Oggetto del Consiglio n. 603 del 19 dicembre 1979 - Verbale

OGGETTO N. 603/79 - Nomina del Consigliere Ramera Sergio alla carica di Assessore alle Finanze.

Dolchi (P.C.I.) - La parola al Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - La morte improvvisa dell'Assessore Filliétroz, a poco più di un anno dopo la nomina della Giunta regionale, pur non aprendo una crisi - perché non vi è mai stata mancanza di una maggioranza - ha posto la maggioranza esistente e l'Esecutivo nelle condizioni di verificare la possibilità di un allargamento della maggioranza e, altresì, di trovare dei punti di concordia più ampi di quelli esistenti fino a quel momento.

Da questa ricerca, seguendo una logica politica che già era stata seguita e premiata nelle elezioni politiche della primavera scorsa, grazie, anche, al senso di responsabilità dell'Union Valdôtaine Progressiste e alle possibilità date dalla situazione presente, è stato raggiunto un accordo che comprende forze nuove rispetto alla vecchia maggioranza.

Da questo accordo è scaturito un documento, che sarebbe evidentemente pomposo e fuori luogo chiamare "programma", ma che rappresenta alcune linee operative, concrete, immediate, pur non tenendo conto della differenza che può esistere tra un punto che dev'essere sviluppato - e che presuppone magari dei grandi lavori - e d'un punto che, invece, può essere realizzato più facilmente. Questa linea d'azione permetterà sia alle forze di maggioranza sia a quelle d'opposizione una più precisa, una più incisiva azione politica di critica, di stimolo o di adesione, di accordo all'azione dell'Esecutivo.

Il documento, che consiste di poche cartelle, è scritto ed è a disposizione di chiunque lo voglia, che potrà chiederne copia agli uscieri o alle signorine del secondo piano, oppure lo farò portare qui. Cercherò ora, per quanto possa essere un riassunto, di riassumerlo ancora, il più brevemente possibile. Il documento muove da una constatazione, che forse non è necessario illustrare, perché è vita quotidiana, ovvero, dell'aggravarsi e del perdurare di una crisi economica e sociale che investe tutti gli aspetti della vita pubblica. Da questa constatazione nasce la necessità di stringere le fila e di far sì che, da un lato, sia garantita la stabilità politica e, quindi, del maggiore accordo possibile di tutte le forze e, dall'altro lato, quella di fare, anche se sommariamente, alcune linee d'azione. Questa è l'ambizione che esperti e Consiglieri hanno messo alla base dei loro lavori, consegnando alla fine questo documento che vi sto illustrando.

Ci si è preoccupati non solo di stabilire dei punti, degli obiettivi da raggiungere, ma, direi, in maniera prioritaria, di indicare quelle che sono le condizioni necessarie per poter raggiungere questi obiettivi.

Il primo punto che viene sottolineato è quello della funzionalità dell'organo programmatorio che raccolga, elabori e sottoponga alle forze politiche e sociali le...possibili per raggiungere gli obiettivi generali. È chiaro, anche se qui è espresso in maniera estremamente concisa, che quello che si chiede agli organi programmatori attualmente in funzione - a cui è stato dato il personale necessario e, speriamo, entro breve verranno dati gli spazi necessari per lavorare - è l'elaborazione tecnica di dati, di scelte, di opzioni. Evidentemente, la parte politica, le scelte politiche sono compito del Consiglio e della Giunta regionale. Da questo impegno programmatorio fondamentale, entro il 1980, dovrebbero essere raggiunti due tipi di obiettivo, che si considerano assolutamente prioritari. Da un lato, la formazione professionale legata all'occupazione. La formazione professionale, com'è noto a tutti, è anche uno dei grossi punti sui quali la CEE si è impegnata stanziando numerosi miliardi, per poter avere, specie fra i giovani, delle nuove leve che, dotate di una capacità lavorativa specifica e di una professionalità tecnica valida, possano trovare immediatamente lavoro. La formazione professionale è al tempo stesso uno dei mezzi che questo Consiglio regionale ha per intervenire per attenuare la crisi, il distacco che esiste tra scuola e società e tra formazione e successiva collocazione. Già ne abbiamo parlato a lungo, ma vorremmo ancora una volta sottolineare l'importanza di questo punto.

Secondo punto, considerato assolutamente prioritario, è l'utilizzazione e la gestione del territorio attraverso l'adozione di un piano territoriale di coordinamento, con particolare riguardo ai grandi sistemi di comunicazione. In questo ambito, una particolare attenzione va data alla tutela dell'ambiente con una politica agraria che favorisca la cooperazione....dei fondi e la revisione globale degli interventi legislativi e finanziari per garantire la competitività delle nostre aziende agricole, il recupero delle attività di silvicoltura e per operare nel suo insieme con una serie di provvedimenti coordinati, volti al recupero e alla difesa del territorio e contro, anche, come effetto indotto, lo spopolamento della montagna.

Controllo attento - e qui, evidentemente, la legislazione nazionale dovrà venire in nostro aiuto - di ogni forma di inquinamento, affinché venga evitata la possibilità di inquinamento in Valle d'Aosta. Adozione di un sistema efficace per lo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi.

Altri punti che elenco soltanto, ma che, evidentemente, sono prioritari, almeno nei concetti, così come ho spiegato prima, sono quelli dell'edilizia abitativa, quindi il problema della casa, non riferita soltanto al Capoluogo regionale o ai grossi centri urbani, ma direi anche e soprattutto al recupero di strutture edilizie esistenti nei centri storici e nei villaggi rurali. A questo proposito, en passant, posso dire che sono avanzate le trattative tra il Comune di Aosta, la Regione e l'azienda Cogne per iniziare il più presto possibile il recupero del Quartiere Cogne che, evidentemente, fa parte dell'edilizia abitativa ma, al tempo stesso, rappresenta una grossa operazione di recupero dei centri.

Altro punto sottolineato in maniera particolare è quello della politica energetica che, evidentemente, è alla ricerca di nuove fonti di produzione di energia elettrica, di distribuzione della stessa e di controllo dell'approvvigionamento della distribuzione di prodotti petroliferi. Sono in corso, e riteniamo assolutamente indispensabile proseguirli, i contatti con il Governo centrale per la liberalizzazione della produzione dell'energia elettrica fino ad una potenza - abbiamo scritto - di 5.000 KWh (c'è un errore di stampa, nel testo che avrete ci sarà scritto 500). Dalla conversazione che ho avuto recentemente con la Direzione Generale dell'ENEL, dovrebbe essere già possibile arrivare a 3.000 KWh, semplicemente con una dichiarazione dell'ENEL che dice di non essere interessata e sono disponibili a farlo su certi corsi d'acqua.

Politica sanitaria: si dovranno utilizzare e valorizzare le strutture sanitarie esistenti o in corso di realizzazione programmata, dando una sistemazione definitiva al problema del Beauregard e risolvendo la questione del Mauriziano. Si dovranno, inoltre, decentrare sul territorio i servizi sanitari in una visione regionale che tenga conto dell'esigenza della popolazione e della congruità degli interventi finanziari.

Un programma, infine, di formazione culturale, direi, per la crescita del patrimonio della nostra Comunità, di espressione francese e franco-provenzale, nel quadro di un'adeguata politica di trasformazione della scuola e delle sue strutture, che meglio risponda alle vocazioni sociali e professionali della Comunità valdostana. Potenziamento del centro di ricerche, di documentazione del franco-provenzale e istituzione di un analogo centro.

La realizzazione di questi obiettivi postula la realizzazione prioritaria di alcune norme di strutturazione e di organizzazione dell'apparato regionale e delle altre condizioni necessarie per raggiungere questi obiettivi definiti prioritari. Quindi, una totale riorganizzazione dell'apparato regionale, nel quadro di una politica di decentramento, che tenga conto del ruolo assegnato dalla legge ai Comuni e nel contesto della più ampia autonomia ai Comuni stessi. Ricercare la possibilità di stabilire nuovi tributi locali o per lo meno - parentesi che faccio io - assegnazione di fonti certe da prelevare sulle imposte che i cittadini pagano e che siano sicuramente attribuibili ai Comuni. Di conseguenza, con l'ausilio e, evidentemente, la collaborazione della Regione, riuscire a pervenire ad una più efficace giustizia fiscale, mettendo in opera tutti gli strumenti che le leggi vigenti già prevedono. L'esperienza dimostra che i Paesi in cui l'evasione fiscale è minore sono quelli in cui la percezione è più capillare e diretta: più vi è il senso di responsabilità da parte dei cittadini che sanno perché pagano, minore è l'evasione fiscale.

A riguardo delle Comunità Montane dovrà essere adottato un provvedimento legislativo che ne definisca meglio i compiti e gli ambiti territoriali, se necessario. In particolare, per quanto riguarda le Comunità, saranno attribuite ai Comuni - così come abbiamo già fatto per la Pubblica Istruzione in materia di refezione e di trasporti - tutte le competenze che sarà possibile attribuire in materia specifica, là dove la Regione ha la possibilità di farlo. La recente legge sull'indennità ai Sindaci è stata respinta proprio con la motivazione che la Regione non ha competenze in materia di ordinamento comunale. Ciò che noi cercheremo di avere, sarà la competenza specifica per poter intervenire in questa materia.

Strumenti tecnici operativi che si ritiene indispensabile sottolineare in modo particolare: un nuovo ordinamento finanziario per realizzare, nel modo più completo, l'autonomia finanziaria entro il 1980. Questo non dipende solo da noi, comunque, dei pourparlers in corso sono già avanzati; già sono state illustrate, e potranno esserlo meglio in sede di discussione del bilancio, quali sono le linee sulle quali ci muoviamo.

Migliore utilizzazione e potenziamento dei fondi regionali di rotazione mediante il ricorso al risparmio esistente in Valle d'Aosta, particolarmente consistente, regolarmente drenato ed esportato.

Riforma istituzionale: per evitare il disperdersi delle iniziative varie già poste in essere, ed in corso di elaborazione, per la revisione dello Statuto regionale, è necessario ricondurre il problema ad unità. Questo alla luce, anche, delle norme di attuazione di modo che, da un'attenta rilettura dello Statuto regionale e delle stesse, si possa meglio ridefinire il ruolo della Regione per la salvaguardia della sua particolarità etnico-culturale, nel quadro di una società politica di tipo federativo.

Individualizzazione delle modalità di attuazione dell'articolo 14 dello Statuto regionale: la zona franca. Questo vuol dire, anche, fare gli studi necessari - per quanto possano essere gli stessi studi aleatori - per renderci conto di quelle che possono essere le conseguenze pratiche, economiche, dell'attuazione completa dell'articolo 14 dello Statuto.

Istituzione di un efficiente Ufficio legislativo regionale, al servizio della Giunta e del Consiglio regionale, al fine di realizzare sempre meglio la potestà legislativa regionale, non solo sul piano tecnico formale, ma anche sostanziale.

Creazione dell'Istituto regionale di ricerca, sperimentazione, aggiornamento educativo previsto dall'articolo 33 della legge n. 196 del 16 maggio 1978.

Potenziamento del Servizio bibliotecario regionale, in modo da creare condizioni per una sempre più motivata partecipazione della base alla vita della Comunità a tutti i livelli.

Questo schema, questa dichiarazione politica, questa dichiarazione di precisazione di alcuni obiettivi fondamentali, ha ricevuto una risposta positiva oltre che dall'Union Valdôtaine, dalla D.C., dai D.P., dall'Union Valdôtaine Progressiste, dal P.S.D.I., dal P.L.I. e, in posizione critica particolare, che verrà poi illustrata, dal P.R.I.. Più distante la posizione del P.S.I., con il quale ho parlato, ho discusso di questo programma, sul quale ha dimostrato di apprezzare alcune parti e che in quest'Aula, di qui a pochi minuti, penso esprimerà le riserve e le critiche che ancora sussistono.

In questo quadro politico, rivenendo al punto 4, indico al Consiglio regionale il Consigliere Sergio Ramera come Assessore alle Finanze.

Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, è aperta la discussione concernente il punto n. 4. Chi chiede la parola?

Ricordo ai Consiglieri, in attesa che qualcuno chieda la parola, che la votazione avviene per schede segrete e che, considerato che fare il nominativo compete al Presidente della Giunta, i Signori Consiglieri sono chiamati a scrivere "SI" o "NO" sulla scheda. Anche il nome del candidato proposto dal Presidente della Giunta, scritto per intero, costituisce scheda nulla, così come costituisce scheda nulla qualsiasi nome di Consigliere che non sia quello proposto dal Presidente della Giunta. Quindi, il Consiglio è chiamato solamente a rispondere "SI" o "NO" alla proposta del Presidente della Giunta sul nominativo del Consigliere Ramera. Sono nulle tutte le altre schede, sia quelle che portano il nome per esteso, sia quelle che portano altri nomi che non siano quelli del nominativo proposto.

La parola al Consigliere Pedrini.

Pedrini (Ind. P.L.I.) - Signor Presidente, abbiamo sentito la dichiarazione del Presidente della Giunta che ha esposto il suo programma e, alla fine, ha chiuso con una dichiarazione politica.

Debbo dire che, da parte nostra, prendiamo atto che finalmente dopo un lungo periodo è caduto un certo diaframma, che ci pone in una condizione diversa da quella in cui siamo stati sino ad oggi. Era ora che questo diaframma cadesse, però, allo stesso tempo, desidero dire al Presidente della Giunta e alla Giunta che verrà completata oggi che, nonostante questa dichiarazione di apertura, di chiarezza - mi pare che il Presidente abbia chiarito bene a tutti coloro che hanno accettato e approvato questo programma -, ancora una volta, pur accettando, noi desideriamo rimanere sempre vigili, così come lo siamo stati nel passato e mantenere, praticamente, sempre una posizione di stimolo, di puntualizzazione, di progresso per questa Giunta. Il programma, sia pure così sinteticamente espresso - ma che dà un valore effettivo a quello che si vuol fare - noi lo approviamo "toto corde" ma, evidentemente, non saremmo più d'accordo se ci si spostasse da quanto il Presidente stamattina, seppur velocemente, ci ha esposto.

Pertanto noi daremo il nostro voto favorevole alle proposte presentate dal Presidente.

Dolchi (P.C.I.) - Altri che chiedono la parola? Nessuno si iscrive a parlare? Nessuno è iscritto a parlare in sede di discussione generale sulla relazione del Presidente della Giunta. Colleghi Consiglieri, se nessuno si iscrive...altri che chiedono la parola? La parola al Consigliere De Grandis.

De Grandis (P.R.I.) - Ho preso atto, con piacere, delle dichiarazioni fatte dal Presidente della Giunta in merito a quelli che sono gli impegni programmatici che si intendono assumere.

Da parte del mio Partito non c'è una particolare riserva nei confronti del documento programmatico; c'è, piuttosto, una riserva, che è quella che abbiamo espresso con il documento, di un mese fa, sul modo con cui è stata condotta la soluzione di questa impasse, determinata dalla morte dell'Assessore Filliétroz. Avevamo infatti chiesto che, prima di procedere alle scelte delle forze politiche che avrebbero fatto parte della maggioranza, venisse elaborata e sottoposta ai Partiti una bozza programmatica, per vedere quali erano disponibili alla collaborazione. In questa occasione si è, invece, proceduto a rovescio e questi sono essenzialmente i motivi delle nostre riserve.

Sull'elezione del nuovo Assessore alle Finanze, non voglio esprimere certamente una dichiarazione di sfiducia, ma una riserva critica, che è l'identica riserva critica che abbiamo espresso, nel luglio scorso, quando sono stati eletti gli altri Assessori: attendiamo una risposta nell'azione concreta della Giunta e dei singoli Assessori per poter valutare, di volta in volta, se l'opera che viene concretata risponde agli impegni assunti oppure no.

Questa sarà la condizione che, di volta in volta, sarà seguita dal mio Partito per votare a favore o contro i diversi provvedimenti. Quindi, ripeto, non una dichiarazione di sfiducia, ma una riserva critica e, in funzione di questa riserva critica, mi astengo dalla votazione.

Dolchi (P.C.I.) - Altri che chiedono la parola? Colleghi Consiglieri, se nessuno chiede la parola, chiamo il Consiglio alla votazione. La parola al Consigliere Riccarand.

Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - Credo che sarebbe necessario avere un tempo maggiore per poter riorganizzare le idee e valutare più ponderatamente le affermazioni fatte dal Presidente della Giunta, perché se a una serie di Gruppi politici, che sono presenti in Consiglio, le affermazioni del Presidente erano note in precedenza, penso che, così non è per altri Gruppi e, in particolare, non lo è per me. Comunque, vorrei fare alcune considerazioni sia sulle affermazioni programmatiche o di documento fatte dal Presidente della Giunta, sia sulla proposta di elezione di Ramera ad Assessore alle Finanze, sia alla successiva proposta, in quanto credo che ci sarà l'elezione del Democratico Popolare, Pollicini, all'Assessorato al Turismo.

Credo che questi problemi vadano affrontati unitariamente, perché si tratta di un nuovo quadro politico che si viene a creare in Consiglio regionale, di una nuova maggioranza che si viene a determinare nel Governo della Regione Valle d'Aosta. Credo che l'elemento più significativo di questa nuova maggioranza sia, appunto, l'ingresso in maggioranza, accanto all'Union Valdôtaine e alla Democrazia Cristiana, dei Democratici Popolari. Da qui vorrei, quindi, partire per esprimere la nostra valutazione.

Ricordo che, nel 1970, quando sorse il Movimento dei Democratici Popolari, accanto a una serie di elementi positivi che individuammo io e altre persone con le quali, allora, operavamo in gruppi cattolici di base - eravamo abbastanza distanti dal mondo politico, dall'attività politica con la "P maiuscola" in quanto si seguivano questi avvenimenti, diciamo così, da cittadini - uno degli elementi che colpì negativamente rispetto alla scissione della sinistra democristiana, fu la scelta del simbolo del nuovo Movimento: uno stemma crociato. Ricordo nitidamente questo fatto, perché fu occasione di una discussione e di una riflessione, anche allora. Credo che in quella scelta dello stemma crociato, in cui si ammiccava ancora una volta all'elettorato cattolico, in quanto elettorato cattolico, si evidenziavano le difficoltà nel prendere le distanze dalla cultura integralista della Democrazia Cristiana e dalla pratica politica conservatrice della Democrazia Cristiana. Ecco, credo che in quella scelta fossero già presenti emblematicamente tutte quelle ambiguità che il Movimento dei Democratici Popolari aveva, al suo nascere, al suo interno, e che poi non è riuscito a risolvere e a sciogliere nel corso della sua storia, nel corso del suo sviluppo. Ambiguità che oggi porta i Democratici Popolari a questo approdo, ad entrare in una Giunta accanto a quelle stesse persone, a quegli stessi esponenti Democristiani che soltanto alcuni anni fa - credo che non sia necessario andare a rileggere quello che veniva detto - tutta una serie di esponenti Democristiani, che adesso siederanno sui banchi della maggioranza, sul giornale dei Democratici Popolari accusavano di "antidemocrazia", di "banditismo politico", che mi pare che fossero le accuse più tenui nei confronti di questi esponenti.

Ecco, questo approdo, quindi, il significato di questo ritorno dei Democratici Popolari con l'alleanza alla destra democristiana, questo ingresso in una formula di maggioranza, in un Governo che i Democratici Popolari hanno sempre definito di centro-destra, credo che vada valutato cosa possa rivestire per i Democratici Popolari e per la vita politica in Valle d'Aosta. Si tratta di valutare se sia un approdo determinato da una maggiore forza, dall'affermarsi di una linea politica che è espressa dai Democratici Popolari o se si tratti, invece, di una sconfitta di questa linea e delle aspirazioni che il Movimento dei Democratici Popolari ha portato avanti con il suo nascere, con il suo svilupparsi.

Credo che sia abbastanza semplice dire di fronte a quali di queste due situazioni ci troviamo. Ci troviamo di fronte ad un ingresso in Giunta dei Democratici Popolari che non è frutto di una sconfitta della Democrazia Cristiana, di quella destra democristiana che era stata lasciata nel 1970 e di un affermarsi dei principi dei Democratici Popolari, ma si tratta di un ingresso in Giunta che è il frutto di una sconfitta elettorale dei Democratici Popolari, della constatazione che questo Movimento non è in grado di reggere, stando all'opposizione. Questa è la realtà che abbiamo verificato in questi anni.

Un ingresso in Giunta, inoltre, che non è il frutto dell'individuazione precisa e prioritaria della necessità di un nuovo modo di governare, di un nuovo rapporto tra forze politiche, ma della concatenazione di una serie di fattori diversi e di origine diversificata che hanno finito per portare ad un unico sbocco, quasi obbligato. Questi fattori sono essenzialmente due: l) le elezioni politiche europee; 2) la morte dell'Assessore Filliétroz.

Le elezioni europee, con la strategia che ha assunto rispetto a queste elezioni l'Union Valdôtaine, che ha cercato di presentarsi come il portabandiera di tutti i Movimenti etnico-linguistici italiani, ecco, questa scelta dell'Union Valdôtaine non poteva che portare alla ricerca di un'alleanza con i Democratici Popolari sul terreno elettorale. È chiaro che, nel momento in cui l'Union Valdôtaine faceva quel tipo di campagna elettorale, faceva quel tipo di scelta, non poteva richiedere l'appoggio, l'alleanza con tutta una serie di Movimenti di minoranze etnico-linguistiche e poi discriminare i Democratici Popolari in Valle d'Aosta. Quindi, a quel punto, si fece questa scelta di alleanza elettorale, anche con i Democratici Popolari, con l'affermazione precisa, reiterata, fatta dall'Union Valdôtaine che questo non avrebbe mutato, in ogni caso, il quadro politico in Consiglio regionale, perché i rapporti politici a livello regionale dovevano rimanere quelli che erano.

L'altro elemento, di questi fattori concatenati che poi hanno determinato questa situazione, è la morte dell'Assessore Filliétroz. Morte che, evidentemente, ha rimesso in movimento tutta quanta la situazione, che ha aperto...diciamo un varco e, evidentemente, ha permesso poi che si giungesse a questo tipo di soluzione che, ripeto, è un elemento essenziale che va valutato. È una soluzione che non era stata preventivata prima, che non partiva da un bisogno reale di rispondere ad una necessità di un nuovo modo di amministrare. Infatti, se solo ricordiamo la discussione che c'è stata un anno fa, qui, in Consiglio, sul bilancio, su tutta una serie di posizioni programmate della Giunta, che rimane sostanzialmente la stessa, ecco, non è difficile sapere - tutti quanti possono benissimo ricordare - quella che era la posizione dei Democratici Popolari e quelle che erano le prospettive che...davanti alla prospettiva, che era di opposizione e di scontro estremamente aspro.

Quali sono le caratteristiche di queste nuove maggioranze? Ecco, noi crediamo che questa nuova maggioranza non sia peggiore di quella precedente. Ben difficilmente, crediamo, potrebbe esserci una maggioranza, una Giunta regionale peggiore di quella che ha amministrato in questi 18 mesi - o quanti sono - dalle elezioni regionali del 1978. Pensiamo, anzi, che l'ingresso del Democratici Popolari in Giunta dovrebbe, almeno in teoria, portare a una maggiore razionalità e a una minore superficialità nell'affrontare i problemi; una presenza che potrebbe favorire l'approfondimento dei problemi mitigando l'arroganza dell'Union Valdôtaine e la comoda subalternità della Democrazia Cristiana. Ecco, quindi, in sostanza, il fatto stesso che si arrivi a questa discussione, all'impostazione di questa nuova maggioranza, finalmente con un documento - non un programma, ha detto il Presidente della Giunta - che forse è già significativo di per sé...comunque qualcosa dovrà cambiare all'interno della Giunta, all'interno del modo di governare l'Amministrazione regionale. Però è proprio, anche, a partire da questo documento e dal fatto concomitante che oggi, in questa seduta del Consiglio, andremo a discutere su un bilancio regionale che prescinde completamente dalle affermazioni fatte in questo documento, da un bilancio regionale che prescinde completamente da qualsiasi discorso di programmazione di piano di sviluppo, ecco, la concomitanza fra queste due cose e il contenuto stesso di quello che ha detto, a livello di programma, il Presidente della Giunta, in realtà ci indicano anche la debolezza di queste affermazioni.

Non ho intenzione di entrare nel merito specifico delle affermazioni fatte sul suo documento perché, evidentemente, richiede una lettura approfondita; l'esposizione del Presidente della Giunta è stata sintetica e non so quanto di ulteriore ci possa essere nel documento. Vorrei solo rilevare alcune cose che emergono abbastanza rapidamente, anche, solo, dall'esposizione del Presidente della Giunta. Due fatti grossi. Anzitutto, la genericità di queste affermazioni, che non sono mai sorrette da una puntualizzazione di tempi e di risorse per realizzare queste cose. L'altro aspetto del documento è la grossa carenza su una serie di punti estremamente importanti. Il problema dell'industria, il grave problema del mantenimento dei livelli occupazionali nella grande industria, non sono neppure presi in considerazione, eppure proprio adesso in discussione ci sono delle situazioni estremamente gravi, tipo la ristrutturazione della Cogne, tipo la crisi della Montefibre, che, se non sono tenute presenti, se non vanno affrontate fin dall'inizio...evidentemente qualsiasi discorso di programmazione di occupazione in Valle d'Aosta non so che significato possa avere! Lo stesso, non ho sentito nessuna affermazione, nessuna enunciazione, anche soltanto di principio, sul grosso problema delle comunicazioni, dei trasporti e su tutto quello che questo significa, sul problema del credito...mi sembrano ancora estremamente generiche tutte le affermazioni relative al problema dell'edilizia abitativa, della riorganizzazione della Pubblica Amministrazione e, anche e soprattutto, quelle relative al decentramento.

Comunque, ripeto, non ho intenzione di esaminare a fondo questo documento - perché ho sentito solo adesso alcune affermazioni del Presidente della Giunta - che richiederà un esame più approfondito.

Ecco, in conclusione, ripeto, noi crediamo che questa nuova maggioranza che si viene a determinare non sia peggiore di quella precedente, ma che comunque sia un fatto negativo per la popolazione valdostana, per la Comunità valdostana. Riteniamo che sia soprattutto negativo il fatto che una forza come i Democratici Popolari, che era nata con aspirazioni e con obiettivi di carattere progressista, sia risucchiata in un quadro di governo insieme alla Democrazia Cristiana, all'Union Valdôtaine, all'interno di quel quadro che dai Democratici Popolari era stato definito ripetutamente di centro-destra.

Noi riteniamo che, da questo tipo di alleanza, siano assenti i reali problemi, i reali bisogni della Comunità valdostana e, quindi, il nostro voto, su questa nuova maggioranza, sarà negativo.

Dolchi (P.C.I.) - La parola al Vice Presidente Mappelli.

Mappelli (D.C.) - Devo chiarire alcuni aspetti che, con molta leggerezza, il nostro collega Riccarand ha sottolineato, condannando e dando degli appellativi alla Democrazia Cristiana, che certo non merita nel suo ruolo storico e democratico, a seguito del consenso che il Paese ha sempre avuto nei suoi confronti e che lealmente ha rappresentato nelle sedi opportune quel ruolo, soprattutto, di vigile della libertà del nostro Paese, pagando con i suoi migliori uomini, come Moro, col suo sacrificio, questa libertà che, anche lui, in quanto uomo, in questa sede ha la possibilità di esprimere.

Dunque, amico Riccarand, sulla questione di destra e conservatrice, se si tratta di condannare la violenza, noi saremo sempre conservatori e saremo di destra, perché la violenza va condannata fino in fondo, amico Riccarand. Scardinare le istituzioni significa essere contro questa libertà. Noi non condividiamo l'impostazione di certi Gruppi, di certi uomini che si collocano all'extraparlamentare. Ebbene sì, se si tratta di difendere le istituzioni, anche lì, siamo di destra, perché non condividiamo e non possiamo accettare di essere in qualche modo deboli quando qualcuno si mette al di fuori delle istituzioni, nello scardinare la scuola, nello scardinare questo sistema. Non saremo mai deboli su queste cose, ricordatelo! Ma sui principi, sui valori dell'uomo, l'abbiamo sempre dimostrato in tutte le circostanze, che il gendarme della libertà in Italia è, e rimane, la Democrazia Cristiana, con i suoi valori cristiani e democratici. Su questo non vi sono dubbi. Dunque, che prima e con grande leggerezza si diano delle etichette...che noi respingiamo, caro mio amico.

Bisogna assolutamente prendere quella che è la realtà del nostro Paese e quello che è il ruolo di difesa delle istituzioni e delle libertà per cui la D.C. si è sempre battuta: sono decine, centinaia i nostri militanti che hanno pagato, alcuni con la vita e altri con azzoppamenti e tutte quelle cose che è inutile ripetere in questa sede, perché, purtroppo, i giornali, quasi tutti i giorni, riportano queste tristi notizie. Le forze dell'ordine, i nostri responsabili nei vari settori, dalla Sicilia all'Alta Italia, in tutte le località, hanno sempre pagato e continuiamo a pagare.

Se questo significa essere conservatori, amico Riccarand, chi ti parla è un conservatore, perché non scendo e non scenderò mai a compromessi con chi, su queste cose, è abbastanza accondiscendente - come abbiamo dovuto, purtroppo, leggere in certe occasioni - né con lo Stato, né con le Brigate Rosse. Noi siamo per lo Stato.

Dolchi (P.C.I.) - Altri che chiedono la parola sul punto n. 4 all'ordine del giorno? Nessuno più chiede la parola? Passo la parola al Consigliere Mafrica.

Mafrica (P.C.I.) - Attendevo che alcune forze, di cui non si conosce ancora bene ufficialmente la posizione, si pronunciassero. Evidentemente, ci sono delle difficoltà, anche, a esprimere delle posizioni che non sono molto chiare.

Siamo, oggi, a tre mesi dal momento in cui, con la scomparsa dell'Assessore Filliétroz, si è aperta una piccola crisi in questa Regione. Voglio ricordare che quando ci sono state le elezioni politiche, alcuni esponenti dell'Union Valdôtaine parlavano di incomprensibili "giochi di potere", parlavano di "distacco dei problemi della gente", perché c'erano voluti, allora, alcuni mesi per formare il Governo. Si trattava di formare un Governo dopo le elezioni anticipate. Qui, per sostituire un Assessore, di mesi ce ne sono voluti tre. Io voglio quindi cercare di capire che cosa è avvenuto in questi tre mesi, quali impressioni può aver fatto sull'opinione pubblica questo modo di condurre le trattative. C'è da dire che c'è stata una trattativa lunga condotta all'interno del Palazzo, addirittura spesso nella stanza del Presidente della Giunta; una trattativa che non lasciava trapelare nulla, uscivano delle voci, che magari il giorno dopo venivano contradette, non apparivano mai delle posizioni politiche chiare, uscivano ogni tanto dei comunicati incomprensibili, capaci di dire tutto e il contrario di tutto.

L'impressione, che a nostro giudizio se ne deve ricavare, è che non ci sia stata, in questi mesi, una trattativa per formare una nuova maggioranza, ma che ci sia stato un duro e cinico confronto non sulle cose da fare, non sui programmi da attuare, ma su quale convitato fosse più conveniente fare assidere alla mensa del potere. Si è cercato di trovare il convitato meno affamato, meno pretenzioso, quello che magari non chiedeva il posto a capotavola, quello che non chiedeva più posti alla mensa; si è poi scelto, credo, il convitato che si è accontentato di un posticino in un angolo, senza far spostare altri convitati. Questa è la triste e squallida realtà di tre mesi di trattative!

Oggi il mistero è risolto, anche se il Presidente della Giunta non ci ha ancora detto ufficialmente chi è questo nuovo convitato. Sappiamo chi è l'eletto che potrà partecipare al convivio, sappiamo a chi è stato chiuso l'uscio in faccia, sappiamo chi è stato fatto alzare per lasciare lo scranno a un commensale più gradito? No, cari amici regionalisti, cari amici dell'Union Valdôtaine, dei Democratici Popolari, dell'Union Valdôtaine Progressiste, questo vostro modo regionalista di gestire il potere non ci convince! Questo vostro modo di tenere i rapporti con le altre forze politiche non è né nuovo, né diverso da quello, che tanto spesso viene vituperato, della cosiddetta "politica romana".

Non si realizza, oggi, una nuova e salda maggioranza. Non vede, oggi, la luce una nuova union sacrée dei Movimenti regionali. Si chiude oggi invece, in uno stato di equilibrio instabile, una sorda lotta per il potere. Una lotta che è stata vinta da un Movimento, l'Union Valdôtaine, che ha saputo imporre la propria impostazione a tutti quei Partiti e Movimenti che, abbacinati dal miraggio del potere, hanno accettato le condizioni più scomode, le condizioni più umilianti pur di avere la sensazione di contare, pur di pensare di poter contare, magari, in un prossimo futuro.

Si è formata oggi una strana maggioranza. Una maggioranza che ha un nucleo centrale composto dalla Democrazia Cristiana, dall'Union Valdôtaine, dai Democratici Popolari e che ha posizioni molto ambigue in una serie di altri Partiti e Movimenti. Questi altri Partiti e Movimenti, che non partecipano alla Giunta, si collocano in posizioni articolate, ma, a nostro giudizio, tutte abbastanza ambigue. Si va dalla piena disponibilità del Partito Liberale che, comunque, è sempre disponibile a dare il proprio appoggio qualunque sia la maggioranza; si va alla posizione dei P.R.I., che un anno fa era di riserva critica, continua ad essere di riserva critica e, credo, che continuerà in eterno in questo atteggiamento di riserva critica, perché le sue posizioni, anche valide, non sono mai state, in un anno, prese in considerazione dalla maggioranza, e comunque questo Partito non ha la forza per distaccarsi. C'è la novità che non ho sentito, ma che penso sia di questo tipo: di una qualche forma di benevola astensione del P.S.I.. C'è l'appoggio esterno voglioso del P.S.D.I. che, nonostante gli sforzi fatti, non è riuscito ad ottenere l'obiettivo di entrare in Giunta. C'è l'appoggio esterno obbligato e, non so quanto a buon cuore, del Movimento dell'Union Valdôtaine Progressiste.

Il nucleo centrale di questa nuova maggioranza, dicevo, è costituito dalle tre forze principali, da tre forze che, volendo, sono autosufficienti per il numero dei Consiglieri: la Democrazia Cristiana, l'Union Valdôtaine e i Democratici Popolari. Che segno complessivo ha questa maggioranza? Io credo che il segno sia dato da questo nucleo centrale.

Il giudizio che noi diamo è che continui ad essere e, anzi, si rafforzi sempre più il segno moderato della maggioranza. Qual è il primo elemento politico che ci fa dare questo giudizio? Siamo giunti, dopo una serie di traversie, a un ricongiungimento in una stessa Giunta di forze che in passato erano a due a due in aperta polemica e non per motivi...diciamo strettamente di potere, ma per motivi, anche, fondamentalmente politici.

È già stato ricordato l'antagonismo esistente tra la Democrazia Cristiana e i Democratici Popolari. I Democratici Popolari avevano abbandonato la Democrazia Cristiana perché loro accusavano questo Partito di moderatismo, di soffocamento della democrazia interna. C'era stata, in tutti questi anni, e credo che continui in modo sotterraneo, tutto sommato, una polemica interna, una distinzione tra Democratici Popolari e Union Valdôtaine sulla concezione dello Stato, sulla concezione del regionalismo. Oggi ritroviamo queste tre forze che, nel passato, sono state anche ferocemente in polemica tra di loro, tutte assieme nella stessa Giunta. Una Giunta che, fino a pochi mesi fa, ancora veniva definita dai Democratici Popolari "la peggior Giunta che ci fosse mai stata in Valle d'Aosta". Io credo che il fatto che queste forze si trovino a convergere in una stessa Giunta faccia sì che, per necessità di avere una certa omogeneità programmatica, vengano proprio ad essere tagliate le punte più progressiste, che la convergenza possa avvenire soltanto a livello più basso, a livello che crea meno difficoltà, quindi, naturalmente, a livello più moderato.

Un secondo elemento che ci fa dire che il carattere moderato di questa operazione è, e rimarrà, nei mesi a venire, è che entra nella Giunta un Assessore Democratico Popolare, in una Giunta dove ci sono tre Assessori Democristiani e tre Assessori, più il Presidente, dell'Union Valdôtaine. Noi crediamo che questo Assessore Democratico Popolare non abbia molto spazio politico in una Giunta così formata. E crediamo che il segno politico degli atti della Giunta continuerà ad essere quello che c'è stato fino ad oggi, un segno, quindi, che per alcuni elementi fondamentali può essere definito: rifiuto della programmazione.

Ci è stato presentato, un mese fa, un piano di sviluppo che non è stato neppure discusso in quest'aula e che è stato preparato da tre tecnici; un documento tecnico in cui mancano le scelte politiche. Questo modo di procedere indica che questa Giunta fino ad oggi - e noi riteniamo anche nel futuro - rifiuta sostanzialmente il metodo della programmazione.

Un altro indirizzo, seguito dalla Giunta, è quello dell'accentramento del potere a livello di Regione, lo svuotamento dei poteri dei Comuni, la tutela continua dei Comuni. Numerosi sono stati gli esempi. Direi che non c'è altro, della Giunta, che non vada in questa direzione. Anche questo è un elemento che, temiamo, continuerà ad essere presente.

C'è poi stata, a nostro giudizio, una caratteristica generale molto criticabile e che meriterebbe di essere approfondita, ed è il modo stesso di porre la politica della Valle d'Aosta nei confronti del complesso dello Stato italiano. A nostro avviso, il segno complessivo della politica di questa Giunta regionale è una gestione, una mediazione continua di tutte le spinte corporative e clientelari. A nostro giudizio, addirittura, qui viene favorito un corporativismo globale dell'intera Comunità valdostana. Invece di sollecitare all'interno della Comunità valdostana le spinte, a tener presenti dei valori che ci sono, ad approfondirli, a svilupparli, c'è la spinta a favorire gli elementi più deteriori che ci sono nella Comunità valdostana e si tende a porre l'intera Comunità come gruppo corporativo nei confronti dello Stato.

Quando si vanno a chiedere 20 miliardi allo Stato senza avere un progetto, ma si chiedono così, tanto per averli ben definiti, ecco, si fa un'operazione politica...(interruzione)...è cambiata la destinazione rispetto a quella che avevate scritto nel bilancio del 1979, si sono spostati 8 miliardi con un tratto di penna. Ecco, comunque, questo è un discorso che noi riteniamo debba essere approfondito, perché riteniamo che questo modo di amministrare la Valle d'Aosta tolga alla Regione stessa alcune caratteristiche di autogoverno e di progresso nel futuro.

È una maggioranza stabile questa che si va a formare? È una maggioranza che avrà vita facile? Noi non crediamo che sia così. Ci sono delle contraddizioni aperte, delle contraddizioni anche gravi: la contraddizione più grave, credo, risieda nel persistente sospetto e nella persistente concorrenza elettorale tra l'Union Valdôtaine e i Democratici Popolari. Oggi i Democratici Popolari hanno, credo, pensato di fare una scommessa, hanno posto un pochino tutta la loro forza in gioco nella speranza di recuperare rispetto alla sconfitta elettorale del 1978.

Che cosa si verificherà all'interno di questa Giunta? O i Democratici Popolari cercheranno di mantenere la propria identicità, cercheranno di distinguersi dall'Union Valdôtaine e, quindi, su una serie di problemi entreranno in conflitto con le posizioni di altre componenti della maggioranza - ad esempio sulla concezione dello Stato e dell'Autonomia, ad esempio sulla concezione del decentramento, su segno stesso di alcuni provvedimenti - oppure i Democratici Popolari, per quieto vivere, se ne staranno zitti e faranno come hanno fatto in questi 6 mesi: cercheranno di eliminare ogni possibile frizione e perderanno, quindi, di prestigio e di ruolo. Questa è una contraddizione aperta che, credo, dobbiamo tenere ben presente.

Un'altra contraddizione risiede nell'antagonismo non sopito tra la Democrazia Cristiana e i Democratici Popolari. Può esserci stato, in questi mesi, un qualche tipo di attenzione per calcoli di potere, ma le concezioni diverse che esistono nel Movimento dei Democratici Popolari e nella Democrazia Cristiana sono state vive fino a qualche mese fa, e credo che non potranno non riemergere. La Democrazia Cristiana della Valle d'Aosta ha accettato questa forma di convivenza, che pure per lei è difficile, con i Democratici Popolari; l'ha accettata a rischio di lacerazioni interne che, da quel che si dice, da quel che appare, sono abbastanza gravi. Questa contraddizione credo che sia anche un elemento che impedirà un governo facile, tranquillo come quello che si diceva, invece, nel documento presentatoci dal Presidente della Giunta.

Esistono poi altri elementi di contraddizione, che stanno nell'insoddisfazione - che noi pensiamo debba essere tenuta presente - di alcune forze. L'Union Valdôtaine Progressiste ha rinunciato a una propria posizione di dignità politica che aveva rivendicato in questo Consiglio. Comprendiamo come, a volte, i vasi di coccio in mezzo ai vasi di ferro siano quelli che ci rimettono di più, ma non crediamo che questo Movimento, per le posizioni politiche che ancora lo distinguono dall'Union Valdôtaine e per il ruolo che ha avuto e che intende avere, possa dichiararsi soddisfatto di questa soluzione.

Non crediamo neanche che il P.S.D.I. o il P.R.I. possano stare in eterno in questa collocazione che è, sì, di partecipare in qualche modo alla maggioranza, ma di non avere, in realtà, nessun ruolo definito nella maggioranza. Non crediamo neanche che possa durare molto a lungo quella posizione, che noi riteniamo ambigua, dei compagni Socialisti. Noi crediamo che su queste cose ci sia la possibilità di lavorare, soprattutto sulla contraddizione permanente che esiste tra le affermazioni di principio, tra le cose quando vengono scritte sui documenti e il concreto operare della Giunta.

Quale sarà la nostra collocazione? Cosa cercheremo di fare? Il nostro obiettivo è quello di lavorare sulle contraddizioni, che ho cercato di ricordare, per trovare punti di incontro, prima di tutto, tra tutte le forze di sinistra, al di là della loro collocazione nella maggioranza o fuori dalla maggioranza. Noi lavoreremo perché questi punti d'incontro tra le forze di sinistra abbiano la capacità di spostare, dapprima su alcuni provvedimenti e, poi, nell'insieme delle cose da fare, i Movimenti regionali da quell'orbita moderata in cui attualmente, sempre più, si vanno collocando in un'area di segno progressista. Noi pensiamo che il nostro obiettivo debba essere quello di costruire per il futuro un'alternativa all'attuale maggioranza, un'alternativa che veda in prospettiva una possibile collaborazione tra le forze di sinistra e i Movimenti regionali.

Questo, evidentemente, oggi non è possibile, perché le posizioni che ha assunto, in questi tempi, l'Union Valdôtaine, le posizioni che stanno assumendo, oggi, i Democratici Popolari, non sono, dal nostro punto di vista, quelle più adatte al futuro progresso della Regione. Potrà essere possibile quando si riuscirà a formare assieme un programma avanzato, un programma che si ponga il problema del futuro della Valle - cosa che nelle poche linee che ci sono state esposte oggi è del tutto assente -, un programma che si ponga il problema dell'effettiva capacità di autogoverno di una piccola Regione, in un Paese collocato in una situazione drammatica, dal punto di vista economico, dal punto di vista dell'ordine pubblico. Un programma che, partendo dall'obiettivo della difesa del territorio, dall'obiettivo di uno sviluppo equilibrato dell'economia, dall'obiettivo di una più giusta organizzazione sociale, sappia poi rappresentare una prospettiva credibile per la maggioranza dei Valdostani.

Quello che, oggi, la nuova maggioranza ci ha presentato, a nostro giudizio, non è un programma. È un elenco di cose più o meno necessarie che non rivelano sostanzialmente alcuna scelta, che contengono formulazioni ambigue e buone per tutti gli usi. Proprio perché non ci convince il programma e vediamo anzi un segno negativo in questo tipo di operazione, noi voteremo contro l'elezione dell'Assessore Ramera e contro l'elezione - pensiamo, perché non ci è stato detto - dell'Assessore al Turismo.

Dolchi (P.C.I.) - È iscritto a parlare il Consigliere Minuzzo; ne ha facoltà.

Minuzzo (P.S.D.I.) - Innanzitutto non riesco, o meglio, Mafrica nel suo intervento ha dimenticato di fare un chiarimento e cioè: perché il P.C.I. prima di intervenire deve sentire quello che fanno le altre forze? Forse perché non ha le idee chiare neanche lui, per cui, a seconda di quello che dicono le altre forze, di conseguenza adegua il suo intervento.

Carissimo Mafrica, voglioso, direi, sarà stato il Partito Comunista, e me ne dispiace, perché vedo che il Partito Comunista non lascia passare occasione che gli capiti per accendere polemica con il P.S.D.I.. Dicevo: voglioso, caro Mafrica, sarà stato il tuo Partito quando ha fatto il patto di fine legislatura nel 1978. Voglioso sarà stato, il P.C.I., quando a lungo si è battuto per poter far sì che in Comune continuasse la dinastia dei Bongiovanni. Voglioso sarà stato, il P.C.I., quando gli è stato chiesto un contributo dall'Union Valdôtaine, e quando l'Union Valdôtaine gli ha chiesto una collaborazione, il P.C.I. ha risposto: "O dentro o fuori"; quindi, in quel caso, a mio avviso il P.C.I. era voglioso. Voglioso è stato ancora, il P.C.I., quando lo scorso anno, prima che si eleggesse l'attuale maggioranza, si sentiva già in Giunta con l'Union Valdôtaine. Quindi, caro Mafrica, non devi preoccuparti delle posizioni che assume il P.S.D.I., non devi preoccuparti di quello che fa il P.S.D.I., perché sarà il P.S.D.I. a rispondere delle sue scelte ai suoi elettori e non sarà certo il P.C.I. che, in campagna elettorale, si ergerà paladino difensore delle scelte fatte dal P.S.D.I.!

Noi, all'Union Valdôtaine, ai Democratici Popolari, all'Union Valdôtaine Progressiste, riconosciamo un ruolo determinante, un ruolo preminente per quella che è la vita politica regionale. Ed è per questi motivi, sebbene in questo momento non condividiamo molto il modo di fare della Democrazia Cristiana, che il P.S.D.I. dà l'appoggio a questa maggioranza che si sta andando a costituire, maggioranza testé espressa e annunciata dal Presidente della Giunta, Andrione. Poi, non sarà il P.S.D.I. in Valle d'Aosta a mettersi contro a quel grosso disegno che il Segretario del mio Partito, Longo, sta portando avanti, e cioè della creazione di una grossa area socialista e democratica che comprenda il P.L.I., il P.R.I. ed il P.S.I.. Per cui penso e auspico che qui, in Valle d'Aosta, si possa creare, ancora prima che non in campo nazionale, quest'area laica e socialista e, dal momento che il Presidente Andrione ha annunciato che di questa maggioranza di cui, con composizioni leggermente differenziate, ne fanno parte questi 4 Partiti, chiaramente, non sarà il P.S.D.I. a tirarsi indietro.

Come abbiamo fatto fino ad ora come P.S.D.I., noi continueremo a dare il nostro appoggio e il nostro contributo a questa maggioranza, nella certezza di poter risolvere i gravi problemi che stanno incombendo sulla nostra Regione. Rimane fermo il fatto che denunciamo il comportamento della Democrazia Cristiana, che, se può, in campo nazionale assume degli atteggiamenti di strafottenza verso i Partiti minori, perché l'elettorato l'ha premiata e le ha riconosciuto un ruolo che, bene o male, come diceva il collega Mappelli, alla Democrazia Cristiana spetta.

Ritengo, però, che in Valle d'Aosta la Democrazia Cristiana non abbia questa forza, per cui, a mio avviso, ad avviso del P.S.D.I., la Democrazia Cristiana dovrebbe agire con un tantino più di umiltà verso le forze che sono numericamente minori, ma che nulla hanno da imparare, come contenuti, dalla Democrazia Cristiana.

Dolchi (P.C.I.) - Altri colleghi che intendono prendere la parola? Non c'è più nessuno iscritto a parlare? La parola al Consigliere Tonino...ha chiesto la parola anche Nebbia. Allora, iscrivo il Consigliere Tonino che ha facoltà di parlare, poi il Consigliere Nebbia. Ci sono altri che chiedono la parola? Il Consigliere Lustrissy. Altri? Il Consigliere Fosson. Grazie. Altri ancora? Il Consigliere Voyat. Allora, sono iscritti a parlare i Consiglieri: Tonino, Nebbia, Lustrissy, Fosson, Voyat e Martin.

La parola al Consigliere Tonino.

Tonino (P.C.I.) - Signor Presidente, quando noi chiediamo delle valutazioni politiche su maggioranze nuove che si formano, su cambiamenti che avvengono nel Governo della Regione, prestiamo sempre molta attenzione a quelli che sono i contenuti, i programmi, le linee che il nuovo Governo regionale si dà e si vuole dare. Prestiamo, anche, molta attenzione alla mancanza delle linee. La critica che abbiamo fatto alla passata Giunta è stata proprio quella di denunciare, in qualsiasi momento, la mancanza di un indirizzo, la mancanza di linee programmatiche.

Secondo noi è proprio partendo da questi contenuti - su cui cercherò di fare alcune brevissime considerazioni, perché anche noi abbiamo sentito solo stamane l'illustrazione del Presidente della Giunta - che è possibile valutare l'azione di governo che si appresta a fare questa nuova maggioranza e perciò, anche, capire se questa nuova maggioranza si orienti verso una politica riformatrice, avanzata, progressiva oppure no. È però bene sottolineare - ripeto le considerazioni che ha fatto il compagno Mafrica - che, oltre a questi problemi, evidentemente, hanno grossa importanza anche il metodo di atteggiarsi delle forze politiche, l'attenzione che queste forze politiche pongono ai problemi che ci sono nella società valdostana, ai problemi di rilancio della nostra Autonomia, al confronto fra le forze stesse, ai rapporti di dignità che devono intercorrere tra le forze politiche, ma non solo tra le forze politiche, ma anche tra i vari livelli istituzionali della Regione. Dicevo, tuttavia, dell'importanza per noi del programma, un programma che, a sentire le affermazioni del Presidente Andrione, questa volta non c'è, nel senso che esiste un breve documento con alcune linee. "Troppo pomposo - ha detto il Presidente Andrione - chiamarlo programma". In effetti, dall'illustrazione che ne è stata fatta, non si può certamene chiamare un programma di governo. Ed è questo un aspetto che ci preoccupa, che riteniamo molto grave.

Noi abbiamo sempre criticato la maggioranza che si è formata dopo le elezioni regionali del 1978, perché è nata esclusivamente sulla spartizione calibrata del potere regionale e del sottogoverno senza alcun orientamento ed è nata sostanzialmente per gestire l'esistente, per gestire alla giornata le risorse regionali. L'azione di governo che è risultata dalla maggioranza formata in quel periodo è stata confusa, contraddittoria, di segno diametralmente opposto. In quest'aula abbiamo sentito molto spesso anche il disagio di posizioni che cambiavano alla giornata. Voglio fare alcuni esempi: mi ricordo di solenni affermazioni che i fondi di rotazione erano uno strumento che non funzionava più bene, che conveniva passare all'abbattimento dei tassi di interesse in altro modo e sono nate, dopo i fondi di rotazione, delle leggi che intervenivano in questo modo. Oggi, c'è una ripresa importante di questo strumento. Mi ricordo di affermazioni solenni fatte dal Presidente della Giunta: "Siamo contro le deleghe ai Comuni", poi abbiamo approvato, a suo tempo, una legge sulla contabilità che fissa, all'articolo 1, il principio della delega e, oggi, ritroviamo questi concetti nel documento. Ben vengano, però, danno l'idea della confusione che c'è stata nel metodo di governo. Altro esempio, i fondi persi nell'industria, siamo profondamente contrari, salvo poi vedere arrivare in Consiglio provvedimenti che, guarda caso, prevedono per l'industria il ripristino dei metodi dei fondi persi.

Una cosa, secondo noi, è stata chiara nella maggioranza che ha governato fino ad oggi la nostra Regione: la volontà di gestire il potere regionale in modo il più personalistico possibile, nel modo più personale, accentrando, possibilmente nella Regione, il massimo delle funzioni. Hanno perso di funzione, di ruolo, le Comunità Montane e gli stessi Comuni. Si è affievolita quella carica che c'era negli Enti locali che, per noi, era di estrema importanza. Credo, per fare anche qui un esempio concreto, che dal periodo, tanto vituperato, dell'intesa non sia più nata una legge - se si esclude la legge sanitaria che doveva obbligatoriamente parlare dei Comuni, perché finalizzata da una legge dello Stato - non ci sia più stato un provvedimento legislativo che desse compiti, funzioni e deleghe ai Comuni, alle Comunità Montane. Mi riferisco all'ultima legge in questo senso, ovvero il provvedimento a favore delle persone anziane. Sono elementi concreti di un modo di porsi, rispetto a questi problemi, da parte di questa maggioranza.

È, invece, cresciuta sempre di più quella gestione spicciola degli interventi sempre più accentrati nelle mani di alcuni Assessori che, tra l'altro, lavorano e intervengono in modo molto disorganico, senza una visione d'insieme. Voglio fare un esempio anche rispetto a questo problema, perché sia chiaro: l'intervento per i danni alluvionali ha avuto questa caratteristica, ovvero, non si sono mai discussi in Consiglio dei piani globali di intervento e la gestione è stata, in questo caso, frammentata nei singoli Assessorati.

Senza piani e senza linee definite l'operare quotidiano di questa Giunta è stato - come diceva Mafrica - soggetto a spinte, soggetto ad azioni particolari di categorie, di gruppi e il risultato è una politica nei vari settori che, non solo è scoordinata, ma a volte non è neanche capace di gestire gli strumenti che ci sono. Faccio, anche in questo caso, un esempio: la gestione del piano decennale per la casa è stata disastrosa! In questo primo biennio, le scelte sono state improvvisate e, all'improvvisazione delle scelte, è subentrata poi una discrezionalità della Giunta regionale, anche sulle scelte dei Comuni, tale per cui l'attuazione di questo provvedimento è oggi praticamente paralizzata e ferma. Altri grossi problemi potrebbero essere indicati con la stessa, facendo gli stessi esempi.

In sostanza, continuare ad essere immischiati nelle piccole cose, ha fatto sì che in questo Consiglio e da questa maggioranza non ci sia mai stato lo stimolo a discutere dei grossi temi che ci interessano e che riguardano lo sviluppo, l'avvenire della nostra Regione. C'è perciò, oggi, il bisogno, che è particolarmente sentito, di un rinnovato impegno in questa direzione. Noi dobbiamo assolutamente fare in modo che si smetta di gestire in modo parcellizzato, in modo troppo dispersivo le risorse regionali, e che nella nostra Regione si discuta, invece, di piani di intervento nei singoli settori che diano prospettive alla funzione di guida della nostra Regione.

Nell'illustrazione che ha fatto il Presidente della Giunta, mi pare ci fosse la preoccupazione di non far emergere da questo documento - che poi leggeremo con attenzione - che c'è la necessità di cambiare sulla politica che si è svolta finora. Questo documento, questa illustrazione parlano della necessità di una corretta gestione - se ho capito bene - della cosa pubblica aderente alla realtà valdostana. Noi crediamo che questa sia un'affermazione, intanto ovvia, necessaria, ma ovvia, e poi assolutamente insufficiente. Là dove si parla anche di programmazione, bene, è importante che ci siano gli uffici che funzionino, che diano al Consiglio le opzioni per scegliere, questo è, anche, una cosa necessaria, ma, ancora una volta, ovvia. Per noi la programmazione è, invece, un metodo di governo. L'abbiamo detto tante volte: la programmazione deve ispirare tutti i provvedimenti di governo di questa maggioranza, dev'essere un'azione quotidiana e questo manca nell'illustrazione che oggi abbiamo sentito.

Le stesse cose si possono dire sulla gestione del territorio, sulla gestione di alcuni Assessorati, su affermazioni importanti - importanti nella misura in cui poi hanno dei risvolti operativi concreti - come quella di rivedere l'intervento nel campo dell'agricoltura; anche di questo tema ne parliamo da troppo tempo...

Parliamo da troppo tempo di troppe cose che sono contenute in questo elenco di cose da fare, di cose urgenti che ci sono nella nostra Regione: porto l'esempio della politica energetica, della politica sanitaria, di un programma di formazione culturale; sono delle politiche necessarie, che però da troppo tempo sono indicate senza sbocco.

Credo, anche, che nell'illustrazione fatta dal Presidente della Giunta si parli con troppa timidezza della necessità di riformare il modo di essere della Regione. Questo è un aspetto che i Democratici Popolari a suo tempo avevano affrontato, anche con un buon livello di elaborazione. È indubbio che oggi la nostra Regione - qui usiamo delle parole già consumate - è diventata un enorme pachiderma che presenta indiscussi segni di inefficienza, indiscussi segni di cattivo funzionamento. La necessità di ripensare perciò al modo di essere la Regione, al ruolo della Regione è, secondo noi, importantissima e questo doveva essere per la nuova maggioranza un problema importante. Noi abbiamo indicato da tempo quali sono le strade che devono essere seguite: il metodo della programmazione - e perciò la funzione di indirizzo della Regione -, le deleghe di funzione agli Enti locali con una politica di decentramento, il riordino dell'apparato regionale sulla base di questi principi. Ecco, alcune di queste cose, oggi, ci sono, però a nostro avviso sono messe male, nel senso che sembrano delle concessioni che questa maggioranza fa a delle richieste che vengono avanti in modo un po' stantio da parte di alcune forze politiche, però vengono messe lì abbastanza timidamente e non ci danno fiducia.

Si parla troppo timidamente delle possibilità di delega: è un po' imbarazzata la posizione che riveste, nell'illustrazione del Presidente della Giunta, la questione delle Comunità Montane, liquidata in una frasetta anche un pochino ambigua, che in sostanza dice: "Mah, per le Comunità Montane vedremo, discuteremo".

Si parla, finalmente, della necessità di ristrutturare gli uffici e l'apparato regionale, però, anche qui, senza capire come, con quali orientamenti. Sono delle frasi, queste, che da troppo tempo circolano in documenti che, oggi, invece hanno bisogno effettivo di un maggiore specificazione. Così, come da troppo tempo si parla in termini che definirei ormai "storici" del problema di definire la questione della zona franca, di pensare a una revisione dello Statuto.

Ecco, io ho fatto queste osservazioni molto brevi, molto succinte. Ci riserviamo poi di entrare di più nel documento che ha predisposto la nuova maggioranza, però queste osservazioni le abbiamo fatte perché crediamo che questa maggioranza, che si viene oggi a formare, non sia una maggioranza che cambia metodo, non sia una maggioranza che si presenta in questo Consiglio con un programma di rinnovamento rispetto al metodo di governo che c'è stato fino ad oggi.

Ripetiamo: ci sono delle indicazioni che sono generiche, che in sostanza - ed è la storia che lo dimostra - permettono nella pratica di continuare quella gestione spicciola, parcellizzata della politica regionale che ha contraddistinto questo momento politico della nostra Regione, senza indicare alcun cambiamento di rilievo. Manca proprio un indirizzo generale di svolta che potrebbe dare, alla maggioranza che si forma oggi, migliori garanzie di cambiare verso scelte più progressiste, verso scelte più avanzate.

Noi temiamo che, invece, nella nuova maggioranza continui il metodo che abbiamo definito a volte arrogante, a volte di sufficienza nei confronti delle altre forze politiche, da parte dell'Union Valdôtaine. Temiamo che continui l'assenza della Democrazia Cristiana, che non è tanto un'assenza nel senso che non si sente in fatto di proposte, ma che poi si traduce in un'azione di freno nell'azione di questa Giunta, in un'azione di freno anche nella formulazione da parte della Giunta di proposte che siano avanzate. Siamo preoccupati per il progressivo disarmo dei Democratici Popolari rispetto ad alcuni temi che sono importanti per noi e per la nostra Regione e siamo anche preoccupati della scarsa influenza che le altre forze politiche possono avere in questo quadro politico nuovo che si viene a formare.

Su queste basi - e ho concluso - credo si possa affermare che nasca non una nuova maggioranza, ma che continui un accordo di potere iniziato dopo le elezioni regionali del 1978, senza alcun segno di cambiamento e, perciò, ribadisco il giudizio che questa nuova maggioranza nasce con un segno fondamentalmente moderato. Noi faremo opposizione a una maggioranza che si forma in questo modo, perché siamo fermamente convinti che siano ben altre le esigenze che ha oggi la nostra Regione, e che ben altre possano essere le soluzioni politiche per rispondere a queste esigenze.

Dolchi (P.C.I.) - È iscritto a parlare il Consigliere Nebbia; ne ha facoltà.

Nebbia (P.S.I.) - La valutazione che il nostro Partito dà agli avvenimenti che si stanno svolgendo, cioè del completamento della Giunta, derivano dalle deliberazioni del Comitato direttivo in data 28 settembre 1979 e dalla valutazione che possiamo fare del programma che, in anteprima, ci è stato dato in visione. Il Comitato direttivo affermava che il Partito Socialista è un po' l'autonomo della sinistra e che per affermare questo fatto è necessario il coagulo delle istanze che si ispirano ai principi del socialismo e, in particolare, il federalismo autogestionario delle componenti regionaliste.

Ora, nel contesto della Valle d'Aosta, noi diamo delle valutazioni sul quadro politico decisamente diverse da quelle che il nostro Partito in sede nazionale dà relativamente al quadro nazionale. Noi riteniamo che in Valle d'Aosta, per le sue particolarità, e ove esistono dei Movimenti regionalisti - costituiti dall'Union Valdôtaine Progressiste, dall'Union Valdôtaine, dai Democratici Popolari -, che queste forze rappresentino decisamente dei ceti popolari molto ampi, degli spazi che sono molto simili sotto certi aspetti a quelli che, altrove, parzialmente occupa anche il Partito Socialista. Cioè riteniamo che la base popolare di questi Movimenti possa essere in sintonia anche con la base popolare del Partito Socialista. Ed è questo uno dei motivi che due mesi fa ci ha portato a redigere questo ordine del giorno. Lo stesso ordine del giorno, dopo aver rilevato che in Valle d'Aosta era necessario un rilancio della politica dell'occupazione energetica, un'utilizzazione razionale delle risorse peculiari della Regione, nonché il decentramento e le autonomie, diceva che il ruolo del Partito Socialista deve essere quello di fare emergere, stimolare, qualificare le componenti più progressiste all'interno della maggioranza popolare e autonomista.

Di fronte al quadro che si sta formando in questo Consiglio, riteniamo che, almeno per una certa parte, questa ipotesi che noi avevamo avanzato si stia raggiungendo e, quindi, in quest'ottica, noi faremo le nostre valutazioni, anche avendo a disposizione il programma che il Presidente non ha voluto - forse anche giustamente - così nominare: il programma che questa nuova maggioranza ha espresso. A questo punto occorre dire che finalmente la maggioranza si presenta alla popolazione, alle forze politiche, con una linea abbastanza individuata - pur con le riserve che successivamente esprimerò -, una linea che può essere valutata e discussa dalle altre forze politiche e quindi, come tale, tendente a una dichiarazione del quadro generale. È un programma che stabilisce delle finalità, degli obiettivi e che stabilisce alcuni strumenti.

Noi abbiamo dato, nel brevissimo tempo che ci è stato concesso, una valutazione di questo programma sotto certi aspetti positiva e, sotto altri aspetti, con alcune riserve. Riteniamo che sia positivo l'accenno che è stato fatto al rilancio della programmazione e alla nascita del piano di sviluppo e quindi al rafforzamento delle strutture dell'Amministrazione regionale che possono permettere queste cose, però siamo anche dell'idea, come già in precedenza aveva detto il Presidente e come è stato detto anche da Tonino, che la programmazione è un metodo di governo e quindi è utilissimo, è indispensabile che gli uffici preposti operino in modo da fornire tutti i dati e gli elementi di valutazione e di giudizio, ma è opportuno che, essendo questo un metodo di governo, la programmazione sia implicita nell'operare delle forze politiche e sia quindi praticamente un'opera della Giunta stessa.

L'altro aspetto positivo è l'accenno fatto al rilancio dell'occupazione e alla formazione professionale rivolto - almeno, così mi è parso di avere inteso - prevalentemente a un rilancio anche delle attività dimensionalmente più consone e più adatte alla nostra Regione, ipotizzando, forse, anche quella che esiste in campo nazionale: una crisi decisa delle grosse imprese. Ed è positivo anche l'accenno a voler evitare quei fenomeni di immigrazione indiscriminata che ci sono stati e che hanno fatto soffrire così tante persone, allontanate dai loro posti naturali di vita. Valido - lo avevamo già anche accennato nel nostro ordine del giorno - è anche l'impegno sul problema energetico, così come quello di redigere un piano territoriale di coordinamento per un migliore e maggiore controllo sul territorio. Così ci sta molto bene il fatto che si preveda un decentramento più avanzato delle attività amministrative e un rilancio contemporaneo delle Comunità Montane, eventualmente con una loro ricollocazione, una loro rivalutazione e anche riperimetrazione. Infine, gli accenni relativi alla formazione culturale, alla maggiore giustizia fiscale utilizzando gli strumenti concessi dallo Statuto e al rilancio dei fondi di rotazione e alla riforma istituzionale dello Statuto, ci trovano concordi.

Occorre però dire che sotto altri aspetti, forse, avremmo gradito un atteggiamento più preciso. Innanzitutto abbiamo rilevato come questo documento abbia alcuni scompensi al suo interno, nel senso che certi argomenti li tratta in modo molto generale e altri in modo piuttosto specifico, quindi senza una valutazione uniforme dei diversi aspetti. Come avremmo gradito che lo sviluppo economico e di utilizzazione del credito, che è un grosso problema cui il Presidente ha accennato in precedenza, fosse affrontato in modo radicale per utilizzare, nell'ambito della Valle, in maggior misura le risorse economiche che attualmente, in modo improduttivo, vengono drenate altrove. Questo non per uno spirito corporativo, come ha detto Mafrica, ma in quanto conosciamo tutti che la Valle d'Aosta ha la necessità e l'urgenza di risorse di tutti i generi, principalmente finanziarie, e che, pur avendo la disposizione, non abbiamo strumenti per utilizzarle per le nostre esigenze. Come ci sembra che, pur nel quadro del decentramento, più chiare indicazioni forse dovessero essere fatte circa gli strumenti per il recupero dell'efficienza dell'Amministrazione pubblica, che sappiamo che è uno dei grossi nodi della vita politica-amministrativa italiana.

Infine, abbiamo rilevato forse una certa approssimazione circa gli indirizzi che dovranno essere dati al problema dell'edilizia abitativa, che non è solo un problema di Aosta, ma di tutta la Regione. È un problema di nuovi fabbricati, è un problema di recuperi, ma principalmente è un problema di strumenti per sbloccare questa situazione, che ormai sta diventando incancrenita e che porta a delle conseguenze di ordine sociale gravissime.

Ecco, queste sono le valutazioni molto sintetiche che noi abbiamo dato al documento, dove ci rendiamo conto che, più importante forse del programma in sé, è come questo programma verrà attuato dalla Giunta; più importanti saranno gli atti pratici, gli atti concreti, le azioni che la Giunta vorrà fare. Riteniamo quindi che su questo schema e con le riserve che abbiamo fatto dovremo valutare in concreto, caso per caso, proprio questi atti e, anzi, ci permetteremo di dare il contributo del Partito Socialista con proposte, con emendamenti, con valutazioni a questi atti, e quindi ci comporteremo conseguentemente alla nostra linea generale che è stata deliberata e alla rispondenza degli atti della Giunta rispetto a questa linea.

Si dà atto che dalle ore 11,28 presiede il Vice Presidente Renato Faval.

Faval (U.V.) - La parola al Consigliere Lustrissy.

Lustrissy (D.P.) - Credo che oggi il fatto nuovo che si pone all'attenzione di questo Consiglio, un fatto nuovo politico, sia questo ritrovato senso di collaborazione delle forze regionaliste operanti nella nostra Regione; fatto nuovo che muove da elementi precisi di valutazione posti in essere da una collaborazione predeterminata da scelte politiche già operate dal nostro Movimento e dagli altri Movimenti regionalisti, in occasione delle elezioni europee e delle elezioni politiche.

Credo che si sia iniziata una nuova fase politica all'interno di questo Consiglio regionale e che, muovendo da queste considerazioni, superando tutte le distinzioni che potevano dividere ed operanti ancora presenti nell'azione politica dei nostri Movimenti, si sia determinato con volontà questo consolidamento di azione politica, su alcuni aspetti che hanno visto privilegiare soprattutto alcune situazioni che vogliono rappresentare i momenti positivi della vita politica del nostro Consiglio regionale. Ebbene, queste diffidenze e queste incomprensioni, noi siamo stati capaci di superarle e questo l'abbiamo fatto anche per un'esigenza di dare una risposta unitaria alla volontà determinata dal voto politico della maggioranza della popolazione valdostana.

Pertanto, la nostra scelta politica è una scelta di sempre. La nostra azione politica è una scelta coerente che sin dal nostro nascere abbiamo portato avanti e che oggi ha visto realizzarsi meglio questo disegno politico di concreta collaborazione tra le forze regionaliste. Questa necessità di allargare il confronto ha portato anche i Movimenti regionalisti a riconsiderare la posizione e a dialogare con gli altri Movimenti politici presenti in questo Consiglio. In quest'opera di confronto politico e programmatico, abbiamo trovato, accanto a noi e vicino a noi, altre forze politiche che, concordando sulle proposte elaborate, hanno ritenuto di dar vita a questa nuova maggioranza.

Siamo riusciti anche a superare per molti versi i motivi profondi che ancora ci dividevano, soprattutto dalla Democrazia Cristiana, perché abbiamo avuto da parte di quel Partito il riconoscimento del ruolo che i Democratici Popolari, dal 1970 in poi, hanno giocato nella vita politica della nostra Regione. Nel rispetto reciproco e nell'approfondimento reciproco delle questioni programmatiche, abbiamo convenuto di ritrovarci attorno alle proposte che oggi il Presidente della Giunta ha sottoposto all'attenzione di questo Consiglio. Noi crediamo che questo nuovo atto politico della maggioranza - che vuole collaborare per risolvere i problemi che oggi sono presenti nella nostra Comunità valdostana - non nasca all'insegna di un moderatismo politico, più o meno raffinato, come si è posto in evidenza dagli oratori dell'opposizione, ma se moderatismo vuol dire ricerca equilibrata delle soluzioni ai problemi che in questo momento ha la Comunità e li pone alle forze politiche, ebbene, questo moderatismo non è estremismo, ma è espressione positiva di una volontà politica di concretizzare nella realtà del momento queste soluzioni, e credo che questa maggioranza voglia comportarsi di conseguenza per realizzare gli obiettivi che si è posta. Maggioranza che non è chiusa in sé stessa, ma si è aperta al contributo collaborativo delle altre forze politiche presenti in questo Consiglio regionale, che, con la loro critica e con la loro valutazione, hanno tentato di capire i motivi profondi e le ragioni di queste distinzioni.

Ebbene, il banco di prova saranno gli appuntamenti che nel programma sono sintetizzati. Non credo che si possa definire "programma presentato" un programma alquanto generico, uno dei soliti programmi tanto per buttare del fumo. Nel programma e nelle sue linee essenziali sono contenute delle analisi e dei punti d'incontro delle forze politiche con delle scadenze precise che, di volta in volta, ci vedranno impegnati nella realizzazione concreta di quanto ci siamo proposti di fare. Ebbene, credo che, fatte queste brevi osservazioni politiche, dobbiamo anche rispondere brevemente a quelle che sono state le osservazioni critiche che sono state elevate, soprattutto nei nostri confronti, da parte dell'opposizione.

Credo che la valutazione più seria, direi, sotto questo profilo, sia venuta da parte del Consigliere Riccarand, il quale ha richiamato i Democratici Popolari alla loro identità. Certo, Riccarand ha creduto di individuare anche nell'emblema dei Democratici Popolari un segno di equivoco, ma i Democratici Popolari hanno detto anche, con la proposta congressuale, che non hanno mai rinunciato alla loro identità, alla loro matrice cattolica, ai loro motivi ispiratori, che ancora oggi li vedono presenti con questa forza e con questa potenzialità, intellettuale e culturale, sulla scena politica della nostra Regione.

Il ruolo e la posizione politica dei Democratici Popolari non sono certo mutati con l'ingresso nella nuova maggioranza. Il ruolo dei Democratici Popolari, attenti ai problemi del Paese, è oggi di nuova collaborazione con le forze regionaliste per portare il proprio contributo alla soluzione dei problemi della nostra Comunità. Credo, anche, che vada visto sotto questo profilo un segno positivo nella recuperata collaborazione con la Democrazia Cristiana su posizioni diverse da una volta, ma che meglio si sono approfondite e meglio si sono delineate in questo momento.

Si tratta in questo caso di una sconfitta della linea dei Democratici Popolari, dettata da motivi contingenti del ruolo assegnato dall'elettorato dei Democratici Popolari. Noi abbiamo saputo accettare, con l'umiltà politica che ci ha sempre distinto, anche il ruolo che l'elettorato valdostano ha voluto dare al nostro Movimento. E proprio muovendo da queste considerazioni, noi siamo ancora oggi qui presenti, nell'unità del nostro Gruppo consiliare, a rappresentare queste esigenze di rinnovamento, di progresso della nostra Comunità valdostana, secondo le linee politiche che ci hanno sempre contraddistinto.

Non credo che la nostra presenza in Giunta sia solo dovuta a motivi di potere o a motivi contingenti. I motivi sono ben più profondi e vanno ricercati nell'intesa più organica e migliore di ieri, che ha portato oggi, pur nelle distinzioni ancora esistenti tra i Movimenti regionalisti, a cercare i motivi che tra di noi interagiscono e che ci uniscono per dare questa soluzione concreta ai nostri problemi, piuttosto che attardarci nelle diatribe del passato e approfondire i motivi di delusione.

Per quanto riguarda il Partito Comunista, oserei dire - mi perdoni Mafrica - che si tratti un pochino del lamento dell'emarginato. Non ho inteso dall'esposizione di Mafrica nulla di positivo, un segno che contraddistingua oggi il Partito Comunista in questa nuova realtà, in una visione di progresso e di nuova proposta politica. Che Mafrica sia ottimista nel riproporre ancora oggi un'alternanza politica di sinistra e che ci creda, va bene, però credo che oggi forse, più di ieri, la realtà politica del nostro Paese non vedo come possa né dare dei dati politici in questo senso, né, se guardiamo oltre, possa dare alla realtà politica europea dei dati che vengano a confortare il disegno politico di Mafrica su un'effettiva possibilità di ricerca di alternanza di sinistra. D'altra parte, gli stessi Spinelli e Rossi, all'indomani della lotta di liberazione, lo dicevano già chiaramente trent'anni fa che solo una visione federalistica europea - e lo dicevano nel manifesto di Ventotene - potrà far superare le barriere di nazionalismo e le barriere economiche che dividono l'Europa, in quanto che, nell'Europa, non è pensabile, né oggi, né domani, un'alternanza politica dei Partiti di sinistra. E non è neanche vero che se in un'organizzazione politica di maggioranza è presente il Partito Comunista, ciò costituisca un elemento di progresso. Tutte le volte che si parla di questi problemi e tutte le volte che i Democratici Popolari fanno certe scelte, li si accusa di moderatismo e di destrismo, come si vuol chiamare, o come traspare dalle parole, dagli argomenti usati dall'opposizione di sinistra, mentre, tutte le volte che si realizza una maggioranza tra le forze regionaliste e i Partiti di sinistra, il tutto verrebbe all'insegna del progresso.

Non è certo - e lo ripeto - con questa scelta politica che i Democratici Popolari hanno rinunciato al loro ruolo di Movimento regionalista e progressista, ma anche consolidando questa maggioranza, portando il loro contributo affinché si realizzi in termini concreti una vera maggioranza politica, una vera unità all'interno della nostra Comunità valdostana, affinché questa risposta ci sia, ma ci sia nel senso progressista.

E non credo neanche che da un esame così affrettato del programma com'è stato fatto non ci siano elementi sufficienti per individuare questa concreta volontà politica di realizzare le cose che ci siamo proposte. Sotto questo profilo, do atto al Partito Socialista di aver operato una lettura obiettiva e critica del programma che è stato esposto dal Presidente della Giunta, ha ritrovato in queste linee programmatiche che ha esposto degli elementi di concretezza, degli elementi di unità e non è certo un caso se il Partito Socialista ritrova in questa proposta politica elementi di attenzione, obiettivamente e concretamente orientabili nel senso del progresso della nostra Comunità e che questa sia un'affermazione da poco. Questa, invece, viene proprio a smentire quelle altre affermazioni secondo le quali questa maggioranza si è formata soprattutto per un disegno politico di potere per non realizzare niente, per non tenere nel debito conto gli interessi, gli aneliti di progresso della nostra Comunità. Ebbene, credo che il Partito Socialista abbia saputo evidentemente e obiettivamente cogliere gli aspetti positivi della proposta che è stata qui evidenziata.

Non credo neanche che si possa insistere molto con lo sguardo rivolto al passato, con queste valutazioni pessimistiche sulla nuova maggioranza che si è andata formando. Non è certo con lo sguardo volto al passato che si può progredire. Badiamo ai problemi di oggi, ai problemi concreti del presente, ai problemi futuri della nostra Comunità! È per questo, credo, che se si analizzano attentamente le proposte che sono state evidenziate nel programma sintetico che è stato presentato, proprio per queste ragioni di obiettività e di concretezza, si possono trarre elementi indicativi di questa volontà politica che vuole realizzare questa certezza e dare, assieme alla popolazione valdostana, questa sensazione che questa solidarietà tra le forze, soprattutto regionaliste, vada ritrovata e non vada nel senso della soluzione dei problemi che a loro stanno a cuore.

Ebbene, se non è sufficiente dire che si intende orientare l'attività politico-amministrativa di questa Amministrazione sulle linee di un programma predeterminato con delle scadenze, fissiamo degli obiettivi già prioritari di scelte. Credo che non si voglia disconoscere già in questa proposta che c'è un elemento nuovo di considerazione e non muove certo dalle ovvie esigenze enunciate da Tonino, da un discorso programmatico fine a sé stesso, ma che veda proprio nello strumento del piano di sviluppo predeterminato, anche come data, con degli obiettivi già identificati, con una proposta operativa concreta attorno alla quale ci possa essere un confronto positivo delle forze politiche. Questa volontà di riorganizzare tutte le funzioni e la struttura dell'Amministrazione regionale per garantire l'osservanza del piano di sviluppo e la realizzazione concreta di questi obiettivi, non credo che debba essere un dato politico trascurato nell'esposizione programmatica che è stata fatta.

Ebbene, per questi motivi illustrati e per queste dichiarazioni conseguite sull'intento e sulla volontà di realizzazione di cose concrete, i Democratici Popolari, ancora oggi fedeli al loro disegno politico di progresso della Comunità valdostana, daranno il loro apporto concreto per la realizzazione del programma, intensificando e approfondendo i motivi di collaborazione tra le forze presenti in questa maggioranza, che si sono ritrovate attorno a questo programma.

Si dà atto che dalle ore 11,48 riassume la presidenza il Presidente Giulio Dolchi.

Dolchi (P.C.I.) - È iscritto a parlare il Consigliere Fosson; ne ha facoltà.

Fosson (D.C.) - La proposta del Presidente della Giunta, di eleggere il Consigliere Ramera Assessore alle Finanze, ci trova consenzienti, così come ci troverà consenzienti la successiva proposta che egli farà, di eleggere il Consigliere Pollicini Assessore al Turismo.

Noi riteniamo che la nomina di Pollicini come Assessore al Turismo - quindi l'ingresso dei D.P. in maggioranza e in Giunta - segni un fatto nuovo: la conclusione di un lungo periodo della storia valdostana. La Democrazia Cristiana, già nel luglio del 1978, aveva ipotizzato una maggioranza che comprendesse l'Union Valdôtaine, la Democrazia Cristiana e i Democratici Popolari. Allora questa maggioranza non fu possibile, perché vi erano motivi di rivincita forse da parte dell'U.V. nei confronti dei Democratici Popolari. Oggi questi motivi sono caduti, noi ne prendiamo atto con grande soddisfazione e finalmente questa maggioranza si realizza.

Per noi l'ingresso dei Democratici Popolari in maggioranza, accanto all'Union Valdôtaine e alla Democrazia Cristiana, è un fatto di grande rilevanza politica, al di là delle contingenze delle piccole tattiche del momento. Ricordare il maggio del 1970 e la spaccatura della Democrazia Cristiana che allora avvenne - che fu una spaccatura dolorosa e gravida di conseguenze - e vedere oggi il primo passo concreto di riavvicinamento fra due forze della stessa matrice, significa ripercorrere dieci anni di vita valdostana, significa ripercorre la storia di una diaspora, di una divisione, che poteva o pareva dare luogo ad una polverizzazione delle forze cattoliche impegnate in politica e che, invece, ha lasciato spazio ad una sostanziale ricomposizione, ha esaurito la sua spinta vitale per lasciare spazio a una nuova e sostanziale ricomposizione e a un riavvicinamento.

Gli avvenimenti del 1970 in Valle d'Aosta erano frutto di una spinta esistente in tutta Italia, che nasceva dal tentativo del Partito Comunista e delle forze di sinistra in genere di spezzare la D.C. e di spezzare l'unità o la concordia dei cattolici impegnati in politica. Ricordiamo gli episodi di persone valide - come Pratesi, come La Valle - che scelsero una certa strada, quella di entrare nel Partito Comunista, e che oggi si ritrovano strumentalizzati e inquadrati nel Partito Comunista e di cattolico non hanno più niente, se non l'etichetta.

In Valle d'Aosta, nel 1970, è successo un qualche cosa di analogo: la nascita dei D.P. che, a nostro giudizio, va inserita in questa spinta presente allora in tutta Italia. Nel 1970, la Democrazia Cristiana è stata messa in un angolo, è stata isolata in minoranza, ma la ruota del tempo gira, la storia cammina, i miti si afflosciano e si è afflosciato anche il mito dell'unità a sinistra e dell'alternativa di sinistra che fino al 1975 pareva essere l'unico modo valido di pensare in termini politici. E oggi è il Partito Comunista ad essere isolato e naturalmente nella sua ottica, nella sua visione, constata che la posizione dei D.P. non è più quella di utile strumento e lo giudica come una loro involuzione. Noi ci permettiamo di dare un giudizio totalmente opposto. Ma non bastano certo gli accordi di vertice o di Governo, occorre un confronto costante sui temi di fondo e sui problemi di ogni giorno. In questo senso è stato presentato un documento programmatico nel quale ci riconosciamo e al quale abbiamo contribuito e, in questo senso, accettiamo la lettura critica del documento che è stata fatta dai Socialisti, dai Liberali e dalle altre forze che in questa maggioranza si riconoscono e delle quali terremo conto, checché se ne dica e quali che siano le battute sulla nostra presunta "arroganza".

Per quanto ci riguarda, noi siamo pronti a svolgere la nostra parte, non cerchiamo rivincite. Riccarand, nel primo intervento che è stato fatto questa mattina in questo Consiglio, parlava di una sconfitta dei Democratici Popolari e di una vittoria della destra democristiana. È vero, l'elettorato valdostano ha dato ai Democratici Popolari un altro ruolo, ridimensionandoli. Nella campagna elettorale del 1978 per le elezioni regionali, noi abbiamo chiesto un ridimensionamento dei Democratici Popolari all'elettorato, ma non intendiamo leggere questo ingresso dei D.P. in Giunta, questo riavvicinamento tra la Democrazia Cristiana e i Democratici Popolari, nel senso di una rivincita da parte nostra. Forse ci potrebbe fare comodo, ma non intendiamo e non vogliamo farlo, perché riteniamo di essere un Partito di cattolici impegnati in politica, così come riteniamo che i Democratici Popolari siano un Movimento di cattolici impegnati in politica, ognuno - noi e loro - con le proprie caratteristiche, ognuno con le proprie responsabilità. Riteniamo soprattutto che questo nuovo rapporto tra la D.C. e i D.P. sia un modo nuovo di intendere il pluralismo, il modo che noi riteniamo corretto e capace di risultati positivi per noi e per tutta la Comunità. D'altra parte, riaffermiamo le nostre caratteristiche - come dicevo prima - di Partito di cattolici e di Partito regionalista ed autonomista in Valle d'Aosta, come in Italia e come in Europa.

Il nuovo Governo regionale che sarà eletto con la nomina dei due Assessori questa mattina disporrà di una maggioranza più ampia e sarà, a nostro giudizio, un Governo più stabile, un Governo capace di scegliere e di affrontare i pesanti nodi di fondo della vita valdostana. Questo è l'obiettivo che la Democrazia Cristiana con la sua presenza in questo Governo si prefigge, e questo è l'obiettivo su cui intende isolarsi. Per questi motivi, la Democrazia Cristiana vota a favore dell'elezione dell'Assessore Ramera alle Finanze e dell'Assessore Pollicini al Turismo.

Dolchi (P.C.I.) - È iscritto a parlare il Consigliere Voyat; ne ha facoltà.

Voyat (U.V.) - Quelqu'un, une mauvaise fois, disait que l'élargissement de la majorité serait un moyen pour isoler et limiter l'influence de certaines forces qui faisaient partie déjà de l'ancienne majorité. Nous, au contraire, nous disons que l'élargissement de la majorité que nous allons voter aujourd'hui c'est un moyen pour arriver, oui, à la majorité plus grande et plus forte, mais, surtout, à une majorité plus autonome et plus régionaliste.

La formation de cette nouvelle majorité est la réalisation d'un but de l'Union Valdôtaine, c'est-à-dire une plus grande et concrète collaboration entre les forces régionalistes valdôtaines. À notre avis, si nous voulons bien analyser les résultats des dernières élections du mois de juin, nous pouvons dire tranquillement qu'il est aussi le choix que nous a demandé l'électorat valdôtain. Ce motif et la cohérence - choses importantes dans la vie politique autant que la loyauté et l'honnêteté - qui nous caractérisent, je disais, nous ont porté à élargir la collaboration que l'Union Valdôtaine Progressiste et l'Union Valdôtaine ont eue dans ces dernières années avec les Démocrates Populaires, au-delà d'un plan politique qui intéressait exclusivement le Parlement italien et le Parlement européen.

La renonciation de la part de l'aire unioniste - c'est-à-dire Union Valdôtaine Progressiste et Union Valdôtaine - à un Assessorat, est sans doute une réponse aux forces politiques qui nous accusent de vouloir uniquement de places de pouvoir. Comme vous savez, ce n'est pas la gloire et le pouvoir que nous cherchons, mais la possibilité de bien ?uvrer.

Je me suis permis d'appeler "aire unioniste" l'ensemble des deux Mouvements de l'Union Valdôtaine et de l'Union Valdôtaine Progressiste parce que, comme tout le monde sait, l'Union Valdôtaine Progressiste dans sa dernière assemblée a décidé de nommer une commission mixte entre Union Valdôtaine Progressiste et Union Valdôtaine qui aurait pour but la réunification des deux Mouvements. Nous sommes convaincus que cette majorité ne sera pas une majorité bornée, mais une majorité ouverte, prête à discuter et à se confronter sur tous les domaines avec les forces qui ne font pas partie de la majorité.

Nous croyons, aussi, que cette Junte sera soutenue d'un grand nombre de votes des forces politiques de la minorité, surtout sur les problèmes les plus importants.

Dolchi (P.C.I.) - È iscritto a parlare il Consigliere Martin; ne ha facoltà.

Martin (U.V.P.) - Nell'assemblea generale del 25 novembre, l'Union Valdôtaine Progressiste ha preso importanti risoluzioni ed ha tracciato la linea politica del Movimento in riferimento alla situazione venutasi a creare nel Governo regionale provocata, anche, dalla contemporanea richiesta del Partito Socialista Democratico Italiano e dal Partito Repubblicano Italiano, di ricoprire in Giunta l'Assessorato rimasto vacante per il decesso dell'Avvocato Filliétroz. È stato ribadito, in quella sede, che l'Union Valdôtaine Progressiste dovrà continuare ad adoperarsi affinché taluni punti fondamentali del proprio programma, che finora non sono ancora stati presi in considerazione, vengano realizzati.

In questo contesto, il fatto che l'U.V.P. abbia rinunciato all'Assessorato, carica che già gli apparteneva, per consolidare l'equilibrio precario delle forze che componevano la maggioranza e favorire l'entrata nell'Esecutivo regionale dei Democratici Popolari - allargando così il campo regionalista e consolidando la vittoria dei regionalisti del giugno 1979 - non è un effetto frenante che abbia avuto a subire la realizzazione del programma del nostro Movimento, bensì una continuazione di quella proposta politica rivolta ai Valdostani nel giugno scorso e che tanti consensi ha ottenuto.

La strada che conduce alla realizzazione del nostro obiettivo, non potendo più contare sulla nostra presenza fisica in seno all'Esecutivo regionale, può essere percorsa congiuntamente con altre forze politiche aventi le nostre stesse finalità. D'altronde - il risultato finale è quello che conta - se abbiamo rinunciato a sostituire l'Avvocato Filliétroz nelle sue funzioni di Assessore, questo non significa che siamo ridotti al silenzio, né che rinunciamo all'impegno che abbiamo assunto nei confronti dei nostri elettori. Per portare su un piano concreto le nostre idee, restiamo sempre un fattore di unione, di equilibrio e di coesione dei Movimenti autonomisti e regionalisti decisi a raggiungere l'obiettivo finale e cioè: l'unità di queste forze.

La continuazione della nostra partecipazione di sostegno alla maggioranza e la rivendicazione di critica amministrativa, di critica costruttiva, così come la ricerca delle soluzioni più idonee per la realizzazione del nostro programma, non sono il riflesso di un dualismo, bensì il risultato di una situazione particolare che si è manifestata con la scomparsa del nostro amico.

Ci felicitiamo, con l'occasione, con i Democratici Popolari che vengono adesso a rinforzare il campo regionalista. Ci auguriamo che possano così con noi accelerare il processo di unità dei Movimenti regionalisti, nel rispetto delle diverse sensibilità. L'azione dei Movimenti regionalisti dovrà essere netta, compatta e sicura per raggiungere l'obiettivo che tutti ci proponiamo; siamo indispensabili gli uni agli altri e dobbiamo marciare tutti assieme nel solco della sincerità e della lealtà. Il nostro sacrificio odierno è indirizzato in quest'ottica, e non vorremmo che, oltre a non raggiungere tale scopo, esso possa servire unicamente al rafforzamento delle forze conservatrici.

Entrando nel merito del programma elaborato dalle forze della maggioranza, andiamo a precisare che la nostra azione sarà tesa particolarmente: 1°) all'individuazione delle modalità di attuazione dell'articolo 14 dello Statuto regionale; 2°) al potenziamento del turismo, e particolarmente in quelle zone non ancora sufficientemente valorizzate e che presentano i necessari principi per uno sviluppo ordinato e redditizio per le popolazioni locali, favorendo nel contempo il diffondersi dell'agriturismo; 3°) all'impostazione di una seria politica agraria che tenga conto della rivalutazione del lavoro dell'artigiano con una fattiva opera di ricostruzione degli alpeggi, che ricerchi le soluzioni atte a frenare l'esodo delle frazioni alte dei nostri Comuni di montagna, contribuendo così alla salvaguardia del suolo, che tenda alla valorizzazione dei prodotti tipici locali; 4°) alla salvaguardia dei livelli occupazionali attuali, con la ricerca di idonee lavorazioni nelle quali possano facilmente trovare una sicura occupazione le forze giovanili; 5°) alla ricerca di una migliore utilizzazione dell'immenso risparmio privato che esiste in Valle d'Aosta; intendiamo cioè indirizzare tale risparmio verso investimenti da effettuarsi nella Valle d'Aosta di modo che i benefici sicuri che se ne trarranno vadano ad esclusivo vantaggio della Comunità valdostana.

Riteniamo che solamente la reciproca collaborazione, l'impegno costante, la volontà politica di realizzare, potranno far sì che il programma enunciato dal Presidente si realizzi qualificando positivamente questa maggioranza.

Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, nessuno è più iscritto a parlare? C'è qualche Consigliere che intende prendere la parola per il secondo turno? Altrimenti, passiamo alla votazione.

La parola al Consigliere Mafrica.

Mafrica (P.C.I.) - Credo di avere diritto a un secondo intervento, visto che le forze della maggioranza sono così numerose, occorre che quelli dell'opposizione parlino di più!

Il Consigliere Minuzzo, nel suo intervento, ha fatto alcune osservazioni che credo di dover contrastare. Diceva, il Consigliere Minuzzo, che noi come Partito aspettavamo che gli altri Partiti si pronunciassero per dire la nostra. Credo che, invece, sia stato il mio intervento a dare stimolo per tre quarti dell'intervento del Consigliere Minuzzo, che ha cercato di cucire addosso al nostro Partito un abito che, invece, forse è del suo, mentre, per un altro quarto dell'intervento, il Consigliere Minuzzo ha fatto riferimento ad oscure prevaricazioni della Democrazia Cristiana. Ora, queste prevaricazioni sono ignote, perché non ne ha parlato. Pensiamo che la Democrazia Cristiana non abbia voluto lasciare libero un Assessorato per il P.S.D.I., ma non ci è dato di sapere di più, proprio per il modo in cui sono state condotte queste trattative.

Il Partito Socialista ha qui ribadito una posizione che è ufficiale: è stato ricordato un documento ed ha esposto una posizione politica che, di per sé, credo possa essere valutata anche positivamente. Anche noi crediamo che nei Movimenti regionali vi siano alla base delle componenti popolari e progressiste. C'è però un dato di fatto che differenzia fondamentalmente il nostro giudizio da quello del Partito Socialista: che le scelte concrete fatte fino ad oggi, al di là delle affermazioni di principio sul decentramento, sulla programmazione, sui problemi economici, sono andate nella direzione opposta agli interessi delle parti popolari e progressiste. Il modo in cui sono state condotte le trattative - ci risulta che si sia parlato soprattutto di formule, soprattutto di Assessorati e lo testimonia questo fatto, la stessa dichiarazione del P.S.D.I., il fatto che si sia alla fine appiccicato a questa trattativa un documento breve e generico - a nostro giudizio impedisce di poter dire che si è modificato qualcosa di sostanziale.

Noi crediamo che la posizione del Partito Socialista, che non ha detto come avrebbe espresso il proprio voto, continua ad essere tra coloro che sono sospesi. È una posizione che, a nostro giudizio, disarma proprio le forze che vogliono raggiungere quei fini che prima citava. Se vogliamo stimolare le componenti popolari dei Movimenti regionali, se vogliamo stimolare le componenti progressiste, a nostro avviso è meglio opporre a questa maggioranza confusa un'alternativa differente, un'aggregazione diversa, che avvenga nella chiarezza dei programmi e con obiettivi definiti.

Il Consigliere Lustrissy diceva che un fatto nuovo verificatosi oggi è il superamento di incomprensioni passate. Che cosa significa questo? Io non credo che si possa parlare tra forze politiche di incomprensioni interne, non lo so, di opposizione di un personaggio all'altro, di una polemica ad un'altra polemica; per quello che noi valutiamo, c'erano tra l'Union Valdôtaine e i Democratici Popolari, tra la Democrazia Cristiana e i Democratici Popolari non delle incomprensioni, ma delle sostanziali differenze nella valutazione della realtà valdostana e nella valutazione degli strumenti da approvare per risolvere i problemi della realtà valdostana. Non ci sembra che queste differenze, a tutt'oggi, siano state superate. Non crediamo che si possa stare in una maggioranza in cui alcuni vogliono togliere poteri ai Comuni e altri, invece, vogliono delegare nuovi poteri. Non crediamo che si possa stare così semplicemente in una maggioranza in cui alcuni vogliono continuare col metodo dei contributi a pioggia, mentre altri ritengono di doverli finalizzare a determinate scelte produttive.

Noi verificheremo caso per caso - in questo senso cogliamo l'apertura fatta nell'intervento del Consigliere Lustrissy alle forze di opposizione - quali saranno le scelte effettivamente compiute da questa maggioranza e se vedremo che ci sono delle scelte che vanno nel senso progressista, le forze che sono di segno progressista all'interno di questa maggioranza se riusciranno ad avere voce e peso, certamente non si vedranno mancare il conforto del nostro sostegno a queste soluzioni che dicevo.

Non ci sentiamo affatto emarginati. Non siamo emarginati per niente, tanto è vero - e questa è una battuta polemica - che, prima di aprire il dialogo con i Democratici Popolari, le forze della maggioranza hanno chiesto al Partito Comunista un appoggio esterno. Noi abbiamo rifiutato questo appoggio esterno per due motivi: perché non giudicavamo positivo il segno dell'operato di questa maggioranza e perché è una questione di dignità delle forze, per cui ritenevamo che, nel caso di una nostra partecipazione, dovessimo essere presenti nell'Esecutivo.

Abbiamo, credo, dimostrato ancora recentemente che non siamo affatto emarginati perché, per esempio, sulla legge sanitaria con la nostra opposizione siamo riusciti a modificare una parte anche sostanziale del progetto della Giunta. Non crediamo poi di essere emarginati nella realtà valdostana, lo hanno ancora dimostrato le ultime elezioni europee. Crediamo, anzi, che in una situazione di questo tipo in cui, da una parte, c'è una maggioranza che comprende moltissime forze in modo indistinto e, dall'altra, c'è un'opposizione numericamente ridotta, che il nostro ruolo possa essere ancora più vivificato. Noi intendiamo rappresentare nella situazione valdostana un altro polo, che possa aggregare, su obiettivi avanzati delle forze che oggi, a nostro giudizio, hanno accettato un ruolo subalterno.

Io non ho parlato di proposta di alternativa di sinistra, ho fatto una proposta diversa: ho parlato di un'alternativa all'attuale modo di governare, ho parlato di un'alternativa che non comprenda solo le forze di sinistra, ma che, in prospettiva, comprenda le forze di sinistra ed anche i Movimenti regionali. Noi crediamo che le contraddizioni che ci sono non siano state superate, che rimangano queste contraddizioni all'interno della maggioranza, e che potremo svolgere un'opera politica valida con il nostro Partito anche dai banchi dell'opposizione.

Il Consigliere Fosson ha espresso il suo giubilo per la ricomposizione delle forze cattoliche; io mi auguro che sia del tutto sincero questo suo giubilo e che non sia un giubilo, così, per fare buon viso a cattiva sorte, perché in realtà noi qui non vediamo nessuna ricomposizione in questo senso. Se vogliamo, con questa Giunta, che vede al suo interno la Democrazia Cristiana, l'Union Valdôtaine e i Democratici Popolari, vediamo piuttosto una pace forzata imposta dall'Union Valdôtaine per i risultati elettorali che hanno seguito l'anno passato, che ha riconfermato, ancora recentemente, ad altre forze che non avevano forse in questa situazione altre alternative possibili.

Noi non sosteniamo l'alternativa di sinistra, lo ribadisco, né a livello nazionale, né qui, in Valle. A livello nazionale abbiamo ancora ribadito la proposta del compromesso storico e, attualmente, per le gravi condizioni del Paese, parliamo di Governo di unità nazionale. In Valle d'Aosta pensiamo che, col tempo, siccome come diceva Fosson le cose cambiano, siano possibili soluzioni diverse. Non vogliamo che tutti siano Comunisti; d'altronde Pratesi e La Valle non sono diventati Comunisti, sono stati ancora nelle ultime elezioni eletti come indipendenti nelle liste del Partito Comunista. Infatti, nel Partito Comunista ci sono tantissimi cattolici, se andiamo a vedere i voti e se andiamo anche a vedere le espressioni ed il peso che i cattolici hanno avuto nello stesso Statuto votato recentemente al Congresso del Partito Comunista, ma noi crediamo che La Valle, Pratesi e Guzzini siano diventati Comunisti e siano diventati sostenitori di tutte le posizioni del Partito Comunista, pur mantenendo la loro autonomia in Parlamento, dove rappresentano delle posizioni da cattolici che hanno fatto una scelta differente.

Quello che noi vogliamo fare e pensiamo che faremo in questo Consiglio, sarà di incidere, di scavare nelle contraddizioni che vediamo ancora aperte.

Il Consigliere Martin ha parlato di rinuncia del proprio Movimento per favorire il raggiungimento di un equilibrio che risultava precario; ha parlato di timori che all'interno della maggioranza si rafforzino le forze conservatrici. Noi vediamo queste contraddizioni e quindi su queste contraddizioni intendiamo lavorare perché si raggiunga, in tempi più o meno vicini, un'alternativa diversa in cui effettivamente le forze politiche sul programma avanzato, liberamente contrattato con pari dignità, abbiano poi la capacità di trovare delle soluzioni adeguate ai problemi della Valle d'Aosta.

Al Comune di Aosta, dove noi collaboriamo con tante forze - con i Socialisti, con i Socialdemocratici, con i Repubblicani e con la stessa Union Valdôtaine - abbiamo costruito, prima di andare alle elezioni della Giunta, un programma discusso per mesi e mesi, abbiamo cercato dei punti in comune. Lì, dove noi siamo forza egemone, abbiamo dimostrato, credo sempre in tutti questi anni, di rispettare la fisionomia e l'identità di ogni Partito e di tener conto delle richieste politiche che provenivano da ogni parte. Ci sembra che, invece, questa maggioranza si nasconda dietro parole un pochino di giubilo per nascondere delle posizioni di difficoltà, delle contraddizioni momentaneamente sopite che, a nostro giudizio, esploderanno in futuro se si permetterà all'opposizione di avere anche la possibilità di preparare un'alternativa per gli anni a venire.

Dolchi (P.C.I.) - La parola al Consigliere Nebbia.

Nebbia (P.S.I.) - Credo di dover solo aggiungere qualche elemento a quanto ho detto in precedenza, anche a seguito dell'ultimo intervento di Mafrica.

Innanzitutto, in un certo senso mi fa anche piacere sottolineare come Mafrica abbia valutato positivamente l'analisi fatta in precedenza e, d'altra parte, concordo con lui; del resto, concordava anche l'ordine del giorno del nostro direttivo, quando due mesi fa si diceva che l'allora Esecutivo regionale non avesse dato sino a quel momento risposte adeguate alla soluzione di problemi di fondo della Comunità valdostana. È chiaro che questa era una valutazione ormai superata e che la valutazione attuale tiene conto di quel quadro.

Proprio a questo proposito e in relazione alla composizione della nuova Giunta e al programma presentato, diciamo, con tutti i limiti e le riserve già espresse, che la nostra posizione all'atto delle votazioni per gli Assessori sarà di fiducia, in attesa della realizzazione della Giunta. Lo stesso Mafrica ha detto - cambiando mi pare il tiro rispetto al suo primo intervento e forse a seguito anche degli interventi del Partito Socialista e dei Democratici Popolari - che valuterà poi in concreto, caso per caso, l'attività della Giunta. Ecco, per questo motivo il Partito Socialista si asterrà dalle votazioni degli Assessori, proprio perché attende fiduciosamente gli atti concreti che valuteremo.

Mi occorre però ancora dire un fatto e affermare, in risposta a quanto detto da Mafrica nel primo intervento, che non avevo rilevato prima - perché mi sembrava fosse un aspetto forse deteriore nel discorso politico generale - quando si era riferito alla "posizione ambigua" del Partito Socialista...che credo ambigua non sia, dati i chiarimenti fatti...posizione ambigua che non durerà molto a lungo. Ecco, credo che invece sia ambigua questa sua affermazione, perché non so quali elementi abbia il Partito Comunista per giudicare queste posizioni di un Partito pari a lui nel contesto politico e l'affermazione mi sembra ambigua anche alla luce forse di pressioni diverse che sono fatte da contesti esterni al Partito Socialista nel suo interno.

Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, non c'è più nessuno iscritto a parlare? Ci sono dichiarazioni di voto? Allora chiamerei il Consiglio a votare, ricordando che si vota per scheda. Il nominativo proposto è quello di Sergio Ramera. Sulla scheda deve essere scritto "SI" o "NO". I colleghi scrutatori sappiano che ogni altra manifestazione di voto fa in modo che la scheda sia nulla.

Pertanto, si dia inizio alla votazione segreta per la nomina dell'Assessore alle Finanze.

VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO

Esito della votazione:

Presenti: 34

Votanti: 31

Maggioranza: 18

Favorevoli: 22

Contrari: 8

Astenuti: 3 (De Grandis, Nebbia e Tripodi)

Schede nulle: 1

Il Consiglio approva.

Proclamo pertanto eletto Assessore alle Finanze il collega Sergio Ramera, e lo invito a prendere posto al banco della Giunta.

Il Consiglio prende atto ed il neo nominato Assessore alle Finanze, Consigliere Ramera Sergio, su invito del Presidente prende posto al banco della Giunta.

Il Consiglio è chiamato ora ad esaminare il punto n. 5 dell'ordine del giorno.