Oggetto del Consiglio n. 377 del 24 febbraio 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 377/XVI - Interpellanza: "Misure adottate per la tutela della carne valdostana".
Bertin (Presidente) - Punto n. 26 dell'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al consigliere Planaz.
Planaz (LEGA VDA) - Ho appreso un po' di giorni fa da una trasmissione ("Presa Diretta", andata in onda su RAI 3 lo scorso 8 febbraio) che molta carne proveniente dai Paesi del Sud America viene importata dal Paese Italia e siamo uno dei primi Paesi importatori di carne dal Sud America. La preoccupazione, non solo mia, ma di molti allevatori che mi hanno sollecitato - visto questo momento un po' dovuto alla pandemia, ma questo prodotto ha dovuto affrontare una crisi già prima della pandemia - è che questa carne venga immessa nel nostro mercato e che scappi a delle regole vigenti di etichettatura... che si nasconde sotto la preparazione a base di carni... Qui voglio andare a fondo, cercare di spiegare la differenza. Oggi sia un allevatore, un produttore, anche aziende agroalimentari - parliamo di valdostane -, per identificarsi sul mercato, hanno investito moltissimo per tracciare, dare la tracciabilità, una trasparenza, un prodotto prodotto in montagna con delle caratteristiche di qualità, salubrità e di benessere di animale. Ci costa per garantire al consumatore la bontà di questo prodotto e che dove lo stesso viene prodotto i nostri animali vengono custoditi in un clima di benessere. Se queste carni che vengono immesse sul nostro mercato a livello nazionale... e io spero che non vengano immesse anche nel nostro territorio, ma logicamente hanno una scorciatoia anche in termini di tracciabilità, lasciamo stare i costi di produzione perché se arrivano da quelle zone, non possiamo non dimenticare che ci sono allevamenti di 20.000-30.000 capi che devono andare a confrontarsi con i nostri di 20-30 capi. Chiunque di voi può ben immaginare la differenza dei costi di produzione, al di là del fatto che se poi, quando vengono immessi sul nostro mercato, si nascondono sotto la voce "preparazione a base di carne" e non sono obbligati di avere un'etichettatura sul prodotto finale che viene presentato al consumatore... Allora la mia preoccupazione, mia e del nostro gruppo, è di andare a cercare di rendersi conto se i prodotti, che possono anche essere prodotti che vanno a richiamare un'attenzione geografica di un certo Paese, tipo noi la Valle d'Aosta, che ha una vocazione naturalistica che richiede... dà il senso di natura, del benessere degli animali... che si nasconda questa - diciamolo così tra virgolette - frode ammessa che non c'è l'obbligo di etichettare la provenienza di questa... in questo caso materia prima che non si può chiamare "carne". Se noi oggi con le regole vigenti nell'Unione europea siamo obbligati a tracciare tutto il prodotto "carne" dall'allevamento al giorno che è nato l'animale, al macello in cui viene abbattuto, a tutti i punti vendita, ci sono 4-5 IT che vengono dichiarati in etichetta, su questi preparati - e ce ne sono molti - non c'è l'obbligo: con questa etichetta facoltativa non c'è l'obbligo di andare a identificare la zona di provenienza della carne. Allora noi ci siamo chiesti:
- se la Regione ha attivato delle misure di controllo per garantire che le carni provenienti da questi Paesi non siano commercializzate nel nostro territorio e, nel caso siano commercializzate, che azioni siano state prese per andare a far sì che sia una differenza palese per il consumatore laddove vi sono dei derivati di un tipo di carne presentati da un certo prodotto, giusto per dare trasparenza;
- in caso affermativo, se le misure e i controlli sono stati attivati per garantire la qualità di questa carne, perché ricordo che, in merito a questa "trasmissione", c'è stato un problema molto grave, perché, come ho detto prima, tutti i produttori e anche i trasformatori, gli agroalimentari devono attenersi a disciplinari molto rigidi, invece qua si sono trovate "trasparenze" di alti livelli di pesticidi. Allora non vorrei che poi noi andiamo a mettere sul mercato del prodotto nostro, che poi deve competere con dei prodotti che non hanno avuto gli stessi requisiti di controllo;
- quali garanzie hanno i consumatori che acquistano un prodotto valdostano rispetto al fatto che non siano state utilizzate per la sua produzione carni provenienti da questi Paesi extracomunitari;
- quali sono gli intendimenti dell'Amministrazione regionale nel caso che questo non sia avvenuto e cosa potremmo fare per andare a porre rimedio a questo fatto.
Presidente - Per la risposta, la parola all'assessore Sapinet.
Sapinet (UV) - La trasmissione non l'avevo vista, poi sono andato a dare un'occhiata. Quanto da lei citato nelle premesse ha sicuramente sollevato una tematica importante: quella dell'importazione di carne proveniente da questi allevamenti extra, oltre l'Unione europea, che, come ha ben detto, presentano costi di produzione inferiori e che si pongono in concorrenza con le carni prodotte nel territorio dell'Unione europea e, in particolar modo, della nostra regione, anche con quelli in modo decisamente concorrenziale. Io le darò una risposta che è legata alla situazione attuale, le norme che ci sono. Condivido lo spirito, la volontà da parte mia e del Governo di assolutamente tutelare il più possibile, laddove è di nostra competenza e fin dove la normativa ce lo permette, i nostri prodotti com'è già stato fatto in passato, come si sta facendo in questo momento e come continueremo a fare.
Tali importazioni sono in ogni caso sottoposte al momento dell'ingresso nel nostro Paese a controlli che ne certificano la tracciabilità e l'idoneità al consumo diretto o alla trasformazione. Anche per quanto riguarda i controlli svolti sul territorio regionale, il cosiddetto "piano regionale integrato dei controlli", che ha come oggetto la sicurezza alimentare, il benessere, la sanità animale, prevede controlli volti a garantire la sicurezza degli alimenti e la tutela degli interessi dei consumatori. Il Piano Regionale Integrato dei Controlli (PRIC), come previsto dalla normativa comunitaria, è approvato annualmente anche a livello regionale con delibera dell'Assessorato della sanità. Tale piano non dev'essere visto come una nuova incombenza, un'incombenza da aggiungere alle molteplici attività di controllo già esercitate sul territorio regionale, ma invece rappresenta piuttosto uno strumento di tutela, un importante strumento di tutela, per l'integrazione e l'ottimizzazione di tale attività, un'attività di controllo che è svolta dai servizi veterinari competenti sia sulle carni fresche, sia sui prodotti trasformati. Occorre, come le dicevo già prima... la quasi totalità della normativa di tutela del consumatore è di competenza statale e comunitaria, ma è chiaro che noi, come Regione, dobbiamo muoverci il più possibile fin dove la norma ce lo permette.
Riguardo al terzo quesito sulle garanzie che hanno i consumatori, io so pertanto che, alla luce dei controlli al momento dell'ingresso in Italia e successivamente in applicazione appunto del PRIC citato in precedenza, l'idoneità al consumo delle carni extraeuropea è garantita. Diversa è la tematica inerente alla consapevolezza del consumatore circa la provenienza dei prodotti da lui acquistati e da lui consumati. Infatti se da un lato la legislazione europea, come citato anche nel corso della trasmissione, prevede l'obbligo di etichettare la carne fresca, refrigerata e congelata con le indicazioni relative ai Paesi di nascita, allevamento, macellazione degli animali, sui prodotti trasformati a base di carne tali indicazioni non sono obbligatorie; questo appunto per quanto riguarda le norme comunitarie, dove vediamo che l'acquisto di carne fresca o refrigerata e congelata ha certe garanzie, non così, ahimè, per i trasformati.
Per quanto riguarda il quarto quesito: gli intendimenti dell'Amministrazione regionale utili a tutelare la carne valdostana, direi che innanzitutto la partita si gioca anche sul lato del consumatore, che deve essere adeguatamente informato e dev'essere consapevole al momento dell'acquisto. In tal senso l'Assessorato si impegna da anni nel promuovere il consumo dei prodotti locali a filiera corta provenienti dai nostri allevamenti locali, che, essendo di tipo estensivo, risultano decisamente più sostenibili dal punto di vista ambientale sia per una bassa concentrazione di animali, sia per un utilizzo ridotto di mangimi e il ricorso al pascolamento che lei conosce bene. Nella medesima direzione è da intendersi il contributo messo in piedi nel corso del 2020 per l'acquisto di prodotti provenienti dal territorio, fra i quali c'era appunto la carne fresca e i prodotti a base di carni nell'intento appunto di favorire il collegamento tra le filiere di produzione e la ristorazione locale. Visto anche il buon successo avuto nell'anno passato, è nostra intenzione riproporre tale sostegno anche per l'anno 2021 allo scopo di creare una sempre più proficua sinergia tra gli operatori dei due comparti che possa garantire un giusto riconoscimento economico ai produttori e far conoscere ai turisti le peculiarità dei nostri prodotti. Il percorso non è immediato, ma le azioni dell'Assessorato saranno sicuramente indirizzate in tal senso. Credo che misure come queste, il cosiddetto "voucher prodotto", che ha visto la luce in un anno difficile come quello del Covid, possa veramente rappresentare una grande opportunità, un aiuto per il settore del commercio e del turismo, ma anche e soprattutto un aiuto per le nostre aziende agricole e anche una sorta di educazione alimentare ai nostri cittadini, una svolta culturale che questa emergenza ci dà modo di provare e noi dobbiamo assolutamente stimolare e auspicare. Credo che, per quanto da lei citato, in questo caso tutti, noi tutti, al di là poi delle appartenenze, siamo assolutamente a sostegno e a supporto del mondo dell'agricoltura e, in particolar modo, della produzione dei prodotti.
Va segnalato inoltre anche l'ottimo lavoro che è stato portato avanti, che attualmente viene portato avanti dall'AREV, che da tempo promuove il consumo della carne valdostana attraverso l'adozione di un disciplinare di etichettatura volontaria che coinvolge allevatori e macellatori locali. Non ultima anche la collaborazione che l'associazione ha stretto con il Valais nell'ambito di un progetto Interreg Italia-Svizzera per la valorizzazione della carne prodotta in Valle d'Aosta delle razze autoctone presenti nei territori di montagna. È già stato fatto parecchio quindi, ma tanto rimane ancora da fare e sicuramente il nostro impegno va in quella direzione ovviamente ricordando i limiti che abbiamo dalle normative comunitarie che ce lo impongono.
Presidente - Per la replica, la parola al consigliere Planaz.
Planaz (LEGA VDA) - Assessore, le avevo fatto quattro domande ben distinte, ben precise perché volevo delle risposte precise, però non mi ha molto soddisfatto. Vede - io l'ho già accennato prima e non già solo prima, già altre volte -, i produttori e i trasformatori agroalimentari di questa regione - parliamo della nostra regione - hanno fatto molto per andare a identificare il prodotto, da dove viene. Adesso lei ha parlato di carne valdostana, dell'AREV. Lo so benissimo cosa vuol dire andare a identificare un prodotto, dargli un'immagine, immetterlo sul mercato; so cosa vuol dire produrlo e ho dovuto anche fare l'esperienza e sapere cosa vuol dire andare a presentarsi sul mercato e farsi conoscere, ma questo è un altro aspetto. Io le avevo fatto un'altra domanda: se sono state immesse delle carni, io sono certo dei controlli che vengono fatti dagli enti preposti, ma, nel caso certi prodotti vengano immessi nella nostra regione, il cliente ha la certezza che questo prodotto non è un prodotto valdostano ma è un prodotto che proviene dal Sud America? Perché le dirò di più: ho parlato di prodotti agricoli tradizionali e, se vado sul sito della Regione, posso anche elencarle i prodotti che sono elencati sotto questa voce che sono tutelati e devono andare a dare una qualità, un indirizzo al territorio... dei prodotti che provengono da questo territorio... per sostenere il territorio, per sostenere le aziende di quel territorio, perché se noi possiamo andare a nascondere dietro a una non etichettatura dei prodotti locali... ma questo succede anche in tutta Italia, non è che succede solo a noi qua, perché, da quello che ho visto, per tutte le varie tipologie di prodotti tipici italiani c'è la possibilità che dietro a questo, senza aver l'obbligo di mettere l'etichetta, si nasconda anche un qualunque pezzo di carne proveniente dal Sud America. Allora io le consiglio... io so che fino ad adesso sono stati fatti tutti i controlli, non ha bisogno di dirlo perché lo sappiamo benissimo quanti controlli vengono eseguiti nelle nostre aziende, ma il giorno che questo prodotto si immette sul mercato abbiamo la certezza che sia un prodotto valdostano? Sì o no? Se è no, bisogna far in modo che questi prodotti che si immettono sul mercato non possano andare a nascondersi dietro la voce "preparati di carne" e non scrivere nulla. Bisogna obbligare queste aziende che trasformano questi prodotti a andare a identificare da dove arriva il prodotto, la materia prima, in questo caso la carne, e questo penso che servirà per tutta una serie di altri prodotti che io non ho avuto ancora tempo di andare ad approfondire, ma che avrò cura di approfondire e vedere se ci sono dei leciti o degli illeciti nel dare trasparenza al consumatore di quello che sta mangiando e di andare a premiare... perché lei ha parlato di legge n. 858. Io non voglio andare oltre, non voglio fare l'avvocato del diavolo, ma supponiamo che in uno di questi prodotti ci sia carne brasiliana e noi siamo andati a incentivare il consumo e l'acquisto di questo prodotto quando proviene dal Sud America. Non mi sembra molto logico, le dico solo questo, perché forse dovremmo fare un po' più attenzione.
