Oggetto del Consiglio n. 108 del 11 marzo 1982 - Resoconto
OGGETTO N. 108/VII - COMUNICAZIONE DELL'ADESIONE ALLA MAGGIORANZA CONSILIARE DEL GRUPPO DEL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO.
PRESIDENTE: Comunico che in data 9 marzo 1982, ho ricevuto una lettera del Capo Gruppo del Partito Socialista Italiano, Giuseppe Nebbia, con la quale mi si prega di informare il Consiglio regionale che, a seguito degli accordi intervenuti tra il Partito Socialista Italiano, l'Union Valdôtaine, la Democrazia Cristiana, i Democratici Popolari e l'Union Valdôtaine Progressiste, il Gruppo consiliare del P.S.I., farà parte, d'ora innanzi, della maggioranza consiliare che sostiene l'attuale Giunta.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Capogruppo del P.S.I., Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.
NEBBIA - (P.S.I.): Credo che si debbano dire molte cose in collegamento a quanto riportato nella lettera inviata al Presidente del Consiglio. Chiedo scusa se per esprimere la posizione del nostro Partito farò una sorta di cronistoria della vita politica della nostra Regione, così come noi l'abbiamo vista ed interpretata, e per fare questo assumeremo come punto di partenza la fine della scorsa legislatura e precisamente l'accordo che era stato siglato fra le diverse forze politiche e che aveva trovato spazio per una discussione in sede di Consiglio regionale il 28 settembre 1977. In questo accordo c'erano da un lato alcune forze politiche - fra cui la nostra - che facevano parte della Giunta e dall'altro il P.C.I.; stilando questo accordo di fine legislatura si realizzava una nuova maggioranza.
Leggo però dal verbale che l'attuale Presidente del Consiglio Dolchi mi ha gentilmente permesso di avere, che la posizione del P.C.I. in quella sede era di appoggio ad un certo numero di iniziative di Giunta, pur rimanendo in una posizione di opposizione. Infatti l'allora Capogruppo del P.C.I. disse in quell'occasione: "riteniamo questa Giunta politicamente inadeguata e dichiaro che come Forza di opposizione - perché tale rimaniamo - combattiamo l'impostazione della Giunta".
Noi ripartiamo appunto da questa data perché crediamo che in sede di politica regionale abbia un significato.
Per quanto riguarda il nostro Partito, facciamo riferimento a quella che in quegli anni era stata la nuova linea del P.S.I., individuata per il Partito dal Congresso di Torino, con una prospettiva di alternativa di sinistra che vedesse un P.S.I. più preparato fronteggiare gli alleati di sinistra, in particolar modo il P.C.I. - Questa linea è stata portata avanti coerentemente anche in Valle d'Aosta dopo le elezioni regionali, ma in precedenza si erano verificati nel nostro Partito, proprio come conseguenza della stessa linea, una serie di fatti che hanno comportato la presentazione alle elezioni di ben tre liste socialiste. Queste contrapposizioni all'interno del nostro Partito non sono state certamente malviste da tutte le altre forze politiche, che - chi più chi meno - se ne sono servite strumentalizzandole per il proprio tornaconto, causandoci una diminuzione di consensi ed una riduzione di forza all'interno del Consiglio regionale.
Questa riduzione di forze è stata scontata in sede di formazione della nuova Giunta dove, seguendo le indicazioni del Congresso di Torino, avevamo propugnato una Giunta rivolta prevalentemente a sinistra, che invece non si è formata anche per nostra obiettiva non sufficienza di consenso. Ricordo che al primo Consiglio, quando si è trattato di eleggere gli organi costituzionali del Consiglio, un rappresentante del P.S.I. è stato eletto Segretario (in quel momento c'era un solo segretario in luogo di due che per regolamento, sono gli attuali) e un rappresentante del P.C.I. è stato eletto Presidente del Consiglio. Ricordo anche che nelle dichiarazioni del P.S.I. questa elezione era stata vista ed interpretata nella prospettiva di una maggioranza che vedesse le forze autonomiste e quelle di sinistra governare la Giunta. Questa maggioranza alla riunione successiva non si è realizzata, e coerentemente ci sono state le dimissioni da Segretario del Consiglio del rappresentante del P.S.I. mentre non ci sono state le dimissioni da Presidente del Consiglio del rappresentante del P.C.I., anche perché le dichiarazioni, a parer nostro discutibili e diremo il perché, erano state diverse.
Questo è l'inizio di una ambiguità che attribuiamo in questa sede al PCI, la quale ha comportato una serie di conseguenze politiche all'interno del Consiglio stesso sino a questa nostra ultima decisione.
Durante il corso della legislatura, durante questi quattro anni di attività del Consiglio, c'è stata una maggioranza che coerentemente ha operato in questa ottica, mentre c'è stata una minoranza che si è comportata in modo slegato e nei modi più disparati.
Cominciamo col fare un'analisi della nostra posizione, per estenderla poi anche alle altre forze di minoranza.
E' quasi pleonastico osservare che l'opposizione svolta in questi anni dal P.S.I. è sempre stata costruttiva, mai gratuitamente polemica, e principalmente rispettosa delle persone che compongono questo Consiglio, sebbene allo stesso tempo attenta ad una analisi dei fatti e delle azioni politiche.
In un primo tempo direi che su questa linea si sono trovate anche altre forze, in particolar modo i Democratici Popolari e Nuova Sinistra; non sempre su questa linea si è trovato il P.C.I., che in alcuni casi gratuitamente ha fatto polemiche di ordine personale, anche abbastanza squalificanti per il Consiglio.
In una fase successiva, in coincidenza anche con altri fatti politici come le elezioni nazionali, c'è stato un cambiamento di posizione da parte del Movimento dei Democratici Popolari, i quali hanno addotto fra le altre motivazioni, anche quella di una mancanza di coerenza delle forze di opposizione, di una mancanza di opposizione effettiva all'interno di questo Consiglio. La stessa considerazione la facciamo anche noi, ma in questo caso in senso costruttivo, cioè al di là ed oltre le persone che compongono questo Consiglio. Critichiamo il P.C.I. per l'ambiguità di cui ha dato prova assumendo posizioni a volte radicali, altre volte invece di morbida condiscendenza, e mi riferisco alle innumerevoli possibilità che si sono offerte alla minoranza di invalidare le sedute di Consiglio quando i Consiglieri presenti erano appena al di sopra del numero legale. L'opposizione portata avanti dal P.C.I. - che questo Partito come maggior forza di minoranza aveva il diritto/dovere di condurre - è sempre stata fortemente ambigua e le nostre posizioni di minoranza non sono mai state sostenute da posizioni comuniste parallele.
Il Capogruppo del P.C.I. spiegherà poi in modo diverso questo suo atteggiamento che noi interpretiamo però come la speranza che ha nutrito in questi anni il Partito di rovesciare le posizioni esistenti in Consiglio per entrare a far parte della maggioranza. Era quindi necessario mantenere certi contatti con alcune forze di maggioranza, perché i Partiti, i Movimenti al di sopra dei 7 Consiglieri sono pochi; in tal modo non era indispensabile un'opposizione, o diciamo non era strumentale, una opposizione netta e rigida, mentre poteva esserlo un'opposizione morbida. D'altra parte, anche il mantenimento della posizione della Presidenza del Consiglio ha a parer nostro condizionato decisamente il P.C.I. nella sua azione, perché evidentemente questo fatto ne ha legato alcune iniziative sino in questi ultimi tempi, cioè quelle di attribuire - ed in questo senso ci troviamo concordi con un'osservazione che ha fatto due Consigli fa l'Assessore Ramera - alla Presidenza del Consiglio una sorta di Governo-ombra della Regione.
Queste sono posizioni critiche che però da sole non possono chiarire le nostre scelte. Vi sono stati anche altri comportamenti da parte di altri Partiti e Movimenti; c'è stato un accordo che avevamo fatto con il P.S.D.I. secondo ben determinate prospettive di carattere politico al fine di rafforzare l'area laica e socialista all'interno di questo Consiglio. Probabilmente alcune incomprensioni, la differenza di alcune valutazioni, non hanno permesso di proseguire su questa strada, anche se ci auguriamo di poterlo fare in futuro.
A giustificazione della nostra linea ci sono considerazioni più generali di carattere non solo consiliare ma anche politico, che hanno trovato un'esplicitazione nel nostro Congresso regionale dell'aprile 1981 tenuto a Saint-Pierre. Da questo Congresso sino al Convegno che abbiamo fatto la settimana scorsa a Saint-Vincent, c'è stata tutta una fase di ripensamento della nostra politica in Valle d'Aosta, della nostra funzione e conseguentemente anche dei rapporti che dobbiamo impostare con le altre forze.
Abbiamo posto a base della nostra linea una prospettiva dell'autonomia valdostana intesa in senso dinamico e non statico, che tenga conto dell'evoluzione della nostra Regione in questi ultimi tempi sia all'interno della nostra società che in più vasto contesto nazionale ed europeo. Quindi noi propendiamo verso soluzioni che portino ad un progresso culturale di tutta la nostra società, che siano una sintesi degli apporti migliori di tutte le Forze, per raggiungere una omogeneità di base ed una specificità della nostra situazione che ci permetta di mantenere inalterati i rapporti, diversi ed autonomi, rispetto ad altre Regioni italiane e rispetto ai Paesi europei.
Abbiamo riconsiderato, riaffermandoli, i valori dell'acquisizione culturale e linguistica da parte di tutti i componenti della nostra società, nella prospettiva di un inserimento sempre più ampio in Europa, nel cui contesto dobbiamo essere padroni di due culture per poter entrare in relazione con l'ambiente di una e dell'altra cultura.
Siamo dell'avviso che il bilinguismo debba essere nella nostra Regione un patrimonio comune a tutti e sotto questo aspetto deve essere considerato un'acquisizione, una conquista, un obiettivo per una nuova etnia valdostana. Da questa impostazione teorica di prospettiva discendono - e devono discendere - considerazioni di carattere politico e di come porsi nei confronti di tutte le altre Forze.
Ed è in questo senso che diversi e di conseguenza migliori devono essere i rapporti con tutti i Movimenti regionali, per cui ci sono dispiaciute alcune considerazioni che sono state indirizzate alle nostre iniziative dal Movimento dei Democratici Popolari, che non ha forse inteso completamente lo spirito delle nostre proposte, favorendo in tal modo l'insorgere di alcuni malintesi che dovranno essere chiariti.
Vogliamo stabilire con i Movimenti regionali un'intesa, prima che politica, culturale ed in questa direzione ci muoviamo non solo come Partito Socialista della Valle d'Aosta, ma in linea con il Partito Socialista Italiano e con l'Internazionale Socialista.
Intendiamo migliorare i rapporti con tutte le altre forze politiche operanti in Valle d'Aosta, particolarmente con la D.C. che riteniamo, e non ci stanchiamo mai di ripeterlo, sia in sede regionale diversa e migliore rispetto alla D.C. in sede nazionale, con la quale ci sono tutta una serie di contrasti come leggiamo ogni giorno sui giornali.
Questa migliore intesa l'abbiamo potuta rilevare in particolare dall'intervento del Consigliere Fosson al Convegno di domenica scorsa, in base al quale ci siamo resi conto che su molte delle nostre linee per l'autonomia valdostana c'è un accordo di principio con la D.C. della Valle d'Aosta. E diverso e migliore deve essere anche il rapporto con il Partito Comunista, perché malgrado le critiche che gli abbiamo fatto e che forse continueremo a fargli, vediamo con notevole interesse la nuova linea che il Partito Comunista sta realizzando in campo nazionale, anche se resterà probabilmente il contenzioso sulla primogenitura, sulla forza egemone o trainante di un'eventuale possibile alternativa di sinistra, ed è in questo senso che chiediamo al Partito Comunista di smetterla di considerare il Partito Socialista come un ragazzino discolo che deve solo essere ammonito.
Ma più che altro ci sono, particolarmente in questo Consiglio regionale, una serie di Forze che hanno caratteristiche ben determinate, che sono qualificate ma hanno numericamente uno scarso peso e che compongono il quadro cosiddetto laico, con le quali il Partito Socialista in campo nazionale sta tentando degli approfondimenti e con le quali in sede regionale ritiene di dover trovare una maggiore coerenza, perché bisogna dire che è proprio a causa di incoerenza fra le forze laiche se in questo Consiglio si è dato spazio ai grossi raggruppamenti.
Anche in questo caso è valido il vecchio proverbio: "L'unione fa la forza", ma purtroppo le forze laiche in questo Consiglio hanno sempre operato in una prospettiva piuttosto riduttiva. In questa ottica il nostro partito ha iniziato una serie di incontri ed iniziative con le forze dell'attuale maggioranza per giungere ad un accordo, che è stato stipulato e che prevede pochi punti qualificanti che trovano sede proprio nel bilancio, come ciascuno può oggi riscontrare nella bozza di bilancio che è stata presentata.
E' stato detto che il Partito Socialista voleva entrare in maggioranza in quanto essendoci finalmente il riparto fiscale, erano disponibili maggiori fondi da distribuire, e cioè per il principio che dove la torta è più grossa c'è spazio anche per qualcun altro. Evidentemente questo modo di considerare le cose salta a piè pari tutte le premesse che sono state poste.
E' evidente che quando i fondi sono più ampi è necessario anche un maggior controllo per poterli bene indirizzare; il nostro controllo noi lo effettuiamo da posizioni di maggioranza con un accordo di questo tipo, diversamente da quanto è avvenuto cinque anni fa per il Partito Comunista che ha firmato un accordo analogo, pensando di poter egualmente condizionare i fatti da una posizione di minoranza. L'accordo che è stato siglato prevede, come dicevo, pochi punti relativi all'occupazione, all'edilizia abitativa, al decentramento, alla viabilità ed alla sanità.
La maggior parte di questi settori ha già trovato una chiara individuazione ed un finanziamento nel bilancio ed in occasione della discussione sul bilancio si potranno approfondire tutti questi aspetti.
Vorrei sottolineare che il Partito Socialista entra in maggioranza con una chiara caratterizzazione di Forza di sinistra e da questa posizione continuerà ad operare per affermare i propri obiettivi, indipendentemente dal fatto che sia stato siglato un accordo; così come tutte le altre forze di maggioranza ritengo legittimo debbano fare, perché gli accordi sono fatti per questi obiettivi; con l'evoluzione delle situazioni e dei tempi possono sorgere nuovi problemi che possono portare a siglare anche altri patti.
Quindi il Partito Socialista entra come forza di sinistra in maggioranza e come tale si aspetterebbe una volta tanto anche un modo diverso di interpretare questa azione da parte del Partito Comunista.
Il Partito Socialista entra senza richiedere posti di potere in esecutivo, condizione questa che potrebbe stupire molti, visto che per tantissimi anni si è voluto vedere il Partito Socialista come quel Partito che non si muoveva senza avere prima ottenuto delle particolari condizioni.
Ma noi abbiamo operato e continueremo ad operare secondo una chiara prospettiva politica che è stata bene individuata.
E' chiaro che senza avere delle posizioni di controllo nell'esecutivo, la nostra azione potrà essere condizionata per quanto riguarda le minuzie, ma sarà evidentemente qualificante sui fatti sostanziali.
Ed infine vorrei dire che il nostro ingresso in maggioranza non vuole porsi contro alcuna Forza; ci potranno essere delle interpretazioni di diverso tipo, ma le premesse politiche alla nostra azione dimostrano che non ci interessa chi è in questo momento in esecutivo, ma che ci interessa solamente riuscire a trovare su questi punti un'aggregazione per poter discutere ed operare assieme a tutti.
PRESIDENTE: E' aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne fa facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Devo dire che l'intervento del Consigliere Nebbia, anche se svolto in modo pacato, ha dimostrato una certa debolezza delle posizioni di questo partito, un certo bisogno di dare spiegazioni: per dirla con un'espressione più semplice, sembra quasi che il Partito Socialista abbia la coda di paglia per il modo con cui ha giustificato il suo ingresso in maggioranza.
L'ingresso in maggioranza del Partito Socialista non è una questione nuova, quindi pensavo che oggi non ci sarebbe neanche stato un grande dibattito; sono quattro mesi che se ne parla, le diverse forze politiche hanno preso il loro tempo e ne hanno già discusso, secondo me, a sufficienza.
Si è ritenuto necessario portare il dibattito in Consiglio, ma non mi sembra che dalle argomentazioni del Consigliere Nebbia siano venute fuori delle giustificazioni politiche; al contrario, la prima parte dell'intervento è stata tutta dedicata alla critica di una forza di opposizione, e trovo strano che a giustificazione del proprio ingresso in maggioranza si scelga come argomento principale, anziché ciò che si vuole fare, quanto è stato fatto da una forza d'opposizione, insistendo poi a verificare ed a criticare tale comportamento.
Questa mi sembra una posizione sostanzialmente debole.
Del resto, come ci siamo già detti altre volte, ogni Forza porta avanti la sua opposizione nel modo che ritiene più opportuno, così come noi in quello che riteniamo più proficuo per la nostra posizione politica e per la possibilità di portare maggiori consensi al nostro partito.
Non credo che saremmo tanto abili e che faremmo delle scelte opportune se accettassimo dalla maggioranza il consiglio su come fare l'opposizione.
Un verso di Virgilio dice: "Timeo Danaos et dona ferentes"; qui non si danno neanche dei doni, si danno dei consigli gratuiti ad una forza di opposizione su come deve fare l'opposizione proprio nel momento in cui si entra in maggioranza, ed io non credo siano dei consigli disinteressati.
Un'altra delle argomentazioni principali svolta dal Consigliere Nebbia, che porterebbe ad un'ambiguità delle posizioni del Partito Comunista - e cioè quella della Presidenza del Consiglio - è invece una questione che abbiamo già discusso con altri Movimenti in numerose occasioni, per cui pensiamo di essere stati chiari e di esserlo ancora adesso.
Al momento in cui il compagno Dolchi è stato eletto Presidente del Consiglio, ha affermato - e noi come partito abbiamo preso questo impegno - che il Presidente del Consiglio rappresentava tutto il Consiglio; la sua elezione non era il frutto di un apporto fra Forze di maggioranza, ma era un accordo tra le Forze di maggioranza e minoranza, fra la maggioranza delle Forze del Consiglio, per avere un Presidente che garantisse rapporti democratici all'interno di questa Assemblea.
Respingiamo come pretestuosa l'argomentazione che il Presidente del Consiglio debba essere espressione delle maggioranza; abbiamo un riferimento dal punto di vista istituzionale ancora più elevato che non la Presidenza del Consiglio della Valle d'Aosta, e della Presidenza della Camera, nella quale non crediamo che per il fatto che la compagna Nilde Jotti sia Presidente della Camera, il Partito Comunista Italiano abbia una posizione ambigua a livello nazionale.
Questo non è vero neanche qui, anzi pensiamo - e su questo siamo pronti a discutere - che il Presidente del Consiglio Dolchi abbia rispettato gli impegni presi al momento della sua assunzione; se non lo ha fatto, che lo si critichi e gli si chieda conto di come ha garantito la democrazia di questo Consiglio, di come ha rappresentato il Consiglio nelle sedi in cui era tenuto a farlo.
In sostanza, per non scendere in polemiche inutili, la scelta del Partito Socialista è a mio giudizio una scelta che non si giustifica chiaramente come vorrebbe. Non è una scelta fatta per la governabilità; questo è uno dei temi principali usati dal Partito Socialista: noi scegliamo di entrare in maggioranza per garantire la governabilità.
Qui esisteva una maggioranza già largamente autosufficiente, quindi non vediamo in questo senso una giustificazione politica. Non ci sembra neanche - ma su questo si può discutere - che l'ingresso del Partito Socialista nella maggioranza abbia portato a modifiche sostanziali nei programmi della Giunta; l'Union Valdôtaine, quando ha accolto la richiesta del Partito Socialista, ha dichiarato che non è stato modificato il programma della Giunta, ma si è sostanzialmente aggiornato quel programma già concordato nel 1979; ed anche esponenti di altre Forze politiche hanno dato al programma questo carattere. Non ci sembra neanche che sia stata espressa la volontà di un cambiamento nei metodi di Governo, che potrebbe essere un'altra delle ragioni che spingono un partito ad entrare in una maggioranza; quindi, per dare un giudizio, mentre avevamo giudicato l'ingresso dei Democratici Popolari nella maggioranza, una resa contrattata, perché in cambio dell'ingresso in Giunta c'era stato un cambiamento di parte, dall'opposizione alla maggioranza, giudichiamo quello del Partito Socialista un atto di sottomissione volontaria ad un determinato tipo di schieramento in cambio di vantaggi futuri, cosa di per sè legittima che non pensiamo però possa essere presentata in altro modo.
Da parte nostra confermiamo ancora una volta di essere Forza di opposizione, non per ragioni di schieramento, ma perché pensiamo che non ci sia nel comportamento e negli atti di governo della Giunta un indirizzo ed un rispetto di metodi che possiamo condividere. Ci sembra per esempio che nessun passo avanti sia stato fatto in questi anni verso il metodo della programmazione, che anzi è stato sempre più lasciato da parte, al punto che oggi, credo, i funzionari dell'Ufficio Programmazione non sappiano neppure bene cosa debbono fare. Non condividiamo l'indirizzo rispetto ai problemi del decentramento: prima di tutto l'atteggiamento di rifiuto nei confronti delle Comunità Montane e poi un atteggiamento nei confronti dei Comuni che non è di rapporto paritario, di fiducia, ma resta sempre un rapporto di elargizione dall'alto verso il basso. Non condividiamo gli indirizzi della Giunta, della maggioranza, nel campo industriale; ci sembra anzi di scorgervi delle venature di carattere anti-industriale che a noi appaiono molto pericolose. Non condividiamo gli indirizzi della Giunta nel settore agricolo, dove da anni mancano iniziative di qualche rilievo e dove si continua a portare avanti una politica di tipo assistenziale alla maniera spicciola. Non condividiamo gli indirizzi della Giunta nel settore terziario, dove si rincorrono di preferenza interventi di tipo assistenziale che non la ricerca dello sviluppo della base produttiva della nostra Regione.
Non condividiamo neppure l'impostazione culturale - se così si può dire - di questa maggioranza, di questa Giunta.
Ci sembra inoltre che questa Giunta non sia neanche sufficientemente autonomista; lo ha dimostrato nelle vicende del riparto, quando si è dimostrata subito pronta ad accettare un sopruso vero e proprio da parte del Governo, e lo dimostra nel rapporto con i Comuni ed anche per l'assenza di iniziative culturali. Le uniche iniziative di carattere culturale, dobbiamo riconoscerlo, sono poi state prese non dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione e Cultura, ma dall'Assessore al Turismo. In tutti questi anni non è stata presa un'iniziativa al di là della ripetizione dei meccanismi già usati in passato, in difesa della stessa identità culturale della popolazione valdostana. In questo senso si cerca di fare qualcosa in difesa della lingua francese, ma si fa molto poco per quel che riguarda la conoscenza, da parte delle giovani generazioni, della storia delle tradizioni della popolazione valdostana. Se si prendessero invece delle iniziative per colmare questa lacuna, si avrebbero più partecipanti ai diversi convegni sull'autonomia.
In sostanza crediamo che il comportamento della Giunta non garantisca un autogoverno della popolazione valdostana, ma sia invece una struttura che si pone al di sopra della popolazione stessa, per distribuire delle risorse con meccanismi che sono per la maggior parte deleteri. A noi sembra che la Giunta regionale, come pure le forze che via via si sono ad essa associate, si sia collocata nell'ottica non di un organismo che deve fissare indirizzi per l'autogoverno della popolazione valdostana, ma nell'ottica di una super amministrazione che distribuisce risorse in questo momento anche consistenti.
A nostro giudizio questa è una visione riduttiva che pertanto rifiutiamo, e sulla base dei ragionamenti che ho fatto, confermiamo la nostra opposizione.
Sosteniamo invece che occorre lavorare per costruire una piattaforma autonomistica fra le forze politiche valdostane, per giungere ad una maggioranza ed ad un esecutivo che abbia indirizzi diversi, che voglia usare i metodi della programmazione, del decentramento, che voglia legiferare programmi-quadro e dotare la realtà valdostana di tutti gli strumenti necessari per il suo autogoverno. Fino a che non ci saranno impostazioni di questo tipo pensiamo che la maggioranza potrà anche allargarsi, ma in realtà non diventerà né più efficiente né più capace di dare risposte ai problemi della popolazione valdostana.
Per questa ragione non ci preoccupa neanche l'allargamento della maggioranza ed il conseguente restringimento dell'opposizione dall'altra; il primo perché non avviene per realizzare un progetto politico di una qualche consistenza, ma avviene per gradi successivi in seguito a ragioni di tipo opportunistico, a calcoli di potere proiettati dopo le elezioni regionali.
Pertanto la colla che tiene insieme questa maggioranza è tale che prima o poi non terrà più saldamente assieme queste forze e renderà invece possibili soluzioni differenti.
E neanche ci preoccupa che si indebolisca l'opposizione perché in realtà - come ha già detto il Consigliere Nebbia, mentre dava i giudizi del suo partito sull'opposizione condotta dal nostro - non c'è stato in tutti questi anni un contributo da parte del Partito Socialista alla costruzione di uno schieramento alternativo delle forze di opposizione. Anzi diciamo con un ragionamento un po' utilitaristico, che la diminuzione delle forze che si collocano all'opposizione in una realtà come quella valdostana, allarga gli spazi dell'opposizione stessa; quindi non crediamo che il nostro partito abbia da rimetterci da scelte come quelle fatte dal Partito Socialista.
Lavoreremo comunque senza fare eccessive recriminazioni per quello che è il nostro obiettivo politico principale e cioè per aumentare il consenso, che pure c'è anche all'interno di alcune forze della maggioranza, per un disegno alternativo rispetto all'attuale gestione della Giunta regionale.
Distinguiamo anche fra l'operato della Giunta e le forze politiche che la esprimono; non pensiamo che nessuna Giunta regionale sia eterna né immodificabile, anche se questa ormai ha largamente superato i sette anni di permanenza. I processi politici sono in movimento e la mancanza di interventi sostanziali nell'economia della società valdostana produce a nostro avviso scompensi e dissensi che possono portare alla costruzione di una maggioranza diversa di cui fa già parte il nostro Partito, per andare ad una direzione della nostra Regione che abbia un carattere di maggiore capacità di autogoverno e che sia all'altezza di rappresentare le esigenze della popolazione valdostana.
Fino a quando non si farà, sia a livello nazionale che regionale, una maggioranza con il nostro Partito, mancherà all'interno di entrambe le maggioranze una forza capace di confrontarsi e di costringere anche le altre ad affrontare soluzioni e problemi nuovi.
In questa maggioranza ci sembra che il confronto sia scarso e che una forza predomini sulle altre, imponendo loro le proprie impostazioni; in questo senso non crediamo che realmente ci si confronti e si discuta sui programmi, ma pensiamo invece che, nonostante gli inevitabili dissensi, sia sempre prevalente il giudizio dell'Union Valdôtaine, e che la sicurezza dell'Union Valdôtaine nei rapporti con i suoi alleati porti ad una riduzione dell'ottica con cui si guarda ai problemi e quindi a degli scompensi sui quali noi intendiamo lavorare. Un Partito come il nostro, che sta discutendo di questioni di grande prospettiva, che ha affrontato con rigore ed una certa capacità di analisi questioni più complesse di rapporti internazionali, non può venire coinvolto in questioni puramente strumentali di tattiche di maggioranza o di questioni di potere, ma deve continuare a rappresentare, anche nella nostra Regione, un punto di riferimento per la costruzione di un disegno alternativo nel governo della realtà valdostana.
In questo senso si possono anche accogliere alcune delle parti dell'intervento del Consigliere Nebbia, quando veniva rilevata la necessità di mantenere rapporti con il nostro Partito. Pensiamo di avere un'impostazione sufficientemente chiara: non vogliamo entrare in nessuna maggioranza se non possiamo cambiare i metodi e partecipare. Fino a quel momento siamo e resteremo all'opposizione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.
CARLASSARE - (Democrazia Proletaria - Nuova Sinistra): Per quel che riguarda l'entrata in maggioranza del Partito Socialista, scontata, ma non altrettanto lineare ed entusiasta da parte di tutte le forze che lo hanno accolto nella loro grande famiglia, vorrei partire da un riferimento che il Consigliere Nebbia ha avuto la bontà di fare nei confronti di Nuova Sinistra. Ad un certo punto dice che qualche tempo fa c'era una maggioranza unita dal punto di vista programmatico, e lascia intendere in qualche modo, anche dal punto di vista ideale, ed una minoranza invece tutta sbilanciata in cui coesistevano un comportamento ambiguo da parte del Partito Comunista, ed un comportamento costruttivo e rispettoso da parte di Nuova Sinistra e dei Democratici Popolari.
Personalmente ritengo di non essere né particolarmente rispettoso nei confronti di questa maggioranza, né particolarmente costruttivo. Se vogliamo dire che c'è stato un processo di "imbuzzurrimento" da parte di Nuova Sinistra nei vari personaggi che si sono succeduti, sono contento di essere arrivato a questo, e farò una critica a chi invece era tanto rispettoso e costruttivo nei confronti della maggioranza.
Per dare un giudizio di merito su questa operazione politica, vorrei partire da un'analisi - condotta però in termini molto semplici, perché non conosco il latino e quindi mi viene difficile dare delle definizioni colte cosa come ho sentito fare - sul comportamento del Partito Socialista in sede nazionale a partire dal Congresso citato, di Torino, di 4-5 anni fa, da quando Craxi ha gestito effettivamente la linea politica del P.S.I. ottenendo dei notevoli risultati sul piano politico, per quanto riguarda l'aumentato peso del P.S.I. sulla scena politica italiana.
Volendo sintetizzare in una sola battuta il comportamento che tanto ha reso al P.S.I., potremo dire che si è teorizzata la funzione della "cerniera". In effetti il P.S.I. sta sfruttando al massimo questa sua posizione centrale nello schieramento politico italiano - visto che ormai nel 1982 non è più ipotizzabile una soluzione di destra tipo Governo Tambroni - che gli consente di fare pesare molto di più del 10/12% che raccoglie in sede elettorale nei confronti delle varie forze politiche con cui si va alleando, sia che si trovi al Governo centrale con la D.C., o in Amministrazioni periferiche, nei Comuni e nelle Regioni, nei confronti del P.C.I., dove conduce una azione che non esito a definire in molti casi ricattatoria, anche se tuttavia legittima.
Bisogna dire, a nota di merito del P.S.I., che questo comportamento estremamente disinvolto sul piano delle realizzazioni concrete che si traducono in voti, in consensi ed in un aumentato peso politico sulla scena italiana viene adottato all'interno del Partito da compagni che riescono a dare delle indicazioni coerenti sul piano ideologico, di quale atteggiamento tenere nei confronti di Movimenti politici di altri Paesi.
Abbiamo il massimo rispetto di Bobbio, che stimiamo una delle persone più coerenti e prestigiose della scena culturale italiana. Da questa fotografia del comportamento del P.S.I. in Italia, voglio partire per dare un minimo di giudizio sull'operazione che viene qui condotta. A questo punto dico: bravo Andrione, perché il vero vincitore di questa operazione è il Presidente della Giunta Mario Andrione. Lui ha teorizzato forse ancor prima di Craxi la funzione della "cerniera" e trovandosi in mezzo ha voluto utilizzare al massimo, con un comportamento assolutamente coerente, tutti gli spazi politici che gli venivano offerti sia dalla minoranza, dalla opposizione, che dalla maggioranza. Se voglio cogliere un segno politico all'ingresso del Partito Socialista in questo momento - non quello che dirò dopo, che ha una funzione assolutamente legittima ma un po' diversa - è quello che l'Union Valdôtaine sta svolgendo un ruolo di predominanza nei confronti delle forze politiche sue alleate, che molte volte sono un po' recalcitranti perché vorrebbero avere maggiore spazio ed una maggiore capacità di intervento, sennonché a questo punto subentra la logica dei numeri in modo rigoroso, in quanto se si vuole ottenere qualcosa bisogna essere in grado di impedire, ritirandosi - operazione questa che viene fatta molto spesso in campo nazionale - la gestione di un certo programma, sotto un determinato segno, in quel momento politico.
A questo punto cosa bisogna fare? E ripeto bravo Andrione che è riuscito a convincere i suoi amici di Movimento perché non tutti erano così contenti ed entusiasti dell'entrata del Partito Socialista a causa di antiche prevenzioni nei confronti di "vecchi" personaggi, non tanto per età quanto per comportamento, facendo loro un ragionamento molto semplice sulla base dei numeri. Ha detto: "Se abbiamo la possibilità di fare la cerniera in due modi, quindi gestire l'attuale maggioranza, nel caso le Forze che la compongono non si comportino come vogliamo noi, possiamo andarcene e creare i presupposti per una maggioranza di segno diverso, perché i numeri li abbiamo lo stesso".
Quindi se vogliamo cogliere un segno politico all'ingresso del Partito Socialista in questo preciso momento, in seguito a polemiche e frizioni molto accentuate che si stavano delineando all'interno della maggioranza, secondo me è soprattutto questo.
Per quanto riguarda invece l'affermazione fatta dal Consigliere Nebbia, quando dice che il Partito Socialista entra nella maggioranza ma non vuole avere dei posti, e che la sua è una posizione che intende assumere in seguito ad un'analisi politica generale, mi va tutto bene, mi sembra giusto ed assolutamente in linea con le scelte del Partito Socialista a livello nazionale.
Consentitemi però di dire che a mio avviso l'attuale operazione è stata anche impostata in una ipotesi molto molto più ravvicinata e palpabile, che è quella di avere la possibilità di gestire effettivamente le realizzazioni rese possibili dalle modificate disponibilità economiche da parte della Regione in seguito al riparto fiscale, che non si esauriscono nel 1982, ma probabilmente si cominceranno a delineare con molta più precisione e possibilità d'intervento a partire dal 1983, anno in cui ci saranno le elezioni con conseguenti "giochi" per gestire anche quei nuovi spazi che la legislazione meglio precisata, che riguarda le deleghe, dà alla Giunta per governare la Regione.
Non trovo scandaloso il comportamento del Partito Socialista, anzi lo trovo coerente con i comportamenti quotidiani di tutti i Partiti Socialisti d'Italia; ho i miei dubbi che questo si traduca in un effettivo miglioramento della conduzione della Cosa Pubblica, che porti dei vantaggi alla popolazione valdostana.
Non ho ancora avuto modo di vedere il bilancio, quindi non so dire se la entrata del Partito Socialista ne modifica fondamentalmente l'impostazione rispetto allo scorso anno, salvo il maggior numero di miliardi che sono a disposizione; fatto questo che potrebbe tradursi addirittura per assurdo in un peggioramento delle linee di intervento sul piano politico, perché dà maggiore disponibilità finanziaria a degli indirizzi politici di conduzione della Cosa Pubblica che ritengo errati in quanto tali, indipendentemente quindi dalle cifre a disposizione.
Mi auguro solo che questa operazione non comporti un ulteriore decadimento di quello che dovrebbe essere l'elemento fondamentale della vita politica, ossia il dibattito ed il confronto non solo fra le forze politiche, ma anche fra forze sociali e di conduzione effettiva del Governo su delle scelte che vadano incontro agli interessi della popolazione, anziché servire, come molte volte succede, a garantire centrali di potere e di sottogoverno, che in ultima analisi finiscono con lo svuotare un bilancio, e che vadano a sostenere le funzioni amministrative che questa Regione ha per consentire delle scelte che ci portino se non fuori dalla crisi, almeno ai margini, dando ai valdostani nel complesso la possibilità di vivere meglio.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Minuzzo, ne ha facoltà.
MINUZZO - (P.S.D.I.): Nell'illustrare la nuova posizione assunta dal Partito Socialista nell'ambito del Consiglio regionale, mi è parso di cogliere la difficoltà del Consigliere Nebbia quando ha liquidato i rapporti fra il Partito Socialista e quello Socialdemocratico con una brevissima frase, senza ricordare forse quelli che erano stati i loro rapporti, prima del passaggio all'opposizione del P.S.D.I., prima che venisse stipulato quel patto di consultazione, sottoscritto congiuntamente dal Partito Socialista e dal Partito Socialdemocratico.
E' necessario richiamare qui quel documento, siglato il 9 dicembre 1980, dopo che il partito Socialdemocratico, in seguito alle elezioni comunali del 1980, dalle quali è uscito vincitore raddoppiando i consensi, benché uscisse da una Giunta, da una coalizione di sinistra che amministrava il Comune di Aosta, in virtù del fatto che c'era questa possibilità di collegamento di consultazione tra il Partito Socialdemocratico ed il Partito Socialista ha accettato di fare parte di una maggioranza così ampia, quale quella che oggi governa la città di Aosta, nella quale però le forze socialiste e laiche sono il perno portante di questa Amministrazione.
Partendo da questo presupposto, dopo aver sottoscritto questo patto di consultazione con il Partito Socialista, il Partito Socialdemocratico, non condividendo più quelle che erano le impostazioni della maggioranza, tant'è che lo stesso Partito Socialista non le condivideva ed infatti nel documento è stato scritto "il P.S.I. ed il PSDI ritengono che occorre dare ai temi del Regionalismo, dell'Autonomia, della convivenza civile, un indirizzo diverso che porti ad una comunità integrata basata sul consenso democratico e sulla pacifica coesistenza delle diverse componenti etniche, un Regionalismo quindi non chiuso in se stesso, ma aperto e sensibile a contributi esterni in una visione che superi i nazionalismi e proietti ed esalti in un'Europa dei popoli il patrimonio della millenaria esperienza autonomistica valdostana", (il Partito Socialdemocratico) è passato all'opposizione in Consiglio regionale.
Dicevo che non possiamo accettare questa accusa velata fatta dal Consigliere Nebbia a nome del suo partito, di incoerenza delle forze dell'area laica e socialista, perché noi sempre abbiamo operato con correttezza.
Voglio ricordare al Consiglio regionale la legge n. 73 concernente la costituzione di un patrimonio pubblico sulle aree edificabili, e voglio ricordargli inoltre che incoerenza da parte nostra assolutamente non ve n'è, anche perché la posizione assunta dal Partito Socialista a livello locale è in netta contraddizione - e qui si rileva l'incoerenza del "suo" Partito - con la strategia del Partito Socialista a livello centrale, per altro condivisa ed appoggiata dal Segretario del Partito Longo, che fa il discorso della governabilità e della stabilità politica ed amministrativa.
Ritengo che in questo Consiglio regionale l'ingresso del Partito Socialista non sia assolutamente coerente a questa impostazione portata avanti con forza da Craxi, perché vediamo che il Partito Socialista non è forza determinante in questa maggioranza, a meno che non vi sia da parte sua - ma le dichiarazioni del Consigliere Nebbia lo smentiscono - la volontà di esservi entrati in contrapposizione a qualcuno.
Non possiamo non dare ragione al Consigliere Carlassare, quando dice che è Andrione l'unico vincitore, sebbene ritenga, forse peccando di modestia, di non essere uno di quelli che fanno parte degli "imbuzzurriti" pur facendo parte dell'opposizione.
Al di là di quello che dicono gli Organi di Stampa, al di là del fatto che qualcuno preconizzi un seggio senatoriale per il nostro caro Presidente, e qui a discapito del Consigliere Faval, nel caso in cui il Presidente della Giunta dovesse essere eletto Senatore, perché è nella rosa dei candidati per ricoprire il posto di Presidente della Giunta, è vero quando si dice che chi si è rafforzato qui è unicamente Andrione, l'Union Valdôtaine, che con l'ingresso del Partito Socialista in maggioranza può giocare meglio al ricatto ed alla divisione delle forze politiche.
A conferma di ciò, abbiamo potuto leggere e sentire dagli organi di informazione i laconici comunicati delle varie forze politiche di maggioranza, dove da una parte si dava uno schiaffo morale al Partito Socialista e dall'altra si annunciava di non poter fare diversamente, avendo l'Union Valdôtaine, forza di maggioranza relativa nel Consiglio regionale, dato il suo consenso all'ingresso del P.S.I. nella maggioranza.
Ho parlato di schiaffo morale al Partito Socialista perché già nel lontano 17 ottobre 1981, la Segreteria di questo Partito aveva emesso un comunicato nel quale si chiedeva l'apertura di consultazioni per verificare la possibilità di un eventuale ingresso in maggioranza e si specificava un ampio programma, un grosso pacchetto di condizioni fatte dal Partito Socialista a questa maggioranza per un suo ingresso; abbiamo potuto leggere e sentire da più parti che il programma della Giunta restava quello del 1979, e che il Partito Socialista aveva deciso di appoggiare quel programma stilato nel 1979, al quale allora disse di no, ed al quale oggi dice di sì. Chiaramente anche al P.S.D.I., se oggi dichiarasse di condividere l'impostazione di questa Giunta, Andrione risponderebbe che va bene, che possiamo votare a favore del bilancio, dei provvedimenti proposti da questa Giunta, così come ha fatto con il Consigliere Berti e con quello del P.L.I. e come ha fatto, se ben ricordo, con il P.R.I. in occasione della votazione del bilancio del 1981, quando disse che chi avesse votato in favore di quel bilancio avrebbe fatto parte della maggioranza.
Non riteniamo questo un modo serio e corretto di fare politica e di gestire la Cosa Pubblica in questo momento.
La scelta fatta dal Partito Socialista va indubbiamente a diminuire la forza della Sinistra in Valle d'Aosta in quanto viene a mancarle un apporto determinante quale quello del Partito Socialista e poiché non condividiamo che il Partito Socialista si trinceri dietro il fatto che entra in questa maggioranza come forza di sinistra, che come tale continuerà ad operare, ritenendo che non abbia oggi la forza necessaria per fare quest'azione, siamo del parere che abbia indebolito quella che poteva essere un'azione costruttiva fatta dalle tre forze che oggi si trovano all'opposizione in Consiglio regionale.
Quindi ritengo che l'ingresso del Partito Socialista nella maggioranza sia quanto di più negativo potesse verificarsi a livello regionale; mi auguro - e qui parlo esclusivamente come rappresentante del Partito Socialdemocratico - che la sua scelta non vada ad incrinare quei rapporti che faticosamente stiamo cercando di instaurare e di stringere con il Partito Socialista per un'azione comune nell'interesse della Valle d'Aosta.
E' chiaro però che non possiamo accettare l'accusa di incoerenza come componente di forza dell'area socialista e laica, non possiamo certo accettare la definizione fatta dal Consigliere Nebbia quando dice che non siamo riusciti a coagulare una certa sintonia di operatività/inoperatività fra le nostre due forze; ritengo però sia necessario continuare su questa strada intrapresa dalla Segretaria regionale del mio partito e quella del P.S.I., affinché l'area socialista e laica sia rafforzata per il bene della nostra Regione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ANDRIONE: Chiedo scusa al Consigliere Martin, che era iscritto prima di me a parlare, ma per impegni inderogabili mi devo assentare per pochi minuti e vorrei avere il tempo di dire brevemente il pensiero della Giunta.
Innanzitutto vorrei far notare che sottolineare in tre interventi - e abbastanza lunghi - che la politica è fatta di rapporti di forza, è più o meno come illustrare l'invenzione dell'acqua tiepida, che non è proprio calda ma non è neanche fredda: è evidente che l'Union Valdôtaine e le forze che compongono la maggioranza applicano le regole politiche. Che poi linguisticamente vengano chiamate "cerniera" o in un altro modo, ha un'importanza del tutto relativa.
In questo ambito specifico, le scelte sono coerenti con le convinzioni dei Partiti e dei Movimenti per l'applicazione di certe idee, perché, visto che la Repubblica è fondata sul metodo democratico che si esprime attraverso i Partiti, non sapremmo come altrimenti fare per portare avanti le idee che rappresentiamo.
Ho avuto un attimo di paura quando mi sono sentito dare del bravo; per fortuna la spiegazione che è seguita, dimostrava che era ironico quel complimento, perché per quanto ci riguarda noi preferiamo essere trovati cattivi, poi anche se qualche espressione "buzzurra" dovesse sfuggire, non ci siamo mai offesi, anzi apprezziamo le qualità con le quali una certa opposizione porta avanti le sue idee.
Qual è per noi il significato dell'entrata in maggioranza del Partito Socialista: innanzitutto c'è un significato generale di politica nazionale, che non può essere né dimenticato né sottovalutato, per quelle che sono le scelte del Partito Socialista, assolutamente indipendenti dal ruolo della D.C. o dell'Union Valdôtaine in Valle d'Aosta. Non vorrei citare né Bologna né Firenze, perché probabilmente perderemmo del tempo.
Vi è poi un ruolo specifico che è quello che viene ad appoggiare l'azione di una certa Giunta e di conseguenza ad approvare un tipo di Amministrazione. Per noi questo rappresenta un fatto positivo, concreto, reale, politico, e di conseguenza non abbiamo non solo potuto, ma voluto, respingere l'offerta del Partito Socialista.
Detto questo, per il momento si è detto tutto per lasciare ad altre arene la discussione di natura più politica, mentre qui bisogna tenere conto che siamo innanzitutto un'Amministrazione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Martin.
MARTIN - (U.V.P.): Dopo numerose consultazioni fra le Segreterie politiche dei Partiti, dei Movimenti componenti la maggioranza regionale e dopo la ratifica, in qualche caso sofferta dei rispettivi direttivi sull'accordo raggiunto, il Partito Socialista entra oggi a fare parte della maggioranza consiliare. Dicevo che in alcuni casi si è trattato di decisione sofferta: infatti a parte l'assenso immediato deliberato dagli organi dirigenti della D.C. perfettamente in linea con il quadro nazionale, da parte dei Movimenti autonomisti vi erano parecchie perplessità nell'allargare una maggioranza già sufficientemente ampia, che si era dotata di un programma politico-amministrativo valido e che con l'approvazione del riparto fiscale poteva realizzare quanto aveva programmato.
Era naturalmente legittima e politicamente intelligente la richiesta del Partito Socialista di entrare a far parte della maggioranza, specie a riparto già ottenuto. Ma era altrettanto legittimo e politicamente comprensibile l'atteggiamento tenuto dai Movimenti autonomisti che seppur con sfumature diverse, avevano dichiarato di voler collaborare più intensamente fra di loro, per addivenire alla formazione di un Fronte Autonomista regionalista più ampio di quello attuale. Le premesse avvenute in tale senso nel 1979, in occasione delle elezioni politiche ed europee, erano state incoraggianti ed avevano favorito la continuazione ed il rafforzamento del dialogo in occasione del triste avvicendamento dovuto alla prematura scomparsa del Sen. Fillietroz.
In effetti l'Union Valdôtaine Progressiste aveva rinunciato al suo assessorato a favore del Democratico Popolare Pollicini, proprio per favorire quel dialogo e quella collaborazione tra i Movimenti Autonomisti che pareva potesse concretizzarsi nel tempo con la creazione, da noi sempre sostenuta, dell'unità delle Forze Autonomiste regionaliste.
C'eravamo sbagliati, perché confidavamo eccessivamente nell'ideale valdostano che dovrebbe ispirare l'azione dei Movimenti Autonomisti, e soprattutto perché non avevamo valutato a fondo l'incidenza del potere che è in grado di rendere ciechi anche i politici più accorti. Fu una deformazione che ci derivò dalla nostra stessa configurazione, in quanto operando non per il potere, che non esercitiamo, ma per le idee, pensammo che anche altri si sarebbero mossi nella stessa direzione e che quanto prima quella nostra rinuncia sarebbe stata ampiamente ripagata.
Così non è stato, e spiace dirlo la causa principale è da ricercarsi nella mancata volontà di quella forza che si ritiene a noi più vicina. In effetti oggi assistiamo ad un rallentamento della politica autonomista intrapresa dopo lunghe incomprensioni nel 1978 e rafforzata nel 1979.
Abbiamo sempre sostenuto che i Movimenti autonomisti devono essere il perno della politica regionale, appoggiati eventualmente da quei Partiti nazionali che ne condividono i programmi.
L'esistenza stessa dei Movimenti Autonomisti è legata a questa logica. In quel giorno non molto lontano ormai, quando i due maggiori Partiti nazionali avranno terminato il loro reciproco processo di rinnovamento e per non farsi reciprocamente sopraffare dal Partito Socialista Italiano - che guarda caso o con la D.C. o con il P.C.I. è in maggioranza in tutte le Regioni italiane - dovranno quindi collaborare fra di loro, solamente una forte concentrazione autonomista che fino ad oggi pareva più facilmente attuabile, senza necessariamente cambiare maggioranza regionale ma solamente rinunciando ad un po' di potere o ridistribuendo meglio lo stesso potere regionale, sarà in grado di evitare lo strapotere dei Partiti nazionali.
Qualcuno ha osservato che questa maggioranza è molto ampia, quindi pronta a sostenere qualunque prova, mentre altri che vedono più lontano hanno obiettato che nulla è più mutevole della politica, ricordandosi forse del sottile malessere serpeggiante nella maggioranza per il fatto che sono in molti a votare, ma molti meno a decidere.
In occasione della revisione del riparto finanziario tra Stato e Regione, ho avuto modo di constatare l'impegno del Partito Socialista, unitamente agli altri Gruppi consiliari aventi rappresentanti a livello nazionale, ed ho avuto modo in altre circostanze di operare con il Partito Socialista anche al di fuori di quest'aula, apprezzandone il lavoro svolto.
Ho preso anche atto delle recenti autocritiche socialiste, volte a superare le incomprensioni verificatesi nel passato nella sfera delle problematiche generali, così come delle ipotesi di proposte per la revisione del nostro Statuto speciale, ipotesi che per certi aspetti sono vicine a quelle del Movimento che qui rappresento e che dovranno a parer nostro avvenire attraverso un'ampia rivalutazione delle matrici etniche, linguistiche e storiche e dei valori di libertà e di autogoverno del nostro popolo, principi basilari cui dovrà rifarsi il nuovo Istituto Autonomo nel contesto della mutata realtà sociale economica e giuridico-amministrativa della nostra Regione.
E' sulla base di queste considerazioni che sono certo che la collaborazione dei due Consiglieri socialisti sarà leale, coerente e continua. Ritengo altresì che essendo anche essi parte della maggioranza, pur non facendo parte dell'esecutivo, si potrà intensificare il ruolo di verifica e di proposta al fine di realizzare, negli ultimi 14 mesi che ci separano dalla fine della legislatura, il programma concordato.
PRESIDENTE: Vi è ancora qualcuno che intende parlare sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio? Vi ricordo che questo non è un dibattito ma i Consiglieri hanno la possibilità di provocare il dibattito, anche se naturalmente la prossima seduta del Consiglio che è dedicata alla discussione sul bilancio è un'occasione migliore per un confronto politico.
Ha chiesto di parlare il Vicepresidente Faval, ne ha facoltà.
FAVAL - (U.V.): Stamani abbiamo udito delle interessanti lezioni di politica ed amministrazione in quest'aula ed a chi si erge a baluardo morale della politica della Valle d'Aosta, vorrei fare un po' di storia, ricordando alcuni fatti sulla base dei quali sarebbe bene operare per il futuro, e che sarebbe bene ricordare nel fare determinate affermazioni.
Nel 1978 si è verificato un fatto che già altre volte abbiamo definito scandaloso in quest'aula, perché avevamo ben 17 liste in concorrenza per l'elezione al Consiglio regionale.
E' evidente che per fare della buona politica e della buona amministrazione, i valdostani non hanno certo bisogno di scegliere fra 17 liste.
Tra queste liste, quelle che non solo a noi, ma alla maggior parte dei Partiti e Movimenti presenti in quest'aula, sembravano più assurde e la cui presenza sembrava meno giustificata nell'agone politico, erano quelle che avevamo definito le liste dei "cani sciolti".
Tra questi non va dimenticato che tutti i Movimenti e Partiti cosiddetti dell'arco costituzionale - tanto per ricordarci - annoveravano anche la lista presentata dal defunto On. Fillietroz. Perché? Facciamo un po' di storia: l'Union Valdôtaine Progressiste è transitata al 95% nel 1976 nell'Union Valdôtaine, è quella che ha rioperato la riunificazione con l'Union Valdôtaine e le Rassemblement Valdôtain. Coloro che all'epoca, facenti parte dell'Union Valdôtaine Progressiste, non hanno aderito alla riunificazione, ne sono stati espulsi, per cui queste frange di transfughi, gente che non aveva accettato il rientro nell'Union Valdôtaine rifiutando un rapporto politico e democratico che va davvero nella direzione autonomista e di unità di intenti e di forze dei Movimenti Autonomisti regionalisti locali, non possono ora darci lezione su questo piano, non possono rimproverare all'Union Valdôtaine di gestire il potere in modo non adeguato, anche perché non siamo in politica per gestire il potere, ma per amministrare la Cosa Pubblica.
Non accettiamo lezioni da persone che per difendere unicamente, come da tutti è stato riconosciuto, degli interessi di Gruppo o addirittura molto particolari e personali, hanno ritenuto di dovere aderire ad una lista; anzi è stato commesso un errore da parte dell'Union Valdôtaine nel ritenere di poter dialogare con queste persone - e notate bene che non parlo di forza politica - ritenendo o almeno attribuendo loro lo stesso livello di una forza politica.
Questa dichiarazione la faccio a nome personale, all'interno dell'Union Valdôtaine avevo richiesto che non ci si comportasse nel modo in cui poi l'Union Valdôtaine ha ritenuto di dover fare.
"La ricompensa per aver rinunciato al proprio Assessorato" è stato detto, nessuno può permettersi di pretendere l'ereditarietà di qualsiasi carica all'interno di questo Consiglio regionale; queste parole, che non avevo mai sentito, pensavo di non doverle mai sentire. Comunque la ricompensa per questa "rinuncia" (che metto fra virgolette, perché non mi pare si rinunci assolutamente a nulla, e ripeto non c'è ereditarietà di Assessorato, di Presidenza o Vicepresidenza) c'è stata eccome e non vorrei ricordare qui che nelle richieste si sono rinnovate esperienze ancora precedenti rispetto alla storia breve che ho fatto prima, scissioni precedenti legate a Presidenze di vario genere: siamo ritornati a quei livelli.
Ripeto ancora che lezioni di un certo tipo da quel gruppo di persone non ne accettiamo.
PRESIDENTE: Ho chiarito prima che non si trattava di un dibattito, però mi sembra che la Presidenza, che ha permesso che questo confronto di idee si svolgesse nel modo più ampio, si debba ora rimettere al Consiglio perché sulla base di casi analoghi e precedenti è a lui che spetta decidere se chi aveva già preso la parola sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio poteva riprenderla, tenuto conto delle argomentazioni che altri Consiglieri avevano portato.
Hanno chiesto di nuovo la parola i Consiglieri Nebbia - per alcuni chiarimenti sul suo primo intervento - e Martin, nessun altro è iscritto a parlare, per cui dopo gli ultimi due interventi chiederemo la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Martin, ne ha facoltà.
MARTIN - (U.V.P.): Sarò breve perché il Consigliere Faval dopo la sua ampia esposizione, ha detto che parlava a titolo personale e non a nome del Movimento, quindi non ritengo di dover replicare, perché io ho fatto un discorso politico in questo Consesso.
Noi siamo il Consiglio regionale non come persone ma come forza politica; da dieci anni esistiamo e come forza politica che esprime dei Sindaci, degli Assessori, dei Consiglieri nei vari Comuni; come forza politica che esprime dei Consiglieri nelle Comunità Montane, nelle U.S.L. e in tutti gli altri Organi elettivi. Ed abbiamo sempre trattato con l'Union Valdôtaine come Forza politica, e questo non lo dice il sottoscritto, ma lo attesta la corrispondenza intercorsa fra il nostro Movimento e quello dell'Union Valdôtaine.
Quindi non risponderò al Consigliere Faval perché non ne vale la pena, perché se ha fatto queste dichiarazioni non ha capito assolutamente niente, e soprattutto perché parlava, come ha detto, a titolo personale.
Se queste dichiarazioni dovessero venire dall'Union valdôtaine, allora ci sarebbero molte cose da dire e tante altre da ricordarne.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.
NEBBIA - (P.S.I.): Farò due brevi precisazioni per non prolungare troppo i lavori.
Il Consigliere Mafrica ha affermato che la posizione del nostro partito era un atto di sottomissione volontaria in cambio di vantaggi futuri. Evidentemente su tutte le cose ci si può esprimere in modo diverso.
Avevo fatto un'elencazione, o disposizione di ordine storico, anche se di storia recente, per chiarire che il nostro era un passo di tipo politico, per cui interpreterei i cosiddetti vantaggi futuri nella prospettiva politica, e credo che almeno in Valle d'Aosta tutte le forze politiche abbiano una funzione contingente che è quella di amministrare, ma anche una funzione sociale che è quella di indirizzare il contesto della nostra società verso determinati obiettivi.
Questo noi intendiamo per prospettiva politica e ci siamo comportati di conseguenza.
Per chiarire meglio il concetto, mi riferirei alle prospettive che aveva anni fa individuato De Gaulle e a chi chiedeva che cosa sarebbe successo dell'attuazione pratica delle stesse, lui diceva: "L'intendance suivra".
Altro punto brevissimo che vorrei chiarire, è quello che era stato interpretato dal Consigliere Minuzzo come un'accusa di incoerenza al P.S.D.I.: qui forse è stato un mio difetto di espressione che per incoerente intendevo dire qualcosa in termini fisici, cioè qualcuno che non è vicino ad un altro. Intendevo dire cioè che fra le forze laiche, e principalmente fra PSI e P.S.D.I., non c'era stata quella capacità di amalgama, d'intesa, di coerenza, quindi di vicinanza tra gli stessi, tali da poter portare in questo Consiglio un Gruppo di un certo peso. Quindi l'accusa era di incoerenza in questo senso e non in senso politico-culturale.
Sono d'accordo con quanto affermava il Consigliere Minuzzo che sia invece necessario proseguire sulla strada di un maggior amalgama. Con questo non vorrei aggiungere altro, perché in occasione della discussione sul bilancio ci sarà modo di rafforzare le opinioni di ciascuno.
