si costituisca come Regione in giudizio.
I due elementi quindi che noi abbiamo portato in questa risoluzione non sono altro che cose che - almeno da quello che si legge, poi io non ho la sfera di cristallo, non so se è giusto quello che hanno scritto i giornalisti, ma mi sembra che hanno alle volte molte più informazioni di noi, quindi probabilmente è così - allora forse sono cose che sono state richieste o che sono nella testa, per lo meno, di tante persone che non siedono soltanto sui banchi dell'opposizione, ma che siedono anche sui banchi della maggioranza, magari anche della Giunta.
È una risoluzione che non fa nessuna forzatura, è una risoluzione che non mette in evidenza elementi che possono essere in qualche modo di parte, o comunque soggetti a interpretazioni diverse, è una risoluzione equilibrata, quindi sono due fatti che noi riteniamo essere i punti qualificanti che, a rigore, permetterebbero una votazione bipartisan, che non so se poi avverrà, perché da quello che ho sentito mi pare che non sia così, ma non ha nessuna importanza.
Proprio un piccolissimo accenno, non userò neanche tutti i minuti, perché credo che quello che doveva essere detto è stato detto, come dicevo poc'anzi, mi permetta soltanto, collega Marquis, una piccolissima replica. Ha già ben argomentato il collega Guichardaz per quello che riguarda la situazione della Sardegna, dico soltanto che se, e dico se, perché non sono sicura che così sia, la sua esternazione era un modo per, come ha detto il collega Guichardaz, farci sentire in difetto o per metterci in difficoltà, stia pure tranquillo che non ci sentiamo assolutamente in difetto. E sa perché? Perché noi non abbiamo presentato un ricorso a dicembre 2025 senza aver fatto prima dei passi, noi abbiamo iniziato molto prima, era - l'ho ricordato oggi pomeriggio - ottobre 2024, e se quella norma vi creava così tanti problemi, avevate tutto il tempo, da ottobre 2024 a luglio 2025, di cambiarla quella legge, perché i numeri lì avevate tutti, dovevate cambiarla se vi dava così fastidio, se vi poneva così tanti problemi, se ritenevate che fosse pure anche passibile di un giudizio di anti-costituzionalità.
Perché non lo avete fatto? Perché ci avete risposto che avreste affrontato la situazione nel momento in cui si sarebbe presentata? E questa scelta non è stata indifferente anche per tutto quello che ha riguardato la formazione delle liste, la campagna elettorale, l'esito delle elezioni.
Se si vuole adesso ragionare sulla norma - io immagino che lo farete in questa legislatura, magari non soltanto su questa, anche su qualche altra norma che impone un limite dei mandati - noi la posizione l'abbiamo espressa tanto tempo fa, abbiamo continuato su quella linea, coerentemente con quella linea, dopo aver visto che ci si diceva semplicemente: "Ma ce ne occuperemo poi", no, c'è una legge, a nostro avviso una legge va rispettata, il ricorso lo abbiamo fatto per quel motivo, non per altri motivi.
In ultimo devo dire, e mi fa anche un po' sorridere questa cosa, perché nelle due memorie difensive che erano abbastanza sovrapponibili una all'altra, a un certo punto si è detto addirittura, e si è detto anche in Tribunale, che l'obiettivo nostro era in qualche modo di voler far valere il nostro diritto a essere eletti Presidente o vicepresidente o quello che è.
Permettetemi, il ridicolo non ha mai fine veramente. Noi abbiamo fatto questo ricorso consapevoli di quello che facevamo, senza voler sollevare una questione personale nei confronti di nessuno, ma nei confronti del rispetto di una norma che la Regione Valle d'Aosta ha votato nel 2007 a larga maggioranza e che per 19 anni è andata bene così.
A un certo punto no, non va più bene, eh beh, allora il Tribunale per il momento ha messo una sua parola. Vedremo che cosa succederà. Come ho detto, se ci sarà un ricorso, noi saremo pronti.
Presidente - Pongo in votazione la risoluzione, ricordo che la votazione è segreta, come da richiesta. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 29
Favorevoli: 15
Contrari: 14
Astenuti: 6
La risoluzione non è approvata.
