Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2771 del 9 gennaio 2013 - Resoconto

OGGETTO N. 2771/XIII - Relazione conclusiva della Commissione consiliare speciale per l'esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta.

Presidente - Il Consiglio regionale esamina e prende atto della relazione conclusiva della Commissione consiliare speciale per l'esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta nella quale sono evidenziati gli esiti del lavoro svolto. Dichiaro aperta la discussione. Ha chiesto la parola il collega Empereur, ne ha facoltà.

Empereur (UV) - Grazie Presidente.

Dopo la relazione al Consiglio regionale sull'andamento dei lavori, esaminata nella seduta del 21 giugno 2012, la Commissione consiliare speciale per l'esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta ha proseguito i suoi lavori e si è riunita ancora 12 volte tra il 26 giugno e l'11 dicembre, e seguendo una linea di azione adottata al termine della riunione del 31 luglio, ha sviluppato i propri lavori riascoltando alcune figure istituzionali, i nominativi dei quali sono stati esplicitati dai Commissari, avvalendosi inoltre della consultazione del professor Vincenzo Ciconte. La commissione ha proceduto pertanto nell'audizione dell'esperto sopra menzionato il 18 settembre, mentre l'attività di ascolto è iniziata il 29 settembre con il Capogabinetto della Presidenza della Regione, Paolo Di Nicuolo, il Coordinatore del Dipartimento Opere Pubbliche, Edmond Freppa, e si è conclusa il 2 ottobre con l'audizione del Questore di Aosta, Maurizio Celia, e del Capo del Centro operativo di Torino della Direzione Investigativa Antimafia, Sergio Molino, accompagnato dal Luogotenente Intelia. L'11 ottobre una delegazione della commissione stessa ha poi incontrato a Roma i Senatori Giuseppe Pisanu e Luigi Dessena, rispettivamente Presidente e Vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali anche straniere. Le riunioni successive hanno visto la commissione coinvolta nel confronto e nella predisposizione della relazione che oggi portiamo all'attenzione del Consiglio Valle. Va anche detto che nella prima parte dei suoi lavori la Commissione aveva ascoltato il Presidente del Tribunale di Aosta e il Capo del Dipartimento operativo della DIA di Torino e, in considerazione del fatto che i suddetti contributi non erano stati inseriti nella precedente relazione, nel documento nelle vostre mani viene dato conto, per completezza di informazioni, delle considerazioni svolte anche da queste figure istituzionali.

Ritengo opportuno risparmiarvi in questa fase conclusiva dei nostri lavori l'analisi e la lettura di tutti i contributi che queste varie figure hanno portato alla commissione stessa, soffermandomi invece sui suggerimenti che abbiamo considerato conclusivi al termine dei lavori della commissione e che sono appunto contenuti nella relazione che a fine dicembre abbiamo trasmesso al Presidente del Consiglio.

"In riferimento alle audizioni effettuate dalla Commissione e sulla base dei documenti predisposti dalla Commissione parlamentare antimafia, non si può affermare che in Valle d'Aosta ci sia una presenza strutturata di organizzazioni criminali. In questo quadro è emersa l'influenza di grandi famiglie della 'ndrangheta che si è manifestata nel corso degli anni con episodi di riciclaggio di denaro, di traffico di stupefacenti e di estorsioni. Non bisogna, quindi, far calare l'attenzione su questo fenomeno ma neppure lanciare allarmi esagerati. Sarebbe ugualmente imprudente non saper cogliere i segnali che si manifestano dal momento che la minaccia della 'ndrangheta sussiste, va fronteggiata e respinta per non correre il rischio che la penetrazione, seppur lentamente, avvenga e che le organizzazioni criminali riescano a trovare delle alleanze locali - e per questa ragione il Consiglio regionale ha istituito il 25 gennaio 2012 la commissione che ho avuto l'onore di presiedere - la Commissione non è stata istituita per svolgere indagini che, invece, spettano alla magistratura e alle forze dell'ordine che hanno riferito in merito alla Commissione stessa, ma per avviare un'attività conoscitiva sulla realtà valdostana con l'obiettivo di prevenire e contrastare ogni forma di infiltrazione della criminalità organizzata in Valle d'Aosta. Durante questi mesi di lavoro, è stata riconosciuta da più parti l'importanza dell'istituzione della Commissione, intesa come strumento che è andato ad aggiungersi e ad irrobustire quella maglia di misure già poste in essere per monitorare il territorio valdostano e verificare il livello di attenzione rispetto a questi fenomeni. La sua costituzione testimonia che le istituzioni - da una parte - hanno preso atto dell'importanza dell'insorgere di questi fenomeni e - dall'altra - hanno creato, al loro interno, un interlocutore che può sostenere e promuovere delle iniziative pubbliche. La Commissione ha lavorato seguendo due direzioni: attivare iniziative di contrasto alle infiltrazioni mafiose e alla criminalità organizzata nella pubblica amministrazione e nella società civile; sensibilizzare le persone a fare rete per diffondere i valori della legalità democratica, in contrasto alla cultura mafiosa. Nello specifico la Commissione, dopo aver analizzato le caratteristiche del fenomeno presente sul territorio, doveva proporre indirizzi e procedure amministrative e studiare forme di collaborazione tra istituzioni, forze dell'ordine, associazioni e ordini professionali di contrasto alla criminalità organizzata.

Un elemento che è emerso durante l'audizione di alcuni soggetti è rappresentato dal fatto che gli strumenti legislativi ci sono (la normativa antiriciclaggio è fra le più avanzate in Europa), sono validi e assicurano alla Valle d'Aosta una buona protezione. È stato anche riferito che è importante averne pochi ma che corazzino la struttura amministrativa della Regione, dal momento che troppe norme ingenerano la possibilità, per le organizzazioni malavitose, di inserirsi nei meandri della pubblica amministrazione. È stata altresì sottolineata la necessità di comprendere e analizzare correttamente i fatti per poi procedere all'applicazione, con molta ponderazione, della norma di legge. A detta delle forze dell'ordine, anche in Valle d'Aosta, il settore economico di maggiore interesse per la 'ndrangheta è quello dell'edilizia. Una delle tematiche sulle quali la Commissione si è maggiormente soffermata è stata quindi quella concernente gli appalti, da sempre settore dal quale le organizzazioni malavitose traggono immense ricchezze e dove il rischio di possibili infiltrazioni è sempre presente. A questo proposito, occorre ricordare che il 7 settembre 2012 è entrato in vigore il "Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia", varato con la legge 136/2010. In base a questa normativa, considerata di strategica importanza per i controlli degli appalti pubblici, i flussi finanziari di chi partecipa alle gare di appalto devono essere tracciabili, devono cioè essere effettuati solo tramite bonifico bancario o postale, e gli operatori economici coinvolti in appalti pubblici e i soggetti finanziari destinatari di finanziamenti pubblici sono tenuti ad utilizzare obbligatoriamente conti correnti dedicati. Particolare attenzione è stata rivolta all'Osservatorio dei contratti pubblici - sezione regionale dell'Osservatorio istituito presso l'Autorità sui contratti pubblici a livello nazionale - che è una banca dati che acquisisce le informazioni essenziali sui contratti pubblici posti in essere dalle stazioni appaltanti pubbliche regionali. Inizialmente nato come Osservatorio dei lavori pubblici e poi trasformato in Osservatorio dei contratti a seguito dell'entrata in vigore del Codice dei contratti vengono monitorati, quindi, anche i servizi e le forniture - riceve dalle stazioni appaltanti le comunicazioni principali rispetto ai contratti, a cominciare dall'aggiudicazione fino al collaudo, e la riserva all'Authority nazionale. La Commissione, dalle informazioni acquisite nel corso delle audizioni, ritiene che l'operatività di questo strumento possa essere migliorata dal momento che è emerso, ad esempio, che l'elaborazione dei dati da parte dell'Osservatorio non è sempre tempestiva visto che la trasmissione degli stessi da parte delle stazioni appaltanti non è sempre puntuale. Anche il notiziario periodicamente pubblicato dall'assessorato delle opere pubbliche, difesa del suolo ed edilizia residenziale pubblica - in cui sono raccolti i dati relativi alle procedure esperite e a quelle ultimate dall'Amministrazione regionale, dai Comuni, dalle Comunità montane e da altri enti - "sconta" questi ritardi e, conseguentemente, viene pubblicato con ritardo.

Per rendere maggiormente conoscibili le informazioni presenti nella banca dati si potrebbe anche ipotizzare di concederne l'accesso anche a particolari soggetti qualificati: dal punto di vista tecnico, infatti, è stato fatto presente che ciò non costituirebbe un problema. In sostanza, la Commissione ritiene l'osservatorio uno strumento importante nell'ottica della trasparenza degli atti amministrativi e che, in tale direzione, può essere migliorato nell'accesso, nella consultabilità e nel suo continuo aggiornamento. Nel corso delle audizioni è stata anche esplicitata, alla luce delle recenti modifiche del Codice degli appalti, l'opportunità di rivedere il capitolato speciale sotto il profilo organizzativo e del controllo, soprattutto per quanto attiene all'accesso al cantiere.

Un ulteriore elemento su cui la Commissione ha effettuato numerosi approfondimenti è stato quello concernente i subappalti: da più parti, infatti, è stato rilevato come quest'istituto rappresenti l'anello debole della catena, dal momento che tra amministrazione aggiudicatrice e subappaltatore non vi è un rapporto diretto. È stato però sottolineato che essendo numericamente ridotti in Valle i cantieri di particolare rilevanza, il contratto di subappalto riguarda spesso delle opere di entità relativamente modesta, quindi è presumibile che l'interesse di soggetti estranei possa essere per certi versi inferiore. Sempre nell'ambito della tematica degli appalti, è stato affrontato il discorso della stazione unica appaltante, operante in ambito regionale, e istituita dal DPCM del 2011, in attuazione della 136/2010, al fine di garantire trasparenza, regolarità ed economicità nella gestione degli appalti e dei contratti pubblici di lavori, forniture e servizi e prevenire le infiltrazioni di natura malavitosa. Questo strumento, infatti, dovrebbe rendere più celeri le procedure burocratiche, con un'azione più snella e tempestiva in grado di concretizzare una riduzione della spesa pubblica necessaria per gestire le stesse procedure dell'appalto, sia nell'ambito dell'Amministrazione regionale, sia nell'ambito degli enti locali e con un'uniformità di comportamento. Concentrando in un'unica struttura adempimenti che normalmente vengono curati da una pluralità di stazioni appaltanti si dovrebbe ottenere un'ottimizzazione delle risorse, con facilitazioni soprattutto per gli enti locali, molto spesso chiamati a confrontarsi con la complessità delle procedure di gara. Non si può non sottolineare però che questo nuovo percorso sulla trasparenza in materia di appalti potrebbe determinare difficoltà di rapporto tra queste strutture e le figure tecniche di riferimento, quali il responsabile unico dei procedimenti e il progettista. Per completezza giova ricordare che la delibera di Giunta 578 del marzo 2012, di ridefinizione delle strutture dell'Amministrazione regionale, ha individuato due strutture organizzative temporanee con l'obiettivo di sviluppare il progetto della stazione unica appaltante sia per i lavori sia per i servizi e le forniture. La Commissione auspica che venga data attuazione al più presto alla volontà espressa nella delibera sopra richiamata.

Un aspetto che la Commissione ha ritenuto opportuno evidenziare è quello relativo alla cultura della legalità, ambito nel quale la Regione ha già sviluppato delle politiche e delle iniziative specifiche sul territorio valdostano. Nel 2005, con la legge 11 è stato fissato tra gli obiettivi quello di realizzare e sostenere un'attività di comunicazione pubblica utile ai fini della sicurezza e della diffusione della cultura della legalità. Più recentemente, nel 2010 - ancora con la legge 11 in materia di politiche e iniziative regionali per la promozione della legalità e della sicurezza -, ha messo in campo delle iniziative rivolte alla realizzazione di misure concrete per la diffusione della cultura e della pratica della legalità, tra le quali va menzionata l'istituzione della Conferenza regionale sulla legalità e sulla sicurezza, quale sede di confronto e di valutazione delle politiche regionali in questa materia. Dall'incontro con alcune figure istituzionali è emerso il dato secondo cui la lotta contro questi fenomeni non è compito esclusivo dello Stato e delle Forze dell'ordine o della scuola ma deve essere un'azione comune. È stato anche detto che la cultura della legalità non è soltanto uno slogan, ma è qualche cosa di profondo che deve nascere da un atteggiamento di ciascun cittadino. La Commissione - convinta della necessità di continuare a promuovere e diffondere iniziative di sensibilizzazione e di formazione della cultura della legalità - ritiene quanto mai opportuno portare avanti specifiche azioni di tipo educativo e culturale con la finalità di implementare i progetti formativi rivolti a tutti i giovani in età scolare e di sensibilizzare e informare la comunità regionale.

Un'ulteriore indicazione concerne la necessità di formare i vari operatori (quali le guardie forestali e la polizia locale) che operano sul territorio per fornire loro una specifica preparazione ed una spiccata sensibilità al fine di individuare e contrastare quei fenomeni connessi con le attività illecite poste in essere dalle organizzazioni criminose. Quest'attività di formazione per il contrasto delle illegalità dovrebbe fornire le conoscenze più aggiornate sulle dinamiche, sui comportamenti e sugli strumenti che i gruppi criminali adottano per infiltrarsi nel sistema economico-finanziario e politico. Formazione che oggi è diventata anche disposizione con l'entrata in vigore della legge 190 del 2012 che prevede, all'interno del piano triennale di prevenzione, specifici interventi formativi rivolti ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni. La Commissione è stata poi messa a conoscenza della sottoscrizione, in diverse realtà regionali, dei cosiddetti protocolli di legalità. Si tratta di uno strumento che va a potenziare le azioni di contrasto del fenomeno delle infiltrazioni mafiose, attraverso l'assunzione di impegni precisi, sottoscritti da attori pubblici e privati, volti a rendere più efficace il sistema normativo antimafia, consentendo di estendere i controlli a forniture e prestazioni di servizi altrimenti escluse dalla predetta normativa. Anche la Regione Valle d'Aosta si è dotata di questo strumento; assume un particolare rilievo, ad esempio, il protocollo concluso, nel maggio 2011, tra la Regione Autonoma Valle d'Aosta e la Direzione Investigativa Antimafia-Centro Operativo di Torino e dedicato alle modalità per la fruizione dei dati informativi concernenti il ciclo di esecuzione dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Il fine dell'iniziativa è quello di assicurare la massima trasparenza e il pieno rispetto della legalità nei lavori di interesse pubblico generati sul territorio valdostano. Si segnala che il protocollo di legalità, sottoscritto nel maggio 2010 e rinnovato nel giugno del 2012, tra il Ministero degli interni e Confindustria - al fine di consolidare l'azione di prevenzione e di contrasto delle infiltrazioni criminali nel settore dei contratti di lavori, servizi e forniture, sia pubblici che privati - ha registrato l'adesione allo stesso da parte della Giunta di Confindustria della Valle d'Aosta nel 2011.

Giova infine ricordare che, nel novembre 2009, è stato sottoscritto un protocollo tra la Presidenza della Regione e l'ANAS (Compartimento della viabilità per la Valle d'Aosta), al fine di assicurare il pieno rispetto della legalità nel settore dei lavori della rete viaria di competenza dell'ANAS. Per rendere ancora più incisivo nella nostra regione il contrasto delle infiltrazioni mafiose nelle attività economiche, in particolare, questo strumento potrebbe trovare applicazione nel settore dell'edilizia. Il protocollo tra le parti sociali interessate (associazioni di categoria e organizzazioni sindacali) avrebbe lo scopo di combattere e contrastare eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata e le illegalità che si potrebbero nascondere all'interno degli appalti di lavori edili in ambito privato. Tra gli impegni da sottoscrivere potrebbero essere previsti, tra gli altri, il controllo delle maestranze all'opera e la comunicazione alle amministrazioni interessate della struttura societaria. In questa direzione sarebbe opportuno conoscere la casella giudiziaria di chi detiene la rappresentanza della società che effettua l'intervento edilizio, il deposito degli ultimi due bilanci annuali e le garanzie della tracciabilità di tutti i flussi finanziari.

C'è poi un aspetto - che è stato posto all'attenzione della Commissione sotto forma di proposta - e che riguarda l'istituzione di un tavolo permanente regionale in grado di dare continuità all'azione avviata dalla Commissione speciale e di coinvolgere tutti i soggetti che, a diverso titolo, possono essere interessati. Un organismo, quindi, che possa tenere alta l'attenzione sulle attività criminali e monitorare con continuità l'evolversi delle stesse informando adeguatamente l'opinione pubblica.

Nel corso di alcune audizioni è stato evidenziato come non esista un canale di dialogo con gli uffici competenti per segnalare le situazioni più rischiose ed è stata suggerita la costituzione di un tavolo comune per favorire uno scambio di informazioni tra i soggetti che operano sul territorio in modo tale da creare un collegamento istituzionale sul tema. Le forze dell'ordine hanno segnalato la necessità di prestare la massima attenzione a tutte quelle operazioni finanziarie ed economiche nel settore dell'accoglienza turistica ed in quello della ristorazione riconducibili, ad esempio, al possibile riciclaggio di denaro derivante da attività illecite. In questa direzione, un attento monitoraggio del turnover delle attività commerciali è stato indicato come uno strumento importante per comprendere il grado di infiltrazione malavitosa nel tessuto economico locale. A maggior ragione, in un tempo di crisi come quello che stiamo attraversando, particolare attenzione deve essere indirizzata ai fenomeni del riciclaggio e dell'usura che rischiano di rappresentare, in prospettiva, un elemento molto pericoloso per il corretto funzionamento e lo sviluppo del sistema economico locale. Inoltre è stato segnalato che, ad eccezione della sottoscrizione di protocolli e di accordi, non esistono occasioni di incontro tra il mondo bancario e gli altri soggetti che si occupano di questi fenomeni sul territorio.

La Commissione rappresenta, dunque, la necessità di mettere in campo uno strumento operativo che alzi il livello di guardia rispetto ai tentativi di contaminazione della criminalità organizzata. La proposta che viene avanzata è quindi quella di attivare un tavolo permanente regionale di confronto, istituito presso la Presidenza della Regione, che raccolga tutti i soggetti che, a diverso titolo, si occupano di contrasto alla criminalità organizzata, in modo da creare una rete a supporto del lavoro degli organismi preposti alla tutela dell'ordine pubblico, integrando le diverse informazioni per fare emergere possibili infiltrazioni di organizzazioni criminali nel tessuto economico locale e nella società valdostana.

Nel riaffermare che l'operato quotidiano degli amministratori pubblici si deve conformare al rispetto dei dettami costituzionali della diligenza, lealtà, onestà, correttezza e imparzialità e considerato che in questo periodo storico il rapporto tra politica e corruzione è purtroppo tornato ad essere un tema centrale nella vita del Paese, ci permettiamo infine di suggerire alle forze politiche di adoperarsi per rafforzare ancora di più la trasparenza e la legalità nella pubblica amministrazione, in linea con i dettami del Codice etico".

A conclusione di questo breve, ma intenso e arricchente percorso a capo della commissione speciale colgo l'occasione per ringraziare di cuore tutti coloro che hanno contribuito a svolgere e a qualificare il compito che ci era stato affidato: in primis tutti i soggetti istituzionali e non che abbiamo avuto il piacere di incontrare per la loro disponibilità e per le informazioni che hanno messo a disposizione della commissione stessa; i Dirigenti del Consiglio Grieco e Gentile, il Segretario della Commissione, Pollano, per il lavoro svolto con puntualità, abnegazione e grande professionalità; tutti i Commissari che hanno lavorato con me e che hanno contribuito con spunti, suggerimenti, idee e proposte alla redazione di questa relazione; infine, naturalmente ringrazio anche voi cari colleghi per avermi ascoltato.

Presidente - Grazie. Dichiaro aperta la discussione, c'è qualche altro collega che intende prendere la parola? Ha chiesto la parola il collega Bertin, ne ha facoltà.

Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.

Volevo sottolineare che, in occasione della conclusione dei lavori della commissione, avremmo voluto che una parte...un documento presentato dal nostro gruppo fosse inserito nella relazione, purtroppo non si è voluto farlo. È stata, secondo me, un'occasione persa di fornire un approccio diverso a questa problematica che il nostro gruppo segue da diverso tempo, da inizio legislatura: questa è una delle ragioni per le quali non abbiamo votato la relazione appena letta dal collega Empereur.

Le infiltrazioni mafiose nelle regioni del nord Italia rappresentano ormai da tempo un fenomeno rilevante e in grado di condizionare negativamente lo sviluppo economico e sociale dei territori interessati, con capacità di influenzare anche la politica e le istituzioni, come si è potuto constatare dai recenti fatti riguardanti la Regione Lombardia e dalle numerose inchieste nel vicino Piemonte. Vicende che hanno visto l'arresto in Lombardia di un Assessore regionale accusato di aver comprato voti dalla 'ndrangheta e recentemente disporre dalla Procura di Torino, nell'ambito dell'operazione denominata "colpo di coda", l'arresto di 22 persone appartenenti alla 'ndrangheta, accusate tra le altre cose di aver determinato l'esito complessivo delle elezioni amministrative e comunali svoltesi a Chivasso nel 2011.

Secondo alcuni magistrati, nelle regioni settentrionali la criminalità organizzata calabrese controlla circa il 5 percento del consenso. È del tutto evidente che la politica non può far finta di niente: bisogna in tutti i modi contrastare le infiltrazioni nel processo democratico. Ogni meccanismo che permette il controllo del voto deve essere eliminato, immagino ad esempio le preferenze multiple, ma non solo: ogni possibilità di controllo del voto favorisce l'infiltrazione delle organizzazioni criminali nel processo democratico, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili.

La Valle d'Aosta, purtroppo, non può considerarsi estranea a queste degenerazioni. Seppure senza l'aggravante dell'articolo 416 ter, vale a dire l'aggravante di tipo mafioso, in passato abbiamo assistito a gravi degenerazioni del processo elettorale: mi riferisco incidentalmente all'accusa al Presidente della Regione...di voto di scambio nelle elezioni regionali del maggio del 1993, conclusesi prima con la condanna e in seguito con l'assoluzione in appello; fenomeni che vanno ricordati e che devono far riflettere. Nel tempo, anche la Valle d'Aosta è stata interessata e ha vissuto un crescendo di episodi preoccupanti ricollegabili alla presenza di organizzazioni criminali di stampo mafioso: nello specifico quasi esclusivamente della 'ndrangheta calabrese. Sono diversi i fatti riconducibili all'organizzazione calabrese che hanno visto la Valle d'Aosta come teatro di azioni criminali, tra le più eclatanti le vicende legate alle sanguinose faide dell'Aspromonte, che all'inizio degli anni '90 ad Issogne e a Pont-Saint-Martin videro l'esecuzione di due 'ndranghetisti: nel giugno del 1990 ad Issogne venne ucciso a colpi di pistola Giuseppe Mirabelli esponente di primo piano dell'omonimo clan; nel giugno del 1991 un commando di killer uccise Gaetano Neri a Pont-Saint-Martin, un commando nel quale era presente anche Salvatore Belfiore, esponente di primo piano, capo anche dell'omonima cosca operante a Torino e condannato anche per l'uccisione del Procuratore Caccia, che avvenne nel 1983. Le investigazioni conseguenti all'omicidio Neri di Pont-Saint-Martin misero in evidenza taluni terminali pericolosi delle cosche di Taurianova in Valle d'Aosta. Nell'estate del 2009 inoltre abbiamo assistito all'arresto di importanti trafficanti internazionali di droga affiliati all'organizzazione e residenti nei comuni dell'hinterland di Aosta: trafficanti del clan Nirta, una delle più pericolose cosche della 'ndrangheta.

In ultimo l'inchiesta denominata "Tempus Venit", che ha messo in luce un interessamento diretto delle 'ndrine calabresi nei confronti di parte del settore edile valdostano. Questa inchiesta incomincia con due incendi, di cui uno solo minacciato. L'indagine valdostana "Tempus Venit" condotta dalla Procura di Aosta e dalla DIA si è conclusa e verso la fine del mese si attende la sentenza di primo grado. La prima tranche di indagini si è conclusa con i provvedimenti del PM, con l'arresto di quattro esponenti e, in sede di dibattimento, sono stati richiesti per gli imputati, che hanno scelto il rito abbreviato, che consenterà loro la riduzione di 1/3 della pena, circa 32 anni di carcere: 6 anni per Facchineri, 4 anni per Chemi, 6 per Raffa, 6 anni per Raso...tutti accomunati dall'accusa di tentata estorsione aggravata con il metodo mafioso. Quanto ai fratelli Tropiano, titolari dell'impresa Edilsud, che sta realizzando i parcheggi dell'ospedale nell'area ex Residence Mont Blanc, le richieste nei loro confronti sono state di 3 anni di reclusione. Secondo i PM, che hanno loro contestato il reato di favoreggiamento esterno di stampo mafioso, una volta vittime dell'estorsione, anziché denunciare le medesime alle forze dell'ordine, avevano tentato, tramite esponenti della 'ndrangheta, di avviare una mediazione con gli estorsori. Sarebbe la prima sentenza ad applicare il 416 ter, ossia l'aggravante del vincolo associativo di stampo mafioso ad elementi operanti sul territorio valdostano. È questo un episodio che segna una svolta nel rapporto tra la Valle d'Aosta e la 'ndrangheta, un episodio che evidenzia anche una conoscenza approfondita dell'economia locale legata alle costruzioni e un salto di qualità nella presenza della 'ndrangheta nella nostra regione. Un evento estorsivo che per il Senatore Pisanu, Presidente della Commissione parlamentare antimafia, dimostra "come la penetrazione delle pratiche mafiose sia lenta ma implacabile...infatti, i tentativi di penetrazione non sono mai clamorosi, ma silenti e graduali e che se è possibile, si evita di far rumore". Un fatto delittuoso che, sempre secondo il sopracitato Presidente, deve considerarsi un segnale: un segnale inquietante relativamente alla capacità della 'ndrangheta di infiltrare l'economia e la società valdostana. L'istituzione della Commissione consiliare speciale per l'esame del fenomeno mafioso in Valle d'Aosta ha rappresentato un importante momento per una presa di coscienza da parte della società civile e delle istituzioni valdostane riguardo alla presenza di queste inquietanti manifestazioni criminali. Purtroppo la commissione in questione non si è dotata o, meglio, non si è voluta dotare, diversamente da tutte le altre commissioni presenti in altre realtà, degli strumenti necessari ad interpretare e comprendere un fenomeno estremamente complesso come quello delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, scelta che inevitabilmente ha compromesso l'efficacia della commissione. I lavori della commissione speciale hanno fatto emergere un quadro preoccupante relativamente all'esistenza della 'ndrangheta sul nostro territorio. È stata confermata in Valle d'Aosta la presenza di importanti famiglie della 'ndrangheta collegate con i territori di origine: una presenza significativa che, a seconda degli interlocutori, vede la 'ndrangheta più o meno strutturata sul territorio; un'organizzazione criminale che può considerarsi relativamente in sonno sul piano strettamente criminale, ma fatalmente molto attiva in ambito economico.

Il settore economico di maggiore interesse dell'organizzazione anche in Valle è quello edilizio. Come confermato dalle forze dell'ordine, nel settore dell'edilizia, che è il settore principe, operano prevalentemente con delle società fatte quasi esclusivamente a volte di malavitosi. Un altro campo di azione è quello dell'accoglienza turistica, dove, sempre secondo le forze dell'ordine, sono presenti sia nel campo della ristorazione - molti di questi soggetti hanno ristoranti, piccoli bar, attività di questo genere - che in misura minore in quello alberghiero: clamoroso il caso della Valtur, che vede coinvolto anche il villaggio vacanze di Pila. È iniziato il 20 aprile dell'anno scorso a Palermo, ed è ancora in corso, il processo in cui è stato chiesto il sequestro di beni per 5 miliardi di Carmelo Pattì: Mister Valtur. Per gli inquirenti Patti o Pattì non sarebbe altro che il prestanome di Messina Denaro, per conto del quale ha effettuato investimenti miliardari fin dagli anni '80, anche questa è una presenza sul territorio della nostra regione.

Un ulteriore settore che vede certamente implicata la nostra Regione è quello legato ad operazioni finanziarie ed economiche riconducibili al riciclaggio di denaro derivante da attività illecite. Attualmente una delle principali preoccupazioni delle organizzazioni mafiose è dettata dalla necessità di immettere ingenti quantità di denaro sporco, risultato di azioni illegali, nell'economia legale. Questo transito generalmente avviene per il tramite di operatori economici e liberi professionisti estranei alle organizzazioni malavitose: i cosiddetti "colletti bianchi", "che sono la vera emergenza di questo momento" sottolineava il professor Ciconte nel corso di un'audizione della commissione. Queste figure di mezzo - chiamate così dal professore: "uomini cerniera" - collegano due mondi e consentono, in modo più o meno consapevole, di investire e riciclare il denaro sporco delle mafie. Un attento monitoraggio del turnover delle attività commerciali è stato indicato come uno strumento importante per comprendere il grado di infiltrazione malavitosa nel tessuto economico locale. Il comandante della finanza sottolineava inoltre che, in virtù proprio della potenzialità della Valle d'Aosta in un momento di crisi come questo, questa regione diventa ulteriormente appetibile, nel senso che le attività tipiche come l'usura, soprattutto in un momento di scarsa liquidità e del restringimento del credito, possono favorire il fatto che soggetti proprietari di aziende che sono in crisi di liquidità, aziende cioè sostanzialmente solide in crisi di liquidità, possano rivolgersi a questo tipo di mercato, con conseguenze ben immaginabili. Il riciclaggio e l'usura, in particolare ad opera delle organizzazioni mafiose, rischiano di rappresentare in prospettiva un elemento pericoloso, molto pericoloso per il corretto funzionamento e lo sviluppo del sistema economico locale. Se consideriamo inoltre il Casinò di Saint-Vincent, che inevitabilmente esercita una certa attrazione per i capitali di dubbia provenienza, il rischio di questo genere aumenta in modo esponenziale. La posizione geografica stessa della Valle d'Aosta collegata alla presenza della 'ndrangheta favoriscono il transito di denaro sporco: un esempio recente è la notizia che la Procura di Torino ha ottenuto il sequestro preventivo di circa 1 milione di euro frutto di proventi di attività illecite riconducibili secondo l'accusa ad alcuni componenti della famiglia Nirta di origine calabrese, ma insidiata da tempo in Valle, che era da anni custodito in Svizzera. È di questi giorni inoltre un maxi sequestro, disposto dal Tribunale, di immobili e terreni situati a Quart, Charvensod, Aosta, oltre che a Bovalino a Reggio Calabria, conti correnti, buoni postali, riconducibili anche questi al clan sopraindicato: un altro segnale che indica il radicamento delle cosche nella regione.

Un elemento che è emerso dalle audizioni è la poca consapevolezza, o sottovalutazione da parte di alcuni settori economici locali delle implicazioni legate alle attività e alla presenza in campo economico dei sopraindicati fenomeni. Come appare sempre più chiaro, la 'ndrangheta si sta radicando anche nei territori non originari in ragione dell'ormai stanzialità e sta avendo una rapida evoluzione che necessita, per essere compresa e contrastata, di un monitoraggio continuo. La continuità in effetti sembra essere un elemento indispensabile in questa particolare attività. Da questo punto di vista, si è resa evidente ed è stata sollecitata da più parti la necessità di dare continuità all'azione avviata dalla commissione speciale con la costituzione di un Osservatorio permanente sulla criminalità organizzata, in grado di coinvolgere tutti i soggetti che a diverso titolo possano essere interessati. Come ben precisato dal professor Ciconte, la Regione o promuove un tavolo permanente nel quale fare incontrare non più solo i soggetti politici, ma professionisti, rappresentanti di categorie, referenti di associazioni che si occupano di lotta contro la mafia con magistrati che operano nel territorio o nelle commissioni antimafia rigorosamente in maniera protetta e a porte chiuse, al fine di garantire alle persone che intendono essere da supporto alla lotta contro la criminalità ampie garanzie di sicurezza...tanto più che, nel corso di alcune audizioni, è stato evidenziato come non esista un canale di dialogo per segnalare situazioni rischiose e favorire lo scambio di informazioni tra i soggetti che operano sul territorio e gli organi competenti: un organismo che possa tenere alta l'attenzione su queste pericolose manifestazioni criminali e monitorare con continuità l'evolversi delle stesse, informando adeguatamente l'opinione pubblica.

Un altro aspetto non trascurabile nel contrasto alla mafia è l'informazione: un'attività che dev'essere sostenuta come tutte le iniziative di sensibilizzazione e di formazione della cultura della legalità. La trasparenza è un altro aspetto fondamentale per la prevenzione e il contrasto al diffondersi dei fenomeni mafiosi: una trasparenza che deve andare in tutte le direzioni. L'Osservatorio dei contratti pubblici, sezione regionale dell'osservatorio...istituito presso l'Autorità sui contratti pubblici a livello nazionale...una banca dati che acquisisce le informazioni essenziali sui contratti pubblici posti in essere dalle varie stazioni appaltanti pubbliche regionali, ha evidenziato molti ritardi negli aggiornamenti e un'accessibilità estremamente limitata, in sostanza ai soli addetti ai lavori. Uno strumento certamente importante, che però va rivisto e trasformato in una piattaforma accessibile a tutti, facilmente comprensibile e consultabile, nonché aggiornato con continuità. Il professor Ciconte, relativamente alla necessità di trasparenza in questo campo, ricordava che, quanto al monitoraggio dei subappalti, il sistema è quello della trasparenza, cioè rendere trasparenti i nomi e i cognomi di chi vince gli appalti e i subappalti, a Reggio Emilia hanno messo on line tutti gli appalti, anche del valore di 100 euro. Un altro strumento che va sviluppato, come fatto in altre realtà, sono i protocolli di legalità, che costituiscono degli utili attrezzi per contrastare il fenomeno dell'infiltrazione mafiosa nelle attività economiche.

In Valle d'Aosta oggi non è più possibile eludere il problema della presenza delle infiltrazioni mafiose, non è più evitabile e deve essere riconosciuto e contrastato in primis dalle istituzioni. È urgente, come detto più volte, che la politica e la società civile prendano coscienza della gravità della situazione. La 'ndrangheta ha un fortissimo potere di radicamento e, ancora più delle altre organizzazioni criminali mafiose, ha una grande capacità di infiltrare la società e di trovare interlocutori anche nella politica, come emerge dalle inchieste nel Nord Italia, la 'ndrangheta in Valle d'Aosta è anche una questione politica dunque. Bisogna guardare in faccia la realtà: al primo posto tra le emergenze della Valle dobbiamo sempre ricordarci di tenere la questione della legalità. Pur senza allarmismi esagerati, sarebbe tuttavia pericoloso ed irresponsabile non cogliere tutti i segnali inquietanti che si sono manifestati e che fanno considerare la 'ndrangheta una seria minaccia per il futuro della Valle d'Aosta, una minaccia che va fronteggiata e respinta in modo energico prima che sia troppo tardi.

Si dà atto che dalle ore 16,50 riassume la presidenza il Presidente Emily Rini.

Président - Merci.

Ci sono altri che intendono prendere la parola? Non ci sono altre richieste di intervento? La parola al collega Gianni Rigo.

Rigo (PD) - Grazie Presidente.

Voglio subito dire, per tranquillizzare i colleghi, che non sarò breve, perché le audizioni e la documentazione acquisita mi hanno portato a fare delle considerazioni, che voglio trasmettere al Consiglio regionale anche come testimonianza di un lavoro fatto con impegno. Il rapporto tra politica e malaffare è tornato ad essere un tema centrale della vita del Paese. La penetrazione della criminalità organizzata e mafiosa ha ormai superato il livello di allarme. A passare in rassegna le cronache degli ultimi anni, ci si accorge immediatamente della crescita senza interruzioni di questo fenomeno: crimini, indagini, processi. Tante, troppe volte le mafie hanno conquistato la prima pagina dei giornali italiani. Oggi 1/3 del PIL è fatto di economia sommersa. In Italia i profitti criminali di tutte le illegalità ammontano a 180 miliardi di euro l'anno, a cui si aggiungono tra i 50 e i 60 miliardi provenienti dalla corruzione e 120 miliardi per l'evasione fiscale, di cui 40 miliardi di evasione IVA: questi sono dati della Procura nazionale antimafia. Non avremmo bisogno di nessuna manovra economica per risolvere i nostri guai se si affrontassero seriamente questi problemi e quindi forse anche i tagli alla nostra Regione, ricordati questa mattina dal collega Salzone. Cifre imponenti che spariscono dal bene comune per finire, attraverso la corruzione e gli illeciti, nel profitto individuale. Un'inaccettabile tassa, mal contata, di oltre 5.000 euro a cittadino, che viene imposta ogni anno sullo sviluppo sociale, culturale ed economico dell'Italia. Come impedire tutto questo? Permettetemi, prima di affrontare la relazione conclusiva della commissione, di suggerire - è un suggerimento che voglio aggiungere a quelli contenuti nel documento - alle forze politiche e ai movimenti che in questi giorni si stanno organizzando in vista delle imminenti elezioni politiche, di inserire nei programmi elettorali il tema della legalità. Nella prossima legislatura, infatti, il futuro Governo dovrà prendere atto della crescita della sensibilità dei cittadini, al nord come al sud, sul tema delle varie criminalità organizzate. Non sarà eludibile una politica complessiva, non più dettata dall'emergenza criminosa, della sicurezza dei cittadini, della libertà di impresa e di mercato che riconsideri l'incidenza nel tessuto democratico del Paese di poteri occulti e criminali sempre più forti e transnazionali. L'accresciuto ruolo finanziario delle mafie non è solo una mera espressione criminale, esso coinvolge l'intero sistema economico, sociale e la compatibilità etica e democratica della classe dirigente, politica ed amministrativa. Non è sufficiente invocare misure contro la corruzione se non si colpisce quella parte della classe dirigente pronta ad utilizzarla per mantenere il potere. Quanti sacrifici si sarebbero potuti risparmiare ai ceti deboli, ai ceti medi e produttivi se si fosse recuperato, anche solo in parte, il cosiddetto "fatturato del sommerso", dell'evasione fiscale e delle mafie? Quanti capitali illeciti, invece, sono stati legalizzati con gli scudi fiscali? Tra le priorità va inserita, dunque, una legislazione coerente per spezzare ogni rapporto tra mafia, politica e affari: corruzione, anche tra privati, confisca dei beni ai corrotti, riciclaggio, falso in bilancio, trasparenza di ogni procedimento amministrativo, tracciabilità dei capitali, esclusione delle imprese sospette dagli appalti pubblici sono alcuni dei temi. Temi, alcuni di questi almeno, oggetto dei lavori della commissione consiliare speciale; temi, come quello della gestione dei beni confiscati che ieri hanno interessato indirettamente la nostra regione ma domani, forse se la magistratura deciderà in questo senso, il tesoretto del clan Nirta, potrebbe essere di nostra diretta competenza. L'impegno antimafia passa anche da qui. Il riuso sociale dei beni confiscati ha un alto valore etico, ma anche un costo economico, e i colleghi della V Commissione consiliare lo hanno potuto vedere direttamente nel recente sopralluogo alla Cascina Caccia. Costo economico che non può gravare solo sulle spalle dei gestori sociali. Far uscire un'azienda dal mercato illegale, dal sommerso, dal lavoro nero ha un costo che va affrontato con il concorso del sistema bancario e del pubblico, ma anche lo Stato deve fare la sua parte. Nello specifico caso della Cascina Caccia la Regione Valle d'Aosta non può da sola sostenere quella iniziativa imprenditoriale e culturale, lo Stato e il sistema finanziario non possono stare a guardare. L'azione di un Governo nuovo, di svolta e di crescita del Paese sarà misurata anche da questo; anche dalla legalità diffusa. E la Valle d'Aosta deve interpretare ed esprimere questa volontà. La nostra stessa autonomia può essere difesa e valorizzata dalla battaglia alle mafie perché la presenza dei capitali mafiosi, a maggior ragione in un momento di crisi come quello attuale, è un elemento devastante per ogni prospettiva di rilancio del sistema democratico e del sistema delle autonomie.

Difesa intransigente del principio di legalità e in questa direzione si devono leggere i suggerimenti venuti dai lavori della commissione speciale, perché la lotta alle mafie è una battaglia che è sempre più sociale, economica e politica, oltre che criminale. La mafia, come sapete, è un fenomeno a lungo sottovalutato, che ha radici forti e tradizionali nelle terre del Meridione, dove mantiene un maniacale controllo del territorio. Ma è un fenomeno nazionale ed internazionale di livello vastissimo. È, senza ironia, la più potente ed affidabile multinazionale che possediamo: una holding economico-criminale alla quale si appoggiano le criminalità organizzate di tutto il mondo per i traffici illeciti a livello globale. Il traffico di droga, per esempio, di cui abbiamo ancora letto in questi giorni, traffico curato dalla diramazione valdostana della cosca calabrese dei Nirta, coinvolta nella faida di San Luca nella Locride. La cocaina, proveniente dalla Colombia, arrivava in Italia tramite la Spagna e l'Olanda. Famiglia Nirta che, secondo un rapporto, era operativa sin dai primi anni '90. "In quel periodo - si legge - era emersa un'ipotesi di corruzione elettorale per avere alcuni esponenti politici versato denaro o offerto altre utilità a personaggi calabresi che a livello locale erano i rappresentanti della comunità calabrese presente in Valle d'Aosta, in cambio di favori elettorali nelle elezioni amministrative". La mafia, dicevo, è una multinazionale che offre servizi del crimine su scala planetaria a chi ne fa richiesta, ma un cancro per lo sviluppo economico, culturale e morale dell'Italia tutta, perché, per dirla con Pasolini, "non possono esserci né progresso, né sviluppo se c'è criminalità".

Una moderna democrazia dunque passa anche dalla lotta alle mafie a livello locale, nazionale ed internazionale. E questa è stata la volontà espressa nella risoluzione, approvata all'unanimità dal Consiglio regionale il 25 gennaio 2012 con la costituzione di una Commissione consiliare speciale per l'esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta. Due principalmente gli obiettivi: individuare i settori maggiormente esposti al rischio di penetrazioni mafiose in Valle d'Aosta; studiare e proporre pratiche amministrative ed interventi normativi che rafforzino significativamente il presidio nei confronti di tali fenomeni malavitosi. La commissione ha saputo rispondere a quelle indicazioni, a quegli auspici? Rispetto al primo obiettivo le più di 20 audizioni effettuate, raccolte nei verbali in oltre 200 pagine, verbali approvati all'unanimità, la documentazione e le osservazioni venute dall'esterno hanno fornito un quadro che, a mio parere, il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, Senatore Giuseppe Pisanu, ha saputo efficacemente rappresentare in occasione dell'incontro con la nostra commissione, contributo ben sintetizzato nella relazione a disposizione dei consiglieri. Ovviamente il Presidente Pisanu non ha seguito i nostri lavori, ma, da tempo, la commissione parlamentare sta monitorando tutte le regioni italiane e quindi conosce molto bene anche la realtà valdostana. In Valle non sono stati rilevati sintomi di radicamento di organizzazioni criminali e non si può dire che vi sia una presenza strutturata. "Dalle indagini, anche recenti, non si riscontra l'esistenza di sodalizi di tipo mafioso stabilmente costituiti e operanti sul territorio", così scrive la Direzione Investigativa Antimafia in un documento inviato alla commissione consiliare speciale il 31 luglio 2012. Ciò non vuol dire che personaggi connessi alla 'ndrangheta, magari per legami anche di parentela con le famiglie di alcune cosche, non siano presenti nella nostra regione, personaggi peraltro noti alle forze dell'ordine. Risulta però evidente l'influenza di grandi famiglie della 'ndrangheta, che si è manifestata nel corso degli anni con episodi di riciclaggio di denaro, di traffico di stupefacenti e di estorsioni. Nel passato alcune conversazioni intercettate nel corso di indagini, che non hanno dato esiti significativi, accennerebbero alla presenza nella nostra regione di un "locale", non autonomo, ma propagazione o mera articolazione di quelli calabresi costituiti da famiglie i cui nomi sono anche apparsi sui giornali. Sono stati individuati rapporti effettivamente sussistenti tra soggetti dimoranti in Valle ed altri operanti in Calabria, ma non sono stati rilevati episodi specifici e probatori che consentissero di ipotizzare l'effettiva esistenza del "locale". Dalle audizioni e dalle indagini parlamentari è risultato evidente che sono state registrate presenze di calabresi collegati con 'ndrine della 'ndrangheta, ma, come anche sottolineato nelle audizioni, la Direzione investigativa antimafia di Torino ha scritto che "appare significativo il dato secondo cui nessuno dei numerosi collaboratori di giustizia che hanno contribuito alle importanti operazioni di polizia giudiziaria ("Crimine", DDA di Reggio Calabria; "Minotauro", DDA di Torino e "Infinito", DDA di Milano) abbia reso dichiarazioni in merito ad interessi economici e/o imprenditoriali della 'ndrangheta in Valle d'Aosta".

Dalla lettura dei verbali della Commissione parlamentare, ho colto - ma è solo una sensazione che, tra l'altro, ho manifestato al Presidente Pisanu - il concreto rischio di una sottovalutazione concettuale, prima ancora che operativa, di alcuni fenomeni accaduti e presenti. In una nota degli atti parlamentari infatti si può leggere che "non può farsi a meno di porre in evidenza, anche in questo caso, l'approccio riduttivo che viene offerto al fenomeno oggetto di indagini" - si trattava in questo caso del settore dei "cambisti" - addirittura, a fronte di una richiesta di analisi ragionata circa la platea dei soggetti verso i quali si dirigono le attenzioni investigative e conoscitive in materia di riciclaggio, si è ottenuto poco più che un rinvio ad un mero elenco". Certo, leggere decine e decine di pagine di atti parlamentari, pagine a volte oscure per uno come me che non dispone di particolari conoscenze e competenze in merito, non è stato semplice e forse non sono riuscito a cogliere quelle sfumature necessarie a comprendere le diverse vicende e realtà. Voglio però leggervi un piccolo pezzo di un recente resoconto stenografico di una missione a Torino della commissione parlamentare, 25 luglio 2011. Si tratta dell'audizione del Procuratore Caselli e del Procuratore Ausiello. Ad un certo punto un deputato, intervenendo, chiede: "mi riallaccio infine all'ultima domanda posta in merito alla presenza della 'ndrangheta ad Aosta. I rapporti della 'ndrangheta esistenti verso la Lombardia e verso la Liguria sono abbastanza noti, continua però a non emergere la presenza della 'ndrangheta in Valle d'Aosta. Eppure, in quella regione c'è un Casinò, dove mi sembra che non possa essere esente l'attività di riciclaggio della 'ndrangheta, tenendo presente che anche in Valle d'Aosta c'è un folto nucleo di presenze calabresi,. Vorrei capire, pertanto, perché tale presenza non emerge". La risposta, o meglio, le non risposte sono, a mio parere, non chiare e dirette. Io ho capito poco, ma non credo di essere l'unico, perché, più avanti, nel corso delle audizioni il Presidente Pisanu, intervenendo, richiede espressamente: "Dottor Ausiello, la preoccupazione manifestata dai colleghi era volta a chiedere come mai in Valle d'Aosta, dove c'è un Casinò, luogo ideale di riciclaggio, non si riesce a rilevare una corrispondente presenza criminale?". La lunga ed articolata risposta del Procuratore è stata di difficile comprensione anche perché sono state avanzate ragioni di ordine investigativo e questioni procedurali relative alle attività di indagine che non sono riuscito a comprendere fino in fondo. Una valutazione però si ripete nei diversi documenti e atti: il fatto che sulla presenza della 'ndrangheta nella nostra regione non vi è certezza, non risultano né sedenti, né operanti associazioni di tipo mafioso o similari. Non possiamo avere certezza perché finora i collaboratori di giustizia, non avendo ancora segnalato particolari legami ed interessi economici, non hanno dato la vera chiave di lettura degli avvenimenti valdostani. Tutto ciò detto, il Presidente Pisanu, nell'incontro con la commissione consiliare speciale, ha usato un'espressione forte, sono parole sue: "sarebbe da irresponsabili non cogliere...", queste invece sono parole mie: i segnali inquietanti che si sono registrati in questi anni. Ecco perché il Presidente Pisanu ha ritenuto opportuna la decisione di istituire la commissione consiliare speciale: perché va respinto ogni tentativo di infiltrazione e va sviluppata la cultura della legalità.

Ci tengo a sottolineare che le audizioni e gli atti parlamentari fotografano invece una società valdostana, un ambiente locale, così ha detto il Presidente Pisanu, per sua natura culturalmente ostile alle organizzazioni criminali. In questo senso un passo di un resoconto stenografico della commissione parlamentare è per me particolarmente significativo (21 giugno 2011). Un sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia rispondendo ad un senatore a proposito dell'indagine "Minotauro" dice: "non posso fornirle dettagli, ma le posso dire che un'indagine in corso riguarda infiltrazioni in Valle d'Aosta. Ricordo che già qualche anno fa, nel corso di una seduta della commissione parlamentare antimafia, fu chiesto - allora era il Dottor Laudi il responsabile ed io ero presente - per quale motivo non esistevano indagini sulla 'ndrangheta in Valle d'Aosta nonostante la presenza di molti calabresi e di loro imprese. Il Dottor Laudi riportò lo stralcio di una conversazione telefonica, che noi citiamo spesso anche per dare il giusto segno delle differenze esistenti nei comportamenti a livello locale e che servono a mirare poi il tipo di intervento. Mi riferisco - continua sempre il Sostituto Procuratore - all'intercettazione di una conversazione telefonica tra un 'ndranghetista che si trovava in Calabria e uno che era invece in Valle d'Aosta: in particolare, il referente calabrese si lamentava con l'altro per il fatto che in Valle d'Aosta non aveva combinato niente e non aveva mandato i soldi. L'ndranghetista della Valle rispondeva che in quelle zone la gente era strana perché, di fronte alle minacce, quelli andavano a fare le denunce. Questo per dire - continua il Sostituto Procuratore - che la gente che abita nei territori di montagna, gli autoctoni della Valle, sono diversi anche dai Piemontesi. Ci sono comunque - continua il Sostituto Procuratore - anche lì - si riferisce alla Valle d'Aosta - indagini in corso e si registrano alcuni dei fenomeni, anche se non credo che, alla resa dei conti, risulteranno così ingenti e la penetrazione così diffusa come nelle zone padane e di pianura del Piemonte".

In conclusione, io credo che i verbali delle audizioni, la documentazione raccolta rappresentano in modo sufficiente la realtà valdostana per come emerge dai dati di fatto e dalle valutazioni sentite e per questo, a mio parere, il lavoro della commissione consiliare speciale ha dato risposta al primo obiettivo: la conoscenza. Nei verbali non ci sono notizie coperte da segreto istruttorio e, quindi, come i resoconti parlamentari, sono "liberi" dunque possono essere resi pubblici. Non ci sono neppure rivelazioni particolari o scandalistiche e, una volta ottenute le autorizzazioni dei rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni audite, che voglio ringraziare pubblicamente per la loro attiva partecipazione, si potrebbe raccogliere tutta la documentazione in un volumetto, o pubblicazione ufficiale dei lavori della commissione, e da inserire nel sito della Regione stessa. Questa richiesta, lo so, è già stata avanzata dal gruppo ALPE in una risoluzione respinta a maggioranza del 21 giugno 2012; allora il gruppo PD votò a favore e per questo mi permetto di riproporre al Consiglio regionale, e in particolare a lei Presidente Rini e al Presidente Empereur, la richiesta di rendere pubblici gli atti della commissione consiliare speciale e la documentazione prodotta.

Come già detto, il secondo obiettivo era quello di proporre pratiche amministrative ed interventi capaci di rafforzare l'attenzione e il presidio contro i fenomeni malavitosi e criminali. La discussione consiliare di allora aveva sottolineato questo aspetto come particolare. Ricordo gli interventi dei Consiglieri Louvin, Salzone, Lattanzi e Donzel. La relazione contiene, così sono stati chiamati, suggerimenti che oggi sono a disposizione del Governo e delle forze politiche. In Valle d'Aosta si stanno riproducendo alcuni dei fenomeni tipici dell'insediamento mafioso. Non potendo controllare il territorio attraverso la forza dell'intimidazione, stanno cercando di agire su singoli decisivi settori: l'amministrazione pubblica e l'impresa, nell'edilizia in particolare, ma non solo. È necessario quindi reagire a questa situazione poiché il tessuto valdostano è ancora sostanzialmente estraneo a logiche omertose e conniventi. I valdostani - e con ciò io intendo tutti i valdostani: tutti, di nascita e di adozione, che qui vivono e lavorano onestamente - sono ancora molto distanti da questo clima; laddove non combattono apertamente le mafie, ciò avviene perché il fenomeno non viene ancora avvertito come problema, assai più che per paura e omertà.

Altro importante anticorpo contro l'aggravarsi della situazione è dato da una solida rete associativa e dalle iniziative promosse dalla Regione anche attraverso la legge regionale n. 21 del 2010 riguardante: "Politiche ed iniziative per la promozione della legalità e della sicurezza". Voglio ancora sottolineare il lavoro intelligente, scrupoloso, quotidiano delle forze dell'ordine, che in questi anni hanno saputo presidiare il territorio con efficacia e ricercando sempre la collaborazione delle istituzioni, della società civile e della popolazione. Di fronte a questo scenario il compito delle istituzioni è innanzitutto quello di non ridimensionare il fenomeno, di non sottovalutarlo, come ci hanno detto tutti i nostri interlocutori. Più le attività mafiose sono esposte ai riflettori della cronaca e all'attenzione delle istituzioni, maggiore e più rapida è la maturazione degli anticorpi sociali e culturali, complementari all'azione repressiva, che, da sola, non può sconfiggere le mafie. Non possiamo permetterci di ripercorrere gli errori commessi in passato, in altre parti del Paese, nelle quali la mafia è stata a lungo negata e ha potuto così prosperare e crescere arrivando poi a minacciare ed attaccare direttamente.

Il documento oggi all'attenzione dei colleghi indica, sollecita ad agire sui fronti delle politiche culturali e degli interventi normativi, ed io desidero spendere alcune parole in merito. La stazione unica appaltante dovrebbe godere di piena autonomia, gestire l'Osservatorio dei contratti pubblici e dare supporto all'Amministrazione regionale e agli enti locali per la consulenza e la preparazione, l'indizione e l'aggiudicazione delle gare di appalto di lavori, servizi e forniture, fino alla stesura dei contratti finali. La SUA dovrebbe anche garantire un coordinamento e consentire alle amministrazioni pubbliche di risparmiare tempo e denaro. Ma per la commissione consiliare speciale l'istituzione della stazione unica appaltante dovrebbe far compiere un passo in avanti verso la trasparenza anche in chiave di lotta alle mafie e, più in generale, ai fenomeni corruttivi. Se questo problema era avvertito come c'è scritto nella relazione, dato che nella riorganizzazione delle strutture dell'Amministrazione regionale erano previste due strutture temporanee a tale scopo, rispettivamente per lavori e beni e servizi, chiedo perché esse non siano state attivate; quali problemi sono insorti? Quali sono i tempi previsti? Dei protocolli di legalità, ne hanno già parlato i colleghi, sono strumenti attraverso i quali gli enti e comunque i soggetti pubblici stipulano con i soggetti privati accordi con cui assumono, ciascuno nel proprio ambito di competenza, l'impegno ad attivare un servizio di contrasto alla criminalità organizzata. Il documento suggerisce il coinvolgimento di tutte le parti sociali, associazioni di categoria e sindacati.

L'edilizia è uno dei settori particolarmente interessanti ed interessati dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. In alcune parti d'Italia alcuni protocolli definiscono l'applicazione al settore dell'edilizia privata di tutte le tutele e le garanzie contro le infiltrazioni mafiose che la legge già prevede nel caso di opere pubbliche. All'operatore privato viene offerta l'opportunità di un incentivo volumetrico a fronte dell'impegno, di interesse pubblico, ad accettare ogni disposizione contenuta nel protocollo. In un Paese normale, cari colleghi, non dovrebbe esserci bisogno di prevedere un premio per chi rispetta la legge. Ma la situazione in cui si trovano parti dell'Italia richiede certamente iniziative concrete in grado di porre un argine efficace all'allargamento delle zone grigie dell'illegalità. E forse si potrebbero studiare alcune azioni in questo senso anche qui. Il documento fa riferimento anche alla formazione continua. Alcune università italiane, in accordo con Province e Regioni, organizzano corsi avanzati interamente dedicati alla corruzione nelle amministrazioni pubbliche e, soprattutto, alle strategie per combatterla; programmi di formazione in grado di fornire strumenti di analisi e di contrasto agli operatori che quotidianamente si confrontano con le questioni della legalità dell'azione amministrativa e con i rischi di infiltrazioni criminali.

L'ultima considerazione scritta nel documento riguarda la trasparenza. La trasparenza infatti non può più essere una decisione virtuosa lasciata alla buona volontà del singolo, ma deve diventare opzione non negoziabile dell'azione politica. È solo attraverso la porta stretta della legalità e della trasparenza amministrativa che si possono riaprire quegli orizzonti larghi dai quali passano tanto il rilancio della politica che la possibilità di uno sviluppo culturale, sociale ed economico. Perché in un momento di profonda crisi come questo, fra la cattiva politica e l'antipolitica, l'Italia intera, per ripartire, ha bisogno vitale di buona politica. Tutto ciò detto, la relazione nella sua parte conclusiva ha risposto alle attese? Strumenti ed indicazioni ci sono, lo abbiamo detto, ma il compito non era certo facile. Già lo scorso giugno, nel corso della discussione sulla prima relazione della commissione, avevo manifestato la mia preoccupazione, qui in aula, in merito alla nostra capacità di mettere a disposizione del Consiglio regionale proposte valide e concrete. Personalmente, come anticipato dal collega Donzel, mi sono messo a disposizione e ho cercato di essere parte attiva nei lavori della commissione. Certo, se fosse stata accolta la proposta avanzata dal gruppo ALPE nella risoluzione sopra richiamata, di dotare la commissione di professionalità esterne, forse saremmo riusciti a produrre qualche suggerimento in più. Credo in ogni caso che l'iniziativa in sé abbia avuto un preciso e forte significato politico: la trasposizione, in un documento, di un impegno preciso della Regione sul fronte della legalità, un segno di maturità e di recepimento di una consapevolezza che la politica ha il compito di alimentare e sostenere con convinzione; così deve essere letta la proposta dell'attivazione di un tavolo permanente, che io chiamerei della legalità, per continuare a monitorare il problema. Sul fronte della concretezza mettiamo però subito in campo gli interventi individuati e per questo chiedo al Presidente della commissione consiliare speciale, il collega Empereur, di convocare la commissione invitando, al più presto, la Presidente del Consiglio regionale e il Presidente della Regione per stabilire come e in quali tempi rendere operativi alcuni dei suggerimenti contenuti nella relazione conclusiva e, in particolare, la proposta di rendere pubblica la documentazione prodotta. Grazie per l'attenzione.

Président - Merci. A demandé la parole le collègue Salzone.

Salzone (SA) - Grazie Presidente.

Io naturalmente sarò molto più breve dei colleghi che mi hanno preceduto, anche perché certamente non farei mai una contro-relazione, anche perché la relazione del Presidente, oltre a trovarmi assolutamente consenziente, credo di poter dire sia stata condivisa: condivisa con noi, con la parte della commissione che lo ha voluto. Non entrerò quindi tanto nel merito della questione, perché evidentemente tutti i Commissari hanno lavorato, devo dire anche con una certa passione, perlomeno io lo dico per me, ma mi pare di aver capito che tutti abbiano lavorato con la passione dovuta, tenendo conto della particolarità di questa commissione. In modo particolare quindi mi preme sottolineare alcune delle questioni che ci hanno impegnato di più in questo contesto: la cultura della legalità e della trasparenza, che è stata più volte ripetuta dai massimi vertici delle autorità che sono stati auditi dalla nostra commissione; il tavolo permanente come è già stato sottolineato dai colleghi; la rivalutazione dell'Osservatorio dei contratti pubblici e dei protocolli di legalità, che sono, voglio dire, il fulcro principale dell'attenzione dovuta ad un settore così particolare e al quale naturalmente si deve un'attenzione assoluta. Naturalmente in questo periodo bisogna dire che abbiamo anche avuto modo di approfondire alcune particolarità, che forse per alcuni aspetti erano sconosciute e quindi in qualche maniera ci hanno messo nelle condizioni di approfondire meglio alcuni dei passaggi, che sono stati più volte sottolineati dai vertici delle autorità soprattutto giudiziarie e di polizia. Ho trovato molto interessante anche la trasferta a Roma con la Presidenza...della Commissione antimafia nazionale. Mi aspettavo un incontro piuttosto formale e veloce, mentre invece devo dire che il Presidente Pisanu ci ha dedicato un'attenzione particolare, che mi ha anche peraltro sorpreso, ci ha consentito anche di avere un rapporto, un dialogo, abbiamo fatto delle domande e ci sono state date delle risposte.

Personalmente la ritengo un'esperienza importante, molto importante, il segnale che tutti hanno espresso è quello che non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Forse ci ha diviso nei confronti dell'amico Bertin una sensibilità diversa, che non vorrei che venisse interpretata come un disinteresse...credo che anche lui abbia avuto modo di confrontarsi con me, con noi, per capire che evidentemente non è che non possiamo tener conto delle cose che ci hanno detto le massime autorità, cioè basta leggere - credo - l'intervista di oggi su La Stampa fatta al Questore Maurizio Celia, dove io mi ci ritrovo perfettamente. Ecco sentire l'amico Bertin...evidentemente ci rendiamo conto che c'è una sensibilità diversa anche nel percepire il fenomeno. Io mi auguro che non abbia ragione lui naturalmente, mi auguro che il controllo sul territorio...come è stato detto, appunto, dalle autorità è un controllo importante, è un controllo che coinvolge i media, la politica, ma coinvolge soprattutto gli operatori del settore, quindi l'attenzione è un'attenzione che c'è, non si può negare. Ora bisognerà capire qual è il confine di un'attenzione evidentemente maggiore per creare un margine molto, molto preciso.

Detto ciò, ritengo sia indispensabile per quello che mi riguarda, ma credo di interpretare anche i colleghi... fare un ringraziamento particolare al Presidente della commissione, perché, secondo me, ha gestito in modo molto equilibrato la commissione stessa, ha lasciato lo spazio a tutti e ha approfondito, a seconda delle richieste personali di ognuno di noi, tutti i temi, ha equilibrato la relazione, ha cercato di trovare una mediazione costante sia nella prima, sia nella seconda relazione, quindi io do un giudizio positivo...dal quale, peraltro, ho appreso anche un metodo di stesura per quanto riguarda la relazione stessa che mi ha in qualche maniera positivamente sorpreso. Da Vicepresidente devo dire quindi che il lavoro svolto mi ha soddisfatto. L'ultimo ringraziamento va agli auditori, a tutti, che non citerò uno per uno, perché rischierei di dimenticare qualcuno, ma ognuno dei quali ha dato - credo - tutti gli spunti per poterci mettere nelle condizioni di svolgere un lavoro importante e questo credo che, tutto sommato, sia un lavoro importante. Come è stato detto, è un lavoro che non deve finire qua, il tavolo permanente ci consentirà di approfondire ulteriormente la questione, di mantenere sempre alta l'attenzione, di farci venire magari anche qualche idea in più cammin facendo. Questa esperienza spero che rimanga un fatto positivo per tutti come lo è per me. Grazie.

Président - A demandé la parole le collègue Lattanzi.

Lattanzi (PdL) - Grazie Presidente.

Pochissime parole perché, a nome del mio gruppo, noi abbiamo condiviso in pieno l'equilibratissima relazione del Presidente Empereur, che voglio ringraziare per le sue capacità che hanno permesso a questa commissione di svolgere in tali mesi un lavoro delicato e politicamente molto importante per questa regione. Credo che lo stesso fatto di costituire questa commissione che si occupasse del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta sia già stato un segnale molto importante. C'erano alcuni rischi - che io sono contento che nello svolgimento del lavoro si siano poi via via dipanati -: rischi di strumentalizzazioni, di esagerazioni o di sottovalutazioni. Credo che dal lavoro della commissione, come la relazione ha perfettamente illustrato, sia uscito un lavoro importante, profondo, attento, che ci rende tutti più consapevoli e che però manda anche politicamente un segnale molto forte alla nostra comunità. La politica cioè, a mio avviso, con questa commissione, con il suo lavoro ha saputo affrontare un tema complesso e delicato che è nella nostra società, che è anche nelle cronache dei giornali e lo ha fatto con equilibrio, a mio avviso, con competenza e con il contributo di professionisti straordinari della giustizia e delle forze dell'ordine, che ci hanno permesso oggettivamente, ad di là di quelle che potevano - ripeto - essere delle strumentalizzazioni politiche, invece di avere un quadro molto preciso della situazione della nostra regione e anche di quelle che sono le sue necessità. La necessità cioè, come abbiamo tutti detto e come la relazione ha indicato, di tenere alta l'attenzione attraverso un percorso di coscienza, di consapevolezza di quello che la nostra comunità rischia. Ne esco, come padre di famiglia, rasserenato e, come politico, ne esco investito di una cosciente preoccupazione del fatto che l'essere infiltrati non significa essere utilizzati, il nostro territorio...non necessariamente utilizzati in maniera sistematica dalle criminalità mafiose e cosciente che l'attenzione e la prevenzione siano l'arma con la quale noi dobbiamo giocare il percorso della difesa da queste infiltrazioni mafiose. Un ruolo importante lo svolgerà la cultura, così come la relazione ha indicato, un ruolo fondamentale è la coscienza, la consapevolezza attraverso l'informazione e la cultura che questa commissione ha indicato essere un percorso straordinario di prevenzione da non semplicemente da presunte infiltrazioni o episodi di tentativo di infiltrazione, ma da organizzazioni strutturate sul territorio che fortunatamente ad oggi non possiamo registrare. Come padre dicevo, sono più sereno per i miei figli, come politico e come gruppo, siamo più impegnati di prima, perché oggi siamo più consapevoli di prima dei rischi che corriamo e quindi il contributo di questa commissione io credo che possa essere uno dei fiori all'occhiello di questa legislatura, Presidente Empereur, che vanno sicuramente ascritti alla sua capacità e al suo equilibrio e credo anche al lavoro di tutti i membri della commissione, che hanno con passione, con attenzione, con dedizione, con l'impegno, col lavoro, con tante ore dedicato a questo tema e al lavoro e a questa comunità l'attenzione che era dovuta. Noi auspichiamo, così come la relazione prevede, che il lavoro effettuato da tale commissione possa continuare nella coscienza di questa comunità con le indicazioni che la relazione che abbiamo condiviso ha indicato e non possiamo che auspicare che la nostra comunità rimanga la comunità sana che oggi è e che noi auspichiamo possa rimanere.

Presidente - Grazie. Ci sono altre richieste di intervento? Chiudiamo la discussione generale...

(interruzione di un consigliere, fuori microfono)

...no, non si vota, si prende solo atto. Ha chiesto la parola il collega Empereur.

Empereur (UV) - Grazie Signor Presidente.

Il mio è soltanto un intervento brevissimo per ringraziare i colleghi che sono intervenuti per il contributo all'approfondimento del tema e per riprendere alcune delle richieste che il collega Rigo ha formulato. Francamente ritenevo di aver completato i lavori della commissione, ma, alla luce di questa richiesta di pubblicità degli atti della commissione stessa e alla luce anche della richiesta di coinvolgere il Presidente del Consiglio e il Presidente della Regione per verificare come dare concretezza agli spunti che la commissione ha condiviso, do la mia disponibilità ad una convocazione in tempi ragionevoli per esaminare anche dal punto di vista procedurale e pratico, con il supporto degli uffici informatici, quale possa essere la strada migliore per rendere pubblici gli atti della commissione stessa.

Président - Merci. A demandé la parole le collègue Louvin.

Louvin (ALPE) - Ringrazio il Presidente.

Ho l'impressione molto netta che questo Consiglio abbia ormai la testa altrove, altre passioni, altre emozioni stanno prevalendo e dico subito senza tanti giri di parole, con grande rammarico, mi dispiace di doverlo dire, Presidente Rollandin, che non ho per nulla apprezzato la sua assenza in aula durante la quasi totalità degli interventi del collega Bertin e del collega Rigo; assenza forse non solo fisica, ma mentale sicuramente nella misura in cui lei non ha per niente seguito quello che hanno detto queste due componenti politiche. Non mi faccia dire altro per gentilezza, ma lei è Prefetto di questa Regione, è Prefetto, ha delle responsabilità di ordine pubblico...capisco che, per le ragioni che evocavo prima, che sono legate all'attualità dell'agenda politica, sia più pressante seguire altre vicende ed interloquire con alcuni colleghi, ma non è stato piacevole. Glielo devo dire con onestà, mi sono confrontato anche con altri colleghi durante lo svolgimento di questi interventi proprio per rimarcare questo fatto. Non è da lei...non è da lei! Non era stato finora...non abbiamo mai avuto in passato da lamentarci della sua assenza! Oggi, purtroppo, constatiamo questo e ci dispiace constatarlo su un tema di questa delicatezza.

Questo tema, colleghi, dobbiamo riconoscerlo, ha visto un capovolgimento radicale di atteggiamento nell'arco di 24 mesi. Nel 2010, quando fu presentato il disegno di legge 84 - che era quello in materia di legalità, poi è diventato legalità e sicurezza -, all'interno di una commissione consiliare, nel corso dell'esame di queste proposte, un autorevole esponente della nostra amministrazione disse che era una vergogna che si parlasse di problemi di criminalità organizzata e di mafia in Valle, che questa regione non aveva assolutamente nulla da spartire con riti, abitudini e mentalità di questo genere. Io fui molto colpito da tale atteggiamento e devo riconoscere con piacere...e forse non è estraneo il lavoro enorme che ha fatto l'opposizione fino ad oggi - e, devo dire, in modo particolarissimo il collega Bertin - nel favorire questo cambiamento di atteggiamento in questa valle, in questa amministrazione. Allora non bisognava parlarne, adesso se ne parla, giustamente, perché sono successe anche delle cose che stanno aprendo gli occhi al mondo, ad altre regioni, ad altri comuni molto vicini a noi, nel Canavesano, ad una regione non secondaria come la Lombardia, ad uno Stato estero vicino come la Germania, i fatti di Duisburg hanno avuto un effetto devastante per l'opinione pubblica...se qualcuno di voi ha avuto occasione di seguire sulla televisione francese l'allarme che è stato gettato nel comune di Mentone, a poca distanza da noi, che non sapeva casualmente di avere a che fare con imprese ampiamente manovrate dalla criminalità organizzata e in cui addirittura le amministrazioni acquistavano o affittavano immobili da queste stesse società, che a distanza di pochi chilometri erano...i cui rappresentanti erano processati per fatti di criminalità organizzata e per tentativi di estorsione. Il fatto di parlarne quindi è una rivoluzione culturale che è stata fatta in questi mesi, della quale non per prendere medaglie...ma comunque dobbiamo essere consapevolmente soddisfatti tutti quanti di avere superato questa fase di rigetto, di rifiuto di affrontare il tema. Io credo che i fatti, le vicende che sono state anche ricordate dalla relazione di minoranza, così la chiamo, del collega Bertin e dell'attenta relazione del collega Rigo abbiano messo ulteriore polpa e spingano un attimino ad andare oltre l'atteggiamento un po'...semplicemente descrittivo, compilativo ecco, del lavoro, che rischierebbe di essere una diligente relazione di sintesi, ma che non sfocia molto...c'è un punto di...come dire...distanza ancora piuttosto netto.

Fermarsi ad auspicare che possa essere migliorata l'informazione acquisita in seno all'Osservatorio per quanto riguarda gli appalti e i subappalti, collega Empereur, è un auspicio sicuramente condivisibile, ma è un po' poco, bisogna dare una sferzata, si sono raccolte informazioni in commissione. Io ho avuto il piacere di partecipare trattandosi di commissioni aperte anche alla frequentazione di non componenti...alcune Regioni hanno già fatto...alcuni enti locali hanno già fatto di più: hanno già reso perfettamente trasparente questa dinamica degli appalti. Da noi si parla ancora di ritardi e di pubblicazioni in ritardo di questi dati, che sono accessibili solo a categorie molto ristrette di persone, perché non forzare un attimino la mano per quello che costa e siccome gli esperti che sono stati consultati e che purtroppo...questo dobbiamo segnalarlo con rammarico...perché non utilizzarli come strumento, questi o altri, per un lavoro più incisivo? Va bene consultare i professori, gli esperti, ma per operare per attrezzare la Regione e gli enti locali della Valle d'Aosta per un sincero ed efficace lavoro di contrasto alla criminalità organizzata o ci si dota di strumenti efficaci, altrimenti la buona volontà dei colleghi consiglieri non può portare molto molto più in là. Noi ci rammarichiamo un po' di questo, come dire...di questa eccessiva cautela: ecco questo è il punto dolente della vicenda, perché, di fronte ad un fenomeno come questo, che si propaga con una velocità spaventosa, che sappiamo, abbiamo saputo avere terreno fertile e vediamo avere terreno fertile anche in questa regione, che agisce con la logica dell'aquilone, per cui si continua a tenere il filo da un capo, ma l'aquilone arriva molto molto lontano...e in questo momento sta invadendo la piazza finanziaria di Londra, molto più difficile credo da attaccare che non una piccola regione nella quale si fa un po' di edilizia e un po' di turismo, ma mettersi in guardia ed operare un po' più energicamente non è sbagliato. In questi giorni il problema è all'attenzione nazionale perché si è appena svolto un evento di approfondimento da parte della Commissione europea di contrasto con la criminalità organizzata, del Parlamento europeo proprio in Sicilia, che credo abbia dato anche delle indicazioni operative molto interessanti, oltre che essere stata l'occasione per il ricordo e la commemorazione dell'uccisione del giornalista Beppe Alfano, ma non fermarsi...

Lei ha detto Presidente, giustamente, che avrebbe riconvocato questa commissione per dare attuazione in termini pratici, operativi ai momenti di pubblicità. Non sta a me ricordarlo, ma la richiesta molto forte che venne dalle associazioni interpellate, in particolare Libera, se non ricordo male, era che questa commissione diventasse in qualche modo un osservatorio continuo, un soggetto interlocutore su questo tema che non spegne la sua luce. Ecco, siccome oggi hanno tutti la testa molto avanti nella campagna elettorale, è un peccato che per sei mesi, otto mesi, chissà poi...rimettendosi alla buona volontà e all'interpretazione di quello che succederà nella prossima legislatura, che ci sia un'interruzione di lavoro e che ci sia una cesura, perché - e qui concludo - io non ho lo stesso vissuto, la stessa percezione del collega Lattanzi, sono come lui padre di famiglia, ho seguito quanto lui, credo, i lavori di questa commissione per quanto mi riguarda e non sono per niente rasserenato, ma non perché sia per temperamento pessimista. Come si fa ad essere rasserenati di fronte ai segnali pesantissimi che ci sono sul territorio, nei comportamenti, nelle vicende processuali, nelle documentazioni che abbiamo letto e sentito? Io personalmente non ho questa percezione di tranquillità, di serenità e mi auguro che chi siederà qui e nelle amministrazioni locali in un prossimo futuro non si limiti a dire: "dobbiamo tenere la guardia alta", perché, quando si continua semplicemente a ripetere che si vuole tenere la guardia alta, è perché forse le bretelle dei pantaloni si sono già un po' troppo allentate e rischiamo veramente qualcosa di molto grave. Io esprimo ringraziamento a tutti i colleghi, al Presidente naturalmente, che hanno svolto questa operazione con assoluta diligenza e dedizione, ma il mio invito da padre di famiglia, oltre che da consigliere, è perché non si chiuda questa parentesi, ma si tenga aperto, molto molto aperto questo canale di lavoro, perché ce ne sarà purtroppo molto bisogno nei prossimi anni.

Président - Merci.

Chiudo quindi la discussione generale, prendiamo atto... C'è qualcuno che vuole intervenire? La parola al Presidente Rollandin.

Rollandin (UV) - Merci Présidente.

Pour ce qui me concerne, je vais tranquilliser le collègue Louvin qu'il n'y a pas de problèmes sur les relations des collègues, j'ai suivi même si j'étais dans la salle et, même si je parlais avec quelqu'un d'autre, je pourrais faire une relation quand il veut sur ce qui a été dit par les collègues sur les invitations qui ont été présentées. Il n'y a pas donc de problèmes sur cette question et je veux le rassurer aussi sur un autre thème: que cette commission...et je m'associe aux remerciements qui ont été faits au Président de la commission, à toute la commission qui a travaillé dans ce sens, mais je crois qu'avant tout les résultats de cette commission, étant donné que la relation même avait été partagée si je n'ai pas mal compris de la part de toute la commission en principe...alors là il y a eu par la suite des illustrations particulières des différents thèmes, des interprétations qui ont été faites sur des indications qui ont été données de la part des différents experts qui ont été en quelque sorte entendus pendant cette période de travail important.

Credo che, come Amministrazione regionale, non possiamo che risottolineare che prima ancora di questa commissione avevamo messo in atto tutti gli strumenti che ci erano stati suggeriti sia per quanto riguarda la relazione e il controllo degli appalti pubblici da parte della Regione e delle partecipate, sia in collegamento con gli enti locali e avevamo messo in atto tutti quegli accordi con la Direzione antimafia necessari per trasmettere puntualmente tutto quello che in Valle viene svolto nell'ambito di quelle che sono le zone più a rischio: questo per sottolineare come ci sia stata da sempre una disponibilità a fare il possibile per alleggerire quello che è il compito anche delle forze dell'ordine, di quelle che sono le attività svolte da chi segue in particolare questo settore. Io credo che i riferimenti che sono stati fatti...non voglio riprendere quelle che sono le relazioni che sono state ascoltate in quest'aula, credo che l'invito svolto e rivolto da Rigo, per quanto mi riguarda, sia da accogliere, nel senso che sicuramente per parte nostra, come credo da parte dei responsabili del Consiglio, ci sia questa attenzione a mettere in piedi questa serie di sistemi, che possano in qualche modo coordinare quelle attività indicate nell'ambito di quello che è lo studio e che la relazione ha proposto; se ci sarà adesso un ulteriore intervento della commissione stessa che in qualche modo andrà nella direzione di esplicitare ancora meglio questo, noi ne prenderemo atto. Quello che vogliamo dire è che, quando si dice che l'attenzione deve essere sicuramente alta, non è che con questo ci si disimpegna, anzi vuol dire che tutti devono essere coinvolti ed interessati, a tutti i livelli. Non ci sono livelli che possono essere esclusi da questo tipo di attenzione tenendo conto di quello che sicuramente sta succedendo in Valle, come altrove. In Valle...credo che ci sono ancora dichiarazioni dell'ultima ora che hanno confermato quelle che sono le preoccupazioni, che non significa una lettura diversa da quella che è stata data appositamente nella commissione competente. Riconfermando che da parte dell'Amministrazione regionale c'è a tutti i livelli e da parte di tutti gli organi interessati il massimo di intenzioni, quindi ringrazio la commissione per il lavoro svolto e il suo Presidente in modo particolare. Grazie.

Presidente - Grazie. Il Consiglio regionale quindi prende atto.

Il Consiglio prende atto della relazione conclusiva della Commissione consiliare speciale per l'esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta.

Presidente - Passiamo al punto 18 all'ordine del giorno.