Oggetto del Consiglio n. 408 del 25 ottobre 1978 - Verbale

OGGETTO N. 408/78 - INVITO AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA E AL CONSIGLIERE PEDRINI DI RASSEGNARE LE DIMISSIONI DAL CONSIGLIO. REIEZIONE DI MOZIONE.

Il Presidente DOLCHI dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione, presentata dal Consigliere Riccarand, concernente: "Invito al Presidente della Giunta e al Consigliere Pedrini di rassegnare le dimissioni dal Consiglio", mozione trasmessa in copia ai Consiglieri unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza in corso:

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Ill.mo Signor Presidente

del Consiglio regionale

SEDE

Il sottoscritto Consigliere regionale di "Democrazia Proletaria-Nuova Sinistra" chiede che sia inserita all'ordine del giorno del dibattito consiliare la seguente

MOZIONE

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

VISTO che il recente processo di Bologna per i fondi neri del Casinò di Saint-Vincent ha coinvolto in prima persona il Presidente della Giunta regionale, Mario Andrione, ed il Consigliere Ennio Pedrini, entrambi imputati di corruzione;

CONSIDERATO che la sentenza del Tribunale di Bologna condannando gli Amministratori della SITAV, Zorli e Petetti, e derubricando da corruzione aggravata a corruzione impropria il reato di Andrione e Pedrini ha dichiarato di non doversi procedere nei confronti di questi ultimi soltanto per applicazione dell'amnistia;

CONSIDERATO ALTRESÌ che in tal modo il Tribunale di Bologna ha evidenziato le responsabilità dell'Andrione e del Pedrini;

CONSTATATO che il reato commesso dal Presidente Andrione e dal Consigliere Pedrini è tale da diffondere ulteriore sfiducia tra la popolazione valdostana nei confronti del ruolo e della funzione del Consiglio regionale;

RITIENE DOVEROSO assumere un atteggiamento rigoroso per sottolineare che il Consiglio non darà copertura ad operazioni illecite di alcuni suoi membri e per evitare il ripetersi di fatti quali quelli dei fondi neri del Casinò e quelli relativi alla vicenda dell'ex Assessore regionale Bruno Milanesio;

INVITA quindi il Presidente della Giunta ed il Consigliere Ennio Pedrini a rassegnare le proprie dimissioni dal Consiglio della Regione Autonoma Valle d'Aosta.

Aosta, li 12 ottobre 1978

F.to: Elio Riccarand

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Il Consigliere RICCARAND esordisce sottolineando che la mozione presentata vuole costituire l'occasione per costringere il Consiglio ad approfondire le vicende del recente processo di Bologna per i fondi neri del Casinò di Saint-Vincent che ha coinvolto in prima persona l'attuale Presidente della Giunta ed il Consigliere regionale Ennio Pedrini, entrambi imputati di corruzione e, nello stesso tempo, vuole costituire una forma di pressione nei loro confronti affinché sentano, dopo siffatte vicende, il dovere morale di rassegnare le dimissioni da Consiglieri.

Compie quindi un'accurata ricostruzione della vicenda giudiziaria ricordando i fatti verificatisi nel mese di settembre del 1970 a Milano, allorquando le forze di Polizia fermarono una certa Giuseppina Fumagalli e sequestrarono il materiale con cui la predetta Fumagalli cercava di ricattare gli amministratori della Società SITAV, costituito da parte del bilancio "nero" della società tenuto dal Consigliere di Amministrazione della Società SITAV Alessandro Petetti concernente il periodo che va dal 1965 al 1969. Da detta documentazione sequestrata risultò che la SITAV elargiva annualmente somme di denaro a esponenti di Partiti politici operanti nella Regione, a rappresentanti di Partiti politici operanti a livello nazionale, a varie personalità e a pubblici funzionari. La veridicità di detta documentazione è stata confermata dalle ammissioni di persone indicate nei documenti che hanno riconosciuto davanti al Magistrato di avere ricevuto dalla Società SITAV le somme registrate nei documenti posti sotto sequestro.

Da osservare che detti finanziamenti occulti non si riferiscono soltanto al periodo 1965-1969, come affermato nell'istruttoria, ma a periodi anteriori che risalgono sin dall'apertura della Casa da Gioco ed erano elargiti ai Partiti in proporzione alla loro rappresentanza in seno al Consiglio regionale, e venivano accettati dai Partiti nonostante che l'articolo 12 della Convenzione stipulata nel 1957 tra la Regione e la Società SITAV vietasse ogni forma di finanziamento a Partiti, Associazioni e Organi di stampa.

Continua sottolineando che la gravità del fatto che i finanziamenti occulti non fossero soltanto diretti a Partiti politici, ma fossero anche estesi ad alti funzionari della pubblica amministrazione, Consiglieri regionali, Assessori regionali, che fra l'altro erano coloro che permettevano alla Società SITAV di esistere rinnovandole regolarmente l'autorizzazione a gestire una Casa per il gioco d'azzardo.

Fa ancora rilevare che il Tribunale di Bologna ha riconosciuto chiaramente la fondatezza e la validità di quanto affermato dal Giudice istruttore sul rinvio a giudizio evidenziando così l'esistenza di una corruzione continuata di pubblici ufficiali, riconoscendo però questi ultimi colpevoli di corruzione semplice e amnistiabile.

Critica inoltre il comportamento dei Consiglieri Andrione e Pedrini che si vantano pubblicamente di avere rinunciato all'amnistia, ritenendo che detta rinuncia doveva essere fatta prima dell'emissione della sentenza.

La rinuncia dell'amnistia è, a suo giudizio, un'operazione furbesca ed ignobile nei suoi fini ed un comodo espediente per evitare le dimissioni che avrebbero dovuto sentire il dovere morale di rassegnare al momento del rinvio a giudizio, in ossequio ad una prassi in passato accettata e seguita da tutti.

Al riguardo cita l'esempio seguito nel 1966 dagli allora Consiglieri Gheis e Torrione che, non appena avuto sentore di un loro imminente rinvio a giudizio per fatti strettamente collegati al problema oggi affrontato, inviarono una lettera di dimissioni dal Consiglio all'allora Presidente del Consiglio.

Sempre in quella occasione, e, precisamente il giorno 9 febbraio 1966, nel corso dell'adunanza del Consiglio l'U.V. e il P.C.I. si rifiutarono di accettare le dimissioni dei Consiglieri Gheis e Torrione e di sostituirli, invocando il diritto, come maggioranza del Consiglio, di procedere ad una sospensione formale dei Consiglieri predetti.

Conclude sottolineando l'ambiguità del comportamento dell'U.V. e del P.C.I. che in quell'occasione, in assenza di un processo, ritenevano non sufficiente la presentazione delle dimissioni da parte dei due Consiglieri rinviati a giudizio, mentre oggi assumono una posizione di tolleranza e di attesa nei confronti dell'attuale Presidente della Giunta e del Consigliere Pedrini che sono stati processati, riconosciuti colpevoli di corruzione aggravata e salvati in extremis dall'amnistia.

Il Consigliere DE GRANDIS, dopo aver sottolineato l'estraneità del P.R.I. in ordine alla vicenda dei finanziamenti che sarebbero stati erogati dalla SITAV a forze politiche valdostane, dichiara di non condividere il contenuto della mozione presentata dal Consigliere Riccarand che costituisce un atto d'accusa indiscriminato mirante a demolire i Partiti politici, strumenti indispensabili della dialettica democratica.

Conclude sostenendo che è compito di tutte le forze politiche responsabili adoperarsi per correggere gli errori del passato e per impedire che possano verificarsi in futuro ancora situazioni incresciose che gettino soltanto discredito sulle Istituzioni democratiche e creano, di conseguenza, sfiducia dei cittadini verso il sistema democratico.

Il Consigliere MINUZZO, dopo aver sottolineato l'estraneità del P.S.D.I. a tutta la vicenda dei presunti finanziamenti devoluti dalla società SITAV a favore di forze politiche, annuncia il suo voto contrario alla mozione presentata dal Consigliere Riccarand, che costituisce un atto d'accusa indiscriminato avente come unico scopo quello di gettare discredito sui partiti, strumenti indispensabili del sistema su cui si regge lo Stato italiano.

Il Consigliere TONINO esordisce ricordando che l'atteggiamento del P.C.I. di fronte alla vicenda dei fondi neri della Società SITAV è stato sempre improntato a chiarezza scevro da scandalismi di qualsiasi natura, volto alla ricerca della necessità di fare piena luce sull'intera vicenda che ha offuscato un periodo della vita politica valdostana.

Ritiene che la Convenzione tra la Regione e la società SITAV, approvata all'unanimità dal Consiglio regionale nel 1965, ha avvantaggiato unicamente la Regione incrementando le entrate del bilancio regionale di oltre 6 miliardi di lire e che a questa motivazione si deve il fatto che i Giudici del Tribunale di Bologna abbiano trasformato l'imputazione di corruzione aggravata in corruzione semplice nei confronti dei rinviati a giudizio.

Sottolinea l'estraneità del P.C.I. a qualsiasi forma di finanziamento occulto, vivendo detto Partito sempre sull'autofinanziamento dei propri iscritti e simpatizzanti, anche dopo l'entrata in vigore della legge che prevede il finanziamento pubblico a favore dei Partiti politici.

Fa ancora rilevare che i rapporti tra il P.C.I. e la Società SITAV sono sempre stati improntati alla massima chiarezza e ne è la prova il fatto che durante le trattative che hanno portato alla stesura della Convenzione Regione-SITAV, approvata dal Consiglio nell'adunanza in data 6 dicembre 1977, il P.C.I. ha emesso comunicati pubblici ed ha presentato proposte di emendamento per migliorare il contenuto dell'approvanda Convenzione.

Conclude annunciando la presentazione del seguente ordine del giorno:

ORDINE DEL GIORNO

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

dopo aver discusso delle conclusioni del processo di Bologna, relativo a presunte elargizioni di fondi ad Amministratori valdostani,

Preso Atto del fatto che la sentenza ha stabilito il vantaggio regionale della Convenzione tra Regione e SITAV stipulata nel 1965;

Considerato che l'applicazione dell'amnistia del 1970, non entrando nel merito delle responsabilità personali ha impedito la dimostrazione della piena innocenza degli Amministratori rinviati a giudizio;

Nell'auspicare un rapido e chiaro pronunciamento della giustizia nella successiva fase giudiziaria;

Invita il Presidente della Giunta regionale, al fine di evitare ogni possibile dubbio su una così elevata carica istituzionale, a voler restituire il proprio mandato presidenziale.

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L'Assessore al Turismo, Antichità e Belle Arti RAMERA, replicando all'intervento del Consigliere Riccarand che lo aveva indicato tra i destinatari di possibili sovvenzioni da parte della società SITAV, fa rilevare la sua completa estraneità all'intera vicenda giudiziaria conclusasi con il processo di Bologna.

Il Consigliere DUJANY, nel dichiarare che il Gruppo dei D.P. è sostanzialmente d'accordo con il contenuto della mozione presentata dal Consigliere Riccarand, annuncia la presentazione dei seguenti emendamenti:

- Il terzo alinea è sostituito dal seguente:

"Considerato altresì: che in tal modo il Tribunale di Bologna invece di dissipare le ombre che gravano sugli imputati accusati di corruzione, le ha ulteriormente addensate confermando in pratica l'addebito di corruzione";

- Al 4° alinea, 4° rigo: dopo le parole "della funzione del Consiglio regionale" aggiungere la seguente nuova frase: "...ciò soprattutto nei riguardi di Andrione per le funzioni primarie, rappresentative e di governo della Valle, allo stesso proprie in quanto Presidente della Giunta";

- Il 6° alinea è sostituito dal seguente: "...Invita quindi il Presidente della Giunta a rassegnare le proprie dimissioni".

Nel riallacciarsi alla vicenda dei fondi neri culminata con il processo svoltosi a Bologna, ritiene che il Consiglio regionale sia uscito da questa vicenda offeso nel suo prestigio e nella sua dignità e che gli esponenti politici coinvolti dovrebbero avere la sensibilità morale di rassegnare le dimissioni al fine di consentire il sorgere di nuovo di un clima di fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle Istituzioni democratiche scosse da queste vicende giudiziarie.

Il Consigliere CLUSAZ ritiene che il Presidente della Giunta non debba rassegnare le dimissioni e critica il comportamento seguito dal Movimento dei Democratici Popolari in occasione della vicenda dei fondi neri della SITAV.

Il Consigliere NEBBIA annuncia la sua astensione dalla votazione della mozione presentata dal Consigliere Riccarand e propone il seguente emendamento all'ordine del giorno presentato dal Gruppo P.C.I.:

- Il 5° alinea è sostituito dal seguente:

"Invita il Presidente della Giunta regionale a evitare ogni possibile dubbio su una così elevata carica istituzionale valutando autonomamente l'opportunità di restituire il proprio mandato presidenziale."

Ritiene che, di fronte a vicende incresciose come quelle dei fondi neri della SITAV che hanno generato nei cittadini un senso di sfiducia nei confronti delle Istituzioni e dei Partiti che ne sono strumenti indispensabili, occorra cambiare metodo di fare politica in modo da consentire un recupero di fiducia presso l'opinione pubblica.

Il Consigliere PEDRINI nel dichiararsi profondamente amareggiato per il linciaggio morale e politico a cui sono stati sottoposti la sua persona e il Presidente della Giunta da parte del Consigliere Riccarand, presentatore della mozione, ribadisce la sua estraneità alla vicenda della presunta erogazione di fondi neri da parte della Società SITAV in occasione del rinnovo della Convenzione Regione-SITAV votata all'unanimità dal Consiglio nel 1965.

Il Consigliere RICCARAND non condivide le preoccupazioni espresse dai Consiglieri De Grandis e Minuzzo sulle possibili conseguenze negative alle Istituzioni democratiche che potrebbero derivare dall'approvazione della mozione, in quanto ritiene che solo attraverso una seria opera di moralizzazione i cittadini potrebbero riacquistare la fiducia nelle Istituzioni.

Si dichiara contrario all'approvazione dell'ordine del giorno presentato dal Gruppo Comunista in quanto non ritiene che la Convenzione Regione-SITAV abbia portato vantaggi per la Regione, come affermato al 1° punto di detto ordine del giorno. Per quanto concerne gli emendamenti presentati dal Consigliere Dujany, dichiara la sua disponibilità ad accoglierli con la sola eccezione per quello recante modificazioni alla parte deliberativa, ritenendo che sia il Presidente della Giunta che il Consigliere Pedrini debbano rassegnare le dimissioni dal Consiglio in seguito alla nota vicenda giudiziaria che li ha visti entrambi protagonisti.

Il Presidente della Giunta ANDRIONE, nel precisare che con il suo intervento non intende difendere la propria onestà personale, ma formulare alcune considerazioni di ordine giuridico utili a riportare il dibattito nei giusti termini, afferma che a seguito dell'amnistia del 1970, a cui non hanno potuto rinunciare né lui né il Consigliere Pedrini, i Giudici hanno bloccato le indagini applicando tout court la causa di estinzione del reato.

Precisa che entrambi hanno presentato ricorso in Cassazione per ottenere che si vada a fondo con un processo. Ne consegue che la discussione odierna perde il valore giuridico ed acquista un valore prettamente politico per esprimere sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta o del singolo Consigliere, non potendoli processare a seguito della sopravvenuta causa di estinzione. Afferma quindi che non intende dimettersi, come richiesto dal Consigliere Riccarand.

Giudica, infine, l'ordine del giorno del Gruppo Comunista una mozione di sfiducia nei confronti dell'intera maggioranza, anche se leggermente edulcorata dalla correzione apportata dai Democratici Popolari.

Annuncia quindi di astenersi dalla votazione dei documenti presentati, lasciando il Consiglio libero di esprimersi sugli stessi.

Il Presidente DOLCHI, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola sull'ordine del giorno presentato dal Gruppo consiliare del P.C.I., invita il Consiglio a procedere alla votazione, per alzata di mano, per l'approvazione dell'ordine del giorno stesso, modificato come da emendamento proposto dal Consigliere Nebbia.

Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente Dolchi accerta e comunica che il Consiglio, con diciannove voti contrari e nove voti favorevoli (Consiglieri presenti: trentaquattro (assente il Consigliere Pedrini); votanti: ventotto; astenutisi dalla votazione i Consiglieri Andrione, Dujany, Lanivi, Maquignaz, Pollicini e Riccarand) non ha approvato il seguente ordine del giorno:

ORDINE DEL GIORNO

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

dopo aver discusso delle conclusioni del processo di Bologna, relativo a presunte elargizioni di fondi ad Amministratori valdostani,

Preso atto del fatto che la sentenza ha stabilito il vantaggio regionale della Convenzione tra Regione e SITAV stipulata nel 1965;

Considerato che l'applicazione dell'amnistia del 1970, non entrando nel merito delle responsabilità personali, ha impedito la dimostrazione della piena innocenza degli Amministratori rinviati a giudizio;

Nell'auspicare un rapido e chiaro pronunciamento della giustizia nella successiva fase giudiziaria;

Invita il Presidente della Giunta regionale a evitare ogni possibile dubbio su una così elevata carica istituzionale valutando autonomamente l'opportunità di restituire il proprio mandato presidenziale.

Il Consiglio prende atto.

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Il Presidente DOLCHI pone quindi ai voti, per alzata di mano, l'approvazione della mozione in discussione, modificata nella parte introduttiva, come da emendamenti proposti dal Gruppo consiliare dei Democratici Popolari.

Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente DOLCHI accerta e comunica che il Consiglio, con diciannove voti contrari ed un voto favorevole (Consiglieri presenti: trentaquattro (assente il Consigliere Pedrini); votanti: venti; astenutisi dalla votazione i Consiglieri Andrione, Bajocco, Carral, Cout, Dolchi, Dujany, Lanièce, Mafrica, Maquignaz, Nebbia, Péaquin, Pollicini, Tonino e Tripodi), non ha approvato la seguente mozione:

MOZIONE

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

VISTO che il recente processo di Bologna per i fondi neri del Casinò di Saint-Vincent ha coinvolto in prima persona il Presidente della Giunta regionale, Mario Andrione, ed il Consigliere Ennio Pedrini, entrambi imputati di corruzione;

CONSIDERATO che la sentenza del Tribunale di Bologna condannando gli Amministratori della SITAV, Zorli e Petetti, e derubricando da corruzione aggravata a corruzione impropria il reato di Andrione e Pedrini, ha dichiarato di non doversi procedere nei confronti di questi ultimi soltanto per applicazione dell'amnistia;

CONSIDERATO ALTRESÌ che in tal modo il Tribunale di Bologna invece di dissipare le ombre che gravano sugli imputati accusati di corruzione le ha ulteriormente addensate confermando in pratica l'addebito di corruzione;

CONSTATATO che il reato commesso dal Presidente Andrione e dal Consigliere Pedrini è tale da diffondere ulteriore sfiducia tra la popolazione valdostana nei confronti del ruolo e della funzione del Consiglio regionale, ciò soprattutto nei riguardi di Andrione per le funzioni primarie, rappresentative e di governo della Valle allo stesso proprie in quanto Presidente della Giunta;

RITIENE DOVEROSO assumere un atteggiamento rigoroso per sottolineare che il Consiglio non darà copertura ad operazioni illecite di alcuni suoi membri e per evitare il ripetersi di fatti quali quelli dei fondi neri del Casinò e quelli relativi alla vicenda dell'ex Assessore regionale Bruno Milanesio;

INVITA quindi il Presidente della Giunta ed il Consigliere Ennio Pedrini a rassegnare le proprie dimissioni dal Consiglio della Regione Autonoma Valle d'Aosta.

Il Consiglio prende atto.

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