Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2490 del 22 novembre 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 2490/XIV - Proposta di legge di iniziativa popolare: "Modificazioni alla legge regionale 25 giugno 2003, n. 19 (Disciplina dell'iniziativa legislativa popolare, del referendum propositivo, abrogativo e consultivo, ai sensi dell'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale)".

Rosset (Presidente) - Punto n. 25 dell'ordine del giorno. Ha chiesto la parola il Consigliere Bertschy, ne ha facoltà.

Bertschy (UVP) - In I Commissione, di cui ringrazio il Presidente Borrello, abbiamo svolto i lavori di approfondimento del progetto di legge e di modificazione alla legge regionale n. 19/2003. Abbiamo svolto i nostri approfondimenti, c'è stata la possibilità di un confronto interessante e soprattutto la possibilità, attraverso le audizioni, di comprendere lo spirito dell'iniziativa che è stata presentata. Infine, attraverso anche qui degli emendamenti, siamo riusciti a trovare, attraverso un definitivo confronto, l'unità della commissione su una proposta di legge. Insieme al collega Bertin poi ci siamo impegnati per sostenere i due disegni di legge attraverso la relazione in aula.

La democrazia è una realtà e un processo in continua evoluzione, che migliora quanto più la pratichi: se non la si pratica, non può progredire; se la si pratica, migliora e fiorisce. Democrazia rappresentativa e democrazia diretta, seppur per alcuni appaiono in antitesi, nella nostra realtà sono strumenti che possono e devono coesistere, in quanto sono complementari l'uno all'altro e rendono la democrazia unica. Del resto la nostra democrazia come sistema di governo e come sistema di organizzazione di una società per reggersi necessita di due gambe: una è la rappresentanza elettiva e l'altra è la partecipazione diretta dei cittadini. Gli strumenti della democrazia diretta sono essenzialmente due: proposte di legge di iniziativa popolare e i referendum popolari nelle varie forme (abrogativo, propositivo e consultivo).

La discussione sull'istituto referendario è aperta e accesa e divide spesso chi lo ritiene utile e necessario da chi non ne coglie l'importanza. Sicuramente le eccessive strumentalizzazioni politiche che ne hanno caratterizzato numerose iniziative, soprattutto in Italia, hanno prodotto una disaffezione degli elettori verso questo istituto, tanto che molte di esse si sono concluse solo con sprechi di energie e denaro. L'istituto del referendum va quindi migliorato attraverso delle modifiche legislative, che ne permettano innanzitutto una sua rilegittimazione nei confronti di tutta la popolazione. Numerose sono le proposte normative in essere a livello nazionale e regionale avviate per rendere lo strumento referendario più efficace. Alcune realtà territoriali (come ad esempio la Toscana e la Provincia autonoma di Bolzano) hanno varato di recente normative innovative, che, fra l'altro, affrontano il nodo decisivo del quorum di validità del referendum, in modo da consentire più agevolmente un risultato utile nelle consultazioni popolari.

In Valle d'Aosta c'è stata una svolta negli strumenti di democrazia diretta dopo la revisione dello Statuto speciale del 2001, con la legge costituzionale 31 gennaio 2001 n. 2. Sulla base della nuova disciplina statutaria, la Regione Valle d'Aosta ha disciplinato infatti la materia con la legge n. 19/2003: una legge buona che ha innovato notevolmente il tema della partecipazione diretta, ad esempio introducendo il principio del giudizio di ammissibilità preventivo, disciplinando il referendum propositivo, dando rilievo e organicità ad una materia che era stata trascurata per molti decenni. Tuttavia è stato anche rilevato che utilizzando e applicando tale legge - sono passati ormai 13 anni - sono emerse alcune lacune che richiedono oggi dei correttivi. L'aspetto positivo è che queste lacune sono state sottolineate dai cittadini (circa 7000) che ne hanno richiesto una correzione attraverso la proposta di legge depositata alla Presidenza del Consiglio nella scorsa primavera.

I punti cardine su cui viene richiesta la modifica e su cui si è soffermata la I Commissione nei suoi lavori sono principalmente questi: la legge regionale n. 19/2003 prevede oggi che "la proposta sottoposta a referendum abrogativo è approvata se alla votazione ha partecipato almeno il 45 percento degli elettori e se la risposta affermativa raggiunge la maggioranza dei voti validamente espressi" (articolo 36, comma 3); la nuova proposta di legge, così come corretta dalla commissione, prevede che la proposta sia approvata se alla votazione partecipa almeno il 50 percento del numero dei votanti alle ultime elezioni regionali precedenti il referendum. Si tratta in sostanza di una riduzione del quorum per la validità della consultazione popolare di quasi una decina di punti: da 46 mila elettori si passa a circa 37 mila. È una variazione importante rispetto alla situazione attuale, un percorso di riduzione già avviato da altre Regioni italiane e che è opportuno, a nostro avviso, approvare anche in Valle d'Aosta. La riduzione del quorum porterà ad una maggiore partecipazione del voto e sicuramente arginerà il fenomeno delle campagne astensionistiche (invito ai cittadini a non esprimersi) che, seppur non legittimo, non è così utile all'espressione e alla partecipazione democratica. Sarà un processo più democratico e partecipato che stimolerà maggiormente anche il ruolo di rappresentanza delle forze politiche, che avranno la necessità di consultarsi e di prepararsi, di diventare più competenti rispetto a certi temi e di avere il coraggio di affrontare i propri cittadini.

La seconda modificazione alla legge n. 19/2003 riguarda la disciplina del referendum consultivo. Esso è uno strumento previsto dallo Statuto e dalla legge regionale, ma non è mai stato utilizzato, anche perché non è adeguatamente disciplinato. Infatti la legge regionale affida il potere decisionale al Consiglio regionale, ma non dice chi può avanzare la proposta al Consiglio, quindi di fatto si afferma la possibilità di uno strumento che non è praticabile. La proposta di legge popolare colmava la lacuna dicendo e proponendo: "la richiesta di referendum consultivo può essere avanzata dalla Giunta regionale, o da almeno un terzo dei Consiglieri regionali o da almeno mille elettori". La commissione ha introdotto la seguente modifica: "la richiesta di referendum consultivo può essere avanzata dalla Giunta regionale, o da almeno un terzo dei Consiglieri regionali o da almeno un cinquantesimo degli elettori". Un richiamo ad un aspetto che è già disciplinato per le altre iniziative di tipo statutario.

Il y a un an que le projet de loi n° 92 a entamé son parcours par l'examen de la part de la Commission des juristes. L'étape suivante a été la récolte des signatures sur le territoire à partir du mois d'avril. Aujourd'hui, après l'avis positif de la commission, le Conseil régional va discuter le document final. Ce projet de loi a eu un parcours vertueux qui élève le travail de ses proposants, qui ratifie la volonté des citoyens et qui mérite de se conclure avec une approbation définitive et unanime de cette Assemblée. Cette approbation serait un message important que les forces politiques représentées dans cette salle portent au peuple valdôtain, qui démontre que les politiciens n'ont pas crainte d'améliorer les instruments de participation populaire et de démocratie directe. Celui-ci est un passage important pour notre système démocratique et une valorisation ultérieure de notre autonomie institutionnelle, qui porte à l'approbation d'une loi nécessaire pour notre communauté ; une loi, qui en valorisant la participation des citoyens, sera d'intérêt et admirée par le reste de l'Italie et - pourquoi pas ? - aussi hors de nos limites.

Notre vote aujourd'hui prend un sens particulier parce qu'il nous permet de donner une image positive de notre Vallée et de notre autonomie institutionnelle, l'image d'une Région qui utilise son autonomie pour rendre plus abordable le procès démocratique et pour devenir plus forte face aux défis du futur.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Bertin, ne ha facoltà.

Bertin (ALPE) - L'attività legislativa regionale su questa materia deriva dall'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale come modificato dalla riforma costituzionale del 2001. In effetti la legge costituzionale n. 2 del 31 gennaio 2001 ha abrogato i commi degli articoli 28 e 30 dello Statuto speciale e ha attribuito alla Regione la competenza in materia di forme di governo, oltre alla disciplina riguardante l'iniziativa legislativa popolare, il referendum abrogativo, propositivo e consultivo. In seguito la legge regionale n. 19 del 25 giugno 2003 ha disciplinato la materia riguardante l'iniziativa popolare e il referendum nelle sue diverse forme. La legge del 2003 ha fornito un impianto legislativo di riferimento riguardante questa importante materia e successivamente nel 2006 il legislatore regionale è nuovamente intervenuto per apportare delle modifiche, correggendo alcuni limiti evidenti riguardanti l'efficacia di questo strumento referendario. In particolare, si è reso effettivo e vincolante l'esito dell'espressione popolare relativamente al referendum propositivo e ha abbassato il quorum di validità al 45 percento. Anche in questo caso vi era stata un'iniziativa di tipo popolare per promuovere queste modifiche introdotte nel 2006. Interventi necessari, ma non sufficienti a rendere lo strumento referendario efficiente come dovrebbe essere. Si è constatato negli anni successivi in effetti che diverse iniziative referendarie non hanno raggiunto il quorum di validità, mortificando la partecipazione democratica e sprecando anche risorse pubbliche in una consultazione elettorale sostanzialmente inutile. Il referendum può essere considerato anche uno strumento idoneo a ridurre la distanza tra la politica e i cittadini, una soluzione per contrastare gli aspetti negativi di un sistema politico troppo spesso autoreferenziale, a volte legato a tecnicismi, eccessivamente burocratico e lontano dalle effettive aspettative della comunità. Per svolgere questa funzione, però, lo strumento referendario deve essere praticabile ed efficiente. La democrazia diretta non deve e non vuole sostituire gli organi rappresentativi, ma integrarli e perfezionare la democrazia. L'attività quotidiana politica rimane nella responsabilità di coloro che sono stati eletti dalla comunità e vengono pagati per questo ruolo.

Con le iniziative legislative, il referendum, il popolo interviene solo quando la politica rimane inerte, oppure quando decisioni importanti sono contrarie agli interessi di una fascia importante della popolazione. La democrazia diretta non è un elemento sostitutivo della democrazia rappresentativa, ma di integrazione, una possibilità per migliorare il processo decisionale delle scelte facendo partecipare la società civile. Rappresenta anche da questo punto di vista un consolidamento della democrazia. In effetti, la democrazia partecipativa ci pone come obiettivo principale il sempre maggior coinvolgimento dei cittadini nel dibattito politico, legittimando così maggiormente le decisioni e fornendo altresì strade e strumenti praticabili che vadano al di là della pura delega.

Attraverso la democrazia diretta si cerca di favorire il pieno esercizio della sovranità popolare, ma un quorum di partecipazione eccessivamente elevato stravolge l'intento originario dello strumento referendario: la promozione della partecipazione politica. Un quorum eccessivamente alto abbiamo visto gli effetti che produce. Tra gli oppositori di una proposta referendaria, come si è visto molte volte, troppe volte in troppe occasioni, diventa più facile e interessante boicottare il dibattito politico e puntare all'astensione piuttosto che aprirsi al confronto democratico. Inoltre soprattutto nei piccoli Comuni gli appelli al boicottaggio del voto lanciati dalle opposizioni ad una proposta referendaria mettono in discussione la segretezza del voto. In questo caso chi partecipa al voto referendario può essere facilmente individuato come cittadino con un preciso orientamento, cioè a favore del quesito referendario. Pertanto, il diritto di voto segreto, come riconosciuto dalla Costituzione, è messo a repentaglio. Queste ed altre motivazioni ci avevano indotto a ritenere necessario riformare lo strumento referendario, introducendo un quorum di partecipazione che impedisca, o perlomeno renda più difficile, il boicottaggio del quesito. Per questa ragione circa tre anni fa, nel disinteresse generale, avevamo presentato una proposta di legge per ridurre il quorum di validità al referendum che l'avrebbe portato intorno al 25 percento. Una proposta di legge che voleva aprire un serio dibattito sul valore della partecipazione della democrazia diretta in Valle d'Aosta, inoltre favorire la modifica dell'attuale disciplina in materia di referendum. Purtroppo la proposta di legge in questione, anche a causa di una legislatura particolarmente instabile e concentrata sugli equilibri politici interni all'Assemblea, non è riuscita ad aprire una discussione seria su questa materia. Più di recente, fortunatamente, una proposta di legge d'iniziativa popolare sottoscritta da quasi 6500 cittadini ha poi riportato all'attenzione l'argomento. Precisamente i sottoscrittori sono stati 6486, una sottoscrizione sostenuta da un ampio schieramento di associazioni, forze politiche, sindacati, associazioni quali: Pendolari Stanchi, Legambiente, Valle Virtuosa, Codacons, ARCI Valle d'Aosta, Scuola di pace; molte organizzazioni sindacali: CGIL, CISL, SAVT Trasporti, UIL Trasporti, ORSA, Confederazione nazionale artigiani, Federconsumatori, oltre che organizzazioni politiche quali ALPE, Union Valdôtaine Progressiste, l'Altra Valle d'Aosta, Movimento Cinque Stelle, e Possibile. Una raccolta firme molto importante e fondamentale per il buon risultato di questo intervento legislativo. Questo è un dato innegabile: senza questa importante raccolta di firme, difficilmente si sarebbe acceso nuovamente l'interesse della politica su questa materia, pertanto va reso merito ai 6486 cittadini che hanno sostenuto e stimolato la politica di intervenire in questo importante settore. La I Commissione ha trovato su questo un punto di equilibrio importante e positivo, coinvolgendo anche i promotori. Da questo punto di vista, oltre a ringraziare i colleghi La Torre e Bertschy, un ringraziamento anche al Presidente della Commissione Borrello, che ha esercitato appieno il suo ruolo, seguendo attentamente i lavori e cercando di favorire un'ampia convergenza. In effetti, quando si tratta di democrazia e di istituzioni, l'obiettivo dovrebbe essere quello di raggiungere il più ampio schieramento di forze possibili nel sostenere un'iniziativa di questo genere; si tratta di democrazia delle istituzioni: più ampio è lo schieramento, meglio è sicuramente.

Con questo provvedimento la Valle d'Aosta si colloca in una situazione di eccellenza rispetto alle altre Regioni italiane per quanto riguarda gli strumenti di democrazia diretta. Oggi solo la Provincia di Bolzano ha una normativa simile, ma con un quorum di validità più elevato. Una volta tanto, cosa che succede raramente - l'abbiamo appena constatato per quanto riguarda il trasporto e la ferrovia, - siamo all'avanguardia e non nelle retrovie in un settore così importante per la vita democratica di una comunità. Questa modifica legislativa ha il merito di rendere effettivo il diritto dei cittadini valdostani di decidere del proprio avvenire, accrescendo il peso della partecipazione popolare e della democrazia diretta.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Borrello, ne ha facoltà.

Borrello (SA) - Non entrerò nel merito di aspetti tecnici perché sono stati ben illustrati dai relatori, quindi ringrazio i colleghi che sono intervenuti. Alcuni passaggi relativi all'attività della commissione - je parle en qualité de Président de la Ie Commission du Conseil - sono legati essenzialmente alla bontà del lavoro, e ringrazio tutti i colleghi Commissari per la disponibilità nell'andare ad accelerare rispetto a questo tema, che era depositato all'interno della I Commissione consiliare dal 7 settembre, per poter addivenire ad un risultato di convergenza per poter arrivare oggi in aula consiliare. Una menzione particolare va sicuramente ai colleghi Bertschy e Bertin per il ruolo di sintesi che hanno avuto nel cercare di ottenere una convergenza e una mediazione all'interno dei vari gruppi politici, per poter addivenire a quel risultato odierno che oggi andremo a certificare.

Quando si arriva all'analisi di una proposta di iniziativa popolare, bisogna porsi delle domande: da una parte, c'è sicuramente un aspetto positivo nel vedere la cittadinanza attiva che si fa portavoce delle istanze e delle problematiche; dall'altra parte, però, non ci possiamo sottrare al ruolo e alla responsabilità della politica e qualche domanda ce la dobbiamo porre. Se da una prima lettura questo articolato è semplice, è ridotto (quattro articoli), dal punto di vista della risonanza, dal punto di vista dell'eco e dell'impatto che ha sulla politica reale e sociale, sul contesto di società della Valle d'Aosta, avrà sicuramente una rilevanza molto importante. Ovviamente non ce ne accorgiamo nell'immediato, ma nel futuro questo sicuramente avrà un impatto positivo: dico questo perché bisogna valorizzare lo strumento referendario, perché negli ultimi decenni è stato sicuramente abusato da una parte e strumentalizzato politicamente dall'altra. È proprio in virtù del riconoscimento della valenza dello strumento referendario che noi, come movimento politico, abbiamo sostenuto questo tipo di iniziativa popolare, perché riteniamo che bisogna fare anche un mea culpa da parte dei partiti e dei movimenti politici rispetto all'eccessiva strumentalizzazione delle attività referendarie, magari cercando di indirizzare la popolazione a studiare di più i contenuti dei quesiti stessi. Nel ringraziare la commissione, annuncio, a nome del gruppo che rappresento, il voto favorevole.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Fosson, ne ha facoltà.

Fosson (PNV) - Anch'io intervengo a sostegno di questa legge, di cui abbiamo in commissione seguito e condiviso il percorso. Nella formulazione dei principi su cui si fonda la democrazia e la partecipazione popolare i referendum hanno sempre di più, soprattutto in questi ultimi anni, un ruolo significativo: è stato ampiamente dimostrato anche nella discussione precedente sulla petizione popolare per una nuova ferrovia, che raccoglie il disagio crescente di molta popolazione a questo riguardo. In un momento poi in cui nello Stato italiano si sta sottoponendo a referendum addirittura il cambiamento di più parti della nostra Costituzione, è ribadita l'importanza di questo istituto. La partecipazione del popolo in modo diretto alle decisioni di grande importanza può ridurre la distanza esistente sempre di più tra cittadini e istituzioni, ridurre la disaffezione alle scelte della politica che si registra in questi ultimi anni. Ma affinché questo istituto democratico possa avere significato, la sua modalità e il suo funzionamento devono essere percorribili; così questa legge di iniziativa popolare vuole rendere possibile, realizzabile più facilmente in modo democraticamente più bilanciato per un'applicazione realizzabile a determinate condizioni - ha ragione il Presidente Borrello quando dice: "chiediamoci varie cose", soprattutto il numero dei firmatari e il quorum - un'iniziativa abrogativa o consultiva dei cittadini valdostani. In particolare, quindi, mi sembrano corretti i paletti fissati in commissione per legare il quorum previsto per la validità delle proposte al numero di coloro che hanno votato alle elezioni regionali, e non a quello degli aventi diritto. Annuncio quindi il voto positivo di Pour Notre Vallée a questa proposta di legge, sottolineando - come hanno fatto i Consiglieri Isabellon e Bertschy prima- come il voto unanime in commissione sia un segno di un nuovo clima di collaborazione all'interno della maggioranza e di dialogo con l'opposizione.

Presidente - Altri? Ha chiesto la parola il Consigliere Guichardaz, ne ha facoltà.

Guichardaz (PD-SIN.VDA) - È con soddisfazione che il nostro gruppo accoglie la conclusione dell'iter legislativo di questa proposta di legge popolare, un iter che al pari di quello appena discusso non ha avuto particolari impedimenti. La maggioranza anzi ha accolto con favore l'abbassamento del quorum che, prendendo a riferimento i dati dei votanti alle ultime elezioni regionali, corrisponde a poco più del 36 percento degli aventi diritto al voto: che in Valle d'Aosta sono circa 102 mila, contro il 45 percento della legge ancora in vigore. Parlo della legge del 2003 tanto per intenderci. In termini numerici parliamo di uno scarto di quasi 9000 voti che - e lo dico anche da copromotore referendario - sono un numero importante per la riuscita della consultazione referendaria, ma che al tempo stesso non banalizza lo strumento referendario facendolo diventare uno strumento alternativo ai normali processi legislativi propri di ogni democrazia rappresentativa. Questa misura peraltro corrisponde anche a quella prevista dalla recente riforma costituzionale, riforma che introduce la possibilità di referendum propositivo a livello nazionale.

Vorrei segnalare che la proposta di legge popolare non ha inserito una modifica del numero delle firme che rimangono, in proporzione alla popolazione, decisamente più elevate rispetto a quelle ipotizzate nella citata riforma costituzionale. Ciò dimostra ancora di più che i proponenti referendari hanno voluto suggerire in questo caso una norma che rende sicuramente più agevole il raggiungimento del quorum, senza però banalizzare lo strumento referendario. Anche nella parte relativa al referendum consultivo la proposta di legge stabilisce finalmente le regole che lo renderanno operativo.

Rispetto alla proposta di legge popolare - è già stato detto, ma lo preciso nuovamente -, si modifica il numero fisso di 1000 firme in un cinquantesimo del corpo elettorale, che sono circa 2000 firme. Naturalmente parliamo di un istituto, quello del referendum consultivo, che può essere accolto o meno dal Consiglio regionale, il quale ha l'ultima parola per deliberarlo. Non è però da sottovalutare comunque il peso politico di una richiesta di referendum consultivo che - lo voglio ricordare - ai sensi della proposta di legge, può essere fatto anche dalla Giunta regionale e da un terzo dei Consiglieri regionali.

Concludo il mio intervento ringraziando, come ho già fatto per la precedente proposta di legge, i proponenti; essendo stato copromotore di un referendum che purtroppo non ha raggiunto all'epoca (2007) il quorum, so la fatica che ci vuole a raccogliere le firme e poi per cercare di convincere i cittadini a votare la proposta di legge. È importante che su tematiche fondamentali, come quelle riguardanti la democrazia, ci sia la più ampia condivisione da parte di tutti: politici - e credo che questa unanimità in qualche modo la testimoni - e cittadini. Non è così scontato, colleghi, questo dialogo e non è neppure scontato il risultato di questo dialogo. Oggi lo posso dire senza timore, siamo qui ad assistere ad un cambiamento anche di passo della politica, un cambiamento non scontato, frutto anche del diverso assetto di maggioranza, dell'inoculazione nella squadra di persone che esercitano un ruolo anche di moral suasion, che portano sensibilità che fino ad ora non hanno trovato evidentemente diritto di tribuna. Bene, quindi, che l'opposizione abbia esercitato il suo ruolo di rappresentante; altrettanto bene che la maggioranza abbia lavorato per rendere esecutivo un testo di legge che mette al centro i cittadini, tutti, e non quelli di questo o di quello schieramento.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Vicepresidente Farcoz, ne ha facoltà.

Farcoz (UV) - Qualche considerazione in merito a questa proposta popolare nonostante molto sia già stato detto dai colleghi. Una proposta popolare che torna à la une grazie a due particolari episodi: il primo, grazie alla proposta presentata ormai all'inizio legislatura dal collega Bertin, e credo anche dal gruppo ALPE, sulla quale la commissione aveva forti dubbi semplicemente per la questione del quorum, ed è per questo che poi è stata ritirata, prendendosi anche l'impegno in autunno di valutare questa iniziativa popolare; dall'altra, per un certo verso, l'articolato espresso nella modifica della Costituzione, che in parte tocca questo aspetto. Credo che la commissione abbia fatto un approfondimento interessante; le vedute sono state diverse, ma alla fine ha trovato una sintesi portando il quorum dal 45 percento al 50 e un aumento di firme per quanto concerne il referendum consultivo. Credo che questo aumento dal 45 al 50 percento identifichi chiaramente un sentore di maggioranza, di conseguenza non siamo più in quell'ambiguità del 45 percento.

Concludo dando un voto favorevole con due auspici: il primo, con la riduzione del quorum, la necessità e soprattutto l'auspicio è che si utilizzi il buon senso - come ha detto prima il Presidente della commissione - evitando strumentalizzazioni di vario genere; il secondo, che alle future elezioni regionali il numero di votanti possa salire, altrimenti potrebbe crearsi una ambiguità tra la democrazia diretta e la democrazia rappresentativa.

Presidente - Non ci sono altre richieste di intervento. Prima di mettere in votazione, con riferimento alla proposta di legge d'iniziativa popolare n. 92 di modificazione della legge regionale n. 19, vorrei ricordare che il Consiglio esaminerà il nuovo testo predisposto dalla I Commissione consiliare: trattandosi di legge statutaria, ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale, necessita per la sua approvazione della maggioranza assoluta dei Consiglieri assegnati, ed entro tre mesi dalla pubblicazione ai fini notiziari sul BUR, su richiesta, potrà essere sottoposta a referendum. Decorsi i tre mesi senza richiesta di referendum, la legge sarà promulgata ed entrerà in vigore. Dichiaro aperta la votazione sull'articolo 1. La votazione è chiusa.

Presenti: 33

Votanti : 33

Favorevoli: 33

Il Consiglio approva all'unanimità.

Articolo 2. Stesso risultato. Articolo 3. Stesso risultato. Articolo 4. Stesso risultato. Articolo 5. Stesso risultato.

Dichiaro aperta la votazione sul disegno di legge n. 92 nel suo complesso. La votazione è chiusa.

Presenti: 33

Votanti : 33

Favorevoli: 33

Il Consiglio approva all'unanimità.