Oggetto del Consiglio n. 1974 del 5 aprile 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 1974/XIV - Interpellanza: "Situazione gestionale dei richiedenti asilo nella regione".
Follien (Presidente) - Punto n. 29 dell'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al Consigliere Ferrero.
Ferrero (M5S) - Grazie Presidente.
Prendo spunto da alcune segnalazioni che mi erano pervenute riguardo alla presenza di giovani extracomunitari nelle vie del centro di Aosta o in prossimità di alcuni centri commerciali, intenti a chiedere l'elemosina. Di per sé, non è una cosa di cui bisogna stupirsi in maniera assoluta; ci si stupisce però quando alcuni di questi giovani ragazzi fanno parte dei profughi, dei richiedenti asilo che sono accolti presso le cooperative, perché non dobbiamo dimenticare che ognuno di questi richiedenti asilo ci costa 35 euro al giorno. In questi 35 euro al giorno che si beccano le solite cooperative - tanto sono sempre le solite, poi un giorno faremo una "mappa politica" delle cooperative valdostane per capire dove va a finire il business dei migranti - dobbiamo riuscire a capire tutta quella serie di attività che noi paghiamo, perché nei 35 euro c'è anche una parte di attività di integrazione nei confronti di queste persone.
A me sta bene ospitare e accogliere, però lo devo fare anche in maniera corretta, soprattutto devo avere la garanzia che i miei soldi - perché quei 35 euro, sì, li dà la Comunità europea, ma alla fine li paghiamo noi, vengono dalle nostre tasse - siano spesi bene. Ci deve essere un ruolo che è di integrazione, svolto anche da parte di queste cooperative, di coinvolgimento di questi ragazzi in tutta una serie di attività di educazione, perché ovviamente se io ti do da mangiare, ti vesto, ti do una casa e ti do l'assistenza sanitaria, pretendo anche da te che poi tu segua un determinato programma, e non voglio semplicemente trovarti a chiedere l'elemosina in determinati posti, perché ti ho già garantito un'assistenza e ti ho già garantito un pacchetto di accoglienza.
È bene chiarire se queste cooperative impiegano questi 35 euro effettivamente per svolgere questo ruolo di integrazione. Tanto più - ed è sottolineato nell'interpellanza, adesso vedremo poi i dati che mi darà il Governo regionale - che dagli ultimi dati nazionali una su quattro di queste persone, quando va bene, ottiene la qualificazione di rifugiato. Gli altri sostanzialmente stanno sul portafoglio della comunità, non avendo poi alcun requisito e non ottenendo nessuna qualifica. Lo sappiamo che sono persone in difficoltà che arrivano da altri Paesi, che cercano delle condizioni migliori, ma abbiamo anche la certezza che queste persone che sono qui da noi tolgono il posto ai veri rifugiati che stanno adesso nei campi profughi in Turchia, alle famiglie siriane che, anche se ci deve essere l'accertamento, sono profughi reali.
Noi ci teniamo quindi dei posti che dovrebbero essere occupati invece da persone che effettivamente ne hanno diritto, con un costo per la collettività, un costo che naturalmente - e la richiesta dell'interpellanza è anche quella di capire - va a ripercuotersi sul Servizio sanitario regionale, perché ovviamente queste persone, anche da un punto di vista della salute, dovranno essere seguite. Giustamente quando arrivano viene fatto uno screening, un accertamento, ma questo ha un costo. Ci dovrebbe essere un sistema che funziona, perché sinceramente come cittadino io voglio dare assistenza, dato che il mio Paese ha sottoscritto degli accordi internazionali e deve garantire ai profughi effettivi delle condizioni, però la voglio dare a chi è effettivamente profugo, non mi voglio tenere dei ragazzotti che saranno stati magari in difficoltà ma che possono lavorare anche nel loro Paese, magari non ottenendo le gratificazioni economiche che possono ottenere invece qui, in Europa. Ci sono famiglie di profughi nei campi che vivono di stenti e alle quali effettivamente queste altre persone portano via un posto. Io voglio che siano i veri profughi, quelli che dopo il periodo di accertamento vengano poi effettivamente riconosciuti tali.
Anche nell'interpellanza si chiede quante di queste persone che noi abbiamo ospitato in Valle d'Aosta, rispetto al numero complessivo, hanno ottenuto alla fine la qualifica di profughi, perché sennò facciamo una forma di assistenza, distraiamo dei fondi che dovrebbero servire ad altre persone. Sono tutti bisognosi, ma ci sono bisogni diversi, ci sono impegni internazionali diversi. Chi è in cerca di condizioni di vita migliori non necessariamente è un profugo.
Presidente - Per la risposta, la parola al Presidente della Regione.
Rollandin (UV) - Grazie Presidente.
L'illustrazione rispetto alle domande è andata ben oltre, ha fatto un quadro su tutto il discorso profugo, immigrato, riconosciuto profugo o no. È una discussione che chiaramente non posso riprendere, perché io risponderò alle domande. Voglio solo dire che su questa tematica la discussione è aperta a livello europeo, quindi non stiamo qui purtroppo a dare delle risposte. Convengo che c'è una serie di disposizioni non attuate, le persone arrivano senza documenti, senza niente, senza dichiarazioni, noi facciamo le visite, quando arrivano altri non le fanno, l'organizzazione è molto frastagliata, per non dire inconsistente. Venendo alla sostanza delle cose, credo che la sua preoccupazione sia giustamente di capire che cosa succede qui a queste persone, rispetto ai numeri che avevamo dato nell'interpellanza precedente.
La prima domanda è: "quanti sono i richiedenti asilo che dall'inizio della campagna di accoglienza in Valle d'Aosta hanno ottenuto lo status di profugo". Ho già avuto modo di dire che le commissioni sono poche, lavorano a rilento, quindi c'è una certa difficoltà. Aggiungo poi che se la commissione ad esempio individua tra dieci migranti quattro profughi, non è che come prevede la legge gli altri vengono rimpatriati, fanno opposizione, e quindi rimangono lì esattamente come prima. Questo voglio sottolinearlo, perché è un altro aspetto delicato che non ha ancora trovato soluzione. Per quanto riguarda quindi questa domanda, al 30 marzo 2016 i procedimenti sui quali vi è stata una pronuncia definitiva sono 82. I cittadini stranieri che hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato sono in totale nove, mentre a due migranti è stata concessa la protezione sussidiaria, cioè è stato ritenuto che, nel caso di rientro nel loro Paese, queste persone avrebbero rischiato di subire un danno grave quale la condanna a morte, la tortura o la minaccia alla vita in caso di guerra interna e internazionale. Questi sono i numeri. Sono 17 infine i migranti che hanno ottenuto il permesso di soggiorno biennale per motivi umanitari, che è ancora un'altra catalogazione che complica il resto della contabilità. Pertanto in 54 casi è stato opposto il diniego di qualsiasi forma di protezione. Le proporzioni che dicevamo sono ampiamente collegate.
Per quanto riguarda la seconda domanda: "qual è stato il costo per le strutture sanitarie regionali dei controlli", i costi sostenuti dal Servizio Sanitario Regionale per lo screening sanitario di primo livello, deciso nell'ambito del Tavolo di Coordinamento per il superamento delle criticità legate alla presenza in Valle di cittadini stranieri, comprendono il costo del personale sanitario impiegato, quello dei dispositivi di protezione personale e le operazioni di sanificazione dei locali dove vengono effettuate le visite. Nello specifico è stato stimato un costo unitario onnicomprensivo - quindi è un costo approssimativo, non nel dettaglio - di circa 15 euro per ciascuna visita medica effettuata. Teniamo conto che fino a poco tempo fa l'ambulatorio di Saint-Christophe era gratuito, adesso è stato chiesto anche lì di poter corrispondere un una tantum per queste visite. Si tratta di un costo francamente irrisorio rispetto al rischio di inserire nelle strutture di accoglienza persone con patologie diffusive in atto, con conseguenti ricadute sulla salute pubblica. Lo dico perché noi lo facciamo, anche se questo non rientra nei rimborsi, questa è una spesa sostenuta dalla comunità. Per quanto riguarda invece la successiva assistenza sanitaria, si ricorda che i richiedenti asilo, i rifugiati, i beneficiari di protezione sussidiaria e internazionale godono della parità di trattamento e piena uguaglianza dei diritti rispetto ai cittadini italiani. L'iscrizione al Servizio sanitario pertanto è obbligatoria e permette di ottenere la tessera sanitaria con l'indicazione del medico di base, le cure ambulatoriali e specialistiche, nonché i ricoveri in ospedale. È stato stimato un costo medio per gli esami diagnostici prescritti per la sorveglianza sindromica di 68 euro pro capite.
Terza domanda: "se sono state previste verifiche in ordine al rispetto da parte delle cooperative che gestiscono l'accoglienza dell'effettiva organizzazione e della conseguente partecipazione alle iniziative di integrazione". Le convenzioni sottoscritte con i soggetti gestori delle strutture di accoglienza, redatte secondo uno schema predisposto dal Ministero dell'interno al fine di uniformare i servizi erogati sul territorio nazionale, prevedono una serie di strumenti atti a verificare le regolari forniture dei servizi. In esito alle verifiche condotte dalla Struttura Affari di Prefettura, risulta che i servizi previsti dalle convenzioni, ivi compresi quelli diretti all'integrazione dei richiedenti asilo, sono regolarmente effettuati.
Ultima domanda: "se sia intenzione del Governo regionale sollecitare ufficialmente le competenti autorità nazionali al fine di diminuire i tempi del procedimento". L'esigenza di diminuire i tempi per il riconoscimento della protezione internazionale è stata ripetutamente portata all'attenzione del Governo nazionale sia quando ci sono stati gli incontri a Roma, sia con lettere successive, e anche in occasione dell'audizione avvenuta il 18 giugno 2015 presso la Commissione parlamentare d'inchiesta del sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti. Ho segnalato la necessità di potenziare le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale al fine di sveltire i relativi procedimenti. Al riguardo va ricordato che la Commissione territoriale di Torino ha competenza territoriale sulle Regioni Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta. Va poi detto che nel corso del 2015 il Governo italiano ha integrato il numero delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, consentendo così una sensibile velocizzazione dell'iter per il riconoscimento della protezione internazionale, che tuttavia sconta ancora lungaggini dovute all'elevato numero di richiedenti la protezione internazionale. Questo andamento non è in diminuzione, ma come sappiamo è in aumento, e quindi credo che i ritardi vi saranno ancora per un bel po' di tempo. Grazie.
Presidente - Per la replica, la parola al Consigliere Ferrero.
Ferrero (M5S) - Grazie Presidente.
Ovviamente i dati sono come me li aspettavo, sconcertanti. Dopo centinaia di persone che vengono accolte anche per anni, trovarsene poi solamente nove che hanno ottenuto la qualifica di profugo e un'altra ventina che hanno ottenuto degli status similari è sconcertante, perché sostanzialmente abbiamo mantenuto una serie di persone che non avevano "diritto" a restare nel nostro Paese. Certo, l'accertamento è lungo, tra ricorsi e controricorsi le commissioni non la finiscono mai di fare il loro dovere, fatto sta che noi alla fine lasciamo i veri profughi nei campi a marcire con le famiglie e ci prendiamo sostanzialmente la maggioranza di "imbucati", se vogliamo chiamarli così, cioè persone che comunque cercano di inserirsi in questo flusso, non hanno diritto ad ottenere lo status di profugo e intanto la comunità ha pagato, altre persone hanno avuto un pregiudizio, perché quelli che avevano veramente diritto stanno da un'altra parte e non possono venire nel nostro Paese, quindi un lavoro veramente fatto male.
Riguardo ai controlli delle cooperative, se tutto va bene, qualcuno mi dovrebbe spiegare come mai per otto ore un ragazzo di vent'anni deve stare fuori a chiedere l'elemosina...ma l'attività di integrazione la fanno di notte, al di fuori di quelle otto ore? In che orari la fanno, se tutto il giorno la persona è lì a chiedere l'elemosina davanti al supermercato o nelle vie del centro? Io sinceramente non lo capisco, non so che razza di controlli vengano fatti.
Le sollecitazioni ovviamente ci sono state, però in questo momento, in cui c'è un Governo che ricomprende anche il partito del Presidente del Consiglio, forse qualche sollecitazione in più bisognerebbe farla, perché alla fine facciamo un lavoro fatto male, ne paghiamo le conseguenze...sì, guadagnano le cooperative. Diciamo che rispetto a quello che succede in altre parti d'Italia, qui, dove il PD ha un buon controllo delle cooperative, qui l'Union Valdôtaine l'ha fatta da Leone Rosso e da altri tipi di leone e si è accaparrata questo business dei migranti. Sicuramente sono degli appalti, come dice il Presidente, però è ovvio che più ce ne sono, più l'appalto va avanti, e più qualcuno si sta ingrassando le tasche. Che le commissioni poi alla fine non funzionino interessa relativamente, perché ovviamente se le commissioni funzionassero come in Germania, dove in alcuni casi hanno una media di due mesi e mezzo e ti dicono subito se la persona ha diritto o meno...se ha diritto, rimane, se non ce l'ha viene rispedita da dove è venuta e vengono accolti i veri profughi, quelli che hanno diritto, le famiglie, quelli che scappano dalla guerra, quelli a cui hanno bombardato la casa, non quelli che effettivamente vanno in cerca di condizioni migliori, che è un diritto, però attenzione, non togliamo i diritti, perché sennò c'è sempre questa questione delle due corsie. Anche tra i profughi ci sono i furbi che la fanno poi franca, mentre chi non è così furbo, non è così spregiudicato, rimane a marcire da qualche altra parte. Certo, un intervento un pochettino più energico con il Governo nazionale, soprattutto dato che c'è questo idillio, che il Presidente del Consiglio è sempre qui a sciare viene su per qualsiasi cosa, sarebbe auspicabile. Io capisco che parlerete di raclette e di altre cose, ma se ci infilate anche qualche argomento di politica generale che poi va ad incidere sulle questioni dei cittadini forse sarebbe interessante.
