Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 342 del 28 gennaio 2009 - Resoconto

OGGETTO N. 342/XIII - Disegno di legge: "Disposizioni urgenti in materia di pubblico impiego regionale". (Approvazione di un ordine del giorno)

Articolo 1

(Oggetto ed ambito di applicazione)

1. Al fine di concorrere al perseguimento degli obiettivi complessivi di finanza pubblica ed in attuazione del combinato disposto degli articoli 2, comma primo, lettere a) e b), e 3, comma primo, lettera f), della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta), e 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), la presente legge detta disposizioni in materia di assenze per malattia e collocamento a riposo dei dipendenti dell'Amministrazione regionale, degli enti locali valdostani e degli altri enti di cui all'articolo 1, comma 1, della legge regionale 23 ottobre 1995, n. 45 (Riforma dell'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta e revisione della disciplina del personale).

Articolo 2

(Disciplina delle assenze per malattia)

1. Gli enti di cui all'articolo 1, comma 1, possono disporre il controllo in ordine alla sussistenza della malattia dei loro dipendenti anche nei casi di assenza di un solo giorno. In ogni caso, il controllo è sempre disposto qualora l'assenza sia continuativa per almeno dieci giorni.

2. Le fasce orarie entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo da parte degli enti di cui all'articolo 1, comma 1, sono dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi.

3. Ai sensi dell'articolo 2, comma 4, della l.r. 45/1995 e per il perseguimento delle finalità di cui all'articolo 1, il contratto collettivo regionale di lavoro stabilisce l'ammontare della riduzione del trattamento economico da effettuarsi nei primi cinque giorni di assenza per malattia, quale che sia la durata del periodo di assenza. La riduzione non si applica nei casi di assenza per malattia dovuta ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital e alle assenze relative a patologie gravi che richiedono terapie salvavita. I risparmi derivanti dall'applicazione del presente comma costituiscono economie di bilancio per l'Amministrazione regionale e per gli altri enti di cui all'articolo 1, comma 1.

Articolo 3

(Esonero dal servizio)

1. Per gli anni 2009, 2010 e 2011, il personale in servizio presso la Regione può chiedere di essere esonerato dal servizio nel corso del triennio antecedente la data di maturazione dell'anzianità contributiva massima di 40 anni. La richiesta di esonero dal servizio deve essere presentata dai dipendenti interessati improrogabilmente entro il 1° marzo di ciascun anno, a condizione che entro l'anno solare raggiungano il requisito minimo di anzianità contributiva richiesto. La richiesta di esonero non è revocabile.

2. È data facoltà alla Regione, in base alle proprie esigenze funzionali, di accogliere la richiesta, dando priorità al personale interessato da processi di riorganizzazione o razionalizzazione.

3. Durante il periodo di esonero dal servizio, al dipendente spetta un trattamento economico temporaneo pari al 50 per cento di quello complessivamente goduto, per competenze fisse ed accessorie, al momento del collocamento in esonero. Ove durante tale periodo il dipendente svolga in modo continuativo ed esclusivo attività di volontariato, opportunamente documentata e certificata, presso organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non governative che operano nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo o altri enti e soggetti presso i quali operino volontari, la misura del trattamento economico temporaneo è elevata al 70 per cento. Fino al collocamento a riposo del personale in posizione di esonero gli importi del trattamento economico posti a carico del fondo unico aziendale non possono essere utilizzati per nuove finalità.

4. All'atto del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, il dipendente ha diritto al trattamento di quiescenza e previdenza che sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio.

5. Il trattamento economico temporaneo spettante durante il periodo di esonero dal servizio è cumulabile con altri redditi derivanti da prestazioni lavorative rese dal dipendente come lavoratore autonomo o per collaborazioni e consulenze con soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, previa autorizzazione dell'Amministrazione. In ogni caso, non è consentito l'esercizio di prestazioni lavorative da cui possa derivare un pregiudizio all'Amministrazione.

6. La Regione, in relazione alle economie effettivamente derivanti dal collocamento in posizione di esonero dal servizio, può procedere ad assunzioni di personale in via anticipata rispetto a quelle consentite nell'anno di cessazione dal servizio per limiti di età del dipendente collocato in esonero; tali assunzioni sono portate in riduzione rispetto a quelle consentite in tale anno.

Articolo 4

(Collocamento a riposo d'ufficio)

1. I dipendenti degli enti di cui all'articolo 1, comma 1, sono collocati a riposo d'ufficio:

a) al compimento del sessantacinquesimo anno di età;

b) al raggiungimento dell'anzianità contributiva massima di quarant'anni.

2. La risoluzione del rapporto di lavoro decorre dalla prima data utile prevista dalla disciplina vigente in materia di accesso al trattamento pensionistico, fatto salvo il trattenimento in servizio eventualmente disposto ai sensi dell'articolo 5.

3. L'ente comunica all'interessato, almeno sei mesi prima del verificarsi della condizione prevista, la risoluzione del rapporto di lavoro.

Articolo 5

(Trattenimento in servizio oltre i limiti di età o di servizio)

1. Il collocamento a riposo può essere differito su richiesta dell'ente o del dipendente.

2. Nel caso di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), gli enti possono, nei termini di cui all'articolo 4, comma 3, differire il collocamento a riposo per proprie esigenze funzionali ed organizzative, previo assenso del dipendente interessato, non oltre il compimento del sessantacinquesimo anno di età.

3. I dipendenti possono chiedere il trattenimento in servizio per un periodo massimo di un biennio oltre i sessantacinque anni di età oppure, nel caso in cui abbiano raggiunto l'anzianità contributiva massima di quarant'anni, fino al compimento del sessantacinquesimo anno di età.

4. Nei casi di cui al comma 3, è data facoltà all'ente, in base alle proprie esigenze organizzative e funzionali, di accogliere la domanda in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati e specifici ambiti ed in funzione dell'efficiente andamento dei servizi. La domanda di trattenimento in servizio deve essere presentata all'ente almeno nove mesi prima del verificarsi della condizione prevista.

5. La Giunta regionale stabilisce, con propria deliberazione, nel rispetto delle disposizioni concernenti le relazioni sindacali, i criteri generali sulla cui base disporre il differimento del collocamento a riposo o il trattenimento in servizio nei casi di cui ai commi 2, 3 e 4.

6. I benefici di cui ai commi 2 e 3 non sono tra essi cumulabili.

7. Per coloro che maturano i requisiti per il collocamento a riposo d'ufficio nel corso dell'anno 2009, le eventuali domande di trattenimento in servizio ai sensi dei commi 3 e 4 devono essere presentate entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

8. Sono fatti salvi i trattenimenti in servizio già in essere alla data di entrata in vigore della presente legge e quelli già disposti con decorrenza sino al 28 febbraio 2009.

9. Gli enti di cui all'articolo 1, comma 1, riconsiderano, con provvedimento motivato e tenuto conto di quanto previsto dal comma 4, i trattenimenti in servizio già disposti con decorrenza dal 1° marzo 2009.

10. Sono o restano abrogati:

a) l'articolo 177 della legge regionale 28 luglio 1956, n. 3;

b) l'articolo 9 della legge regionale 23 giugno 1983, n. 59;

c) la legge regionale 12 dicembre 1986, n. 60.

Articolo 6

(Dichiarazione d'urgenza)

1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell'articolo 31, comma terzo, dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.

Ordine del giorno

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Preso atto che, nel corso dell'esame del disegno di legge n. 13 "Disposizioni urgenti in materia di pubblico impiego regionale", sono emersi alcuni problemi che necessitano impegni precisi che il Governo regionale dovrà assumersi per un'armonizzazione della delicata materia trattata nel provvedimento;

Ricordato in questo senso la particolare situazione dei comparti Sanità e Scuola che, per quanto interamente autofinanziati dalla Regione, applicano i contratti nazionali di categoria, sfuggendo dunque alla normazione regionale sul Comparto Unico ;

Rilevato come non facciano altresì parte del medesimo Comparto i dipendenti di società partecipate e di Fondazioni finanziate dalla Regione e che ciò necessita di misure di coordinamento;

Ribadito come spetti all'Ordine dei medici vigilare sul comportamento dei propri iscritti qualora le Amministrazioni registrino anomalie nella certificazione delle assenze per malattia;

Impegna

la Giunta regionale a definire, con apposita norma di attuazione, la particolare situazione dei comparti Sanità e Scuola al fine di ottenere una piena regionalizzazione;

a ribadire con appositi indirizzi alle società partecipate e alle Fondazioni finanziate dalla Regione la necessità di tenere conto dei principi fissati dalla legge regionale;

a stabilire forme di collaborazione con l'Ordine dei medici per segnalare anomalie nella certificazione delle assenze per malattia.

F.to: Caveri - Rosset - Crétaz - Impérial Hélène - Salzone

Président - La parole au rapporteur, le Conseiller Caveri.

Caveri (UV) - Signor Presidente, cari colleghi, a dispetto dei pochi articoli del disegno di legge n. 13, presentato dal Governo regionale il 3 novembre dello scorso anno, siamo di fronte a delle materie assai sensibili per l'opinione pubblica: il tema dell'assenteismo e del collocamento a riposo dei dipendenti pubblici. Temi estremamente complessi soprattutto perché c'è un intrico di competenze fra Stato e Regione e sappiamo bene che in più c'è già una vasta giurisprudenza costituzionale, che non sempre come Regione possiamo condividere. Mi riferisco, ad esempio, alla sentenza n. 95/2007. La Commissione competente ha dedicato molto tempo a questa discussione e anche con la presenza del Presidente della Regione e delle organizzazioni sindacali abbiamo effettuato tutti quegli approfondimenti che sono risultati necessari. Fra l'altro, mi risulta - ma non l'ho ricevuta, malgrado sia relatore del provvedimento - che ieri CGIL, CISL e UIL hanno aggiunto all'ultimo minuto alcuni elementi attraverso degli emendamenti, che mi pare siano stati presentati dai gruppi alla mia destra (che poi sono alla sinistra dell'emiciclo), ed esprimo un qualche stupore che la presentazione di questi emendamenti sia avvenuta all'ultimo minuto, dopo che le organizzazioni sindacali erano già state audite ufficialmente e pareva esserci una linea comune che è stata smentita dall'arrivo di questa lettera. Il punto di partenza era verificare se e come il cosiddetto "decreto Brunetta", diventato legge il 6 agosto 2008, potesse essere applicato al nostro ordinamento. Eviterei di chiamare il nostro provvedimento "Brunettino" perché, stimando e conoscendo il collega Brunetta, che non è fisicamente un gigante, chiamarlo "Brunettino" mi sembra da parte del Consigliere Lattanzi un'inutile cattiveria per un esponente di spicco del suo movimento politico! Ogni tanto possiamo anche scherzare...

La Giunta ha deciso a fronte di materie importanti - il provvedimento può essere diviso nelle questioni dell'assenza per malattia da una parte e dall'altra del collocamento a riposo dei dipendenti - di esercitare le competenze statutarie in materia di ordinamento degli uffici e di stato giuridico ed economico del personale. È stato ricordato nella discussione di stamani che non esiste una visione unanime delle autonomie differenziate: le Province autonome di Trento e di Bolzano hanno scelto la non applicazione della normativa nazionale, così ha fatto la Regione siciliana e la Sardegna (che, in verità, ha deciso l'applicazione solo per un aspetto marginale), mentre il Friuli Venezia Giulia si è posto in modo solitario in linea con le scelte nazionali, pur rivendicando nelle norme di recepimento all'interno della legge finanziaria 2009 l'esercizio futuro delle proprie prerogative statutarie, come dire: "la materia è nostra, nel frattempo recepiamo il Brunetta".

Va detto, perché credo che la relazione debba essere completa dando anche conto non solo della discussione come sviluppatasi all'interno della Commissione, ma anche del clima che si è sviluppato attorno, che il Ministro Brunetta, con dichiarazioni al quotidiano "La Stampa" - e quindi con una procedura che va al di là dei tradizionali canali istituzionali - ha annunciato un possibile ricorso alla Corte costituzionale, ha criticato la scelta della Valle d'Aosta, ritenendo l'intervento dello Stato incidente "tout court" anche sull'ordinamento valdostano. Vi è da chiedersi cosa faccia nei confronti degli altri che non l'hanno applicata, perché alla fine chi l'applica, pur con delle modificazioni, rischia di essere penalizzato, non si sa bene. È evidente che ci troviamo di fronte ad un'impostazione del Governo, condivisa dalla maggioranza, che ha scelto la strada della normazione regionale, che ha subito e subirà ancora oggi con alcuni emendamenti alcune migliorie.

La logica è affermata all'articolo 1, dove si parla di "concorrere al perseguimento degli obiettivi complessivi di finanza pubblica..." e va detto che, per quel che è del comparto sanità e scuola - perché anche di questo si è discusso oggi, ma anche nella Commissione competente -, c'è un ordine del giorno che è stato largamente sottoscritto non da tutti i gruppi - credo che il PdL non lo abbia sottoscritto, ma è stato sottoscritto dagli altri gruppi e dai membri del Governo regionale - in cui si ribadisce come questi due settori così importanti potranno tenere una normazione della Regione solo a condizione che vi sia l'intesa con il mondo delle organizzazioni sindacali, un accordo che porti apposite norme di attuazione dello Statuto per una vera e propria regionalizzazione di questi comparti. Lo stesso ordine del giorno indica come gli indirizzi della legge debbono essere un punto di riferimento anche per le società partecipate e per le fondazioni.

L'articolo 2 si occupa della "Disciplina delle assenze per malattia", non c'è l'obbligatorietà della visita fiscale sin dal primo giorno (che rimane facoltativa) - peraltro dichiarazioni di stampa dello stesso Ministro Brunetta hanno fatto capire che lo stesso Ministro si è reso conto che talvolta questa scelta comporta dei costi notevoli per l'ente -, mentre il controllo è sempre disposto quando l'assenza sia continuativa per almeno dieci giorni. Vengono modificate direi umanizzate le fasce orarie in cui il dipendente deve restare a casa, così come i tagli del trattamento economico, che a livello nazionale investono i primi dieci giorni, si limitano ai primi cinque, dove, dai dati che abbiamo visto, si concentrano maggiormente le assenze per malattia. Naturalmente ci sono poi delle eccezioni per casi di particolare gravità. Novità e differenza rispetto al "Brunetta" è che le riduzioni verranno negoziate in sede di contrattazione sindacale e questo significa nel nostro caso che dovranno passare attraverso l'ARRS.

In Commissione è stato aggiunto l'articolo 3 di cui si era discusso, ossia il fatto che si possono esonerare dal servizio nel triennio precedente il raggiungimento dei 40 anni di contributi i dipendenti della Regione per adesso nel testo, ma uno degli emendamenti propone questa sorta di prepensionamento anche a vantaggio degli enti locali, nel rispetto non solo dell'articolo e delle norme contenute in questo articolo, ma anche nel rispetto dei bilanci comunali e del Patto di stabilità.

L'articolo 4 si occupa del collocamento a riposo, in Valle d'Aosta si chiarisce che di norma questo deve avvenire al sessantacinquesimo anno di età o con un'anzianità contributiva di quarant'anni, mentre, eccezione rispetto alla regola, l'articolo 5 consentirà al dipendente e all'ente - quest'ultimo caso della richiesta dell'ente non c'è nel "Brunetta", ma esisteva già nell'ordinamento valdostano - di chiedere il trattenimento oltre i limiti di età e di servizio sulla base di criteri che verranno fissati, per chiarezza, con atto amministrativo dagli enti stessi, anche in questo caso c'è un emendamento che riscrive meglio quel comma. Questo è il sintetico quadro della proposta di legge. Stamani il Presidente Rollandin anche nell'interloquire con il collega Lattanzi ha confermato che i dati per scuola e sanità hanno comportato una riduzione delle assenze per malattia e analogo fenomeno per motivi psicologici e non giuridici si è avuto sui dipendenti regionali.

Infine nell'ordine del giorno c'è un tema che riguarda i medici, riteniamo che la questione delle certificazioni per malattia da parte dei medici, eventuali anomalie, non spettino alla Regione, ma all'Ordine dei medici; nell'ordine del giorno si impegna la Giunta a stabilire forme di collaborazione con questo Ordine. Ciò non implica generalizzazioni nei confronti dei medici o intenti intimidatori o punitivi, ma la necessità complessiva di buon funzionamento del sistema visto che la visita fiscale implica proprio che un medico vada a vedere per una diagnosi di verifica un paziente che ha già ottenuto da un altro professionista un certificato di malattia.

Credo che questi siano gli argomenti, avremo modo di verificare assieme anche le proposte che sono state sottoscritte dai colleghi, alcune delle quali - mi permetto di anticipare - stravolgerebbero fortemente il contenuto del testo: ad esempio, l'approvazione dell'articolo 1 alternativo porterebbe forse ad un contenzioso costituzionale assai difficile per la Regione da sostenere. Credo che potremo discuterne nel prosieguo del dibattito.

Président - La parole au Conseiller Lattanzi.

Lattanzi (PdL) - Devo dire che, partendo dal dettato del provvedimento, ci chiediamo se ci siano veramente voluti otto mesi per scrivere 4 articoli e un articolo d'urgenza e sancire un principio di autonomia legislativa, forse avremmo potuto, se era questa la strada che si era deciso politicamente di percorrere, magari dare anche il senso dell'efficienza di cosa significa essere Regione autonoma.

Diceva bene il collega Caveri che, rispetto a questo provvedimento nazionale, le cinque Regioni a statuto speciale hanno avuto comportamenti diversi, abbiamo avuto modo di evidenziare le tre che si sono girate dall'altra parte facendo finta di non sentire e credo che avranno anche loro le rispettive responsabilità politiche rispetto ai cittadini elettori. Il Friuli Venezia Giulia ha aderito al provvedimento, ma ha sancito un passaggio che ritengo importante: quello della competenza legislativa; infine, chi come noi ha voluto farlo un poco tardivamente, riteniamo, visto che non sono 50 articoli, ma solo 4, credo che con tutto il bene che possiamo volere a noi stessi, possiamo dirci che ci abbiamo messo troppo tempo. Se ci fossimo messi qui a luglio, probabilmente anche con un'assemblea consiliare appena eletta, facendo leva sulle competenze della Commissione che si è occupata di questo, avremmo potuto, se c'era la volontà politica di dare una risposta e un segnale di legittimità costituzionale, far vedere che non eravamo contrari allo spirito della legge, ma lo facevamo con un metodo che era comprensibile anche ai cittadini. Rilevo soltanto che per quattro articoletti siamo qui a discutere, a gennaio 2009, ancora sulle due questioni che sono in ballo: quella della legittimità costituzionale e quella dei contenuti.

Per quanto riguarda la prima questione, il collega Caveri ha detto bene: questo è un provvedimento che va a toccare un ginepraio di relazioni istituzionali. Mi permetto solo di dire che non è vero che il Ministro ha comunicato via stampa un "approccio" di relazioni istituzionali un po' anomalo. Il Ministro, che tra l'altro ho sentito, e anche il suo addetto stampa, che ho trovato prima dell'addetto stampa del Presidente della Regione... in quelle ore ho fatto due telefonate: una alla Segreteria della Giunta, all'addetto stampa, e una alla Segreteria del Ministro, all'addetto stampa, ho trovato prima il numero di telefono del Ministro e del portavoce del Ministro che quello del portavoce del Presidente della Giunta, potete chiederlo alle Segretarie dell'Ufficio gruppi, che mi hanno passato prima il portavoce del Ministro, le cui retribuzioni sono sul sito (se andate a vedere il sito della Funzione pubblica, è un esempio ancora non ottimale di quello che dovrebbe essere l'Amministrazione con indicazione di assenze, presenze, retribuzioni... il portavoce del Ministro percepisce meno soldi di quanto non prenda il portavoce del Presidente della Regione). Abbiamo avuto modo di commentare questo comunicato, che non è un'atipica relazione istituzionale, ma è solo una risposta, perché era stata diffusa dagli organi di stampa la notizia dell'approvazione da parte della Giunta regionale di un provvedimento, ossia della volontà di addivenire ad un provvedimento regionale su tali questioni. Se c'è qualche atipicità nelle relazioni istituzionali, quindi certamente non è stato il portavoce del Ministro ad iniziarle! Vero è che in una nota articolata, che io con voi condividerei, il Ministro mette sul tavolo delle relazioni istituzionali una serie di problematiche che oggettivamente sono da affrontare con grande attenzione. Ho avuto modo di dire in Commissione che, come valdostano e come rappresentante del PdL valdostano, esprimo una seria preoccupazione per quella che consideriamo una forzatura inutile, dal momento che nello spirito del provvedimento (che il Presidente Rollandin stamani diceva di condividere) abbiamo voluto sancire la nostra potestà legislativa attraverso una forzatura che consideriamo inutile e pericolosa. È infatti sufficiente leggere le note del Gabinetto del Ministro per comprendere che c'è più di una preoccupazione e di una motivazione per la quale si possa immaginare che - è già stato annunciato - il Presidente del Consiglio dei ministri impugnerà la legge della Regione Valle d'Aosta, così come impugnerà tutte le leggi di tutte le Regioni a statuto speciale che dovessero legiferare su questa materia, considerandola una materia non di semplice organizzazione del pubblico impiego, che è nostra competenza, ma di pubblica finanza, che non è di competenza di alcuna regione. Lo dice bene la nota facendo riferimento ad alcune sentenze della Corte costituzionale, che hanno già sancito alcuni passaggi stretti nelle relazioni costituzionali fra gli statuti speciali e la potestà legislativa del Governo nazionale su determinate tematiche.

Certo, questo provvedimento tocca più "nervi": quello dell'organizzazione del pubblico impiego, perché non c'è dubbio che andando a toccare il numero delle persone presenti e quindi la limitazione all'opportunità di andare a reperire part-time, piuttosto che lavoratori a tempo determinato per sopperire alle assenze per malattia... è evidente che si sta parlando di competenze di organizzazione del pubblico impiego, ma non c'è alcun dubbio - senza bisogno di essere facili profeti - che tale provvedimento ha un chiaro impatto sulle finanze e sulle economie degli enti pubblici e questa non è materia di alcuna regione a statuto speciale. Noi poi possiamo tirare dritto come abbiamo fatto anche in tempi passati, dire che una guerra politica può anche valere una sconfitta in una battaglia, ma questa è una sconfitta annunciata che però, essendo la materia intricata, rischia di aprire una breccia nelle relazioni fra Regione Valle d'Aosta e Stato pericolosissima. Diciamo da valdostani che crediamo che le battaglie non si debbano fare solo quando si è convinti di vincerle, ma anche quando per motivi importanti di principio sia giusto farle; tuttavia, andare a fare una battaglia nei confronti del "provvedimento Brunetta", che è sicuramente importante, ma che ci mette di fronte alla Corte costituzionale per dire se siamo competenti in una materia economico-finanziaria come questa o se non lo siamo sapendo che al 99% è persa... dico: facciamola, ma attenzione se la Corte costituzionale ribadirà quello che ha detto nei precedenti esiti della giurisprudenza costituzionale - fra questi la sentenza n. 120/2008 che il collega Caveri conosce benissimo -, metteremo in difficoltà i nostri rapporti di relazione costituzionale.

Prima riflessione che faccio: è sufficiente leggere le tre righe del Gabinetto del Ministro per comprendere che è chiara la volontà della legge n. 133, che già nel titolo parla di razionalizzare e contenere la spesa pubblica. Dice poi anche tante altre cose, ma il provvedimento è chiaro ed è talmente chiaro che il Ministro Gelmini su questo è stato accusato a piè pari, ma anche lo stesso "Brunetta"... è stato detto: "è un provvedimento che dice di voler rendere più efficiente la macchina, ma alla fine vuol fare solo risparmiare dei soldi!" È chiarissimo l'intento del provvedimento: è una razionalizzazione dei costi e conseguentemente una migliore efficienza del sistema pubblico. Su questa strada quindi ci mettiamo in un ginepraio dal quale, se ci va bene, usciamo con le "ossa rotte". La domanda che sorge spontanea da valdostano allora è: ma chi ce lo fa fare quando sarebbe stato sufficiente, per sancire la nostra volontà di ribadire un concetto di autonomia, fare un provvedimento regionale che non mettesse in discussione - e qui entriamo nel contenuto della legge - l'effetto della stessa? È quello che ha fatto - a mio avviso, in maniera intelligente - il Friuli, che ha detto: "è chiaro che è una legge di compatibilità finanziaria e di competenza nazionale, ma noi a futura memoria intanto legiferiamo con gli stessi principi in modo che la razionalizzazione economica sia sì un'indicazione precisa dello Stato, ma nel nostro territorio venga ribadita con una legge regionale" ed è quello che si sarebbe potuto fare. Vi sono poi mille motivi perché non lo avete fatto, c'è l'evidente ritardo, ma c'è soprattutto questo passaggio dell'andare ad infilarci in un contenzioso costituzionale dal quale difficilmente usciremo bene, ma - e riprendo le parole del Presidente Rollandin di stamattina - se condividiamo lo spirito della legge, chi ce lo fa fare? Sarà il fatto - e vengo al contenuto degli articoli - che si debba mettere in discussione se le visite fiscali dei medici sono fattibili così come il "provvedimento Brunetta" prevede e allora lo si "ammorbidisce" affinché sia più umano come lo ha definito il collega Caveri (gli orari) o più fattibile (il controllo)? Ma perdonate è come se dovessimo sancire che, siccome non si possono controllare tutte le auto di questo Paese, è inutile mettere la polizia stradale a fare gli autovelox, tanto non li beccheremo tutti! Allora cosa stiamo qui a controllare? Facciamo dei controlli a campione ogni tanto, ma uno ogni tanto, non mettiamo in piedi la stradale con gli autovelox. Cosa c'entra questo? Il fatto che si abbiano solo 4 medici impegnati nelle visite fiscali mentre ce ne vogliono 8, quindi potrebbero essere 12, piuttosto che 20 e potrebbe essere un maggior costo il controllare queste visite... sì, ma se i risultati in termini economici sono che il 50% delle assenze dello scorso anno sono venute meno, qui si sta parlando di decine di migliaia di euro al giorno che vengono risparmiate se un processo di controllo funziona! Se invece che 4 medici dobbiamo metterne 8, ne mettiamo 8, ma il segnale alla popolazione dei fannulloni deve essere chiaro, perché se andiamo a dire che, siccome non possiamo controllarli tutti, facciamo un articolo che "ammorbidisce" i controlli, è come dire che in questo Paese si possono evadere le tasse tanto nessuno ti viene a cercare! Uguale! "Puoi stare pure a casa, tanto abbiamo preso atto che costa troppo e abbiamo poche risorse per fare i controlli sulle assenze e allora non li facciamo", bel messaggio, complimenti! Ma è proprio quello che i cittadini vogliono? Siete sicuri che è proprio quello che vogliono i lavoratori del pubblico impiego sani, corretti, onesti che in 15 anni fanno 3 giorni di mutua e che vedono i propri colleghi fannulloni che si prendono 3 giorni di malattia perché magari dicono al medico di avere il mal di testa e il medico, che non sa come venirne fuori - perché come si fa a certificare un mal di testa? -, dà cinque giorni, quando invece il problema è che hanno il bambino da portar a scuola o da sostituire il papà che deve andare in vacanza? Capite che l'abuso del diritto ad essere assenti per malattia non si può liquidare dicendo: "non abbiamo abbastanza medici per fare i controlli e allora facciamo una norma che diminuisce i controlli così abbiamo risolto il problema"! No, il problema così non lo abbiamo risolto, lo facciamo esplodere perché se il messaggio è: "non possiamo controllare, quindi la norma c'è, ma "l'ammorbidiamo" perché non siamo in grado di controllarvi", dal 35-40% di assenze in meno torneremo alle assenze del 2007 da parte di chi utilizza quel diritto sacrosanto dell'assenza dal lavoro per malattia, che è un diritto che è costato anni di lotte sindacali, per farsi gli affari propri, lautamente retribuito dalla comunità intera! Questo è il dilemma: non possiamo con questo articolo aprire le braccia e dire: "non siamo in grado di fare questi controlli, quindi li ammorbidiamo".

Sulla questione dell'umanità di questa legge, collega Caveri, forse sotto l'aspetto umano mi potrebbe anche trovare d'accordo, il fatto degli orari... ma io come tutti voi credo abbiamo commentato questo provvedimento con i nostri referenti, cittadini, che ce ne hanno parlato. Certo tale provvedimento è migliorabile, come tutte le leggi anche quelle regionali, però chi sta male non ha il problema di avere le due ore libere dalle 12,00 alle 14,00 e, quando con i sindacati si è parlato di questo, tutti zitti!, perché se sta male, sta a casa, ma se hai il gesso? Altra questione. Ma se sei un diabetico? Altra questione da puntualizzare e da regolamentare. È vero, il Ministro Brunetta si è assunto una responsabilità andando a mettere le mani in un ginepraio di diritti sindacali che erano diventati degli abusi spregiudicati di diritti; allora crediamo che anche i contenuti di questa leggina regionale, per non chiamarla "Brunettino", siano devastanti sotto l'aspetto del messaggio politico ed istituzionale. Una classe politica che in un momento come questo deve sostenere un messaggio di correttezza, di onestà intellettuale, di comportamento, di disciplina, come fa a dire: "siccome costa troppo fare i controlli, abbiamo pochi medici, non li facciamo perché costerebbe troppo", ma cosa c'entra? Togliete allora i vigili urbani, tanto non riusciamo a prendere tutti quelli che trasgrediscono al Codice della strada. Che discorsi sono! Non credo che dobbiamo entrare in uno stato di polizia, ma in questo Paese, la Valle d'Aosta compresa - i dati lo confermano -, sul diritto di assenza per malattia ha "giocato" per un ventennio uno scandalo immondo; in alcun Paese europeo, neanche in quelli appena entrati, c'è stato un abuso così spregiudicato del diritto di assenza per malattia. I dati del 50% in meno che stiamo leggendo in questi giorni sono solo un segnale che su questo argomento si è potuto iniziare a mettere la testa, ma qui c'è un'intera struttura di apparato pubblico che va regolamentata e messa al servizio del cittadino. È certamente il provvedimento annuncio che è tutto da finalizzare, ma che nel frattempo crea l'effetto placebo, sì, Presidente, è vero, però gli operatori dei comparti della scuola e della sanità che hanno dovuto in Valle d'Aosta applicarlo guarda caso sono guariti. E sono guariti perché abbiamo detto: "ti faccio il controllo e ti tolgo i soldi", che è l'unico linguaggio che ognuno di noi capisce, tutto il resto sono chiacchiere. Certo che dobbiamo andare a toccare i nostri interessi, come quando noi siamo assenti da una Commissione e perdiamo il nostro gettone di 350 € e allora facciamo di tutto per esserci, da una parte per l'impegno istituzionale, dall'altra per il senso di responsabilità, ma anche perché c'è una bella penale! Altrimenti le assenze nelle Commissioni sarebbero molto più alte!

Concludo tornando alla preoccupazione del conflitto costituzionale. Presidente Rollandin, capisco che tornare indietro oggi su questa cosa è difficile sotto l'aspetto politico, ma vi ci siete infilati voi, siamo a gennaio 2009, tale provvedimento è da maggio 2008 che è attivo, potevate il 25 luglio emettere un provvedimento regionale, mettere una foglia di fico sopra la nostra potestà legislativa e rimanere coerenti con un messaggio, che fra l'altro confermava il Presidente stamani esserci, ma questo è pericoloso: andiamo a fare la guerra di competenza costituzionale su una cosa del genere? Quattro articoli per regolamentare una questione che si è già regolamentata da sola, perché i dipendenti pubblici hanno già capito. Se adesso non approviamo la legge e gli diciamo che per il comparto regionale è "libera-tutti", il 35% del comparto regionale diventerà il 12, il 10, il 5, il 2 e torneremo come nel 2007 e a quelli della sanità e della scuola chi glielo dice? La vostra risoluzione che presentate oggi per dire: "vogliamo regionalizzare il comparto sanità e scuola"... ma intanto la contrattazione nazionale è statale, quindi ad oggi loro devono rimanere cittadini di serie B, dipendenti pubblici di serie B, quelli della sanità e quelli della scuola devono andare a lavorare magari anche con due linee di febbre, invece quelli della Regione, grazie a questa leggina, da domani saranno ancora di più garantiti e possono fare quello che vogliono, tanto noi non siamo in grado con i vostri 4 articoli di dargli un messaggio chiaro. Non vi voglio tediare oltre, siete intelligenti abbastanza per avere capito la nostra posizione, vi ringraziamo per l'ascolto e da valdostani vi chiediamo di evitare un conflitto costituzionale su questa materia, che è importante, ma non abbastanza per lasciarci la nostra autonomia sopra.

Président - La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - Egregio Presidente, care colleghe e cari colleghi, è un argomento su cui siamo tornati varie volte, è stato affrontato anche in maniera molto superficiale sui giornali, la strategia è stata la parola d'ordine "caccia ai fannulloni", la gente ha capito che qualcuno dava veramente la caccia ai fannulloni, ha detto "bravi"! Naturalmente le persone non vanno a leggere cosa c'è scritto nelle leggi per cui quello che si verifica veramente lo scopriranno solo nel corso degli anni. Voglio parlare di due questioni fondamentali: una che attiene al diritto e l'altra al merito, e le separerei nettamente, perché tali due questioni affrontate insieme hanno creato una grande confusione in Valle d'Aosta, forse sono state anche volutamente sovrapposte per non arrivare al vero chiarimento.

Intanto chi ha presentato questo provvedimento, il Ministro Brunetta, che legittimamente ha le sue posizioni che io non condivido per niente, bisogna capire come imposta i suoi rapporti con le Regioni a statuto speciale. Ho qui "Il Corriere delle Alpi" di Belluno di lunedì 28 luglio 2008 da dove cito le parti virgolettate. Quando Bruno Vespa, che modera un dibattito sul federalismo, chiede se il Governo può accettare la proposta di Durnwalder di ricevere più competenze a fronte degli stessi trasferimenti il Ministro Brunetta risponde: "non possiamo dare specialità e risorse per mettere i fiori e le fioriere ai balconi"; questo è l'atteggiamento che ha il Ministro verso le autonomie speciali della Valle d'Aosta, di Bolzano e di Trento e più avanti: "non ci dovrà più essere nessuno più speciale degli altri, ma tutti dovranno essere speciali", quindi basta con l'autonomia particolare della Valle d'Aosta, tutti uguali in Italia, quindi un federalismo equalizzatore. Più avanti ancora, circa le ragioni storiche che presiedono all'autonomia di Bolzano, di Trento - ovviamente era in Veneto gli chiedevano di quelle vicine - e del Friuli Venezia Giulia, risponde: "sono cadute". Questo è l'atteggiamento del Ministro quando scrive le leggi, ecco che sono leggi che devono valere per tutti, non c'è Regione autonoma, storia italiana che tenga. Non sto ancora parlando del merito, sto parlando del diritto in questo caso ed è rispetto a tale situazione che secondo me - ho richiamato più volte l'attenzione su questo fatto - era necessario che le autonomie speciali rispondessero in modo più ordinato invece che in modo disordinato. Va detto che in modo chiaro il Presidente della Provincia di Trento ha ripetuto: "da noi il problema non si pone, primo, la norma Brunetta non è di quelle che si applicano in Trentino". Adesso che tipo di norme avranno in Trentino non lo so, ma avranno le stesse che abbiamo noi qui rispetto a questa norma, non può essere che il Trentino abbia una clausola sua specifica; sono le realtà speciali, non si applicano alle realtà speciali delle norme così tout court, assolutamente! Ed è una battaglia che andava condotta tutti assieme, e non in ordine sparso, come Regioni autonome speciali. Questo per quanto riguarda il metodo, per cui è importante che la Regione Valle d'Aosta abbia detto: "qui non si applica tout court il Brunetta serve una nostra norma regionale", quindi condivido che si voglia fare una norma regionale.

Altra cosa è invece la questione del merito, perché sul merito è chiaro che non abbiamo le fanfare delle televisioni, dei mille giornali per dire la nostra ed imporla all'opinione pubblica, io sono uno dei più favorevoli fra quelli che dicono diamo la caccia ai fannulloni. Ho trovato tanti certificati di servizio e li posso portare anche qui se necessario, in cui posso dimostrare che ci sono dipendenti pubblici, sanità, scuola, Regione, enti locali, che hanno fatto pochissime assenze nell'arco della loro vita: in 30 anni 3 giorni, 2 giorni, cose incredibili, ossia persone che lavorano e che sono ben contente che si dia la caccia ai fannulloni. Dare la caccia ai fannulloni vuol dire dare la caccia a chi non svolge la propria attività e non andare a punire gli ammalati, quelli che sono veramente ammalati, perché anche qui queste norme di diritto del lavoro non sono norme che arrivano in un giorno, sono norme che sono costate anni di lotte e non è che adesso con un "colpo di mano" spazziamo via tutto, perché si vuol pescare qui e là qualche fannullone. Sappiamo bene che paghiamo fior di quattrini dei dirigenti affinché facciano funzionare correttamente il servizio, quindi il fannullone non è solo quello che si mette in malattia quando non è, ma anche quello che arriva nel suo ufficio e gioca con il computer, quello che passa ore davanti agli alunni e non insegna niente, insomma è tante cose! Questa "legge Brunetta" e questo provvedimento allora non combattono affatto i fannulloni, ma cercano di colpire alcuni che abusano di alcune norme, ma guardate che se uno è veramente fannullone, che gli importa di perdere qualche euro? Voglio andare a sciare e mi tolgono dieci euro dallo stipendio, ma cosa mi costa: invece di pagare 50 € il biglietto dello sci, lo pago 60, 50 più 10 nella busta paga che mi toglie la Regione. E continua a fare il fannullone perché adesso non gli mando neanche più i controlli! Bella legge che abbiamo fatto! Abbiamo un qualche sistema per controllare queste persone? No, non ce lo abbiamo, anzi gli diciamo: "vai pure", mentre io che sono una povera invalida, come mi è capitato di vedere, che mi tolgono via dieci giorni di malattia, perché purtroppo con l'invalidità al 100% non ho diritto alla pensione... ci sono delle persone che sono obbligate ad andare a lavorare con il 100% di invalidità, di tanto in tanto si ammalano, alla fine del mese cumulano dieci giorni e, se sono insegnanti, bellezza!, gli togliamo 250 €! È chiaro che vanno a lavorare anche ammalati! Che bello, abbiamo combattuto e abbiamo ridotto il numero di persone che stanno assenti, ma pensate che quelli insegnino? Questa è la domanda. Questa "legge Brunetta" nazionale, che ha fatto "slogan" e che ha colpito tutti, non è una legge che cambia il modo di lavorare nell'Amministrazione e invece aprirà il fronte a quei fannulloni che vengono a lavorare con uno stipendio quasi integrativo e che continueranno tranquillamente, perdendo 50 € al mese, a fare i loro comodi, se non abbiamo dei dirigenti che si assumono quella responsabilità che noi gli abbiamo dato: la responsabilità di far funzionare quel servizio e per questo li strapaghiamo, per far lavorare anche correttamente! Per questo li scegliamo, li spostiamo da una parte e dall'altra in Valle d'Aosta, non si capisce come li muoviamo in uno spoil system infinito e poi non fanno lavorare i dipendenti, non sanno chi produce e chi non produce! Inoltre questa norma - che, ripeto, è necessaria per la Valle d'Aosta - avrebbe potuto rispettare il principio privatistico della contrattualizzazione e quindi non inserire una serie di elementi contrattuali in sede legislativa, ossia qui si va a legiferare in modo specifico le fasce orarie, tutta una serie di questioni che potevano essere demandate alla contrattazione, visto che questa si fa a livello locale. Vi è quindi anche qui un'invasione di campo anche nella normativa regionale sul tema contrattuale, che a mio avviso si poteva evitare. Questo spiega perché i sindacati siano andati in fibrillazione all'ultimo giorno, mandando una serie di suggerimenti, ma semplicemente perché quella partita doveva essere giocata su un altro tavolo e non qui dentro, anche alla luce di quello che era stato affermato in quest'aula, quando, rispetto alla camera di commercio, avevo proposto un emendamento da mettere in legge e mi è stato detto: "no, non mettiamo questi emendamenti in legge, perché è meglio farli sul tavolo della trattativa contrattuale". Benissimo, allora continuiamo a mandare avanti quel principio e quello che va nel contratto lo mettiamo sul contratto e cerchiamo di non metterlo in legge.

Vi è poi un articolo 3, che giudico molto interessante, su cui ci sarebbe potuto essere un grosso interessamento da parte del nostro partito, ma non capisco perché infilarlo dentro questa legge, che ha uno spirito anche diverso. Giudico abbastanza preoccupante il passaggio che c'è dentro il comma 3 dell'articolo 3, perché si apre la possibilità per coloro che vanno in esonero anticipato, in quanto dice: "ove durante tale periodo il dipendente svolga in modo continuativo ed esclusivo attività di volontariato, opportunamente documentata e certificata... l'erogazione passa al 70%", posto che è bellissimo che incentiviamo il volontariato, voglio capire: facciamo una legge per controllare chi non lavora ed è fannullone, poi nella stessa legge mettiamo una norma in cui alcuni lavoratori vanno a lavorare presso un altro ente con un'erogazione di 20% in più, che non è più sottoposta a nessun controllo da parte della Regione? Voglio capire chi controlla la documentata e certificata prestazione presso un altro ente. Anche qui se la norma aveva lo spirito di combattere i fannulloni... qui dentro ci sono scritte delle cose che non c'entrano niente con la lotta contro i fannulloni, anzi rischia di crearne qualcuno nonostante sia un articolo molto interessante.

Questo spiega perché, a fronte di cose anche interessanti, che richiedono da parte nostra dei piccoli miglioramenti anche emendativi, la legge che è stata fatta, al di là del tempo che è stato usato, ha delle gravi pecche, soprattutto perché, rispetto ad un'ultimissima questione, tutta la partita che il Ministro Brunetta non ha ancora normato: quella degli esoneri, è una partita di grande delicatezza. Ad oggi risulterebbero esonerati solo quelli che sono sottoposti a patologie gravi che richiedono terapie salvavita, ma è tipico di chi non conosce il mondo del lavoro scrivere delle cose così, ci sono tante figure di persone che hanno delle invalidità. Noi stessi abbiamo messo nel pubblico delle quote per consentire il lavoro di queste persone invalide, basti pensare a casi di persone con delle forme di diabete molto particolare, che sono sottoposte a numerose visite ed è impossibile per queste persone reggere a normative che siano così penalizzanti dal punto di vista della remunerazione, per cui aver invaso della contrattazione con una norma, aver cercato di correggere una pessima norma nazionale con una norma regionale che non attribuiva queste competenze alla contrattazione, a mio avviso, qualche grave problema lo creerà.

Il problema più grave resta quello di aver escluso da questo provvedimento la scuola e la sanità e credo che l'ordine del giorno che si aggancia a questa legge ne dice anche la sua debolezza, ossia fare una legge a cui dobbiamo agganciare un ordine del giorno vuol dire che è una legge alla quale manca un pezzetto. L'ho detto a più riprese in altri momenti, a mio avviso si poteva escludere anche scuola e sanità da questo provvedimento e valutare l'altro percorso, legittimo da parte di questa maggioranza, senza collegare per forza il Ministro Brunetta a questo, anche perché ribadisco il Ministro Brunetta è il campione dei nemici dell'autonomia, quindi non capisco perché anche fargli un regalo di questo tipo.

Président - La parole au Conseiller Salzone.

Salzone (SA-UdC-VdA) - Grazie, Presidente. Il "Governo Berlusconi" ci ha abituato fin dal suo insediamento a provvedimenti che intendono dimostrare decisionismo. Vi è da dire in proposito che forse l'intera comunità nazionale ne sentiva il bisogno dopo anni di tentennamenti e di indecisioni. Decisionismo, dicevamo, dimostrato fin dai primi decreti legge con i quali l'Esecutivo dichiarava e dichiara tuttora la volontà di governare cambiamenti radicali all'interno della nostra società. È questo in fondo il senso del "decreto Brunetta", il provvedimento legislativo al quale dobbiamo oggi riferirci per varare una legge regionale adeguata, efficace ed equa attraverso la quale si possa garantire la massima operatività all'organizzazione del lavoro in quei settori del pubblico impiego che fanno parte del comparto pubblico. Che ci siano nella pubblica amministrazione sacche di inefficienza, eccessivi burocratismi, posizioni di incomprensibile privilegio è assodato, lo dicono per primi i lavoratori. Da lungo tempo i Governi della Repubblica che si sono succeduti hanno dato l'impressione più volte di voler correggere le anomalie dell'apparato pubblico senza però incidere mai in maniera significativa nel cuore del problema. Il Ministro Brunetta non ha dunque scoperto nulla di nuovo in proposito, egli ha però compiuto con coraggio un'innovazione assoluta collegando l'assenza per malattia alla retribuzione, unico vero deterrente come diceva il Consigliere Lattanzi, negando ai malati veri o presunti tali elementi propri del salario, da sempre ritenuto un diritto intangibile dei lavoratori ad ogni livello. L'operazione ha avuto un travolgente successo sia in termini concreti, sia in termini mediatici. Tutti abbiamo letto i dati, le incredibili percentuali di riduzione dell'assenteismo dal posto di lavoro ottenute immediatamente grazie al decreto stesso. Molte persone allora hanno maturato la convinzione che negli uffici pubblici di ogni genere proliferi una massa di scansafatiche, pronti a qualsiasi sotterfugio pur di preservare i propri ed individuali comodi, del tutto privi di quella etica del lavoro che rappresenta uno degli ideali maggiormente celebrati nella nostra società, ma non è così, o non è sempre così: ci rivolgiamo alla moltitudine dei lavoratori del pubblico impiego che lavorano con dedizione e con passione, pensiamo a coloro che sopperiscono alle manchevolezze dei colleghi assenteisti e scansafatiche ed anche per questo motivo confermiamo il nostro impegno nella lotta all'assenteismo, valutando con estrema attenzione però i risultati ottenuti dal Ministro Brunetta, che francamente ci hanno impressionato.

La voglia di riflettere ci ha condotto a porci immediatamente una domanda: si può prosciogliere totalmente anche la classe medica da questa vicenda? Pensiamo alla fase della certificazione della malattia o alla fase successiva: quella del controllo e allora un'altra domanda successiva: è possibile che in alcuni casi vi sia complicità fra impiegati scansafatiche e medici distratti? È difficile, ma è anche imbarazzante dare risposte a tali quesiti. Certo è che, in un periodo così difficile economicamente due sono i fattori che ci impongono ulteriori riflessioni: il primo riguarda l'aspetto del diritto, ossia, può un decreto legge cancellare con un "colpo di spugna" un diritto costituzionale che tutela il salario dei lavoratori in caso di malattia? Il secondo aspetto riguarda in particolare le finalità volte al miglioramento dell'efficienza delle pubbliche amministrazioni e alla qualità dei servizi resi ai cittadini, che naturalmente ci sentiamo di condividere, ma allora la tutela della salute dei cittadini non è più un obiettivo prioritario e costituzionalmente tutelato nel nostro Paese? Sono tutti quesiti che necessitano un approfondimento serio.

Al di là di queste considerazioni, veniamo brevemente al disegno di legge oggi in discussione e che il Ministro Brunetta ha annunciato di voler impugnare davanti alla Corte costituzionale, peraltro prima ancora di conoscerlo. Questa affermazione, che non vogliamo definire minaccia (ma ne ha tutto il sapore!), ci rivela quanto poco rispetto vi sia per le autonomie costituzionalmente garantite alberghi nell'animo di troppi uomini politici di levatura nazionale e ci induce a sospettare che, se questo è il rispetto per le competenze primarie indicate nel nostro Statuto Speciale, saremo ben presto chiamati a difendere la nostra Autonomia con tutta la determinazione che una tale situazione richiederebbe.

Tornando al nostro disegno di legge, dobbiamo rilevare che le finestre fin qui consentite per assentarsi dal proprio domicilio durante i periodi di malattia erano eccessivamente ampie, è giusto quindi ridurne la durata. Ancora: se cessano con la malattia alcuni elementi accessori del salario - eventuali indennità legate all'effettiva presenza in ufficio -, questi devono essere determinati attraverso un preventivo confronto con le rappresentanze dei lavoratori. Ci preme sottolineare ancora un aspetto: il riconoscimento della funzione manageriale attribuita ai dirigenti deve essere una preoccupazione costante per chi ritenga di voler incrementare l'efficienza nella pubblica amministrazione. A chi dunque, se non al dirigente, deve essere demandata la scelta di richiedere l'effettuazione della visita fiscale in caso di malattia? Generalizzare tale pratica è oltretutto oneroso per i conti pubblici, mentre il salario del dipendente è decurtato di 16 €, che rimangono nelle casse dell'ente, la visita fiscale ha un costo intorno ai 40 € e quindi non ci pare di vedere tutta questa convenienza. È pur vero che il problema non è questo. La norma che approveremo oggi ha dunque caratteristiche di equilibrio, di efficacia e si lega con le difficoltà di controllo connesse con la struttura morfologica del nostro territorio. Per questo daremo il nostro voto favorevole a questo disegno di legge nella convinzione peraltro che la politica non può vivere di soli spot pubblicitari, né di sondaggi analizzati a volte in modo approssimativo, ma di serietà, impegno, rispetto soprattutto per quelle categorie professionali che dedicano appassionato impegno al proprio lavoro.

Ci preme piuttosto concludere con un ultimo accenno al "decreto Brunetta", ribadendo la convinzione delle finalità e soprattutto la condivisione, laddove sono improntate al miglioramento e all'efficienza amministrativa, con quelle di tutela del diritto alla salute, ma anche quelle impegnate a combattere un assenteismo veramente insopportabile. Pensiamo che le modifiche apportate con il nostro disegno di legge siano migliorative del testo nazionale e contribuiscano alla salvaguardia di alcuni principi costituzionalmente imprescindibili.

Dovremo abituarci purtroppo ad avere situazioni di applicazione della legge in modo differenziato e questo ci rammarica, il pensiero va alla scuola e alla sanità. Per questi motivi ci sentiamo di chiedere all'Esecutivo regionale di adoperarsi per inserire nel comparto unico anche i dipendenti della scuola e della sanità, anch'essi oggetto di competenze regionali primarie, regolarmente retribuite da noi, ma sottratti ancora all'amministrazione e alla tutela della nostra Regione.

Président - La parole au Conseiller Louvin.

Louvin (VdAV-R) - Grazie, Presidente. Il collega Caveri ha introdotto, dopo un lavoro a cui riconosciamo competenza e attenzione nella fase di elaborazione di questo disegno di legge, di rielaborazione piuttosto perché la Commissione è stata sede di discussione e di approfondimento oltre che di emendamenti e di proposte di modifiche e di audizioni, un tema che rischia di essere fuorviato dalla deriva di spettacolarizzazione di iniziative politiche, deriva che sappiamo è ampiamente generalizzata. Bisogna enfatizzare e accrescere la tensione attorno a determinati argomenti, individuare il nemico da abbattere, impugnare la spada e tranciare con una brutalità che non sempre corrisponde alla complessità delle situazioni e soprattutto degli interessi e dei diritti in gioco. Ci pare che tutta la vicenda nata da un decreto legge dello scorso anno, che di fatto era un provvedimento di tale portata da investire tutti i campi dell'amministrazione e non solo quelli del pubblico impiego, ma questioni relative alla semplificazione amministrativa, al rilancio economico, a molti altri aspetti, si è poi focalizzata su una questione che anche oggi rischia di essere trattata con molta approssimazione e superficialità, ovvero buoni contro cattivi, fannulloni contro lavoratori. Il problema ci sembra dover stare molto a cuore - e a noi sta a cuore come valdostani e come Amministratori - in quanto problema di efficienza, sì, della pubblica amministrazione, ma anche di giustizia, di correttezza nella tutela della salute e dei diritti del lavoratore, che poi di riflesso hanno anche conseguenze in termini di qualità del servizio che viene prestato. Che l'elefante pubblica amministrazione richieda cure dimagranti penso sia fin troppo scontato, ma in questo è nostra opinione che l'Amministrazione regionale non debba avere un passo indietro, come oggi purtroppo si trova ad essere su questo tema, ma un passo avanti.

Dovrebbe stare talmente a cuore a noi, Amministratori di questa Regione, l'efficienza del sistema, la lotta contro l'assenteismo da non andare "a rimorchio" o da correggere il tiro di provvedimenti "muscolari" del Governo italiano, ma da precedere con maggior misura queste iniziative, perché il punto debole di questa vicenda è che la Valle d'Aosta non se lo sia posto per tempo - a prescindere dalla personalità di un amministratore o dell'altro, dal colore di una Giunta o dell'altra - e comunque prima che il Governo nazionale se lo ponesse con forza e ottenendo di riflesso, di carambola potremmo dire, dei risultati molto importanti. A noi sta a cuore che la Regione faccia le scelte giuste e che assuma non solo la difesa di una potestà legislativa, ma il dovere di garantire a questa comunità un'amministrazione efficiente e meno dispendiosa. Certo oggi agiamo di riflesso e siamo portati a reagire ad una forzatura con un'altra forzatura, tutto questo falsa il piano di lavoro e rende difficilmente comprensibile nell'opinione pubblica il delicato lavoro che tale Consiglio è chiamato a svolgere. Non siamo formalmente nella stessa condizione dei nostri colleghi del Trentino Alto Adige, che hanno un meccanismo normativo diverso dal nostro nella "regionalizzazione" delle norme adottate dallo Stato. Hanno una specie di protezione formale risalente ad un decreto legislativo: la norma di attuazione del 1992, che fa sì che queste norme non entrino immediatamente in vigore, che vi sia il tempo ragionevolmente necessario (alcuni mesi) per le Province autonome e la Regione di legiferare, dopodiché può spettare allo Stato intervenire se esse non si sono mosse in modo corretto e se la loro legislazione permane in difetto. Non siamo in questa condizione, credo che occorra riprendere rapidamente il cammino delle norme di attuazione e porre anche tale tema all'ordine del giorno; una regolamentazione più corretta dei nostri rapporti generali in tema legislativo sarebbe quanto mai opportuna. Detto questo, il tema è caldo e va affrontato e andava affrontato - questa forse è l'unica cosa sulla quale conveniamo con il lato opposto dell'emiciclo - in tempi più rapidi, perché abbiamo avvertito uno sbandamento e delle scivolate che ci sono state soprattutto negli enti locali, mi riferisco in particolare al Comune di Aosta con la sua deliberazione del 19 settembre, in cui iniziava a dare applicazione al "decreto Brunetta", creando una serie di problemi che poi hanno dovuto essere successivamente a posteriori affrontati. In qualche modo c'è stato uno scollamento fra il livello amministrativo e il livello politico, non c'è stata l'immediata chiarezza a livello del Consiglio regionale, complice anche la vicenda elettorale e l'assestamento della Giunta regionale e neppure la necessaria rapidità nell'affrontare questo tema. Un tema sul quale - ripeto - siamo in ritardo, perché su questioni amministrative di difetto nei comportamenti dei lavoratori è sempre intervenuta purtroppo più rapidamente la Magistratura di quanto non abbia fatto al suo interno questa Amministrazione nel correggere e nel sanzionare degli abusi.

Abbiamo rilevato insieme a molti colleghi questa situazione strana di ordine sparso delle Regioni a statuto speciale. Spiace che su un tema come questo non si sia raggiunta un'intesa trasversale indipendentemente dagli esiti delle decisioni da adottare all'interno delle singole Regioni, spiace che non vi sia stata una difesa compatta di due principi: uno di competenza e l'altro della natura privatistica di queste norme, sulle quali il Ministro Brunetta insieme al Governo di cui fa parte è intervenuto in termini calcistici si direbbe "a gamba tesa". Una volta c'era un giocatore che si chiamava Schenellinger noto per i suoi tekel scivolati: sicuramente colpivano il pallone, ma ogni tanto ci andavano di mezzo le tibie e le caviglie degli avversari. Non sono ferrato in materia, so che anche un certo Benetti nel Milan era noto per questi interventi. Ora qui, intervenendo così, mi pare che il Governo abbia rischiato di lasciare qualche "osso" rotto anche nelle nostre Regioni. Per la verità poi sul tema si sta già andando oltre con le provocazioni sui tornitori della Ferrari, sulla dignità del pubblico impiego; noi siamo preoccupati per questa surenchère, perché crediamo che le operazioni di snellimento e di irrobustimento dell'Amministrazione debbano passare non dalla caccia alle streghe e soprattutto non debbano portarci ad usare nei confronti delle Regioni la tecnica della "carota e del bastone". È purtroppo una tendenza che si sta consolidando e questa di offrire disponibilità e al tempo stesso di alzare il livello dello scontro è una pericolosa china dalla quale vorremmo che venissero rapidamente tutti fuori.

Quale percorso avremmo desiderato per arrivare a risultati di equità e di efficacia delle norme? Quell'emendamento sul quale ha già anticipato vivo dissenso il relatore esterna nella sostanza la concezione che noi avremmo voluto che fosse fatta propria da questa Regione: difendere non solo la competenza del legislatore regionale, ma difendere il diritto-dovere del pubblico impiego in questa Regione di essere amministrato secondo i criteri privatistici che sono stati alla base di una riforma: quella del 1995 con la legge n. 45, che ne ha sancito la natura privatistica. Rispondendo invece ad un'iniziativa di forte riappropriazione da parte del legislatore di questo tema, la Regione ripercorre in sostanza le stesse tracce, "mette i piedi" nelle orme del Ministro Brunetta, seppure con esiti diversi e in larga parte da noi in sostanza anche condivisi, ma ne ripercorre lo stesso metodo e qui sta la debolezza della reazione. Se fossimo oggi già in possesso di una concertazione raggiunta con le organizzazioni sindacali, raggiungendo quelle finalità che il disegno di legge indica come proprie anche della nostra Regione - e che noi sottoscriviamo pienamente - di razionalizzazione della spesa pubblica e di perseguimento dell'efficienza, in qualche modo questa legge diventerebbe perfino superflua. Questo è il percorso inverso, questo che ci avrebbe risparmiato il forcing psicologico di diffusione di una tensione che io stesso ho avvertito in molti ambienti di lavoro tra persone non abituate all'aggiramento del dovere, ma sinceramente preoccupate di quelle pesanti decurtazioni a cui faceva riferimento poco fa il collega Donzel. Non crediamo sia necessario stare, come si diceva stamani nella discussione di un'interpellanza, malissimo per poter essere assenti: reputiamo che vi siano delle soglie di sofferenza che vadano rispettate e che vi siano delle condizioni di malattia che debbano essere tenute adeguatamente presenti, ma soprattutto dissentiamo radicalmente - rispetto alla visione che dà il Centro-Destra rispetto a questa svolta - dall'interpretazione della pubblica Amministrazione come azienda. L'insistenza sulla nozione del cliente verso il servizio non è da noi condivisa, riteniamo che vi siano dei cittadini che hanno dei diritti nei confronti dell'Amministrazione e che nei diritti di cittadinanza vi sia anche il diritto di intervenire attivamente su come viene organizzata l'Amministrazione, su quali condizioni di imparzialità e di efficienza essa raggiunga e non solo una convenzione clientelare (nel senso di rapporto padrone-cliente) nel confronto fra pubblica Amministrazione ed utenti. Riteniamo quindi che in questa vicenda siano da ripristinare gli spazi della contrattazione collettiva, che le organizzazioni sindacali - collega Caveri - hanno rincorso e che noi ci siamo trovati a dover vedere costantemente sfalsate nel dialogo. Abbiamo assistito ad una curiosa situazione per cui lo stesso provvedimento oggi in discussione è stato fortemente modificato in corso d'opera, dopo che gli stessi sindacati ne hanno rappresentato punti di forza e punti oscuri nel confronto con la nostra Commissione. Come si fa, collega Caveri, a lamentarsi di non aver ricevuto un provvedimento, mi dispiace fra l'altro che il suo Capogruppo non glielo abbia trasmesso, era fra i destinatari...

(interruzione del Consigliere Caveri, fuori microfono)

... il relatore probabilmente aveva già esaurito la sua funzione, nel momento in cui si è chiusa l'attività della Commissione aveva già rassegnato le proprie conclusioni e in ogni caso non credo che si debba trattare in questo di una questione di lesa maestà, presumo che siamo tutti in grado di superare agevolmente tali attriti. No, qui i problemi, però sollevati dalle organizzazioni sindacali di cui noi stessi abbiamo avuto conoscenza nel pomeriggio di ieri - ne abbiamo fatto oggetto di approfondimento -, toccano profili di eguaglianza di trattamento che non sono secondari. È probabile che, per ragioni di semplicità e sbrigativa rapidità, si decida di non approfondire tali questioni, di non trattarle con l'attenzione che avrebbero meritato, forse perché le si ricollega più a necessità individuali che a condizioni generalizzate. Ora - questo lo vorrei dire in termini generali - è possibile che qualche situazione individuale venga regolata anche nella nostra dimensione regionale in modo più specifico attraverso provvedimenti come questo, non sarebbe neppure la prima volta, ma se una decisione è equa, lo è per tutti e anche singolarmente per qualcuno, quindi non ce ne scandalizziamo ed esprimeremo la nostra posizione, come abbiamo presentato i nostri emendamenti, indipendentemente da chi questi vadano a toccare e come intervengano.

Vorrei spendere un'ultima parola per dire della natura degli emendamenti che sono stati presentati in termini generali, perché è giusto che ne sia colta l'esatta portata. Abbiamo presentato degli emendamenti che tendono anzitutto a riportare sul binario della contrattazione collettiva quanto questo disegno di legge mette sui binari di una legislazione diretta. È una scelta di fondo, è una scelta che si richiama a quanto abbiamo detto poco fa circa la necessità di salvaguardare il carattere privatistico del rapporto di lavoro che si instaura anche fra il dipendente e la pubblica amministrazione. Vi sono poi degli emendamenti che in gran parte recepiscono nella sostanza il contenuto di osservazioni che sono arrivate da parte di alcune organizzazioni sindacali. Non siamo nella necessità di sposare opinioni presentate da rappresentanze sindacali, abbiamo comunque ritenuto doveroso che approdassero in quest'aula in modo esplicito delle valutazioni su questioni di primaria importanza che sono state sollevate in quella sede, soprattutto in merito a questioni oggetto di emendamenti successivi all'audizione dei sindacati. Ci confronteremo su ogni singola questione, diremo le nostre opinioni. Vi sono poi - sono delle piccole "code" - alcuni emendamenti che hanno natura di "raffinamento" del provvedimento, perché non ci sfugge il fatto che la maggioranza abbia una chiara visione sull'obiettivo che intende perseguire ed offriamo anche questo contributo al miglioramento del provvedimento se verrà adottato, come presumiamo, nella sostanza di quanto indicato dal relatore. Ci riserviamo naturalmente alla discussione dei singoli emendamenti l'approfondimento di ogni successiva questione.

Président - S'il n'y a pas d'autres interventions, je ferme la discussion générale.

La parole au Président de la Région, Rollandin.

Rollandin (UV) - Grazie, Presidente. Il dibattito di oggi credo sia sicuramente interessante anche per il livello degli interventi e per la lettura data su un tema che è all'attenzione da mesi, perché in un contesto di un provvedimento che aveva una serie di misure c'era anche questo articolo 71 sulle modalità di applicazione di una serie di interventi legati al lavoro. Perché di questo si tratta. Noi stiamo ragionando su un decreto legge, il n. 112, presentato all'inizio di giugno ed entrato in vigore il 25 giugno, convertito in legge n. 133 il 6 agosto, in piene vacanze, pubblicato il 21 agosto sulla Gazzetta ufficiale. Da quel momento, com'è normale, c'è stata una lettura attenta di tutta la legge n. 133, che aveva diversi punti. Alcuni articoli hanno fatto oggetto già di impugnativa alla Corte costituzionale per evidente lesione delle competenze regionali, in particolare è stato mosso da diverse Regioni su temi che riguardano la natura dell'intervento. Nel caso di specie, in funzione di questa analisi, c'è stata una valutazione attenta del percorso da seguire, condividendo il senso dell'intervento che andava nella riduzione possibilmente delle assenze per dei motivi ingiustificati, fra cui la malattia in tale caso. Nell'ambito di questo percorso, vorrei ricordare - proprio perché si è detto che sono stati persi sei mesi per arrivare alla conclusione odierna - che da subito c'è stato un confronto con le forze sindacali e il 3 ottobre si è raggiunto un accordo che prevedeva un programma per un primo incontro per l'analisi e la definizione dei contenuti da considerare nella bozza di provvedimento legislativo e in seguito di portare all'attenzione del Consiglio degli enti locali e degli altri enti il presente accordo, cosa che è stata fatta. Ottenuto il parere favorevole il 31 ottobre, la Giunta ha approvato il progetto di legge che poi ha seguito il suo iter. Credo quindi che dal 31 ottobre sia in discussione il disegno di legge, che sicuramente non ha avuto un percorso preferenziale, in quanto dal 31 ottobre siamo alla fine di gennaio per essere oggi in discussione in aula. Questo per quanto riguarda il percorso e anche per quello che è stato un elemento che ho sentito richiamare da alcuni circa l'esigenza del confronto con le forze sindacali, che preciso esserci stato fin dall'inizio. Il relatore, che ringrazio, ha già evidenziato le potenzialità di questo provvedimento, che vuole risolvere due problemi: il primo è la questione delle competenze e su questo vogliamo dire che non è una questione banale, non è questione di aver paura del conflitto di competenze. Ricordo che sulla questione della scuola dei maestri di sci si è fatto ricorso alla Corte costituzionale e la legge regionale è stata confermata. Questo è un tema molto più importante, stiamo discutendo di un problema legato a delle competenze e credo sia corretto tener conto di un aspetto che qualcuno sottovaluta. En passant si è detto cosa è successo in Friuli ed è successo adesso, gennaio 2009, il Friuli per fare la fotocopia del "Brunetta" ha aspettato gennaio 2009...

(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)

... male per il Friuli! Noi abbiamo fatto un provvedimento che era diverso, soggetto alla contrattazione, soggetto ad un discorso aperto con le forze sociali e sindacali che credo potesse comportare un dibattito, con la possibilità nelle competenti Commissioni di ascoltare i vari referenti, di sentire i pareri, di vedere quali erano le posizioni rispetto ad una situazione non facile. Se il Friuli ha fatto a gennaio la fotocopia degli articoli 44 e 45 del "Brunetta", dicendo che però lo faceva con propria normativa non è un caso, e, al riguardo, vorrei ricordare quello che è stato detto egregiamente con riferimento alle Province: che con il provvedimento n. 266/1992 dispongono del tempo di adeguamento, che porta a dire che la logica delle Regioni a statuto speciale nell'ambito della legislazione deve essere quella di creare il tempo necessario per l'adeguamento. Un tempo che non può essere infinito, come ha detto giustamente il Consigliere Louvin, altrimenti non è più un adeguamento, in questo caso sono passati 4 mesi per l'adeguamento, che oggi è all'attenzione del Consiglio.

Vorrei ricordare che - condividendo appieno che fra le Regioni a statuto speciale, quando ci sono temi come questo, difficilmente purtroppo si trova un accordo, una via comune perché ci sono sensibilità diverse - alcune come la Sicilia hanno detto: "applicando nella fattispecie in esame quanto sopra detto, ossia con una circolare, e concordando con l'avviso di questo dipartimento, a fronte di una specifica disciplina regionale di carattere contrattuale che va espressamente regolata, la materia relativa alle assenze per malattia e ai permessi retribuiti, non vi è spazio per l'operatività dell'articolo 71 della 112". Con questo "fine della trasmissione", dite quello che volete. Ora, rispetto a questo atteggiamento, credo che il percorso individuato portava a tenere nella dovuta considerazione la necessità di avere l'esercizio della competenza legislativa e nel contempo di tener conto dell'altro punto fondamentale: la contrattazione, ossia alcune materie devono essere oggetto di contrattazione e non possono essere "blindate" in altro modo. Credo che questi due punti siano stati fatti in modo corretto; quindi, per quanto riguarda il conflitto di competenze, mi auguro che vi sia un esame attento della nostra legge per vedere come e perché abbiamo utilizzato questo strumento e come lo abbiamo utilizzato. Venendo alla sostanza di tale provvedimento, qui si è voluto dire che, a differenza di altre situazioni, vogliamo privilegiare i fannulloni, ma neanche per sogno! Non è assolutamente questo lo scopo, né è leggibile in qualsiasi punto dei 5 articoli della legge! In effetti abbiamo sottolineato che ad oggi, siccome non c'è competenza in sanità e scuola - hanno l'applicazione automatica della norma -, che l'impatto sulla finanza è una derivata non è la principale; sicuramente, creando le premesse per un'attenzione al sistema con cui si regolamenta la malattia, c'è di conseguenza un vantaggio indiretto.

A proposito dei due aspetti fondamentali deterrenti per dire che c'è stata una riduzione, al di là dell'effetto placebo di cui parlavo stamani, il problema è stato che sicuramente le visite mediche noi abbiamo detto fra l'altro che possono essere fatte fin dal primo giorno. Non è vero che abbiamo escluso le visite mediche, noi abbiamo detto che possono essere fatte fin dal primo giorno e c'è scritto! Il problema è che sono rese obbligatorie dal quinto giorno, ma perché? Perché, dati alla mano, dal quinto giorno la percentuale di assenze è ridotta del 60% già automaticamente.

Il concetto che poi si tratti di decidere come e in quali termini debba essere decurtato lo stipendio... abbiamo voluto sottolineare che il contratto regionale ha delle differenze sostanziali rispetto alla contrattazione nazionale, per cui era indispensabile far sì che sulle accessorie - quindi abbiamo mantenuto nell'ambito della contrattazione esistente lo stipendio base - vi fosse questo confronto rimandato alla contrattazione, perché ci sarebbero dei casi in cui, alla luce del contratto attuale, per certe categorie non verrebbe decurtato nulla, mentre per altre ci sarebbe una decurtazione molto alta. Questo va demandato alla contrattazione proprio perché si renda, almeno in questo ambito, un sistema che sia equo e sia rappresentato nel modo più corretto possibile. Non è quindi che non mandiamo la visita perché costa, il problema è legato ad un altro fattore. È vero che la visita medica costa e sulla visita medica bisogna capire se la visita fiscale è il deterrente vero o no, perché qui l'analisi è diversificata: una gran parte delle visite fiscali confermano i giorni di malattia dati dal medico di famiglia con risultato zero. Negli altri casi cosa lascerebbe supporre? Che, come ha detto qualcuno, il medico di famiglia era più "largo di manica", ma allora la visita fiscale significa mettere in discussione la diagnosi con conseguente possibilità di mantenere a casa l'interessato, il che lascia aperto il comma che abbiamo messo nell'ordine del giorno, ovvero facciamo un raffronto con i medici per esaminare tali questioni senza banalizzare e senza demonizzare l'attività dei medici o di qualcuno, perché questo è l'altro punto. Se vi fosse la certezza che il medico di famiglia agisce in modo tale da dare i giorni giusti, non ci sarebbe bisogno della visita fiscale perché la presenza a casa dell'interessato ha un significato del tutto particolare, che non avrebbe bisogno della visita del medico, perché la visita del medico significa mettere in discussione quello che è stato fatto dal primo referente. Altrimenti basterebbe mandare qualsiasi persona, posso mandare i vigili a casa per vedere se c'è, non ho bisogno di mandare il medico per la visita fiscale, che bisogno ci sarebbe? Se lo metto in dubbio, qualcosa non torna ed ecco la ragione dell'ordine del giorno con un richiamo alla necessità di un coordinamento migliore per vedere se questa casistica ha un senso o meno.

Questi sono i tre concetti che abbiamo cercato di mettere. L'ultimo elemento che abbiamo inserito è la possibilità di mandare a casa i dipendenti tre anni prima: questa è la novità perché la norma nazionale lo prevede solo per il contratto nazionale. Abbiamo quindi introdotto una possibilità, ma deve essere riconosciuto che questa è una parte nuova con una possibilità che viene data in questo caso con gli emendamenti anche agli enti locali, per dire: "se ci sono delle persone che vogliono andare in pensione tre anni prima, si può considerare questo nell'ambito di una riorganizzazione e nell'ambito di un rapporto di sostituzione di queste persone che se ne vanno di 1 a 3 nei tre anni, con una regola ben precisa.

Se si guarda alla sostanza del provvedimento, nessuno può tacciarci di volere sostenere i fannulloni, è questa l'assurdità! Un conto è dire avete competenza oppure no e, come ho detto, il Friuli è la prova provata che la competenza l'hanno voluta esercitare anche facendo una fotocopia, ma per dire che la competenza c'era; quindi se c'è la competenza per il Friuli, c'è anche per tutte le altre Regioni, come noi siamo convinti esserci. Non è per farci del male, ma perché vogliamo esercitarla nel modo giusto.

L'ultima nota riguarda gli orari: abbiamo creato questa piccola differenza di orari - che non cambia nulla nell'organizzazione - se non per dare una possibilità in più, su richiesta anche qui delle forze sindacali, per tenere conto delle nostre organizzazioni, non vivono tutti in una città, vivono anche nei paesi di montagna. Questo nella sostanza il provvedimento, con la possibilità di mantenere il rigore necessario per evidenziare le persone che effettivamente possono creare dei problemi all'Amministrazione, quindi per garantire il buon funzionamento della stessa. Il che non vuol dire sminuire la filosofia a cui mi richiamavo stamani, che è condivisa, il che non vuol dire confondere questa filosofia con l'esigenza del rispetto di chi è malato che possa stare a casa, ma, se uno è ammalato, sia il medico a dire che lo è, non può farlo nessun altro. Se non fosse con un discorso che dicevo della visita fiscale che mi deve mettere in dubbio quello che ha detto il medico, potrei mandare qualsiasi persona a dire se è a casa, altrimenti qual è il vantaggio di questa presenza e di questo invio del medico fiscale che ha un costo molto alto e anche difficoltà, perché voglio vedere, dal punto di vista dell'organizzazione dei medici, come si fa a mandare dappertutto i medici per fare le visite! È impossibile, nessuno lo fa e allora è di nuovo un deterrente psicologico che nei fatti non avviene.

Ringraziando ancora la Commissione per il buon lavoro svolto e tutti i Commissari per avere adeguato questa prima bozza di legge alle esigenze, vorrei dire sugli emendamenti che sono stati presentati che noi li abbiamo esaminati con molta attenzione e, quando li discuteremo, diremo perché alcune cose possiamo e altre cose non possiamo accoglierle, o perché già previste dalle norme, o perché non sono congrue con la normativa esistente.

Président - On passe à l'examen de l'ordre du jour dans le nouveau texte signé par le Président de la Région Rollandin, par l'Assesseur à l'éducation et à la culture Viérin Laurent et par les Conseillers Rosset, La Torre, Fontana Carmela, Salzone, Impérial Hélène, Caveri et Louvin.

La parole au Conseiller Caveri.

Caveri (UV) - Devo dire che analogo ordine del giorno era già stato definito nella II Commissione, ma anche con la collaborazione del Governo regionale e degli altri gruppi si è definito un testo che in maniera più esatta riprende alcune tematiche, in particolare la questione che è stata evocata nel dibattito dei comparti sanità e scuola, che sono a carico del bilancio regionale, che però sono soggetti al trattamento giuridico economico-nazionale. Si sottolinea nell'impegno che viene indirizzato alla Giunta regionale come le soluzioni, in vista di una norma di attuazione dello Statuto, debbano avvenire in una logica di concertazione con le parti sociali. Si sottolinea poi come, per una logica di osmosi con gli enti partecipati o finanziati dalla Regione, si debba tener conto dei principi fissati da questa legge regionale e infine, come il Presidente ha appena sottolineato, come tale questione, nel pieno rispetto della professionalità dei medici, vada a sottolineare un tema che riteniamo meritevole di essere sollevato, vale a dire la collaborazione con l'Ordine dei medici per segnalare eventuali anomalie nella certificazione delle assenze per malattia. Credo che questo ordine del giorno sia complementare rispetto all'approvazione del disegno di legge al nostro esame e come tale possa essere votato dall'aula.

Président - La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Viérin Laurent.

Viérin L. (UV) - Merci, M. le Président. Simplement pour remercier la Commission pour le travail et aussi les collègues qui ont signé cet ordre du jour, qui a été partiellement modifié. Ici c'est un partage ample que nous avons cherché, car le thème est très délicat. Il y a un parcours qui a déjà débuté avec les organisations syndicales en ce qui concerne l'école et, comme on disait ce matin, je crois que l'organisation de notre système scolaire présente des caractéristiques différentes de celles du reste de l'Italie et la composition du traitement de ce personnel prend en compte certaines des tâches spécifiques et des compétences dudit personnel. Le fait que l'école valdôtaine ait conservé le statut juridique et économique italien nous oblige donc, comme dans le cas du "décret Brunetta", à appliquer strictement la législation nationale et nous ôte toutes marges de manœuvre pour l'adapter à notre situation. Le "décret Brunetta" a simplement rappelé au monde de la politique, aux syndicats la situation paradoxale qui est celle du personnel de direction des écoles, ainsi que du personnel enseignant de la Vallée d'Aoste.

Comme Gouvernement, avec le Président, nous avons travaillé à ce dossier et nous considérons que nous ne pouvons plus remettre à plus tard le débat et qu'il est nécessaire une résolution rapide de ce problème, qui passe à travers la régionalisation totale du corps enseignant de la Vallée d'Aoste et c'est en effet la seule matière pour nous de valoriser enfin le travail de nos enseignants, c'est une façon de valoriser leur travail, de reconnaître la spécificité et de prendre en compte leur dépassement d'horaire dans le cadre d'une convention collective ad hoc, ce qui nous était impossible dans le contexte actuel. Je crois donc qu'il est grand temps de surmonter les résistances sur ce point, qui sont désormais davantage idéologiques que substantielles et ce sont là des choix qui devront être partagés par les partenaires sociaux, mais surtout il nous faut entreprendre un grand débat et veiller à ce que toutes les personnes concernées soient correctement informées. C'est là l'appel que nous ferons aussi aux organisations syndicales et à tout le monde de l'école, afin que toutes les femmes et tous les hommes qui travaillent chaque jour pour assurer la qualité et le respect des caractéristiques de l'école valdôtaine aient les éléments pour bien décider, disposer des éléments nécessaires, afin de se former une opinion en ce sens. Je crois qu'il faut éviter que nous nous retrouvions face à un nouveau contrat de travail des enseignants qui saurait fait sur mesure pour une organisation scolaire différente de la nôtre et je pense notamment à l'éventualité de l'enseignant unique, qui de fait pénaliserait nos enseignants sur le plan économique et nous amènerait à revoir le modèle défini par la loi n° 18. Nous avons l'occasion d'agir ensemble et concrètement et le large consensus au sein du Conseil régional pour nous est un signe positif et je crois qu'il nous permettra enfin de mettre au point une solution valable et partagée pour tous. Le problème du "décret Brunetta" n'est pas le seul problème, il y a le décret du bilinguisme dont on parlait ce matin, il y a le problème de l'enseignant unique, mais nous sommes face à un décret de 1975 qui est vieux de plus de 30 ans et aujourd'hui il est vraiment le moment de décider.

Président - La parole au Conseiller Lattanzi.

Lattanzi (PdL) - Grazie, Presidente. Adesso cercherò di esprimere al meglio il sentimento che anima il nostro gruppo, che non ha voluto sottoscrivere questo ordine del giorno, vorremmo spiegarvi anche le motivazioni. Stiamo parlando della legge regionale che dovrebbe regionalizzare gli effetti del "decreto Brunetta", lo stiamo facendo a molti mesi dalla nascita di quel provvedimento nazionale che adesso vogliamo regionalizzare, c'è tutto un dibattito sulla necessità di regolamentare le assenze per malattia e ci ritroviamo un ordine del giorno che affronta un tema di una portata politica devastante - perché spero che ci rendiamo conto di quello di cui stiamo parlando: stiamo approntando così, buttata lì, firmata e presentata... una riflessione che inizia oggi... e non so perché deve iniziare oggi, c'era già prima, sono sei mesi che c'è il "decreto Brunetta", cosa c'entra questo con tale provvedimento? -: il tema dell'opportunità di regionalizzare i comparti sanità e scuola, perché cogliamo il fatto che il "decreto Brunetta" ha creato questi dipendenti di serie A e di serie B. Ma consentitemi, con tutta la buona volontà e l'onestà intellettuale che spero ci riconosciate, cosa c'entra questo con il "decreto Brunetta"? Cosa c'entra? Perché, secondo me, per affrontare questo tema dobbiamo fare un lavoro approfondito di valutazione sugli effetti della regionalizzazione di tutta una serie di comparti statali che negli ultimi anni sono passati alla Regione. Vogliamo parlarne? Vogliamo andare a chiedere ai dipendenti dei pompieri se sono contenti, a quelli dell'Ufficio del lavoro se sono contenti, a quelli del Catasto e dell'Agenzia del territorio se sono contenti? Ve lo dico io: no. Cosa c'entra questo? Tutto quello che è diventato regionale da statale costa di più e rende meno, ne vogliamo parlare oggi su un ordine del giorno "buttato" stamattina?

Ma, scusate, un minimo di rispetto del lavoro di questo Consiglio avrebbe suggerito che questo, che è un tema di una portata globale, sul quale in termini di principio siamo anche d'accordo... perché non vorremmo essere accusati di essere a Roma federalisti e ad Aosta no, siamo federalisti a Roma e anche qui, ci battiamo per quello che è possibile a Roma affinché il federalismo venga applicato in tutte le Regioni, siamo fortemente convinti del principio di sussidiarietà, quello che le Regioni possono fare non deve fare lo Stato e questo è uno di quegli argomenti su cui potremmo andare a ragionare, perché noi siamo stati laboratorio su questo. Ma se dovessimo andare oggi a Roma da quelli che stanno parlando di federalismo e di sussidiarietà a spiegare che ogni volta che le competenze sono passate dallo Stato alle Regioni, i dipendenti statali si sono lamentati, sono diventati meno efficienti, sono costati di più e non sono contenti... forse sarebbe meglio non dirglielo a Roma, il federalismo non lo dovremmo fare, perché purtroppo qui così è successo. Fatto il sondaggio fra tutti i dipendenti che da statali sono diventati regionali con grandissime aspettative e io dico anche con della manipolazione, andate all'Ufficio del lavoro per chiedere, dove erano state dichiarate aspettative di retribuzione, di qualità degli ambienti, di competenze e di contenuti e poi si sono ritrovati con "il cerino in mano", competenze svuotate, tutto in agenzie parallele sotto la Regione, vuoti! Cinquanta al collocamento, i pompieri che sono lì che dicono: "abbiamo tanti di quei camion, ma con la Protezione civile, la centrale unica, un casino che non si è mai visto!". Vogliamo aprire il discorso sulle regionalizzazioni? Io spero che non vogliate farlo con questo ordine del giorno, inventato stamattina o ieri sera, visto che c'era il "decreto Brunetta" su cui si discuteva, "adesso buttiamo questa roba e iniziamo un processo di regionalizzazione"! Parliamone. Noi ci rifiutiamo di firmare un documento nato stanotte, che affronta una questione come il principio di sussidiarietà e della sua applicazione, perché se dovessimo rimanere fermi alle esperienze istituzionali, politiche e amministrative di cui siamo purtroppo stati testimoni in questi ultimi dieci anni, dovremmo dire basta regionalizzare, anzi chiediamo un favore allo Stato: "non darci più niente", perché ogni volta che una competenza statale diventa regionale costa di più, è più inefficiente e scontenta i dipendenti. Sapete che quelli che dallo Stato sono passati qui guadagnano meno di prima? Sapete che sono saltati tutti i livelli di carriera, che le competenze sono state svuotate? Chi si è occupato dell'Ufficio di collocamento lo sa! Che si è riempito di consulenti psicologi per fare un lavoro che prima faceva una persona normale!

Chiudiamo questo discorso, lo chiudo a nome del mio gruppo: noi ci rifiutiamo di dibattere di un ordine del giorno improvvisato stanotte, che affronta un tema sul quale invece ci vuole un approfondimento serio di analisi dei percorsi di regionalizzazione, su cosa è successo nelle regionalizzazioni precedenti e se è opportuno che, come Regione, chiediamo ancora allo Stato di darci competenze, perché i soldi non ci mancano, ma, per quanto concerne la capacità gestionale, non è che abbiamo brillato! Se oggi ci chiedete di dare il nostro parere favorevole alla regionalizzazione dei comparti sanità e scuola, rispondiamo: no! Alle condizioni che abbiamo visto per pompieri, Ufficio di collocamento, Catasto e territorio, no! Non se ne parla proprio! Se discutiamo e ci convinciamo che invece regionalizzare è maggiore efficienza, minori costi e migliore competenza, allora ne parliamo. Questo è accaparramento di poteri, siccome abbiamo i soldi e ce li prendiamo... intanto senza sapere che prima o poi i soldi finiranno e dobbiamo cominciare a spiegare come metteremo in piedi tutta questa "roba", parliamone! Il federalismo fiscale "sta andando" in 24 mesi, avremo delle risposte nei prossimi 24 mesi? Siamo sicuri che nei prossimi 24 mesi vogliamo regionalizzare tutto quello che è statale in Valle d'Aosta? E poi rimaniamo con il "cerino in mano" a pagare?

(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)

... paghiamo già, certo, perché ci trasferiscono i 14/10 delle tasse che ci sono in Valle, non scherzate! Noi ci rifiutiamo, non abbiamo firmato, ci rifiutiamo di discutere questa cosa, ci asterremo, perché il principio di federalismo non ci vede contrari, ma non può essere affrontato in maniera così superficiale con un ordine del giorno che nasce stanotte e viene presentato oggi perché si parla del "decreto Brunetta". Non c'entra niente con il tale decreto!

Approfitto per non tediare i colleghi per dare la nostra posizione sia sugli emendamenti, sia sulla legge, così la chiudiamo in una volta sola, tanto la nostra posizione l'avete capita. Noi sull'ordine del giorno ci asterremo, gli emendamenti li bocceremo tutti perché sono strumentali, avete presentato 14 emendamenti su due articoli e mezzo di legge, per favore! Se dovete presentare emendamenti solo perché bisogna cambiare una virgola, mettere una parola o tre parole, ci sono dieci parole e quindici emendamenti! E mi aggancio al motivo per cui diremo "no", non ci avete convinto sulle questioni.

Presidente, lei ci ha detto sui tempi: "per quanto mi riguarda..." - lei ha ragione - "... il 31 ottobre la Giunta aveva deliberato", lo confermo. Lei ha detto: "non c'è stata una corsia preferenziale da parte del Consiglio per questo disegno di legge" ed è vero, così come è altrettanto vero che il Friuli solo per copiare il provvedimento nazionale ci ha messo otto mesi. Non va bene il Friuli?, non ce ne frega niente, non abitiamo in Friuli, è un problema dei miei colleghi del PdL di quella Regione, io non sono qui a fare "il gioco delle tre carte": se i colleghi del Friuli hanno messo otto mesi per copiare il "decreto Brunetta", è un problema dei cittadini del Friuli Venezia Giulia, non di Lattanzi Massimo e dei miei figli, quello che invece mi interessa è quello che facciamo noi valdostani! Se il 31 ottobre la Giunta aveva emanato il suo decreto, siamo alla fine di gennaio e stiamo approvando adesso... non so più come chiamarlo, il decretino, non lo so... il decretino non si può dire perché suona "de cretino"...

Di cosa stiamo parlando però? Articolo 1, "fuffa per gatti", perché non c'è nulla, l'articolo 1 riprende provvedimenti bla, bla, bla; entriamo nel contenuto, articolo 2, primo comma, cambiate da "devono" a "possono fare le visite fiscali", avete cambiato una parola "devono" in "possono", un lavorone proprio! Da "dieci" a "cinque giorni", un altro lavorone che ci è costato 27 Commissioni e 10.000 dirigenti impegnati! Avete poi aggiunto gli orari, perché il "decreto Brunetta" non li prevede, qui bisogna ripristinare gli orari, perché avete la convinzione che gli orari siano opportuni, perché nei paesi c'è qualcuno che è da solo, deve uscire, non deve uscire... noi non siamo d'accordo.

Veniamo alla questione che stabilisce l'articolo 3: quella delle visite e non visite. Il Presidente mi ha reso basito, riprendo un termine usato dal Presidente Caveri un giorno, perché alla domanda "qual è il ruolo della visita fiscale" lei ha ragione a dire: "non abbiamo bisogno di mandare un medico per certificare quello che il 99% di quelli che sono rimasti a casa... dunque non il 50% che non è più a casa, ma quel 50% che è rimasto a casa, quindi ammalato veramente... il medico ha certificato al 99% che i giorni dati dal medico di famiglia erano giusti; quindi a quelli che sono a casa e che sono veramente malati cosa gli mandiamo il controllo a fare?". È vero, potremmo mandarci un usciere, perché la verità non è tanto di andare a verificare se 5 giorni o 8 giorni, ma se sei a casa o se non sei a casa... perché qui c'è qualcuno che, quando deve andare dal medico di famiglia, ammesso e non concesso che ci vada, perché qui c'è gente che fa i certificati e i giorni per telefono! Quelli che ci vanno allora sono da Oscar a Hollywood! Capisco quindi che non è tanto il ruolo di chi va a controllare, ma se a casa ci sono. Questo è vero, potremmo mandare anche degli uscieri; allora fate una norma, per cui invece di mandare i medici mandiamo un dirigente o un funzionario della Regione. Ne abbiamo tanti che girano a vuoto, potevamo mandarli a fare i controlli, perché il vero controllo è se io ti trovo a casa, visto che in gran parte le certificazioni si fanno per telefono e, quando vanno dal medico, sono da Premio Oscar che neanche Paul Newman ne prendeva così tanti, poi vanno a casa e a casa non ci sono! Il controllo serve proprio per capire se a casa ci sono o non ci sono, quindi potremmo mandare anche qualcun altro, ma qualcuno a casa i controlli li deve pur fare! Non è che, siccome quelli ai quali lo abbiamo fatto sono tutti a posto, possiamo stare a casa e non li mandiamo più.

Chiudo sugli orari. Lei ha detto: "abbiamo accolto le questioni sindacali", allora sulle organizzazioni sindacali una battuta e poi basta perché con le organizzazioni sindacali non se ne può più!| Quando parliamo di statali, vogliono tutti diventare regionali. Quando parliamo di regionali, sono qui a battere cassa per diventare statali: questi vogliono il massimo al minimo! Bisogna che qualcuno gli spieghi che siamo nel 2009, non siamo negli anni '70, la festa è finita! E se i sindacati si pongono nella condizione di voler difendere non i diritti, ma i privilegi, caro Consigliere Donzel, so che mi replicherai, non mi interessa, la festa è finita, non è più accettabile avere dei sindacati che giocano al "gioco delle tre carte": quando gli conviene vogliono ora le condizioni statali, ora le condizioni regionali... decidetevi: volete essere regionali e vi prendete tutto il malloppo o volete essere statali e vi prendete tutto il malloppo e non il meglio della Regione e il meglio dello Stato e baci e abbracci, perché questo è difendere i privilegi e non i diritti!

Chiudo, quindi astensione sull'ordine del giorno, posizione negativa su tutti gli emendamenti presentati, perché su due articoli e mezzo non si possono presentare diciotto emendamenti che sono evidentemente strumentali e lo abbiamo anche visto che sono stati firmati da una parte della Sinistra, neanche totalmente condivisi da tutta la Sinistra, dopodiché, per quanto ci riguarda, bocceremo questo provvedimento.

Président - La parole au Conseiller Caveri.

Caveri (UV) - Solo una precisazione rispetto alla presentazione di questo ordine del giorno. Lo dico al collega Lattanzi, se mi promette di non arrabbiarsi, perché, avendo ormai la mia età, non vorrei che le coronarie... arrabbiandosi così...

Noi questo ordine del giorno, che poi è stato modificato stamani per l'aula, lo abbiamo distribuito a tutti i colleghi, lei non c'era, ma c'era il collega Zucchi, che evidentemente non le ha trasmesso il dossier e l'ordine del giorno era nella sostanza uguale, poi abbiamo meglio precisato il coinvolgimento delle forze sindacali nella definizione delle norme di attuazione. Glielo abbiamo dato il 12 gennaio, quindi non si può dire... nulla toglie la sua ricostruzione politica se non che credo, fossi il Presidente, ridarei subito all'ANAS la strada statale di Cogne perché, se tutto quello che è Regione, funziona peggio, verrebbe voglia di togliere i paravalanghe smontandoli uno ad uno... È stato quindi discusso perché l'ho presentato in Commissione, presente anche il Presidente, quindi credo che se il Consigliere Zucchi glielo avesse dato... ogni tanto "i fax salvano la vita".

Président - La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - Mi atterrò al tema in oggetto, quindi non ricomincerò daccapo con il "decreto Brunetta". Rispetto all'ordine del giorno, avevo avuto modo di dire prima che si trattava di un fatto di una certa debolezza della legge, però abbiamo voluto sottoscrivere questo ordine del giorno perché in realtà è profondamente modificato rispetto a quello che è stato presentato in Commissione e, a nostro avviso, recepisce, almeno in parte, alcune delle sollecitazioni che avevamo messo in luce in Commissione. In questo senso va dato atto che il relatore è sempre stato disponibile ad ascoltare su tale tema sollecitazioni anche forti che venivano dalle forze di minoranza. Su questo ordine del giorno c'è stato anche un duro confronto in Commissione, trovandolo modificato oggi prendo atto che a qualcosa serve discutere in Commissione. Certamente non è una formulazione idilliaca, nonostante sia fortemente migliorato il secondo punto, sicuramente ritengo che dire che noi abbiamo un trattamento giuridico ed economico nazionale per gli insegnanti della Regione non sia completamente esatto. Abbiamo un sistema misto, che è in parte regionale e in parte nazionale dal punto di vista giuridico-economico, ma siamo a fare le sottigliezze, sicuramente è diversa la realtà della scuola dalla realtà della sanità. Sicuramente il punto che mi interessa di più è quello che si riconosce nel percorso che la Giunta voleva invece prima, con un linguaggio profondamente diverso: la Giunta regionale definisce con apposita norma di attuazione la particolare situazione dei comparti sanità e scuola al fine di ottenere una piena regionalizzazione; è completamente cambiata la formulazione perché "a proporre e concertare con le parti sociali" mi pare il percorso ottimale. Questo ha portato la Capogruppo a firmare l'ordine del giorno e porterà il gruppo a votarlo, perché lo riteniamo, seppure non perfetto, una sostanziale acquisizione delle sollecitazioni che avevamo fatto in aula.

Ritengo poi necessario visto che nell'intervento su queste cose sono stati fatti dei riferimenti agli emendamenti... intanto alcuni emendamenti sono stati presentati dalla stessa maggioranza, alcuni fra l'altro posso già dirlo fin d'ora... ad esempio un emendamento presentato dal relatore Caveri è addirittura migliorativo rispetto ad uno che abbiamo scritto noi, quindi su alcune cose troveremo... L'intento di questi emendamenti era che, a fronte di una norma che presentava delle difficoltà, tutto quanto poteva rendere più chiaro ed esplicito il percorso di questa legge e può renderlo più applicabile a noi sembrava di buon senso. Visto che ci abbiamo lavorato in Commissione, ci lavoriamo fino all'ultimo minuto anche in aula con questo spirito.

Président - La parole au Conseiller Louvin.

Louvin (VdAV-R) - Grazie, Presidente. Molto brevemente per alcune precisazioni, perché non avevamo sottoscritto questo ordine del giorno quando è stato portato in Commissione dal relatore. Ci lasciavano un po' perplessi alcune semplificazioni eccessive sui punti relativi all'impegno sia in materia di regionalizzazione dei comparti sanità e scuola, sia in materia di indirizzi; indirizzi che andavano, secondo la versione originaria, anche a toccare degli ambiti ulteriormente di competenza della contrattazione privata, mi riferisco in particolare alle Fondazioni, che sono state poi correttamente espunte dall'ordine del giorno. Le parole che volevamo spendere riguardano la questione della regionalizzazione, per la quale consideriamo questa circostanza un momento nel quale dobbiamo indicare una prospettiva di avvicinamento di tutta la funzione pubblica regionale, per evitare che vi sia quello che è stato anche denunciato nel corso delle discussioni intorno a questo disegno di legge: una differenza troppo marcata di trattamento fra chi opera nel comparto della scuola e della sanità e chi opera nel comparto unico del pubblico impiego Regione ed enti locali. Questa sperequazione deve essere superata a nostro modo di vedere e consideriamo utile un impegno generale di orientamento, così come consideriamo necessario che questo avvenga con chiarezza nell'ambito di norme di attuazione dello Statuto. Vorremmo però dire alla Giunta, all'Assessore Viérin che è intervenuto, ma la stessa cosa vale per il settore della sanità, che bisognerà evitare di fare della questione della regionalizzazione una guerra di religione. Bisogna evitare il caricamento sul tema e lavorare invece molto più attentamente su quella che è ormai, comunque, una situazione di diversi livelli anche per quanto riguarda i diritti fondamentali dei lavoratori. Ormai viviamo in uno spazio giuridico che abbraccia dall'ente locale fino all'Europa e che deve tenere presenti diversi livelli di normazione.

Abbiamo la preoccupazione, poiché conosciamo un poco le vicende che hanno segnato questo percorso nel corso dei decenni, che intorno a tale questione si riaccendano dei fuochi e dei posizionamenti ideologici che possono utilmente essere superati se si lavora - come mi pare abbiano cominciato a fare utilmente anche alcune organizzazioni sindacali che hanno posto la questione in termini di dibattito pubblico e di approfondimento - evitando che ci siano delle generalizzazioni e delle strumentalizzazioni. Resistenze ce ne saranno sicuramente, ma non dobbiamo neppure solo fare leva sull'argomento economico: oggi è un argomento premiante, oggi è un argomento che per molti rende appetibile l'approdo sul campo regionale; è questo un tema che deve essere affrontato diversamente dalla semplice attrazione economica per individuare invece i punti nodali dell'adattamento regionale di tutta la contrattualistica pubblica. Anche il nostro contratto regionale risente di norme generali, risente di tutele generali e quindi non è esclusivamente regionale, così come non sarà esclusivamente regionale il contratto della scuola o della sanità. Se riusciamo tutti quanti a spogliare questo tema dalle sue punte ideologiche, forse rendiamo un buon servizio alla comunità e in questo noi abbiamo ritenuto utile portare il nostro consenso ad un indirizzo che è esplicitato in tale ordine del giorno.

Senza volontà di polemica, ma solo per precisione, gli emendamenti sono stati sottoscritti dalla collega Fontana e da me in quanto Capigruppo dei rispettivi gruppi, questo anche per evitare moltiplicazioni di firme, ma hanno trovato il consenso unanime dei due gruppi nella loro presentazione. Poiché gli emendamenti sono molteplici, credo che, almeno stando a quanto ha detto il Presidente che ci sarà una valutazione singola degli emendamenti, non sarebbe forse inutile far precedere le votazioni da un attimo di sospensione per chiarire le rispettive posizioni e consentire uno svolgimento molto più rapido delle votazioni. Se questo è condiviso, chiediamo che venga sospesa la seduta per qualche minuto - il tempo necessario per mettere in ordine le carte -, dopo naturalmente la votazione dell'ordine del giorno. Grazie.

Président - Je soumets au vote l'ordre du jour dans le nouveau texte signé par le Président de la Région Rollandin, par l'Assesseur à l'éducation et à la culture Viérin Laurent et par les Conseillers Rosset, La Torre, Fontana Carmela, Salzone, Impérial Hélène, Caveri et Louvin, qui récite:

Ordine del giorno

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Preso atto che, nel corso dell'esame del disegno di legge n. 13 "Disposizioni urgenti in materia di pubblico impiego regionale", si sono rilevate problematiche riferite ad altri comparti che rendono opportuna un'armonizzazione delle disposizioni della materia trattata nel provvedimento alle categorie retribuite con fondi regionali;

Ricordata in questo senso la particolare situazione dei comparti Sanità e Scuola che, pur essendo in retribuzione interamente a carico rispettivamente dall'Azienda USL Valle d'Aosta e dall'Amministrazione regionale, sono soggetti al trattamento giuridico ed economico nazionale che, allo stato attuale, non consente interventi di adattamento;

Rilevato come le disposizioni del disegno di legge n. 13 non si applichino ai dipendenti di enti che, pur partecipati o finanziati dalla Regione, non fanno parte del Comparto Unico regionale;

Ribadito come spetti all'Ordine dei medici vigilare sul comportamento dei propri iscritti qualora le Amministrazioni registrino anomalie nella certificazione delle assenze per malattia;

Impegna

la Giunta regionale:

? a proporre e concertare con le parti sociali soluzioni che facciano superare l'attuale situazione dei comparti Sanità e Scuola, per giungere alla realizzazione piena del principio di regionalizzazione degli stessi, in particolare attraverso norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta.

? a definire appositi indirizzi agli enti partecipati o finanziati dalla Regione affinché le relative discipline contrattuali tengano conto dei principi fissati dalla legge regionale;

? a stabilire forme di collaborazione con l'Ordine dei medici per segnalare anomalie nella certificazione delle assenze per malattia.

F.to: Rollandin - Viérin Laurent - Rosset - La Torre - Fontana Carmela - Salzone - Impérial Hélène - Caveri - Louvin

Conseillers présents: 34

Votants: 30

Pour: 30

Abstentions: 4 (Benin, Lattanzi, Tibaldi, Zucchi)

Le Conseil approuve.

Président - Nous passons maintenant à l'examen article par article... alors, le Conseil est suspendu pendant dix minutes.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 18,27 alle ore 18,40.

Président - Nous reprenons nos travaux, nous sommes à la discussion du projet de loi dans le nouveau texte de la IIe Commission. A l'article 1er nous avons les amendements présentés par Vallée d'Aoste Vive-Renouveau et Parti Démocratique.

La parole au Conseiller Louvin.

Louvin (VdAV-R) - Grazie, Presidente. Abbiamo già anticipato il significato testimoniale di orientamento politico di questo emendamento. Non abbiamo l'abitudine né i colleghi del PD, né noi di Vallée d'Aoste Vive - Renouveau di presentare emendamenti per il gusto di scrivere su carta delle cose, ma perché riteniamo che sia utile, che sia anche il senso di questo esercizio di confronto politico di esplicitare il nostro pensiero e l'orientamento che assumiamo su ogni singola questione. Il senso di demandare, nel rispetto della natura privatistica del rapporto di lavoro che ormai ha raggiunto il pubblico impiego, alla contrattazione collettiva, la definizione delle questioni di cui abbiamo discorso fino adesso, è un senso che nel nostro modo di vedere rafforzerebbe la posizione della Regione a tutela della propria autonomia rispetto a quella che abbiamo definito un'invasione di campo.

Abbiamo voluto con questo emendamento, a cui fa seguito un ventaglio di successivi emendamenti soppressivi, indicare quale sarebbe stata per noi la via maestra, un modo diverso di procedere in ordine a questa tematica, un modo molto semplice che forse ci avrebbe anche consentito già nei mesi scorsi di chiudere più rapidamente tale questione. Lo affidiamo al voto dell'aula con la convinzione che questo, se non sarà adesso per le necessità di "braccio di ferro" che sono in corso, debba diventare il modus operandi, lo strumento e la procedura normale di definizione di tutte le questioni sia che attengano a materia pensionistica, sia che attengano la materia di gestione del lavoro, la presenza, le aspettative, le assenze giustificate per motivo di malattia o quant'altro. Riteniamo che questa materia non debba essere sottratta al confronto e non debba trovare dei rigidi paletti predefiniti all'interno della legislazione. Qui ci troviamo in una situazione di legislazione regionale di contrapposizione, riteniamo che da questa contrapposizione si debba poter uscire.

Président - Je soumets au vote l'amendement n° 1 présenté par les groupes VdAV-R et PD, qui récite:

Emendamento

L'articolo 1 è sostituito dal seguente:

"Articolo 1 (Oggetto ed ambito di applicazione)

1. Al fine di concorrere al perseguimento degli obiettivi complessivi di finanza pubblica ed in attuazione del combinato disposto degli articoli 2, comma primo, lettere a) e b), e 3, comma primo, lettera f), della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta), e 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), per i dipendenti dell'Amministrazione regionale, degli enti locali valdostani e degli altri enti di cui all'articolo 1, comma 1, della legge regionale 23 ottobre 1995, n. 45 (Riforma dell'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta e revisione della disciplina del personale), si provvede attraverso la contrattazione collettiva.".

Conseillers présents et votants: 35

Pour: 8

Contre: 27

Le Conseil n'approuve pas.

Président - Je soumets au vote l'article 1er:

Conseillers présents: 35

Votants: 27

Pour: 23

Contre: 4

Abstentions: 8 (Bertin, Cerise Giuseppe, Chatrian, Donzel, Fontana Carmela, Louvin, Morelli Patrizia, Rigo)

Le Conseil approuve.

Président - A l'article 2 nous avons l'amendement n° 2 présenté par les groupes VdAV-R et PD, qui est échoué.

La parole au Conseiller Louvin.

Louvin (VdAV-R) - Abbiamo presentato, in coerenza con l'emendamento precedente, che indicava una diversa via, una serie di emendamenti soppressivi di cui questo è il primo. È più che evidente che - i latini dicevano electa una via, non datur recursus ad alteram -, una volta che si è scelta una via, non se ne può percorrere due al tempo stesso e la logica impone, nostro malgrado, il ritiro di tutti questi emendamenti soppressivi: si tratta di quelli relativi agli articoli 2, 3, 4 e 5. Pregherei la Presidenza di prendere atto del ritiro consequenziale di questi emendamenti non per rinuncia politica, ma perché l'orientamento manifestato dall'aula è di segno diverso.

Président - L'amendement n° 2 est donc retiré; j'en donne lecture pour mémoire:

Emendamento

L'articolo 2 è soppresso.

A l'article 2 nous avons l'amendement n° 3 présenté par les groupes VdAV-R et PD.

La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - Rispetto a questo emendamento, come ad altri successivi, ad esclusione dell'emendamento n. 7, abbiamo concertato nella riunione di poc'anzi il ritiro di tali emendamenti, in parte perché alcuni sono ricompresi negli emendamenti presentati dalla maggioranza; quindi, ad eccezione dell'emendamento n. 7, ritiriamo questi emendamenti.

Président - L'amendement n° 3, présenté par les groupes VdAV-R et PD, est donc retiré; j'en donne lecture pour mémoire:

Emendamento

All'articolo 2, comma 3, dopo le parole "terapie salvavita", sono aggiunte le parole: "Non si applica altresì a coloro ai quali la visita medica di controllo di cui ai commi 1 e 2 abbia riscontrato l'effettiva sussistenza della malattia".

Je soumets au vote l'article 2:

Conseillers présents: 35

Votants: 27

Pour: 23

Contre: 4

Abstentions: 8 (Bertin, Cerise Giuseppe, Chatrian, Donzel, Fontana Carmela, Louvin, Morelli Patrizia, Rigo)

Le Conseil approuve.

Président - A l'article 3 les amendements n° 4, n° 5, n° 6 et n° 8, présentés par les groupes VdAV-R et PD, sont retirés; j'en donne respectivement lecture pour mémoire:

Emendamento

L'articolo 3 è soppresso.

Emendamento

All'articolo 3, comma 1, le parole "in servizio presso la Regione" sono sostituite con le parole: "in servizio presso gli enti di cui all'articolo 1".

Emendamento

All'articolo 3, comma 2, le parole "alla Regione" sono sostituite con le parole: "agli enti di cui all'articolo 1".

Emendamento

All'articolo 3, comma 6, le parole "la Regione" sono sostituite con le parole: "gli enti di cui all'articolo 1".

Il reste l'amendement n° 7 présenté par les groupes VdAV-R et PD et l'amendement n° 1 du collègue Caveri.

La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - L'emendamento n. 7 riprende le argomentazioni presentate prima dal collega Louvin rispetto all'impostazione generale che abbiamo tenuto su questa legge, quindi il rimando il più possibile di tutte le parti che sono oggetto di contrattazione alla contrattazione effettiva. Tale parte è molto importante perché attiene alla costituzione stessa del fondo, che poi determina l'erogazione dei compensi in questione. In questo senso lo riteniamo essenziale al funzionamento del provvedimento previsto dall'articolo.

Président - La parole au Président de la Région, Rollandin.

Rollandin (UV) - Je crois que, même si l'article prévoyait déjà en quelque sorte une réponse à ce thème, on estime qu'on peut accepter cette proposition qui sauvegarde la question du contrat, compte tenu qu'il pourrait y être des problèmes à examiner, en donnant une possibilité de débat pour mieux concerter ce qui doit être fait. Dans ce sens on partage l'amendement et on l'accepte. Je profite de cette occasion pour dire que, pour ce qui est de l'engagement du contrat, c'est-à-dire le thème soulevé à l'article 1er, on ne pouvait pas accepter cette vision car il fallait revoir toute la loi. Il n'avait plus de sens le thème d'une réponse à un argument qui est strictement lié à l'application de l'article 61 de la "loi Brunetta".

Président - Je soumets au vote l'amendement n° 7 présenté par les groupes VdAV-R et PD, qui récite:

Emendamento

All'articolo 3, comma 3, aggiungere in fine:

"Il contralto collettivo regionale di lavoro definisce le voci retributive fisse ed accessorie del trattamento economico temporaneo spettante durante il periodo di esonero.".

Conseillers présents et votants: 35

Pour: 31

Contre: 4

Le Conseil approuve.

Président - Je soumets au vote l'amendement n° 1 présenté par le collègue Caveri, qui récite:

Emendamento

Dopo il comma 6 dell'articolo 3, è aggiunto il seguente:

"7. Analoghe misure, nel rispetto delle procedure e delle regole di cui al presente articolo, possono essere adottate dagli altri enti del comparto unico regionale nel quadro dei propri bilanci e nel rispetto del patto di stabilità.".

Conseillers présents et votants: 35

Pour: 31

Contre: 4

Le Conseil approuve.

Président - Je soumets au vote l'article 3 dans le texte ainsi amendé:

Articolo 3

(Esonero dal servizio)

1. Per gli anni 2009, 2010 e 2011, il personale in servizio presso la Regione può chiedere di essere esonerato dal servizio nel corso del triennio antecedente la data di maturazione dell'anzianità contributiva massima di 40 anni. La richiesta di esonero dal servizio deve essere presentata dai dipendenti interessati improrogabilmente entro il 1° marzo di ciascun anno, a condizione che entro l'anno solare raggiungano il requisito minimo di anzianità contributiva richiesto. La richiesta di esonero non è revocabile.

2. È data facoltà alla Regione, in base alle proprie esigenze funzionali, di accogliere la richiesta, dando priorità al personale interessato da processi di riorganizzazione o razionalizzazione.

3. Durante il periodo di esonero dal servizio, al dipendente spetta un trattamento economico temporaneo pari al 50 per cento di quello complessivamente goduto, per competenze fisse ed accessorie, al momento del collocamento in esonero. Ove durante tale periodo il dipendente svolga in modo continuativo ed esclusivo attività di volontariato, opportunamente documentata e certificata, presso organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non governative che operano nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo o altri enti e soggetti presso i quali operino volontari, la misura del trattamento economico temporaneo è elevata al 70 per cento. Fino al collocamento a riposo del personale in posizione di esonero gli importi del trattamento economico posti a carico del fondo unico aziendale non possono essere utilizzati per nuove finalità. Il contralto collettivo regionale di lavoro definisce le voci retributive fisse ed accessorie del trattamento economico temporaneo spettante durante il periodo di esonero.

4. All'atto del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, il dipendente ha diritto al trattamento di quiescenza e previdenza che sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio.

5. Il trattamento economico temporaneo spettante durante il periodo di esonero dal servizio è cumulabile con altri redditi derivanti da prestazioni lavorative rese dal dipendente come lavoratore autonomo o per collaborazioni e consulenze con soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, previa autorizzazione dell'Amministrazione. In ogni caso, non è consentito l'esercizio di prestazioni lavorative da cui possa derivare un pregiudizio all'Amministrazione.

6. La Regione, in relazione alle economie effettivamente derivanti dal collocamento in posizione di esonero dal servizio, può procedere ad assunzioni di personale in via anticipata rispetto a quelle consentite nell'anno di cessazione dal servizio per limiti di età del dipendente collocato in esonero; tali assunzioni sono portate in riduzione rispetto a quelle consentite in tale anno.

7. Analoghe misure, nel rispetto delle procedure e delle regole di cui al presente articolo, possono essere adottate dagli altri enti del comparto unico regionale nel quadro dei propri bilanci e nel rispetto del patto di stabilità.

Conseillers présents: 35

Votants: 27

Pour: 23

Contre: 4

Abstentions: 8 (Bertin, Cerise Giuseppe, Chatrian, Donzel, Fontana Carmela, Louvin, Morelli Patrizia, Rigo)

Le Conseil approuve.

Président - A l'article 4 les amendements n° 9, n° 10 et n° 11, présentés par les groupes VdAV-R et PD, sont retirés; j'en donne respectivement lecture pour mémoire:

Emendamento

L'articolo 4 è soppresso.

Emendamento

All'articolo 4, comma 1, lettera b), sono aggiunte in fine le parole: "sono esclusi dal calcolo i periodi contributivi riscattati".

Emendamento

All'articolo 4 è aggiunto il seguente comma:

"4. Per il personale dirigenziale, gli enti tengono conto delle disposizioni del presente articolo al momento in cui conferiscono l'incarico. In mancanza di esplicita riserva, nel rispetto dei principi della buona fede e della correttezza, l'amministrazione si astiene dall'esercitare la facoltà di risoluzione per l'intera durata dell'incarico.".

Je soumets au vote l'article 4:

Conseillers présents: 35

Votants: 27

Pour: 23

Contre: 4

Abstentions: 8 (Bertin, Cerise Giuseppe, Chatrian, Donzel, Fontana Carmela, Louvin, Morelli Patrizia, Rigo)

Le Conseil approuve.

Président - A l'article 5 les amendements n° 12, n° 13, n° 14, n° 15 e n° 16, présentés par les groupes VdAV-R et PD, sont retirés; j'en donne respectivement lecture pour mémoire:

Emendamento

L'articolo 5 è soppresso.

Emendamento

All'articolo 5, comma 5, aggiungere dopo "con propria deliberazione" " e acquisito il parere del CPEL".

Emendamento

All'articolo 5, comma 5, le parole "nel rispetto delle disposizioni concernenti le relazioni sindacali", sono sostituite dalle parole "nel rispetto delle disposizioni in materia di relazioni sindacali concernenti la contrattazione collettiva".

Emendamento

All'articolo 5, comma 6, sostituire "non sono tra essi cumulabili" con "sono tra essi cumulabili".

Emendamento

All'articolo 5, comma 8, aggiungere in fine: ", nonché quelli richiesti per fronteggiare con lo stipendio trattenute derivanti da decreti di ricongiunzione o riscatto onerosi già emessi dall'INPDAP alla data di entrata in vigore della presente legge.".

Il y a l'amendement n° 2 du collègue Caveri, qui récite:

Emendamento

II comma 5 dell'articolo 5, è sostituito dal seguente:

"5. Gli enti di cui all'articolo 1 stabiliscono, con propri atti amministrativi, nel rispetto delle disposizioni concernenti le relazioni sindacali, i criteri generali sulla cui base disporre il differimento del collocamento a riposo o il trattenimento in servizio nei casi di cui ai commi 2, 3 e 4.".

Je le soumets au vote:

Conseillers présents et votants: 33

Pour: 29

Contre: 4

Le Conseil approuve.

Président - Je soumets au vote l'article 5 dans le texte ainsi amendé:

Articolo 5

(Trattenimento in servizio oltre i limiti di età o di servizio)

1. Il collocamento a riposo può essere differito su richiesta dell'ente o del dipendente.

2. Nel caso di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), gli enti possono, nei termini di cui all'articolo 4, comma 3, differire il collocamento a riposo per proprie esigenze funzionali ed organizzative, previo assenso del dipendente interessato, non oltre il compimento del sessantacinquesimo anno di età.

3. I dipendenti possono chiedere il trattenimento in servizio per un periodo massimo di un biennio oltre i sessantacinque anni di età oppure, nel caso in cui abbiano raggiunto l'anzianità contributiva massima di quarant'anni, fino al compimento del sessantacinquesimo anno di età.

4. Nei casi di cui al comma 3, è data facoltà all'ente, in base alle proprie esigenze organizzative e funzionali, di accogliere la domanda in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati e specifici ambiti ed in funzione dell'efficiente andamento dei servizi. La domanda di trattenimento in servizio deve essere presentata all'ente almeno nove mesi prima del verificarsi della condizione prevista.

5. Gli enti di cui all'articolo 1 stabiliscono, con propri atti amministrativi, nel rispetto delle disposizioni concernenti le relazioni sindacali, i criteri generali sulla cui base disporre il differimento del collocamento a riposo o il trattenimento in servizio nei casi di cui ai commi 2, 3 e 4.

6. I benefici di cui ai commi 2 e 3 non sono tra essi cumulabili.

7. Per coloro che maturano i requisiti per il collocamento a riposo d'ufficio nel corso dell'anno 2009, le eventuali domande di trattenimento in servizio ai sensi dei commi 3 e 4 devono essere presentate entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

8. Sono fatti salvi i trattenimenti in servizio già in essere alla data di entrata in vigore della presente legge e quelli già disposti con decorrenza sino al 28 febbraio 2009.

9. Gli enti di cui all'articolo 1 riconsiderano, con provvedimento motivato e tenuto conto di quanto previsto dal comma 4, i trattenimenti in servizio già disposti con decorrenza dal 1° marzo 2009.

10. Sono o restano abrogati:

a) l'articolo 177 della legge regionale 28 luglio 1956, n. 3;

b) l'articolo 9 della legge regionale 23 giugno 1983, n. 59;

c) la legge regionale 12 dicembre 1986, n. 60.

Conseillers présents: 35

Votants: 27

Pour: 23

Contre: 4

Abstentions: 8 (Bertin, Cerise Giuseppe, Chatrian, Donzel, Fontana Carmela, Louvin, Morelli Patrizia, Rigo)

Le Conseil approuve.

Président - Je soumets au vote l'article 6:

Conseillers présents: 35

Votants: 27

Pour: 23

Contre: 4

Abstentions: 8 (Bertin, Cerise Giuseppe, Chatrian, Donzel, Fontana Carmela, Louvin, Morelli Patrizia, Rigo)

Le Conseil approuve.

Président - Je soumets au vote le projet de loi dans son ensemble:

Conseillers présents: 35

Votants: 27

Pour: 23

Contre: 4

Abstentions: 8 (Bertin, Cerise Giuseppe, Chatrian, Donzel, Fontana Carmela, Louvin, Morelli Patrizia, Rigo)

Le Conseil approuve.