Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 361 del 11 febbraio 2009 - Resoconto

OGGETTO N. 361/XIII - Interpellanza: "Interventi per tutelare i cittadini dalle radiazioni del gas radon".

Interpellanza

Considerato che il radon è un gas naturale radioattivo comunemente poco conosciuto, benché molto pericoloso in quanto risulta essere la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo;

Preso atto che il decreto legislativo n. 241 del 2000 prevede unicamente una soglia di limite di esposizione al radon negli ambienti di lavoro nella misura di 500 bq per m3;

Verificato che in Italia non esiste una normativa specifica, ma che una raccomandazione europea indica in 400 e 200 bq al m3 i valori soglia rispettivamente, per le abitazioni esistenti e per le nuove costruzioni;

Ritenendo che la tutela della salute pubblica rientri nei principali compiti dell'Amministrazione;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

il Presidente della Regione e/o gli Assessori competenti per conoscere:

1) quali sono gli orientamenti della Giunta in merito;

2) se sono state attivate, o si intendono attivare indagini e monitoraggi per conoscere la reale portata del fenomeno nella nostra regione;

3) quali sono gli eventuali dati riscontrati;

4) se si ritiene opportuno promuovere una campagna d'informazione, anche per evitare inutili allarmismi in quanto di fronte a modeste concentrazioni di radon ci si può proteggere con semplici misure pratiche.

F.to: Cerise Giuseppe - Morelli Patrizia

Président - La parole au Conseiller Cerise Giuseppe.

Cerise G. (VdAV-R) - Merci, M. le Président. Abbiamo presentato questa interpellanza sul radon perché riteniamo che si debba meglio conoscere questo, chiamiamolo, così illustre sconosciuto per qualche verso, per potersi meglio proteggere dagli effetti nocivi che può provocare alla salute. Premetto che non vogliamo con questa interpellanza assolutamente insinuare che nulla è stato fatto in merito in Valle d'Aosta, una campagna di monitoraggio è stata iniziata nel 2003, ma credo che abbia avuto un sostanziale raffreddamento nel corso degli anni e credo che sia in una situazione di stand-by attualmente. Ma riteniamo che si debba approfondire la problematica e creare soprattutto un sistema di informazione capillare che raggiunga tutte le famiglie, in quanto abbiamo verificato che il radon è uno sconosciuto e forse anche per questo quanto mai pericoloso, trattandosi di un gas radioattivo, inodore, incolore, prodotto dal decadimento radioattivo del radio, generato a sua volta dal decadimento dell'uranio, elementi che sono presenti in quantità variabili nella crosta terrestre. La principale fonte di emissione nell'ambiente di radon è rappresentata dal suolo, insieme ad alcuni materiali di costruzioni e anche dall'acqua sorgiva. Si viene contaminati principalmente per inalazione ed è considerata la seconda causa di tumore polmonare dopo in fumo, ed è stimato responsabile del 10 percento di tutti i casi di questo tumore. Si tratta di una sostanza molto pericolosa, più dell'amianto e del benzene che può essere presente nelle nostre case.

Detto questo, vorrei tranquillizzare: non è nostra intenzione drammatizzare o creare allarmismi, anche perché di fronte a modeste concentrazioni di questo gas ci si può proteggere con alcune semplici misure pratiche. Da qui l'importanza di approfondirne la conoscenza. Considerato che la principale sorgente di radon è il sottosuolo dal quale il gas fuoriesce attraverso crepe e fessure e penetra nelle nostre abitazioni attraverso giunti, fessure, canalizzazioni degli impianti elettrici ed idraulici e si concentra particolarmente negli ambienti chiusi. Per proteggerci sono a volte sufficienti alcuni semplici accorgimenti, quali creare maggiore aerazione dei locali, in particolare di quelli interrati, tamponare possibilmente quelle vie di infiltrazione che ne permettono l'accesso nei locali abitati.

Per quanto riguarda la normativa in Italia, è assai lacunosa. Il decreto legislativo n. 241/2000 prevede una soglia limite di esposizione al radon unicamente per gli ambienti di lavoro, fissata in 500 bequerel per metro cubo; non esiste al contrario una normativa specifica per le abitazioni ma unicamente una raccomandazione della C.E. che indica in 400 e 200 bequerel per metro cubo i valori soglia rispettivamente per le abitazioni esistenti e gli immobili di nuova costruzione, contrariamente a quanto avviene in altri paesi che hanno legiferato in materia. In Italia diciamo che la situazione è un po' a macchia di leopardo, pare che vi siano comunque alcune Regioni particolarmente virtuose, come ad esempio la Regione Veneto che ha terminato il monitoraggio e la mappatura di tutto il territorio e che con propria delibera indica in 200 bequerel per metro cubo il valore oltre al quale si raccomanda di intraprendere azioni di bonifica. Sempre la Regione Veneto ha predisposto una guida per portare a conoscenza di tutti i cittadini i rischi di questo gas, come rilevarne la presenza e le possibili contromisure da adottare, i comportamenti più opportuni da mettere in pratica per proteggersi. C'è poi da dire che anche l'ARPA della Regione Friuli ha realizzato in collaborazione con l'azienda per i servizi sanitari e con l'università di Udine, con gli ordini professionali degli ingegneri, architetti, geologi, e i collegi dei periti e dei geometri un manuale con indicazioni e proposte per la protezione degli edifici dal radon. Riteniamo questa iniziativa lodevole e quanto mai interessante, perché è molto importante avere soprattutto in fase di costruzione e ristrutturazione di un edificio contezza della potenziale presenza di questo gas per poter eventualmente mettere in atto quegli accorgimenti necessari per proteggersi, e questo con dei costi contenuti in fase di intervento rispetto a degli interventi più onerosi qualora si dovesse intervenire successivamente. Abbiamo dunque formulato quattro quesiti sintetici per capire qual è lo stato dell'arte della nostra Regione e qualora fosse necessario sollecitare le opportune iniziative.

Président - La parole à l'Assesseur au territoire et à l'environnement, Zublena Manuela.

Zublena (UV) - Merci, M. le Président. Ringrazio anche per aver portato all'attenzione di questa Assemblea la questione dell'inquinamento indoor di cui si parla abbastanza poco, l'inquinamento cioè in ambienti confinati, prodotto come è stato ampiamente e bene illustrato dal collega Cerise da un gas radioattivo di origine naturale, alfa emettitore, il radon, per questo motivo un po' trascurato come problema dall'opinione pubblica. È bene non creare allarmismi ma è certamente corretto porvi la giusta attenzione. Come è stato detto, siccome è un gas che si produce naturalmente per effetto del decadimento dell'uranio 238, che è una componente naturale delle rocce, la sua presenza è strettamente legata alla geologia del territorio; per quanto riguarda la nostra regione sono più ricche di uranio le rocce graniti porfidi, mentre invece sono più povere le rocce serpentino, cioè le pietre verdi. Quindi quali sono gli orientamenti della Giunta in merito? Penso che sia opportuno precisare che in Valle d'Aosta questo tema è da anni all'attenzione di attività di controllo e monitoraggio e al centro di un'attenzione conoscitiva dell'amministrazione, in accordo con gli enti preposti a questa attività, proprio per poter avere una stima complessiva sul territorio regionale della presenza di tale inquinante. Più recentemente è stata avviata una specifica campagna per la conoscenza delle concentrazioni del gas sul territorio, che risponde a requisiti riconosciuti a livello nazionale ed europeo come standard di monitoraggio. Questa attività oggi è condotta dall'ARPA, che è ente strumentale dell'Amministrazione regionale competente in materia e come Assessorati sia all'ambiente che alla salute si è molto interessati a questa attività conoscitiva. Venendo al punto n. 2 dell'interpellanza: "se sono state attivate, o si intendono attivare indagini e monitoraggi per conoscere la reale portata del fenomeno nella nostra regione", va precisato che le campagne di misura delle concentrazioni di radon condotte in Valle d'Aosta sono state tante, i risultati delle indagini più recenti sono già stati resi disponibili al pubblico nei biennali rapporti prodotti da ARPA e sono anche presenti sul sito Web dell'ARPA. In modo molto sintetico richiamo alcune delle principali campagne e anche un commento (rispondo così al punto n. 3 della interpellanza) sugli esiti delle campagne.

La prima campagna nazionale radon, attuata sotto il coordinamento scientifico dello ISS (Istituto Superiore della Sanità) e dell'APAT (Agenzia Protezione Ambiente) nazionale, oggi ISPRA, è stata svolta dal 1989 al 1997; si è trattato di una campagna organizzata e coordinata da un punto di vista scientifico a livello nazionale e finalizzata ad ottenere delle stime complessive di livelli di concentrazione di radon all'interno delle abitazioni, per poter giungere a una mappatura sul territorio nazionale. In Valle d'Aosta le indagini sono state condotte su un campione di abitazioni scelte con criteri di rappresentatività, ma ancora a livello nazionale. Sono stati utilizzati dei metodi di indagini armonizzati interconfrontati per dare una risposta omogenea su tutto il territorio. Questi metodi di interconfronto sono tuttora utilizzati da ARPA che svolge tale attività.

I rilievi in Valle d'Aosta sono stati eseguiti negli anni 1991-1992 dalla allora unità operativa chimico fisico tossicologico ambientale dell'USL, e anche se la campagna non è recente, resta un riferimento importante per la natura di questo gas radioattivo. Le misure svolte in Valle d'Aosta sono state 24 e hanno riguardato i Comuni di Châtillon, Challand-Saint-Anselme e Saint-Oyen, la concentrazione media è risultata di 44 bequerel al metro cubo rispetto a una media nazionale risultata da questa campagna di 70 bequerel al metro cubo. Quindi la concentrazione in Valle d'Aosta è risultata piuttosto bassa rispetto alla media nazionale. È stata svolta poi una campagna di iniziativa regionale in abitazioni, scuole e luoghi di lavoro, negli anni 2002-2003 da ARPA nell'ambito di un accordo di programma con l'USL della Valle d'Aosta. La campagna ha riguardato 59 abitazioni, 31 scuole, 22 luoghi di lavoro; sono stati scelti in base a criteri di distribuzione uniforme sul territorio regionale, in modo da avere rappresentate le tipologie geologiche del territorio e in particolare ci si è voluti porre nel caso più conservativo per evidenziare situazioni in cui è possibile avere una predisposizione all'accumulo del radon (locali interrati o semi interrati). La media delle concentrazioni di radon rilevate in abitazione nel corso della campagna è stata di 128 bequerel al metro cubo, quindi rispetto ai parametri e ai numeri detti prima sicuramente superiore. ARPA però segnala che questo valore medio deriva proprio dal fatto di andare a vedere le situazioni peggiori, quindi prevalentemente seminterrati, interrati scelti con criteri di maggiore criticità. La media invece di tutti i rilievi effettuati nelle scuole è risultata di 57,6 bequerel al metro cubo, un valore sicuramente più basso rispetto alla media nazionale. Per i luoghi di lavoro invece i livelli rilevati sono stati i più vari in relazione ai siti considerati, perché sono stati presi in esame siti abbastanza particolari: ad esempio i due tunnel del Monte Bianco e del Gran San Bernardo, alcuni locali semi interrati dell'USL in particolare, ma anche depositi di fontina, e comunque i dettagli dei dati sono disponibili presso ARPA. Un'altra campagna di misura è stata condotta più recentemente dal 2003 al 2005 in abitazioni e scuole della città di Aosta, è stata svolta su richiesta e in collaborazione con il Comune, e ha riguardato 80 abitazioni scelte con criteri di omogeneità delle tipologie degli insediamenti abitativi in 8 aree della città, che sono state preliminarmente definite in accordo con il Comune di Aosta.

Sono stati poi fatti rilievi in 30 scuole, cioè tutte le scuole pubbliche del Comune di Aosta di ogni ordine e grado. Qui non si è scelto il criterio del campione perché essendo un luogo sensibile, si è ritenuto opportuno avere un livello di controllo completo ed esaustivo. La media generale delle concentrazioni di radon rilevata in abitazioni ad Aosta è risultata di 40,5 Bequerel al metro cubo, quindi livelli piuttosto bassi, analogamente nelle scuole la media generale di tutti i rilievi è risultata di 42,6 bequerel al metro cubo, confermando questi livelli della città di Aosta. Un'ulteriore campagna di misura svolta sul radon in Valle d'Aosta è la mappatura del territorio regionale e individuazione delle aree a rischio radon; questa campagna sistematica è stata condotta sempre da ARPA a partire dal 2003 per predisporre quegli elementi conoscitivi che sono previsti dal decreto legislativo 230/1995, che dice "Individuazione aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di attività di radon". L'organizzazione logistica è stata fatta su base comunale, insieme alle amministrazioni locali è stata fatta la scelta di un campione di abitazioni; (si faccia riferimento ai documenti ARPA per la modalità e criteri di scelta e di quantificazione del numero di edifici), in aggiunta a ciò sono state condotte indagini in tutte le scuole dei Comuni anche qui sempre per lo stesso principio di non trascurare questo settore sensibile. Le campagne hanno avuto una durata di un anno, diviso in due semestri, uno invernale e uno estivo, per le scuole solo il semestre invernale visto che d'estate non ci sono le lezioni. Oggi risultano conclusi rilievi in 24 Comuni e questi su 74 parrebbero pochi, ma rappresentano il 43,4 percento del territorio regionale e il 56,5 percento della popolazione; su un totale di 417 abitazioni per le quali oggi l'informazione è completa il valore medio è risultato pari a 76,5 bequerel al metro cubo. La campagna è in corso, dettagli di informazione sono disponibili presso ARPA, l'attività procede e dovrà riguardare in modo esaustivo tutti i Comuni della Regione. Benché non riguardando direttamente il problema del gas radon in aria cioè il problema dell'inquinamento indoor, ARPA ha svolto comunque una campagna di misura delle concentrazioni di radon in acque di sorgente e fontanili, che il Consigliere Cerise ha richiamato, e questa campagna è stata svolta a partire dal 2002. Questo indicatore di presenza di gas radon in acqua è riconosciuto come in grado di fornire indicazioni utili, sempre per predisporre quegli elementi conoscitivi previsti dal decreto legislativo del 1995; ad oggi sono state effettuate misure su 110 sorgenti e i dati che non ho citato sono comunque tutti riportati sulla Quarta relazione sullo stato dell'ambiente dell'ARPA a pagina 267, sono reperibili anche sul sito Web dell'ARPA. Rispetto al terzo punto, le valutazioni sui livelli medi di concentrazioni di radon direi che le ho riportate per ogni campagna.

Quello che voglio sottolineare è che alcuni dati sulle concentrazioni di radon sono confluiti attraverso l'ISPRA (ex APAT) nell'atlante europeo del radon (european indoor radon maps o radon atlas), quindi la Valle d'Aosta è presente in questa mappatura a carattere europeo. Ultimo punto della interpellanza, se si ritiene opportuno promuovere una campagna d'informazione: varie campagne di informazione sono già avvenute in tempi e modi diversi. ARPA ha più volte partecipato ad incontri richiesti dalle amministrazioni comunali, che sono state per lo più oggetto di indagine territoriale per spiegare alla popolazione i dati, i risultati e le implicazioni della esposizione a questo gas. Sono stati fatti incontri a Aymavilles, Sarre e Courmayeur. La Regione nel 2006 ha pubblicato un numero specifico di Ecolo, che illustra in modo esaustivo cosa è il radon e dà indicazioni su come intervenire con accorgimenti su abitazioni esistenti, su come tutelarsi dagli effetti negativi di questo gas e come ridurre le concentrazioni in ambiente.

L'USL Valle d'Aosta, dipartimento di prevenzione e unità di igiene pubblica, ha redatto alcune linee guida, che hanno un'utilità soprattutto in fase di progettazione e ristrutturazione degli edifici, per attuare quegli accorgimenti che in fase di ristrutturazione e prima edificazione sono utili per ridurre la possibilità di esposizione a questo gas.

Credo, rispondendo anche a nome dell'Assessore alla sanità, che i nostri dicasteri sono interessati a proseguire in questa azione di informazione alla popolazione, sia in collaborazione con l'USL che con l'ARPA Valle d'Aosta, per affrontare gli effetti di esposizione all'ambiente e alla salute pubblica.

Président - La parole au Conseiller Cerise Giuseppe.

Cerise G. (VdAV-R) - Ringrazio l'Assessore per le risposte fornite, per tutti i dati che ha citato, dei quali eravamo a conoscenza perché quando abbiamo affrontato questa problematica, avevamo cercato di attingere a dei dati. Ben lontano da noi, dicevo prima, dire che nulla era stato fatto in questo contesto, lo avevo premesso, mi sento però di sottolineare che se questa campagna era partita nel 2003 con una certa enfasi, mi pare che sia attualmente in stand-by. Quando mi si dice che 24 Comuni sono stati monitorati, se andiamo a vedere la Svizzera che è all'avanguardia in questo contesto, entro il 2009 non si completa il monitoraggio delle zone, ma viene completata la misurazione in tutte le abitazioni soggette a rischio e entro il 2014 dovranno essere ultimate le bonifiche che si renderanno necessarie per proteggere gli ambienti. Credo che questo sia un dato che ci debba far meditare, perché senza drammatizzare bisogna però proteggerci da questo elemento. In Italia si stima che su 30.000 casi di tumori polmonari, 6.000 sarebbero imputabili al radon, dunque senza drammatizzare dobbiamo tenere alta l'attenzione su questo problema, e l'Organizzazione mondiale della sanità classifica il radon fra gli agenti cancerogeni di primo gruppo per l'accertato potere cancerogeno che questo prodotto contiene. Di conseguenza crediamo che si possa fare di più, specialmente per questa campagna di informazione che riteniamo debba essere capillare, che raggiunga tutte le famiglie, perché nel 2008 sono stati fatti degli opuscoli di informazione sotto il patrocinio dell'amministrazione regionale che arrivavano nel giro di due mesi nelle nostre cassette e uno era contraddittorio all'altro, cioè uno diceva che per il discorso della sicurezza dobbiamo lasciare le luci accese, l'altro che per contenere i consumi dobbiamo spegnere anche lo stand-by del televisore!

Credo che quando si investe in questo contesto che riguarda la prevenzione, la tutela della salute, bisogna pensare a un investimento a tutti gli effetti, non solo per il fatto sicuramente importante che migliora la qualità della vita in senso generale, ma perché è un investimento di carattere economico che va ad abbattere i costi sociali conseguenti alle cure che si devono intraprendere quando qualcuno si ammala.

Sappiamo che l'Assessore è particolarmente sensibile a queste problematiche per i suoi precedenti professionali, noi vigileremo su questo e saremo lì a sollecitare affinché una dichiarazione di intenti abbia poi un suo risvolto pratico.