Oggetto del Consiglio n. 706 del 23 giugno 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 706/XVI - Sostituzione di un componente di parte regionale in seno alla Commissione paritetica di cui all'articolo 48bis dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta, introdotto dall'articolo 3 della Legge Costituzionale 23 settembre 1993, n. 2.
Bertin (Presidente) - Possiamo a questo punto passare al punto n. 3.02. Si è prenotato il Presidente della Regione, ne ha facoltà.
Lavevaz (UV) - Semplicemente per comunicare che, a nome della maggioranza, proponiamo quale sostituto del dimissionario Flick la persona di Gianclaudio Bressa, che è già stato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato Sottosegretario al Ministero degli affari europei e regionali, è stato membro di commissioni paritetiche, in particolare nella Provincia autonoma di Trento, occupandosi di norme di attuazione relative all'idroelettrico e tanti altri aspetti che sono di assoluta attualità e interesse anche per la nostra Commissione paritetica. Quindi riteniamo che possa essere la personalità più adatta in questo momento, per portare avanti le iniziative sulle quali la nostra Commissione paritetica dovrà lavorare nei prossimi mesi e nei prossimi anni.
Presidente - Consigliere Manfrin, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) - Per chiedere una sospensione, a nome dei gruppi di minoranza.
Presidente - Sospensione concessa.
La seduta è sospesa dalle ore 09:26 alle ore 09:36.
Bertin (Presidente) - Riprendiamo i lavori. Il consigliere Manfrin si è prenotato, gli passo la parola.
Manfrin (LEGA VDA) - Mi permetta di esprimere, a lei Presidente e al presidente Lavevaz, tutto il nostro stupore per le modalità con le quali sono state condotte queste due votazioni, a questo punto, che devono andare a nominare un organo così importante e delicato come la Commissione paritetica. Mi permetto di evidenziarlo per un motivo, così almeno anche chi fuori ci ascolta è bene che sappia che più volte in Conferenza dei Capigruppo io e il collega Carrel abbiamo sollecitato, durante i mesi che ci hanno separato dal momento dell'inizio della legislatura a oggi, un confronto così come abbiamo sollecitato l'urgenza e la necessità di addivenire a una nomina della Commissione paritetica in tempi brevi, viste quelle che sono le scadenze incipienti che ci aspettano e quindi quelle che sono le necessità di intervento e di studio che la Commissione paritetica deve eseguire. A fronte di questo ci è sempre stato risposto in maniera interlocutoria, in maniera assertiva, sono state fatte delle iniziative in Consiglio regionale a cui sostanzialmente non è stato dato seguito, non è stata data risposta. Qualche volta, in un paio di riunioni dei capigruppo, mi ricordo che il Presidente della Regione ci ha detto: "Ma sì, magari parleremo, vedremo, ci confronteremo e vedremo come fare per nominare la Commissione paritetica". A fronte di queste dichiarazioni di principio non sono seguiti i fatti, ma un bel giorno, senza che ci fosse stato mai anticipato nulla, ci siamo ritrovati nella Conferenza dei Capigruppo che ha preceduto lo scorso Consiglio nella quale il Presidente, senza sentire la necessità di metterci al corrente un minuto prima, è arrivato in capigruppo e ha detto: "I nostri candidati sono uno, due e tre. Se è così va bene, se non è così va bene lo stesso. Grazie e arrivederci".
Arriviamo in aula per votare la Commissione paritetica. Qui chiaramente c'è stata poi anche una questione legata alla segretezza del voto, che poi lascerò immagino trattare anche al soggetto interessato, ma chi ha votato, chi non ha votato, i membri che poi sono stati nominati da questo Consiglio non lo sappiamo e non lo sapremo, perché il voto è segreto. Sta di fatto che uno dei membri appena nominati decide di dimettersi. Veniamo a scoprire, e ringrazio chi ha avuto l'ottima idea di trasmettere anche la lettera con cui il professor Giovanni Maria Flick ha deciso di rinunciare all'incarico, che le motivazioni della rinuncia di questo incarico non sono, come è stato comunicato per altri probabili candidati, perché c'erano altri impegni di lavoro e quindi non si poteva aggiungere anche quell'impegno, piuttosto che perché non ci si riteneva all'altezza dell'incarico o quant'altro. No, le motivazioni della mancata accettazione della nomina nella Commissione paritetica sono perché il voto sul nominativo di Giovanni Maria Flick non è stato condiviso. Nella missiva che è stata trasmessa, dice il professor Flick, che rispetta la scelta della minoranza di non aver condiviso la sua designazione. Ora, come detto prima, che sia stata la minoranza o che sia stata la maggioranza, ricordo che la maggioranza in quel momento in cui abbiamo votato era composta da diciannove membri e non tutti i tre membri proposti hanno ricevuto diciannove voti. Quindi io, prima di dire chi ha votato cosa, mi farei prima un esamino di coscienza interno, ma al netto di questo prima di dire che è stata la minoranza, la cosa interessante è che il professor Flick continua e dice che quest'ultima circostanza, nonostante la iniziale disponibilità alla designazione, lo induce a rinunciare a far parte della Commissione.
Questo mi induce a pensare una cosa: chi ha contattato il professor Flick per chiedergli di fare parte della Commissione paritetica, gli abbia detto: "Guardi, abbiamo già parlato con tutti i gruppi del Consiglio che la sostengono senza dubbio", perché altrimenti una lettera di questo tipo non si spiega. In quale maniera una persona potrebbe essere convinta che tutto il Consiglio unanimemente si accordi sul suo nome, se non ha ricevuto rassicurazioni in tal senso? Non lo so! Se una persona mi proponesse di addivenire a una carica che deve essere votata dal Consiglio, se io volessi avere la certezza di essere votato da tutto quel Consiglio gli direi: "Sì, ma a patto che tutto il Consiglio, tutti i gruppi consiliari siano concordi sul mio nome", altrimenti questa lettera non si spiega.
Qui significa che qualcuno ha venduto la pelle dell'orso prima di averlo preso, oppure che qualcuno ha omesso di fare un confronto con tutte le forze; ripeto, sempre il discorso di cui sopra. Quindi, Presidente, visto che è stato lei a proporre i tre nomi, se è stato lei a parlare con il professor Flick, non ne abbiamo idea, probabilmente si è sentito in dovere di formulare delle rassicurazioni al professor Flick, dopodiché si è dimenticato di mettere al corrente tutti i gruppi o perlomeno di chiedere a tutti i gruppi se condividevano o meno quel tipo di candidatura. Io credo che lei abbia fatto uno scivolone e uno scivolone bello grosso, che è stato messo nero su bianco, e ringrazio per questo il professor Flick per averlo detto, perché altrimenti sarebbe rimasto nei meandri delle carte.
Ora, al netto di questo scivolone, arriviamo oggi in aula, così lo mettiamo di nuovo anche a fattor comune, con modalità di condivisione ancora inferiori rispetto a quelle che ci sono state la volta scorsa, perché io, Presidente, che ero presente alla Conferenza dei capigruppo di ieri, così come il collega Carrel, da lei non abbiamo sentito mezza parola. Lei non è venuto in capigruppo e ci ha detto chi avrebbe voluto proporre chiedendoci cosa ne pensavamo, replicando l'errore che ha fatto allo scorso Consiglio. Quando si è trattato il punto lei è stato zitto, dopodiché veniamo a scoprire dai telegiornali, e per fortuna che alcuni colleghi hanno visto il telegiornale, perché io ieri non l'ho visto, che voi avreste proposto il nome che avete proposto oggi.
Io mi chiedo, Presidente, se sono queste le modalità più opportune per mettere al corrente la popolazione e i rappresentanti della popolazione valdostana di quelli che saranno i membri che potenzialmente potrebbero far parte di questa Commissione che, ripeto, è di una delicatezza e di una importanza fondamentale.
Il problema, Presidente, su questa candidatura è ulteriore, oltre alle modalità di maturazione di questa candidatura. Lei la volta scorsa in aula, ma credo anche nella Conferenza dei Capigruppo, ha evidenziato che per lei - lei a nome della maggioranza immagino o di quel che ne rimane - la composizione ideale della Commissione paritetica era di un politico e due tecnici, e in tal senso ce li ha proposti, al netto di considerare chi ha già fatto il Ministro della giustizia con un indirizzo ben preciso, un tecnico, ma diciamo che il cursus honorum che presentava il professor Flick poteva anche incasellarlo nella figura del tecnico.
Il problema è che lei oggi, Presidente, ci viene a proporre un altro politico, un senatore. Per di più neanche un senatore, come è stato fatto nella scorsa sessione di Consiglio, che ha una sua base e un suo riferimento in Valle d'Aosta, un senatore che è del Partito Democratico e che non si capisce bene per quale motivo sia stato proposto.
Io non lo so Presidente, io faccio la somma di tutti questi avvenimenti, dalla maturazione delle candidature fino ai soggetti proposti e le chiedo: ma lei è davvero sicuro che si possa gestire una nomina di questo tipo così delicata in questa maniera? Secondo noi, evidentemente no!
Presidente - Consigliera Spelgatti, ne ha facoltà.
Spelgatti (LEGA VDA) - Proseguo sull'interrogativo posto dal collega Manfrin. Io le domando se lei è davvero sicuro che possa essere gestito così un dossier. Ma lei è davvero sicuro di essersi reso conto di essere il Presidente della Regione? Perché forse lei dovrebbe capire che i valdostani non stanno capendo, noi dell'opposizione non lo stiamo capendo, ma probabilmente anche i valdostani non stanno capendo che tipo di presidente lei vuole essere. Lei può essere un presidente che va in giro in mezzo alla gente e stringe mani tutto il santo giorno, oppure un presidente più silenzioso che parla poco, sta meno sotto i riflettori ma produce dei risultati, però il problema è che qualcosa si deve vedere, non può esserci il nulla, non può esserci il silenzio più totale e la mancanza di risultati. Un esempio è stato proprio la gestione di questo dossier della Commissione paritetica, perché sappiamo benissimo che è qualche cosa di fondamentale e importantissimo.
Primo, rendiamoci conto che siamo a giugno e l'elezione è stata fatta a settembre. La ricomposizione della paritetica doveva essere la sua priorità, una delle sue priorità, ma la priorità davvero in primo piano nella sua scaletta e nella sua agenda. Così non è stato, eppure lei non ha problemi di maggioranza, teoricamente, o comunque non l'ha avuta per moltissimo tempo, ce l'ha forse oggi, infatti ha ancora in mano la delega dell'assessorato e non l'ha ancora riassegnata. Vediamo poi se si muoverà anche questa situazione, però per moltissimo tempo non ha avuto problemi: i numeri sono ampi, eppure i nomi della paritetica non sono arrivati. Però lei si propone come il presidente che vuole condividere, perché è lei stesso che fa certe dichiarazioni, è lei stesso che dice alla minoranza "condividerò con voi"; nessuno le ha chiesto niente, è lei che ha fatto queste dichiarazioni, le ha fatte più di una volta e si ostina tutte le volte a non farlo.
Il problema della nomina del nome di Flick: lei non ha minimamente condiviso, però evidentemente ha detto alla persona con cui si è confrontato che invece sarebbe stato diverso e che comunque ci sarebbe stata l'unanimità; per lo meno, queste sono le motivazioni che porta il giudice, il magistrato, il presidente della Corte costituzionale, per dire appunto che comunque sia rinuncia alla nomina, però noi non ne sapevamo assolutamente nulla, e di nuovo succede la stessa cosa.
Poi c'è un ulteriore problema, c'è un problema ideologico. Questi sono i rappresentanti di parte regionale: ci sono i rappresentanti di parte statale e i rappresentanti di parte regionale. Nulla quaestio e nulla da togliere sui curricula che sono assolutamente di grandissimo rilievo e nulla da eccepire su entrambi i nomi, ma sul nome, ad esempio, del presidente della Corte costituzionale, ideologicamente è la cosa più corretta da fare, come nomina di parte regionale, mettere un rappresentante alla Corte costituzionale? È questo un interrogativo da porsi, che non riguarda minimamente il nome, ma riguarda le cariche ricoperte. Veramente è ciò che noi come Valle d'Aosta dobbiamo fare nel momento in cui cerchiamo di salvaguardare a tutti i costi la nostra autonomia e visto che ci sono tre rappresentanti di parte statale, tre rappresentanti di parte regionale? Quelli di parte regionale devono essere comunque nomi che hanno ricoperto delle cariche statali così importanti? Non lo so, secondo me no!
E comunque sia, lei deve rendersi conto che può benissimo decidere di non condividere nulla con la minoranza, però non deve dichiarare il contrario. Vede, noi abbiamo dichiarato, una volta arrivati sui banchi dell'opposizione, che siccome stavamo affrontando un periodo di pandemia terrificante e con delle conseguenze terribili sotto tutti i punti di vista, avremmo fatto una opposizione assolutamente costruttiva, vi avremmo messo nelle condizioni di poter lavorare al meglio e questo perché ci sembrava l'unico atteggiamento possibile da tenere in un momento di questo tipo per la storia della Valle d'Aosta. E così abbiamo fatto, dichiarato e fatto: siamo sempre coerenti con ciò che dichiariamo. È lei che dichiara delle cose e poi non le fa. Però comunque sia, questo periodo di pandemia per fortuna piano piano si spera che ci lascerà respirare e allora poi vedremo quello che sarà anche il nostro comportamento.
Presidente - Consigliere Rollandin, ne ha facoltà.
Rollandin (PA) - Intervengo con riferimento a quello che è successo il giorno dopo la precedente elezione. Negli organi di stampa e nei telegiornali mi trovo un intervento del collega Caveri che si stupiva che il sottoscritto non avesse votato Flick quale membro della Commissione paritetica, tenendo conto che lo conosco e tutto il resto. Voi capite che questo tipo di affermazione di fatto attribuiva alla mia votazione una responsabilità del fatto che ci fossero delle conseguenze, che Flick non accettasse e così via. Ora francamente, tenuto conto di questo atteggiamento, io mi sono permesso di scrivere anche una lettera al Presidente del Consiglio, per capire se la votazione sia segreta e quanto segreta. Io mi chiedo come fa il collega Caveri a dire che io non ho votato Flick, perché questo è apparso e questa era una delle cause per cui Flick non ha accettato di essere membro della Commissione paritetica.
Questo aspetto mi sembra naturalmente molto esagerato. Io sono sorpreso di questo tipo di intervento, perché francamente poi nella lettera il Presidente del Consiglio dice "No, la votazione è stata normale". Quindi a maggior ragione, dico, con quale tipo di logica si può sostenere che in quel momento io ho votato contro, con tutte le conseguenze. Questo mi ha molto amareggiato e stupito, perché evidentemente trovarsi a essere enumerato come quello che è la causa, mi sembra proprio paradossale. Io credo che questo tipo di atteggiamento francamente non sia accettabile, non si può immaginare che di colpo ti trovi con un titolo, per cui sei l'unico che di fatto è intervenuto in questo.
Mi sembra che la questione debba essere giustamente rivista, si debba capire che cosa è successo e come mai c'è stata questa presentazione del tutto assurda, per tutte le ragioni che ho appena detto. Mi dispiace molto che ci sia stato questo atteggiamento da parte degli organi di informazione, su una segnalazione di cui non riesco ancora a capire le ragioni, tenendo conto di quelle che sono le situazioni normali di atteggiamento dei singoli consiglieri in una votazione segreta.
Questo è un po' l'aspetto che vorrei venisse chiarito. Ho chiesto che venisse chiarito da parte del Presidente del Consiglio, che semplicemente mi ha detto che, per quanto riguarda le affermazioni del collega Caveri, questo è politica. Cosa significa che questo è politica? Che si può dire tutto e il contrario di tutto solo perché è politica? Non credo che sia così! Se è politica deve essere rispetto delle regole, come si vuole sostenere e giustamente mantenere, tenendo conto di quello che è l'atteggiamento tenuto in quest'aula con la votazione segreta. Chiederei quindi di avere una precisazione rispetto a quanto ho appena detto.
Presidente - Consigliere Carrel.
Carrel (PA) - Mi aggrego allo stupore che di fatto colpisce almeno una parte dell'aula. Mi aggrego a questo stupore, perché come gruppo consigliare abbiamo portato più iniziative proprio sulla Commissione paritetica e, presentando queste iniziative consiliari, nel mese di aprile avevamo appunto ricordato anche quello che era il punto 16 dell'ordine del giorno del 14 dicembre 2020, quando il Presidente, come già ricordato dal collega Manfrin, ritirando il punto che avrebbe dovuto procedere alla nomina dei tre componenti della Commissione paritetica di competenza regionale, aveva detto "Vogliamo prenderci ancora qualche giorno per condividere con il Consiglio tutto le valutazioni sulle nomine di questa importante commissione".
Ad aprile il Presidente ci ha detto, a causa del Covid che lo aveva colpito, della permanenza a casa e della non possibilità di vedersi. La maggioranza aveva deciso di rinviare ulteriormente questa nomina e noi avevamo chiesto che questa nomina arrivasse prima rispetto a quella di parte statale. Purtroppo non è successo, lo Stato ha nominato due tecnici e un politico. Il Presidente ci ha detto che aspettava comprensibilmente la nomina da parte dello Stato, anche se era sufficiente accordarsi per capire quali erano i requisiti, quali erano i curricula, quindi due tecnici e un politico. Siamo arrivati l'8 di giugno a conoscere i nomi della Commissione paritetica in Conferenza dei Capigruppo, quando il Presidente ci ha comunicato - sottolineo: ci ha comunicato, nulla di più - i nomi scelti dalla maggioranza. Lecito, ci può stare, ovviamente però non si può pretendere che tutto il Consiglio poi condivida certe scelte, soprattutto se questa condivisione viene a mancare.
Oggi ci troviamo qui e questa volta nemmeno il giorno prima lo abbiamo scoperto, o meglio, l'abbiamo scoperto dai telegiornali e dai giornali, il che ovviamente non può che infastidirci ancora di più. Credo che questo comportamento non sia assolutamente consono all'importanza del ruolo che stiamo andando a eleggere. È un ruolo che deve rappresentare tutti i valdostani, tutta la Valle d'Aosta e credo anche tutto il Consiglio. Così non è stato e di questo un po' ci dispiace, però l'atteggiamento che il Presidente in questo caso, ma la maggioranza, ha tenuto non può assolutamente vederci soddisfatti e ci vede appunto alquanto dispiaciuti. Ci dispiace appunto perché questo è un organo, come ho detto, veramente molto importante, su cui come gruppo consiliare abbiamo insistito parecchio in questi otto mesi, perché questa nomina arriva veramente già in ritardo dal nostro punto di vista.
Presidente - Consigliere Baccega, ne ha facoltà.
Baccega (PA) - Come si evince dagli interventi che mi hanno preceduto, pare che su un argomento così importante come la paritetica, è stato detto, noi lo abbiamo più volte sollecitato che si arrivasse a questa nomina ma siamo un po' alla fiera dei pasticci. Perché dico questo? Perché se la ministra Gelmini non avesse messo un po' di peperoncino nominando la paritetica a suo tempo, probabilmente saremmo ancora a discutere, a valutare e ad approfondire, perché quando si parla di nomine, poi lo sappiamo molto bene, per chi ha più esperienza qui all'interno, nei meandri del Consiglio regionale e della Giunta, sa benissimo che quando si parla di nomine qualche difficoltà spesso viene.
Un quotidiano apriva l'articolo sull'argomento nei giorni scorsi con una frase: "Il mondo politico dopo le dimissioni del professor Giovanni Maria Flick, appena eletto nella Commissione paritetica, sa di aver sofferto una ferita". Io credo invece che si sia aperta una voragine nel mondo istituzionale della nostra Regione e spero che sia una sola e che non siano due. La prima ovviamente si evince dalla cortese lettera del professor Giovanni Maria Flick, Ami de la Vallée d'Aoste, assiduo frequentatore della nostra regione da molti anni, che comunica a noi consiglieri quali erano gli accordi intercorsi con il presidente Lavevaz, in una digressione tra nomina tecnica e nomina politica, accordi peraltro - come è stato detto da chi è intervenuto poco fa - mai resi noti a questa parte di minoranza e comunque a tutta l'opposizione, se non nella proposizione del Presidente del Consiglio. Stessa cosa sta avvenendo con la nomina odierna del professor Bressa. Io non lo so, ma se non sbaglio i voti al professor Flick e anche al senatore Lanièce non sono arrivati nemmeno da tutta la maggioranza, sebbene il voto sia stato espresso in modo segreto.
La seconda, che mi auguro non sia appunto avvenuta come ferita, riguarda la commissione uscente, in particolare il professor Renato Balduzzi, già Ministro della salute, Ami de la Vallée d'Aoste anche lui. Io spero che sia stato avvertito del fatto che non sarebbe stato riconfermato nella paritetica. Il professor Balduzzi, ovviamente professore ordinario di diritto costituzionale nella facoltà di giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ma soprattutto, come ben saprete, conduttore della cabina tecnica di regia nel 2020 e relatore del piano di proposte operative per la gestione sanitaria della fase 2 dell'emergenza epidemiologica Covid-19. Un piano che davvero invito tutti a leggere e soprattutto leggere con attenzione, per verificare se ai fini del contact tracing sia stato fatto tutto quanto era indicato nel progetto. Un'attività in una cabina di regia che il professor Balduzzi ha svolto senza chiedere alcun compenso, in ragione della stima, del piacere, del gusto di frequentare da tanti anni e di vivere da tanti anni in Valle d'Aosta. Ma sono certo che anche l'Assessore all'agricoltura, l'assessore Sapinet, già Sindaco di Saint-Nicolas, abbia avuto la cortesia di anticipare al professor Balduzzi che non sarebbe stato rinominato.
Io credo e concludo che la gestione dei rapporti istituzionali, soprattutto in un periodo come questo dove lo Stato sta lavorando in una direzione molto forte, anche nel contesto delle Regioni autonome e delle Regioni a statuto speciale, credo che sia fondamentale. I rapporti interpersonali sono sicuramente una cosa molto importante per una Regione piccola come la Valle d'Aosta, una Regione a statuto speciale, ma sono anche importanti i metodi e i rapporti che si intrattengono tra opposizione e maggioranza.
Al professor Flick va da parte nostra il dispiacere sicuramente per quanto avvenuto, al professor Balduzzi va il nostro pieno grazie per il lavoro svolto, sia nella cabina di regia che nella paritetica, insieme ovviamente al professor Louvin che anche lui ha profuso tutto il suo impegno in quel contesto.
Presidente - Si è prenotato l'assessore Caveri, a cui passo la parola.
Caveri (VdA Unie) - Mi spiace molto di avere amareggiato il consigliere Rollandin! Per me è fonte di grande e vivo dispiacere che la lettura di un'intervista con alcune dichiarazioni politiche lo abbia così turbato da rendergli necessario questo intervento in Consiglio. Io pensavo che lei votasse Flick, probabilmente l'ha fatto, io non so se lei lo ha votato o non l'ha votato, perché c'è la segretezza dell'urna. Ho notato che le opposizioni non votavano Flick, quindi per una proprietà transitiva, evidentemente sbagliando, ho ritenuto che anche lei non l'avesse votato. Me ne dolevo, perché credo addirittura che sia stato lei stesso, tanti anni fa quando eravamo giovani, a presentarmi il professor Flick.
Le supposizioni credo che siano legittime, così come credo sia legittima l'eventualità di scrivere al giornale, nel momento in cui in risposta alla mia intervista lei poteva dire che evidentemente si era comportato in maniera diversa. L'unica cosa che posso garantire al presidente Bertin è che io non controllo i voti segreti, nel senso che non infilo la testa nell'urna per verificare chi abbia votato a favore o chi abbia votato contro. È una supposizione politica e come tale resta politica. Non devo insegnarlo a lei, presidente Rollandin, che ha una lunghissima carriera: è normale che si metta un po' di pepe nella dialettica politica. Io mi sono permesso solo di sottolineare il dispiacere per una personalità come il professor Flick: ovviamente non l'ho ascritta a lei, ma in generale al mancato voto che c'è stato nei confronti una personalità di questo genere. Esprimo ancora oggi il mio dispiacere, perché credo che sarebbe stato un rappresentante di grandissimo livello per la nostra Valle.
Presidente - Il consigliere Lavy si è prenotato, ne ha facoltà.
Lavy (LEGA VDA) - Presidente Lavevaz, oggi la vedo un po' preoccupata, le altre volte mi sembrava un pochino più felice, oggi il suo sorriso non c'è sulla sua faccia! Mi è venuta in mente, proprio guardando il suo sguardo, la poesia famosa di Rimbaud, Le bateau ivre. Ecco, lei mi sembra proprio a cavallo del bateau ivre e ho paura che prima o poi, continuando con questi metodi, continuando con questi atteggiamenti, prima o poi verrà poi sommerso, perché è evidente che ormai la maggioranza sua sta perdendo pezzi ed è evidente che su temi così importanti, se non decide di condividere i nomi, significa che forse lei ha un po' perso la cognizione della causa.
La riflessione che però bisogna fare e che è assolutamente direi fondamentale e centrata, che mostra anche quale è la genesi del suo partito, il partito a cui lei appartiene, è proprio sui nomi che possono avere anche dei curriculum importanti, ma sono entrambi, quello di Flick e di questo senatore, nomi appartenenti a delle forze politiche, a delle aree politiche che sono totalmente o quasi, almeno sicuramente in buona parte, avverse alle questioni autonomistiche e avverse alla Valle d'Aosta. E mi stupisco proprio che ormai l'Union Valdôtaine sia diventata il maggiore piedistallo, il maggiore punto d'appoggio dei partiti nazionali in Valle d'Aosta, anzi, asseconda l'entrata di personaggi di questi partiti nelle commissioni o in luoghi molto importanti.
Questo, ripeto, è un segno evidente ormai di chi sia dalla parte dei valdostani. Ovviamente dalla parte dei valdostani non siete più voi, proprio perché ormai siete sull'onda, ritornando al bateau ivre, di questo genere di movimenti, di questo genere di nomine. Ecco che ormai forse l'Union Valdôtaine non ha più senso di esistere in quanto Union Valdôtaine, ecco perché forse dovreste cambiarvi il nome in Unione Valdostana.
Presidente - Consigliere Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Non avevo visto che si era prenotato il collega Sammaritani. Però ringrazio l'assessore Caveri per le capacità divinatorie, nel momento in cui afferma che le opposizioni non stavano votando uno dei candidati: non abbiamo fatto dichiarazioni di voto! Comunque, al netto di questo, siccome appunto ringraziamo le capacità divinatorie dell'assessore Caveri, ma ribadiamo che non abbiamo dato indicazioni di voto, il voto era segreto e quindi evidentemente non comprendiamo come si possano fare certe dichiarazioni, anche a nome della Lega e dei gruppi di opposizione, chiediamo il voto in cabina.
Presidente - Consigliere Sammaritani, ne ha facoltà.
Sammaritani (LEGA VDA) - Volevo soltanto fare un intervento rapido a proposito delle modalità con le quali si è arrivati a questa designazione, a questa indicazione. Mi ricollego in parte a quello che già i miei colleghi dell'opposizione hanno detto.
Devo dire che fa sempre abbastanza dispiacere vedere che non si è per nulla ascoltati, cioè che la propria parola cade nel vuoto. Allo scorso Consiglio, quando parlavamo dell'Europa e del candidato valdostano alle europee, eccetera, io avevo fatto un discorso che mi sembrava anche sensato, sul fatto che in certe situazioni si dovessero condividere delle scelte nell'interesse della Regione. Ma vedo che al Consiglio successivo arriviamo a una situazione in cui ci troviamo esattamente all'opposto di questo, cioè una designazione e un'indicazione fatta pochi minuti prima di votare!
Io chiedo e chiedo al Presidente in particolare se le sembra logico che io, adesso sto parlando a titolo personale, che rappresento un gruppo, rappresento una forza politica che costituisce il 25 percento circa dell'elettorato o quantomeno dei votanti valdostani, debba scoprire al mattino in cui si vota chi è il nome del componente della Commissione paritetica, un organismo - lo dico per chi magari fuori di qui non è così tecnico e non segue molto questi aspetti - fondamentale per l'attuazione del nostro statuto, cioè quella commissione in cui si discute come debbano essere attuate le norme del nostro Statuto nei confronti dello Stato e i reciproci rapporti. Soprattutto in un momento in cui abbiamo visto la vicenda del professor Flick, che evidentemente per motivi suoi, ci mancherebbe, ma sicuramente non è stato felice di ricevere un consenso così limitato all'interno di quest'aula, adesso ci ritroviamo esattamente nella stessa posizione con il senatore Bressa, che ho dovuto andare a guardare su Wikipedia chi è.
Vi sembra logico? Vi sembra sensato tutto questo? Delle due l'una: o si cerca di condividere, e quindi si spiega chi si vorrebbe nominare e si consente anche alle altre forze di valutare, considerare e prendere in esame chi sono i candidati o il candidato, oppure si rivendica la propria maggioranza, si dice di avere i voti sufficienti per nominarlo e va bene così. Però poi speriamo che il nominato non si senta offeso del fatto che in realtà il consenso all'interno di quest'aula magari sarà limitato; io non lo so, il voto sarà segreto anche questa volta, non facciamo dichiarazioni di voto particolari. Io però non ho nessuna difficoltà a dire che questi metodi non mi piacciono, soprattutto in ambito come questo e quindi di fatto la mia dichiarazione di voto la faccio.
Ho visto che, per entrare nel merito, il senatore Bressa si è occupato anche della riforma del Titolo quinto della Costituzione, in particolare del comma 3 dell'articolo 116. Questo in realtà non significa molto, perché quell'articolo è ancora molto discusso, è ancora molto aperto, abbiamo visto quali siano le istanze autonomistiche di tante Regioni in Italia e quale sia l'atteggiamento di certe forze politiche, il senatore Bressa fa parte del PD, quindi così sulle prime non è che mi faccia così ben sperare, però per carità, magari è un autonomista all'interno del PD e va bene così. Però decisamente mi sembra una modalità di porsi che non fa ben sperare per il prosieguo di un buon rapporto fra la minoranza e la maggioranza di questo Consiglio regionale.
Presidente - Soltanto una precisazione, visto che sono stato in qualche modo tirato in ballo. Ricordo che le procedure seguite per il voto nello scorso Consiglio regionale sono avvenute nel rispetto delle regole e nel rispetto della segretezza.
Per quanto riguarda quanto riportato dai mezzi di informazione riguardo a delle interpretazioni del voto, l'interpretazione del voto è libera e fa parte della dialettica politica, nella quale questa Presidenza, evidentemente, non ha ragione di intervenire. Poi, se vuole, posso dare anche io la mia interpretazione, ma questo a prescindere dal ruolo di Presidente del Consiglio.
Il presidente della Regione Lavevaz.
Lavevaz (UV) - Soltanto alcune considerazioni a seguito del dibattito che si è aperto questa mattina. In parte anche a me stupisce, visto che qua sono in tanti a essere stupiti. Sono un po' stupito anche io che abbiamo votato la Commissione paritetica quindici giorni fa senza che nessuno prendesse la parola sui nomi che erano stati proposti. Oggi mi fa piacere che ci sia stato un dibattito, seppure su una sostituzione a seguito di una dimissione, che ovviamente speravamo tutti non avvenisse ed è stata oggettivamente una sorpresa un pochettino per tutti.
Prendo anche atto del fatto che avete un po' tutti la verità in tasca di cosa è stato detto, di cosa è stato fatto, delle interlocuzioni che si sono susseguite con i vari candidati in queste settimane: ne prendo atto e non faccio ovviamente nessun tipo di polemica.
Volevo solo ricordare che nel corso della riunione della Conferenza dei Capigruppo che ha preceduto la seduta di quindici giorni fa, avevo proposto i tre nomi come disponibilità che avevamo ottenuto da due nomi importanti e dal nostro senatore, due nomi importanti dal punto di vista tecnico, dal punto di vista dei curricula professionali e di esperienze anche all'interno della vita pubblica del nostro Paese. Li abbiamo messi sul tavolo e devo dire che all'interno della capigruppo non c'è stato nessuno che ha detto niente. Abbiamo ripresentato i nomi ovviamente in Consiglio come candidature da votare, non è stato aperto il dibattito, nessuno ha detto niente, poi lecitamente qualcuno ha votato, qualcuno no, non mi permetto di dire chi ha votato ovviamente i nomi che abbiamo presentato. Una candidata è stata votata sostanzialmente quasi da tutti, quindi c'era oggettivamente una condivisione da parte anche dell'opposizione, credo in maniera anche coerente rispetto a quanto fatto nel passato, quindi c'erano lecitamente delle posizioni e degli apprezzamenti diversi sui tre nomi, ma come è giusto e lecito che sia.
Io non ho venduto la pelle dell'orso in nessun modo e in nessun caso. Non so quale lettera di Flick abbia letto il collega Baccega, perché la lettera di Flick non dice quello, non parla di accordi presi con il Presidente prima. Per queste motivazioni, chiedo scusa, ieri semplicemente non ho ritenuto utile presentare il nome del nostro candidato nella Conferenza dei Capigruppo, visto che quindici giorni fa i tre nomi non erano stati discussi né in capigruppo né tantomeno in Consiglio. Queste sono le motivazioni per le quali ieri non ho ritenuto, sbagliando magari, chiedo scusa, proporre il nome del senatore Bressa all'interno della capigruppo.
Rassicuro anche il collega Lavy che sono assolutamente sereno. Fra l'altro lo ringrazio di intervenire finalmente all'interno di una discussione politica e non soltanto nelle sue iniziative preparate sia nell'interlocuzione che nella risposta successiva. Lo rassicuro anche sull'Union Valdôtaine, visto che viene accusata in qualche modo di dare appoggio ai partiti nazionali. Mi chiedo, collega Lavy, lei a quale partito appartenga, perché mi sfugge un attimino un passaggio. Senza voler criticare in nessuno modo i partiti nazionali, ma visto che lei fa parte di un partito nazionale e fa le riunioni in Via Bellerio, noi per adesso le facciamo in Avenue des Maquisards e ci riteniamo ancora Valdostani.
Presidente - Consigliera Spelgatti.
Spelgatti (LEGA VDA) - Vede Presidente, lei ha giustificato tutto quanto è accaduto, che direi che per la Valle d'Aosta è stata una pagina a dir poco da vergognarsi, partendo nel suo excursus, nel suo dialogo, nel suo discorso, dal fatto che l'altra volta non avevamo dibattuto i nomi. Bene, il problema è che noi stiamo cercando con tutte le nostre forze, che è molto più difficile, le assicuro, che fare un'opposizione come vorremmo fare, di essere il più possibile in questo momento collaborativi. Di conseguenza noi non passiamo tutto il tempo, cosa che avremmo da fare tutti in tutti i santi Consigli, con il fucile spianato sparando. Non lo facciamo! Stiamo in completo silenzio, così come l'altra volta.
Glielo dico adesso in maniera ancora più esplicita. Non avete condiviso minimamente i nomi e non è che arrivare all'ultimo minuto in Conferenza dei Capigruppo e dire il nome in quell'istante significa condividere, come lei ha detto che avrebbe fatto. Perché se lo avesse condiviso prima il nome, noi le avremmo detto che da autonomisti convinti - noi siamo un partito nazionale, ma non siamo il PD noi! Noi siamo un partito nazionale, ma non siamo un partito centralista, noi siamo un partito federalista, noi siamo un partito che lotta per le autonomie da sempre, da quando è nata la Lega, quindi abbiamo per forza questo concetto dentro - le avremmo detto che il presidente della Corte costituzionale è una figura splendida, eccezionale, come rappresentante di parte statale: c'è lo Stato da una parte e la Regione dall'altra, hanno istanze differenti. E le aggiungo un altro pezzo: quando noi siamo stati al Governo, quei pochi cinque mesi in cui siamo stati senza avere i numeri di maggioranza per poi arrivare alla fine del percorso, però noi avevamo condiviso anche i rappresentanti di parte statale con il ministro Stefani in quel momento, perché c'erano state proprio delle interlocuzioni molto importanti e quindi avevamo condiviso alla fin fine tutti i nomi che dovevano esserci sul tavolo. Poi è chiaro che, non avendo i numeri, le cose sono andate come sono andate.
Lei dice anche che c'è stato anche un rappresentante che ha raccolto tutti i numeri. Certo, era il nome che avevano proposto noi: di grandissima caratura, di nessuna appartenenza politica e che può fare gli interessi di parte regionale, perché ha sempre portato avanti tutto il discorso delle autonomie, senza ricoprire cariche statali.
Cosa avremmo dovuto dire la volta scorsa? Avremmo dovuto dire che è arrivato lo Stato a nominare prima di noi la paritetica? Ha presente che cosa le avremmo detto se fossimo stati nella scorsa legislatura? Se fossimo in un altro periodo storico, a fronte di una situazione di questo tipo? Noi non arriviamo neanche a nominare i nostri rappresentanti e arriva lo Stato prima di noi per una cosa che interessa a noi, di cui noi abbiamo necessità. È assolutamente vitale, per noi è fondamentale la nomina della paritetica, è fondamentale, e arriva prima lo Stato! E soprattutto, nel momento in cui dobbiamo fare i nomi, facciamo i nomi dei rappresentanti dello Stato anche per la parte nostra? Eh, insomma!
Almeno non dica, non sottolinei e non trovi la giustificazione del fatto che c'è ricascato nel non aver condiviso la cosa. E non trovi la motivazione nel fatto che la volta scorsa non abbiamo discusso, perché noi ci stiamo provando in tutte le maniere a mettervi nelle condizioni - ripeto - di lavorare, in maniera tale che in questa fase, fase pandemia, noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare, noi per collaborare con voi!
Per fortuna sta arrivando l'estate, per fortuna passerà questa estate, per fortuna speriamo che la pandemia poi passi. Per fortuna, poi vedremo.
Presidente - Consigliere Lavy, ne ha facoltà.
Lavy (LEGA VDA) - Presidente Lavevaz, la ringrazio per la risposta, la ringrazio per avermi citato, perché comunque con le sue parole ha dimostrato che lei a queste cose ci tiene e ha capito benissimo che la genesi dell'Union Valdôtaine è quella che ho detto io, quindi lei adesso appartiene, per quanto riguarda me, all'Unione Valdostana. Poi sa, in genere a me non piace tanto parlare, mi piace concentrarmi molto di più sulle azioni concrete ed è quello che faccio con le mie iniziative. Forse, non so, lei in qualche maniera potrebbe prendere esempio, visto che di concreto non sto vedendo assolutamente niente!
Poi, visto che le fa piacere, interverrò comunque anche molto di più nelle discussioni politiche, perché comunque sa, può darsi che poi prima o poi se ne possa pentire di questo mio invito.
Presidente - Il consigliere Manfrin si è prenotato per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) - Brevissimamente per poi lasciare la libertà di voto ai colleghi, visto che abbiamo il voto in cabina. Presidente, lei però non può riassumere dicendo "Ma io sono venuto in capigruppo e vi ho detto i nomi e nessuno ha detto niente", perché le modalità di condivisione non sono queste. Le faccio un esempio. Se io vengo da lei e le dico: "Stasera mangiamo pasta, pollo e pizza", non è che lei dice: "Ah beh, però, non lo so, magari". Se io venissi da lei e le dicessi: "Io in frigo ho questo, cosa le piacerebbe mangiare? Hai delle proposte diverse? Andiamo al ristorante?" e quant'altro, forse questa sarebbe una modalità di condivisione, che è diversa dal dire che questi sono i nomi, se va bene è così, sennò possiamo parlarne ma questi sono i nomi. Non ci è mai stato detto se avevamo qualcuno da proporre, non ci è mai stato chiesto cosa pensavamo dei candidati, non ci è mai stato detto nemmeno qual era secondo noi l'impostazione che si sarebbe dovuta dare alla Commissione paritetica: più politici, più tecnici, tutti politici, tutti tecnici o quant'altro. Dal momento in cui non c'è stato questo tipo di condivisione, Presidente, è evidente che la condivisione non c'è stata. C'è stata semplicemente una dichiarazione da parte sua in Conferenza dei Capigruppo dicendo: "Questi sono i candidati".
Quindi che lei abbia condiviso i nomi, mi spiace Presidente, se condividere lo intende nel senso di un post, cioè scrive un post e schiaccia "condividi", allora questo l'ha fatto, sì. Ma condividere nel senso in cui si concordano dei nomi o piuttosto che si dice "Troviamo una quadra, magari facciamo una proposta", questo non c'è stato, glielo posso assicurare, e lo diciamo anche ai valdostani.
Sulla questione delle rassicurazioni del professor Flick, Presidente, io leggo la lettera che è stata trasmessa. Il problema è che, se il professor Flick non accetta la nomina nel momento in cui dice che lui voleva essere un tecnico e voleva essere votato da tutto il Consiglio, lei mi deve spiegare a questo punto per quale motivo ha accettato di essere candidato. Perché io non credo che gli abbia telefonato e gli abbia detto: "vogliamo candidarti in Commissione paritetica", "Okay, grazie, vediamo come va. Se mi votano tutti va bene sennò no". Io non credo che le abbia detto questo.
Se il professor Flick si auspicava, preconizzava un voto unanime di tutta questa aula, evidentemente aveva ricevuto rassicurazioni in questo senso e se ha ricevuto rassicurazioni in questo senso evidentemente è saltato un passaggio. Se invece lei sta dicendo che il professor Flick preconizzava un voto unanime di quest'aula senza che nessuno gli avesse detto niente, io credo che lei stia mettendo in serio dubbio le facoltà di ragionamento politico di una persona che è stata ai massimi livelli istituzionali e conosce perfettamente come funziona la politica e la nomina all'interno delle istituzioni. Quindi credo che delle due l'una: probabilmente è molto più verosimile la versione che dice che lei o qualcuno per lei, perché poi lei non ci ha detto chi o cosa, ha fornito queste rassicurazioni e poi qualcuno si è dimenticato di mettere al corrente tutti i gruppi consiliari sulla eventuale candidatura, sulla potenziale candidatura, sulla capacità e sulle possibilità che avevano questi candidati che volevate proporre. Lei può raccontare quello che vuole ai cittadini al di fuori, ma questi sono i fatti, la lettera è qui nero su bianco. Non si spiega altrimenti un atto così clamoroso, che ha pochissimi precedenti, forse uno ma per questioni differenti. Quindi direi, Presidente, che per quante pezze lei possa mettere, il buco è gigantesco e difficilmente può essere tappato.
Presidente - Consigliere Perron, ne ha facoltà.
Perron (LEGA VDA) - Rapidissimo per due considerazioni. La prima ovviamente al presidente Lavevaz, per ricordare che è facile intuire che con l'applicazione degli stessi metodi si arriva a uno stesso risultato; questo, per chi anche avrà una formazione matematica molto migliore della mia, è abbastanza prevedibile. Questo è da dire.
Il secondo è il tema propriamente politico e importante su cui ci sarebbe moltissimo da dire, ma sarò estremamente sintetico. Quando si parla di forze nazionali, giustamente, i partiti politici hanno degli statuti e hanno delle finalità e obiettivi ben precisi. Basta andare allo statuto della Lega per Salvini premier, alla quale ovviamente io appartengo, e si leggerà all'articolo 1 che il nostro partito ha per finalità la pacifica trasformazione dello Stato italiano in un moderno stato federale, attraverso metodi democratici ed elettorali. Quindi, quando si parla di bandiere riguardo al federalismo e quindi anche all'autonomismo la nostra è chiaramente dichiarata e ben leggibile.
Presidente - Passiamo al voto per schede in cabina. Chiedo al consigliere Segretario di procedere alla chiamata per appello nominale.
Voto per schede in cabina.
Presidente - Le procedure di voto in cabina si sono concluse. Chiedo ai consiglieri scrutatori di avvicinarsi al centro dell'aula per procedere allo scrutinio, consiglieri Manfrin, Restano e Grosjacques.
Esito della votazione:
Presenti: 35
Votanti: 35
Nulle: 4
Valide: 31
Bianche: 6
Hanno ricevuto voti:
Bressa: 20
Draghi: 1
Flick: 2
Malacrinò: 1
Bresso: 1
Risulta eletto Gianclaudio Bressa.
