Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 622 del 15 dicembre 1981 - Resoconto

OGGETTO N. 622/81 - COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. COMMEMORAZIONE SENATORE PARRI - PREOCCUPAZIONE PER I FATTI SUCCESSI IN POLONIA.

Presidente - Passo senz'altro alle comunicazioni che riguardano l'attività del Consiglio regionale dal 27 novembre ad oggi.

Disegni di legge presentati:

D.L. n. 335, presentato dalla Giunta regionale in data 3/12/81, concernente: "Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per i primi quattro mesi dell'anno finanziario 1982" (iscritto all'o.d.g. del 16 dicembre);

P.L. n. 336, presentata dal Gruppo comunista in data 3/12/81 concernente: "Delega alle Comunità montane in materia di forestazione, difesa dei boschi e tutela dell'ambiente";

P.L. n. 337, presentata dal Gruppo comunista in data 3/12/81 concernente: "Deleghe in materia di opere pubbliche e di assetto del territorio".

Disegni di legge vistati:

D.L. n. 314, concernente: "Approvazione della direttiva CEE n. 80/666 del 24 giugno 1980 e della legge 1° agosto 1981, n. 423. Modificazioni e integrazioni della legge regionale 28 luglio 1978 n. 49: Indennità di carica compensativa annua";

D.L. n. 312, concernente: "Sottoscrizione di nuovo capitale azionario della S.p.a. Centrale Laitière d'Aoste";

D.L. n. 315, concernente: "Compensi ai componenti delle Commissioni sanitarie previste dalle leggi 30 marzo 1971, n. 118, 26 maggio 1970, n. 381, 27 maggio 1970, n. 382";

D.L. n. 318, concernente: "Maggiore spesa per l'applicazione della legge regionale 5 giugno 1974, n. 16 e successive modificazioni recanti norme per la concessione per ricovero ospedaliero a favore dei coltivatori diretti, degli esercenti attività commerciali e degli artigiani";

D.L. n. 319, concernente: "Maggiore spesa per l'applicazione della legge regionale 31 agosto 1972, n. 35 e successive modificazioni, recanti norme per l'assistenza integrativa regionale, mediante concessione di un assegno di accompagnamento ai ciechi civili";

D.L. n. 320, concernente: "Maggiore spesa per l'applicazione della legge regionale 7/12/1979, n. 70, concernente provvidenze a favore dei nefropatici cronici in dialisi iterativa o sottoposti a trapianto renale";

D.L. n. 321, concernente: "Maggiore spesa per l'applicazione della legge regionale 31 agosto 1972, n. 30 e successive modificazioni, recante norme per l'estensione dell'indennità giornaliera per invalidità temporanea conseguente ad infortunio sul lavoro a favore dei lavoratori autonomi dell'agricoltura";

D.L. n. 324, concernente: "Aumento, limitatamente all'anno 1981, della spesa per l'applicazione della legge regionale 28 Giugno 1962, n. 13, modificata con legge regionale 28 giugno 1979, n. 31 recante norme per il risanamento del bestiame in Valle d'Aosta nei riguardi delle brucellosi, tubercolosi e mastiti";

P.L. n. 325, concernant: "Subventions aux associations culturelles valdôtaines";

D.L. n. 313, concernente: "Finanziamento, per l'anno 1981, della legge regionale 25 agosto 1980, n. 44, recante provvedimenti per il risparmio energetico e per l'utilizzazione delle fonti integrative e alternative di energia";

D.L. n. 323, concernente: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 21 dicembre 1977, n. 72 - Ordinamento della professione di maestro di sci e delle scuole di sci in Valle d'Aosta".

Disegni di legge non vistati: nessuno

Deliberazioni vistate: n. 5

Deliberazioni non vistate: nessuna

Riunioni di Commissioni:

- Conferenza dei Capigruppo: 2

- Ufficio di Presidenza: 1

- I^ Commissione: 1

- II^ Commissione: 1

- III^ Commissione: 1

- I^ e II^ Commissione in riunione congiunta: 1

- Commissione speciale per l'urbanistica: 1

- Commissione speciale per gli aiuti alle zone terremotate: 4

- Riunione dei rappresentanti dei Gruppi affiancati da esperti, per la revisione della legislazione in materia di bonifica sanitaria del bestiame.

- Incontro dei Capigruppo con i rappresentanti dell'Associazione Valdostana Sindaci sui problemi del decentramento.

- Incontro dei Capigruppo con l'Associazione Amici del Nicaragua per interventi a favore di quel paese.

- Una riunione degli ex Consiglieri regionali aventi diritto alla Cassa di Previdenza per la nomina dei rappresentanti in seno al Comitato Amministrativo della Cassa. Sono stati nominati: SAVIOZ Fabiano (membro effettivo) e PERRUCHON Oscar (membro supplente).

A queste comunicazioni devo aggiungere che le notizie relative alle gravi misure adottate dal Governo polacco culminate nella dichiarazione dello stato di assedio, nell'arresto di aderenti al sindacato libero Solidarnosc, e nella creazione di un Consiglio militare di salvezza nazionale, hanno succitato in noi tutti profonda preoccupazione per il futuro di questo paese e per le sorti in generale della pace, mai in pericolo come in questi ultimi tempi, caratterizzati da una continua corsa al potenziamento degli armamenti nucleari in Europa e nel mondo.

In un momento così profondamente drammatico, il Consiglio regionale non può che esprimere l'auspicio che in Polonia le libertà civili e sindacali siano ripristinate, che riprenda il dialogo per la ricerca di una soluzione politica in quel Paese che non può concretizzarsi nel ricorso alla forza ma unicamente attraverso una intesa nazionale capace di risolvere i problemi del necessario rinnovamento della vita politica.

È necessario, e lo ripeto, che in Polonia si affermi l'esigenza di un profondo rinnovamento che, superando gli errori di indirizzo e di direzione nell'economia e nella vita politica, faccia leva sulle forze fondamentali del Partito Comunista rinnovato, delle organizzazioni sindacali rappresentate in modo autonomo e della Chiesa cattolica.

Ecco perché le Assemblee elettive rivolgono un pressante appello alle forze politiche democratiche, al mondo cattolico, alle organizzazioni sociali e culturali, in Italia e in Europa, affinché, senza strumentalizzazioni e contrapposizioni propagandistiche, siano portati avanti più che mai il dialogo e le iniziative per la difesa della pace e per una politica di distensione e disarmo, tanto necessaria oggi in un mondo caratterizzato dal continuo accendersi e propagarsi di focolai di tensione.

Ed infine, colleghi Consiglieri, vorrei ricordare, seppur brevemente, la figura del Senatore Ferruccio Parri, una delle figure più luminose della Resistenza italiana e primo Presidente del Consiglio dei Ministri dell'Italia libera.

Per noi valdostani, Ferruccio Parri, oltre che per il suo alto contributo portato nella lotta di Liberazione, è soprattutto il Presidente del Consiglio dei Ministri che ha controfirmato il Decreto Legislativo Luogotenenziale 7/9/1945 che sanciva il riconoscimento della peculiarità etnico-linguistica della Valle d'Aosta, attraverso la sua costituzione in circoscrizione autonoma con ordinamento amministrativo speciale e che costituiva il presupposto dello Statuto Speciale votato dalla Costituente e promulgato il 26/2/1948.

Nei pochi mesi in cui resse il Governo, il Senatore Parri, si gettò con tutta la sua passione nell'opera di ricostruzione materiale del Paese e nell'azione di rivalutazione della coscienza dei cittadini e del valore della democrazia conquistata.

Interpretando il profondo cordoglio del Consiglio regionale ho provveduto ad inviare, a testimonianza della profonda partecipazione del Consiglio regionale e della Valle d'Aosta tutta al cordoglio della Nazione per la dipartita di un Figlio così illustre, telegrammi ai familiari, al Presidente del Senato Fanfani e al Senatore Anderlini, della Sinistra Indipendente, Gruppo cui il Senatore Parri aveva appartenuto.

Credo di interpretare i sentimenti del Consiglio rinnovando il cordoglio per la perdita di quest'uomo che, senza retorica, possiamo dire uno dei pilastri della riconquistata democrazia italiana.

È aperta la discussione sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio.

La parola al Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - Mi associo innanzi tutto alle ultime parole del Presidente che ha commemorato la figura di Ferruccio Parri, un indimenticabile capo della Resistenza, e uno dei costruttori della rinnovata democrazia nel nostro paese.

Ma intervengo soprattutto per associarmi ai giudizi e agli auspici che il Presidente del Consiglio ha fatto in merito alla situazione polacca. Esprimo anche la disponibilità del nostro Gruppo per una riunione che vorranno fare i Capigruppo al fine di concordare un o.d.g. che chieda l'abolizione dello stato di assedio in Polonia e il ripristino delle libertà sindacali e civili e chieda soprattutto che non si abbiano gravi interferenze esterne da parte di altri paesi in quella situazione già così drammatica.

Il nostro partito aveva guardato con favore e con apprensione allo sviluppo della situazione polacca, ma negli ultimi mesi la situazione si era improvvisamente aggravata; quei processi avviati con la nascita di un sindacato autonomo sembravano giungere a un punto morto; il dialogo, la trattativa tra il Governo e il sindacato sembravano impossibili. Eppure quella strada era, e rimane, credo, l'unica percorribile per poter dare a quel paese la possibilità di uscire dalla sua grave crisi economica e politica.

Noi abbiamo apprezzato il tentativo di rinnovamento che c'era stato anche nell'ultimo congresso del Partito operaio unificato polacco. Abbiamo apprezzato l'opera mediatrice che la Chiesa ha svolto ininterrottamente in tutto questo periodo, ma evidentemente una certa logica alla fine ha prevalso, ed oggi c'è il Polonia un Governo militare. Io credo che la logica che ha avuto il sopravvento sia ancora una volta ispirata alla logica dei blocchi. Esiste in questo mondo una divisione che impedisce ai paesi che cercano di percorrere vie originali per il proprio sviluppo di percorrere queste vie senza rientrare in schemi precostituiti. Evidentemente in questo tipo di logica la Polonia poteva rappresentare un'anomalia, e le anomalie nei diversi campi, sia quello dell'Est che quello dell'Ovest, vengono in forme differenti contrastate e molto spesso eliminate.

Noi, come Partito Comunista Italiano, non possiamo accettare questo tipo di logica, non crediamo che si possa continuare, senza gravi rischi per la pace, con un mondo diviso in due campi, che impongono i propri modelli e costringono i diversi paesi a scegliere un campo o l'altro. Non ci piacciono i metodi che vengono usati da un campo per soffocare esperienze di socialismo come quelle tentate nel Cile; non ci piacciono i tentativi che tuttora vengono fatti per impedire la conquista delle libertà democratiche nel Salvador; non ci piace neppure la logica di potenza dell'Unione Sovietica che è intervenuta ripetutamente dalla fine della guerra ad oggi in alcuni paesi del blocco di Varsavia, dalla Cecoslovacchia all'Afghanistan, ed oggi ha in qualche modo costretto a questo sbocco la situazione polacca. Non ci è piaciuto il Governo militare instaurato in Turchia qualche mese fa; non ci piace questo Governo militare che oggi ha preso le redini del potere in Polonia.

È necessario che l'Italia, l'Europa, tutti i paesi che vogliono costruire il proprio futuro in modo autonomo, diano un contributo al superamento della logica dei blocchi, diano un contributo perché si esca dalla spirale delle spese per il riarmo, mentre interi popoli soffrono ancora la fame.

Occorre che sia possibile per tutti i popoli cercare la via del proprio sviluppo senza essere costretti a schierarsi in un campo o nell'altro. Non è possibile che non appena un paese conquista la sua indipendenza sia costretto o a schierarsi nel campo che fa capo agli Stati Uniti d'America o a trovare conforto nel campo che fa capo all'Unione Sovietica.

Noi chiediamo quindi che nel nostro paese, da tutte le Assemblee elettive, esca questo auspicio perché questo tipo di logica venga superato, perché in Polonia riprenda la trattativa, perché tutte le componenti sociali e politiche della Polonia possano autonomamente trovare la strada per uscire dalla crisi.

Parteciperemo a tutte le manifestazioni unitarie che saranno programmate, tipo quelle organizzate anche nella nostra regione dai sindacati. Crediamo di portare a questo tipo di manifestazioni una voce sincera, una voce che vuole effettivamente che in Polonia le cose cambino e che si possa uscire da questa spirale perversa che costringe tanti popoli a essere distolti dalle strade che vogliono percorrere.

Io credo che la nostra concezione del socialismo, del socialismo come qualcosa che deve dare spazio all'uomo, che deve dare spazio a principi di giustizia, di solidarietà, di cooperazione tra i popoli, debba essere coniugata sempre con un impegno profondo in difesa della libertà e dell'autonomia di tutti i popoli.

E a questo fine esprimo nuovamente il nostro consenso agli auspici del Presidente del Consiglio.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Fosson; ne ha facoltà.

Fosson (DC) - Mi associo, a nome del mio Gruppo, al cordoglio espresso dal Presidente del Consiglio per la morte del Sen. Ferruccio Parri.

E mi associo anche, quasi per intero, alla comunicazione che il Presidente del Consiglio ha fatto a riguardo dei fatti di Polonia. Dicevo quasi per intero, perché, sia detto fuor di polemica, quando il Presidente del Consiglio auspica un Governo comunista libero, io purtroppo debbo dire che un Governo comunista libero, là dove i comunisti sono al potere, non esiste.

Il Consigliere Mafrica parlava, giustamente, di dittatura militare, ma non è un caso che il segretario del Partito comunista polacco sia anche un generale e contemporaneamente capo del Governo militare.

Guardiamo con oggettività i fatti e quindi non possiamo fare a meno di dire queste cose.

È chiaro che il cammino verso la libertà e verso la pace ha subìto con gli eventi polacchi una pesante battuta di arresto. Ancora una volta uno Stato, gestito da ristrette minoranze, ha rifiutato la partecipazione del popolo alla sua gestione, ha rifiutato l'autodeterminazione del suo popolo. Questa minoranza si è chiusa in se stessa e ha imposto con la forza la propria concezione di Stato e il proprio potere. Varsavia è oggi, così com'era stata Milano forse alla fine del secolo scorso col Governo militare di Pelloux, così com'è oggi la Turchia - cui faceva cenno Mafrica - com'è il Cile di Pinochet o il Cile dei generali.

La logica è la stessa: al popolo che chiede pane e libertà viene risposto con il piombo dei fucili e con il carcere.

L'episodio appare ristretto alla Polonia e tutti auspicano che rimanga ristretto, che sia un fatto interno polacco.

Noi, anche se in apparenza concordiamo sul fatto che questo sia un episodio interno della Polonia, riteniamo che sia strettamente legato con fatti esterni. Questi fatti polacchi hanno sicuramente la loro origine in un ambito ben più ampio, perché noi siamo convinti che se la scintilla di libertà che stava nascendo in Polonia si fosse allargata in tutto l'impero sovietico, questa scintilla di libertà avrebbe segnato la fine di una delle più grandi tragedie, truffe e ignominie della storia: il Governo comunista, il Governo sovietico, il potere del popolo, che poi si rivela non essere potere del popolo, ma si rivela essere uguale a tutti gli altri poteri di ristrette minoranze, oppressivo e liberticida.

Certo, si poteva forse evitare un irrigidimento in Polonia se non fossero prevalse nel sindacato certe frange estremiste, quelle frange che hanno chiesto il tutto e subito. Ma noi siamo convinti che un episodio di questo genere non poteva non succedere, perché la libertà si può conquistare tutta insieme, la si può chiedere tutta insieme e la si può conquistare per gradi, scalino dopo scalino. E anche conquistandola passo passo, chiedendola passo passo, fatalmente si sarebbe arrivati ad una situazione di questo genere. Il sistema comunista, così com'è concepito e così com'è realizzato all'Est, non poteva accettare la libertà. Non può accettare la libertà né per gradi, né tutta insieme.

Purtroppo noi siamo convinti che là dove c'è il comunismo al potere non ci può essere la libertà, anche se accettiamo e seguiamo con estremo interesse le affermazioni del Partito Comunista. Siamo certi che quanto diceva poco fa il Consigliere Mafrica ha una sua logica e discende sicuramente dalla sua buonafede. Non mettiamo in dubbio i passi in avanti del Partito Comunista Italiano, anzi li apprezziamo, però diciamo che il Partito Comunista deve riuscire ad avere il coraggio intellettuale e culturale di rompere con tutti gli schemi del leninismo.

A quel punto il suo discorso sulla libertà potrà essere credibile. E noi auspichiamo che il Partito Comunista Italiano sia in grado e abbia il coraggio culturale e intellettuale di fare scelte di questo tipo.

Detto questo, presento a nome della Democrazia Cristiana, così come è stato fatto in tutte le Assemblee elettive italiane, un o.d.g. che potrà essere sottoposto alla Conferenza dei Capigruppo e concordato per avere la massima convergenza di questo Consiglio regionale.

L'o.d.g. recita in questo modo:

IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA

preoccupato per i gravi avvenimenti polacchi, che vedono il tentativo da parte di una ristretta minoranza di soffocare la speranza di libertà e di democrazia di tutto un popolo,

memore delle sofferenze patite dalla Polonia nella sua storia ad opera di nazioni straniere e del martirio subìto nell'ultima guerra mondiale ad opera delle armate naziste e sovietiche,

riconferma la propria solidarietà al popolo polacco, auspicando che la sua lotta per la libertà e per la democrazia abbia sbocchi positivi, nell'interesse della pace europea e mondiale,

chiede perciò che le misure repressive in atto vengano tolte e vengano garantite le libertà fondamentali.

È ovvio che un o.d.g. di questo genere, votato dal Consiglio regionale, potrà avere lo spazio che questo Consiglio regionale, che rappresenta una regione piccola e poco popolata, può avere nel contesto mondiale; ma questo Consiglio regionale non poteva fare a meno di registrare un avvenimento come quello di Polonia, e non poteva fare a meno di dire una sua parola sulla libertà e sulla democrazia nel mondo.

Presidente - Prima di dare la parola al Consigliere Lustrissy, ricordo ai colleghi del Consiglio che sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio non possono essere votati o.d.g., ma che già in analoghe circostanze il Consiglio ha demandato alla Conferenza dei Capigruppo la stesura di un documento, facendolo poi proprio attraverso appunto la Conferenza dei Capigruppo.

La Presidenza si permette di suggerire lo stesso procedimento, affinché oggi pomeriggio si possa prendere conoscenza del testo che in modo informale i Capigruppo avranno eventualmente concordato, in modo che risulti un o.d.g. del Consiglio prodotto e sottoscritto attraverso la Conferenza dei Capigruppo.

Il Consigliere Lustrissy ha la parola.

Lustrissy (DP) - I democratici popolari si associano alla commemorazione testé fatta dal Presidente del Consiglio del combattente della Resistenza Ferruccio Parri, che fu uno dei padri fondatori della nostra libera Italia e che dette un contributo notevole anche all'elaborazione delle autonomie regionali.

Ironia della sorte, però, vuole che mentre ci troviamo a commemorare un combattente per la libertà, ci troviamo in una situazione nell'Est europeo di estrema gravità a causa della presa del potere da parte dei militari in Polonia, con la proclamazione dello stato d'assedio, giustificato da una situazione di estremismo e di anarchia che non può essere accolta dal mondo libero e dai democratici come causa di giustificazione.

Certamente in questi ultimi anni lo spontaneismo sindacale si è posto nel contesto della società civile polacca come forma nuova di partecipazione in una situazione politica sclerotizzata da un partito forse insensibile, o poco sensibile, alle istanze della base.

Analogamente in altri paesi vi sono state situazioni di questo genere. Quando ci sono carenze sul piano politico, quanto i partiti tendono a isolarsi dalla società civile, si assiste a questi fenomeni di spontaneismo che alle volte possono creare anche situazioni di rottura con le tradizioni e situazioni di emergenza che non possono però giustificare il tipo di emergenza dato alla situazione polacca: golpe militare che ha imposto il silenzio e ha vietato ogni manifestazione di dissenso al regime militare. Il Governo dei militari, come ricordava bene ieri il Presidente del Consiglio on. Spadolini, è un Governo antistorico per l'Europa, è una situazione di irreversibilità che noi non possiamo accettare, né in qualche modo avallare.

E non è tollerabile che nel contesto e nel cuore dell'Europa oggi si assista a situazioni di questo tipo.

I democratici popolari che hanno sempre guardato con interesse al processo di rinnovamento in atto in Polonia, anche sotto il profilo della intensificazione del dialogo Est-Ovest, lo fanno soprattutto per portare questo dialogo al superamento dei blocchi in campo internazionale, per dare questa pace e tranquillità che tanto è nell'ansia delle popolazioni europee, delle popolazioni del mondo.

L'esperimento politico era importante anche per l'applicazione concreta dell'atto di Helsinki, e vogliamo che tali speranze non vengano bruciate con interventi esterni militari negli affari interni della Polonia. Sotto questo profilo ci pare nasca una fiammella di speranza dalle dichiarazioni del Governo polacco nelle quali viene ribadita la sovranità del paese e l'avversione a qualsiasi forma di intervento esterno, perché - hanno detto - dobbiamo uscire da soli da questa situazione.

Ebbene, proprio per permettere a queste forze vive, che ancora esistono in Polonia, è proprio per assecondare questa tensione ideale che esiste in questa popolazione civile che noi, democratici popolari, come tutti i democratici del mondo libero, auspichiamo soprattutto che la Comunità Economica Europea possa intensificare i propri aiuti, sia sotto il profilo finanziario, sia sotto il profilo alimentare, a questa popolazione così duramente provata.

Con questo ci dichiariamo disponibili a discutere in una riunione con i Capigruppo una proposta di o.d.g. che esprima la solidarietà della popolazione della Valle d'Aosta e delle forze politiche valdostane democratiche nei confronti della popolazione polacca; e nello stesso tempo solleciti da parte della Comunità Europea una presa di posizione, una presa di coscienza sempre più pregnante, nei confronti di questa situazione che ci tocca da vicino, perché questi avvenimenti sono nel cuore dell'Europa e non possono non destare preoccupazione a tutti quanti i democratici europei.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Nebbia; ne ha facoltà.

Nebbia (PSI) - Il nostro partito si associa, innanzi tutto, alla commemorazione di una figura, quale quella di Ferruccio Parri, che tanto ha rappresentato nella storia del nostro paese, in un momento in cui si iniziava la ricostruzione ed era necessario il riferimento a valori politici e morali ben definiti, che, purtroppo, in questi trent'anni successivi, spesso si sono persi.

E come già sottolineato dal Consigliere Lustrissy, è un caso, anzi, purtroppo è un caso, che alla commemorazione di Ferruccio Parri si debbano abbinare valutazioni di vario ordine circa i fatti che sono successi e stanno succedendo in Polonia. E noi vogliamo sottolineare che parteciperemo a tutte le iniziative unitarie di protesta contro questi fatti, e parteciperemo all'esame e alla stesura di un o.d.g. del Consiglio regionale; ma nello stesso tempo vogliamo sottolineare come l'insegnamento della storia a volte sia stato dimenticato e come i fatti della storia spesso si ripetano. Secondo le nostre valutazioni, dove non c'è partecipazione popolare, dove non c'è consenso popolare alla vita pubblica, non ci può essere democrazia e non ci può essere crescita sociale e culturale. Dove il distacco tra la gente e i propri governanti cresce, evidentemente non si può pretendere che un Governo rappresenti un popolo, che un Governo rappresenti le tendenze, le tensioni che si formano, e riesca a condurle tutte verso un unico indirizzo.

Ed è quello che ci pare sia successo in Polonia e succeda anche altrove con forme esplosive, oggi magari meno potenti, che però possono, in altri momenti, anche verificarsi.

Ci pare che si debbano fare le giuste ed opportune critiche a tutte quelle forme di governo che tramite un partito unico, si chiami questo fascista, in un certo periodo, si chiami, come noi riteniamo, il Partito Comunista in questi paesi, tutte le forme di partito unico che comportano quindi un regime e una cristallizzazione delle strutture politiche, non possono che provocare delle tensioni all'interno del paese e delle reazioni di rigetto che sono sfociate altre volte in rivoluzioni (dalla rivoluzione americana prima, a quella francese, a quella russa), in una linea di continuità nei confronti della storia che forse molti politici hanno dimenticato.

Ma vorremmo anche sottolineare un altro aspetto che ci pare interessante e che prima il Consigliere Mafrica ha richiamato, ed è quello della logica dei blocchi. Noi concordiamo sul fatto che la logica dei blocchi comporti, abbia comportato e comporti ancora, tutta una serie di distorsioni nei rapporti tra i popoli e i Governi, ma vogliamo andare a chiarire perché c'è stata questa logica dei blocchi. E ci potrà essere anche in futuro, e non solamente tra il blocco occidentale e il blocco orientale, ma tra questi e il Terzo Mondo, o blocco delle nazioni fornitrici delle fonti di energia. Noi riteniamo che tutte le forme di fanatismo, siano queste di fanatismo politico o religioso - e molto spesso si identificano - siano da contrastare, perché sono foriere di separazione e di contrasti tra i diversi Stati.

E tutte le forme di fanatismo religioso tendono naturalmente all'espansione, tendono alla necessità di garantire un consenso sul piano delle istituzioni, di garantire un consenso più ampio possibile a livello mondiale.

E questo l'abbiamo visto per tutte le religioni che hanno cercato e cercano ancora oggi di estendere le loro influenze su tutto il mondo. Ma quando invece le religioni politiche, o le forme politiche che si identificano con le religioni, tendono ugualmente a estendere la loro influenza, questo comporta, anche sul piano della forza, sul piano militare, sul piano delle capacità economiche, la prevaricazione delle volontà dei singoli Stati, e quindi del popolo soggetto a questi Stati e l'occupazione degli stessi da parte delle forze politiche più forti. Ed è quello che è successo in Europa, nel blocco orientale prevalentemente, perché il blocco occidentale ha avuto la valvola di sfogo delle libere elezioni, dell'alternativa ai Governi, e quindi della possibilità di contrastare, di contraddire quanto non viene condiviso dalla popolazione.

Quindi noi riteniamo che si debba affrontare tutti questi problemi con occhio, in senso lato, laico, cioè che tende a verificare l'evoluzione delle esigenze, l'evoluzione della storia e che non garantisce a priori la giustezza di un qualsiasi Governo per qualsiasi popolo. Noi non pensiamo che le forme sociali devono essere cristallizzate, che un Governo di un certo tipo sia sempre quello indispensabile e necessario; noi riteniamo che ci debba essere invece una continua evoluzione. Ed è quello che vogliono avere tutte le popolazioni, ed è quella che, con una presenza di 10 milioni di aderenti, il sindacato libero aveva tentato di sostenere in Polonia, garantendo lui stesso un'alternativa ad un Governo che evidentemente non ha risorse neanche più - almeno a leggere i giornali - il sostegno dell'esercito, o di tutto l'esercito.

Quindi, per concludere, noi auspichiamo che su questi argomenti tutte le forze politiche siano concordi, facciano le dovute pressioni nel loro ambito, nazionale e internazionale, perché si riesca a garantire un accordo tra i diversi Stati, si riesca a garantire la libertà degli stessi, e una voce a tutte le espressioni sociali e popolari e a tutte le minoranze.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Voyat; ne ha facoltà.

Voyat (UV) - L'Union Valdôtaine veut s'unir aux paroles du Président du Conseil, Dolchi, pour ce qu'il a dit du regretté Président Parri.

En ce qui concerne la grave et difficile situation de la Pologne, l'Union Valdôtaine est aussi préoccupée et nous pouvons affirmer que nous sommes d'accord avec les propositions faites par les chefs du groupe qui m'ont précédé et avec la plupart des choses qui ont été déjà dites.

Je veux toutefois porter à la connaissance du Conseil la décision et le document rédigé par le Comité Exécutif de l'Union Valdôtaine à l'occasion de sa séance d'hier soir.

"Le Comité de l'Union Valdôtaine, réuni à Aoste, le 14 décembre 1981, face à l'état de siège décrété en Pologne pour contrecarrer l'action démocratique tendant à acquérir la liberté économique et politique, déclarant que les conquêtes obtenues par le Syndicat libre de Solidarité en faveur des travailleurs et du peuple polonais sont intouchables et que le peuple polonais ne peut e ne doit pas renoncer aux premières bribes de liberté arranchées par la lutte des travailleurs, condamne la méthode employée par le Gouvernement communiste polonais qui, à la dialectique démocratique, a préféré employer la violence pour essayer de remédier à un état de fait que lui-même avait causé; dénonce les arrestations des syndicalistes et des ouvriers en toutes les autres mesures coercitives mise en œuvre contre ces derniers; souligne que la paix intestine et le progrès d'une nation ne peuvent être bâtis sur la force, mais seulement sur le consentement démocratique et la participation de toute la population; blâme la conduite d'un gouvernement qui veut faire régner la paix à Varsovie avec les méthodes jadis employées par Staline. En outre, le Comité Exécutif de l'Union Valdôtaine, observant que, parmi les causes qui ont amené la Pologne à la situation actuelle, il faut tenir en grand compte le fait de la satellisation de ce Pays et de sa soumission à la volonté de Moscou, rappelle que les conflits internes et internationaux ne cesseront pas jusqu'à ce que dans d'Europe et dans le monde il ne régnera pas un ordre fédéraliste; déclare sa solidarité et donne son soutien moral à la lutte de Solidarité et du peuple polonais; demande la mise en liberté immédiate de tous les arrêtés, la cessation de toutes les mesures anti-démocratiques et anti-liberté, la restitution de toutes les libertés précédemment acquises".

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare; ne ha facoltà.

Carlassare (DPROL) - Questi due avvenimenti che dobbiamo, da una parte commemorare, dall'altra dibattere, secondo me hanno alcuni elementi in comune e altri che si distaccano profondamente.

Non possiamo che essere tutti d'accordo col convenire che la perdita del Sen. Parri sia gravissima sul piano non solo degli affetti, ma sul piano della capacità di impostare un ragionamento critico e razionale su quello che è un processo di democratizzazione che ha visto in quest'uomo uno dei massimi esponenti. E con questo voglio ricordare che il Sen. Parri lo si può considerare un non politico, un uomo che ha rifiutato la politica, così come si è venuta delineando nel dopoguerra in Italia, in quanto l'azione politica di Parri è soprattutto stata quella di combattere una società dittatoriale, di combattere il fascismo e, quando gli ideali che lo hanno visto combattere e rischiare in prima persona non si sono realizzati, è sì sempre stato presente nell'attività politica, ma è stato, per sua scelta, di fatto emarginato. Emergeva ogni qualvolta c'erano delle tensioni tali da mettere in dubbio le conquiste più significative realizzate con la lotta di Resistenza. E quindi mi associo al cordoglio espresso dal Presidente del Consiglio.

Per quanto riguarda il problema della Polonia, è un episodio gravissimo e, a mio avviso, va fatta su questo episodio una riflessione molto seria, molto approfondita, soprattutto da parte di chi, come me, si richiama ai valori del socialismo, si richiama ai valori del comunismo. Io sono convinto che ci sia in questo momento nel mondo un insieme di fattori che rendono estremamente difficile ogni e qualsiasi processo di democratizzazione, ogni e qualsiasi processo d affrancamento dei popoli.

Ciò non toglie però assolutamente nulla, come gravità, al fatto che nei paesi come la Polonia, e in genere in tutti i paesi del cosiddetto socialismo realizzato, di elementi di socialismo reale ne esistano ben pochi. È necessario riflettere sulle condizioni storiche che sono alla base della sua formazione; forse ci sono molte scusanti, molte attenuanti, ci sono colpe non solo loro ma anche nostre, ci sono sicuramente delle pressioni provenienti dagli ambienti reazionari dei paesi capitalistici.

Possiamo rifarci all'intervento delle grandi potenze internazionali, a quella che è stata la rivoluzione bolscevica, ciò non toglie che, pur con tutte queste riflessioni, necessarie e doverose, noi possiamo affermare che elementi di socialismo in questi paesi ce ne siano pochi. Io ritengo che la realizzazione del socialismo non sia solo un fattore economico, ma sia soprattutto un processo. È, in questo senso, un processo rivoluzionario, che passa attraverso la mente della gente, che passa attraverso un'acquisizione generalizzata di valori nuovi, estremamente democratici, e non solo perché ci sono più partiti che si contendono il potere elettorale. Questo di per sé è un elemento che può anche essere democratico, ma non in assoluto, perché ci sono due partiti che realizzano gli stessi interessi, che realizzano gli interessi degli stessi gruppi dominanti, in effetti non si è realizzata una vera democrazia. Ritengo quindi che l'elemento fondamentale per la realizzazione del socialismo sia il consenso a valori nuovi con la partecipazione reale della popolazione alla loro concretizzazione.

Non dobbiamo però sottacere altri due elementi gravissimi che incombono sulle nostre teste. Da una parte, siamo di fronte ad un ricatto costante - e vorrei sottolineare la gravità di questo fatto - ricatto che viene condotto dalle due grandi potenze che si spartiscono il mondo. In effetti, leggendo i giornali, anche quelli che più sono lontani dalle ipotesi comuniste e socialiste, noi vediamo una sorta di rassegnazione con la speranza che questo colpo di Stato militare sia limitato, perché se si scatena una guerra civile in Polonia c'è il grossissimo pericolo che questa si trasformi in una guerra che coinvolge il globo intero, una guerra che coinvolge le due grandi potenze, Unione Sovietica e Stati Uniti, una guerra che inevitabilmente si trasformerebbe in una guerra nucleare. Questo è un ricatto gravissimo che grava su di noi e che viene adoperato con estrema spregiudicatezza da queste due potenze ogni qualvolta vedono in pericolo le loro sfere di influenza.

Io sono convinto che l'Unione Sovietica abbia avuto un peso importantissimo, anche se finora non è intervenuta militarmente, però dal punto di vista politico ha fatto degli interventi pesantissimi nei confronti della situazione polacca.

È auspicabile che nel documento che noi faremo, possibilmente unitario, si sottolinei anche questo fatto, se si vuole avere qualche chanches di sviluppare il processo democratico di partecipazione, non solo nei paesi dell'Est, ma anche nei paesi dell'Ovest. Ricordo l'incontro avuto la settimana scorsa con i rappresentanti del Nicaragua, che per altri versi subiscono un processo analogo a quello della Polonia attuale, ossia quello di una colonizzazione che non si è trasformata in una occupazione militare da parte dei marines degli Stati Uniti (come è avvenuto in Guatemala quale anno addietro), provoca interferenze all'interno del paese, sia economiche che politiche e con aiuti militari per soffocare le giuste istanze di queste popolazioni. E quindi, nel nostro documento, andrebbe sottolineato quanto è emerso da parecchi interventi dei colleghi, cioè che è necessario arrivare ad un superamento reale dei blocchi contrapposti, come elemento essenziale e basilare per avere questo processo di democratizzazione.

L'altro elemento che io vorrei sottolineare è che la situazione in Polonia è precipitata quando è esplosa la crisi economica, e la crisi economica non potrà che riesplodere in continuazione in tutti i paesi del mondo fin quando non sarà superata la colossale spaccatura che sta dividendo il mondo in questo momento, ed è la spaccatura nord - sud. Ci sono paesi che fanno dello spreco, non solo energetico, ma in senso generale: delle risorse, dell'energia, dell'intelligenza degli uomini - elemento del loro sviluppo - a scapito di quelle popolazioni che sono ridotte alla fame, che non hanno neanche il minimo indispensabile per sopravvivere. Io ritengo che se questo elemento, che tra l'altro è estremamente dibattuto in questo momento, (io non sono d'accordo con Pannella per la sua impostazione politica, però sono d'accordo con il problema della fame nel mondo sia un elemento essenziale per far progredire la nostra comunità, che in pratica è una comunità che si allarga su tutto il globo) non verrà affrontato alla radice attuando quelle operazioni che quanto meno si propongono di impedire lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, di cercare di ridurre lo sfruttamento dei paesi ricchi nei confronti dei paesi poveri, questi elementi di crisi, di tensione, elementi che minacciano di trasformarsi in guerre guerreggiate e quindi in un olocausto nucleare, noi non avremo nessuna possibilità, non solo di far progredire i paesi dell'Est, affrancandoli da quello che è un potere di tipo coloniale da parte della super potenza Unione Sovietica, ma altrettanto non potremo affrancarci dalla situazione di egemonismo nel campo occidentale che ci viene da parte degli Stati Uniti.

Per cui anche questo elemento, secondo me, dovrebbe essere messo in evidenza nel documento che andremo a realizzare.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Pedrini; ne ha facoltà.

Pedrini (IPLI) - Desidero prima di tutto dire due parole sull'amico Parri. Penso di aver già esternato il mio pensiero in altre occasioni, per cui mi associo a quanto detto dal Presidente del Consiglio, ricordando che è stato una figura prestigiosa per quanto riguarda la nostra Resistenza.

Per quanto riguarda la Polonia vi ricordo come i primi a scendere in piazza a Roma e a Milano con altri amici di altri partiti, siano stati i giovani liberali. La gioventù liberale oggi porta avanti un discorso, insieme a tutti gli altri partiti laici, che noi riteniamo valido e che ancora una volta ha dimostrato, non soltanto con le parole, ma anche con i fatti, di essere disposta a correre eventualmente dei pericoli pur di mantenere la libertà. Mi stupisco che qua si parli soltanto di colpo militare, anche ci si voglia nascondere dentro il proprio ragionamento interno. Questo non è un colpo militare, anche se è stato fatto da militari, perché chi l'ha ordinato è il segretario generale del Partito comunista polacco, che ha fatto soltanto il suo dovere di comunista. E quando il Partito comunista dice che è contro questo colpo di Stato, a me sta bene, anzi io apprezzo le parole del Partito comunista e vorrei che sempre nelle sue istanze continuasse a proporre, e non soltanto ad agire in conseguenza, ma a proporre delle nuove soluzioni per questi avvenimenti, dove però, mi sia consentito, di comunismo non c'è niente. Io addirittura vorrei proporre di parlare di comunismo, leninismo, marxismo, perché adesso si parla solo di socialismo, di comunismo non se ne parla più.

Quando io vedo che questi comunisti discendono nello stesso campo in cui milito, propongo che il Partito Comunista Italiano cambi il suo nome e si chiami Partito Comunista Liberale Italiano. Le posizioni sono identiche alle mie, e l'amico Dolchi, che fa parte di questo Partito Comunista, io lo vorrei non nel Partito Liberale, sia ben chiaro, ma nel Partito Comunista Liberale Italiano, il quale ha fatto sue determinate esigenze, non soltanto di parole, ma di fatti, di filosofia, di costume, di impostazione, dove noi ci possiamo trovare, camminare insieme fianco a fianco, perché indubbiamente sulla parola libertà non si può scherzare. Non capisco coloro i quali dicono di voler continuare ad inviare aiuti alla Polonia, quando ormai tutti i paesi in linea di massima hanno deciso di non mandare più il vettovagliamento ai Polacchi. O si fa della politica, o si fa della beneficenza.

Io non voglio parlare di Pannella nel Terzo Mondo, perché dovremmo guardare in casa nostra dove abbiamo un Terzo Mondo in certi posti che veramente fa pena sotto tutti i profili, come in certe cenge della nostra Valle d'Aosta.

Ma quello che volevo dire è che qua si sta facendo della politica, non della beneficenza.

Se il Partito comunista dell'Unione Sovietica intende mantenere la sua predominanza togliendo la libertà ai Polacchi, mantenga anche i Polacchi, ma non trovo giusto che gli altri mantengano i Polacchi per farli comunisti a disposizione della Russia. Mi pare che questo sia un discorso talmente piatto e talmente semplice, che non ci sono altre cose da aggiungere.

Mi stupisco che qualche politico dei 34 del Consiglio regionale faccia determinati discorsi: mi stupisco perché questo non sa niente di politica, non sa niente di difesa, non sa niente di programmazione, non sa niente di impostazione di libertà. Non mi si venga a dire che se noi prendiamo quei provvedimenti togliamo la libertà. No, chi vuole il terreno abbia anche il coraggio di dire: mantengo chi ci vive sopra. E allora mi sta bene. Non mi sta bene sotto il profilo della libertà, ma mi sta bene almeno per la fame di quei poveretti che sono senza mangiare, perché questa è la realtà polacca.

Non ho altro da aggiungere, solo che su questa parola di libertà non vorrei si facesse della demagogia, che si ritornasse indietro negli anni a ripercorrere una strada che noi italiani in parte abbiamo già percorso. È un pericolo che ne può venire se le cose non si mettono a posto.

Io mi auguro proprio, non soltanto con cartelloni, ma vi garantisco che noi facciamo tutto quello che è nelle nostre possibilità per difendere la libertà e la pace.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis; ne ha facoltà.

De Grandis (PRI) - Esprimo il cordoglio dei repubblicani della Valle d'Aosta per la morte di Ferruccio Parri, al quale ci legavano particolari vincoli di carattere affettivo e di carattere politico, soprattutto per l'area comune in cui ha militato nel periodo della Resistenza e nei periodi immediatamente successivi, tramite le formazioni di Giustizia e Libertà e del Partito d'azione.

È sempre una perdita grave quella di un uomo che può senz'altro essere annoverato tra i padri della patria, della nuova democrazia di cui in Italia oggi si gode, ed è quindi con cordoglio profondo che ci associamo alla commemorazione fatta dal Presidente del Consiglio.

Per quanto riguarda i fatti polacchi c'è una preoccupazione fondamentale che travaglia il Partito Repubblicano, ed è una preoccupazione che nasce dalla constatazione che, sovente, di fronte a fatti così gravi che coinvolgono il futuro dell'intera umanità ci si lasci prendere la mano dalle strumentalizzazioni. Ed è avvenuto anche oggi in questo Consiglio, da parte più o meno di tutti, compreso il Consigliere Mafrica.

Noi vorremmo, invece, che questi fatti ci richiamassero alla responsabilità, e soprattutto alla necessità di mobilitare le coscienze di tutti i cittadini affinché possano evitare che anche sulla Polonia scenda l'oblio dopo breve tempo sui fatti che sono avvenuti e che stanno avvenendo, oblio che ha caratterizzato il nostro comportamento, il comportamento del mondo libero nei confronti di tanti altri paesi che hanno subìto e che subiscono dittature. Evitare questo oblio attraverso la testimonianza quotidiana nella parola, nelle azioni, in tutti i luoghi dove ciascuno di noi agisce, dei valori fondamentali della libertà a della democrazia; libertà e democrazia senza aggettivi, che non sono prerogativa evidentemente di nessuno, di questo o di quello, ma che ognuno tende a interpretare a suo modo, e sbagliando, mentre l'interpretazione di libertà e democrazia non può essere che una, ed è insita nel termine stesso che noi adoperiamo.

È quindi, secondo noi, necessario essere molto attenti, molto cauti nell'esprimere posizioni, valutazioni, analisi su fatti così complessi come quello della Polonia, ed è necessario che attraverso queste valutazioni e queste analisi, fatte con estrema serietà, liberandoci dalla tentazione di trarre profitto di parte da questi fatti, si trovi il modo di sostenere l'azione del popolo polacco senza ingerirsi negli affari interni di quel paese, ma di sostenerli nella marcia e nella lotta verso la libertà e verso la democrazia. Il problema è così grande e ci riguarda così da vicino che non possiamo in alcun modo sottrarci alle nostre responsabilità. È necessaria una serie di dibattiti che dobbiamo favorire in tutti gli ambienti possibili, con tutte le categorie, perché si chiariscano i reali termini della questione nel modo più sereno, più sincero possibile, in modo che ciascuno possa trarre le proprie conseguenze e possa, in piena libertà di giudizio, fare una propria valutazione e decidere i propri comportamenti.

Io sono pienamente convinto che questo fatto dovrà provocare un travaglio più profondo nel Partito Comunista che non nel mio partito, ma questo è un problema del Partito Comunista nel quale io non intendo oggi interferire. Potrò eventualmente dibattere domani le analisi e i risultati di esse determinati dal fatti della Polonia di oggi. Oggi in particolare la Polonia è la causa della libertà, ha bisogno di un nostro atteggiamento estremamente responsabile. Ecco perché io mi sottraggo in questo momento da facili valutazioni, da facili prese di posizione, e invito piuttosto tutti i miei colleghi e i cittadini della Valle d'Aosta ad assumere un atteggiamento responsabile, a mobilitare la propria coscienza, a meditare su questi fatti e a trovare il modo di sostenere il popolo polacco e la causa della libertà, che è causa comune di tutta l'umanità.

Presidente - Colleghi, dopo che hanno parlato i Consiglieri di tutti i Gruppi, mi corre l'obbligo di comunicare al Consiglio che il Consigliere segretario Piero Minuzzo, a nome del Partito socialdemocratico, mi ha chiesto di informarvi della sua completa adesione alle parole che io avrei pronunciato questa mattina e che lui ieri sera ha avuto occasione di leggere, e anche della sua partecipazione a quelle iniziative e a quel documento che sarà eventualmente adottato alla riunione dei Capigruppo in modo unitario.

È iscritto a parlare il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.

Tonino (PCI) - Noi ribadiamo la volontà di predisporre un o.d.g. che riprenda i concetti comuni espressi oggi da tutti i gruppi e che naturalmente metta da parte tentativi, che pure ci sono stati, di strumentalizzare questa situazione. In particolare voglio dire che non condividiamo quella parte dell'intervento del collega Fosson che tende a stabilire in modo semplicistico una eguaglianza tra socialismo e negazione della libertà.

È vero, e lo ha detto prima di ogni altro il compagno Mafrica, che il caso polacco rivela delle chiusure da parte del potere, del burocratismo, degli errori politici ed economici, ed è altrettanto vero - lo diciamo non da oggi - che il modello sovietico non è un modello valido per l'Italia, per l'Europa, per i paesi sviluppati dell'occidente. Però abbiamo anche sottolineato come il tentativo di quest'ultimo anno in Polonia, anche con delle forzature, tendesse a sperimentare un'organizzazione, che secondo noi era socialista, dello Stato, con lo sviluppo delle libertà sindacali e civili.

Questa concezione del socialismo è la nostra concezione.

Noi non crediamo ci possa essere sviluppo del socialismo, senza lo sviluppo di tutte le libertà individuali. Stabilire l'eguaglianza: socialismo = negazione delle libertà, significa, secondo noi, rientrare in uno schema manicheo, che è tutto dentro alla logica dei blocchi e che tende - ed è la storia di questi ultimi anni che lo ha dimostrato - a demonizzare l'altro a fini strumentali, a demonizzare l'avversario, il diverso.

Questo è l'atteggiamento che sta tenendo la propaganda americana nei confronti dei popoli del Sudamerica, definendo quelle lotte di liberazione come fenomeni terroristici. E possiamo anche dire che la stessa logica muove l'Unione Sovietica quando definisce controrivoluzionari i tentativi che sono in atto, come quello polacco, per richieste di maggiore partecipazione, per maggiore libertà civile. Quest'ottica al massimo può essere utilizzata per propagande interne che non sono utili al problema che discutiamo oggi.

Da questo punto di vista non si può non sottolineare come oggi ci sia volutamente un'attenzione molto maggiore nei confronti dei fatti della Polonia, rispetto al colpo di Stato che non molto tempo fa ha rovesciato il Governo in Turchia.

Allora ci siamo tutti mossi con minore decisione. Noi crediamo che sia perciò necessario evitare questi tentativi.

La necessità di uscire dalla logica dei blocchi, da questi schemi manichei, è soprattutto la necessità di capire meglio le realtà degli altri paesi, le realtà culturali, storiche, di tutti di popoli. Solo favorendo il dialogo, la cooperazione, si possono risolvere problemi che sono gravissimi nel mondo e sono i problemi della fame, del riarmo, dell'energia. Dialogo, trattativa, comprensione, sono strumenti da usare anche in questa vicenda polacca. Su questa strada, tra l'altro, stavano lavorando in Polonia i lavoratori e le loro organizzazioni. Noi crediamo che sia miope una concessione della sicurezza che opprime le aspirazioni delle popolazioni interessate. Ad esse troppo spesso si contrappone semplicemente la logica dei blocchi che è incapace a lasciar spazio alle tradizioni che hanno le diverse nazioni, alle prepotenti esigenze di partecipazione che ormai crescono in tutti i paesi, ad un desiderio di autonomia che negli ultimi decenni soprattutto si è affermato con forza nel mondo intero, che noi, come Regione autonoma a Statuto Speciale, dobbiamo favorire. Il potere miliare che oggi governa la Polonia non è altro, secondo noi, che la dimostrazione del fallimento di un intero strato dirigente della società polacca.

Il problema politico fondamentale rimane quello di creare un rapporto nuovo tra le masse e il Governo, un rapporto di fiducia. Rimane quello di costruire un effettivo consenso popolare che era mancato in quel paese. Rimane quello di favorire e sviluppare quel dialogo tra le molteplici componenti della società civile.

Questo è l'unico metodo per poter dirigere quella società, e queste sono le cose che noi dobbiamo chiedere anche oggi, che deve chiedere oggi il Consiglio regionale.

Per quanto concerne l'o.d.g. crediamo sia opportuno stabilire alcuni punti base, per cui leggo la nostra proposta perché sia chiara la nostra posizione:

"Il C.R. della Valle d'Aosta, preoccupato per l'instaurazione di un Governo militare in Polonia che interrompe bruscamente e drammaticamente un complesso tentativo di rinnovamento delle basi politiche e sociali di quel paese, avviato con il riconoscimento del sindacato autonomo Solidarnosc e con il dialogo tra le principali componenti politiche, religiose e sociali del paese, nel condannare ogni forma di repressione e di soffocamento delle libertà politiche e civili in ogni parte del mondo, forme derivanti da una logica dei blocchi che tende ad impedire lo sviluppo autonomo dei popoli e a cancellarne le diversità, riafferma la propria solidarietà al popolo polacco, auspicando che la sua lotta per il rinnovamento politico e democratico abbia sbocchi positivi nell'interesse della pace europea e mondiale;

chiede che le misure repressive in atto in Polonia vengano ritirate e che vengano ripristinate le libertà civili e individuali. Il Consiglio regionale auspica che nessuna ulteriore interferenza da parte di altri paesi intervenga ad aggravare la crisi polacca con la possibilità di drammatici e incontrollabili pericoli per la pace mondiale, e che il popolo polacco possa risolvere autonomamente e pacificamente i propri problemi".

Presidente - Colleghi Consiglieri, l'art. 40 del Regolamento dice tassativamente: "Sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio e del Presidente della Giunta non è consentita la presentazione di o.d.g.". La Presidenza è tuttavia convinta che la gravità del problema e le manifestazioni di solidarietà e di preoccupazione emerse questa mattina dagli interventi di tutti i Consiglieri, facciano sì che possa essere seguita quella strada che già altre volte il Consiglio regionale ha seguito circa l'adozione di un documento, anche se formalmente non lo consideriamo o.d.g. del Consiglio regionale.

Ecco perché io pregherei in modo informale i Capigruppo di riunirsi oggi pomeriggio prima dell'apertura della seduta pomeridiana, verso le 15,30, in modo che il testo presentato e distribuito dal Capogruppo della Democrazia Cristiana Fosson e altre idee di altri Gruppi, possano essere confrontate per avere, come la Presidenza auspica, un documento unitario, che, anche se letto al Consiglio regionale, avrà comunque sempre la caratteristica di un documento dei Capigruppo a nome di tutti i Gruppi del Consiglio regionale.

Questa mi sembra la procedura più corretta per non essere al di fuori del Regolamento, e nello stesso tempo esprimere il consenso a quanto è stato detto stamattina da ogni Gruppo.

Siete d'accordo su questo modo di procedere? Quindi i Capigruppo sono invitati a trovarsi oggi alle 15,30 per discutere la stesura di un documento unico.

Non ci sono altri che chiedono la parola sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio; possiamo passare all'esame degli oggetti all'o.d.g.

È assente il Presidente della Giunta, ma siccome domani il Consiglio è nuovamente riunito, penso che se ci sono delle comunicazioni il Presidente della Giunta le farà domani mattina. Pertanto, l'oggetto che andiamo a esaminare è iscritto al punto n. 3.