Oggetto del Consiglio n. 399 del 6 febbraio 2019 - Resoconto
OGGETTO N. 399/XV - Approvazione di mozione: "Impegno a riconvertire il Collège Saint-Bénin in struttura convittuale".
Rini (Presidente) - Punto 49 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola alla collega Pulz.
Pulz (ADU VDA) - Con un'interpellanza, presentata in aula lo scorso 20 dicembre, avevamo già richiamato l'attenzione sull'antico blasonato Collège de Saint Bénin de Rue Boniface Festaz, per oltre tre secoli centro di spicco della cultura valdostana. Il Collège, come sappiamo, è stato ceduto dal Comune di Aosta alla Regione tramite convenzione e da tempo si sta valutando la possibilità di riconvertire il Saint Bénin in convitto. Vi è, a questo proposito, uno studio di fattibilità, assegnato l'anno scorso dall'Assessorato istruzione e cultura, con richiesta di approfondimento tecnico all'Assessore alle opere pubbliche. Presso il Convitto regionale Federico Chabod di Aosta, con gli attuali 452 ospiti, è stato raggiunto il tetto massimo di accoglienza in base alle normative sulla sicurezza e si rileva la carenza di posti letto per gli alunni, in particolare quelli residenti nelle vallate laterali, nonché di spazi per i semiconvittori.
Abbiamo già più volte richiamato in quest'aula l'allarmante dato dell'abbandono scolastico, che purtroppo coinvolge in Valle d'Aosta ben il 15 percento dei ragazzi in età scolare. Tra le concause potremmo anche rinvenire le esigenze insoddisfatte delle famiglie di servizi di assistenza, con conseguenti ricadute negative su quelle che sono sempre già delle scelte difficili per l'orientamento scolastico dei ragazzi.
Vorrei, inoltre, ricordare, anche se questo forse può sembrare un dettaglio rispetto all'insieme dell'argomento, però vorrei ricordare che proprio a causa della mancata disponibilità di un collegio d'appoggio, la Valle d'Aosta ha dovuto rinunciare alla presenza di un liceo internazionale. Questo lo dico con grande dispiacere, perché si tratta di una prestigiosa struttura diffusa di fatto su tutto il territorio nazionale che sta formando la sensibilità europea delle nuove generazioni, con una didattica innovativa e plurilingue.
Abbiamo verificato che per il Liceo scientifico Edouard Bérard, i lavori per la messa in sicurezza in base alla normativa antisismica dureranno probabilmente un triennio e quindi il liceo continuerà a non disporre di spazi sufficienti per ospitare, anche una volta che i lavori saranno terminati, il liceo linguistico, che dovrà continuare a occupare le aule del Convitto Chabod. Sembra, inoltre, improbabile, anche se pure questo in fondo è un dettaglio ancora più marginale rispetto al precedente, l'ipotesi di poter accogliere nel Collegio Saint Bénin, una volta ristrutturato, l'ASIVA, l'Associazione sport invernali Valle d'Aosta. In generale comunque diciamo che un uso promiscuo degli spazi non sembra la soluzione migliore, mentre in questo caso il corpo staccato del Saint Bénin, quello adiacente al convitto, potrebbe essere molto utilmente trasformato in mensa, perché attualmente i turni di pranzo sono risicati, ma noi sappiamo che il pasto è un momento educativo e, se consumato in gran fretta perché bisogna lasciare subito il posto ai coetanei, agli altri ragazzi, giustamente affamati dopo le lezioni scolastiche, il pranzo stesso perde il suo valore conviviale.
Infine, sempre nell'ottica di fare una proposta in un momento in cui le risorse finanziarie sono limitate, vorremmo dire che vi sono interi centri storici urbani che hanno ripreso nuova vita proprio grazie a efficaci progetti realizzati con il Fondo sociale europeo: mi viene in mente, per esempio, il centro di Trapani, che ho avuto occasione di visitare.
Con questa mozione chiediamo che il Governo si impegni a dare mandato agli uffici regionali competenti, perché venga studiato uno specifico progetto che permetta di trovare i finanziamenti necessari, utilizzando anche il Fondo sociale europeo, per poter intervenire nel più breve tempo possibile sulla riconversione del prestigioso Collège de Saint Bénin, in modo da poterlo trasformare in struttura convittuale, data la vicinanza e la prossimità con il Convitto Federico Chabod. In questo modo raggiungeremo due scopi: il primo di colmare questa grave carenza di servizi, che sono correlati all'istruzione; il secondo, molto importante, di riqualificare un'area centrale della città di Aosta che merita, noi crediamo, tutta l'attenzione del Governo regionale.
Presidente - Ha chiesto la parola il vicepresidente Distort.
Distort (LEGA VDA) - Ringrazio la collega Pulz per avere portato all'attenzione dell'aula questo tema estremamente importante, che raccoglie due elementi, due argomenti fortemente collocati e collegati tra di loro: uno è la funzione del convitto e l'altro è la tutela dell'utilizzo degli spazi, con annesso il tema della tutela del bene architettonico (mi riferisco all'edificio storico). Vorrei dare semplicemente il contributo mio, a nome del gruppo Lega, per integrare, senza con questo riconoscere delle lacune nella sua esposizione, nella sua mozione, però integrare, portando un arricchimento a questo tema per ribadirne l'importanza.
Parliamo di due edifici adiacenti. Vorrei spostare l'argomento non tanto sulla funzione, che è stata spiegata in maniera ottima da parte sua, collega Pulz, e vorrei semplicemente puntare l'attenzione sull'aspetto dell'edificio, sull'architettura, sul senso dell'immobile e sull'approccio progettuale. Parliamo di due edifici che sono adiacenti e sostanzialmente diversi. Parliamo di un edificio, l'attuale sede del Convitto Federico Chabod, costruito negli anni Sessanta: è un organismo edilizio che al momento ospita anche, come ha detto lei, il liceo in sede provvisoria. L'edificio a fianco risale all'anno Mille, è una pagina di storia che conosciamo, senza bisogno che io mi soffermi. Rendiamoci conto che stiamo parlando di mettere in dialogo due edifici di diversa vocazione, perché di questo si tratta, perché gli edifici non sono dei semplici contenitori di ambienti e funzioni, gli edifici sono una risposta articolata al bisogno di spazio costruito e, come tali, rispondono a un ambito che non è soltanto quello dell'edilizia, del costruire, del reperire spazi, ma rispondono all'espressione di un'antropologia, di una sociologia, di una economia, di una meccanica, di un'estetica; questi sono tutti ambiti che riguardano i fabbricati. Chiaramente vi sto accennando dei temi di teoria dell'architettura, ma il fatto che sia teoria dell'architettura, non vuol dire che sia qualcosa che sta su nelle nuvole, e mi conforta vedere annuire il collega architetto, Assessore. Effettivamente la situazione è questa, l'edificio esprime un ruolo semantico, un significato, quindi non tutti gli edifici sono in grado di contenere qualunque funzione. A questo sono arrivati gli esponenti della corrente funzionalista, i funzionalisti, coloro che hanno portato all'estremo l'uso funzionale degli immobili: loro stessi sono arrivati a considerare che non qualunque funzione può essere inserita in un qualsiasi edificio.
Questo lo dico semplicemente perché il tema dell'utilizzo dei fabbricati è estremamente importante. L'utilizzo del Saint Bénin, fatto in un certo modo, con una certa lungimiranza, può essere sicuramente uno degli ultimi tasselli di cucitura e di costruzione del tessuto urbano, dell'immagine urbana di Aosta, del livello di civiltà di una società. Per cui o viene eseguito un passo corretto, oppure si realizza un errore sintattico, che ha ripercussioni su tutti quei temi, sull'antropologia, sulla sociologia, sull'economia, sulla cultura, sulla meccanica, sull'estetica. Questo significa che noi ci troviamo a trattare un bene estremamente delicato ed estremamente irripetibile, che è un bene culturale, un edificio dell'anno Mille, un edificio che si porta dietro una storia immensa.
A questo si unisce tutto il livello e tutto l'impegno, tutto l'umano ingegno e la buona volontà messa in atto da chi gestisce la funzione all'interno del convitto. Ho avuto anch'io modo di incontrare il personale impiegato nella struttura e ho percepito quello che io ripeto in tante situazioni: "il senso eroico", perché tale è e così va raccontato. È la dedizione totale di chi sta lavorando all'interno della struttura del convitto, che ci sta credendo fino in fondo, quindi, in nome del merito che si porta dietro questo impegno e del livello, dell'altezza, della profondità culturale del bene storico, noi dobbiamo eseguire un intervento mirato, fatto e portato avanti con i passi necessari, con tutta l'attenzione dovuta.
L'esigenza è urgente, sappiamo benissimo che l'esigenza di spazio è urgente. Ci sono un sacco di domande che ogni anno vengono rifiutate e quindi stiamo parlando anche di un disegno di società, del progetto di una società che impedisce a ragazzi che provengono dalle Valli, da posizioni dislocate rispetto alla centralità di Aosta, di potere usufruire del convitto e, come tale, impedisce loro la possibilità di accedere o di proseguire gli studi. Quindi, c'è un ruolo oltretutto etico per quello che è un disegno di società e c'è una risposta da dare: la risposta alla nostra attenzione che poniamo alle comunità montane, alle comunità dislocate rispetto al centro cittadino. Questa esigenza è chiara ed è urgente, ma l'urgente deve essere trattato con attenzione, con professionalità, facendo ricorso a tutte le nostre capacità, per poter rispondere in maniera corretta, perché all'urgente non si risponde con la fretta, però bisogna rispondere. Bisogna rispondere e prendere almeno iniziative progettuali.
Sotto questo punto di vista io mi soffermo e porto la mia discussione sull'ambito progettuale. È estremamente importante che venga avviata al più presto possibile un'azione progettuale. Mi conforta sapere che è già stato fatto uno studio preliminare, di cui io purtroppo al momento non ho ancora potuto avere visione. È ovvio che mi fa piacere e quindi probabilmente il mio discorso, a seguito dell'esame di questo studio, potrà avere ulteriori approfondimenti. Però in ogni caso è estremamente necessario che ci sia il migliore approccio possibile, che presuppone un iter progettuale, la messa in atto di una dinamica di progetto e la presa in considerazione dei contenuti base del progetto stesso. Per quanto riguarda l'iter, io ritengo che sia estremamente importante che si proceda attraverso quanto è espresso e contenuto nel decreto legislativo 50 del 2016, Codice unico per i lavori pubblici, e si possa fare riferimento a quanto espresso nell'articolo 154, comma 5, vale a dire del concorso progettuale in due fasi. Vedo l'assessore Borrello che mi guarda con lo sguardo di chi ha capito perfettamente dove voglio arrivare. È estremamente importante, perché questo è un messaggio e significa assumere l'ottica giusta. La parola iter in latino è il sentiero, la strada, il percorso. La meta la sappiamo: è risolvere un problema, una criticità e tutelare un fabbricato storico. L'iter è assolutamente importante, perché non c'è una neutralità nella scelta della strada. La scelta della strada è fondamentale per arrivare alla meta, l'iter è importante. Questo è un primo punto che vorrei aggiungere come contributo e come emendamento all'ottima iniziativa: aderire a un'iniziativa concorsuale attraverso un concorso di progettazione in due fasi.
Adesso mi riferisco all'intera Giunta e all'Assessore di competenza, che mi pare sia l'Assessore all'istruzione. Noi sappiamo che esistono dei problemi, noi sappiamo che c'è un'esigenza, c'è una disponibilità di risorse scarse dal punto di vista economico e c'è la difficoltà di dovere gestire l'attuale uso promiscuo dell'edificio del convitto anche a sede provvisoria del liceo. Però è estremamente importante, a mio parere, che si faccia chiarezza su alcuni punti. Il primo punto: riprendo il discorso della semantica dei fabbricati. Questo vuol dire che abbiamo un fabbricato degli anni Sessanta, che è omogeneo: è un organismo edilizio articolato, ma è comunque omogeneo e, come tale, la sua vocazione è quella di contenere una destinazione omogenea. Quindi tutto il fabbricato a livello progettuale, con i tempi del progetto e con i tempi di cantierabilità, però a livello progettuale è necessario che tutto il volume dell'edificio degli anni Sessanta sia utilizzato con un'unica destinazione, quella del convitto, proprio perché c'è un bisogno immenso di spazio. Quella è una localizzazione che ha un senso e una gerarchica, quindi quell'attività e quella destinazione d'uso devono saturare gli spazi disponibili. Una volta saturati gli spazi disponibili, la progettazione si occuperà di affrontare, sempre nella stessa fase di progetto, anche l'utilizzo di spazi del fabbricato storico. Questo è l'iter di rispetto, la ratio, la razionalità che sta alla base di un progetto coerente con il senso di utilizzo di un fabbricato e il senso di tutela di un fabbricato storico.
Ho accennato al concetto della cantierabilità. All'interno del progetto deve essere contenuta una previsione di cantierabilità, con l'impiego di un avanzamento dei lavori che proceda per fasi, in modo tale da consentire l'individuazione di uno spazio per collocare il liceo; ovviamente la sede naturale è quella dell'edificio adiacente. Si tratta comunque di risolvere un problema di edilizia scolastica, di avere la possibilità di gestire i tempi necessari per risolvere il problema dell'edilizia scolastica e, nello stesso tempo, avere chiaro un obiettivo finale. Questo è l'agire corretto, che nulla toglie alla mozione e solo aggiunge. In tale linea, a questo punto, io ho preparato, a nome del gruppo Lega, un emendamento per integrare quanto espresso dalla collega Pulz nell'impegnativa.
Leggo l'emendamento, ma lo faccio avere alla collega Pulz e ne faccio avere copia all'assessore Certan. Recita rispetto a quanto espresso dalla mozione: "Impegna il Governo a dare mandato ai competenti uffici regionali, affinché venga attivata nel più breve tempo possibile una procedura concorsuale di progettazione in due fasi, ai sensi del decreto legislativo 50 del 2016, articolo 154, comma 5, sulla riappropriazione e adeguamento di tutto lo spazio, compreso nell'edificio omogeneo del Convitto Federico Chabod, edificato nei recenti anni Sessanta - quindi l'utilizzo di tutto quel volume - e sulla riconversione del prestigioso Collège de Saint Bénin in un'unica e organica struttura convittuale, data la relazione di prossimità di entrambi gli edifici, al duplice scopo di colmare la grave carenza di servizi correlati all'istruzione e di riqualificare un'area centrale del tessuto urbano di Aosta, che merita tutta la sensibilità e l'attenzione del Governo regionale". Come vede, collega Pulz, non ho stravolto minimamente la sua impegnativa, l'ho semplicemente integrata. Ho ritenuto di omettere il richiamo ai Fondi sociali europei semplicemente perché non sono a conoscenza e probabilmente l'Assessore dovrà dire qualcosa sul reperimento dei fondi, ma diciamo che non è quello l'elemento chiave, mi pare di capire, della mozione.
In conclusione, questo è un approccio maturo e competente, non perché lo dico io, ma perché lo consiglio vivamente a quest'Aula, a una classe politica che sia degna di amministrare la comunità valdostana. Mi aspetto quindi che tutta l'Aula, a partire dal Governo della Regione, sia in grado di capire questo spirito e accolga la mozione così come proponiamo di emendarla.
Concludo con una citazione di un autore anonimo: "Quello che non osi oggi, è un rimpianto che avrai domani". Vorrei che questa frase diventi per noi uno stimolo e non un giudizio.
Dalle ore 18:30 assume la presidenza il vicepresidente Rollandin.
Rollandin (Presidente) - La parola al collega Restano.
Restano (GM) - Devo dire che sono un po' in imbarazzo a intervenire dopo la collega Pulz e il collega Distort, perché io mi esprimo in maniera più basica e vengo da un ambiente rurale. Provo anche una certa emozione, però cercherò di mettere insieme quattro parole per portare il mio umile contributo a questa discussione, che ritengo importante e attuale. Ringrazio la collega per avere presentato questa mozione, che ci permette di discutere di temi che in quest'aula sono già stati affrontati, come anche in apposite commissioni e studiati ad hoc, ma che sono partiti da molto lontano.
La mozione tocca sicuramente l'aspetto della formazione, tocca l'aspetto dell'assistenza, quindi la permanenza dei ragazzi nei periodi di alimentazione e sostentamento che, come abbiamo detto prima, sono ugualmente formativi e conviviali per alcuni aspetti; tocca l'aspetto sportivo, che personalmente mi vede più vicino, e tocca, come ha ben detto il collega che ha parlato prima di me, il recupero di beni immobili, peraltro vincolati, in pieno centro di città. Quindi vi è quasi l'obbligo dell'amministrazione pubblica di incentivare questi importanti recuperi, per dare nuovo impulso alla nostra città, non solo dal punto di vista architettonico, ma anche commerciale.
Io mi vorrei soffermare su uno dei punti che lei, collega, ha toccato. L'abbinamento dello sport con l'attività scolastica e formativa è un argomento già trattato da tanti anni e che, a parte certi momenti marginali, ha visto partecipi l'attuale Presidente della Regione in qualità di consigliere del comitato valdostano e il sottoscritto come allenatore, all'epoca, di sci nordico. Effettivamente c'era stato un interesse per una collaborazione con il Convitto Federico Chabod, quando il direttore del convitto era uno sportivo, Carlo Champvillair, e avevamo avuto dei contatti per sfruttare questo importante stabile e questa importante struttura anche per gli studenti sportivi.
Avevamo avanzato questa proposta, perché in altre regioni, mi riferisco all'Alto Adige, al Veneto e alla Lombardia, si erano avviati dei percorsi di questo tipo che, ahimè, per quanto riguarda la nostra regione avevano visto una brusca interruzione in passato. Con il passare del tempo c'è stata un'evoluzione. I licei a indirizzo unico per gli sportivi hanno perso un pochino il loro fascino, anche perché, soprattutto chi praticava gli sport invernali, una volta era visto quasi alla pari di uno yeti, di un abitante solo dell'alta montagna, mentre oggigiorno il tentativo è di portarlo a vivere con tutti gli altri studenti, dando la facoltà di frequentare gli istituti che ritiene più opportuni, ma di agevolare i momenti fuori dalla struttura scolastica, quindi il momento di studio e il momento del recupero, e permettere di vivere una vita insieme a tutti gli altri. Aosta è l'ambiente più confacente per sviluppare un convitto di questo tipo, perché permette ai praticanti di sport invernali, per le discipline dello sci alpino di andare verso Pila o Courmayeur, oppure di svolgere altre discipline, come per esempio lo sci nordico, trovando a breve distanza gli impianti, e anche per le nuove discipline emergenti siamo strutturati nelle vicinanze della città per poter dare i dovuti servizi. L'approccio era stato di questo tipo.
Tutto questo, ahimè, accadeva nel 1995. Già all'epoca la struttura del Convitto Federico Chabod era totalmente occupata, non vi erano dei posti liberi ed era impossibile avviare un'attività del tipo da noi proposto. Doveva essere solo un'attività di tipo sperimentale, perché gli atleti che praticano lo sci nordico sono in numero ridotto e si tentava di avvicinare gli atleti che provenivano dalle vallate più lontane, tipo la vallata di Gressoney. Non fummo in grado di portare a compimento il discorso, che poi fu ripreso a metà degli anni 2000 circa, quando sbocciò, attraverso l'interesse dell'allora assessore Viérin, il progetto École des neiges che, devo dire sinceramente, era un pochino diverso dall'obiettivo primario che ci eravamo proposti noi, ma che comunque andava verso l'utenza, dando un servizio diverso rispetto a quello che fino a quel momento c'era.
Devo però dire che l'obiettivo dei giorni nostri è ancora un altro, perché in Valle d'Aosta, dagli anni Settanta, Ottanta, Novanta a oggi, il panorama degli atleti che frequentano gli istituti delle scuole superiori è completamente cambiato. A mio modo di vedere non dobbiamo più parlare di atleti degli sport invernali, ma dobbiamo interessare tutti gli atleti, tutti gli sportivi. Abbiamo chi pratica gli sport del ghiaccio, abbiamo chi pratica l'outdoor: tutta una serie di atleti che meritano le dovute attenzioni.
Siamo sicuramente d'accordo per il recupero del Convitto Federico Chabod. Devo permettermi sommessamente di dirle che mai da parte della dirigenza ASIVA, per quanto mi ricordi io, è stato pensato di inserire la sede dell'associazione all'interno del convitto, che ha tutto un altro compito rispetto a quello di agevolare gli studi degli atleti: sono d'accordo con lei, lì dovrebbero trovare sede e alloggio tutti gli atleti della Valle d'Aosta che vogliono svolgere lo sport a un certo livello.
I numeri sono molto elevati. Solo nell'ambiente degli sport invernali, contando il quinquennio per singolo settore, possiamo pensare di coinvolgere da quaranta a cinquanta atleti, moltiplicato per quattro settori, arriviamo a duecento. Andrebbero anche in questo caso fatte delle selezioni, però a mio modo di vedere dobbiamo partire. Quindi quello che lei ha proposto lo accolgo e lo accogliamo a braccia aperte. Da qualche parte bisogna partire, però tenendo conto di queste criticità.
Altra criticità è la volontà degli atleti, perché all'epoca abbiamo fatto un sondaggio e, guarda caso, gli atleti provenienti da più lontano sono quelli che subito ci hanno risposto negativamente, dicendo che preferivano ogni giorno uscire dalla scuola di Verrès, essere presi, portati a sciare a Courmayeur, riportati a tarda sera a Pont-Saint-Martin e risalire in autostop a Gressoney; questo ci ha lasciati un po' sbalorditi. Però anche in questo caso, come in quello dell'alimentazione, bisogna avviare un percorso di sensibilizzazione e di formazione, facendo capire che lo stare insieme, il lavorare insieme, porta dei vantaggi ai nostri ragazzi e alle loro famiglie. Non è un percorso semplice, condivido però che urge partire: da qualche parte dobbiamo partire, altrimenti rimaniamo indietro rispetto all'offerta di altre regioni. Ci sono dei valdostani che frequentano la scuola di Malles, come anche dei piemontesi, che si trova a oltre cinquecento chilometri da qua ed è un liceo di lingua tedesca. Questo solo per fare capire quanto noi siamo in ritardo.
Però mi permetta, senza averne alcuna competenza, voglio sottolineare una cosa che è data dal mio vissuto. Generalmente gli atleti che si impegnano molto nello sport con buoni risultati, fanno altrettanto nella scuola e ottengono altrettanti buoni risultati. Le posso portare degli esempi che hanno frequentato la scuola dove lei insegna, che sono stati dei validissimi atleti, che poi di professione hanno fatto gli atleti e che si sono laureati brillantemente. Questo perché l'impegno sportivo permette di sviluppare delle capacità organizzative che poi trovano in concreto soluzioni anche all'interno del momento scolastico e di apprendimento. L'abbandono scolastico direi che non bisogna mai legarlo all'attività sportiva. Sempre tornando nel concreto, invece, abbiamo avuto casi di ragazzi che hanno abbandonato lo studio per impegnarsi maggiormente nell'attività sportiva e che poi puntualmente sono falliti anche nello sport. Quindi direi che criticare o aprire delle analisi critiche sull'impegno della scuola verso gli sportivi è un errore. Noi dobbiamo agevolare l'attività di recupero e di studio dei nostri atleti, attraverso delle iniziative quale è quella che lei ha proposto.
Devo dire, ritornando a vecchi argomenti che non voglio richiamare, che impegnare i nostri ragazzi nello studio e nello sport è un'attività di prevenzione della salute, è un'attività di avvicinamento e di formazione ai corretti stili di vita, che poi concretamente, come ho avuto già modo di dire, dà alla collettività la possibilità di spendere meno soldi in cure, ma soprattutto anche verso quei fenomeni di piccola criminalità che poi sfociano magari in attività diverse che coinvolgono o che sfiorano quotidianamente tutti i nostri ragazzi. Quindi, noi di Area Civica - Pour Notre Vallée e del Gruppo misto siamo convinti sostenitori di quanto lei ha proposto, anche se vediamo delle criticità in questo, altrimenti si sarebbe già fatto prima. Non ultimo, trovare i fondi, come probabilmente le dirà l'Assessore interessato. Però da qualche parte dobbiamo partire, quindi la ringrazio dell'iniziativa, che troverà sicuramente il nostro appoggio.
Presidente - Ha chiesto la parola la collega Morelli, ne ha facoltà.
Morelli (ALPE) - Je tiens à donner également ma contribution sur ce thème, après les interventions cultivées et savantes des collègues qui m'ont précédée et la contribution également utile sur le terrain pratique du collègue Restano. Le Collège Saint Bénin est connu par tout le monde plutôt pour les activités d'exposition qui se tiennent maintenant, mais le Collège Saint-Bénin a eu un passé culturel et didactique très important. Cet édifice a représenté pendant des siècles une importance culturelle pour notre région qui ne mérite pas d'être oubliée.
Permettez-moi de faire un petit aperçu historique. Le collège a été institué par lettre patente de Charles-Emmanuel Ier de Savoie en septembre 1595 et il était à l'origine une fondation monastique appartenant aux chanoines du Grand Saint Bernard. Les cours du collège ont commencé en 1604 et comprenaient des classes de grammaire, de rhétorique et d'humanité, avec des professeurs ecclésiastiques et laïques. Pendant presque trois siècles- je cite le professeur Colliard dans La culture valdôtaine au cours des siècles - ce célèbre institut connut une vie glorieuse, en accueillant aussi dans son enceinte de nombreux étudiants étrangers, et revêtit une importance fondamentale pour l'histoire de la culture locale et l'affermissement de la langue française. De ce collège est sortie toute la classe dirigeante valdôtaine, ecclésiastique et laïque, jusqu'à la fin du dix-neuvième siècle et son influence, comme centre de formation de la conscience civique valdôtaine, est d'une incalculable valeur. C'est en vertu du décret royal du 20 mars 1924 que la Commune d'Aoste (elle l'est encore) est nommée administrateur du patrimoine de la fondation mentionnée.
J'ai particulièrement à cœur le Collège Saint Bénin, comme peut-être d'autres collègues dans cette salle, pour y avoir fréquenté l'école supérieure et j'ai des souvenirs extrêmement agréables de cet édifice ancien dans lequel on respirait vraiment une atmosphère particulière, que je crois les étudiants de l'institut pour géomètres, qui se sont déplacés dans un édifice bien plus moderne et bien plus performant, n'ont pas eu l'occasion de respirer.
Après le déplacement de l'institut pour géomètres, qui avait occupé le Saint Bénin pendant quelques décennies, le collège a été destiné pour ce qui concerne la chapelle à devenir siège d'expositions, même très importantes. Aujourd'hui encore il est le siège d'expositions et maintenant il abrite une exposition de Jacovitti. Pour le reste, toute l'aile occidentale, à l'exception de quelques salles de classe qui sont destinés à entrepôt et peut-être à quelques bureaux encore, toute l'aile l'occidentale et sûrement sous utilisée, ce qui est regrettable car le Collège Saint Benin est un témoin important de notre histoire culturelle et linguistique, d'autant plus qu'il est situé en plein centre, dans une position extrêmement favorable, à côté justement d'écoles importantes et de l'internat Chabod.
Donc une histoire et une position absolument privilégiées qu'il est juste de valoriser. Du Collège Saint Bénin nous nous sommes occupé maintes fois pendant ces années: avec le collègue Bertin, dans la législature passée, mais même dans la législature d'avant. Le fait qu'aujourd'hui encore nous concentrions notre attention sur cet institut et sur la nécessité de lui donner une destination est la démonstration du fait que les choses probablement ne sont pas aussi simples, mais il faut avoir de la conviction dans l'action administrative et donc je crois que soutenir votre motion, collègue Pulz, est sûrement de l'intérêt de toute cette salle. D'ailleurs il a déjà été rappelé qu'il existe déjà une étude de faisabilité et le fait de destiner cette structure à devenir un agrandissement du Convitto Federico Chabod, je crois que remplirait en plein la fonction et la destination, car cet édifice est lié à une destination qui concerne les jeunes et l'éducation en particulier. Donc même comme groupe ALPE nous vous remercions pour cette initiative, qu'évidemment nous soutenons.
Presidente - Altri che intendono prendere la parola? Assessore Certan, prego.
Certan (ALPE) - Collega Pulz, credo che sulla mozione che lei ha presentato, ma già sull'interpellanza che in uno degli ultimi Consigli lei aveva proposto, avevamo condiviso molti punti, quindi la sua iniziativa di oggi vede, come abbiamo potuto sentire, tutta l'aula interessata e partecipe. È una tematica che, come ha ricordato la collega Morelli, è stata nel corso delle diverse legislature più volte affrontata e sulla quale spesso ci sono state delle convergenze, ma forse il problema è stato che non abbiamo mai trovato le risorse per poter lavorare su questo polo scolastico.
Ringrazio tutti i colleghi che sono intervenuti con grande competenza in settori molto diversi. La discussione ha messo in evidenza quanto stia a cuore di tutto il Consiglio regionale il Collège de Saint Bénin che, come ha ricordato il collega Distort, è un complesso monumentale che ha anche un ruolo semantico. Credo che sia interessante questa visione che lei ha dato, proprio per il valore che questa parola ha dietro e tutti i vari aspetti, da un punto di vista antropologico, sociologico e anche estetico che lei ha richiamato, credo siano davvero di grande rilievo.
Intervengo prima della chiusura della discussione generale, perché come maggioranza chiederemmo alla collega Pulz se c'è una disponibilità a variare il testo della mozione; è una domanda che è stata fatta, portando degli emendamenti, anche dal collega Distort. Stiamo cercando di trovare una formula, affinché l'impegno sia condivisibile da tutte le parti. Credo che sia importante, come ha ricordato il collega Restano, non sottovalutare l'impegno economico che in questo momento non possiamo dire di poter assumere, perché la spesa richiesta è naturalmente assai elevata.
Non mi soffermerò su tutta la storia dell'immobile, perché è già stata ripercorsa dai precedenti interventi. Secondo la convenzione, i beni oggetto della convenzione stessa devono essere mantenuti, per quello che concerne l'ordinaria e la straordinaria manutenzione, a cura e a spese della Regione. Per questo la Regione si era impegnata a eseguire i lavori di manutenzione straordinaria per migliorie o per adeguamenti normativi edilizi. Lo studio di fattibilità che è stato richiamato, commissionato dall'Assessorato alle opere pubbliche nel 2015, ha evidenziato che l'immobile, dati i limiti dal punto di vista architettonico e storico artistico, non è idoneo a essere destinato a sede di scuole, bensì si presterebbe a una riconversione a convitto per studenti e, a mio avviso, è necessario anche tenere conto di quanto detto dal collega Restano riguardo al convitto sportivo. L'opzione di destinare una parte dell'eventuale ristrutturazione del Collège de Saint Bénin a convitto anche per gli studenti che svolgono attività sportive in modo agonistico, ci sembra interessante o comunque da esplorare. Poi è chiaro che bisognerà fare tutte le diverse valutazioni.
La cronica carenza, che la collega Pulz ha evidenziato, di posti letto e posti per i semiconvittori nel capoluogo regionale, soprattutto negli ultimi anni, la necessità di ampliare l'offerta dei servizi residenziali per gli alunni delle scuole secondarie di secondo grado, la contiguità del complesso del Collège de Saint Bénin alla sede del convitto regionale, la conseguente possibilità di collegare funzionalmente i due edifici e gli esiti positivi dello studio di fattibilità, sono elementi che hanno concorso a fare ritenere che l'intervento di riconversione a convitto del Saint Bénin sia una delle priorità in sede programmatoria dell'Assessorato alla istruzione e università, in collaborazione con l'Assessorato al turismo e beni culturali, poiché essendo un bene monumentale dobbiamo anche tenere conto di queste sue caratteristiche, e con l'Assessorato alle opere pubbliche.
L'affidamento di un incarico di progettazione, come prevede la mozione, tuttavia presuppone, secondo le regole di contabilità pubblica, la disponibilità delle risorse per l'esecuzione dell'intervento, che devono ancora essere trovate; è per questo che le chiediamo di poter condividere un impegno diverso. La formulazione della mozione nella parte legata al fondo europeo, trovo sia un'opzione e una possibilità da valutare, ma non può essere definita adesso, soprattutto perché le risorse del Fondo sociale europeo dell'attuale programmazione sono già state allocate e peraltro non sono destinabili a investimenti, ma alla formazione. È mio intendimento attivarmi concretamente per reperire nel prossimo futuro i fondi regionali o comunitari per dare corso a questo intervento, della cui importanza e necessità siamo tutti fermamente convinti. Lo abbiamo detto, ma crediamo che ci siano anche tutta una serie di priorità e, come strutture dell'Assessorato, dovremo a breve, appena avremo proceduto alla riorganizzazione, rivedere tutta la pianificazione e la programmazione dell'edilizia scolastica. Quindi l'impegno che ci assumiamo, in sede di pianificazione e programmazione, è di inserire anche questo intervento - credo con questo di dare una risposta al collega Distort - e sarà in quel momento che definiremo meglio tutti gli aspetti che lei ha evidenziato nel suo intervento e che credo siano assolutamente da tenere in considerazione, proprio per il ruolo che hanno avuto storicamente. Io parlerei del ruolo avuto dall'intero polo scolastico, perché il Lycée Bérard, il Convitto Federico Chabod, l'istituto Manzetti e poi questo edificio monumentale del Saint Bénin creano in realtà un polo scolastico ormai da secoli. Credo che vadano davvero tenute in considerazione, in sede di programmazione, tutte quelle caratteristiche che lei ha riconosciuto. Chiederei di potere interrompere i lavori, dopo l'intervento del collega Borrello, per eventualmente concordare con la firmataria alcune modifiche e per poter procedere poi alla votazione.
Presidente - La parola all'assessore Borrello.
Borrello (SA) - Prima di procedere alla sospensione per cercare di trovare una sintesi su un tema che è importante, mi permetto di fare un passaggio di carattere generale rispetto all'importanza della programmazione nel momento in cui si vanno a definire gli interventi a livello delle proprietà pubbliche. Ci sono tutta una serie di problematiche a livello di gestione delle infrastrutture dal punto di vista strutturale e sismico, con tutta una serie di criticità che emergono, visto il perdurare della diluizione temporale rispetto alla realizzazione delle opere. Parlo dei ponti, parlo delle scuole, parlo anche delle strutture bibliotecarie, oppure di altre sedi di strutture sul territorio regionale. Da qui si fa una valutazione di carattere generale sull'importanza della programmazione negli interventi che si vanno a decidere, perché da una parte c'è il discorso della programmazione, dall'altra parte c'è l'analisi e la gestione dell'emergenza. Abbiamo avuto l'esempio - ne abbiamo discusso proprio in questi giorni - del problema della scuola di Pont-Saint-Martin, che è una emergenza per la quale abbiamo dovuto distrarre dei fondi, che erano destinati ad altri interventi già programmati, per affrontare l'imprevisto. Da qui la necessità - questo è un appello che io faccio ai colleghi consiglieri - di cercare di analizzare le problematiche a 360 gradi, non facendosi "accecare" dall'analisi dell'immediato, ma cercando di programmare gli interventi.
Allora ben venga l'iniziativa che lei, collega Pulz, ci pone in essere rispetto a questa necessaria valutazione sulla programmazione. L'emergenza la gestiamo, come abbiamo fatto per quanto riguarda Pont-Saint-Martin in maniera coordinata e condivisa e con la consapevolezza che le risorse non sono infinite, però dall'altra parte non dobbiamo dimenticare il contesto della programmazione. Ben venga la sua iniziativa e ben venga quello che ha detto il collega Distort, perché - cerco di volare alto - in un contesto di emergenza non si riescono a fare delle valutazioni sul carattere della riqualificazione urbanistica, ma dove c'è la possibilità di valorizzare parti della città, parti della regione, avendo il tempo di studiare quello che potrebbe essere il disegno dell'Aosta futura, nel caso specifico, ben venga cercare delle ipotesi legate a una procedura di progettazione concorsuale, perché vuol dire che noi in questo momento stiamo facendo buona amministrazione, e stiamo lanciando lo sguardo oltre la programmazione della gestione del nostro assetto urbanistico. Ben venga questo tipo di iniziativa, sempre in un contesto di programmazione.
Apprezzo molto l'idea di cercare di prevedere gli interventi del prossimo quinquennio a livello infrastrutturale, perché poi le scelte e i segni che lasciamo sul territorio li vedremo per i prossimi trenta, quarant'anni. Questo è sicuramente un aspetto che condivido e ringrazio i proponenti. Penso che, se c'è la volontà a livello politico di trovare un momento di sintesi, questo sia ben accetto, come ha ben detto la collega Certan, con la consapevolezza che le risorse infinite non ci sono e non esistono. Quando si ha un ruolo nell'esecutivo, per onestà intellettuale, a volte bisogna fare delle scelte, che a volte possono essere anche preclusive rispetto ad alcune valutazioni. Io ringrazio i proponenti e ringrazio anche per il dibattito.
Presidente - C'è la proposta di prevedere una breve sospensione per analizzare le eventuali modifiche alla mozione presentata dalla collega Pulz. Se è così, credo possa essere fatto dai responsabili, che hanno già parlato, in modo da trovare un accordo sulla mozione nel suo complesso. La seduta è sospesa per alcuni minuti.
La seduta è sospesa dalle ore 19:15 alle ore 19:22 e dalle ore 19:22 assume la presidenza la presidente Rini.
Rini (Presidente) - Riprendiamo i lavori. C'è un testo emendato della mozione. Ha chiesto la parola l'assessore Certan.
Certan (ALPE) - Propongo le modifiche che sono state condivise. Nella parte delle premesse abbiamo eliminato il quinto paragrafo che inizia con "verificato che il Liceo scientifico..." fino a "... necessiterebbe", che contiene anche la parte riguardante l'ASIVA. L'impegnativa nuova è: "Impegna il Governo a dare mandato ai competenti uffici regionali affinché venga studiata e presentata una procedura concorsuale di progettazione che permetta di inserire, nel più breve tempo possibile, la programmazione, fra i vari interventi di edilizia scolastica, della riconversione del prestigioso Collège Saint Bénin in una struttura convittuale (...) data la prossimità dello stesso con il convitto "Federico Chabod", al duplice scopo di colmare una grave carenza di servizi correlati all'istruzione e di riqualificazione urbanistica di un'area centrale della città di Aosta che merita tutta la sensibilità e l'attenzione del governo regionale.
Tengo anche a precisare che "nel più breve tempo possibile" non sarà, in questo caso, con la prima variazione di bilancio, poiché come abbiamo già detto abbiamo individuato come priorità - ma è stata individuata da tutto il Consiglio regionale - la scuola di Pont-Saint-Martin. Tuttavia, ci impegniamo nel corso della pianificazione di tutta l'edilizia scolastica a inserire questo tipo di procedura. La ringrazio, collega, ringrazio il collega Distort e i colleghi che sono intervenuti, perché hanno dato ai vari interventi una grande qualità.
Presidente - La parola alla collega Pulz.
Pulz (ADU VDA) - Ringrazio l'assessora Certan per tutta la collaborazione e ringrazio tutti voi, colleghi Distort, Restano, Morelli per gli apporti tutti diversi e importanti, che ciascuno ha ritenuto di offrire secondo la sua profonda sensibilità.
Prima che si proceda con la votazione della mozione con tutti gli emendamenti proposti, che sono assolutamente ragionevoli e che quindi accolgo molto volentieri, dico che apprezzo in particolare l'originale proposta della procedura concorsuale del collega Distort. Voglio solo aggiungere che, pur di fronte allo spettro del decremento delle iscrizioni alle scuole superiori, legate anche al dato realissimo del calo delle nascite, riteniamo questo investimento che si prospetta molto, molto opportuno, sia per recuperare appunto il simbolo stesso della cultura valdostana, proprio nel cuore di Aosta, sia per ovviare, come abbiamo detto, alla mancanza di spazi e di posti letti, secondo le esigenze anche legate al mondo sportivo che il collega Restano ha ampiamente esplicitato.
Aggiungo soltanto che, se pensiamo poi al collegio durante tutto l'anno, possiamo immaginare un suo uso molto flessibile. Per esempio, durante i mesi estivi il convitto risulta vuoto e quindi potrebbe offrire accoglienza, con un incremento del personale, come già in parte accade fino al mese di luglio, a gruppi giovanili: pensiamo a gruppi musicali, a gruppi sportivi o gruppi di altro genere, certo attinenti alle finalità del convitto stesso. Non posso, inoltre, non sottolineare quanto ho detto prima molto velocemente, cioè che questa carenza di un collegio ha ampiamente penalizzato il sistema scolastico valdostano negli anni. Abbiamo dovuto rinunciare alla creazione del liceo internazionale, mentre ad Aosta, proprio in mancanza di spazi in un collegio, si è poi optato per la creazione della sezione bilingue del liceo classico. Ora, molto in fretta vorrei soltanto dire che lì sono stati investiti ingentissimi denari per una tipologia di liceo che però è unica in tutta Italia, e questo non è sempre un bene, tanto che - forse lo sapete, anzi, lo sapete di sicuro - esiste presso il Ministero una commissione che si deve riunire soltanto per le prove specifiche per gli studenti valdostani. Quindi, diciamo che con la creazione di nuovi spazi e di nuovi posti letto, forse possiamo anche ripensare a delle scelte fatte in passato, non sempre del tutto felici. Manca appunto un liceo in grado di proiettare i nostri giovani in Europa, anzi, manca un liceo che possa contribuire all'urgente ripensamento dell'Europa stessa.
In conclusione, sono certa, come diceva anche l'assessore Borrello, non solo che a ogni cittadino, ma a ogni amministratore deve stare proprio a cuore il recupero di questo patrimonio storico e culturale degradato, a fronte per giunta del fabbisogno importante di spazi educativi. Vi ringrazio tutti per la collaborazione.
Presidente - La parola alla collega Minelli.
Minelli (RC-AC) - Intervengo brevemente per dichiarazione di voto e non voglio portare via dello spazio, perché il dibattito è stato ampio e articolato e c'è anche chi ha parlato, come il collega Distort, per quasi venti minuti, quindi sarò brevissima. La dichiarazione di voto è ovviamente a favore di questa mozione, con gli emendamenti che sono stati presentati, e siamo d'accordo con tutto quanto è stato detto.
Faccio solo una brevissima osservazione. È stato detto sia dall'assessore Borrello sia dall'assessore Certan che ci sono delle priorità in questo momento per quello che riguarda l'edilizia scolastica, quindi si dà la precedenza all'emergenza e questo mi fa particolarmente piacere, ma è certamente molto importante vedere le cose in prospettiva. Quindi il recupero del Collegio Saint Benin e gli altri interventi, che saranno posti in essere dall'Amministrazione, sono importanti.
In ultimo, proprio brevemente, voglio anche sottolineare quanto ho appreso e abbiamo saputo dalle delibere di Giunta: è stato dato l'incarico per l'affido della progettazione per quello che riguarda il futuro convitto del polo scolastico di Verrès. È un intervento che si inserisce in un ragionamento di prospettiva che riteniamo particolarmente importante e la realizzazione futura di quest'opera alleggerirà anche la pressione sul polo scolastico di Aosta, almeno in parte perché sappiamo bene che non tutte le tipologie scolastiche sono previste in Bassa Valle. Però questo intervento, accanto all'altro, va nella direzione di una progettazione che, speriamo, sarà fatta in tempi accettabili, anche perché quella zona ha bisogno urgente di una realizzazione. Quindi buono il lavoro che si sta facendo in questo senso.
Presidente - La parola all'assessore Certan.
Certan (ALPE) - Colleghi, volevo dire che nella lettura del testo emendato mi sono dimenticata di leggere: "...in una struttura convittuale anche destinata a sportivi". Ci eravamo dimenticati di segnarlo, giustamente il collega Restano l'ha fatto presente e l'abbiamo aggiunto. Il testo è stato scritto a più mani e ci scusiamo per la presentazione, ma credo che sia sicuramente interessante, perché dal dibattito è uscito comunque un'importante impegnativa.
Volevo anche ribadire che, per quanto riguarda il Fondo sociale europeo, non è che escludiamo a priori le risorse europee. Quello che avevamo chiesto era di non metterlo in questo impegno, anche perché potrà essere che nella prossima programmazione europea 2021-2028, che mi pare abbia anche degli assi destinati all'integrazione e all'inclusione, si possano trovare risorse per questo tipo di interventi. Quindi non l'abbiamo escluso, ma abbiamo chiesto, di concerto con l'assessore Bertschy, di non scriverlo in questo momento nell'impegnativa.
Presidente - La parola all'assessore Bertschy.
Bertschy (UVP) - Nell'intervenire a conclusione di questo dibattito, io credo che la cosa più importante sia il cuore dell'iniziativa, cioè il cercare di migliorare ancora di più l'attenzione dell'azione politica verso i giovani, verso le famiglie e soprattutto verso quei servizi che possono creare condizioni migliori per la qualità della vita dei giovani, quando devono frequentare la scuola.
In particolare, rispetto ai fondi europei e al fatto che oggi non era ancora corretto indicarli. Tra l'altro nella prima dizione si parlava di Fondo sociale europeo, ma non è quella la misura che potrebbe finanziare gli interventi. Forse la cosa più importante è quello che stiamo cercando di fare come Governo: creare e preparare documenti di programmazione che ci permettano poi di sviluppare la strategia europea. Queste iniziative vanno in quella direzione, dobbiamo farci trovare ai tavoli del negoziato di preparazione della strategia europea con documenti pronti e iniziative, che andranno poi verificate in termini di priorità, per poter sostenere la nostra necessità di sviluppo economico, di strategia di inclusione e di rispetto di tutte le generazioni, in particolare queste.
La cosa importante che ha sottolineato la collega Minelli e che noi abbiamo evitato di comunicare, anche perché in maniera più importante lo si farà con una iniziativa nella zona, è che non ci sono solo i soldi per la progettazione, ma anche per la realizzazione. Sono 4 milioni 400 mila euro che vanno a premiare un lavoro che negli anni i precedenti governi avevano iniziato, che era quello di cercare di creare un polo scolastico che permettesse di ottenere più indirizzi possibili, per fare sì che i problemi legati anche all'uscita dei nostri studenti dal territorio valdostano fossero così arginati. È l'idea di un polo importante, che però ha bisogno di servizi di trasporto e di servizi di convitto. Finalmente si potrà concludere la progettazione, iniziare la realizzazione e il polo della Bassa Valle, il polo del Brambilla che ha sede a Verrès, avrà finalmente tutta l'organizzazione che ci si attende e che può ancora di più qualificare quella zona per quanto riguarda le famiglie. Quindi si lavorerà anche in questa direzione e sarà importante farci trovare pronti per preparare investimenti per il futuro.
Presidente - Ha chiesto la parola il vicepresidente Rollandin, prego.
Rollandin (UV) - J'ai suivi avec beaucoup d'attention le débat qui s'est tenu sur le thème du Collège Saint Bénin et du Convitto Chabod. Sur ce thème je dois remonter à Maria Ida Viglino, pour rappeler l'engagement qui avait été pris à son temps - elle l'avait pris comme assesseur - pour intervenir dans le plus bref délai. Je dois dire que à ce moment-là et jusqu'à 1963 à Aoste il n'y avait pas un point de repère pour les étudiants qui venaient des vallées latérales, sinon pour les femmes au couvent de Saint Joseph e pour le séminaire; après il y a eu l'Institut agricole et finalement le convitto. En 1963 j'étais là pour l'ouverture du convitto et je dois dire que de ce moment-là l'internat a beaucoup changé pour ce qui est de l'accueil des étudiants. Parmi les professeurs du lycée scientifique, il y avait Lino Colliard, qui a été rappelé justement comme un des professeurs qui a écrit ce livre merveilleux dont la collègue a pris l'histoire du Saint Bénin.
J'ai voulu rappeler ça pour dire que malheureusement un des points difficiles pour la ville d'Aoste, mais surtout pour les vallées latérales, c'est justement de trouver un point de repère pour les étudiants. Il est encore un problème aujourd'hui. Alors, je ne peux que remercier la collègue pour l'initiative et tous ceux qui ont pris la parole, en donnant des bonnes intentions et aussi des bonnes idées pour comprendre de quelle façon démarrer. Je crois que justement le collègue Distort a signalé ce qui est une nécessité, c'est-à-dire de prévoir un système pour faire un projet, car si on a un projet on peut demander des financements, mais si on n'a pas un projet on risque toujours de renvoyer. Sur ce point je crois que les temps sont plutôt longs et il ne faut pas imaginer qu'il y ait une réponse à bref délai. Il faut avoir justement l'idée claire sur ce qu'on doit faire et je crois que les amendements, la dernière version du teste de l'initiative, aillent dans la direction de trouver la juste façon. S'il y aura au moins les financements pour le projet, ce serait déjà un point important pour démarrer dans la bonne direction, autrement on risque de répéter ce débat chaque cinq années. Si vous allez voir dans les détails tous les comptes rendus de ce qui s'est passé sur le Saint Bénin, vous verrez qu'il y a eu tout un débat intéressant et important, mais qui malheureusement, pour toute une série de questions, n'a pas eu la possibilité d'être porté de l'avant. Aujourd'hui je crois qu'il y a toute la bonne intention d'aller dans cette direction et, par conséquence, on ne peut qu'être d'accord et nous nous félicitons pour cette initiative, dans l'espoir qu'il y ait des temps qui soient compatibles aussi avec le travail qui devra être fait par la suite pour arriver au résultat que vous souhaitez.
Presidente - Ha chiesto la parola l'assessore Viérin.
Viérin (UVP) - J'ai écouté avec attention le débat et je voudrais remercier la collègue Pulz. En riant et en rigolant cet après-midi on avait imaginé que les initiatives auraient été accueillies et je lui avais dit que l'initiative sur le collège Saint Bénin était très intéressante. J'ai beaucoup apprécié l'intervention du collègue Distort, qui a posé l'attention sur le fait que quand on est de face à des moments d'architectures ou de civilisation, il n'y a pas seulement l'aspect, mais il y a le contenu et le fait d'avoir au centre, au cœur de la ville d'Aoste, un lieu de culture et de formation si important, qui a vu une envergure de partage à 365 degrés d'un thème qui est à la une. J'ai été sollicité aussi par le collègue Restano et j'ai beaucoup apprécié son intervention sur les contenues de l'œuvre formative et sur l'évolution qui a eu dans le temps, et aussi sur le fait que la ville d'Aoste doit s'interroger sur l'avenir de nos élèves et sur les aspects logistiques.
Vorrei tornare su alcuni aspetti. Il primo è che negli anni, quando si è discusso con il Comune di Aosta sulla possibilità di fare diventare di interesse regionale quel polo, quella donazione, quel luogo che aveva un vincolo formativo, affinché fosse messo a disposizione, erano gli anni in cui nasceva anche il servizio di edilizia scolastica all'interno dell'Assessorato istruzione e cultura. Prima era esclusivamente in capo ai lavori pubblici e creammo questo raccordo affinché ci fosse lo svolgimento dei lavori, dal punto di vista della messa in pratica delle azioni nell'assessorato competente, ma che ci fosse una logica di pianificazione scolastica, di edilizia scolastica, un raccordo con la parte di istruzione. Nacque quindi la struttura di edilizia scolastica, che prima non esisteva, e iniziammo a ragionare, avendo la città di Aosta un'edilizia scolastica molto remota e molto datata. Si pensi che tante delle scuole sono state costruite ai tempi di Corrado Gex, penso all'ex IPR, che poi ha avuto dei problemi strutturali a causa di un sisma, per cui dovemmo intervenire con la scuola di via Chambery, quella famosa scuola polmone, che arrivò a seguito, invece, di una prima sistemazione all'interno della scuola per i geometri. Questo per dire che una pianificazione, insieme ai problemi dell'istituto Maria Adelaide, era assolutamente indispensabile, in uno spazio che andasse almeno a completare questo polo. Tutti noi conosciamo la scritta "Lycée Gymnase", pur avendo frequentato il liceo classico, ma lì c'era il liceo scientifico: è un luogo ricco di storia e alcuni colleghi l'hanno ricordato.
D'intesa con il Comune di Aosta, questa parte di pianificazione non è solo una questione di fondi, che oggi torna di attualità - il collega Bertschy ha fatto bene a ricordarlo - ma anche una questione di contenuti, cioè il fatto di avere un convitto, un collegio, che negli anni è servito anche e soprattutto per i pendolari, e un polo culturale. Ha fatto bene la collega Certan a ricordare che si intrinsecano le questioni scolastiche con quelle culturali, per un Centre Saint Bénin che negli anni - ha fatto bene la collega Morelli a ricordare la questione delle sedi espositive - diventò su nostra iniziativa, anche un po' nell'apside, la valorizzazione di Manzetti, quindi un luogo che, attraverso mostre permanenti e mostre temporanee, o comunque musealizzazioni permanenti e mostre temporanee, diventava un luogo ricco di significato. Bene ha fatto la collega Pulz a riportare questo argomento, perché questo tema ciclicamente è stato ricordato, ma poi, come diceva bene il collega Borrello, nelle priorità che spesso poi vengono ribaltate, è diventato una questione che ancora oggi è irrisolta. Quindi crediamo che la grande envergure nell'abbracciare un'ipotesi e una proposta di questo genere, faccia onore a chi l'ha presentata.
Il secondo aspetto che vorrei sottolineare è inerente ai contenuti del sistema scolastico valdostano, perché il collega Restano ha introdotto questo tema che è fondamentale. Io non ripercorrerò tutto l'iter o comunque la storia che il collega Restano ha vissuto personalmente, ma ripartirò da quel progetto Classe de neige, che era sostitutivo rispetto al naufragio del famoso Lycée ècole des neiges a La Thuile, degli anni Ottanta, Novanta, che aveva una logica diversa. Al di là di creare dei luoghi un po' sull'esempio di Falcade, che andassero a destinare l'intera formazione in ambito sportivo, l'idea era quella di creare delle sezioni di studenti sciatori, sport della neve, ma anche e soprattutto sportivi, affinché si potesse dare a tutti la possibilità di conciliare quella che era l'idea di una inclinazione formativa, che non doveva precludere la possibilità di accedere anche all'offerta sportiva. È chiaro che fu un lavoro molto pregnante, d'intesa con le istituzioni scolastiche, affinché questa potesse essere un'idea. E lì nacque l'idea, con le classes de neige all'interno delle varie sezioni, di ampliare quella che poteva essere un'offerta di convitto, con la possibilità effettivamente di arrivare al Saint Bénin con un ampliamento che potesse essere propedeutico. In questo senso, quindi, oggi si riattualizza un progetto e si va in pratica a codificare quello che negli anni è stato detto.
Il terzo aspetto è quello dei fondi. Ha fatto bene il collega Bertschy a ricordare che è importante il reperimento dei fondi europei, perché le problematiche di questi anni ci hanno visto abbandonare o comunque non avere un'operazione che andasse a recuperare i fondi europei nella loro interezza. È chiaro che questa possibilità oggi potrebbe esserci, ma ben si è fatto non metterli all'interno di questa iniziativa, affinché potesse essere una possibilità. Quindi in questo senso e in quest'ottica noi riteniamo che sia importante approvare questo atto, affinché si possano mettere in campo finalmente le azioni per valorizzare questo luogo storico e formativo della nostra città.
Presidente - Ci sono altre richieste di intervento? Possiamo chiudere la discussione generale. Ci sono dichiarazioni di voto? Ha chiesto la parola l'assessore Certan.
Certan (ALPE) - Ero intervenuta in discussione generale per permettere di portare i vari emendamenti all'impegnativa, poiché il regolamento prevede questo, altrimenti non avremmo potuto cambiare il testo della mozione.
Credo che del doman non v'è certezza e le parole del consigliere Rollandin, che giustamente ha una visione molto più ampia della mia, di tutte le varie vicissitudini che il Saint Bénin ha percorso nella sua storia, richiamano quel valore un po' semantico di cui parlava anche il collega Distort. Questo però non vuole dire che oggi ci siamo presi un ennesimo impegno che poi probabilmente finirà come sempre è stato. Io mi auguro veramente che si riesca. Lo dimostra il fatto che come Governo - ringrazio la collega Minelli che lo ha riconosciuto - ci eravamo presi l'impegno di portare avanti la delibera sullo studentato a Verrès e, pur con qualche problematica che poi il collega Testolin e il collega Borrello hanno cercato di sistemare, siamo riusciti a inserirlo. Nello stesso modo, come ha ricordato il collega Rollandin, questa di oggi deve essere inserita almeno nella programmazione per poter avviare poi la ricerca dei fondi. A mio avviso è possibile questo tipo di ragionamento e credo che sia anche una restituzione alla città di Aosta e a tutta la Valle d'Aosta di un polo scolastico di grande interesse e di grande dignità. Il fatto che diverse volte sia stato preso l'impegno di portare avanti questa programmazione o questa ristrutturazione, ma poi non sia mai arrivati neanche a programmare: beh, oggi noi l'impegno lo prendiamo, ribadendo, perché voglio essere chiara, che le risorse in questo momento non ci sono.
Presidente - Per dichiarazione di voto, la parola al collega Rollandin.
Rollandin (UV) - Solo per evitare equivoci. Io non volevo assolutamente dire che l'impegno non aveva tutta la fondatezza che lei ha ricordato, volevo solo dire che la parte importante di questo progetto che deve partire è quella di avere una possibilità di essere poi presentata per gli eventuali finanziamenti; la prima cosa è il progetto. Troviamo almeno i fondi per il progetto, in modo da poter partire con la giusta concentrazione. Anche se avessimo i soldi, oggi sarebbe inutile, perché non li possiamo spendere fin quando tutto l'iter, che è abbastanza lungo e difficile, abbia trovato una sua determinazione. Sotto questo profilo credo che la linearità adottata oggi possa avere una ricaduta positiva anche su quello che è l'allineamento dei tempi, che sono piuttosto lunghi.
Presidente - Se non ci sono altre richieste, possiamo mettere in votazione il testo emendato. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 25
Il Consiglio approva all'unanimità.
