Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 163 del 30 marzo 1981 - Resoconto

OGGETTO N. 163/81 - INIZIATIVE PER UN PROGETTO D'INTESA TRA LA REPUBBLICA ITALIANA E LE CHIESE VALDESI E METODISTE. (Inizio esame di mozioni)

Presidente - Do lettura della mozione, oggetto n. 24, presentata dai Consiglieri De Grandis, Minuzzo e Nebbia:

MOZIONE

Il Consiglio regionale

VISTA la richiesta delle Chiese Evangeliche e Metodiste tendenti a richiamare l'attenzione del Governo della Repubblica sulla esigenza della ratifica del progetto di intesa del 14 febbraio 1978;

delibera

di approvare l'allegato ordine del giorno da trasmettere al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

- richiamato il progetto d'intesa fra lo Stato e le Chiese Valdesi e Metodiste, in attuazione dell'art. 8 della Costituzione che sancisce la libertà e l'uguaglianza di tutte le confessioni religiose, siglato in data 14 febbraio 1978;

- considerato che sinora il Governo non ha ancora provveduto a predisporre con legge la ratifica dell'intesa al Parlamento;

- riaffermato il valore morale e politico dei principi di eguaglianza e libertà religiosa dei cittadini sancito nella Costituzione Repubblicana;

- invita il Governo della Repubblica a dar corso con urgenza agli adempimenti necessari per la pronta ratifica legislativa dell'intesa raggiunta con le Chiese Valdesi e Metodiste.

Presidente - Do lettura della mozione, oggetto n. 25, presentata dai Consiglieri Lustrissy e Maquignaz:

MOZIONE

RITENUTO che la libertà di espressione religiosa è uno dei cardini della convivenza civile nella società moderna e che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini pari condizioni di esercizio della stessa;

TENUTO CONTO della recente mobilitazione organizzata dalle Chiese Valdesi e Metodiste di tutta Italia e di Aosta per la attuazione dell'intesa fra lo Stato e le Chiese stesse;

PRESO ATTO che il testo dell'intesa fra lo Stato e le Chiese Valdesi e Metodiste è stato siglato il 14 febbraio 1978 dalle Commissioni incaricate della stesura dell'atto;

CONSIDERATO che a tutt'oggi il progetto d'intesa non è ancora stato presentato al Parlamento nonostante gli impegni in tal senso assunti dal Governo;

il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

DELIBERA

1) di manifestare la piena solidarietà alle legittime istanze delle Chiese Valdesi e metodiste;

2) di incaricare il Presidente del Consiglio affinché faccia pervenire al Presidente del Senato, al Presidente della Camera dei Deputati, al Presidente del Consiglio dei Ministri una sollecitazione per la rapida attuazione dell'art. 8 della costituzione, con la firma da parte del Governo italiano sul Progetto di Intesa fra lo Stato e le Chiese Evangeliche Valdesi e Metodiste.

Presidente - Do lettura della mozione, oggetto n. 26, presentata dai Consiglieri Tonino, Mafrica, Viberti e Cout:

MOZIONE

PREMESSO che le Chiese Valdesi e Metodiste hanno promosso una mobilitazione in tutto il Paese al fine di ottenere una rapida approvazione dell'Intesa fra lo Stato e le Chiese Evangeliche Valdesi e Metodiste;

RICORDATO che il testo dell'Intesa è stato siglato il 14 febbraio 1978 e che da allora, malgrado ripetute promesse da parte dei Governi che si sono succeduti, nessun Governo ha provveduto a portare l'Intesa all'approvazione del Parlamento;

CONSIDERATO il valore più generale che riveste l'azione di una minoranza religiosa che si batte per il rispetto dell'art. 8 della Costituzione, che assicura eguale libertà a tutte le confessioni religiose, e che richiede la sostituzione di leggi fasciste del 1929/30, discriminatorie e repressive verso le comunità religiose non cattoliche;

IL CONSIGLIO REGIONALE

DELIBERA

di approvare l'allegato ordine del giorno a sostegno delle giuste rivendicazioni delle Chiese Valdesi e Metodiste, e di inviarne copia al Presidente del Consiglio dei Ministri.

ORDINE DEL GIORNO

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

PRESO ATTO che l'intesa fra lo Stato e le Chiese Protestanti rappresentate dalla Tavola Valdese non è stata ancora ufficialmente conclusa e firmata in sede di Governo per la sua presentazione in Parlamento, pur essendo stato ormai da tre anni definito di fatto un progetto di intesa con le Chiese Valdesi e Metodiste;

RILEVATO che, a tal proposito, l'art. 8 della Costituzione che sancisce l'uguale libertà delle confessioni religiose è tuttora inattuato;

SOTTOLINEATO che, ad oltre trent'anni dalla promulgazione della Costituzione Repubblicana, pur essendo di fatto gradualmente mutate la condizione e la libertà di tali Chiese nella vita repubblicana, dette Chiese sono pur sempre soggette alla legislazione fascista sui culti ammessi, legislazione gravemente limitativa delle libertà religiose;

AUSPICA che il Governo porti a sollecito compimento - secondo gli impegni dichiarati - la trattativa d'intesa tra la Repubblica e le Chiese Valdesi e Metodiste dando così attuazione ad un dettato costituzionale ancora disatteso.

Presidente - Allora, in ordine di presentazione delle mozioni, la parola al Consigliere Lustrissy per l'oggetto n. 24.

Lustrissy (DP) - Credo che questa proposta, o meglio tutte queste proposte al Consiglio, che si richiamano ad alcuni aspetti della Costituzione ancora non attuati sono una prova concreta di quanto ancora sia lungo il cammino per la realizzazione del dettato costituzionale; e questo è tanto più grave se si pensa al gran clamore che oggi si fa sulla necessità di revisione di certe norme costituzionali mentre ancora ci troviamo di fronte a molte inadempienze nell'attuazione della Costituzione. In modo particolare per quanto riguarda la attuazione dell'intesa avvenuta tra il Governo e la Tavola Valdese, le Chiese Metodiste, in applicazione dell'art. 8 della Costituzione - ove si afferma che: "Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge" - dobbiamo dire che questo articolo, che si pone fra i principi fondamentali della Costituzione, deve essere letto assieme a questi principi fondamentali che pongono in essere uno Stato repubblicano, democratico e laico che si dichiara estremamente attento ai problemi della libertà dei cittadini e della comunità che vivono nello Stato. La lettura dell'art. 8 va quindi associata a quella dell'art. 21, la cosiddetta regola-madre costituzionale sulle libertà, dove si afferma che "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, con lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione"; a quella dell'art. 3 dove si stabilisce che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione...di religione..."; a quella dell'art. 19 nel quale si dispone che "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato ed in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume".

Ora, perché è nato questo problema? Perché purtroppo per molti anni nel nostro Paese, nonostante questi principi costituzionali, si è continuato almeno da parte degli organi preposti alla vigilanza soprattutto in questo settore ad applicare le vecchie leggi fasciste: il cosiddetto Regio Decreto del 1931 sui culti e il Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza, per il quale sono vietate le riunioni in pubblico. Questa situazione soprattutto addebitabile al Ministero degli Interni e agli organi di polizia è durata nel nostro Paese per molti anni del dopoguerra, finché la Corte Costituzionale con una serie di sentenze ha dichiarato e ha sancito la caducazione dell'art. 18 del T.U. di Pubblica Sicurezza, per il quale, come ho detto, era prevista un'autorizzazione per le riunioni in pubblico, ed ha fatto valere l'art. 17 della Costituzione, 2° comma, nel quale si afferma che "Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso"; nonostante questa situazione della Costituzione si continua ancora, come si è fatto per lungo tempo, ad applicare le norme del Decreto del '31 e del T.U. delle leggi di Pubblica Sicurezza che richiedevano un permesso particolare per le riunioni in luogo pubblico.

La proposta in oggetto ripropone di dare attuazione a un principio costituzionale ed è il frutto di un'intesa raggiunta tra il Governo italiano e una delle tante confessioni religiose, esistenti nel nostro Paese, che chiedono tutela; questa intesa raggiunta nel 1978 tra il Governo italiano e la tavola Valdese, e i rappresentanti delle Chiese Metodiste, richiama l'art. 8 della Costituzione e gli altri che ho già ricordato e sancisce la pari dignità degli altri culti che vengono ammessi all'esercizio secondo i propri Statuti, in base alle proprie regole. Adesso non sto a leggervela, ma essa richiama anche la problematica della tutela penale, a proposito della quale si afferma che più che l'esigenza di una tale tutela esiste l'esigenza di una tutela della libertà dei singoli e delle comunità che professano religioni diverse da quella cattolica. È scandaloso che si debba ancora richiamare l'attenzione del Governo e del Parlamento sulla realizzazione di questo esercizio di libertà; a due anni di distanza ormai dall'intesa e nonostante le diverse affermazioni fatte in sede di dichiarazioni programmatiche in Parlamento in occasione della costituzione dei diversi Governi che si sono succeduti dopo il '78, il Governo non ne ha ancora data attuazione; è un po' quello che è successo per i problemi della Regione Valle d'Aosta: nonostante le affermazioni più volte ripetute dai Presidenti del Consiglio succedutisi dal '78 in poi, questo problema come tanti altri rimane nei cassetti.

Con questa proposta di ordine del giorno da inviare al Governo e ai Presidenti dei due rami del Parlamento, noi chiediamo che si realizzi quella intesa, e a tale scopo il Governo deve farsi promotore di un disegno di legge che proponga il testo dell'intesa stessa al Parlamento che poi dovrà ratificarla. Questo è l'iter previsto dalla Costituzione, per cui l'ordine del giorno avrebbe di mira la rapida presentazione da parte del Governo di una legge per la ratifica da parte del Parlamento dell'intesa avvenuta fra le Chiese Valdesi e Metodiste e il Governo.

Presidente - Per la seconda mozione, l'oggetto n. 25, chi prende la parola?

Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis. Ne ha facoltà.

De Grandis (PRI) - Dopo le parole di Lustrissy non mi sembra che ci sia molto da aggiungere, tuttavia mi pare utile dare al Consiglio qualche chiarimento.

La questione che le Chiese Valdesi e Metodiste hanno sollevato attraverso quella che è stata chiamata la "Settimana della Libertà" è certamente una questione di notevole importanza e non deve essere a mio avviso sottovalutata. Si tratta infatti di chiarire il rapporto tra lo Stato e il cittadino nella sfera delle libertà personali e religiose. Ancora oggi sono vigenti le norme fasciste che riguardavano i culti ammessi, con tutte le limitazioni che possiamo immaginare e in contrasto profondo e immotivato con il Concordato fra lo Stato e la Santa Sede; se pure è vero che oggi quelle norme sono scarsamente operanti per cui una grossa discriminazione fra una fede religiosa e l'altra non sussiste di fatto, mi sembra comunque intollerabile che queste norme siano ancora in vigore e che lo Stato, se vuole, possa in qualunque momento applicarle.

Credo che a questi Cristiani Valdesi e Metodisti non possa non riconoscersi il diritto sacrosanto di esprimere i propri sentimenti, di seguire il proprio ideale morale e religioso tanto più che questo non turba assolutamente la comunità in cui viviamo. Tre firmatari della mozione - e io parlo a nome di tutti e tre - aderiscono a questa proposta perché non possono disconoscere i profondi valori morali e sociali che presiedono alla attività e alla esistenza stessa della Comunità Valdese, sia nazionale che locale, che è portatrice di convincimenti religiosi estremamente seri, che hanno diritto al massimo rispetto, e che quindi come tali sono meritevoli di attenzione da parte di ogni uomo che abbia a cuore la libertà, nella più ampia accezione del termine. Poco importa fare la conta di quanti sono i Cattolici e quanti i Valdesi: si tratta senz'altro di una minoranza nel nostro Paese, ma è una minoranza verso la quale dovremmo sentire tutti una grave responsabilità per le continue, vessatorie persecuzioni che i Valdesi hanno subito - e le valli valdesi del Pinerolese, vicine a noi, sono una testimonianza autentica delle gravissime repressioni che essi hanno subito - e credo che il minimo che possiamo fare oggi è riconoscere a queste minoranze il sacrosanto diritto di esprimersi liberamente, e senza alcun privilegio; questo mi sembra altrettanto importante sottolineare, che i Valdesi Metodisti non hanno chiesto allo Stato un Concordato, hanno chiesto soltanto la ratifica di una intesa, intesa che non concede a loro favore alcun privilegio, ma garantisce soltanto la libertà di esercitare il loro culto. E questa mi pare sia anche una lezione di democrazia, il non richiedere trattamenti particolari, il non richiedere privilegi, il non richiedere nulla, assolutamente nulla, né sotto il profilo della libertà né sotto il profilo economico: quindi non sovvenzioni da parte dello Stato, anzi una antica sovvenzione che era stata loro riconosciuta come risarcimento dei danni subiti per le persecuzioni viene oggi dichiarata superata dagli stessi Valdesi e Metodisti che rinunciano a questo indennizzo, proprio perché quello che loro importa è soltanto il diritto e la libertà di esercitare la loro religione, nel rispetto tra l'altro della Costituzione. In sostanza, quindi, quello che chiedono è soltanto il rispetto della Costituzione, e se noi siamo degli uomini liberi, se noi crediamo, come crediamo, nella Costituzione, un atto a favore di questa minoranza lo dobbiamo fare.

Presidente - Per l'ultimo oggetto riguardante questo argomento, la mozione iscritta al n. 26, la parola al Consigliere Tonino.

Tonino (PCI) - Noi condividiamo gli interventi che sono stati fatti dal Consigliere Lustrissy e dal Consigliere De Grandis, e abbiamo presentato questa mozione, che ha in allegato un ordine del giorno, congiuntamente al Consigliere Viberti di Nuova Sinistra, perché riteniamo innanzitutto di fondamentale importanza anche per una regione come la nostra esprimere una parola chiara del Consiglio in merito alla necessità di applicare la Costituzione e di rispettare, applicandola, una minoranza religiosa che è presente nel nostro Stato. Questa è una delle parti della Costituzione che non è stata ancora attuata, ma ne esistono altre; proprio in questi giorni abbiamo presentato in Parlamento una proposta di legge che riguarda l'art. 6 della Costituzione, cioè quello che tutela le minoranze linguistiche: anche in questo campo, salvo alcuni casi, nel nostro Stato ci sono ancora delle situazioni non protette, ed anche in questo caso si tratta di una battaglia di libertà, di una battaglia di democratizzazione dello Stato. Questo è il senso che crediamo debba essere dato anche alla iniziativa di oggi.

In secondo luogo, credo sia da sottolineare come la richiesta di dare attuazione a un'intesa stipulata ormai da tre anni sia da collegare alla necessità di rispettare l'eguaglianza di tutti i cittadini in questo Stato, in uno Stato i cui principi di eguaglianza e di libertà sono per noi fondamentali e sono anche alla base della Carta Costituzionale.

Ecco, queste sono, sinteticamente, le considerazioni che ci hanno portato a presentare questa mozione in concomitanza con le iniziative di mobilitazione che in tutto il Paese i Valdesi hanno promosso.

Presidente - È aperta la discussione sulle tre mozioni. Chi vuole intervenire?

La parola al Vice Presidente Faval.

Faval (UV) - Io porto l'adesione del movimento Union Valdôtaine ai concetti che sono stati espressi nelle mozioni presentate dai vari Gruppi e l'adesione a ciò che è stato espresso da coloro che si sono pronunciati in Consiglio a favore dell'attuazione dell'accordo tra lo Stato e le minoranze religiose. Personalmente voglio aggiungere anche questo, che pur essendo ateo ritengo una battaglia di questo genere una cosa mobilissima, perché è una battaglia di principio: non si può essere difensori delle libertà, non si può essere difensori delle minoranze se di fatto lo siamo soltanto di alcune e non teniamo in considerazione anche le altre. Questa pure è una minoranza, e riteniamo che sia assolutamente indispensabile consentire a ciascuno di professare la religione alla quale crede e verso la quale ritiene di dover fare dei proseliti.

Quindi, noi riteniamo questa una battaglia nobilissima, che ha tutta l'adesione dell'Union Valdôtaine e credo del popolo valdostano, che nei confronti di questo tipo di cose si è sempre battuto e continuerà a battersi; non dimentichiamo le persecuzioni che la Casa di Savoia in modo particolare ha perpetrato nel XVII secolo e in seguito nei confronti dei Valdesi; siamo arrivati addirittura al punto che grosse parti di questa popolazione abitante le zone che noi conosciamo del Pinerolese si sono dovute allontanare, è stata una specie di diaspora, e conosciamo una comunità abbastanza importante mi pare in Calabria. Bene, noi siamo assolutamente contrari a cose di questo genere, non solo, ma ci rivolgiamo anche a coloro che in questo periodo di grosse difficoltà di carattere economico e sociale, per non contare il problema morale di cui pure si è parlato recentemente in questo Paese, chiedono di modificare la Costituzione. Noi chiediamo, anche se siamo d'accordo che parti della Costituzione debbano essere modificate, attualizzate, che per lo meno essa sia attuata nei suoi principi fondamentali.

Presidente - Altri chiedono la parola? Colleghi Consiglieri, due di queste mozioni - e precisamente quelle agli oggetti n. 24 e n. 26 - presentano un ordine del giorno allegato; l'altra mozione incarica il Presidente del Consiglio di far presente in sintesi quello che viene detto nelle altre due e soprattutto negli ordini del giorno che sono più ampi e argomentati. La Presidenza chiede ora ai rappresentanti delle tre mozioni: nel corso della seduta, da parte dei tre proponenti può essere elaborato un unico testo da sottoporre alla votazione del Consiglio, in modo che anche le competenti autorità nazionali - Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidente del Senato e Presidente della Camera dei Deputati - ricevano dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta un ordine del giorno unitario, che penso venga votato all'unanimità visto che non ci sono state voci discordi, anziché due ordini del giorno diversi e una specie di lettera di sollecito da parte del Presidente del Consiglio? Questo è un interrogativo che rivolgo ai presentatori delle mozioni. Ritengo, senza ricorrere a una sospensione ma nel corso dei lavori, di poter unificare i due ordini del giorno allegati agli oggetti n. 24 e n. 26? E i colleghi De Grandis, Minuzzo e Nebbia ritengono di aderire all'ordine del giorno che potrebbe risultare da questa fusione, in modo da portare un unico provvedimento all'esame del Consiglio?

Ha chiesto di parlare il Consigliere Lustrissy. Ne ha facoltà.

Lustrissy (DP) - Per quanto ci riguarda siamo disponibili a formulare un ordine del giorno comune, date le esigenze che ha rappresentato il Presidente del Consiglio.

Presidente - Ringrazio il Consigliere Lustrissy e propongo di soprassedere alla votazione dei vari ordini del giorno e di incaricare i colleghi che sono intervenuti su questo argomento, se lo ritengono, di trovarsi in separata sede mentre noi continuiamo lo svolgimento dei lavori, in modo che prima di arrivare alla chiusura della seduta si possa votare su un testo unico. Sono invitati a questo i colleghi Lustrissy, Tonino e De Grandis. Il Consiglio è d'accordo? I proponenti sono d'accordo? Allora, soprassediamo alla conclusione del dibattito e alla votazione degli oggetti n. 24, n. 25 e n. 26 e passiamo all'esame dell'oggetto n. 27, che è abbinato, come sapete, all'interpellanza iscritta al n. 9.