Oggetto del Consiglio n. 4754 del 4 giugno 2025 - Resoconto
OBJET N° 4754/XVI - Communications du Président du Conseil.
Bertin (Presidente) - Con 33 Consiglieri presenti possiamo iniziare con l'ordine del giorno, punto n. 1.
Deposito atti
Il 30 maggio la Giunta ha presentato l'assestamento al bilancio di previsione della Regione per il 2025, che è stato assegnato alla II Commissione.
Sempre il 30 maggio il gruppo Lega Vallée d'Aoste ha depositato una proposta di legge statale in materia di attività libero-professionale delle professioni sanitarie.
Il 27 maggio il Governo regionale ha depositato due disegni di legge: il primo modifica la disciplina dell'organizzazione dei servizi al lavoro e del sistema della formazione professionale regionale; il secondo contiene disposizioni in materia di competitività, dinamicità e internazionalizzazione delle imprese industriali e artigiane. Entrambi gli atti sono stati assegnati alla IV Commissione, per competenza, e alla II, per la compatibilità finanziaria.
Richiesta referendum confermativo
Vi informo, inoltre, che sono pervenute due richieste di sottoporre a referendum confermativo la legge elettorale regionale per l'elezione del Consiglio Valle, approvata dall'Assemblea il 27 febbraio scorso. La prima richiesta è stata presentata il 30 maggio dai Consiglieri dei gruppi LEGA VdA e Misto, mentre la seconda, corredata da 2.273 firme, è stata consegnata nel pomeriggio di ieri dal delegato del Comitato per la riforma elettorale. Gli uffici stanno verificando le firme.
Ci sono interventi? Non vedo richieste. Ha chiesto la parola il consigliere Lucianaz, ne ha facoltà.
Lucianaz (GM) - Bonjour à tout le monde. Monsieur Président, je m'attendais seulement deux mots encore sur la question de la Palestine. Pour une fois encore ce Conseil ne prend aucune position sur ce carnage, un carnage qui n'a plus de justifications, une boucherie totale et maintenant il y a...
Presidente - Consigliere Lucianaz...
Lucianaz (GM) - ... plusieurs Gouvernements qui se sont exprimés, je m'attendais que ce Conseil et ce Gouvernement auraient au moins dit quelque chose.
Presidente - Consigliere Lucianaz, come lei dovrebbe sapere, visto che ormai è parecchio tempo che è qui presente, vi sono altri strumenti per intervenire in questo senso. Peraltro, nel merito, condivido con lei che stiamo assistendo a una situazione inaccettabile, ma il Consiglio, se vuole, può benissimo, con gli strumenti a disposizione, che peraltro anche lei ha, esprimersi in materia.
Consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - La sua comunicazione riguardo alla richiesta di referendum confermativo è importante perché riguarda un avvenimento: è la prima volta che viene richiesto e che si svolgerà un referendum confermativo di una legge regionale. È un istituto importante, che è stato utilizzato più volte in Italia e in varie Regioni, ma che è un inedito per la Valle d'Aosta e, proprio perché è una prima volta, credo sia anche il caso di farlo bene, ma su questo tornerò.
La mia parte politica, come è noto, ha sostenuto attivamente la raccolta di firme per chiedere il referendum, vi ho contribuito personalmente. L'operazione, che è stata fatta a inizio anno, è bene ricordarlo, è il contrario di quella riforma elettorale che era stata promessa nella campagna elettorale dell'autunno 2020 un po' da tutti e che era prevista anche nel programma di governo di inizio legislatura. È stato fatto un ritocco minimale, che non ha affrontato nessuno dei problemi che dovevano essere risolti, né in termini di governabilità, né per quanto riguarda l'effettiva parità di genere. Anche dopo il ritocco di fine febbraio, a nostro avviso, questa rimane una normativa negativa.
Dopo il voto contrario del 27 febbraio, come forza politica abbiamo voluto verificare se anche da parte dei cittadini veniva una posizione, una critica in questo senso e abbiamo trovato delle risposte. La richiesta di referendum, come è stato evidenziato dal comunicato del Comitato per la riforma, il CRE, produce tre effetti. La legge approvata il 27 febbraio non può essere promulgata e non entra in vigore, non può quindi avere effetto. Per la sua eventuale promulgazione ed entrata in vigore, bisognerà attendere lo svolgimento e l'esito del referendum. Questo esito non ci sarà prima dell'emanazione del decreto del Presidente della Regione di convocazione dei comizi elettorali per il voto della fine di settembre. Tale decreto deve essere infatti emanato entro la fine di luglio. Le regole di tutto il procedimento elettorale, che saranno definite dal decreto di fine luglio, si baseranno sulla legge regionale in vigore, quindi le elezioni di fine settembre dovranno svolgersi con la preferenza unica. Rispetto alla data di svolgimento del referendum, faccio notare che l'articolo 13 della legge regionale 4/2002 afferma che il Presidente ha 30 giorni di tempo per decidere e dovrà poi fissare la data non prima di 60 giorni e non più di 90 giorni dal momento della decisione. In pratica questo significa che l'arco di tempo per collocare il referendum può andare dalla metà circa di agosto alla metà di ottobre. È una scelta politica, che deve essere guidata anzitutto dal principio di favorire la più ampia partecipazione, perché questo è un dovere istituzionale.
Condivido la richiesta del Comitato che il referendum avvenga contestualmente all'Election Day del 28-29 settembre, la data più probabile, cosa che favorirebbe una più ampia partecipazione alla consultazione popolare e permetterebbe un contenimento dei costi di organizzazione della consultazione. Le ipotesi circolate di un referendum ad agosto sono per noi inaccettabili. Nel nostro Paese non si è mai votato nel mese di agosto e nemmeno a luglio, ho controllato tutte le elezioni politiche, regionali, amministrative e referendarie dal 1946 ad oggi e non c'è nessun motivo per farlo ora, perché sarebbe una forzatura e la negazione di un diritto a una consultazione popolare ampia e partecipata. Anche perché, come dicevo all'inizio, si tratta del primo referendum confermativo nella nostra Regione ed è necessario farlo bene. Questo, se si vuole avere una partecipazione adeguata, non può certo avvenire nel mese di agosto.
Presidente - Consigliere Marquis, a lei la parola.
Marquis (FI) - Anche da parte del nostro gruppo alcune considerazioni riguardo alla comunicazione che è stata data dal Presidente del Consiglio regionale al riguardo della richiesta di referendum sulla modifica della legge elettorale. Noi siamo molto preoccupati di quello che sta accadendo. Come tutti sanno, il gruppo di Forza Italia non ha partecipato alla raccolta firme per la promozione di questo referendum, ma riteniamo tuttavia che vada fatta chiarezza su questo argomento. Non è possibile che a quattro mesi dalle elezioni non si sappia quali sono le regole alle quali sarà sottoposta, il 28 settembre, la chiamata alle urne. Riteniamo che sia un fatto che non ha precedenti in alcuna Regione e a questo punto è più che mai urgente che il Governo regionale si esprima sul percorso che andrà a definire quali sono le regole alle quali dovranno essere sottoposte le prossime elezioni regionali.
La legge del 2002 che norma e disciplina il referendum confermativo, una volta che l'Ufficio di Presidenza attesta la legittimità della richiesta, affida al Presidente della Regione la pratica e dispone che ci sono 30 giorni a disposizione per l'indizione del referendum, momento in cui si saprà quale sarà la data scelta tra il sessantesimo e il novantesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto. Il problema che riteniamo noi è che non si possa aspettare ancora 30 giorni. Noi sollecitiamo il Governo regionale affinché questo possa esser fatto il prima possibile, perché mancano quattro mesi alle elezioni e sarebbe surreale dover ancora aspettare 30 giorni per conoscere la data del referendum e quale sarà la sua reale applicabilità. Oltretutto ci pare di aver capito che sono stati richiesti dei pareri. Una cosa che riteniamo strana è che non vengano messi a disposizione di tutti i gruppi consiliari, tant'è che ho parlato anche con altri gruppi e in diversi in questi giorni hanno acquisito dei pareri legali per capire come stanno le cose. Riteniamo che questo sia anche un inutile dispendio di risorse pubbliche al quale siamo stati tutti indotti perché, al posto di chiedere pareri ogni gruppo, forse, se venisse messo a disposizione un parere da parte del Governo regionale, potremmo anche contenere l'utilizzo delle risorse e avere un utilizzo più efficiente ed efficace delle medesime. Pertanto sollecitiamo il Governo regionale ad esprimere quanto prima le regole e l'applicabilità del risultato del referendum. Questo crediamo che sia doveroso nei confronti della regolazione della democrazia in Valle d'Aosta.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Sammaritani, ne ha facoltà.
Sammaritani (LEGA VDA) - Sempre su questo tema, visto l'intervento anche dei colleghi, della collega Minelli e del collega Marquis, noi abbiamo già espresso in quest'aula più volte la nostra opinione e abbiamo poi confermato questa nostra decisione, oltre che con la partecipazione al Comitato referendario, anche attraverso l'apposizione delle sette firme che sono necessarie per chiedere il referendum confermativo quando una legge di questo tipo, una legge statutaria, viene approvata con soltanto 19 preferenze. Questo vuol dire naturalmente che non c'è una maggioranza rilevante all'interno del Consiglio e riforme di questa entità, di questo spessore, di questa importanza, secondo noi, devono essere sottoposte al vaglio popolare.
Vorrei subito chiarire alcune cose, l'abbiamo già detto ma forse giova ripeterlo: le tre preferenze, con la terza di genere, non sono un modo per riequilibrare la presenza del genere femminile all'interno di un Consiglio regionale, perché siamo e saremmo comunque l'unica Regione con questa formula. Vorrei ricordare, infatti, che tutte le Regioni italiane hanno invece la doppia preferenza di genere. Oltretutto nel nostro sistema attuale - questo l'abbiamo già rimproverato anche nello scorso Consiglio alla maggioranza - non si è attuato un ulteriore riequilibrio attraverso la partecipazione femminile nelle liste, perché siamo al 35%, quando, come minimo, nelle altre Regioni c'è il 40% di lista e in alcune addirittura il 50%. Lo stesso titolo della legge dice: "Reintroduzione della preferenza di genere", ma la preferenza di genere non è mai stata tolta in Valle d'Aosta, perché, anche se la preferenza è unica evidentemente, non è che le preferenze possono essere soltanto di un genere. Tutta questa narrazione naturalmente non è corretta, non è stata fatta una modifica sostanziale alla legge elettorale in realtà. Noi riteniamo che le tre preferenze vadano in un'altra direzione e servano a qualcos'altro, ma non certo a riequilibrare i generi, lo abbiamo già specificato e credo sia abbastanza noto a tutti. Le battaglie degli anni Novanta per introdurre la preferenza unica erano proprio tendenti a evitare l'individuazione del voto, il controllo del voto, insomma un rapporto troppo diretto fra candidato ed elettorato. Questo naturalmente in una regione piccola come la nostra è ancora più significativo. Secondo noi, quindi, la riforma è stata fatta, come abbiamo già detto più volte, tardi, male, in modo maldestro e anche un pochino arrogante visto che avevamo già segnalato queste criticità ben prima che la legge venisse votata. Per questo motivo abbiamo deciso che saranno gli elettori valdostani a valutare questa scelta della maggioranza, oltre a ribadire quanto ha già detto la collega Minelli - che naturalmente condivido appieno - che sarebbe paradossale fare un referendum in agosto per decidere su una legge che comunque non potrà entrare in vigore.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Aggravi, ne ha facoltà.
Aggravi (RV) - Intervengo per inserirmi nella discussione che è stata aperta dai colleghi, o meglio dalle sue comunicazioni sul tema della legge elettorale e prima di tutto per esprimere una preoccupazione. La preoccupazione è al di là delle parti perché, almeno per quello che riguarda il nostro gruppo, sicuramente vi è una responsabilità, ancorché politica, di chi ha aspettato l'ultimo momento per arrivare ad approvare una legge elettorale, ma al contempo c'è una responsabilità politica di chi ha iniziato una procedura referendaria che oggi comunque mette in una situazione di incertezza totale il quadro complessivo. Non soltanto di come si andrà a votare, ma anche di quali saranno le condizioni per organizzarsi alla presentazione delle liste e soprattutto delle tempistiche.
Su questo punto mi si consenta di fare due considerazioni rispetto a quello che ho appena sentito da alcuni colleghi. Io penso che non sia il mese di riferimento quello che ci dice quando andare a votare a un referendum, ma devono essere le norme.
Mi consenta di esprimere un'opinione, collega Minelli: il problema, l'assurdo è che noi ci potremmo trovare in una fase di campagna elettorale a parlare di un referendum sulla materia elettorale, oppure, come qualcuno vuole, andare a votare per le elezioni regionali e comunali nello stesso giorno per votare un referendum sulla stessa materia elettorale.
Io non sono un giurista ma, se non erro, la massima Corte ha già detto più volte cosa andrebbe fatto in questa materia. Sicuramente quindi agosto non è un mese confacente... probabilmente all'espressione del voto. In realtà, io penso che se si considera il voto una responsabilità... e spesso e volentieri da quella parte politica c'è un richiamo anche morale ad andare al voto anche quando è lecito dire che non si va a votare, lo dico in prospettiva del primo referendum di quest'anno, che ci sarà nel prossimo fine settimana. Dall'altro lato io penso e ripeto che non è il mese che deve determinare se si deve andare a votare o no su una materia che comunque è importante, checché se ne dica.
Dall'altro lato, non me ne vorrà il collega Sammaritani, ma io più lo leggo e più lo sento sulla questione delle preferenze e mi sembra che lei sia a favore della doppia di genere e questo mi preoccupa molto. Come anche delle riserve dei panda, perché adesso lei ci ha parlato anche della presenza in lista dell'altro genere. Oggettivamente la mia preoccupazione è inserire un presupposto sul quale non sono totalmente d'accordo e anche molte donne sono contrarie a questa considerazione, però mi sembra che dire che ci siano delle problematiche legate al riequilibrio del genere e quant'altro possa aprire a un'interpretazione che oggettivamente non mi sembrava fino a qualche tempo fa lei condividesse.
Detto questo, e concludo, la preoccupazione principale è non sapere, non soltanto oggi, ma anche domani, con certezza quale sarà il quadro di riferimento con il quale si andrà a votare e soprattutto quello che ci preoccupa di più è il rischio di ricorsi che ci potrebbero essere in qualsiasi momento, perché sappiamo che il ricorso è sempre dietro l'angolo, anche quando le norme e le regole sono certe, perché siamo in Italia.
Presidente - Ha chiesto la parola la consigliera Erika Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz E. (PCP) - Molte cose me le ha rubate nell'intervento precedente il consigliere Aggravi. Sicuramente l'incertezza è la cosa più preoccupante rispetto a questa materia e a quello che stiamo affrontando sia per quello che riguarda le elezioni comunali, sia per quello che riguarda le elezioni regionali, perché ricordo che chi, come la mia forza politica, dovrà raccogliere le firme dovrà raccoglierle sulla base già di una lista predisposta e dovrà farlo dal momento del decreto del Presidente, pensando in quel momento di andare con la preferenza unica, perché in quel momento la legge in vigore sarà ancora quella, mentre chi non dovrà raccogliere le firme avrà in qualche modo un vantaggio, se vogliamo metterla così.
Non condivido però il fatto che andare a votare ad agosto sia un problema. Io andrò al seggio domenica, ritirerò la scheda e voterò e farò la stessa cosa nel mese di agosto. Sotto questo punto di vista, condivido: per chi crede nell'importanza del voto... e immagino che molti di noi in queste settimane abbiano anche ricevuto telefonate per chiederci quando sarà il voto delle elezioni regionali, se ci sarà il voto sul referendum, quindi le persone interessate a votare si stanno in qualche modo organizzando per farlo.
Mi permetta però, consigliere Sammaritani, mi sembra un po' cavalcare la questione riferita alle preferenze, quando nella vostra legge elettorale si prevedevano cinque preferenze, con nessuna preferenza di genere. Questo non era incostituzionale? Se lei ci dice che tre preferenze con una di genere... e sapete benissimo che io per mesi sono stata qua sotto con le mie compagne di partito a manifestare per chiedere con forza la doppia di genere, ma, sotto questo punto di vista, la legge che noi avevamo proposto proprio per andare invece a un referendum di altro tipo, che avrebbe potuto permettere in tempi ben diversi ai Valdostani di esprimersi, chiedeva con forza la doppia di genere. Lo stesso abbiamo fatto in Consiglio regionale, tant'è che sapete benissimo che, rispetto alla questione delle tre preferenze, un altro problema che avevamo posto era almeno avere l'alternanza, come avviene per le elezioni europee. Credo quindi che la posizione sia stata molto chiara.
Quello che dico è: non ergiamoci a paladini del femminismo, della lotta per la presenza femminile in un Consiglio regionale se poi in Consiglio abbiamo depositato una proposta con cinque preferenze e non una dedicata al genere.
Presidente - Consigliere Manfrin, a lei la parola.
Manfrin (LEGA VDA) - Intervengo soltanto per chiarire un po' il pensiero. Ringrazio ovviamente i colleghi, soprattutto le colleghe dirimpettaie, che giustamente provano a fare alcune considerazioni, magari per provare a mettere in difficoltà qualcuno, ma con assoluta certezza posso dire che l'idea sulle preferenze e soprattutto sulla preferenza di genere, soprattutto sulla creazione, come ha detto il collega Aggravi, della riserva dei panda... perché purtroppo possiamo anche parlarci fuori dalle ipocrisie: la preferenza di genere nasce perché la parte femminile, una parte, una limitata parte femminile dice: "No, noi dobbiamo avere questa sorta di vantaggio, perché non siamo sufficientemente rappresentate", ecco, noi in questa visione non ci siamo riconosciuti e non ci riconosceremo mai. Siamo per una politica del merito. Chi ha i meriti e chi viene scelto, a prescindere dal suo sesso, è giusto che venga eletto, tant'è vero che noi abbiamo eletto una Senatrice donna, abbiamo un Segretario del nostro partito che è donna, abbiamo eletto delle colleghe che sono donne e non abbiamo chiesto loro se erano donne o uomini e sulla base di quello abbiamo scelto. Come vediamo fare peraltro anche in questo periodo da chi compone le liste elettorali: "Scusa, tu sei una donna, mi serve un uomo. Ho due donne, vi do un uomo, ce li scambiamo nel Comune", "Ho dodici donne, tre uomini...". Queste cose sinceramente sono un po' l'antipolitica. Perlomeno però c'è da dire che la discussione sulla questione della preferenza di genere ci ha permesso, e ha permesso anche alla Sinistra, di poter affermare, senza timore di essere smentiti, che almeno i generi sono solo due. Abbiamo questa certezza e almeno su questo non ci piove.
Detto questo, ovviamente noi rifuggiamo la preferenza del genere, al punto che nella nostra proposta di legge elettorale avevamo inserito cinque preferenze senza alcuna preferenza di genere, che no, collega Guichardaz, non è incostituzionale, perché ad oggi è adottata in qualche Regione o qualche Provincia autonoma. Sulla base di questo evidentemente non c'è incostituzionalità, ma evidentemente è utilizzata.
Rispetto alla questione del voto, ci sono voti più utili e voti meno utili. Lei giustamente dirà di andare a votare questo weekend, io rimarrò serenamente a casa, come tanti di quelli che non vogliono, per esempio, avere delle cittadinanze brevi, per poi poter dire che i criminali che compiono dei crimini nelle nostre strade sono Italiani o forse semplicemente per dare il voto a due milioni e mezzo di nuovi elettori, che fanno quello che gli Italiani non vogliono più fare, cioè votare a Sinistra.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Marguerettaz, ne ha facoltà.
Marguerettaz (UV) - Partiamo dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, che ha comunicato il deposito di 2.273 firme. Guardiamo la genesi: abbiamo dei soggetti tra di loro a dir poco distanti mille miglia, nel senso che siamo riusciti a mettere insieme l'estrema Sinistra e l'estrema Destra per raccogliere delle firme con dei gazebo e delle comunicazioni, perdonatemi, fallaci, nel senso che avete raccolto le firme argomentando delle cose che con il referendum non hanno nulla a che fare, nel senso che abbiamo scomodato il controllo del voto, abbiamo scomodato la parità di genere, abbiamo scomodato l'incostituzionalità, ma non è così, il referendum non è così! Il referendum è molto semplice: volete o non volete questa legge? "Sì", "No". Tutto il resto è fantasia. Avete in qualche modo passato dei messaggi che nulla hanno a che fare. Tant'è che andiamo a vedere i manifesti, ci sono le foto e io mi dico: credo che la comunicazione sia stata un po' fatta male.
Arrivo alla conclusione: siete partiti con il vento in poppa, pareva che ci fossero delle file ininterrotte di persone che andavano a firmare, oggi ci hanno comunicato che arrivano 2.273 firme, ovvero poco più di 100 firme rispetto al limite. Mi pare che vi foste un po' divisi i compiti e mi pare che qualche soggetto non abbia raccolto il numero di firme che si era impegnato a portare. Che cosa è successo? Ragazzi miei, apriamo il paracadute, perché qua facciamo un tuffo nel vuoto, ovvero: 2.273 firme, se il 5% risultasse non corretto, il referendum non si farebbe. Allora, ragazzi, scudo, elmetto e andiamo a firmare, sennò il rischio di fare una brutta figura esiste. Tra qualche giorno vedremo all'Ufficio di Presidenza la validità di queste firme. Se - dico "se" - le firme non dovessero essere nella soglia minima, ragazzi, l'esito del referendum è già scritto: la gente vuole le tre preferenze e andrete incontro a una brutta figura. La brutta figura che si meritano coloro che riescono a mettere insieme l'estrema Destra e l'estrema Sinistra. Tutte le preferenze, tutte le proposte di legge che sono state presentate in aula... perché qualcuno dice: che diavolo di proposta hanno fatto? Che legge hanno fatto? La legge che abbiamo proposto delle tre preferenze sostanzialmente è la sintesi di tutte le proposte che sono state portate in aula. Nessuno ha portato una legge con la preferenza unica, perché tutti hanno detto che la preferenza unica è sbagliata. Siamo passati dalle cinque preferenze della Lega alle due preferenze di una proposta in origine del PCP e poi sostanzialmente della Minelli, perché l'ha votata solo lei.
Rispetto a questo argomento, anche dal punto di vista giuridico, dobbiamo fare un altro ragionamento. La legge sul referendum non mette delle finestre, come per le altre leggi, quando si vota, dà dei tempi, dice: "si deve votare dai 60 ai 90 giorni dal deposito delle firme" ed è una competenza che deve esercitare, entro un lasso di tempo, il Presidente. Non dice che devi votare in autunno, in primavera o in inverno. Ti dà quel tempo e quindi bisogna applicare la legge, tutto il resto anche lì è fantasia.
La legge, peraltro, non fissa dei quorum, quindi, da questo punto di vista, anche la campagna che voi oggi state facendo, legittima, costituzionale, nel chiedere alla gente di andare al mare, di non andare a votare lì non funziona perché non c'è il quorum. Da questo punto di vista, lasciate che la democrazia faccia il suo percorso e non inventiamoci degli stratagemmi per dire che è un referendum che non ha un fondamento.
Presidente - Non vedo altre richieste, passiamo al punto n. 2 all'ordine del giorno... ha chiesto la parola il Presidente della Regione, ne ha facoltà.
Testolin (UV) - Vorrei solo dare una lettura che non è politica, evidentemente, ma è molto chiarificatrice nella sua semplicità. Le eccezioni politiche che, come ha esplicitato in chiusura di dibattito il Capogruppo dell'Union Valdôtaine, sono state abbastanza fantasiose, abbastanza di parte. Hanno trovato una risposta molto chiara e anche molto esaustiva per chi ha voluto comprenderla nella richiesta presentata dal Comitato referendario, alla quale sono state date delle risposte molto puntuali, che hanno sancito come la giornata del referendum potrà essere indetta passati i tre mesi dalla pubblicazione della norma. Con il 4 giugno, quindi oggi, scadono i tre mesi. Da domani in avanti ci sono 30 giorni per indire questo referendum. Dalla decretazione si potrà scegliere una data compresa tra i 60 e i 90 giorni. Non si dice nella norma se questi 60 o 90 giorni debbano includere o escludere alcuni mesi dell'anno, quindi la data utile è nei 60 giorni dalla prima domenica all'ultima domenica nei 90 giorni. Queste quindi saranno le date.
È stato anche ulteriormente esplicitato come l'esito del referendum sarà vincolante per la definizione delle preferenze all'interno delle prossime elezioni regionali, quando questo venga effettuato prima.
Quello che può non piacere a livello politico è di non sapere a priori l'esito del referendum, perché evidentemente, se all'esito del referendum corrisponde l'applicazione delle preferenze da esplicitare durante la consultazione elettorale per le elezioni regionali, è un aspetto che non può essere risolto prima dell'effettuazione dello scrutinio del referendum.
Detto questo, le regole sono molto chiare, possono non piacere e sono frutto di un confronto con gli uffici regionali che, con dovizia di particolari e attenzione verso una tematica che, come qualcuno ha già esplicitato, non si è mai verificata, hanno dato un'interpretazione molto chiara e molto semplice, alla quale nei prossimi giorni daremo assolutamente corso.
Non mi imbarco in altre valutazioni politiche, che peraltro sono già state chiarite molto bene dal collega Marguerettaz in aula e dal collega Lavevaz nei giorni scorsi, per dare una visione anche molto chiara e molto trasparente delle osservazioni che qualcuno, a seconda dei momenti, vuole esplicitare, non sempre con molta coerenza e molta lucidità.
Presidente - Ci sono altri interventi? Consigliere Manfrin, è già intervenuto. Per il tempo restante, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) - Circa le motivazioni che sono state addotte rispetto al perché e al per come si sono raccolte le firme, che il collega Marguerettaz ha evocato, credo sia opportuno leggere un passaggio che è stato fatto all'interno di quest'aula in occasione dell'approvazione della norma che ha portato poi alla preferenza unica. In questo passaggio si disse: "Che il nostro ordinamento regionale avesse bisogno di un intervento legislativo a garanzia della segretezza e quindi della libertà di voto è un'evidenza da tempo perseguita. Questo dibattito avviene in un momento storico in cui sono emerse in modo inequivocabile le storture di una politica clientelare che porta al commercio dei voti. È importante che questo Consiglio dia oggi un segnale forte".
Queste parole le diceva una collega che si chiama Patrizia Morelli, che ai tempi sedeva fra i banchi del gruppo di Alpe, ma che oggi mi pare risulti avere un ruolo di primo piano all'interno dell'Union Valdôtaine, quindi è evidente che i pericoli di una politica clientelare e un commercio di voti venivano evocati dagli stessi componenti che oggi fanno parte dell'Union Valdôtaine. Io chiaramente non mi permetto di fare assolutamente alcuna insinuazione, mi limito a citare le parole di una persona che in quest'aula ha dichiarato esattamente questo. A ognuno le sue conclusioni.
Presidente - La parola al consigliere Sammaritani per il tempo restante.
Sammaritani (LEGA VDA) - Questo intervento è sulle dichiarazioni del presidente Testolin, ma di fatto l'avrei potuto anche fare prima, come una sorta di fatto personale, perché in realtà sia il consigliere Aggravi che la collega Guichardaz hanno fatto riferimento alle mie dichiarazioni, la collega Guichardaz addirittura dicendo che io cavalcherei adesso questa questione del genere, eccetera. Io ho fatto un intervento assolutamente tecnico e non ho detto cosa farei io. Credo che si possa capire molto facilmente dal fatto che abbiamo depositato una legge, dove io sono il primo firmatario, dove le preferenze erano cinque e non c'era una preferenza di genere, quindi forse qualcosina si poteva capire, comunque evidentemente non tutti ricordano perfettamente certi particolari di dettaglio.
Le cinque preferenze sono un modo invece di sceglierci una squadra. Ricordiamo che in passato ci sono state anche leggi che prevedevano 29 preferenze su 35 Consiglieri, il che significa scegliersi proprio il Consiglio. Cinque a noi è parso un elemento su questa linea, che permettesse oltretutto di evitare pronunce di incostituzionalità proprio perché non è prevista espressamente una riserva al genere, che è la cosa che non ci piace, appunto. Io facevo un discorso diverso, dicevo: se davvero volevate andare in quella direzione, qui parlavo alla maggioranza, forse avreste dovuto fare delle cose diverse, come prevedere appunto la doppia di genere, oppure aumentare la quota di donne nelle liste elettorali. Non avete fatto questo, avete fatto una cosa diversa, che non è esattamente quello che dice la vostra legge, o come l'avete venduta, a proposito di messaggi un po' sbagliati. A proposito di questi messaggi un po' sbagliati, a cui faceva riferimento il collega Marguerettaz, noi non abbiamo mai esposto cartelli da nessuna parte nel raccogliere queste firme, quindi non abbiamo fatto nessun tipo di comunicazione sbagliata.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Baccega, ne ha facoltà.
Baccega (FI) - Alla fine di tutto questo dibattito mi preme fare una considerazione, che è sicuramente personale, ma che in qualche modo sono certo sia condivisa da tanta gente, da tante persone. Siamo a giugno 2025, a quattro mesi dalle elezioni. Ben due anni fa fu presentata la prima legge elettorale e successivamente, una settimana dopo, una seconda legge elettorale, quella presentata da Forza Italia, che sicuramente garantiva stabilità al futuro di questa Regione. Sicuramente non sarebbe stata votata, il concetto della preferenza di genere è un concetto che per noi era doveroso inserire in quelle tre preferenze che avevamo proposto, perché si riteneva che nel passato le risposte fossero state sicuramente positive con quel percorso di due più uno o uno più due. La verità però è un'altra ed è una considerazione che credo tutti si debba fare. Questo Consiglio regionale aveva il compito di guardare con attenzione e favorire l'avvicinamento dell'elettorato al voto. Da questo punto di vista e con questo percorso irto di insidie e di incertezze, come ha detto il mio Capogruppo, sicuramente abbiamo allontanato l'elettorato dal voto e questo è un fallimento dell'intero Consiglio regionale.
