Oggetto del Consiglio n. 1707 del 14 gennaio 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 1707/XIV - Discussione generale congiunta sulle proposte di modificazione del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio regionale e sulla proposta di legge n. 61: "Istituzione dell'Osservatorio permanente sulle associazioni criminali di tipo mafioso".
Viérin M. (Presidente) - Passiamo ora all'analisi congiuntamente dei punti 36 e 38. Nella riunione del 21 dicembre 2015 la Commissione per il Regolamento ha approvato alcune proposte di modifica del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio regionale riassunte nell'allegata proposta da sottoporre all'approvazione del Consiglio. Le proposte hanno quale obiettivo, da un lato, quello di includere tra le competenze della I Commissione permanente quelle in materia di politiche per la legalità e la sicurezza e, dall'altro, di assegnare alla stessa le funzioni di Osservatorio permanente sulla criminalità organizzata in Valle d'Aosta. Ricordo che, in merito al punto n. 38, la relazione del collega Bertin è stata distribuita.
Chi chiede la parola? La parola al collega Bertin.
Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.
Non avevo capito che il suo intervento fosse la relazione alla modifica del Regolamento. Inizio con la relazione riferita alla proposta di legge. La presenza della 'ndrangheta in Valle d'Aosta è un fatto, non è un'opinione. A questa realtà si può reagire in modi diversi: negarne l'esistenza, come si è fatto per molto, troppo tempo, minimizzare e continuare a far finta di niente, oppure affrontare la situazione e contrastare il diffondersi del fenomeno utilizzando tutti gli strumenti possibili. In questi anni si è preferito, in particolare da parte della politica e delle istituzioni, guardare da un'altra parte e illudersi di rappresentare un'isola felice, un'eccezione alla regola che vede l'espandersi della criminalità di stampo mafioso in tutto il Nord, eppure i segnali inquietanti di tale presenza sul nostro territorio non sono mancati, in Valle d'Aosta purtroppo la situazione non è diversa dal resto d'Italia e i cosiddetti "reati spia" in questi anni sono stati numerosi.
Fin dall'inizio della passata legislatura ho dedicato una parte significativa della mia attività istituzionale e politica nel tentativo di evidenziare la pericolosità del fenomeno in Valle e di tenere costantemente alta l'attenzione su di esso. Le recenti inchieste hanno inoltre svelato definitivamente all'opinione pubblica la presenza ormai più che decennale della 'ndrangheta in Valle d'Aosta, ma l'esistenza della 'ndrangheta nella nostra regione è un fatto risalente nel tempo, che va oltre gli ultimi decenni, come ribadito in molte relazioni della Commissione parlamentare antimafia. La presenza storica in Valle d'Aosta di elementi collegati alle cosche calabresi, come gli Iamonte, i Nirta, i Facchineri, i Libri, i Neri-Asciutto ed altre è una circostanza nota da tempo, come riferito in più occasioni dalle forze dell'ordine, una presenza quella della 'ndrangheta significativa che, a seconda degli interlocutori, la vede più o meno strutturata e organizzata sul nostro territorio.
La Valle d'Aosta è stata interessata e ha vissuto un crescendo di episodi preoccupanti ricollegabili alla presenza di organizzazioni criminali di stampo mafioso: in particolare della 'ndrangheta calabrese. Sono diversi i fatti riconducibili all'organizzazione calabrese che hanno visto la Valle d'Aosta come teatro di azioni criminali, tra le più eclatanti le vicende legate alle sanguinose faide dell'Aspromonte, che all'inizio degli anni novanta ad Issogne e a Pont-Saint-Martin videro l'esecuzione di due 'ndranghetisti. Nel giugno 1990 ad Issogne venne ucciso a colpi di arma da fuoco Giuseppe Mirabelli, esponente di primo piano dell'omonimo clan. Nella primavera del 1991 un commando di killer uccise Gaetano Neri a Pont-Saint-Martin. Le investigazioni conseguenti all'omicidio di Pont-Saint-Martin misero in evidenza taluni terminali pericolosi delle cosche di Taurianova in Valle d'Aosta. Vicenda questa che si interseca anche con l'assassinio del Procuratore Caccia, la cui esecuzione fu decisa dalla famiglia 'ndranghetista Belfiore in una ipotizzata collaborazione con la mafia siciliana e in effetti proprio il boss Salvatore "Sasà" Belfiore, condannato all'ergastolo, fu a capo del commando di killer che nel giugno del 1991 uccisero Gaetano Neri a Pont-Saint-Martin.
L'uccisione del Procuratore Caccia recentemente è tornata alla ribalta della cronaca con l'arresto del presunto esecutore materiale dell'omicidio, che risale all'ormai lontano 1983. Tra le varie ipotesi investigative si ipotizzò che il Procuratore Caccia sarebbe stato vittima di una rete criminale molto vasta comprendente le organizzazioni criminali mafiose su cui stava indagando e riguardante la volontà di queste ultime di acquisire il controllo delle case da gioco del Nord al fine del riciclaggio di denaro sporco. Una vicenda in cui si sarebbe imbattuto nella propria attività anche l'allora Pretore di Aosta Giovanni Selis, vittima di un attentato dinamitardo dalle caratteristiche tipicamente mafiose, da cui uscì miracolosamente illeso nel dicembre 1982. Se tratta di due fatti criminali di estrema gravità, su cui sinora non si è fatta ancora piena luce, ma che testimoniano in un certo senso l'interesse delle organizzazioni criminali verso la Casa da gioco e la nostra regione.
Il Casinò di Saint-Vincent, come tutte le altre case da gioco, esercita una forte attrazione per il capitale di dubbia provenienza e per il denaro delle organizzazioni mafiose frutto di attività criminale. I casinò rappresentano da sempre per le mafie delle possibili lavatrici delle ingenti somme di denaro sporco a loro disposizione, un tempo legato principalmente a sequestri di persona e racket, oggi al traffico e alla vendita di stupefacenti. A questo proposito si deve ricordare il monito che il giudice Falcone rivolgeva alle autorità svizzere per indurle a collaborare nelle inchieste contro la mafia: "prima arrivano i loro soldi, poi arrivano i loro uomini e i loro metodi". Per quanto riguarda la 'ndrangheta, è possibile che la cronologia non sia la stessa, ma il risultato non cambia. Il riciclaggio e l'usura ad opera delle organizzazioni mafiose rischiano di rappresentare in prospettiva un elemento molto pericoloso per il corretto funzionamento e lo sviluppo del sistema economico locale. La 'ndrangheta in questo momento può considerarsi relativamente addormentata sul piano strettamente criminale, ma molto attiva in ambito economico. Il settore economico di maggiore interesse dell'organizzazione anche in Valle d'Aosta è quello edilizio, seguito da quello turistico.
I lavori della stessa Commissione consiliare speciale per l'esame delle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta indicano in questo senso una tendenza all'accentuazione della presenza, nonché di interessi e metodi mafiosi, confermando la necessità di monitorare continuamente il tessuto economico valdostano, in particolare il settore edile e le attività connesse come quelle turistiche. I fatti di cronaca degli ultimi mesi, come i provvedimenti di interdizione antimafia emessi dal Questore di Aosta nei confronti di due imprese edili locali, una di Saint-Vincent e un'altra di Saint-Christophe, sono l'ennesima dimostrazione della capacità di infiltrazione delle organizzazioni mafiose in Valle d'Aosta...delle attività economiche vicine all'organizzazione criminale in questione al punto da esserne potenzialmente condizionate e infiltrate... Nel caso specifico sono emersi elementi tali da deporre per la sussistenza di situazioni rilevatrici del tentativo di infiltrazione mafiosa tali da supportare l'adozione di un provvedimento interdittivo. Quella nei confronti del Consorzio Stabile Gecoval di Saint-Vincent è stata la prima interdittiva antimafia emessa nei confronti di un'impresa valdostana. A questo proposito è interessante osservare che la Gecoval ha avuto rapporti intensi con le amministrazioni pubbliche valdostane: quasi 7 milioni e mezzo di euro di lavori dal 2008 ad oggi, dei quali quasi 2 milioni e mezzo affidati per mezzo del cottimo fiduciario, vale a dire senza gara d'appalto. Deve farci riflettere il fatto che gli enti pubblici valdostani abbiano affidato per cottimo fiduciario una cifra simile ad un'impresa edile che si è rivelata in qualche modo vicina alla 'ndrangheta. La questione è preoccupante e dimostra, nella migliore delle ipotesi, una certa superficialità e la mancanza degli strumenti e delle informazioni necessarie per valutare queste situazioni.
La società valdostana non ha gli anticorpi nei confronti del virus delle infiltrazioni delle organizzazioni di stampo mafioso e questo rende potenzialmente ancora più semplice l'infiltrazione nel tessuto economico e sociale della nostra regione delle organizzazioni criminali. Questa era un'ulteriore ragione che ci avrebbe dovuto indurre ad istituire rapidamente un Osservatorio sulle organizzazioni mafiose. Purtroppo nella nostra regione si percepisce ancora una certa sottovalutazione della pericolosità del fenomeno. Le diverse inchieste sull'argomento quali Hybris, Tempus Venit, Minotauro, per citare solo le più conosciute, testimoniano la gravità della situazione, anch'esse hanno confermato una presenza significativa del fenomeno mafioso in Valle d'Aosta e i collegamenti con le organizzazioni criminali di origine. Non entrerò nel dettaglio di queste inchieste, ho già avuto occasione di farlo in altre circostanze anche qui in Consiglio.
Sempre in questi ultimi anni abbiamo assistito in Valle all'arresto di importanti trafficanti internazionali di droga vicini all'organizzazione criminale mafiosa e residenti in comuni dell'hinterland di Aosta, una vicinanza, anche per ragioni familiari, al Clan Nirta, una delle più pericolose cosche della 'ndrangheta calabrese. Collegata a questa vicenda giudiziaria, per la prima volta in Valle d'Aosta abbiamo assistito alla confisca definitiva di beni frutto di attività criminali. In effetti, la Cassazione ha recentemente reso definitiva la confisca di alcuni beni situati in Valle d'Aosta di proprietà della famiglia Nirta. Il sequestro e in seguito la confisca concernono un valore complessivo piuttosto importante, stimabile in milioni, si pensi che solo in depositi bancari in Svizzera sono stati confiscati 950 mila euro, che vanno ad aggiungersi agli immobili situati a Quart, Charvensod e ad Aosta.
La 'ndrangheta, oltre ad essere in grado di condizionare negativamente lo sviluppo economico e sociale dei territori interessati, ha la capacità di influenzare anche la politica e le istituzioni, come si è potuto notare dai fatti che hanno visto coinvolte negli ultimi anni la Regione Lombardia e numerose amministrazioni comunali nel vicino Piemonte e nel resto del Nord. Vicende che hanno visto l'arresto in Lombardia di un Assessore regionale accusato di aver comprato voti dalla 'ndrangheta, e disporre per la prima volta dalla Procura di Torino l'arresto di persone presunte affiliate alla 'ndrangheta e accusate tra le altre cose di aver determinato l'esito delle elezioni comunali svoltesi a Chivasso nel 2011. Secondo alcuni magistrati, nelle regioni settentrionali la criminalità calabrese controlla il 5 percento dei consensi ed è dunque nelle condizioni di condizionare il processo democratico. La Valle d'Aosta purtroppo non può considerarsi estranea a questa possibilità. Seppur senza l'aggravante dell'articolo 416 ter, in passato e di recente abbiamo assistito a gravi degenerazioni del processo elettorale anche nella nostra regione, degenerazioni che creano le condizioni ottimali per l'insinuarsi della 'ndrangheta: mi riferisco in particolare all'accusa di voto di scambio nelle elezioni regionali del maggio del 1993 e alla vicenda più di recente delle ultime elezioni regionali.
La presenza delle mafie al Nord è una questione sempre più problematica e il fenomeno rappresenta una vera e propria emergenza nazionale, come ha sottolineato di recente il Presidente della Commissione parlamentare antimafia. Lo stesso allarme espresso dal Presidente della Corte d'appello di Milano nell'inaugurare l'ultimo anno giudiziario, quando ha ricordato che "la presenza mafiosa al Nord debba essere ormai letta in termini non già di mera "infiltrazione", quanto piuttosto di interazione-occupazione" e ciò in forza di un diffuso controllo di intere aree del territorio esercitato col metodo intimidatorio e in un clima di omertà, che ne consente la penetrazione negli interstizi della società, delle istituzioni, delle amministrazioni locali, dell'economia, dell'impresa e della finanza.
Per questa e per altre ragioni nel luglio di due anni fa, sottoscritta da tutta l'allora minoranza e votata dall'intero Consiglio regionale, ho presentato una mozione per l'istituzione presso il Consiglio Valle di un Osservatorio permanente sulla criminalità organizzata di stampo mafioso. La mozione approvata, come detto, all'unanimità da questo Consiglio il 26 luglio 2013, prevedeva 90 giorni per delineare e istituire l'Osservatorio, ebbene, sono passati due anni e mezzo. Il solo dilatarsi dei tempi per l'istituzione di quest'Osservatorio è un segno evidente e grave della poca importanza che la politica attribuisce a questo pericoloso fenomeno. La 'ndrangheta è una minaccia per la qualità della vita e l'avvenire della nostra regione, sembra che non tutti ne siano consapevoli. In questi due anni in molte occasioni ho sollecitato una rapida attuazione della mozione in questione, ho presentato in Commissione diverse suggestioni e proposte riguardanti le caratteristiche che avrebbe dovuto avere quest'organismo. Per accelerare e facilitare la discussione, le stesse proposte sono state fornite in forma scritta. Sull'argomento all'interno della Commissione si è costituito anche un gruppo di lavoro, che purtroppo nelle poche occasioni nelle quali si è riunito non ha visto una grande partecipazione. Soltanto nel mese di settembre dell'anno scorso, constatate le difficoltà nel procedere all'attuazione degli impegni assunti e con l'obiettivo innanzitutto di accelerare i tempi, ho presentato questa proposta di legge oggi in discussione. La proposta di legge prefigura un organismo snello, poco costoso (circa 10 mila euro) e in grado di rispondere in modo efficace alle necessità. Un compito dell'Osservatorio, tra gli altri, consiste nel raccogliere la documentazione e monitorare il fenomeno in tutti i suoi aspetti, coinvolgendo in quest'attività anche l'Associazione "Libera VdA".
Un aspetto importante riguarda l'analisi della documentazione raccolta concernente la presenza delle associazioni criminali di stampo mafioso operanti nel nostro territorio. A tal fine, anche alla luce dei limiti emersi nei lavori della Commissione speciale, che non si era dotata degli strumenti necessari ad interpretare e comprendere un fenomeno estremamente complesso come quello delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, l'Osservatorio è costituito da tre membri esperti selezionati dal Consiglio regionale tra soggetti di riconosciuta esperienza nel campo del contrasto alla criminalità organizzata e della promozione della legalità, persone di chiara esperienza nella materia e perciò in grado di analizzare ed elaborare le informazioni raccolte e rappresentare un vero supporto alle istituzioni. In effetti, un altro compito importante previsto per l'organismo è il sostegno all'attività legislativa del Consiglio regionale e, su richiesta, a quella amministrativa della Giunta regionale nei provvedimenti riguardanti i settori ritenuti più esposti alle infiltrazioni mafiose.
Inoltre nell'ambito della propria attività si prevede che l'Osservatorio sia in costante relazione con la Commissione parlamentare antimafia e gli organismi simili istituiti in altre Regioni. È altresì prevista l'istituzione in seno all'Osservatorio di un tavolo permanente regionale di confronto, dove i rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell'ordine operanti sul territorio, degli ordini e delle associazioni professionali locali, nonché di ogni altro organismo aggregativo che a diverso tipo siano interessati alla problematica possano condividere ogni informazione utile per far emergere le possibili presenze mafiose nella nostra regione. Tavolo della legalità peraltro previsto anche dal programma di governo della Giunta attuale e suggerito nelle conclusioni della Commissione speciale. Siamo al paradosso che tocchi a me proporre di dare seguito agli impegni presi dalla maggioranza, impegni di cui probabilmente vi siete scordati.
Si stabilisce infine, anche per mantenere alta l'attenzione sul fenomeno, che annualmente l'Osservatorio presenti una relazione alla Commissione consiliare competente sulla propria attività, in seguito pubblicata sul sito del Consiglio regionale in un apposito spazio.
Queste in sintesi le principali attività e caratteristiche delineate da questa proposta di legge relativamente all'istituzione dell'Osservatorio permanente sulla criminalità organizzata di stampo mafioso. Grazie.
Presidente - Grazie collega Bertin. La parola al Consigliere Farcoz.
Farcoz (UV) - Merci Président.
La modifica del Regolamento del Consiglio interno ci permette di intervenire su un argomento molto delicato che, grazie ad un ordine del giorno approvato dal Consiglio, ha visto la I Commissione impegnata nell'affrontare tale questione in questi anni. Ringrazio sin d'ora pertanto, per la parte temporale che poi è stata di mia competenza, i colleghi per la serietà con la quale è stato trattato l'argomento. Due anni e mezzo di approfondimento vero non sono pochi, ma allo stesso tempo hanno permesso alla Commissione di analizzare le questioni tecniche relative all'Osservatorio. Da far rilevare, tuttavia, ciò che è stato fatto in questi anni per contrastare la criminalità organizzata a livello amministrativo e politico: dalla legge regionale n. 11/2010, che ha come obiettivo e finalità la diffusione della legalità e il contrasto dei fenomeni legati alla criminalità organizzata, istituendo peraltro un sistema integrato di sicurezza e la Conferenza sulla legalità e la sicurezza, alla sottoscrizione dei protocolli della legalità tra la Regione e la DIA di Torino per garantire massima trasparenza e il pieno rispetto della legalità nei lavori di interesse pubblico, e quello sottoscritto da Confindustria con il Ministero, alle attività scolastiche per la sensibilizzazione ai fenomeni mafiosi e alla Giornata della legalità. Non ultima per importanza la Commissione speciale istituita nella passata legislatura in seno al Consiglio regionale che ha potuto analizzare per le sue competenze il fenomeno elaborando diverse relazioni.
Per non creare confusione e per delimitare marcatamente i confini di competenza ricordati anche in sede di audizione, vorrei citare e ringraziare le forze dell'ordine per l'ottimo lavoro che stanno portando avanti nel contrasto alla malavita organizzata. Sarebbe pertanto illogico immaginare che l'Osservatorio incardinato nel Consiglio regionale si sostituisse, anche solo in parte, ad una qualsiasi attività svolta dalle forze dell'ordine, sulle quali poniamo la nostra completa fiducia. Per questo motivo già nell'estate scorsa la Commissione aveva voluto produrre una proposta di Osservatorio così declinato: "un organismo snello che permetta una gestione efficiente e rapida; un organo che sia rappresentato da tutte le diverse forze politiche presenti nel Consiglio Valle; un organo che sia permanente e che monitori costantemente la realtà socio-economica attraverso delle audizioni; un organo che non vuole essere in alcun modo sovrapposto ad altro genere di strutture e/o tavoli già esistenti; un organo che permetta alla parte politica di acquisire informazioni e di elaborare strumenti amministrativi utili al fine di contrastare potenziali fenomeni di malavita". Osservazioni queste nate internamente alla Commissione, la quale ha identificato a maggioranza lo strumento ottimale al fine di soddisfare tali fabbisogni, ovvero di incardinare l'Osservatorio in capo alla I Commissione, modificando il Regolamento interno. Approfitto ovviamente anche per ringraziare la Commissione Regolamento per essersi riunita e per aver deliberato in così poco tempo.
In particolare, la modifica del Regolamento è composta da due articoli: il primo volto ad includere tra le competenze della I Commissione quelle in materia di politiche per la legalità e la sicurezza; il secondo, comma primo, finalizzato ad assegnare alla stessa Commissione le funzioni di Osservatorio permanente sulla criminalità organizzata in Valle d'Aosta. Tali funzioni, come previsto dal secondo comma, troveranno attuazione in un programma di audizioni di soggetti strategici per consentire il monitoraggio della situazione socio-economica della Valle d'Aosta e nella presentazione di una relazione annuale al Consiglio sull'attività svolta. A questo proposito, voglio inoltre ringraziare l'Ufficio di Presidenza per la disponibilità finanziaria data nel momento in cui se ne ravvisasse la necessità.
In conclusione, visto che i punti vengono discussi congiuntamente, merita un ringraziamento il collega Bertin per avere sempre seguito con puntualità l'argomento, presentando in autunno la proposta di legge sulla quale, nonostante la sensibilità di tutta la Commissione fosse unanime nell'affrontare tale argomento, la Commissione non ha condiviso a maggioranza, come peraltro non condividerà a maggioranza oggi proponendo un voto di astensione per le motivazioni precedentemente argomentate. Grazie.
Presidente - La parola al Consigliere Laurent Viérin.
Viérin L. (UVP) - Merci Monsieur le Président.
A nome del gruppo UVP, abbiamo già condiviso queste considerazioni in Commissione e annunciamo subito che noi abbiamo sostenuto in Commissione l'iniziativa di ALPE. Noi, al di là delle persone che propongono le iniziative, preferiamo sempre codificare le iniziative come sensibilità personali, ma anche come espressioni di gruppi politici che sono importanti nella politica valdostana. Diciamo questo perché, al di là delle sensibilità dei singoli, il tema diffuso della legalità è un tema che anche l'Union Valdôtaine Progressiste fa suo, come altre forze politiche hanno cercato in Commissione di fare loro, ma senza alla fine arrivare, come ricordava il collega Farcoz, ad una sintesi, però il lavoro è stato utile anche nelle audizioni.
Condividiamo il fatto che forse l'Osservatorio aveva una valenza - e utilizziamo l'imperfetto perché sappiamo che quest'iniziativa non sarà invece condivisa dalla maggioranza e che quindi non potrà avere una collocazione futura -, ma le aperture che ci sono state potranno forse vedere, al di là della modifica del Regolamento, della volontà di inquadrare queste competenze all'interno della I Commissione...cosa che noi giudichiamo peraltro positiva, è comunque un inizio e quindi noi sosterremo, da un lato, l'iniziativa dei colleghi dell'ALPE, del collega Bertin, ma sosterremo anche la volontà di passare queste competenze alla I Commissione, cosa che non c'era e che quindi è un tentativo di sintesi.
Per quanto riguarda il merito, parlavamo delle audizioni, perché forse anche nelle audizioni non abbiamo avuto la possibilità di capire se l'Osservatorio era qualcosa che effettivamente andava nella direzione auspicata anche da chi lavora quotidianamente sul tema della legalità: parliamo delle forze dell'ordine, perché il nostro dubbio era sempre evitare che la politica andasse a sovrapporsi ad azioni di polizia, ad indagini che sono effettivamente delicate, quindi non c'era da parte nostra la piena convinzione che l'Osservatorio fosse lo strumento giusto, perché qualche perplessità è emersa dalle audizioni e bisogna dirlo. Noi accreditiamo quest'iniziativa proprio da un punto di vista formale - forma che diventa sostanza - come una nostra volontà di aderire ad un'iniziativa che comunque va nell'ottica di dire che anche la Valle d'Aosta si sta attivando su questo dossier.
Tanto si sta facendo da anni sul tema della legalità, vorrei ricordare tutto il tema sul Procuratore Caccia, che fa parte di un progetto anche scolastico che avevamo messo in piedi negli anni per sensibilizzare soprattutto le giovani generazioni, perché il tema della legalità non è qualcosa che la politica può risolvere e i fatti di questi giorni anche a livello nazionale purtroppo ci fanno capire che in certe zone d'Italia nessuna forza politica, nessuna sensibilità personale è esente dall'essere tentato da infiltrazioni criminose, malavitose e mafiose e purtroppo la politica diventa, soprattutto in certi territori e soprattutto anche in certi territori del Nord, il luogo, attraverso le persone che la incarnano, dove la malavita può giungere e arrivare per incidere da un punto di vista operativo. È chiaro quindi che c'è molta preoccupazione per tutto ciò che sta accadendo, soprattutto nel Nord e anche in Valle d'Aosta nell'ultimo periodo, quindi sicuramente è necessaria la sensibilizzazione che parte dalle giovani generazioni, quindi dalle scuole con tutti i progetti che sono stati messi in campo, dal percorso della legalità che è riassunto in tantissimi rivoli di azioni quotidiane che cercano di sensibilizzare i singoli. Ciò che è importante è oggi riuscire ad avere in ruoli distinti tra politica, magistratura, forze dell'ordine, chi è impegnato quotidianamente una possibilità di far sentire la voce delle istituzioni per condannare questi tentativi di infiltrazione che sono pesanti, pressanti soprattutto quando c'è una concentrazione di denaro, di appalti di grandi opere e di momenti che possono attrarre la criminalità. La vicenda del non pirogassificatore è stata, per esempio, un momento di dibattito anche nella vita politica valdostana molto acuto, perché grandi opere come quella diventano opere appetibili e suscettibili di interesse da parte di altri interessi che non sono politici. Non vogliamo fare grandi disamine che vanno oltre quelle che sono le nostre competenze, ma sottolineiamo la nostra volontà di continuare nel percorso di difesa di questo tema attraverso il sostegno all'iniziativa del collega Bertin, per sottolineare anche che tutto ciò che la politica cerca di sintetizzare e di trovare in termini di condivisione, con uno sforzo magari maggiore potrebbe effettivamente vedere degli sviluppi futuri.
È un primo inizio il fatto che la I Commissione si occuperà anche di questi argomenti che non erano previsti, quindi è un qualcosa di importante, ma effettivamente uno strumento che riesca a monitorare, perché noi non possiamo neanche caricare la I Commissione di tutti i ruoli del mondo, perché in questo periodo effettivamente con la necessità di riforme, tutti i temi della zona franca che abbiamo dibattuto in questo periodo, i temi della fiscalità piuttosto che evoluzioni romane che coinvolgeranno, bon gré mal gré, anche questa Commissione, si parla di un referendum che a livello nazionale tanti stanno già caricando anche dal punto di vista personale di una valenza politica che, per quanto ci riguarda, esula completamente dai temi che invece vengono addotti...e le riforme costituzionali sono temi che riguarderanno anche la Valle d'Aosta. La I Commissione quindi nei prossimi mesi sarà sicuramente impegnata anche su questo, però il fatto di aggiungere competenze anche solo dal punto di vista formale è importante, è un segnale che la politica dà fuori da questo Palazzo.
Rimaniamo a disposizione, effettivamente adesso che la Commissione avrà queste competenze, per verificare l'eventualità di strumenti che possano in modo permanente o in modo magari transitorio in certe fasi svolgere funzioni che non vadano a pregiudicare l'azione quotidiana della magistratura e degli organi che già esistono: pensiamo al Comitato di ordine pubblico e sicurezza, che ha già incardinato al suo interno la parte politica per delle prerogative anche che esistono in Valle, avere le funzioni accorpate politiche e prefettizie, che possano effettivamente coinvolgere maggiormente anche il monitoraggio di certi eventi e di certe situazioni che preoccupano seriamente.
Concludo dicendo che gli ultimi sintomi sulla città di Aosta in primis e negli ultimi anni su episodi che mai avremmo voluto vedere in Valle d'Aosta di intimidazioni, piuttosto che episodi che effettivamente sono stati anche à la une di servizi nazionali televisivi, non sono quella che è l'immagine di una Valle d'Aosta che noi conosciamo e che quindi capiamo possa effettivamente anche essere un momento di allarme. Accanto a questo vogliamo ringraziare le forze dell'ordine e tutti coloro che stanno lavorando e l'audizione, per esempio, del Questore è stata molto interessante perché è stato veicolato il messaggio alla politica sulla delicatezza di certi dossier che esulano, tra l'altro, anche da competenze incardinate in certe parti di forze dell'ordine qui in Valle d'Aosta, perché esistono le Direzioni nazionali antimafia, piuttosto che altri organismi, che stanno lavorando in sinergia con altre Regioni per evitare che anche la Valle d'Aosta possa essere ammaliata e soprattutto infiltrata pesantemente da questi fenomeni che noi tutti condanniamo. Grazie.
Presidente - La parola al Consigliere Ferrero.
Ferrero (M5S) - Grazie Presidente.
Alcune brevissime considerazioni per appoggiare con convinzione il progetto di legge che è stato proposto dal collega Bertin e per fare anche ripensare la maggioranza sulla decisione che è stata assunta di non sostenere il progetto di legge, perché, quando parliamo di mafia, non dobbiamo pensare alla mafia che spara, alla mafia del boss. C'è un concetto giuridico che si è andato estendendo di mafia che prende proprio le origini da fatti che sono avvenuti in Valle d'Aosta, perché le prime sentenze all'interno delle quali il fenomeno mafioso viene descritto diversamente da come lo pensavamo risalgono proprio ai fatti del Casinò di Saint-Vincent. C'è una famosa sentenza Chamonal in cui si dice che anche le nuove organizzazioni disancorate dalla mafia tradizionale tentano di introdurre metodi di intimidazione, di omertà e di sudditanza psicologica per via dell'uso sistematico della violenza fisica e morale in settori della vita economica, sintomatico è il caso riguardante la gestione mafiosa di casa da gioco autorizzata, quindi dobbiamo avere un concetto della mafia un po' più ampio. Per vedere un fenomeno mafioso è sufficiente che ci siano tre persone che fanno una micro-organizzazione, che, attraverso metodi di intimidazione, di appropriazione di alcuni settori economici della pubblica amministrazione, esercitano un certo tipo di azione.
Perché il collega Bertin chiede un Osservatorio e lo propone svincolato dalla politica? Perché, senza dare la patente di mafioso a nessuno, sappiamo bene che è nella politica che molte volte fenomeni di clientelismo, che poi degenerano in corruzione e concussione, nascono, si sviluppano e poi alla fine sappiamo come finiscono le cose. Bisogna dare anche una garanzia ai cittadini che un ambiente come quello politico, che potenzialmente ha l'humus sul quale può crescere il fenomeno mafioso, non può essere il controllore e il controllato allo stesso tempo, quindi noi non possiamo controllare: ecco perché ci deve essere un organo che è sganciato, indipendente.
Cosa farà la Commissione? La Commissione non ha compiti di indagine, questo lo sappiamo. Quando si crea una Commissione, un Osservatorio, il dubbio è sempre che si faccia qualcosa di inutile. Cosa deve fare quest'Osservatorio? Deve fare quello che non ha fatto la politica fino adesso, perché lo porteremo come Movimento Cinque Stelle anche nei prossimi Consigli regionali, quando una ditta ottiene 46 affidi senza gara nell'arco di sette-otto anni, quando ci sono questioni come quella sollevata della Gecoval, anche lì si tratta di affidi diretti di una ditta che poi è risultata essere attenzionata per questioni mafiose, dobbiamo chiederci se è la stessa politica che ha nominato quei dirigenti - perché poi c'è un dirigente che ha fatto 37-38 affidi alla stessa ditta - che può controllare veramente, può fare un monitoraggio e può dire: "dovete cambiare strada"? Io penso di no, perché fino adesso non l'ha fatto ed ecco l'esigenza di costituire un Osservatorio indipendente, con dei professionisti che sappiano dare un indirizzo, poi la politica deciderà se farlo o meno, ma nel momento in cui vengono violate le normative di affido degli appalti, delle forniture, non vengono fatte neanche delle gare, almeno con tre-quattro ditte, anche gare informali...non chiediamo degli appalti europei per tutto, non chiediamo l'appalto per una fornitura di 5 o 6 mila euro, ma quanto meno che sia data la possibilità di partecipare a diverse ditte, in caso contrario, effettivamente, per quanto ci riguarda, il fenomeno mafioso è un fenomeno che è anche nella condotta dell'amministrazione pubblica, dei funzionari e dei dirigenti dell'amministrazione pubblica, ovviamente ci vuole un ente, un osservatorio, una commissione, ci vogliono degli esperti che possano suggerire come uscire da questa situazione: ecco perché la proposta del collega è l'unica proposta accettabile. Far controllare alla politica, ad una politica che poi attraverso anche le partecipate - partiamo dagli antichi fatti del Casinò - ha dimostrato di non essere in grado di controllare il fenomeno e quanto meno qualche volta anche di essere invischiata nello stesso, ecco, questa politica non può prendersi la briga di fare questo controllo, perché non darebbe una garanzia sufficiente ai cittadini: ecco perché la proposta di un qualcosa, di un organismo indipendente è l'unica proposta che non sia semplicemente un buttare il fumo negli occhi e di dire che siamo tutti contro la mafia, questo è troppo facile, dimostriamolo nei fatti e sostenete anche voi la proposta presentata dal collega Bertin.
Presidente - La parola al Consigliere Chatrian.
Chatrian (ALPE) - Grazie Presidente.
Ringrazio il collega Bertin che su questo tema non solo in questa legislatura, nella passata legislatura ha affrontato con tanta determinazione, ma anche competenza, cercando anche di studiare gli effetti, le modifiche, le iniziative che sono state fatte a livello territoriale, non solo statale, ma regionale nelle altre regioni del Nord Italia: effetti devastanti, come sono stati scritti nero su bianco e dichiarati questa mattina da Bertin, la guardia, dal nostro punto di vista, deve essere tenuta altissima.
Oggi invece discutiamo sullo strumento, come poter, se non arginare, quanto meno tenere un'attenzione molto elevata. Sono stati mesi di confronto, probabilmente in I Commissione da parte del Presidente Farcoz e dalla maggioranza non c'era tutta questa fretta di onorare l'impegno preso in quest'aula il 13 luglio 2013, ma la nostra intenzione, come avete ben capito, è quella di trovare lo strumento più adeguato possibile. Le due filosofie che oggi discutiamo indubbiamente non vanno nella stessa direzione. Per chi ci ascolta sia ben chiaro che le due proposte, quella della maggioranza e quella che noi abbiamo cercato di fare con i colleghi interessati dell'opposizione, o dell'ex opposizione, Presidente Farcoz, andava in maniera precisa in una strada alternativa. Perché dico questo? Perché il passaggio che fate all'interno della modifica del Regolamento, non tanto nell'articolo 1 quanto all'articolo 2, è molto chiaro: "la Commissione esercita le funzioni di Osservatorio", cioè noi politici esercitiamo le funzioni di Osservatorio permanente. La proposta che noi abbiamo cercato di scrivere nero su bianco, di spiegare in Commissione, di spiegare qui in aula da diverso tempo è che l'Osservatorio eserciti le proprie funzioni in raccordo con la Commissione parlamentare antimafia e gli organismi analoghi istituiti a livello regionale. Sono due livelli completamente diversi: uno si avvale di un Osservatorio in collaborazione con, l'altro invece è la Commissione che fa l'Osservatorio.
La maggioranza ha già deciso, è inutile forse perdere altro tempo, ma ci sembra che oggi non si giochi la partita fino in fondo e non si voglia prendere il toro per le corna e decidere un percorso dove la politica deve fare la politica e chi deve occuparsi di questioni delicatissime deve avere anche altre competenze, non deve essere un eletto, perché abbiamo dei ruoli diversi, invece tocca a noi tenere altissima l'attenzione per quanto riguarda comunque temi delicati da non sottovalutare, che abbiamo visto anche in quest'ultimo periodo essere temi che toccano purtroppo anche la nostra regione valdostana. Questo per qualche elemento in più rispetto alla discussione che è già avvenuta poc'anzi, ma soprattutto il prosieguo, per onorare il dibattito in Consiglio regionale nel mese di luglio 2013.
Arriviamo lunghi e c'è più che il rammarico all'interno di questa filosofia, perché non si è voluto staccare la spina, distinguere il nostro ruolo rispetto a quello che invece deve avere un ruolo completamente diverso. Mi ricordo molto bene il dibattito in Commissione, il problema non era di natura economica di reperire o meno i 10 mila euro, era sostanziale, era politico. Presidente Farcoz, lei era un po' in difficoltà in Commissione, perché ad un certo punto sembrava quasi che il problema fosse di natura economica, ma non è di natura economica, ma l'imprinting che questa maggioranza ha voluto dare all'Osservatorio è di tipo diverso, è in antitesi e in alternativa alla proposta di legge che il nostro gruppo ha fatto e che insieme ad altri gruppi abbiamo comunque condiviso durante la discussione in I Commissione. Grazie.
Presidente - Grazie collega. La parola al collega Borrello.
Borrello (SA) - Grazie Presidente.
Il tema che stiamo trattando è sicuramente importante. Ovviamente anche i toni, l'attenzione che c'è all'interno di questo Consiglio ne dimostrano la valenza. È un tema che non deve essere sottovalutato e, al di là delle indicazioni di voto sulle singole iniziative che sono state portate all'interno dell'aula consiliare, ricordo la proposta di legge del collega Bertin e le modifiche al Regolamento del Consiglio, al di là delle indicazioni di voto, io ritengo importante che il Consiglio regionale parli di questa tematica, abbia quest'azione verso l'esterno di sensibilizzazione, perché è una tematica, io direi anche un tumore che esiste a livello della società moderna, soprattutto in un contesto amministrativo e politico, ma è un tumore del quale non bisogna aver paura, bisogna parlarne e affrontarlo. Questa è la premessa per poter andare a definire questo mio piccolo contributo in merito a quella che è stata l'azione all'interno della Commissione consiliare. Io ritengo necessario sottolineare il fatto che non c'è una divisione politica o delle singole persone sull'individuazione di un percorso da definire per combattere questo tipo di tumore, questo tipo di problematica: quella delle infiltrazioni mafiose. È un ragionamento solo di come andare a codificare lo strumento per andare a sensibilizzare il territorio rispetto a questa problematica.
Io ringrazio veramente in maniera diretta il collega Bertin per il lavoro e per la passione che ha posto nell'affrontare questa tematica e anche per tutta la documentazione che ci ha prodotto. Ricordo che l'obiettivo che noi vogliamo portare avanti era quello di andare a monitorare e sensibilizzare, tenere alta l'attenzione rispetto a questa tematica e riteniamo opportuno farlo all'interno dell'attività della I Commissione consiliare: dico questo perché la I Commissione consiliare è l'elemento più rappresentativo all'interno delle istituzioni dell'organo consiliare regionale, perché, così com'è emerso all'interno delle audizioni, all'interno del lavoro svolto nelle commissioni, bisogna fare attenzione a non creare delle sovrapposizioni fra gli enti e gli organismi che già stanno affrontando queste tematiche. È emerso soprattutto nell'audizione del Questore, il quale ha detto che esistono già tutta una serie di organismi che stanno facendo un'attività di controllo, di investigazione e di monitoraggio delle problematiche legate alle infiltrazioni di stampo mafioso. Da qui la necessità da parte della politica di non sottrarsi alla responsabilità di accendere un faro rispetto a queste tematiche, ma di restare nel proprio ruolo, che è un ruolo, secondo me, nobile, legato alla sensibilizzazione e a tenere alta l'attenzione rispetto ad una problematica reale all'interno della società civile moderna. È per questo che, come anticipato dal collega Farcoz, noi esprimeremo un voto di astensione rispetto all'iniziativa proposta dal collega Bertin e appoggeremo la proposta della modifica al Regolamento per andare a definire in seno alla I Commissione quella che è la sensibilità delle attività legate all'Osservatorio sulle infiltrazioni di tipo mafioso.
Presidente - La parola al Consigliere Guichardaz.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Grazie Presidente.
Il testo di legge recepisce sicuramente l'esigenza di monitorare il fenomeno della proliferazione delle associazioni criminali di tipo mafioso. Non possiamo negare, ce lo siamo detti in Commissione, che allo stato delle nostre conoscenze anche in Valle d'Aosta il fenomeno esiste, anche se, come detto più volte in audizione, il fenomeno è conosciuto, lo diceva in maniera molto chiara il Questore, e monitorato dalle forze dell'ordine, dalla magistratura, da tutti gli organi che sono deputati istituzionalmente a fare questo tipo di intervento.
È interesse del nostro gruppo mantenere alta l'attenzione anche da parte della politica sull'evolversi di questo fenomeno e anche sulla presenza in Valle d'Aosta di questo fenomeno. Crediamo però che lo strumento previsto nella proposta di legge di cui discutiamo non sia del tutto consono, non sia pienamente efficace. La nomina da parte del Consiglio di tre membri dell'Osservatorio, la definizione di un regolamento per il funzionamento dell'Osservatorio da parte sempre del Consiglio, della Presidenza del Consiglio, l'aleatorietà dei suoi compiti e dei rapporti con le Commissioni antimafia, con gli organismi deputati, con la magistratura, con le forze dell'ordine, con tutti coloro che sono deputati al controllo e alle indagini sull'argomento dell'infiltrazione mafiosa rendono sostanzialmente inefficace o quanto meno, a nostro parere, poco chiara l'operatività di quest'Osservatorio, essendo un organismo con poteri di monitoraggio, di cambio di informazioni, di cui non è dato conoscere i limiti operativi, che sicuramente non possono essere definiti con legge regionale, visto che le Commissioni e le istituzioni con le quali si dovrebbe mettere a confronto e interloquire hanno piena autonomia operativa, poteri conferiti attraverso leggi nazionali, anche poteri di polizia giudiziaria, autorità giudiziaria. Si cita la Commissione antimafia, possiamo anche citare la Commissione regionale, per esempio, della Sicilia che hanno potere di indagini, che sono i poteri e le limitazioni proprie dell'autorità giudiziaria. L'indipendenza reclamata dal testo di legge della proposta è però deputata al Consiglio nella scelta delle modalità operative, è deputata al Consiglio nella scelta dei componenti e ciò rende sostanzialmente e paradossalmente, per quello che ci riguarda, per la valutazione che abbiamo fatto, l'idea di una non indipendenza di quest'Osservatorio. Crediamo invece che, senza sottovalutare il fenomeno e l'utilità di una costante attenzione di un monitoraggio della situazione che, come abbiamo detto, tocca purtroppo anche la nostra regione, sia direttamente la Commissione consiliare a doversene occupare per le motivazioni che sono state esposte dal collega Farcoz, ma anche con le dovute differenze e prese di posizione dal collega Viérin. La I Commissione, che è composta, come peraltro le Commissioni parlamentari, da rappresentanze della minoranza e della maggioranza, quindi è rappresentata all'interno delle istituzioni, poi la Commissione parlamentare ha dei poteri che sono propri delle commissioni di inchiesta e delle commissioni d'indagine, che ha la possibilità di invitare la I Commissione, perché noi pensiamo ad uno strumento che si occupi di monitorare il fenomeno, ma non possiamo costringere le forze dell'ordine, la magistratura, le associazioni, i portatori di interesse a dare delle informazioni. La politica può invitare, proprio nel rispetto anche delle singole autonomie, quindi una Commissione che può invitare, che ha anche l'autorevolezza di invitare soggetti istituzionali e anche di altra estrazione: io penso, per esempio, ai sindacati. È stato indicato che l'indipendenza di questi soggetti, di questi saggi, di queste persone dovrebbe esulare, per esempio, dal mondo dell'associazionismo. Io ho fatto per 15 anni il sindacalista e devo dire che l'impegno, per esempio, delle categorie degli edili all'interno del sindacato, che hanno addirittura costituito degli osservatori interni, dei dipartimenti interni sullo studio del fenomeno mafioso specificamente in quel settore è un impegno altissimo, non so se ciò compromette l'indipendenza, per esempio, di questi soggetti.
Dicevo che la I Commissione - ed è il motivo per cui noi abbiamo votato convintamente l'assunzione da parte della I Commissione dei compiti di osservatorio rispetto al fenomeno - è quella istituzione peraltro ufficiale, istituzione politica che ha la possibilità e l'autorevolezza anche di monitorare, di chiedere informazioni e di porsi anche con gli interlocutori nel modo più corretto anche per una questione proprio di livelli istituzionali.
La politica, a nostro parere, si deve assumere la responsabilità di operare in questa direzione senza delegare, per quanto ci riguarda, noi abbiamo fatto una valutazione, siamo convinti anche delle motivazioni esposte in questa legge, però deve procedere in questa direzione senza delegare, in modo per noi un po' ambiguo e non troppo chiaro, funzioni a saggi, che non si capisce se siano indipendenti o dei portatori di interesse. Peraltro, quando noi parliamo di categorie, i cosiddetti "indipendenti" o gli indipendenti che reclamano la propria indipendenza sono indipendenti proprio perché reclamano un'indipendenza dalla politica. C'è un po' un paradosso nell'individuare all'interno della legge il potere di individuare dei cosiddetti "indipendenti" quando gli indipendenti sono proprio quelli che spesso - vediamo le associazioni, per esempio, l'Associazione Libera in primis - reclamano la totale indipendenza e il totale distacco rispetto alle istituzioni politiche.
Collega Bertin, peraltro non possiamo deputare funzioni a terzi, funzioni delicate di monitoraggio e di verifica senza poter prevedere delle franchigie, delle immunità, dei poteri, perché la legge non ci permette di individuare dei poteri in maniera tale che possa essere assicurata la piena operatività, ma anche dei limiti, delle osservanze. È noto a tutti che informazioni a volte riservate possono, o devono non essere diffuse magari anche per impedire che queste possano essere anticipate e utilizzate, parliamo di segreti d'ufficio. Io ho letto gli atti della Commissione speciale e devo dire che molte informazioni, se non trattate correttamente, se pubblicate tout court, potrebbero essere anche impeditive rispetto a dei processi di indagine.
Chi stabilisce i criteri di riservatezza? I criteri di riservatezza, il segreto d'ufficio è stabilito, per esempio, per noi Consiglieri all'interno del Regolamento del funzionamento del Consiglio, laddove si parla di Commissioni d'indagine, laddove si parla di istituire degli organismi interni. Chi può invece individuare per i soggetti che noi incarichiamo, questi indipendenti che noi nominiamo, quali sono i limiti, che peraltro non sono limiti solo ed esclusivamente all'attività, ma sono limiti che potrebbero esporre queste persone anche a delle responsabilità che francamente io non mi sento di conferire a persone, anche se queste ultime magari possono accettare in piena consapevolezza.
Collega, anche l'individuare l'obbligo di relazionare, di pubblicare sul sito ogni anno o di pubblicare una tantum per esempio delle relazioni, chi verifica la congruità delle informazioni pubblicate sul sito istituzionale del Consiglio? Io non me la sentirei di fare questo tipo di valutazione, non so nemmeno se gli uffici legali potrebbero farlo. E nel caso si facessero delle valutazioni, per esempio, che possano in qualche maniera comportare delle limitazioni a ciò che può essere pubblicato, chi si prende l'onere di imporre queste limitazioni o di apporre delle censure, per esempio, a delle relazioni di un organismo cosiddetto "indipendente" senza essere accusato magari di voler occultare o di voler reprimere delle comunicazioni o delle informazioni? Che per alcuni possono essere pertinenti e per altri, per valutazioni non di carattere politico che io non voglio fare, ma delle valutazioni anche di carattere tecnico.
Noi quindi come gruppo all'interno della Commissione abbiamo fatto anche delle valutazioni - e il mio contributo oggi vuole andare in questa direzione - più che politiche tecniche, cioè delle valutazioni rispetto all'utilità e alla congruità di uno strumento come quello che è stato proposto all'interno di questa legge. Noi pensiamo che il fatto di assorbire, quindi di ampliare i poteri della I Commissione e di mettere à la une il tema del fenomeno mafioso e dell'infiltrazione mafiosa sia un segnale importante che va nella direzione di non sottovalutare il fenomeno stesso, di non nascondere la testa sotto la terra come se il fenomeno non esistesse. Il Questore è stato molto chiaro, è stato molto esplicito nel raccontarci cosa sta avvenendo e in quali situazioni. Pensiamo quindi che lo strumento che abbiamo convintamente votato, la variazione e l'integrazione dei compiti della I Commissione sia lo strumento adatto e sia conseguente ad una presa di responsabilità della politica.
Io non penso - e qui concludo - che invece la politica rinunci o cerchi di limitare l'operatività. Le associazioni, coloro che si impegnano quotidianamente nel monitorare il fenomeno e nel denunciare certi pericoli non credo abbiano bisogno di un Osservatorio per poter denunciare questo fenomeno, ma forse hanno bisogno di porsi in collaborazione. Penso che la I Commissione abbia come interesse primario quello di creare una collaborazione su più livelli, con il rispetto delle varie responsabilità e dei ruoli, con tutti coloro che sono portatori di saperi in questa materia, in questo tema che è estremamente delicato.
Presidente - Grazie collega. Siamo sempre in discussione generale. La parola al Presidente della Regione.
Rollandin (UV) - Ho riletto la relazione, non avendo potuto ascoltare l'intervento del collega Bertin, l'intervento che è stato fatto per la presentazione della proposta di modifica del Regolamento e ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi. Se credo ci sia una disponibilità forte da parte di tutti di fare in modo che ci sia la giusta attenzione al fenomeno, che è stato ricordato essere sicuramente preoccupante a tutti i livelli, credo di poter dire che le due proposte non stanno a graduare l'interesse e la volontà di inserirsi in questo fenomeno in modo tale che ci sia la capacità e la possibilità di reagire. Credo che il problema sia a monte.
I veri interventi per limitare le azioni che in qualche modo si raccordino al fenomeno chiamato mafioso sono quelli che si stanno mettendo in atto per far sì che ci sia nell'amministrazione pubblica soprattutto - perché parliamo di questo in particolare - e nei settori che sono comunque collegati o collegabili alla parte pubblica quella trasparenza e quell'efficacia nei provvedimenti, rispettosi delle norme che in qualche modo eliminino i rischi di entrare in collisione, che non sono legati alla trasparenza e alla possibilità di seguire le regole che sempre di più si affinano e sono in corso di affinamento a tutti i livelli. Non dimentichiamo che quello che sta per succedere anche a livello di partecipate, a livello di organizzazione, a livello di Comuni, a livello di quello che è in particolare il problema - qualcuno lo aveva richiamato - degli appalti, di quelli che sono i sistemi di affidamento dei lavori...è alla base di un'attenzione specifica e particolare e credo sia il vero problema, perché se questo funziona, se non è permeabile questo terreno, che è la base su cui si costruiscono una serie di problematiche...Credo che il punto essenziale sia quello di prevenire. Il fatto successivo, il fatto dell'Osservatorio che deve in qualche modo tenere in considerazione cosa succede è un dato a posteriori, mentre il problema vero è quello di attivare questi meccanismi propedeutici e operativi per evitare il fenomeno. Ora, questa è l'azione di tutti i giorni.
Il discorso dell'Osservatorio, quindi di fare in modo che la Commissione competente...che poi non è che perché ci sono i politici automaticamente la Commissione non è credibile. In tutti gli Stati, dappertutto, ci sono commissioni costituite da eletti, che poi hanno competenze ai vari livelli, ma gli eletti fanno parte e hanno degli incarichi specifici. Perché se diciamo che, siccome sei eletto, non sei credibile, allora credo che la cronaca di questi giorni ce lo dica, attenzione a questo, perché se caliamo il livello e diciamo che di qualsiasi cosa, siccome se ne occupa il politico, non può più essere credibile. Con tutte le eccezioni e con tutto quello che succede, non vogliamo mica dire che non ci siano anomalie o altro, però il problema vero è questo. Non è il problema dell'Osservatorio o della legge che mi dice di mettere tre esperti, non è mettendo tre esperti che io risolvo il problema. Il problema vero devo risolverlo a monte, perché altrimenti l'Osservatorio non risolve un bel niente. L'Osservatorio mi permette solo di dire se c'è o meno o come aumenta, ma purtroppo questo è il post. Il problema vero - e credo che in quest'aula ci siano state delle discussioni forti - è quello di dire come possiamo evitare questo fenomeno, come possiamo fare in modo che non ci siano queste infiltrazioni.
Io non voglio spendere altre parole su quello che è stato, qualcuno ha voluto richiamare i problemi del Casinò. Per fortuna, sul discorso del delitto Caccia si è fatta un po' di chiarezza, perché anche lì si sono dette e scritte tante cose, poi, per fortuna, la verità è venuta fuori in un modo, che credo abbia leggermente spostato il mirino, perché sicuramente il Casinò è permeabile, però se sono rispettate le regole anche lì, è chiaro che non è che si può andare oltre. Facciamo quindi attenzione a non confondere quella che è l'azione di una Commissione o di un Osservatorio, perché qui diciamo che la Commissione ha anche il compito di fare l'Osservatorio, quindi ha tutte le possibilità di fare quello che ritiene. Sembra quasi che se qualcuno è solo per la Commissione estesa all'Osservatorio, sia meno attento al fenomeno, è esattamente l'opposto, perché la valutazione di base è sul lavoro e sul quotidiano, sugli strumenti che vengono messi in piedi per, è lì il vero punto e lo snodo. Se noi riusciremo ad avere quella capacità amministrativa a tutti i livelli, credo che sarà sicuramente molto più difficile avere dei fenomeni che non siano in regola con le capacità che noi conosciamo, e quindi per evitare i fenomeni delle infiltrazioni possibili.
Sotto quest'aspetto io non voglio andare oltre su alcune sottolineature che i colleghi hanno già fatto molto egregiamente. Credo che ci sia la giusta attenzione e anche la giusta tensione per evitare che questi fenomeni vadano ad inserirsi in un tessuto come il nostro, particolarmente delicato, particolarmente fragile, e sicuramente per quello dobbiamo essere in grado di lavorare nel modo più prudente possibile. Al di là di questo, però, io credo che la Commissione che ha anche questi compiti, che ha la possibilità di intervenire nel senso di capire, di farsi portavoce di alcuni elementi, credo sia sufficiente a garantire l'impegno, che ritengo corale, mi permetto di dire di tutte le forze politiche, per far sì che si possa dare un contributo ed evitare i fenomeni di cui abbiamo parlato. Grazie.
Presidente - La parola al Consigliere Bertin.
Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.
Ho ascoltato i vari interventi e mi sembra che molti abbiano sbagliato l'obiettivo. Questo doveva essere uno strumento da fornire all'istituzione e alla politica e per questo non poteva che essere affidato a delle persone esterne. L'abbiamo verificato con la Commissione speciale dell'altra legislatura, che non ha avuto gli strumenti per capire questo fenomeno, perché questo è un fenomeno estremamente complesso che noi che facciamo politica non siamo in grado di capire nei dettagli, tant'è che, come sappiamo, tutte le commissioni antimafia, le altre commissioni hanno dei collaboratori esperti in queste materie, perché la politica, oltre ad avere in certi casi anche dei problemi di conflitti di interessi, non ha la capacità di analizzare certi fenomeni. Noi abbiamo le competenze generali, quest'Osservatorio, per come l'abbiamo delineato deve essere un supporto all'attività istituzionale e politica, deve raccogliere la documentazione e interpretarla, supportando la nostra azione amministrativa e legislativa: questa avrebbe dovuto essere la funzione principale dell'Osservatorio. Non si sostituisce alle indagini degli altri organi, non ha lo stesso carattere di nessun altro ente già presente, si pone su un altro piano.
Trasformare la I Commissione in Osservatorio è inutile, stiamo compiendo un'operazione inutile. Affidare la competenza su questa materia alla I Commissione è un fatto che prende atto della realtà, nel senso che fino ad ora queste problematiche non erano attribuite ad una Commissione specifica, pertanto già il fatto di attribuire in termini generali la competenza su quest'argomento alla I Commissione è condivisibile. Per quello che riguarda l'Osservatorio, trasformare la I Commissione in un Osservatorio è un'operazione inutile, oltre che un tentativo maldestro di rispondere alla mozione approvata da questo Consiglio due anni e mezzo fa. Due anni e mezzo di tempo perso, perché a questo punto è stato tempo perso, per poi rispondere con un escamotage che non serve a nulla e proprio il passare di questi due anni e mezzo evidenzia il fatto che la politica non è particolarmente attenta e sensibile alla gravità della situazione.
Il collega Guichardaz si è inoltrato in questioni tecniche, ma, secondo me, anche in questo caso è un po' andato fuori dal seminato. Le questioni sollevate hanno poco a che fare con l'Osservatorio, anche qui non si vuole capire cos'è, non è un organo di investigazione, ma è altro. Non abbiamo questo potere, né l'Osservatorio ce l'ha, peraltro altre Regioni hanno fatto interventi simili nominando degli esperti che possono dare un supporto per decidere, a meno che uno non sia un esperto in tutto, anche sulla mafia, ma diventa un po' ridicolo, secondo me, affrontare la questione in questo modo.
La proposta di legge era chiara, aveva un obiettivo preciso: fornire un ulteriore strumento per contrastare l'espandersi di questi fenomeni. Non basta un Osservatorio, ce ne vogliono tanti altri, ma questo poteva e doveva essere uno strumento da mettere in campo rapidamente due anni e mezzo fa, non in ritardo e senza rispondere alle necessità che la situazione impone. Rischiamo di essere ricordati come il Consiglio che non ha avuto la capacità di intervenire nel momento in cui dovevamo intervenire. Forse siamo ancora in tempo a contrastare questo fenomeno, non so se tra dieci anni lo saremo, sappiamo la deriva che può assumere una situazione del genere e la particolarità della 'ndrangheta che è in continuo radicamento sul nostro territorio, come nel Nord Italia. La nostra regione non ha gli anticorpi per fermare questo fenomeno, dobbiamo costruirli e l'Osservatorio è uno strumento importante, piccolo, efficace ma importante. Voler invece non realizzare quest'Osservatorio, rispondendo in modo sbagliato a questa necessità è una responsabilità che vi prendete, è una responsabilità grave, per il resto risponderò in seguito. Grazie.
Presidente - La parola al collega Ferrero per dichiarazione di voto.
Ferrero (M5S) - Grazie Presidente.
Com'era prevedibile, si è cercato di buttare fumo negli occhi, l'Osservatorio non è uno strumento di indagine, continuate a far finta di non capirlo, deve monitorare, che vuol dire guardare e deve elaborare delle proposte, che deve portare poi a chi di dovere, ma, per carità, si può continuare all'infinito a fare questo giochetto.
La mafia, il metodo mafioso - deve essere chiaro - è all'interno di alcuni settori dell'Amministrazione regionale, è all'interno di alcune partecipate regionali e deve essere combattuto. Quando sento il Presidente Rollandin - che non c'è ma poco importa - che dà lezioni di trasparenza, quando, per ottenere un verbale del Consiglio d'amministrazione del Forte di Bard in cui lui è Presidente, abbiamo dovuto fare un ricorso al TAR che abbiamo vinto...è con quella trasparenza che voi volete combattere i sospetti che ci sono sull'andazzo che c'è in alcune società partecipate? È quella la trasparenza? Perché dare lezione di trasparenza qui...io penso che i Signori di questa maggioranza siano gli ultimi che possano parlare, ivi compreso anche il Presidente del Consiglio, perché poi alla fine nessun intervento è stato fatto per garantire questa trasparenza, il fatto di non garantire la trasparenza non vuol dire essere mafiosi, per carità, però quando si propongono degli strumenti e li si sventolano in aula, bisognerebbe essere coerenti e garantire poi queste cose a tutti, perché se si ha paura di dare una fattura della CVA o una fattura del Casinò e poi qui si viene a dire di fare tutto tra di noi, basta! Non dobbiamo fare più tutto tra di noi, ci deve essere qualcuno dall'esterno, perché la trasparenza qui non esiste e voi non siete in grado di garantirla.
Il Presidente parlava di prevenzione, che bisogna fare la prevenzione, non si capisce chi deve fare la prevenzione, ma come si fa la prevenzione? La prevenzione si fa intanto conoscendo i fenomeni, avendo i dati a disposizione e non devono essere i dati sui sequestri di droga in Valle d'Aosta, su quante persone sono state impallinate. Attenzione, torniamo sul fenomeno mafioso visto dal punto di vista politico-amministrativo: è lì che non si è mai intervenuto, è lì che si è fatto finta di niente. La politica non avrebbe la dignità, dato che si affida alla Commissione, di effettuare un lavoro egregio. Senza fare "le nom et le cognom", ci sono stati dei fatti in questi recenti anni gravi che hanno messo in dubbio, non ci sono ancora sentenze definitive, ci sono ancora appelli, ma hanno messo in dubbio che la politica sia in grado di dare la garanzia in ordine ad una trasparenza assoluta, in ordine ad una non connivenza, quindi ecco la necessità di avere un ente indipendente.
"Dove li andiamo a trovare...ma se è lo stesso Consiglio che li nomina, si rischia di...", ma allora se partiamo da questo principio, qualsiasi organo che viene nominato dal Consiglio regionale non andrebbe bene perché ci potrebbe essere un interesse. Se dobbiamo andare a girare sulle formalità e sui formalismi, per carità, andate avanti. Qui si voleva intraprendere un'altra strada, una strada diversa, una strada veramente della trasparenza. Una trasparenza che non garantite neanche per una fattura, quindi figuriamoci per un ente che potrebbe funzionare in maniera idonea per stanare anche all'interno del Palazzo alcuni fenomeni.
Presidente - Grazie. La parola al Consigliere Chatrian per dichiarazione di voto.
Chatrian (ALPE) - Grazie Presidente.
Quando si affrontano dei temi delicati, bisogna sempre soppesare indubbiamente i vocaboli, le parole, ma cercando di essere schietti, diretti, franchi, dire dove si vuole andare. Stiamo parlando di strumenti, quali obiettivi vorremmo raggiungere. Abbiamo quindi ascoltato con una particolare attenzione l'intervento che ha fatto il Presidente, che con la sua abilità ha spostato la discussione sulle premesse - giustamente, Presidente Rollandin, ci mancherebbe, è una considerazione che faccio - dicendo che dobbiamo inserire gli anticorpi, dobbiamo fare prevenzione, dobbiamo muovere la classifica a monte, come non essere d'accordo, Presidente Rollandin! Siamo completamente d'accordo con il suo intervento, poi però dobbiamo scendere ad un livello e dire che abbiamo tutti noi eletti la responsabilità, perché abbiamo noi la responsabilità di inserire gli anticorpi. Lasciamo da parte un secondo lo strumento, tocca a noi mettere in campo quella trasparenza di cui parlavamo ieri sulle assunzioni, sulle pari condizioni e pari opportunità. Noi cerchiamo di fare la nostra parte, di stimolare, di modificare, speriamo di portare in quest'aula fra poche settimane quell'atto che stiamo cercando di cucire, quello è un discorso politico.
"L'eletto non è credibile", noi non siamo d'accordo. Noi siamo credibili, ma la politica è credibile nel momento in cui fa degli atti che vanno in una certa direzione. Ho ascoltato anche il collega Guichardaz, che ha motivato la posizione del suo gruppo come la motivazione del Presidente Rollandin che noi rispettiamo, ma prendiamo le distanze, perché non possiamo essere d'accordo. Se dobbiamo rivedere le regole per gli anticorpi, se dobbiamo rivedere gli appalti per le partecipate, se dobbiamo rivedere la casa di vetro per le partecipate, dove ancora c'è un po' di trippa, tutto vero, e, secondo me, dobbiamo fare meglio, noi possiamo proporre, ma se non c'è l'avallo della maggioranza, non modifichiamo le regole, possiamo continuare a dire di fare i paladini, ma di che cosa? Paladini nel momento in cui scriviamo una nuova legge e modifichiamo queste cose, però queste criticità ci sono, esistono, sia nelle cose piccole che nelle cose grandi.
Quello che noi oggi abbiamo cercato di portare a conoscenza e soprattutto proporre in quest'aula è che ci sono due filosofie. Non banalizziamo però la cosa, perché giustamente lei ha detto che dobbiamo muovere la classifica sugli anticorpi a monte, sulla prevenzione, tutto vero, però lo strumento, quello di cui si sta discutendo, la proposta che noi abbiamo fatto non l'abbiamo buttata alla carlona così sul tavolo come se fossero due cose simili, non sono simili, perché una incarica la Commissione, l'altra non la incarica, perché io non ho le competenze per verificare certi effetti, non li abbiamo come gruppo. Magari voi come maggioranza avete tutta una serie di competenze che noi non abbiamo, però le filosofie sono in alternativa, perciò dico che rispettiamo la vostra scelta, ma che prendiamo comunque le distanze relativamente alla scelta che mettete in campo, in base alla quale sarà la Commissione che esercita le funzioni di Osservatorio. Questa è la sintesi dal punto di vista politico. Presidente, lei non sarà d'accordo, ma noi la respingiamo perché la Commissione non può esercitare le funzioni di Osservatorio sulla criminalità organizzata, perché non abbiamo le competenze, non abbiamo i numeri, non abbiamo quella capacità, secondo noi...
(interruzione dell'Assessore Perron, fuori microfono)
...noi non le abbiamo ed è per quello che abbiamo cercato di presentare uno strumento, perché altrimenti è solo fuffa, è solo aria fritta, che vada nella direzione alternativa: questo è lo strumento.
Sul resto poi approfondiremo e ci confronteremo nel momento in cui toccherà anche a noi e ci prenderemo tutte le responsabilità per quanto ci concerne: modificare, prevenire con anticorpi, inserire e rivedere le regole, però non prendiamoci in giro, se è possibile perché - questa è la nostra opinione - le due proposte di oggi sono in antitesi e noi non siamo tra quelli secondo i quali l'eletto non è credibile, il ruolo dell'eletto è un altro. L'Assessore Perron non sarà d'accordo, se vuole intervenire, prenda la parola, dica perché lei è d'accordo su questo provvedimento oppure no. Mi sembra che abbiamo la possibilità di parlare all'interno di quest'aula e di affrontare serenamente dei dossier delicati, per cui ci rammarichiamo che non ci sia stata da parte della maggioranza la volontà di trovare un percorso che fosse adeguato a queste criticità. Grazie.
Presidente - La parola al Consigliere Cognetta.
Cognetta (M5S) - Grazie Presidente.
Vorrei dire anch'io due parole rispetto a questa discussione sull'Osservatorio, perché mi sembra che non sia ancora chiaro a tutti qual è il nocciolo della questione che stiamo cercando di portare avanti io, il collega Ferrero e i colleghi di ALPE.
Il vero problema, secondo me, è chi controlla i controllori. Noi qui stiamo cercando di esprimere un concetto importante, che se incardiniamo questa cosa sulla I Commissione, ancora una volta facciamo quello che viene normalmente fatto in questa Regione, cioè ci diamo entrambi i ruoli, è questo non funziona, Presidente, collega Guichardaz. Non è possibile che noi stessi ci guardiamo le nostre cose, non funziona più così, non ha mai funzionato.
Direi una cosa ancora più importante: è una questione ormai che è evidente fuori di qui, una volta c'erano più soldi e non era un grosso problema, ma adesso invece è evidente tutte le volte che si crea una stortura nella gestione di una commessa, di un appalto, tutte le volte che non si capisce chiaramente perché si assume l'uno anziché l'altro e così via. Anche su questo si è giocato un po' sull'equivoco, sulla questione antimafia, perché, come ha cercato di spiegare il mio collega, che forse non avete voluto capire, mafia non vuol dire l'omino con la coppola e la lupara, non esiste più, è una cosa talmente tanto lontana ormai nella storia che non c'è: la mafia è anche un'associazione di tre persone: il politico, l'imprenditore e il faccendiere, cosa che in Regione Valle d'Aosta è talmente tanto diffusa che probabilmente basta che giriamo appena fuori da quest'aula. Queste persone cosa fanno? Queste tre persone si mettono d'accordo per gestire in maniera assolutamente legale, perché poi questa è la cosa migliore che fa la mafia: cerca sempre di gestire le cose in maniera assolutamente legale, tutto quello che in realtà è illegale. I fenomeni che noi cerchiamo di valutare, contrastare e osservare sono proprio questi e sono fondamentali se vogliamo che la nostra società, la nostra Regione progredisca verso un modello migliore per tutti, altrimenti resteremo sempre legati alla questione delle amicizie.
Qualche collega ha anche evocato il fatto che nessuno è impermeabile, che tutti sono avvicinabili, questo è vero, ma è come si reagisce al contatto che fa la differenza sostanziale, perché sono certo che se qualcuno di noi fosse in un posto di potere decisionale, verrebbe contattato, verrebbe sollecitato, gli verrebbero richieste delle cose, ma è altrettanto ovvio che se reagisce con un diniego, la cosa cambia, se invece reagisce cominciando a distribuire favori e prebende, la cosa è un po' diversa. Dobbiamo chiarirci proprio sull'aspetto, forse se l'avessimo chiamato Osservatorio sui comportamenti poco corretti rispetto alla gestione della cosa pubblica, non si sarebbe nemmeno cominciato a parlare, perché sarebbe stata una cosa talmente grossa che guai a metterla in campo, anche il semplice fatto che ci abbiamo messo due anni e mezzo per arrivare a questo punto, secondo me, la dice lunga.
Secondo me, la proposta della maggioranza di incardinare questo nella I Commissione serve solo a depotenziare questo strumento, quindi è un'altra cosa di facciata che noi rappresentanti eletti dal popolo, tutti, per l'ennesima volta diamo come dimostrazione verso l'esterno di una figura miserrima. Abbiamo cercato di trovare una soluzione che in realtà non lo è, è solo di facciata. È vero che siamo stati tutti quanti eletti, però ci sono differenze enormi tra gli eletti, si vedono nei comportamenti e nei voti: questo è quello che si cerca di esprimere sostenendo la proposta di legge dei colleghi di ALPE rispetto alla vostra. Purtroppo volete continuare su questa strada, perché così voi pensate di lavarvi la coscienza e di far vedere che fuori non si capisce che invece in realtà è successo questo, ma in realtà è successo proprio questo.
Presidente - Grazie. La parola al Consigliere Bertin.
Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.
Intervengo per spiegare il voto che daremo fra poco. La prima proposta: quella di attribuire la competenza su queste materie che sinora non era prevista per nessuna commissione è una proposta di buon senso che recepisce una cosa evidente, pertanto su questa proposta di dare la competenza alla I Commissione su quest'argomento voteremo e lì finisce perché attribuite la competenza: questa è l'unica cosa che propone questo Regolamento, il resto è una risposta di facciata. Il trasformare la Commissione in un Osservatorio è soltanto un escamotage per dire di aver fatto qualcosa che va nella direzione della mozione di due anni fa; in realtà, non serve a niente, attribuire le competenze alla Commissione di per sé, da questo punto di vista, è l'unica cosa che si fa, il resto è un voler confondere le cose. Sul secondo articolo di questa modifica del Regolamento - che prevede la trasformazione tout court della I Commissione in Osservatorio, che è assolutamente inutile - pertanto voteremo contro, mentre nel suo complesso ci asterremo sulla modifica del Regolamento.
Mi dispiace che questa proposta di legge non sia stata accolta. Ci sono voluti due anni e mezzo per affrontare questa questione. In Commissione abbiamo in più occasioni cercato di trovare un modo per trovare un punto comune per affrontare la questione e risolverla. Quello che abbiamo fatto dopo due anni e mezzo è stata soltanto una perdita di tempo. La Regione non si dota di strumenti nuovi ed efficaci per contrastare questo fenomeno, ma semplicemente fa finta e niente di più, questo è un peccato, perché poteva essere il completamento di un lavoro che si è svolto nel tempo e purtroppo non si fa. Un Paese, una Regione, una città possono essere più o meno ricche, ma se poi cedono di fronte alla criminalità organizzata, al diffondersi di pratiche e rapporti illeciti, non hanno futuro, indipendentemente dalla ricchezza, su questo bisogna essere attenti. La legalità deve essere una priorità di questa Regione, perché i rischi ci sono e sono elevati. Oggi purtroppo non forniamo alla Regione il nuovo strumento di cui la Regione avrebbe bisogno, ma ci limitiamo a fare un'operazione di immagine, malamente tra l'altro, perché l'Osservatorio di fatto non è istituito, peccato ognuno si prenderà le proprie responsabilità. Grazie.
Presidente - Grazie collega. Non vedo altre richieste.
