Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 313 del 25 febbraio 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 313/XVII - Interpellanza: "Corretta gestione dei dati USL".

Aggravi (Presidente) - Punto n. 40 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Porto quest'iniziativa, in realtà è la seconda volta che la discuto ma con dati aggiornati e credo con un obiettivo che oggi finalmente è diventato anche abbastanza chiaro.

Cominciamo con il dare i dati, parliamo di violenza di genere chiaramente e parliamo di un elemento che ha interessato questa Regione e soprattutto che ha acceso un faro su questa Regione, quando, a un certo punto, il 17 novembre del 2023, l'ANSA, ovviamente su comunicato stampa dell'USL, scrive un titolo che ha colpito tutti quanti: "Violenza sulle donne ad Aosta, già 250 casi in Pronto soccorso". Uno, leggendo questo titolo, si immagina che ovviamente ci sia un Pronto soccorso invaso da donne che hanno subito violenza di genere e tutto quello che appare da quest'articolo fa supporre che sia così. Il sottotitolo di questa notizia ANSA è: "Erano 150 in tutto il 2022 ma…" e questa era una cosa abbastanza curiosa, l'USL sembrava quasi esultare per aver aumentato questi numeri, perché? "È importante precisare che si tratta di un incremento in parte reale, dicevano quelli che si occupavano della gestione del Pronto soccorso, ma in parte sicuramente dovuto, da un lato, a un aumento di numero di donne che trovano il coraggio di denunciare, forti di una maggiore fiducia nelle istituzioni del personale del soccorso e, dall'altro, appunto dalle competenze del personale che è stato preparato adeguatamente nel corso di formazione specifica organizzato dall'Azienda USL". L'Azienda USL quindi ha organizzato un corso per riconoscere la violenza di genere e con questo comunicato stampa si rende noto che i casi sono 250.

Sempre nello stesso articolo scopriamo che nel 2022 i casi erano 150, quindi in teoria c'era un aumento di 100 unità di donne che avevano subito le violenze e allora vogliamo vederci chiaro, ai tempi, e chiedo una tabella su innanzitutto le segnalazioni che sono state fatte a chi di dovere, perché, se arriva una donna e classifico quella donna come persona che ha subito violenza di genere, un secondo dopo, forse anche un secondo prima ma va bene, devo fare subito la segnalazione alle Autorità competenti, perché siamo in presenza di qualcuno che ha usato violenza nei confronti di una donna. Nonostante ripetute richieste, più volte mi è stato detto che non avevano nessun dato rispetto alla Procura o alle Forze dell'ordine rispetto a queste violenze e a questo punto ipotizzo che ci sia potenzialmente anche un'omissione di quello che tendenzialmente dobbiamo fare noi. Io penso che tutti noi, se trovassimo una donna che ha subito una violenza, la prima cosa che faremmo, oltre a soccorrerla, è avvisare le Forze dell'ordine, l'USL ci dice che non ha idea.

Poi c'è una tabella legata a questo che ci dice dove - almeno abbiamo qualche dato -vengono commesse queste violenze e, scorrendo questa tabella, scopriamo, per esempio, che in nove casi queste violenze avvengono nelle microcomunità o nelle RSA e noi possiamo leggere questo dato in una maniera particolare, cioè possiamo immaginare che ci siano RSA dove c'è una persona, un uomo, che lavora all'interno che usa violenza o sugli ospiti di sesso femminile o sui dipendenti o sui visitatori, non lo so, sempre di sesso femminile. Nove casi significa, a settembre, quasi un caso al mese, vuol dire che avremmo delle microcomunità dove obiettivamente non c'è molta sicurezza per le donne, oppure possiamo immaginare, come più realmente potrebbe essere successo, che ci siano persone che, purtroppo, soffrono di patologie tali che li portano involontariamente ad aggredire il personale che ivi lavora e che però vengono classificate come violenza di genere e sarebbe un grosso errore ovviamente. A richiesta precisa l'USL non ha saputo dirmi dove stava la verità. Nella maggior parte dei casi c'è scritto che però in 80 casi sui 250 le aggressioni avvengono in strada senza una precisazione. Prendiamo atto di questi dati, ce li ricorderemo tra poco.

Andiamo avanti, perché ovviamente era il 2023, e si esultava quasi dicendo: "Abbiamo aumentato i casi, finalmente li riconosciamo". Nel 2024 i casi si abbassano a 150, quindi in linea con il 2022, non ci sono comunicazioni da parte dell'USL. Io, se avessi avuto un calo dai 250 ai 150, quindi un calo di 100 casi, avrei detto: "Beh, bene, è una valutazione positiva, anche uno è troppo, ovviamente, ma ben venga il fatto che ci sono 100 casi in meno", non ci sono comunicazioni nel merito. Arriviamo però a novembre 2025, dove i casi diventano 104, quindi calano ulteriormente, un dato positivo. Che cosa dice l'USL? L'USL fa una comunicazione, come al suo solito, e ci dice che il fenomeno cresce comunque, cioè, anche se i casi di violenza di genere che registra il Pronto soccorso calano, comunque il fenomeno aumenta e aumenta perché… boh, non si sa, non si capisce in quale maniera il Pronto soccorso dica che i casi aumentano anche se i casi diminuiscono, eppure dai 250 ai 104 abbiamo un crollo, per fortuna, ripeto che la necessità sarebbe di avere casi zero, ma abbiamo un crollo. Nonostante questo, nonostante il fatto che i casi calino, si dice che comunque il fenomeno cresce e non si capisce perché l'USL dica che il fenomeno cresce se i casi calano. Allora, con un accesso agli atti che abbiamo effettuato, chiediamo sulla base di che cosa vengono elaborati questi dati e ci risponde l'USL - ovviamente abbiamo chiesto lo specifico del 2023, del 2024 e del 2025 - che del 2023 non erano in grado di elaborare i dati, infatti del 2023 non ci danno neanche i numeri, ci dicono che non si ritiene né appropriato, né esigibile richiedere al personale del Pronto soccorso di indicare nella diagnosi finale di emissione specifica la tipologia di violenza, l'autore della stessa e il luogo dell'evento, soprattutto nei casi di maltrattamento domestico e violenza di genere e con riferimento alla tipologia di violenza esercitata si precisa che tali informazioni non possono essere desunte esclusivamente dalla diagnosi di chiusura del verbale del Pronto soccorso, ma richiedono l'analisi delle anamnesi dei singoli casi, in particolare delle consulenze effettuate dagli psicologi dell'emergenza. Non si sa quindi quali erano i dati del 2023, eppure nel 2023 c'era una tabella e ce l'hanno data nel 2024, però nonostante questo si dice che non si sa. A questo punto mi chiedo come siano stati analizzati i casi che ci hanno mandato su tutti gli organi di informazione nazionale dove dicevano che c'era una moltitudine di aggressioni.

Per il 2024 si dice che i dati mostrano una riduzione degli accessi con valori in linea a quelli del 2022 e - lo cito en passant - si segnalano anche 18 casi in cui è coinvolto il genere maschile, perché si parla sempre di violenza di genere, non si parla mai di entrambi i generi. Poi nel 2025 si dice che il Pronto soccorso ha registrato 104 accessi riconducibili a episodi di violenza domestica e di genere, senza dire però che si è abbassato, ma la cosa che mi ha lasciato particolarmente stupito è che quello che viene detto in fondo, che riguarda le denunce effettuate, non è possibile desumere dalla documentazione del Pronto soccorso, mentre sono segnalati 76 referti di Autorità giudiziaria, quindi richiesti dall'Autorità giudiziaria stessa. Vuol dire che di quelli 104 in realtà solo 76 sono stati mandati direttamente dall'Autorità giudiziaria, vuol dire che i casi, ovviamente, sono ancora più ridotti rispetto a questo tipo di riconoscimento.

Quello che noi non capiamo è - impregiudicato il fatto che ovviamente la battaglia per eliminare ogni tipo di violenza, perché riteniamo che non si debbano fare differenze fra persona e persona -, nella necessità di eliminare ogni tipo di violenza, per quale motivo si continui a fare una sorta da una parte quasi esultanza quando i casi sono elevati, mentre non si dia una corretta informazione, ne ha parlato anche prima nella sua risposta al collega Centoz l'assessore Marzi, ha detto e ha esaltato il valore della corretta comunicazione, non capisco perché non venga data la giusta dimensione a quando i casi calano, ma soprattutto non si capisce per quale motivo, a fronte di tutti questi casi, non ci sia un'immediata segnalazione alle Autorità competenti, perché lì davvero avremmo poi la possibilità di verificare quali sono effettivamente i casi che vedono una violenza accertata da parte della nostra giustizia: ecco perché con quest'interpellanza le chiediamo quali siano i dati sulla violenza di genere in Valle d'Aosta dal 2023 ad oggi e quante siano state le segnalazioni di violenza di genere effettuate dall'USL alle Forze di Polizia o alla Procura dal 2023 ad oggi e se sia intenzione di sensibilizzare l'USL sulla corretta comunicazione pubblica dei dati evitando di utilizzarli per un effetto mediatico con le relative distorsioni.

Presidente - Per la risposta, la parola all'assessore Marzi.

Marzi (CA) - L'impegno su questo delicato tema, come dimostrato nei fatti, non si limita certo né alla commemorazione della ricorrenza simbolica del 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, né alla mera pubblicazione periodica di dati, ma si declina trasversalmente con costanza, insieme all'Azienda e al territorio, proprio secondo l'approccio rigoroso e neutro che voi richiamate. La lotta al fenomeno della violenza contro le donne si costruisce, infatti, attraverso la continuità delle azioni di sensibilizzazione e formazione, il rafforzamento dei servizi di accoglienza e la protezione e presa in carico, tutti interventi che sono realizzati in continuità e che abbiamo già dettagliatamente descritto di recente in quest'aula. Tutto ciò va poi organicamente ricompreso in un quadro normativo e programmatico strutturato e durevole ed è proprio su questo che stiamo lavorando. In tal senso confermiamo che sarà portato all'attenzione del Consiglio un testo organico in materia di prevenzione e contrasto alla violenza di genere che riprende e valorizza l'impianto della proposta di legge decaduta nei mesi scorsi con il termine della legislatura, sempre avvalendosi, tra l'altro, della collaborazione già avviata con l'Istituto di ricerca sociale di Milano, che vanta da oltre 50 anni esperienza nel campo delle politiche sociali.

L'Azienda ha, tra l'altro, da tempo individuato referenti clinici specificatamente incaricati di supportare i sanitari nella corretta applicazione del protocollo aziendale per la gestione delle persone vittime di violenze di genere e maltrattamento domestico. Qui risulta fondamentale il lavoro svolto in particolare da tali referenti, nello specifico le figure di referente medico per la violenza di genere, referente infermieristico e Coordinatrice delle ostetriche dell'area territoriale che sono anche impegnate in una continua azione di informazione e formazione che l'Azienda da tempo ha messo in atto presso le proprie sedi di lavoro. L'attività viene svolta secondo procedure formalizzate, condivise e costantemente presidiate a garanzia di uniformità di comportamento, appropriatezza clinica e tutela delle donne assistite. Ciò avviene già nell'accesso al Pronto soccorso dove l'attenzione a eventuali segnali e sospetti di violenza consente percorsi dedicati e personalizzati diretti a tutelare le donne aggredite, così come gli uomini, e incentivare le stesse a denunciare gli abusi subiti.

Proprio per evitare effetti mediatici fuorvianti, la comunicazione istituzionale dell'Azienda è improntata a criteri di accuratezza, prudenza e responsabilità, nella consapevolezza che il tema trattato coinvolge aspetti profondamente sensibili della vita delle persone. L'Azienda pone infatti particolare attenzione alla diffusione dei dati, che vengono quindi forniti esclusivamente in forma aggregata, nel pieno rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali e questi sono accompagnati da precisazioni tecniche di contesto finalizzati a evitare che le letture all'esterno risultino parziali e/o semplificate.

Venendo ora ai dati già a lei trasmessi, tra l'altro, con nota dello scorso 29 gennaio, si rende opportuno, ai fini della corretta interpretazione degli stessi, richiamare il quadro internazionale che comprende la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne del 1993 e la Convenzione di Istanbul, che, tra l'altro, lei conosce benissimo, del 2011 del Consiglio d'Europa ratificata dall'Italia nel 2013. Tale quadro è fondamentale perché costituisce riferimento metodologico sia per la classificazione delle analisi dei casi rilevati presso il Pronto soccorso che per la lettura complessiva del fenomeno sul territorio regionale. Tale quadro infatti qualifica la violenza di genere come violazione dei diritti umani e forma di discriminazione includendo tutte le condotte che determinano, o possono determinare, danni di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, fermo restando che la violenza di genere assume oramai frequentemente il sinonimo di violenza contro le donne in quanto fenomeno riguardante prevalentemente la popolazione di sesso femminile. Per violenza di genere si intendono infatti tutte le forme di violenza, quindi fisica, psicologica, sessuale, economica, persecutoria, fino ai casi estremi di femminicidio. Fatte queste necessarie premesse, riportiamo i dati sulla violenza in Valle d'Aosta raccolti ed elaborati nel rispetto di quanto sopra richiamato e naturalmente dalla normativa nazionale in materia di tutela della riservatezza dei dati responsabili. Anno 2023: sono stati registrati 258 casi di violenza contro le donne presso il Pronto soccorso dell'Ospedale regionale; per tale annualità l'analisi ha riguardato esclusivamente soggetti di sesso femminile.

Anno 2024: sono stati rilevati circa 160 casi complessivi di violenza e maltrattamento domestico riferito sia a donne sia a uomini, con un'età media delle persone assistite pari a 36 anni. Sui 160 casi complessivi 142 sono riferiti a donne, mentre sono 18 i casi che hanno riguardato uomini. Lo stesso sul 2025: sino alla data naturalmente del 20 novembre sono stati segnalati 104 casi complessivi, di cui 87 riferiti a soggetti di sesso femminile e 17 a soggetti di sesso maschile. Qui la fascia d'età maggiormente rappresentata è risultata quella compresa tra i 30 e i 50 anni, pari a circa il 60% dei casi. In generale la prevalenza di episodi di violenza attiene a quella fisica che frequentemente si associa a violenza verbale e psicologica. Sono stati inoltre registrati dieci casi di violenza sessuale, di cui due ai danni di minori. L'abitazione si conferma quale luogo prevalente della violenza, con l'autore che nella maggior parte delle situazioni è il partner, l'ex partner o il coniuge.

Riguardo alle segnalazioni trasmesse all'Autorità giudiziaria, si ritiene opportuno richiamare preliminarmente il quadro normativo di riferimento che non determina una necessaria coincidenza tra il numero di accessi in Pronto soccorso per violenza dichiarata, il numero di referti trasmessi all'Autorità giudiziaria e il numero di denunce formalmente presentate alle Forze di Polizia. In sostanza, dalla documentazione del Pronto soccorso non è possibile desumere direttamente il numero delle denunce formalmente presentate dalle persone offese. Non tutte le situazioni di violenza determinano l'obbligo di referto essendo molte di esse conducibili a reati perseguibili a querela di parte e in quanto, ai sensi dell'articolo 365 del Codice penale, l'obbligo di referto sorge esclusivamente quando il sanitario presta assistenza in casi che rappresentano caratteri di un delitto perseguibile d'ufficio. Qualora invece il reato sia perseguibile a querela della persona offesa o costituisca contravvenzione, tale obbligo non sussiste. Inoltre, non sempre la persona offesa intende procedere con denuncia e non sempre vi è piena sovrapponibilità tra quanto dichiarato in ambito sanitario e l'effettiva attivazione di un procedimento penale.

Con specifico riferimento all'anno 2025, sono stati individuati 76 referti trasmessi all'Autorità giudiziaria redatti nei casi in cui ricorrevano i presupposti di legge previsti dal richiamato articolo 365 del Codice penale, mentre negli anni 2023 e 2024 non è stata effettuata un'analisi sistematica retrospettiva dei referti trasmessi. Gli atti risultano archiviati presso l'ufficio "Cartelle cliniche" e non sono attualmente recuperabili in via digitale dagli operatori del Pronto soccorso, anche in considerazione del fatto che gli applicativi informatici in uso non consentono un'estrazione strutturata e retroattiva delle informazioni relative ai referti di tali annualità.

Alla luce di tutto quanto descritto, non si ravvisa la necessità di ulteriori azioni di sensibilizzazione nei confronti dell'Azienda USL poiché la stessa ha già operative procedure coerenti con i principi di correttezza, trasparenza e responsabilità. Resta in ogni caso confermata la piena disponibilità dell'Azienda a promuovere momenti di confronto tecnico-istituzionale diretti a favorire una lettura completa e appropriata dei dati e di rafforzare ulteriormente la qualità dell'azione posta in essere su un tema di così rilevante impatto sociale.

Precisiamo infine che l'azione svolta dall'Azienda rispetto alla ricorrenza dell'ultima Giornata del 25 novembre si è incentrata più che sulla diffusione di dati, su una concreta sensibilizzazione svolta presso la piastra dell'ingresso del Parini in via Guido Rey e al Beauregard, coinvolgendo gli operatori presenti. La sensibilizzazione è avvenuta con la distribuzione gratuita di confezioni di pillole di consapevolezza, distribuite nell'occasione anche in quest'aula, molti dei colleghi lo ricorderanno, lei compreso.

Oltre a riportare la definizione della Dichiarazione ONU sull'eliminazione della violenza contro le donne e gli elementi utili a riconoscere situazioni di rischio e informazioni dedicati a chi subisce violenza, le confezioni riportavano un collegamento al 1522, numero di aiuto nazionale violenze e stalking, gratuito e attivo 24 ore su 24 in grado di accogliere le richieste di aiuto e dare sostegno alle donne vittime. Se l'analisi dei dati è importante, lo sono ancor di più le azioni reali di sensibilizzazione, prevenzione, informazione e formazione veicolate nei presidi ospedalieri e territoriali e nelle strutture dell'Azienda valorizzate da momenti di confronto diretto tra operatrici, operatori e cittadinanza. Poiché il fenomeno della violenza di genere riguarda tutti, occorrono progetti concreti e un impegno istituzionale che difenda il diritto ad avere diritti contro ogni forma di discriminazione e che difenda il futuro di tutti e di tutte, senza eccezioni, ma sappiamo che anche per quanto la riguarda ciò è una delle priorità.

Presidente - Per la replica, la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Parto ovviamente dal fondo. Lei ha detto che non c'è bisogno di sensibilizzare ulteriormente l'USL nel comunicare in maniera corretta i dati perché c'è già un ampio impegno nel farlo, anche con modalità differenti. Allora io le voglio rileggere l'ultima cosa che ci è stata comunicata: se io avessi avuto una gestione di un Pronto soccorso che registra 150 casi di violenza di genere, o che lui classifica come violenza di genere nel 2022, 258 nel 2023, 160 nel 2024 e 104 nel 2025, l'ultima cosa che io avrei detto è: "Violenza di genere 104 casi in Pronto soccorso quest'anno, sebbene il numero degli accessi registrati risulti inferiore rispetto agli anni precedenti, dagli scambi con la rete territoriale emerge la percezione - qui c'è un rabdomante che specificamente è stato destinato a percepire i segnali che arrivano dal territorio - di un incremento dei casi", quindi loro percepiscono, va bene, noi prendiamo atto che viene percepito. Lei ha esaltato anche quell'iniziativa che lei ha portato in aula, cioè queste belle scatoline, mi piacerebbe sapere anche quanto è costata questa bellissima operazione, con scritto: "È ora di reagire" con i palloncini dentro. Questa è la sua grande azione contro la violenza di genere. Io la ringrazio per quest'incredibile azione e intervento che lei ha fatto, sono sicuro che questo palloncino con scritto "Autonomia" che lei ci ha regalato nella scatolina con scritto: "È ora di reagire", sarà di assoluta efficacia rispetto alle donne che si rivolgono per la violenza di genere nel Pronto soccorso e le saranno grate eternamente a lei e all'Azienda USL, penso però che forse il modo migliore di reagire, come dice la sua scatolina e i suoi palloncini che ci ha regalato, sia denunciare e i dati che lei ci ha fornito rispetto alle denunce che vengono effettuate sono quanto mai aleatori.

Lei ci dice che non vi è l'obbligo se non rispetto a reati che non prevedono la querela di parte, e va benissimo, però allora a questo punto mi sovviene un interrogativo: ma se io, che sono un operatore sanitario, classifico come violenza di genere un caso che arriva in Pronto soccorso, io penso e immagino che vi siano dei criteri. Quali sono è imperscrutabile, le ho chiesto e le ho richiesto, ho chiesto accesso agli atti per capire, non è dato capire quali sono le motivazioni con le quali viene incasellato il dato di violenza di genere. Va bene, ne prendiamo atto, ma perlomeno, se io registro che c'è una violenza di genere, la prima cosa che mi aspetto, come ho detto prima, è che ci sia una bella telefonata o alle Forze dell'ordine o alla Procura dicendo: "Guarda, io qui ho una persona che ha subito una violenza". Non è dato sapere per quale motivo invece questo non viene fatto, o lei non ci riferisce che sia stato fatto. Io quindi sono convinto che la violenza si combatta percorrendo tutte le strade che sono a disposizione e che sono le autorità che hanno la possibilità di indagare e quelle che hanno la possibilità, ovviamente, di fermare gli aggressori. Se lei ritiene che le scatoline con i palloncini siano una strada migliore, io non so cosa dirle, sinceramente sono molto deluso.

Presidente - Grazie colleghi. Sospendiamo i lavori del Consiglio e riprendiamo i lavori alle ore 15:00 partendo dal punto 41.

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La seduta termina alle ore 12:02.