Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 159 del 15 giugno 1974 - Resoconto

OGGETTO N. 159/74 - Mancata emanazione del decreto di cui all'art. 19 della legge 30 luglio 1973, n. 477, per la Regione Autonoma Valle d'Aosta. (Reiezione di un ordine del giorno - Approvazione di mozione)

Dolchi (Presidente) - Il Consiglio, come deciso ieri sera in chiusura di seduta, deve questa mattina esaminare l'oggetto n. 159 all'ordine del giorno, concernente la mozione dei Consiglieri Milanesio, Chanu, Monami e Marcoz.

MOZIONE

Il Consiglio regionale

- premesso che in adempimento dalle disposizioni contenute nell'articolo 19 della legge 30 luglio 1973 n. 477, il Governo doveva adottare il decreto delegato per la Valle d'Aosta in armonia con le disposizioni dello Statuto,

- sentita comunque la Regione, a conoscenza del Consiglio dei Ministri, non ha provveduto entro i termini a tale adempimento,

- contrariamente alle assicurazioni date dal Ministero della Pubblica Istruzione al Presidente della Giunta regionale,

- preoccupato delle gravi conseguenze che dalla mancata approvazione del suddetto decreto delegato derivano per la scuola valdostana in genere e in particolare al personale direttivo e docente della scuola stessa,

protesta con la massima energia contro tale comportamento del Governo, gravemente lesivo delle prerogative della Regione, sancite dallo Statuto speciale, nonché dell'interesse della Valle in un settore di fondamentale importanza quale quello della scuola,

chiede che il Governo adotti con la massima sollecitudine i provvedimenti idonei a tutelare la incresciosa situazione determinatasi a seguito dell'inattesa mancata adozione nei termini di legge del previsto decreto delegato

chiede che i provvedimenti medesimi vengano adottati nel pieno rispetto delle competenze spettanti alle Regioni in materia di istruzione, sulla base delle proposte formulate a riguardo dalla Regione e inoltrate tempestivamente al Ministero della Pubblica Istruzione.

Questo è il testo del documento sottoposto al dibattito e all'approvazione consiliare. Vorrei chiedere se fra i presenti c'è qualcuno che intende illustrare la mozione.

Ha chiesto la parola il Vice Presidente Chanu. Ne ha facoltà.

Chanu (DP) - Signori Consiglieri, nella qualità di presentatore della mozione che è stata testé letta e a nome di tutti i Gruppi della maggioranza che hanno inteso sottoscriverla, mi permetterò di illustrare sinteticamente le ragioni che hanno condotto la maggioranza a presentare all'attenzione e alla discussione dell'Assemblea consiliare la mozione in oggetto. La situazione che è venuta a verificarsi è grave e incresciosa e incide in un settore di particolare importanza e di particolare delicatezza quale quello dell'Istruzione Pubblica; ed è proprio la delicatezza del settore che rende ancor più grave l'atto di inadempimento dell'autorità di Governo. È proprio nel settore della Pubblica Istruzione che una Regione Autonoma a Statuto speciale come la Valle d'Aosta deve poter disporre degli strumenti adeguati per poter agire in profondità, a tutela dell'insostituibile patrimonio di particolarismo culturale che ci è proprio e che dobbiamo difendere e sviluppare con la massima energia. La situazione determinatasi è grave anche per le conseguenze dirette e indirette che l'inatteso inadempimento del Governo a un obbligo legislativo cui era sottoposto ha creato per i protagonisti della vicenda della scuola valdostana, cioè sia per il personale docente sia per gli alunni e le famiglie. Un altro aspetto su cui intenderei soffermarmi in questo intervento è costituito dai tempi, dai modi e dai presupposti da cui questo inadempimento si è mosso.

Sappiamo tutti, e la nostra esperienza ventennale o trentennale di Regione Autonoma a Statuto speciale pur ci dà ragione, che i rapporti tra potere centrale e potere locale, nonostante le generiche petizioni di principio volte a ribadire i principi sacrosanti di decentramento e autonomia, sono molto insoddisfacenti. Esiste, più o meno manifesto, sia nella sfera politica sia soprattutto in quella burocratica quel comportamento che porta a vanificare i principi e le prerogative sbandierati in sede generale. Abbiamo già avuto esperienze di interpretazioni di principi generali, esse hanno sempre avuto carattere restrittivo e a binario unico a danno del potere decentrato e a vantaggio del potere centrale.

In questa occasione il fatto costituisce da una parte inadempienza grave alle prerogative dei principi statutari della nostra Regione, dall'altra costituisce inadempienza altrettanto grave a quel principio fondamentale, su cui si basa il nostro ordinamento democratico, secondo il quale il potere legislativo ha il potere di emanare le leggi che ritiene opportune, così come ha il diritto di assicurarsi che il potere esecutivo, emanazione dell'Assemblea legislativa, metta in esecuzione le leggi e i provvedimenti che il potere legislativo ha inteso adottare. Questa situazione di scollamento tra potere legislativo e potere esecutivo che si è verificata nel fatto in oggetto, in un momento in cui la situazione a livello generale è particolarmente confusa e delicata, non può essere che sottolineata con preoccupazione.

Questo è un discorso che trascende forse lo stesso fatto, ma credo che in ogni caso non possa essere eluso. È proprio ora, in un momento in cui le istituzioni traballano a livello nazionale, che comportamenti del genere devono essere esaminati e condannati. Si tenga poi presente che il testo di legge su cui si è verificata l'inadempienza, la legge del 30 luglio 1973 n. 477, era stato, rispetto alle esigenze portate aventi dai nostri parlamentari, già talmente trasformato a favore dell'autorità di governo, da rendere ancora più incomprensibile l'atteggiamento governativo. Infatti, e lo possiamo ricordare, i parlamentari valdostani avevano sostenuto la necessità che questi decreti delegati venissero emanati, non già "sentita" la Regione, ma d'intesa con la Regione e la cosa aveva una ben diversa importanza: dava alla Regione la possibilità di intervenire assai più efficacemente che con il semplice inciso "sentita". Se questo è vero, toglie all'autorità di Governo il facile alibi che avrebbe potuto avere dicendo: "Non abbiamo potuto presentare il decreto delegato poiché è mancata l'intesa fra il Governo e la Regione", l'autorità di Governo invece, nel rispetto e nell'adempimento del dettato legislativo, aveva solo tre compiti da svolgere: uno era quello di sentire la Regione, l'altro di portare in essere un decreto delegato che risultasse in armonia con le disposizioni dello Statuto e infine il terzo era quello di emettere nel termine previsto dalla legge il decreto delegato per quel che riguarda la Valle d'Aosta. Tutto ciò non è stato fatto. Il Governo non ha preso nemmeno i contatti con la Regione ed è stata l'autorità regionale che, di fronte alla scadenza imminente, ha preso le opportune iniziative anche se non sarebbe stato suo dovere farlo; dai contatti presi, la Regione ha, come si legge nel testo della mozione, ricevuto formali assicurazioni che il decreto sarebbe stato emanato nei termini e che sarebbe stato modellato sulle proposte e sulle esigenze espresse dall'autorità regionale. Ebbene, è arrivato il termine del 31 maggio e noi aspettiamo ancora adesso una comunicazione ufficiale da parte del Governo. Ci chiediamo come l'autorità governativa si è ritenuta nella potestà di andare contro un provvedimento legislativo.

I Gruppi presentatori della mozione tengono a sottolineare e a sottoporre a tutti la gravità di questo atto omissivo, atto gravemente lesivo nei confronti delle nostre prerogative ma, lo ripeto, altrettanto gravemente lesivo riguardo quei principi di armonia ed equilibrio che devono regnare tra potere legislativo e potere esecutivo, principi che se vengono dimenticati con tanta facilità, possono dare inizio a uno slittamento verso forme di sempre maggiore accentramento e autoritarismo che noi, come rappresentanti di una Regione Autonoma, non possiamo né tollerare né giustificare. Credo che nel corso della discussione che sarà senz'altro ampia e approfondita, non potrà essere sottovalutato questo aspetto che a mio avviso costituisce un punto essenziale.

Dolchi (Presidente) - Colleghi Consiglieri, è aperta la discussione sull'oggetto n. 159. ha chiesto la parola la Signorina Maria Ida Viglino, ne ha facoltà.

Viglino (RV) - Ho ascoltato con interesse la relazione svolta dal Consigliere Vice Presidente Chanu e ne condivido l'impostazione; c'è però un aspetto della questione di cui il Consigliere Chanu non ha parlato. Questo aspetto riguarda l'inadempienza della Giunta regionale verso il Consiglio regionale. Io faccio parte della Commissione consiliare per l'Istruzione Pubblica, ogni tanto l'Assessore Lanivi, dietro la richiesta di qualche componente accennava ai contatti che la Regione intendeva prendere con i rappresentati dei Sindacati se ben ricordo nella riunione del 29 aprile. Ricordo anche che alcuni di noi hanno chiesto di essere convocati in queste riunioni, ma nessuno ha effettuato tali convocazioni e ho saputo che a una soltanto di queste riunioni era intervenuto il Presidente della Commissione.

L'Assessore Lanivi, molto cortesemente, mi ha fatto sapere che c'era una riunione dei Sindacati, ma soltanto dopo che il Governo non aveva adempiuto ai suoi doveri, questo è un dato di fatto. Io, e l'ho già detto in altra sede, ho voluto avere la bozza delle proposte regionali, l'ho richiesta in un primo tempo al Presidente della Commissione il quale mi aveva assicurato che l'avrebbe inviata l'indomani stesso, poi ho aspettato due giorni e, infine, siccome nulla mi perveniva, ho dovuto rivolgermi al segretario del mio Sindacato per poter ottenere una di queste bozze.

Non mi sembra che sia la prassi corretta, poiché un Consigliere dovrebbe poter disporre di quanto necessario per poter esprimere il proprio parere. Questa mozione è stata inviata assieme agli altri atti del Consiglio e se, in linea di massima, io posso concordare con la prima parte dove è detto: "Chiede che i provvedimenti medesimi vengano adottati nel pieno rispetto delle competenze spettanti alla Regione in materia di istruzione", però non concordo più quando si dice: "Sulla base delle proposte formulate a riguardo dalla Regione e inoltrate tempestivamente al Ministero della Pubblica Istruzione" poiché io ho conosciuto tali proposte ma non ho mai potuto esprimere la posizione del mio Movimento al riguardo. Penso che nella mia stessa condizione, anzi peggio, si trovino anche altri Consiglieri e quindi mi chiedo come possiamo accettare di votare una mozione che si basa su un documento che non è stato discusso. So che ogni tanto, lo ripeto, l'Assessore Lanivi diceva qualche cosa in merito, ma non dobbiamo confondere una relazione non ufficiale con una discussione consiliare e mi sembra che le proposte di legge debbano seguire questo iter, cioè debbano prima essere inviate alla Commissione affinché essa ne possa dare un parere poi, in un secondo tempo, debbano essere trasmesse al Consiglio che è l'organo supremo.

Il Consigliere Chanu ha centrato parte del suo intervento sull'inadempienza del Governo verso la Regione, ma anche sui rapporti tra potere legislativo e potere esecutivo, ora mi sembra che il discorso sull'ultimo punto potrebbe essere ripetuto qui, dove troppo spesso il Consiglio regionale viene messo al corrente soltanto quando non se ne può fare a meno. Ho anche saputo che il Ministero ha inviato un progetto o qualcosa di simile alla Regione, ma io non posso pronunciarmi su questo poiché nessuno me ne ha mai parlato; non dico che il progetto del Ministero fosse da accettare, ma almeno doveva essere portato a conoscenza del Consiglio per poter essere discusso.

Quindi se io concordo pienamente per un'energica protesta verso l'autorità centrale che qu questo soggetto non ha affatto adempiuto ai suoi doveri, non posso però non protestare anche per il comportamento della Giunta regionale, la quale non può obiettare che vi è stata una mancanza di tempo poiché avrebbe potuto usufruire delle delibere d'urgenza, delibere che tante volte potrebbero essere portate al Consiglio e che invece non lo sono.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Ramera. Ne ha facoltà.

Ramera (DC) - La Regione è a conoscenza di un progetto del Governo e quindi smentisce quanto ha detto, illustrando la mozione, il Consigliere Chanu. Vorrei fare subito una premessa: i rapporti nostri col Governo centrale, mi sembra dalle dichiarazioni che spesso il Presidente della Giunta fa in quest'Aula, non sono così tesi come si vuol far credere, perché ritengo che tutto quanto egli richiede lo ottenga, non so se per strada principale o per vie traverse. Se qualche cosa va bene noi sentiamo in quest'Aula che il merito è della Regione, mentre se qualche volta c'è qualche cosa che non va, la colpa è del Governo centrale; io non sono qui a prendere le difese del Governo centrale perché credo che i nostri amici della Democrazia Cristiana nazionale siano in grado di difendersi da soli, non solo ma la Democrazia Cristiana in quest'Aula ha preso più di una volta posizione contro determinati atteggiamenti del Governo centrale, per cui se tutto fosse accaduto come ci è stato spiegato dal collega Chanu, molto probabilmente potremmo approvare la mozione, ma i fatti non stanno proprio in quel modo. Andrò a leggere questa mozione per stabilire se il Consiglio regionale è veramente in grado ed è stato sufficientemente informato per emettere un giudizio.

Il documento è importante non per l'adesione di quattro Consiglieri qualunque, ma per il fatto che vi hanno aderito due Assessori, che investono perciò il Governo regionale, e dei due capi dei gruppi maggiori di questo Consiglio, quindi è come se la mozione fosse presentata dal Governo regionale che protesta contro la violenza subita.

Sarebbe bene che per lo meno avessimo il testo delle delibere di Giunta che approviamo, invece ci troviamo una mozione il cui linguaggio, io direi, è per iniziati perché ritengo difficile individuare quali sono le proposte formulate al riguardo dalla Regione e inoltrate tempestivamente al Ministero della Pubblica Istruzione, noi le conosciamo, come il Consigliere Viglino, per via indiretta, ma siccome sono proposte che investono la Regione, dovrebbero per lo meno essere conosciute dal Consiglio regionale affinché quest'ultimo possa esprimersi.

In questa circostanza si è agito un po' di nascosto; il Governo ha mandato delle proposte, secondo il Consigliere Chanu, e la Giunta ha formulato le sue controproposte "giunte tempestivamente", dice il documento; ora vediamo come sono giunte tempestivamente: la Giunta ha approvato tali proposte nella seduta di venerdì 24 maggio, sabato e domenica gli uffici sono chiusi normalmente alla Regione come a Roma, il 27 la Commissione addetta ai lavori per i Decreti delegati chiude i lavori scoprendo una divergenza enorme tra le proposte del Ministero e quelle formulate dalla Regione. Il Ministero, mio amico e collega di partito si comporta in questo caso da Ministro Signore, non da Signor Ministro e mi spiego: la Giunta ha sentito i sindacati dato che ormai in tutto il Paese il sindacato ha quasi sostituito il potere politico e nulla avviene senza prima aver consultato i sindacati, ma nonostante questi non fossero del parere della Giunta, si è mandata ugualmente la proposta formulata in precedenza al Ministero; ecco perché dico che questo è un Ministro Signore, poiché lui avrebbe, secondo quanto è stato detto, dovuto formulare il Decreto delegato in armonia con le disposizioni dello Statuto, sentita comunque la Regione, e invece, viste le divergenze, non l'ha fatto, proponendo per l'anno successivo alla pubblicazione dei Decreti delegati, un incontro tra Governo nazionale, più precisamente tra Ministero della Pubblica Istruzione e Governo regionale per formulare una legge apposita per la Valle d'Aosta.

Molto probabilmente a qualcuno avrebbe fatto comodo che il Ministro avesse formulato un qualsiasi Decreto delegato non soddisfacente per la Regione, permettendo così lo scatenarsi di una battaglia contro la Democrazia Cristiana con il pretesto che calpestava i nostri diritti.

Sia i sindacati, so che lo hanno affermato, sia il nostro Gruppo siamo in quest'Aula a tutelare i diritti della Regione valdostana, per questo vogliamo conoscere le proposte per discuterle ed eventualmente votare mozioni di protesta e inviti a formulare leggi.

Io quindi non voterò un tale documento poiché in questo modo voterei una cosa che non conosco.

Spero che i quattro firmatari illustreranno le proposte di una parte de dell'altra, in maniera che se ne possa trarre un giudizio dopodiché forse sarà meglio ritirare la mozione e redigere un ordine del giorno con delle proposte precise, ma non si può chiedere ai Consiglieri che sono stati tenuti all'oscuro di tutto di votare una proposta energica per il comportamento lesivo, come ha detto il Consigliere Chanu, del Ministero. È giusto quanto dice la Signorina Viglino e cioè che, anche se in ritardo, potevano essere unite a questo testo le proposte inviate dalla Regione al Governo centrale, in maniera che i Consiglieri fossero a conoscenza del problema e di un semplice pezzo di carta che dice di protestare e invita a chiedere delle cose che non sono neppure specificate.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Caveri. Ne ha facoltà.

Caveri (UV) - Évidemment ce n'est pas une question nouvelle, puisqu'elle est vieille de vingt-huit ans et malheureusement j'ai fait une prophétie qui s'est vérifiée. Cette prophétie je l'ai faite en 1946 quand, avec le Sénateur Page, le Professeur Deffeyes et Madame Jaccod, nous avons été à Rome au Ministère de l'Instruction Publique pour discuter des problèmes de l'école, la prophétie était la suivante: j'ai dit "Quand nous aurons la barbe blanche, nous serons encore là à discuter sur les problèmes de l'école", en effet cela s'est vérifié.

En 1946, ici je fais une petite parenthèse, peut-être pas beaucoup en question, nous avons même été reçus par le Pape Pio XII, je tenais de dire qu'à l'occasion de cette visite le Sénateur Page avait des fausses terribles parce que je ne respectais pas le rituel Vatican. Or, en surpassant ces souvenirs nostalgiques, je dirais que nous pouvons comprendre que ceux qui appartiennent à la catégorie des enseignants soient sensibles à l'aspect que je dirai syndical de la question, mais pour nous le de l'Union Valdôtaine cette question a toujours été, et demeure aujourd'hui, une question de droit constitutionnel. C'est la question principale; il faut décider après vingt-huit ans si une loi constitutionnelle, c'est-à-dire le Statut de la Vallée d'Aoste, doit être appliqué ou non en matière d'école. La Région est-elle compétente ou non en matière d'école? Ces affirmations n'ont pas besoin de démonstration et la question que je pose implique déjà la réponse. Évidemment la Région de la Vallée d'Aoste selon le Statut est compétente en matière d'école: les pierres même de la Vallée savent bien qu'il y a l'article 2, l'article 3 et l'article 4 du Statut qui donnent à la Région la compétence administrative dans les matières qui sont prévues par les articles 2 et 3 de la compétence législative, de manière qu'une polémique là-dessus en bonne foi n'est pas possible. Je ne veux pas évoquer l'ombre de Meuccio Ruini, ancien Président du Sénat qui nous avait fait un "parere" écrit sur la question de l'école et qui avait démontré que la Région était compétente en matière d'école selon les principes du droit constitutionnel su Statut de la Vallée d'Aoste.

On dit que la junte a subi un échec; c'est vrai, mais en tant que autonomistes sincères, nous ne devons pas nous réjouir de cet échec, parce que nous n'appliquons pas les principes "Mors tua, vita mea". Toutefois nous devons déplorer que le texte n'a pas été communiqué au Conseil, moi aussi j'ignore le texte du Décret déligné qui a été transmis à la Capitale romaine. Il s'est vérifié encore une fois ce qui s'est vérifié au moment de l'institution du fameux "biennio". Je ne veux pas ressusciter les polémiques qui ont creusé une fosse profonde parmi nous et qui ont donné un premier coup fatal entre l'Union Valdôtaine et les Démocrates Populaires, mais c'est un fait que nous avons appris la nouvelle institution de ce type d'école "a funerali avvenuti".

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.

Monami (PCI) - Chiedo scusa in anticipo al Consiglio e ai Signori Consiglieri se sarò piuttosto lungo; in questo mio intervento cercherò di mettere a fuoco alcuni argomenti che mi sembrano importanti, anche perché, come Gruppo, pensiamo di non poter fare altro se non alcune proposte concrete che ci tolgano, per quanto possibile, da questa impasse.

Io penso che la scuola rappresenti per noi, come a ragione ha detto l'Avvocato Caveri, un problema costante, sul quale si discute ormai da molti anni, io stesso ho avuto occasione di definirla "l'ammalata del nostro secolo".

Per entrare però nel vivo della questione, diciamo subito che abbiamo firmato la mozione, d'accordo con gli altri tre Gruppi della maggioranza, pe due ragioni di fondo: innanzitutto per condannare l'inadempienza del Governo nei confronti di una legge normale dello Stato, in secondo luogo per rispondere al grave attacco sferrato all'autonomia regionale e al nostro Statuto.

La legge 477 è una legge dello Stato; a quella legge, prima di ogni altro, doveva uniformarsi il Governo, il quale entro il periodo stabilito dalla legge, avrebbe dovuto emanare i Decreti delegati.

Il Governo ha ritenuto opportuno, davanti alla scelta che gli si poneva dinnanzi e cioè prendere in considerazione le proposte della Giunta regionale e quindi - vedremo poi se c'è stato un errore di gestione di tutta la questione - il parere e la volontà del Consiglio oppure le richieste di alcuni personaggi della vita politica e sindacale valdostana che, non condividendo quelle posizioni, continuavano a battere, come per vent'anni hanno fatto, la via del sindacalismo corporativo, davanti a questa scelta, dicevo, il Governo ha optato per la via più facile.

Davanti a un fatto così importante di attacco all'autostima e allo Statuto, non si trova altra soluzione che sottolineare dolo le responsabilità della Giunta nascondendo, invece, o cercando almeno di nascondere quelle più grandi del Governo, della sua politica accentratrice, manifestazione delle tentazioni autoritarie e anti autonomistiche che questo Governo non ha mai nascosto nei confronti della Valle d'Aosta. Sono dell'idea che di responsabilità cene sono per tutti, a ogni livello, ma penso che comportarsi in questo modo non è che dare una mano a coloro che vogliono soffocare l'Autonomia e rendere nullo lo Statuto della Valle d'Aosta.

Da questo punto di vista mi pare sia importante ricordare ai colleghi Consiglieri il dibattito che si è acceso in questi giorni circa un nuovo ordinamento dello Stato, la democratizzazione e la sburocratizzazione dell'Amministrazione pubblica, il trasferimento di pieni poteri alle Regioni a Statuto normale, poteri che noi non abbiamo. Vale ancora la pena ricordare l'ampio dibattito che si sta svolgendo nel nostro Paese, basta ricordare il convegno di Bressanone, circa le minoranze etnico-linguistiche e culturali, per renderci conto come al centro del dibattito sia il rapporto fra potere centrale, accentratore di Roma e le esigenze autonomistiche di tutte le minoranze etnico-culturali-linguistiche. Da questo grosso dibattito che è in corso nel nostro Paese, non possiamo che concludere che uno dei problemi di fondo è oggi quello della difesa delle autonomie locali, sancite dagli Statuti.

Cosa comporta, entrando nel vivo della questione dei Decreti delegati, il fatto di non aver approvato questi Decreti per la Valle d'Aosta? Innanzitutto avremo delle grosse difficoltà nel campo dell'amministrazione della scuola in generale e più in particolare nel campo del personale direttivo e docente della scuola stessa.

Per quanto riguarda la scuola, dobbiamo ricordare che son ostati votati dei Decreti delegati che sono validi per tutto il territorio nazionale; questi Decreti delegati contengono alcune innovazioni, anche se non affrontano e non risolvono il problema della scuola, innovazioni che, anche se cono valide per l'intero territorio nazionale, non solo meccanicamente trasferibili nella Valle d'Aosta. Dobbiamo domandarci cosa avverrà sui problemi fondamentali che i Decreti mettono in luce, sulla questione della gestione, della sperimentazione, sulla questione dei diritti e dei doveri del personale? Questi Decreti democratizzano gli organismi che debbono reggere e amministrare la scuola con l'inserimento, all'interno di questi organismi, dei Sindacati, degli Enti Locali, degli insegnanti, delle famiglie, degli studenti; come potremo gestire la scuola in mancanza di questi provvedimenti? Come potrà essere fatta la sperimentazione in Valle d'Aosta se a noi, in mancanza di poteri di applicazione dei Decreti, non è possibile intervenire nei contenuti culturali della nostra scuola, nei metodi didattici utilizzati, non abbiamo neppure la possibilità di intervento per quanto riguarda, in senso più generale, la struttura organizzativa dei diversi ordini di scuola; inoltre quale sarà lo statuo giuridico del personale della scuola? Come nella situazione della Valle d'Aosta questa situazione si risolverà davanti alle difficoltà che ci troveremo ad affrontare in mancanza di questi provvedimenti?

Restano aperti tutti i problemi circa l'organizzazione dei Consiglio di Istituto e di Circolo, dei Consigli di Distretto. Noi, a esempio, riteniamo che un distretto non sia sufficiente, anche se pensiamo che i sette di cui di parla, ricalcanti le Comunità montane, siano troppi. Aperto resta ancora il problema del Consiglio regionale scolastico, strumento aperto ai Sindacati, agli Enti Locali, alle famiglie e agli studenti; come funzionerà in mancanza di Decreti che gli garantiranno efficacia giuridica?

Noi riteniamo che questa inadempienza governativa sia, come dicevo, un attacco all'autonomia, poiché non consente alla Valle d'Aosta di portare avanti quelle proposte che non solo noi comunisti abbiamo sempre detto essere indispensabili per risolvere il problema della scuola valdostana, ma che altre forze con noi, le componenti stesse che vivono e operano all'interno della scuola e i Sindacati confederali, hanno indicato come problemi di fondo da risolvere. Noi siamo in grado di affrontare questi problemi senza uno strumento che ce ne dia l'autorità e la potestà? Come poteremo riqualificare la scuola materna in modo che soddisfi sempre di più le esigenze di formazione dei bambini e che nello stesso tempo vada incontro alle istanze dei genitori che lavorano? Come potremo intervenire nella riforma della scuola elementare attraverso una concreta programmazione territoriale, un consolidamento delle sedi, che vuole dire eliminazione delle pluriclassi attraverso l'attuazione di quel tempo pieno di cui tanto si parla ma che ad Aosta, al di qua di un doposcuola, non riesce a trovare soluzione? La riqualificazione delle strutture e un graduale avvio al tempo pieno, non solo nella scuola elementare ma anche della scuola media inferiore, il rinnovamento completo dei contenuti culturali come l'indispensabile riforma della scuola media superiore in bassa Valle, sono tutti obiettivi che noi poniamo, ma che non possiamo realizzare senza gli strumenti giuridici adeguati. Come potremo intervenire in un dibattito serio e costruttivo su una eventuale istituzione di una Università in Valle d'Aosta, dibattito che tenga conto di una giusta esigenza culturale della popolazione valdostana e degli studenti valdostani e che tenga anche conto della realizzazione di tutte quelle altre strutture che sorreggono e sono parte fondamentale della scuola: i trasporti, le mense, la casa dello studente. Sono questi problemi sempre più attuali e urgenti, non li risolveremo se non potremo intervenire con la competenza che ci spetta.

Ecco, se noi affrontiamo questi problemi ci accorgiamo che queste sono sostanzialmente le nostre proposte, non voglio dilungarmi su questo, per le quali ci siamo sempre battuti e ci batteremo: come potremo risolvere tutti questi problemi, dicevo, se ai margini, se alla base di tutto questo non c'è la risoluzione? Il problema più importante è dunque quello di dare anche alla nostra Valle i Decreti delegati.

Vi sono anche i problemi del personale: noi non vogliamo collocare questo problema al centro del dibattito, sarebbe il comportamento tipico dei Sindacati corporativi, però riteniamo che anche questo aspetto sia importante. Cosa avverrà degli insegnanti di ruolo fuori Valle che lavorano qui in Valle, comandati dall'Assessore? Cosa succederà agli insegnanti incaricati che lavorano in posti precari?

Ebbene, davanti alle difficoltà che andremo a incontrare per mancanza di questi Decreti delegati, noi riteniamo di dover fare alcune proposte concrete.

Il nostro partito, nell'ambito della maggioranza, si batterà perché il problema venga risolto dal Governo il più presto possibile per mezzo di alcuni strumenti a disposizione.

Mi pare che i mezzi siano individuati: o un decreto legge del Consiglio dei Ministri che può essere ratificato entro sessanta giorni dall'Assemblea parlamentare o una legge ordinaria dello Stato, questa però ha un iter estremamene lungo e pericoloso, o addirittura una nuova delega aggiuntiva alla delega che il Governo aveva della 477.

Per il più celere di questi modi, noi ci batteremo, non solo, ma se necessario inviteremo la Giunta regionale a promuovere una delegazione di ogni Gruppo del Consiglio che vada a discutere di questi problemi con il Ministro perché affronti decisamente il problema nonché il peso e la responsabilità che si assume lasciando la scuola con questo vuoto di potere. Non solo, ma se entro una certa data, che potrebbe essere l'ottobre di quest'anno, le cose non dovessero essere risolte, riteniamo che il personale docente non di ruolo debba essere collocato in ruolo dalla Regione con un provvedimento dell'Assessore, in base all'articolo 51 dello Statuto.

Ecco alcune indicazioni di lavoro se vogliamo uscire dalla confusione che la mancanza di Decreti per la Valle d'Aosta ha creato.

Riteniamo però necessari aprire un ampio dibattito fra la popolazione, fra le forze politiche, fra le forze sindacali, fra le componenti della scuola stessa per chiarire in fondo l'equivoco e per sapere quali sono gli obiettivi che ci stanno di fronte.

In questo dibattito e confronto saranno da dire due cose, permettetemele ancora: prima di tutto su come la Giunta ha gestito questo provvedimento. Ebbene, io ritengo che anche per responsabilità del nostro Gruppo, la Giunta, riteniamo abbia gestito questo problema in modo sbagliato; pensiamo però che comunque la cosa fosse stata gestita, non avrebbe probabilmente portato a soluzioni diverse, proprio perché, come dicevo, il Ministro si è trovato davanti a quel famoso dubbio, cioè o accettare le proposte dell'Amministrazione regionale o accettare invece quelle altre proposte a cui facevo cenno all'inizio e ha preferito rendesi latitante non decretando per la Valle d'Aosta.

Un'altra considerazione, e poi termino, riguarda un problema importante al punto tale da meritare un approfondito dibattito in quest'Aula, mi riferisco alla nostra autonomia e al nostro Statuto Speciale.

Noi riteniamo che l'autonomia sia una conquista civile della comunità valdostana, ha le sue origini nella storia, nell'economia, nella cultura, nella lingua della Valle d'Aosta, è uno strumento di sviluppo sociale ed economico, è uno strumento di democrazia e di partecipazione, è uno strumento di autogoverno delle popolazioni valdostane; la difesa dell'autonomia solo in base a motivi etnici e linguistici costituisce una visione non esatta e, permettetemi, distorta dell'autonomia.

Ebbene, se noi crediamo che l'autonomia sia quella che dicevo prima, e questo appello in modo particolare lo rivolgo alle forze che in questo Consiglio dicono di essere profondamente e sinceramente autonomiste, credo che essa possa essere difesa e valorizzata soltanto nella misura in cui queste forze, profondamente regionaliste, sappiano stabilire un giusto, dialettico rapporto con le forze dei partiti nazionali.

Un altro modo di vedere l'autonomia, un altro modo di stabilire il rapporto fra forze regionali che si definiscono autonomistiche e fra forze politiche dei partiti nazionali che sono altrettanto autonomistiche, non vuole dire difendere l'autonomia, costituirebbe un pericoloso isolamento che nuocerebbe soprattutto ai valdostani a solo vantaggio di pochi che strumentalizzano i sentimenti profondi dei valdostani a uso di propri e provincialeschi interessi.

Si dà atto che dalle ore 10,50 assume la presidenza il Vice Presidente FOSSON.

Fosson (Presidente) - Ha chiesto la parola l'Assessore Lanivi. Ne ha facoltà.

Lanivi (DP) - Tanto per sgomberare il campo da equivoci e da polemiche che non giovano certamente alla risoluzione del problema e per fugare ogni sospetto che la Giunta voglia sull'argomento mantenere il segreto, possiamo rinviare la votazione della mozione al prossimo Consiglio e oggi possiamo piuttosto, come già ha fatto qualcuno, approfondire i temi e gli aspetti che interessano la Valle d'Aosta.

Vorrei fare una premessa: secondo noi, quello della scuola rappresenta uno dei problemi più penosi e delicati che l'Amministrazione regionale debba affrontare, ringrazio a questo proposito il pacato intervento del Consigliere Caveri che ci ha ricordato come questo problema esiste dalla fine della guerra, cioè dal 1946. Tutti coloro che hanno gestito l'Assessorato alla Pubblica Istruzione sanno quanti avversari contrastano il diritto riconosciuto dallo Statuto Speciale della Valle d'Aosta. Forti interessi sia a Roma sia, bisogna dirlo, in Valle d'Aosta, hanno costituito su questo tema l'impasse di fronte alla quale sempre l'Amministrazione regionale si è trovata a lottare.

La situazione si è modificata e in meglio, però non possiamo dire che oggi, contro l'attuazione di quanto lo Statuto garantisce alla Valle d'Aosta, non esistano nemici pericolosi a Roma, ma ancora di più in Valle d'Aosta.

Il rapporto della Valle d'Aosta con il potere centrale è difficile anche per un altro motivo. Lo Statuto e la precedente legislazione riconoscono delle libertà e delle autonomie che non sono riconosciute a nessun'altra Regione italiana. La Valle d'Aosta è l'unica Regione che provvede al pagamento degli stipendi degli insegnanti direttamente dal suo bilancio, la Valle d'Aosta ha, riconosciute dallo Statuto, competenze che non sono riconosciute a nessun'altra Regione d'Italia, questo pone la nostra Regione in una condizione di assoluta eccezionalità. La funzione dello Statuto Speciale della nostra Regione comporta una modificazione di atteggiamento nel settore della politica nazionale e della legislazione nazionale, la quale è ancora coerente coi principi della riforma Gentile del '24 che prefigurava una scuola centralizzata e autoritaria. La Valle d'Aosta nel suo Statuto ha invece riconosciuto margini di manovra e di libertà che, se attuati, romperebbero questo tipo di logica centralizzata; ecco perché da anni vi è un difficilissimo rapporto tra Regione e autorità centrale. Dirò di più: molte volte la stessa posizione degli operatori che agiscono nella scuola, il corpo insegnante, sono stati utilizzati a sostegno di posizioni che non sono proprie neppure degli insegnanti; è questo uno dei dati su cui oggi mi preme insistere. L'inadempienza del Governo può avere conseguenze negative in Valle d'Aosta nel senso che può alimentare uno scollamento di interessi tra corpo insegnati e Regione valdostana mentre, secondo me, è un parere che voglio sottolineare con forza, esiste un unico interesse che unisce corpo docente e Amministrazione regionale. Per quanto riguarda questa vicenda, bisogna fare alcune puntualizzazioni affinché la mancata emanazione del decreto per la Valle d'Aosta, come era stabilito nell'articolo 19 della 477, non si trasformi in una sorta di processo alla Giunta, cosa che, secondo me, oltre a essere ingiusta, non corrisponde a verità in quanto non tiene conto dei margini di manovra che la Giunta stessa e il Governo regionale avevano in questa vicenda. Non a caso, quanto qualcuno ha fatto inserire il terzo comma dell'articolo 19, sul quale potremmo nutrire più di un dubbio, i parlamentari valdostani, che in questa sede tengo a ringraziare, hanno proposto un emendamento che ricordava al Governo l'esistenza di uno Statuto Speciale per la Valle d'Aosta, in modo che questi provvedimenti venissero emanati in armonia con lo stesso; non solo, ma la proposta dei nostri parlamentari prevedeva l'intesa o l'accordo con la Regione. Per non sottolineare polemiche non sto neppure a nominare le brillanti stelle del firmamento parlamentare che hanno trasformato "l'intesa" o "l'accordo" in "sentita" la Regione.

L'Amministrazione regionale ha affrontato questo problema sin dal momento in cui commissioni tecniche erano indicate di studiale le bozze da sottoporre prima alla Commissione e poi al Governo. Già nel novembre scorso l'Amministrazione regionale ha avuto incontri con queste commissioni tecniche per illustrare la particolare situazione della scuola valdostana e dei diritti che spettano alla nostra Regione in virtù dello Statuto Speciale. Il Decreto per la Valle d'Aosta non poteva non tenere conto o non riferirsi ad altri Decreti i quali, anche se su altri argomenti, avrebbero però influito su quello della Valle d'Aosta; tengo a precisare che i Decreti delegati erano in numero di quattro: il primo per il personale docente, ispettivo e direttivo della scuola, il secondo per il personale non insegnante, il terzo per gli organi collegiali della scuola, il quarto per la sperimentazione. Tutti questi Decreti potevano avere delle conseguenze sul Decreto speciale per la Valle d'Aosta perché solo alla fine del mese di aprile potevamo avere il quadro completo nel quale potevamo immaginare una linea da esporre alle autorità centrali.

Tengo a fare una seconda precisazione: non è esistito mai e mai è stato sottoposto alla Regione un progetto del Governo sul Decreto per la Valle d'Aosta. Tengo ancora a precisare, per chi parla di tempi e di date, che agli inizi del mese di maggio abbiamo richiesto e ottenuto un incontro con il Ministro che è avvenuto il giorno 17 maggio. In questa riunione nella quale con il Ministro erano presenti, oltre al sottoscritto e al Presidente, il Sovraintendente agli Studi, un giurista designato dalla Valle d'Aosta e il Capo Gabinetto del Ministro, abbiamo illustrato quale era la linea della Regione valdostana. In quella sede il Ministro non solo non ha negato la validità delle nostre posizioni e osservazioni, ha garantito alla Regione che nel momento in cui la Commissione, nominata in base all'articolo 18, avrebbe preparato l'eventuale Decreto per la Valle d'Aosta, sarebbe stata richiesta la presenza del Presidente della Giunta. Noi abbiamo aspettato invano di essere convocati per esporre la nostra linea. Chi parla di ritardi tenga poi presente che l'Onorevole Chanoux ha più volte sollecitato prima del 31 il Ministro per l'adempimento di cui alla legge 477, ma non è stato neppure ricevuto: nell'ultima settimana il Ministro si era reso irreperibile. Quindi, quando parliamo di date e dati, dobbiamo tener conto e dei limiti di tempo nei quali di dobbiamo muovere e dei limiti obiettivi nei quali il comma dell'articolo 19 pone la Valle d'Aosta. Direi che la Regione può avere fatto degli errori; a mio parere uno degli errori è stato quello di aver compiuto un eccesso di zelo, in effetti nello stabilire quella che sarebbe stata la linea della Regione in questa vicenda si è cercato di stabilire questi tre criteri fondamentali: la conformità allo Statuto Speciale, alla legge 477 e agli interessi e alle aspettative legittime del corpo insegnante. Per questo abbiamo, dopo la fine di aprile, più volte convocato le organizzazioni sindacali e, con la presenza del Presidente della Commissione Pubblica Istruzione e dei Parlamentari, abbiamo enunciato fin dell'inizio i termini reali del problema; essi possono essere riassunti nel rispetto dello Statuto e dei limiti stabiliti dalla legge, nel rispetto degli interessi degli insegnanti.

Forse il modo di presentare il problema ha generato in qualcuno un'impressione errata e cioè che fosse la Regione a fare una proposta di Decreto mentre questo non era nelle sue competenze; l'articolo 19 infatti non prevede questo ruolo alla Regione. Ci siamo piuttosto preoccupati di formulare un quadro rispondente a una logica ispirata a questi tre criteri fondamentali come sostegno per affrontare una qualsiasi istituzione a livello di autorità centrale. In questa proposta oltre ad aver definito la questione dei ruoli, quella del trattamento economico e giuridico degli insegnanti e il problema degli organi collegiali della scuola, si affermava la potestà legislativa, la potestà amministrativa in campo scolastico della Regione, oltre a preziose annotazioni circa la possibilità di creare un proprio istituto di ricerca, sperimentazione e qualificazione del personale, nonché veniva previsto il meccanismo di avvio per l'attuazione dell'articolo 40 dello Statuto, il quale riguarda il famoso discorso delle Commissioni miste per l'adattamento dei programmi all'insegnamento di materie in lingua francese nelle scuole.

Credo di non aver nulla da dire su alcune altre osservazioni fatte, se non sottolineare al Consiglio due dati importanti. Premetto che l'argomento scuola è scottante e spinoso, per questo può essere anche giustificato l'atteggiamento di ritirarsi di fronte al problema; sottolineo che però esso è di fondamentale importanza per l'avvenire della nostra Regione. Il mancato adempimento del Governo ha delle conseguenze negative: un primo aspetto condannabile e, direi, l'atteggiamento non ossequiente del Governo nei confronti del parlamento, questa è la cosa più grave. Secondo, il mancato rispetto dello Statuto. Terzo, lo stato di incertezza e di instabilità che si viene a creare negli operatori della scuola valdostana, nel corpo insegnante. Ma vi è, direi, un altro aspetto estremamente grave, deve stabilirsi, e sarà una fatica che richiederà molto tempo, una solidarietà tra corpo docente e Amministrazione regionale, non possiamo pensare di modificare in meglio la scuola stessa senza la solidarietà degli insegnanti, solidarietà che vogliamo sia attiva e partecipante. Credo sia doveroso per l'Amministrazione regionale compiere ogni sforzo perché questo avvenga; ciò su cui però noi non possiamo né allentare la nostra posizione né retrocedere, come ho detto durante gli incontri con i Sindacati, è il rispetto del nostro Statuto, questo è il limite rispetto al quale non siamo disponibili per nessun tipo di arretramento.

La mancata emanazione da parte del Governo del Decreto per la Valle d'Aosta può giocare in termini sfavorevoli rispetto al rinnovamento di un clima di fiducia tra corpo insegnante e Regione. Malgrado questa situazione io ritengo che debba essere portata aventi dall'Amministrazione regionale una battaglia secondo le linee stabilite dal nostro Statuto. Proprio in questi tempi abbiamo ricordato il trentesimo anniversario della dichiarazione di Chivasso, basta rileggere le pagine di quel bellissimo opuscolo che è "Federalismo e autonomia" per capire quanta importanza era stata data alla scuola nel quadro dell'autonomia della nostra Regione; quindi, al di là di errori di cui mi posso assumere la piena responsabilità, mi pare che il problema sia troppo grande per svilirlo in una semplice polemica con la Giunta regionale, in questo caso se vi sono delle responsabilità me le assumo in pieno e non ho paura di farlo.

Ritorno quindi alla proposta precedente, credo che sarebbe una cosa estremamente positiva se il dibattito di stamane servisse ad approfondire questi argomenti; potremmo rinviare la votazione di questa mozione alla prossima riunione del Consiglio, nel frattempo distribuirei la bozza delle proposte che l'Amministrazione regionale aveva consegnato al Ministro il giorno 17 e trasmesso ufficialmente il 24 maggio.

Fosson (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.

Bordon (DC) - Vi garantisco amici che non avevo nessuna intenzione di prendere la parola, dal momento che ad altri del mio partito, più preparati del sottoscritto, era toccato il compito di illustrare la situazione e più precisamente all'amico Ramera.

Quindi non vi leggerò un lunghissimo "compito a casa" che avrei potuto prepararmi per riuscire a coordinare meglio un discorso.

Noi oggi abbiamo sentito parlare della difesa dell'autonomia e di tante altre cose, mi sembra comunque che uno dei punti basilari della discussione sia stato dimenticato, volutamente o no, quindi il mio intervento verterà su questo.

Noi abbiamo sentito l'amico Monami, dico amico perché nelle sue discussioni generalmente non porta mai rancore ma si riferisce a cose obiettive, secondo il suo punto di vista, naturalmente, dicevo che abbiamo sentito Monami precisare che mentre a Roma la Democrazia Cristiana gioca sempre sull'equivoco, da noi questo non accade; io lo ringrazio di questo e penso che effettivamente quel compromesso storico, che io vagheggio da tempo per numerosi motivi, possa continuare su questa strada e voi lo sapete in quale senso lo dico. Mi permetto di richiamare solo la vostra attenzione, amici Consiglieri, sul fatto che c'è anche un partito che è stato regionalista e autonomista in Italia, questo partito è la Democrazia Cristiana, con la collaborazione di altri partiti; a me non interessano in questo momento queste precisazioni, ma vi dico che se voi vi guardate intorno e vi prendete la briga di esaminare altre nazioni, vedrete come le minoranze etniche siano state molto più calpestate all'estero che non in Italia. Basta vedere che cosa si sta facendo per la Corsica e per i bretoni. Tutte queste cose le sappiamo, ma mi sembra che ogni tanto ce ne dimentichiamo, dobbiamo ricordare che alla fine dei conti in Italia qualche cosa in questo settore si è fatto, quindi non posso che dissentire quando mi si dice che dobbiamo lottare contro il governo centrale. Molte volte non è l'istituzione la responsabile, ma il funzionario. Fatta questa piccola precisazione, vorrei dire, d'accordo con Monami, che forse questa nostra autonomia rischia di essere snaturata, distorta o calpestata da noi stessi qui nella nostra Regione. Non suoni questa affermazione come rimprovero a qualcuno in particolare, non sono io che devo giudicare se la Giunta è la colpa o meno, ma gli elettori; mi interessa invece fondare la mia asserzione.

Io temo, amici, che se non sappiamo rispettare queste autonomie che abbiamo avuto, le riduciamo a uno strumento che ci farà più male che bene, così come l'enorme libertà che abbiamo avuto in Italia sta degenerando in anarchia; infatti non c'è più un settore in cui non ci sia una crisi violenta. Pensiamo alle carceri, alla scuola, alla Chiesa. Ritenete voi che questa situazione ci possa portare dei vantaggi? Ne discuteremo fra qualche anno, quando saremo costretti ad applicare rigidamente forme di "austerity", cosa che già avviene in altri Paesi.

Sulla questione del Decreto Delegato mi sembra che Ramera abbia toccato il tasto giusto; amico Lanivi, non ti faccio alcun rimprovero poiché io stesso quando si parlava di assessorati, ho detto che a quello della Pubblica Istruzione non ci sari mai andato sia perché non sarei competente, sia perché è un assessorato difficile che tocca dei problemi gravissimi che si trascinano fin dal dopoguerra e che non sono stati mai risolti, ma io mi domando, anche tu mi hai già in parte risposto, se è vero che il Consiglio regionale rappresenta per la Valle d'Aosta il suo piccolo Parlamento, perché in tal caso anche voi nei nostri riguardi avete delle mancanze, avendo formulato delle proposte che noi ignoravamo in pieno.

È inutile che mi si venga a dire, amico Lanivi, che molti Consiglieri le conoscono, io le posso anche sapere a memoria, sta di fatto che il dibattito in quest'Aula deve avvenire. Io penso che innanzitutto dobbiamo riunirci in quest'Aula e trovare una linea unitaria del Consiglio regionale. Un esempio: c'è un Sindacato che si è costituito al di fuori degli altri tre confederali ed è presente anche per gli impiegati della Regione, ma noi non possiamo definirlo corporativista oppure personalistico solo perché non è d'accordo con gli altri e rifiutarci di prenderlo in considerazione.

Io ritengo che qui in Valle d'Aosta il problema è sempre stato molto grave poiché non abbiamo mai avuto il coraggio di dire: vogliamo i ruoli nazionali o vogliamo i ruoli regionali. Questa è la verità.

Dobbiamo decidere in quest'Aula, il Governo e il Consiglio regionali devono decidere, solo dopo, semmai, protesteremo con Roma per tutto quello che abbiamo chiesto e che non abbiamo ottenuto.

In ultimo vorrei chiedere alla Giunta: chi le ha detto di formulare quelle proposte? Noi qui dentro non ne abbiamo parlato, quindi chiedo che avvenga un dibattito a tale proposito in questa Aula, in modo che ognuno abbia la possibilità di formulare il proprio pensiero.

Noi non abbiamo niente da criticare a Lanivi; egli dice: "Io mi assumo le responsabilità", io gli rispondo che questo vale per tutti, quindi anche tu ti assumi le responsabilità che il Consiglio ti addebita.

Sono del parere quindi che, innanzitutto, venga distribuita a tutti i Consiglieri questa proposta, affinché si possa formulare un giudizio e che poi si tenga una riunione di Consiglio dove il problema venga dibattuto utilizzando tutto il tempo che è necessario, data la priorità dell'argomento. Quando si sarà deciso ci troverete tutti d'accordo, come ci avete sempre trovati, a far pressione contro i Ministri democristiani e non, non facendo distinzione fra i partiti di Governo, la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano, il Partito Socialista Democratico Italiano.

Venite dunque in Consiglio con queste discussioni e noi saremo pronti anche ad assumere le nostre responsabilità.

Fosson (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Signora Chanoux. Ne ha facoltà.

Perruchon (UVP) - La motion dont il est question a été signée par les représentants de toutes les forces composant la majorité, mais le problème qu'elle pose ne concerne pas uniquement les forces de la majorité car c'est un problème non pas d'administration mais d'autonomie principe et d'intérêt général qui investit et doit investir le Conseil dans sa totalité car il met en question la défense et la réalisation de notre autonomie.

Le Gouvernement central n'a pas respecté une obligation qu'il avait pris en première personne, n'a pas respecté des obligations statutaires que la loi constitutionnelle ou normale impose à tout Gouvernement central. Ce n'est certes la première fois que cela arrive, ce n'est pas une exception, mais encore l'épreuve d'une manière habituelle de se comporter du Gouvernement vis-à-vis des problèmes généraux.

Encore une fois on remet le choix, la décision, parce que choisir et décider cela voudrait dire être obligés de réaliser un Statut qu'on préfère ignorer; on aurait dû dire oui au projet de loi. Tout autre solution plus restrictive est anticonstitutionnelle. L'omission du Décret Spécial crée aussi une situation de malaise chez les enseignants valdôtains; nous ne pouvons pas l'ignorer comme a fait le Ministre. Il faut tenir en leur juste compte les revendications d'une catégorie, mais c'est le problème général qui doit avoir la priorité, c'est le problème du respect de l'autonomie et des principes statutaires. Les deux problèmes ne peuvent pas, à notre avis, trouver des solutions séparément et nous ne pouvons pas céder sur le principe pour résoudre des situations contingentes.

Nous demandons l'engagement de tout le Conseil pour que la protestation soit la plus générale et la plus efficace possible. Une action unitaire et énergique de la part du Conseil est l'unique arme que, en tant que Conseiller, nous puissions objecter à la mauvaise volonté, à l'inertie, non seulement du Gouvernement mais aussi des partis romains qui, à ces jours, montrent encore leur faiblesse.

Fosson (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.

Andrione (UV) - La discussion de déroule sur une double voie, ce qui crée une certaine confusion: d'un côté on affronte le problème général de l'école et celui de l'autonomie en Vallée d'Aoste, tandis que de l'autre côté on examine le cas concret de l'application de la loi nationale n. 477. Pour ce qui concerne la première partie, nous devons dire qu'au moins sur le papier existent certains instruments, je voudrais rappeler encore une fois, comme nous faisons toujours lorsqu'on discute d'école, qu'il existe et qu'il est en vigueur le Décret législatif du chef provisoire de l'État, novembre 1946 ratifié avec loi du 17 avril 1956, qui dit textuellement à l'article premier: "Le scuole elementari e medie di qualsiasi ordine e tipo esistenti nella circoscrizione territoriale della Valle d'Aosta, passano alle dipendenze dell'Amministrazione della Valle d'Aosta".

Cet instrument a été rendu en partie inopérant par le pied du Statut juridique du corps enseignant de façon que depuis 28 ans en Vallée d'Aoste en matière d'école on cherche à modifier la situation à l'avantage d'un centralisme obtus, pervicace et de l'autre on cherche à modifier la situation pour que certains principes d'autonomie soient respectés.

Il y a des États linguistiquement homogènes qui font un large recours aux autonomies; l'autonomie valdôtaine est avant tout une garantie formelle donnée par l'État italien à une minorité existante. Nous pourrions dire que l'épisode actuel a des précédents dans le dernier siècle, lorsque les persécutions contre l'enseignement de la langue française ont commencé en Vallée d'Aoste.

Sur ce point évidemment nous ne pouvons pas céder, nous ne pouvons pas oublier les solennelles promesses de la libération.

D'autre parte nous nous trouvons devant un fait accompli sans que le Conseil en ait été informé au préalable. On a voulu faire une question de date; je crois que la discussion qui a lieu aujourd'hui aurait pu être faite très bien au mois de janvier ou au mois de février ou de mars, de façon que cette Junte aurait pu recevoir du Conseil un mandata pour traiter en cette matière. Au contraire, probablement à cause d'un pêché de présomption, on a voulu faire valoir certaines amitiés qu'on prétend avoir à Rome, on a caché au Conseil les pourparlers et bien tardivement, maintenant, on nous propose de prendre connaissance d'un texte alors que tout a été fait et que ce texte certainement devra être représenté d'une façon différente parce que la délégation donnée au Gouvernement avait terme au 31 de mai du 1974. Seulement maintenant on soulève le problème de l'école. Nous ne sommes pas d'accord sur ça, parce que les compétences en matière sont du Conseil en non pas de la Junte. Il fallait que cette discussion fût faite au préalable et non pas, selon l'expression italienne "A funerali avvenuti".

C'est donc pour cela que, à mon sens, il faut limiter la discussion d'aujourd'hui à cet aspect du problème: nous ne pouvons pas nous laisser aller à des affirmations de principe génériques en matière d'école, il faut discuter sur des textes précis et il faut examiner chaque mot, parce que trop souvent nous avons vu comme c'est l'interprétation de la loi qui rend difficile l'application des principes d'autonomie; je pourrais à ce propos vous lire une série de textes dans lesquels apparemment l'école valdôtaine est autonome, malheureusement dans la réalité ces textes ne sont pas appliqués à la lettre. Donc si l'on veut parler sérieusement de l'école il faut discuter sur des textes complets, précis et il faut surtout que chaque force, chaque mouvement, ait la possibilité de se préparer longuement.

Nous ne comprenons pas le comportement de la Junte parce que dans la réalité politique italienne c'est indéniable, malgré les doutes de Monami, que les partis comptent et que l'appui du Parti Communiste, du Parti Socialiste, de la Démocratie Chrétienne, largement représentés dans ce Conseil, aurait pu, à Rome, convaincre le Ministre Malfatti de se rendre repérable les derniers jours du mois de mai, mais naturellement on voulait, au contraire, jouer sur la contumace du Conseil et on en voulait pas l'informer.

Je présente un ordre du jour duquel je donne lecture et qu'après je donnerai personnellement au Président de l'Assemblée.

"Considérant que dans la séance du 31 mai '74, le Gouvernement aurait dû approuver la Décret définissant ne matière d'école les pouvoirs régionaux;

Attendu que la Junte régionale n'a pas informé le Conseil des pour parler qu'elle a eu avec le Ministre de l'Instruction Publique;

Considérant qu'il semble que plusieurs projets ont été envisagés pour donner une forme définitive au susdit décret et que notamment un texte aurait été élaboré par le Gouvernement et un autre texte par la Junte régionale;

Attendu qu'aucun de ces textes n'a été porté à la connaissance du Conseil,

Le Conseil régional

réaffirme son droit de décider en matière d'école régionale, conformément au Statut, loi constitutionnelle du 26 février '48 n. 4,

déplore le comportement de la Junte régionale qui a traité ce grave problème à l'insu du Conseil et qui, quand tout est désormais joué, dans le but puéril de cacher son insuccès soumet la question à l'attention de l'Assemblée,

dénonce la conduite du Gouvernement italien et en particulier du Ministère de l'Instruction Publique, qui depuis près de 30 ans se refuse d'envisager sérieusement la solution du problème de l'école valdôtaine, de façon à tenir compte des droits reconnus à la minorité valdôtaine ainsi que de ceux de toutes les catégories intéressées".

Fosson (Presidente) - Ha chiesto la parola la Signorina Maria Ida Viglino. Ne ha facoltà.

Viglino (UVP) - Desidero risponder ad alcuni argomenti affrontati dal Consigliere Monami e mi dispiace che in questo momento non sia presente in aula. A sentire il Consigliere Monami, il mio intervento avrebbe tralasciato il giudizio sull'inadempienza del Governo nel confronto della legge nazionale dello Stato. Mi stupisce perché quando sono intervenuta all'inizio di questa seduta ho detto chiaramente che ero d'accordo sulla prima parte della mozione e cioè sulla protesta contro questa inadempienza.

Il Consigliere Monami ha anche accennato all'argomento Sindacati. Io ricordo perfettamente di avere sempre sentito dire in questa sede, proprio dal Gruppo comunista, che era indispensabile tenere conto del parere dei Sindacati, purtroppo nel campo scolastico i Sindacati sono diversi: esistono le Confederazioni, esiste il Savt e ancora il Sindacato Nazionale Scuola Media e il Sindacato Nazionale Scuola Elementare; quindi ognuno di loro aveva il diritto di esporre il punto di vista dei propri iscritti, parere che la Giunta regionale aveva il dovere di trasmettere al Consiglio regionale. Mi stupisco del fatto che proprio il Gruppo comunista non sia di questo parere: se siamo per la democrazia, il parere di ogni Sindacato ha il diritto di esistere, sia che il Sindacato sia formato da pochi iscritti, sia che ne abbia numerosi, situazione che si riscontra infatti nella vita sindacale valdostana.

Ho sentito molto parlare dell'applicazione dello Statuto e mi dispiace dover puntualizzare qualche cosa: in una seduta segreta io ho accusato di violare l'articolo 38 dello Statuto attraverso una deliberazione che, secondo me, la Giunta non doveva fare. In quell'occasione ho avuto il conforto, nella votazione della deliberazione, dei miei amici dell'opposizione ma non ho avuto il conforto degli amici della maggioranza poiché la deliberazione che violava l'articolo 38dello Statuto è passata con 19 voti. Ma siccome la seduta era segreta, questo non è stato reso pubblico.

Per quanto riguarda l'argomento oggi in discussione, io concordo perfettamente con il Consigliere Andrione. Infatti noi oggi siamo chiamati a discutere una mozione e siamo che chiamati a fare un esame della questione scolastica, ma essa è troppo importante e investe un campo che interessa tutta la popolazione valdostana perché si possa esaurire oggi la discussione.

Vorrei a questo proposito ricordare che io rappresento un movimento autonomo e sono per la soluzione del problema della scuola regionale che per troppo tempo è rimasto insoluto. Sono per una soluzione, come abbiamo dichiarato nel programma pubblicato sul nostro giornale, che possa salvaguardare tutti i diritti della Regione, ma senza ignorare i diritti delle categorie interessate; cosa realizzabile, io credo.

Si è parlato di ruoli regionali e vorrei qui accennare a una inadempienza dell'Amministrazione regionale nel campo dell'istruzione professionale, dove questi ruoli avrebbero potuto già essere varati da molto tempo in modo che almeno una parte del corpo insegnante potesse essere nominato in ruoli perfettamente regionali e in questo rispettare un articolo del nostro Statuto.

Per l'altra questione, ripeto, sostengo quanto ho detto all'inizio, cioè che è necessario riprendere tutti i "pour parler" con le organizzazioni sindacali e con la Commissione dell'Istruzione Pubblica, in modo da trasmettere al più presto al Consiglio regionale le proposte elaborate.

Fosson (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Parisi. Ne ha facoltà.

Parisi (MSI-DN) - Signori, siamo giunti a questo punto con una discussione ampia e serrata, non spetta a me addentrarmi sulla violazione dello Statuto, sui mancati adempimenti da parte del Governo che per me, e vi chiedo scusa, non esistono. Vorrei soltanto dire, anche senza addentrarmi nella questione del ruolo dei Sindacati, che è troppo comodo parlare di Sindacati quando sono da una data parte, ma non quando sono dall'altra; io direi che bisognerebbe accettare l'illuminata proposta dell'Assessore quando dice: "Rimandiamo ad altra discussione questo argomento e fornirò gli elementi di giudizio che voi potrete eventualmente studiare". Penso che così la cosa potrebbe chiudersi ed essere affrontata con maggiore serenità. Grazie.

Fosson (Presidente) - Qualcun altro chiede la parola? Se nessuno la chiede, io son costretto a mettere in votazione l'ordine del giorno che è stato proposto. In questo caso c'è il rinvio della mozione.

Ha chiesto la parola il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.

Monami (PCI) - Chiedo l'invio di una delegazione composta di Capigruppo per discutere il problema con il Ministro.

Fosson (Presidente) - Questa, Consigliere Monami, è una questione che si può mettere in votazione, ma non ha attinenza con il rinvio o no della mozione.

Monami (PCI) - Preciso che ha attinenza con il rinvio in quanto l'obiettivo è andare dal Ministro prima del successivo dibattito del 28.

Fosson (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.

Andrione (UV) - Mais qu'est-ce qu'on présente? On ne peut pas aller serrer la main au Ministre en lui disant: "Nous sommes ici, vive l'école valdôtaine, nous voulons que le problème soit résolu". Il faudra bien dire de quelle façon nous voulons que cette solution soit appliquée. Nous partageons le fond de la pensée du Conseiller Monami dans le sens que nous croyons que c'est au Conseil de traiter cette question, mais avant d'arriver à faire des délégations, nous demanderions qu'on texte soit discuté. Nous devons savoir quelle procédure suivre, parce que nous pouvons aussi prendre l'initiative d'une loi à présenter au Parlement. Il y a plusieurs hypothèses à vérifier, à étudier.

Fosson (Presidente) - Ha chiesto la parola l'Assessore Lanivi. Ne ha facoltà.

Lanivi (DP) - Proprio perché non è mio costume, né voglio fare alcun tipo di polemica, diamo per buono il fatto che nessuno conosca il testo delle bozze e quindi che in questi quindici giorni qualcuno li esamini; dimentichiamo che ne abbiamo parlato in Commissione, dimentichiamo che di queste bozze alcuni Sindacati hanno tirato centinaia di copie, dimentichiamo che di queste bozze ne abbiamo distribuite circa 500 noi, dimentichiamo anche che molte forze politiche presenti nella Commissione sono costantemente assenti e che quindi rendono difficile il collegamento con i Gruppi consiliari di maggioranza e di opposizione.

Ritorno alla mia proposta inziale per sgombrare il campo da ogni possibile polemica; sottolineo ancora una volta l'importanza che la Giunta e il sottoscritto danno a questo tipo di problema ben superiore a qualsiasi tentativo di strumentalizzare questo dibattito in un tipo di processo alla Giunta.

Tra le dimenticanze che voglio ricordare c'è quella dei tre incontri che abbiamo avuto non solo con le Organizzazioni Sindacali ma con un gruppo si ventisette-ventotto persone per volta in cui vi erano tutte le rappresentanze sindacali, sottolineo tutte le rappresentanze sindacali, tant'è che abbiamo voluto un secondo incontro proprio perché nel primo era assente un leader di uno di questi Sindacati; questo per farvi notare con che animo la Giunta affronta questo tipo di problema.

Voglio ora sottolineare solo due cose.

La data che ho citato nell'intervento precedente, cioè il 17 maggio, riguarda l'incontro che l'Amministrazione regionale ha richiesto al Ministro per avere dei dati, delle notizie sulle intenzioni del nostro Governo nei confronti del Decreto Delegato per la Valle d'Aosta e per denunciare le carenze, dobbiamo dirlo, della proposta governativa su questo particolare problema. Né io né la Giunta ancora oggi conosciamo i motivi che hanno spinto il Governo a far rinviare l'uscita del Decreto né conosciamo i testi definitivi approvati dal Governo.

Il problema oggi si pone in termini diversi: si tratta di sapere che intenzioni ha il Governo per il futuro della scuola valdostana, oggi non si tratta più di dare attuazione alla 477, quindi all'articolo 19 che interessa la Valle d'Aosta. A questo proposito l'Onorevole Chanoux ha presentato un'interrogazione al Ministro, l'ha già depositata credo circa una settimana fa, visto che finora ufficialmente non siamo stati informati né è stato possibile ai nostri Parlamentari conoscere questi motivi attraverso non solo i canali ufficiali ma anche quelli ufficiosi.

Quindi dirai che con questi ultimissimi elementi possiamo affrontare gli argomenti che sono stati sollevati e cioè eventuali incontri del Ministro con delegazioni valdostane e organizzarsi per la definizione del problema nel prossimo Consiglio.

Si dà atto che dalle ore 12,11 riassume la presidenza il Presidente DOLCHI.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.

Andrione (UV) - Il me semble que ce n'est pas la procédure à suivre dans un domaine de ce genre ; à notre sens la décision du Gouvernement de rien faire, est l'application de la politique que Rome a toujours conduit jusqu'à maintenant, c'est-à-dire se de laver les mains du problème de la Vallée d'Aoste et de laisser que ce problème pourrisse dans la situation de confusion actuelle. Pourquoi on n'a pas pris une décision en matière de Décrets Délégués ? Parce que, ne pouvant pas abroger ce qui existe en ce moment en Vallée d'Aoste, on préfère laisser le "Status quo", comme on dit, sans prendre position. Tous les changements dans la situation de la législation actuelle devraient forcément tenir compte des articles du Statut concernant l'enseignement en Vallée d'Aoste. Donc ce changement serait, au point de vue juridique, favorable aux thèses autonomistes.

Je crois qu'en ayant fait une affirmation de ce genre nous avons fini de sonder les intentions du Gouvernement. Que le Ministre soit Monsieur Malfatti, soit Monsieur Gui, soit Madame Badaloni, la position romaine n'a jamais changé, exactement comme la nôtre n'a jamais changé.

Le problème est celui de définir la position de la Région, de la définir à travers le Conseil régional; en reprenant certains doutes du Conseiller Monami nous ne disons pas qu'immédiatement le problème sera résolu mais qu'il sera, au moins, posé de la façon correcte, parce qu'il y aura d'un côté l'Assemblée législative du Conseil régional, de l'autre l'État Italien qui sera obligé à prendre une décision. Si, au contraire, nous voulons continuer à jouer les jeux des pour parlers, nous serons ici à discuter du problème de l'école valdôtaine, non seulement lorsque nous aurons la barbe blanche mais aussi lorsque nous serons poussière.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Chanu. Ne ha facoltà.

Chanu (DP) - Credo si possa fare un discorso di sintesi rifacendosi alla saggia proposta dell'Assessore Lanivi di non prendere oggi decisioni sulla mozione presentata, di servirsi del tempo necessario per approfondire il discorso anche su quegli aspetti più formali che vengono imputati all'operato della Giunta. Potremo quindi definire, in tempi relativamente brevi, prendendo le mosse dalla mozione presentata, l'orientamento del Consiglio regionale sul problema della scuola. Mi permetterei, in base alla richiesta fatta dal Consigliere Monami, di sottolineare l'opportunità che i contatti a livello ministeriale avvengano, si realizzino, anche a livello partitico, con la necessaria rapidità, ma in tempo successivo alla discussione che in sede di Consiglio regionale dovrà essere fatta. Ecco perché ritengo che la proposta di rinvio formulata dall'Assessore Lanivi cada in un momento assai opportuno e possa venire accolta dal Consiglio regionale rimandando a quella discussione successiva nella quale tutti i Consiglieri potranno dare il loro contributo che, ne sono certo, sostanzialmente sarà quello di aderire all'impostazione data dalla Giunta. In ogni caso la discussione assembleare darà al Consiglio la possibilità di dire la sua parola definitiva e darà anche, in ciò sono d'accordo con gli amici dell'opposizione, peso maggiore per gli eventuali incontri che si terranno ai diversi livelli per trovare una soluzione.

Inoltre suggerirei che la proposta altrettanto interessante del Consigliere Monami venga tenuta in considerazione, ma in tempi successivi all'approfondimento di cui ho già detto, questo per non rischiare di nuovo di fare dei passi che poi ci verrebbero, e forse sotto un profilo formale, giustamente rinfacciati.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Caveri. Ne ha facoltà.

Caveri (UV) - Je ne peux pas faire à moins de faire trois constatations: on dit qu'il faut établir pourquoi le Gouvernement n'a pas approuvé de Décret Délégué proposé par la Junte. C'est simple comme "bonjour", je ne sais pas qu'est-ce qu'il faut encore chercher! Il est évident que le Gouvernement n'a pas la volonté de respecter le Statut en matière d'école; ça pour la première constatation.

En deuxième lieu: la proposition de renvoyer l'examen de ce problème c'est une fuite de la Junte régionale devant la problème, même parce que la Junte et l'Assesseur aussi, je regrette de le dire, ne savent plus quels poissons prendre et alors ils disent: renvoyons. Et vu qu'ici il n'y a pas des Conseillers qui s'opposent au fait qu'on retire la motion, évidemment il faut la retirer.

Et puis je ne veux pas entrer en polémique avec Monsieur Monami mais une requête d'expédier à Rome les Chefs des Groupes du Conseil a un sens seulement s'il y a un accord entre les Chefs des Groupes; or, cet accord est bien loin de se vérifier, alors essayons avant tout de voir si nous pouvons nous mettre d'accord et puis nous irons chez le Ministre.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.

Monami (PCI) - Vorrei precisare ulteriormente la nostra posizione. Intanto non è che siamo perfettamente d'accordo sulla posizione del collega Lanivi per il rinvio - le cose si fanno sempre molto bonariamente - comunque possiamo accettare questo metodo di lavoro per casi eccezionali purché non diventi una costante. Il problema del contatto con il Ministro va visto non come problema di stabilire con lui quali debbono essere i Decreti Delegati che vanno bene per la Valle d'Aosta perché questo lo dovremmo decidere noi, dovremmo dire noi a lui quali sono i Decreti che vogliamo, specificando che un suo qualsiasi Decreto non sarà da noi accettato. In secondo luogo, ed è quello che più mi preoccupa e mi interessa, è capire quali sono le intenzioni del Ministro per uscire da questa "impasse", cioè che cosa vorrà fare il Ministro. Farà un Decreto del Governo, farà una legge normale, farà una delega ulteriore? Questo dobbiamo verificare con il Governo. Comunque non mi impunto sulla questione dell'incontro, se debba avvenire prima o dopo il 28, mi pare però di poter dire, cogliendo la mezza proposta che faceva il collega Chanu, che è forse possibile trovare una soluzione alternativa a quella di discutere il problema nelle sedute ordinarie di Consiglio dove viene speso quasi tutto il tempo su questa questione a scapito di altre altrettanto importanti.

Facciamo un Consiglio il 20, giovedì, avremo tutti in mano materia di studio e di esame a sufficienza, in tale seduta dibattiamo il problema, dopo il 20 andiamo dal Ministro e ritorniamo per il 28 per poter ulteriormente chiarire le nostre posizioni alla luce anche della volontà del Governo.

Un calendario di questo tipo secondo me ci permetterebbe di avere le idee chiare sul problema da risolvere, visto che noi non vogliamo fare dell'accademia ma vogliamo raggiungere dei risultati concreti.

Dolchi (Presidente) - La parola al Consigliere Caveri.

Caveri (UV) - È facile fissare delle date sul calendario, esso non discute; quello che è più difficile è mettere le teste d'accordo perché ho l'impressione che ciascuna va nella propria direzione.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Ramera. Ne ha facoltà.

Ramera (DC) - Io non voglio fare nessun processo alla Giunta, ma si è detto che deve verificarsi un accordo generale nel Consiglio regionale. Ha ragione il Consigliere Caveri nel dire che il calendario ci lascia dire tutto quello che vogliamo, ma bisogna avere la serietà di portare avanti questo discorso e credo che in così pochi giorni il Consiglio regionale non sia in grado di risolvere il problema. Non sono neanche d'accordo sulla delegazione che non va a Roma se non successivamente, per controllare; non occorre, lo può fare anche la Giunta regionale.

La nostra posizione è la seguente: che i presentatori della mozione la ritirino, la Giunta porti l'argomento all'ordine del giorno dopo aver sentito, attraverso la Commissione, tutte le parti in causa, in maniera che il Consiglio non abbia solo questa proposta.

Vorrei sapere dall'Assessore Lanivi se nell'incontro con il Ministro avete parlato di questo.

Dolchi (Presidente) - La parola all'Assessore Lanivi.

Lanivi (DP) - Solo una cosa per chiarire il meccanismo: una è la Commissione tecnica, organo interno del Ministero, che doveva preparare le bozze, l'altra invece era la Commissione cosiddetta dei trentasei, cioè quella formata, in base all'articolo 18, da trentasei persone di cui venti parlamentari, dodici sindacalisti e quattro esperti del Ministero. Non è mai arrivata nessuna proposta di Decreto per la Valle d'Aosta a quella Commissione, cioè alla Commissione dei trentasei. Questi sono gli elementi.

Quindi al Ministro abbiamo consegnato queste proposte che però non sono mai arrivate. Il Ministro doveva farsi promotore di questa iniziativa che poi non ha preso, per cui la Commissione dei trentasei non è mai stata investita del problema di un Decreto Delegato per la Valle d'Aosta.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Ramera. Ne ha facoltà.

Ramera (DC) - Noi ci troviamo di fronte a questo dato di fatto: la Commissione Pubblica Istruzione e addirittura la Conferenza dei Capigruppo incontra le Organizzazioni Sindacali per sentire le loro obiezioni, dopo di che si viene in Consiglio regionale e ogni Gruppo esprimerà la propria volontà su questo documento, quello attuale oppure quello modificato. Comunque, solo con conoscenza di tutti gli elementi in causa noi possiamo discutere e rendere operante la proposta della Regione perché diventa proposta dell'intero Consiglio regionale. Senza questo la mozione in sé non mi dice niente. Quindi facciamo nostro il documento, questo o quello modificato, dopo di che faremo anche la delegazione per andare a discutere con il Ministro e sono certo che faremo una certa pressione, se non altro.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta Dujany. Ne ha facoltà.

Dujany (DP) - Mi sembra che sia molto chiaro che il problema che stiamo discutendo è politico oltre che sindacale ed era fatale che, indipendentemente dal colore della Giunta, su questo argomento si sarebbe verificato uno scontro, anche se cortese, fra una concezione neutralista e una concezione di decentramento.

Il problema, ormai, direi, non è solo più un problema della Regione Valle d'Aosta, ma un problema riconosciuto da tutti; leggevo, e chiedo scusa al Consiglio se voglio rileggerlo, un passo di un testo di Antonio Spinosa "Il terzo mondo siamo noi", il quale dice in una mezza pagina: "Il palazzo di Viale Trastevere è un monumento della impenetrabilità sostanziale a dispetto della facilità formale con cui si può entrare, ma esso purtroppo è anche popolato da ciechi. Saverio Avveduto che è un Direttore Generale del Ministero della Pubblica Istruzione dice che io dispongo di carte napoletane e voglio giocare a poker. Mi trovo certamente in difficoltà, tuttavia falsando le carte posso arrangiarmi, se però sono cieco e debbo lavorare al ricamo, la situazione è ben ardua". Qualcosa del genere capita a noi che operiamo dal centro sul corpo della scuola. Come si fa a capire da Roma l'impatto di una scuola media negata o concessa, di un reclamo accolto o respinto, di un corso popolare chiuso o lasciato sopravvivere a Sani Nicola di Comelico o Santo Stefano di Canastra? E risponde questo Direttore Generale: "Occorre cancellare il modello napoleonico di decisioni centralizzate, oltretutto l'amministrazione di tipo ottocentesca è stata sepolta, era già morta dalla contestazione del 1968, molti di noi non se ne sono però accorti e continuano a rituare come in passato. Ne deriva un contrasto insanabile tra una realtà locale, periferica di base, che nelle sue forme più mature è pronta ad autogestirsi e il potere pubblico che è tenuto per legge a dominare i permessi". E c'è da fare un'aggiunta che è di Paolo Prodi, il quale era Direttore Generale del Ministero Pubblica Istruzione e ultimamente è stato nominato Preside dell'Università di Trento, che dice: "Non si vuole rinnovare e quindi si ostacola ogni tentativo volto a creare organismi in grado di fungere da snodo fra l'Amministrazione e il mondo politico e avanti di questo passo. L'unico collegamento che si coltiva è quello del sottogoverno, i sottosegretari con la loro pletora ne sono il simbolo più sfacciato. Si rifiuta la gestione collegiale...". Naturalmente è un'azione critica nei riguardi della politica scolastica centralizzata fatta da funzionari, non da politici.

Mi pare quindi che noi ci siamo scontrati in un modo molto chiaro su una proposta che tendeva a recepire i principi dello Statuto e tendeva a temperare certe esigenze sindacali, che però trovava il limite, direi il limite doveroso, dell'accoglimento del mantenimento dei principi previsti dallo Statuto. Il Ministro dinanzi a una proposta del suo ufficio legislativo e dinanzi a una proposta regionale, non avendo, probabilmente, avuto tempo di approfondire il problema, che cosa ha fatto? Ha scelto la strada del rinvio.

Naturalmente se la Regione non si fosse fatta promotrice di una proposta, perché questo era il suo compito, e avesse fatto finta di ignorare il problema, probabilmente il Ministro avrebbe mandato avanti la proposta dell'organo burocratico del suo Ministero, che era l'ufficio legislativo del Ministro. Questo mi pare in termini molto semplici il problema, quindi non c'è stato il coraggio da parte del Governo di prendere una decisione in una direzione regionalista anche perché probabilmente la condizione particolare che si presentava in questo momento al Ministero e al Governo era rappresentata solo dal particolarismo della Valle d'Aosta, perché nessun'altra Regione italiana, come bene ha detto l'Assessore Lanivi, si trova dinnanzi a questa situazione particolare sul piano della scuola; la situazione dell'Alto Adige è ancora diversa dalla nostra, così come nelle altre Regioni a Statuto Speciale.

Io direi quindi che è chiaramente una scelta politica di decentramento o di accentramento ed è stata una scelta politica, probabilmente, il non aver avuto tempo e possibilità di approfondire il problema e di capire il particolarismo della Valle d'Aosta.

C'è stata questa mozione; qualcuno dice: "La Giunta ha chiesto il rinvio della mozione". Voglio spiegare. Non chiediamo il rinvio della mozione, siccome però da parte di alcuni Consiglieri, secondo me in modo molto poco sincero, si è lamentato di non conoscere il testo che la Giunta aveva proposto al Ministero, giustamente ha detto l'Assessore quando afferma che i testi sono girati in Aosta in numero di centinaia di copie e quindi, anche se formalmente abbiamo commesso l'errore di non averli distribuiti a ogni Consigliere, possiamo pensare che questi testi hanno potuto anche arrivare ai Consiglieri, riteniamo di poter accogliere questa osservazione nel senso di distribuire in questa occasione il testo ai Consiglieri e di rinviare solo la votazione su questa mozione.

La nostra posizione è quindi di non di ritirare la mozione, ma di rinviare, eventualmente, la votazione alla successiva riunione consiliare per dare la possibilità ai Consiglieri che si sono lamentati di non aver avuto in mano il testo presentato dalla Giunta regionale al Ministro della Pubblica Istruzione come proposta regionale, di poter votare avendo in mano elementi a sufficienza per poter esprimere un giudizio.

Se il Consiglio è d'accordo, noi non ritiriamo la mozione; siamo eventualmente favorevoli, se il Consiglio ritenesse di avere valutazioni a sufficienza, di votarla oggi.

Per quel che riguarda la formazione di una delegazione che si incontri con il Ministro, noi siamo stati dal Ministro, abbiamo chiesto l'appuntamento e siamo stati ricevuti. Dal Ministro abbiamo avuto ampie assicurazioni che il testo sarebbe stato accettato e non abbiamo avuto alcuna obiezione sul suo contenuto, né di carattere politico né di carattere giuridico. Ora però mi pare che il discorso si presenta in termini diversi: il problema in questo momento non è più solo un rapporto tra Amministrazione regionale e Ministro alla Pubblica Istruzione come rappresentante del Governo, si tratta di riprendere il discorso di rapporto fra Regione e Parlamento perché la delega che il Parlamento aveva dato al Governo ormai è decaduta in data 31 maggio. Quindi noi dobbiamo riprendere il discorso in termini diversi rispetto al modo con cui era stato portato avanti a seguito di determinate decisioni prese a duo tempo dal Parlamento che sono decadute con il 31 maggio.

Direi perciò che il problema va rivisto in una visione più ampia, più complessa e in modo direi più idoneo alla situazione particolare della nostra Regione.

Per riassumere direi: la mozione rimanga in piedi, se il Consiglio non ritiene di poterlo fare oggi perché pensa di non avere elementi a sufficienza, si rinvii la mozione alla successiva riunione, altrimenti votiamo anche oggi. Se si vuole fare una delegazione che si rechi dal Ministro occorre una opportuna preparazione, in modo che naturalmente ci sia una volontà comune. Infine credo che sia necessario avere un ulteriore confronto in sede di questo Consiglio perché mi pare che se si inizia a mettere nero su bianco avremo ancora degli scontri e, per concludere, mi pare che non vi sia ancora una visione omogenea in questa sede.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Caveri. Ne ha facoltà.

Caveri (UV) - Prendo atto del fatto che il Presidente della Giunta aderisce alla nostra tesi e cioè che il viaggio della delegazione ha bisogno di opportuna preparazione e di volontà comune.

Per quanto riguarda la citazione di quegli illustri incogniti, di cui uno si chiamava avveduto, non sappiamo poi fino a che punto lo sia veramente, questo parere risponde esattamente a quello che noi sappiamo già. Il Presidente della Giunta dice: "Se la Giunta non avesse presentato", con quello che segue. Noi non facciamo il rimprovero alla Giunta di aver presentato quel testo che non abbiamo il piacere di conoscere anche se sono circolate delle voci, perché noi queste voci non le abbiamo sentite e quel testo non lo abbiamo visto; il rimprovero che noi facciamo è di aver presentato quel testo senza averlo fatto conoscere in precedenza al Consiglio e mi pare d'altra parte che i membri della Giunta riconoscono di aver commesso un errore.

È vero quel che dice il Presidente della Giunta che è decaduta la delega, questo lo sappiamo, ma a parte le questioni di merito noi non siamo d'accordo su quel che dice il Presidente della Giunta perché l'articolo 64 del regolamento e l'articolo 111 sono lì per darci ragione; l'articolo 64 parla di rinvio di questione sospensiva e di questione pregiudiziale. Ora noi vediamo che l'articolo 64 dice che si può rinviare la discussione di un progetto di legge o di un regolamento o di un provvedimento amministrativo. Nel nostro caso si tratta di una mozione e in tal caso, non voglio suscitare delle questioni cinesi, si dice che una mozione può essere ritirata, quindi se voi lo credete opportuno, lo potete fare. Questa è l'esatta applicazione del regolamento che spesso viene invocato salvo poi disobbedire in modo smaccato al regolamento stesso quando c'è interesse a non rispettarlo.

Questa in fondo non è altro che una questione di calcolo, poiché in definitiva è lo stesso. Comunque correttamente coloro che intendono che non si discuta di questa mozione devono, in base all'articolo 64 e in base all'articolo 111, ritirare la mozione. Non c'è niente di male.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.

Andrione (UV) - Il Presidente della Giunta ha ragione quando dice che poiché la delega data al Governo è scaduta con il 31 maggio '74, bisogna affrontare il problema in maniera differente e più globale, rivedendo e perfezionando la posizione del Consiglio sulla scuola. Di conseguenza non ha significato discutere adesso o in prossima seduta se saremmo stati d'accordo o no su quel testo che avrebbe dovuto essere approvato dal Ministro entro il 31 maggio; la discussione attuale, secondo noi, non è sulla sostanza di quel testo perché comunque esso è superato. La discussione è su fatti differenti e cioè su quella che Monami, per quanto ci riguarda, aveva chiamato la gestione di questa questione, dell'operazione che noi ci permettiamo di disapprovare, gestione che è stata condotta senza che il Consiglio si fosse pronunciato in merito. Per questo chiederemmo che oggi la discussione venisse portata unicamente su questo fatto, lasciando poi aperta la porta a tutti gli approfondimenti e a tutte le discussioni per arrivare a una posizione del Consiglio in materia scolastica. Qui vi è una mozione che addossa esclusivamente al Governo la responsabilità di certi fatti; noi diciamo che, senza negare delle gravi responsabilità governative, l'operazione è stata condotta in un modo che noi non approviamo e di conseguenza non approviamo questa mozione e chiediamo che venga messo in votazione, secondo le regole, anche il nostro ordine del giorno.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Chanu. Ne ha facoltà.

Chanu (DP) - Credo che si voglia fraintendere quello che era il significato sostanziale della proposta fatta, nascondendosi dietro le pastoie del regolamento, che sono pastoie legittime, ma che evidentemente devono essere interpretate per quello che voglio dire e non credo che il Consiglio attenti alla propria auto-sovranità se decide di portare un ulteriore approfondimento, anche in sede di mozione, su determinati argomenti che possono trovare maggiore luce in un determinato periodo di tempo e sulla base di ulteriori chiarimenti.

Soprattutto viene frainteso il punto finale della mozione ove si dice che il Governo "Dovrebbe impegnarsi a risolvere sostanzialmente il problema sulla base delle proposte che sono state fatte", da una parte ci si lamenta che le proposte, sostanzialmente conosciute da tutti, formalmente nessuno le conosceva, dall'altra parte si dice che effettivamente non si sa che cosa su queste proposte si sarebbe dibattuto; infine da una terza parte si dice che effettivamente, nella sostanza, le proposte sarebbero buone ma, tuttavia, si vuole portare la discussione al suo iter finale per dare forse maggiore possibilità al Consiglio di discutere e di decidere sulla base di una mozione che, se qualora, come noi siamo convinti, il Consiglio regionale nella sua unanimità dovesse ritenere valida, indipendentemente da questioni di forma e di gestione, il complesso di proposte sottoposte al Ministero avrebbe la sua ragion d'essere. Noi riteniamo che la mozione debba essere portata avanti così come è stata redatta dai presentatori e che non avrebbe validità la censura di carattere espressa nell'ordine del giorno presentato dal Consigliere Andrione che senz'altro sarebbe superato dall'esame sostanziale di quel punto di fondamentale importanza costituito dal pacchetto di proposte che la Giunta ha ritenuto di dover inviare per eccesso di zelo. Io dico eccesso di zelo ma effettivamente sia il benvenuto perché altrimenti ci saremmo trovati di fronte a chissà quale razza di Decreto Delegato alla faccia della nostra autonomia.

Quindi se il Consiglio ritiene di dover andare avanti, i presentatori della mozione, che non ritirano, saranno disponibili perché la discussione prosegua e perché si vada alla votazione e della mozione e dell'ordine del giorno.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Caveri. Ne ha facoltà.

Caveri (UV) - Non vorrei dare l'impressione al Consiglio che stamattina mi sono risvegliato Don Rodrigo, però non posso fare a meno di dire all'Avvocato Chanu che sta cercando di confondere le carte in tavola. Noi non abbiamo detto: "Ritirare la mozione", noi diciamo "Benissimo, se la discussione deve andare avanti, vada pure avanti", ma diciamo, quando sentiamo parlare di rinvio della mozione, che questo è un modo di esprimersi e di operare che non è corretto perché semmai, se non si vuole che la discussione continui, bisogna ritirare la mozione. Vogliamo discutere? Discutiamo pure! Non bisogna comunque attribuire a noi delle intenzioni che non abbiamo. Noi facciamo soltanto un richiamo alla correttezza procedurale e se si vuole discutere, discutiamo, non abbiamo nulla in contrario e se si discute, si discuta della mozione e dell'ordine del giorno presentato dall'Avvocato Andrione.

Dolchi (Presidente) - Mi sembra di dover dire una parola chiarificatrice: effettivamente il regolamento è lacunoso per quanto riguarda le mozioni, si richiama, negli articoli citati dal Consigliere Caveri 51 e 64, a provvedimenti legislativi o amministrativi.

Si potrebbe considerare la mozione, visto che si manifesta in un voto consiliare, un provvedimento, non certamente amministrativo, ma un provvedimento su cui il Consiglio esprime il proprio parere. L'articolo 110 prevede il ritiro della mozione nel caso in cui i proponenti non intendano che questa arrivi al voto. È anche chiaro l'articolo 110 quando dice che dieci Consiglieri possono addirittura opporti al ritiro della mozione se ritengono che al voto si debba arrivare indipendentemente dal parere dei proponenti; ma, detto questo, è indubbio che la discussione può proseguire e si arrivi al voto sull'ordine del giorno presentato in sede di discussione generale, a termine di regolamento e sulla mozione stessa.

Il problema, giunti alle 12.55, è anche un problema pratico di tempo.

La parola al Consigliere Andrione.

Andrione (UV) - Nous croyons avoir exposé celle qui est notre proposition et avoir dites les raisons pour lesquelles nous ne sommes pas d'accord sur cette motion. Évidemment s'il y a d'autres qui veulent illustrer des propositions nous sommes ici pour les entendre, mais pour nous, on pourrait bien voter les documents qui ont été présentés.

Dolchi (Presidente) - Possiamo allora considerare chiusa la discussione generale.

Prima di passare alle dichiarazioni di voto, si prende in esame l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Andrione. C'è qualcuno che intende prendere la parola per dichiarazioni di voto sull'ordine del giorno?

La parola al Consigliere Chanu.

Chanu (DP) - A nome del Gruppo dei Democratici Popolari annuncio voto contrario all'ordine del giorno presentato dal Gruppo dell'Union Valdôtaine perché ritengo ingiustificato e strumentale, nonché sostanzialmente smentito dalla portata sostanziale della discussione, il fatto che viene addebitato alla Giunta.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Ramera. Ne ha facoltà.

Ramera (DC) - Basterebbe dire il rovescio di quello che ha detto l'Avvocato Chanu. Io ritengo la mozione a binario unico e quindi voterò contro, mentre l'ordine del giorno rispecchia quello che è stato anche il nostro pensiero per cui accettiamo anche il capoverso in cui si denuncia la condotta del Governo italiano che per trent'anni ha rifiutato di risolvere il problema. Dato che ciò corrisponde a verità, non abbiamo nessun pregiudizio a votare a favore di quest'ordine del giorno perché riteniamo che metta in luce tutto quanto si è discusso oggi.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.

Andrione (UV) - Nous avons présenté cet ordre du jour pour réaffirmer encore une fois le droit du Conseil régional de décider en matière d'école. Ce que nous déplorons, à part la question des paroles qui peuvent plaire ou moins, c'est que le Conseil n'a pas été officiellement investi de l'examen de ce problème. Nous trouvons que la Junte s'est rendue coupable par rapport à ce qui est son devoir et, par conséquent, nous voterons notre ordre du jour. Nous ne voterons pas la motion parce qu'elle est unilatérale, voulant rejeter seulement sur le Gouvernement la faute de ce qui se passe.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.

Monami (PCI) - Il Gruppo comunista respinge l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Andrione per due motivi: il principale è che oggi il pericolo per l'autonomia non è certamente la condotta della Giunta, bensì, ed è strano che gli autonomisti non lo vogliano vedere, un pericolo più grave viene da Roma. In secondo luogo il nostro voto sarà favorevole alla mozione perché essa centra fondamentalmente il problema: dobbiamo oggi, se si vuole difendere l'autonomia e lo Statuto, batterci contro le prepotenze accentratrici del Governo di Roma.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio. Ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) - Poiché nel corso della discussione non è stato possibile trovare un punto di incontro tra due posizioni che si fronteggiavano e nell'ordine del giorno presentato dal Consigliere Andrione c'è una inesattezza laddove si dice che un testo sarebbe stato elaborato dal Governo, cosa che invece non si è verificata e poiché evidentemente come Capogruppo sono firmatario della mozione, noi voteremo contro l'ordine del giorno e a favore ovviamente della mozione da me sottoscritta.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Signorina Maria Ida Viglino. Ne ha facoltà.

Viglino (RV) - Je pense que j'ai déjà suffisamment illustré la position du Groupe que je représente ici. Je ne suis pas d'accord avec Monsieur Monami lorsqu'il accuse les mouvements autonomistes parce que dans l'ordre du jour qui a été présenté par l'Union Valdôtaine il y a aussi une dénonce de l'attitude qui a eu le Gouvernement au sujet de la question de l'école valdôtaine. D'autre part j'ai expliqué également dans mes interventions que je pouvais être d'accord sur la première partie de la motion qui a été présentée, mais certainement pas sur la deuxième parce que, je répète encore une fois, le projet de loi que la Junte a envoyé à Rome n'a pas été discuté ni à la Commission de l'Instruction Publique ni au Conseil, parce que j'appelle discuter sur un projet de loi, le prendre entre les mains et demander à chaque composant la Commission ou le Conseil son avis au sujet des articles et s'il y a lieu de présenter des amendements à ces articles mêmes, tant qu'on en parle en général que ce soit dedans ou dehors pour moi cela ne représente pas la discussion d'un projet de loi.

Donc pour ces motifs, je voterai en faveur de l'ordre du jour et je voterai contre la motion.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Parisi. Ne ha facoltà.

Parisi (MSI-DN) - Poiché in sede di discussione non si è trovato un accordo che doveva essere unanime per dimostrare la volontà della Valle d'Aosta, voterò contro la mozione e contro l'ordine del giorno.

Dolchi (Presidente) - Vi sono altri Consiglieri che vogliono intervenire per dichiarazioni di voto?

La parola alla Signorina Perruchon Chanoux.

Perruchon (UVP) - Au nom de notre mouvement je déclare de voter la motion, en considération des déclarations que j'ai faites auparavant. Nous voterons contre l'ordre du jour parce que nous visons contre le Gouvernement qui est le seul coupable de ces faits regrettables.

Dolchi (Presidente) - Poiché nessun altro Consigliere chiede la parola metto in votazione per alzata di mano l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Andrione.

Risultato della votazione: presenti 28, votanti 28, maggioranza 15, favorevoli 9, contrari 19.

Il Consiglio non approva.

Metto ora in votazione la mozione di cui all'oggetto n. 159. La votazione avverrà per alzata di mano.

Risultato della votazione: presenti 28, votanti 28, maggioranza 15, favorevoli 18, contrari 10.

Il Consiglio approva.

Ovviamente la mozione sarà trasmessa agli organismi statali competenti.

Vi ricordo che oggi alle ore 15,00, nella sala sottostante al pianterreno, avrà luogo il Convegno sulle Regioni e la Rai-Tv.

Ringrazio il Segretario Consigliere Borbey e dichiaro chiusa la seduta odierna.

Il Consiglio sarà convocato a domicilio molto probabilmente per il 28 corrente mese.

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La seduta è tolta alle ore 13,07.