Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1156 del 16 dicembre 2019 - Resoconto

OGGETTO N. 1156/XV - Discussione generale congiunta sulla comunicazione e presa d'atto delle dimissioni rassegnate dal Signor Antonio Fosson dalla carica di Presidente della Regione, dai Signori Stefano Borrello e Laurent Viérin dalla carica di Assessore regionale e sull'accettazione delle dimissioni dalla carica di Consigliere regionale rassegnate da Laurent Viérin, Antonio Fosson, Luca Bianchi e Stefano Borrello.

Farcoz (Président) - La discussion est ouverte, je rappelle que dans la Conférence des Chefs de groupe on a concordé deux interventions à tête: la première de 15 minutes et la deuxième en réplique si on veut de 5 minutes. La parole à la présidente Rini.

Rini (PNV-AC-FV) - Prendo la parola in questo delicatissimo momento per la Valle d'Aosta e per la comunità valdostana innanzitutto nella mia qualità di Presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, poiché assumere una posizione chiara e netta in questo momento me lo impone il profondo rispetto che nutro sia per la massima Assemblea istituzionale valdostana, sia per il ruolo che sono chiamata a rivestire in questo momento. A fronte degli sviluppi emersi nei giorni scorsi in relazione all'inchiesta Egomnia, ordinata dalla DDA di Torino, la mia carica istituzionale mi impone di prendere atto della buia pagina di cui è, suo malgrado, protagonista la Valle d'Aosta. In questo particolare momento credo che non ci debba essere alcuna suddivisione tra vincitori e vinti, nemmeno a livello meramente partitico o di movimenti, perché in questo momento è l'intera Valle d'Aosta a uscirne particolarmente provata. Da un punto di vista istituzionale, mi corre l'obbligo oggi di rivolgere un invito al richiamo del senso di responsabilità che ogni eletto ha il dovere di onorare, al di là della propria appartenenza politica, poiché credo che tutti convengano sul fatto che nell'attuale attività politica amministrativa l'unico vero punto urgente indifferibile, non per noi ma per i cittadini, per le imprese e per gli Enti locali valdostani sia ora la discussione e l'approvazione del bilancio regionale; passaggio quest'ultimo che, vista anche la carica che ricopro all'interno di quest'aula, mi sento di invitare a compiere in maniera condivisa per senso di responsabilità e - consentitemi davvero di sottolinearlo senza nessun tipo di retorica - nell'esclusivo interesse dei Valdostani. Per questa ragione chiedo che l'atto - e per questo ho ritenuto importante parlare all'inizio di questo dibattito - possa tornare immediatamente all'attenzione della commissione consiliare competente al fine di raggiungere un'intesa sul suo contenuto, che sia il più possibile condivisa, poiché tutte le forze politiche presenti in quest'aula possano portare il loro contributo. Abbiamo il dovere anche morale di provare a non compromettere, più di quanto già lo sia, la stabilità e la credibilità dell'istituzione e della Regione che abbiamo non solo l'onore ma in questo caso anche l'onere di rappresentare.

Concedetemi, nel tempo che ho a disposizione... colleghi, ho deciso di intervenire da questa postazione e non dalla postazione di Presidente del Consiglio perché, dopo un primo intervento meramente istituzionale, che credo fosse dovuto, io siedo in quest'aula anche come rappresentante di un gruppo e di persone al di fuori di questa Assise che rappresento e quindi consentitemi anche un passaggio politico, così come credo che tutti i colleghi dopo abbiano il dovere di fare. Porterò la posizione del gruppo che rappresento: quello del Front Valdôtain. Dopo diversi incontri avvenuti a seguito degli sviluppi emersi nei giorni scorsi in riferimento all'inchiesta, per quanto ci riguarda, sono venuti meno i presupposti per continuare a sostenere questa maggioranza alla quale l'unica alternativa, per noi, credibile e sostenibile a questo punto è il ritorno alle urne: questo per evitare che ci siano ombre anche solo paventate sulle libere elezioni nella nostra bella regione. Bene inteso, ci tengo a sottolineare come le indagini su un presunto scambio elettorale politico mafioso in Valle d'Aosta siano - e questo io lo dico in piena coscienza - ancora in una fase meramente embrionale, perché credo che, nell'ambito di questa fase, i colleghi a vario titolo coinvolti è assolutamente giusto che possano fruire del sacrosanto diritto di difendersi nelle sedi deputate, a maggior ragione dopo questo loro passaggio, questo responsabile passo indietro. Stiamo parlando di avvisi di garanzia, quindi nemmeno di avvisi di conclusione indagini, tantomeno di richiesta a rinvio a giudizio, per cui il procedimento penale non è nemmeno ancora incardinato. Per questa ragione ringrazio, come dicevo prima, per il senso di responsabilità dimostrato dai colleghi che hanno rimesso il proprio mandato per poter essere sereni e per potersi difendere nelle sedi opportune, che ricordo a tutti non essere in quest'aula, dove spero che i toni rispettino le persone e le loro storie personali. Noi però qui facciamo politica e il dato politico da trarre per quello che ci riguarda è sicuramente quello che non si deve e non si può far finta che nulla sia accaduto per le conseguenze politiche che questa vicenda inevitabilmente implicherà, fermo restando, come dicevo prima, che i suoi risvolti giudiziari non spetta a noi valutarli essendoci altri organi preposti che stanno lavorando in merito e verso i quali nutro profonda fiducia ma soprattutto grande rispetto. Per onestà intellettuale, crediamo che fosse opportuno portare la posizione che oggi ha assunto il comitato di direzione nel gruppo che rappresento.

Président - J'invite les collègues à se réserver. La parole au collègue Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - È davvero con tristezza che prendo la parola all'interno di quest'aula perché tutto il gruppo Lega, che mi onoro di rappresentare, ha lavorato duramente in queste settimane e in questi mesi per costruire un'alternativa di bilancio credibile e per offrire delle opportunità concrete di sviluppo a questa Regione. Tutto questo lavoro portato avanti in questi mesi è stato completamente cancellato e soppiantato dalle vicende che oggi ci troviamo necessariamente a dover affrontare. Voglio ringraziare ovviamente la presa di posizione forte del Presidente del Consiglio che, come il suo ruolo impone, a livello istituzionale ha certificato l'esistenza, l'essersi venuto a creare di una situazione che ormai non è più né politicamente, né istituzionalmente sostenibile. Allora, mentre si affastellavano le notizie che tutti abbiamo letto sui giornali, sono tornato per un momento con il pensiero a quel marzo 2018, quando io e la collega Spelgatti sedevamo sui banchi del Comune di Aosta, orgogliosamente all'opposizione, quando ci alzammo per dire in maniera netta che noi con quei partiti che avevano provocato la dissoluzione di questa Regione non ci saremmo mai alleati, lo ricordo distintamente e ricordo distintamente anche chi dai banchi della Giunta accolse queste nostre parole con una sonora risata; ebbene, oggi la Lega può guardare negli occhi tutti quei cittadini a cui aveva espresso una posizione tanto forte quanto determinata. La Lega ha deciso una direzione e quella direzione ha mantenuto e se oggi può guardare tutti i cittadini valdostani negli occhi, se oggi può vantarsi di non essersi piegata a delle offerte di poltrone e di vantaggi ovviamente politici e personali, lo deve alla fermezza dimostrata in questi mesi e in questo anno e mezzo di consiliatura, una consiliatura o una legislatura, quella del Governo Fosson, che inizia e che finisce come una parentesi: si è aperta con l'arresto di un Consigliere regionale che ha votato la fiducia a questo Governo - e del quale noi abbiamo contestato la legittimità in quest'aula - e si chiude con l'arrivo ovviamente di atti giudiziari, di cui concordiamo verrà definito il contenuto e l'efficacia nelle sedi opportune, che non sono quelle del Consiglio regionale, ma evidentemente non sono atti lievi al punto da aver provocato le dimissioni di ben due Assessori, un Presidente della Regione e un Consigliere regionale. Allora, di fronte a questa gravissima crisi politico-istituzionale siamo davvero curiosi di vedere quale sarà la risposta della Giunta rimasta e della maggioranza rimasta, a fronte anche di queste dimissioni, perché - lo dico con grande chiarezza - sarebbe davvero incredibile che qualcuno potesse abbozzare anche soltanto l'idea di continuare a gestire la Giunta regionale, così come il Consiglio, con "maggioranze salsiccia" fatte soltanto per sopravvivere e soprattutto, al di là degli atti giudiziari, con quello che è emerso dalle intercettazioni riportate sugli organi di informazione. Lo troveremmo assolutamente incredibile, così come incredibili sono le ombre, le pesantissime ombre gettate sulle nostre istituzioni da una crisi che io ritengo assolutamente non paragonabile a nessun'altra crisi vissuta da questa Regione finanche dalla crisi del fil di ferro del 1966.

A questo però si aggiunge un'altra gravità: si aggiunge la gravità - e, ripeto, secondo quello che abbiamo potuto apprendere dagli organi di informazione - che pare che gli atti giudiziari citati e che hanno provocato le dimissioni dei colleghi fossero a conoscenza dei diretti interessati già da questa estate. Io mi auguro che quanto prospettato dagli organi di informazione non corrisponda a verità, perché se corrispondesse a verità significherebbe che noi abbiamo avuto quattro colleghi, ma fosse anche uno, che in quest'aula si sono seduti, che all'interno delle istituzioni hanno continuato a lavorare ben sapendo dei pesantissimi rilievi che erano stati loro mossi. Come posso pensare oggi, come possiamo pensare oggi che un Presidente della Regione rispondesse a delle iniziative, ad esempio, riguardanti la Commissione di accesso antimafia nei Comuni di Saint-Pierre e Aosta con la dovuta serenità d'animo che richiederebbe la carica di Presidente della Regione e di Prefetto. Come possiamo pensare che lo stesso Presidente della Regione e Prefetto abbia esaminato e abbia trasmesso gli atti relativi alle commissioni di accesso con la serenità d'animo dovuta e con la terzietà dovuta quando egli stesso, come ripeto, come presentato dagli organi di informazione, pare fosse chiaramente implicato in vicende analoghe.

Ancora: con quale faccia, evidentemente, ancora all'interno di quest'aula siedono dei colleghi, a fronte delle dimissioni degli altri, che, da quello che appare e che traspare dagli organi di informazione, non hanno ricevuto avvisi di garanzia ma che in ogni caso compaiono in maniera inequivocabile all'interno di alcune intercettazioni. Questo per noi è evidentemente un grave vulnus dell'autonomia decisionale di quest'organo, ma soprattutto della serenità e della libertà decisionale dei rappresentanti eletti. Come possiamo oggi sederci qui, come possiamo prendere delle decisioni per tutti i Valdostani sapendo che i risultati elettorali possono essere stati falsati al di là della cifra elettorale e delle preferenze dei singoli Consiglieri, ma anche nel numero dei Consiglieri attribuiti a ogni lista e che quindi, in virtù di quel numero, si possano prendere decisioni a colpi di maggioranza se quel numero è stato evidentemente gonfiato da influenze esterne.

Ebbene, questa maggioranza certo non arriva a questo giorno di crisi come un fulmine a ciel sereno. Abbiamo più volte ripetuto, e c'è agli atti, per fortuna, ancora una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione dimissionario, che per uno e mille motivi non aveva più il diritto di sedere lì, così come non li aveva la sua maggioranza già caduta questa estate e sopravvissuta a colpi di stampella. Risulta quindi di tutta evidenza che, a fronte dell'inopportunità politica e istituzionale e di quello che noi riteniamo un vulnus della composizione di questo Consiglio, la Lega chiede di poter restituire la parola ai cittadini, la Lega chiede di poter ritornare alle urne, la Lega chiede che si possa democraticamente restituire la parola a coloro che possano eleggere liberamente, questa volta liberamente, una loro rappresentanza.

Dalle ore 15:37 riassume la Presidenza la presidente Rini.

Rini (Presidente) - Ha chiesto la parola la collega Nasso.

Nasso (M5S) - È con un po' di angoscia che in questa seduta prendo la parola. Non sempre succede, ma devo ammettere che condivido gran parte di quello che ha appena riferito il collega che mi ha preceduto. Vorrei fare un'ulteriore riflessione che vorrei dividere in tre parti: la prima parte riguarda il senso di istituzione. Ricordo nell'allora Giunta Spelgatti, con il Presidente del Consiglio Antonio Fosson, una scenetta simpatica, magari un po' fuori luogo, che avevano prodotto il consigliere Cognetta e il consigliere Aggravi. Ricordo che Aggravi, in veste di assessore, aveva dato una busta al consigliere Cognetta e avevano divulgato questa scenetta registrata con un cellulare sui social. Per carità, ripeto, forse è un po' fuori luogo, ma ricordo a gran voce l'allora presidente del Consiglio Fosson che si era detto scandalizzato, "oltraggio alle istituzioni...", eccetera. Poche settimane dopo abbiamo poi appreso sui giornali che mi pare dieci membri di questo Consiglio - ma dovrei controllare - sono poi stati condannati dalla Corte dei conti e il Presidente di allora non ne aveva proferito parola. Il Presidente ovviamente deve garantire tutti i Consiglieri e, sebbene ovviamente non sia un giudice, quando accadono queste cose, secondo me, molto importanti, almeno qualche considerazione bisogna farla. Ho ritrovato lo stesso comportamento in questi giorni. Qualche giorno fa abbiamo letto tutti delle e-mail, magari dettate con un po' di veemenza da un esponente dei colleghi di Rete Civica, e-mail mandate alla collega Morelli in veste di I Commissione... per carità, è possibile... e-mail un po' fuori luogo e ricordo che in quel momento la Presidente del Consiglio si era sentita in dovere di diramare un comunicato stampa per stigmatizzare questo scambio di e-mail, assolutamente condannabile, per carità, ma insomma poi abbiamo visto che forse è stato frutto di un malinteso, qualcuno che le ha divulgate, comunque nulla in confronto a quello che è successo in questi giorni. Ammetto che è da giovedì mattina che mi aspetto un comunicato stampa, prima preoccupazione da parte della Presidenza del Consiglio, ma che non ho visto. Nella mia piccolissima esperienza politica, che ormai dura da un anno e mezzo, quindi ho potuto vedere che desta più scompiglio un piccolo video ironico sui social o un passaggio di e-mail, magari anche un po' fuori luogo, che condanne o indagini per scambi di voto. Ecco, ho provato un certo imbarazzo perché non siamo giudici, però esprimere un po' di preoccupazione per quanto sta avvenendo, come bene ha fatto questa mattina la Presidente - e la ringrazio di vero cuore -, secondo me, è doveroso, perché la Presidenza del Consiglio credo che debba essere garante di tutti i Consiglieri, anche di quelli che non hanno fatto nulla e non sono indagati per nulla. Questa è la mia prima riflessione che avevo piacere di sottoporre a quest'aula.

La seconda riflessione per me molto importante è che non bisogna cercare solo un colpevole, che poi è quello che viene messo in prima pagina. Se il politico chiede il voto a personaggi loschi in cambio di pacchetti, è vero che è colpevole, ma sono altrettanto colpevoli, a mio avviso, quei cittadini che vendono il preziosissimo voto a qualcuno o in cambio di qualcosa, o perché Tizio gli ha detto chi votare. Vero è quindi che il politico che chiede un voto o un pacchetto di voti a un personaggio colluso sbaglia, ma sbagliano anche quei cittadini che regalano un diritto faticosamente conquistato e questo deve essere chiaro, perché già il messaggio che sta mandando la politica è terribile, però almeno proviamoci a salvare qualcosa, noi dobbiamo dire che la libertà è fondamentale.

Un altro passaggio che vorrei fare e che mi ha davvero colpita e mi ha creato molto imbarazzo è il fatto che i colleghi sapessero di essere indagati da settimane, se non mesi. Io non l'ho ancora capita la data, forse nessuno la data esatta la sa ancora in questo Consiglio. Io qualche settimana fa ho presentato un'interpellanza che sollecitava il Presidente della Regione, Antonio Fosson, di costituirsi parte civile, ovviamente per conto della Regione autonoma Valle d'Aosta, per lanciare un segnale ai giovani, alle generazioni, a chi crede nell'antimafia. Avevo anche citato un passaggio che aveva fatto Libera, importante Associazione antimafia nazionale, con dei rappresentanti locali, per dire che bisogna attivamente mettersi nel posto giusto, nello schieramento corretto, eccetera. Io faccio veramente fatica e ho un po' di imbarazzo a pensare che il Presidente in quella data mi abbia risposto sapendo benissimo di essere indagato per quello che sappiamo, adesso non è che dobbiamo ripeterlo mille volte. Mi dà anche un po' fastidio ripeterlo, a dire il vero. Mi chiedo quindi: ma perché? Perché non comunicare la propria condizione a quest'aula e ai Valdostani tutti? Con che faccia lavorare gomito a gomito nelle commissioni, qua in Consiglio, rispondere, tra l'altro, a interpellanze o iniziative, come ha ricordato prima di me il collega Manfrin, sullo stesso argomento con la serenità e la nonchalance veramente che non riesco a comprendere. Io non voglio mettere il becco in ciò che non mi compete, saranno i consigli dei loro avvocati... non lo so, però ho provato davvero un po' di personalissimo imbarazzo perché, davvero, credo che, al di là del lavoro, esista anche una sorta di rapporto umano... so che in questo lavoro è complicato, però pensavo che potesse esistere e ho potuto insomma avere conferma che non c'è e ci sono davvero persone che non guardano in faccia nessuno. Ho trovato questo comportamento davvero molto scorretto e un po' preoccupante. Poi è esplosa la bomba, mi pare ormai giovedì scorso, e abbiamo potuto vedere che poi, menomale, le conferme e le prese di distanza sono poi arrivate un po' tardivamente, oserei dire.

In ultimo si è già parlato del ritorno alle urne, che sicuramente può sistemare una situazione politica molto complicata. Ci sono tanti movimenti in quest'aula con idee diverse, che non riescono a lavorare insieme, e va bene, questo è un lato, ma dobbiamo avere ben chiaro che il ritorno alle urne non è per forza la cura del male che affligge la nostra Regione da quarant'anni, ma lo dico seriamente, non c'è bisogno che mi si rida in faccia. Per me possiamo andare alle urne domani, perché è un problema sociale, perché se persone che hanno il diritto di voto non riescono a capire l'importanza del diritto di voto, perché è davvero un bene molto importante, forse bisogna andare a lavorare nelle generazioni fin dalla tenera età, mi viene da dire, forse bisogna investire sull'educazione civica, forse in Valle d'Aosta bisogna insegnare storia, geografia, italiano, matematica, antimafia e libertà. Potrebbe essere una soluzione ma non credo che debba uscire il messaggio che il sistema mafioso viene combattuto con il ritorno alle urne, no, il sistema mafioso deve essere combattuto a scuola, con l'istruzione, con la formazione, con l'informazione. Ci tengo perché poi questo è un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che non deve essere banalizzato. I colleghi che mi hanno riso in faccia - anche se ormai ci sono abituata dopo un anno e mezzo - credo che non abbiano ben capito. A me va bene tornare al voto domani, ma da qui non deve uscire che il voto è la soluzione dei mali che affliggono la nostra Regione da 30 o 40 anni, perché ricordatevi che all'inizio degli anni Novanta - io avevo tre-quattro anni - chi era appena stato condannato ha preso poi più di diecimila voti, adesso non mi ricordo, potete quindi ben capire che, purtroppo, è un retaggio culturale che deve essere seminato fin dalla più tenera età e a questa cosa ci tengo davvero particolarmente.

In conclusione voglio di nuovo stigmatizzare tutto quello che sta succedendo nella mia Regione. Trovo inaccettabile che la più alta istituzione della Regione autonoma Valle d'Aosta sia arrivata a questo punto e spero che la Magistratura faccia il suo corso, ho piena fiducia nel lavoro della Magistratura e tutti dobbiamo metterci del nostro per cercare di fare meglio e di fare in modo che le persone siano libere. Chiedo scusa, ma sono davvero emozionata per la giornata di oggi e per questi ultimi giorni perché mi sembra davvero di vivere in un'altra dimensione. Mi auguro davvero che la Valle d'Aosta non debba mai più vedere settimane come queste, perché ne abbiamo già viste, io ancora non ero nata che le abbiamo già viste e questo è davvero quello in cui vorrei investire le mie energie.

Presidente - Prima di passare la parola al collega Ferrero, mi consenta una puntualizzazione visto che lei ha fatto un richiamo a questa Presidenza: cara collega Nasso, oltre a portare nelle scuole l'insegnamento e la cultura della legalità, portiamo anche la cultura del diritto e del rispetto delle istituzioni, cominciamo a rappresentare bene qual è. Lei ha fatto una giusta distinzione tra cose più frivole e cose più serie. Lo scambio di e-mail può rientrare sicuramente nella prima delle ipotesi. Una questione dove un Presidente del Consiglio, chiunque esso sia, serio, preparato, consapevole può fare un semplice comunicato stampa. Ci sono invece questioni, cara collega, molto gravi, come quella che stiamo attraversando che guai al Presidente del Consiglio che si permetta di risolvere o che si permetta di affrontare mediante uno sterile comunicato stampa. Cara collega, ho aspettato apposta la seduta del Consiglio regionale, perché questa è l'aula che deve confrontarsi e che deve assumere delle decisioni in merito, non un comunicato stampa su una questione delicata così. Credo che l'intervento che abbiamo fatto all'inizio stia proprio a significare il massimo rispetto che abbiamo di quest'aula, senza voler nascondere, anzi, il dare l'importanza non alla propria pubblicità, perché in questo momento svolgere questo ruolo non è un post su Facebook, o un tweet su Twitter, ma è prendere la parola con serietà e rispetto in quest'aula e prendere una posizione, come quello che abbiamo fatto: questo è il rispetto delle istituzioni... che abbiamo fatto e ci siamo confrontati anche come Ufficio di Presidenza su questo, ci tenevo a dirglielo.

La parola al collega Ferrero.

Ferrero (MOUV') - Noi non siamo poliziotti, noi non siamo magistrati, quei compiti competono a qualcun altro, però di certo quello che dobbiamo iniziare oggi è un processo politico, è un processo al sistema, a un sistema collaudato da decenni, che ha fatto del clientelismo e del voto di scambio le sue fortune. Poco importa quale sarà l'esito delle indagini, se ci saranno condanne o se ci saranno assoluzioni, sinceramente a me non riguarda, non mi interessa. Ciò che è importante, ciò che va sottolineato è il fatto che da parte della politica il fatto di frequentare certi personaggi, andare a mangiare la pizza o cenare, o intrattenersi, o andare a casa di certi personaggi è assolutamente inammissibile, è assolutamente inaccettabile per una democrazia. Qualcuno dice: "aspettiamo le indagini, non crocifiggiamo nessuno". Nessuno vuole crocifiggere nessuno, ma qui si confrontano veramente due visioni politiche contrapposte, una visione che ha portato al disastro a cui adesso noi stiamo assistendo e a una visione di altre persone a suo tempo derise, che, quando parlavano in tempi non sospetti di quello che stava succedendo al parcheggio dell'ospedale Parini, venivano liquidate con un "ah, ma quelli hanno la fantasia accesa". Che nessuno adesso abbia la faccia di tolla di dire che è sorpreso rispetto agli accadimenti che ci sono stati, che nessuno lo dica! Perché o è un idiota o è un colluso, della situazione chi aveva un minimo di conoscenza del territorio e di ciò che ruotava intorno non poteva non essere al corrente. Mi stupisco anche di chi, ancorché non coinvolto nell'inchiesta, è seduto o è stato seduto vicino per anni a certi personaggi, ha sostanzialmente condiviso questi metodi. Era distratto? Non era sufficientemente preparato? Sinceramente rimane un punto interrogativo. Qui non si è ancora capito bene se ci sia da parte di qualcuno un timore reverenziale verso qualche entità, perché bisogna a un certo punto, per capire dove sta lo sporco e dove sta il pulito, dare delle definizioni. Gli 'ndranghetisti sono dei luridi topi di fogna a cui qualcuno ha aperto il coperchio dei tombini in Valle d'Aosta. Bisogna capire che cosa bisogna fare adesso di questi luridi topi di fogna. Qui c'è qualcuno che vuole farli rientrare dalle fogne in cui stavano e in cui dovevano rimanere, perché deve essere chiara una cosa: qui in Valle sono tutti benvenuti, ma se qualcuno viene per delinquere, può prendere le valigie e tornare da dove è venuto subito, immediatamente. Qui non c'è una questione etnica di dire i Calabresi e i Valdostani, perché tra i disonesti abbiamo visto che hanno fatto comunella bene, molto bene tutti... inutile, non starò a puntare il dito verso Tizio o verso Caio, è il sistema che ormai ha ceduto sotto il peso di una situazione che non era più sostenibile.

Che cosa dobbiamo fare? Sicuramente dobbiamo tornare al voto, ma con una triste consapevolezza, ricordatevi che da tutta questa situazione deriverà una cosa certa: un'ulteriore disaffezione al voto da parte dei Valdostani, che faranno una specie di mescolanza della politica: "la politica è tutta una cosa sporca". Attenzione, non pensiamo - ce lo hanno detto i magistrati che abbiamo audito, le forze dell'ordine - che la 'ndrangheta sia stata decapitata o abbia subito un colpo terribile dalle indagini, la 'ndrangheta funziona sempre, quando vengono a mancare i generali, ci sono i colonnelli e poi via via e vengono sostituiti. C'è un'unica certezza - e qui mi rivolgo veramente a tutte le forze sane del Consiglio, ma anche ai Valdostani -: chi starà a casa alle prossime elezioni darà un voto esplicito alla 'ndrangheta, perché l'unico partito che nelle prossime elezioni potrà contare sui suoi voti e non ne perderà neanche uno sarà il partito che controlla quei... non so quanti sono, mille, duemila, tremila, quattromila voti e che sarà a bussare alla corte di non so che forza politica per piazzare nuovamente i suoi referenti all'interno del Consiglio regionale: ecco perché le elezioni sono indispensabili, ma non pensiamo che con le elezioni si risolva il problema dell'inquinamento e del deterioramento del contagio 'ndranghetista all'interno della politica valdostana. Certo, adesso siamo chiamati tutti a fare un'opera di responsabilità. Non possiamo lasciare la Regione senza il bilancio: questo sarebbe un disastro che pagherebbero i cittadini, che pagherebbero le Amministrazioni comunali, ma di certo - non voglio offendere nessuno - non sarà il bilancio che la maggioranza voleva presentare a essere approvato, non sarà il bilancio della 'ndrangheta, quello noi non lo faremo passare, ci vorrà una rivisitazione indispensabile. Siamo disponibili, siamo responsabili, ma quel documento in cui magari erano già ricompresi - e chi è stato in Consiglio comunale se lo ricorda - i lavoretti per qualcuno, quello non passerà. È ovvio che al voto si dovrà andare.

Termino: c'è un sistema da cambiare, un sistema intero, un sistema che prima di tutto è inquinato dalle oltre cinquanta partecipate regionali in cui bisogna fare pulizia dei vertici, pulizia di alcuna dirigenza per farle diventare un motore veramente economico per la regione, non un'occupazione sovietica dell'economia in cui favorisco i miei e penalizzo i tuoi. Se non si toglierà questo ostacolo, potremo continuare a parlare per anni e, stiamo tranquilli, qui siederanno ancora i rappresentanti della feccia 'ndranghetista, che non riusciremo a toglierci. Ci vuole coraggio adesso per andare alle votazioni, per andare alle elezioni e per approvare questo bilancio, ma bisogna tenere la guardia alzata e sarebbe indispensabile da parte di tutti coloro, che, al di là delle belle parole, si dichiarano innocenti o si dichiarano comunque distratti, un bel documento in cui si dia una definizione di quei Signori con cui alcuni dei nostri colleghi hanno parlato.

Presidente - La parola al collega Aggravi.

Aggravi (LEGA VDA) - Questo Governo era iniziato con un grande auspicio espresso dal Presidente che oggi qui non c'è: quello di inaugurare un nuovo percorso. Sinceramente io oggi, a differenza magari di quello che si può pensare, come fiero membro dell'opposizione, sono tutt'altro che contento di quello che è successo. Io ho una ferita che continua ad allargarsi, che è quella di un Valdostano disperato, preoccupato e deluso. Io ho cercato, dal momento in cui sono entrato in quest'aula, di fare il buon amministratore da una parte e dall'altra e questo rimane per me un imperativo categorico. Sicuramente, l'ho detto più volte, quest'aula non è un'aula di tribunale, non è neanche un tribunale popolare. Altri luoghi faranno i loro percorsi, decideranno quello che deve essere fatto e chi ha sbagliato pagherà, chi non ha sbagliato è giusto che sia assolto. Il dato politico che oggi si presenta è uno solo e sinceramente mi spiace anche sottolinearlo, perché comunque a livello umano i rapporti in quest'aula ci sono e ci sono sempre stati. Tengo a dare l'onore alle armi al collega Borrello, che ha avuto il coraggio e la dignità di presentarsi in quest'aula e di salutarci, questo glielo devo, al di là di qualsiasi situazione, al di là di quello che succederà. Spesso e volentieri mi avete visto attaccare il primo rappresentante di questo Governo, giustamente, perché a livello amministrativo, si sa il dibattito c'è. Avrei preferito vederlo qua. Avrei preferito magari sentire le sue parole e avrei preferito capire finalmente se questi avvisi sono stati presentati prima e molto prima di certi passaggi. Io credo che la vera gravità, al di là della ricezione degli avvisi che, ripeto, sono percorsi altri, è il fatto di aver taciuto, per un motivo semplice: primo, perché è il segreto dell'uovo di Colombo; secondo, perché comunque sia ci sono stati dei passaggi molto importanti, come lo scarico del bilancio e tornerò sul discorso bilancistico, che mi è molto caro e farò una precisazione utile alla fine, in modo tale che ci chiariamo, perché quest'aula ha bisogno di chiarezza e anche soprattutto chi sta fuori di qua ha bisogno di chiarezza perché penso che la cosa peggiore è il dubbio e tutti noi oggi abbiamo qui e fuori un sacco di dubbi. Io credo che ci debbano dare delle spiegazioni comunque sia, perché in commissione li abbiamo uditi, perché dei provvedimenti amministrativi importanti sono stati presentati. Ne va della credibilità non soltanto delle singole persone, ma anche dei rappresentanti di un'istituzione, perché a me quello che oggi preoccupa è questo, al di là, ripeto, delle colpe o no. Perché non è stato detto? Perché non è stata data contezza di questo passaggio? Lo dico anche nei confronti dei colleghi del Governo della maggioranza. Lo sapevate? Non lo sapevate? Io credo che questo sia molto grave, al di là, ripeto, di tutto. Non sto facendo un processo nessuno. Sto facendo un ragionamento politico perché altrimenti, quando ci sono accuse di metodo, di vecchia politica, di dubbio, sono queste situazioni, sono queste azioni che ci dimostrano purtroppo... e che confermano queste preoccupazioni. Come sapete, il discorso bilancistico mi sta particolarmente a cuore un po' per professione, un po' per passione e un po' perché è il vero cuore amministrativo di quest'aula. Io credo sia corretto dare continuità all'amministrazione, non metterla in difficoltà.

Voi capite che io oggi ho un dubbio più di qualsiasi altro, perché comunque sia quello che è avvenuto, quello che si è letto - ripeto, che dovrà essere verificato, dovrà essere ovviamente analizzato e vagliato dagli organi competenti - pone giustamente un dubbio, come anche ha già detto il collega Ferrero: come ci possiamo sedere e partire da quel progetto di bilancio? Abbiamo però la necessità, perché la data è quella che è, di trovare una soluzione e dobbiamo trovare una soluzione, ma una soluzione rapida e che soprattutto deve tenere conto di un ulteriore elemento: quale sarà la disponibilità degli estensori di questo bilancio, quale sarà la disponibilità da parte della maggioranza a poter trovarsi e arrivare a definire dei cambiamenti importanti o dei controlli necessari o degli approfondimenti che possono fugare questi dubbi? È una domanda, perché mi aspetto una risposta ed è fondamentale per il bene di questa regione.

Detto questo, ogni bilancio si chiude con un voto e anche ogni bilancio politico si chiude con un voto. È vero, qualche collega lo ha detto, il voto non risolve tutto e ne sono pienamente consapevole per un motivo semplice: non potremo mai dire che non ci sono o non ci saranno delle vere infiltrazioni di qualsiasi tipo nella gestione del consenso. Purtroppo, la carne umana è debole, purtroppo qualsiasi sistema può essere inficiato, poi sta ad ognuno di noi e sta ad ognuno degli elettori perché, attenzione, anche chi vende il suo voto deve farsi un grosso esame di coscienza perché sicuramente chi compra ha una colpa, ma chi vende ancora di più. Questo deve farci pensare perché, ripeto, ogni bilancio si chiude con un voto. Qui ci dovrà essere eventualmente un voto per garantire una continuità amministrativa, ripeto: io ho fatto una domanda e mi aspetto una risposta e soprattutto mi aspetto la definizione di un percorso che ci permetta... o, meglio, permetta a chi è fuori e ha tanti dubbi di ridire la sua. Io voglio chiarire in quest'aula, a scanso di equivoci, che io purtroppo non penso che ci siano soluzioni migliori, perché in politica non si sceglie mai l'ottimo ma sempre il meno peggio o il possibile... io temo che, per rispetto di questa istituzione e soprattutto guardando verso Roma perché siamo autonomi, dobbiamo restare autonomi, dobbiamo salvaguardare la nostra autonomia e la dobbiamo difendere in qualsiasi modo, l'unico modo per difendere seriamente la nostra autonomia, essendoci un dubbio e non essendoci delle convergenze possibili in questo momento - o almeno io non le vedo -, sia, garantendo una continuità amministrativa e salvaguardando l'amministrazione, ridare quanto prima la parola ai Valdostani. Dopo ovviamente, si sa, si vedrà quello che succederà, perché sicuramente, come mi ha ricordato un collega prima, in queste situazioni on doit garder la tête froide in tutti i sensi e bisogna essere molto consci che questa non è la migliore soluzione, forse è il meno peggio... Dobbiamo identificare un percorso e per un momento dobbiamo seppellire tutte le asce di guerra per il bene di questa regione per trovare una soluzione a livello amministrativo sul bilancio e per garantire di arrivare a dare la parola ai Valdostani non tralasciando delle pessime eredità. Dobbiamo chiudere un percorso che permetta a tutti di poter stare tranquilli perché comunque gli uffici e la Regione devono poter lavorare, perché il momento, ricordiamocelo, non è assolutamente facile e non dobbiamo dirlo soltanto come retorica. Poi a fare il pessimista io sono il primo e mi trovo benissimo, ma in realtà è così, perché sappiamo che ci sono anche degli appuntamenti importanti, perché sappiamo che gli Enti locali e la nostra USL devono andare avanti, devono poter lavorare. Noi dobbiamo essere consci che tutto non inizia e non finisce in quest'aula, dobbiamo ricordarci di quello che c'è fuori e dobbiamo anche ricordarcelo quando magari frequentiamo qualche personaggio, poi può capitare a tutti, per carità di Dio, io sono il primo che mette le mani avanti e che è garantista, però, mannaggia, io qualche dubbio me lo pongo, altri non lo so.

Sicuramente la 'ndrangheta oggi non è decapitata, come altre organizzazioni, si chiamasse in qualsiasi modo, non sono decapitate. Penso che sia corretto e doveroso che in ognuno di noi, già magari in tenera età, si instilli il senso della legalità e della logica del buon padre di famiglia, che ci dovrebbe evitare tutta una serie di questioni. Io temo che spesso, magari quando si arriva a certi livelli, magari quando si siede in questi scranni, si perda un po' il senso della misura perché, ripeto, siamo umani, purtroppo capita e la paura magari della non riconferma o la necessità di un maggior consenso portano a fare delle scelte, ma questo va nella coscienza di ognuno di noi e va nella coscienza degli elettori che sceglieranno chi vogliono confermare e chi no. Non sta a noi fare dei giudizi, saranno gli elettori e sarà la giustizia a darli.

Quello che oggi penso è che quel presunto nuovo percorso è terminato, è anche terminato malamente. Ripeto: mi spiace davvero che chi lo aveva detto con tanto vigore non sia stato qua, ma lo dico per lui, non lo dico assolutamente in vena polemica, perché, quando si inizia qualcosa, bisogna avere il coraggio di terminarlo e soprattutto bisogna avere il coraggio di guardare negli occhi quelli con cui magari si ha avuto anche degli scontri, anche forti, ma verso cui, mi spiace dirlo, non si è stati infine corretti. Questo fatto che non ci è stato detto della ricezione di questi avvisi è una cosa brutta, perché nasconde un dubbio, un perché; perché? Lo so, è una domanda a cui probabilmente non riceverò risposta, ma è una domanda fondamentale perché altrimenti non giustifica il comportamento e non giustifica soprattutto quello che è avvenuto e instilla il dubbio e la cosa peggiore è avere un dubbio di questo tipo, come il dubbio sul bilancio, perché è lecito, lecitissimo, perché altrimenti avremmo potuto fare tutte altre considerazioni. Quello che io vi chiedo è una risposta alla domanda che ho fatto. Quello che io vi chiedo è di garder la tête froide e trovare un percorso che ci consenta di salvaguardare l'istituzione e ci consenta di chiedere ai nostri azionisti che cosa ne pensano e qualche soluzione... lo dico ovviamente per deformazione professionale visto che parliamo di bilancio, anche perché gli azionisti hanno un giudizio spesso che si basa sui risultati portati a casa. Oggi non abbiamo dei grandi risultati da portare e dobbiamo anche delle scuse tutti quanti, perché purtroppo rappresentiamo, purtroppo o per fortuna, un'istituzione. Prima di tutto quindi dobbiamo delle scuse e poi dopo dovremmo trovare delle soluzioni, ma questa è un'altra pagina che andrà scritta da domani.

Presidente - Ha chiesto la parola la collega Russo.

Russo (M5S) - Vorrei iniziare il mio intervento dicendo: "ve lo avevamo detto". Già nella campagna elettorale delle regionali del 2013 e poi in quella delle comunali di Aosta del 2015 il Movimento Cinque Stelle comunicava con determinazione ai suoi cittadini che erano presenti infiltrazioni mafiose nelle nostre istituzioni, che vi erano contatti continui e strutturati tra i politici e i mafiosi presenti nella nostra isola felice, in realtà in pochi ci hanno creduto e le altre forze politiche ci hanno deriso. Per le organizzazioni mafiose infiltrarsi anche tramite il controllo del voto, ma non solo, nelle istituzioni significa non soltanto rafforzare il proprio potere politico ed economico ma anche imporre la propria autorità sul territorio, acquisire prestigio e condurre traffici illeciti mediante i canali leciti: le nostre istituzioni appunto. È ovvio che tale atteggiamento si rifletta sull'intera macchina politica che i mafiosi vogliono invadere e conquistare. Viene sottratta la sovranità agli elettori, non vengono garantiti il rispetto dei principi costituzionali, il diritto al voto, il buon andamento e la trasparenza amministrativa che l'infiltrazione mafiosa vuole comprimere con tutte le sue forze.

Relativamente alla vicenda di cui stiamo parlando oggi, per cui, secondo i magistrati, in occasione delle elezioni del maggio 2018, la cellula mafiosa locale avrebbe sostenuto i candidati di tutti i principali partiti autonomisti, creando un debito di riconoscenza e cercando di avere un maggior numero di Consiglieri fedeli nel Consesso regionale, vorrei mettere in evidenza in particolare tre aspetti per me sostanziali: il primo, che cos'è il voto di scambio? Noi lo sappiamo che cos'è la corruzione elettorale: un patto fra l'elettore e il candidato in funzione del voto e finalizzata a una specifica premessa: il posto di lavoro, dei soldi, un'altra attività, tale da interferire nella libera manifestazione del voto da parte degli elettori, ma abbiamo diversi tipi di voti di scambio: quello più semplice, legato a un più generale ricatto occupazionale, da quando esistono leggi che permettono contratti di lavoro flessibili, chi ha il potere di offrire lavoro, cioè gli imprenditori e i politici che vogliono confermare loro mandato, prima delle elezioni assumono o promettono di farlo a un certo numero di persone con contratti precari così da forzarli al voto per loro in cambio della conferma del lavoro; poi abbiamo altre forme più strutturate di voto di scambio, ma comunque efficaci. Nel corso delle consultazioni elettorali gli ambienti mafiosi esercitano un'influenza su una parte della popolazione per far confluire i voti su una determinata forza politica che favorirà lo sviluppo delle attività imprenditoriali della mafia con leggi ad hoc o con la concessione di appalti per la costruzione, per esempio, di opere pubbliche.

Secondo punto: quali effetti ha il voto di scambio sulla nostra regione? Più che sulle situazioni dei singoli colleghi, io metterei l'accento sul livello sistemico e sistematico di vicinanze e collusione tra la 'ndrangheta e i politici valdostani nella nostra istituzione e anche in altre. Questo comporta che un gran numero di cittadini siano coinvolti in questo circolo vizioso. Chi di noi, penso tutti, non ha sentito le frasi: "cosa vuoi che sia, lo fanno tutti", "se non fai così, non puoi fare niente", "se non faccio così, non lavoro più", "in fondo non ho ucciso mica nessuno?". L'accettare e lo scendere a compromessi con il potere in giacca e cravatta, oltre a renderci schiavi, ci rende complici. Il sistema clientelare è un cancro silente invisibile che miete vittime non solo ora, ma è l'assassino perfetto del futuro dei nostri posteri, il paradosso è che chi dovrebbe avere e dare le visioni del futuro lo consuma nel presente.

Il terzo punto, che è già stato ripetuto da tutti i miei colleghi, ma lo voglio ripetere anch'io, è l'arroganza, la chiamerei quasi tracotanza, che è un misto tra arroganza e presunzione, dei colleghi che non ci hanno comunicato dell'avviso di garanzia ricevuto diverse settimane fa. Egomnia vuol dire "io ho tutto", "sono tutto" e non è una definizione, secondo me, che vale solo per la locale, vale anche per i colleghi Consiglieri che credono di avere tutto, di potere tutto e quindi di poter anche tranquillamente tacere ai colleghi e cittadini valdostani degli avvisi di garanzia. Sono rimasti in carica nei rispettivi ruoli e hanno continuato ad amministrare e restare ai loro posti, presentandosi in Giunta e in Consiglio come se nulla fosse accaduto. Ecco, colleghi, avete violato il primo dovere di un amministratore nei confronti dell'elettore: l'onestà e la trasparenza, constatazione che nel caso ovviamente del Presidente della Regione, che è anche Prefetto, assume contorni ancora più inquietanti.

Concludo dicendo che il futuro ci dirà se dalle ipotesi a carico dei colleghi coinvolti di scambio politico mafioso nascerà un processo e quale sarà la sentenza, ma comunque non abbiamo bisogno dei processi per condannare fermamente i comportamenti dei rappresentanti delle istituzioni che hanno cercato un contatto e forse voti tramite persone vicine alla 'ndrangheta. Le istituzioni per arginare questi altri reati, tra cui la corruzione, devono strutturarsi per garantire efficienti sistemi di controllo sull'operato degli uffici e degli amministratori, ma tutto deve essere accompagnato da un contributo concreto e diretto di tipo culturale, volto soprattutto a sensibilizzare la collettività alla legalità e alla giustizia e ai vantaggi di queste, ce ne siamo dimenticati dei vantaggi della legalità e della giustizia... La criminalità organizzata priva la persona della propria identità facendo in modo che sia completamente asservita alla realizzazione di interessi aventi fonte illecita. Si rivela allora necessaria un'operazione di informazione in modo da rendere tutti consapevoli delle conseguenze negative derivanti dall'asservimento di ognuno di noi.

Siamo soddisfatti come Movimento Cinque Stelle del fatto che i Consiglieri regionali indagati si siano dimessi dal ruolo di Consiglieri. La situazione della nostra Regione è all'attenzione, per il tramite della nostra deputata Elisa Tripodi, alla Commissione antimafia e al Ministero degli interni, dato che sono presenti rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti degli Amministratori locali con la criminalità organizzata e su forme di condizionamento degli Amministratori stessi, che compromettono la libera determinazione del Consiglio regionale. Lo avete letto oggi, siamo all'attenzione dei media nazionali da un po' di giorni e anche dei media internazionali. Merita che quanto sta accadendo venga affrontato con il più alto e ampio senso di responsabilità che ognuno di noi può trovare in sé stesso, evitando il più possibile spot elettorali e l'eccessiva semplificazione.

Presidente - La parola alla collega Pulz.

Pulz (ADU VDA) - Il voto di scambio è a tutti gli effetti una forma di prostituzione, una prostituzione di lusso certo, che ben poco o nulla ha a che fare con la prostituzione in senso classico, quella esercitata troppo spesso da povere donne sfruttate anche sulle strade della Valle d'Aosta da criminali senza scrupoli e clienti con problemi sessuali e non solo. Qui ora parliamo di una forma di prostituzione che può facilmente attecchire in politica se il politico non ha un suo rigore deontologico personale e se il suo partito o movimento non lo supporta abbastanza, magari in primis non selezionandolo come candidato idoneo a concorrere in campagna elettorale, oppure dopo che è entrato nelle istituzioni non lasciandolo mai solo ad affrontare i marosi della vita politica, soprattutto laddove gli incarichi sono prestigiosi e ci sono grosse cifre da gestire e opportunità da controllare. Il fenomeno della prostituzione in politica, soprattutto maschile visto che la politica è ancora dominata dal maschio - e ci sono pure donne che lo trovano normale... - andrebbe, secondo me, approfondito maggiormente.

Nell'ultima audizione in I Commissione, in vista dell'istituzione di un osservatorio sul crimine organizzato, il nuovo questore, Ivo Morelli, sottolineando che dove ci sono investimenti ci si muove su un terreno appetibile e quindi avvicinabile, dopo aver richiamato le parole d'ordine per gli appalti e l'affidamento dei lavori, che sono massima trasparenza e massima pubblicità, ha sottolineato la deontologia del politico facendo l'esempio, peraltro già richiamato, che non è opportuno andare a pranzo o a cena con chi poi deve fare quel lavoro, anche se andarci non significa di per sé comportarsi in maniera illegale. Noi crediamo che gran parte del problema degli ambigui e consolidati rapporti tra 'ndrangheta e politica nella nostra piccola comunità scaturisca proprio da qua. Ci sono comportamenti inopportuni da evitare e i politici non possono non avere la capacità di leggerli, non possono far finta di non sapere e di non conoscere certi ambienti e occorre saper rinunciare a qualsiasi pressione e non farsi prendere dalla riconoscenza verso qualcuno. Al centro di tutta questa questione sta - lo credo profondamente - la libertà del cittadino e quindi anche la libertà del politico, che è innanzitutto un cittadino, libertà che viene espressa in primis attraverso il voto; libertà a cui il politico dovrebbe sapersi avvicinare in punta di piedi, libertà che per me è un valore assoluto ed è per questo che le notizie degli ultimi giorni sul possibile voto di scambio - che chiaramente andranno smentite o confermate come reati da un processo che spetta a dei giudici e non certo a noi colleghi, che infatti ci muoviamo in questa vicenda con grandissimo imbarazzo -, quelle notizie mi hanno personalmente gettato nello sconforto e nel totale disorientamento proprio perché toccano il tema a me più caro: la libertà. Sarò estremista, come più volte mi è stato rimproverato anche in quest'aula, ma io ho sempre nutrito un odio profondo nei confronti di chi si è permesso di chiedermi il voto, mettendomi anche in mano quegli orribili santini con l'elenco dei numeri da votare e poi osando persino chiedermi, in ragione del mancato voto delle elezioni, mi è successo anche questo. Lo reputo un attacco alla mia capacità di scelta, alla mia intelligenza, cioè appunto alla mia libertà. Per coerenza, quando mi sono poi trovata io in campagna elettorale, il voto non l'ho chiesto a nessuno, nemmeno alle mie più care amiche e la riflessione è stata: chi mi stima mi voterà se lo vorrà, senza che ci sia bisogno di chiederlo. Più volte ho detto e lo ripeto che il voto è come un bacio: un bacio non lo chiedi, al massimo lo ricevi spontaneamente, ecco, io ho ricevuto a maggio dell'anno scorso 731 baci, senza chiedere nulla a nessuno, per me è questa l'elezione, se mi trovate ingenua, non mi importa, preferisco la mia ingenuità a certi volponi della politica. La scelta libera delle persone, che credo mi possa rappresentare meglio... questo significa votare. Sono certa che se mi ricandiderò, se, continuerò a non chiedere a nessuno il voto e se la gente, dopo questa esperienza di politica attiva da cui sono certa che non mi riprenderò mai più, deciderà che non sono stata all'altezza del compito, io me ne tornerò tranquillamente al mio lavoro di insegnante perché non ce lo ordina nessuno, non ce lo ordina il medico di occupare queste poltrone e nemmeno di fare politica senza avere un altro lavoro fuori di qui. Noi tutti possiamo fare politica solo se la gente ritiene che abbiamo degli strumenti validi, culturali innanzitutto, e poi la capacità indispensabile di distinguere il bene dal male, strumenti validi per potercene occupare se ne siamo degni e se ne siamo capaci.

Il voto di scambio è l'esatto opposto del mio credo, è qualcosa di vergognoso e di indegno perché risponde all'idea che essere letto sia un diritto, costi quel che costi, e che quindi ogni mezzo sia valido per ottenere il fine di prendere tanti voti pur di mantenere il mio centro di potere. Questa di fatto è la degenerazione della politica, che dovrebbe essere portata avanti dai migliori, come diceva Aristotele, e non dai peggiori, ma che soddisfazione c'è poi a essere letti con voti non liberi, che rientrano nella dinamica do ut des dello scambio di favore? È come prendere 10 a scuola dopo essersi fatti passare il compito in classe in cambio di 10 euro. Noi questa ombra nera dello scambio di favori che ora si è allungata tragicamente sulla classe politica valdostana l'avevamo vista avvicinarsi e incombere, tanto da decidere di scendere nell'arena e lottare in prima persona per allontanarla. La giustizia certo farà il suo corso e ci vorrà tempo, ma va anche detto che non tutto ciò che è reato è corretto dal punto di vista etico. Spostare pacchetti di voto per non perdere il potere è etico? Ciò che mi imbarazza in tutta questa vicenda - e sono contenta che l'abbiano detto già in tanti - è la presunzione di poter venire in Consiglio e nelle commissioni come se nulla fosse accaduto, come se chi siede su queste poltrone fosse l'unto del Signore o l'intoccabile del popolo. Significa che siete in grado di nascondere a noi tutti, alla cittadinanza e probabilmente anche a voi stessi la verità. Altro che trasparenza, altro che dialogo con cui è stato presentato il nuovo Governo un anno esatto fa! Ha detto bene la collega Russo: Egomnia è la definizione più giusta per questa indagine, "ho diritto ad avere tutto per me", "tutte le cose per me". Questa situazione surreale che stiamo vivendo sembra persino quasi normale amministrazione, ma ci rendiamo conto che adesso, comunque vada, ci aspettano altri mesi di stallo politico con tutte le iniziative in arretrato su lavoro, sanità e trasporti per citare le problematiche più urgenti? Con tutti i lavori delle commissioni, che sono sempre congestionate, con tutte le leggi importanti, come la legge 6, la legge sull'omofobia ferme. Più di una volta mi sono ritrovata a riflettere sul fatto che i lavori qui procedono in maniera troppo lenta e inefficace e adesso che sarà? L'unico aspetto che ci consola, se posso permettermi, è che nessuna riforma di sistema sarà possibile con un Consiglio così delegittimato, tantomeno quella iper presidenzialista dei colleghi Bertin e Minelli, che rivela prima di svilupparsi tutta la sua pericolosa inconsistenza dopo, tra l'altro, il danno della legge elettorale con preferenza unica, un bel vantaggio per i vecchi volponi della politica che perdono il pelo ma non il vizio.

Mai come adesso, sotto la lente di Geenna, è apparsa contraddittoria questa concentrazione dei poteri nelle mani di una sola persona. Trovo sconcertante sentire ripetere gli autonomisti, come un mantra, che la figura del Presidente con funzioni prefettizie è una peculiarità del nostro sistema a Statuto speciale e quindi va mantenuta nei secoli dei secoli. Il nostro Statuto ha superato i 70 anni e la situazione storica è completamente cambiata. Bisogna avere oggi il coraggio di rivedere questa concentrazione di poteri, mai così inopportuna come ora che abbiamo infiltrazioni mafiose nella massima istituzione regionale. D'altronde da oltre tre secoli si è sviluppata una riflessione filosofica essenziale, a cominciare da Locke per continuare con Montesquieu, però questa riflessione in Valle d'Aosta non è ancora arrivata perché siamo speciali e riguarda l'assoluta necessità di separare i poteri, perché si possano controllare a vicenda e nei cosiddetti "secoli bui" del Medioevo nei Comuni i consoli stavano in carica un anno, al massimo due, per non rischiare di mettere radici e coloro che detenevano il potere spesso non appartenevano alla stessa comunità cittadina appunto per evitare qualsiasi tipo di intrallazzo.

Noi con gli autonomisti che esaltano il nobile Statuto speciale, ma poi fanno inciuci di nascosto, non abbiamo accettato di scendere a patti e abbiamo invece assistito al tentativo di molte forze, che si definiscono progressiste, di scendere a compromessi con quel mondo e anche di recente abbiamo ricevuto critiche pesanti da parte di vecchi e nuovi esponenti di queste forze progressiste ex amiche di isolazionismo, quando non anche di collateralismo con la Lega per il solo fatto di aver detto: "no" convintamente a questa maggioranza impresentabile. Ora siamo tutti al momento del redde rationem ed è un vero peccato che per arrivarci ci sia voluta la Magistratura. Chi ha ancora la volontà di costruire un'alternativa democratica e autenticamente di sinistra deve farlo lontano dai vecchi guru della politica e rivolgendosi direttamente ai tanti elettori, o anche non elettori, sconvolti e disorientati, che consapevoli nel profondo del pericolo Lega sono desiderosi di un recupero dei valori dell'antifascismo e dell'antirazzismo. Per andare in quella direzione, però servono ora diversi atti di responsabilità, le dimissioni da Consiglieri sono avvenute, però forse si sarebbe potuto aspettare per evitare l'esercizio provvisorio, l'approvazione del bilancio, la discussione e l'approvazione da parte di chi ha fatto quel bilancio e da parte di chi ha permesso a questo Governo, già infiltrato dei voti mafiosi, di continuare a stare in piedi su una stampella, della serie: "avete voluto la bicicletta, magari elettrica, adesso pedalate, approvate il vostro bilancio senza provare a fare il filo agli uni e agli altri, almeno non a noi, che comunque voteremo contro e voteremo contro a ragion veduta". Questo bilancio però va approvato e va approvato adesso, anche se non è perfetto, perché non possiamo abbandonare a loro stessi 74 Comuni e non possiamo non pensare che a maggio ci saranno le elezioni amministrative, i Comuni sono le istituzioni più vicine ai cittadini...

Dalle ore 16:31 assume la presidenza il vicepresidente Distort.

Distort (Presidente) - Colleghi, chiedo silenzio in aula.

... e qui abbiamo il preciso dovere di occuparci di loro in questo momento di grande disorientamento e, come ha detto il collega, anche di grande tristezza collettiva, di cui qualcuno, non noi, dovrà scusarsi crediamo. In più dopo il bilancio il terzo atto che dobbiamo fare tutti noi, e che noi di ADU eravamo disposti a fare già il 23 gennaio scorso, quindi è inutile che continuate a chiederci qual è la nostra posizione... noi l'avevamo detto chiaramente allora: bisogna rassegnare tutti le dimissioni e andare al voto per rispetto dell'istituzione che rappresentiamo e del suo alto valore, che non può sopportare questo sospetto, più che un sospetto, di infiltrazioni mafiose. L'intento è quello di riattivare le dinamiche democratiche e rimettere il mandato nelle mani della cittadinanza, sperando di cuore che siano mani pulite e degne. Se poi davvero i cittadini valdostani crederanno che la Lega sia il vero cambiamento e che l'uomo forte sia Salvini, che viene infatti in Valle come uno sciacallo - ma noi agli sciacalli preferiamo il lupo -in questo momento di rabbia collettiva con il suo staff di indagati per i 49 milioni di euro che verranno restituiti, lo sappiamo, in 80 anni, indagine che coinvolge anche Bruno Galli, nominato dalla Giunta Spelgatti...

Presidente - Collega, le chiedo di attenersi al tema. La discussione è relativa alla situazione politica in Valle, prego, prosegua.

... certo, concludo subito... infatti questa è la situazione politica e allora facciamo riferimento a questo Consigliere, all'Università della Valle d'Aosta, questa è la dimostrazione... Posso prendere i minuti successivi?

Presidente - Ha facoltà di prendere gli altri 5 minuti. Chiedo silenzio in aula. Prosegua collega.

... a dimostrazione che il cambiamento leghista è sistemare nei posti apicali gli amici, esattamente come hanno fatto gli autonomisti nei precedenti 40 anni. Ecco, se i Valdostani decideranno in questa direzione, se ne assumeranno le loro responsabilità rispetto a questa imbarazzante storia e qui vorrei salvare però le singole persone perché, come diceva l'amico Aggravi, su ogni poltrona qui dentro c'è, ben prima che un politico, una persona, con tutti i suoi meriti e i suoi limiti; persone che però nel caso della Lega hanno scelto di salire sul carro del vincitore e questo dal mio punto di vista - ognuno ha il suo e credo che dobbiamo rispettarci in questo, però io esprimo il mio - non può che essere motivo di grande dispiacere. Se comunque le prossime elezioni decideranno in questa direzione e spopolerà questo pensiero che è l'opposto del mio, io sarò contenta di tornare al mio lavoro e di continuare a coltivare un pensiero marginale, che un giorno magari, quando la gente avrà ritrovato il senno, perché prima o poi, come Astolfo sulla luna, questo senno tornerà, allora magari quel pensiero potrà anche non appartenere più solo a piccole nicchie di minoranza. Nel frattempo tornerò a spiegare ai miei alunni ispirandomi a Platone, che anche lui era delusissimo dalla politica attiva, che politica significa lavorare per il bene comune e che a quella politica dovremmo tornare ad abbeverarci perché non è vero che la politica è cosa sporca, che la politica sono intrallazzi, inciuci di basso livello, che significa, scusate la licenza poetica, mettere le mani nella merda. Può esistere una politica pulita, fatta di ideali e di obiettivi concreti, può esistere una politica libera se lo vogliono i politici e se cittadini si decidono a votare quelli che lo vogliono e non quelli che possono piazzare i loro figli e nipoti e far loro qualche favore personale. Qui tutta la comunità è chiamata a una seria riflessione, perché non è certo solo la 'ndrangheta ad avere eletto l'attuale Consiglio e tutti quelli che hanno contribuito alla débâcle di questa Regione autonoma. Se quelle scelte disfattiste troveranno nei cittadini orecchie pronte, io veramente credo che sarà il momento di lasciare questa politica perché siamo di fronte a una visione miope e senza respiro che infatti ora ci lascia tutti quanti senza ossigeno, i favoriti e anche i non favoriti, perché siamo tutti sulla stessa barca, che ora fa acqua da tutte le parti.

Concludo con dicendo che per questo Natale e soprattutto per l'anno che verrà, ADU VDA augura alla Valle d'Aosta una sola cosa: di uscire dalla schiavitù a cui l'ha ridotta un clientelismo diffuso che ha illuso questa Regione che fare l'interesse di pochi significa fare l'interesse della collettività. Auguriamo alla comunità valdostana di rialzare la testa e anche la schiena, di ritrovare la sua dignità e nuove energie, magari quella di Piazza Deffeyes dalle 18:00 di stasera, che vuole esprimere tutta l'indignazione che ci abita dentro tutti quanti, magari la piazza dei ragazzi, dei Fridaysforfuture e delle sardine che leggono la Costituzione, così spesso sconosciuta e calpestata. ADU VDA si mette al servizio di quest'onda di speranza, con la voglia di creare ponti e alleanze ma solo se credibili ed efficaci. Abbiamo la consapevolezza di essere un piccolo granello di sabbia che può però inceppare un meccanismo arrugginito, di essere una piccola goccia nell'oceano ma una goccia limpida.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Luboz.

Luboz (LEGA VDA) - À vrai dire j'avais préparé cette intervention pour le dix du mois de juillet passé, soit au lendemain de l'entrée en majorité du duo Bertin-Minelli conduit en laisse par leur guide de la Basse Vallée. Hélas, on n'a pas eu d'occasion pour l'exposer à cette date-là, mais il se présente aujourd'hui l'opportunité; d'ailleurs, il ne fallait pas une grande imagination que tôt ou tard des problèmes seraient survenus à bouleverser la "minojorité" Fosson-Riccarand. Je m'étais demandé au 10 juillet quand et comment serait-elle terminée cette nuit valdôtaine habitée par les revenants dont nous n'avions aucune nostalgie. Quatre mois se sont écoulés de ce début juillet et nous en sommes aujourd'hui là, de la situation déjà sombre que je voulais illustrer ces jours-là nous sommes précipités dans un gouffre duquel nous aurons grande difficulté à remonter. À l'époque j'avais pensé de donner comme titre à cette intervention: "alchimie-chromatique", quelque temps après, le 10 juillet, même à niveau national, il est vrai, cela aurait été particulièrement indiqué: dal gialloverde nous étions passés al giallorosso.

J'omettrais l'aspect national déjà largement discuté et j'aborderais le discours régional, même si cela a été largement dépassé par les événements de ces derniers jours, mais pourquoi alchimie-chromatique? Malheureusement depuis quelques années, en parcourant nos villages, nos communes et nos hameaux, nous voyons souvent des drapeaux fanés ou même déchirés. Personnellement que le tricolore soit un peu pâle, ma ferveur patriotique étant bien connue, je suis conduit oui par le scepticisme et la perplexité, mais, tout en respectant le drapeau, je ne m'indigne certainement pas trop. Une autre sensation se manifeste quand je vois le rouge et noir abîmé ou dans des couleurs renversées comme il paraissait à une certaine époque dans le salon Maria Ida Viglino ci-dessous presque au mépris ou du moins dans la négligence totale et l'insouciance à l'égard de symboles importants. Quoi qu'il en soit, au-delà que les couleurs des bannières et des symboles soient véritablement ternes, le problème au niveau de la Vallée d'Aoste est que le rouge et le noir dans les cœurs, dans les principes, dans l'idéologie, dans le sentiment commun, dans le sens d'appartenance à une communauté, dans le respect des relations institutionnelles, des lois, de l'incorruptibilité, de l'honnêteté, dans l'utilisation de nos langues, dans la dénomination de notre Région "la Val d'Aosta", comme répétait souvent notre ancien Président, et bien ces couleurs ont du tout disparu, vous avez jeté la Vallée d'Aoste dans les déchets les plus pourris. Le rouge et noir du Conseil de la Vallée, centre de représentation d'une communauté, milieu où devraient être abordés et résolus les problèmes des valdôtains est maintenant dégradé par les soupçons ou même les certitudes des accords 'ndranghetistes... et jusqu'à la semaine passée aussi obligé d'accepter un dictat imposé par une restreinte minorité pour la réciproque survie des uns et des autres. Comment ce rouge et noir a-t-il été réduit? Couleur symbole de passion et de solennité dont nous étions fiers il y a quelques décennies. Nous avons laissé évaporer ces valeurs et ces couleurs partout, il faudra un jour qu'on analyse cela pour déterminer qui a produit ce résultat concrètement ou du moins n'a rien fait pour empêcher que cela se produise. Revenons un instant à ce début juillet et au parcours par lequel les alchimistes politiques ont prétendu vouloir faire revivre ces couleurs de manière totalement extravagante.

A fine giugno effettivamente singolari e stravaganti stregoni e fattucchiere dell'alchimia cromatica hanno pensato bene di ravvivare questi due colori, però prendendoli separatamente e conditi anche magari con un po' di arancio, così caro al collega Bertin. Un rosso a dire il vero pallido, ben lontano da quello che batte nel cuore della collega Pulz molto più coerente nella sua condotta. Da una parte gli ideologi post sessantottini con il loro guru hanno voluto rinvigorire, senza grandi risultati, questo pallido rosso per dare nuovo slancio progressista a una maggioranza ingessata, zoppa, senza bussola e non ultimo di cui avevano fatto parte fino a poco tempo prima personaggi dai seri problemi con la giustizia, oltre ad alchimie cromatiche, potremmo dare un altro sottotitolo: "daltonismo civico". Tutte le battaglie del collega Bertin, senza mai una vera e propria denuncia pubblica, senza una vera azione consiliare, se non la legge sull'Osservatorio contro la criminalità rincorsa da ben 7 anni, tutta la sua pervicace volontà di combattere la malavita e le organizzazioni criminali dov'era finita? È vero, ora, da quanto compare nelle intercettazioni, appare un po' come vittima di questo sistema che stava allargando la sua azione criminale sulla politica, ma non è certo lui l'artefice della verità rivelata, anzi, ricordiamo che di questo Governo in caduta libera il collega Bertin è stato uno dei sostenitori determinante per una maggioranza eletta con il voto decisivo di un Consigliere arrestato e ora ai domiciliari per 'ndrangheta e di un altro sospeso per effetto della legge Severino. È stato triste veder dissolversi così la libertà intellettuale di un collega che presupponevo potesse averla diversa, quella libertà che se ce l'hai, puoi dire sempre quel che pensi e puoi dire quel che pensi se non devi niente a nessuno, se non sei in soggezione rispetto a nessuno, se non hai favori da restituire a nessuno, quella libertà che fa in modo di non dover chiedere nulla e, se qualcuno chiede a te, ti permette di dare sempre, se puoi, ma senza chiedere nulla in cambio. Questa libertà ti renderà veramente indipendente e l'indipendenza economica, intellettuale e politica ti darà la libertà di fare ciò che desideri, di formarti il tuo giudizio critico in maniera autonoma ed esprimere liberamente quel che pensi. Pensavo che questi concetti appartenessero al collega Bertin.

Veniamo un attimo anche all'altro colore, perché il rossonero è composto anche dal nero. A inizio luglio, forse per riequilibrare il baricentro che, secondo loro, si stava spostando un po' troppo a sinistra, gli amanti del colore un po' più scuro hanno pensato bene di sottolineare la visita ad Aosta di un Neoparlamentare di Fratelli d'Italia, noto alla cronaca per la sua simpatia verso movimenti di estrema destra, alcuni dei quali defunti da poco. È così che si è formata la maggioranza anomala, inusuale, insolita, difficile da spiegare per definirla con le stesse parole dell'ex presidente Fosson, una maggioranza sorta da un inciucio, assolutamente machiavellico, al solo scopo di allungare il brodo, di onorare magari alcuni accordi non troppo immacolati, di tirare a campare per non tirare le cuoia ma a tirare le cuoia ci siete giunti comunque. L'atteggiamento machiavellico che vi ha contraddistinto si dice di chi è ispirato da principi che esaltano l'astuzia e la mancanza di ogni scrupolo nei rapporti politici e sociali ed è proprio quello che è avvenuto; nessuno scrupolo, nessun timore pur di salvare la poltrona che stava già a luglio pericolosamente traballando. Ciò a cui abbiamo assistito, pur di non permettere un ritorno alle urne allora, e che avrebbe forse risparmiato queste giornate angoscianti e davvero dolorose per chi ama la Valle d'Aosta, è proprio stato un comportamento machiavellico delle forze politiche della fu neo maggioranza: molte prese d'atto, nessun assenso politico convinto dalla base alla manovra, addirittura ricordiamolo con un Assessore nominato con riserva dalla sua base, considerevole riserva. Il Palazzo sostanzialmente aveva chiuso le porte e si era barricato contro un malcontento che cresceva, porte aperte soltanto ai tutor. Se il machiavellismo può a volte portare a chi lo esercita un certo successo o una parziale realizzazione dei propri progetti quando va bene, esiste un altro principio fenomeno attraverso il quale si definiscono certe evoluzioni politiche: quelle a nostro giudizio messe in atto dai colleghi di Rete Civica e anche dall'ex presidente Fosson e queste evoluzioni hanno sempre un esito negativo e l'harakiri, quel suicidio praticato dai Samurai giapponesi come espiazione di una colpa commessa o come mezzo per sfuggire a una morte disonorevole. Ora, colleghi Minelli e Bertin, non so quale colpa vi stiate infliggendo o se stiate sfuggendo a una morte politica decretata dagli eventi. Mi pare piuttosto che oramai vi stiate avviando verso un viale del tramonto e abbiate cercato di farlo attraverso il canto del cigno rimasto però serrato in gola e sempre ammesso che cigno sia mai stato il vostro ispiratore.

Per quanto riguarda il viale del tramonto imboccato dall'ex presidente Fosson, stanno emergendo infamanti e inquietanti fatti di una tale gravità per i quali ci vorrà tempo, forze ed energie per risollevarci. Non so se sia all'ascolto l'ex presidente, che già il 10 dicembre scorso dimostrò tutta la sua inadeguatezza. Mi sono riascoltato il suo discorso nell'illustrazione della mozione di sfiducia costruttiva alla presidente Spelgatti, sarà pure stato un lapsus - e tutti quanti possono verificarlo - alle ore 10:09 di quella seduta quando disse: "ci siamo riuniti per un senso di responsabilità in un momento di crisi istituzionale e di urgenza. Abbiamo anche introdotto quella che è emersa in questi mesi di discussione come una grande novità non solo per noi ma per tutti i Valdostani: la novità è quella di riscoprire la necessità di un nuovo accordo di tutti quelli che hanno alla base e al centro del loro porco... percorso politico l'ideale dell'autonomia". Questo ha detto, pur con un lapsus, sarà freudiano ma le parole erano queste, gli psicanalisti direbbero lapsus freudiano. Io lo chiamo, alla luce di quanto sta emergendo e soprattutto dalle sue dichiarazioni in conferenza stampa all'atto delle dimissioni, quando affermò di aver saputo dall'inchiesta e dagli organi di informazione, se tali notizie sono vere... lo chiamo menzogne. Solo un mese dopo quel 10 dicembre, quando venne arrestato il collega Sorbara, all'atto di un'iniziativa volta a censurare i metodi e gli atteggiamenti lesivi della libertà di scelta degli elettori valdostani, in sostanza a condannare ciò per cui ora il Presidente e altri Consiglieri sono indagati, ribattendo a un'osservazione del collega Vesan sulla maggioranza a 17, il nostro Presidente rispose così: "non facciamo campagna acquisti, il giorno che non saremo più in maggioranza, andremo a casa tranquilli, non abbiamo problemi. I numeri non sono sufficienti per governare? Ce ne andiamo via il giorno dopo, non dopo 15 o 20 giorni di resistenza a tutti i costi, glielo assicuro, glielo dico e sarò come la piaga marcia - che poi non so cosa voglia dire - vi assicuro che è così, non facciamo ricerca di voti, noi siamo qui solo per dimostrare che si può fare bene, con i nostri limiti, ma soprattutto il problema non è "voi" o "noi", il problema non è la colpa di qualcuno, siamo noi tutti che dobbiamo fare qualcosa in più". "Tutti noi" diceva... tutti noi cosa? Vede, Signor Presidente, ex Presidente, il a bien de nobles et de belles qualités le Valdôtain... mais quand il est pourri, il est pire que les autres. On l'a vu patauger dans la boue comme un vil pourceau...". Non poteva essere più profetico il buon Chanoux che mi auguro scompaia dalle parole di chi non è degno di essere seduto in quest'Assise. Ex presidente Fosson e colleghi indagati, dimessi o presenti, personalmente sono lontano miglia da questo modo di far politica e agli opposti per metodi di ricerca del consenso, ma quando simili fatti così gravi e inquietanti per quanto sono pervasivi toccano qualcuno di noi Consiglieri, è tutta l'istituzione che ne viene delegittimata e ci si sente impotenti perché, pur sempre con animo garantista, siamo di fronte a un fenomeno che non eravamo pronti a combattere anche se se ne percepiva la presenza; sconcertati perché la fiducia, elemento necessario per ogni rapporto tra persone e alla base del rapporto tra elettori ed eletti, viene in modo ignobile e disonorevole minata per abbietti e oscuri interessi; amareggiati perché altri elementi, che non sono la capacità, il valore e la diplomazia, alterano le scelte e le decisioni che dovrebbero essere prese in rettitudine e libertà di coscienza. Come potremo e come dovremmo ressurgir, come ebbi già modo di dire quel 23 gennaio scorso? Innanzitutto - e mi prendo qualche minuto supplementare - condannando politicamente e senza appello quanto sta emergendo dalle informazioni pervenute pubblicate. Come possiamo continuare a programmare l'attività consiliare con chi promuove la propria azione politica come fosse un ufficio di collocamento o con altri che tessono accordi con la locale 'ndranghetista in cambio di decine di voti? Dove siamo finiti? Dov'è quell'orgoglio autonomista di cui andavamo fieri? Dove e cosa ne è rimasta della nostra autonomia? Autonomia che dovrebbe essere innanzitutto condensata in credibilità, responsabilità, serietà, coscienza ed è diventata connivenza, corruzione, clientelismo. Presidente Rini, con dolore, amarezza e tristezza infinita non so se non sia il caso di listare a lutto la bandiera valdostana qui in Piazza Deffeyes. La Valle d'Aosta...

Dalle ore 16:52 riassume la Presidenza la Presidente Rini.

Rini (Presidente) - Aggiungiamo in cinque minuti che le restano, collega? Li vuole usare adesso?

... anche due soltanto. La Valle d'Aosta ha rischiato di perdere la sua secolare autonomia in varie fasi della sua lunga storia, per mezzo della dittatura 70 anni fa e rischia oggigiorno di perderla a causa di coloro che avrebbero dovuto promuoverla e difenderla.

Les jours et les mois suivants nous diront ce qui en deviendra de l'histoire de la Vallée d'Aoste et s'il faudra créer un tribunal politique pour juger les responsables du possible délit de haute trahison de notre petite patrie que nous ne cesserons pas d'aimer malgré les traîtres et pour laquelle nous ne cesserons pas de travailler avec engagement et enthousiasme.

Presidente - La parola al collega Barocco.

Barocco (UV) - Per prima solo una piccola annotazione: vicepresidente Distort, non cada nelle provocazioni della Consigliera dell'ADU. Penso che lei abbia la preparazione e l'aplomb per non cadere in queste provocazioni.

Detto questo, io vorrei fare qualche cenno anche al valore delle dimissioni degli uomini dell'Union Valdôtaine, hanno fatto un gesto che oggi appare scontato ma penso che questo sia da mettere in evidenza; non solo gli uomini dell'Union Valdôtaine ma gli uomini di questa maggioranza. Ecco, io invece l'onore delle armi non lo concedo al presidente Fosson, non è così che si fa. Torni a bordo, mi verrebbe da dire, perché in questo momento penso che certe decisioni, certi minuti, certi momenti che noi autonomisti viviamo con grande pena debbano essere affrontati da uomini di montagna, quindi mettendoci la faccia, la faccia politicamente. Non certo ci vogliamo ergere a giudici, ma facciamo politica e quindi qualche giudizio politico deve essere emesso, deve essere discusso, deve essere condiviso e la sua assenza non ci permette di dibattere serenamente su questo tema. Presidente, gli atti investigativi risponderanno a tanti dubbi che oggi abbiamo: se lei sapeva, se era stato convocato, se è andato, se non è andato. Questi sono dubbi che ci rimangono e probabilmente, appunto, li leggeremo purtroppo dagli atti del processo, perché, quando si è capo, bisogna assumersene le responsabilità. Mi scusi, Signor Presidente, se sono stato un po' rude, ma qualcuno queste cose le deve dire, non possono passare inosservate. Tanti Valdostani domani ci chiederanno: ma péqué l'ie pa lé [traduzione letterale dal patois: ma perché non era lì?], non lo so e quindi questo mi ha lasciato abbastanza perplesso. I discorsi sul garantismo, sul rispetto dei ruoli, sulla divisione dei poteri... c'è sempre qualcuno che ci fa delle lezioni di filosofia, poi però cade nell'errore più banale di cercare di banalizzare le opinioni altrui e di non rispettarle. Io penso che questo sia, anche da parte di tutti noi, da mettere in evidenza.

Cosa dire? Mai avrei pensato di prendere la parola come Capogruppo dell'Union Valdôtaine in questo frangente. Dire che in questi ultimi giorni è stata scritta una pagina triste per la nostra Regione è scontato ed è già sentito. Da qualunque parte si prende questa vicenda lascia un senso di amarezza e di frustrazione. Lo dico chiaramente, ben tenendo presente che nessun giudizio sulle persone può e deve essere condiviso prima della conclusione dell'iter giudiziario, che dirà se e come vi sono stati o meno episodi di illegalità. Non abbiamo bisogno però di tribunali speciali, se si crede nella giustizia, si crede nella giustizia. Politicamente certo si debbono fare e trarre delle conclusioni. Il problema, a mio avviso, però è quello che è balzato alle cronache regionali e nazionali ma è anche un altro e risiede nella sfiducia profonda verso il mondo politico che queste cose acuiscono ancora maggiormente. Anche oggi i Valdostani cosa provano? Comprégnèn pamì ren [traduzione letterale dal patois: non capiamo più niente], e fiducia nell'istituzione, nella nostra autonomia penso che sia il compito che dobbiamo darci da adesso in poi. Io non ho vissuto tante traversie dei Governi che si sono succeduti, li ho vissuti fuori, ma ho ben presente gli sguardi di questi giorni e i discorsi di chi mi ha avvicinato: "Jean, qui è tutto da cambiare", "Jean, ma cosa sta succedendo?", "Jean, non ne veniamo fuori". No, io ho ancora fiducia che le intelligenze, gli uomini e le donne della nostra autonomia abbiano le risorse per venirne fuori. Sono frasi generalmente semplici, dirette, frutto di tante considerazioni sulle cose che sono capitate in questi ultimi anni e in questi ultimi mesi e non solo nel nostro Consiglio regionale ma diciamo nella vita politica nazionale, però in Valle d'Aosta ancora maggiormente. Li capisco tutti questi Valdostani, capisco i giovani e la loro delusione, il loro distacco. Capisco soprattutto gli anziani che non ritrovano più nella politica di oggi i valori che hanno reso forte l'autonomia della nostra Valle. Oggi non riesco a trovare le parole per rilanciare una visione positiva della politica e trovo difficile di avere la forza per trovare spazi di risalita e di speranza, ma dobbiamo farlo, io cerco solo di riflettere. È vero, sono l'ultimo entrato in Consiglio regionale, però penso che sia necessario che la politica chieda scusa agli elettori, da destra a sinistra, per tutti, passando per il centro: scusa per l'incapacità che abbiamo dimostrato nel sapere dialogare e costruire tra di noi dei progetti, trovando sempre la giusta strada per il bene della Valle d'Aosta; scusa per il tempo perduto e le decisioni non prese; scusa per la tristezza di questi giorni; scusa per ciò che non è stato realizzato, a volte per difficoltà e soprattutto impazienza di ascoltare. Ognuno di noi potrà dire: "non sono io, non c'entro, non è certo colpa mia, parla di te". Sì, io parlo di me. Chiedo scusa agli elettori per questo spettacolo senza applausi e insieme alle scuse sottoscrivo la mia disponibilità per cercare di risolvere queste criticità che ci attendono, senza badare a schieramenti e opportunità politiche. Non voglio parlare perché è stato abusato, però sento di dirlo nell'interesse della Valle d'Aosta che in momenti di emergenza, anche i più difficili, merita il nostro impegno... i Valdostani hanno dimostrato di saperci fare, al di là di ogni posizione politica. Qualcuno ci ha chiesto: "sul bilancio cosa siete disposti a fare?". Il mio movimento ha già detto che ci deve essere una ricerca di larghe intese per approvare un bilancio. Ci prendiamo qualche giorno? Faremo delle riflessioni per cercare di condividere, ma stavolta cerchiamo di dare atto e forza a queste parole. Lasciatemi ancora dire alcune cose. Questi giorni futuri sono determinanti per garantire l'autonomia della nostra regione, le funzioni prefettizie, qualcuno dice che 70 anni è vecchio lo Statuto, poi se gli parli e gli dici che 70 anni ce l'ha la Costituzione, non la pensano allo stesso modo... se ci sono stati dei problemi su questo fatto... e, presidente Fosson, non mi ripeto, ma il suo atteggiamento ha portato nocumento a questa funzione. Sta a noi, dicevo prima, mondo autonomista, dare la prova in questi prossimi giorni che questa autonomia ce la meritiamo, non ce la meritiamo noi, se la sono meritata quelli che scrivevano quelle frasi, noi dobbiamo cercare almeno di gestirla e di continuare a meritarcela. Anche su questi temi quindi, magari anche perché non si discute su come attuare questa competenza, piuttosto che dire: "no, non ci può stare questa competenza", discutiamo su come possiamo attuarla. Io penso che questi momenti siano dei momenti molto importanti, che sono un elettroshock, però ci permettono - e dobbiamo fare tutte le analisi del caso - da qui ripartire, perché ritengo che in quest'aula ci siano ancora le possibilità per dimostrare che i Valdostani in questi momenti riescono a dialogare tra loro e a trovare delle soluzioni. Oggi finiremo questo dibattito, ma penso che da domani si debba incominciare a parlare e a cercare delle soluzioni. L'Union Valdôtaine non ha paura delle elezioni ma qualcuno ha detto: "Cerchiamo di mettere almeno in sicurezza, se così si può dire, i conti". Questo penso che lo dobbiamo ai nostri elettori e ai Valdostani sul come ci giochiamo la nostra credibilità e la nostra faccia.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Mossa.

Mossa (M5S) - Non mi sento di dare il buongiorno, perché di buono questa giornata ha ben poco. A parte un po' di pulizia all'interno della nostra istituzione, ma francamente non mi sento di festeggiare. Quando il nostro gruppo politico si è avventurato in questa esperienza nel Consiglio regionale, siamo partiti da un programma elettorale, qualcosa di possibile, di realizzabile, semplicemente perché scritto dagli stessi cittadini che hanno collaborato attivamente alla stesura, perciò abbiamo sostenuto una campagna elettorale nella quale non si pubblicizzavano le persone ma i progetti, tant'è vero che, al posto dei cosiddetti "santini", per promuovere noi stessi, abbiamo utilizzato solo volantini che contenessero i punti del nostro programma, perché noi candidiamo le idee, non le persone. Anche all'interno del Consiglio, una volta eletti, abbiamo continuato a perseguire la realizzazione dei nostri punti del programma, obiettivo che non abbiamo mai perso di vista, nemmeno stando in minoranza. Per noi l'idea di amministrazione, di buona amministrazione è questa: gestire il bene pubblico esattamente come i cittadini valdostani vogliono che sia gestito. Pensare che all'interno di questo Consiglio vi siano - non so se sia giusto chiamarli colleghi perché ho seri dubbi sulla legittimità della loro carica, quindi mi limiterò a chiamarle persone - persone che siano spinte solo da ambizione personale e arrivismo e che, per realizzare questi obiettivi, siano disposte a scendere a compromessi addirittura con la criminalità organizzata, questo davvero mi mette i brividi, qui non si tratta solo di sensibilità diverse, non si tratta più di decidere cosa sia meglio o peggio per i Valdostani: qui ci sono interessi in ballo che sono radicalmente diversi, ci siamo noi che facciamo gli interessi di tutti e qualcun altro che invece fa gli interessi di pochi ma con i soldi di tutti al solo scopo di mantenere il proprio fondoschiena incollato alla poltrona.

Vorrei evidenziare che se oggi non fossero venuti alla luce questi nuovi elementi, che vedono coinvolti i membri del Consiglio in rapporti con le 'ndrine, saremmo qui a votare una legge fondamentale, la legge fondamentale: quella che stabilirà come sarà investito 1 miliardo e mezzo di euro dei cittadini nei prossimi anni, una legge alla cui stesura hanno partecipato persone chiaramente immischiate con la locale. Permettetemi quindi di dubitare fortemente che questa nuova legge di bilancio sia scevra da influenze esterne che ne abbiano condizionato la sua stesura. Un bilancio che prevede investimenti di appena 20 milioni per il turismo e ben 300 milioni per la sanità, almeno funzionasse, è già un elemento di preoccupazione perché questi non sono gli investimenti tipici di una regione turistica, ma quelli di una regione malata, e ci starebbe anche, visti i reati ambientali ormai all'ordine del giorno, che fanno sì che l'aria che respiriamo e l'acqua che beviamo siano inevitabilmente compromesse, con quel che questo comporta di conseguenza sulla salute dei cittadini valdostani. Che non si investe abbastanza sul turismo lo dicono pure i boss della 'ndrangheta nelle loro intercettazioni, così ho sentito dire in questi giorni, pensate che se ne sono accorti anche loro. Oggi qui assistiamo alle dimissioni da parte di chi è posto sotto indagini, con pesanti, anzi direi pesantissime accuse derivanti da prove e intercettazioni schiaccianti, ma la lista dei dimissionari, a mio avviso, dovrebbe essere ben più ampia di questa, ben più ricca. Oggi è l'occasione adatta per fare un passo indietro senza dover aspettare per forza l'arrivo degli avvisi di garanzia. Se uno sa in coscienza sua di aver sbagliato, allora dia immediatamente le dimissioni. Già il fatto di essere andati a bussare a casa di certe persone, che è risaputo che non procurano pacchetti di voti gratis ma pretendono il loro bel tornaconto, anche se dal punto di vista penale richiede comunque tutta una serie di elementi non facili, prove su prove da mettere sul piatto, è comunque una condotta moralmente ed eticamente grave che noi dobbiamo condannare. Anche chi ha cercato di incontrare queste persone, ma questo incontro gli è stato negato con un "le faremo sapere" perché i voti erano già stati promessi ad altri, ha commesso un atto moralmente ed eticamente grave. Il marito che non tradisce la moglie perché l'amante non gli si concede non è meno fedifrago di chi commette l'atto fisico del tradimento, così com'è condotta grave quella di chi garantisce posti di lavoro - faccio un esempio a caso: all'hotel Billia - in cambio di voti.

Oggi quindi accogliamo favorevolmente le dimissioni dei colleghi che per un anno e mezzo hanno ricoperto un incarico, a mio avviso, illegittimo. Auspichiamo anche nelle dimissioni di chi comunque ha beneficiato consapevolmente dei voti della locale, che gli hanno permesso di essere eletti illegittimamente all'interno del Consiglio regionale, di quello comunale o del Parlamento italiano. Oggi dovremmo essere qui a discutere di leggi e provvedimenti atti a migliorare il benessere dei nostri cittadini valdostani facendoci garanti della nostra autonomia perché ricordo che è per questo che siamo stati eletti, forse lo dimentichiamo troppo spesso. È per questo che i cittadini valdostani ci hanno votato, quelli onesti, quelli che ci hanno dato fiducia, invece siamo qua nuovamente a prendere atto dell'ennesimo scandalo che vede la nostra Regione agli onori della cronaca... nera. Come al solito, appariamo agli occhi degli Italiani non per quella meravigliosa Regione turistica che dovremmo essere, ma come una delle Regioni più corrotte della penisola, nonostante le nostre ridotte dimensioni territoriali e demografiche. Faccio solo un appello ai Consiglieri qui presenti, quelli che hanno ricevuto aiuti dalla locale e concludo: assumetevi le vostre responsabilità e rassegnate le vostre dimissioni adesso!

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Sammaritani.

Sammaritani (LEGA VDA) - Lo hanno già detto in molti: è un momento molto triste, ancora una volta, purtroppo, nello stesso anno per questo Consesso. Eravamo qui a gennaio a fare dei commenti su quello che era successo, una cosa veramente grave e delicata e dicevamo le cose che purtroppo dobbiamo dire ancora adesso, perché il problema qual è? Io cercherò di parlare il più possibile da cittadino, non è facile spogliarsi delle proprie vesti sia professionali che politiche in certi momenti, ma bisogna cercare di farlo. Io penso che i nostri cittadini valdostani - che non sono qua davanti, e invece, secondo me, dovrebbero essere qua sotto in tanti a dire forse: "andate a casa tutti" - probabilmente non sono qua sotto perché sono profondamente delusi dalla politica valdostana. Sono delusi ma purtroppo probabilmente, anzi quasi certamente, non sono sorpresi ed è questa la cosa più grave. Sono delusi ma non sorpresi di quello che è successo e non sono sorpresi perché ci sono i dati. Sono gli stessi dati che avevo citato, purtroppo, ma mi piace ricordarlo, a gennaio di questo stesso anno, quando nel leggere le risultanze di ricerche fatte da Libera, si diceva: qual è la percezione dei cittadini valdostani rispetto agli altri abitanti e agli altri Italiani a proposito di determinati temi, quali appunto la malavita in generale, quindi, per esempio, reati di droga? Vi è una percezione bassa in Valle d'Aosta, ma, quando si parla di corruzione, di appalti truccati, di voto di scambio, percezione altissima e allora avevo detto... purtroppo mi spiace fare ricorso a certi brocardi ma a volte è vero che vox populi vox Dei. Come poteva la politica in quel momento prendere in mano il proprio destino e dare un cambiamento? Facendo quello che avevamo già detto allora: andandosene, siamo in qualche modo delegittimati anche noi che ci sentiamo personalmente, ma sicuramente eletti in modo del tutto onesto, degli altri non mi interessa, ma dobbiamo andarcene a casa perché in qualche modo questo Governo, che è nato con il voto determinante di qualcuno per il quale in quel momento in cui ha votato già - non si sapeva ufficialmente - era in itinere il provvedimento cautelare, figuriamoci che legittimazione può avere, questo è ciò di cui si deve riappropriare la politica: la credibilità, la coerenza. Certo che se poi sentiamo parlare di coerenza anche da chi al Governo non ci sta, ma che ha una coerenza a momenti alterni perché se qualcuno volta per loro, allora sono tutti bravi, intelligenti e furbi, se vota per qualcun altro, cioè per noi, sono tutti grezzi, cretini e ignoranti, beh allora forse di coerenza non si può più parlare, perché questo è il problema e concordo con il collega Barocco, se sei coerente ad anni alterni, come le targhe, ecco che allora forse non è più coerenza e lo vediamo in vari fenomeni anche nazionali in questo momento. Io non avevo dubbi che si sarebbe riparlato dei 49 milioni della Lega, ci mancherebbe! Non sento mai parlare degli 81 per salvare l'unità, ma va beh, questo è un inciso. È chiaro quindi che i nostri cittadini sono delusi perché hanno capito che la politica da sola non ce la fa e allora interviene la Magistratura e sempre da quei banchi ci arriva il discorso: "che peccato che abbia dovuto farlo la Magistratura quello che potevamo fare noi". Per forza, se non lo facciamo noi, prima o poi lo farà qualcun altro. Io invece sono un forte propugnatore della capacità della politica di potersi riappropriare del proprio destino e del destino dei cittadini che ci votano, perché solo così usciremo da questo pantano. Non vorrei mai troppo banalizzare, nel senso che fare troppi discorsi lunghi che mi sembra di essere a quei convegni in cui tutti dicono quali sono i problemi e nessuno dice qual è la soluzione... la soluzione è una: quando ci sono troppi problemi troppo complessi, si deve tornare ai principi e i principi quali sono? I principi della democrazia sono uno soprattutto, il primo di tutti: dare la voce alla gente, voce alla gente vuol dire rivotare, andare di nuovo alle urne, è l'unico sistema. Poi se andiamo a dire: "sì, però le regole non sono ancora quelle adeguate, forse bisognerebbe prima fare la legge elettorale", l'ho letto poco fa da parte di qualcuno... qualcun altro invece dice: "bisognerebbe addirittura formare dei cittadini migliori", sì, certo, allora aspettiamo 20-30 anni e poi andremo a votare di nuovo. Qualcuno ci ha già provato in Italia e ci è anche riuscito abbastanza per qualche anno, non è questo, bisogna avere il coraggio. Se io mi sono messo da oltre 50 anni in politica, è perché ho avuto il coraggio, permettetemi di dirlo, di affrontare un campo che non conoscevo perché avevo dei principi e spero di poterli realizzare, questo credo sia lo spirito che anima tutti noi, la politica si deve riappropriare della propria dignità perché la sta perdendo giorno per giorno e, se avessimo fatto già questo molti mesi fa, probabilmente i cittadini sarebbero un po' più fiduciosi in noi, non lo sono. Cerchiamo di non perdere ancora quel minimo di capacità e di dignità che ci serve per presentarci agli elettori valdostani con una faccia presentabile per dire: "avete visto che non siamo qua solo per la poltrona?". Siamo convinti che si possa fare ancora qualcosa, allora ridiamo la voce a voi. È poi chiaro che qualcuno si dovrà rassegnare, tutti si dovranno assegnare al fatto che i cittadini voteranno per chi in questo momento preferiscono.

Io credo che la coerenza conti molto, io credo che noi abbiamo fatto quello che avevamo detto e abbiamo detto quello che avremmo fatto fin da prima, perché non dimentichiamoci che questo Governo che adesso è in queste condizioni è nato con delle manovre di Palazzo. È inutile nasconderlo, perché non ho mai visto che si sia dimesso il Consiglio di Presidenza. Voglio dire che ci sono delle modalità piuttosto anomale di creare delle crisi politiche, che sono evidentemente delle crisi di Palazzo. Quello è un ulteriore segnale del fatto che la politica da sola non riesce più a recuperare quella dignità e quella coerenza di cui ha assolutamente bisogno per poter far sì che i cittadini non siano delusi, come diceva il collega Ferrero, e ancora meno votino, perché meno votano e più è facile influenzare le elezioni e più è facile che qualcuno che muove anche solo pochi voti, o che millanta di muoverli, possa infiltrarsi perché, attenzione, non voglio fare discorsi tecnici, non mi interessa, è tutto ancora da discutere e io, ci mancherebbe, ben lungi da me dare qualsiasi tipo di giudizio, anzi qui viene fuori di nuovo l'avvocato, ma è un discorso molto chiaro, a volte basta millantare per potersi infiltrare, basta dire: "io ti ho votato" per far sì che quell'altro abbia una sorta di debito di riconoscenza nei tuoi confronti, questo non deve accadere. Dà un po' fastidio a noi che eravamo là a fare gazebi al mercato, al freddo, eccetera, a cercare di raccogliere consensi in quel modo, a parlare con la gente, pensare che poi qualcuno invece era in stanze molto più calde a cercare di prendere pacchetti di voto in un colpo solo, questo dà un po' fastidio, perché sono anche uno sportivo e mi piacerebbe che si giocasse sempre tutti con le stesse regole. Spero che questo sussulto di orgoglio, che purtroppo un po' di mesi fa non c'è stato, adesso si riappropri di noi e si vada finalmente a ridare la parola agli elettori valdostani.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Marquis.

Marquis (SA) - Un po' come hanno già sottolineato tutti i colleghi che sono intervenuti, ribadisco anch'io che questa di oggi è una giornata tristissima per la storia della Valle d'Aosta. Ogni nostro commento credo non possa che andare in questa direzione, siamo di fronte a una questione che non fa onore all'istituzione né a livello locale, né di fronte ai nostri cittadini, né per i riverberi che ha su scala nazionale. Sono questioni queste che attengono un po' la pubblica amministrazione, purtroppo, lo dico, anche in altre realtà italiane, non avremmo mai pensato che anche la Valle d'Aosta fosse toccata da situazioni come questa. Sicuramente quella che è stata evidenziata è una situazione che è allo stato embrionale. C'è un'indagine in corso, ci sono quattro nostri colleghi che sono stati oggetto di questa attenzione e che hanno presentato prontamente le loro dimissioni. Ora, credo sia anche corretto sottolineare che non sia neanche questo un fatto scontato, perché assistiamo tutti i giorni ai telegiornali di quello che succede in Italia, però non mi risulta che, a fronte di avvisi di garanzia, ci sia una prontezza come questa a consegnare e rassegnare le proprie dimissioni. Credo che questa sia una caratteristica che risponde un po' a quello che è ancora l'esprit valdôtain: una volontà pure in una situazione di grande difficoltà di cercare di salvaguardare la nostra casa, di salvaguardare la nostra autonomia, di salvaguardare l'istituzione. Io voglio leggere il gesto dei nostri colleghi in questa direzione, un gesto anche per cercare in un momento difficilissimo di favorire una sorta di dialogo all'interno dell'aula tra i Consiglieri regionali.

Purtroppo, quando accadono queste cose, si entra in un frullatore mediatico, oggi c'è già stata la sentenza, non oggi, ieri, ieri l'altro, mediaticamente ormai sono stati creati dei mostri, però non sempre l'esito è quello che viene prospettato al momento di partenza e, proprio per questa ragione, tendenzialmente io ho un approccio che va nella direzione del garantismo piuttosto che del giustizialismo. Credo sia necessario sottolineare che anche sotto questo profilo ci sarebbe qualcosa da rivedere, da interrogarsi, se è così corretto che delle persone, per quanto possano esserci delle ipotesi a loro carico, vengano dipinte in questo modo di fronte alla popolazione e ve lo dice uno che ha vissuto due anni fa una terribile esperienza, un altro giorno buio della storia della Valle d'Aosta, dove, a seguito di quell'accadimento, ha dichiarato che un sistema era finito perché se accade una situazione come quella che è accaduta nell'ufficio di un Prefetto, c'è qualcosa che non ha funzionato nella realtà. Dopo pochi mesi io, il mio Ufficio di segreteria e un altro collega ci siamo trovati indagati per una questione e per un anno siamo finiti dentro un frullatore mediatico che è stato difficile da affrontare, tante pagine dei giornali sono state scritte, alla fine il tutto si è concluso con un'archiviazione perché non siamo stati ritenuti responsabili. Purtroppo, ancora oggi non si sa come sono andate le cose, io mi auguro che ci possano ancora essere le forze e le energie per arrivare a capo di questa questione, ma chi è che riabilita i soggetti che subiscono una situazione del genere? Ve lo dico perché l'ho provato: nessuno. Sotto questo profilo, quindi do tutta la mia solidarietà ai colleghi e credo sia giusto che, se ci sono delle responsabilità, le si debba assumere e pagare per quello che si fa, ma nello stesso modo credo sia corretto evitare dei processi che sono prematuri e di tipo mediatico.

Come allora, avevo avuto il coraggio e la responsabilità di affrontare l'aula nella figura di Presidente e di Prefetto, ancora oggi dico, visto che qualcuno ha solleticato la questione, che in questo atto è citato il mio nome, è citato in una telefonata, adesso però, siccome sono molto trasparente, voglio raccontare la cosa a tutti, perché bisogna anche prendere coscienza delle situazioni in cui ci si viene a trovare magari in una campagna elettorale. Un amico mi ha invitato a bere un caffè con una terza persona, dopodiché questa persona ha fatto una telefonata a un'altra persona nella quale sono stato citato, una telefonata alla quale io non ho assistito, una telefonata di cui non ho avuto rendiconto, una telefonata di cui non ho saputo niente, una persona con cui ho parlato che non ho più visto e non ho più sentito, per me era finita lì la questione e poi mi trovo il mio nome citato. Non ho nessun problema a rispondere a chi di dovere se mi verrà chiesto qualcosa, collega Mossa, come ho fatto sempre con la massima trasparenza, io non scappo, sono sempre in aula e mi assumo le mie responsabilità. A questo riguardo una piccola parola per il presidente Fosson. Mi rendo conto che la sua età è diversa dalla nostra, che è una persona affaticata, stanca, però avremmo gradito la sua presenza oggi in aula, perché io sono convinto che lei abbia sempre agito in buona fede ma credo che bisognava trovare la forza per essere qui in questo momento a esprimere la propria posizione e la propria visione rispetto alla difficoltà che stiamo vivendo.

Detto questo, credo che ora abbiamo delle grandi difficoltà di fronte a noi di cui siamo tutti responsabili, perché qui non ci sono dei vincitori e dei vinti, non ci sono i verbi "noi abbiamo" e "voi avete", perché non ci sono dei movimenti detentori della purezza e dei movimenti detentori dell'opacità o delle cattive abitudini, nei movimenti ci sono delle persone. I problemi derivano sempre dalla debolezza umana, mai dal contenitore e questo credo che lo possiamo vedere a livello nazionale, dove ogni giorno registriamo delle situazioni di questo tipo. Non si può mai garantire per tutti e per gli altri. Io credo che ogni situazione che si verifica vada giustamente analizzata, occorre valutarla e occorre anche giudicarla con delle responsabilità e le loro attribuzioni se ci sono. Ora, credo che però da parte di tutti noi ci sia la necessità di un momento di messa in sicurezza della nostra autonomia, di cercare di mettere la Valle d'Aosta nelle condizioni di avere un bilancio prima di lasciare eventualmente la parola agli elettori per esprimere il loro parere. Ultimamente abbiamo lavorato molto dietro il bilancio. Ci siamo confrontati anche in commissione. Avevamo già espresso quello che era un po' il sentire delle varie categorie che abbiamo avuto modo di udire, che era quello di cercare di mettere in piedi un bilancio che potesse dare delle risposte strutturanti e strutturali alla Valle d'Aosta e io credo che, come dicevo all'inizio dell'intervento, le dimissioni che ci sono state sono delle dimissioni che voglio leggere anche per favorire una ripresa quanto meno minimale, se si può, delle condizioni di dialogo tra tutti i colleghi che stanno in quest'aula.

Credo che tutti abbiamo delle responsabilità su una situazione che ultimamente ha portato il Consiglio a dei comportamenti che hanno perso di vista quello che è l'obiettivo o che dovrebbe essere l'obiettivo generale di garantire delle misure per lo sviluppo della nostra comunità, ma molto spesso e volentieri ci si perde in battibecchi gli uni con gli altri. Credo che, sotto questo profilo, dobbiamo avere la capacità di farci tutti un'analisi di coscienza e dobbiamo, penso, approcciare questo periodo immediato con uno sguardo nuovo, cercando di creare le condizioni necessarie per poter predisporre un atto che possa essere il più possibile condiviso. Questa da parte mia è un po' la risposta che do alla sollecitazione che è stata fatta dal collega Aggravi. Credo che ad oggi bisogna prendere atto che il bilancio che era stato predisposto è un bilancio che era sostenuto da una maggioranza, che oggi in quei numeri non c'è più e quindi credo che con grande senso di responsabilità, chi da una parte e chi dall'altra, si dovrebbe avere la capacità di mettersi attorno a un tavolo per revisionare, rivedere, aggiornare questo documento per poter garantire alla Valle d'Aosta un bilancio per il prossimo anno. Questo credo sia importante sottolinearlo e, a nome di Stella Alpina, io mi porrò sicuramente con questo spirito al tavolo con tutti i rappresentanti dell'aula.

Dalle ore 17:35 assume la Presidenza il vicepresidente Distort.

Distort (Presidente) - Ha chiesto la parola la collega Minelli.

Minelli (RC-AC) - L'indagine Egomnia conferma quanto già emerso dall'indagine Geenna e la aggrava, fornendo ulteriori elementi sulla capacità della locale 'ndrangheta di infiltrare forze politiche e istituzioni e sui comportamenti delle stesse istituzioni e forze politiche e dei loro rappresentanti, sono dei dati e delle situazioni inquietanti. Le dimissioni di oggi da parte di chi è indagato sono un gesto quanto mai opportuno e dovuto, ma il fatto di aver tenuti nascosti per settimane, come pare, gli avvisi di garanzia è totalmente inaccettabile e va stigmatizzato con forza. Lo sconcerto dei cittadini e delle cittadine valdostane, che è il nostro sconcerto per il quadro che ci è stato presentato, è assoluto ed è più che giustificato, tuttavia non dobbiamo e non possiamo essere sorpresi. La vicenda è grave e clamorosa, ma non è, com'è già stato detto e ricordato, un episodio isolato: è solo il manifestarsi pieno e diffuso di un problema che esiste da molto, troppo tempo. Questa volta la Magistratura ha indagato a fondo, ha intercettato, ha fotografato, ha utilizzato la lente di ingrandimento e così veniamo a conoscenza in modo chiaro di comportamenti illeciti diffusi che dovranno essere verificati ma che tuttavia, lo ripeto, non sono nuovi. Il mercato delle preferenze, il voto di scambio sono mali antichi e radicati, ci sono stati già in passato inchieste, processi e condanne. È un modo di fare politica e campagna elettorale che purtroppo è stato accettato e adottato da varie forze politiche. Le denunce e l'impegno di molti di noi cittadini, delle associazioni, delle forze sociali ed economiche, della società civile organizzata, della cultura in questi anni passati sono stati un grido di allarme che la politica non ha in gran parte ascoltato. Le conseguenze di quel sistema malato e pericoloso, che si è radicato nel nostro territorio perché lo si è permesso, sono oggi sotto gli occhi di tutti, conseguenze sul piano istituzionale ma anche morale, sociale e culturale.

Oggi è messa in discussione anche la credibilità della nostra Regione autonoma ed è sconvolgente il fatto che la responsabilità di questa situazione sia soprattutto di forze che si definiscono autonomiste e che più di tutte dovrebbero avere a cuore il prestigio delle nostre istituzioni. Oggi siamo sconcertati e indignati ma io non credo sia sufficiente una reazione emotiva. La questione non è una questione solo giudiziaria, è politica e culturale: politica perché il sistema di regole e di norme, di istituzioni e di strutture pubbliche si scopre oggi fragile, la mancanza ancora ancora oggi di un serio osservatorio sulla criminalità organizzata, la mancanza di regole chiare sulle partecipate, sulle nomine, sulle procedure di selezione del personale e il sistema elettorale che permette fino alla degenerazione della nostra stessa funzione rappresentativa, ribaltoni e instabilità, l'eccesso di burocrazia e anche un certo svilimento del ruolo e della professionalità dell'impiego pubblico sono tutti i problemi che concorrono a indurre le cosche criminali a guardare alla politica come a uno spazio di conquista e non come a un proprio fiero avversario; è una questione culturale, perché senza indugiare in facili moralismi che non servono a niente, non possiamo non rilevare che un certo modo di fare politica: quello del fine che giustifica i mezzi, quello della demagogia e del conflitto fine a sé stesso, ha reso sempre più nebuloso e opaco il nostro operare agli occhi dei cittadini. Questa indagine è dunque un bene, è un punto di svolta radicale e drammatico ma positivo e salutare a patto di accoglierne la responsabilità che ne deriva. Da quest'aula deve arrivare qualche cosa di più della strumentalizzazione politica, della demagogia o dei proclami ideologici, delle autodifese e dei distinguo, degli insulti gratuiti e vaneggianti: da quest'aula deve scaturire uno scatto di orgoglio finalizzato non alla nostra autoconservazione ma alla futura ricostruzione della credibilità intrinseca di questa istituzione. Il semplice scioglimento del Consiglio e il ritorno alle urne non sono una vera e profonda soluzione e lo hanno ricordato prima di me anche persone che chiedono da mesi questa soluzione. Nella situazione attuale chiederemmo ai cittadini di scegliere con gli stessi vincoli, gli stessi limiti e le stesse fragilità del 20 maggio 2018; peraltro, se si fosse andati al voto nel giugno scorso, quando qualcuno lo chiedeva a gran voce, avremmo quasi sicuramente avuto rieletti i Consiglieri che oggi si sono dimessi. Occorreva e occorrerà fare in futuro scelte strutturali per cambiare questa situazione, scelte che permettano un sistema che garantisca stabilità delle istituzioni e che eviti situazioni con equilibri fragili, che favoriscono l'azione di chi vuole condizionare le scelte politiche amministrative per interessi di parte e illeciti e talvolta anche per veri e propri disegni criminali. Ci sono invocazioni per andare rapidamente allo scioglimento del Consiglio e a nuove elezioni ed è ormai chiaro che ci si arriverà, che questo sarà lo sbocco inevitabile di una situazione che era già estremamente precaria prima di Geenna e di Egomnia e che ha le sue radici nel risultato del 20 maggio 2018, che hanno determinato un Consiglio molto frammentato. È comprensibile che ci siano delle forze che invochino a più non posso il ricorso immediato alle urne. C'è in questo un evidente ovvio calcolo di interesse partitico, l'intenzione di sfruttare l'onda emozionale anche e di trarne un vantaggio. È una scelta a cui si arriverà ma torno a dire che non è una scelta risolutiva perché nel profondo non cambierà le cose, andare al voto senza aver cambiato le regole non è negli interessi della comunità valdostana.

Per quanto riguarda il bilancio, è già stato detto che bisogna fermarsi e discutere. Non si può lasciare per settimane, per mesi, una Regione senza un bilancio approvato e in una situazione di esercizio provvisorio, con le gravi conseguenze che soprattutto chi ha amministrato negli Enti locali conosce benissimo. È quindi necessario un momento di confronto fra le forze politiche per valutare se esistono i presupposti sotto il profilo tecnico e quello politico, quali modifiche si possono fare per arrivare a un'approvazione che sia condivisa.

Un'annotazione a margine visto che siamo stati ampiamente citati. Io credo che il nostro tentativo di puntare su una serie di obiettivi e non sulla ricerca di posti di potere non possa essere liquidato nei modi che sono stati utilizzati. Per noi la buona politica è tentare di fare delle riforme, avere degli obiettivi, cercare di perseguirli nell'interesse della comunità, porsi delle scadenze, cercare di realizzare cose che non danno benefici elettorali immediati ma guardando al futuro e all'interesse comune. Non ci siamo riusciti? Non sarà possibile proseguire un percorso? Noi sappiamo che ci abbiamo provato con tutte le energie, con tutta la serietà e l'impegno possibili, senza chiedere nulla in cambio. Noi abbiamo cercato di costruire e non di distruggere, senza chiedere nulla in cambio: questo per noi è buona politica ed è quello che conta.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Cognetta.

Cognetta (MOUV') - Comincerei da una nota a margine. Certi interventi che ho sentito fino ad adesso mi fanno rabbrividire e mi fanno salire i conati di vomito, ma questa è una mia opinione personale che lascio a margine.

Cercherò di leggere, perché se dovessi dar sfogo a quello che penso, probabilmente mi caccereste dall'aula e quindi ho pensato di scrivere l'intervento, cosa che normalmente non faccio perché parlo a braccio, però ho pensato che questa volta... ma io le cose le voglio dire, perché mi sono davvero scocciato. Dov'è il collega Marquis? Dov'è finito? Lo hanno già preso? Dove sta? La campagna elettorale del collega Marquis si chiudeva così: "la CVA rischia di fare la fine del Casinò se gestita in quel modo. Basta con il clientelismo, con i posti per gli amici degli amici, questo sistema è la rovina della Valle d'Aosta. Lavoreremo per la gente e non per noi stessi. Siamo qui per costruire e non per distruggere, come propone qualche leader nazionale - il relatore dell'articolo dice Salvini, poi non so se ci ha azzeccato - venuto qui a darci lezioni su come fare le pulizie a casa nostra. Noi abbiamo già iniziato lo scorso anno, dobbiamo solo riprenderle e finirle, lo faremo dal 21 maggio in avanti". Con il 21 maggio si intende quello del 2018 e infatti così è stato, un po' di pulizia è stata fatta grazie a questo intervento.

Un altro piccolo passaggio, mi dispiace ma devo farlo, anche se non c'è più in quest'aula e di questo mi rammarico, com'è successo già un'altra volta quando è accaduta la stessa cosa per l'allora presidente Rollandin, per cui dissi: mi dispiace ma devo dire due cose anche se non c'è in aula, ma questo invece riguarda il Presidente della Giunta, che, ahimè, non c'è più: "a un certo punto ho capito che non era possibile cambiare le cose all'interno dell'UV, ci abbiamo provato ma quando c'è un uomo solo al comando - ve la ricordate questa storia di un uomo solo al comando? Era una favola meravigliosa - e tutti gli corrono dietro senza opporsi, è impossibile cambiare le cose". La dimostrazione di quello che sta accadendo è esattamente il contrario: è possibile cambiare le cose credendoci e lavorando anche da soli, anche fuori da un partito facendo perbene il proprio lavoro. Certo, uno dice: "non è proprio così facile da fare bene questo lavoro", innanzitutto, devi farti una certa esperienza, poi devi leggere una marea di roba e poi devi spiegare le cose come stanno, perché noi qui ci stiamo concentrando su una 'ndrina che sta qua vicino, in fondo alla strada. La Valle d'Aosta non è mica solo quella 'ndrina! Adesso davvero vogliamo immaginare che tutto dipende dalla 'ndrina e non ci sono assolutamente da nessun'altra parte altri pacchetti di voti che fanno riferimento magari ad amministratori locali, a professionisti, a aziende e tutto ciò che ne consegue? Ma ci vogliamo prendere in giro come la storia dell'uomo solo al comando? Qualche anno fa un certo Procuratore che poi è stato mandato via o è andato via, adesso non ricordo esattamente, diceva che c'era la mafia di montagna, ve lo ricordate? E la indicava come questa mafia di montagna? Cos'è che aveva scoperto? Appalti truccati, stalle con moquette e TV a spese della Regione, compravendita di preferenze e di posti, contrabbando di auto rubate, riciclaggio di denaro sporco, traffico di armi, di droga e di esplosivi. Sono finiti in galera o sotto inchiesta quattro ex Presidenti della Regione, un numero imprecisato di funzionari dell'Anas e della Regione e adesso anche un'ottantina di allevatori, che, invece delle mucche, mungevano il contribuente. Com'è potuto succedere tutto questo per anni senza che nessuno intervenisse? Caspita, sembra di leggere i giornali di oggi. Ve lo dico io come è potuto succedere. È potuto succedere perché le persone sono fatte così, i politici sono conseguenza di queste persone e la Valle d'Aosta non fa eccezione, non l'ha mai fatta e non lo farà mai. Dare la colpa ai Calabresi, scusatemi se mi permetto di dirlo una volta per tutte, è un alibi... non voglio dire la parola, ma comunque è un alibi, ci siamo capiti. Io sono di Maddaloni, provincia di Caserta, quindi in teoria dovrei essere camorrista, giusto? Chi è Pugliese della Sacra Corona Unita, chi è Siciliano è mafioso e gli unici puri sono i Valdostani, puri, limpidi come l'acqua... neanche più tanto, perché adesso anche l'acqua ha dei problemi, diciamo come le sorgenti che partono su dalle montagne, ma giusto per un tratto breve perché poi cominciano le turbine e ci siamo giocati pure l'acqua. Fermo restando che mi sento anch'io Valdostano tanto quanto voi altri - è il caso di dircela questa cosa una volta per tutte - perché è vero che non sono nato qua, però mi sembra di aver dato abbastanza alla Valle d'Aosta in termini di famiglia, di lavoro, di professionalità e di esperienza e di tutto quanto il resto e comunque non sono certo meno di nessun altro di quelli nati qua, è chiaro? Perché probabilmente io faccio certe scelte e dico certe cose perché ho più a cuore io la Valle d'Aosta di tanti voi altri messi qui dentro tutti insieme. Vedete, le scelte qui non sono esclusivamente economiche rispetto al voto. Qui si fa politica. Quando facciamo una scelta, dovremmo un attimo immaginare, come ho già detto, che conseguenze avrà questa scelta su tutti, non solo sulla parte mia, è lì che nasce e germoglia e poi cresce la pianta dello scambio di voti. Se io continuo a fare dei lavori per accontentare qualcuno, e qui sono state fatte leggi anche per fare semplicemente degli accordi con qualcuno, con qualche gruppo... è questo che non va. Ci lamentiamo, siamo bravissimi a lamentarci, siamo bravissimi a dire, a fare... "è colpa tua", "è colpa mia", "è colpa di quell'altro", no, io non dico questo, allora è colpa di tutti? Diciamo che è colpa di tutti, a cominciare da quelli fuori per finire a quelli qua dentro, è colpa di tutti, è colpa anche di quei Consiglieri che non fanno opposizione come va fatta; è colpa di quelli di maggioranza che pigiano i tasti senza pensare e poi ne pagano le conseguenze, perché poi, per fortuna, ogni tanto ne pagano pure le conseguenze, con dispiacere lo dico, però succede finalmente. Allora varrebbe per tutte le maggioranze, di qualsiasi colore e combinazione, che, quando schiacci un pulsante, ci devi pensare bene, quando fai una delibera, ci devi pensare bene. Quando ho fatto i miei sei mesi di maggioranza insieme alla maggioranza che c'è stata l'inizio di questa legislatura, qualche discussione c'è stata anche al nostro interno, di noi 11 intendo dire, non solo con l'altra parte che poi se n'è andata e ha fatto quello che ha fatto, ci sono state eccome! E se qualcuno vuole informarsi, ci sono state proprio discussioni su questioni di principio sulle persone che andavano messe e non andavano messe, sapete? Chissà che strano questo fatto. Perché uno pensa che qui fa il politico, però, appena siede in maggioranza, si dimentica tutto, non è più quello di prima e comincia a fare le peggio cose, ma mica funziona per tutti così, c'è pure qualcuno che tiene la schiena dritta lo stesso, che dice: "io questa roba non ve la voto, ve lo dico già, perché non è giusta, perché non mi piace, perché non è corretta, perché non funziona", poi magari si rischia di non stare più nelle liste di un partito, poi si rischia magari di non avere più i voti. L'unico modo per rispondere a questa situazione è: chi se ne frega, ho fatto quello che volevo fare come meglio potevo fare, non mi votate più, nessun problema.

Un'ultima sollecitazione vorrei dare a quest'aula prima di salutarvi, prima di lasciarvi a questo magnifico dibattito che sicuramente aiuterà molto; è una risposta, un tentativo di risposta, che magari qualche collega ha già provato a dare sul che cosa possiamo fare, perché è bello, ci siamo parlati, abbiamo detto un sacco di cose, ma adesso che possiamo fare? Dalla mia esperienza politica di questi anni posso dire tranquillamente che la cosa che possiamo fare da parte di tutti i cittadini è che, quando si è all'interno di un Consesso assembleare - Regione, Comuni, Unités, Consigli di condominio, Consigli di amministrazione, quello che volete voi -, la parte più sana, che non vuol dire che sia sbagliata l'altra, è quella che fa opposizione. L'opposizione se è fatta come va fatta, come andrebbe fatta, cioè chiedendo motivazione e spiegazione di ogni scelta e facendosela dare nel dettaglio, studiando e analizzando, quello migliora il sistema più di qualunque altra cosa. Se invece, com'è successo qui in questo Consiglio, come succede in tanti Comuni, come succede in tutta la Valle d'Aosta... in certi Comuni c'è solo la maggioranza! Ma voi vi rendete conto? C'è solo la maggioranza. A volte, invece, in altri c'è una finta opposizione, che è pure peggio di avere solo la maggioranza, perché a quel punto il cittadino veramente non sa da che parte girarsi. Se uno vuole fare opposizione, la deve fare seriamente. Se uno occupa uno spazio, lo deve esercitare fino in fondo. Se uno sta in maggioranza, deve lo stesso rendersi conto - e i fatti in questi ultimi anni ce lo hanno dimostrato - che non può semplicemente dire: "ascoltare l'uomo solo al comando...", che poi abbiamo già detto che non è più l'uomo solo al comando, perché questo si è dimostrato, no? Non può semplicemente fidarsi "vota e non ti preoccupare", il "vota e non ti preoccupare" ci ha portato qua, che non è molto lontano da quello che succedeva negli anni Novanta. La colpa è tutta di un partito? Io credo di no. Assolutamente no. La colpa è di tanti politici, di tanti partiti e di tanti cittadini che hanno anche smesso di lottare, non dimentichiamo questo, se smetti di lottare, sei complice del sistema. Se ti ritiri a casa tua e dici: "no, per favore, non entrate a casa mia, non ce la faccio più, è talmente brutta la situazione che non voglio più vedere, né sentire nulla", è lì che vi state fregando il futuro, è lì che ve lo siete già giocati. Quando dite: "no, io non voglio, per carità... delle elezioni non voglio sapere nulla, non vado a votare", come ha detto giustamente qualche collega, è lì che ti fregano e non ci va uno scienziato, puoi avere 1 preferenza, 50, 100 o 1000 o non avere preferenze, quello che volete voi non cambia il sistema. Il punto è sempre lo stesso: se partecipi, scegli e per scegliere devi avere testa, e c'è scelta, quando escono sempre gli stessi dagli scrutini, è perché hanno preso i voti della 'ndrangheta, per carità, qualcuno forse, non lo so, ma di sicuro sono stati votati da tanti altri che "io conosco quello e voto". Discorsi già fatti in quest'aula tante volte, già spiegati tante altre volte, già spiegati sul territorio tante altre volte. Si vede che forse io, se posso dire che ho colpa di qualcosa, è che non ho fatto abbastanza per spiegare queste cose al territorio. Non lo so, comincio a pensare questo, comincio a pensare che forse, pur spiegandolo in continuazione, non arriviamo mai al punto e siamo solo 130.000, che è un po' poco se ci pensate.

Allora chi si vuole candidare per cambiare la Valle d'Aosta la prima cosa che deve fare è far capire a tutti che o va a votare, possibilmente facendo delle scelte intelligenti, oppure questo sistema perpetuerà sé stesso sempre e comunque, non cambierà mai, anche perché sono certo di un'altra cosa, ve lo dico adesso, non è profezia, è la vita: chiunque sta al potere abbastanza a lungo da innamorarsi del potere non vorrà più staccarsene e farà di tutto per restarci, deve essere chiaro anche questo, perché se ci dimentichiamo questo passaggio, commettiamo l'errore che "lui è meglio di me", "io sono meglio di quello"... non funziona così, il potere corrompe, sempre, quindi bisogna stare molto attenti a non farsi corrompere. Noi leggi di questo tipo non ne abbiamo... negli Stati Uniti, che sono la più grande potenza o la seconda, non lo so, il Presidente cambia ogni due legislature, succede... i Senatori no però, lo hanno fatto per il Presidente ma non per i Senatori, infatti ci sono i Senatori che lo fanno a vita e anche lì hanno dei problemi, guarda caso. Chiunque si vuole assumere l'onere - e io mi assumerò sicuramente l'onere di proseguire questa lotta - quindi deve spiegare alle persone che le cose non cambieranno fino a che le persone non prenderanno coscienza di come si vota, di chi si vota e del perché si vota. Quello che è successo stavolta è semplicemente una deviazione del sistema che ci sarà sempre. Se mettessero sotto controllo i telefoni di qualcuno, di qualche partecipata, troverebbero... non la chiamerebbero 'ndrina, la chiamerebbero "amici del tubo" o "amici della fune" e, guarda caso, anche lì si sono messi i voti in un certo modo. Non è solo la 'ndrina, la 'ndrina è una parte, che giustamente è nel Codice penale, ma se dovessimo guardare il tutto, noi qui abbiamo la "Sacra Grolla Unita", è inutile che me lo dimenticate, non c'è solo la 'ndrina, c'è tutto il resto e lo si vede...

Dalle ore 18:09 riassume la Presidenza la presidente Rini.

Rini (Présidente) - La collègue Morelli a demandé la parole.

Morelli (AV) - Devo dire che, ascoltando bene il dibattito, è estremamente difficile riuscire a fare una sintesi e riuscire ad avere una posizione univoca e chiara, perché le riflessioni e gli stimoli che provengono dal dibattito di oggi credo che portino anche ad avere all'interno di noi stessi reazioni anche un po' contrastanti l'una con l'altra. Come Capogruppo di Alliance Valdôtaine, è giusto, corretto e doveroso che io cerchi di avere una posizione chiara e corretta. Vorrei partire dalla decisione di un nostro collega, di un nostro ex collega ormai: quella di Laurent Viérin, che ha condiviso con noi questa mattina la volontà di non fermarsi alle dimissioni da Assessore ma di voler uscire dal Consiglio regionale, una volontà che risponde innanzitutto alla necessità di togliere dall'imbarazzo i colleghi, il Consiglio e credo che l'assenza dei colleghi vada letta anche in questo senso. Non penso che sia una mancanza di coraggio, una mancanza di venire a dire le cose in aula. Il collega Borrello lo ha fatto, il suo è stato sicuramente un gesto apprezzabile, ma io penso che da parte degli altri vi sia stata anche la valutazione di dire: "faccio un passo indietro, lo faccio sin da subito e quindi tolgo l'imbarazzo". Le vicende che sono emerse nei giorni scorsi, che vedono coinvolte in prima persona figure di spicco della nostra Regione credo che richiedano lucidità di analisi, serietà e anche dell'umiltà da parte nostra. Ahimè, devo dire che a poco serve oggi rivendicare di avere un percorso serio, di avere un percorso corretto.

Anch'io, come altri colleghi, personalmente sono incapace di chiedere il voto, di distribuire santini e cerco di tenere un comportamento corretto, ma, di fronte a questo momento così grave, di fronte alla gogna, alla vergogna a cui oggi è sottoposta la nostra Regione, credo che tutto ciò che possiamo dire di giusto, di vero a nostro favore, come singoli, come gruppi, come movimenti, suoni incompleto, insufficiente. Questa è la sensazione che ho io, al di là di ogni valutazione personale, dei sentimenti di amarezza che ognuno di noi può provare, che vicende come queste scatenano nelle singole persone e nell'opinione pubblica vi è il dovere però di ogni singolo eletto di affrontare la situazione con senso di responsabilità e con coerenza rispetto al mandato politico e amministrativo assunto. Poi singolarmente ogni persona coinvolta ha il diritto di far valere le proprie ragioni, avrà tempo e modo per dimostrare la propria estraneità, la propria buona fede, ma oggi le istituzioni vanno protette ed è doveroso separare, io credo, in questo momento l'azione amministrativa dal singolo percorso di ognuno.

Il quadro che emerge è un quadro sicuramente grave. È evidente una concezione deviata di ciò che è il consesso democratico, di ciò che è il valore dell'elezione e questo non si limita a quello che possiamo definire "il clan dei Calabresi". È qualcosa che va bene al di là... il clientelismo, la messa a disposizione di pacchetti di voti è qualcosa che va al di là, ma mi ha colpito il tono minaccioso - è strano che nessuno lo abbia citato - con cui ci si riferisce a un Consigliere regionale, evidentemente scomodo. Forse lì un comunicato di sdegno sarebbe stato necessario, mi permetto l'appunto. Credo che possano essere soltanto condannati e combattuti fermamente da parte di tutti, bisogna dirlo in modo molto chiaro, bisogna dissociarsi e prendere le distanze da certi metodi, coscienti che le responsabilità sono personali e nessuno di noi può rispondere per ciò che hanno fatto o non fatto altri. Questa non è l'aula di un tribunale, è già stato ricordato. Noi abbiamo oggi un altro ruolo e credo che, come Consiglio regionale, fosse anche l'ultimo atto - sarà l'ultimo atto, io credo -, si debba dare dimostrazione di responsabilità affrontando la questione del bilancio, perché non possiamo penalizzare oltre, più di quanto già non lo sia, la nostra Regione; poi - l'ho già detto anche l'altro giorno durante un'intervista con la RAI - evidentemente si vada ad elezioni, anche con una legge imperfetta ma che, lo ricordo - e credo che questo sia un risultato che dobbiamo rivendicare anche con un certo orgoglio - è una legge che garantirà la segretezza del voto, perché la preferenza unica è una risposta che questo Consiglio ha saputo dare a certi mali, la preferenza unica e lo spoglio centralizzato garantiranno quanto meno il non controllo del voto. Le elezioni non sono l'unica soluzione. Sicuramente è necessario che vi sia una presa di coscienza generale, è un lavoro culturale che però richiede tempo. Le elezioni sono una prima risposta, ma, prima di andare a elezioni, veramente, come Consiglio regionale, mettiamoci una mano sulla coscienza e forse facciamo un ultimo atto utile per la nostra comunità.

Presidente - Ha chiesto la parola la collega Spelgatti.

Spelgatti (LEGA VDA) - Partiamo da un presupposto: sono un avvocato, non mi sentirete mai, né me, né i colleghi della Lega, prendere posizione dal punto di vista giuridico rispetto agli avvisi di garanzia che sono arrivati, perché la giustizia deve fare il suo corso e, fino a quando non ci sarà una sentenza definitiva, nessuno si permetterà mai di entrare nel merito dell'indagine penale, a differenza della collega di Adu, che detta già delle sentenze a fronte di indagini. Noi questa scorrettezza nei confronti degli altri non la facciamo, ma proprio per deformazione professionale.

Detto questo, quindi senza entrare nel merito dell'inchiesta penale, quindi dei comportamenti penalmente rilevanti che non tocca a noi giudicare - questo spetterà alla Magistratura - andiamo a vedere però, dal punto di vista politico, tutto quello che è venuto fuori dalle indagini, che è quello che leggiamo dai giornali, tutto quello che è avvenuto è di una gravità devastante per la Valle d'Aosta: assistiamo a ben quattro Presidenti di Regione, l'attuale e tre ex Presidenti, che comunque vanno a cercare contatti con questi personaggi, si può dire che non sapevano che tipo di personaggi fossero. È un po' preoccupante perché che il Presidente o Assessori nessuno sapesse chi fossero i soggetti a cui si faceva riferimento fa passare i Presidenti della Regione un po' come Heidi. Se siamo governati da Heidi, con Heidi ci fai dei bellissimi discorsi, ci fai le belle passeggiate nel bosco ma onestamente farsi governare da Heidi fa un po'... questa innocenza fa un pochino spavento se qualcuno ci deve governare. Bisogna essere un po' più scafati, ma al di là di questo... va bene, non sapevano con chi stavano parlando, ma rimane un altro problema: quello che andavano a caccia di voti, a caccia di pacchetti di voti.

Io ho sempre denunciato nella campagna elettorale e ho continuato a farlo come Presidente e per questo, chiaramente, mi sono attirata addosso le ire di tutti e io ero ben conscia e ben consapevole di quello che dicevo, lo dicevo con cognizione di causa e ho continuato a dire che lo scambio elettorale è il cancro di questa Regione. Quando anche poi mi sono trovata a governare, mi sono ritrovata con persone che continuavano a portare avanti le stesse logiche, non era finito il problema, non è che perché ero diventata Presidente riuscivo comunque a governare e noi della Lega riuscivamo a governare? Perché? Avete visto il caso più eclatante, il dossier Casinò, ma sul tavolo c'erano problemi tutti i santi giorni e tutti i santi giorni c'era chi voleva portare avanti quello che aveva detto in campagna elettorale e quello che riteneva in coscienza giusto fare rispetto a quel dossier specifico e tutti gli altri che non ti facevano toccare dove non dovevi toccare o cercavano di indirizzarti a fare cose per altri fini. Alla collega Minelli quindi io dico: "no, mi dispiace, non ci sto", che lei venga a dire che la Lega chiama alle urne perché c'è l'ondata nazionale e quindi pensa di andare a recuperare voti, no, mi dispiace, non ci sto. A differenza sua, io ho lottato davvero contro questo meccanismo, ho avuto il coraggio di continuare a farlo quando ero Presidente, uscendo con dichiarazioni molto forti, che però rispecchiano esattamente la realtà delle cose. Attenzione, noi della Lega non siamo scesi a compromessi, io, come Presidente, avrei potuto comunque rimanere lì, la Lega avrebbe potuto continuare a governare con tutti gli Assessorati che aveva in mano, ma non siamo scesi a compromessi. Dopo due mesi abbiamo ribaltato i tavoli e mandato all'aria la maggioranza perché non accettavamo certi sistemi, ma siete subentrati voi in aiuto e a sostegno loro. Siete voi che avete permesso di arrivare a tutto questo, siete voi che avete sostenuto questa maggioranza nonostante tutto quello che stava accadendo e state continuando a farlo. State continuando a farlo perché adesso che cos'è che proponete? "Basta che diano le dimissioni coloro che sono stati oggetto di avviso di garanzia, dopodiché sta a noi, che siamo delle persone responsabili, per il bene della Valle d'Aosta, sostanzialmente riscrivere le regole del gioco e continuare sostanzialmente a governare, bisogna comunque cambiare la legge elettorale". Cambiamo la legge elettorale con un Consiglio eletto in questa maniera, con tutti gli arrestati che ci sono stati nel frattempo e tutto quello che è accaduto? Attenzione, quello che emerge certamente dall'indagine, al di là delle responsabilità dei singoli, che sarà poi la Magistratura a decidere quali saranno, è che questo Consiglio non è delegittimato, di più, perché i voti della 'ndrangheta è provato che sono arrivati, che sono stati direzionati perlomeno su determinate forze, questo ha comunque modificato gli equilibri delle forze in questo Consiglio, su questo non si discute. Questo Consiglio non è delegittimato già solo per questo motivo, senza tornare su tutti gli altri motivi che abbiamo discusso e che sono stati ritirati fuori dai colleghi di maggioranza prima. Ai colleghi dei Cinque Stelle, visto e considerato che parla dopo il collega Vesan, io dico questo: sono bellissimi tutti i discorsi che avete fatto, bellissimo la collega Nasso che dice che certamente bisogna insegnarlo nelle scuole e ci mancherebbe, ma voglio vedere dove volete arrivare. Per fortuna, la deputata Tripodi ha chiamato alle urne, ha detto: "bisogna tornare subito al voto", ma non l'ho sentito dire a voi, anche voi siete di quelli che aspettano di trovare... "vediamo un attimino cosa succede, se magari c'è qualcun altro che subentra dopo...", dobbiamo rimanere qua noi? La democrazia, a differenza dei Fascisti di Rete Civica, prevede che siano i cittadini a decidere chi è che deve essere eletto. Io ho cominciato a dirlo quando ero Presidente che in una situazione di questo tipo non si poteva andare avanti, bisognava tornare alle urne, perché la campagna elettorale, la politica si fa facendo il gazebo, andando per le strade, facendo i comizi e dicendo semplicemente ai cittadini quello che si vorrebbe fare, quello che si vuole fare, si propone un programma. I cittadini ti possono dire, come dicono sicuramente a ognuno di noi e a noi della Lega: "condividiamo le vostre idee", oppure "le vostre idee sono da combattere in tutte le maniere", "tu come persona non ti voterò mai, non accetterò mai quello che dici, non mi piaci" oppure "tu come persona mi piaci e ti voto, ma ti voto per quello che dici e poi, quando sei eletto, devi mantenere devi mantenere esattamente quello che hai detto". Dopodiché però il potere spetta nelle urne alla matita che hanno i cittadini, perché i cittadini devono poter andare nella cabina elettorale e dire: "bene, quella persona, quella forza politica... hanno fatto bene? Bene, li rivotiamo", "Non hanno fatto bene, a casa". Sono i cittadini a decidere questo, non siamo noi.

In una situazione di questo tipo la Valle d'Aosta ha bisogno di un'unica cosa: di tornare al voto e di poter iniziare a ritrasformare e riportare alla Valle d'Aosta la dignità che merita perché, lo dico sempre, la Valle d'Aosta è la regione più bella del mondo e di essere sulle cronache di tutti i giornali per quello che sta venendo fuori della Valle d'Aosta, che è uno stillicidio, perché non è solo quello che è venuto fuori adesso, è tutto quello che viene fuori dalle indagini, dalle inchieste, da tutte le condanne che abbiamo giorno dopo giorno da anni: questo è quello che viene fuori dalla Valle d'Aosta! È una Valle d'Aosta ferma, statica, che non riesce ad andare avanti, quando in realtà abbiamo delle risorse incredibili. Se i Valdostani alzassero la testa, guardassero in faccia la realtà e dicessero: "va bene, basta, possiamo cambiare, possiamo farcela tutti insieme", i Valdostani, non i politici. Saranno i Valdostani a decidere. Se la Spelgatti deve andare a casa, torna a fare l'avvocato e va benissimo... ognuno di noi. In coscienza però so che non mi sono piegata, in coscienza so che ho fatto tutto il possibile, tutto quello che potevo fare per mantenere la schiena dritta e l'ho mantenuta. Poi se non piaccio, giustamente sono i Valdostani che devono decidere di mandarmi a casa, di mandare a casa ognuno di noi, ma la Valle d'Aosta ha delle potenzialità infinite, quello che ha la Valle d'Aosta non ce l'ha nessun'altra Regione in Italia, siamo meravigliosi, i Valdostani sono meravigliosi, sono stati schiacciati da un sistema e con "i Valdostani" intendo tutti: tutti i Valdostani, tutti quelli che abitano in Valle d'Aosta, tutti quelli che credono e che combattono per questa terra. Ripeto: parlo da Valdostana nata qua ma figlia di genitori bergamaschi, lo sappiamo tutti, quindi tutti quelli che amano questa Valle d'Aosta sanno che le cose si possono cambiare. Una volta scoperchiato questo sistema, si potrà incominciare a lavorare per avere delle energie nuove, per pensare tutti quanti insieme a un futuro differente dove viga la meritocrazia, dove viga la bellezza. Dobbiamo tornare veramente alla bellezza, ce ne siamo dimenticati, noi non siamo i tuttologi, noi non siamo i padroni di questa Valle, nessuno di noi. Collega Vesan, quindi spero di sentirle dire - me lo auguro, con forza - che siete pronti a tornare alle urne come ha fatto la deputata Tripodi, perché è quel pezzo che mi manca, perché per il futuro della Valle d'Aosta l'unica cosa che dobbiamo fare è... "benissimo, mettiamo in sicurezza i conti e andiamo alle urne, restituiamo la parola ai Valdostani, poi allora potremo guardare al futuro in una maniera differente", se non mi arrivano queste parole, mi preoccupo.

Presidente - La parola al collega Vesan.

Vesan (M5S) - La prima cosa che vorrei dire è che provo una profonda invidia per le certezze della collega Spelgatti, che non solo ha delle certezze sue ma anche quelle per gli altri. Grazie per aver dichiarato in vece mia che cosa devo dichiarare in quest'aula. Per fortuna, all'interno del nostro movimento non abbiamo un capitano che detta le regole e possiamo esprimerci ancora serenamente e liberamente. La nostra posizione rispetto all'oggetto della discussione oggi, cioè la presentazione delle dimissioni, l'indagine nei confronti di questa nuova inchiesta Egomnia è in realtà molto più dubbiosa, non abbiamo tutte queste assolute certezze e soprattutto non abbiamo certezze sulle soluzioni da adottare, ci piacerebbe molto averle.

Vediamo quali sono gli estremi di questa strana "cosa" con cui tutti ci stiamo confrontando ormai da ore. Da un certo punto di vista, c'è l'immagine che ne esce dalle dichiarazioni dei colleghi dimissionari: "è stato sicuramente un errore, potrò finalmente dimostrare la mia innocenza. Da queste intercettazioni possono uscire interpretazioni variegate e io sono certo di poter dimostrare serenamente il fatto di non essere minimamente coinvolto", è stato dichiarato da tutti, e che la loro presentazione delle dimissioni è un atto meramente per consentire a quest'aula di operare serenamente. È una buona cosa. Purtroppo, non ne avevamo mai viste in caso di inchiesta e di indagini in quest'aula, dimissioni dal Consiglio sì, magari qualche dimissione dalla posizione dell'Ufficio di Presidenza o da incarico da Assessore, sì, quelle ne avevamo viste e invece finalmente siamo riusciti a fare un passo avanti, lo consideriamo comunque un buon primo esempio nell'ottica dell'opzione uno, cioè il punto di vista di una delle due teste di questa indagine, cioè quella per cui è tutto un errore giudiziario: "sapremo dimostrare al momento dell'eventuale - non sappiamo nemmeno se ci sarà - processo la nostra assoluta integrità".

C'è poi un altro punto di vista: quello che esce sui giornali. Siccome ho un po' di tempo, vi leggerò quanto uscito su un quotidiano odierno: "uno studio lungo 20 anni per infiltrare le istituzioni della Valle d'Aosta, non solo regionali o comunali, ma anche - dalla piccola regione del Nord - quelle nazionali per arrivare in Parlamento, al Senato in particolare: lì - è la convinzione dei Carabinieri di Aosta - un Parlamentare è stato riconfermato a Palazzo Madama grazie ai voti delle cosche locali". Sempre nello stesso articolo, un po' più avanti, così viene citato, ribadisco che cito l'articolo al fine di evitare querele relativamente alle mie personali posizioni sull'argomento, che, come ho detto, sono pieno di dubbi in realtà: "per Raso e per la locale - secondo gli investigatori - il sostegno al senatore Lanièce alle Politiche del 4 marzo 2018 è quasi solo una dimostrazione di forza preparatoria per gli altri appuntamenti elettorali in Valle d'Aosta: le regionali". Guardiamo invece questa strana cosa, questa strana bestia che non riusciamo a inquadrare perché si muove molto velocemente, abbiamo notizie quasi ogni ora o ogni paio d'ore. Nelle elezioni politiche, quelle per cui secondo questo giornale c'è stata la dimostrazione dell'atto di forza, quello che vediamo fare spesso e volentieri in questa nostra piccola regione in occasione delle elezioni europee, che è dove si presentano candidature finalizzate non alle elezioni parlamentari europee, ma solo a misurare le proprie reciproche forze, ecco, in queste elezioni erano presenti due liste chiamiamole autonomiste o comunque dei partiti regionalisti, queste due liste si sono confrontate sia al Senato che alla Camera. Non so quale sia l'indicazione o la potenza delle 'ndrine che sono intervenute, non so neanche se sia conseguenza di questo, ma in questo caso, mentre al Senato una delle due liste ha avuto 15.958 voti, l'altra lista autonomista ne ha avuto 9.659, ballano 6.000 voti abbondanti fra uno e l'altro. Le stesse due liste dei partiti regionalisti si confrontavano fra di loro anche alla Camera, erano le stesse due liste, le stesse identiche forze, lo stesso simbolo, facevano anche i manifesti assieme e tribuna elettorale assieme. In queste liste i due avversari regionalisti erano un noto notaio che ha preso 12.000 preferenze e una candidata che ha preso 14.429 preferenze. Il divario fra le due liste, su un totale fra le due liste, balla fra i risultati al Senato e i risultati alla Camera di 4.000 voti. Probabilmente è dovuto alla simpatia individuale del personaggio, probabilmente dovuto al fatto che i bacini elettorali fra il Senato e la Camera sono diversi, ma in realtà questo avrebbe dovuto forse avvicinare di più il risultato al Senato che non alla Camera, invece è stato il contrario. Se questa quindi è stata la dimostrazione di forza che volevano dare le 'ndrine dicendo chi volevano appoggiare, questo esce da questo articolo di giornale, 4.000 voti che ballano in Valle d'Aosta per decidere a chi offrire, in occasione delle elezioni regionali, il proprio contributo. Sono due estremi veramente molto diversi.

La criminalità organizzata - quella che gestisce il traffico di droga, la prostituzione, che taglieggia i commercianti e che si aggiudica in modo illegittimo le gare di appalto - decide con ben un bacino di 4.000 voti consistente l'esito delle elezioni regionali, quindi ecco qua sul mercato il nostro pacchetto di voti. Questa versione è terrificante rispetto a quella precedente, cioè "stavo mangiando il gelato con il mio vicino di casa"... questa versione invece vorrebbe dire che nella nostra regione bisogna lavorare tantissimo per evitare l'infiltrazione mafiosa, perché? Perché ci sono ancora sul banco da qualche parte 4.000 voti che possono decidere il prossimo risultato elettorale. Sappiamo che la 'ndrangheta non è stata decapitata: questa è l'unica cosa che abbiamo sentito dalle forze dell'ordine in commissione, lo abbiamo sentito anche dai discorsi un po' di tutta l'aula e quindi esiste ancora questo pericolo. In quest'aula noi sentiamo serenamente qualcuno che ci dice: "ma noi la soluzione ce l'abbiamo", perché tutto il resto non c'entra, tutto il resto non vale, ma noi risolviamo il problema con le elezioni, un problema che non sappiamo bene com'è: non sappiamo se quattro poveri Consiglieri sono ingiustamente perseguitati, oppure la piovra si è impossessata di tutti i gangli dell'amministrazione. "Tutti i gangli dell'amministrazione" vuol dire che, se noi riteniamo dal nostro punto di vista, quello che può avere qualcuno in quest'aula, tutte le azioni dalle elezioni in poi... in realtà le intercettazioni sembrano parlare addirittura di qualcosa che è durato un decennio, forse due e quindi hanno coinvolto decisioni e scelte di un lontano passato, allora probabilmente nelle nostre partecipate e in tutti i Consigli di amministrazione che abbiamo nominato c'è stata una restituzione di un favore alla mafia, quindi non è la sostituzione di noi 35 Consiglieri che tutti qua dicono: "sono colpevoli allo stesso modo", non direi, ma insomma ognuno poi risponde, per fortuna, solamente per quello che fa lui.

Vediamo invece che cosa abbiamo fatto in quest'aula noi Consiglieri, non parlo della maggioranza perché, per fortuna, né con una, né con l'altra abbiamo avuto occasione di confrontarci da un punto di vista dell'azione dell'Esecutivo, ma, dal punto di vista dell'azione legislativa, sì. In quest'aula siamo arrivati subito dopo le elezioni, immediatamente dopo le elezioni, era il luglio 2018, tutti molto preoccupati per il controllo del voto in Valle d'Aosta. Era l'argomento à la une, tanto che le proposte di legge n. 2 e n. 3 di questo Consiglio riguardavano espressamente il controllo del voto. La n. 2 è stata presentata dalla presidente Rini, è relativa al mantenimento dello spoglio centralizzato, una legge minimale ma che voleva garantire almeno quello e un'altra, un po' più articolata, presentata dal Movimento 5 Stelle e dall'allora Impegno Civico, a firma Bertin e Mossa, la n. 3, che prevedeva non solo lo spoglio centralizzato, che veniva considerato comunque un'azione nella direzione positiva, ma anche la preferenza unica. C'è voluto un lungo dibattito e un'approfondita discussione, siamo arrivati al 19 febbraio 2019 quando quest'aula ha finalmente approvato queste proposte con modificazioni. In realtà lo stesso spoglio centralizzato si è deciso che era già più che sufficiente, quindi non c'era più questo assoluto pericolo, ormai avevamo messo al sicuro tutto e quindi lo spoglio centralizzato non era più su quattro poli ma era diventato su otto. Ci sembrava che questa fosse comunque una garanzia, abbiamo votato convintamente approvato questa norma. Contestualmente, cioè appena prima che questa norma venisse approvata, arriva un ulteriore tentativo sempre da quest'aula, una proposta di legge che, se non ricordo male, ha come primo firmatario Manfrin - non me ne voglia quello della Lega se non fosse lui - che ha presentato la n. 18 il 25 gennaio 2019, legata invece a dare lo stesso tipo di garanzie. Noi vogliamo che il voto non sia controllato nemmeno nel Comune di Aosta. Chiedo perdono, non ricordo il firmatario, comunque una proposta della Lega, che diceva: "vogliamo lo spoglio centralizzato anche nel Comune di Aosta perché il controllo del voto dobbiamo misurarlo, controllarlo, evitarlo in tutte le sedi e in tutte le elezioni". Siamo arrivati al gennaio 2019. Dopodiché si è trasformata in un'intera legge sulle elezioni comunali grazie al tentativo di normare la cosa fatta dal CELVA, che ha deciso prima di bocciare la proposta della Lega e poi di ripresentarla integrata all'interno di un'altra e su quella abbiamo cominciato una lunga discussione sulle elezioni comunali. Che cosa possiamo fare noi in quest'aula come legislatori? L'Esecutivo si assumerà le sue responsabilità in funzione delle scelte che ha fatto. Avremo per fortuna la possibilità di ridiscutere il bilancio in modo che magari una più attenta azione sia messa nei suoi confronti a causa di quello che è uscito sui giornali e che temo continuerà a uscire ma, dal punto di vista legislativo, noi abbiamo proposto in fase di discussione che lo spoglio centralizzato fosse esteso anche a tutti gli altri Comuni in cui esistevano più sezioni. Anche in questo caso abbiamo avuto già dall'inchiesta Geenna indicazioni sul fatto che ci fossero tentativi di pilotare i voti. Questa proposta è stata accolta, sono particolarmente contento, nonostante il parere contrario del CELVA, che la commissione abbia deciso di inserirla nel testo di legge che poi è stato approvato.

L'altra proposta che abbiamo fatto era questa: lo spoglio centralizzato possiamo garantirlo solo nei Comuni che hanno più sezioni; questi sono 25 su 74, ne abbiamo quasi 50 nei quali, per il controllo del voto, lo spoglio centralizzato non ha nessunissimo valore. Il controllo del voto sarà esattamente uguale, dopo la proposta dello spoglio centralizzato, rispetto a prima. Noi quindi abbiamo proposto che si passasse alla preferenza unica per garantire l'impossibilità di controllare il voto dei cittadini, ebbene questa proposta ci ha visti... a questo punto probabilmente la situazione si era evoluta, il pericolo era scampato, non c'era più questo terrore in nessuno di noi, andava tanto bene invece conservare le tre preferenze. Non solo conservare le tre preferenze, ma anche approvare una proposta di legge che toglieva peso, forza e possibilità alle minoranze dei Comuni. Come ha ricordato il collega Cognetta, noi abbiamo decine e decine di Comuni in cui la lista è una sola, quindi non c'è nemmeno il minimo controllo che potrebbe fare una minoranza... quant'anche si riuscisse a fare una lista di minoranza, con questa legge facciamo di tutto per non farlo, però la minoranza avrà minor peso e quindi potrà, inevitabilmente, controllare meno e fare meno il suo lavoro di controllo sulla maggioranza. Questa specificatamente era un'azione che noi avremmo potuto fare per evitare il controllo del voto e per garantire la trasparenza nelle nostre pubbliche amministrazioni. La paura a quel punto non c'era più nemmeno da parte dei colleghi della Lega che hanno serenamente votato a favore di questa proposta di legge. Noi cosa possiamo fare? Qualcuno ha detto: "tutti parlano di quali siano i problemi ma non discutono sulle soluzioni". Del problema non ne abbiamo la misura e qualunque soluzione presa, se non conosci il problema e veramente non lo conosciamo... quello che tutti abbiamo letto e per cui ci siamo scandalizzati e per cui siamo preoccupati anche dell'immagine che la Valle d'Aosta ha ormai in tutto il mondo è una parte di atti depositati in un altro processo relativo a un'altra indagine. Nessuno di noi sa che cosa c'è ancora in Egomnia, quindi che qualcuno arrivi dicendo: "non importa cosa c'è scritto in Egomnia, noi abbiamo già la soluzione; non importa come andrà avanti questa inchiesta o se si dimostrerà l'infiltrazione della criminalità organizzata in Valle d'Aosta o una bolla di sapone, poco importa l'esito delle indagini", l'ho registrato da parte di uno dei colleghi... invece a noi importa, noi vorremmo poter prendere una decisione e sciogliere tutti i nostri dubbi. Poi c'è la dichiarazione di voto quindi mi interrompo drasticamente.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Bertin.

Bertin (RC-AC) - In questo Consiglio sono intervenuto spesso, troppo spesso in questi anni e su questo argomento. Una parte molto significativa della mia attività istituzionale e politica è stata dedicata all'infiltrazione delle organizzazioni mafiose in Valle d'Aosta, della 'ndrangheta principalmente, a denunciare la presenza e la pericolosità di questa organizzazione e a denunciare anche le relazioni pericolose come questa, che, come vediamo, hanno prodotto dei risultati particolarmente negativi per la nostra Regione. Un'attività di denuncia che mi è valsa anche la poca simpatia, usando un eufemismo, di questa organizzazione. Su questo ringrazio chi personalmente mi ha espresso la propria solidarietà. Nonostante mi sia occupato spesso di questo argomento, intervenire oggi è estremamente difficile e triste, come ripetiamo un po' tutti. La Valle d'Aosta è stata travolta inevitabilmente in un circuito mediatico fornendo un'immagine terribile della nostra comunità ed è francamente sconfortante ma allo stesso tempo non è una cosa che ci stupisce più di tanto. Lo dicevo un po' provocatoriamente molto tempo fa: la Valle d'Aosta era in bilico per diventare la sesta Provincia della Calabria o una Regione con una prospettiva diversa. Lo dico senza generalizzare perché i Calabresi sono le prime vittime di questo sistema, che sia chiaro, ma qui si è innescato su un terreno fertile un voto di scambio che è diventato sistema e nel quale queste organizzazioni marciano e trovano il loro habitat naturale. Un fenomeno, quello della presenza della 'ndrangheta, che è stato gravemente e colpevolmente sottovalutato da buona parte della politica e purtroppo anche la cittadinanza non ha avuto quell'attenzione che questo problema meritava. Per anni si è preferito guardare da un'altra parte e illuderci dell'esistenza di un'isola felice, addirittura c'è chi in questi giorni vorrebbe artificialmente rilanciare l'isola felice, vi do una delusione: non è mai esistita un'isola felice. Chi vuole artificialmente rilanciarla ha dei problemi di memoria, sono tutti dei piccoli pesciolini rossi. Vorrei ricordare a chi nel 2013 era in lista con la Stella Alpina, e non erano elezioni diverse da queste qui, come ricordo a chi... la Lega ha sostenuto il candidato sindaco Giordano nel 2010, sapete che è stato il più votato di quella tornata elettorale? Sorbara. Avete sostenuto lo stesso pacchetto. Qui la situazione non è così facilmente gestibile. Non è arrivata oggi la 'ndrangheta ed è necessario da parte di tutti la consapevolezza che la situazione è gravissima. Lo ripeto da 10 anni: questa è una questione politica innanzitutto, non è una questione di ordine pubblico, non è una questione di forza di polizia, non è una questione di Magistratura, questi organismi fanno la loro parte e la fanno anche bene: la questione è una questione politica e che riguarda tutta la società. Non basta inseguire il fatto di cronaca quando succede qualcosa e poi dimenticare con la solita velocità della memoria del pesciolino rosso, questo vale per tutti. Bisognava e bisogna aprire una guerra senza quartiere a questa organizzazione, perché, quando si cede sul principio della legalità, anche una regione che apparentemente e temporaneamente può avere un benessere economico non ha un futuro.

Non voglio poi rispondere polemicamente agli attacchi personali à chacun son style. Certamente in questo anno e mezzo diciamo che grandi danni non ne ha fatti il Consigliere in questione, pertanto può stare tranquillo, gli auguro eventualmente di fare qualcosa e di essere rieletto nella prossima occasione.

Detto ciò, credo che la Valle d'Aosta sia uno dei posti più belli del mondo, con una storia ricca e gloriosa e che non meriti quanto sta succedendo, bisogna reagire. Oggi ci troviamo in questa situazione nella quale non ci sono tante strade da percorrere, occorre trovare un percorso di garanzia che ci porti alle elezioni e garantisca tutti e che si prenda coscienza anche della situazione. Non è il voto, il voto, il voto, è trovare il percorso, arrivarci nel più breve tempo possibile facendo quello che c'è da fare, senza strumentalizzazioni politiche del momento e senza polemiche inutili. Come dicevo, la Valle d'Aosta si merita altro e noi dobbiamo reagire come tutta la nostra comunità, perché è mortificante e francamente sconfortante quello che è successo e che sta succedendo, l'unica cosa da fare è reagire.

Presidente - Ha chiesto la parola il vicepresidente Distort.

Distort (LEGA VDA) - Sarà per il fatto che entrambi i miei nonni erano Carabinieri ma a me, permettetemi, viene così estremamente spontaneo questa sera aprire il mio intervento con un riconoscimento nei confronti delle Forze dell'ordine, che hanno svolto un lavoro magistrale di indagine insieme alle strutture inquirenti. Permettetemi di dirlo, se volete, per deformazione relativa a un DNA, a un codice genetico familiare, però lo voglio dire con tutto il cuore, il primo pensiero è questo. Secondo pensiero: non intendo minimamente mettere in atto nessun atteggiamento di accanimento, perché non ce n'è assolutamente bisogno, perché i fatti parlano tantissimo da sé. L'assenza di accanimento, l'assenza di strumentalizzazione è proprio quel segno di rispetto per il quale ringrazio ancora la mia famiglia per avermi educato in questo modo e ringrazio il gruppo di cui faccio parte e lo spirito, che piaccia o no agli avversari politici, ma lo spirito morale ed etico che anima i nostri incontri. Voi non sapete quante volte noi ci troviamo a discutere, anche a litigare nel nostro Direttivo sui temi esattamente dell'etica. Con queste parole, che sono né più, né meno che la conseguenza di un'eredità ricevuta, quindi io voglio ricordare in quest'aula che intendo e intendiamo rispettare tutto quanto a seguito dalle vicende emerse per non volerci sostituire, per competenze, ad altre figure, ad altre strutture, ad altri ambiti di competenza, perché non cadiamo nel ridicolo. Corneille diceva nel Seicento che il ridicolo è né più, né meno che il sostituirsi in un ruolo che non è il proprio, noi non abbiamo nessuna intenzione di cadere in questa trappola: noi intendiamo rispettare le persone, un rispettoso silenzio in cui si lascia che gli inquirenti proseguano il loro compito. Noi intendiamo rispettare un senso dell'onore, per cui se ci sono degli sconfitti, noi sugli sconfitti non infieriamo, noi cerchiamo di lottare e condurre la nostra battaglia, interessa quello: la battaglia. Noi rispettiamo l'istituzione Consiglio che viene in qualche fortemente compromessa da questa situazione, ma forse più che da quanto emerso dalle indagini per i quali siamo perfettamente conoscenti che il discorso è ancora tutto da svilupparsi ed approfondirsi. Permettetemi però di dire per quanto riguarda l'assenza, il silenzio di una posizione, di un atto che comunque ha un ruolo estremamente forte, quello sì, ma lo diciamo dal punto di vista della difesa dell'istituzione. Per noi l'istituzione che rappresentiamo non è soltanto la presenza di noi 35 Consiglieri in quest'aula ma, lasciatemelo dire, l'istituzione che rappresentiamo è proprio la rappresentanza di una comunità ed è esattamente questo. Credetemi, prendetelo come retorica, date i commenti e l'interpretazione che volete a questo mio intervento, io parlo con la sincerità e la serenità della verità, per me la dimensione più importante, come spero sia condiviso da tanti di voi, è saper rappresentare con onore e saper rappresentare con fedeltà e saper rappresentare con umiltà la voce di chi ci ha dato voce, esattamente questo, è la parte lesa... chi ci ha dato voce, chi ha creduto in noi, ma anche chi non ha creduto, non crede più, anche quella quantità immensa di persone che non si alza più la mattina in cui si va alle urne e non prende questo impegno, non lo segue e non lo porta a compimento; perché? Perché è delusa, perché è pigra, forse qualcuno lo fa per pigrizia, forse qualcuno lo fa per disinteresse, tanti lo fanno per delusione. Allora permettetemi di dire: al di là delle strategie politiche, non vi sembra che sia urgente ridare esattamente a questi depositari della nostra autorità, chi ci ha eletto, gli elettori di nuovo l'incarico, lo scettro del comando... di poter dire: adesso scegli di nuovo. Ci rimettiamo tutti in gioco, tutte le forze politiche, con il coraggio di rimettersi in gioco.

Il problema, cari colleghi, non è nei meccanismi, lasciatemelo dire, il problema è qualcosa che è a monte dei meccanismi. Al di là degli algoritmi, al di là dei regolamenti, al di là dei quorum, al di là delle soglie di maggioranza, premi di maggioranza, al di là delle preferenze, al di là delle quote rosa, c'è qualcosa che è alla base di tutto, è la dimensione della scelta di uscire di casa e di andare a votare. In quella dimensione, in quello spazio si gioca la scelta di votare o non votare, la scelta di sentirsi partecipe o no di una comunità, di una società. Quella è la dimensione ed è quella che è stata lesa: è quella dimensione della fiducia. La nostra risposta - e io, nel momento in cui dico: "nostra", mi permetto e ho la presunzione di dire: "nostra" per tutto questo Consiglio - pertanto è quella di mandare un segnale chiarissimo alla nostra comunità, il messaggio è: vi ridiamo la parola, ci rimettiamo tutti in gioco. È successo qualcosa di grave, qualcosa che deve essere chiarito per cui si devono fare approfondimenti, non importa, quel qualcosa ha leso quella dimensione, si è insinuata in quell'ambito che è l'ambito della scelta esistenziale, quella dimensione di fiducia che ci permette di alzarci e di andare a votare. Quello è fondamentale, quella dimensione di fiducia che ci permette di fidarci di noi, della nostra attività e che permette a noi, immagino, cari colleghi, di svolgere il nostro lavoro sereni e di sapere che stiamo facendo il bene.

Sono un idealista e sono fiero di essere idealista, in nome di questo idealismo, in nome di questa realtà, di questa concretezza, io vi dico: cari colleghi, vogliamo vedere i meccanismi? Vogliamo vedere la scientificità? Vogliamo vedere gli algoritmi? Vogliamo vedere la matematica che sta alla base della dimensione del voto? Benissimo. Allora andiamo a vedere un dato importante: l'astensione. Quanto gioca l'astensione? Noi siamo a discutere se la soglia è a 37 percento, o al 40, o un po' di più, o un po' di meno, ma l'astensione quanto incide a livello numerico? Cari colleghi, è esattamente questa la vera riforma elettorale. Io non smetterò mai di crederlo, perché è fondamentale. Se non abbiamo questa idea, allora veramente noi siamo degli azzeccagarbugli dei meccanismi. Potremmo lasciare tutto in mano ai tecnici e potremmo starcene a casa, lo fanno loro, lo fanno dei tecnici. Cari colleghi, quindi dobbiamo ricollocare la fiducia nella dimensione in cui è stata lesa. Dobbiamo ritornare a elezioni, che piaccia o non piaccia, che convenga a qualcuno o non convenga ad altri. Sapete a chi conviene? Conviene a questa comunità che ha bisogno di sentirsi riconosciuta qua dentro. Sappiate una cosa, permettetemi anche di dire una cosa, perché comunque mi conforta, che l'ho sentito da varie voci, ho sentito varie forze politiche esprimersi in una linea non così lontana dalla condivisione, tranne qualcuno, dell'idea di poter tornare a elezioni, però "est modus in rebus", perché se noi diciamo: "sì, torniamo ad elezioni"... Quando? La risposta alla domanda "quando" è fondamentale, perché la velocità, la sollecitudine con cui noi agiremo e porteremo a compimento quest'attività elettorale sarà l'indicatore di quanto noi rispettiamo questa comunità, quindi tornare al voto in tempi brevissimi.

Concludo semplicemente con una frase, che, tra l'altro, devo confessare che ho copiato, perché saper copiare è già un gran bel passo avanti nella vita, anche perché non si può tutti inventare, arriviamo un po' troppo tardi nella storia dell'umanità per avere questa presunzione e l'ho inserita su una mia pubblicazione di oggi: "bisogna pur metterlo il punto alla fine di una frase, alla fine di una storia: si chiama ortografia o più comunemente coraggio".

Presidente - La parola all'assessore Baccega.

Baccega (UV) - Prendo la parola come primo componente di questa Giunta, Giunta che non sapeva dei fatti che stavano succedendo, questo va detto con chiarezza per rispondere a chi ci ha interrogati in questo senso. Troppo spesso questo Consiglio ha provato a trasformarsi in un tribunale, oggi devo dire che, malgrado i fatti gravi, tristi e difficili da interpretare, tranne alcuni interventi colpevolisti, direi che i toni sono stati adeguati al momento. Io devo dire con grande trasparenza, perché sono stato un po' tirato per le orecchie per aver espresso solidarietà ai colleghi che hanno lavorato con me in questi anni, alcuni anche solo un anno, che l'ho fatto in qualità di persona e di cittadino ma anche in qualità di amministratore pubblico, lo ritengo un atto dovuto per un garantista come me, soprattutto in assenza di un giudizio. Certo, siamo consapevoli che la Magistratura dovrà fare il suo percorso e i nostri colleghi che si sono dimessi oggi potranno dimostrare le eventuali attenuanti ai fatti loro contestati. Io ritengo che con le loro dimissioni si sia assistito a un atto di responsabilità importante per effetto del corretto rapporto che loro hanno sempre avuto con le istituzioni che rappresentavano e soprattutto per cercare di favorire un'eventuale ripresa qualora sia possibile. Per queste vicende la Valle d'Aosta è a pezzi e auspichiamo che sia finita qui, che non ci siano altre ripercussioni e che si esca al più presto da questo tourbillon, soprattutto nel panorama nazionale, dove troppi buttano fango e propongono con insistenza la fine della nostra autonomia. Noi sabato ci siamo riuniti in un piccolo numero di amici elettori dell'EPAV, Associazione che rappresento. Ci siamo riuniti e abbiamo sottolineato l'importanza di approvare un bilancio, un bilancio costruito con consapevolezza, che guarda sicuramente agli interessi della Valle d'Aosta visti dalla nostra parte ovviamente: risposte importanti alla sanità, risposte alle fasce più in difficoltà, attenzione agli anziani, all'occupazione e a tutti i settori che sono rappresentati in questa Giunta. Noi riteniamo che sia fondamentale approvare il bilancio quale atto di responsabilità nei confronti dei Comuni, ma anche per poter andare a un'eventuale tornata elettorale; ci sono risorse da investire, bisogna metterle e, soprattutto, nei confronti dei cittadini che aspettano risposte. Ulteriori 60 giorni di atti indifferibili e urgenti sarebbero abbastanza devastanti per la nostra comunità. L'obiettivo quindi, mi sembra di aver capito, che si è delineato in più interventi, un accordo di maggioranza a larghe intese, un accordo a larghe intese in Consiglio, non di maggioranza, scusate, soprattutto per andare all'approvazione del bilancio. Sono larghe intese che tanti propongono. Vengono anche proposte in questi giorni a livello nazionale, e allora perché no? Credo sia un atto dovuto, un atto di grande responsabilità e poi si vada pure alle elezioni, siamo pronti.

Mi è piaciuta molto la riflessione che ha fatto il collega Aggravi quando ha evidenziato quanti cittadini andranno a votare, quale percentuale di cittadini andrà a votare, quale potrà essere l'astensione, diceva il collega Distort, questo è. Sarà un voto veramente rappresentativo di tutti i Valdostani? Non so. Qualcuno ha parlato di marca 'ndranghetista nel bilancio. Io francamente me lo guarderò con più attenzione questa sera, ma non so in quali pieghe del bilancio si sia intravisto questo percorso. Ci sono importanti risorse, ci sono spese per investimenti, collega Mossa, e spese per la parte corrente. Le spese per gli investimenti sono quelle ben definite nella parte investimenti e tutto il resto è destinato ai servizi, per mantenere i servizi all'infanzia, agli anziani, ai disabili, proprio alla sanità, sono due cose molto molto diverse.

Concludo sottolineando l'appello che molti hanno fatto: la nostra Valle d'Aosta è una gran bella Valle, è una Valle che piace, è la più bella del mondo, qualcuno ha detto, che ha potenzialità infinite. Solo oggi "Il Sole 24 Ore" posizionava la città di Aosta, vista come provincia, quindi con tutti i dati regionali, al quarto posto nel panorama nazionale. Vuol dire che qualcosa si è fatto, vuol dire che i servizi sono buoni e soprattutto se andiamo a guardare i servizi più significativi, andando a leggere quella graduatoria e quella classifica, vuol dire che in passato si è fatto. Siamo quarti per la vivibilità, una bella, ridente e accogliente Valle d'Aosta. L'unico vero disastro - e siamo primi in classifica lì - è lo spaccio della droga, forse lì qualcosa dovremmo migliorare. Io dico che le nostre azioni in questi mesi sono state tutte rivolte alla collettività valdostana con impegno, abnegazione, cercando di dare le risposte più importanti e più significative che la gente si aspettava, che le strutture si aspettavano. Pensiamo di aver riportato in questo bilancio un'idea di Valle d'Aosta che va verso il sostegno a tutte quelle categorie che ne hanno bisogno. L'invito che faccio davvero, quindi, è quello di costituire un gruppo che possa guardare a questo bilancio, modificarlo magari leggermente ma magari nemmeno e poi andare, se necessario, al voto, siamo pronti anche noi.

Presidente - La parola al collega Gerandin.

Gerandin (MOUV') - È un giorno difficile, penso, per quest'aula e per la Valle d'Aosta in generale e parto dalla conclusione del collega Bertin, che siamo di fronte a una situazione gravissima, una situazione che presuppone anche una questione politica di fondo. L'eventuale rilevanza penale dell'azione e delle indagini e affari della Magistratura per cui non voglio neanche provare ad avvicinarmi ed entrare nel merito. Penso che quest'aula debba occuparsi dell'aspetto etico e morale. Quando parliamo di etica e morale, dovremmo cominciare a spiegare, almeno qualcuno dovrà cominciare a spiegare, ai Valdostani perché tutti sapevano di essere indagati ma non lo hanno detto, neanche il Presidente Prefetto. I Valdostani non riescono a capire questo, per cui, anche di fronte a un passo indietro di 4 colleghi, questa rimane una questione di fondo, una questione delicatissima. Allora ho voluto fare mente locale e provare a tornare indietro nella storia della politica valdostana delle difficoltà che in quest'aula ci sono state nel passato. Mi sono riletto tutto il resoconto del Consiglio del 18 dicembre 2002.

C'était l'allocution du nouveau président du Gouvernement Robert Louvin qui disait vis-à-vis des démissions de Monsieur Dino Viérin - je rappelle à tout le monde quand même qu'il n'a pas eu aucune condamnation -: "sa démission, il a dit et tout le monde l'a souligné, a été un acte de responsabilité qui a remis les choses en ordre, un acte qui a surtout établi le juste ordre des valeurs: d'abord le bien commun, d'abord la sérénité, d'abord le bon fonctionnement des institutions et, seulement ensuite, l'intérêt individuel et le prestige personnel. Un acte qui lui a fait honneur, qui fait honneur à notre Région, qui fait honneur à l'Union Valdôtaine et à l'école de vie qu'elle a été pour nous tous. La vie n'est pas cependant un menu à la carte, on ne choisit pas toujours, on ne planifie pas toujours... il y a une belle chanson qui dit: "depende, tutto depende da che parte guardi il mondo"". Il disait encore que l'Union Valdôtaine a fait appel "pour assurer une tentative d'éclairage au sein d'une majorité qui avait encore annoncé l'intention de vouloir se retrouver avec un but commun, des intérêts communs, une organisation commune... nous en avons informé l'opposition, les Chefs de groupe de l'opposition ont été les premiers à être informés de la tentative d'éclaircissement des conditions politiques de la majorité". Davvero un altro mondo e forse è per quello che agli attacchi che già all'epoca venivano dalle istituzioni nazionali probabilmente questo Consiglio già all'epoca aveva dato un segnale totalmente diverso. Oggi ci troviamo di fronte à cachette on dirait bien, les cachettes... non parlarne, cercare di vivere alla giornata, superare l'emergenza del momento, nascondere fatti gravissimi e ha ragione il collega Bertin quando parla di situazione gravissima. Sono sinceramente preoccupato perché, frutto di questa debolezza dimostrata in questo Consiglio e in quest'aula - e io sottolineerei soprattutto da questa maggioranza -, probabilmente mai come in questo momento la Valle d'Aosta è sotto attacco: è sotto attacco perché, attenzione, si parla di commissariamento, si parla di rivedere le competenze prefettizie, vale a dire l'esercizio delle competenze prefettizie, si parla di mettere, come ha detto anche l'assessore Baccega, in dubbio il futuro dell'autonomia della Valle d'Aosta. Probabilmente abbiamo fatto tutto da soli e che ci siano forze che in questo Consiglio abbiano come obiettivo di perseguire questo attacco all'autonomia valdostana mi preoccupa, però probabilmente qualche mea culpa va fatto. Allora tutti quegli interventi che abbiamo sentito nel passato: interventi a difesa dell'autonomia, delle prerogative e delle competenze... forse andava gestito in maniera diversa un momento così delicato. Queste maggioranze nate a colpi di stampelle e compromessi con ingresso in maggioranza di forze politiche che hanno banalizzato battaglie di anni, dure, vere e di principio e sostanza, che io gli riconosco... banalizzate, ripeto, per un momento di visibilità e centralità del panorama politico valdostano, telecomandati dal guru di turno, questo è inaccettabile. Soprattutto, a mio parere, è inaccettabile continuare a insistere che la soluzione per riportare la Valle d'Aosta al rispetto delle regole sia quella dell'elezione diretta e dell'uomo solo al comando, davvero siamo in antitesi su questo. Colgo l'occasione perché mi dispiace davvero che chi ha fatto queste battaglie sia stato pure minacciato, ma io ricordo che le battaglie si vincono prendendo le distanze in primis dai mandanti, ma anche quando non ci si rende complici indispensabili del sistema. Quando entrai per la prima volta nella scorsa legislatura in questo Consiglio, feci una campagna con l'UVP in cui abbiamo girato tutta la Valle d'Aosta a sottolineare che era il momento di alzare i tappeti, la polvere sotto i tappeti, le modalità di assunzione in CVA, al Casinò, se poi le modalità di assunzione alla CVA o al Casinò vengono sostituite dalle modalità di assunzione nelle partecipate o nel Grand Hotel Billia, non cambia molto.

Arrivo all'ultimo aspetto che mi è particolarmente caro. Voi sapete che è stata sempre una mia passione quella di leggermi bene i bilanci. Io l'ho letto il vostro bilancio, assessore Baccega. Posso dire che sono assolutamente in linea con tutti quelli che abbiamo audito. Per carità, c'è qualche risorsa in più in alcuni settori, è corretto dirlo, ma è un bilancio dove c'è crescita zero, non risolve un problema che sia uno. L'edilizia rimane chiaramente all'angolo, non è una priorità, per cui io glielo dico, guardi: questo è un bilancio che, salvo mancette, favori e restitution, esattamente quello che si legge negli atti dell'inchiesta che viene sintetizzato come debito di riconoscenza, è difficile da trovare... Se un'apertura sul bilancio è reale, dovrà esserci la volontà di modificarlo, questo è chiaro, il messaggio deve essere chiaro, non proveremo neanche a sederci a discutere questo tipo di bilancio. Ritengo necessario evitare l'esercizio provvisorio, nessuno ne ha mai parlato perché l'esercizio provvisorio viene descritto come un mantra. Proprio due minuti per spiegare. L'esercizio provvisorio significa che verranno garantite solo le spese correnti, per cui non gli investimenti; verranno spese per dodicesimi, vale a dire mensilmente la disponibilità del bilancio dell'anno precedente, per cui non è questo il bilancio su cui si... il bilancio di riferimento è quello dell'anno precedente. È chiaro che non è un bel messaggio arrivare all'esercizio provvisorio, non penso che sia un passaggio utile per la collettività valdostana, però - e ci tengo a essere chiaro - se c'è la volontà davvero di ridiscuterlo, il giorno stesso dell'approvazione ci dovranno essere in quest'aula le condizioni e gli atti per decretare la fine della legislatura e il ritorno al voto, altrimenti ogni porta sarà da parte nostra sbarrata.

Président - Le collègue Lucianaz a demandé la parole.

Lucianaz (LEGA VDA) - Il collega Gerandin ha suscitato il mio interesse per la questione dell'autonomia. Poco importa che fine farà questa legislatura, qua stiamo ci stiamo giocando l'autonomia...

Presidente - Colleghi, scusate però, chiedo un attimo di silenzio, perché si fa fatica a seguire.

... un vecchio Sindaco, Unionista di lungo corso, quando abbiamo formato la maggioranza l'anno scorso, mi ha detto: "con quella gente - parlava di Stella Alpina, Alpe, Rini - cadrete sul Casinò" e si vede che la sua esperienza l'ha vista lunga; io gli ho risposto qualche mese fa: l'Union cadrà sulla 'ndrangheta, perché, mi spiace dirlo, siamo sempre lì e la 'ndrangheta avanza. Qualcuno è stato arrestato, qualcuno ha ricevuto l'avviso di garanzia ma tutte quelle cosche che si riunivano nelle crotte del bor [traduzione dal patois: nelle cantine del borgo], nei B&B, nei bar sono ancora lì, voteranno ancora e avranno ancora decine di voti da indirizzare e li indirizzeranno a chi? Questo al momento non lo sappiamo. Qualche giornale scrive che li indirizzeranno sul cavallo vincente. Ho visto anche un titolo di un quotidiano di Aosta mettere a grosse lettere il nome Lega accostato a questo fenomeno. Vi garantisco che, finché io sono in Lega, non ci sarà un Leghista che potrà andare a cercare un voto da personaggi chiacchierati o condannati o preoccupati: questo lo dico a beneficio di tutti i Valdostani, che, finché c'è qualcuno in Lega che lotta per i valori valdostani e per l'onestà e l'etica, questo non succederà mai e state tranquilli che i miei colleghi faranno la stessa battaglia.

Avevo preparato un discorso per i nostri colleghi Fosson, Viérin e Bianchi, io sono abituato a dire le cose in faccia, quindi non mi va di parlarne, li troverò probabilmente di persona.

I Valdostani sono schifati da quanto successo. Non so se oggi hanno avuto una buona immagine di cos'è stato discusso in questo Consiglio, di cosa verrà deciso, di come cambieremo marcia probabilmente all'interno di quest'Assemblea. Io spero che, a partire da questa sera e dal prossimo Consiglio, veramente si prendano delle decisioni chiare e nette, come diceva il collega Gerandin, a cominciare dal bilancio. Abbiamo il problema del bilancio e del Casinò, abbiamo anche, entro il mese di febbraio, o, meglio, il 31 marzo, da approvare... la scadenza delle concessioni, le concessioni idroelettriche delle grandi opere. Ecco, lì non c'è da scherzare, lì abbiamo pochi mesi e dobbiamo veramente darci da fare, al di là del confronto che abbiamo tra di noi.

Quello che mi preoccupava, dicevo prima, è l'autonomia. Ricordiamoci bene - e mi riferisco soprattutto ai colleghi Cinque Stelle che hanno la collega che a Roma pare che si sbizzarrisca ad attaccare le prerogative del nostro Statuto - che l'autonomia i Valdostani - purtroppo sono quasi tutti morti quelli che hanno lottato per ottenerla - l'hanno ottenuta prima che esistesse la Costituzione, prima che esistesse la Repubblica italiana ed è una concessione che lo Stato ha dato su minaccia di separazione. Chabod ha inviato parecchie lettere al Governo di Roma per concedere subito almeno una competenza legislativa e culturale. Sappiate che nel 1944 il Governo Bonomi aveva già garantito l'autonomia alla Valle d'Aosta, è un istituto che dobbiamo proteggere, dobbiamo difendere tutte le nostre prerogative, perché così è stato voluto dai Padri costituenti, se vogliamo chiamarli così, questi hanno lottato, erano dei partigiani autonomisti, erano mica rossi, erano mica tutti delle Sardine! Erano degli autonomisti, la gran parte in Valle d'Aosta era di formazione Giustizia e Libertà, erano Socialisti, c'erano tante compagini e mi stufa un po' questo discorso del monopolio, dell'ANPI di sinistra sul grande movimento che è stato quello dei partigiani. Che cosa hanno ottenuto? Hanno ottenuto quest'autonomia, ragazzi, e qua ce la stiamo giocando. Per colpa di chi? Io direi principalmente dei Governi che ci hanno amministrato in tutti questi anni, in tutti questi decenni. Quanto successo in questi giorni sicuramente è stata un'altra botta terribile a questi privilegi istituzionali. È normale che vi accusiamo, collega Baccega e tutti quanti, che... insomma, avete dimostrato con i fatti, con i comportamenti che qua mettiamo a rischio, a cominciare dalla figura del Presidente Prefetto ma anche delle competenze, tutto quello che è stato ottenuto e difeso negli anni scorsi. A Roma che cosa fanno i nostri due Deputati? Si sono forse occupati di far ripartire la Commissione paritetica? Io non ho avuto notizia né in Commissione, né qui in Consiglio. Li abbiamo invitati diverse volte immagino, mi riferisco alla Presidente della Commissione, è più di un anno che non li vediamo qui ad Aosta in un'Assise istituzionale. Abbiamo il Senatore il cui nome è uscito, anche il suo, in questa inchiesta sui rapporti con la locale 'ndranghetista e i pacchetti di voti acquistati, mentre la Deputata gioca sulle prerogative del nostro Statuto, quasi a minacciare che abbiamo troppe competenze. Non va bene, la Lega non può accettare questo modo di gestire l'autonomia. Il collega Aggravi scalpita per sistemare la situazione economica della nostra Regione. Sappiate che la Lega sarà sempre il faro, almeno così siamo nati e così vogliamo restare, a difesa dell'autonomia della Valle d'Aosta e lo facciamo concretamente tutti i giorni, lo facevamo anche quando non eravamo pagati da questa struttura perché lavorare fuori da qui nel mondo economico è ancora più duro, quando hai dei concorrenti che ti fanno una concorrenza sleale ma sono carichi di soldi. Sappiate quindi che non è facile per chi tutti i giorni deve tirar su la serranda, fare concorrenza, stare sul mercato con le imprese che hanno tutti altri vantaggi di natura finanziaria.

Concludo con le scuse del consigliere Barocco, le ho apprezzate, è rarissimo. In 30 anni ho sentito raramente un Unionista chiedere scusa e mi fa veramente piacere. Forse l'Union timidamente comincia a cambiare e sarebbe veramente il caso. Io sono stato messo sotto accusa in quest'aula per una parola non troppo elegante, qualcuno l'ha definita: "est inacceptable, insulto pesante, la pire expression de manque de civilité et témoigne le retour...". Io ho chiesto scusa in quest'aula per quella parola che mi è scappata dietro una provocazione abbastanza pesante. Io comunque chiedo a tutti voi, membri del Governo e membri della maggioranza, di chiedere scusa ai Valdostani, ma chiedetelo adesso scusa, anzi, per tutte queste cose che sono uscite, dovreste inginocchiarvi davanti ai Valdostani e chiedere veramente pietosamente scusa per questi comportamenti inaccettabili di questi membri del Governo e della maggioranza che abbiamo visto ultimamente. Mi fermo qui.

Presidente - Ha chiesto la parola l'assessore Certan.

Certan (AV) - Bon après-midi à tous, un après-midi sûrement lourd. Je ne sais pas comment interpréter les certitudes du collègue Lucianaz qui m'a précédé qui a absolument la certitude que la Lega sera le phare de l'Autonomie valdôtaine, moi j'espère de devoir le démentir vite. La Vallée d'Aoste est sûrement en train de vivre un moment très difficile, pas l'unique en effet, et nous tous - et pas le premier, j'espère le dernier - et de ça je crois que nous devons tous ensemble demander pardon aux Valdôtains de ne pas être toujours capables, peut-être, d'interpréter notre juste rôle. Nous avons tous reçu la tâche d'être interlocuteurs, qui avec beaucoup de voix, qui avec des voix libres et qui avec des voix peut-être moins libres, mais cela sera l'histoire qui le démontrera, nous sommes interlocuteurs des citoyens et nous ne pouvons pas nous soustraire à cette discussion. La responsabilité et la rectitude avec laquelle j'ai toujours agi et le groupe Alpe a toujours agi dans ces années m'impose quelques réflexions. Le groupe Alpe est né en 2006 quand bien de citoyens ont retenu de devoir dire aux Valdôtains qu'on ne pouvait plus continuer à mettre "lo tsat dedeun la tsambra di saouseusse", il s'agit d'une expression qui employa Carlo Perrin dans la campagne électorale de 2006, lo dico anche in italiano: non si deve più mettere il gatto nella stanza delle salsicce. Era venuto il momento di smetterla di continuare a nominare persone che forse avevano fatto la storia valdostana ma sulla quale si poteva anche provare ad andare oltre. Da quando ho rivestito la carica di Assessore, ho cercato di non parlare troppo di politica, almeno con dichiarazioni e con scritti, perché credo che fosse il ruolo soprattutto del movimento.

Vorrei riportare alcune tematiche. Nel 2006, appunto quando Alpe fu fondata, anzi Renouveau Valdôtain e poi nel 2010 Alpe, di queste tematiche già si parlava e un noto giornalista politico mi disse - adesso dovrei andare a ricercare l'articolo - che eravamo dei "masochisti che si facevano masturbazioni mentali" quando parlavamo di 'ndrangheta o di mafia e che giustamente non avevamo competenza per parlare di mafia. Fu allora che nel 2010 - e lo feci io come Segretario politico di Alpe - chiesi veramente l'aiuto di magistrati che potessero spiegare e che potessero far capire bene a tutti i Valdostani di che cosa si trattasse. Un altro periodo particolare per la Valle d'Aosta fu il 2012 quando ci fu il referendum contro il pirogassificatore. Anche lì ci accorgemmo come Alpe, con tutti gli altri Movimenti che insieme parteciparono a quella campagna, che in Valle d'Aosta c'erano forti pressioni.

Credo che quindi oggi - condivido quanto ha detto il collega Ferrero - parlare di stupore o di non sapere che bisogna, bisognava e bisognerà tenere l'attenzione alta su queste tematiche è un po' da ipocriti, perché sicuramente è un qualcosa che abbiamo sempre cercato di non sottovalutare. Ripeto: questi segnali, collega Lucianaz, non ce li ha portati lei ma magistrati illustri: il dottor Gratteri, il dottor Salvatore Vella, che hanno posto l'accento sul fatto che, laddove ci sono risorse, bisogna avere ancora più attenzione e questo credo sia anche emerso nelle parole dell'onorevole Bindi nel 2018 in modo chiaro. In questi giorni è stata riportata la sua posizione. Io credo che su questo si debba sicuramente tenere alta l'attenzione. Credo che ognuno di noi abbia il dovere, oltre che la necessità, di confrontarsi con le forze dell'ordine e con chi è deputato a fare certe indagini e certe inchieste; quando se ne è presentata l'occasione, per quanto mi riguarda, ho sempre chiesto l'aiuto di chi è deputato a svolgere questo compito perché sicuramente ha competenze e mezzi diversi da quelli che abbiamo noi, noi non possiamo... Sono d'accordo, collega Sammaritani, dispiace che a volte la Magistratura entri a gamba tesa nella politica, ma io credo sia anche giusto e voglio anche significare che c'è un controllo che tutela, oltre che i cittadini, anche chi lavora e lavora in modo corretto.

Credo che oggi nella discussione si sia parlato molto dell'aver saputo o taciuto, del sapere o non sapere, chi lo sapeva e chi non lo sapeva. Io vi devo dire la verità, che è una questione che ho sollevato ai colleghi e mi è dispiaciuto molto apprenderlo dai mezzi di informazione e devo dire che a mia domanda precisa risposta precisa non l'ho ottenuta. Questo sicuramente non fa piacere, ma la ritengo essere comunque una risposta che non è detto debbano dare a me, l'importante è che chiariscano nelle sedi opportune la loro posizione. Forse io avrei agito diversamente, perché non avrei messo nelle condizioni i colleghi di apprendere le informazioni dai mezzi di comunicazione, però io credo che questo sia un dibattito che non spetta a noi.

Devo anche dire che un po' mi fa sorridere quando si dice che tutti i Valdostani sono meravigliosi, il popolo valdostano... io credo che il popolo valdostano sia formato da persone eccezionali che hanno fatto la storia e che faranno la storia della nostra Regione, che porteranno avanti gli ideali dell'autonomia sicuramente nello stesso modo in cui tanti di noi credono e hanno creduto, ma è composto anche da persone che probabilmente agiscono in altri modi: questo fa parte del temperamento umano, non fa parte della cultura. Il temperamento viene invece condizionato e viene influenzato dall'aspetto culturale e io credo che, invece, in Valle d'Aosta un problema culturale ci sia e condivido l'intervento, non sono sempre d'accordo col collega Cognetta, ultimamente quasi mai, ma devo dire che invece l'intervento che ha fatto sull'importanza del partecipare alle elezioni, del delegare ma dell'essere presenti non solo nel periodo delle campagne elettorali ma anche dopo, non solo quando ci sono dei periodi in cui ci sono delle tematiche che prendono di più, ma sempre. Io credo che la delega che noi abbiamo e che noi riceviamo non dev'essere mai in bianco e soprattutto dobbiamo portare avanti sicuramente quanto in campagna elettorale - credo che la collega Russo l'abbia definito bene - non che promettiamo, ma le tematiche sulle quali noi poniamo l'accento e sulle quali proviamo a dare un'indicazione su come agiremo. Quello dobbiamo portare avanti, perché se diciamo in un certo modo, dobbiamo portare avanti quello e se questo non è possibile, bisogna dichiarare il perché non è possibile.

Chi mi conosce sa che non so essere ipocrita e quindi lo scorso anno quando ho visto, a proposito del sapere o non sapere e quando in qualche modo mi sono ritrovata un po' schiacciata nell'altrettanta arroganza di alcuni colleghi, mi sono tolta da quel Governo leghista, collega Spelgatti, che con amarezza, devo dirlo, ho dovuto ammettere essere esattamente come tanti. Lei, collega Spelgatti, oggi ha fatto tutta una decantazione sulla quale posso anche essere d'accordo, ma faceva votare e arrivare le delibere di Giunta un po' particolari all'ultimo momento, senza iscriverle neppure all'ordine del giorno e, se ricorda, il nostro scontro - e i resoconti del 7 novembre 2018, punto 199, e del 21 novembre, il 203, lo ribadivano già - fu proprio su questo. Io non credo che questo si risolva con le elezioni perché adesso il trend va da quella parte. Non ritengo che quanto è avvenuto lo scorso anno si possa liquidare e dimenticare così, come credo che non possa liquidarsi in questo modo neppure quanto avviene adesso. Penso anche che certe responsabilità che certi movimenti hanno non cambieranno cambiando un nome al partito a fine anno o un proprio status. Io credo che a volte probabilmente ci sono delle vedute diverse, un modo diverso, un metodo diverso nel quale ognuno di noi agisce. Certo è - e sono d'accordo - che l'etica e la morale devono essere sempre presenti in noi. Quando dico "sempre", deve essere anche per tutti; quando dico: "per tutti", vorrei dire anche per quelli, ad esempio, nominati nei Cda.

Mi dispiace che non ci sia in questo momento il collega Distort, perché amo copiare anch'io, alcuni suoi passaggi mi hanno davvero ispirata. Lo spirito morale ed etico è stato consigliato appunto dal nostro collega. "Mi aspetto - ha detto - che, per un discorso sicuramente ancora non chiuso, si sappia però agire per rispetto dell'istituzione...", poi ha parlato dell'istituzione che rappresentiamo e poi ha parlato di sincerità, di verità, di fedeltà, di onore e di umiltà. Ha anche detto: "io sarò un idealista, secondo me, però se non si è capaci anche di vedere le pagliuzze nel proprio occhio ma si vedono solo in quelle del... - e lo so che si parla di trave, ma io uso la pagliuzza in questo momento -, se si è capaci solo di guardare quello che fanno gli altri, sicuramente non saremo migliori degli altri"...

Presidente - Vuole usare i 5 minuti, collega?

... sì, grazie, uso anche gli altri 5 minuti. Sicuramente io mi aspetto altrettanta sincerità e verità, altrettanta fedeltà, altrettanto onore e umiltà anche, per esempio, per i nominati nel Consiglio di amministrazione della nostra Università e dico in particolare per la nomina di Stefano Galli, che devo dire ho anche saputo apprezzare in questi mesi. Non lo conoscevo e lavorando in alcuni momenti, certo molto limitati di un Cda, devo dire che sarei disonesta se dicessi che non ho apprezzato alcuni suoi passaggi. Con altrettanta sincerità e chiarezza però mi aspetto che anche queste nomine che sappiamo essere state chiaramente una nomina politica, di cui noi non conoscevamo - perché la delibera arrivò 5 minuti prima in Giunta - il curriculum e devo dire che io lì davvero conoscevo due persone su tre e abbiamo votato, sì, sulla fiducia che mi aspetto adesso essere uguale.

Faccio un ultimo passaggio sul bilancio 'ndranghetista. Collega Aggravi, io non credo che il nostro bilancio sia un bilancio 'ndranghetista...

Voce fuori microfono.

... non so, forse ho sbagliato... scusi, non so se è stato lei, chiedo scusa. Mi ero segnato questo appunto a lei, probabilmente non è stato lei. Mi dice che non è lei, mi fido. Trovo però che questo bilancio sia stato fatto con grandissima difficoltà ma soprattutto cercando di farlo anche con buon senso. Lei ci ha chiesto una risposta, ha chiesto a noi come Governo una risposta, se vi è la disponibilità, a mio avviso, la disponibilità c'era già prima. È stato scaricato in Commissione e ci potevano sicuramente anche essere alcuni passaggi che, a mio avviso, potevano essere... ma a maggior ragione credo che in questo momento, dopo tutto il dibattito che già è stato fatto, si impongano alcune riflessioni. Io credo che su questo ci sarà sicuramente la nostra disponibilità, soprattutto da andare a chiarire - e lì chiediamo alla minoranza di essere puntuale - laddove si ritenga che alcuni passaggi sono di dubbia... non so come, però questo è stato detto in questa sala prima... di dubbia...

Voce fuori microfono.

... no, lo so, non mi sto rivolgendo al collega Aggravi. Sto dicendo che, siccome prima qualcuno ha sollevato che questo bilancio era assolutamente non proprio limpido, io credo che proprio su quei passaggi non limpidi si debba andare a chiarire bene e avere proposte, poi spesso ci sono proposte che possono essere accolte, ma ci sono proposte che non possono essere accolte e questo chiaramente lo si vedrà insieme. Credo quindi sia importante questo chiarimento.

Presidente - La parola al collega Peinetti.

Peinetti (UV) - Ho ascoltato con molto interesse tutti gli interventi che ci sono stati da ormai quasi quattro ore e mezza. Innanzitutto, devo apprezzare anche il tono che è stato usato in quest'aula, che merita credo, almeno, da parte nostra che si mantenga un adeguato rispetto all'aula in cui siamo ospitati. Mi pare che oggi ci sia stato, al di là delle posizioni politiche e personali di ognuno di noi... abbiamo dato una buona dimostrazione. Prima di tutto permettetemi un passaggio personale: la mia solidarietà personale al nostro Capogruppo, a Bianchi, che è stato per noi in questi mesi un importante punto di riferimento. Ha fatto una scelta difficile. Io su questo vorrei fare un piccolo passaggio. È stato detto che era un atto dovuto, un atto dovuto è un fatto obbligatorio. Questo non è un fatto obbligatorio, in diverse Regioni italiane dei Consiglieri e degli Assessori indagati e inquisiti non si sono dimessi. Io credo che questo sia un segnale. Certo, si possono fare dei discorsi e dei ragionamenti sulla tempistica, che è stata forse per alcuni, magari per il Presidente più di altri, non corretta. Noi, com'è stato più volte detto, non eravamo assolutamente al corrente di questo, un po' probabilmente per la riservatezza che queste indagini richiedono, forse anche per altri motivi che francamente io non conosco. Ciò non toglie però che la mia solidarietà personale, la solidarietà anche del movimento vada al nostro Capogruppo, ovviamente anche agli altri ragazzi che spero e mi auguro sapranno dimostrare la loro totale estraneità.

L'altra manifestazione di solidarietà - mi spiace che non ci sia - va al collega Bertin, almeno per quello che abbiamo letto sui giornali, per le minacce che avrebbe ricevuto, anche questo è un fatto molto grave che dimostra anche come questo Consesso sia sicuramente molto determinato e pericoloso. Ora, al di là di queste considerazioni preliminari, io credo sia importante adesso valutare cosa si debba fare ora, cosa si debba fare ora è stato già detto da qualcuno e io credo che sia importante capirsi in questo momento di estrema difficoltà, credo drammatica per questa Regione. Per la nostra Regione un momento come questo credo che raramente si sia vissuto nel dopoguerra. Allora credo che innanzitutto, com'è stato detto da molti, bisogna dare una risposta ai cittadini per quanto ritiene al bilancio. Io credo che questo sarebbe un passaggio di estrema responsabilità che quest'aula si assumerebbe per dare delle risposte ai cittadini. È chiaro poi che ognuno cercherà e cerca di portare i propri contributi e si potrà discutere di tutto questo, però penso che il dato fondamentale sia quello di fare il più possibile in fretta per evitare quello che si diceva prima, vale a dire l'esercizio provvisorio, che sarebbe, non so se un dramma, ma sicuramente un problema.

L'altro discorso che, secondo me, andrebbe affrontato e fatto rapidamente è quello di dare gambe una volta per tutte all'Osservatorio permanente sulle associazioni criminali di tipo mafioso. Guardo la nostra Presidente della I Commissione, abbiamo quasi concluso, credo, tutte le audizioni in aula e penso che non ci sia un momento migliore per chiudere una volta per tutte questa legge che sarebbe uno strumento importante nelle nostre mani. Valutare le risposte da dare ai cittadini in questo momento non è sicuramente facile, ma penso che sia un passaggio fondamentale. Credo che ognuno di noi, nell'ambito delle proprie possibilità e capacità, debba in questo momento cercare di portare il proprio contributo, forse anche al di là degli schieramenti politici, dopodiché trarre le conseguenze e arrivare a fare quello che tutti dicono. Certo, sarà un passaggio probabilmente obbligato quello di andare in un tempo relativamente rapido alle urne e penso che sia un fatto credo consequenziale una volta fatti tutta una serie di passaggi. Io non ho molto altro da aggiungere.

Aggiungerei solo un ultimo passaggio, nell'audizione in I Commissione il Comandante dei Carabinieri ha fatto una serie di riferimenti a quella che viene chiamata "comunità calabrese". Abbiamo avuto anche uno scambio di opinioni con il mio amico collega Lucianaz su questo aspetto. Io credo che qui bisogna essere molto chiari. È stato già detto da qualcuno, non è un problema di criminalizzare una comunità. Penso che sia importante che da questo tipo di messaggio che noi oggi dobbiamo dare sia importantissimo distinguere i comportamenti criminali di alcuni dal comportamento di persone che in questa regione vivono da tanti anni, che hanno contribuito alla crescita di questa Regione e che ancora contribuiscono alla crescita di questa Regione. Ognuno di noi può fare le riflessioni personali che vuole. Certo che lo spaccato che esce da questa inchiesta è uno spaccato inquietante, estremamente inquietante e il Comandante dei Carabinieri però ha fatto un'osservazione, che, secondo me, è un'osservazione importante da tenere bene a mente, il quale ha detto: "voi in questa regione avete gli anticorpi per rispondere a questo tipo di infiltrazioni, avete la possibilità di rispondere a questo tipo di infiltrazioni mafiose, 'ndranghetiste in questo caso" e credo che dovremmo fare tesoro di quello che ci è stato detto e continuare sulla strada. L'Osservatorio permanente sulle associazioni criminali di tipo mafioso, secondo me, pertanto deve vedere la nascita e deve essere varato al termine delle audizioni, se avremo il tempo e le possibilità di farlo, il più presto possibile.

Presidente - La parola al collega Cognetta per dichiarazione di voto.

Cognetta (MOUV') - Volevo soltanto, al termine di questo lungo discorso e per dichiarazione di voto... il mio voto sarà favorevole ovviamente, quando si chiedono le dimissioni perché non votarle. Volevo poi spiegare all'aula e soprattutto all'assessore Certan, che ringrazio per l'intervento chiarificatore da lei effettuato, che in questo momento, in questo istante se volessimo fotografare quest'aula da un punto di vista dei numeri, ci sono 17 Consiglieri di opposizione - visto che, Presidente, ha anche lasciato lei la maggioranza - e 14 di maggioranza. Se noi non volessimo prenderci, la maggior parte di noi, la nostra responsabilità, la scelta di aspettare alcuni passaggi tecnici, noi potremmo tranquillamente firmare adesso e andare tutti a casa ora. È chiaro poi che questo farebbe una serie di distruzioni a catena senza fine, però l'importante credo che a questo punto sia non alzare i toni da parte di nessuno. Noi ci assumiamo le nostre responsabilità, perché non siamo proprio del tutto fuori di testa, nonostante si racconti in giro questo, però al tempo stesso neanche gli accenni di provocazione mi piacciono a questo punto. Io sono disponibile a fare tutto quello che serve per evitare disastri maggiori di quelli che sono stati combinati fino a oggi per anni, però non mi provocate, perché lo sapete benissimo - non mi rivolgo a lei, mi rivolgo al Governo - che, se passate da quella strada lì, poi si bruciano i ponti e non importa cosa succede, perché un po' va bene ma poi basta, tutto qua.

Presidente - La parola al collega Aggravi per dichiarazione di voto.

Aggravi (LEGA VDA) - Dichiaro anch'io il mio voto favorevole su questo aspetto e volevo approfittarne perché in realtà non volevo intervenire, poi ho pensato che ho fatto un discorso parlando di dubbi e quindi è molto bene che dubbi non ce ne siano e che certe posizioni siano ben esplicitate. Collega Certan, io non ho parlato di un bilancio 'ndranghetista...

Voce fuori microfono.

... no, ma fa bene a tutti, soprattutto a me, così almeno lo specifichiamo. Gli ho detto che è ragionevole pensare che un certo tipo di comportamento adottato per dire di fronte a tutti che si erano ricevuti degli avvisi poteva scatenare e generare il dubbio riguardo al fatto che magari un documento scaricato da chi in parte ha condotto questo... è un legittimo sospetto, per carità di Dio, siamo tutti fallibili. Io purtroppo ho tanti dubbi nella vita e questo dubbio io penso che comunque sia più che legittimo. Non ho parlato assolutamente di un bilancio 'ndranghetista, anzi. Sul discorso delle cose da accettare o no è ovvio che... ripeto: io ho parlato giustamente di margine di azione, come giustamente poi i numeri li ricordava anche il collega Cognetta, io ho anche parlato di soluzione rapida, nel senso che una volta che ci si siede nella deputata Commissione, si capisce quali sono i margini d'azione, penso che siamo tutti adulti e siamo tutti interessati affinché si trovi una soluzione quanto prima che ci consenta di restituire, ripeto, agli azionisti la possibilità di esprimersi, cioè agli elettori, in maniera tale da comprendere questo, perché se non ci sono margini di azione o se c'è un'intenzione di tirarla per le lunghe, ma lo dico proprio perché sono un uomo dubbioso, allora parliamoci chiaro e la disponibilità viene ritirata, questo è molto chiaro. Come da parte nostra stia pure tranquilla e state pure tranquilli, cari colleghi, che siamo ben disponibili a segnalare ciò che riteniamo di poter portare come contributo significativo a una modifica di alcuni passaggi, come quelle poste che non capiamo... come lo siamo stati in sede di audizione, e se c'è una cosa su cui non ci siamo mai risparmiati è segnalare quello su cui non ci troviamo, l'abbiamo fatto in tante sedi e non soltanto in Commissione, quindi sicuramente questo da parte nostra verrà fatto, ma qui lo dico e qui lo specifico in maniera molto chiara. Se non ci sono margini di azione seri da parte di tutti e se non c'è la volontà seria di cambiare le cose, arrangez-vous, cioè nel senso non andremo lo dico in senso familiare... ma andremo sinceramente dritti per la nostra strada perché l'abbiamo specificato: questo è quanto dovevo dire e quanto era bene chiarire.

Presidente - Per la dichiarazione di voto, la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Anch'io faccio un pochino un bilancio della discussione che è stata fatta fino a questo momento. Mi permetto anch'io di porgere l'onore delle armi al collega Borrello, l'unico che all'interno di quest'aula c'è stato, che ha affrontato quest'aula a viso aperto, l'unico che ha avuto il coraggio di esserci e non di scappare per magari seguire il Consiglio da un'altra parte e sperare di non farsi troppo male, onore a lui, onore anche al collega Barocco, che ho imparato a conoscere in questi mesi, non conoscevo, e che con tantissima sincerità - davvero l'ho apprezzata molto - ha avuto parole anche molto dure nei confronti del presidente, ex presidente Fosson, che ha pensato bene di abbandonare la barca nel momento peggiore per lui dopo averci riempito di bugie.

Una collega qui ha parlato di imbarazzo in quest'aula e di imbarazzo, colleghi, all'interno di questa discussione ce n'è stato tanto: per esempio, quando una professoressa qui si è alzata col suo consueto ditino puntato e ci ha detto che così facendo di tutta l'erba un fascio si è permesso al sistema 'ndrangheta di infiltrarsi in questo Consiglio e nelle nostre istituzioni. Io, collega, la inviterei a fare una riflessione, la inviterei a riflettere su chi ad oggi, invece di dire: "abbiamo fatto una cavolata", visto quello che è emerso, continua a dire: "no, però c'è bisogno di riforme epocali straordinarie, andiamo avanti perché tanto siamo l'orchestrina sul Titanic e mentre sta affondando noi suoniamo una bella canzoncina". Io sarei molto preoccupato soprattutto da chi si definisce paladino della legalità. Lei, collega, ha criticato il fine che giustifica i mezzi, cioè lei che, almeno a parole, così come succede spesso, ha combattuto un certo tipo di sistema di visione soprattutto durante la campagna elettorale per poi arrivare ad allearsi con quello stesso sistema che lei criticava quando era al di fuori di queste istituzioni, ci ha detto: "lo faccio, però... perché così rifacciamo la legge elettorale", grazie collega Minelli, grazie per averci voluto dedicare questa straordinaria attenzione. La legge elettorale peraltro è il primo problema dei Valdostani ed è quello per cui tutta la gente che è al di fuori e incontriamo ci ferma per strada e ci dice: "sapete che c'è? Il nostro grave problema è proprio la legge elettorale", e lei persevera peraltro in questo atteggiamento, ne prendo atto. Ci ha detto anche - ma questa non è la prima volta, però... come dire? ha anche un pochino mostrato le trame, questa strategia... - che non è nell'interesse della comunità valdostana l'elezione anticipata: ecco perché lei qualche tempo fa ha dichiarato che il pericolo era quello di dare la Regione in mano alla Lega perché lei... come dire? da una parte sa che c'è tutta una serie di Valdostani - è possibile che sia la maggioranza - che ovviamente vuole vedere ben altri seduti su quelle poltrone, per governare questa Regione non tanto per sedersi... però non bisogna darglielo perché questo è un pericolo. Se la maggioranza delle persone quindi vuole vedere cambiare chi gestisce questa Regione, probabilmente il suo primo interesse non è dire: "non vogliamo le elezioni". La collega - non la nomino neanche, così non creiamo un fatto personale, visto che è terminato il tempo - ci ha ricordato le parole dell'onorevole Bindi, che, appunto, denunciò quando venne in Valle d'Aosta il pericolo di infiltrazione della 'ndrangheta all'interno delle istituzioni. Ebbene, quelle stesse parole furono definite, lo ricordo all'aula, dal Sindaco di Aosta "parole improvvide" al punto da meritarsi anche la risposta della presidente Bindi ai tempi, così come poi tutto il carico che poi ne consegue e rispetto a quelle parole di chi cercava di minimizzare un fenomeno che oggi è emerso in tutta la sua virulenza. È bene ricordarlo ed è bene ricordarlo anche a chi ad oggi pensa di magnificare l'operato del Sindaco di Aosta, che vede scivolare la sua posizione chiaramente in situazioni inferiori rispetto alle classifiche dell'anno scorso, ma vorrebbe raccontarci l'opposto.

Mi unisco peraltro ancora alla solidarietà al collega Bertin, questo lo voglio assolutamente dire, minacciato da quelle stesse persone che, secondo la Procura, portavano i voti a coloro che hanno ricevuto gli avvisi di garanzia - mi unisco anch'io - che però vengono sostenute all'interno di quest'aula, venivano sostenute, chi lo sa cosa succederà in futuro.

Era bene quindi mettere un pochino di puntini sulle "i", così come giustamente ha fatto il collega Cognetta, mettere un po' di puntini sulle "i" sull'arroganza e la magnificazione anche dell'opera di questo bilancio che è stata fatta in questi ultimi pochi interventi, dove, come se si avesse un rapporto straordinario di forze, si dice: "abbiamo fatto delle cose magnifiche, siamo troppo bravi e quindi state anche zitti". Mi dispiace, questo non è un atteggiamento che ci porta lontano. Se pensate di silenziare questa vicenda e di far calare l'oblio, com'è stato cercato di fare sulla vicenda di Sorbara, io vi dico che ovviamente non faremo finta che non sia successo niente. Si vuole porre la Regione al sicuro e al riparo da un tracollo economico, benissimo, si faccia con il rispetto che è dovuto, nelle maniere che saranno più opportune e ovviamente concordate, ma vi ricordate che questo è un processo che ha ovviamente una scadenza a brevissimo termine e, a nome della Lega, annuncio il voto favorevole nel merito delle dimissioni.

Presidente - La parola all'assessore Bertschy.

Bertschy (AV) - Quando i dibattiti sono tranquilli, bisognerebbe evitare di stimolarli, soprattutto dai nostri banchi, ma a volte capita magari di non farsi capire. Sicuramente il mese di dicembre non è un buon mese per i Governi. L'anno scorso è caduto il vostro, quest'anno finisce il nostro. Oggi è testimoniato dall'intervento della collega Rini, che fa parte della maggioranza, ma che ha legittimato quello che tutti ormai avevano abbastanza compreso; una maggioranza che negli ultimi tempi faceva fatica anche a condurre i suoi lavori come metodo e come attenzione in aula, quindi quello che è successo non ha fatto altro che mettere in evidenza le difficoltà e le criticità che stavamo vivendo. Questo è un fatto politico che diventa un fatto sul quale poi ognuno oggi in aula ha portato le sue valutazioni e le sue indicazioni, e non solo in aula, anche fuori dall'aula. I comunicati ormai con i quali si grida alle elezioni credo che vadano a ruba, salvo poi quando si parla di elezioni vere e proprie e ci si dimentica che si può andare: mi riferisco al deputato Tripodi. Non più tardi di qualche mese fa, anche a livello nazionale c'è stata la possibilità ma ci si è ben guardati come atto di responsabilità. Dare indicazioni a questo Consiglio è legittimo, ma io credo che rivenga al gruppo consiliare qui presente assumere le sue decisioni come capita per tutti gli altri gruppi. Ho apprezzato, anche perché personalmente mi sento toccato dalle vicende di questi giorni, i toni politici maturi, devo dire, di tutti gli intervenuti, anche evidentemente duri, nella misura in cui si conoscono le persone che in questo Consiglio sanno incidere con i loro interventi, interventi tutti a segnalare un'attenzione definitiva verso un tema sul quale non bisogna scherzare, non possiamo e non dobbiamo fare finta che le cose non le sentiamo, non le vediamo e non le diciamo. In questo senso quindi grazie, perché credo sia questo un po' l'atteggiamento giusto che si deve avere in quest'aula e allo stesso tempo grazie a chi ha favorito, credo, oggi questi toni. Le dimissioni del collega e amico Laurent Viérin credo che abbiano dato il via poi ad altre dimissioni che hanno messo in condizioni oggi questo Consiglio di affrontare il tema sicuramente con un altro atteggiamento, un altro tipo di attenzione e soprattutto con una visione diversa dal passato. Per quello che mi riguarda, grazie a questo atto di coraggio e di lealtà verso quella che è l'unica cosa in politica sulla quale non bisogna scherzare ma soprattutto non bisogna sorvolare. Io dico che il rapporto tra l'elezione in questo caso di un Consigliere, ma di qualsiasi eletto e il suo popolo e i cittadini non possa essere viziato nella misura in cui si crede al proprio popolo e alla propria comunità. In questo senso ho apprezzato questo atto di coraggio che permetterà a Laurent e a tutti gli altri colleghi di continuare a fare fuori da questo Consiglio quello che è giusto fare, difendere il loro lavoro, spiegare quanto è successo, ma soprattutto avere la possibilità di ritornare a dire le cose che in questi mesi probabilmente... ho sentito dire a tutti: "perché non è stato detto?". Per quella poca conoscenza che ho di questi argomenti, so che le persone sono anche tenute a mantenere segreto il loro comportamento nei confronti delle vicende in cui vengono coinvolti. Ripeto quindi che non sono a conoscenza di altro ma credo che anche questo sia stato un rispetto verso le istituzioni perché rappresentano i palazzi della giustizia.

Detto questo, la responsabilità di chi soprattutto in questo caso, il Presidente, doveva avere nei confronti di questa vicenda ha fatto parte di discussioni che nella maggioranza anche in queste ultime ore sono state sicuramente quelle necessarie perché con le istituzioni non si scherza, soprattutto quando si hanno ruoli di così grande importanza e non si debbono creare gli imbarazzi di questi giorni che, appunto, le difficoltà che ha vissuto il Presidente hanno portato a far vivere alla nostra regione facendo questa rilevanza e portando questa rilevanza a livello nazionale. La situazione che si presenta è una situazione semplice da un lato quanto complicato. Finalmente il tema delle elezioni arriva al suo punto di discussione, poi c'è chi ci crede convintamente, c'è chi le annuncia sperando forse che altri trovino delle soluzioni, c'è chi individua dei percorsi per capire se queste sono proprio necessarie. Io direi che in questo senso le elezioni, lo hanno detto tutti, non sono la risoluzione del problema di questa Regione, ma sono l'unico sistema per ridare una legittimità quando si ritiene di averla perduta. La legittimità passa per eleggere consessi come il nostro, dove i rappresentanti si tengono e si sentono a proprio agio, perché il proprio popolo li sostiene e li sostiene ancora. Ci saranno dei cambiamenti in questo Consiglio regionale. Le dimissioni di questi giorni porteranno nuovi Consiglieri in questo Consiglio, anche questo comunque fa parte di un processo di rinnovamento del nostro Consiglio regionale ma le elezioni rimangono l'unico modo di rilegittimarlo se non saremo capaci di legittimarlo noi. Le elezioni in questo momento hanno una spada di Damocle sulla testa, nel senso che le elezioni sono quelle della vecchia legge elettorale con la novità della preferenza unica, che sicuramente ci permetterà, come ha detto bene il nostro Capogruppo, di fare dei passi avanti rispetto alla segretezza del voto, forse alla modalità di portare gli eletti a sedersi in Consiglio regionale ma lasciano aperto il tema della governabilità essendo il quorum ancora fissato al 42 percento: 42 percento da raggiungere come unica forza politica piuttosto che con una coalizione. Se non mi ricordo male, il 42 percento della vecchia percentuale delle elezioni regionali 2018 portava le coalizioni che avrebbero raggiunto i 26-27 mila voti a vincere le elezioni e a ottenere il sospirato premio di maggioranza per poter finalmente governare perché il tema della governabilità l'avete approvato voi prima di noi per qualche mese, poi l'abbiamo riprovato noi. È un tema che ormai diventa dirimente per andare al voto. Certo, si può andare al voto così. Io credo che ci saranno movimenti e partiti che otterranno sicuramente risultati migliori del passato, magari anche largamente migliori, altri peggiori, però i 26-27 mila voti, sempre che saremo capaci di portare almeno quei cittadini valdostani a votare, bisognerà raggiungerli, altrimenti ci si ritroverà qui e in assoluto non è un problema. Questa volta però bisognerà essere chiari perché non si può solo andare a votare - e io ritengo corretto che la Lega voglia andare a votare - per poi alla fine non risolvere definitivamente la situazione. La Lega quindi dovrà dire in qualche maniera, se andrà al voto come tutti noi, come penserà di raggiungere questo quorum per garantire, una volta finite le elezioni, di poter governare questa Regione. Certo, in assoluto auguro a tutti una grande crescita ma mi pare che la crescita per raggiungere quel risultato sia veramente una crescita importante, stessa cosa vale per tutti gli altri. C'è una proposta di legge, alternativa a quella che fino adesso è stata portata avanti, dell'abbassamento del quorum. Vero, però si pone... se andiamo a toccare questa legge, sappiamo bene che poi ci vanno i mesi necessari per poterla applicare, quindi vogliamo votare subito, vogliamo votare tra un po', non vogliamo votare? Se non vogliamo votare, c'è il bilancio, l'avete detto chiaro. In questi ultimi interventi sia il collega Aggravi, sia il collega Manfrin, che sono sempre molto chiari, hanno detto bene: "non facciamo manfrine", o c'è la volontà di fare qualche cosa di serio e ci mettiamo pochi giorni - perché ci sono persone che i bilanci li conoscono magari anche più degli altri, ma si capisce subito quali sono le poste da poter girare per dare indicazioni diverse dalle nostre -, altrimenti diventa difficile anche per chi oggi propone questo bilancio cambiare un bilancio per fare che cosa? Per andare a votare lo stesso tra due mesi con la vecchia legge? Tanto vale dire: proviamo a votare questo bilancio e andiamo a votare. Le due strade politiche, secondo me, sono molto da percorrere con trasparenza. C'è la possibilità di modificare un bilancio, quindi di sostenerlo in aula e vediamo dove porta questo sostegno, se semplicemente a dire: "spostiamo comunque avanti di qualche tempo il voto" oppure "troviamo una maggioranza che possa prendersi cura di quei problemi prioritari di questa Regione", bene, bisogna nei prossimi 7-8-10 giorni, anche se ci sono le feste, andare a fondo a questi problemi. Se non ci sono queste condizioni, non ha nemmeno senso per la maggioranza che oggi propone un progetto e che lo ritiene un progetto coerente con le proprie idee, andare a modificare un'impostazione per poi fare lo stesso percorso.

Io credo che si tratti oggi definitivamente di essere trasparenti, coerenti e chiari, voi lo siete stati, dobbiamo cercare di esserlo anche noi. Questa legislatura può avanzare se si ritrova un'ampia maggioranza, se non ci sono queste condizioni, non bisogna far finta di non vedere i problemi. I nostri movimenti ce l'hanno chiesto, oggi l'ha detto l'Union Valdôtaine, ma lo ha detto l'UVP, è il segnale che abbiamo lanciato e anche la scelta di Laurent va in questa direzione, lo ha detto l'Alpe. Non si può pensare di portare avanti questa legislatura se non ci sono le condizioni politiche per sostenere un progetto politico che sia anche un progetto amministrativo di lunga durata. Se non ci sono queste condizioni, bisogna essere chiari nei confronti dei cittadini e non bisogna girare intorno al tema delle elezioni, le elezioni si faranno con quelle difficoltà che tutti abbiamo ben presente e che conosciamo.

Concludo quindi dicendo che tutte le criticità possono, con la volontà da parte di tutti e con la capacità di vedere i problemi e di cercare le soluzioni, diventare anche delle opportunità per partire, ripartire o comunque creare migliori condizioni. Niente di peggio invece che non far finta di vedere i problemi, non cercare di approfondirli, non cercare soprattutto di dimostrare ai nostri cittadini che il nostro lavoro qua deve avere quel significato grande che ti dà essere eletto in un Consesso così importante e rappresentare in questo Consiglio regionale l'interesse e le idee che nella vita e nei nostri movimenti, insieme a tutte le persone che ci sostengono, vorremmo vedere sviluppati attraverso i nostri bilanci e attraverso le nostre azioni. Grazie a tutti. Da parte nostra non ci deve essere tempo da perdere e lo ribadisco. Io credo che l'Assessore alle finanze, che oggi è Vicepresidente e diventerà Presidente, si metterà al lavoro nei prossimi giorni per incontrare immediatamente la Commissione e conoscere quali sono gli argomenti che i gruppi che in Consiglio regionale vorranno portare all'attenzione del nostro progetto di bilancio per poterli analizzare e dare le risposte veloci e, ripeto ancora, trasparenti.

Presidente - Per dichiarazione di voto, la parola alla collega Spelgatti.

Spelgatti (LEGA VDA) - Il collega Distort mi ha preceduta, non ne avevamo parlato, io avevo deciso di dedicare questi cinque minuti finali al ringraziamento ai Carabinieri per il lavoro eccelso che hanno fatto, grazie a loro la Valle d'Aosta non sarà più la stessa, la Valle d'Aosta finalmente reagirà, la Valle d'Aosta finalmente dovrà fare i conti e il popolo valdostano dovrà finalmente fare i conti con la realtà. È uno schiaffone sui denti enorme a tutti noi, è un dolore che lacera il cuore di tutti noi ma almeno guardiamo in faccia alla realtà, nulla sarà più come prima, finalmente ci confronteremo con il nostro passato e potremo guardare in maniera differente il futuro. Quando parlo del popolo valdostano, parlo dei Valdostani doc e di tutti coloro che amano questa regione, che vivono in questa regione e che lottano per questa terra, quindi mi riferisco ai Valdostani doc ma mi riferisco anche tranquillamente ai Calabresi, sono moltissimi i Calabresi che sono profondamente offesi da tutto questo, perché il connubio e la definizione di Calabrese uguale 'ndranghetista offende chiaramente tantissimi Calabresi. Non tutti i Calabresi sono così chiaramente, ma lo sappiamo, però la comunità calabrese dovrà reagire e dovranno far sentire con forza il loro allontanamento e la loro lontananza, tutti coloro che sono già stati lontani da tutto questo mondo dovranno far sentire con forza la loro voce, e la voce di tutti i Valdostani perché anche i Valdostani doc non sono stati differenti perché hanno accettato questo tipo di sistema. La Valle d'Aosta è stata schiacciata da una politica clientelare portata avanti e perpetrata da decenni, che ha tolto la libertà a tutto il popolo, ha tolto l'orgoglio a un popolo fiero di montagna come siamo noi. Noi siamo un popolo di montagna, siamo un popolo duro, non lo abbiamo più dimostrato ma questo siamo e possiamo assolutamente tornare a esserlo, possiamo e dobbiamo tornare a esserlo. Abbiamo tutte le carte per poter reagire e dimostrare che la Valle d'Aosta è qualcosa di profondamente diverso da tutto questo.

Chiudo facendo un appello al voto perché comunque al voto ci dovremo andare, non ci sono alternative. Faccio un appello al voto ben differente rispetto a quello che fanno le forze di sinistra: invece che raccontare ciò che vogliono essere, qual è il loro programma, quello che presentano, quello che vogliono fare, passano il tempo ad attaccare la Lega. La Lega non fa questo, la Lega non dice: "non votate gli altri", la Lega dice: "noi siamo questo, ci potete combattere democraticamente, giustamente perché non tutti la pensiamo alla stessa maniera, potete condividere o meno le nostre posizioni"; noi siamo questo, ci sarà chi ci apprezzerà, ci sarà chi ci odierà, ma spero che sia sempre un odio all'insegna dell'essere democratici perché si combattono le idee, noi portiamo avanti delle idee, si combatte e si dovrebbe combattere per le idee, non per altro, e noi così continuiamo a fare politica in questa maniera. Chiudo in ultimo dicendo: non ci sono alchimie di legge elettorale che possono fare la differenza; l'unica differenza la possono fare i Valdostani con il loro cuore, andando a votare - a destra, a sinistra non importa - le persone che loro ritengono più corrette, che loro ritengono le persone giuste, che loro ritengono abbiano le idee che vogliono che siano portate in questo Consiglio.

Collega Minelli, soprattutto collega Bertin, gli uomini si vedono al momento della possibilità di cambiare le cose che cosa fanno; si vedono quando hanno il potere in mano, se effettivamente poi le battaglie che hanno portato avanti sono quelle che perseguono o meno, mi dispiace, vi siete venduti per un piatto di lenticchie!

Presidente - La parola, per dichiarazione di voto, al collega Gerandin.

Gerandin (MOUV') - Non avevo intenzione di intervenire ma l'intervento dell'assessore Bertschy mi impone di intervenire, nel senso che oggi una testata regionale intitolava: "questi ci riprovano". Penso che sia la sintesi dell'incubo che il cittadino valdostano sta probabilmente vivendo in questi giorni, io pensavo di essere stato molto chiaro ma probabilmente non lo sono stato. Per quello che mi riguarda, nessuna ambiguità, chiarezza. Se si vuole aprire a una correzione del bilancio - sono stato chiarissimo nel mio primo intervento -, significa che, per quello che ci riguarda, all'atto dell'approvazione, nella stessa seduta, questa legislatura finisce, per cui nessuna larga intesa di prospettiva. Non mi piace l'ambiguità, preferisco la chiarezza e soprattutto la penso esattamente come quel giornalista che ha intitolato dicendo "questi ci riprovano".

Ultimo passaggio, forse in antitesi, ma ho letto... lo dico con piacere, perché probabilmente io nei miei interventi a volte... non ho mai capito la scelta di Rete Civica, però prendo atto di un comunicato fatto pochi minuti fa in cui si dice che si è sconcertati per quello che è successo e che non si può fare altro che dare la parola ai Valdostani e che Rete Civica non ritiene ci siano le condizioni per contribuire al salvataggio, "questo bilancio l'ha fatto questa maggioranza, se lo voti e lo approvi, noi non faremo da stampella". In alcuni passaggi magari sono stato anche... perché non capivo veramente la scelta, ve ne do atto e benvenuti tra di noi.

Presidente - Ci sono altre richieste? La parola all'assessore Chatrian.

Chatrian (AV) - Ho ascoltato in maniera attenta il dibattito di questo pomeriggio ed è con tanta tristezza che prendo la parola in un momento brutto, difficile, ma che nello stesso tempo ci impone comunque di affrontare nel miglior modo possibile: nel miglior modo possibile proprio perché io penso che non solo non ci sia nulla da nascondere all'interno di quest'aula, ma nei prossimi giorni ci sarà spazio per riavere quelli che sono i 35 all'interno di questo Consiglio... dopo aver ascoltato, come dicevo, attentamente anche interventi di numerosi Consiglieri di opposizione, dove il consigliere Aggravi, il consigliere Cognetta, lo stesso consigliere Vesan... c'è probabilmente la volontà di andare a vedere le carte per poter - non so se è corretto il termine - aggiornare, modificare, non solo con piccoli emendamenti ma magari anche in una maniera prospettica, quindi questo è il primo dato di natura più amministrativa... ci sembra di aver capito che c'è da parte di numerosi colleghi... se c'è spazio sulle idee, sugli strumenti di poter intervenire sull'impianto che è stato scaricato da questa maggioranza qualche settimana fa.

Secondo dato invece più di natura di natura politica: io penso che la questione è talmente semplice che però ogni tanto, quando le cose si semplificano troppo, ti perdi nella discussione. All'interno di questo Consiglio nessuno ha vinto le elezioni, lo dicevamo a giugno 2018, lo dicevamo a dicembre 2018 e quindi ci metteremo anche poco tempo... poi c'è qualcuno che invece dice: "votate il bilancio, tutti a casa". Benissimo, lo diciamo anche noi: "tutti a casa", ma prima, dal punto di vista politico, si dovrà fare una verifica se all'interno di questo Consiglio c'è spazio per affrontare temi delicati. C'è spazio? Ci sarà modo di trovare una sintesi. Non c'è spazio? Andiamo alle elezioni subito, ma non raccontiamo la favoletta "vedo cammello", perché altrimenti sembriamo tutti pazzi qui all'interno di questo Consiglio. All'interno questo Consiglio nessuno ha vinto le elezioni a giugno 2018. Se posso terminare, ho ascoltato i vari interventi, prima sfida, che spero che ci siano le condizioni... da quello che ho capito, numerosi gruppi sono interessati a modificare e aggiornare il bilancio fondamentale; il secondo dato è che non solo nessuno ha vinto le elezioni, ma nessun gruppo qui all'interno può governare da solo. Ci sono le condizioni, io penso che ci metteremo qualche giorno, qualche settimana al massimo e poi dopo... il percorso naturale è quello delle elezioni, ma non "elezioni elezioni", prima mettiamo in sicurezza il nostro bilancio e poi andiamo a vedere le carte, se ci sarà spazio per proiettare quello che è su dei punti, su dei temi e su delle risposte che devono... ma perché andare alle elezioni tanto per andare, con magari qualche cambiamento all'interno di qualche schieramento, o c'è la possibilità e il punto certo per chi vince le elezioni di poter governare, altrimenti io penso che ci sia quello spazio e quella eventualmente possibilità di verificare. Perderemo solo qualche giorno, non di più. Questo è quello che, dopo aver ascoltato attentamente gli interventi di numerosi colleghi, volevo porre e mettere in evidenza.

Per quanto riguarda il percorso, io penso che la schiena dritta uno la tiene nel momento in cui sono i fatti a dimostrare che la schiena è dritta; purtroppo, sovente le parole non rappresentano sempre la fotografia, lo stato dell'arte e il percorso che ciascuno di noi ha fatto.

Per quanto riguarda la discussione di questo pomeriggio, spero che i Consiglieri che oggi hanno rassegnato le dimissioni possano, nelle sedi opportune, difendersi e mettere in evidenza il percorso o se qualcuno non ha fatto le cose come dovevano essere fatte. D'altro canto, se oggi siamo qui ad affrontare, tra qualche giorno avremo un nuovo Consiglio regionale, perché comunque ci saranno 4 nuovi colleghi che saranno comunque eletti all'interno di questo Consiglio, quindi ci sarà spazio per poter modificare, aggiornare o rivedere il progetto di bilancio che è stato scaricato qualche settimana fa.

Presidente - Consigliere Aggravi, lei ha già fatto la dichiarazione di voto, le do la parola per mozione d'ordine.

Aggravi (LEGA VDA) - Presidente, vorrei chiedere gentilmente una breve interruzione per una riunione di tutti quei gruppi che si sono dichiarati non facenti parte di questa maggioranza, quindi anche lei, se non erro.

Presidente - Prima di concederla, forse c'era il vicepresidente Testolin che voleva solo fare l'intervento giustamente e poi sospendiamo. Va bene? Anche perché poi io chiederei la cortesia di dare la disponibilità per una breve riunione della Conferenza dei Capigruppo per la questione del bilancio. La parola al vicepresidente Testolin.

Testolin (UV) - Je remercie même le collègue Aggravi pour avoir attendu l'intervention. J'ai bien voulu écouter pendant tout l'après-midi celles qui ont été des interventions extrêmement intéressantes, parmi lesquelles évidemment parfois je me suis fort retrouvé avec des principes que je partage depuis toujours, d'autres fois au contraire j'ai trouvé des positions peut-être trop rigides dans le fait de juger quelqu'un ou quelque chose qui n'est pas à la Salle du Conseil de la Vallée de pouvoir s'exprimer dans une façon si directe. Je crois que dans les différentes interventions on a cherché, chacun pour sa vision des choses, de donner une propre interprétation à un des moments les plus critiques de cette législature, mais de toute la législature valdôtaine depuis sa naissance. Un moment qui a caractérisé peut-être la vie politique et non pas seulement politique de pas mal de personnes parmi nous et moi je suis parmi ces personnes. Évidemment je n'avais pas la possibilité de connaître ce qui s'était en train de se passer, je m'en suis rendu compte de tout cela jeudi soir j'estime quand avec ma famille je regardais le TG3 et j'ai bien entendu mon nom dans une question que je ne connaissais absolument pas dans la totalité de cette situation. Je crois que de ce moment-là un tas de pensées viennent à la tête et on essaye de les régler avec une certaine cohérence, avec ce qu'on a toujours essayé de faire, avec ce qu'on représente en ce moment et surtout avec ce qu'on a envie de faire dans le futur immédiat et dans le futur plus loin.

Credo che ci siano dei momenti nella vita... oggi mi ha fatto piacere così parlare con un giornalista, io sono sempre abbastanza schivo nel parlare con i giornalisti, ma quando ti dicono: "ci dispiace per la risonanza mediatica, chiamiamola così, che ti abbiamo riservato", evidentemente mi fa piacere da un punto di vista umano ma sono passaggi che, tutto sommato, non giustificano una situazione di cui non hai cognizione. Io capisco quando ci sono degli interventi da parte dei colleghi che sottolineano la non comunicazione da parte di qualcuno che era a conoscenza magari dell'evoluzione di queste iniziative e che non ha espresso in maniera adeguata o con la dovuta sollecitudine le informazioni di cui era a disposizione. Probabilmente ognuno di noi avrebbe reagito in maniera simile, magari totalmente diversa, magari parzialmente diversa ma dare dei giudizi in queste situazioni è troppo facile, quando probabilmente non si ha contezza del percorso che ognuno di noi deve scegliere. Io esprimo la mia piena solidarietà soprattutto a Luca Bianchi, oltre agli altri colleghi, ma perché con lui ho condiviso la scelta di abbandonare quest'aula, non so ancora adesso se sia giusta o se io l'avrei portata avanti fino in fondo, perché qualche volta è giusto chiedere scusa, lo diceva il collega Lucianaz prima, quando si sbaglia e quando non si può magari fare o mettere tutto l'entusiasmo o la giusta attenzione nelle cose che si devono fare, ma non è giusto neanche abbandonare quando si considera di aver lavorato con la serietà e con l'attenzione che ogni ruolo deve portarti a esprimere nel tuo lavoro quotidiano. Credo che in questo momento sia assolutamente indispensabile avvalersi di quella attenzione verso l'istituzione che è stata dimostrata dai quattro colleghi che si sono dimessi, così come sia assolutamente apprezzabile, e ne do atto, il fatto di essere qua oggi a disposizione. Qualcuno prima ha dato i numeri: 17 a 14 per quanto sono le situazioni dell'ex maggioranza, chiamiamola così, e l'opposizione. Una situazione che ben conosciamo, abbiamo vissuto anche dall'altra parte con altrettanta attenzione alle istituzioni, anche sostenendo e votando dei percorsi che altrimenti avrebbero avuto difficoltà a chiudersi in maniera positiva per la Regione, non per uno o per l'altro movimento ma per la Regione. Penso che questa attitudine faccia onore, una volta ogni tanto possiamo riconoscerlo, di fare dei passi avanti... magari un passo indietro tutti per farne avanti uno come Amministrazione nel suo insieme, quindi questo penso che sia apprezzabile, penso altrettanto apprezzabile è l'espressione di alcune proposte che io ho sottolineato e diciamo trascritto con attenzione, perché danno la possibilità di chiudere un percorso a questa legislatura che però non lasci strascichi compromettenti per la vita di questa Regione, strascichi che potrebbero essere dovuti da un ingessamento della situazione amministrativa, una situazione che potrebbe bloccare e paralizzare un'intera regione e non è quello che vogliamo né noi, né probabilmente nessuno dei 35 Consiglieri che oggi sono in quest'aula. È un percorso che bisogna assolutamente condividere assieme e fugare quei dubbi che si possono avere in merito al bilancio, un bilancio che però mi rifiuto di credere un bilancio 'ndranghetista. Io parlo non solo per me, ma anche per i colleghi che mi hanno accompagnato in questi 12 mesi: la serietà è sempre stata alla base delle scelte, poi ogni scelta e ogni operazione può essere opinabile, qualcuno può avere delle idee diverse e su quelle ci si può confrontare, ma sulla legittimità e sulla volontà di dare delle risposte precise con le risorse a disposizione e con i mezzi che si avevano a disposizione questa è una cosa alla quale non rinuncio oggi, ma non rinuncerò mai...

Presidente - Colleghi, io però invito veramente chi non è interessato a uscire dall'aula e a lasciar terminare l'Assessore, si fa fatica a seguirlo.

... una visione può essere diversa, una visione può essere modificata ma non può essere tacciata per qualcosa che non è. Il lavoro che si è svolto si è sempre svolto con la massima sincerità e anche nel confronto che si è avuto in Commissione si è sempre cercato di dare tutte le risposte che erano richieste. Molte volte anche superando delle criticità da un punto di vista meramente amministrativo e che nel tempo hanno creato dell'impasse per il fornire o meno dei dati. Questi sono stati assolutamente resi disponibili, così com'è giusto che sia ma così com'è anche giusto sapere che certi dati sono di decisione del Consiglio, altri dati sono di decisione del Governo, è così adesso, era così prima e sarà così un domani. È anche nostra premura e lo dico senza nessuna vena polemica... ma ci sono delle informazioni che qualche volta vengono date da qualcuno come assolutamente ineccepibili, adesso guardo il collega Gerandin, ma solo perché è davanti e prima aveva fatto un'affermazione in merito all'esercizio provvisorio. L'esercizio provvisorio è un esercizio sul quale si può decidere, facendo la norma, se andare a lavorare sul bilancio vecchio o su quello scaricato dalla Giunta attualmente e presentato al Consiglio. È una piccolezza, ma solo per dire che ognuno di noi pensa di avere la verità in tasca e qualche volta, invece, dal confronto escono delle situazioni che ci fanno magari cambiare idea o cambiare leggermente posizione, questo sempre con il rispetto di tutto e di tutti.

Credo che il bilancio sia assolutamente la prima cosa da adottare, l'ho detto ai colleghi nella prima riunione che abbiamo avuto nel momento in cui ci siamo confrontati, ma per un'esigenza di responsabilità di tutti e 35 i Consiglieri che sono in quest'aula, per la considerazione che noi dobbiamo avere nei confronti della popolazione, della cittadinanza e della nostra Regione nel suo insieme. Sono state sollevate anche altre eccezioni importanti, a mio avviso, se ne era discusso anche nei corridoi prima con altri colleghi. Ci sono situazioni che vanno affrontate con la massima celerità, riguardano probabilmente il futuro delle opportunità da svolgersi sul nostro territorio. L'assegnazione futura delle acque ha una scadenza molto vicina, ci sono delle riflessioni da fare, non so se ci sarà spazio, tempo, voglia di affrontarle, ma sono assolutamente delle situazioni e dei pensieri che sono condivisibili nel volerli affrontare e risolvere con le giuste tempistiche. Io credo che, così come avevo iniziato il mio discorso, do personalmente la mia disponibilità a lavorare fin da subito, sin da domani mattina, per capire quali sono le informazioni, le richieste di chiarimento o i dubbi da fugare sui dati di bilancio e anche mettere a disposizione la massima e più ampia disponibilità a trovare... dei compromessi non mi piace, però delle soluzioni migliorative di qualcosa che però rispetti, un sistema che è stato costruito non da oggi ma che in qualche caso è una conferma di iniziative e di azioni anche passate. Non abbiamo avuto né l'arroganza di rinnegare il passato, né l'arroganza di pensare che il nostro bilancio non sia modificabile in senso assoluto. Penso che oggi, più ancora che in altri momenti, questo confronto sia assolutamente corretto e necessario e in questo senso andremo a lavorare.

Presidente - Possiamo sospendere un attimo prima per una riunione e poi dopo per una Conferenza dei Capigruppo.

La seduta è sospesa dalle ore 20:57 alle ore 21:27.

Rini (Presidente) - La Conferenza dei Capigruppo ha deciso che si riunirà la II Commissione domani alle ore 10:30 in maniera informale per cominciare ad analizzare il bilancio. Ci sono altre richieste di intervento, dichiarazioni di voto? Collega Gerandin, per? Sulla sospensione? La parola al collega Gerandin.

Gerandin (MOUV') - Volevo solo fare una precisazione sull'intervento che ha fatto l'assessore Testolin prima...

Presidente - Fatto personale?

... sì, considerato che mi ha detto che ero poco informato in merito all'esercizio provvisorio, mi dispiace che non c'è in sala, ma l'esercizio provvisorio è regolamentato dall'articolo 81 della Costituzione, che prevede che l'esercizio di riferimento sia quello dell'anno in cui c'è la legge di bilancio approvata... ora so che tra le mura di Palazzo in alcuni dirigenti c'è qualche interpretazione che si allarga, ma io mi limito a leggere quello che è previsto dall'articolo 81 della Costituzione e soprattutto quello che viene comunque comunemente spiegato. Si dice: "l'esercizio provvisorio può scattare solo per legge, nella sua durata le spese possono essere effettuate per ciascun capitolo nella misura di tanti dodicesimi quanti sono i mesi dell'esercizio provvisorio, ovvero nei limiti della maggiore spesa necessaria qualora si tratti di spesa obbligatoria e non suscettibile di impegni o di pagamenti frazionati in dodicesimi. In pratica si divide per 12 la spesa del 2019 e in ogni mese si può spendere solo questo quantitativo". Questo è quello che dice la legge per cui probabilmente è utile che il nostro Assessore alle finanze si informi meglio prima di dire che qualcuno non è informato.