Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 378 del 26 marzo 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 378/XVII - Interpellanza: "Orientamenti strategici del Conservatoire de la Vallée d'Aoste in merito all'attivazione di nuovi percorsi accademici nell'ambito delle nuove tecnologie musicali e della Popolar Music".

Aggravi (Président) - Point n° 33 à l'ordre du jour. Pour l'illustration, a demandé la parole le collègue Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) - Prima di entrare nel merito dell'interpellanza, credo sia giusto fare una premessa che non è formale ma è sostanziale.

Fino al 4 novembre scorso ho avuto la responsabilità diretta di questo settore e questo significa che conosco abbastanza bene, non per sentito dire, ma per esperienza, i

vincoli, gli equilibri e soprattutto le attenzioni che accompagnano ogni scelta che riguarda il Conservatoire. Proprio per questo non sono qui oggi, lo voglio dire all'Assessore, a fare assolutamente quello che suggerisce, il maestrino dalla penna rossa, né a salire in cattedra per dire che cosa si sarebbe dovuto fare in questi cinque-sei mesi della nuova legislatura. Sarebbe poco serio.

Il fatto di essere oggi all'opposizione, semmai, mi consente una cosa diversa: mi consente anche di raccogliere con maggiore libertà le sollecitazioni che arrivano dal territorio, dal mondo della musica, da chi vive quotidianamente queste realtà, e di riportarle dentro una riflessione pubblica, senza il timore - che ha sempre un amministratore, un politico che amministra direttamente quell'ambito - di entrare dentro l'ambito dell'autonomia accademica, che so essere non solo delicato, ma fondamentale. È un po' un paradosso, ma è così. È più difficile quasi da amministratore che non da Consigliere dell'opposizione.

Questo perché? Perché il Conservatoire ha una sua autonomia che va rispettata, il direttore del Conservatoire è eletto direttamente dai docenti, e questo non è un dettaglio ma è una garanzia, e quindi le scelte didattiche, ci tengo a precisarlo, appartengono all'Accademia e non alla politica, che non decide i corsi. Questo lo faccio a premessa, anche per tranquillizzare, eventualmente.

Ma la politica però cosa fa? Finanzia, sostiene, nomina una parte della governance all'interno del consiglio di amministrazione e, quindi, dentro questo perimetro ha una responsabilità nel contribuire a definire una visione, una direzione e anche magari un orizzonte.

È esattamente dentro questo equilibrio che si inserisce l'interpellanza, che non nasce oggi, non nasce per contrapposizione e non nasce, come ho detto prima, neanche per mettere in discussione quanto è stato fatto prima e in questo periodo.

Intanto credo sia importante riconoscere con chiarezza, siccome ho citato la nuova dirigenza, che la precedente dirigenza del Conservatoire ha svolto un importante lavoro, ha gestito una fase non semplice; il vecchio direttore, vecchio presidente, ha ricostruito equilibri, ha consegnato un Conservatoire pacificato, stabile dal punto di vista organizzativo ed economico, un Conservatoire riconosciuto anche a livello nazionale e internazionale, e anche autorevole.

Diciamo che ha rimesso in ordine le basi e proprio per questo, forse, oggi siamo in una fase diversa, una fase per cui quelle basi possono consentire un passo ulteriore.

Nel frattempo, come ho scritto nelle premesse, si è insediata una nuova dirigenza, con caratteristiche che credo sia giusto valorizzare: il direttore, come dicevo prima, è eletto direttamente dal corpo docente, in maniera del tutto democratica, quindi espressione piena dell'Accademia, e un presidente nominato dalla Giunta sulla base, devo dire, di requisiti stringenti, quindi non solo professionali e di competenza, ma nel caso specifico anche artistici, con un profilo quindi che unisce esperienza, se vogliamo, amministrativa, ma anche musicale, didattica e accademica.

Sono figure che proprio per il loro profilo e il loro percorso, quindi, possono rappresentare un elemento di continuità rispetto al passato, ma anche un elemento di apertura.

Non è un caso che già nel novembre scorso, a una settimana dall'insediamento della nuova Giunta, mi sembra il 12 o il 13 di novembre, siano state approvate delle linee di sviluppo della didattica, della ricerca e della produzione, che indicano chiaramente una direzione. È una direzione che dice che cosa? Parla di ampliamento dell'offerta formativa, di progettazione di nuovi corsi, di innovazione, e prevede anche la realizzazione di un laboratorio elettronico per la musica sperimentale, con funzioni sperimentali, didattiche e di ricerca.

Questo credo che sia un punto importante, perché significa comunque che una riflessione interna è già stata avviata e che una traiettoria è stata tracciata.

La domanda che allora poniamo non è se cambiare strada, ma come dare seguito a quella strada. Perché, se allarghiamo lo sguardo al contesto nazionale, vediamo che molti Conservatori italiani, anche di dimensioni contenute, non dico come il nostro, forse il nostro è il più piccolo, hanno da tempo sviluppato dei percorsi legati alla musica elettronica, alle nuove tecnologie, alla musica applicata, alla multimedialità, alla musica pop.

Non sono esperimenti, come sono definiti nelle linee guida operative, ma sono percorsi strutturati e consolidati, spesso sono i percorsi più attrattivi addirittura, e intercettano una realtà che è sotto gli occhi di tutti: oggi la musica classica, lo devo dire da musicista che ha frequentato direttamente l'ex Istituto pareggiato, resta sempre un patrimonio fondamentale, però tende a essere, anche per ragioni sociali e culturali, sempre di più un ambito di nicchia, e questo è confermato anche dalle statistiche. Non meno importante, lo voglio dire, ma sicuramente più circoscritto.

Parallelamente, che cosa cresce? Tutto ciò che riguarda la produzione musicale digitale, la musica elettronica, la composizione per immagine, il rapporto tra musica e tecnologie.

Questo non riguarda solo i tecnici, riguarda anche il musicista. Il musicista è oggi sempre più spesso un musicista che usa tecnologie, che compone in ambienti digitali, che lavora su più linguaggi.

Il tema allora diventa: siamo in grado d'intercettare quest'evoluzione? Se torniamo al nostro Conservatoire, vediamo che, a fronte di linee di sviluppo che vanno in questa direzione, però poi l'offerta formativa attuale - mi sembra adesso, qualche giorno fa che sia uscito l'ultimo bando - resta ancora fortemente ancorata ai percorsi tradizionali.

Ovviamente questa non è una critica, è una constatazione, ed è esattamente da questa constatazione che nasce l'interpellanza: che percorso si intende avviare? Con quali tempi e con quali modalità? Anche in forma graduale, anche sperimentale, quello che importa è che partano questi nuovi percorsi.

Poi qui entra anche un altro elemento che riguarda il nostro territorio. La Valle d'Aosta ha un sistema musicale, come mi è capitato di dire più volte dall'altra parte, interessante e articolato. Abbiamo scuole medie a indirizzo musicale, liceo musicale, il Conservatoire, la SFOM, che è un'esperienza diciamo abbastanza particolare e peculiare del nostro territorio, nonché una rete diffusa di bande, di cori, di associazioni, di gruppi folcloristici.

Il nostro è un ecosistema straordinario, vivo, e proprio per questo potrebbe diventare un laboratorio ancora più forte, capace di tenere insieme la formazione, la produzione, la sperimentazione e soprattutto prospettive di professionalità. Perché quando parliamo di alta formazione parliamo sì di cultura, ne abbiamo spesso parlato, ma parliamo anche di lavoro e parliamo di percorsi che devono dare competenze spendibili.

La questione dell'attrattività diventa allora centrale. Attrattività per i giovani valdostani che oggi spesso sono costretti a spostarsi fuori regione. Attrattività anche dall'esterno, perché un'offerta più ampia e più contemporanea può richiamare studenti, energie e progettualità. Questo, per una regione come la nostra, non è un dettaglio, è sicuramente anche una scelta strategica.

Concludo quindi dicendo che il Conservatorio oggi ha basi solide, ha una nuova dirigenza qualificata, linee di sviluppo già orientate verso l'innovazione, quindi la domanda è: vogliamo fare un passo di più?

Vogliamo che il Conservatoire non sia solo un luogo che custodisce ciò che è stato, ma anche un luogo capace di costruire ciò che sarà. Io credo che le condizioni ci siano.

Président - Pour la réponse, la parole à l'assesseur Lavevaz.

Lavevaz (UV) - Je remercie les auteurs de l'interpellation, car celle-ci permet d'aborder une question décisive pour l'avenir du conservatoire, c'est-à-dire celle de son identité formative, de sa soutenabilité organisationnelle et de sa capacité à répondre de manière intelligente aux besoins du territoire, sans de même renoncer à sa vocation d'institution d'enseignement supérieur artistique et musical.

En premier lieu, il convient de partager la nécessité d'engager une réflexion sérieuse, désormais inévitable, sur la reconversion de certaines classes d'instruments dont les titulaires sont partis à la retraite ces dernières années et qui, à ce jour, n'ont pas encore été remplacés. Il ne s'agit pas simplement de combler des vacances de poste, mais de saisir une transition déjà en cours pour rendre et repenser l'offre de formation du Conservatoire en fonction des évolutions de la demande culturelle, des nouvelles opportunités professionnelles et surtout des spécificités de notre contexte régional.

Chaque choix devra toutefois être effectué avec équilibre, en évitant à la fois la conservation inertielle de l'existant et la poursuite ponctuelle de modes ou de tendances insuffisamment ancrés.

Dans ce cadre, il est légitime de s'interroger sur l'opportunité d'ouvrir de nouveaux cursus dans le domaine de la musique électronique. Sur ce point, il est cependant nécessaire d'exprimer certaines réserves, non pas en raison d'une opposition de principe à ce langage, qui appartient pleinement au paysage musical contemporain, mais pour des raisons d'ordre stratégique, économique et logistique.

D'une part, au Conservatoire du Turin existe déjà un parcours analogue, ce qui impose d'évaluer avec attention le risque de duplication de l'offre dans une aire géographique relativement proche. D'autre part, la mise en place d'un cursus réellement qualifiant et professionnel dans le domaine électronique nécessiterait d'investissements en capital considérables, tant pour les équipements technologiques que pour les espaces dédiés, lesquels devraient répondre à des standards adéquats en matière de conception acoustique, de câblage, d'insonorisation et de mise à jour continue des équipements.

À l'heure actuelle, il semble difficile d'identifier au sein du Conservatoire un espace adapté. Il serait donc peu responsable d'envisager une telle offre sans avoir préalablement garanti les conditions matérielles nécessaires à sa mise en ?uvre sérieuse.

En revanche, une orientation vers une spécialisation dans la musique appliquée à l'image pourrait s'avérer différente et sans doute plus prometteuse. Il s'agirait alors d'un domaine plus circonscrit, culturellement fécond et potentiellement cohérent avec une logique de filière entre formation musicale, production audiovisuelle, art de la scène, communication et industrie culturelle.

Un tel choix permettrait de s'inscrire dans un secteur aujourd'hui dynamique sans nécessairement assurer la charge de créer du rien une offre généraliste de musique électronique tout en offrant la possibilité de travailler sur un segment où la relation entre composition, technologie, dramaturgie, de l'écoute et de la construction, et du sens, présente une forte valeur formative.

Il convient également de partager pleinement la nécessité de tisser un réseau stable de collaboration et d'accords interinstitutionnels capables de créer des filières fécondes entre le territoire et l'institution d'enseignement supérieur, tant à l'échelle régionale qu'au-delà.

Dans cette perspective, certains axes apparaissent particulièrement dignes d'être valorisés: la tradition populaire poly-instrumentale franco-provençale, qui constitue un trait identitaire précieux et encore insuffisamment reconnu comme patrimoine de formation ; le chant choral, qui dans notre région bénéficie d'une large diffusion et d'une forte valeur sociale et communautaire ; le monde des orchestres et des ensembles à vent, qui représentent non seulement une pratique musicale consolidée, mais aussi un dispositif éducatif, civique et intergénérationnel de grande importance.

À côté de ce domaine, l'hypothèse de créer un département de jazz mérite également une attention sérieuse. Celui-ci pourrait se situer avec équilibre entre tradition et innovation, entre solidité académique et ouverture au langage contemporain, en offrant un terrain pédagogique déjà plus expérimenté au sein du système AFAM et plus facilement structurable sur le plan réglementaire.

En ce qui concerne, en revanche, le langage pop et rock, il convient d'exprimer une réserve plus nette quant à leur intégration dans un parcours académique au sens strict. Il ne s'agit nullement d'en nier la dignité esthétique, l'impact culturel ou l'extraordinaire importance historique et sociale, mais il est nécessaire de reconnaître qu'il s'agit de genres nés et développés dans des formes productives, performatives et identitaires souvent intrinsèquement underground, hybrides, crossover, et parfois réfractaires à une forte codification académique.

Leur transposition dans un cursus institutionnel requiert donc une prudence particulière, car le risque est double : d'une part, dénaturer ce qui, dans ce langage, relève de la contamination de l'oralité, de la scène, de l'expérimentation non formalisée ; d'autre part, détourner des ressources et des espaces de la centralité des secteurs qui constituent le c?ur historique de la mission du Conservatoire.

Sur ce point, il faut être très clair : innover ne signifie pas affaiblir la profondeur historique de la formation et l'agir ne signifie pas désarticuler. La mission d'un conservatoire n'est pas de suivre indistinctement chaque demande émergente, mais de sélectionner, orienter et construire une offre cohérente, soutenable et culturellement fondée.

En conclusion, la perspective poursuite est celle d'un renouvellement sérieux, partagé et progressif du Conservatoire, fondé sur quelques critères essentiels : d'abord, l'utilisation responsable des ressources, évidemment ; la cohérence entre les nouveaux cursus et la vocation institutionnelle ; la valorisation des spécificités territoriales ; la construction des réseaux de formation et de production; la protection et la relance des répertoires historiques dans un dialogue non subordonné avec les langages contemporains.

Pour cette raison, il est d'ores et déjà assuré qu'un processus de concertation sera engagé autour du nouveau parcours du Conservatoire avec l'ensemble des acteurs du monde musical de notre région (institutions, écoles, associations, ensembles, ch?urs, opérateurs culturels, professionnels, collectivités locales), dans la conviction que seules des discussions réelles et continues permettront de faire des choix clairvoyants. L'objectif doit être de renforcer davantage encore ce segment fondamental de l'activité humaine et culturelle afin que la musique continue d'être pour notre communauté non pas un bien accessoire mais une forme élevée de formation, de cohésion et de bien-être pour tous les citoyens.

Président - Pour la réplique la parole au conseiller Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) - Grazie, Assessore, per l'articolata risposta, che non accoglie fino in fondo la sollecitazione però comunque apre... Come dicevo prima, la politica si dovrebbe porre rispetto all'autonomia accademica, didattica e anche alle scelte che competono agli organismi interni, un po' come suggeritore, se vogliamo, di evoluzioni o anche di stop rispetto magari a delle realtà che alle volte guardano anche troppo avanti.

Apprezzo il fatto che si cominci a guardare un po' oltre, lei ha citato per esempio il jazz, con delle riserve rispetto a linguaggi e a una cultura musicale un po' più spinta, quella del rock, che io so, avendo frequentato quegli ambienti, alle volte più che per questioni di spazi, di motivi di tipo logistico, intercettano più delle idee un po' incancrenite, secondo le quali vi è una musica che merita di entrare dentro i Conservatori e vi sono, invece, delle altre espressioni musicali che dovrebbero rimanere fuori, perché fanno più parte di contesti che magari non intercettano necessariamente o non devono intercettare la cosiddetta musica colta.

Io su questo non sono così convinto, poi, ripeto, non ho le competenze né del direttore né del presidente su questo, quindi mi attengo alle considerazioni che evidentemente le hanno scritto e che lei ha riportato facendole sue.

Penso che si possa osare di più, ma al di là poi del fatto che il Conservatorio deve guardare anche alla tradizione, deve guardare al fatto che è comunque un conservatorio regionale, con delle caratteristiche sicuramente di valorizzazione del nostro patrimonio culturale tradizionale, però deve guardare più avanti perché, come le dicevo in premessa, il Conservatorio non è una scuola media musicale, non è la SFOM, che è una scuola per orientamento musicale o per amatori, è un'alta formazione musicale sulla quale la Regione investe delle grandi risorse. Gli studenti investono fortemente il loro tempo dopo le scuole superiori ed è, in quanto scuola di alta formazione musicale, anche un luogo di formazione di lavoratori dell'ambito musicale.

Il fatto allora che la musica classica, diciamo quella tradizionale - non mi riferisco alla musica tradizionale dei gruppi folcloristici o alla musica tradizionale, quella più legata magari a certi ambiti specifici - che la musica tradizionale, la musica classica, oggi sia sempre di più e diventi sempre di più un ambito di nicchia deve interrogare. Deve interrogare perché il nostro Conservatorio deve poter stare sul mercato, deve poter competere con altre situazioni, con altri conservatori che hanno aperto, magari anche violentandosi un po' rispetto alla propria natura, alle nuove tecnologie musicali, non solo all'audiovisivo, alla musica incardinata nell'audiovisivo, ma proprio ai nuovi linguaggi musicali.

Abbiamo la SFOM, io penso che anche in accordo tra queste due entità si possa lavorare, perché il rischio è quale? Il rischio è una riduzione dell'attrattività, degli iscritti, e un costo che poi alla fine non risulti ammortizzato rispetto ai risultati.