Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 943 del 19 settembre 2019 - Resoconto

OGGETTO N. 943/XV - Interpellanza: "Interventi per la tutela dell'ecosistema del torrente Chalamy nel territorio del Parco Naturale Mont Avic".

Rini (Presidente) - Punto 52 all'ordine del giorno Per l'illustrazione, la parola alla collega Pulz.

Pulz (ADU VDA) - Nel mese di agosto, come credo molti di noi, mi sono in parte dedicata a escursioni tra le nostre splendide montagne. Questa interpellanza è stata ispirata da un'uscita con amiche nel bellissimo parco naturale del Mont Avic, prima area protetta regionale istituita dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta, dove mi piace sempre tornare, oltretutto in occasione quest'anno dei suoi primi trent'anni, celebrati con una bellissima mostra fotografica presso il Forte di Bard, per mettere in luce le bellezze rare del territorio del Mont Avic.

È proprio percorrendo i suoi sentieri e ammirando gli specchi d'acqua, i boschi, le montagne tutt'attorno, che si può capire fino in fondo quanto l'ambiente costituisca davvero un bene comune. È un bene giuridico unitario che inerisce a un inestimabile interesse pubblico di valore costituzionale primario. Un elevato livello di tutela deve pertanto sempre essere garantito e come tale deve risultare inderogabile dalle altre discipline di settore. Questo lo dichiara con grande forza la legge quadro nazionale sulle aree protette, la n. 394 del 1991, la quale precisa anche molto chiaramente che la trasgressione dei regolamenti dei parchi naturali regionali è sanzionata penalmente. La legge regionale n. 30 dello stesso 1991, che recepisce ovviamente la legge quadro nazionale, dichiara fin dal primo articolo la prioritaria tutela dell'ambiente naturale in tutti i suoi aspetti da parte della Regione Autonoma Valle d'Aosta.

È proprio ai fini della conservazione e del recupero delle risorse naturali e ambientali che la Regione ha istituito l'ente Parco naturale del Mont Avic nel 1989. Nella legge regionale c'è un concetto che poi è stato ribadito nella successiva legge del 2004 e, dopo questa escursione di cui vi sto parlando, in cui mi sono riempita gli occhi di meraviglia, ho avuto la curiosità di andare a rivedere la normativa. Devo dire che è la legge del 2004 che mi ha davvero stupita e sulla quale vorrei dei chiarimenti. La legge del 2004 si concentra sullo spettacolare torrente Chalamy, il torrente che ha questo suono dolce, questa "c" dolce che nei patois della bassa valle corrisponde allo "sc" francese; questo me lo ha spiegato l'inarrivabile Joseph Rivolin. E proprio il Chalamy dà il nome alla valle, perché chiaramente è il suo vero gioiello. Questo torrente è stato tra l'altro classificato dal piano di tutela delle acque, il PTA del 2006, come corpo idrico di particolare pregio; e vorrei vedere: è meraviglioso!

La legge istitutiva del parco, appunto quella del 1989, di trent'anni fa, che definisce il territorio dell'area protetta, specifica che il confine del parco stesso corre lungo la sponda orografica sinistra del torrente Chalamy e di conseguenza il corso d'acqua è tutto compreso nel parco del Mont Avic. Questo è molto ovvio, lo direbbe anche Monsieur La Palice: il torrente è il gioiello del parco e quindi è dentro il parco. È comunque confermato anche dagli atti - il nostro Assessore dice sempre che l'Amministrazione parla per atti - e lo dimostra anche il decreto del Presidente della Regione, quello del 2010, che nell'occasione di un modesto ampliamento del parco allega due cartografie digitali, da cui risulta appunto che il torrente fa parte del parco, in quanto è il suo diamante. Fino a qui tutto molto logico: Aristotele sarebbe felice.

Scopro invece con grandissimo stupore che alla legge regionale, quella del 2004, sono state allegate due cartografie che sembrano contraddittorie. Una corografia che conferma l'appartenenza del torrente Chalamy al parco e, invece, una planimetria catastale che sembra escluderlo, in quanto a un certo punto, per una sorta di magia che non si capisce, il confine corre lungo la sponda destra e non più sinistra del torrente, così viene escluso il tratto bellissimo, forse il più bello, in prossimità della località di Chevrère di Champdepraz.

A questo punto a noi serve l'Assessore all'ambiente, anche se all'epoca non c'era, però sicuramente ha potuto chiarire il problema con i suoi dirigenti tecnici. Vogliamo capire come si spieghi l'incongruenza determinata da questa discordante planimetria catastale, quella allegata alla legge regionale del 2004, considerato che il tratto del torrente Chalamy, dove c'è Chevrère di Champdepraz, è situato all'interno dell'area protetta, sia secondo la legge istitutiva del 1989, sia secondo il decreto del Presidente della Regione del 2010. Poi vorremmo capire come sia stato possibile autorizzare proprio in quel tratto del pregiatissimo torrente Chalamy, con parere favorevole dell'ente Parco, cosa che mi ha veramente molto stupita, che a un certo punto ha detto "va beh, quella zona lì è esterna al parco". Come ha potuto autorizzare la costruzione di un impianto idroelettrico nel 2011 da parte di un privato a scopo di lucro, con un'opera di presa nel torrente Chalamy, il cui ecosistema risente pesantemente per la diminuzione della portata d'acqua dovuta ovviamente ai prelievi.

Come se non bastasse - questo è stato motivo di ancora più grande stupore - è stata autorizzata una pista per l'interramento della tubazione dell'impianto a lato del parco. E cosa scoprono i miei occhi? Questa pista è definita dal Comune una pista per lo sci di fondo e varie attività sportive invernali. Ora, io non sono esattamente una sportiva come invece il mio vicino di casa, il consigliere Restano, tuttavia qualche volta qualche pista di fondo la percorro d'inverno, però difficilmente mi capita di percorrerla a quota 1200 metri, perché ormai sappiamo benissimo, con i cambiamenti climatici, che le nevicate di quando eravamo bambini con metri e metri di neve ce le possiamo scordare. Fra le poche certezze che ho nella mia vita, però c'è che non andrò mai a sciare nella pista del Mont Avic, che ha delle pendenze incredibili ed io non vorrei intasare il reparto di ortopedia, che in inverno ha già il suo da fare.

Quindi, le chiedo per finire, Assessore, quali azioni questo Governo vuole mettere in campo per tutelare realmente l'ecosistema del torrente Chalamy, che è la perla del Mont Avic? E in particolare le chiedo: considerando che l'attività di produzione di energia idroelettrica, che è in atto da sette anni e un po' di più, sembra in palese contrasto con quanto stabilito dal piano di gestione territoriale del parco e del relativo regolamento, che non a caso si intitola "norme e sanzioni", per quale motivo chi ha la responsabilità del parco, immagino il suo presidente, non abbia predisposto l'immediata sospensione dell'attività? Come mai non ha ordinato il ripristino, quello che la legge dice "riduzione in pristino"? Perché la legge del 1991, all'articolo 29, mi pare parli molto chiaro, almeno io credo di aver capito che è così, però aspetto di sentire quello che mi potrà spiegare lei.

Presidente - Ha chiesto la parola, per mozione d'ordine, il consigliere Lucianaz.

Lucianaz (LEGA VDA) - Sulla pronuncia corretta dei toponimi valdostani. Collega Pulz, per l'autorevolezza di questa assemblea, il suo prestigioso consigliere Rivolin dovrà anche informarla che tutti i toponimi valdostani con la "y" greca finale sono ossitoni o, come si suol dire, parole tronche, nonché Chalamy.

Presidente - Collega Pulz, magari colleghiamo la sua risposta alla mozione d'ordine dopo nella replica, va bene? Grazie. Per la risposta all'interpellanza, la parola all'assessore Chatrian.

Chatrian (AV) - Devo dire la verità che ieri tornando a casa a Torgnon riflettevo proprio su questo: se in francoprovenzale, in patois si poteva dire Chalamy o Tzalamy o Chalàmy. Io penso che sia una delle parti più importanti. Quando ero ragazzo, giovane universitario, faceva male sentire certe storture. Soprattutto nei momenti in cui uno abita in certi luoghi, sentire non utilizzare bene i vocaboli, io penso che sia un brutto segnale e un brutto segno.

Al di là di questo, farò qualche considerazione e poi cercherò di rispondere dal punto di vista tecnico, collega, anche perché le domande che lei pone si riferiscono a un passato ormai lontano, quindi tecnicamente mi hanno risposto gli uffici dell'ente Parco su quello che è stato ed è successo nel 2010, 2012, 2014, 2015. Però ci metterei un po' invece dal punto di vista politico, posso dirle? Perché poi per chi ci ascolta sembra sempre che vada tutto male, che sia tutto un disastro, sembra che non ci sia nulla che funzioni, che l'asticella della valorizzazione e della tutela dei nostri ambienti sia probabilmente molto bassa.

Le assicuro che ieri ho partecipato al primo tavolo tecnico proprio sull'inizio del percorso per ampliare i confini del parco regionale naturale del Mont Avic. Devo dire con un certo orgoglio che per la prima volta il tutto parte dal basso. Quindi, mettiamo in campo anche un po' di positività e le cose belle che si stanno facendo. Soprattutto, per raggiungere degli obiettivi bisogna avere anche un po' di coraggio, fare delle scelte, scelte che magari non tutti condividono, ma trovare il giusto equilibrio e la giusta compensazione per andare oltre. In questo caso si tratta di ampliare il nostro parco regionale, perché probabilmente mai come in questo momento ci sono in quelle zone nuove opportunità anche occupazionali, nuove opportunità per i nostri giovani laureati o non laureati. Forse mai come in questo momento il nostro ambiente è non solo il bene più prezioso, ma potrà darci delle grandi soddisfazioni, se valorizzato bene, in una maniera anche innovativa, avendo comunque una certa cultura del sano ambientalismo che ha il montanaro, che ha chi abita in montagna, che ha chi frequenta comunque queste nostre zone.

Cerco di rispondere nel merito ai quesiti che ci ha posto. Per quanto riguarda il quesito numero uno, faccio presente che la struttura regionale competente, fatte le debite verifiche, riferisce che le planimetrie (la tavola 1 planimetria catastale allegata alla legge regionale n. 16 del 2004) non presentano discordanze. La risposta alla sua prima domanda è quella della struttura di riferimento: dal punto di vista tecnico non presentano discordanze, quindi non ce ne sono. Si tratta di planimetrie in scala 1:10.000 e seppure la corografia può forse suscitare qualche dubbio interpretativo in alcuni tratti, la planimetria catastale individua in modo chiaro il percorso del torrente Chalamy e pone nettamente il confine del parco sulla sua destra orografica. Quindi, il tratto del torrente Chalamy di cui stiamo parlando è esterno al parco.

Per quanto riguarda il decreto del Presidente della Regione n. 229 del 2010, con cui fu approvato l'ampliamento del parco, gli allegati in scala 1:50.000 non permettono di apprezzare alcun particolare di rilievo, probabilmente perché l'oggetto del decreto non concerneva l'area dello Chalamy, ma una zona ben definita. Quindi, le supposte incongruenze rilevate possono ritenersi delle imprecisioni e non degli errori materiali.

Per quanto riguarda invece il secondo quesito, a quanto risulta dagli atti il progetto di impianto idroelettrico in questione è stato oggetto di regolare procedura di valutazione di impatto ambientale, durante la quale lo stesso è stato esaminato da tutti i soggetti competenti in materia ambientale, inclusi l'ente Parco regionale del Mont Avic e la struttura regionale competente in materia di aree protette. Il progetto, modificato e mitigato nel corso della sua istruttoria alla luce delle perplessità e richieste di chiarimenti sollevati da alcuni degli attori coinvolti, è stato ritenuto da tutti ambientalmente compatibile con opportune misure di mitigazione, fissate con la delibera di giunta n. 2196 del 13 agosto 2010. In particolare, così come richiesto dall'ente Parco, sono stati eliminati tutti i manufatti originariamente previsti all'interno del parco lungo la sponda destra del torrente, a eccezione dei soli interventi di raccordo della paratia, del DMV (Deflusso Minimo Vitale) e del sistema di rimonta per i pesci. A tutela dell'ambiente acquatico, oltre alla consueta imposizione di un minimo deflusso vitale, è stato fatto divieto di prelievo nel periodo invernale 1 dicembre - 31 marzo.

Quanto invece alla pista citata, come mi sembra dicesse anche lei nelle sue considerazioni, non è privata, ma è d'iniziativa pubblica comunale ed è situata sulla sinistra orografica del torrente, quindi esterna all'area tutelata. Anche in questo caso è stata effettuata la procedura di valutazione di impatto ambientale ed è stata ritenuta ambientalmente compatibile con la deliberazione di Giunta regionale n. 1574 del 23 maggio 2008. Anche in questo caso c'è stata l'indicazione delle misure di mitigazione degli impatti, sia in fase di realizzazione che di esercizio dell'opera. Penso di aver risposto tecnicamente ai quesiti che lei mi poneva e ci poneva.

Per quanto riguarda invece l'ultima domanda su quali azioni si intendano mettere in campo per tutelare realmente. Considerato quanto appurato e riferito in risposta ai precedenti quesiti, quindi vista la risposta al punto uno e al punto due, non essendoci allo stato attuale situazioni che possono far supporre criticità a carico del torrente Chalamy, non si ritiene necessario porre in essere ulteriori azioni di tutela. Peraltro il piano di gestione del parco, approvato con deliberazione di Giunta regionale n. 794 del 19 giugno 2018, contiene numerose e articolate indicazioni quanto alle misure da adottare per garantire una corretta gestione degli aspetti ambientali.

Penso di aver risposto in maniera diretta e franca dal punto di vista tecnico, perché ho riportato quello che l'amministrazione ha fatto per il tramite di atti che lei avrà avuto modo in parte di leggere e di verificare. Per quanto riguarda invece la terza domanda, come dicevo prima, l'iter che noi abbiamo avviato adesso con i diversi Comuni, Châtillon, Pontey, Fénis, Champorcher e Champdepraz, e i privati, io penso che vada proprio nella direzione che una regione piccola come la nostra possa giocarsi altre sfide, ma sfide anche di natura culturale: non solo occupazionali, non solo ambientali, ma di natura anche culturale. Io penso che siano delle sfide belle da affrontare e non siano delle sfide di maggioranza o di opposizione, su questo io ci credo molto, ma sono delle sfide che non hanno etichette. Hanno l'etichetta di essere culturalmente una partita in gioco aperta.

Mi sto confrontando con diversi colleghi, assessori regionali di altre regioni, e non ci sono altre regioni che hanno più del 30 percento di territorio tutelato come il nostro. Ci sono poche regioni che hanno un parco nazionale così presente e valorizzato. Ci sono poche regioni che hanno dei parchi regionali e ci sono poche regioni che hanno più di cinquanta SIC (Siti di Importanza Comunitaria), quindi aree che non solo vengono tutelate, ma che hanno degli atout ambientali e turistici che, io penso, forse non abbiamo ancora valorizzato a sufficienza. Ci sarà spazio, modo e tempo per fare meglio, ma facendo in maniera che si parta dal basso, che si parta dai comuni, che si parta anche dalle Unité des Communes e che si parta anche dai singoli privati, con una regia di natura regionale. Ieri mi è stato chiesto da diverse persone, dopo l'incontro che abbiamo fatto per un futuro ampliamento del Mont Avic: la gioia e la sensazione più bella è che il tutto parte dalle comunità locali. Io penso che su questo la Regione abbia anche un obbligo, che non è solo morale ed etico, ma anche politico di accompagnare queste belle sfide, che sono le sfide del 2050.

Presidente- Per la replica, la parola alla collega Pulz.

Pulz (ADU VDA) - Collega Lucianaz, mi dispiace doverla cogliere in fallo, perché la finale in "y" è atona, come per esempio nel cognome Dujany, quindi torrente Chalamy.

Assessore, nella pubblicità on line della bella mostra dedicata al Mont Avic si legge che "la valle di Champdepraz, nucleo originario del parco, ha conservato immutate le peculiarità che ne fanno uno dei più originali settori delle Alpi occidentali, caratterizzato da straordinari paesaggi, da ambienti altrove poco diffusi sulle Alpi italiane". Dice ancora: "l'ampliamento dei confini nel 2003 è inserito nell'area naturale protetta, la valle di Champorcher, rendendo ancora più vario il patrimonio naturale particolarmente tutelato". E ora si parla di ulteriori ampliamenti, come ci ha spiegato prima il collega Cognetta.

A questo punto però c'è da chiedersi se sia una buona notizia quella degli ampliamenti, perché il torrente Chalamy era senz'altro più selvaggio e più rispettato prima che entrasse, tra l'altro nella sua parte più suggestiva, nel parco. Io vorrei veramente capire quale sia la logica che sottende la cura del parco: turistica e commerciale o davvero ambientalista? A me sembra di poter esprimere questo dubbio, che noi valdostani siamo così tanto assuefatti alla bellezza da non averne un reale rispetto e una sincera preoccupazione, per lasciarlo così com'è ai nostri figli e nipoti, affinché possano goderne come ne abbiamo goduto noi, prima che qualcuno potesse scoprire quanti bei soldi si possono fare sfruttando all'inverosimile le acque dei torrenti.

Assessore, le pongo questa domanda a cui non trovo risposta. Ma scusi, poniamo per assurdo che non vi sia alcuna reale incongruenza tra le cartine, come le hanno spiegato e certificato i suoi tecnici, ma qual è la logica? Scusi, questa è una domanda logica! Qual è la logica per la quale il gioiello del parco, che è il torrente Chalamy, è fuori dal parco? Io questo non lo capisco! Non so se voi lo capite, boh! Insomma, io me ne dispiaccio nel profondo per il nostro ambiente, che meriterebbe un rispetto reale, una nuova sensibilità, per chi questi principi li incarna e non li dice soltanto, per i tantissimi escursionisti che quel giorno insieme a me si sono davvero riempiti gli occhi di meraviglia. Se mi può, in una qualche altra occasione, perché adesso non c'è più tempo, risolvere questa incongruenza io le sarò grata.