Oggetto del Consiglio n. 646 del 15 dicembre 1981 - Resoconto
OGGETTO N. 646/81 - PIANO DI RIPARTO DEI CONTRIBUTI DA ASSEGNARE AI COMUNI PER L'ANNO 1982, IN APPLICAZIONE DELLE LEGGI REGIONALI 20 GIUGNO 1978, N. 47, 23 APRILE 1979, N. 26 E 10 DICEMBRE 1980, N. 55 ("PROMOZIONE DI SERVIZI A FAVORE DELLE PERSONE ANZIANE ED INABILI") NONCHÉ DELLA LEGGE REGIONALE 29 GENNAIO 1980, N. 6 ("PROVVEDIMENTI PER LE INFERMERIE DI COGNE E DI LA THUILE").
Presidente - La parola all'Assessore alla Sanità ed Assistenza sociale, Rollandin.
Rollandin (UV) - Abbiamo già avuto occasione di anticipare quanto contenuto in questa relazione, in occasione del provvedimento che è stato preso per i finanziamenti alle Comunità Montane per l'invio delle persone anziane ai soggiorni marini. In quell'occasione abbiamo detto che si trattava di un provvedimento stralcio rispetto ad una normativa prevista nella legge 47 e che in seguito all'unificazione che avverrà nella gestione dei servizi sociali, il tutto sarà portato avanti in modo unitario.
In specifico, penso che la relazione possa essere sufficiente a dare un quadro dell'attività dell'assistenza domiciliare nei Comuni e delle strutture che possono essere di supporto per l'attività in questo campo dell'assistenza sociale così delicata.
Vanno ribaditi, ancora una volta, purtroppo, i ritardi con cui questo problema è stato esaminato a livello nazionale. È nota infatti la carenza normativa in questo campo, che di fatto ritarda la possibilità di avere un finanziamento adeguato ai problemi da risolvere, in una Regione come la nostra, tenuto conto dell'indice di invecchiamento della nostra popolazione, che rappresenta un fenomeno molto preoccupante e direttamente proporzionale all'impegno che da parte regionale dobbiamo avere in questo campo.
Non sto a ribadire la scelta fatta con questa legge di intervenire a livello locale, senza arrivare ad un accentramento di queste funzioni, che dove sta vedendo la sua attuazione è una verifica della validità di questa impostazione.
È detto nella relazione che l'anno scorso, nel programma presentato l'11 dicembre, era prevista una spesa di 813 milioni per i programmi dell'81: i 55 milioni erano previsti per le spese in conto capitali.
Dei Comuni che hanno attivato questi servizi, abbiamo una relazione e dai programmi presentati risulta che 9 hanno previsto un centro di incontro, 6 le micro-comunità, 7 il centro diurno e notturno di assistenza, 4 i servizi alloggi e 4 i servizi termali.
C'è subito da notare che rispetto all'anno scorso c'è stato un aumento di Comuni che hanno presentato il piano, in quanto sono 39 rispetto a quelli dell'anno scorso, vale sempre la considerazione che il Comune di Aosta aggrega una popolazione che è di per sé considerevole e quindi di fatto alza di molto la soglia delle persone interessate a questo servizio sociale.
Va detto che questa legge dovrà essere modificata, tenuto conto dell'esperienza di questi anni di applicazione, in quanto ci si rende conto di alcune difficoltà applicative. Essa ha già subìto una modifica in quanto la legge originale non prevedeva il funzionamento globale del personale utilizzato per questo settore; attualmente invece la copertura è totale per la Regione e c'è un rientro col 20% previsto dalla normativa legislativa regionale, che dovrebbe essere applicato in tutti i Comuni. Purtroppo a questo proposito, c'è da dire che il Comune di Aosta, non l'ha mai applicato e che non è mai stato pagato, in percentuale, nessun onere per questo tipo di servizio.
Un punto negativo è senz'altro il fatto che i Comuni che hanno già iniziato i servizi, non abbiano predisposto questi piani. Abbiamo già dato il tempo di superare largamente il termine predisposto e previsto dalla legge 47 che è al 31 maggio, proprio per tenere conto delle difficoltà dei singoli Comuni. Avevamo parlato l'anno scorso delle difficoltà legate alle elezioni, mentre quest'anno tale motivazione non c'era più e le Amministrazioni Comunali avrebbero dovuto provvedere a preparare un piano di questo tipo.
Per agevolare questo lavoro, per prevedere un rendiconto sufficiente, analitico che ci permetta di vedere dove effettivamente ci sono dei punti da esaminare con particolare attenzione, sarà previsto uno schema di massima da presentare ai Comuni, in modo che sia uniforme il rendiconto sul servizio svolto, per permettere di fare alcune valutazioni sulla spesa effettuata a livello comunale.
Sappiamo che questo è uno degli esempi di decentramento ai Comuni. Di fatto, sono i Comuni che svolgono questa attività, che prevedono i piani, che hanno la possibilità di organizzare questo servizio a livello locale. Va anche detto però che le difficoltà incontrate all'inizio, a poco a poco sono state superate; già ci sono i progetti nei singoli distretti di interventi a livello di comunità protette ed interventi qualificanti che superano la prospettiva di intervento solo per le persone anziane. Esso va ad inserirsi nell'intervento per le persone inabili e soprattutto per i dimessi dagli ospedali psichiatrici. Questo è un problema che ha avuto una sua logica a livello di normativa regionale, che, però, trova ancora delle difficoltà applicative notevolissime; infatti, ci sono notevoli carenze di strutture e, cosa ancora più grave, un atteggiamento della gente ancora molto diversificato su questo punto. A livello di dichiarazioni sono tutti favorevoli, quando però si tratta di affrontare il problema concretamente e di prevedere un'assistenza, si trovano difficoltà nel reperire del personale che voglia occuparsi di questo tipo di patologia.
Le previsioni che sono state fatte a livello di stanziamento tengono conto, per una parte, dei piani che sono stati presentati, con un esame che, fatto congiuntamente con la Consulta dei pensionati ha rilevato, innanzitutto, le difficoltà nell'interpretare e nel dare una valutazione di questo piano, poiché mancano le rendicontazioni dell'anno scorso. Questo è già stato sollecitato e purtroppo non è ancora arrivato per tutti i Comuni. Di fatto la Consulta, si è astenuta in quanto non c'erano gli elementi per verificare la possibilità di un vaglio attento dell'applicazione della legge.
In effetti, le nostre sollecitazioni sui rendiconti avevano proprio lo scopo di permettere una valutazione sul servizio svolto nei Comuni. Questa valutazione si può fare solo avendo dei dati, sapendo come vengono spesi, sapendo qual è il personale che lo utilizza, come può essere qualificato il personale, come può essere previsto un incremento di questa attività.
Pertanto, ancora per quest'anno, penso che queste difficoltà vadano esposte con chiarezza. Nel contempo, non si può non tener conto che ci sono servizi attivati e servizi che devono continuare; infatti, abbiamo già aspettato fino all'ultimo per presentare questo prospetto, nella speranza che tutti i Comuni assolvessero al loro compito. C'è stato quindi questo ritardo per agevolare le attività comunali che non hanno ancora perfettamente adempiuto alle norme di legge.
Si pensa con l'anno prossimo di cambiare l'impostazione, sia di rendicontazione che di previsione di spesa, tenendo conto che un passo avanti è già stato fatto nella collaborazione con i Comuni, prevedendo una normativa ed una contribuzione più omogenea a livello di tutti i Comuni. È stato infatti predisposto uno schema che dà la possibilità ai Comuni di far pagare una certa percentuale rispetto al reddito, per evitare che questi servizi, che noi sappiamo non possono essere sempre gratuiti, vadano alle persone che hanno un reddito elevato a discapito di persone anziane, inabili, che purtroppo non hanno queste possibilità.
L'impegno di spesa è piuttosto elevato; teniamo conto che altre Regioni hanno già delle difficoltà. Penso sia noto a tutti quali sono le notizie di stampa in questo settore; altre Regioni hanno ridotto i bilanci per la spesa assistenziale in modo abbastanza drastico. Noi ci impegniamo, pur tenendo conto del nuovo riparto fiscale, perché in questa parte si viene ad incidere una fetta di finanziamento per l'82. Non potevamo però non prevederlo in questa forma, che porta ad avere un bilancio di previsione (tenendo conto dei programmi presentati ai Comuni) di 1.093.000 milioni. Se si tiene conto dei limiti iniziali della legge di 500 milioni, vediamo che abbiamo già raddoppiato e siamo andati oltre.
Per il resto, non sto a dire delle difficoltà nell'elaborare un piano di questo genere che, ripeto, ancora per quest'anno è incompleto, in quanto non dà la possibilità di valutare l'attività svolta in modo compiuto; con l'anno prossimo, nel rivedere questo programma, ci sarà la possibilità di avere anche queste osservazioni.
Presidente - È aperta la discussione.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Péaquin; ne ha facoltà.
Péaquin (PCI) - Auspichiamo anche noi che da parte del Parlamento italiano vengano presi i provvedimenti legislativi atti a soddisfare in modo più adeguato le esigenze dell'assistenza nel nostro Paese.
Abbiamo esaminato attentamente questa proposta di riparto di finanziamenti ai Comuni per l'attuazione della legge 47 e delle successive modificazioni. Anche a noi è mancato, per avere la possibilità di esaminare più compiutamente, il dato del rendiconto dell'attività dei Comuni. Direi però che ci sono mancate anche le richieste che i Comuni hanno fatto per l'anno 1982; questo sarebbe stato un elemento di notevole importanza per poter giudicare, poi, le proposte che ci vengono fatte dall'Assessorato alla Sanità ed Assistenza sociale.
Dobbiamo rilevare che ci sono delle difficoltà da parte dei Comuni a fare i piani: nella relazione è detto abbastanza chiaramente che i Comuni fanno dei piani incompleti, non tutti danno delle spiegazioni e degli indirizzi univoci.
Nel 1981 i Comuni che avevano fatto richiesta erano 30+1 (si è aggiunto il Comune di Gressoney) e soltanto 25, poi, hanno attuato servizi; 6 Comuni, evidentemente, non sono stati messi in grado di attuare questo servizio.
Nel 1982 i Comuni sono saliti a 39, c'è un salto in avanti, e questo ci fa ben sperare per il futuro delle applicazioni di questa legge.
Il fatto che manchino ai Comuni dei piani organici, che i Comuni trovino delle difficoltà, credo possa anche essere spiegato con le difficoltà nelle quali si dibattono i Comuni per diversi motivi: mancanza di personale a diversi livelli e mancanza di finanziamenti, anche per disporre del personale necessario.
Un fatto abbastanza insolito e di una certa gravità è il fatto che 9 Comuni, che avevano richiesto finanziamenti per l'anno 1981, e che hanno già attuato dei servizi, non abbiano fatto richiesta di finanziamenti per l'anno 1982.
O questi Comuni non l'hanno fatto per una semplice dimenticanza - semplice ma grave - oppure hanno ritenuto di non avere più bisogno di questi finanziamenti, ritenendo superflua questa legge e questo sarebbe un fatto più grave. C'è da augurarsi che corrano ai ripari.
Credevo che in occasione di questa discussione, l'Assessore competente avrebbe potuto darci notizie di alcuni Comuni, informandoci che alcuni di essi avevano presentato la richiesta in extremis; comunque se ricordo bene, credo sia possibile farlo prima della fine dell'anno, ma mancando ormai solo 15 giorni, con le feste natalizie di mezzo, dubito che queste richieste vengano fatte.
La popolazione interessata nel 1981, globalmente, di 30 Comuni, era di 75.200 persone circa; con le richieste presentate quest'anno arriviamo a 87.800. Abbiamo pertanto un incremento di 12.600 persone interessate al servizio. Il finanziamento passa da 813.927 a 1.130.900.000 con un incremento di 316.973.000 che mi pare corrisponda ad un 39% in più di finanziamento.
Pertanto, contro un incremento di popolazione di circa il 17% e un incremento di finanziamento del 39%, la differenza è di 2% in positivo. Si potrebbe dire che lo sforzo e l'investimento in questo senso sono stati notevoli, ma io penso che in realtà la possibilità di intervento, sia la medesima di prima, se teniamo conto della svalutazione che di anno in anno si fa avanti. Pertanto, pure con questo notevole sforzo, ritengo che le possibilità siano circa le medesime di quelle che c'erano prima, sempre però sottolineando la maggior popolazione che si viene ad interessare.
Siamo rimasti un po' perplessi (d'altronde questo viene detto anche nella relazione) per alcuni casi che cercherò di illustrare: il primo mi pare sia il più evidente, ma forse non il più significativo e riguarda le richieste del Comune di Aosta che erano di 1.600.000.000, per l'esattezza 1.597.000.000.
Con questo riparto si propone di assegnare al Comune di Aosta 271.400.000 lire; per l'assistenza domiciliare, 120.000.000 contro i 280.000.000 di spesa reale effettuata dal Comune di Aosta. Qui siamo molto al di sotto delle reali esigenze del Comune di Aosta e siamo molto al di sotto di quanto previsto dalla legge n. 47 per i finanziamenti, in cui si prevede che l'80% prima e il 100% poi della spesa di assistenza domiciliare venga assegnata ai Comuni.
Il Comune di Aosta si troverà a dover fare in questo senso dei tagli notevoli. È previsto che i Comuni possano far fronte ai servizi con proprie finanze, però credo che si conoscano le difficoltà in cui si dibattono i Comuni con i tagli fatti da parte del Governo, e con le spese crescenti alle quali con sempre più difficoltà riescono a far fronte.
Pertanto, mi pare che per quanto riguarda il Comune di Aosta, la riduzione dei servizi dovrà essere notevole e molto drastica.
Un altro punto circa il quale vorremmo avere delle spiegazioni, riguarda quella parte di relazione dove si dice che, data la spesa notevole di assistenza domiciliare - un assistente costerebbe circa 13 milioni e non è giusto che alcuni Comuni possano avere più assistenti - alcuni piani prevedono di aumentare il servizio, mentre altri Comuni ancora non hanno niente. Pertanto, è necessario fissare un limite di un assistente domiciliare per ogni Comune, più un'infermiera professionale che potrà avere un rapporto di ore lavorative proporzionale alla popolazione residente nel Comune.
Credo che questo, in effetti, ci porterà ad un ritorno indietro notevole, perché i Comuni più volenterosi, che per primi si erano mossi in attuazione di questa legge e avevano fatto da esempio agli altri, e che hanno già attuato un servizio con più di un assistente domiciliare, si troveranno, se questo riparto viene approvato con questa proposta, a dover ridurre i servizi.
Credo che questo sia un notevole passo indietro. Lo spirito della legge 47 infatti era teso a mantenere la persona anziana, la persona inabile per il più possibile nel proprio ambiente di vita, nella propria abitazione, nel proprio paese, nel proprio villaggio; ora che questo servizio ha cominciato a funzionare in alcuni Comuni, dover ridurre questa prestazione vorrà dire far ritornare nel privato queste persone, vorrà dire creare un consenso critico nei confronti del servizio attuato e mettere in difficoltà delle amministrazioni.
Lo spirito della legge 47 era anche quello di fare in modo che oltre che affrontare il problema umano, si affrontasse anche il problema di minori degenti in ospedale: questa riduzione di personale vorrà dire far aumentare di nuovo i ricoveri ospedalieri, e credo che presto le cifre che oggi si possono risparmiare con una diminuzione di assistenti domiciliari saranno riassorbite dalle spese che si dovranno affrontare per le assistenze di altro tipo, sulla qualità della vita. Pertanto, in questo senso abbiamo delle perplessità e vorremmo delle spiegazioni.
Ho esaminato l'allegato C che prevede che tutti i Comuni adottino un medesimo metro di contribuzione per i propri utenti. Anche questo prospetto ci lascia un po' perplessi. Conosciamo bene le difficoltà che ci sono nell'attuare questo servizio, anche per la diffidenza che le persone anziane hanno per la presenza nella propria casa di persone estranee al proprio nucleo familiare. Probabilmente, andare a chiedere certe cifre servirà a ritornare indietro, seppure io condivida, come anche il mio Partito, l'impostazione di far pagare agli utenti una percentuale sui servizi dati perché non è giusto dare tutto a tutti gratuitamente.
Ci sembra, però, che la prima fascia, quella che riguarda il reddito fino a 250.000 lire, preveda un aiuto di 250 lire orarie per la collaborazione domestica, di 1.000 lire per il pasto caldo; non sono cifre alte, però ci pare che i destinatari di pensioni sociali come minimo dovrebbero avere un trattamento diverso.
Nella tabella, ci pare che poi i costi comincino a diventare un po' più alti. Per le pensioni comprese nella fascia da 350.000 a 450.000, si prevede un contributo da parte degli utenti di 2.000 lire per la collaborazione familiare. Credo che molte di queste persone rifiuteranno il servizio e ritorneranno a fare il proprio pasto con pane e formaggio, con grave danno per la propria salute.
Quando si superano le 550.000 lire si prevede di far pagare il costo effettivo. Credo che questo voglia dire che chi supera questo limite non verrebbe più tenuto in considerazione. Infatti, credo che nessuno usufruirebbe di questo servizio pagando 6.500 lire all'ora, mentre è possibile trovare delle collaboratrici esterne a prezzi molto inferiori. Ci pare che questa sia una cosa su cui riflettere molto bene per non avere degli effetti negativi.
Un altro rilievo che vorrei portare all'attenzione dell'Assessore alla Sanità ed Assistenza sociale e su cui chiederei delle spiegazioni, riguarda le somme destinate agli investimenti, cioè le somme in conto capitale. Già in occasione dell'interpellanza presentata dal nostro Gruppo nel passato Consiglio - interpellanza che riguardava le strutture sul territorio, in cui dicevamo che sono notoriamente carenti - c'era stato detto da parte dell'Assessore che alcuni Comuni si erano mossi in questo senso e che le previsioni erano abbastanza buone. Abbiamo fatto un elenco dei Comuni dove già ci sono strutture e degli altri che erano in via di attuazione, avevo già manifestato perplessità in quell'occasione, rimandando il tutto alla discussione in occasione dell'approvazione del riparto per l'anno 1982.
Mi pare di poter dire che una previsione di 37.800.000 lire di spesa in conto capitale, al di sotto di un milione per ogni Comune, non possa far sperare di poter attuare delle grosse strutture a favore delle persone anziane, inabili ed handicappate; saranno 800/850.000 lire per ogni Comune e con questo si può fare molto poco.
Anche il metodo di riparto tra i diversi Comuni credo che meriterebbe una spiegazione. Si dice che nei Comuni dovrebbe esserci un'assistente domiciliare sola; si deve tenere però conto della differenza del numero di abitanti, delle caratteristiche, della posizione geografica del Comune, della sua ripartizione in villaggi, frazioni, e le difficoltà di attuazione. Pertanto, credo che i Comuni con le proprie richieste siano in grado di concretizzare questo.
Mi sono preso alcuni dati: circa l'assistenza domiciliare, porto dei Comuni a titolo di esempio e non per puntare l'attenzione in modo particolare sul Comune. Per il Comune di Hône con 1.100 abitanti, è previsto un contributo, sempre per l'assistenza domiciliare, di 16.260.000 lire; per il Comune di Torgnon, con 500 abitanti, sono previsti 17 milioni; per il Comune di Châtillon, con 4.600 abitanti, 9 volte maggiore a quello di Torgnon, è previsto lo stesso contributo; Emarèse, 200 abitanti, 7 milioni e mezzo. Credo che in questo riparto, in qualche modo, abbia giocato l'intenzione di agire con una spinta più concreta in questi Comuni per attuare forse più velocemente i servizi; credo comunque che siano necessarie delle spiegazioni.
Pregherei poi l'Assessore di darmi delle informazioni per quanto riguarda le infermerie di Cogne e La Thuile: sono previsti 99 milioni in quanto sono strutture di distretto. Vorrei però sapere qualcosa riguardo al personale oggi presente in quelle infermerie e ai ricoverati in esse. Mi risulta che ci siano stati ultimamente dei disguidi in questo senso. Non so se l'Assessore lo possa confermare, oppure se siano soltanto dei pettegolezzi.
Presidente - Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Sanità ed Assistenza sociale, Rollandin; ne ha facoltà.
Rollandin (UV) - A proposito delle osservazioni che sono state fatte sulla presentazione di questo piano, dico subito che molte sono condivisibili, tanto che ne avevo già fatto cenno all'inizio. Una premessa essenziale è quella di avere i termini allargati, perché se si fosse chiuso al 31 di maggio, come era previsto, a quest'ora non avremmo nemmeno il problema di esaminare i piani; inoltre, di fatto la legge è fissata al 31 maggio.
Abbiamo cercato di tener conto di queste difficoltà e mi sembra di aver agevolato al massimo. Il lato negativo di questo aspetto è che sapere che ci sarà una dilazione nei termini, porta il Comune a dire: sì, va bene, è fissato per quel giorno, ma poi tanto si accetterà comunque. Questo non mi sembra sia un metodo da perseguire continuamente.
Penso che dovremo fare una riflessione e tener conto di questo modo di presentare, perché i termini che erano preventivati non erano immotivati, ma erano giustificati, dalle necessità di una valutazione attenta che poteva tener conto di tutte queste osservazioni. Dopo di che i piani e lo stesso lavoro con la Consulta, poteva essere fatta con una certa calma: così però non è avvenuto.
Quando abbiamo messo assieme questa documentazione, l'abbiamo resa nota. Dopo di che, si sapeva che era necessario portarla in Consiglio, altrimenti ci sarebbe stata una interruzione di erogazione di fondi. Questo fa precipitare la discussione, e di fatto annulla una discussione sui rendiconti e sui piani presentati dai Comuni, che potrebbe offrire una informazione più corretta.
Penso che su questo bisognerà mettere un punto fermo, altrimenti tutti gli anni ci troveremo a dire: quest'anno è andata così, però l'anno prossimo vediamo di migliorare, mentre poi ci troveremo di fronte sempre la stessa carenza.
Le percentuali che sono state evidenziate da Péaquin nel 17% in più di popolazione interessata, con un aumento percentuale nei finanziamenti del 39%, hanno un significato relativo, in quanto bisogna tener presente un'esigenza diversificata da Comune a Comune. La spesa di 5 o 10 milioni che ad Aosta ha un suo senso e un suo utilizzo, in un Comune con frazioni disseminate, addirittura case disseminate, ne ha un altro. Pertanto, quando diciamo: nel Comune X, rispetto alla popolazione, si danno 16 milioni, bisogna tener conto quale esame è stato fatto dalla popolazione locale e della percentuale di persone che sono nella necessità di utilizzare questi servizi; infatti, su 500 abitanti, si può avere un alto numero di persone che necessitano di questi servizi. Qui teniamo conto che prevediamo una certa autonomia a livello locale nel preparare questi piani, perché altrimenti dovremmo farli noi, dividendo tra i Comuni, secondo formule già sperimentate e già in vigore per altri settori. La validità di questo tipo di impostazione stava nel fatto che l'esame era fatto a livello comunale.
Nei piani indicati c'è la difficoltà nel presentarli tutti sotto una stessa veste comparabile; infatti, l'esame dei piani è una cosa estremamente difficoltosa, perché non si riesce a capire a quante persone che hanno bisogno dei servizi ci si riferisce, alcuni lo hanno specificato, altri addirittura no. L'unica possibilità che abbiamo è di basarci sulla buona fede.
Per quanto riguarda il Comune di Aosta, rispetto a un programma che era stato presentato e discusso, è chiaro che il divario è enorme; dobbiamo però tenere conto di quella spesa, sapendo tra l'altro che alcuni di questi servizi non potevano partire all'inizio. Se queste strutture non partono è chiaro che, essendo prevista la costruzione, non ci sarà nemmeno il funzionamento.
Nell'interpellanza presentata e nella discussione, avevo presentato l'elenco dei Comuni che già avevano predisposto dei piani. Il finanziamento per l'esecuzione di questi progetti non cade sotto questa legge, perché qui sono previsti solo gli arredi e le ristrutturazioni minime; è chiaro che non si può affrontare la ristrutturazione globale con previsione di spese che vanno dai 300 ai 400 milioni. Le ristrutturazioni minime, invece, vanno a caricarsi su quella legge che prevede i mutui per utilizzare questi fondi per la ristrutturazione e quindi la possibilità di avere subito il finanziamento tramite quella via; questo per spiegare il perché non compaiono sotto questa veste o sembra enorme il divario tra la spesa in conto capitale e la necessità di servizio.
Per quanto riguarda l'osservazione del limite al servizio di assistenza agli anziani, di fatto si incrementa l'utilizzo di strutture quali l'ospedale. Sono d'accordo con questo ma non è che qui si diminuiscono questi servizi; al contrario, si analizzano in modo più corretto e si diversificano rispetto alle possibilità. Infatti, se in un Comune ci sono 100 anziani, non è che tutti i Comuni che hanno 100 anziani abbiano bisogno di un'assistenza domiciliare; ci sono Comuni con 100 anziani che sono autosufficienti e non c'è bisogno quindi dell'assistenza domiciliare. La previsione di un'assistenza domiciliare era in relazione al discorso, già fatto con il Comune, che prevedeva un numero minimo; non è pertanto vincolante a questo proposito ma è soltanto una base per analizzare questi piani, rispetto a quello che i Comuni stessi ci hanno detto.
Voglio precisare che l'allegato C è stato discusso con l'Associazione Sindaci e accettato da tutti i Comuni: è stato accettato dall'Associazione Sindaci e anzi da loro proposto, non è stato assolutamente imposto né dall'Assessorato né da me; quindi, sono loro che ci hanno chiesto di prevedere e di elaborare un documento iniziale che servisse da base di discussione. Lo hanno preso, lo hanno discusso e ce lo hanno dato con delle modifiche di cui abbiamo tenuto conto.
Pertanto, sono perfettamente disponibile (come ho detto alla Consulta) a ridiscutere le fasce e i contributi; dobbiamo però tenere conto che è stato esaminato, riproposto nonché discusso dai Comuni. Questo mi sembra importante sottolinearlo, perché non si tratta di una decisione imposta.
Quando si arriva al costo effettivo si dice che di fatto non offriamo più servizio. Non è vero, si dice solo che teniamo conto che gli esempi che abbiamo in Valle sono esattamente di questa portata: quando abbiamo gente che può pagare e quindi può utilizzare il servizio, e che di fatto non ha la possibilità di averlo in altro modo, utilizza questo servizio pagando quello che è dovuto.
L'esame dei singoli piani è stato fatto con fatica per cercare di estrapolare dei dati che ci consentissero di fare delle previsioni con tutte le difficoltà che ci sono state.
Per quanto riguarda l'infermeria di Cogne e La Thuile, c'è da dire che per l'infermeria di Cogne c'è la previsione di una ristrutturazione: per essa non c'è problema di personale. Per l'infermeria di La Thuile, invece, dove c'era il personale bisogna tenere conto delle qualifiche del personale stesso: su quattro che venivano utilizzati per il servizio, va detto che uno va in pensione, uno è stato riutilizzato dall'azienda, mentre gli altri due resterebbero a disposizione per questo servizio. Passerebbero quindi all'attività dell'assistenza domiciliare, senza essere a carico della ditta da cui dipendevano e a cui veniva corrisposto l'onere finanziario relativo.
Per il resto, la degenza dei dimessi dagli ospedali psichiatrici, aveva creato dei problemi legati all'assistenza; non penso però che tali problemi abbiano creato un'attività particolare di sorveglianza o che ci sia stato un problema specifico.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
Mafrica (PCI) - L'Assessore alla Sanità ed Assistenza sociale ha dato una serie di spiegazioni in base alle richieste formulate dal nostro Gruppo. A termine del suo intervento ha detto che sarebbe disponibile a rivedere le fasce; se però oggi andiamo come Consiglio ad approvare questo piano, quando verrebbero riviste queste fasce, l'anno prossimo?
(Intervento fuori microfono)
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Mafrica (PCI) - Devo dichiarare che le osservazioni fatte dall'Assessore non ci hanno convinto. Fondamentalmente, facevamo tre osservazioni: la prima, relativa al fatto che si ritorna indietro, a nostro giudizio, ponendo questo limite nel finanziamento dell'assistenza domiciliare. Si pensa di partire attraverso un criterio di equità dando un'assistenza domiciliare per ogni Comune che fa richiesta. A nostro giudizio, con questo sistema di danneggiare i Comuni che hanno più capacità di iniziativa o più buona volontà. Non credo sia accettabile la giustificazione che ha dato l'Assessore per il confronto effettivo di questi piani; come è stata predisposta la scheda per raccogliere i contributi che gli utenti devono dare al proprio Comune, era possibile anche predisporre un modello con cui far formulare dai Comuni stessi le richieste. Possiamo anche credere sulla parola all'Assessore, ma a noi sembra che, si siano voluti penalizzare alcuni Comuni con questa giustificazione basata sul principio di equità.
La seconda osservazione che facevamo era riferita al Comune di Aosta. Pur tenendo conto delle osservazioni fatte dall'Assessore per ciò che riguarda le spese in conto capitale, la riduzione delle richieste nelle spese correnti ci sembra eccessiva per questo Comune.
Il discorso che ci convince di meno è questo delle fasce sociali. È vero che i Sindaci hanno approvato, non metto in dubbio quanto è stato detto; la Consulta dei pensionati però non ha approvato questo tipo di discorso. Onestamente, ci sembra che, visti i livelli delle pensioni e visto il costo della vita, far pagare 6.500 lire l'ora la persona che viene ad aiutare l'anziano, far pagare il costo effettivo del pranzo con i prezzi che si hanno, rappresenti la scelta di una base troppo bassa.
Per quello che riguarda le integrazioni per le protesi dentarie, se ricordo bene, il minimo parte da 8 milioni annui, fino a 8 milioni non si fa alcuna detrazione, esse cominciano nei contributi da 8 fino a 13: a 13 milioni annui nessuno ha più contributi. Ci sono quindi dei contributi molto elevati per persone che hanno redditi molto bassi.
Questo tipo di struttura del piano, pur essendo noi molto favorevoli ad una estensione di queste cose, ci fa dubitare dell'applicazione. Pertanto, non possiamo votare questo provvedimento: non ci sono state date risposte adeguate e non siamo convinti, soprattutto se non è possibile portare delle modifiche per quest'anno.
Presidente - Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Sanità ed Assistenza sociale, Rollandin; ne ha facoltà.
Rollandin (UV) - La conseguenza della non applicazione di questo piano è molto semplice: i servizi si bloccano. Possiamo quindi metterci tranquillo e dire che non sono sufficienti, tenendo conto che le norme prevedevano il 31 maggio: dovremo poi spiegare perché i servizi sono interrotti.
La cosa che non mi torna, è che viene accampato a scusa di tutto questo il fatto che c'è una tabella predisposta dai Sindaci che non vi convince. Questa è una argomentazione assolutamente falsa, perché se questa tabella fosse stata disposta dall'Assessorato si potrebbe anche non accettarla. Ma poiché è stata proposta e discussa dai Sindaci, si arriverebbe a dire che i Sindaci non sanno organizzarsi, in barba a tutti i discorsi del decentramento.
Voglio fare queste specificazioni perché sia chiaro che non voglio venga approvato: è stato sottoposto all'attenzione del Consiglio perché è un insieme di piani presentati dai Comuni, però è chiaro che l'abbiamo sottoposto con lo spirito di verificare qual è lo stato di attuazione (che ha in effetti delle grosse carenze), per prevedere un modello per l'anno prossimo onde poter fare un'analisi comparata. Mi si ribatte che la Consulta non ne sapeva niente: è chiaro, la Consulta ha le sue funzioni, fra le quali non c'è quella di controllare i Sindaci. Il giorno che la Consulta dei pensionati dovrà fungere da organo consulente dei Sindaci, allora potrete anche dirmi che non approviamo per questi motivi. Se mi diceste di rimandare perché non è esauriente, risponderei con una lettera dicendo che i servizi si interrompono. È molto semplice: basta dire che i Comuni hanno inviato dei programmi che non sono assolutamente sufficienti per fare un'analisi più approfondita.
Le cose sono due: o si approva con queste carenze, con questo impegno nel predisporre un modello a cui già mi sono detto favorevole, con la possibilità di modificare questa tabella, oppure si dice: che non si approva e che non spendiamo una lira. In questo modo ha fatto la Regione Piemonte: neanche una lira agli oltre 80.000 anziani, e in questo modo ci mettiamo la coscienza a posto. Diciamo che non ci sono soldi e che questa è la conclusione cui sono giunti anche da altre parti.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
Mafrica (PCI) - Se l'Assessore alla Sanità ed Assistenza sociale, Rollandin, ha posto l'approvazione delle tabelle ai Sindaci con le stesse argomentazioni con cui ha cercato di convincere noi adesso, capisco che i Sindaci l'abbiano accettata tout-court.
Noi abbiamo fatto delle osservazioni secondo il nostro punto di vista. Non siamo d'accordo quando nella relazione si scrive: tale intendimento di potenziare i servizi di assistenza domiciliare non appare perseguibile perché non appare opportuno che alcuni Comuni provvedano ad un servizio capillare, mentre altri ne siano sprovvisti completamente. Abbiamo detto che questo criterio di equità ci sembra non corrisponda alla reale attività dei Comuni. Sempre nella relazione si dice: una drastica riduzione si è dovuta operare nei confronti del programma dei servizi del Comune di Aosta. Credo che il Comune di Aosta non sarà molto soddisfatto, e che l'approvazione del Comune non possa essere data per scontata.
Abbiamo ancora detto che, dal punto di vista del nostro Gruppo che cerca di dare il suo contributo, far pagare a persone che hanno 550.000 lire al mese il costo effettivo dei servizi ci pare eccessivo. Non metto in dubbio che i Sindaci abbiano potuto ritenere questo forma valida: dico solo che dal nostro punto di vista ci sembra eccessivo. Questo non vuol dire che non si accettano le richieste proposte dal piano, e di conseguenza bisogna bloccare tutto. È certo che se Rollandin, per portare avanti le sue proposte, va dai Sindaci o dai pensionati dicendo: questa è la minestra, o la mangiate o chiudo i servizi, mi pare elementare che tutti accettino. Questo però non lo posso verificare. Pertanto, con gli impegni che l'Assessore competente ha preso oggi di preparare un modello per avere da parte dei Comuni dei piani che possano essere verificati e con l'impegno che ha preso per una modifica di queste fasce, dichiariamo la nostra astensione.
Presidente - Non ci sono altre dichiarazioni di voto.
Metto in votazione l'oggetto n. 25.
Esito della votazione:
Presenti: 23
Votanti: 17
Maggioranza richiesta: 12
Astenuti: 6 (Gruppo Comunista)
Favorevoli: 17
Il Consiglio approva.
