Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 275 del 29 maggio 1981 - Resoconto

OGGETTO N. 275/81 - COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA SULLA REVISIONE DELL'ORDINAMENTO FINANZIARIO DELLA REGIONE.

Presidente - La Parola al Presidente della Giunta, Consigliere Andrione.

Andrione (UV) - Venerdì scorso, su pressanti insistenze della Regione Valle d'Aosta, il Consiglio dei Ministri nelle "Varie ed Eventuali" ha discusso la legge di riparto finanziario della Regione Valle d'Aosta. La legge che è uguale a quella discussa e approvata da questo Consiglio, con l'avvertenza che ogni volta che si legge - in particolare agli articoli 2, 3, 4, e mi sembra al 9 - che "Sono attribuiti alla Regione i nove decimi del gettito....etc", bisogna invece leggere: "I sette decimi del gettito...etc".

Avevo provveduto a telefonare all'Assessore Ramera perché convocasse i Capigruppo e li informasse tempestivamente dell'intenzione che avevo di partecipare - se fosse stato discusso, perché fino all'ultimo momento è stato in dubbio se sarebbe stato discusso o meno - di partecipare e di dire, con le riserve di rito che poi spiegherò in seguito, che avremmo accettato un riparto di questo genere.

La questione deve essere esaminata sotto differenti aspetti. Il primo è un aspetto formale, e qui bisogna dire che le cose non vanno bene, perché sembra strano che certi conti e certi rapporti, anche se poi sostanzialmente accettabili ed equi, vengono fatti in limine, in camera caritatis, dopo mesi e mesi di trattative, quando avevamo fornito esattamente tutti i dati e tutte le questioni senza che nessuno sollevasse quegli stessi problemi. Di conseguenza sotto il profilo formale dobbiamo dire che è un modo di procedere non documentato, non corretto, e che lascia aperta la porta ad un'impressione negativa su quello che è il funzionamento degli organi dello Stato. Noi l'abbiamo detto diverse volte, dobbiamo ripeterlo ancora una volta.

Sotto l'aspetto sostanziale, il Ministero delle Finanze in particolare ha sollevato tutta una serie di problemi, problemi di rapporti tra il percepito in materia di imposte e il ristorno che ne verrebbe alla Valle d'Aosta a seconda delle differenti percentuali che vengono applicate. Nel caso dell'applicazione del 9% andremmo al 107-106%, dipende dalle questioni, del reddito percepito. Questo ragionamento almeno per quanto riguarda quanto ha detto il Consiglio dei Ministri, non ci sembra influente, in quanto non saremmo certamente l'unica Regione - e in particolare a Statuto Speciale, visto che qualche volta ci rimproverano gli esempi della Sicilia - che ha un percepito ben superiore a quello che è il riscosso; e non si vede perché questo tipo di differenza debba essere soltanto ammissibile per le Regioni del Sud e mai per le Regioni del Nord. Invece ci è sembrato valido il ragionamento per il quale il Governo ha operato tagli pesanti ai fondi di tutte le Regioni, siano esse a Statuto speciale o a Statuto ordinario, tranne che alla Valle d'Aosta, che si trova in questa particolare situazione. C'è stata giovedì una riunione dei Presidenti delle Giunte con la I Commissione - Affari Costituzionali - nella quale queste questioni sono state denunciate in termini molto pesanti, e il rappresentante del Governo ha confermato l'intenzione di mantenere questi tagli onde rastrellare, vista la situazione dell'Erario, 1000 miliardi a carico dei bilanci regionali. Di conseguenza, nella congiuntura attuale e nella disperata ricerca di fondi dove ognuno deve mettere la sua parte, la proposta dei sette decimi, che porta le entrate regionali a 203 miliardi e 284, e se si tiene conto delle altre entrate, a 258 miliardi e 847 - sempre entrate di natura statale - è nell'insieme sostanzialmente equa e corrisponde ad una percentuale alta di quello che è il gettito tributario valdostano, tenendo conto soprattutto del fatto - che non è stato analizzato dal Governo - che la parte principale di queste entrate è data dalla tassa IVA all'importazione, tassa che non è percepita sul reddito prodotto dai valdostani. Di questo bisogna tenere conto e bisogna dare atto.

Vi è ancora un ulteriore aspetto che ci sembra estremamente importante e, direi, è il più importante di tutti; si dice: "Meglio pochi maledetti e subito che tanti in futuri più o meno lontani, e cioè dal punto di vista sostanziale è indispensabile che il riparto fiscale venga adattato all'attuale imposizione fiscale al più presto possibile, lasciandosi aperta la porta, per ogni anno fiscale successivo, ad una agguerrita discussione sulla percentuale.

Non mi vergogno di dire che avrei volentieri visto, e l'ho detto, un meccanismo di aggiustamento: per esempio, se nell'81 siamo al 6%, salire all'8% nell'82, o cose di questo genere; potrebbe essere una discussione valida. Purtroppo, e questa è l'ultima considerazione, le attuali vicende politiche, - se avete visto i giornali c'è aria di elezioni anticipate - fanno sì che il lavoro compiuto fino adesso sia sospeso ad un filo, perché noi avevamo calcolato che perlomeno fino al 21 giugno, data delle elezioni regionali e comunali in parte d'Italia, il Governo avrebbe tenuto e di conseguenza avevamo spinto per l'approvazione del riparto fiscale in modo da ottenere entro quella data almeno l'approvazione di una Camera, contando poi sulla solita "crisi balneare" italiana e quindi con la speranza di avere per l'autunno il riparto fiscale approvato. Con quanto si sta annunciando i tempi o si allungheranno di molto, perché evidentemente, se consideriamo i tempi della crisi, della formazione del Governo, delle ferie, ecc., si arriva già automaticamente all'autunno - e questa è l'ipotesi migliore - o ci sarà lo scioglimento delle Camere e dovremo ricominciare da zero. Con poche probabilità, vista la congiuntura e visto lo stato - lo ripeto ancora una volta - delle casse dello Stato, che anche l'81 con delicatezza e garbo venga fatto passare in cavalleria. Noi faremo tutte le opposizioni di questo mondo, però la situazione è quella che è; se avete letto il "Corriere della Sera" di ieri saprete che in meno di diciotto mesi si è passati, nella finanza pubblica, da 30.000 a 50.000 miliardi di deficit. Se continuiamo con questo ritmo è la bancarotta, diciamocelo pure tranquillamente, perché non si può assolutamente pensare che un sistema di questo genere possa continuare ad andare avanti all'infinito senza che venga ad un certo momento il redde rationem.

Comunque, per quanto riguarda il nostro riparto fiscale, in questo momento - come tutti - siamo bloccati dall'andamento della crisi; è nostro compito, e di tutti, io penso, tenerci rispettivamente informati sugli orientamenti dei differenti partiti per questa crisi, nella speranza di ottenere perlomeno, di fronte ad una crisi così grave, così profonda, quel minimo rinvio durante il periodo estivo, con un Governo che non sia ancora in presenza della dissoluzione delle Camere, e profittare di questo periodo per fare tutti gli sforzi affinchè questa legge passi.

Presidente - È aperta la discussione sulla Comunicazione del Presidente della Giunta.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Pedrini, ne ha facoltà.

Si è iscritto a parlare il Consigliere Mafrica.

Pedrini (IPLI) - Signor Presidente, io desidero fare un brevissimo intervento, e desidero iniziarlo dando atto a Lei e all'amico Ramera degli sforzi che avete fatto. Quello che andrò a dire, infatti, probabilmente non sarà condiviso, e allora questa premessa era necessaria al fine di chiarire bene che non sono le vostre persone in gioco, ma bensì la soluzione che si è trovata.

Sono perfettamente d'accordo che quando non si può ottenere tutto quello che si desidera è meglio contentarsi di avere meno, ma averlo subito. Però, non essendo al corrente di come si sono svolte in realtà le trattative, mi auguro che da parte della Presidenza della Giunta si sia detto che noi obtorto collo accettiamo questi sette decimi, anche se ci portano 203 miliardi, perché i nove decimi se non erro - ho fatto un conto approssimativo - ce ne portano circa 263, per cui in realtà la Valle ci rimette 60 miliardi. Sono perfettamente d'accordo sulla congiuntura, sono perfettamente d'accordo su tutte le scusanti - che non vogliono essere scusanti perché sono realtà di fatto - e su tutto quello che il Presidente Androne ci ha detto, però onestamente, con la solita tranquillità d'animo e sicurezza di pensiero, dobbiamo dire che noi non siamo soddisfatti - come penso non sia soddisfatto nemmeno lo stesso Presidente Andrione - dei sette decimi. Noi avevamo diritto ai nove decimi. È scritto da qualche parte che questi sette decimi sono soltanto provvisori in base alla congiuntura italiana del momento, oppure sono sette decimi che andranno avanti vita natural durante? Perché nessuno può mettere in dubbio che quando a Roma si prende un provvedimento in ribasso non ci sono Santi al mondo che possano giocare poi al rialzo: questa è una cosa che abbiamo provato temporibus illis, che provano altre Regioni, e quindi su questo direi che non ci sono discussioni da fare.

Fino ad oggi ci erano stati dati nove decimi; come abbiamo difeso questi nove decimi? Questa è la domanda alla quale desidererei che il Presidente Andrione rispondesse, anche se, ripeto, conosco le difficoltà che ha trovato; però, al suo posto, onestamente io non avrei accettato, sempre che non ci siano quelle aggiunte, quei codicilli a cui accennavo prima messi ben chiari, io non avrei accettato i sette decimi. Siamo in una situazione particolare, siamo in una situazione di necessità, ma tanto la necessità vediamo che non serve a niente, perché saltato praticamente questo decreto di legge, io penso, non sappiamo se andremo a nuove elezioni. Il decreto ha la possibilità di venir trasferito alle Camere, ma quando? Vedremo se faranno il nuovo Governo, quando; comunque, come dice giustamente il Presidente, rinviamo tutto quanto già verso Natale, diciamo che se tutto va bene rinviamo a tutto il periodo di Natale. Quindi non so se conviene veramente accettare i sette decimi; e non è, sia ben chiaro, che voglia farmi di questo una difesa: questo è un punto di vista, è una chiarezza di linguaggio che da parte liberale dice che noi i sette decimi probabilmente, trovandoci nelle stesse condizioni non li avremmo accettati, se non con certe garanzie.

Ho finito, un'altra domanda sola: ci è stato dato qualcosa per il 1980? Perché se in realtà hanno fatto slittare il 1980 e si parla che tenteranno di farci slittare eventualmente l'81, allora io divento il più fervente ultra unionista; se questo Governo non è in grado di mantenere quello che firma, se questo Governo non è in grado di dare alle Regioni, specie alla Regione Autonoma a Statuto speciale valdostano, quello che le spetta di diritto ed è sancito, evidentemente noi non abbiamo niente a che spartire con questo Governo; e chi vi parla penso non possa essere tacciato di essere antigovernativo, antistato nel senso lato della parola: come emblema, non come questo Governo, sia ben chiaro. Sarei veramente grato al Presidente della Giunta se mi potesse illuminare su questi punti che secondo me sono basilari per quello che è il riparto per la nostra Regione.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - Noi siamo molto insoddisfatti e sconcertati dall'esito di questa trattativa. Siamo insoddisfatti principalmente dal comportamento del Governo, ma anche dal comportamento della Giunta regionale. Vediamo sempre più netta da parte del Governo la tendenza a portare avanti una battaglia antiautonomistica: ci sono stati tagli alle entrate di Comuni e regioni; c'è un tentativo chiaro di sfondare la linea dei riparti fiscali di tutte le Regioni a Statuto speciale. Io credo che questo tentativo abbia cominciato a concretizzarsi proprio con la discussione del riparto fiscale della Valle d'Aosta.

Nei confronti della Valle d'Aosta non c'è solo questa vicenda del riparto fiscale; poco fa il Presidente del Consiglio ha comunicato che anche la legge delega di cui all'articolo 72 della legge 196 rischia di essere messa nuovamente in discussione al Senato perché il rappresentante del Governo vuole cancellare da essa alcune delle prerogative della Valle d'Aosta, cioè quelle di non essere sottoposta a poteri di coordinamento e di indirizzo da parte del Governo.

Io credo che il costringere la Valle d'Aosta a scendere da nove a sette decimi nel riparto fiscale sia il più grave attacco antiautonomistico che mai sia stato tentato nei confronti della Regione valdostana. I nove decimi erano stati ottenuti nel 1971 attraverso la legge 1065; oggi scendere a sette significa aprire una strada che non si sa dove può portare. La cosa più incredibile è che questo avviene dopo che lo stesso Governo aveva proposto attraverso i suoi Ministeri un progetto di legge al Consiglio regionale per il parere, progetto che parlava di nove decimi. Come possono adesso quello stesso Governo, quegli stessi Ministri che hanno sottoscritto quel documento, venire a fare dei ragionamenti in base ai quali è necessario decurtare di due decimi, cioè di oltre 22%, i diritti della nostra Regione? Io credo che questo voltafaccia non possa essere accettato perché le spiegazioni date sono assolutamente incredibili. Quella di fare i confronti con le altre Regioni è risibile, perché la Regione Valle d'Aosta ha un ordinamento particolare per cui le competono - per esempio di Provincia, di Camera di Commercio, di Ente del Turismo - che altre Regioni non hanno; la Valle d'Aosta ha spese come quelle per il personale della Scuola che altre Regioni non hanno, e quindi il confronto in questi termini non è assolutamente credibile, tanto più che si fanno i conti al riparto fiscale della Valle d'Aosta in qualche modo calcolato e al riparto fiscale delle altre Regioni ancora non calcolato, perché le altre Regioni evidentemente sono ancora trattate attraverso i conti normali in vigore.

Non è neanche credibile la questione dei tagli. Non si può chiedere alla Valle d'Aosta di fare dei sacrifici perché siamo in una situazione difficile; che siamo in una situazione difficile io credo sia innegabile, ma che si debbano proprio tagliare i fondi alle Regioni e ai Comuni, che sono le uniche strutture in Italia che ancora in qualche modo funzionano non mi sembra la strada più giusta. Se accettiamo questa tesi per cui in una situazione eccezionale si può rubare oltre il 22% alla Valle d'Aosta, visto che non è detto che la situazione non peggiori, l'anno prossimo ci verranno a proporre che si scenda da sette decimi a cinque. Una volta aperta la strada che le entrate delle Regioni non vengono più fissate da norme valide nel tempo, ma collegate a situazioni variabili e contingenti, io credo che si scenda per una china che non si sa dove ci può portare. D'altronde, la politica economica del Governo non ha certo ricevuto nel corso degli otto mesi in cui questo è stato in piedi il consenso delle forze sociali, di molte forze politiche, degli Enti locali, e non credo neanche che quella politica possa continuare così a lungo.

Per quel che riguarda il comportamento della Giunta e delle forze della maggioranza, ho trovato molto strano che ieri al Consiglio comunale le forze politiche corrispondenti a quella della maggioranza abbiano votato un ordine del giorno di plauso a questa vittoria ottenuta con la decurtazione da nove a sette decimi del nostro riparto fiscale. A me sembra una vittoria di Pirro; oppure la felicità espressa in quello e in altri documenti mi sembra pari a quella di quel signore che, avuto un incidente ad un occhio, si rallegrava di non averli persi tutti e due. Il tipo di felicità è analogo. Io credo che scontiamo oggi, anche se qualcosa si può ancora fare, gli esiti di una trattativa che a nostro giudizio è stata impostata male, è stata condotta male ed è stata conclusa male, perché ci si è voluti limitare a portare nei confronti del Governo la forza relativa, se vogliamo della Giunta regionale,e non la forza complessiva del Consiglio regionale e della Valle d'Aosta.

Noi crediamo che quella sarebbe stata la strada giusta e che quella sia ancora la strada giusta, perché noi delle decisioni di un Governo che ha preso degli orientamenti tre giorni prima di dimettersi non vogliamo assolutamente tener conto. Crediamo che ci siano tutte le condizioni per riprendere la battaglia e per ripristinare il disegno di legge approvato dal Consiglio regionale, quello stesso disegno di legge che era stato concertato lungamente e che quindi aveva una sua validità. Non possono quattro calcoli fatti all'ultimo minuto, molto poco credibili, mettere in discussione principi e storia di una Regione. Quindi noi chiediamo che si voti una mozione, un ordine del giorno, un documento unitario del Consiglio regionale; chiediamo che si faccia una delegazione, una Commissione, uno strumento per trattare direttamente col Parlamento. Noi crediamo che il Parlamento sia quello che fa le leggi; il Governo fa un disegno di legge come lo può fare qualunque parlamentare, il Parlamento può ripristinare quel testo di disegno di legge. Noi come Partito Comunista - ho consultato in questo senso il compagno Enzo Modica, che è Presidente della Commissione Interparlamentare per le Questioni Regionali e Vicepresidente del Gruppo del Senato - daremo il nostro appoggio ad una posizione unitaria espressa dal Consiglio regionale. In questo senso credo che il Senatore Modica abbia già dato assicurazione anche al Presidente della Giunta che l'aveva, in uno dei tanti incontri romani, consultato.

Se si troverà l'unità del Consiglio in vista del ripristino del disegno di legge precedente, io credo che ci siano ancora le condizioni perché passi; non ritengo infatti che queste decisioni prese all'ultimo minuto siano la verità dichiarata né siano immodificabili; il Governo è andato in minoranza tante volte in Parlamento, quasi ogni giorno; può essere costretto a cambiare i suoi orientamenti anche su questo.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.

Nebbia (PSI) - Su questo argomento noi vogliamo precisare che giudichiamo in base ai dati in nostro possesso, a quelli che sono stati resi noti durante la riunione dei Capigruppo, e non disponiamo di altri elementi di giudizio in quanto, non avendo potuto partecipare alle trattative e seguire tutto l'iter della questione, non ne conosciamo tutti gli elementi.

Innanzitutto diciamo che ci sembra si stia facendo molta demagogia: primo, perché effettivamente c'è una notevole confusione sui dati, una carenza di conoscenza, e in questo caso è più facile parlare di principi che di cose concrete; secondariamente perché su questo argomento effettivamente la demagogia è molto facile, e quindi può essere anche utilizzata a fini politici.

Sotto un altro aspetto diciamo che quando si parla di percentuali - anzi di decimi - bisogna fare i dovuti e necessari confronti, cioè su oggetti di questo tipo bisogna valutare le cifre per quello che sono, o almeno per quello che è possibile conoscere od avere disponibile, e valutare il significato di riparto fiscale - che mi sembra debba essere un riparto fra Regione e Stato - in base a tutta una serie di fatti e di considerazioni, un riparto che deve essere equo e deve rispondere alle effettive esigenze dei diversi Enti.

Detto questo, ricordo solo un fatto che non rende paragonabile il riparto precedente col progetto di riparto dell'81, in quanto in questi anni è stata varata, anche se non completata, quella grande riforma strutturale della Sanità, per cui lo Stato ha fiscalizzato la Sanità assumendosene tutti gli oneri e prestando questo servizio a tutti i cittadini. Ora, nel riparto precedente quest'onere non era a carico dello Stato; lo è nel riparto dell'81, e nella discussione credo sia obbligatorio tenerne conto. Dire che oggi, visto che un tempo erano stati riconosciuti i nove decimi, è necessario riconoscere ugualmente i nove decimi, vuol dire rifiutare la riforma sanitaria tout-court. E questo deve essere chiaro.

Si può fare un'altra valutazione, e io concordo con quanto ha detto il Presidente della Giunta: non è detto che le Regioni debbano recepire globalmente quanto versano in imposte, perché posizioni decentrate quali quelle della Regione Valle d'Aosta, entità di territorio importanti o altri problemi o altri fenomeni possono giustificare che lo Stato intervenga territorialmente in modo diverso, però ritengo che questo tipo di interventi debba essere compito dello Stato come - facendo riferimento ad esempio alla politica agricola - la Comunità Europea fa anche degli interventi finalizzati in alcune zone: prende da alcuni Stati di più e ne dà ad altri per equilibrare geograficamente il territorio europeo. Lo stesso può fare lo Stato e quindi può anche essere giustificato il fatto che la Regione possa in teoria anche recepire dallo Stato più di quanto versa in imposte; però c'è anche un altro aspetto cui ha accennato il Presidente della Giunta e che è passato sotto silenzio - e con questo voglio proprio significare che i discorsi che vertono puramente e semplicemente sui nove e sette decimi sono demagogici - ed è quello delle fonti di gettito fiscale.

Non ho ricevuto la comunicazione scritta cui accennava il Presidente della Giunta sui dati numerici, per cui mi riferisco a quelli che erano stati evidenziati durante la riunione dei Capigruppo e ci può essere qualche piccolo errore marginale. Però di 203 miliardi di gettito del riparto fiscale in base ai sette decimi, si ha che circa 45 miliardi derivano dalla quota di ripartizione dell'IRPEF, dell'IRPEG o delle altre imposte dirette sulle persone fisiche, sulle società etc.; 12 miliardi all'incirca per l'IVA sulle transazioni, sulle produzioni, cioè sul valore aggiunto prodotto nella regione - e questo forse è un dato basso che dovrebbe farci pensare. La differenza, che è circa di 145 miliardi, è dovuta ai sette decimi delle imposte riscosse per l'IVA sulla merce in transito. Perciò i tre quarti del riparto fiscale deriverebbero per i sette decimi dal traffico internazionale che passa in Valle d'Aosta; questo ci deve fare riflettere in modo molto approfondito perché le conseguenze sull'azione della Regione potrebbero essere decisive. Questo punto nel corso delle trattative, se ho capito bene dalla relazione del Presidente della Giunta, è passato sotto silenzio; nessuno se n'è accorto, e se qualcuno se ne fosse accorto non so se saremmo arrivati a questo tipo di riparto. È vero che sarebbe stato forse migliore un tipo di riparto diverso: i nove decimi sulle imposte direttamente percepite o sul valore aggiunto prodotto in Valle, e un'altra percentuale, i quattro o cinque decimi, quello che doveva essere, sul traffico in transito.

A una domanda rivolta durante la riunione dei Capigruppo in questo senso è stato risposto che oggi come oggi non era possibile fare questo scorporo, cioè non era possibile, sull'IVA verificare esattamente quale era riscossa per le produzioni in Valle e quale per le merci in transito, anche se a grandi linee questi dati, come ho detto in precedenza, erano conoscibili. Cioè era un problema tecnico più che un problema politico. Questo fatto delle due fonti di finanziamento, di 57 miliardi e di 145 miliardi, ci deve fare pensare per due motivi, il primo dei quali è che 57 miliardi corrispondono all'incirca, anzi sono inferiori perché attualmente mi pare siano 59 miliardi e 800 milioni, a quanto dà oggi lo Stato al bilancio regionale, quindi ci sarebbe una diminuzione se non si considerasse il traffico in transito. La seconda valutazione da fare è che se 145 miliardi, coi valori di oggi, sono dovuti al traffico in transito, la Regione per aumentare le proprie entrate dovrebbe assumere provvedimenti di potenziamento di questo traffico, e tante discussioni che sono state fatte in questo Consiglio potrebbero essere viste con un'ottica diversa. Però tutte queste cose, questo fatto dei nove o dei sette decimi, del più o del meno, dei miliardi in più o dei miliardi in meno, non ci devono far dimenticare l'aspetto fondamentale dell'obiettivo del riparto fiscale: che cioè, assunti degli introiti, la Regione deve decidere come spendere queste somme; e la domanda che io faccio al Consiglio è, prima di tutto se la Regione, con la sua struttura, con la sua produttività, è capace di spendere questi introiti in modo produttivo; secondo, in quali direzioni e in che modo li spenderà, cioè se ci sarà una distribuzione a pioggia, indifferenziata, non programmata, di queste somme - quando e come arriveranno, - oppure se ci sarà invece una linea di spesa, una direzione che sia produttiva, che finalmente guardi anche verso l'economia - perché diventa poi un circolo vizioso: aumentare la produttività economica della Regione vuol dire avere maggiori imposte che a loro volta devono produrre nuovi servizi. Sotto l'aspetto politico generale credo che il suggerimento dato in sede di riunione di Capigruppo, dei "pochi maledetti e subito", fosse valido in quanto, guarda caso, quattro giorni dopo il Governo è caduto. Noi ci auguriamo che la crisi governativa si risolva. Faremo in modo, nella limitatezza delle nostre possibilità, di sostenere quest'ipotesi, e ci auguriamo che al più presto possibile anche l'iter parlamentare sia concluso. Però noi siamo disponibili a sostenere fino in fondo queste cose se le possibilità di spesa di questi nuovi introiti saranno programmate; diversamente ci interessa molto poco avere nuovi cespiti, ed assistere allo spreco degli stessi.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Voyat, ne ha facoltà.

Voyat (UV) - Penso che tutte le forze politiche siano già al corrente che nei primi giorni di giugno - il 9 se mi ricordo bene - ci sarà un pubblico dibattito sul problema, organizzato appunto dall'Union Valdôtaine, e a quel momento senz'altro tutte le forze potranno meglio esprimere le loro posizioni in quanto si saprà anche se questo Parlamento avrà un futuro o se ci sarà un Governo Forlani-bis. Comunque anche oggi penso che qualcosa si debba dire, e noi ribadiamo che rimaniamo sulla posizione che abbiamo assunto l'ultima volta quando abbiamo discusso della questione e abbiamo votato per i nove decimi. Ritengo però che si debba analizzare un po' anche la situazione attuale e si debba dire anche se il Presidente della Giunta ha agito bene in questo frangente, o meno. Noi riconosciamo il lavoro svolto dal Presidente della Giunta, dalla Giunta e dai funzionari, come lavoro proficuo per la Valle d'Aosta. Riteniamo che il Presidente abbia fatto bene - e a nostro avviso non poteva fare diversamente - ad accettare con riserva i sette decimi proposti dal Governo, e sono convinto che se il Presidente non avesse accettato i sette decimi, con riserva come dicevo, oggi ci sarebbe stato il suo linciaggio, soprattutto da parte di quelle forze che oggi lo accusano di aver fatto male a non insistere sui nove decimi, quasi che la cosa dipendesse dal Presidente della Giunta o dall'Assessore alle Finanze. E, un merito che ritenga vada riconosciuto al Presidente della Giunta e alla Giunta, è l'aver avvisato i Gruppi tempestivamente quando il Presidente della Giunta ha saputo da alcuni Ministri che tra le Varie ed Eventuali - non in un preciso punto dell'ordine del giorno, ma tra le Varie ed Eventuali - sarebbe stato approvato questo disegno di legge con le modifiche del 20% in meno: penso che questa sia stata una dimostrazione di serietà e di correttezza. Come dicevo, noi eravamo e siamo e lotteremo per i nove decimi in quanto non accettiamo le giustificazioni date dal Governo e tanto meno quelle che ci vuole contrabbandare il Partito Socialista. Innanzitutto una questione di principio: si sappia che la Valle d'Aosta percepirà, se passerà questa legge, il 70% di imposte che i cittadini valdostani non dovrebbero pagare. Questo è vero, ma è altrettanto vero che il 30% verrà percepito dallo Stato italiano; è altrettanto vero che per anni lo Stato italiano ha percepito il 100% di quelle imposte che i valdostani non dovrebbero pagare. E questo nessuno lo dice. Come dicevo questa è una questione di principio, perché forse sulle cifre le cose cambierebbero.

Bisognerebbe fare anche un'altra considerazione: che in Valle d'Aosta si produce una certa quantità di energia elettrica, e alla Valle d'Aosta ne vengono benefici minimi, se togliamo una certa parte che viene come introito ai bacini imbriferi.

La questione dell'IVA di transito. È vero, è un'IVA non pagata dai cittadini valdostani, però vogliamo ad un certo punto anche considerare quale è il peso di questo transito per l'Amministrazione regionale, per la Regione Valle d'Aosta? Vogliamo vedere anche qual è l'antibeneficio - chiamiamolo così, forse si capisce meglio - che viene al turismo dal passaggio dei TIR? Vogliamo vedere anche moralmente in che situazione si trova la Valle d'Aosta, quando si trova in un tratto di 30-40 Km. morti e incidenti a non finire?

La scusa poi dell'entrata per il piano sanitario o per la legge Quadrifoglio a mio avviso non regge molto, perché è vero che una parte di quei soldi viene data alla Valle d'Aosta, ma di questi soldi ce ne sono anche di valdostani che non sono considerati sul riparto.

Non vorremmo poi, in conclusione, che il taglio di questo 20% che viene fatto alla Valle d'AOsta servisse un domani per poter dare il 100-110% ad altre Regioni, perché se altre Regioni sono autonome, noi abbiamo le giustificazioni, e abbiamo lo Statuto e la Costituzione dalla nostra parte, che dice che siamo più autonomi di altre Regioni.

Quindi noi siamo per i nove decimi dicendo anche che ci vanno bene in questo momento i sette decimi considerati come base di una progressione verso i nove decimi, e considerata la saggezza di quanto diceva il Presidente: meglio pochi e subito che tanti mai.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere De Grandis, ne ha facoltà.

De Grandis (PRI) - Mi spiace di essere stato assente dalla Valle d'Aosta in questi ultimi giorni, perchè arrivo stamattina in Consiglio del tutto sprovveduto su questo argomento, che peraltro mi sembra di fondamentale importanza. Tuttavia, attraverso le Comunicazioni del Presidente della Giunta e gli interventi dei colleghi Consiglieri che mi hanno preceduto, mi sembra sia possibile anche da parte mia fare alcune considerazioni. Se non ho capito male, questo mutamento dell'ordinamento finanziario dai nove ai sette decimi rappresenta in termini reali una diminuzione del 20%, ma mi sembra anche di aver capito che i nove decimi avrebbero rappresentato un introito per la Valle d'Aosta del 106% di quanto qui viene percepito, IVA dell'autoporto compresa.

Io credo che quando si parla di finanze tenere i piedi per terra e bene ancorati al terreno sia fondamentale, anche perché sarei curioso di chiedere a chi ha fatto alcune domande che abbiamo sentito stamattina in aula a quale Regioni sarebbe disposto ad andare a chiedere che venisse sottratto quello che noi dovremmo percepire dallo Stato in più di quello che siamo capaci di produrre sotto forma di imposte. Perché è facile dire che lo Stato deve tutto, però bisogna anche vedere come e di che cosa lo Stato vive, a mio avviso. D'altra parte non mi sembra nemmeno corretto fare valutazioni di questo tipo senza tenere conto di quali sono le spese che lo Stato si assume direttamente nell'ambito della nostra Regione; mi sembra abbastanza facile citarne alcune, come la Sanità, la Giustizia, la Pubblica Sicurezza, l'Esercito, le Ferrovie. Ora, mi pare che se ci sono esigenze di carattere particolare che riguardano la Valle d'Aosta, che sono esigenze di carattere costante e quindi non caduche nel tempo, di queste si debba tenere senz'altro conto anche agli effetti del nuovo ordinamento finanziario, ma se ci sono esigenze di carattere eccezionale, queste esigenze di carattere eccezionale si possono e si debbono affrontare anche al di fuori dell'ordinamento finanziario; nessuno ce l'ha impedito nel passato, non vedo perché qualcuno ce lo debba impedire nel futuro. In quest'ultimo periodo il Presidente della Giunta e l'Assessore Ramera hanno bivaccato in quel di Roma per difendere con tutte le loro forze questo ordinamento finanziario; ebbene, se questi sette decimi rappresentano in termini reali quanto ci è stato indicato - e qui però io non ho i punti sufficienti per poterlo dire - credo che non si tratti di accettare l'uovo oggi piuttosto che la gallina domani perché mi sembra che la gallina ce l'abbiamo oggi, se questo ordinamento finanziario passerà, come dovrebbe dal momento che il Consiglio dei Ministri lo ha già approvato. Ma mi sembra del tutto fuori della realtà pensare di poterci riportare su quei nove decimi che rappresentavano, da quanto avevamo capito allora - e qualche dubbio io ce l'avevo perché avevo fatto la domanda proprio sulla questione dell'IVA dell'autoporto, che mi aveva sorpreso - il 106% delle imposte percepite dalla Regione. Se questi sette decimi rappresentano in effetti i nove decimi di quello che si percepisce in Valle, non vedo dove sia il punto che cade. I nove decimi, è stato detto e nessuno lo ha contestato, rappresentano il 106% delle imposte percepite nella Regione Valle d'Aosta, compresa l'IVA dell'autoporto che è la parte maggiore di tutta l'IVA percepita qui; c'è una differenza da 40 a 12 miliardi, se non ho capito male. A questo punto che cosa significa? Che i nove decimi erano allora la rinuncia da parte della Regione ad un decimo delle proprie imposte in favore dei servizi che ci dava lo Stato? Significava questo? Se in termini reali, oggi, i sette decimi, per effetto di alcuni meccanismi ivi compresa l'IVA che viene percepita dall'autoporto, rappresentano poco meno di quanto effettivamente è il reddito della Valle d'Aosta, dove è la grande perdita che noi verifichiamo? Perché i nove decimi rappresentavano non i nove decimi, ma il 106%. Che significa questo? Che noi avremmo percepito come ristorno da parte dello Stato più di quanto paghiamo allo Stato; o no? Questa è la realtà. Ecco perché io dico che dobbiamo mettere i piedi per terra; è facile infatti dire qui che chiediamo tutto allo Stato. Certo, possiamo chiedere tutto quello che vogliamo; dobbiamo vedere se ce lo dà e anche se ha la possibilità di darcelo. Questo è il fatto. Bisogna avere il coraggio di dirle queste coese, perché è facile dire che il Presidente e l'Assessore alle Finanze hanno fatto male ad accettare di essere strangolati con la diminuzione dai nove ai sette decimi, però dobbiamo ancora metterci a fare i conti sulla carta e guardare qual è effettivamente la situazione. Adesso io mi domando: noi della Sanità non vogliamo tener conto, della Pubblica Sicurezza non ne teniamo conto, della Giustizia non ne teniamo conto; delle Ferrovie non ne teniamo conto, dell'Esercito non ne teniamo conto; che vogliamo fare? Io credo che dobbiamo ragionare in termini reali. Che poi ci si batta per avere dallo Stato tutto il possibile e l'ottenibile, è sacrosanto, ma credo che ogni tanto si debbano mettere i piedi a terra e porci di fronte alla realtà. In un momento di stretta economica che vede tutte le Regioni costrette a rinunciare ad una parte delle proprie possibilità economiche, non vedo perché la Valle d'Aosta debba pretendere e piangere perché alcune cose non vengono ottenute come si sperava. Per cui io credo che l'avere accettato una decisione di questo genere non sia poi una di quelle questioni che ci devono fare piangere.

È chiaro che dovremo continuare a batterci per avere riconosciute alcune attribuzioni nostre, alcune esigenze che abbiamo proprio per la particolarità del nostro territorio, per la situazione in cui ci troviamo, per i disagi che possiamo anche subire attraverso il traffico autostradale delle merci internazionali attraverso i TIR. Sono tutte considerazioni valide, però è altrettanto vero che se teniamo conto dei disturbi che questo traffico ci dà, dobbiamo anche tenere conto dei vantaggi che ci porta. Perché da Courmayeur a Pont-Saint-Martin mi pare che i TIR dispensino anche ricchezza, fermandosi, pernottando, mangiando, consumando altre derrate, comperando regalini, muovendo tutto un tipo di traffico e portando anche al di fuori tutta una possibilità della Valle d'Aosta che è un reddito per la Valle. Quindi non è che sia tutto essenzialmente negativo.

Non ho capito invece l'accenno alla zona franca che faceva il Consigliere Voyat; non l'ho capito perché evidentemente qui i calcoli da fare dovrebbero essere di altro tipo; mi sembra che il discorso debba essere affrontato in altra sede e in altre occasioni, perché la zona franca vorrei vedere, attuata adesso, che cosa potrebbe determinare. È facile dire zona franca così. Vorrebbe dire l'IVA non pagata d'accordo; poi vediamo se la zona franca ci dà il reddito che invece ci danno i sette decimi "maledetti" di oggi.

Comunque, per concludere, io ritengo che ci sia solo da augurarsi che questo tipo di disegno di legge possa essere discusso dalle Camere e approvato. È evidente che, per brevi che siano i tempi, il 1981 non ci vedrà beneficiare di questi denari e dovremo metterli in bilancio per il 1982. Questo è l'augurio che io faccio alla regione Valle d'Aosta, perché da come stanno le cose in campo politico nazionale evidentemente ci sono anche preoccupazioni più gravi.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Minuzzo, ne ha facoltà.

Minuzzo (PSDI) - Probabilmente ci troviamo di fronte ad una conclusione anomala di un problema che in modo anomalo è stato posto in discussione in Consiglio regionale ed ha seguito il suo iter. Anch'io, come il collega De Grandis, farò un intervento per quello che ho sentito dal Presidente della Giunta Andrione nella sua comunicazione, non conoscendo a fondo come sono andate le cose poiché non ho partecipato alla Conferenza dei Capigruppo promossa appunto per portare a conoscenza i Gruppi consiliari di questo cambiamento di percentuale del riparto fiscale per la nostra Regione. Ma - e qui forse do un po' ragione al collega Pedrini - non sono riuscito a capire molto bene il collega Voyat il quale ha fatto un intervento col quale rivendica per la nostra Regione la zona franca, e poi si dichiara soddisfatto dei sette decimi. È chiaro che in un momento come questo, e probabilmente con un pizzico di demagogia, chi più, chi meno cerca di tirare l'acqua al proprio mulino; ritengo però che non si possa sempre e comunque arrampicarsi sugli specchi per far apparire una cosa diversa da quella che in sostanza è. Nessuno aveva fatto osservazioni al momento della discussione in Consiglio regionale di quella bozza di disegno di legge che è stata discussa; nessuno aveva fatto obiezioni sui nove decimi; nessuno aveva detto che erano troppi perché lo Stato già finanzia le Ferrovie, già finanzia la Giustizia; nessuno aveva fatto osservare il fatto che erano troppo pochi dall'altra parte perché noi abbiamo tutta la scuola a carico; quindi oggi il non tener conto nell'intervento di tutti questi fattori fa emergere chiaramente il fatto che si vuol fare un discorso con una certa dose di demagogia. Allora, ricordo, discutemmo - ed era la preoccupazione del Presidente della Giunta il quale aveva chiesto espressamente l'autorizzazione al Consiglio - sull'articolo 20, se non sbaglio, quando si era chiesto che per il 1980 partisse già questo finanziamento, e il Presidente aveva chiesto l'autorizzazione al Consiglio a cedere - o concedere - al Governo a partire dal 1981, magari avendo un'una tantum per il 1980; ed era stato questo il mandato che il Consiglio aveva dato al Presidente della Giunta, senza certamente mai discutere su quella che era la percentuale in decimi che doveva venire alla nostra Regione.

Ebbene, io ritengo che il fatto che il Presidente Andrione, malgrado la buona volontà e l'impegno suo e dell'Assessore Ramera affinchè questo riparto fiscale passasse perlomeno nel Consiglio dei Ministri, sia ritornato nella nostra Regione con i sette decimi anziché i nove, costituisca una grossa prevaricazione dello Stato nei confronti delle Autonomie locali, nei confronti dell'autonomia sancita dallo Statuto e dalla Costituzione della nostra Regione. Io sono dell'avviso, e lo dico non per demagogia, che sarebbe stato meglio che si fosse affrontata un'altra discussione in Consiglio sulla questione dei sette anziché nove decimi, perché - questa è una impressione che sta venendo avanti, forse l'ha detto anche il collega Mafrica, comunque è stata confermata anche dal nostro deputato On. Dujany con il quale ho avuto occasione di parlare parecchie ore a Roma, presente anche il collega Voyat - si ha l'impressione che lo Stato segua un indirizzo di accentramento di poteri in sé stesso, o cerchi di riappropriarsi di tutte quelle che erano state le concessioni di autonomia riconosciute, le deleghe date alle Regioni in particolare. E questa è per me un'ulteriore conferma.

Io non sono convinto che sia meglio pochi, maledetti, ma subito, anche perché a questi pochi e maledetti dobbiamo dire sporchi; sporchi perché ancora una volta si è cercato, come ho detto prima, di prevaricare l'autonomia della nostra Regione soprattutto, ma anche perché si tratta di un indirizzo generale che lo Stato italiano sta assumendo nei confronti delle Regioni.

Dicevo che non si può, e oggi forse non sono nemmeno in grado di fare dei conti alla mano, però non dobbiamo dimenticare che se da una parte abbiamo delle agevolazioni dallo Stato in quanto interviene a finanziare strutture sue, dall'altra la Regione autonoma Valle d'Aosta ha grossi oneri a suo carico dei quali sgrava lo Stato, quali quello - e ne aveva accennato il collega Voyat - dell'energia elettrica, quello della scuola, e potremmo continuare a lungo.

Una volta fatte queste considerazioni di carattere di principio politico, devo dire che per quanto concerne il mio partito noi, sebbene a malincuore, ingoiamo questi sette decimi, ripromettendoci peraltro, nell'eventualità di una riapertura del dibattito, di riportare ai nove decimi questa percentuale di riparto. Daremo tutta la nostra collaborazione, per quanto concerne lo snellimento di quell'iter burocratico, sperando che non ci sia lo scioglimento delle Camere; con una pregiudiziale però: saremo disponibili a contribuire affinchè questo riparto fiscale arrivi al più presto alla nostra Regione - sempre che le forze di Giunta ritengano di potersi avvalere della nostra collaborazione, peraltro mai richiesta finora a livello nazionale - saremo disponibili a questa collaborazione nella misura in cui la Regione presenterà un piano di sviluppo regionale per l'utilizzazione di questo riparto fiscale. È chiaro che, come ha detto il compagno Nebbia, non accetteremo e nulla faremo per spingere questo riparto fiscale - lo dico molto chiaramente e molto onestamente - nulla faremo affinchè questo riparto fiscale passi, se la Giunta non ci dirà come vuole utilizzare questi quattrini. Per cui invitiamo la Giunta a presentare al più presto, in previsione che questo riparto fiscale vada in discussione alle Camere, un piano di investimento, un piano di sviluppo regionale.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Viberti, ne ha facoltà.

Viberti (DPROL) - Una settimana fa all'incirca, durante la riunione dei Capigruppo convocata d'urgenza e presieduta dall'Assessore alle Finanze, avevo avuto l'impressione, oggi confermata, che di fronte ai soldi anche in questo Consiglio c'è molta gente che lascia cadere i principi, perché frasi del tipo "pochi, sporchi, ma subito" di fronte ai principi dell'Autonomia credo che siano vergognose. In questo Consiglio c'è gente - e io l'ho detto altre volte, e loro stessi ne danno testimonianza - che si batte per l'autonomia della nostra Regione, che si batte per la salvaguardia di certe particolarità, tra le quali una volta io penso ci fosse l'onestà, del popolo valdostano; poi, poiché ci sono dei bisogni impellenti provocati dal malgoverno, dal clientelismo, dalla mancanza di programmazione, delle manie di grandezza e da decine di altri difetti che caratterizzano questa Giunta, noi accettiamo, attraverso il Presidente della Giunta, - il quale fa delle riserve di cui però non abbiamo traccia, credo, sul documento che andrà alle Camere, e di cui che io sappia non resterà traccia da nessuna parte - dicevo, con queste riserve noi accettiamo che lo Stato ci porti la percentuale del riparto fiscale da nove a sette decimi.

Lo Stato ci ha inviato un disegno di legge sul quale noi abbiamo discusso pur in carenza di dati - e qui la colpa non è dello Stato, ma di questa Giunta che non solo non ci ha fornito i dati, ma non ci ha dato la possibilità di tempo per discutere dopo aver reperito,se non ce li voleva fornire lei, i dati per dare un giudizio su quel riparto fiscale - sul quale noi esprimemmo delle riserve; tuttavia, in nome dell'autonomia e a seguito della preghiera del Consiglio perché si potesse finalmente risolvere questa questione con lo Stato, e dando un mandato ben preciso, come ha ricordato il collega Minuzzo, al Presidente della Giunta, decidemmo allora di accettare questo riparto all'unanimità, in difesa ancora una volta del principio dell'autonomia della nostra Regione. Ebbene, che cosa abbiamo fatto in una settimana? Abbiamo dato un calcio ad una tradizione, e il calcio chi l'ha dato? Il massimo esponente a livello di Esecutivo di quel movimento che dive di voler difendere, lui, lui solo, e lui solo ne ha il diritto, l'autonomia della nostra Regione. Credo che questa sia una cosa vergognosa. Avallare poi con certe frasi questo atteggiamento è ancora più squallido.

Il comportamento del Governo non è certo migliore, anzi. Noi contiamo su delle forze modeste, ma il Governo dovrebbe passare sopra certi metodi; dovrebbe essere, il Governo democratico del nostro Stato, in grado di accudire a tutti i suoi figli, dal più piccolo al più grande, in modo corretto. Io non pretendo, collega De Grandis, appartenente a quella schiera di Bakuniani che sono rientrati da poco, non pretendo per la Regione Valle d'Aosta più di quello che la Regione Valle d'Aosta produce, assolutamente. Però i conti bisogna farli bene, e credo che il collega De Grandis, non per cattiva fede ma solo perché, some ha detto, è appena rientrato da questo viaggio per il convegno che si è tenuto a Baku, non sia in grado oggi di fare dei conti esatti. Perché se dobbiamo fare i conti dobbiamo farli su tutto, su tutto quanto: su tutto quanto produce la Regione Valle d'Aosta e su tutto quanto introita dallo Stato, e dobbiamo metterci anche quelle cose che diceva giustamente il collega Voyat, che sono per esempio l'energia elettrica. E se i TIR ci portano dei vantaggi dal punto di vista dell'IVA, ci portano svantaggi, sotto altri aspetti, che sono molto molto pesanti. Una cosa come l'autoporto, messa al centro della parte migliore, della parte più ampia della nostra vallata, da un punto di vista diciamo ecologico in quanto la monetizziamo? Il passaggio continuo di questa massa di automezzi che inquinano la nostra Regione anche da un punto di vista proprio materiale e non solo da quello paesaggistico; le tonnellate e tonnellate di residui prodotti da questi automezzi - ne abbiamo discusso molte volte in quest'aula - come le monetizziamo? Io non voglio fare una semplice questione di soldi, quella che io voglio fare è una questione di principio. Noi abbiamo commesso un grave errore, o meglio, il Presidente della Giunta che non ha rispettato il mandato del Consiglio e che ha fatto riunire la Conferenza dei Capigruppo per metterla al corrente; ma la sua intenzione era quella di strappare - e da qualcuno è stato strappato - un assenso nell'accettare i sette decimi: questo era lo scopo di quella riunione. E io in quella riunione ho detto che noi non accettavamo questo metodo di condurre le trattative; che il Presidente della Giunta, questo lo capivo, si trovava di fronte ad una difficile decisione, e io stesso suggerii a Voyat quello che ha detto in questa aula: che il Presidente avrebbe ricevuto delle critiche sia che accettasse sia che non accettasse la decurtazione. Però le nostre critiche sono state fatte lì e non qui; noi non abbiamo fatto della demagogia con comunicati ed altre cose; non abbiamo detto niente e abbiamo aspettato di venire in quest'aula, sede nella quale andava discussa questa decurtazione. E può darsi che ci siano delle ragioni, mi preme dirlo, per le quali la dovremo accettare, noi non abbiamo avuto la possibilità di fare i conti esatti per vedere se questa è da accettare o meno.

Un'altra cosa pericolosa è accettare oggi i sette decimi dicendo che è meglio che non facciamo troppo i furbi, se no può saltar fuori la questione dell'autoporto. Facciamo un'ipotesi catastrofica e ammettiamo che il tunnel del Monte Bianco domani venga chiuso per via di un terremoto, anche se non si è mai verificato prima; ebbene, succede, e da domani i TIR non passano più in Valle d'Aosta, ma noi prendiamo i sette decimi sulle altre imposte e ci tiriamo, come si dice, qualcosa per tutti i sette decimi dell'IVA. Ammettiamo - facciamo un'altra ipotesi - che a Torino costruiscano un autoporto presso il quale devono, per legge dello Stato, passare anche gli automezzi che transitano dal Monte Bianco: noi quel giorno non percepiremo più i sette decimi su quell'IVA perché sarà percetta in un'altra Regione, ma nel frattempo ci saremo persi i due decimi. E io qui concordo con quanti hanno detto che quando si perde qualcosa a Roma, per riconquistarlo sono dolori. E i dolori si provano, e la riconquista è praticamente impossibile. Quindi proprio chi in queste cose dovrebbe essere esperto, contro chi si lamenta continuamente dell'atteggiamento dello Stato, avrebbe dovuto avere un po' più di coraggio.

Ma il coraggio lo può dare soltanto la coscienza pulita, la coscienza tranquilla, ed è chiaro che questa Giunta non può avere la coscienza tranquilla perché sa che se non le arrivano i soldi entro pochi mesi è finita, non avrà più la possibilità di gestire il potere come lo gestisce. Qui sì che casca l'asino: l'interesse di questa Giunta non è una corretta gestione dell'Amministrazione, del territorio della nostra Regione, è quello di avere in denaro per mantenersi al potere; ma allora quale difesa dell'autonomia, dico io?

Poi c'è qualcuno che dice che le condizioni del nostro Stato sono tali da dover decurtare i fondi delle regioni. Ammesso e non concesso che le condizioni siano tali da dover decurtare parte del bilancio dello Stato - e penso che in effetti ci siano le condizioni per cui sia necessario diminuire parte della spesa pubblica - io mi permetto di dire che ci sono parti del bilancio dello Stato che, devono essere decurtate molto prima delle spettanze delle Regioni. Noi abbiamo in un momento di crisi, con un Ministro socialista, aumentato il bilancio della Difesa; io chiedo con che coraggio si spendono dei soldi per delle cose inutili quando ci troviamo in queste condizioni, quando abbiamo una parte notevole del nostro territorio che è stata distrutta da un cataclisma. Noi abbiamo avuto il coraggio di spendere dei soldi in più per la Difesa, e quest'anno voglio vedere se non ne spenderanno in più di nuovo. Queste sono cose vergognose, e queste cose vanno denunciate. E queste cose, Signor Presidente, bisognava dirlo sul muso a quella gentaglia; invece Lei che cosa ha fatto? Ha posto delle riserve e ha detto "va bene". Ma se noi lasciamo passare queste cose, tutte le altre Regioni dovranno abbassare la testa: Come si fa a parlare di particolarismo, a rivendicare certe cose e poi a non avere il coraggio di rischiare quando è il momento? Signor Presidente, io personalmente le garantisco che di fronte all'atteggiamento del Governo avrei detto: "Ci avete detto che sono i nove decimi; ci avete mandato un disegno di legge, ce l'avete fatto approvare; il Consiglio regionale all'unanimità l'ha approvato, e adesso ce lo decurtate. No, come minimo ci mandate un disegno di legge diverso e ce ne spiegate i motivi; noi ci riuniremo come Consiglio regionale e poi vi risponderemo". Come minimo Lei doveva fare questo. Non pretendo che Lei dovesse rinunciare e assumersi da solo questa responsabilità, ma noi apriamo un grave precedente anche per le altre Regioni, ed è chiaro che hanno picchiato sulla Regione più piccola, su quella meno in grado di fare pressione nei confronti dello Stato. Anche nei confronti delle altre sorelle Regioni o Province autonome a Statuto speciale, che figura ci facciamo? Certo, loro probabilmente non si preoccupano molto di noi, ma quando si sostengono questioni di principio non si bada al proprio esclusivo interesse; si cerca di sostenere certi principi. E poi, caro De Grandis, c'è ancora una cosa da aggiungere: noi non percepiamo su tutte le tasse che lo Stato impone nella nostra Regione la percentuale dei nove o dei sette decimi; ce ne sono alcune che lo Stato riserva per sé, e può darsi che abbia ragione, però qui quel 100 e più per cento bisogna calcolarlo; ma a noi queste cose nessuno ce le ha dette, nessuno ci ha dato la possibilità di calcolarle; allora qual è la serietà di questo Governo? Qual è la serietà di questa Giunta? Qual è la serietà dello stesso Consiglio regionale, degli stessi Consiglieri che discutono di cose di cui sanno degli spizzichi, che devono correre da un funzionario per avere in venti minuti il massimo di informazione che si riesce ad ottenere? Le cose non possono continuare così, ed è proprio a livello di principio che io pretendo che si discuta, non su "pochi - sporchi o puliti che siano - ma subito"; perché si sa benissimo che cosa c'è dietro a quel subito: c'è una Giunta che ha fatto un bilancio con 34 miliardi di ricorso al Credito. Ecco cosa c'è dietro, altro che l'autonomia.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.

Lanivi (DP) - Bisognerebbe riportare la discussione nei suoi aspetti più importanti e centrali, se no si corre il rischio di ripetere in questo Consiglio quei sintomi di disgregazione, cioè di incapacità di trovare dei minimi punti in comune, che oggi contraddistingue il nostro Paese e che non è certamente un segno di crescita. Attorno a certe fumosità bisogna ribadire alcune cose centrali, e a queste cose centrali credere e farne oggetto di una battaglia.

Qual è il nodo politico centrale di questa vicenda? È uno solo, e cioè che lo Stato aumenta la sua tentazione accentratrice e punisce una Regione; cioè la tendenza, o la politica, autonomista è in questo momento battuta, ridotta, ridimensionata. Questo è il nocciolo centrale; tutto il resto è ricamo, è cosa secondaria rispetto a questo fatto centrale. E cercherò di giustificare questa mia affermazione. Non dobbiamo dimenticare che questo Consiglio regionale ha approvato un testo che era di provenienza governativa: questo è il secondo fatto centrale, e qui dobbiamo stare attenti per tutti coloro - non so se dobbiamo difendere delle posizioni più o meno chiare o anche più o meno doverose, questo non m'importa - dobbiamo stare molto attenti, dicevo, a che non vengano ripetuti qui in Consiglio quei piccoli attacchi sotterranei che da sempre vengono fatti alla Valle d'Aosta, che dipingono la Valle d'Aosta come un piccolo eden, un piccolo paradiso terrestre. Questa è una colossale mistificazione, è una situazione assolutamente non vera, e molto probabilmente il fatto di avere un Ministro piemontese non chi ha giovato in questa vicenda. La leggenda dei valdostani ricchi perché hanno i buoni della benzina è una colossale mistificazione che non equilibra certamente la situazione di persone che devono vivere a 1600-1700 mt., e certa gente abituata solo a frequentare centri turistici o a conoscere il fondo-valle, dimentica questa situazione. Il calcolo, allora, fra quello che la Valle d'Aosta dà e quello che la Valle d'Aosta riceve - e qui mi riallaccio al discorso di Viberti - non è fatto semplicemente di calcoli numerici contabili, perché la gente sulla montagna difende la pianura, e questo è un conto che non è facilmente traducibile in IVA 7%-9%, su questo do ragione; è un tipo di atteggiamento che va assunto, e va assunto da uno Stato nei confronti di una Regione che non va considerata come fatto di decentramento amministrativo, e questo è l'altro punto sul quale ci dobbiamo fondare. La Valle d'Aosta non è una articolazione burocratica dello Stato; la Regione è a Statuto speciale e quello Statuto speciale glielo hanno dato per certi motivi; ora, la garanzia finanziaria perché questa Regione sopravviva con certe caratteristiche è un dovere, quindi è un diritto riconosciuto e un dovere da parte dello Stato. Il fatto che oggi questo venga messo in discussione, a prescindere dalla capacità di questa Giunta, è il fatto grave; la Giunta può piacere, può non piacere, però rappresenta la nostra Regione. Questi diritti vanno riconosciuti a prescindere dal Governo regionale, dalle tinte, dalle capacità o non di una Giunta regionale. Questo secondo me è il fatto che deve rendere unito il Consiglio regionale. Non si può chiedere la solidarietà su questo atteggiamento perché c'è questa Giunta: bisogna avere questa posizione a prescindere da ogni formula politica. Così come non mi sta bene il discorso dei piani di sviluppo, cioè lo Stato, che non ha mai pianificato, non può essere giustificato per il fatto che noi non siamo capaci di programmare. Faccio questa affermazione per ribadire che non c'è nessuna giustificazione per un Governo che manda a questo Consiglio regionale una proposta in cui scriva un numerino, dopo di che lo cambia; non sto polemizzando, dico che dobbiamo sgomberare i campi da queste mini-sfumature che stanno a fianco di una posizione che invece deve essere unitaria.

Il Consigliere Viberti pone, mi pare, un interrogativo vero, cioè, data questa situazione, quale deve essere l'atteggiamento della Valle d'Aosta? Tu, Stato, non mi dai quanto definito su una tua proposta - e qui torno ad insistere: su una tua proposta - che il Consiglio regionale ha discusso ed approvato; tu lo modifichi in nome di che cosa, su quali giustificazioni? Molto probabilmente semplicemente perché lo Stato approfitta, o coglie l'occasione, per ridurre gli spazi alle Regioni, e la Valle d'Aosta è la più piccola ed anche la più facile da colpire. E qui cade anche l'altro discorso; non può certamente la Valle d'Aosta da sola incrementare il danno all'economia nazionale, perché qui stiamo parlando di decine di miliardi in più o in meno su paurose falle del Finanza pubblica, quindi non mi si venga a dire che la Valle d'Aosta da sola, passando dai nove decimi ai sette, risolve i problemi dell'economia dello Stato. Non è qui il problema; può darsi che questo atteggiamento di durezza nei confronti della Regione apra la strada di durezza nei confronti di altre Regioni, e in questo caso la salute della Finanza pubblica dello Stato dovrebbe passare attraverso il restringimento delle possibilità di decisione dei Livelli regionali. E questo ci sta proprio poco bene. Il problema che pone Viberti è di questo tipo: diciamo di no alla proposta governativa e ci battiamo per i nove decimi fino alla fine? Questo è un tipo di interrogativo che può far discutere. Visto di qui, da Aosta, io avrei fatto la battaglia a fondo per i nove decimi. Se però avessi perso il treno e fossi andato a Roma, avrei avuto moti dubbi, perché questo Governo - e come Governo intendo l'insieme dell'apparato che regge il nostro paese - se di qui può apparire come una costruzione con muri, finestre, scale di entrata e di uscita e ordine, appena uno scende alla Stazione Termini e si avvia verso i palazzi ministeriali appare come un enorme formaggio che ha molta crosta ma all'interno non ha più niente se non polvere; e l'impressione netta che si ricava nei corridoi ministeriali è la necessità di scapparsene subito avendo qualche cosa, qualche cosa perché non si sa indomani e non c'è nessuno in grado di dare un minimo di garanzie sul domani. L'inconsistenza - e non è certamente con soddisfazione che dico questo - l'assoluta non credibilità delle strutture governative sono ormai un fatto palpabile anche ai non addetti ai lavori, per cui, come dico, se, vista da qui, la battaglia ad oltranza per i nove decimi appare come una scelta, ed è una scelta di grande valore, un minimo di senso realistico ci fa valutare anche dove può condurre una battaglia di questo genere. È comunque opinabile una scelta di questo genere, scelta di questo genere credo improntata a realismo; più o meno felice la battuta del Presidente, però molto probabilmente voleva dire che dobbiamo tener conto di questi fatti e cioè che allo stato di lasciare anche per alcuni anni la Valle d'Aosta nelle condizioni in cui è, è un danno sopportabile per la nostra Regione. Questo può aver fatto scegliere la seconda strada, cioè un atteggiamento tattico discutibile, comunque secondo me ragionato e fondato sulla obiettiva situazione in cui attualmente ci troviamo. Per cui oggi secondo me la discussione va riportata nella sua esatta situazione: si tratta, a prescindere dalle modalità - ed è una discussione all'interno di questo Consiglio - di decidere come spenderemo; ed è una decisione che spetta a questo Consiglio e alle forze politiche, e alla Giunta che regge le sorti dell'Amministrazione regionale. Ma questa è una discussione nostra, che dobbiamo fare qui: è un problema che dobbiamo vedere qui e di cui responsabili siamo noi; ed è un tipo di problema. L'altro problema invece è un giudizio che dobbiamo esprimere su un Governo che in questa vicenda si è comportato in questo modo, e secondo me allora bisogna stare attenti a non confondere le due cose e a non giustificare l'una per responsabilità che possiamo avere anche noi. Quindi secondo me - ed è un discorso molto chiaro - non c'è nessuna giustificazione per cui le forze politiche presenti in quest'aula non sostengano con forza nelle sedi centrali una battaglia che non è a favore né di maggioranza né di una forza politica, ma della Valle d'Aosta. E non è accettabile nessuna posizione equivoca o ricattatoria su quest'argomento. A Roma c'è una sola Valle d'Aosta, e le forze politiche che si devono battere perché questo riparto venga risolto nella maniera più positiva per la Valle d'Aosta. Questo è un problema. Sul problema poi di come verranno spesi i denari, delle responsabilità, delle modalità e delle conduzioni della vicenda regionale, dovremo discutere tra di noi e ognuno si deve assumere le proprie posizioni; ma se non sono chiare queste scelte, secondo me rappresentiamo, qui, nel nostro Consiglio, come ho detto all'inizio, uno spirito di disgregazione che secondo me non torna certamente utile alla nostra Regione.

Presidente - È iscritto a parlare il Vicepresidente Faval, ne ha facoltà.

Faval (UV) - Non intendo disquisire circa ciò che la Valle d'Aosta dovrebbe avere o ciò che la Valle d'Aosta pretenderebbe di avere, ciò che sarebbe giusto darle, ciò che non sarebbe giusto darle. In parte, tra l'altro questo argomento è stato trattato, anche se con estrema superficialità, dal mio punto di vista, perché nelle varie valutazioni che sono state fatte circa le quantità di reddito prodotto percepito dallo Stato ecc., si è dimenticato per esempio, di ricordare o di mettere in evidenza, di sottolineare quale sia il prezzo che i valdostani pagano per mantenere la Valle d'Aosta così com'è. Non voglio fare riferimento ai canali che irrigano la Valle d'Aosta e cose di questo genere, però forse, affrontando problemi di questa portata, sarebbe opportuno veramente avere i piedi per terra, magari i piedi per terra non soltanto nel fare i conti, ma nel tenere in gran conto quella che è la realtà sociale, sociologica e geografica ed anche culturale della Valle d'Aosta.

Desidero invece fare riferimento a quel tentativo che qualcuno in aula ha operato, di attribuire alla Giunta e in particolare al Presidente della Giunta, un atteggiamento rinunciatario rispetto al problema che stiamo affrontando. Bene, io denuncio questo tentativo come chiaramente demagogico, ma soprattutto come un tentativo estremamente squallido, perché l'esito della trattativa tra Regione e Governo circa la nuova ripartizione fiscale mi pare essere il frutto di quella degenerazione morale e politica nella quale anche noi, nostro malgrado, siamo costretti a dibatterci. Forse che si può ritenere responsabili di questa degenerazione il Presidente della Giunta e la Giunta della Valle d'Aosta? Certamente no. Leggiamo sui giornali tutti i giorni delle cose incredibili; siamo addirittura talmente assuefatti a certi titoli che non riusciamo neanche più a reagire con quegli stati d'animo che certamente avremmo avuto qualche anno fa; non c'è ambiente, in questa Repubblica, che abbia un minimo di rispettabilità. Oggi leggiamo per esempio "Corriere della Sera" - i Socialisti decisi a dire no a Forlani e a chiedere la Presidenza del Consiglio; - ecco, questi sono i problemi che si dibattono in questo paese: il Presidente lo faccio io o lo fai tu? Viberti, invece di attribuire a questa Giunta la volontà di gestire in termini deleteri - perché comunque è deleterio gestire il potere e non amministrare la "res" pubblica -piuttosto di fare queste accuse alla Giunta che ha senz'altro dei difetti, avrebbe dovuto guardarsi intorno e rendersi conto che questo è esercitare il potere nel modo più bieco, più deteriore e più negativo per tutti. Per cui in quest'aula questa mattina, invece di ascoltare come ho ascoltato degli atteggiamenti di ultra autonomismo da parte di partiti che noi continuiamo veramente, a questo punto, a definire nazionali, che certamente in altre occasioni non si sono comportati in questo modo, mi sarei aspettato che molto più opportunamente questi partiti facessero l'autocritica. L'autocritica rispetto a ciò che sono riusciti a determinare a livello parlamentare, a livello governativo e in tutto il resto dell'organizzazione di questa Repubblica, perché certamente non siamo noi, intanto noi dell'Union Valdôtaine in particolare, e certamente non è questa Giunta, ad avere responsabilità di questo genere. Non siamo noi che abbiamo fatto i deficit colossali dello Stato di fronte ai quali ci troviamo; non siamo noi che abbiamo recuperato ad esempio stamattina un provvedimento che sembra abbastanza inutile, quello di far depositare il 30%, e cose di questo genere. Non siamo noi responsabili di queste cose. E certamente, allora, se si tiene conto di questa realtà, bisogna anche tener conto di quello che è il peso contrattuale che questa Regione ha nei confronti del Governo, nei confronti del Parlamento. Qualcuno ha detto "Noi siano disposti;" benissimo, ma perché non che l'avete detto prima? Cosa avere fatto, cos'è stato fatto fino adesso, per esempio, per ottenere che l'esito della trattativa fosse diverso? A noi non risulta che sia stato fatto molto, anzi se mai potrebbe addirittura risultarci che è stato fatto da parte di qualcuno qualcosa di diverso rispetto a quello che poi magari in aula si viene a dire. E questo ovviamente va sottolineato. Per cui il problema non è quello di valutare e di quantificare questo discorso, quanto piuttosto quello molto più delicato, al quale ha anche già accennato qualcuno, che qui veramente ci troviamo di fronte ed un pervicace tentativo da parte dello Stato di recuperare tutta quella autonomia di gestione che negli ultimi dieci anni - non in quelli precedenti, ma comunque negli ultimi dieci anni, cioè da quando praticamente esistono le Regioni a Statuto ordinario - in qualche modo e in una qualche misura era stata attribuita alle Regioni. Questo è il tentativo più pericoloso e questo è l'argomento che noi dovremmo affrontare. E affrontarlo con la serietà dovuta, con la serietà e l'impegno che potrebbe utilmente profondere in particolare ciascuno di voi che appartenete a quei partiti, perché noi mi pare che fino a prova del contrario su questo terreno non siamo mai stati rinunciatari, e l'impegno stesso, d'altra parte, del Presidente della Giunta mi pare che lo abbia dimostrato, e i suoi "bivacchi" prolungati a Roma ne sono testimonianza. Per cui chiediamo a voi l'impegno e la serietà per ottenere che in Parlamento e quindi nella sua emanazione esecutiva che è il Governo, venga veramente mutato questo atteggiamento nei confronti delle Regioni. Potremo avere anche una ripartizione diversa, più corretta, più seria, più valida, magari con delle cifre anche diverse, ma certamente il problema del recupero dell'autonomia e dell'autogestione è il problema centrale, almeno per quanto ci riguarda. Ovviamente tutti gli altri problemi ai quali accennavo prima mi riguardano comunque, e malauguratamente noi continuiamo a portarne le conseguenze.

Presidente - Sulle Comunicazioni del Presidente della Giunta sono consentiti brevi interventi dei Consiglieri. Non c'è più nessuno iscritto a parlare?

Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

Tonino (PCI) - Io credo che si debba affermare con forza, invece, che l'atteggiamento del Presidente della Giunta è stato un gravissimo errore ed è stato un atteggiamento rinunciatario. E lo dico con estrema tranquillità, senza paura di essere tacciato di demagogia, perché demagogica non credo sia stata la posizione del Consiglio regionale quando approvò quel disegno di legge, e non credo neanche che sia stato demagogico il Ministro che per conto del Governo ci presentò quel disegno di legge. Discutiamo perciò di questo aspetto tenendo conto che si discute non tanto e non solo di cifre, ma anche di principi che sono fondamentali ed importanti.

L'atteggiamento tenuto nella riunione del Consiglio dei Ministri dal Presidente della Giunta rappresenta un atteggiamento di comodo di una parte della Valle d'Aosta.

Noi non ci riconosciamo in questo atteggiamento che, ripetiamo, è stato secondo noi rinunciatario. Innanzitutto sul piano dei principi: siamo di fronte - e lo hanno ricordato diversi Consiglieri oggi - a un attacco anti-autonomistico del Governo, a una vera e propria battuta d'arresto delle Autonomie, come ha sottolineato molto bene il Consigliere Lanivi, e noi non possiamo prestare il fianco a questo tipo di azione del Governo. Oggi è indubbio che con questa azione si è voluto sconfiggere la Valle d'Aosta per poter poi attaccare anche altre Regioni: questa è una questione politica di fondo che noi crediamo debba essere sottolineata e denunciata. E deve essere anche detto che le Regioni non possono essere trattate come dei qualsiasi soggetti fiscali. Alle Regioni spetta, essendo parte integrante dello Stato, l'azione nel campo economico e nel campo sociale. Se oggi il paese si trova in una difficile situazione economica e se è necessario un nuovo impulso, un rilancio dell'economia, bene, questo rilancio deve avvenire attraverso le Regioni, senza intaccare assolutamente la loro possibilità di intervento. E questa è una questione di principio che troppo spesso viene sottovalutata in questa situazione.

Sulle cifre credo sia opportuno discutere. Noi crediamo debba essere detto innanzitutto che non è accettabile il discorso di scorporare i proventi dell'autoporto: quelli sono proventi percepiti nella regione da una struttura che nella regione crea disagi ed è un principio, siccome siamo una Regione di frontiera, che i diritti doganali che derivano da questo traffico internazionale siano pagati e percepiti nella nostra Regione. Riguardo poi alle percentuali che sono state fatte su quanto pagano di imposte i valdostani e quanto ritorna alla Regione in virtù del riparto, credo anch'io che debba essere usata la massima cautela. È indubbio, per fare un esempio al di fuori della nostra Regione, che nella Valchiusella, in Piemonte, si investono molti più soldi di quelli che gli abitanti della Valchiusella pagano in imposte. Non può essere accettato che per qualsiasi zona del nostro paese i fondi investiti siano pari o inferiori alle imposte pagate. Ci devono essere invece altre valutazioni, che sono appunto quelle di riconoscere una realtà che è presente nella nostra Regione, di Regione montana, di Regione che ha particolari condizioni.

Io credo sia opportuno sulle cifre discutere poi in modo molto più approfondito e, se ci sarà questa occasione, credo che si potrà anche dimostrare che alcune spese, quali l'assistenza sanitaria, ingiustamente oggi vengono computate come un regalo che ci viene fatto dallo Stato. Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria infatti è bene ricordare che i proventi derivano dalle trattenute che vengono fatte sui salari e sugli stipendi; questa massa monetaria anziché entrare nelle Mutue oggi è data alle Unità Sanitarie Locali, e tra l'altro con un ultimo decreto non passerà neanche più attraverso la Regione; per cui è opportuno che anche questo aspetto sia scorporato dall'analisi delle cifre che riguardano il rapporto tra riparto fiscale e reddito prodotto nella nostra Regione.

Ho sentito alcuni accenni alla volontà di non lasciar cadere in questo modo questa battaglia per dei diritti nella nostra Regione. Noi crediamo, e l'abbiamo detto, che la trattativa sia stata condotta in modo sbagliato. Faval, devo dire che il peso contrattuale della nostra Regione è stato inferiore al possibile: un maggiore coinvolgimento fin dall'inizio di tutte le forze politiche avrebbe permesso probabilmente un altro risultato; invece avete preferito, voi dell'Union Valdôtaine, seguire metodi che sono tipici della Democrazia Cristiana, ed entrare in quella che è la logica romana, come ogni tanto siamo abituati a chiamarla. Noi oggi invece dobbiamo recuperare questa unità di azione; la battaglia non interessa singoli partiti, interessa la Valle d'Aosta. C'è la possibilità di un'azione parlamentare unitaria e noi speriamo che ci sia, almeno in Valle d'Aosta, questo atteggiamento unitario di tutte le forze politiche, perché in Parlamento è possibile secondo noi che sia ripristinato il disegno di legge nel testo originario, chiedendo al Governo semplicemente di rispettare i patti, facendo in modo, che sia riconosciuto il principio stabilito nel passato, dei nove decimi su tutte le entrate.

Noi crediamo che questa sia una battaglia che deve essere fatta indipendentemente dal giudizio che oggi si dà su questa Giunta regionale, anzi noi crediamo che sia necessario fare in modo che questi fondi arrivino alla Valle d'Aosta, e poi che sia dieci volte più necessario buttare giù questa Giunta regionale per fare in modo che i soldi vengano spesi meglio, vengano spesi in modo più produttivo.

Credo che sia da condannare il principio, per noi veramente aberrante, che è meglio pochi soldi oggi che altri fondi incerti domani e che accettare questo sia rinunciare ad un principio importantissimo; di questo passo qualsiasi cifra potrebbe andar bene, cadrebbe qualsiasi principio e ci sarebbe quello che potremmo definire un mercato tra Regione e Governo. L'atteggiamento della Regione deve essere di ben altra levatura, per cui questo tipo di ragionamento è secondo noi assolutamente fuori luogo.

Queste cose volevo dire per ribadire che oggi un cedimento della Giunta regionale non può comunque intaccare la necessità che tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio facciano una battaglia unitaria affinchè siano ripristinati in Parlamento i diritti della nostra Regione.

Presidente - La parola al Presidente della Giunta, Consigliere Andrione.

Andrione (UV) - Devo dire che, a parte alcune affermazioni che sono state esatte, ho dolorosamente recepito la quantità di sciocchezze che sono state deversate in quest'aula. Perché non vi sono questioni di principio, salvo una, e vi invito a leggere l'articolo 12 dello Statuto che dice: "Oltre al gettito delle entrate propria della Valle sarà dallo Stato, sentito il Consiglio regionale, attribuita alla stessa una quota dei tributi erariali". Punto, a capo. Quindi lo Stato - ed è una competenza specifica del Governo la materia finanziaria, presentare il bilancio con le spese - lo Stato fa, sentito il Consiglio regionale, quello che dovrebbe aver fatto precedentemente - su questo punto credo che siamo tutti d'accordo - e cioè attribuisce una quota. Con una vicenda che riconosciamo volentieri assomigliare molto alle storie di Pulcinella, dapprima si dice nove decimi, dopo di che si rifanno i conti - che sono i conti esatti, perché sono quelli del Ministero delle Finanze, del Ministero del Bilancio, del Ministero del Tesoro, - e si dice: "No, visto questo, quello e quell'altro, quella quota non può essere quell'altra". Ma una quota: questa è la questione di principio.

Su altre imposte, perché la questione di principio sui nove decimi è questione di lana caprina. Perché, dato che è competenza del Governo, con voto del Parlamento, stabilire le aliquote, io mi permetto di dirvi che se domani l'IVA ritornasse al 3% come nella barbara Helvetia, voi non avreste fatto questi ragionamenti. E se invece venisse instaurata la tassa sul patrimonio e cioè si pagasse in base alle case che si posseggono o cose di questo genere, cosa che adesso rappresenta come entrate e sì e no 70 milioni, mi sembra, per la Regione, allora avrebbe tutto un altro interesse quell'altra imposta. Ma questa manovra non la fa la Regione; io prego proprio di seguire un attimo il diritto costituzionale. Di conseguenza, qual è il primo principio, il punto fondamentale che deve essere affermato? È che la Regione ha diritto, ex art. 12, a una quota delle entrate erariali esistenti in questo momento. Il secondo punto è quello evidentemente, tenendo conto di una congiuntura molto ampia, molto difficile, di stabilire - concordata col Governo - quella che è questa quota. E qui viene fuori il grosso problema, che è stato denunciato, del tentativo, o della politica fatta, di riaccentramento nei confronti delle Regioni. Ora secondo me - è un'opinione personale - questo tipo di politica di riaccentramento viene fatto attraverso una serie di altre leggi, e prenderei come esempio tipico la legge sulla casa, dai ben noti e splendidi risultati, dove effettivamente da un lato si dice che le Regioni faranno, e poi in realtà è un Ufficio centrale quello che farà - o non fa, anzi. Mentre invece in questo caso si tratta di un rapporto, e si tratta di un rapporto finanziario che deve essere fatto in base a delle cifre presenti. Non si può far astrazione e diventare di colpo iperautonomista nel momento in cui si discute di soldi, dimenticando magari che si è invece nazional-italiani quando si tratta di questioni di sentimento o altre cose di questo genere, e dimenticando che questi sentimenti esigono anche una certa solidarietà nazionale che per nostra fortuna noi dell'Union Valdôtaine non abbiamo, sia ben chiaro; e non l'abbiamo mai nascosto. Di conseguenza, il nostro diritto essendo quello di una quota, la discussione nel Consiglio dei Ministri non sarebbe avvenuta se non avessimo chiesto con grande forza di discuterla comunque. Perché ci sembrava estremamente importante che venisse discussa? Perché nulla è più facile, visto che l'iniziativa delle leggi in materia finanziaria spetta al Governo perché è relativa al bilancio dello Stato, non c'è niente di più facile che dire: "Ma caro fanciullo, Lei ha ragione, vedremo prossimamente su questo schermo. Se ne discuterà". E nel frattempo - noi pensavamo alla solita crisi, lo ripeto, dopo le elezioni siciliane - ma nel frattempo passa l'acqua sotto i ponti: campa cavallo che l'erba cresce. E non era nostra intenzione accettare che non venisse stabilito il diritto della nostra Regione a una quota delle imposte.

La discussione è avvenuta, ed è stato sottolineato - do ragione a Lanivi sulla questione della "piemontesità" di certe posizioni - è stato sottolineato dal Ministro Reviglio che una certa posizione seguita da approfondimenti tecnici da parte dei tre Ministeri finanziari - era dovuta alla complessità della congiuntura, alla necessità che tutti gli italiani, indipendentemente dall'appartenenza all'una o all'altra Regione, partecipassero allo sforzo comune per uscire dall'inflazione e via dicendo. Al che io ho fatto la formale riserva, dicendo che per quanto riguarda la situazione di crisi attuale può essere equo avere un riparto di questo genere, oggi, sulle cifre presentate dai Ministeri finanziari, che però chiedevo che venisse messo a verbale - perché il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio tiene un verbale delle riunioni del Consiglio dei Ministri, che non è pubblico ma che fa fede di quanto viene detto - chiedendo però, dicevo, che il Consiglio dei Ministri si impegnasse, nel momento stesso in cui ci fosse un mutamento di congiuntura, a mutare le condizioni nei confronti della Valle d'Aosta. Questo impegno il Presidente del Consiglio dei Ministri l'ha preso. Io ho parlato della fretta di sistemare certe situazioni e di stabilire questo diritto ad una quota, direi che quanto è stato detto, e in maniera anche molto bella, da parte di Lanivi, e cioè che noi potremmo essere la prima Regione su cui si fa l'esperienza per vedere quello che capita con le altre Regioni, e in particolare le Regioni a Statuto speciale del Sud, che finora hanno impedito e continuano a cercare di impedire il riparto per la Valle d'Aosta. E questo non perché a loro interessi il decimo in più o il decimo in meno, ma perché, come certamente i Consiglieri sanno, lo Stato italiano è sotteso dalla partitocrazia, e quello che non si ottiene attraverso le istanze istituzionali si ottiene facilmente attraverso il rapporto partitico: cosa che evidentemente non vale per due province, chiamiamole così, in Italia, che sono l'Alto Adige e la Valle d'Aosta. E attraverso questi meccanismi e questi metodi si ottiene quella degenerazione, quella disgregazione dello Stato italiano per cui quando uno arriva nei Ministeri osserva le cose e si dice che è indispensabile tenerci al di fuori da questo mic-mac, perché se no andiamo tutti insieme tranquillamente a fondo. Questa è la sensazione,e io vi prego di fare anche voi un pochettino l'esperienza. È stato detto, probabilmente pensando a qualche Comune del Nord o a qualche Regione a Statuto speciale, che Regioni e Comuni funzionano. Evidentemente non si sono letti i rapporti recenti, anche della Corte dei Conti, su come le finanze dei Comuni sono state criticate; prendiamo un Comune abbastanza noto, che è quello di Roma, e andiamo a vedere quanto sono le migliaia di miliardi di deficit, così, per fare una prova.

Non è in discussione il funzionamento di un istituto: è in discussione una legge dello Stato che stabilisce che con la legge finanziaria devono essere date alle Regioni pro quota, proporzionalmente, le imposte erariali vigenti nel territorio dello Stato. Questa è la discussione di oggi, questo è il motivo per il quale, con le riserve accennate, ho dichiarato che mi trovavo d'accordo perché venisse trasmesso immediatamente al Parlamento quel disegno di legge così corretto. E l'unica speranza, se le cose andranno male, l'unica speranza di rimanere agganciati al 1981 per i futuri riparti - se dovessimo arrivare per esempio a gennaio del 1982 - è quel piccolo verbale del Consiglio dei Ministri in cui si è approvato quel disegno di legge. Perché se no, state pur tranquilli che a bilancio chiuso non se ne sarebbe più parlato, e sarebbe stato impossibile parlarne proprio per la legge finanziaria dello Stato; perché allora, in quel caso, scusate l'espressione che è volgare, te la sbattono sul muso e non se ne discute più.

Di conseguenza, quale dovrebbe essere la nostra posizione? Io faccio un appello al buon senso, e non ho nulla in contrario a vedere con voi, con altri, con il Presidente Modica che tra l'altro poi è anche un amico ed è sempre stato estremamente sensibile ai nostri bisogni e anche ci ha dato dei buoni consigli, di studiare insieme quali sono le mosse che noi dobbiamo fare nello svolgimento di questa crisi di Governo. Io mi permetterei anche di dire che dovremmo evitare la presentazione di emendamenti in aula perché mi sembra già di vedere il Ministro finanziario che dice: "Devo fare i conti, rimandiamo". Dopo di che, chi si prende la responsabilità di aspettare l'anno successivo, o quello ancora successivo, perché i Ministeri non hanno presentato i famosi conti che invece abbiamo ottenuto che venissero presentati perché li abbiamo portati a mano da un Ministero all'altro, correndo? Questa, secondo me, è la situazione attuale. E quindi, mentre concordo con il fatto che sovente vi è prevaricazione da parte dello Stato nei confronti delle Regioni e che lo Stato non fa quello che deve fare, perché - mi sia permesso di dirlo - la questione dell'indirizzo e coordinamento, battaglia quella sì di principio e che come principio può essere importante, è battaglia di parole quando uno legge l'introduzione dell'articolo 2 dello Statuto della Valle d'Aosta? È questione di parole, e lì si fa una battaglia di principio: lo posso capire. Però, rispetto a quello che invece avviene quando uno Stato dovrebbe dare l'indirizzo e il coordinamento - per non fare degli esempi lontani vedasi la "Nazionale Cogne" - trovo religioso silenzio e religioso rispetto: su questo punto assolutamente non siamo d'accordo. Di conseguenza, noi prendiamo le nostre responsabilità e continuiamo questo tipo di battaglia perché sia chiaro che la Regione deve avere una quota dei diritti erariali; la continuiamo anche perché ci crediamo e perché pensiamo che sia indispensabile stabilire prima possibile - cosa che avrebbe dovuto essere stabilita per legge nel '78, - un testo di legge che regoli questi rapporti sulle imposte attuali; dopo di che rimane aperta la porta, per altre strade o per correzione di questa legge, per ottenere, qualora sia possibile farlo e sia compatibile con il tipo di Stato nel quale viviamo, ottenere di più. E su questa strada credo che ci troverete sempre accanto a quelli che si battono per la Valle d'Aosta.

Questo mi sembra sia il succo di quello che abbiamo fatto e di quello che intendiamo, evidentemente se conserveremo la maggioranza in questo Consiglio, continuare a fare.