Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 371 del 26 marzo 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 371/XVII - Interrogazione: "Decadenza dall'assegnazione di case popolari a seguito di reati".

Lattanzi (Presidente) - Bene, possiamo passare all'interrogazione n. 16. Si è iscritto a parlare l'assessore Marzi, a cui diamo la parola.

Marzi (CA) - Ogni qualvolta emergano, a seguito di segnalazioni formali o anche di fatti riportati dagli organi di informazione, elementi potenzialmente riconducibili alle fattispecie di decadenza previste nelle lettere d) ed e) del comma 1 dell'articolo 42 della legge regionale 3/2013 vigente, quindi rispettivamente, "qualora l'alloggio sia adibito ad attività illecite o penalmente rilevanti da parte dell'assegnatario", o "si verifichino gravi o reiterate violazioni delle norme di convivenza tali da compromettere la sicurezza, la tranquillità o la vivibilità del contesto abitativo", l'ente gestore, quindi ARER, provvede ad attivare tempestivamente le verifiche di competenza.

In tale quadro, per quanto attiene ai recenti fatti oggetto di attenzione pubblica, ARER ha riferito di aver già avviato le necessarie interlocuzioni con le autorità competenti, acquisendo i primi elementi utili all'istruttoria, anche alla luce dell'udienza di convalida dell'arresto presso il Tribunale di Aosta.

Sulla base di tali elementi, è stata pertanto attivata la procedura di decadenza nei confronti degli interessati, nel rispetto del procedimento amministrativo previsto dalla normativa e delle garanzie di contraddittorio nei confronti del nucleo assegnatario.

La procedura, come noto, prevede il coinvolgimento delle Commissioni per le politiche abitative, cui spetta l'espressione del parere obbligatorio e vincolante. Pertanto la situazione sarà sottoposta alla prima seduta utile della Commissione stessa, che procederà con la valutazione sulla base degli elementi istruttori acquisiti.

Con riferimento al tema del flusso informativo tra l'ente gestore e le autorità competenti, quindi la domanda numero 2, ARER rappresenta che già nel corso del 2019 sono state avviate specifiche interlocuzioni con il Tribunale di Aosta, finalizzate a definire forme di collaborazione strutturata utile a verificare l'eventuale sussistenza di reati, anche passati in giudicato, in capo agli assegnatori degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, proprio con particolare riferimento a condotte riconducibili all'utilizzo dell'alloggio per attività penalmente rilevanti o a comportamenti socialmente pericolosi.

Tali interlocuzioni non hanno però portato alla definizione di un protocollo operativo, in quanto sono emersi limiti oggettivi di natura normativa e procedurale, quindi ontologici, che non hanno consentito di prevedere un accesso sistematico agli archivi del tribunale riferito agli assegnatari di alloggi ERP, anche limitatamente al periodo di assegnazione.

Analogamente, nel rispetto del segreto investigativo, le forze dell'ordine non possono fornire ovviamente informazioni, né esprimere valutazioni, nei casi in cui siano in corso attività d'indagine.

Ne consegue che, allo stato, non risulta configurabile un flusso informativo automatico e strutturato tra le istituzioni coinvolte e che l'acquisizione delle informazioni avviene necessariamente nell'ambito d'interlocuzioni puntuali e mirate, attivate caso per caso dall'ente gestore.

Questo quadro pone la consapevolezza dei limiti normativi esistenti, permane però l'attenzione dell'amministrazione a rafforzare per quanto possibile le forme di coordinamento istituzionale, al fine di rendere sempre più efficace l'azione amministrativa, nel rispetto della legalità e delle garanzie previste dall'ordinamento.

Le informazioni tra autorità giudiziaria, le forze dell'ordine e l'ente gestore del patrimonio di ERP vengono gestite nell'ambito dei rapporti istituzionali esistenti, anche su richiesta dell'ente gestore, il quale tra l'altro provvede ad attivare le necessarie interlocuzioni con le autorità competenti dei singoli casi.

È in corso, tra l'altro, una riflessione finalizzata a verificare la possibilità di rafforzare e rendere più strutturato tale flusso informativo, tenendo conto della complessità di garantire il rispetto della vigente normativa in materia di riservatezza e trattamento dei dati.

I procedimenti di decadenza in corso sono contenuti e sono di fatto quattro quelli avviati ai sensi della lettera d) del richiamato articolo 42 in premessa, relativa quindi all'utilizzo dell'alloggio per attività illecite o penalmente rilevanti, mentre uno solo è il procedimento di decadenza avviato ai sensi della lettera e), relativa a gravi e reiterate violazioni delle norme di convivenza, sempre rappresentato in premessa alla risposta di questa iniziativa.

È da ricordare che a tali procedimenti possono conseguire effettive adozioni di provvedimenti di decadenza solo all'esito di accertamenti istruttori particolarmente complessi, che richiedono la disponibilità di elementi oggettivi e documentati e solo previo parere obbligatorio e vincolante della Commissione Politiche abitative.

Richiamiamo inoltre - sia per completezza che per sgombrare il campo da considerazioni parziali - che in ogni caso ARER, in quanto ente gestore, ha già attivato e strutturato procedure e attività di controllo rispetto alle segnalazioni di comportamenti molesti o contrari alla norma degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

ARER, tra l'altro, protocolla tutte le segnalazioni ricevute e procede a verificare puntualmente i puntuali casi che comprendono, a seconda dei casi, colloqui con gli assegnatari, sopralluoghi, acquisizioni di eventuali verbali delle forze dell'ordine, confronti con i servizi sociali o con altri soggetti competenti. A seguito di accertamenti oggettivi e documentati, ARER adotta i provvedimenti previsti, prima con il richiamo formale e poi, al raggiungimento del terzo richiamo formale, con l'avvio della procedura di decadenza dell'assegnazione dell'alloggio ai sensi dell'articolo 42 della legge regionale 3/2013.

Conseguentemente, nei casi più gravi o reiterati di irregolarità accertate, ARER dispone di sgomberi forzosi. È importante evidenziare che l'ente gestore, tra l'altro, non si limita alla repressione delle condotte scorrette, ma affianca agli strumenti sanzionatori anche attività di prevenzione, promuovendo colloqui individuali.

Il rispetto delle leggi e della normativa comporta tempi istruttori e procedurali - ma questo lei lo sa - che per forza di cose non possono risultare rapidi. Pertanto, la tempestività richiamata nell'interrogazione non dipende certo da procedure più o meno codificate con le forze dell'ordine, ma da quanto le norme prevedono a tutela dell'inquilino.

Infatti in Italia, ARER compresa, lo sfratto immediato non è contemplato - sia che la locazione riguardi un alloggio pubblico o un affitto tra privati - e nessuno può quindi essere sfrattato da casa senza passare per un tribunale, attraverso procedure obbligatorie e sovente complesse. Ci si trova quindi nella situazione di cercare di tutelare i cittadini che si comportano bene, senza per contro poter adottare interventi drastici contro chi crea disagio. Questo accade ancora più nel caso di un ente pubblico la cui funzione sociale comporta garanzie procedurali dalle tempistiche adeguate.

Nella situazione di disagio o di fragilità, che sovente caratterizzano, tra l'altro, l'ERP, il necessario coinvolgimento dei servizi sociali può comportare ulteriori istruttorie (e quindi ulteriori tempistiche) prima di poter effettivamente decidere sullo sgombero dell'alloggio. Talvolta è proprio l'intervento del servizio sociale che può rivelarsi utile a far rientrare o a normalizzare una situazione entro i limiti delle leggi.

Questa, tra l'altro, è spesso un'altra domanda che ci viene fatta, dicotomica rispetto a questa, sempre sullo stesso ambito.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Manfrin, ne ha facoltà.

Manfrin (LEGA VDA) - Assessore, le confesso una cosa: quando ha iniziato il suo intervento mi ero preoccupato. Perché, vede, il suo incipit è: "Sono state attivate le verifiche di competenza," e io immaginavo che lei seguisse dicendo: "Valuteremo, vedremo, diremo, faremo, considereremo".

Consideri, Assessore, che questi due soggetti - che lei sa benissimo chi siano perché gli organi di informazione lo hanno riportato - sono i primi di cui ho avuto modo di occuparmi nel 2015, quando sono stato eletto per la prima volta al Comune di Aosta.

In quel momento esce fuori la notizia che due soggetti, sempre madre e figlio, erano stati arrestati per spaccio e stavano sempre nelle case popolari. Erano undici anni fa.

A fronte di undici anni di spaccio, quindi, io ho detto: "Caspita, spero che l'epilogo non sia: 'Faremo i dovuti accertamenti'". No, per fortuna l'Assessore ci ha dato un'ottima notizia, e io la ringrazio, e cioè che è stata attivata la procedura di decadenza.

Dopodiché sono stato abituato, da notizie del passato che ci ha fornito, a non illudermi, perché anche su persone di cui lei ricorderà abbiamo dato informazioni concrete, cioè persone che ai sensi della norma non avevano occupato stabilmente l'alloggio, e avevamo mostrato all'aula i consumi idrici, che assommavano a 3 metri cubi d'acqua in tre anni, zero in un anno, un metro cubo in un altro anno e due nell'altro. A fronte di questo, la richiesta di decadenza è stata annullata, quindi io non mi faccio illusioni.

Ma se finalmente si riuscirà a sbattere fuori degli spacciatori seriali dalle case popolari, io penso che dovremo fare grande festa, perlomeno dopo dieci anni da quando io ho ricevuto la prima segnalazione.

Rispetto al resto e a quello che ha riferito, Assessore, lei dice che non ci sono protocolli perché si tratta di dati sensibili e di procedure complicate. In realtà, Assessore, le sentenze sono pubbliche, quindi ci dovrebbe essere un sistema per il quale, quando si arriva a sentenza rispetto a un assegnatario di edilizia residenziale pubblica che ha utilizzato l'alloggio per delinquere, oppure che ha tenuto comportamenti socialmente pericolosi per l'incolumità pubblica, a questo punto si arrivi a un automatismo per il quale la decadenza viene avviata.

Non capisco quale sia la difficoltà. Nonostante quello che lei ha detto, la difficoltà io non riesco a coglierla.

Sulla verifica puntuale delle segnalazioni avrei qualcosa da dire, perché, come lei sa, spesso sono nelle zone in cui si trovano gli alloggi di edilizia residenziale pubblica. E, come sa, spesso vengo inondato - spesso con prove documentali, fotografiche, testimonianze firmate e quant'altro - di personaggi non proprio edificanti che si lanciano nelle più sperticate imprese criminali che il mondo abbia visto. Nonostante questo venga segnalato, spesso la risposta di ARER è: "Noi non entriamo nei comportamenti dei singoli, dovete rivolgervi voi alla giustizia, noi non vogliamo, non c'entriamo niente, chiamate le forze dell'ordine".

Questo sicuramente, per chi gestisce le case popolari, non può essere un fattore positivo.

Dopodiché mi pongo l'interrogativo: con tutto quello che abbiamo sentito e che è stato scritto, giustamente riportato, non soltanto dal punto di vista giornalistico ma anche dal punto di vista delle sentenze, lei ci ha detto che... la domanda è: "Quanti provvedimenti di decadenza ai sensi delle lettere d) ed e) siano stati avviati a oggi, cioè persone che abbiano adibito l'alloggio ad attività penalmente rilevanti e tengano comportamenti socialmente pericolosi per l'incolumità pubblica?". Lei ci ha risposto: quattro casi per le attività penalmente rilevanti e una per comportamenti socialmente pericolosi per l'incolumità pubblica.

Ora, la legge regionale 3/2013 è appunto del 2013. Se si vuole dire che in questi quasi quindici anni di attività della legge in tutto sono cinque le persone che si sono comportate in maniera negativa e per le quali è stata avviata l'attività di decadenza, sinceramente, Assessore, io credo che ci sia un po' una falla, oppure la mancata volontà di perseguire e portare avanti la decadenza di qualcuno.

Io spero che non sia così, ma sinceramente cinque casi in quasi quindici anni mi sembrano un po' pochi.

Comunque, prendiamo le cose positive che lei ci ha comunicato e ci auguriamo che quanto prima queste persone vengano sbattute fuori dalla casa popolare che immeritatamente occupano, spacciando e continuando a spacciare.