Oggetto del Consiglio n. 20 del 14 gennaio 1981 - Resoconto
OGGETTO N. 20/81 - INIZIATIVE PER LA MORALIZZAZIONE DELLA VITA PUBBLICA. (Approvazione di mozione)
Presidente - Do lettura della mozione a firma del Consigliere Lustrissy.
MOZIONE
Dopo ampio dibattito sulla situazione politica nazionale e alla luce degli ennesimi scandali per corruzione, frode ed evasioni tributarie, chiaramente collegati alla compiacenza di uomini politici in collegamento con l'ordinamento burocratico istituzionale dello Stato
Il Consiglio regionale
DELIBERA
di approvare l'allegato ordine del giorno, da inviare ai Parlamentari della Valle d'Aosta e a tutte le forze politiche presenti in Parlamento.
ORDINE DEL GIORNO
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
- collegandosi al dibattito in corso a livello nazionale, concernente la sempre più manifesta esigenza di tutelare la moralità pubblica ed in particolare l'onestà degli eletti nelle assemblee legislative;
- riconoscendo che più che fumose dichiarazioni verbali sono necessari atti concreti, in grado di favorire l'allontanamento dalla vita pubblica e dall'apparato burocratico istituzionale dello Stato di coloro che, abusando delle loro funzioni, lucrano vantaggi non consentiti per sé ed altri;
- constatato che il meccanismo parlamentare della "Commissione inquirente" ha permesso ancora in questi giorni clamorose assoluzioni in funzione di aggiustamenti politici, espropriando al Parlamento il potere costituzionale di accusa di cui agli articoli 90 e 96 della Costituzione;
- considerato che l'autorizzazione a procedere nei confronti dei parlamentari, prevista dall'art. 68 della Costituzione, è ormai un istituto anacronistico, fonte di continue poco edificanti manovre politiche a causa sostanziale di disparità di trattamento nei confronti degli eletti in altri organi legislativi e dei singoli cittadini;
- rilevato che in entrambi i casi vi è alla radice il concetto che il potere premia, nel senso che chi ce l'ha può beneficiare di protezioni ed impunità che si concretizzano con la facoltà di archiviazione e non luogo a procedere degli organi interni parlamentari;
- dato atto che, peggio della corruzione è la sicurezza della impunità (che si realizza con i meccanismi sopra denunciati) e che, grazie all'impunità, la corruzione dilaga senza freno e invade l'Amministrazione a tutti i livelli;
INVITA
i Parlamentari della Regione Valle d'Aosta, i rappresentanti dei partiti e movimenti politici presenti al Parlamento nazionale ed i singoli eletti, di farsi promotori di opportune iniziative legislative con lo scopo di abrogare:
1) le leggi istitutive della "Commissione Inquirente";
2) l'art. 68 della Costituzione nella parte relativa all'autorizzazione a procedere nei confronti dei membri del Parlamento.
Presidente - Il Consigliere Lustrissy ha facoltà di illustrare la mozione.
Lustrissy (DP) - Vorrei aggiungere qualcosa alla parte illustrativa di questo ordine del giorno, che vuole ricollegarsi al dibattito in corso in sede politica nazionale e in sede di opinione pubblica sul problema generale dell'interpretazione data in sede legislativa all'art. 96 della Costituzione, riguardante i giudizi di accusa nei confronti dei reati commessi dai Ministri, e sull'art. 68, riguardante l'autorizzazione a procedere nei confronti dei membri del Parlamento.
L'origine dei giudizi di accusa nei confronti degli organi politici risale all'impeachment di derivazione anglosassone, affermatosi e sviluppatosi in Inghilterra fin dal Medioevo, e praticamente utilizzato in funzione della progressiva affermazione della preponderanza politica della Camera dei Comuni, la quale, ponendo in stato di accusa davanti alla Camera dei Lords i Consiglieri del Re, o anche semplicemente minacciando di farlo, riusciva a ritenere la rimozione d'ufficio. Il sistema si è poi trapiantato negli Stati Uniti nel sistema costituzionale presidenziale; esso rappresenta il solo strumento a disposizione delle Assemblee per rimuovere d'ufficio lo stesso Presidente. Le ragioni d'essere dell'istituto risiedono esclusivamente nella possibilità di allontanare dalla carica politica l'inquisito e di interdirlo dai pubblici uffici, su proposta del Senato, a maggioranza dei due terzi, dietro accusa promossa dalla Camera dei Rappresentanti.
Il contenzioso si esaurisce quindi sul piano strettamente politico; l'eventuale giudizio penale prosegue, a norma del diritto comune, dinanzi alla magistratura ordinaria.
Lo schema dell'impeachment anglosassone era puntualmente seguito nell'ordinamento italiano monarchico, ed esplicato dal Senato, costituito in Alta Corte di Giustizia, su accusa promossa dalla Camera dei Deputati, per i reati commessi dai Ministri nell'esercizio delle loro funzioni, a norma dell'art. 36 dello Statuto Albertino del 1848.
Come è noto, il legislatore costituzionale italiano ha dato al problema della cosiddetta giustizia politica relativa ai reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Ministri, in base all'art. 96 della Costituzione, una soluzione spiccatamente giurisdizionalista, mediante l'istituzione di una speciale giurisdizione punitiva, costituzionale, indipendente, permanente, precostituita e perciò naturale, qual è la Corte Costituzionale nella speciale composizione prevista dall'art. 135, ultimo comma, della Costituzione: cioè da sedici giudici aggregati, sorteggiati da un elenco di persone compilato ogni 12 anni dal Parlamento in seduta comune.
Il potere di instaurare il giudizio di accusa davanti alla Corte Costituzionale è attribuito dall'art. 96 della Costituzione al Parlamento in seduta comune; lo strumento processuale per la instaurazione del giudizio è costituito dalla messa in stato di accusa attraverso deliberazione dell'Assemblea comune.
Le funzioni di Pubblico Ministero sono esercitate dal Parlamento; il carattere di organo largamente collegiale e l'ampiezza della composizione del Parlamento in seduta comune richiedono che il Parlamento eserciti la sua funzione non solo attraverso il suo più importante organo, che è l'Assemblea, ma anche attraverso gli altri organi costituiti ad hoc, che per la loro composizione numerica e quantitativa rispecchino da un lato, in modo fedele, gli orientamenti dell'Assemblea, e dall'altro lato soddisfino le esigenze di competenza e di funzionalità. Questi organi sono: la Commissione parlamentare prevista dalla legge costituzionale del '53, n. 1, costituita da dieci Deputati e dieci Senatori, definita poi "Commissione Inquirente" dall'art. 3 della legge n. 20 del '62; i Commissari di accusa, eletti dal Parlamento secondo l'art. 13 della legge costituzionale del '53, per sostenere l'accusa in Parlamento e l'azione di Pubblico Ministero davanti alla Corte Costituzionale.
La Commissione Inquirente secondo la legge istitutiva del '53 aveva la sola funzione di organo istruttorio, col compito di vagliare la notitia criminis ad essa trasmessa dal Presidente della Camera, e di proporre, se del caso, con relazione motivata, la messa in stato di accusa dell'operatore politico incolpato di fronte all'Assemblea.
Per cui l'Assemblea del Parlamento in seduta comune è l'organo fondamentale a cui spetta per Costituzione di deliberare sulle proposte della Commissione Inquirente, e nell'esercizio del potere di elevare accusa anche in difformità delle proposte della Commissione Inquirente stessa.
Con legge ordinaria n. 20 del '62, si stabilirono i poteri della Commissione; ad essa si attribuiscono i poteri spettanti al Pubblico Ministero dal Codice di Procedura Penale nell'istruzione sommaria, di disporre direttamente della forza pubblica e di richiedere l'impiego delle forze armate.
Con legge successiva, del '76, è ammessa la pubblicità di alcune sedute della Commissione Inquirente, quando si tratti di casi di archiviazione e di non luogo a procedere.
Nel '78 con la legge n. 170, si sono stabilite nuove norme sui procedimenti di accusa per evitare il referendum abrogativo che era stato proposto dal Partito Radicale. Tale nuova normativa si è resa necessaria non solo per evitare il referendum, ma anche per la strumentalizzazione della Commissione Inquirente sul piano politico, e per le diffidenze causate dal giudizio sul caso Trabucchi, rimasto clamoroso negli annali della Commissione Inquirente.
In pratica, con la facoltà di archiviazione e di dichiarazione di non doversi procedere, si era espropriato il Parlamento del potere di accusa; si veniva dunque a privilegiare il momento deliberante, con l'archiviazione e il non luogo a procedere, rispetto a quello referente, unico attributo della Commissione sul piano costituzionale in base alla legge del '53. Il risultato fu quello di garantire il più delle volte l'impunità degli inquisiti.
Di fronte a questi problemi il Parlamento, nel '78, con la legge n. 170, senza grande chiarezza peraltro, ha scelto la strada di ridurre i casi di archiviazione e non luogo a procedere, imponendo alla Commissione il dovere di riferire al Parlamento in seduta comune, per le deliberazioni di sua competenza, in tutti i casi in cui ritenga che i fatti non siano manifestamente infondati. Si è tentato dunque di privilegiare il momento referente rispetto a quello deliberante.
La Commissione Inquirente conserva quindi la funzione deliberante nel solo caso di manifesta infondatezza, coi poteri previsti dall'art. 82 della Costituzione per le Commissioni di inchiesta, e cioè quelli dell'autorità giudiziaria ordinaria; vengono abrogate inoltre le precedenti leggi del '62 e del '76.
Ma, nonostante queste innovazioni, la Commissione Inquirente ha dimostrato di male utilizzare il proprio potere, e prova ne è il recente episodio riguardante l'archiviazione del procedimento a carico dell'ex Ministro Gioia, per lo scandalo cosiddetto "dei traghetti d'oro". La Commissione ha dimostrato ancora una volta di usare male il proprio potere discrezionale, causando anche una disparità di trattamento nei confronti dei cosiddetti imputati laici, per i quali continuerà invece l'azione da parte della magistratura ordinaria.
Molta stampa ha dato rilievo alla notizia in senso negativo, e l'opinione pubblica ne è sconcertata. Ormai il vero imputato è la Commissione Inquirente, le cui sentenze, secondo il giornalista Biagi, sono spesso frutto di baratti e di intrallazzi: "è un organo del quale gli I taliani farebbero volentieri a meno". Il Pubblico Ministero Cerrato ha affermato di recente in un processo di diffamazione intentato da un noto uomo politico, che "la Commissione Inquirente è un luogo di patteggiamenti, di 'do out des' e di ricatti".
Gli stessi partiti dell'attuale maggioranza governativa, preoccupati dal clamore suscitato per l'assoluzione dell'ex Ministro Gioia, si sono riuniti alcuni giorni dopo la sentenza ed hanno annunciato iniziative legislative per l'abolizione non solo della Commissione Inquirente, ma anche della speciale giurisdizione della Corte Costituzionale, con l'istituzione di una nuova Sezione presso la Suprema Corte di Cassazione. Numerosi uomini politici responsabili hanno manifestato le stesse intenzioni, per cui, per recuperare credibilità, è ora di passare dalle parole ai fatti, con opportune iniziative legislative.
Lo stesso discorso è stato fatto per l'art. 68 della Costituzione, per quanto riguarda l'autorizzazione a procedere della Commissione parlamentare a proposito dei procedimenti penali a carico dei parlamentari per i reati comuni. Ma noi sappiamo anche come vanno nel nostro Paese le cose; dopo questa tempesta, originata da quella scandalosa assoluzione, ritornerà la quiete. In pratica, i furbi non vogliono perdere i loro privilegi, e non ci stanno ad essere trattati come gli altri. Scriveva di recente sul "Corriere della Sera", Giovanni Russo, che "la mala pianta del terrorismo germoglia proprio nel terreno putrido della corruzione politica e della degradazione sociale".
Bene, noi non vogliamo usare della retorica, né dire di più di quanto è stato detto; vogliamo solo attirare l'attenzione di questo Consiglio regionale sull'esigenza di inserirci in questo dibattito politico in corso, e di manifestare concretamente la nostra opinione al riguardo del problema sollevato.
Problema che ha trovato importanti conferme anche sul piano dei più grandi partiti a livello nazionale, che hanno ormai deciso di procedere all'abrogazione di tutte le leggi interpretative dell'art. 96 della Costituzione, che riguardano l'istituzione della Commissione Inquirente, e di orientarsi anche verso la sostituzione, come organo giudicante, della Corte Costituzionale in quella speciale composizione con una Sezione speciale della Suprema Corte di Cassazione. Inoltre di abolire anche il famigerato istituto parlamentare dell'autorizzazione a procedere nei confronti dei membri del Parlamento, almeno per quanto riguarda la persecuzione dei reati comuni, che niente hanno a che vedere con lo svolgimento dell'attività politica.
Proponiamo dunque alle forze politiche presenti in questo Consiglio questo ordine del giorno che invita i parlamentari e i rappresentanti dei partiti e movimenti politici presenti in Parlamento a farsi promotori di opportune iniziative legislative sul piano propositivo, per essere consequenziali alle dichiarazioni sinora fatte, e perché si arrivi quanto prima all'abrogazione delle leggi istitutive della Commissione Inquirente e a modificare l'art. 68 della Costituzione.
Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.
Tonino (PCI) - Noi diciamo subito che l'iniziativa del Gruppo dei Democratici Popolari ci sembra molto opportuna e anche necessaria in un momento che è particolarmente delicato e critico della vita del nostro Paese. Dobbiamo aggiungere che secondo la nostra opinione lo spirito dei costituenti, che è stato ricordato anche dal collega Lustrissy, è stato tradito da una concezione del potere pubblico che è venuta avanti in questi anni di vita della nostra Repubblica, che è venuta avanti sotto tanti anni di gestione prevalentemente democristiana dei Governi nazionali. Infatti ci sembra di poter dire che l'autorizzazione a procedere nei confronti dei membri del Parlamento tendeva a proteggere i parlamentari contro possibili persecuzioni, contro atti ingiusti; e pensiamo si debba tener conto, da un punto di vista storico, che la Costituzione è nata in un periodo in cui si usciva da una dittatura fascista, in cui molti furono gli atti persecutori soprattutto contro parlamentari delle opposizioni.
La nostra opinione è che questa impostazione sia stata tradita; la richiesta preventiva di autorizzazione a procedere è servita soprattutto per coprire gli scandali, per proteggere personaggi che, abusando delle loro funzioni, hanno lucrato vantaggi personali o vantaggi per il proprio partito, o, peggio ancora, per la propria corrente di partito. Anziché un organismo per un'analisi istruttoria seria, come ha ricordato il Collega Lustrissy e trasparente per l'opinione pubblica, la Commissione Inquirente è diventata un organismo che garantiva protezione e impunità; sempre a colpi di maggioranza - questo va ricordato, perché i comunisti hanno sempre votato per le autorizzazioni a procedere - sempre a colpi di maggioranza sono stati archiviati o non si è dato luogo a procedere per casi di estrema gravità, oppure non ci si è pronunciati su scandali che coinvolgono e coinvolgevano personaggi politici di primo piano.
È inutile, credo, fare molti esempi; basta ricordare come siano ancora giacenti scandali quali quelli dell'ANAS, del Belice; la clamorosa archiviazione del caso Gioia, che è fatto di questi giorni; le clamorose assoluzioni del passato.
Noi crediamo che dall'opinione pubblica questo atteggiamento irresponsabile delle forze che finora ci hanno governato sia stato giustamente visto soprattutto come una vera e propria impunità del parlamentare, e questo proprio negli anni in cui si scoprivano scandali sempre più grossi, sempre più ramificati. È esemplare il recente scandalo dei petroli: duemila miliardi; legami estremamente estesi e ramificati in vari organismi economici e politici dello Stato.
Noi crediamo sia necessario cambiare, e cambiare anche la direzione politica del Paese, cambiare il personale politico che governa il nostro Paese. La sfiducia che cresce nell'opinione pubblica affonda le sue radici proprio in questo tipo di gestione dello Stato, in questa appropriazione dello Stato, e, come già è stato ricordato anche da autorevoli scrittori, lo stesso fenomeno terroristico prolifera proprio su questa sfiducia, su questo sfaldamento, sul distacco crescente fra istituzioni e cittadini. Prolifera su quella che molti ormai definiscono una impotenza dello Stato.
Nella mozione si fa riferimento alla necessità di atti concreti, in grado di allontanare - si dice - dalla vita pubblica e dagli apparati dello Stato coloro che, abusando delle loro funzioni, lucrano vantaggi non consentiti per sé e per gli altri; crediamo sia un'affermazione molto importante e molto appropriata, però riteniamo che gli atti concreti debbano essere anche altri. Non è solo una questione di uomini; noi crediamo sia da mettere in discussione un sistema di potere, che è fondato, come dicevo prima, su una vasta ragnatela di interessi, su una gestione non a caso ancora centralistica di uno Stato che gestisce anziché limitarsi a indirizzare, uno Stato che ancora non ha sviluppato appieno un tessuto periferico di democrazie rappresentative. Un sistema di potere che è anche basato sullo strapotere di alcuni partiti, su una appropriazione - ed è un fatto di cui si discute anche in questi giorni - su una appropriazione da parte dei partiti di compiti che sono delle istituzioni, con azioni verticistiche molto spesso simili a veri e propri patteggiamenti e distribuzioni. Noi crediamo vada sconfitto questo sistema, con una nuova direzione politica, ma non solo, anche con un rinnovato ruolo dello Stato nel suo complesso.
Come Regione Autonoma dobbiamo batterci per questo cambiamento dello Stato; dobbiamo insistere perché si arrivi ad un cambiamento, ad un riconoscimento delle democrazie rappresentative sempre più ramificate, e per un'azione di questi momenti di democrazia rappresentativa sempre più limpida, sempre più efficiente, sempre più autorevole. Per questo noi denunciamo in tutti i momenti quello che abbiamo definito anche in Valle d'Aosta uno svilimento dell'autonomia regionale, quelli che sono elementi di inefficienza presenti in questa Regione, e denunciamo sempre, anche nella nostra Regione, alcuni episodi in cui scarsa è la trasparenza dei fatti per l'opinione pubblica.
Noi condividiamo perciò il deliberato della mozione. Proprio sui giornali di oggi c'è il resoconto di un seminario che il Gruppo parlamentare comunista sta svolgendo alla Camera sulla riforma dello Stato, e possiamo dare la garanzia che anche a livello nazionale e a livello parlamentare lavoreremo, e ci siamo già più volte pronunciati, per la drastica revisione del sistema dell'Inquirente, o per la sua abolizione. Noi ci auguriamo che questo atteggiamento sia tenuto anche dagli altri partiti, in particolare dalla Democrazia Cristiana, perché non ci risulta così chiara (come ha espresso il Consigliere Lustrissy) da parte di quel partito, la volontà di arrivare effettivamente a un cambiamento, che non è solo un cambiamento di funzione della Inquirente, ma è anche un cambiamento di metodi e del sistema di potere che finora è stato usato per governare il Paese.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Fosson, ne ha facoltà.
Fosson (DC) - Anche se il problema travalica i compiti di questo Consiglio regionale, a noi pare che questa discussione sia estremamente interessante, soprattutto nel taglio che alla stessa è stato dato dal proponente, il Consigliere Lustrissy. È una mozione che ci vede sostanzialmente d'accordo, che quindi approveremo.
Alla radice di tutto questo c'è una visione che hanno avuto i Deputati della Costituente nel redigere la Carta Costituzionale italiana, e cioè la preoccupazione di difendere i rappresentanti politici del popolo italiano da possibili prevaricazioni. È una preoccupazione costante questa che si riscontra nella nostra Carta Costituzionale, che discende dal fatto che il periodo precedente della vita italiana era stato improntato ad una mancanza assoluta di difesa delle libertà singole; è quindi comprensibile che chi si è trovato a vivere i tempi successivi abbia indirizzato la propria azione in senso contrario.
Oggi, dopo trent'anni di democrazia, dopo trent'anni di vita in cui, malgrado tutto, ognuno di noi è libero, certe garanzie appaiono eccessive, così come appare eccessivo distinguere gli imputati laici dagli imputati politici nei diversi processi. Ed è ovvio che con una magistratura come quella italiana, che, con tutti i suoi difetti ed i suoi limiti, è pur sempre indipendente dal potere politico, ogni cittadino, sia esso politico o laico, debba essere eguale di fronte alla giustizia, non debba avere privilegi di alcun tipo per il fatto di ricoprire alcune cariche.
Quindi, con queste premesse, noi siamo d'accordo con l'ordine del giorno.
Ci preme però fare alcune precisazioni su quanto è stato affermato al riguardo di un cambiamento politico totale. Noi diciamo che in un sistema come il nostro, che la Democrazia Cristiana, pur con tutti i suoi errori, ha garantito, i cambiamenti politici sono possibili purché l'elettorato, esprimendosi liberamente nelle elezioni, li voglia; cosa che non ci risulta essere possibile da altre parti.
Quanto a uomini della Democrazia Cristiana che secondo il collega Tonino sono stati protagonisti di scandali, noi diciamo che non abbiamo niente da nascondere; se c'è qualcuno che ha da pagare, paghi. Quello che non accettiamo è il processo generalizzato alla Democrazia Cristiana e ai partiti di Governo, perché a noi pare che il marcio non possa essere solo da una parte, ma sia generalizzato. E non è un caso che a Bologna, al processo per i fondi neri del Casinò, non ci fosse nessun democristiano; ci risulta invece che ci fossero un paio di comunisti.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta Andrione, ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Siamo evidentemente d'accordo con l'ordine del giorno, e, chiedo scusa, vorrei fare una battuta provocatoria, che poi spiegherò. Mi sembrerebbe più giusto, in questo momento, estendere l'art. 68 della Costituzione a tutti i cittadini italiani, che non sottrarlo ai Deputati. E vorrei fare un esempio celebre: il prof. Toni Negri, per il quale nutro scarse simpatie, è in galera da oltre un anno; mi sono fatto mandare l'ordine di cattura per capire in base a quale reato egli sia in prigione: non c'è nessuna prova!
Dico, o modifichiamo anche il Codice Penale del camerata Arturo Rocco, o se no qui va a finire che qualsiasi cittadino, ivi compreso il Deputato, può andare in galera: la galera usata non come punizione, ma come ricerca della prova! Attenzione perché, arrivati a certi limiti ...
Sembra strano, perché noi in Parlamento come Union Valdôtaine contiamo poco, che trentacinque anni dopo il 1946, il Codice Penale e il Codice di Procedura Penale vigenti siano quelli voluti dal prof. Arturo Rocco, camerata ben noto, e che permangono. A mio parere allora quell'articolo dovrebbe essere esteso, non abrogato!
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Viberti, ne ha facoltà.
Viberti (DPROL) - Anche se non sono del tutto d'accordo con quello che ha detto il Presidente della Giunta, credo che egli abbia sollevato un problema molto importante, che è quello della disparità di trattamento tra i cittadini di questa Repubblica. D'altra parte, se la Camera dovesse esprimersi per ogni cittadino italiano circa la possibilità di avere luogo a procedere nei suoi confronti, il già disastrato funzionamento del Parlamento italiano credo che non ne trarrebbe giovamento, quindi la sua proposta, per quanto possa essere egualitaria nei confronti dei cittadini, è purtroppo irrealizzabile. Sicuramente questo art. 68 della Costituzione deve essere in parte conservato, e io credo proprio in quella parte che dice: "I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni", garanzia che è riservata anche ai Consiglieri regionali.
Voglio ringraziare il collega Lustrissy per l'iniziativa che, a nome del Gruppo dei Democratici Popolari, ha voluto portare in questo Consiglio, e voglio ringraziarlo per il livello culturale del dibattito che ha suscitato, perché questo Consiglio a mio parere ha bisogno ogni tanto, oltre a legiferare, oltre ad occuparsi di ordinaria amministrazione, di tenere conto della situazione morale del nostro Paese, delle aspettative e dei problemi che interessano i cittadini italiani. Io ho ventisette anni; da quando ho cominciato a leggere i giornali non ho fatto altro che avere notizia di scandali; il primo che ricordo è quello di un aeroporto, mi pare Fiumicino, le cui piste venivano definite "lastricate d'oro"; e nel corso dei miei studi, e poi dei miei primi lavori, e poi del mio primo impegno politico, ho continuato a leggere di parlamentari appartenenti a varie forze politiche, coinvolti in scandali - non voglio entrare in polemica, voglio dire che però mantenere il dibattito culturale a certi livelli vuol dire non usare argomenti che erano validi, forse, trentacinque anni fa, quando il pericolo di Baffone era lì, dietro l'angolo. Oggi il mondo da questo punto di vista credo che si sia assestato, e più volte anche forze politiche ritenute di estrema sinistra hanno dimostrato che cosa intendono per democrazia. Sono di questi giorni, tra l'altro - non spetterebbe a me dirlo, ma lo dico - le prese di posizione all'interno del Partito comunista, che secondo me sono molto importanti proprio per quello che riguarda il dissenso all'interno dello stesso partito.
Proprio perché il livello culturale dato dall'impostazione del discorso fatto dal collega Lustrissy è alto non voglio scendere in polemica rispetto a queste cose; mi auguro che tutti quanti votino con me a favore di questo ordine del giorno, e pregherei il collega Lustrissy di farmi avere - e, se volesse, penso che farebbe bene a farlo avere a tutti i colleghi - il testo dell'intervento che ha fatto. In modo particolare terrei ad avere quella parte in cui si fa riferimento al fenomeno del terrorismo, perché le parole di quel giornalista, mi pare Russo, che egli ha citato, sono secondo me se non l'unica, comunque la più importante spiegazione del fenomeno che va sotto il nome di terrorismo, che per molti, ma non per me, abbraccia personaggi come Toni Negri.
È proprio in quelle acque putride che sono la corruzione a livello politico che la mala pianta del terrorismo ha potuto crescere, prosperare e continuare a prosperare, perché fintanto che il diritto di tutti i cittadini non sarà uguale per tutti, finché il trattamento dei cittadini non sarà lo stesso, finché chi sbaglia continuerà a non pagare se appartiene a una certa casta, e invece a pagare, nei limiti diciamo così ancora del giusto, se è un comune cittadino; ecco, finché queste cose prospereranno e continueranno ad aumentare, non si può pensare che quel fenomeno diminuisca. Abbiamo avuto dei successi notevoli da parte delle forze di polizia; abbiamo ormai centinaia di persone che si sono dichiarate prigionieri politici e quindi hanno loro stesse ammesso di appartenere a quelle forze che tanto sangue hanno versato nel nostro Paese; ebbene, ci sono dei motivi per cui queste persone hanno fatto queste scelte, e credo che il principale sia proprio la impossibilità di riuscire a intervenire nella vita politica e civile del nostre Paese per modificare e migliorare le condizioni di vita di tutti i cittadini.
Quindi io non posso che plaudire all'iniziativa del collega Lustrissy, e rinnovare il mio invito a fornire a tutti i colleghi copia del suo intervento, che, lo ripeto, ha portato il livello del dibattito molto in alto.
Mi auguro, se ci saranno altri interventi, che vogliano eludere le facili accuse o le facili polemiche, ma dimostrino la volontà di tutte le forze presenti in questo Consiglio di adoperarsi perché chi ne ha la possibilità faccia pressioni sul proprio movimento, sul proprio partito, a Roma, affinché si arrivi a una soluzione per intanto legislativa di questo problema: grazie, magari, anche all'ordine del giorno votato da una Regione piccola come la Valle d'Aosta.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Lustrissy, ne ha facoltà.
Lustrissy (DP) - Due cose: la prima riguarda delle correzioni di sintassi: nell'"invita", alla seconda riga, invece che "al Parlamento", va scritto "in Parlamento", e, alla terza riga, invece che "di farsi promotori", "a farsi promotori".
Vorrei inoltre rispondere brevemente al Presidente della Giunta sulle sue affermazioni, che non sono poi tanto provocatorie.
È un lungo dibattito, che ha interessato anche l'opinione pubblica, riguardante il sistema penale ancora vigente nel nostro Paese, e io, che ho avuto l'onore di lavorare con il prof. Conso per un periodo di tempo durante il quale si è analizzato a fondo il sistema di riforma del Codice di Procedura Penale, devo purtroppo manifestare la mia insoddisfazione per la mancata realizzazione di quella riforma, che era pronta per essere varata due anni fa, ma che, inspiegabilmente, è stata insabbiata, con la compiacenza - non dico complicità - di molte forze politiche. Per cui mi farò promotore di una mozione per sollecitare il Parlamento a riprendere in esame questa questione, che è sempre stata accantonata sine die, affinché anche il nostro sistema penale possa improntarsi a quegli orientamenti nuovi, e superare quegli schemi ormai del passato, di un sistema inquisitorio che vede nel sistema di carcerazione preventiva, ancora, nel nostro Paese, una tra le cause della proliferazione della delinquenza. Non a caso, alcuni articoli di inchiesta sul sistema carcerario apparsi tempo addietro su varie riviste, avevano chiaramente detto che nella maggior parte dei casi gli imputati carcerati in modo preventivo sono successivamente condannati a pene ben superiori per reati commessi nelle carceri. E questo deve far meditare. Come deve far meditare l'eccessiva spinta che abbiamo avuto a valutare anche le opinioni politiche e considerarle in molti casi dei reati abbastanza gravi.
Insomma, c'è tutta una discussione culturale e concettuale su questi problemi, che sarà bene affrontare, per cui si tolgano dai cassetti quei progetti di riforma del sistema penale italiano, e finalmente si trovi una soluzione più razionale e più moderna a questi problemi.
Presidente - Colleghi Consiglieri, ci sono dichiarazioni di voto? Non ci sono dichiarazioni di voto.
Prima di mettere in votazione la mozione, vorrei chiedere al Consiglio, e in particolare al Consigliere proponente, se ritiene sufficiente inviare questo ordine del giorno ai parlamentari valdostani e a tutti i Capigruppo, o se intende i Capigruppo e anche i Segretari dei partiti nazionali. Perché la parte dispositiva dice: "rappresentanti dei partiti e movimenti politici": ci sono dei Gruppi che hanno nel proprio seno più partiti. A tutti i Capigruppo e ai Segretari dei partiti nazionali? Il Consiglio è d'accordo?
Metto in approvazione la mozione, con le due correzioni: "in Parlamento" e "a farsi promotori" nella parte dispositiva, e con l'impegno dell'inoltro, oltre che ai parlamentari valdostani, ai Capigruppo del Parlamento e ai Segretari dei partiti.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 28
Il Consiglio approva all'unanimità.
