Oggetto del Consiglio n. 401 del 8 aprile 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 401/XVII - Discussione generale sulla mozione: "Tutela dell'autonomia scolastica, della libertà di insegnamento e del pluralismo culturale nelle istituzioni scolastiche della Valle d'Aosta".
Aggravi (Presidente) - Punto n. 6 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, ha chiesto la parola il collega Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz (PD-FP) - Questa mozione nasce dentro un contesto preciso e credo sia utile dirlo subito con chiarezza, perché altrimenti si rischia di non coglierne fino in fondo il senso.
Per alcune sedute è stata iscritta all'ordine del giorno una risoluzione, presentata dai gruppi Lega e Fratelli d'Italia, sul tema della libertà di insegnamento e del presunto condizionamento ideologico nella scuola. È una risoluzione che non è mai arrivata a una discussione in aula, che è stata più volte rinviata e che in questa seduta è stata ritirata, se ho ben capito, proprio per discutere più concretamente all'interno di questa mozione.
Noi abbiamo ritenuto che quel tema, al di là delle premesse della risoluzione, che ovviamente non condividiamo, non potesse semplicemente scomparire dall'agenda del Consiglio, perché è un tema serio, a prescindere dai posizionamenti, che è stato posto pubblicamente e che ha attraversato, lo vediamo e l'abbiamo visto, anche il dibattito nazionale, e che merita di essere affrontato in modo aperto, articolato e responsabile. È per questo - lo spiego per chi ci sta ascoltando - che abbiamo scelto lo strumento della mozione, che consente a tutti di intervenire e soprattutto a chiunque voglia eventualmente intervenire di assumere una posizione su una questione che, secondo noi, non riguarda solo la scuola, ma il modo in cui intendiamo alcuni principi fondamentali della nostra convivenza democratica: lo dico anche perché negli ultimi mesi questo tema non è rimasto confinato dentro quest'aula. Si è sviluppato un dibattito più ampio anche a livello nazionale, nel quale in alcuni casi si è arrivati, come è stato ricordato anche durante un'iniziativa del nostro gruppo, a ipotizzare addirittura concretamente forme di monitoraggio e di classificazione dell'orientamento politico dei docenti, un dibattito che ha suscitato, lo devo dire, reazioni molto trasversali non solo da parte di chi si riconosce in una certa area culturale come la nostra, ma anche da parte di molti insegnanti e intellettuali di area e di orientamento diverso, che hanno colto un rischio evidente: quello di introdurre, anche solo sul piano della narrazione, un'idea di scuola come luogo da osservare, da ricondurre a categorie e da leggere in chiave ideologica.
Io credo sia proprio qua che bisogna fermarsi un attimo e provare a rimettere ordine, perché la scuola italiana, e quella valdostana in particolare, non è un sistema costruito sulla base delle idee politiche di chi insegna. Gli insegnanti - questo lo voglio dire in premessa della discussione più ampia - non vengono selezionati per appartenenza ideologica ma, con tutti i limiti che riconosciamo ai concorsi, alle selezioni, eccetera, attraverso titoli, percorsi di studio, concorsi e abilitazioni. Dentro la scuola esiste quindi una pluralità reale di sensibilità, che riflette quella della società. Lo vediamo anche qui dentro quest'aula: ci sono colleghi che insegnano e che hanno idee diverse e credo che nessuno di noi si sentirebbe a proprio agio se qualcuno provasse a classificarli o a schedarli sulla base delle proprie convinzioni. Diventa allora difficile sostenere una lettura secondo cui la scuola sarebbe storicamente e sistematicamente orientata a Sinistra, addirittura al di là, nella zona più marxista, così come era scritto nella risoluzione, in senso ideologico. In quella risoluzione la narrazione parlava di una sorta di continuità, dagli anni Venti, ai tempi di Gramsci, al dopoguerra, passando per il 1968, arrivando fino ad oggi. È una lettura lecita, assolutamente, ci mancherebbe, poi sentiremo i colleghi che tipo di argomentazioni riescono a inserire all'interno del dibattito, però è una lettura che, a nostro parere, semplifica molto una realtà che è stata invece complessa, attraversata da riforme, da Governi di sensibilità e orientamenti diversi e da visioni molto diverse tra loro. È una lettura che non regge nemmeno alla prova della realtà sociale del nostro Paese, perché, se davvero la scuola fosse stata per decenni un luogo di indottrinamento uniforme, dovremmo trovarci oggi in una società assolutamente omogenea, orientata in modo coerente con quell'impostazione, come succede in alcune dittature dove anche l'insegnamento è univoco, spostato in una direzione. Cosa abbiamo avuto invece? Abbiamo avuto una storia repubblicana lunga, con Governi di segno diverso, con una presenza dominante, per decenni, di forze centriste e moderate e oggi abbiamo, malgrado quell'idea di scuola che qualcuno ha, una società che esprime posizioni molto distanti tra loro. Lo vediamo anche nella composizione dell'attuale Governo e della maggioranza nazionale.
Più che dimostrare un'egemonia, scusate se lo dico, questo cosa dimostra? Dimostra esattamente il contrario. Dimostra che la scuola, a nostro parere, non produce conformismo, ma contribuisce a formare cittadini che poi sviluppano in piena autonomia - lo vediamo all'interno di quest'aula, siamo 35 Consiglieri con idee completamente diverse e siamo tutti andati in questa scuola dall'imprinting marxista-leninista - malgrado questo ipotetico indottrinamento, le proprie idee. Questo è un punto che considero importante anche per un altro motivo, perché, quando si parla di scuola come luogo di indottrinamento, si introduce implicitamente un'idea anche piuttosto riduttiva degli studenti, perché noi parliamo degli insegnanti, ma si parla di insegnanti che condizionano gli studenti come se fossero soggetti passivi e facilmente plasmabili.
Io credo che questa non sia una lettura che renda giustizia né alla scuola, né ai ragazzi. La scuola è un luogo in cui si apprendono conoscenze, ma anche regole, relazioni e capacità di stare al mondo. È un luogo in cui si sviluppa progressivamente un pensiero autonomo, dentro un equilibrio che non è lasciato al caso, ma è definito da programmi, ordinamenti, responsabilità professionale, strumenti di verifica e anche di disciplina, non siamo, insomma, in un sistema privo di regole. Il tema, semmai, è un altro ed è quello di evitare di costruire un clima di sospetto generalizzato, anche senza bisogno di norme esplicite, che finisca per produrre poi degli effetti concreti, tra i quali magari l'autocensura o la difficoltà ad affrontare con serenità temi più complessi. Parlo a prescindere dalla collocazione e dalla sensibilità politica di ciascun insegnante. Accanto a questo, però, c'è poi un aspetto che, a mio avviso, è ancora più rilevante, ma che troppo spesso resta sullo sfondo ed è il modo in cui la politica guarda alla scuola, perché la sensazione, molto concreta, è che la scuola non sia sufficientemente valorizzata. Non lo è stata da questo Governo, ma io parlo della storia nella sua più ampia collocazione. La scuola non è mai stata particolarmente valorizzata. Lo si vede da che cosa? Lo si vede dalle retribuzioni, che restano significativamente più basse rispetto a quelle di lavoratori con pari livello di istruzione. Si parla del 30% in meno degli stipendi e delle retribuzioni rispetto a laureati con lo stesso titolo, ma che fanno altri tipi di attività. Lo si vede dalla discontinuità dei concorsi, dal precariato e dai percorsi di accesso, che sono spesso poco lineari. Questo incide inevitabilmente sulla qualità del sistema e anche sulla motivazione di chi vi entra. Questo a prescindere - magari metto un argomento anche all'ordine del giorno - dall'approvazione dell'ultimo contratto degli insegnanti, che attendeva da tempo di essere approvato e che, tra l'altro, non è ancora cogente rispetto al periodo contrattuale attuale. È una sorta di recupero rispetto a un contratto precedente. Tra l'altro, in questo Consiglio abbiamo affrontato, negli anni in cui avevo la delega all'Istruzione, anche tematiche che attengono ai criteri di selezione degli insegnanti, ai concorsi e alle abilitazioni. Lo ripeto: a prescindere dal Governo attualmente in vigore, purtroppo gli insegnanti sono sempre stati un po' soggetti a questa incertezza, che sicuramente non ha favorito una sorta di reputazione e di collocazione sociale della classe insegnante, come peraltro invece avviene in altre Nazioni, in altri Stati, che consideriamo alle volte degli esempi di valorizzazione della professione docente.
Il primo punto quindi diventa abbastanza chiaro: se vogliamo migliorare la scuola, dobbiamo lavorare sulla selezione, sulla formazione necessaria all'accesso, quindi sui percorsi abilitanti, ma anche sulla formazione continua, che è un tema di cui abbiamo discusso nello scorso quinquennio piuttosto frequentemente, sulla stabilità, sulla valorizzazione economica e sociale degli insegnanti e, secondo noi, non sulla costruzione di narrazioni ideologiche, perché, nonostante tutto - e questo lo voglio dire con forza - la scuola, malgrado tutte queste debolezze strutturali che la perseguitano da decenni, continua a reggere, continua a produrre competenze, a formare professionalità e a mettere i giovani nelle condizioni di stare al mondo. Allo stesso tempo vediamo che molti di questi ragazzi, di questi giovani cercano purtroppo opportunità altrove, perché il sistema nel suo complesso fatica a trattenerli e a valorizzarli. Se guardiamo la Valle d'Aosta, anche per fare autocritica, questo quadro si ritrova con le nostre specificità. Abbiamo elementi di forza, ma abbiamo anche qui, in Valle d'Aosta, una perdita significativa di giovani qualificati.
A mio modesto parere, colleghi, il tema non è una scuola che indottrina, ma una scuola che, pur con evidenti difficoltà, continua a fare il proprio lavoro mentre il sistema intorno dovrebbe fare di più. Per questo questa mozione non nasce per contrapporsi in modo polemico a qualcuno, ma per rimettere il dibattito su un terreno più utile. Non nega i problemi, questo lo voglio dire, e non sono problemi che attengono agli ultimi tre anni e mezzo, ma sono problemi purtroppo strutturali, ma vuole rifiutare le semplificazioni.
Chiede una cosa molto semplice: ribadire che la libertà di insegnamento e l'autonomia scolastica sono presidi fondamentali e che la scuola va rafforzata, non messa sotto sospetto. Mi permetto di dirlo con una nota anche un po' leggera, ma non meno seria. Ogni volta che si arriva su temi come questi, o come questo, si sente dire che è tutto ovvio, credo che sarà la risposta dell'assessore Lavevaz, che sono cose talmente evidenti che non serve nemmeno votarle, un po' come dire che si vuole bene alla mamma. Non so se vi ricordate il dibattito precedente, quando è uscito fuori questo meraviglioso modo di disimpegnarsi. Il punto, colleghi e collega Lavevaz, è che voler bene alla mamma lo diciamo tutti, ma poi non è affatto indifferente dirlo, oppure non dirlo quando serve. Qui è esattamente la stessa cosa: non si tratta di affermare un principio astratto, ma di scegliere se dirlo oggi, dentro questo contesto, assumendosene le responsabilità. Un contesto che abbiamo evocato, che quotidianamente viene evocato e che indica la scuola come un luogo - l'abbiamo visto anche da come certe iniziative poi rappresentano la scuola - di indottrinamento, un luogo di sedizione, un luogo che ha avuto nei decenni e nei secoli… perché addirittura si affronta il tema di come la scuola è ridotta oggi, partendo dagli anni Venti, si evoca Gramsci, si evocano le questioni relative all'immediato dopoguerra, alle lotte del 1968, come dicevo prima, eccetera.
Assumersi la responsabilità di votare una mozione come questa non vuol dire, lo ripeto, guardare troppo alto. Vuol dire anche guardare in casa nostra, perché il sistema educativo e scolastico è un sistema diffuso, che oggi non può essere guardato in maniera diversificata solo perché siamo in una Regione a Statuto speciale, quindi una Regione che gode anche di una certa autonomia per quanto riguarda il settore della formazione professionale, ad esempio, ma che rimane all'interno di una più ampia collocazione e deve comunque rispettare le indicazioni che provengono direttamente dal Ministero, che provengono direttamente dagli organi che si occupano di scuola a livello nazionale. Anche perché sappiamo che il sistema scolastico valdostano rilascia titoli che sono validi nel territorio nazionale e sono validi, laddove sono riconosciuti, anche in Europa, nell'Unione europea e in certi contesti che riconoscono il titolo e il valore legale di questo titolo. Credo quindi che la Valle d'Aosta possa assumersi questa responsabilità con serenità, senza esitazioni, come ha saputo fare più volte anche su temi importanti e alti. Ripeto: questo è un tema che ci riguarda, che riguarda tutti e che riguarda anche il nostro sistema educativo, che è un sistema che continua, malgrado tutto, ad assicurare competenza e solidità ai nostri ragazzi.
Presidente - La mozione è stata presentata. Chiede la parola il collega Perron.
Perron (LEGA VDA) - Partiamo dall'ordine. Ringrazio la Presidenza del Consiglio e gli uffici per aver fatto confluire direttamente qua, per armonizzare i tempi e non farla troppo lunga, la risoluzione, che si stava rimpallando per troppo tempo.
Ricordo però che la risoluzione è nata - non l'ha citato il collega precedente - proprio da un'iniziativa fatta dal gruppo del PD che si riferiva a "Iniziative di monitoraggio dell'orientamento politico dei docenti in alcune scuole italiane. Situazione nelle istituzioni scolastiche della Valle d'Aosta". Quell'iniziativa riguardava ciò che è stato fatto da Azione Studentesca su vari territori italiani, su un questionario che Azione Studentesca ha fatto, ma della quale parlerà poi il collega Domanico, perché è un argomento specifico.
Rifacendo all'indietro il percorso, per dare un po' di chiarezza, si partiva quindi da lì. La Sinistra si preoccupa di questo questionario, adesso darò un titolo anche all'intervento in generale, noi rispondiamo e poi confluiamo oggi… poi, a vostra volta, voi avete preso la risoluzione, l'avete messa come mozione, facciamo confluire e discutiamo della scuola e dell'indottrinamento e dell'orientamento della scuola e dei professori. Io cercherò, come sempre, di dare però degli elementi sul tavolo di ragionamento, non solo teorici, ma pratici, perché mi verrebbe da dare questo titolo: "Come si preoccupa la Sinistra quando vede che qualcuno gli tocca la scuola", perché chiaramente è stato un terreno di caccia della politica per decenni, quindi ribadiremo di nuovo gli stessi concetti, perché l'egemonia culturale è stata teorizzata, collega Guichardaz, qui tutti ne parlano giustamente, ma sono discussioni non sul tema della scuola nello specifico, ma proprio di strategie politiche ad alto livello che si sono applicate negli anni, questo è il tema della nostra risoluzione, che faremo confluire.
Vediamo quindi che la Sinistra, quando gli si va a toccare la scuola, quando gli si va a toccare l'ambito in cui tendono a imporre spessissime volte il proprio punto di vista… anche qua, collega Guichardaz, non è che, se uno tenta di fare qualcosa per forza, ci riesce, grazie a Dio, molti ragazzi ragionano con la loro testa e, laddove vi sono tentativi di indottrinamento, poi si smarcano e magari vanno anche all'opposto. Non è quindi detto che, se non ci sono risultati, se c'è un Governo di Centro-Destra, vuol dire che allora nessuno indottrina nessuno. Tra l'altro, i risultati del referendum, con i giovani che hanno votato no e spesso senza la minima cognizione sull'aspetto specifico, dimostrano esattamente dove la Sinistra è forte e come e perché la Sinistra è forte su certi argomenti. "Salviamo la Costituzione, ci sono i cattivi Fascisti" e tanti ragazzi purtroppo hanno creduto a quel ragionamento, poi sono scesi in campo gli artisti, sono scesi in campo i professori universitari, sono scesi in campo gli storici, ottimi storici che poi fanno delle figuracce sul tema. Le abbiamo viste tutte: storici marxisti, perché questa categoria voi non la usate mai, ma esiste e quindi ci dispiace, ma è scienza politica, quindi ogni tanto dobbiamo farvi riferimento. È inutile dire: "Non è vero, nessuno condiziona nessuno": è una strategia specifica. L'abbiamo messo nella risoluzione, farò un sunto rapido per non annoiare i colleghi e i pochi sparuti coraggiosi che ci seguono da casa. Noi stiamo parlando chiaramente di un tentativo, che è stato messo nero su bianco, di egemonizzare, cioè di far valere una forza ideale che portasse a una rivoluzione, perché Gramsci è vissuto sotto il periodo del Fascismo e aveva capito chiaramente che, per arrivare a una rivoluzione, non era solo necessario fare la violenza di piazza, posto che una certa Sinistra ancora oggi la applica, lo sappiamo bene, basta vedere i fatti di cronaca, ma bisognava conquistare le menti, bisognava conquistare alcune classi soprattutto. Quella conquista del pensiero viene fatta tramite l'applicazione di una strategia, questa strategia, e la scuola è un elemento fondamentale di quel tipo di strategia. Per ovvi motivi, perché una volta che hai in qualche modo dato una direzione sui giovani, chiaramente quei giovani tenderanno poi ad applicare queste cose, quindi una certa visione del mondo, se applicata lì, poi darà dei risultati.
Il 1968 ne è un classico esempio. Il 1968 è l'esempio di come si cercava la saldatura tra gli studenti, tra le classi degli studenti, molti dei quali figli di papà, figli di borghesi… perché questa cosa dei figli di borghesi, con un sacco di soldi e che non hanno mai fatto nulla nella loro vita, che si dichiarano marxisti e poi fanno le vacanze in giro, perché il papà gli paga, perché ha l'impresa, ma loro sono marxisti, lo vediamo, lo abbiamo visto storicamente succedere, nel 1968 succedeva, tanto che fu famosa la frase di Pasolini, che preferiva stare con i Carabinieri piuttosto che con i figli di papà degli altri e vediamo anche oggi questa cosa, perché molti di quelli che frequentano i centri sociali oggi spesso non hanno mai lavorato in vita loro, perché? Perché c'è questo tipo di mentalità per cui essere a Sinistra, avere questo approccio marxista, che poi è mutato negli anni nel post marxismo - qui ci sarebbe da aprire una parentesi, ma lasciamo perdere - è certamente un appeal molto forte presso i giovani. Appunto nel 1968 si cercava la rivoluzione tramite la saldatura tra operai nelle fabbriche, negli scioperi di fabbrica, con i giovani. Questo poteva essere un potenziale deflagrante per l'intero Paese, perché si poteva arrivare vicini alla guerra civile. Non stiamo parlando di qualcosa di astratto, che non è mai successo, questa è storia, storia dell'Occidente, delle nostre società. Questa egemonia culturale, questa rivoluzione che si vuole fare nelle menti è stata applicata dove? Dove si fa cultura. Infatti guardate un po' chi si è esposto per il "no" al referendum: la gran parte sono artisti, che stanno mandando un segnale ben preciso all'opposizione: "State tranquilli, noi continuiamo a essere di Sinistra, siamo sempre buoni di Sinistra per la Costituzione. Continuate a farci arrivare dei fondi, perché altrimenti magari non campiamo solo con un territorio di meritocrazia pura. Continueremo e siamo ancora dei vostri, contro i Fascisti". Questo è successo. Quanti artisti avete visto che si sono schierati apertamente per il "sì"? Praticamente nessuno. Queste cose non succedono, perché c'è una serie di interessi sotto.
La cultura è stata in qualche modo intercettata, ma è legittimo, d'altra parte la guerra sulle idee viene fatta in varie modalità. Sta a noi creare un'egemonia contraria, fare qualcosa di contrario, infatti ecco perché nelle scuole qualcuno si muove a dire che forse quei professori che esprimono certe posizioni andrebbero fatti uscire allo scoperto, ma poi vediamo, qualcuno è anche uscito allo scoperto. Questo clima, collega Guichardaz, non è un'invenzione della Destra, è una teorizzazione ed è applicato e i fatti lo dimostrano. C'è un caso particolare, l'ho citato nella risoluzione: quello di Sergio Ramelli, che fu proprio uno studente ucciso per un tema nel quale criticava le Brigate Rosse. Queste cose succedevano, erano gli anni di piombo, sparavano alle gambe. Non si può far finta che questa pagina di storia italiana non esista, infatti ancora poco tempo fa si è cercato di intitolare, in una scuola di Nardò, un'aula o l'intera istituzione a Sergio Ramelli e chi si è messo contro? Il sindacato CGIL. Ecco le modalità con cui la Sinistra fa politica, in maniera molto più trasversale che non la semplice esposizione negli organi rappresentativi. Siete molto bravi in questo e noi, quando vediamo queste cose, legittimamente ci mettiamo contro. Poi io la scuola l'ho vissuta, ho insegnato per più di dieci anni e tornerò a insegnare quando avrò finito con la politica, quindi le ho viste succedere, ho anche degli aneddoti personali molto interessanti, vediamo se qualche chicca la darò nel finale, oppure se saremo già tutti stanchi, anche queste non sono tematiche campate per aria, quindi c'è un clima, c'è una precisa volontà.
Darò qualche dato per capire. Giustamente lei ha detto che in quest'aula ci sono vari insegnanti e io ieri mi sono preso la briga, ma sollecito i colleghi a ricordarmene magari qualcuno che mi sono perso e sono andato a guardare: negli ultimi anni, nel Consiglio regionale o nelle elezioni politiche, o in quelle europee, tra coloro che si sono proposti, che sono entrati, perché non sono andato a guardare tutte le liste, ma che sono entrati o che sono stati proposti, quanti che sono professori, quindi vengono dal mondo scolastico, appartengono al mondo della Sinistra in generale e quanti invece vengono da un mondo di Centro, oppure che possiamo definire di Destra? Sono andato a guardarmi un paio di dati e questi sono i nomi che mi vengono: ad esempio, abbiamo avuto qui Roscio, con un partito che era ambientalista legato alla Sinistra. Abbiamo avuto la Pulz, Donzel, abbiamo la Minelli, abbiamo avuto il professor Louvin, il professor Riccarand, la professoressa Nasso, poi mi pare che anche il collega Lavevaz e la collega Forcellati abbiano lavorato nella scuola. Alle elezioni al Parlamento oppure in UE abbiamo avuto il professor Vesan, oppure il professor, oggi dirigente, Barbieri. A Destra me ne viene in mente uno, non sto a citarlo… è il professor Aurelio Marguerettaz mi dicono… mi mancava il suo curriculum. Ecco, tanto per dire, se noi prendiamo una statistica spiccia, collega, come mai arrivano tutti da un'area e, come professore, forse ci sono solo io, da questa parte? Ci sarà in qualche modo un orientamento di un certo tipo, forse? Non lo so, sta a voi guardare i dati oppure veniamo a un altro tema. Quando parliamo di scuola e visioni politiche, vogliamo guardare alle occupazioni che vengono fatte a scuola? Le vogliamo guardare le occupazioni delle scuole e delle università? Chi le fa? Quali forze politiche fanno le occupazioni nelle scuole? Non andiamo tanto indietro al 1968, ci sarebbe da aprire un bel capitolo, ma andiamo solo all'autunno 2025 con la guerra in Palestina. Solo a ottobre 2025 c'erano scioperi nei licei a Roma, Firenze, Pisa, Torino e Catania contro la guerra in Palestina. Erano gruppi di Destra questi? No, è tutta la vostra Sinistra. A Torino l'occupazione di Palazzo Nuovo, con danni strutturali, botte a chi voleva entrare. Perché poi qua c'è il paradosso: che a Sinistra vogliono che la scuola sia qualcosa di aperto e distruggono così l'ascensore sociale, perché magari qualche studente lavoratore voleva prendersi la sua laurea nei tempi, invece lo studente figlio di papà che può permettersi di andare a Torino, frequentare i centri sociali e fumarsi le bombe nelle pause - ne ho visti tantissimi, ho fatto l'università a Torino - magari quelli preferirebbero andare a seguire la lezione, ma ci sono i figli di papà che lottano contro la guerra in Palestina e che magari minacciano di menare gli altri quando devono entrare, ecco come funziona! Di chi sono queste occupazioni? Da dove vengono? Ce le inventiamo noi, colleghi? Ma che strano! No, non ce le inventiamo. "Università Bicocca: occupata dagli antagonisti di Cambiare Rotta", eccoli qua. Le occupazioni quindi avvengono a Sinistra e i professori che sono arrivati qua sono quasi tutti afferenti a quell'area. Poi ci sono anche altri episodi più nello specifico e li tengo per l'intervento successivo.
Se vogliamo parlare di scuola, quindi se vogliamo chiederci se ci sia un'area politica che ha un'egemonia di fatto, tentata, voluta, scritta, eccetera, chiaramente la risposta, se è onesta, deve essere sì. Questo significa che bisogna buttare via la scuola? Nessuno lo sta dicendo. Questo Governo sta intervenendo e lascio al collega Manfrin… tra l'altro, collega Guichardaz, lei tira fuori proprio la questione degli stipendi degli insegnanti: sono appena stati aumentati da questo Governo. Non so il Governo del PD cosa avesse fatto in precedenza, ma ha approfondito il collega, ne parlerà lui. Non è che noi stiamo dicendo che la scuola vada buttata via, ma critiche legittime su un certo tipo di impostazione e di indottrinamento le facciamo eccome, perché adesso saltate su voi quando vedete un questionario di alcuni ragazzi, ma prima vi andava benissimo tutto il resto, perché, quando giocate voi e potete vincere voi, vi va tutto bene; quando poi magari giocano anche gli altri, saltate su e dite che c'è la politica e il Fascismo imminente nella scuola, ci dispiace, ma ci pare un gioco piuttosto scorretto. Queste sono alcune delle nostre motivazioni, poi chiuderemo nel finale. Ripeto: il collega Manfrin parlerà degli stipendi al volo e poi i colleghi di Fratelli d'Italia - che, tra l'altro, ringrazio per aver firmato questa risoluzione, l'abbiamo firmata insieme - si occuperanno dell'argomento specifico che ha fatto partire la risoluzione, ma sui temi in generale mi pare che non si possa troppo nascondere le carte.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Nel fare i complimenti e ringraziare il collega Perron, che parla ovviamente con cognizione di causa, vivendo sulla sua pelle quel mondo e conoscendolo approfonditamente, le dico in tutta franchezza, collega Guichardaz, che non avevo alcuna intenzione di intervenire, ma lei mi ha particolarmente stimolato oggi, andando fondamentalmente a fare una critica al Governo nazionale sulla parte che riguarda gli stipendi. Nel momento in cui lei ha parlato, non mi sembrava vero che lei avesse detto una cosa di questo tipo, perché tutto si può dire oggi sul mondo della scuola, proprio tutto e il contrario di tutto, tranne che da parte dell'attuale Governo non vi sia un'attenzione. Allora ho fatto un esercizio di stile e ho detto: andiamo a vedere negli ultimi quindici anni quali sono stati gli interventi di valutazione degli stipendi del personale docente, dal 2011, Governo Monti, ad arrivare al 2026. Non sarà sorpreso nel sapere che durante i vari Governi che da Monti in poi si sono succeduti, Monti 2011-2013, Letta 2013, Renzi 2014-2016 e Gentiloni 2016-2018, non c'è stato alcun aumento, zero, carbonella, come si dice a Roma. In un sussulto d'orgoglio poi, proprio quando c'era la campagna elettorale, a due mesi dalla campagna elettorale, il Governo Gentiloni ha pensato bene di fare una prima rivalutazione, da dieci anni a quella parte, media, che sta intorno agli 85-110 euro mensili. Questo è stato l'intervento, dopo dieci anni di nulla, da parte del Governo Gentiloni. Arriva il Governo Meloni. Nel 2024, rispetto al contratto 2019-2021, c'è un aumento medio di 123-124 euro, con arretrati retroattivi. Poi nel 2025, sul blocco dei contratti 2022-2024, un aumento medio che si aggira tra i 144 e i 150 euro fino a 185 per i senior e poi nel 2026, sul contratto 2025-2027, sempre questo Governo, un aumento medio lordo mensile di 137-143 euro, terzo rinnovo consecutivo. Tutto si può dire tranne che questo Governo non abbia avuto attenzione nei confronti del mondo della scuola e degli insegnanti, tant'è vero che ho dovuto controllare tre o quattro volte, perché non ero sicuro, ma ho visto un comunicato stampa della CGIL che era contenta dell'aumento. Se arriva la CGIL a dire: "Siamo contenti dell'aumento che c'è stato", obiettivamente… e, se lei è qui e arriva in aula, collega Guichardaz, a dirci che invece quello che è stato fatto non è sufficiente, allora possiamo andare via tutti e va bene così, sinceramente tutto si poteva dire tranne questo. Visto che siamo qua, visto che mi sono prenotato e visto che abbiamo fatto questo piccolo approfondimento, giocoforza ho dovuto anche dare una lettura rispetto a quello che avete scritto in questa deliziosa mozione. Scrivete nelle premesse che: "La libertà d'insegnamento non costituisce un privilegio corporativo, bensì una garanzia per gli studenti affinché possano essere esposti - come se fossero dei lenzuoli - a pluralità di approcci culturali e sviluppare capacità critica autonoma".
Le dico un tema a lei caro, cioè "quando sedevo sui banchi del Governo e tutto andava bene, quando c'ero io", ricorda sempre con nostalgia a quest'aula… quando c'era lei, c'era anche un'altra persona seduta, non mi ricordo se era a fianco a lei, che si chiamava Caveri, che occupava le deleghe di Istruzione prima di lei, con il quale mi sono trovato a scontrarmi più volte, come si ricorderà, sulla questione della Cittadella dei giovani. Ricorderà che la Cittadella dei giovani è esattamente l'esempio di pluralismo che è nella sua dimensione, cioè ci mettiamo gli immigrati, ci facciamo la bella serata "LGBTQRT", ci facciamo la raccolta fondi per chi sbarca domani, ci facciamo la presentazione del libro di gente che è talmente comunista che da bambino cercava di mangiarsi da solo… questo, secondo voi, è il panorama della pluralità di visioni che voi vedevate: la Cittadella dei giovani. Quando ho sollevato in più di un'occasione la necessità di evitare questo tipo di atteggiamenti, l'allora assessore Caveri mi rispose dicendo che per lui bisognava equilibrare, esattamente quello che dice lei: dare una pluralità di visioni, dare voce a tutti quanti, equilibrare. Ci sono i Comunisti? Allora diamo anche… no, per noi non è così, per me non è così. Per noi la scuola non deve avere una politicizzazione da una parte e dall'altra, posto il fatto che, lo sappiamo benissimo, le uniche associazioni che poi si presentano nelle scuole sono le associazioni che fanno riferimento al vostro mondo, perché sono le uniche che vengono accettate. Io ricordo qua in quest'aula, quando discutemmo con l'allora presidente del Consiglio, Emily Rini, di un'iniziativa che ha portato uno spettacolo bellissimo sulle foibe, patrocinato dal Comitato 10 febbraio, un evento bellissimo che raccontava una pagina di storia orrenda, che però va ricordata proprio per fare in modo che questa non si ripeta mai più, che però è stata perpetrata dai Comunisti. Sa cosa è successo? Che se si fosse fatto un evento per fare la Giornata della memoria, così come è stato fatto alla Cittadella dei giovani, avremmo avuto un teatro gremito di persone. Lo sa lei, quando è stato organizzato dalla Presidenza del Consiglio regionale un evento con uno spettacolo teatrale fatto alla Cittadella dei giovani, quante scolaresche, pur avendo fatto l'invito a tutti gli istituti, tutti i plessi, tutti i dirigenti e quant'altro… sa quanti studenti si sono presentati? Zero, carbonella anche qua. L'unico che si è presentato è stato un dirigente, che ricorderò sempre, che è arrivato e ha detto: "Questo spettacolo è bellissimo, io l'ho proposto ai miei professori. Sa cosa hanno detto? Che non ci volevano venire, perché non erano d'accordo politicamente". Questo è stato l'effetto ad oggi della pluralità e del… come l'avete chiamata, ostensione? Dell'esporre a pluralità di approcci culturali e sviluppare capacità critica autonoma. Questo succede quando si fa un'iniziativa che va al di fuori dei canoni degli amici comunisti che piacciono a lei. Obiettivamente io questa necessità di pluralità non la vedo. Io vedo una scuola che non fa politica e lo sa perché? Perché io, a differenza del collega Perron, l'ho vissuto sulla mia pelle. Tutti l'abbiamo vissuto, io sicuramente e le cito anche un esempio: una professoressa di italiano e storia, che era una fervente vostra sostenitrice, credo probabilmente anche iscritta, perché ha fatto attività politica, che io ho avuto alle superiori, mi fece fare un tema sull'immigrazione. Di fronte alla possibilità di poter scrivere quello che ritenevo giusto, o eventualmente di incorrere nelle ire della professoressa, io ho scritto quello che ritenevo giusto, in italiano corretto però, e ho preso un brutto voto. Il commento a quel voto era: "Tu hai scritto tutto giusto, era perfetto, ma i concetti espressi non sono accettabili". Non si parlava di italiano, si parlava di educazione politica e rieducazione politica. La rieducazione politica a cui è stata sottoposta la mia generazione, quella ancora prima e quella ancora prima.
La cosa sorprendente e probabilmente interessante, che va approfondita, è che, nonostante generazioni su generazioni su generazioni siano state esposte a questa propaganda infiltrante, nonostante questo, o forse proprio per questo, abbiano poi sviluppato una repulsione verso quella propaganda e oggi votano in maniera diversa da come gli è stato inculcato. Questo è un fenomeno che andrebbe studiato: di come le persone che sono state infiltrate da propaganda a tambur battente a Sinistra, perché ricordo benissimo tutti i professori, tutta una serie di professori che ha avuto i progetti… lasciamo stare le cose che non ho visto da studente. A fronte di questo, per fortuna, tante persone o hanno sviluppato una critica rispetto a quelle persone, perché era molto infiltrante la propaganda che veniva fatta, oppure hanno sviluppato una repulsione e oggi, per fortuna, fanno scelte diverse. Immaginiamoci come sarebbe il nostro Paese se questa propaganda martellante non fosse stata fatta con i criteri gramsciani che sono stati appunto descritti.
Obiettivamente quindi io non mi ritrovo per nulla con le conclusioni di questa iniziativa, non ritengo che vada votata e soprattutto mi piacerebbe capire cosa significhi nell'impegnativa, perché questo poi è sempre sottile: "a vigilare affinché eventuali segnalazioni relative a comportamenti non conformi…". "Comportamenti non conformi" mi ricorda quelle organizzazioni dei corpi non conformi, non so adesso esattamente come si incaselli, questa definizione. "A doveri professionali": cosa sono i comportamenti non conformi ai doveri professionali? Per esempio, un professore che molesta un'alunna è un comportamento non conforme ai doveri professionali? Io avrei bisogno di un chiarimento in questo senso, perché sinceramente non mi è molto chiaro quello che è scritto, cioè qui è "non denunciamo, teniamo le cose tra di noi"? È questo quello che viene detto? Perché non si capisce quello che avete scritto… "Evitando generalizzazioni o meccanismi che possano configurare indebite pressioni ideologiche", cioè fondamentalmente quella che viene applicata un po' dai miei colleghi giornalisti sugli organi di informazione, cioè che, quando un crimine viene compiuto da un immigrato, bisogna dire: "Un giovane, un uomo, un ventenne, un residente a…" e, quando lo fa un Italiano, c'è scritto: "un Italiano ha fatto un crimine". Più o meno questa è la generalizzazione che viene fatta: evitare di generalizzare certe situazioni, perché non si vuole ammetterle. Obiettivamente io a tutto questo dico di no.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Domanico.
Domanico (FdI) - Collega Perron, la deluderò probabilmente, perché io concordo con la mozione presentata dai colleghi del PD. Bisogna cogliere l'occasione. Cogliere l'occasione per riaffermare con chiarezza il valore dell'autonomia delle istituzioni universitarie e scolastiche, evitando che il confronto politico si traduca in condizionamento simbolico o culturale.
Riprendo una parte della vostra mozione: "La diffusione di narrazioni generalizzate circa presunti condizionamenti ideologici sistematici nelle scuole rischia di alimentare un clima di sospetto nei confronti del personale docente e di indebolire la fiducia nelle istituzioni scolastiche". "Un professore ha inneggiato all'odio verso il Governo attuale e ha preteso che si svolgesse un compito in classe con opinione politica di Sinistra. Lo ha raccontato Virginia da Bologna. Un altro studente segnala la distruzione di una foto di Meloni da parte di un docente e, ancora, l'esortazione ad andare a manifestare negli ultimi scioperi o a votare "no" all'ultimo referendum. Andrea da Brindisi definito "fascio appeso" per il solo fatto che avesse in mano il libro del poeta americano Ezra Pound e, non ultima, l'intimazione ad aderire alle manifestazioni pro-Pal ed elogio alla flottiglia. Questo lo potete trovare su iltempo.it del 28 gennaio. Tutte queste situazioni, e molte altre, emergono da un questionario anonimo dedicato alla quotidianità degli studenti italiani, etichettato dalla Sinistra come lista di proscrizione solo perché una domanda chiede se qualche professore ha confuso le aule scolastiche con palchi da cui tenere comizi politici, non nomi, ma solo episodi. La solita strumentalizzazione montata ad arte da chi evidentemente trova normale che in una scuola si faccia propaganda. Come abbiamo visto, spesso con toni e gesti gravi. Si è parlato di un tentativo di schedatura dei professori: niente di più falso o non si è letto il questionario, o si vuole mistificare la realtà a proprio uso e consumo, quindi vi leggo io le domande: domanda n. 1: "Quali sono le condizioni dal punto di vista strutturale della tua scuola?", domanda n. 2: "Quali sono le principali problematiche?", domanda n. 3: "La tua classe andrà in gita quest'anno? Se no, per quale motivo?", domanda n. 5: "Hai uno o più professori che fanno propaganda durante le lezioni?" e domanda n. 6: "Descrivi uno dei casi più eclatanti". Le domande non chiedono di fare nomi, ma solo di descrivere l'episodio. Quello che emerge sono accuse infamanti contro il Governo, festeggiamenti per la morte di un avversario politico: Charlie Kirk. È necessario ribadire un principio fondamentale: la scuola non è un'arena politica, ma un luogo dedicato all'educazione e alla formazione civica e culturale dei nostri giovani. Gli studenti devono poter sviluppare il loro pensiero critico, senza timore né derivazioni di schieramenti.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Torrione, ne ha facoltà.
Torrione (AVS) - La genesi di questa mozione è già stata spiegata dal collega Perron. Giustamente ha ricordato che è partita da un'interpellanza fatta dal Partito Democratico, la n. 32, che poneva un tema molto preciso e delicato: quello della libertà di insegnamento e del clima all'interno delle scuole, alla luce di alcune iniziative, a mio avviso - ovviamente l'avviso è diverso da quello testé espresso dal collega Domanico -, discutibili emerse nelle scuole. A quella interpellanza è seguita la presentazione di una risoluzione da parte della Lega e di Fratelli d'Italia, che non è stata poi discussa perché è stata successivamente ritirata.
La mozione di oggi riporta la questione dell'autonomia scolastica, della libertà di insegnamento e del pluralismo culturale nelle istituzioni scolastiche. Quello che - così lo annuncio - ovviamente è abbastanza scontato, cioè il nostro parere favorevole rispetto a questa mozione, è perché comunque questa mozione affronta il tema senza - cercherò di non essere offensivo - un alone o uno sfondo di parzialità e strumentalizzazione che - e anche qui vado sempre molto blandamente - ho intravisto nella risoluzione ritirata, come peraltro in alcune iniziative dei miei dirimpettai che sono state recentemente fatte, appunto, in questo Consiglio.
La risoluzione, come ha già detto il collega Guichardaz - e cito testualmente - diceva questo: "La scuola, a partire dal dopoguerra, è stata storicamente luogo di un'appropriazione sistematica e deliberata volta all'egemonia culturale del pensiero marxista". Anche in questo caso quindi, come nel caso in cui si è trattato di parlare dei fatti di Torino, in cui ci è stato spiegato che le violenze sono tutte di Sinistra, in una ricostruzione storica ardita, perlomeno, con qualche dimenticanza, mettiamola così… anche in questo caso quindi scopriamo che i maîtres à penser, i cattivi maîtres à penser dell'insegnamento sono tutti di Sinistra.
Poi negli interventi precedenti, e quindi faccio una domanda, il fatto che ci siano tanti artisti, tanti insegnanti che hanno posizioni di Sinistra… a parte che sarebbe interessante da capire e forse dovreste farvi anche delle domande, ma l'altro aspetto è che mi chiedo se non c'è una piccola componente di invidia in tutto questo, oppure no.
Anche la citazione di tutti gli insegnanti che sono approdati in questo Consiglio è interessante, però mi sembra una nota di merito, non una cosa negativa. Tutte affermazioni che, come ho già detto anche nell'occasione dei fatti di Torino, mi sembrano molto, purtroppo, parziali e non serie, io le trovo parziali e non serie.
Credo che, parlando di scuola, come quando si parla di educazione in generale e di insegnamento, il rischio di piegare questi temi a una lettura politica è purtroppo molto alto. Credo che dobbiamo stare attenti a non usare strumenti come risoluzioni o atti politici per costruire delle narrazioni, come ha detto anche il collega Guichardaz, che rischiano di forzare la realtà per attribuirle dei significati e delle connotazioni politiche.
Io ho provato ad andare un po' dietro alle quinte di tutta questa sommatoria di interpellanze, mozioni, risoluzioni, eccetera, e quello che mi sembra evidente è che fondamentalmente da parte delle forze che sono di fronte a me è evidente una cosa: uno, è un attacco alla Sinistra utilizzando un tema abbastanza evidente. C'è un attacco implicito alla professionalità degli insegnanti di Sinistra e qui ricordo ai miei colleghi che ci sono insegnanti di Destra, ci sono insegnanti di Sinistra, ci sono insegnanti autonomisti e ci sono insegnanti di tutte le forze politiche, non sono tutti di Sinistra, come ci viene raccontato. Insegnare non significa non avere idee o posizioni politiche o sul mondo in cui viviamo, o sul mondo che vorremmo che fosse, o sull'ambiente. Il problema è che in questa risoluzione ritirata si insinua una cosa molto chiara: si insinua che solo gli insegnanti di Sinistra non fanno bene il loro lavoro, perché fondamentalmente un insegnante che fa quello che ci avete detto non fa bene il suo lavoro. Non risponde neanche all'etica professionale a cui dovrebbe essere assoggettato, mettiamola con un termine poco carino. Bisogna presentare i temi con la necessaria pluralità per permettere agli alunni di sviluppare il loro pensiero critico, cosa che gli insegnanti sembrerebbe non facciano, quindi sono tutti dei plagiatori, ovviamente tutti quelli di Sinistra, e gli altri invece sono tutti corretti e onesti.
Io ho fatto l'educatore per quarant'anni. Si può assimilare un po' la figura dell'educatore a quella dell'insegnante, credo che il tema sia quello dell'educazione. Sono stato anche educatore del mio dirimpettaio, poi può anche intervenire e dire se l'ho fatto con quella parzialità che contraddistingue gli uomini di Sinistra, io non credo… no, non è diverso. L'educatore e l'insegnante hanno molte cose in comune, hanno a che fare con la crescita dei ragazzi. Il collega Perron, che ha fatto l'insegnante, dovrebbe quindi saperlo meglio di me.
Io ovviamente condanno in maniera ferma l'indottrinamento, il plagio da parte di chi si occupa di formazione e di crescita dei ragazzi. Le menti dei ragazzi, è vero, com'è stato detto, hanno capacità critica…
Presidente - Colleghi, per favore.
Torrione (AVS) - …ma sono comunque menti plastiche e, di conseguenza, è importante la professionalità, la serietà, la sensibilità, l'onestà, l'etica professionale e la neutralità con cui bisogna fare questi due meravigliosi lavori, che sono quello dell'insegnante o quello dell'educatore.
Altro elemento, quindi oltre all'attacco alla Sinistra, l'attacco alla professionalità degli insegnanti di Sinistra: si tende a costruire un'idea per cui nella scuola esisterebbe un problema strutturale, diciamo, di equilibrio culturale o ideologico. Inoltre, si induce una sfiducia nella scuola, mettendo in discussione e delegittimando e questo fa male non agli insegnanti, perché si può anche criticare un insegnante, ma fa male agli studenti, perché la fiducia che gli studenti devono avere negli insegnanti è importante.
Ultimo elemento: si introduce, come ha detto anche il collega Guichardaz, un clima di sospetto, che anche questo non fa bene alla scuola.
Poi aggiungo un dato statistico, l'ha anche detto il collega Guichardaz: se fosse vero che tutti gli insegnanti sono di Sinistra e fanno anche male il loro mestiere, probabilmente ci troveremmo un po' più di voti a Sinistra di quelli che ci sono per un dato semplicemente statistico. Tutti questi elementi che voi ponete con la risoluzione e anche con gli interventi che avete fatto, dal mio punto di vista, sono dei semi cattivi, perché non fanno bene al mondo della scuola perché - è una visione dal mio punto di vista, ovviamente, rispetto al vostro, com'è stato anche già precisato - sono semi pericolosi e, se non trattati con il giusto approccio e con una visione non monoculare della realtà, ma strumentale, rischiano veramente di fare dei danni a un mondo così importante come quello della scuola.
Chiudo la parte un po' più… non polemica perché non sono abituato a fare polemica, quindi non l'ho posta in termini polemici, però vorrei ritornare all'oggetto della mozione, che è un oggetto comunque serio, è un oggetto assolutamente serio. La mozione del PD fa un lavoro diverso su questo tema e io non ho letto in nessun passaggio della mozione del PD un accenno polemico o un accenno… non so come dire… forte nei confronti di… esulando dal tema specifico. Qual è il tema specifico? Il tema specifico è quello dell'autonomia scolastica, della libertà di insegnamento e del pluralismo culturale. La mozione, dal mio punto di vista, lo fa in maniera neutra e scevra da forzature ideologiche e lo fa partendo da un elemento centrale, il primo, che è la Costituzione: non si può parlare di scuola senza partire dalla Costituzione, dall'articolo 33 che tutela l'insegnamento, dall'articolo 34 sul diritto all'istruzione, dall'articolo 3 sull'uguaglianza. Tre principi fondamentali che vanno comunque tenuti insieme perché sennò, presi singolarmente, perdono comunque di valore.
L'interpellanza poi parla di autonomia scolastica, che non è un dettaglio organizzativo, ma è il presupposto affinché le scuole possano adattare la propria offerta educativa ai contesti territoriali e culturali, alle esigenze di quegli specifici studenti e alle caratteristiche di quel corpo insegnante. Senza autonomia, il pluralismo rimane sulla carta.
Altro elemento che viene toccato dalla mozione è quello della libertà di insegnamento, che, com'è stato detto, non è un privilegio corporativo degli insegnanti. È una garanzia democratica e lo è per tutta la società. È quello che permette agli insegnanti di svolgere il proprio lavoro con responsabilità e competenza, senza pressioni esterne, e agli studenti di confrontarsi con approcci diversi, sviluppando il famoso pensiero critico. Peraltro, come ha anche precisato il collega Guichardaz, la scuola è regolata da programmi ministeriali, collegi docenti, dirigenti scolastici, organi di controllo. Non è cioè un sistema privo di regole in grado di tutelare gli insegnanti da quello che, a vostro avviso, accade e che io non nego. Io non nego che ci possano essere episodi da una parte o dall'altra politica in cui ci sono insegnanti che non fanno bene il loro mestiere, non lo nego, perché la realtà è anche questa. La visione che contesto è quella troppo parziale che avete fornito. Peraltro, come ho detto prima, la scuola ha dei sistemi di autocontrollo e di autoregolazione.
Un altro effetto, oltre a quello sugli studenti, di perdita di fiducia da parte degli studenti su una figura così importante… perché ricordiamoci che gli insegnanti, gli educatori, sono prima di tutto degli esempi per i ragazzi. Avere quindi davanti un esempio che è stato messo in discussione in maniera generalizzata non fa bene agli studenti, ma non fa bene neanche agli insegnanti stessi, perché lavorare in un clima di sospetto non aiuta. Il rischio è anche un po', chiamiamola, l'autocensura o la riduzione della qualità dell'insegnamento di insegnanti che non si sentono sereni, fondamentalmente, quindi che la pluralità anche del pensiero degli insegnanti non venga espressa nella maniera corretta.
Chiudo dicendo che ovviamente la mozione affronta anche il tema del pluralismo, secondo me, in una maniera corretta, cioè rafforzando la fiducia nella scuola, riconoscendo la professionalità dei docenti, ribadendo il valore delle istituzioni scolastiche come luoghi di formazione democratica, soprattutto introduce una distinzione che per me è fondamentale: quella tra, come ho detto prima, eventuali criticità puntuali, che ci sono, ci saranno e ci sono state, sicuramente, e un giudizio complessivo sul sistema. Bisogna quindi intervenire nelle sedi competenti ogni volta che si verificano episodi che non sono adeguati, è corretto, assolutamente corretto.
Ultimo elemento di considerazione che è stato toccato anche dal collega Guichardaz nel suo intervento: è corretto affrontare questo tema? Assolutamente corretto. Dobbiamo ricordarci, e non è retorica, che i problemi della scuola sono tanti e sono altri: il tema degli stipendi, con le due visioni un po' diverse, poi nella mozione non mi sembra che venga citato il Governo Meloni sulla non considerazione degli aumenti di stipendio che sono stati erogati, anche lì però dire che gli stipendi sono adeguati non lo direi, perché comunque non è… c'è un problema di edilizia scolastica, il nostro Assessore è ormai stato tempestato da iniziative sulle questioni dell'edilizia scolastica e delle palestre; c'è un problema di carenza di personale, c'è un problema di precariato; ci sono alcuni temi educativi e di insegnamento molto importanti, cioè le nuove fragilità educative e le trasformazioni e le nuove sfide educative che stanno investendo tutto il mondo dell'educazione e dell'istruzione, pensiamo alla digitalizzazione, all'intelligenza artificiale e al mondo dei social. Solo per fare alcuni esempi, ovviamente. È lì che si gioca il futuro della scuola, non nella costruzione di contrapposizioni ideologiche che, dal mio punto di vista, fanno più danni che altro. La scuola non deve diventare un campo di battaglia ideologico.
Per tutte queste ragioni, ovviamente, riteniamo che la mozione sia assolutamente condivisibile perché riporta il dibattito su un piano, e non me ne vogliate, più serio e meno parziale e forse anche con una visione un po' meno assoluta della realtà, che un pochino vi contraddistingue ogni tanto negli interventi che fate.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Bellora.
Bellora (LEGA VDA) - Dico subito che io non ho nessuna intenzione di intervenire su questa mozione, anche perché, secondo me, l'hanno fatto benissimo prima di me i miei due colleghi di partito, ma, dopo certe cose che ho sentito e soprattutto che ho letto, due piccole considerazioni le vorrei fare.
Ci sono delle cose che non comprendo. Io ho letto questa mozione. Non so, tra le premesse, l'ultimo punto del "premesso che": "la diffusione di narrazioni generalizzate circa presunti condizionamenti ideologici sistematici nelle scuole, in assenza di dati strutturati e verificati, rischia di alimentare un clima di sospetto nei confronti del personale docente e di indebolire la fiducia nelle istituzioni scolastiche". Ora, al di là della tortuosità del lessico, che forse in una mozione sulla scuola avrebbe dovuto essere curata un po' di più, di cosa avete paura? Io tutto quello che ho sentito in quest'aula è stato in primo luogo una mozione. Lei, consigliere Guichardaz, dice: "Diranno che è come dire che vuoi bene alla mamma". È vero, è proprio così, perché? Perché è di un'ovvietà sconvolgente una parte di questa mozione. Quello che però insospettisce è che poi questa mozione viene difesa con un'intensità fortissima da parte del suo primo firmatario, quasi ci fosse chissà quale pericolo. Io cioè ribadisco: di che cosa avete paura? Forse quel "di che cosa avete paura" lo capisco leggendo il quarto impegno, perché i primi tre impegni sono, ripeto: vogliamo bene alla mamma, il sole è caldo, l'acqua è bagnata, ma il quarto punto mi piace molto meno, perché mi dice: "a vigilare affinché eventuali segnalazioni relative a comportamenti non conformi ai doveri professionali siano gestite nelle sedi competenti, evitando generalizzazione o meccanismi che possano configurare indebite pressioni ideologiche". Mi ricorda un po' il MinCulPop, la Stasi, la Polizia segreta, cioè "attenzione, evitiamo che si sviluppino determinati tipi di idee". Insomma, io non vedo assolutamente questo pericolo se non agli occhi di chi sa di avere un'egemonia, sa di avere una strumentalizzazione di una determinata struttura fondamentale nella formazione dei giovani - questa è l'unica cosa sulla quale sono d'accordo con il consigliere Torrione - e ha paura di perderla. Dice: "oddio, qua ci tolgono il giocattolo di mano, fermi tutti, perché abbiamo monopolizzato un mondo e adesso non ci permettono più di monopolizzarlo".
Vedete, io, lo ammetto, subisco il fascino della competenza. Qui c'è qualcuno, sempre da quei banchi, che mi ha attaccato perché, quando si parla di diritto, io, secondo lui, assumo un tono cattedratico. Non credo sia così, ma sicuramente, quando parlo di qualcosa che conosco bene, tendo a farne una ragione di compiacimento, perché è normale che sia così. Io quindi, quando ascolto il collega Perron parlare di storia, francamente drizzo le orecchie e sto molto attento, perché uno può non condividere le sue opinioni ma sicuramente è una persona competente, è una persona preparata. L'excursus che lui ha fatto mi ha acceso dei ricordi molto netti, molto duri e molto forti. Il mio sarà magari un intervento un po' vintage, per usare un termine che va di moda, però gli anni che Simone ha descritto e ha evidenziato - evidentemente in parte per sentito dire, visto che, beato lui, è giovane - io li ho vissuti, cioè io a Palazzo Nuovo ci ho fatto l'università negli anni Ottanta e i picchetti di lotta comunista nei corridoi di Palazzo Nuovo, che, se entravi, come facevo io, con "Il Giornale" di Montanelli sotto braccio, quando erano in più di due o tre contro uno, ti venivano a cercare, io li ho visti.
Ora, voglio dire un certo tipo di egemonia che viene impropriamente definita culturale… ma l'egemonia nel mondo della scuola c'è stata, è esistita e soprattutto per chi, come me, ha vissuto il liceo negli anni Settanta e l'università negli anni Ottanta, questi fatti sono avvenuti e io li ricordo bene. Ricordo che io feci il liceo classico ed ebbi un insegnante di filosofia che, quando si trattò di svolgere il programma di filosofia, quando si arrivò a Nietzsche, lo saltò, disse: "No, Nietzsche è un filosofo minore, non ci interessa". Io, che già allora probabilmente ero "rompiscatole", presentai una ricerca su Nietzsche. Perché bisogna saltare Nietzsche? Nietzsche comunque è stato un gigante della filosofia, perché non parlarne? Naturalmente quella stessa insegnante ci aveva fatto mesi e mesi di lezione su Marx, ma questa è sicuramente una coincidenza. Il risultato è che io ho rischiato di portare filosofia a settembre e sono passato a voto di consiglio. Queste sono cose che sono accadute. Che poi vi faccia comodo dire che non sono accadute o, meglio, che abbiate paura che smettano di accadere io questo lo capisco, però è un dato di fatto, perché sennò non ci sarebbe nessun bisogno di presentare una mozione di questo tipo. Se la scuola fosse effettivamente il luogo di assoluta imparzialità, pluralismo, apertura che ci descrive il consigliere Guichardaz o il consigliere Torrione, che bisogno ci sarebbe di una mozione del genere?
Ripeto: di che cosa avete paura? Perché questo è il problema: di che cosa avete paura? Io un sospetto ce l'ho: avete paura di perdere una posizione di forza, avete paura che quella scuola, che sicuramente ha avuto… Ripeto: non voglio utilizzare, né rubare gli argomenti del consigliere Perron, perché ripeterei male ciò che lui ha detto molto bene, ma questi sono dati di fatto e sono dati di fatto oggettivi. Io, ripeto, il mondo universitario l'ho vissuto, magari qualcun altro non l'ha vissuto o non lo ricorda, ma io c'ero e le ho viste queste cose, così come le ho viste al liceo.
Ora, visto che abbiamo parlato di scuola, parliamo di cultura. Chiudo l'intervento consigliando due letture che, secondo me, sarebbero molto utili per comprendere anche la pericolosità di una mozione del genere, perché, lo ripeto, il punto n. 4 dell'impegno mi fa paura, perché mi sa di condizionamento delle persone legittimato, cioè dire: "attenzione, chi non segue un determinato orientamento ideologico è un qualcuno che va controllato, va segnalato nelle sedi competenti. Beh, sappiamo noi dove segnalarti".
Ripeto: la vicenda Ramelli, che Simone Perron ha menzionato, io la ricordo bene, ricordo anche tutto quello che accadde dopo: la campagna di stampa, i sanbabilini, insomma tutta una serie di realtà drammatiche che sono avvenute quando io ero un ragazzino, ma iniziavo a vedere determinate cose.
Vi consiglio allora un libro di uno scrittore che non è di Destra, uno scrittore, secondo me, anche molto bravo, tra l'altro, anche come romanziere, che ha scritto: "Uccidere un fascista". Lo scrittore è Sergio Culicchia e il libro, appunto, "Uccidere un fascista", parla dell'omicidio Ramelli. Tra l'altro, è un libro molto bello perché è scritto in prima persona dall'autore come se dialogasse con questo ragazzo e riassume, splendidamente secondo me, il clima di quegli anni. Culicchia è un po' più giovane di me, quindi li ricorda come li ricordo io. L'altro libro, non vi spaventate di fronte al cognome, è solo un omonimo, è di Guido Salvini, che è un magistrato di Milano che immagino, spero, tutti conosciate visto che ha fatto tutta una serie di processi fondamentali per la storia italiana e che, tra l'altro, fu anche - all'epoca c'era il vecchio rito processuale, quindi l'istruzione formale, non c'era l'indagine preliminare - giudice istruttore del processo Ramelli. Il libro si intitola: "Tiro al piccione". Sono due libri dai quali si può evincere quel clima, il clima di quegli anni e il clima che comunque è cresciuto e che, purtroppo, in molte scuole è rimasto.
Il collega Perron, e concludo, evidenziava che determinate manifestazioni - lo stiamo vedendo con i pro-Palestina, eccetera - avvengono a opera di studenti di Sinistra. Io con questo non sto dicendo, come vorrebbe far dire Torrione, che la violenza sta solo a Sinistra. Questo è assolutamente un non ragionamento. Io voglio dire un'altra cosa: io voglio dire che ultimamente, negli ultimi tempi, tutto ciò che ha a che fare con un determinato sistema scolastico… perché, voglio dire, i pro-Pal possiamo dire tutto quello che vogliamo, ma di Destra non sono, fatevi un attimo un ragionamento su questo. Devo dire che vedere Palazzo Nuovo, dove ho passato la mia gioventù e dove ho fatto Giurisprudenza - perché all'epoca Giurisprudenza era solo a Palazzo Nuovo, poi è stata ampliata in altre sedi -, imbrattato, invaso, occupato da questa gentaglia francamente mi ha fatto male, ma mi ha fatto riflettere sul fatto che oggi il problema è reale e quindi una mozione del genere non è solo inutile, è pericolosa ed è per questo che noi voteremo contro questa mozione.
Presidente - La parola alla collega Minelli.
Minelli (AVS) - Devo dire che, mentre parlava il collega Perron, io ho fatto un po' mente locale al mio percorso scolastico, agli insegnanti che tutti quanti hanno contribuito alla mia formazione, che è una formazione sicuramente legata all'istruzione di tipo culturale e li ho… come dire? rievocati mentalmente. Ho avuto molti insegnanti di chiara inclinazione o, non lo so, appartenenza, o anche soltanto vicinanza in qualche modo al mondo autonomista, regionalista. Tanti, la maggioranza, alcuni dei quali anche apertamente schierati, nel senso che avevano dei ruoli in campo politico. Ho avuto degli insegnanti che erano sicuramente di estrazione, di formazione di Sinistra, ne ho avuti anche di Destra o di Centro-Destra, non so se si possono utilizzare per il passato queste categorie.
Ho ripensato anche, visto che il collega Perron ha fatto i nomi di una serie di Consiglieri ed ex Consiglieri regionali che in qualche modo ha collocato, mi sembra di aver capito a Sinistra, o comunque di quell'estrazione…
(intervento del consigliere Perron fuori microfono)
…no, ma che hanno rappresentato dei…
(intervento del Consigliere Perron fuori microfono)
…no, ma non le sto facendo una critica: sto dicendo che lei ha citato nomi di persone che sono state elette in formazioni di Sinistra e che quindi avranno avuto anche una formazione in quel senso, di quel tipo, è così.
Ha annoverato anche la sottoscritta, in effetti io rappresento una di quelle forze. La mia formazione però è stata frutto di un percorso molto articolato. Ho avuto la fortuna di avere una scuola anche da questo punto di vista plurale, come credo sia anche attualmente la scuola valdostana. Tra le persone che lei ha citato non ho sentito i nomi di Federico Chabod, di Maria Ida Viglino, di Dino Viérin, di Teresa Charles, di Robert Louvin e di Chantal Certan. Non ho sentito il nome di Enrico Tibaldi, che è stato un consigliere con cui io ho iniziato la mia carriera scolastica, perché ce l'avevo come collega ed è di un'ispirazione o di un'area diversa da quella. Forse non è una colpa questa di essere rappresentanti di una certa area. Se la Destra o il Centro-Destra hanno eletto fin qui pochi Consiglieri, è un altro paio di maniche, forse bisogna chiedersi perché. Non è che si può dare la colpa o la responsabilità alla scuola di aver formato persone che poi sono arrivate a ricoprire il ruolo di Consigliere regionale. Come diceva il collega Torrione, forse è anche un bene che la scuola abbia prodotto questa situazione, se è merito della scuola, questo non lo so.
Voglio tornare alla mozione e dire una cosa che, secondo me, è tanto semplice quanto assolutamente importante: la scuola non ha bisogno di essere sorvegliata, ha urgenza di essere rispettata e sostenuta in tutti i sensi. È già stata ricordata la genesi di questa mozione, sappiamo che l'elemento principale che ha generato una serie di iniziative è la scelta di Azione Studentesca di somministrare quel questionario a cui faceva riferimento prima il collega Domanico e di cui ci ha letto alcune domande. Dal mio punto di vista, si tratta di una pratica assolutamente discutibile - e alcune delle domande che lei ha letto lo dimostrano - che va a incidere sulla libertà di insegnamento e avvelena il clima nelle scuole e nelle università, perché ci sono stati degli episodi di cui non si è data notizia, ma che sono stati, direi, piuttosto pesanti. Cito i casi di Pordenone, di Alba e di Treviso, dove davvero il clima non è stato di certo tranquillo. Con attività di questo tipo - adesso c'è quella di Azione Studentesca, spero non ce ne siano in futuro delle altre, ma potrebbero esserci - si va a colpire quella libertà di insegnamento, è già stato detto, che è sancita dalla Costituzione all'articolo 33 e che Piero Calamandrei considerava strettamente collegata alla stessa democrazia. La scuola, secondo lui e altri padri e madri costituenti, "doveva operare - e lo diceva proprio con questa parola - il miracolo di trasformare consapevoli cittadini in quelli che altrimenti sarebbero rimasti dei sudditi, perché l'ignoranza è inconsapevole sudditanza, al contrario della libertà". Io credo che gli insegnanti che operano nella nostra scuola facciano un'opera di questo tipo, cioè non soltanto siano lì per educare alla conoscenza di determinate materie, ma anche ad avere un ruolo fondamentale: quello della formazione dei futuri cittadini.
I casi che ho citato sono esemplificativi di un clima davvero poco attento a tutelare l'autonomia didattica dei docenti e oggi ci sono sempre più insegnanti che temono le ingerenze di terzi, ma non mi riferisco soltanto a questa questione dei questionari, delle segnalazioni, eccetera, lo dico in senso più lato: ingerenze di terzi che hanno delle ripercussioni negative sull'ambiente lavorativo di chi opera nella scuola ed è formato per farlo. Chi vive quotidianamente nella scuola sa che c'è un concreto rischio in molti luoghi - io non credo da noi, su questo mi sembra di essere abbastanza tranquilla - di un clima quasi di "caccia alle streghe". Gli insegnanti sono responsabili di tutto, le famiglie non sono più responsabili di niente e tutto si riversa su di loro, poi mi dà l'impressione che oggi si consideri chi è a scuola come se lavorasse in un'azienda e dovesse rispondere del proprio operato a chiunque.
La scuola è un luogo di pluralità, lo è sempre stata, è così. È un luogo di scambio e di sano confronto che deve essere rivolto a educare al pensiero critico. Certo, un pensiero critico, dal mio punto di vista, in cui si rispettano pienamente i valori della Costituzione. Ho citato l'articolo 33, ma c'è anche l'articolo 34, che sancisce l'apertura universale dell'istruzione, nonché la sua obbligatorietà e la centralità del diritto allo studio, che non deve conoscere discriminazioni di alcun tipo. Questo non significa che la scuola sia uno spazio di propaganda, né deve esserlo, ma di certo non è nemmeno un luogo neutro nel senso del disinteresse rispetto a questi valori, perché educare significa sviluppare pensiero critico, fornire degli strumenti di analisi e promuovere il confronto. Studiare dei temi controversi non significa fare della militanza, affrontare delle questioni storiche, i diritti civili, che sono stati anche citati, i conflitti internazionali significa esercitare una funzione educativa, perché la pedagogia democratica si fonda sul pluralismo e sul metodo argomentativo, è una cosa che chi ha frequentato la scuola da insegnante sa benissimo. Io credo che, seguendo un po' l'impostazione che mi sembra qualcuno voglia dare, oggi persone come don Milani, Mario Lodi, il maestro Manzi e giù fino a Maria Montessori, che sono stati dei pionieri della pedagogia nel nostro Paese, molto attenti alle dinamiche sociali, probabilmente non avrebbero modo di attuare i loro metodi come hanno fatto in passato. Mi riferisco in particolare a don Milani, che è stato uno dei miei più importanti riferimenti culturali proprio nel momento in cui ho deciso che avrei fatto l'insegnante. L'ho fatto per ventotto anni e tornerò a farlo quando sarà il momento. Per Milano la libertà di insegnamento non era una semplice prerogativa formale, ma uno strumento radicale per l'emancipazione e la giustizia sociale. La scuola di Barbiana era basata sulla centralità della parola, su un'educazione critica. Quella pedagogia mirava a formare dei cittadini responsabili, capaci di leggere la realtà, contrastando all'epoca una scuola che era estremamente selettiva e amplificava le disuguaglianze. Io credo che quella sua concezione abbia trasformato il concetto di libertà di insegnamento, di cui tanto abbiamo parlato questa mattina, in un insegnamento per la libertà. Guardate che credo sia molto importante questa questione, perché sono stati messi al centro i ragazzi, la loro capacità di pensare e di agire per una società più giusta. Io credo, sono convinta, che la libertà di insegnamento rappresenti un valore essenziale per la qualità dell'istruzione e la costruzione di un sapere indipendente e critico. Da insegnante che ha dedicato la maggior parte della sua vita - ed è stato un onore per me - alla nostra scuola, alla scuola valdostana, a cui, come ho detto, tornerò quando sarà finita quest'esperienza, ma anche da persona che oggi siede all'interno di quest'Assemblea e ha ovviamente un altro ruolo, io cercherò nel mio piccolo di fare di tutto per continuare a sostenere questo principio che credo sia irrinunciabile.
Presidente - Ha chiesto la parola la collega Forcellati, ne ha facoltà.
Forcellati (PD-FP) - Ci sono degli argomenti che ci appassionano… appassionano alcuni, facciamo così, cambio. Ci sono stati un sacco di spunti interessanti in questa mozione, ma parto leggendo due righe: "Si impegna il Consiglio regionale a garantire che il clima scolastico rimanga improntato al pluralismo e al libero confronto critico, lontano da ogni tipo di strumentalizzazione politica o tentativi di indottrinamento verso gli alunni". Questa è l'impegnativa della risoluzione, che io condivido appieno, del gruppo Lega Vallée d'Aoste e Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, cioè quest'impegnativa è condivisibile, assolutamente. Mi chiedo perché non riusciamo ad andare oltre la retorica della contrapposizione. In realtà, noi siamo un po' un esempio, io penso, dovremmo essere un esempio e quindi andare oltre la retorica della contrapposizione potrebbe essere utile non solo per noi, ma anche per quei pochi coraggiosi, come dice il consigliere Perron, che ci stanno ascoltando.
L'altra cosa che mi preme dire prima di portare il mio contributo è che tutti noi siamo frutto, io dico molto spesso, di quello che abbiamo mangiato e bevuto nella nostra vita, vale a dire di quello che le due agenzie educative come la famiglia e la scuola ci hanno un po' trasmesso. Bene quindi, mi sembra, io ho fatto il liceo classico negli stessi anni, forse del collega Bellora e, devo dire la verità, ho avuto insegnanti sì di Destra, di Sinistra, di Centro e ho avuto quella stessa insegnante di filosofia che a me Nietzsche l'ha insegnato, così come ha insegnato Marx. Era la stessa, consigliere Bellora, non voglio cadere nel tranello di risponderle. Ma questo per dire cosa? Che abbiamo avuto, per fortuna, insegnanti con idee politiche personali differenti, che hanno portato il proprio piccolo contributo alla formazione del nostro pensiero politico, ma non per questo ci hanno indottrinato. Io ho apprezzato alcuni insegnanti, in particolare il mio insegnante di latino e greco, che vi assicuro era di Destra, ma l'ho apprezzato per come si è posto nei nostri confronti. Non solo per i contenuti che portava, che peraltro portava benissimo, ma anche per quelle indicazioni che dava rispetto alla crescita.
Ora, io dico, andiamo oltre la retorica della contrapposizione. La narrazione di un nemico ideologico, pervasivo serve spesso a semplificare delle realtà complesse e non ne abbiamo bisogno, si sa. Tuttavia la scuola non può essere un campo di battaglia per delle rivincite storiche: "io ho più ragione", "no, ho ragione di più io", "gli insegnanti di Sinistra", "no, gli insegnanti di Destra", "l'indottrinamento".
La scuola è un microcosmo sociale unico, dove si incontrano storie, culture e fragilità differenti. Ora, dipingere il corpo docente come un apparato dedito all'indottrinamento sulla base di questo o quel documento che viene proposto, o sulla base di ricostruzioni storiografiche… e non tolgo il merito al collega Perron rispetto alla storia, ognuno di noi porta le proprie competenze - benissimo, e meno male -, però ricostruzioni storiografiche volutamente parziali, ed è giusto, volutamente parziali, rischia di produrre un effetto pericoloso: l'autocensura. Se un insegnante teme la segnalazione ideologica per il solo fatto di trattare i valori antifascisti della Costituzione, abbiamo già fallito nel nostro compito di garanti della democrazia. Io penso allora che il valore della professionalità e del metodo non vada dimenticato, quindi noi abbiamo bisogno di dare fiducia e di avere fiducia nelle competenze professionali degli insegnanti e dobbiamo portare avanti un clima di non sospetto, perché il sospetto alimenta, e alimenta continuamente, i conflitti. Dobbiamo invece portare avanti il pluralismo come cultura e come palestra della criticità, ma noi vogliamo delle giovani generazioni, quindi ragazzi e ragazze, che assertivamente portino avanti i loro pensieri? Per fare questo, dobbiamo permettere loro di sviluppare un pensiero critico rispetto a qualsiasi argomento che venga proposto nella scuola.
Io prima di insegnare psicologia - e l'ho insegnata per molto poco - ho insegnato una materia tecnica, tecnica assolutamente: chimica, anche queste materie dovevano essere oggetto di pensiero critico, perché? Perché si devono chiedere i ragazzi se anche la teoria atomica ha un senso e se si può mettere in discussione, perché solo da questo noi possiamo poi avere una società, quindi la società del futuro, non sottomessa, ma capace di portare avanti, in maniera, ripeto, assertiva, i propri pensieri. Questa è la libertà di insegnamento, non è un privilegio dei docenti, ma è una garanzia per gli studenti. L'esposizione a una pluralità di approcci permette di sviluppare quella capacità critica autonoma che è alla base della cittadinanza attiva, qualunque poi sia la propria idea politica.
L'impegno quindi che noi dobbiamo avere, un impegno concreto per la Valle d'Aosta, invece di alimentare delle narrazioni più o meno fantasiose, basate anche su presunti condizionamenti ideologici, eccetera, è che noi dobbiamo continuare a valorizzare la professionalità docente, proprio perché è stato un onore per me insegnare per molti anni. Guardate, nella scuola ci sono docenti di tutti i tipi, ma docenti che danno il proprio contributo in maniera esemplare sono la maggior parte, poi è vero, ci saranno alcuni che calcano la mano sulla propria idea politica sperando di indottrinare, ma guardate che i ragazzi si accorgono quando rischiano di essere indottrinati.
Allora, appunto, occorre valorizzare la professionalità docente con una formazione continua e con migliori condizioni di lavoro. Non basta aumentare lo stipendio, dobbiamo creare le condizioni…
(intervento di un Consigliere fuori microfono)
…anche sicuramente per carità. Gli insegnanti italiani hanno gli stipendi più bassi forse rispetto ai Paesi limitrofi europei, ma non basta. Oggi alla scuola si chiede di tutto, si chiede di essere insegnanti, di conoscere bene la propria materia, di essere educatori, di portare progetti di qualunque tipo, di essere competenti e lo dico perché è la mia materia, rispetto a tutte le fragilità esistenti, e purtroppo sono tante. Cerchiamo invece di sostenere e di garantire un clima di libero confronto, perché fare questo significa scegliere una scuola che sia un presidio di democrazia e autonomia, la nostra scuola, dove il pensiero critico non è una minaccia, ma il traguardo più alto dell'educazione. Questa è la scuola valdostana che noi vogliamo. Questa mozione che, è vero, ha un'origine lontana, va proprio in questa direzione: garantiamo autonomia alla scuola, garantiamo la possibilità di trasmettere un pensiero critico e faremo un buon lavoro per i nostri ragazzi e le nostre ragazze.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Perron.
Perron (LEGA VDA) - Intervengo per secondo intervento, parto da alcune considerazioni. Vabbè, anche qua metterei un titolo: c'è qualcuno molto preoccupato che qualche giochetto non proprio pulito esca fuori e quindi si scatta in questo modo. Bene, vuol dire che abbiamo fatto anche noi con quella risoluzione un ottimo lavoro.
Quello che voglio dire, innanzitutto, collega Torrione, è che io capisco che lei ha già l'intervento tutto scritto prima ancora che parlino gli altri, però non mi può mettere nella bocca cose che non abbiamo detto. Nessuno di noi ha detto che i professori sono tutti di Sinistra, saremmo evidentemente fuori dal mondo, nessuno l'ha mai detto, nessuno va a toccare la professionalità degli insegnanti, nessuno l'ha sostenuto, quindi non ci metta parole in bocca che non sono quelle. Ripeto: io capisco che lei si è scritto tutto prima, però non è un bel gioco corretto questo, quindi anche no, nessuno sta dicendo cose così folli. Poi tutte le volte lei dice che le mie ricostruzioni sono parziali. Bene, allora mi dia lei gli elementi che mancano, perché non può dire: "Hai sbagliato" o "Hai qualcosa di parziale" senza dire di più. Mi dica lei quali occupazioni delle scuole sono avvenute con la Destra negli ultimi mesi o anche prima. Signori, altrimenti così andiamo avanti nel nulla. Mi pare però siate carenti di argomentazioni, perché c'è poco da dire, questo tema della scuola è stranoto a tutti.
Collega Minelli, mi pare che le parta una vena tipica di una certa Sinistra che parte subito col vittimizzarsi. Nessuno ha schedato nessuno. Se un professore si mette in una lista politica, sarà di Destra o di Sinistra e quello sarà. Io so benissimo di essere schedato da qua in poi nella mia vita perché mi sono candidato e sono qua. Su questo che cosa ci devo fare? Non è che stiamo facendo liste di proscrizione, se non si può più nemmeno dire che la gran parte degli insegnanti - lei ne ha citato un altro, quindi siamo in due, dell'area di Destra, in trent'anni - è dell'area Sinistra, ci sarà un motivo. Non significa che tutti quelli che si sono candidati indottrinino: se in un ambiente ti arrivano fuori quasi tutti che sono di una parte, vuol dire che quell'ambiente tendenzialmente avrà un orientamento, è molto, molto semplice. Se però non riusciamo a fare argomenti minimi sociologici, non andiamo da nessuna parte.
Voglio invece aprire rapidamente una questione che qua è molto importante. Voi parlate di libertà di insegnamento: bisogna un attimo capirsi sul tema libertà di insegnamento. Ovviamente ci sono già tutti i meccanismi nella scuola per intervenire laddove vi siano delle violazioni. Tra l'altro, mi ricordo tutta la strumentalizzazione, collega Minelli, lei era insieme alla collega Guichardaz - non so se eravate ancora insieme oppure no, mi perdo nelle vostre diaspore, porti pazienza -, su quel professore che era intervenuto con un post idiota sui social e l'avete portato - adesso non so lei ma sicuramente la sua collega - più volte qua per stigmatizzare questo professore che sembrava che veramente volesse dare fuoco agli alunni. Non è allora che si strumentalizza quando fa piacere a voi e invece, quando della scuola parlano gli altri, non si deve strumentalizzare, l'avete fatto, ampiamente fatto. Noi ci siamo occupati delle segnalazioni del liceo classico e torneremo con argomenti di questo tipo perché riteniamo che, se qualcuno vuole segnalare qualcosa a scuola, debba avere anche il modo di farlo. Esistono dei meccanismi, ma, se arrivano delle lettere anonime delle volte, forse, i meccanismi non sono sufficienti, ma su questo torneremo ancora.
Ripeto: libertà di insegnamento. Facciamo un esempio, perché da questa parte vi portiamo degli esempi specifici, dalla vostra sentiamo le ramanzine ma poi "carne al fuoco" io ne vedo poca.
Mi ricordo molto bene, perché ero a scuola, il caso di (omissis), 2019, Governo 5 Stelle-Lega. La docente fu sospesa per non aver vigilato sul lavoro degli alunni. Vi ricorderete, la docente non aveva parlato di un'equiparazione tra leggi razziali e leggi che erano state fatte in quel momento sulla questione dell'immigrazione, ma i ragazzi avevano portato un'equiparazione. Si parla di storia anche qua, collega Torrione, gli insegnanti devono spiegare alla classe delle materie sensibili, l'educatore non lo deve fare. Non me li metta insieme su questo tema, sono due lavori differenti e li ha fatti. L'insegnante deve parlare di questioni sensibili che attengono alla storia e quindi anche alle ideologie politiche, sono due cose ben diverse dall'educatore, che fa altro. È quindi ovvio che, se c'è indottrinamento, può avvenire maggiormente da chi deve insegnare una materia. In chimica e fisica è difficile, ma, quando fai lettere, è ovvio, e anche quando fai filosofia è ovvio che quello può rientrare. Lì è il punto e lì c'è l'egemonia culturale, sono stati formati insegnanti in una certa direzione, che poi ovviamente mettono sul tavolo temi di un certo tipo o ne nascondono altri. È lì il punto, quindi sono due cose ben diverse. Bene, questa professoressa fu sospesa. All'epoca c'era Salvini come ministro, la cosa poi fu appianata. Il problema qual era? Che io non sono libero di insegnare cose false. Quando io insegno storia, non sono libero di equiparare le leggi razziali del luglio del 1938, in pieno regime fascista, quindi non democratico, in pieno regime con delle leggi sull'immigrazione che vietano, in uno Stato democratico, l'ingresso di clandestini, non è la stessa cosa, è impossibile equiparare, è un falso. Secondo voi, allora, il professore è libero di fare accostamenti di questo tipo, oppure no? Vedete che non è semplice. Secondo me, no. Un professore di storia non può equiparare un Ministro di una Repubblica eletto a quanto successe nel 1938 sotto le leggi razziali in pieno Fascismo. È un falso. Secondo voi, può continuare a farlo oppure no? La professoressa fu sanzionata. Ripeto: era un caso di vigilanza, lei non aveva vigilato, erano i ragazzi, è un po' più fine, ma nel concetto generale un professore non può inventarsi un qualcosa di palesemente falso, storiograficamente falso. Si beccò quindi una sospensione. Cosa successe? Tutti i consigli e i collegi d'istituto saltarono su, ci fu in tutta Italia una sollevazione su questo. Io ero a Verres, che insegnavo, e sul collegio docenti si voleva partire contro questo tentativo del Governo fascista, giallorosso, eccetera, di intervenire, di muoversi a sostegno della professoressa e su oltre 150 insegnanti del collegio fummo in due a essere contrari a quella cosa.
Le proporzioni Destra-Sinistra nella scuola sono quindi chiarissime, le conoscono tutti per evidenti motivi, anche perché molti insegnanti si sono formati negli anni Settanta, che erano quelli più indottrinati, perché c'è stato il 1968. Prima quindi è probabile, come dice la collega Minelli, che altri venissero da altri ambienti, ma la generazione che si è formata negli anni Settanta era certamente instradata molto di più di quelle prima: ecco perché arrivano generalmente da lì.
Poi non sto a guardare quando vi siete laureati voi. Io mi sono laureato nel 2006, era diverso, ma c'era ancora quella scia e questa scia c'è. Non è complottismo o noi stiamo lì a guardare i professori cosa pensano, è un'osservazione politologica che tutti possono fare e che nessuno riesce a negare, questi quindi sono i temi che a noi interessano.
Poi, nel dettaglio, ripeto, per la libertà d'insegnamento non si può andare in una classe, raccontare ciò che si vuole e palesemente fare delle forzature tra degli accostamenti storici: uno non può andare in classe a dire: "Il presidente Testolin è andato a Roma senza dire niente a nessuno", uguale il presidente Testolin è fascista, è un Governo fascista perché non parla con gli altri e va avanti. Signori, studiate la storia. Sarà andato, non avrà parlato, avrà fatto quello che gli pare, ma il Fascismo non c'entra assolutamente nulla. Queste storture vi posso assicurare che ci sono in continuazione. Se poi qualcuno le segnala, ovviamente a qualcuno darà fastidio, ma ci dovranno anche essere i meccanismi per cui gli alunni, i ragazzi, possono segnalare degli indottrinamenti. La realtà è che non ci sono e noi stiamo lavorando su una proposta in tal senso. Comunque sono anche curioso di sentire cosa ci dirà l'assessore Lavevaz su questi temi. Noi voteremo contro, perché chiaramente conosciamo bene quest'argomento e sappiamo bene i colleghi dove vanno a finire. Non è una questione di contrapposizioni, ma questo è un caso ampiamente politico, quindi la contrapposizione è piena. Sono curioso di sentire l'assessore Lavevaz cosa ci dirà di questo.
Devo dire che sono già stato parecchio deluso dalla risposta o, meglio, dalla non risposta dell'Assessore per quanto riguardava il referendum, anche lì era un tema. Noi abbiamo chiesto: "Ma scusate, le scuole hanno fatto degli interventi sul referendum? Dove li hanno fatti?". L'Assessore non ci ha risposto, dicendo: "Si può arrivare a un 116". Noi diciamo: no, dobbiamo vedere le scuole dove si sono mosse e chi c'era, poi ci danno il consuntivo… non significa che non potessero farlo, chiamassero chi vogliono, però poi ne devono rispondere, noi lo dobbiamo sapere e poi si giudicherà. Le scuole sono libere, libertà di insegnamento, certo, ma libertà di dover dare dei consuntivi o di non darli non esiste, si deve rispondere a dei criteri. Coloro che ci fanno passare come persone che vogliono in qualche modo prendere in mano la scuola e stortarla come vogliono, in realtà sono probabilmente quelli che hanno più da nascondere da quest'atteggiamento, perché sono decenni che queste cose vengono fatte. Nessuno quindi è andato contro gli insegnanti o la scuola in generale, siamo i primi a valorizzarla e l'abbiamo dimostrato, perché il modo migliore per valorizzare una professionalità è quello di pagarla adeguatamente e, grazie al cielo, l'abbiamo fatto. Il tema quindi attiene a tutt'altra sfera. Sono dunque curioso anche di sentire che cosa dirà in questo caso l'assessore Lavevaz, che finora mi sembra un po' come quelli che guardano le partite di ping-pong, giustamente, che è al tavolo e vede che le palline girano di qua e di là, le catapulte vanno da una parte all'altra e lui è fuori dal tiro. Adesso toccherà anche a lei.
Presidente - Guardo il collega Sorbara, soltanto, vista l'ora… va bene. La parola al collega Sorbara.
Sorbara (FI) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, la mozione che oggi discutiamo richiama principi fondamentali del nostro ordinamento: la libertà di insegnamento, l'autonomia scolastica e il pluralismo culturale. Si tratta di valori sanciti dalla Costituzione, che, come tali, non possono che essere condivisi. Tuttavia, proprio per questo ritengo che questa mozione rischi di fermarsi a un piano prevalentemente dichiarativo, senza affrontare in modo concreto le sfide reali che oggi attraversano il mondo della scuola.
Il punto centrale, a mio avviso, è un altro: la condizione dei ragazzi. Le nostre scuole sono sempre più spesso attraversate da fenomeni complessi: disagio giovanile, isolamento, difficoltà relazionali, episodi di bullismo, cyberbullismo e difficoltà da parte dei genitori, delle famiglie. In questo contesto il compito delle istituzioni non può limitarsi a riaffermare principi, ma deve tradursi in azioni concrete, capaci di incidere sulla vita quotidiana degli studenti.
C'è un ulteriore aspetto che ritengo fondamentale e che merita attenzione: la libertà dei ragazzi di formarsi un pensiero autonomo, proprio. La scuola deve essere un luogo aperto, capace di offrire strumenti, conoscenze e spirito critico, non può e non deve diventare in alcun modo uno spazio percepito come orientato o condizionante sotto il profilo ideologico. I ragazzi devono sentirsi liberi, liberi di pensare, di confrontarsi, di costruire la propria identità e non rischiare, come prima è stato spiegato anche bene da alcuni Consiglieri, di avere paura di esprimere il loro pensiero, col rischio di essere giudicati non sulla didattica, ma sulla loro ideologia e magari anche sul loro sogno. Deve diventare un luogo che libera, non una gabbia. Per questo motivo, accanto alla tutela della libertà di insegnamento, è necessario ribadire con forza anche la centralità della libertà dello studente. In questa mozione invece non emergono con sufficiente chiarezza interventi concreti rivolti ai giovani, né una visione che li ponga davvero al centro. Si pone attenzione al sistema, ma si rischia di non dare adeguato spazio a chi quel sistema lo vive ogni giorno. Credo che il Consiglio regionale debba orientare il proprio impegno verso priorità concrete: il benessere dei ragazzi, l'ascolto, la prevenzione del disagio e la garanzia di un ambiente realmente libero e pluralista. La scuola non è un'entità astratta, ma una comunità fatta di persone e tra queste i ragazzi devono rappresentare il punto di partenza, il punto centrale.
Ritengo in particolare che manchi un passaggio fondamentale: il collegamento tra i principi enunciati e la loro concreta applicazione nella realtà quotidiana delle scuole. Oggi il tema non è solo ribadire l'autonomia, la libertà di insegnamento o il pluralismo culturale, ma comprendere come questi principi si traducono in un ambiente educativo capace di sostenere veramente i ragazzi, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità. In questo senso sarebbe stato utile individuare strumenti, percorsi e azioni concrete rivolte agli studenti. Allo stesso modo il tema della libertà di insegnamento dovrebbe essere affiancato in modo esplicito dal tema della libertà dello studente intesa come possibilità reale di sviluppare un proprio pensiero critico, autonomo e consapevole in un contesto educativo equilibrato e non condizionante. Si tratta di un equilibrio delicato che richiede attenzione, responsabilità e soprattutto un approccio concreto e non meramente enunciativo. Il rischio altrimenti è quello di limitarsi a una riaffermazione di principi, che, pur condivisibili, non incidono in modo significativo sulle dinamiche reali che oggi caratterizzano il mondo scolastico. Credo che nel lavoro che sta attuando questa Giunta ci sia al centro la crescita e il benessere dei ragazzi. In questo quadro ritengo fondamentale richiamare anche il valore autentico della figura dell'insegnante, un ruolo che non si esaurisce nel trasferimento di contenuti, ma che trova il suo senso più profondo nel porre al centro il benessere del ragazzo, accompagnandolo nel suo percorso di crescita affinché possa migliorarsi ed esprimere un proprio giudizio, critico, libero e non condizionato. Per questo motivo ritengo che la mozione non sia pienamente rispondente alle esigenze attuali…
Presidente - Chiedo ai colleghi se ci possono essere altri interventi, altrimenti teniamo buona la prenotazione del collega Guichardaz, riprenderemo i lavori alle ore 15:00.
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La seduta termina alle ore 13:04.
