Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2003 del 4 ottobre 2011 - Resoconto

OGGETTO N. 2003/XIII - Parere sullo schema di decreto legislativo concernente norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste in materia di ordinamento linguistico.

Il Consiglio

Considerato che l'articolo 48bis dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta dispone che il Governo è delegato ad emanare uno o più decreti legislativi recanti le disposizioni di attuazione dello Statuto stesso e le disposizioni per armonizzare la legislazione nazionale con l'ordinamento della Regione Valle d'Aosta, tenendo conto delle particolari condizioni di autonomia attribuita alla Regione, e che gli schemi dei decreti legislativi sono elaborati da una commissione paritetica composta da sei membri nominati, rispettivamente, tre dal Governo e tre dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta, e sono sottoposti al parere del Consiglio stesso;

Rilevato che, con nota in data 20 luglio 2010, prot. n. 2554/50/GAB., il Ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione Territoriale ha trasmesso, ai fini dell'acquisizione del parere di cui all'articolo 48bis dello Statuto speciale, lo schema di norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste in materia di ordinamento linguistico, approvato dalla Commissione paritetica;

Visto l'articolo 48bis dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta;

Visto il parere della I Commissione consiliare permanente;

Esprime

parere favorevole sullo schema di decreto legislativo concernente norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste in materia di ordinamento linguistico.

Allegato

(omissis)

Presidente - La parola il Consigliere Caveri.

Caveri (UV) - Come è capitato nelle scorse occasioni, il Presidente della I Commissione, garbatamente, in Commissione mi ha chiesto di riferire alla Commissione stessa, pur in assenza di un relatore formale, della norma di attuazione, che peraltro è stata presentata in Commissione paritetica nel testo che ci è stato proposto dal Presidente della Regione. Come spesso capita nella discussione in Commissione paritetica, ci sono dei punti che sono stati modificati nella discussione, perché la logica è quella di trovare il massimo consenso possibile fra i membri della paritetica.

Quindi, con la trasmissione avvenuta in Consiglio il 21 luglio di questa norma di attuazione, ci occupiamo di una materia molto importante, che parte in realtà da una legge che è entrata in vigore nel 1999, la legge n. 482 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche". È una legge a cui sono particolarmente affezionato, perché venne approvata nell'epoca in cui, come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, avevo la delega in materia di minoranze linguistiche, quindi si portò a compimento una vicenda molto antica che riguardava l'articolo 6 della Costituzione che recita seccamente: "La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche". Poi questa previsione non era mai stata rispettata, quindi possiamo dire che la legge n. 482/1999 è una legge rinforzata, cioè una di quelle leggi che, in applicazione diretta della Costituzione, si occupa di una materia molto delicata che, in parte, per quel che riguarda la Valle d'Aosta e altre Regioni a Statuto speciale, era stata normata già negli Statuti di autonomia. L'articolo 8 della legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche richiedeva che, con apposite norme di attuazione, si procedesse al trasferimento di quelle funzioni e di quei poteri che derivavano dalla legge e che già non erano esercitati dalle minoranze aventi già ottenuto delle forme di riconoscimento. Un esempio concreto di norma di attuazione fatta in questi anni è quella che riguarda la minoranza linguistica dei ladini della Val di Fassa in Provincia di Trento.

Questa norma di attuazione, rispetto ai testi precedenti, è stata semplificata perché ad esempio - lo dico rivolto all'Assessore Laurent Viérin - si è ritenuto che tutta la materia scolastica sia già implicitamente trasferita alla Regione, per cui il comma 2 dell'articolo 1 che prevede che la Regione possa provvedere alla salvaguardia ed alla promozione dei caratteri culturali e linguistici della popolazione parlante franco-provenzale, nonché della comunità walser, è riassuntivo di una serie di poteri e funzioni che sono già in capo a questo Consiglio.

Vi sono poi norme di dettaglio, come l'articolo 2, quello che ha solleticato di più la curiosità dei giornalisti, dedicato alla possibilità di ripristino dei nomi di battesimo che non potevano essere in lingua francese fino al 1966 per una legge statale, è vero che nel guardarli in Commissione ci siamo resi conto che esiste un refuso al comma 3, ma devo dire che il refuso dove si dice "nome e cognome" è ininfluente, perché il resto della norma parla esplicitamente di "nome". Quindi o sarà corretto quando il Presidente andrà al Consiglio dei Ministri, segnalando questo refuso, oppure diciamo che è un meccanismo non influente sul resto della norma.

Vi è poi un articolo 3 che concerne in maniera molto dettagliata tutto il discorso della pubblica amministrazione e dei concessionari di pubblico interesse, concernente la lingua francese, perché ovviamente la "482" non si limitava esclusivamente al riconoscimento del franco-provenzale, che emerge per la prima volta nella legislazione nazionale senza nessuna logica di antinomia o di contrapposizione con la lingua francese, ma ci sono alcuni aspetti della "482" che regolano anche meglio dei meccanismi che nel nostro Statuto non c'erano - anche per delle ragioni di inesistenza a quei tempi di alcune formule - come concessionari di pubblico interesse. C'è poi la questione dei walser, che però possiamo dire che, per quanto riguarda i walser della Valle d'Aosta, era stata risolta con l'articolo 40bis del nostro Statuto, come modificato con una legge costituzionale nel 1993. Si assorbe il franco-provenzale anche nel servizio pubblico radiotelevisivo, sapendo che, ad oggi, in realtà il patois viene regolarmente parlato nelle trasmissioni, ma ha una mancanza di status per cui, nei conteggi a fine anno della Presidenza del Consiglio, non essendo né italiano, né francese, resta fra coloro che sono sospesi.

C'è poi un tema che abbiamo già dibattuto in quest'aula ed il Presidente ha ampiamente riferito delle difficoltà che ci sono in connessione con la normativa nazionale, la questione dei giudici di pace, che viene qui ripresa anche rispetto alle particolarità della legge istitutiva del giudice di pace. Vi è poi una norma che riguarda le risorse finanziarie...in questo periodo è inutile dire che nelle discussioni in commissione c'è sempre un diktat molto forte del Ministero dell'economia, che tende a fare in modo che qualunque nuovo trasferimento avvenga a spese della Regione stessa dove si rende necessario...

Concludo questa breve relazione con un'osservazione di tipo generale. È chiaro che la questione della tutela delle minoranze linguistiche resta uno degli elementi cardine dell'interesse per la nostra Valle. Mi è capitato, la settimana scorsa, di essere a Strasburgo in occasione di una seduta dell'intergruppo dei Parlamentari europei che si occupa delle minoranze linguistiche ed è sempre molto interessante verificare come nei diversi Stati membri ci siano degli strumenti giuridici che si differenziano a seconda degli ordinamenti di ciascun Paese. Va detto che questo meccanismo che ci riguarda è interessante, perché si mischiano delle norme di rango costituzionale contenute nello Statuto a norme di altro rango in materie che nello Statuto erano silenti...penso a tutta la materia concernente l'Università, che pure ha un suo vivo interesse anche per lo sviluppo e lo studio del francese e del franco-provenzale.

Credo che, al di là delle valutazioni soggettive che si possono dare - si poteva aggiungere qualcosa, si potevano fare altre cose -, come in tutte le norme di attuazione si cerca un punto di equilibrio fra le esigenze della Regione e dello Stato, a fronte anche di discussioni che, in questo caso, sono state discussioni che sono durate parecchie sedute della Commissione paritetica. Concludo dicendo che si tratta di una norma sulla quale ritengo necessario dare un parere favorevole, perché si tratta di una norma giacente da troppo tempo; questo anche pur di fronte ad uno sforzo continuo da parte della nostra Regione, di valorizzazione delle proprie lingue, in particolare quella del franco-provenzale.

Presidente - Apro la discussione generale.

La parola al Consigliere Louvin.

Louvin (ALPE) - Grazie Presidente. Si diceva una volta che si nasce rivoluzionari e si finisce socialdemocratici...c'è un fenomeno di raffreddamento, nella vita, per cui gli slanci anche più intensi cominciano ad affievolirsi con il tempo ed il negoziato duro e intenso a volte conduce anche a fare qualche piccola o grande concessione...

(interruzione del Consigliere Caveri, fuori microfono)

...in questo sta l'originalità, collega Caveri, dei soggetti, comunque l'argomento non sono le persone, in questo caso sono le norme, non facciamo questioni di natura personale!

Parliamo piuttosto dello sfrondamento, della perdita di nerbo che ha avuto nel suo percorso una norma che storicamente è sempre stata travagliata...insomma, ci sono voluti 12 anni prima che il Governo si decidesse a varare questa norma, in realtà non arrivata subito da parte regionale, ci sono stati dei ritardi anche da parte della componente regionale nel sottoporlo all'attenzione, ma in ogni caso ha avuto una gestazione alquanto lunga, un parto più da elefante che da gazzella!

Andiamo quindi solo un attimo ad approfondire, lo faremo forse in modo più dettagliato che in commissione, dove credo ci sia stata una certa premura nel licenziare il testo, non ritenendo utile forse che si mettessero in evidenza alcuni aspetti che devono comunque essere illustrati adeguatamente. Non basta che ci sia una norma per dire "abbiamo fatto". Le norme di attuazione in materia linguistica sono state un terreno sul quale altre minoranze si sono confrontate con lo Stato molto agguerrito, parlo in particolare della comunità altoatesina, della minoranza nella minoranza per quanto riguarda i ladini, e delle minoranze all'interno della Provincia di Trento, che godono ormai tutte, nel loro complesso, di un apparato normativo attraverso norme di attuazione, molto più robusto di quello che abbiamo e che in realtà risale, in modo molto succinto e schematico, ma essenzialmente riconducibile alla conoscenza della lingua francese da parte dei funzionari pubblici, alla legge n. 196/1978 - stiamo parlando di un'epoca abbastanza remota - per saltare fino a questa norma. Una norma in cui vediamo innanzitutto un'operazione logica e giuridica, sulla quale un secondo di riflessione andrebbe fatto. Si era ritenuto in passato assolutamente necessario fissare le competenze regionali e le tutele linguistiche - soprattutto in materia scolastica, che è un terreno sempre dibattuto con lo Stato ed oggetto anche di ampio contenzioso costituzionale - e di fissarle in una norma di attuazione precisa.

Qui si fa invece un'operazione che il collega Caveri nella sua illustrazione ha definito "di tipo interpretativo", è una tesi condivisa all'interno della commissione di dire: no, in sostanza avete già tutti i poteri, potete fare quello che volete... Ecco, questo è un approccio che ci lascia alquanto perplessi, perché ripeto: le tutele esterne alla nostra autonomia non sono mai inutili, le tutele linguistiche sono particolarmente delicate, la problematica delle autonomie scolastiche è una problematica che si è venuta a sovrapporre a quella della disciplina normativa in materia linguistica e fissare non solo generici principi, ma punti fermi nella normativa attuativa, come richiedeva la Regione Valle d'Aosta qualche anno fa, chiedendo di fissare alcuni principi...questo a noi sarebbe sembrato essenziale.

Qui si parla invece genericamente di una possibilità per la Regione nell'esercizio delle proprie competenze, non di competenze trasferite o delegate, ma delle proprie, e sono non di natura primaria, non di natura esclusiva quelle in materia scolastica, lo sappiamo tutti, ad eccezione dell'istruzione tecnico-professionale...ecco, avere solo una generica attribuzione di possibilità di provvedere alla salvaguardia ed alla promozione dei caratteri culturali e linguistici della popolazione che parla franco-provenzale e della comunità walser, a nostro avviso appartiene alla categoria delle ripetizioni, di ripetizioni di qualcosa che abbiamo già scritto nella nostra legislazione, ma a cui non abbiamo dato legislativamente nessuna concretezza particolare, perché siamo su un terreno alquanto sdrucciolevole e pericoloso. Mi riferisco in particolare a quella norma della legge regionale n. 18/2005 - non so se era già nella Giunta del 2005 Viérin quando si adottò questa norma - per cui la Regione promuove la conoscenza della lingua e della cultura franco-provenzale. Non abbiamo messo dei punti fermi, c'è un'attività amministrativa, di studio, di ricerca, eccetera, ma legislativamente non ci sono punti fermi su questa problematica e sappiamo che anche l'attuazione in materia di adaptation dei programmi ha sofferto un'assoluta battuta di arresto. Questo è un problema generale di approccio: è stata fatta una scelta, sono scelte che vengono negoziate all'interno di una commissione che ci vede confrontati con lo Stato, ma è una scelta che ci trova alquanto perplessi in termini di approccio generale.

Non perderemo tempo ad approfondire troppo i versanti più sottili della problematica della modificazione del ripristino dei nomi, è una questione che ha tenuto impegnata per ben qualche minuto la commissione nel suo profondo coinvolgimento. Ne è nata una formulazione che è diversa, alquanto significativamente diversa da quella originaria contenuta nella "482" e rimaniamo della nostra opinione che abbiamo trasmesso ai colleghi, di una certa confusione che si può venire a creare in questo, e non crediamo che - come è stato detto poco fa - ci sia stato un semplice refuso nell'indicare il nome e il cognome che si intende assumere.

Collega Caveri, il nome e il cognome che si intende assumere è una dizione mutuata da altre norme di attuazione, in particolare da quelle dell'Alto Adige, dove effettivamente la procedura...

(nuova interruzione del Consigliere Caveri, fuori microfono)

...questa in particolare è antecedente addirittura alla "482" perché è del 1993, e consente la modificazione dei nomi e dei cognomi in Alto Adige, perché là vi è stata una problematica ben diversa, che conosciamo, che è stata quella dell'italianizzazione dei cognomi: questo è un dato storico. Non pensiamo che sia possibile, e suggeriamo di evitare accuratamente di mettere mano attraverso l'incarico agli uffici di togliere una parola o l'altra, perché siamo su un terreno molto delicato nel quale i testi hanno tutta la loro importanza e, una volta consegnati ad un lavoro di commissione paritetica, non devono soffrire di alterazioni. Ripeto: qui si tratterebbe di un cambiamento sostanziale e non di una semplice rettifica nominale.

Una parola sulla questione della pubblica amministrazione e concessionari di servizi di pubblico interesse. Qui l'opera di sboscamento è stata particolarmente incisiva, perché sono cadute fra le fronde tutte le norme che avrebbero riguardato i procedimenti giurisdizionali - penali, tributari, contabili e militari - che si riteneva dovessero far parte della materia trattata da una norma di attuazione in materia linguistica per la Regione Valle d'Aosta. Da una concezione che era analoga a quella dell'Alto Adige, dove si voleva seppur succintamente dare anche in Valle d'Aosta una tutela linguistica nell'ambito processuale e procedurale, in modo tale che se la persona ritiene, in un processo tributario, per sua carenza di conoscenza magari della lingua italiana, di dover utilizzare il francese, ha diritto di utilizzare questa lingua, ecco, questo sembrava il normale coronamento di un principio che anche nella modifica codicistica è stato a grandi linee introdotto. Questo non è avvenuto in questa norma, perché "presumo", non avendo partecipato come altri 34 colleghi ai lavori della commissione, che sia stata una decisione di accomodamento per evitare problemi; ma per "evitare problemi" si accantona un blocco non indifferente della materia e lo si tiene al di fuori. La cosa curiosa è che lo si tiene al di fuori sostanzialmente, ma poi sembra di ritrovarlo nella legge, dove si parla dei procedimenti davanti al giudice di pace. Questo articolo, peraltro, non tratta dei procedimenti davanti al giudice di pace, sono sicuro che lo avete letto tutti con attenzione, vi siete soffermati con molta puntualità su questo articolo perché disciplina la nomina dei giudici di pace; non c'è nessun riferimento, neanche l'ombra di un riferimento ai procedimenti davanti ai giudici di pace. È probabilmente un refuso, ma è un refuso che testimonia di una volontà originaria, sono come quelle tracce che rimangono...all'inizio si voleva fare qualcosa perché ci sono norme di attuazione che riguardano i procedimenti davanti ai giudici di pace in altre Regioni a Statuto speciale, dove è precisato quali sono i diritti dei cimbri, dei mocheni, dei ladini, eccetera, davanti al giudice di pace, ma il franco-provenzale non è tutelato, come pure il walser, e sul francese devo dire "qui stendiamo un pietosissimo velo ", perché non c'è una parola, se non nella materia trattata, per quanto riguarda le traduzioni dei provvedimenti dell'autorità giudiziaria.

Qui risaliamo ad un vecchio problema statutario per cui c'è stata, negli articoli 39-40, quella restrizione di ambito di applicazione per cui non tutto è coperto pienamente nello Statuto dalla nozione di "bilinguismo", viene tagliata fuori una parte che non è il procedimento davanti all'autorità giudiziaria, ma che è il provvedimento dell'autorità giudiziaria. Ricorda bene il collega, che ha molto studiato la questione delle minoranze, che questo fu fatto in ragione delle procedure di appello, cioè bisognava uscire dalla Regione Valle d'Aosta con una sentenza del pretore, una sentenza del giudice o della Corte d'assise da Aosta con una sentenza che fosse leggibile nell'ordinamento italiano per poter essere poi valutata in sede di appello e cassazione.

Allora ci aspettavamo, e quello doveva essere nell'ambito della norma di attuazione linguistica, l'indicazione di fondo: il procedimento giurisdizionale si può tenere nell'una o nell'altra lingua, a seconda della richiesta della persona; credo che questa sia la linea maestra dell'attuazione di un bilinguismo paritario, magari non fruito da molti, ma siccome viviamo in un regime che non lo ha di fatto consentito da 60 anni, anzi, da 80-90 anni, questa doveva essere una normale e corretta applicazione del principio che stabiliamo per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni, cioè: quando mi rivolgo in francese e chiedo di avere interlocuzione in francese con l'Amministrazione, mi si risponde nella stessa lingua. Questo doveva essere il principio generalizzato nella nostra Regione per avere un'applicazione normale del bilinguismo. Invece, qui, arriviamo ad una norma paradossale, per cui ci poniamo il problema solo in materia giudiziaria della traduzione dei provvedimenti giudiziari...siamo all'articolo 3, 2° comma: "I soggetti interessati hanno diritto di ottenere in lingua francese, senza oneri a carico dello Stato, copia conforme dei provvedimenti giudiziari". Allora uno di noi, ritenendo di avere necessità di un provvedimento giudiziario, lo chiede in francese all'autorità giudiziaria. Senza oneri per lo Stato vuol dire che qualcun altro se ne deve fare carico degli oneri...e perché non lo Stato? Questa è una questione di principio, non di economia: se tu sei amministrazione statale in Valle d'Aosta, ti fai carico di dare nelle due lingue il servizio che ti è richiesto; non solo, ho diritto ad una copia conforme, in realtà dovrebbe essere una traduzione conforme, ma comunque, dei provvedimenti giudiziari. Ma chi me la fa? Qui siamo in una situazione che, a nostro avviso, è surreale: per le finalità di quell'articolo la Regione può disporre il distacco di proprio personale - quindi noi Regione mandiamo il nostro personale - presso gli organi giurisdizionali aventi competenza nel territorio regionale (tribunale, giudici di pace, eccetera), il distacco non può superare i 24 mesi, l'onere è a carico nostro.

Noi, quindi, mandiamo dei traduttori in tribunale, ma tutto l'impianto della legge n. 482 - il collega Caveri mi correggerà se sbaglio - siamo in fase attuativa, il regolamento parla di "traduttori ufficiali", e questa è una funzione che...oltretutto, avendo in questo momento un forte coinvolgimento anche di un'ala che dovrebbe essere sensibile al liberismo, diamo il lavoro da fare a traduttori ufficiali esterni, non riempiamo il tribunale di personale distaccato dalla Regione per fare delle eventuali traduzioni! Perché se non c'è il personale, qualcuno potrà lamentarsi e non avere il servizio, se c'è il personale è possibile che rimanga lì a fare altro...non capiamo molto bene questa situazione! Noi siamo perché si cerchino soluzioni molto semplici, se non dispone l'apparato di giustizia dello Stato. Si stabilisca che ci sono determinati costi di giustizia, che consistono nel far tradurre a traduttori ufficiali, che vidimano la loro prestazione in modo assolutamente normale, ma senza che ci sia un'assunzione di personale della Regione da distaccare presso il tribunale! Questo è un appesantimento che non avrà senso.

Ho l'impressione, Presidente Rollandin, che non ci sarà nessuno mai trasferito dalla Regione Valle d'Aosta o distaccato, per fare il traduttore presso il tribunale, ma questo tipo di soluzioni, a fronte di una necessità anche obiettiva della nostra comunità per relazioni commerciali che abbiamo di prossimità, eccetera, di poter fornire anche un servizio di giustizia bilingue, dovrebbe superare questa logica e cercare di mettere in moto altri meccanismi che non dei meccanismi formali di retroguardia. Su questo ci saremmo aspettati...perché il tipo di impianto che viene fuori da questa norma è un impianto che ha una sua impostazione antistorica, che non segue a nostro avviso il processo normale delle cose.

L'attaccamento poi che possiamo avere all'identità visiva - come si dice qui - delle forze di polizia per cui i sistemi di identità visiva recano la denominazione in doppia lingua, italiano e francese, sarà anche una cosa che fa piacere, ma non è essenziale come magari mettere la cartellonistica stradale dell'ANAS, la cartellonistica nostra regionale; questo però lo vedremo in separata sede, ma per la parte dello Stato - parliamo del sistema autostradale, parliamo del sistema stradale nazionale - che ci sia l'impegno anche dello Stato a fare le cose in modo rispettoso della nostra diversità linguistica.

So che queste cose che stiamo dicendo possono suonare un po' antipatiche, ma fa parte di una riflessione che non abbiamo mai avuto occasione di fare fra di noi, bisogna dire le cose come le vediamo e sottolineare anche dei limiti che, purtroppo, sono venuti per la fretta di chiudere questa norma e di consegnarla, se non alla storia, almeno alla cronaca.

Ancora pochissime parole, non ne spenderò per il servizio pubblico radiotelevisivo in cui siamo sicuri di essere stati molto ben rappresentati con grande competenza dal collega Caveri - chi più e meglio di lui può rappresentare unipersonalmente in qualche modo la conoscenza di dettaglio dell'azienda destinataria delle norme come del soggetto che legifera, avendo ricoperto con grande destrezza i vari ruoli! - e quindi c'è una norma che è in buona misura in consonanza con quelle che già conosciamo e che sono applicate per altre realtà. Sono caduti anche altri pezzi della portaerei, lo abbiamo accennato in commissione; le norme in materia di commercio erano nella formulazione primigenia un po' singolari e ristrette ad un campo molto particolare, forse non sarebbe stato male inserirle... Le Regioni che si stanno smarcando dal punto di vista linguistico - penso alla Catalogna prima di tutte - hanno un impianto normativo di tutela in materia di commercio che è di primaria importanza. Qui non possiamo ascrivere né a questa, né ad altre commissioni paritetiche, dei torti particolari; l'Italia nel complesso è in ritardo da questo punto di vista, l'Italia non ha una normativa adeguata sotto il profilo delle tutele linguistiche per quanto riguarda questi aspetti di modernità. Sappiamo che i catalani sono riusciti a mettere i puntini sulle "i" addirittura in materia informatica, in materia di cinematografia...noi non chiediamo tanto, ma forse, anche qui, sarebbe stata un'opportunità, non con questo Governo, forse con un altro Governo sarebbe stato più facile, con questo sicuramente non è molto agevole riuscire a spingere avanti il carro della differenziazione normativa in materia linguistica!

Ci è stato spiegato che non aveva necessità di un ombrello la problematica dei rapporti internazionali per quanto riguarda la francofonia, in relazione anche ad un'intervenuta legislazione; forse un impegno, una sottoscrizione almeno di impegno morale da parte dello Stato sostenere in ambito francofono le ragioni della nostra comunità - ricordo che ogni tanto viene questo ritornello, siamo sempre sulla porta dal punto di vista del sommet francophone per quanto riguarda la posizione della Regione Valle d'Aosta -, dunque un impegno morale, una cauzione più netta, non sarebbe forse stata inutile.

Ci fermiamo avendo rappresentato per necessaria compensazione, per la legge dello yin e dello yang, essendo stati messi in evidenza solo aspetti solari e luminosi in una prima battuta, forse ci è stata più congeniale e più necessaria per un doveroso equilibrio una sottolineatura maggiore di aspetti negativi, o comunque di limiti che presenta questa norma...ma, dicevo, ci fermiamo qui, con l'auspicio che questa norma - come ci ha ricordato il suo relatore durante la commissione - possa mantenere la sua consuetudine storica di essere stata portatrice di alta sfortuna ai governi che l'hanno avuta sul soglio dell'approvazione: questo è successo per il Governo Prodi, ci sono stati altri momenti in cui questa norma stava per arrivare ad un'approvazione e ha determinato la caduta del Governo...vuoi mai! Se così fosse, daremmo il voto a quattro mani, ma non essendone ancora sicuri, una cauta astensione è più conforme dal punto di vista del gruppo ALPE su questa norma di attuazione. Grazie.

Presidente - Se non vi sono altri che chiedono di intervenire in discussione generale, dichiaro chiusa la discussione generale.

La parola al Consigliere Caveri.

Caveri (UV) - Chiedere se il vino è buono ad uno dei membri della Commissione paritetica è piuttosto difficile...c'erano, nel cesto delle mele di stagione del collega Louvin, molte mele avvelenate; in materia di commercio preciso che si sarebbe trattato dei "bugiardini" delle medicine in lingua francese. Sappiamo che questa applicazione, ad esempio nella Provincia di Bolzano, ha creato problemi non indifferenti, quindi delle volte ci sono anche elementi di riflessione che possono servire.

Ritengo che l'articolo chiave sia l'articolo 1, nel quale si evidenziano una serie di possibilità legate alla nostra autonomia speciale, cioè in materia scolastica abbiamo avuto la legge regionale di applicazione della Moratti che parla del franco-provenzale. I colleghi che sono qui sanno che all'epoca si pensava che questa parte potesse essere impugnata...non lo è stato, e oggi, nel settore scolastico, rispetto alla prima bozza di norma sull'ordinamento linguistico ci troviamo in una posizione più solida.

Sul personale che c'è in Tribunale, il Presidente può dire che il personale è già stato distaccato; se oggi dovessimo contare solo sul personale dello Stato nella giustizia valdostana avremmo una situazione di paralisi! Potevamo probabilmente stralciarla, perché lo Stato non ci stava, oggi, ad assumersi i costi di eventuali aspetti di traduzione delle sentenze, sapendo anche che su quello abbiamo dei limiti oggettivi derivanti dallo Statuto, che parla di atti in lingua italiana, quindi è chiaro che la questione non era facilmente superabile.

Credo che il punto di equilibrio che è stato raggiunto con la norma di attuazione sia un punto di equilibrio positivo, sapendo che questa normativa è stata a lungo attesa. E siamo stati vittime anche di un effetto paradosso, nel quale i fondi della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'attuazione della "482" sono stati trasferiti alla Valle d'Aosta, anche in assenza delle norme di attuazione, sia per gli sportelli linguistici in franco-provenzale, sia per gli sportelli linguistici per le lingue dei walser: vuol dire che in effetti l'idea che questi aspetti finissero per essere già applicabili anche in assenza delle norme di attuazione è un elemento che c'è.

Ho l'impressione che potremmo a lungo disquisire anche in maniera interessante fra di noi con il collega Louvin su questi aspetti; dovessi dire, anch'io avrei sperato in alcune norme più innovative, e il collega Louvin, avendone fatto parte, sa che ci sono dei punti di equilibrio, ad un certo punto - se le norme devono essere sbloccate - e vanno trovati elementi di compromesso, sapendo che per fortuna il diritto non si ferma mai e che l'autonomia è un elemento dinamico.

Oggi credo che si possa incassare con un parere favorevole, lasciando nelle mani del Presidente della Regione questa materia per un futuro Consiglio dei ministri, con l'auspicio che prima o poi ci possano essere elementi innovativi, perché sappiamo che la società non si ferma. Lei citava la materia radiotelevisiva...lo Statuto di autonomia del 1948 non ha investito un settore come questo che oggi è capitale, rispetto al quale manteniamo alcune fragilità.

Presidente - La parola al Presidente della Regione, Rollandin.

Rollandin (UV) - Grazie Presidente.

La norma di attuazione che è stata presentata oggi, credo risenta di un'elaborazione che è stata molto lunga. Le modifiche dei testi che di volta in volta si sono succedute nelle commissioni sicuramente dicono che c'è stata una modifica di fondo fra il testo di cui si era parlato dieci anni fa e quello di oggi. Questo non significa che tale testo non contenga quegli elementi che, riferiti alla "482", sono sicuramente importanti per quanto riguarda la loro valorizzazione a livello della nostra Regione.

In tema di scuola, l'articolo 1, il fatto che abbia nel secondo comma questa dizione "La Regione, nell'esercizio delle proprie competenze, provvede...", dando per acquisito che ci siano le competenze, quindi senza ribadire le competenze, dove ed in quali termini, sicuramente lascia una maglia aperta. Il problema è vedere se noi siamo capaci di riempirla dando dei contenuti alle proposte che di volta in volta possiamo portare avanti relativamente a questa tematica.

Sulle altre situazioni, a parte quella dell'anagrafe della quale si è già parlato, con quell'eventuale possibilità di migliorare...ma questo è un dato parziale. Il problema credo possa essere visto in modo specifico quello su cui il collega Louvin ha molto insistito, cioè i procedimenti giudiziari, lo sviluppo in materia finanziaria sulle parti riferite alle commissioni competenti, o come poteva essere inserito un testo che tutelasse anche la proposta. Su questo sicuramente l'inserimento in questa partita avrebbe creato le premesse per uno sviluppo che in questo caso non c'è; sappiamo che c'è la traduzione che viene fatta da personale che viene detto distaccato dalla Regione. Ora, il fatto dei traduttori...credo che il distacco dalla Regione sia collegabile con personale che già oggi svolge questo ruolo, che è diverso dal personale di cui si parlava prima, che è fornito per far funzionare la normalità del sistema nei vari settori giudiziari. Credo che sotto questo profilo sarà necessario un po' di buon senso, ovvero che la scelta di queste persone ed il loro utilizzo vada calibrato in conseguenza delle oggettive esigenze, che non sminuisca e non crei né delle attese in traduttori esterni che potevano fare questo lavoro, né - tenuto conto del numero di richieste che ci saranno - crei grossi problemi sui distacchi, da quello che posso capire, soprattutto se è per l'applicazione di questa parte. Non credo di venire smentito su questo, non ci saranno grosse richieste per questo tipo di lavoro. Diverso è il lavoro svolto da funzionari regionali, che sono distaccati presso il tribunale e che svolgono un lavoro di segreteria, differente da quello di cui stiamo parlando come norma di attuazione.

Una riflessione credo vada fatta sul discorso del sistema radiotelevisivo nel suo insieme; al di là del conteggio delle ore che vengono date e sostanzialmente in patois vengono date le partite di tzan, le radiocronache, teatro, il resto non c'è, non c'è quasi mai un'azione che miri a trasmissioni attive su questi temi. Ultimamente qualcosa si è mosso, ma non credo che ci sia granché.

Vorrei fare un richiamo, a questo proposito, sul discorso del francese. Abbiamo parlato qui, anche la collega Morelli aveva insistito sul fatto che, in Valle d'Aosta, c'è stato sforzo non indifferente per mettere a posto tutti i ripetitori, il MUX dedicato a cinque programmi in lingua francese che purtroppo - tranne forse per la TV5 - sono ancora in stallo, perché non c'è una possibilità di avere delle risposte dall'omologo francese dal nostro Ministero italiano, per quanto riguarda la possibilità della ritrasmissione in Valle del France 2, eccetera, per i diritti di ritrasmissione in francese dei programmi, con una riduzione oggettiva delle attese in Valle per la disponibilità di un bouquet di programmi in lingua francese. Questo è un aspetto che ci penalizza e che credo andrà seguito con molta attenzione, ma penso che il tema, come è stato trattato qui, sia sufficiente a dare nuove possibilità di slancio.

Per quanto riguarda i giudici di pace, purtroppo il problema non si porrà più fra un po', perché già ne abbiamo solo uno, abbiamo scritto, riscritto e detto che, dalle ultime notizie, di giudici di pace non se ne parlerà più, quindi credo che non sarà difficile applicare questo comma in quanto non ci sarà più il problema. Bisogna purtroppo ammettere che arriviamo in un momento delicato in cui lamentiamo questa carenza.

Sulla norma finanziaria credo che non sia, purtroppo - lo abbiamo visto in tempi non sospetti - una novità; non credo che ci sia stata mai una norma che non abbia, soprattutto quando arrivavano i responsabili del MEF - credo che arrivino ancora nella commissione paritetica - a dire il niet assoluto, se non c'è questa norma ben precisa...che non c'è nulla che vada ad aggravare gli oneri a carico dello Stato, e quindi che è tutto a carico della Regione. Questo purtroppo è un classico: non c'è norma di attuazione che non abbia avuto questo respiro, nel senso che "ve li pagate, se li volete, i servizi". Questo è un chiaro segnale che non è solo di questo Governo, ma era dei Governi precedenti, e sulle norme di attuazione lo abbiamo vissuto in passato. La difficoltà di arrivare a dei testi che fossero più incisivi era sempre collegata alle resistenze fortissime da parte soprattutto dei funzionari, perché più che i ministeri, che sono molte volte disponibili ad aperture, sono i funzionari che non mollano di una virgola! Vorrei ricordare norme specifiche, tecniche, come il controllo degli ascensori, il passaggio di competenze, è una questione di cui non si voleva sentir parlare perché sembrava lesa maestà rispetto alle funzioni che, ancora a livello centrale, vengono portate avanti. Quindi non credo che sia da imputare ad un governo piuttosto che ad un altro, ma credo che sia una costante nel funzionamento dello Stato protettivo che non vuole concedere nulla.

Queste norme, rispetto alla "482" erano un'esigenza, sono importanti, danno il significato di quello che possiamo fare nei campi che sono stati qui evidenziati. Ci auguriamo che, al di là di pretese note ed infauste che lasciamo a chi le ha suggerite, questa norma di attuazione possa essere non solo approvata da noi, ma vada in Consiglio dei ministri, perché ne abbiamo altre che sono ferme, ne abbiamo altre...l'ISPESL, di cui parlavo prima, che non è ancora andata in Consiglio dei ministri. Ci auguriamo che questa possa avere un iter in un tempo ragionevole per essere approvata e attuata, altrimenti rischiamo di avere, non dico quella dell'ENEL, che poi è defunta per conto suo, altre norme che non arrivano mai in fondo alla discussione. Gli archivi sono ancora pendenti, quindi abbiamo ancora delle norme di attuazione che devono trovare applicazione.

Questo è l'augurio che mi faccio: che le norme di attuazione non solo arrivino in quest'aula, ma arrivino anche all'atto definitivo della pronuncia nel Consiglio dei ministri, altrimenti rischiamo di fare un ottimo lavoro, che però non riesce ad essere produttivo nel momento giusto. Grazie.

Presidente - La parola al Consigliere Donzel, per dichiarazione di voto.

Donzel (PD) - Grazie Presidente.

Ci pare doveroso, come Partito Democratico, fare la nostra dichiarazione di voto in merito a questa norma, che conferma sostanzialmente la valutazione già espressa in commissione; non è perché una norma sia stata trasmessa qui dall'Onorevole Fitto che questo significa per noi una ragione di un diniego, e nulla ha a che vedere con i rapporti che recentemente si sono creati di disponibilità del PdL sulle norme che vogliono ridurre i costi della politica. Si tratta di un ragionamento che abbiamo fatto da tempo su questo tipo di norme, in particolare su questa, che verte a riconoscere alcune specificità, in particolare quelle linguistiche della nostra Regione, in un momento in cui le autonomie speciali non vanno per la maggiore nel dibattito nazionale, anche in virtù di una campagna viscerale contro di esse fatta dalla maggior parte della Lega Nord.

Ogni piccolo passo avanti, quindi, è un grande passo avanti in questo momento storico e politico, e riteniamo che anche questo piccolo passo avanti, al di là che ci possano essere dei rilievi e delle cose che si possono sempre suggerire come migliorative, sia politicamente molto importante in un momento molto difficile come quello che stiamo vivendo in generale come Regioni a Statuto speciale. Da questo punto di vista, come ho già ho motivato in I Commissione, rimane e si conferma il parere favorevole a questa norma del Partito Democratico.

Presidente - Pongo in votazione il parere in oggetto:

Consiglieri presenti: 31

Votanti e favorevoli: 26

Astenuti: 5 (Bertin, Giuseppe Cerise, Chatrian, Louvin, Patrizia Morelli)

Il Consiglio approva.