Oggetto del Consiglio n. 64 del 15 aprile 1964 - Verbale
OGGETTO N. 64/64 - APPROVAZIONE DI ORDINI DEL GIORNO PER L'ATTUAZIONE DELLO STATUTO SPECIALE DELLA VALLE D'AOSTA E PER IL RISPETTO DEI DIRITTI STATUTARI DELLA REGIONE IN MATERIA DI ACQUE PUBBLICHE.
Il Presidente della Giunta, CAVERI, riferisce al Consiglio in merito alla proposta di approvazione di ordini del giorno per l'attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta e per il rispetto dei diritti statutari della Regione in materia di acque pubbliche, in relazione alla seguente mozione trasmessa in copia ai Consiglieri in allegato all'ordine del giorno dell'adunanza del 7-8 aprile 1964:
---
Ill.mo Signor PRESIDENTE
del Consiglio Regionale Valle d'Aosta
AOSTA
I sottoscritti Consiglieri Regionali richiedono alla gentilezza della S.V. di voler inserire fra gli argomenti dell'ordine del giorno della prossima seduta consiliare la seguente mozione:
IL CONSIGLIO REGIONALE
Dopo esaurienti discussioni all'unanimità
riaffermando
la volontà di tutti i Partiti e Movimenti rappresentati di ottenere l'integrale applicazione dello Statuto della Regione Autonoma Valle di Aosta e, in particolare, dei seguenti punti:
1) - ZONA FRANCA.
2) - Trasferimento del demanio e del patrimonio dello Stato alla Regione.
3) - Revisione del riparto fiscale.
4) - Scuola.
facendo voti
affinché il Governo Nazionale applichi la Costituzione e lo Statuto Speciale per la Valle d'Aosta nello spirito della Resistenza
delibera di dare mandato
ai rappresentanti di tutti i Gruppi di sottoporre il presente ordine del giorno al Presidente e al Vice Presidente del Consiglio dei Ministri per le necessarie iniziative di legge.
Aosta, lì 24 marzo 1964.
F.ti: Chamonin - Germano Piero - Colombo
---
Il Presidente della Giunta, CAVERI, rileva che, nella seduta pomeridiana dell'8 aprile 1964, il Consiglio, dopo aver iniziato l'esame delle modificazioni proposte dalla Giunta agli articoli 93 e 95 del vigente Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale, ha soprasseduto ad ogni decisione circa l'approvazione di tali modificazioni, per dare la possibilità ai Capi gruppo consiliari di riunirsi per esaminare la possibilità di raggiungere un accordo sulla composizione delle Commissioni consiliari consultive permanenti che, secondo la Giunta, dovevano essere composte di sei Consiglieri, compresi gli Assessori, di cui quattro designati dai gruppi consiliari della maggioranza e due dai gruppi consiliari di minoranza.
Informa di avere, nella riunione dei Capi gruppo consiliari, proposto a nome della maggioranza di addivenire ad un accordo che comprendeva anche l'approvazione da parte di tutti i Consiglieri regionali, - senza distinzione di appartenenza ad un gruppo consiliare o ad un altro, - di due ordini del giorno, di cui uno concernente la questione dell'ENEL, già lungamente discussa nell'adunanza pomeridiana del 7 corrente mese, e l'altro concernente la questione dell'attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta.
Ricorda che la questione dell'ENEL era stata demandata allo studio delle Commissioni consiliari per gli Affari Generali e Finanze e per i Lavori Pubblici, integrate dal Presidente della Giunta, da altri membri della Giunta dai due Parlamentari valdostani, con l'intesa che la questione sarebbe stata successivamente discussa dal Consiglio Regionale in una seduta straordinaria da tenersi circa 40 giorni dopo.
Informa di avere proposto, nella riunione dei Capi gruppo consiliari, che tutti i Consiglieri, senza distinzione di partito o di colore, approvassero il seguente ordine del giorno, di cui dà lettura:
"ORDINE DEL GIORNO APROVATO DAL CONSIGLIO REGIONALE NELL'ADUNANZA DEL 15-4-1964
(proposto dalla Giunta Regionale)
IL CONSIGLIO REGIONALE
di fronte alle recenti decisioni che hanno determinato una grave diminuzione della competenza regionale in materia di acque, malgrado le "assicurazioni esplicite e tranquillizzanti che in sede parlamentare erano state fornite dalle voci più responsabili circa il rispetto dei diritti delle Regioni, costituzionalmente garantiti" come si esprime testualmente la nota sentenza della Corte Costituzionale;
PROTESTA
contro tale lacerazione dello Statuto e
CHIEDE
che il Parlamento, anche in sede di interpretazione autentica, attui quel contemperamento tra esigenze regionali e nazionali, tra i diritti della Regione, che sono stati "compressi", e le disposizioni della legge sull'ENEL.
contemperamento auspicato dalla sentenza stessa della Corte Costituzionale;
IMPEGNA
i Gruppi parlamentari a sostenere tale tesi e le idonee conseguenti iniziative".
Il Presidente della Giunta, CAVERI, riferisce che, per facilitare un accordo su tale ordine del giorno, si era preoccupato di omettere in detto ordine del giorno ogni spunto polemico che potesse mettere in difficoltà gli altri gruppi consiliari, particolarmente il gruppo consiliare della Democrazia Cristiana ed aveva, quindi, tolto ogni riferimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che, come è noto, era stato nostro contradditore nella causa svoltasi innanzi alla Corte Costituzionale.
Precisa che l'ordine del giorno era stato sfilato in tale forma perché riteneva che fosse nell'interesse della Valle di Aosta, - cioè nell'interesse della nostra Autonomia e dell'attuazione del nostro Statuto, - che il Consiglio votasse all'unanimità l'ordine del giorno di cui si tratta.
Informa che nella predetta riunione dei Capi gruppo consiliari è stata, altresì, discussa la questione dell'attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta e fa presente che anche per tale questione sono state fatte ai Capi gruppo consiliari della minoranza delle proposte molto distensive, nel senso che è stato ripreso in esame il seguente ordine del giorno già proposto dai Consiglieri Chamonin, Germano e Colombo e di cui dà lettura:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
dopo esaurienti discussioni all'unanimità
riaffermando
la volontà di tutti i Partiti e Movimenti rappresentati di ottenere l'integrale applicazione dello Statuto della Regione Autonoma Valle di Aosta e, in particolare, dei seguenti punti:
1) - ZONA FRANCA.
2) - Trasferimento del demanio e del patrimonio dello Stato alla Regione.
3) - Revisione del riparto fiscale.
4) - Scuola.
facendo voti
affinché il Governo Nazionale applichi la Costituzione e lo Statuto Speciale per la Valle d'Aosta nello spirito della Resistenza
Delibera di dare mandato
ai rappresentanti di tutti i Gruppi di sottoporre il presente ordine del giorno al Presidente e al Vice Presidente del Consiglio dei Ministri per le necessarie iniziative di legge.".
Fa presente che nell'ultima riunione dei Capi gruppo consiliari, che ha avuto luogo la sera dell'8 corrente mese, i Capi gruppo della maggioranza consiliare avevano proposto il seguente ordine del giorno:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
riunito in sessione straordinaria per commemorare il XVI° anniversario della promulgazione dello Statuto Regionale ed il XVIII° anniversario della Autonomia, all'unanimità,
riafferma
la volontà di tutti i Partiti e Movimenti, rappresentati, di ottenere l'integrale applicazione dello Statuto della Regione Autonoma della Valle d'Aosta e, in particolare, dei seguenti punti:
1) - Zona Franca;
2) - Trasferimento del demanio e del patrimonio dello Stato alla Regione;
3) - Revisione del riparto fiscale;
4) - Scuola.
Chiede
che il Governo Nazionale applichi la Costituzione nel significato della Resistenza ed attui lo Statuto Regionale con quello spirito di giustizia che è nell'attesa della popolazione valdostana.
Impegna
i Gruppi parlamentari - anziché "la Giunta Regionale" come era stato proposto da parte della Democrazia Cristiana - a prendere tutte quelle iniziative necessarie in campo nazionale perché il Parlamento ed il Governo Centrale, in accordo con gli Organi della Regione della Valle di Aosta, emanino quei provvedimenti necessari ed opportuni per il pronto adempimento dell'impegno costituzionale".
Il Presidente della Giunta, CAVERI, fa presente che anche la formulazione di questo ordine del giorno era distensiva, in quanto non conteneva alcuna punta polemica, e questo perché si voleva raggiungere su detto ordine del giorno l'accordo di tutti i Gruppi consiliari, accordo che era auspicabile nell'interesse dell'autonomia e della realizzazione dello Statuto regionale.
Precisa che, in tale occasione, i Capi gruppo della maggioranza consiliare si erano dichiarati disposti ad accettare la formula di quattro membri della maggioranza e di tre della minoranza nella composizione delle Commissioni consiliari e ritenevano di dare, così, prova di spirito conciliativo.
Rileva che i Capi gruppo della maggioranza consiliare avevano quindi compiuto il massimo sforzo possibile per giungere ad un accordo.
Fa presente di aver, successivamente, letto il testo di una lettera in data 14 aprile firmata dal Consigliere Berthet, che inizia con le parole: "Come da accordi intercorsi, mi pregio farLe pervenire i nominativi dei Consiglieri".
Rileva quindi che i rappresentanti della maggioranza consiliare avevano fatto delle proposte che erano state accettate dai rappresentanti dei gruppi della minoranza e che il Capo gruppo consiliare della Democrazia Cristiana si era premurato di portare tali proposte a conoscenza del proprio gruppo impegnandosi a fare pervenire una risposta.
Osserva che la frase "come da accordi intercorsi, ?" è, alquanto ambigua in quanto non si sa effettivamente a quali accordi abbia inteso alludere il Consigliere Berthet nella citata lettera.
Rivolge un caloroso appello ai Consiglieri della Democrazia Cristiana per invitarli a riflettere ancora su questo problema ed a meditare sulla utilità e sulla necessità di aderire ai soprariportati ordini del giorno, che rappresentano la fusione di tutto quanto è stato preparato in precedenza.
Ricorda che, nelle passate legislature, i Consiglieri di tutti i Partiti e di tutte le correnti, compresi quelli della Democrazia Cristiana, hanno votato degli ordini del giorno e delle mozioni in difesa e per la realizzazione dello Statuto, come certamente ricorderà il Consigliere Berthet, il quale ha fatto parte del precedente Consiglio.
Osserva che i precedenti dimostrano quanto sia utile l'intesa di tutti i Movimenti e di tutti i Partiti politici e conclude rinnovando ancora una volta la esortazione a tutto il Consiglio, ed in particolare ai Consiglieri democristiani, a voler aderire alla proposta di votare gli ordini del giorno soprariportati.
Il Presidente, MARCOZ, dichiara quanto segue:
"Questo ordine del giorno, che proponiamo, da un lato suona protesta per la posizione assunta del Governo Centrale nei confronti del regime delle acque pubbliche della Valle d'Aosta e, dall'altro lato, vuole richiamare il Governo alle sue responsabilità di fronte ai diritti statutari nostri, in materia, che sono stati conculcati.
Un Governo responsabile non può sottrarsi agli impegni formalmente assunti dai suoi massimi esponenti: alludo alle assicurazioni date dal Ministro Guardasigilli On.le Bosco, dal Relatore On.le De Cocci e dal Senatore On.le Amigoni in sede di esame e discussione del disegno di legge per la istituzione dell'ENEL, assicurazioni che furono anche inserite nelle Relazioni Ufficiali al disegno di legge, predisposte dalle competenti Commissioni legislative della Camera dei Deputati e del Senato.
E poiché, quale Presidente della passata Giunta Regionale, mi sono trovato ad essere al centro di questa vicenda, mi sia concesso di fare qualche dichiarazione in proposito, in aggiunta alle dichiarazioni di tutti coloro che in questa aula hanno preso la parola, nell'ultima adunanza ed in quella odierna, sulla questione dell'insorto conflitto, tra Stato e Regione, in materia di acque e di nazionalizzazione dell'energia elettrica.
Anzitutto, io sono semplicemente costernato nel constatare che a tutt'oggi, dopo quanto è accaduto, dopo il recente colpo inferto allo Statuto Regionale, i rappresentanti liberamente eletti dal Popolo Valdostano ancora non siano stati capaci di raggiungere una intesa unitaria per portare innanzi una doverosa vibrata protesta, per deprecare le continue mutilazioni che lentamente ma sistematicamente, ora per una ragione ora per un'altra, stanno svuotando di ogni contenuto lo Statuto su cui si fonda la nostra Autonomia.
In ordine alla vicenda giudiziaria è stata fatta una dettagliata relazione dal Presidente della Giunta. Io desidero solo aggiungere qualche rilievo: il primo consiste nella affermazione che assumo la piena responsabilità per le modalità e i tempi della proposizione del ricorso di costituzionalità della legge ENEL.
E poiché si è fatto un gran parlare, da parte soprattutto di profani, di un preteso ritardo da parte del Governo regionale a proporre un tale ricorso (ritardo che la stessa sentenza della Corte Costituzionale, per contro, qualifica giustificato, a tal punto da ritenerlo perfino doveroso - onde agli effetti giuridici il ritardo è inesistente), voglio confidarvi quale è stato il travaglio mio personale al momento di decidere sulla proposizione del ricorso, travaglio non soltanto mio, ma certamente condiviso da molti Amministratori responsabili.
Soltanto i faciloni potevano essere entusiasti di ricorrere alla Corte Costituzionale, soltanto essi potevano avere la certezza di vincere la causa per il solo fatto che si trattava di una causa giusta; soltanto i faciloni potevano dimenticare che, nelle controversie che coinvolgono grossi interessi, i diritti dei deboli, molte volte, si trovano ad essere sacrificati, con i più speciosi pretesti, sull'altare delle cosidette superiori esigenze della collettività nazionale: è il solito ritornello che ci è ben noto e di cui sono molto spesso infarcite le motivazioni delle sentenze della Corte Costituzionale.
Noi non abbiamo certo atteso fino ad oggi per prospettarci alla mente le considerazioni testè enunciate: se è vero che abbiamo inoltrato il ricorso nel termine utile, è vero altresì che abbiamo dimostrato di non avere alcuna fretta di ricorrere alla Corte Costituzionale e, quando l'abbiamo dovuto fare, l'abbiamo fatto senza entusiasmo ed a malincuore, solo e soltanto per evitare che ci potesse essere imputata, come Amministratori, una decadenza di termini colposa.
Purtroppo, avevamo ragione noi di non essere entusiasti, di non avere alcuna fretta, di avere per molto tempo resistito alle pressioni isteriche di certa stampa che allora accusava apertamente e pesantemente, ad altissima voce, gli Amministratori regionali, di incapacità, di inettitudine, di inerzia colpevole e colposa.
Purtroppo avevamo ragione noi, aveva ragione la nostra titubanza contro la sicumera dei faciloni.
A questo punto desidero completare il mio pensiero a scanso di ogni equivoco: forsechè la perplessità e la titubanza nostre erano da porsi in relazione alla scarsa bontà della nostra causa? Niente affatto. Noi siamo sempre stati consci del nostro buon diritto, ma non potevamo, come Amministratori, essere irriflessivi e sconsiderati, miopi e distratti a tal punto da dimenticare completamente le tre precedenti dolorose ferite inferte da altrettante sentenze della Corte Costituzionale allo Statuto Valdostano: e quel ricordo vivo e scottante non poteva certo costituire il viatico migliore per dare l'avvio alla quarta avventura giudiziaria.
Come potevamo, con simili precedenti, cullarci in rosee illusioni, così come gli ottimisti inguaribili sono sempre propensi a fare?
Non faceva bisogno di essere dotati di senso profetico, né era necessario possedere un sesto senso di particolare intuito o di perspicacia politica, per comprendere che un'altra sarebbe stata la via da seguire, per comprendere che l'organo adatto a dipanare una situazione politica, a conciliare gli interessi venuti a conflitto in costanza di una riforma sociale completamente nuova, non è la Corte Costituzionale, ma sibbene l'Organo dotato della massima potestà politica, cioè il Governo Centrale.
Un'altra sarebbe stata la via da seguire, solo che tutti i rappresentanti del Popolo Valdostano, tutti i responsabili delle forze politiche esistenti nella Valle avessero sentito la superiore esigenza di formare un fronte compatto, al di sopra di ogni divergenza di partito, di costituire una solida unità, di creare una volontà politica viva ed operante, per portare, fin da allora, nelle competenti sedi romane, una piena protesta, per denunciare in sede politica che un vero e proprio attentato era in atto, contro la nostra Carta costituzionale.
Se il Governo Centrale si fosse trovato di fronte ad una decisa reazione, quanto mai giustificata, di tutte le forze politiche della Regione, reclamanti l'adempimento delle promesse e delle assicurazioni date dagli uomini di governo responsabili, l'imbarazzo della Presidenza del Consiglio, del Ministro della Industria e Commercio, dello stesso Presidente della Repubblica, che doveva firmare i decreti di trapasso delle imprese elettriche all'ENEL, non sarebbe stato poco, e non avrebbe certo potuto il Governo Centrale mettersi al riparo dietro gli emanandi responsi della Corte Costituzionale.
Allora non ci fu l'unione delle forze e non è pensabile che si potesse fare qualcosa per crearla, dal momento che quell'unione manca ancora oggi, in un momento ancora più grave, in un momento in cui questa unione forse si prospetta come il solo estremo rimedio.
Se ci può essere una attenuante, un alibi, che giustifica la mancata creazione di un fronte unico in quella contingenza (qualcuno, infatti, poteva sperare in allora che il ricorso alla Corte fosse rimedio sufficiente), oggi non ci sono più attenuanti, oggi mi sembra che siano veramente imperdonabili - di fronte al duro colpo inferto alla nostra autonomia finanziaria - questo nostro sbandamento, questa nostra mancanza di unione, questo nostro scarso patriottismo verso la petite Patrie.
Se noi non siamo capaci di sospendere le nostre risse nemmeno nei momenti di pericolo, nemmeno quando brucia la casa comune, per congiungere le nostre forze e per correre ai ripari, possiamo essere certi che ben poco ci resta da sperare sulle sorti future della nostra autonomia, che conoscerà giorni tristissimi.
Per tutte queste considerazioni, io ho il dovere - dovere che mi deriva dalla mia veste di Presidente di questa ampia e qualificata Assemblea - di esortarVi ancora una volta, egregi Colleghi, ed in particolare Voi Signori Consiglieri della minoranza, del Gruppo Democristiano, a voler rivedere il vostro atteggiamento, quello preannunciato e patrocinato dal Vostro Organo ufficiale di stampa La Région Autonome (nell'ultimo numero), quell'atteggiamento, per intenderci, che nega ed osteggia ogni possibilità di una unione di tutte le forze politiche della Valle, per una energica azione comune. Vi invito ad un ripensamento, Vi invito a dare il vostro appoggio ed il vostro consenso ad un ordine del giorno unitario.
Se non si arriva a votare una risoluzione concreta ed unanime, mi sapete dire a cosa è servito tutto l'ampio dibattito svoltosi in queste ultime adunanze di Consiglio? - A meno che questo ampio dibattito, richiesto anche da taluni organi di stampa, fosse un dibattito suggerito formalmente sì come un dibattito chiarificatore, ma desiderato in realtà con certe riserve mentali e con la segreta speranza di vedere questa Assemblea trasformata in un Tribunale di accusa per mettere alla gogna gli Amministratori della passata legislatura in ordine a responsabilità che qualcuno avrebbe volentieri scaricato sulle loro spalle, ma che la Corte Costituzionale ha nettamente e chiaramente escluse, frustrando, su questo punto, ogni velleitaria interpretazione.
Se quella era la sola finalità vera del dibattito per qualcuno di coloro che il dibattito stesso hanno invocato a gran voce, ebbene quella era una finalità, lasciatemelo dire, ben misera e ben meschina.
Non essendo nato ieri, mi rendo perfettamente conto di un certo stato d'animo e di disagio piuttosto diffuso: per i libellisti i quali, pur digiuni di diritto, avevano per lunghi mesi sostenuto la tesi che il ritardo della Giunta Regionale a presentare il ricorso alla Corte sarebbe stato la causa prima della perdita dei nostri diritti sulle acque; per costoro il responso della Corte, ce ne rendiamo conto, è stato una vera doccia fredda, tanto più che è ormai a tutti manifesto, anche agli orbi, che vi sono due categorie di persone: quelle che sinceramente si preoccupano di salvare il salvabile dei nostri diritti sulle acque e quelle che preferiscono curarsi, invece, della propaganda politica diretta alla denigrazione degli avversari, quelli che pensano che la questione delle acque si può prestare assai bene a così "nobile scopo" per chi la sa sfruttare, anche in mala fede.
Il responso della Corte che dichiarò il ricorso tempestivo fu per molti motivo di mal celato disappunto, che traspira da tutti i pori della pelle.
Si era presentata una così magnifica occasione di accusare la Giunta di metterla alla berlina, di accusare i Parlamentari, che ancora oggi - malgrado sia venuto a cadere ogni fondamento all'accusa stessa - molti non si possono capacitare che la Corte non abbia fornito il coperchio alla pentola che essi avevano preparata e che abbia anzi distrutto anche la pentola; molti non si possono rassegnare anche di fronte alla evidenza dei fatti e pensano che, dopo tutto, convenga accusare ancora: la calunnia è un venticello che potrebbe portare i suoi frutti...
E ad evitare che qualcuno osi soltanto pensare che io sto facendo delle insinuazioni malevoli, gratuitamente ed a buon mercato, vi dirò che è stato affisso sui muri della Città un manifesto, che contiene la prova provata del clima e degli atteggiamenti di cui vi ho testé parlato.
Questo manifesto è un monumento insigne di malafede, di travisazione delle verità, un tentativo di ingannare l'opinione pubblica, ed ancor più è una manifestazione di pusillanimità.
Infatti, vi si legge che il ritardo della Giunta a presentare il noto ricorso fu una delle cause che portarono alla spoliazione dei nostri diritti sulle acque (non è il caso di fare ulteriori commenti); se poi si pensa che i Consiglieri liberali, e del resto nemmeno quelli di altri gruppi, dopo la esauriente illustrazione della sentenza della Corte fatta dal Presidente della Giunta, osarono insistere, in Consiglio, sulla accusa che la Giunta era colpevole di ritardo, ben consci di quanto insulsa sarebbe siffatta accusa, nessuno mai potrà contestare che la pubblica accusa, contenuta nel manifesto del Partito Liberale, sia una manifestazione, oltreché di malafede, anche e soprattutto, di pusillanimità.
Io ringrazio il Partito Liberale per la offerta, contenuta nel manifesto, di mettere i suoi Parlamentari al servizio della causa delle nostre acque nell'intento di cercare di ovviare a quanto è accaduto, ma se il prezzo che dobbiamo pagare per questi servigi è la nostra tolleranza di una accusa falsa, fatta impunemente, senza la nostra più sdegnata reazione, allora io dico che dei servigi del Partito Liberale non sappiamo che farcene.
Per me anzitutto ci deve essere alla base dei rapporti tra gli uomini, anche tra quelli politici, la verità, poi la verità, poi ancora la verità, quindi viene la giustizia, - nella quale ho già minore fiducia, poiché molte volte ci discosta dalla verità, - poi viene la politica, sulla quale faccio tutte le mie riserve, specie quando si tratta di politica di bassa lega e di infimo rango.
Veda, Consigliere Comm. Pedrini, io sono forse un uomo di vecchio stampo, forgiato all'antica, mi sono fermato alla mentalità del buon poeta Panini e qualche volta non posso fare a meno di condividere i sacri sdegni di quella che era la di lui onesta coscienza.
Il poeta Panini, già pieno di acciacchi, claudicante, un giorno cadde durante la sua quotidiana passeggiata. Al soccorritore che lo sollevava da terra e lo accompagnava a casa, e che gli suggeriva espedienti poco onesti per accaparrarsi la benevolenza dei potenti che gli avrebbero consentito di condurre una vita meno grama, il poeta inflisse questa sferzante lezione: "Chi sei tu che sostenti a me questo vetusto pondo e l'animo tenti prostrarmi a terra? -Umano sei, non giusto".
Questa è anche la risposta che io dò alla offerta di certi servigi, se l'offerente non provvede a ristabilire la verità dei fatti. In quel manifesto si parla di lacerazione dello Statuto; io qui parlo di lacerazione e di scempio della verità.
Per terminare, Signori Consiglieri, io dico che è inutile versare lagrime sulle lacerazioni dello Statuto - perché sarebbero lagrime di coccodrillo - se noi fingiamo di non accorgerci e siamo insensibili di fronte ad una iattura ancora più grave della spoliazione dei diritti sulle acque, cioè la mancanza di unità di intenti tra i componenti del Consiglio, la mancanza di una volontà comune, di uno sforzo comune teso alla difesa dei nostri diritti.
Se queste mie esortazioni saranno destinate a cadere nel vuoto, ognuno di noi assumerà le proprie responsabilità di fronte alla storia politico-amministrativa della nostra Regione e soprattutto al cospetto di quel patrimonio morale di lunghe lotte e di pesanti sacrifici finanziari che ci è stato tramandato dagli antenati, i quali dovettero riscattare le acque dei nostri torrenti e dei corsi d'acqua corrispondendo il relativo prezzo, in oro, ai Signori feudali dell'epoca.
Di questo patrimonio morale noi dobbiamo essere - proprio in virtù della carica di Amministratori pubblici di cui siamo investiti - i custodi vigili e scrupolosi, i difensori intransigenti.
Non dimentichiamolo.
Vi ringrazio della vostra benevola attenzione ed ora io attendo una risposta ed una decisione dai Signori Consiglieri e dai Capi Gruppo della minoranza".
Il Consigliere DUJANY rileva che nella seduta pomeridiana del giorno 8 aprile corr., il Consiglio, dopo aver iniziato l'esame e la discussione delle modificazioni proposte dalla Giunta agli articoli 93 e 95 del vigente Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale, aveva soprasseduto ad ogni decisione sulle modificazioni proposte per dare la possibilità ai Capi gruppo consiliari di vedere se fosse possibile raggiungere un accordo sulla questione della composizione delle Commissioni consiliari permanenti.
Fa presente che nella riunione dei Capi gruppo consiliari si era cercato, da parte della maggioranza, di fare un baratto fra i due ordini proposti dalla maggioranza e la questione della composizione delle Commissioni consiliari, ma che non si è arrivati ad alcuna conclusione.
Esprime l'avviso che, nell'adunanza odierna, si sarebbe quindi dovuto discutere nuovamente sulla questione delle modificazioni proposte dalla Giunta agli articoli 93 e 95 del vigente Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale e proseguire, in seguito, nella trattazione degli altri argomenti secondo la loro iscrizione all'ordine del giorno dell'adunanza del 7/8 aprile 1964.
Ritiene alquanto strano che sia proprio il Presidente del Consiglio, che dovrebbe essere il tutore del prestigio del Consiglio, dell'ordine e della regolarità delle discussioni, a derogare all'ordine del giorno.
Prega il Presidente Marcoz di seguire l'ordine del giorno e avverte che, in caso contrario, la minoranza rinnoverà la richiesta, che già ebbe a fare nella seduta del 7 aprile u.s., di convocazione del Consiglio entro il termine di venti giorni a' sensi dell'art. 20 del Regolamento interno per la discussione della questione dell'ENEL.
Il Presidente, MARCOZ, ricorda al Consigliere Dujany che nella riunione consiliare del 7 aprile corrente, dopo la presentazione della richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio entro il termine di 20 giorni dalla richiesta stessa per la trattazione della questione ENEL, seguì una lunga discussione al termine della quale il Consiglio concordò che l'adunanza straordinaria sollecitata dalla minoranza avrebbe avuto luogo non più entro il termine di 20 giorni, ma bensì dopo 35-40 giorni dalla seduta del 7 aprile.
Precisa che il tono alquanto vibrante del suo intervento non è stato dettato da velleità di alcun genere, ma dal fatto che da parte di determinate correnti politiche si continua ad accusare la Giunta di aver presentato tardivamente il ricorso alla Corte Costituzionale per la questione dell'ENEL.
Afferma che l'Amministrazione Regionale ha il dovere di insorgere contro tali accuse per ristabilire la verità che una continua e subdola propaganda, fatta anche a mezzo di manifesti alla popolazione, tenta di travisare.
Ritiene più che logico che un amministratore, che abbia sangue nelle vene, reagisca quando si insulta tutta la Giunta Regionale.
Il Consigliere PEDRINI premette che, pur avendo la massime stima per il Presidente del Consiglio, Marcoz, non può non rilevare come lo stesso abbia parlato non già come Presidente del Consiglio ma come uomo di parte ed afferma che confuterà, parola per parola, le dichiarazioni fatte dal Presidente e confermerà in pieno quanto riportato dal manifesto.
Fa presente che non si può tacciare di malafede, e tanto meno di pusillanimità, chi ha dato qualcosa per la Patria ed invita il Presidente a moderare i suoi termini.
Afferma e ribadisce che il ricorso alla Corte Costituzionale per la difesa dei diritti statutari della Regione in materia di acque pubbliche, in relazione alla legge istitutiva dell'ENEL, è stato presentato tardivamente osserva che, se il ricorso fosse stato presentato a suo tempo, l'ENEL non si sarebbe affrettato a far mutare le sigle della SIP in Valle d'Aosta.
Fa presente che i Liberali sono stati gli unici fra tutti a prendere una posizione netta in merito alla questione dell'ENEL e che è inutile che la Giunta sostenga oggi che il ricorso presentato dalla Regione alla Corte Costituzionale è stato tempestivo, come è stato riconosciuto dalla Corte Costituzionale stessa, perché rimane il fatto che, se fosse stato presentato prima, la situazione potrebbe essere oggi diversa da quella che è.
Afferma che il Partito Liberale non ha interessi particolari da difendere nella questione dell'ENEL, salvo quelli della Valle d'Aosta.
Fa presente che, secondo il parere di eminenti tecnici da lui interpellati in proposito, il ricorso alla Corte Costituzionale doveva essere fatto quando venne promulgata la legge istitutiva dell'ENEL ed osserva che anche la Giunta Regionale, in un primo tempo, era di tale avviso, poiché gli risulta che aveva già deciso di fare ricorso e che il ricorso stesso era stato persino preparato; senonché, in un secondo tempo, - egli dice -, la Giunta non ritenne, per motivi politici, di presentare il ricorso.
Conclude, dichiarando che riteneva, come era logico, che oggi il Consiglio continuasse nella trattazione degli argomenti all'ordine del giorno, seguendo l'ordine di iscrizione degli oggetti stessi, ed esprime la sua meraviglia che il Presidente del Consiglio abbia invece aperto la discussione su una questione di carattere eminentemente politico, che non era all'ordine del giorno.
Il Consigliere GERMANO fa presente di avere, nella seduta consiliare pomeridiana del 7 aprile 1964, durante la trattazione dell'oggetto n. 58, - concernente la questione dell'ENEL -, presentato un ordine del giorno di carattere politico.
Rammenta di avere successivamente ritirato detto ordine del giorno in seguito all'accoglimento, da parte del Consiglio della proposta, fatta dal Presidente della Giunta, di demandare alle Commissioni consiliari degli Affari Generali e Finanze e dei Lavori Pubblici, integrate, lo studio del problema, con l'intesa che il Consiglio sarebbe stato convocato entro il periodo di trentacinque-quaranta giorni per la discussione della questione ENEL e per la votazione dell'ordine del giorno di carattere politico "previ accordi fra i Gruppi consiliari sulla formulazione dell'ordine del giorno stesso".
Osserva che, così stando le cose, appare priva di ogni fondamento l'affermazione, fatta dai Consiglieri Dujany e Pedrini, che l'argomento in discussione non sia all'ordine del giorno.
Circa il rilievo del Consigliere Dujany secondo cui nella riunione dei Capi Gruppo consiliari si sarebbe cercato da parte della maggioranza di addivenire ad un baratto, per la questione degli ordini del giorno, con la questione della composizione delle Commissioni consiliari consultive, rammenta che il Presidente della Giunta, Caveri, ha precisato nel suo intervento gli sforzi che sono stati fatti per addivenire ad un accordo fra maggioranza e minoranza per la votazione di un ordine del giorno unitario, nell'interesse della Valle d'Aosta.
Afferma che non si può definire tentativo di baratto l'ennesima prova di buona volontà data dalla maggioranza che nella riunione dei Capi Gruppo consiliari e nell'accettare le richieste della minoranza, ha invitato la minoranza a fare uno sforzo per arrivare ad una manifestazione unitaria.
Rileva che l'intervento del Presidente, Marcoz, ed il tono di voce appassionato ed umano delle sue dichiarazioni dimostrano che il Presidente Marcoz è cosciente di aver fatto il suo dovere e che è preoccupato di creare l'unità e l'accordo fra i Consiglieri, condizione unica per poter fermare l'attacco alla nostra autonomia e per poter riprendere tutti assieme la strada verso il progresso, che è l'obiettivo che tutti i Consiglieri debbono prefiggersi.
Dichiara quindi di ritirare il suo primo ordine del giorno e chiede che sia posto in votazione l'ordine del giorno, già concordato fra i Capi Gruppo consiliari, che, in un secondo tempo, i Consiglieri della D.C. non hanno più accettato.
Osserva che già quattro volte si è verificato che i Capi Gruppo consiliari si riuniscono, concordando una data linea di condotta che, in seguito, viene respinta dal Gruppo democristiano.
Precisa che, la prima volta, l'accordo era stato addirittura sottoscritto anche dal Capo Gruppo consiliare della D.C., Consigliere Berthet, il quale però, adducendo il motivo che i Capi Gruppo consiliari non avevano ricevuto preventivamente l'ordine del giorno degli argomenti da trattare nella riunione, si era riservato di discuterne con i Consiglieri del suo gruppo il che, - egli dice -, era anche giusto.
Fa presente che l'ultima volta i Capi Gruppo erano però stati informati tempestivamente dell'argomento da trattare nella riunione dei Capi Gruppo consiliari ed avevano, quindi, avuto il tempo di mettere al corrente della questione i rispettivi colleghi di Gruppo.
Aggiunge che, nell'ultima riunione, oltre il Consigliere Berthet, vi era anche il Consigliere Dujany, Vice-Capo Gruppo dei Consiglieri della D.C., per cui i medesimi avrebbero potuto benissimo addivenire ad un accordo con gli altri Capi Gruppo sulla questione in discussione lamenta che ciò non sia avvenuto.
Dichiara che da parte della maggioranza verrà fatto oggi, e in avvenire, ogni tentativo per creare l'unità del Consiglio Regionale Valdostano, almeno sulle questioni che sono vitali per la Valle d'Aosta.
Bisogna però - egli dichiara -, che i Consiglieri della D.C. sappiano che con l'attuale sistema non si può andare avanti e che, se essi continueranno su questa posizione, i Consiglieri della maggioranza si impegneranno a togliere alla D.C. la maschera di autonomisti, perché autonomisti non lo sono, come dimostrano tutte le volte che si discute sui problemi dell'Autonomia.
Seguono alcune battute polemiche tra i Consiglieri BIONAZ, BERTHET e GERMANO.
Il Consigliere GERMANO rivolgendosi ai Consiglieri del Gruppo consiliare democristiano rileva che l'ordine del giorno auspicante il rispetto dei diritti statutari della Regione in materia di acque pubbliche non era stato stilato precedentemente, ma è stato preparato seduta stante dai Capi Gruppo consiliari e che, come già è stato detto dal Presidente della Giunta, è stato omesso ogni riferimento alla Avvocatura Generale dello Stato e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Termina, rivolgendo un caldo invito ai Consiglieri della D.C. a votare detto ordine del giorno per andare avanti meglio, anche nell'interesse dei Partiti e del Consiglio, ma soprattutto nell'interesse della Valle d'Aosta.
Il Presidente della Giunta, CAVERI, ritiene di poter affermare che il Presidente, Marcoz, abbia parlato non già come uomo di parte, ma come Presidente del Consiglio, che ha l'animo esulcerato nel constatare che, di fronte ad una lacerazione dello Statuto regionale, perpetrata attraverso la decisione che è a tutti nota, non si sia capaci, in questa sede, di trovare quel minimo di unità che è necessaria nell'interesse di tutta la Regione.
Esprime la speranza che i Consiglieri democristiani, - meditando su questo problema e riflettendo sul fatto che nell'ultimo testo dell'ordine del giorno è stato tolto ogni riferimento al Governo Centrale ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri -, si convincano della opportunità e della necessità della adesione di tutti i Consiglieri all'ordine del giorno in questione.
Afferma che, se non vi sarà l'adesione unanime del Consiglio all'ordine del giorno, si commetterà un errore politico che non sarà certamente nell'interesse della D.C., ma, ciò che più conta, non sarà nell'interesse dell'autonomia valdostana e della Regione.
Ricorda di aver scritto, nel 1953, una lettera all'allora Presidente del Consiglio, On.le De Gasperi, nella quale rappresentava quale era la situazione valdostana in quel momento, lettera che era stata da lui sottoposta all'esame dei dirigenti della Democrazia Cristiana.
Ritenendo opportuno che gli attuali Consiglieri della D.C. siano informati del testo della suddetta lettera, comunica che provvederà ad inviarne copia, per conoscenza, ad ognuno di essi.
Dichiara che i Consiglieri Democristiani potranno constatare come in tale lettera si prevedesse già quello che è avvenuto in seguito.
Ribadisce che, dando la loro adesione all'ordine del giorno di cui si tratta, dal cui testo è stato soppresso ogni spunto politico, i Consiglieri democristiani renderanno un servizio alla Regione e all'autonomia valdostana e faranno, nel contempo, anche l'interesse del loro Partito.
Circa l'insistenza del Consigliere Pedrini nell'affermare che il ricorso alla Corte Costituzionale per la questione dell'ENEL sarebbe stato tardivo, dichiara che non riesce a comprendere come si possa ancora affermare verbalmente o per iscritto, sui giornali o su manifesti, che il ricorso della Giunta sia stato presentato tardivamente, dopo che, a pag. 23 della sentenza della Corte Costituzionale è smentita in pieno la tesi della tardività del ricorso e dopo che nella seduta del 7 aprile u.s. la nota sentenza della Corte Costituzionale in data 24 febbraio - 7 marzo 1964 n. 13 è stata letta quasi interamente e commentata.
Rileva che è comprensibile la polemica politica, ma che quando si fa una discussione in modo obiettivo, sulla scorta di documenti, non sono giustificabili gli attacchi infondati a solo scopo polemico; ribadisce che non è comprensibile che da parte di qualcuno si insista ancora sulla tesi della tardività del ricorso alla Corte Costituzionale quando tale tesi, che era stata sostenuta dall'Avvocatura dello Stato, è stata respinta nella sentenza della Corte Costituzionale, come risulta dal seguente passo della sentenza: "la difesa delle Regioni è, all'opposto, d'avviso che sono attaccabili con i decreti di trasferimento anche le disposizioni legislative che di quei decreti costituiscono il presupposto. La Corte ritiene che sia esatta la tesi sostenuta dalle Regioni".
Rileva che più avanti la sentenza afferma ancora: "Gli organi di queste Regioni, che potevano avere interesse alla impugnazione, avevano giustificati motivi per attendere che lo Stato provvedesse ad eliminare le incertezze che la legge e le norme successive avevano lasciato in piedi. Questa attesa era legittima - e, si direbbe, anche doverosa - date le esplicite e tranquillizzanti assicurazioni che, in sede parlamentare, erano state fornite dalle voci più responsabili circa il rispetto dei diritti delle Regioni, costituzionalmente garantiti".
Il Presidente della Giunta, Caveri, osserva che, dopo le affermazioni così chiare della Corte Costituzionale, si deve pensare che chi continua a sostenere, nonostante tutto, la tesi della tardività del ricorso, o non ha capito niente o non ha letto la sentenza della Corte Costituzionale, oppure ha capito e fa finta di non capire.
Conclude, chiedendo che siano posti in votazione l'ordine del giorno auspicante il rispetto dei diritti statutari della Regione in materia di acque pubbliche e l'ordine del giorno auspicante l'attuazione integrale dello Statuto speciale della Valle d'Aosta.
Il Consigliere TORRIONE fa riferimento all'articolo 56 del Regolamento interno del Consiglio Regionale che dice: "I richiami per l'ordine del giorno, o per il regolamento o per la priorità delle votazioni hanno la precedenza sulle questioni principali"; in base a tale disposizione, propone che il Consiglio continui la trattazione degli oggetti all'ordine del giorno e non ancora discussi, seguendo l'ordine progressivo di iscrizione degli oggetti stessi.
Nel timore, peraltro, che qualcuno prenda lo spunto da tale sua proposta per dedurne che i Consiglieri democristiani intendono sottrarsi all'approfondimento di determinati problemi, quali quello della composizione delle Commissioni consiliari consultive e quel lo dei due ordini del giorno concernenti, rispettivamente, la questione dell'ENEL e l'attuazione integrale del nostro Statuto, afferma che i Consiglieri della D.C. non intendono affatto sottrarsi all'approfondimento dei menzionati problemi, ma ribadiscono la richiesta da essi fatta nella seduta del 7 aprile corrente che il Consiglio sia convocato in seduta straordinaria per discutere esclusivamente la questione dell'ENEL e le responsabilità, se responsabilità emergeranno, del Governo centrale e del Governo regionale.
Rileva, in proposito, che da parte di alcuni è stato detto che la seduta straordinaria di cui si tratta poteva essere fissata entro i 40 giorni.
Rileva che l'articolo 20 del Regolamento interno del Consiglio stabilisce che, su richiesta di un terzo dei Consiglieri, deve essere convocato il Consiglio in adunanza straordinaria entro i 20 giorni dalla richiesta; dichiara che i Consiglieri democristiani sono a disposizione per la discussione dei problemi sopra menzionati anche nel caso che l'adunanza straordinaria sia fissata per domani o entro 5 giorni da oggi.
Quindi, egli osserva, non si dica poi che i Consiglieri democristiani vogliono guadagnar tempo per sottrarsi alla discussione dei suddetti argomenti, perché essi vogliono anzi che tali argomenti siano approfonditi in questa sede e, se la discussione non risulterà esauriente, chiederanno la nomina di una Commissione di inchiesta per accertare l'esistenza di responsabilità, se responsabilità vi saranno, in relazione alla disastrosa vertenza a cui è stata condotta la Valle d'Aosta.
Rivolgendosi quindi al Presidente della Giunta, Caveri, il quale ha letto alcuni passi della sentenza della Corte Costituzionale, precisa che la nota frase della Corte Costituzionale, fa pensare ad un salvagente buttato "pietatis causa" da un Giudice a chi potrebbe essere accusato di particolari responsabilità; così come è solita fare la Magistratura quando dà torto a qualcuno e fa un complimento alla difesa del perdente.
Cita le sentenze della Corte Costituzionale in data 2-5-1958 n. 32 e 6-7-1956 n. 18, nelle quali, in un caso analogo a quello in esame si legge che il ricorso avrebbe dovuto essere presentato nei confronti della legge principale, cioè della legge istitutiva dell'ENEL e non nei confronti dei vari Decreti conseguenti a tale legge.
Rileva che rimane il fatto incontestabile che la Giunta, in un primo tempo, era orientata a presentare ricorso contro la legge istitutiva dell'ENEL, ricorso che era stato non soltanto predisposto, ma persino redatto a stampa, nel gennaio del 1963.
Informa che l'8 gennaio 1963 la Giunta, in una riunione alla quale presenziarono anche i due Parlamentari Valdostani, decideva di non ricorrere alla Corte Costituzionale contro la legge istitutiva dell'ENEL.
Dichiara di non sapersi spiegare il perché la Giunta addivenne a tale decisione, dal momento che, in data successiva, cioè l'8 aprile 1963, stabiliva di presentare ricorso alla Corte Costituzionale non più contro la legge istitutiva dell'ENEL, ma contro quei provvedimenti che furono conseguenti alla legge principale, che avrebbe dovuto, - a suo avviso -, essere impugnata quanto meno in via prudenziale.
Afferma che vi è una responsabilità anche dei due Parlamentari Valdostani, oltreché della Giunta.
Si dice, - egli osserva -, che autorevoli persone avevano dato assicurazioni formali che nella legge sarebbero stati presi in considerazione i problemi della Valle d'Aosta (ciò che, poi, non avvenne); ma allora, - egli domanda -, perché i Parlamentari della Valle d'Aosta votarono la legge istitutiva dell'ENEL che, si sapeva, non prendeva in considerazione gli interessi della Regione?
Si era, allora, - egli conclude -, in fase successiva alle belle promesse fatte dai Ministri.
Il Presidente, MARCOZ, riferendosi al richiamo fatto dal Consigliere Torrione all'articolo 56 del Regolamento interno del Consiglio, fa notare che il Consigliere Torrione non era presente nella seduta del 7 aprile in cui fu abbinata la discussione di due o tre oggetti iscritti all'ordine del giorno e strettamente connessi fra di loro.
Ritiene che molto opportunamente, all'inizio dell'adunanza odierna, non sia stata subito posta in discussione la questione della composizione delle Commissioni consiliari consultive e ciò ai fini di non pregiudicare la possibilità di un accordo per la auspicata votazione unanime degli ordini del giorno.
Sulla questione dell'asserito ritardo nella presentazione del ricorso alla Corte Costituzionale per la questione ENEL, fa notare al Consigliere Torrione che il ricorso presentato dalla Giunta ha seguito regolarmente il suo iter ed è stato esaminato dalla Corte Costituzionale anche nel merito, né più né meno come se fosse stato presentato 10 mesi prima.
Ritiene che, essendo la Corte Costituzionale entrata nel merito ed avendo riconosciuto che il ricorso stesso è stato presentato tempestivamente, la minoranza non abbia più nulla da obiettare in merito alla questione della tempestività del ricorso.
Il Consigliere PEDRINI ripete che i Consiglieri liberali ritengono che il ricorso sia stato presentato tardivamente per i motivi già detti ed insiste sul fatto che, se il ricorso fosse stato presentato a suo tempo contro la legge istitutiva dell'ENEL, l'ENEL non si sarebbe affrettato a cambiare in tutti gli impianti idroelettrici della Valle d'Aosta le sigle SIP con le sigle ENEL, per mettere tutti di fronte ad un fatto compiuto.
Il Presidente, MARCOZ, osserva che è la Corte Costituzionale, e non già il Partito Liberale Italiano, competente a dichiarare se il ricorso sia stato presentato tardivamente o tempestivamente e ribadisce che la Corte Costituzionale è stata molto precisa al riguardo.
L'Assessore ANDRIONE, premesso che il dibattito svoltosi oggi ha chiarito le posizioni della maggioranza e della minoranza in merito alla questione ENEL, ritiene che da parte della maggioranza consiliare si sia peccato di ingenuità, perché quanto è stato detto dal Consigliere Torrione dimostra chiaramente che, a torto od a ragione, la Democrazia Cristiana vuole impostare su questa questione un battage politico per mettere sotto accusa la precedente Giunta e l'Onorevole Caveri, quale ex Parlamentare.
È chiaro, - egli dice -, che in questo clima risulta inutile una riunione straordinaria di Consiglio, da tenersi entro pochi giorni a' sensi dell'articolo 20 del Regolamento interno del Consiglio, e nella quale si avrebbe una serie di logomachie, più o meno utili.
Informa che i membri della Giunta avevano pensato di agire in maniera differente e, cioè, di cercare quali fossero i rimedi da proporre, partendo dall'esame della sentenza della Corte Costituzionale, per giungere a qualcosa di positivo e di utile per la Valle d'Aosta.
Lamenta che, in luogo di dare una dimostrazione unanime di unione in difesa dell'autonomia, si assiste ad un ritorno del clima locale del 1953-1954, clima nel quale, per coprire l'antiautonomismo formale e dichiarato dal Governo centrale e di una fazione, si vuole addossare le colpe al Presidente della Giunta, alla Giunta e al Deputato valdostano alla Camera.
Rileva che si tratta, evidentemente, di una manovra politica per cui ritiene inutile continuare a fare altri appelli alla minoranza consiliare per una dimostrazione di solidarietà a difesa dell'autonomia.
Il Presidente della Giunta, CAVERI, premette che vi è un punto fondamentale che sembrava acquisito nell'ultima seduta di Consiglio e nell'ultima riunione dei Capi gruppo consiliari e ritiene che nel verbale di quella seduta risulti l'accordo che era stato raggiunto.
Rileva che, secondo la tesi esposta dal Consigliere Torrione, sembrerebbe che da parte dei Consiglieri della Democrazia Cristiana si voglia di nuovo rimettere tutto in discussione, anche l'accordo che era stato già raggiunto. Pertanto, prima di rispondere al Consigliere Torrione in merito ad alcune dichiarazioni che lo riguardano, ritiene opportuno di chiedere al Consigliere Berthet, Capo del gruppo consiliare della Democrazia Cristiana, se riconosca che è stato raggiunto un accordo nella seduta di Consiglio del 7 aprile e nelle riunioni dei Capi gruppo consiliari in questi termini:
1) deferire la questione ENEL all'esame delle Commissioni consiliari per gli Affari Generali e Finanze e per i Lavori Pubblici, integrate nel modo già più volte detto;
2) riportare, in seguito, la questione all'esame del Consiglio in una seduta straordinaria da tenersi entro il termine di 40 giorni; questo termine era stato concordato anche perché era sembrato, nelle riunioni dei Capi gruppo consiliari, che si sarebbe arrivati ad un accordo su tutto, anche sugli ordini del giorno.
Chiede, quindi, al Consigliere Berthet di voler rispondere alla predetta sua precisa domanda e si riserva di riprendere dopo la parola.
Il Consigliere BERTHET riconosce che, effettivamente, si era concordato di rinviare di quaranta giorni, a partire da oggi, l'adunanza straordinaria di Consiglio per la discussione della questione dell'ENEL, questione che era da deferire all'esame delle Commissioni consiliari permanenti degli Affari Generali e Finanze e dei Lavori Pubblici, opportunamente integrate.
Ritiene che il Consigliere Torrione abbia assunto la posizione che ha preso, perché oggi si è cercato di cambiare le cose e perché, non essendo presente nell'adunanza del 7/8 aprile, non era a conoscenza di quanto era stato deciso.
Il Presidente della Giunta, CAVERI, prende atto della risposta data dal Consigliere Berthet, risposta che dichiara esauriente, e lo ringrazia per la sua lealtà, rilevando che, in sostanza, il Consigliere Berthet ha riconosciuto che si era stabilito di tenere la riunione straordinaria di Consiglio entro quaranta giorni da oggi.
Ammette che il Consigliere Torrione, non essendo presente nell'adunanza di Consiglio del 7/8 aprile corrente né nella riunione dei Capi gruppo consiliari, possa anche non essere al corrente di quanto è stato concordato in quelle sedi.
Rammenta che nella seduta del 7 aprile il Consiglio ha discusso della questione dell'ENEL per ben quattro ore e che, in tale occasione, egli ha fatto una relazione che è durata un'ora ed un quarto e durante la quale ha risposto a tutte le domande che oggi vengono poste, nuovamente, dal Consigliere Torrione.
Prega il Consigliere Torrione di prendere visione della menzionata relazione che sarà inserita nel verbale di tale seduta, attualmente in corso di redazione.
Osserva che non si deve oggi, in questa sede, riaccendere la discussione sulla questione dell'ENEL, ma ritiene, peraltro, opportuno di ribadire i punti seguenti:
1) la sentenza della Corte Costituzionale, che è l'unica autorità in materia, afferma che il ricorso presentato dalla Regione è stato tempestivo e respinge la eccezione di intempestività sollevata dall'Avvocatura dello Stato;
2) nella sua lunga relazione al Consiglio ha spiegato quanto è stato fatto in sede parlamentare, nella Commissione dei 45 e, cioè:
- sono stati presi dei contatti con l'On. Togni Presidente della Commissione, col Ministro Guardasigilli e col Relatore;
- è stato presentato un emendamento nel quale si diceva che nulla era innovato o modificato per quanto sancito dallo Statuto Regionale in materia di acque pubbliche;
- è seguito l'intervento del Ministro Guardasigilli, Sen. Bosco, che ha parlato per trenta minuti, intervento che si è concluso con questa frase: le preoccupazioni dell'On. Caveri sono infondate, poiché rimane immutata la titolarità della concessione novantanovennale concessa dallo Stato alla Regione in sede di Statuto;
- non si è trattato soltanto di dichiarazioni verbali, perché, a sua richiesta e d'accordo col Presidente della Commissione - On. Togni - e con l'On. De Cocci - Relatore alla Camera, la dichiarazione conclusiva del Guardasigilli Bosco è stata inserita nella Relazione alla Camera;
- analoga richiesta è stata fatta dal Sen. Chabod e, quindi, analoga dichiarazione è stata inserita nella relazione al Senato.
Osserva che, se il Consigliere Torrione fosse stato presente nella seduta del 7 aprile, avrebbe sentito dire che l'On. Veronesi, democristiano, nella seduta al Senato, ha presentato un emendamento del genere di quello che era stato proposto dai parlamentari valdostani e che anche il Ministro Colombo gli ha dato formale assicurazione in proposito.
Comunica che tutto questo risulta negli atti parlamentari, che egli ha letto al Consiglio nella seduta del 7 aprile, così come risultano le dichiarazioni fatte dal relatore On. De Cocci e dal relatore Sen. Amigoni.
Precisa che dagli atti parlamentari risulta che il Ministro Colombo ha assicurato il Senato e l'On. Veronesi che la legge istitutiva dell'ENEL non avrebbe toccato minimamente i diritti e gli interessi stabiliti negli Statuti Regionali.
Questo, - egli dice -, è la verità delle cose.
Osserva che vi è un punto sul quale intende richiamare l'attenzione del Consigliere Pedrini, il quale ebbe più volte ad affermare in precedenti sedute che la Federazione del Partito Liberale aveva impegnato i suoi Parlamentari a presentare emendamenti alla legge istitutiva dell'ENEL.
Premesso che si sta per presentare in Parlamento una nuova legge su questa materia, informa che, in una riunione tenutasi nei giorni scorsi, l'On. Gex, Deputato della Valle d'Aosta, ha riferito di avere predisposto un emendamento alla nuova legge, firmato, fra gli altri, dai Parlamentari On. Mitterdolter - Deputato della Woltspartei, dall'On. Carrao - siciliano, e da un Deputato sardo, ma non da Deputati liberali i quali, interpellati dall'On. Gex se intendessero sottoscrivere detto emendamento, si sono rifiutati di firmarlo.
Questo, - egli precisa -, non già per sollevare una vana polemica, ma per stabilire un dato di fatto.
Ricorda che, nella seduta del 7 aprile, egli, nella lunga esposizione fatta al Consiglio, ebbe a dare lettura anche dell'emendamento che era stato proposto dalla Commissione consiliare permanente dei Lavori Pubblici.
Dichiara che detto emendamento, anche se, per ipotesi, fosse stato accettato dal Parlamento, non sarebbe stato di alcuna utilità perché stilato in modo troppo generico.
Fa presente che la Corte Costituzionale, in un punto fondamentale e centrale della nota sentenza, afferma che, tra lo Statuto regionale della Valle d'Aosta e la legge istitutiva dell'ENEL non vi è ancora alcun contrasto; osserva, quindi, che non sarebbe servito a nulla un emendamento generico del tipo di quello che era stato consigliato il giorno 16-11-1962, cioè il giorno dopo l'approvazione da parte del Senato della legge istitutiva dell'ENEL.
Ritiene di aver chiarito sufficientemente i vari punti e conclude rivolgendo un vivo appello ai Signori Consiglieri a rimanere sul piano della obiettività e della buona fede, perché, altrimenti, sarebbe il buon nome ed il prestigio stesso del Consiglio Regionale che verrebbero posti in pericolo e compromessi.
Il Consigliere TORRIONE osserva che l'On. Caveri non avrebbe dovuto dare il suo voto favorevole all'approvazione della legge istitutiva dell'ENEL, perché, - egli osserva -, l'On. Caveri sa, essendo avvocato, che il valore di una legge e l'interpretazione della stessa si desumono dal complesso delle norme della legge e non da quella che è l'opinione personale di uno dei partecipanti alla votazione stessa.
Il Consigliere BENZO premette che il Presidente del Consiglio, Marcoz, va considerato come il Pater familias dei Consiglieri, anche se questa mattina è stato alquanto burbero.
Constata quindi che sono ormai due ore che il Consiglio sta discutendo nuovamente sulla questione dell'ENEL, a ciò portato indubbiamente dal lungo intervento del Presidente del Consiglio e da quello del Presidente della Giunta.
Rileva che vi è stato un espresso richiamo all'art. 56 del Regolamento interno del Consiglio, con invito a continuare i lavori secondo il loro numero di iscrizione all'ordine del giorno della seduta; chiede, a' sensi di tale articolo, che il Consiglio proceda alla trattazione dell'oggetto n. 28 dell'ordine del giorno, concernente modificazioni agli articoli 93 e 95 del vigente Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale.
Osserva che tutti i Consiglieri ricordano che nella seduta del 7 aprile u.s. la minoranza, - che aveva richiesto la convocazione in adunanza straordinaria del Consiglio Regionale a' sensi dell'articolo 20 del Regolamento interno del Consiglio, per la discussione della questione ENEL -, ha aderito alla proposta, fatta dalla maggioranza, che detta seduta avesse luogo entro 35-40 giorni dalla seduta del 7 aprile, anzichè entro il termine di 20 giorni.
Nulla osta però, - egli dichiara -, a che l'adunanza abbia luogo anche domani o dopo domani, come è stato dichiarato dal Consigliere Torrione; ma insiste che oggi il Consiglio deve continuare i suoi lavori secondo l'ordine del giorno della seduta.
Il Consigliere GERMANO fa presente che un Consigliere non intervenuto ad una precedente seduta non può pretendere che il Consiglio discuta nuovamente le questioni che sono state trattate nella seduta in cui era assente.
Precisa che è compito dei singoli Capi gruppo consiliari di informare i Consiglieri assenti sui lavori svolti dal Consiglio.
Chiede che sia posto in votazione non già l'ordine del giorno da lui presentato nella seduta del 7 aprile, ma l'ordine del giorno presentato oggi dal Presidente della Giunta, Caveri, in sostituzione del sopramenzionato precedente ordine del giorno.
Propone, pertanto, che la Presidenza dichiari chiusa la discussione rilevando che se qualche Consigliere intende ancora aggiungere qualcosa potrà farlo in sede di dichiarazione di voto.
Il Consigliere MONTESANO osserva che il Presidente della Giunta, Caveri, ha richiamato un accordo intercorso nella seduta del 7 aprile fra i Gruppi della maggioranza e quelli della minoranza per quanto riguarda l'adunanza straordinaria consiliare sulla questione dell'ENEL, adunanza da tenersi entro 40 giorni dalla seduta del 7 aprile.
Questo, - egli dice -, corrisponde a verità, perché la speciale seduta straordinaria per questa questione fu decisa unanimemente data la importanza dell'argomento da trattare.
Rileva quindi che è stata abbinata la discussione dei due ordini del giorno con la discussione degli oggetti iscritti ai numeri 28 e 29 dell'ordine del giorno ed osserva che, se fosse stato raggiunto un accordo sulla trattazione unitaria di tali oggetti, sarebbe decaduto ogni motivo di discussione, mentre invece il Consiglio, anzichè discutere i menzionati due oggetti dell'ordine del giorno, è passato, come già avvenuto nella seduta del 7 aprile, a discutere della questione dell'ENEL, questione che è stata rinviata ad una apposita seduta del Consiglio.
Chiede quindi al Presidente Marcoz, come mozione d'ordine e in applicazione dell'articolo 56 del Regolamento interno, che il Consiglio discuta gli oggetti n. 28 e n. 29 dell'ordine del giorno e rinvii all'apposita adunanza straordinaria la discussione sulla questione dell'ENEL e sull'ordine del giorno presentato dal Consigliere Germano, ordine del giorno ora sostituito da quello presentato dal Presidente della Giunta, Caveri.
Il Consigliere PEDRINI, riferendosi alla comunicazione fatta prima dal Presidente della Giunta, dichiara che non gli risulta che i Gruppi Parlamentari Liberali del Senato e della Camera siano contrari ad una legge che sancisca i diritti della Valle di Aosta in materia di acque pubbliche.
Chiede al Presidente della Giunta, Caveri, di voler fargli conoscere i nomi dei Parlamentari liberali, Deputati o Senatori, con i quali l'On. Gex ha conferito in merito all'emendamento accennato dal Presidente della Giunta; rileva che quanto riferitogli lo stupisce moltissimo e non potrebbe avere altra spiegazione se non la seguente: o i Deputati liberali sono venuti meno agli ordini del Capo gruppo parlamentare, oppure hanno parlato a titolo personale.
Il Consigliere BERTHET rileva che da parte di qualcuno si parla per la tribuna e non già per il Consiglio, poiché quando importanti problemi come questi ora trattati vengono discussi nelle riunioni di Gruppi consiliari, le discussioni non hanno il calore e l'acredine della odierna discussione in Consiglio.
Pertanto, pur affermando che non intende limitare la possibilità per il pubblico di assistere ai lavori del Consiglio, esprime l'avviso che, se la discussione su problemi di grande importanza, come quello riguardante gli argomenti in discussione, avvenisse in seduta privata, probabilmente si raggiungerebbe più facilmente un accordo fra i vari Gruppi della maggioranza e della minoranza.
Rileva che il Consigliere Germano ha rivolto l'accusa di anti autonomisti ai Consiglieri della Democrazia Cristiana; dichiara di respingere formalmente tale accusa, precisando che non può accettare lezioni di autonomismo dai comunisti che hanno tolto con violenza la libertà ai Popoli.
Osserva che sarebbe interessante sapere dove si trovava il Consigliere Germano nel dicembre 1943, quando era pericoloso muoversi, quando il Senatore Page, democratico cristiano ed il Notaio Chanoux, - che non era certamente comunista, perché era un credente, un uomo di fede ed un uomo che amava la sua Valle di Aosta -, sono scesi a Chivasso ed hanno preso parte alla riunione dei rappresentanti delle popolazioni alpine, riunione in cui si è discusso dell'autonomia della Valle d'Aosta. Chiede al Consigliere Germano, che oggi predica l'autonomismo valdostano, se abbia preso parte, allora, alle riunioni del C.L.N. Alta Italia in cui si discutevano tali problemi.
Afferma che democristiani e pochi repubblicani storici hanno allora propugnato lo Statuto della Valle d'Aosta e gli Statuti delle altre Regioni autonome e non già i comunisti; riconosce, tuttavia, che i comunisti della Valle d'Aosta hanno lavorato affinché il gruppo comunista desse la sua adesione e questo in contrasto alla linea politica del Partito Comunista.
Dichiara che se vi è un Partito che si è messo la maschera, non è già il Partito della Democrazia Cristiana ma il Partito Comunista, che si è già parecchie volte messo la maschera per ingannare il Popolo Valdostano. Ecco perché, egli dice -, la Valle d'Aosta si trova oggi nella situazione che tutti conosciamo; aveva ragione il compianto Abbé Trèves quando diceva "La Vallée d'Aoste se meurt", perché non è stato ancora possibile aprire un dialogo cordiale tra Valdostani.
Siamo noi, - egli afferma -, richiamando in particolare l'attenzione dei Consiglieri della Union Valdôtaine, che dobbiamo discutere di questi problemi e non chi non ha niente a che fare con la Valle d'Aosta, non chi è venuto ospite, ospite onorato se vogliamo, ma che non deve entrare in questi problemi della nostra Valle.
Segue breve interruzione per un intervento da parte di una persona dalla galleria del pubblico.
Il Presidente, MARCOZ, osserva che la discussione si è spostata fuori dell'argomento all'ordine del giorno; fa presente al Consiglio che non sono in discussione i meriti o i demeriti dei Consiglieri in relazione alla istituzione dell'autonomia valdostana, ma che si sta parlando di quello che i Consiglieri, tutti insieme, debbono fare per l'attuazione e la difesa della autonomia della Valle d'Aosta.
Il Consigliere BERTHET prega il Presidente Marcoz di aprire la discussione sull'oggetto n. 28 dell'ordine del giorno riguardante le modificazioni proposte dalla Giunta agli articoli 93 e 95 del vigente Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale.
L'Assessore ANDRIONE chiede che il Presidente dichiari chiusa la discussione sull'argomento e ponga ai voti l'approvazione dell'ordine del giorno.
L'Assessore MANGANONI dichiara che intende fare, a nome del Partito Comunista, una precisazione, perché sono state fatte affermazioni assolutamente infondate e sono state fatte accuse a degli uomini che hanno diritto qui di difendersi.
Rivolgendosi al Consigliere Berthet, fa presente che il Consigliere Germano ha combattuto, come partigiano, contro i nazifascisti per la libertà e l'autonomia della Valle d'Aosta ed è stato ferito a Gressoney versando il suo sangue per la autonomia della Valle d'Aosta.
Rivolgendosi, quindi, al Consigliere Signorina Personnettaz, afferma che l'autonomia della Valle d'Aosta è un diritto dei valdostani, che sono una minoranza etnica e linguistica, e non è stata un dono, perché è stata conquistata con la lotta partigiana sui monti contro i nazifascisti e sulle piazze dopo la liberazione.
Osserva che se si sente affermare che "La Vallée d'Aoste se meurt", è perché, mentre da parte dei Consiglieri della maggioranza si sta lavorando e facendo tutto il possibile per la difesa della Valle d'Aosta, il Governo Centrale, del quale non fanno parte i comunisti né gli unionisti, ma che è costituito per la maggioranza da democristiani, sta svuotando di ogni valore lo Statuto della Valle d'Aosta e l'autonomia valdostana.
Il Consigliere Signorina PERSONNETTAZ precisa di essere stata partigiana.
Monsieur le Conseiller MAPPELLI rappelle que, dans la séance du 7 avril, le Conseil a déjà discuté pendant quatre heures sur la question de l'ENEL et que, à la fin, tous les Conseillers ont été d'accord qu'une séance extraordinaire était nécessaire pour discuter à fond l'argument.
Il rappelle encore qu'à la suite de la séance du 7 avril une réunion a eu lieu entre les chefs des groupes du Conseil au sujet de la question de la composition des Commissions du Conseil et que tous les Conseillers ont été informés sur les résultats des pour parlers qui ont eu lieu dans cette réunion.
Il constate que ce matin encore le Conseil a discuté de nouveau de la question de l'ENEL, au lieu de discuter des arguments à l'ordre du jour.
Il Presidente, MARCOZ, fa il punto della discussione e ricorda che, nella seduta del 7 aprile u.s., - al termine delle comunicazioni del Presidente della Giunta sull'oggetto n. 32 dell'ordine del giorno (sentenza in data 24 febbraio - 7 marzo 1964 n. 13 della Corte Costituzionale) ed in risposta ad una interpellanza dei Consiglieri Torrione e Bionaz e ad altra interpellanza del Consigliere Bionaz -, fu presentato dal Consigliere Germano un ordine del giorno di deplorazione e di protesta per la questione dell'ENEL, ordine del giorno che rimase in sospeso avendo il Consiglio concordato, unanime, sulla proposta del Presidente della Giunta, Caveri, di demandare ad apposita nominanda Commissione lo studio della questione dell'ENEL, in relazione alla sopracitata sentenza e con l'intesa che il Consiglio sarebbe stato convocato in adunanza straordinaria entro il periodo di 35-40 giorni per l'esame approfondito di tale questione.
Il Consigliere BENZO rileva che, se ora si insiste a chiedere, da parte di Consiglieri della minoranza, che il Consiglio continui i suoi lavori secondo l'iscrizione degli oggetti all'ordine del giorno, si dovrebbe logicamente porre prima ai voti l'ordine del giorno di cui è stata data lettura dal Presidente della Giunta e che è sostitutivo dell'ordine del giorno presentato dal Consigliere Germano nella seduta del 7 aprile.
Il Consigliere BENZO dichiara che, se da parte della maggioranza si insiste affinché sia posto ai voti tale ordine del giorno, la minoranza, da parte sua, insiste affinché la votazione di tale ordine del giorno sia preceduta dalla adunanza straordinaria di Consiglio richiesta nella seduta del 7 aprile per la questione dell'ENEL, adunanza che, secondo gli accordi presi, dovrebbe avere luogo entro 35-40 giorni dal 7 aprile.
Il Presidente, MARCOZ, ricorda che, secondo quanto concordato tra minoranza e maggioranza nella citata seduta consiliare, la questione dell'ENEL, in relazione alla nota sentenza della Corte Costituzionale, deve essere prima esaminata dall'apposita nominanda Commissione, affinché il Consiglio possa disporre di elementi necessari per una discussione seria ed approfondita del problema.
Il Consigliere DUJANY riassume brevemente, egli pure, le conclusioni alle quali si è addivenuti nella seduta del 7 aprile u.s., e fa presente che la questione dell'ordine del giorno di cui si chiede la votazione era collegata alla questione della convocazione del Consiglio in adunanza straordinaria per la discussione della questione dell'ENEL; pertanto, - egli dice -, se si insiste per la votazione immediata del suddetto ordine del giorno, viene naturalmente a cadere l'accordo a cui si è giunti nella citata seduta del 7 aprile u.s.
Si dà atto che sulla questione prendono, altresì, la parola l'Assessore FOSSON, il quale ribadisce quanto espresso dal Presidente, Marcoz, ed il Consigliere LUSTRISSY, il quale ribadisce la tesi sostenuta dai Consiglieri BENZO e DUJANY.
Il Consigliere GERMANO precisa di non avere, nella seduta del 7 aprile u.s., ritirato l'ordine del giorno presentato in tale seduta, ma di avere aderito alla proposta di soprassedere alla trattazione dell'ordine del giorno alla condizione che l'adunanza straordinaria del Consiglio, richiesta dalla minoranza, non avesse luogo prima di 35-40 giorni, affinché il problema potesse essere prima studiato dalla apposita nominanda Commissione.
Il Consigliere TORRIONE, a nome del gruppo della Democrazia Cristiana, sottopone all'approvazione del Consiglio il seguente ordine del giorno, di cui dà lettura:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
riunito in sessione in data 15-4-1964
riafferma
la volontà di tutti i Partiti e Movimenti rappresentati di ottenere l'integrale applicazione dello Statuto della Regione Autonoma Valle d'Aosta interpretando le norme relative nello spirito che animò i promulgatori, ed in particolare i punti:
1) - Zona franca;
2) - Trasferimento beni demaniali;
3) - Revisione riparto fiscale;
4) - Scuola.
impegna
la Giunta a prendere tutte quelle iniziative necessarie in campo regionale e nazionale perché il Parlamento ed il Governo centrale, in accordo con gli organi della Valle, emanino quei provvedimenti necessari ed opportuni per il pronto adempimento dell'impegno costituzionale;
dà mandato
al Presidente della Giunta di sottoporre il presente ordine del giorno al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle Camere ed al Governo, per le necessarie iniziative di legge".
Il Consigliere Torrione, riferendosi all'ordine del giorno concernente la questione dell'ENEL, dichiara che i Consiglieri della Democrazia Cristiana non intendono affatto sottrarsi ad una discussione dell'argomento e sono favorevoli all'approvazione di un ordine del giorno, previamente concordato fra i vari gruppi consiliari, in una apposita riunione straordinaria di Consiglio, riunione che, a loro avviso, dovrebbe avere luogo al più presto, possibilmente anche nella giornata di domani o di dopodomani o in uno dei giorni della prossima settimana.
Il Consigliere GERMANO chiede che il Consiglio respinga l'ordine del giorno proposto dal Consigliere Torrione, in quanto non riguarda gli argomenti in discussione, e propone che sia posto ai voti l'ordine del giorno proposto dal Presidente della Giunta e concernente la questione dell'ENEL.
Il Presidente della Giunta, CAVERI, chiede che siano posti in votazione i due ordini del giorno proposti dalla Giunta e di cui ha dato lettura all'inizio della seduta e, cioè, sia quello riguardante il rispetto dei diritti statutari della Regione in materia di acque pubbliche che quello concernente l'attuazione integrale dello Statuto Speciale della Valle d'Aosta.
Il Consigliere MONTESANO, richiamando la propria mozione di ordine, fa appello all'autorità e alla imparzialità del Presidente del Consiglio per l'applicazione e l'osservanza del Regolamento interno del Consiglio e chiede che il Presidente, in accoglimento della mozione d'ordine, dichiari aperta la discussione sugli oggetti n. 28 e 29 dell'ordine del giorno.
Rileva che, nella seduta dell'8 aprile u.s., sono stati sottoposti all'esame del Consiglio, che li ha approvati, tre disegni di legge regionale che non erano stati preventivamente sottoposti all'esame delle competenti Commissioni consiliari consultive di studio, esame previsto dall'articolo 97 - 1° comma del Regolamento interno del Consiglio.
Il Presidente, MARCOZ, ribadisce che, se la minoranza insiste affinché il Consiglio proceda ai lavori secondo l'ordine del giorno, deve essere necessariamente posto prima ai voti l'ordine del giorno concernente il rispetto dei diritti statutari della Regione in materia di acque pubbliche, in relazione alla nota sentenza dell'ENEL, ordine del giorno che è stato messo in discussione, per accordo unanime, prima degli oggetti iscritti ai numeri 28 e 29.
Il Consigliere TORRIONE rileva che all'oggetto n. 62 dell'ordine del giorno è iscritta una mozione dei Consiglieri Signori Chamonin, Germano e Colombo concernente la proposta di approvazione di un ordine del giorno auspicante l'integrale applicazione dello Statuto speciale per la Regione Valle d'Aosta.
Dichiara che i Consiglieri della Democrazia Cristiana concordano sulla opportunità di votare un ordine del giorno concernente il menzionato oggetto, ma ritengono che l'ordine del giorno, così come è stato stilato dai proponenti, non sia completo e chiedono che, in luogo di tale ordine del giorno, sia approvato l'ordine del giorno testé proposto a nome della Democrazia Cristiana e di cui ha dato lettura.
Dichiara che i Consiglieri della Democrazia Cristiana non possono concordare che, all'ordine del giorno proposto dai predetti tre Consiglieri Chamonin, Germano e Colombo, oggi sia sostituito un altro ordine del giorno, che si vorrebbe far passare come iscritto all'oggetto n. 62 e che si vorrebbe venisse posto in votazione.
Circa l'ordine del giorno proposto dalla Giunta e auspicante l'integrale applicazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta, dichiara che i Consiglieri del suo gruppo non sono contrari alla iniziativa per la approvazione di un ordine del giorno, anzi chiedono che un ordine del giorno del genere sia posto in votazione al più presto, anche nella seduta di domani o di dopodomani, ma previo accoglimento della istanza, fatta dalla minoranza nella seduta del 7 aprile in base all'articolo 20 del Regolamento interno e ripetutamente ribadito, per la convocazione del Consiglio in adunanza straordinaria per l'approfondimento della questione ENEL.
Rileva che, in una apposita adunanza straordinaria, i Consiglieri della minoranza avranno la possibilità di concorrere alla formulazione e alla proposta di un ordine del giorno da approvare dal Consiglio, nell'intento di raggiungere quell'auspicata unanimità che viene richiesta e sollecitata dalla maggioranza forse per amore di Patria, ma anche per una autodifesa che alla minoranza importa assai meno di quanto non importino gli interessi della Valle d'Aosta.
Il Presidente della Giunta, CAVERI, chiarisce che l'ordine del giorno di cui la Giunta chiede la votazione è quello che è stato redatto nella riunione dei Capi gruppo consiliari, presenti i Consiglieri Berthet e Dujany, i quali sono quindi perfettamente a conoscenza del testo di tale ordine del giorno, che è stato esaminato e discusso parola per parola.
Dichiara che detto ordine del giorno non costituisce, quindi, una novità per i Consiglieri della minoranza, perché non è stato preparato oggi.
Il Presidente, MARCOZ, rileva che l'ordine del giorno, nella formulazione proposta dal Consigliere Germano nella seduta del 7 aprile u.s., conteneva degli spunti polemici che sono stati eliminati nella formulazione stilata nella riunione dei Capi gruppo consiliari.
Ricorda che lo stesso Consigliere Germano ha riconosciuto che la nuova formulazione dell'ordine del giorno è meno polemica ed ha aderito a che venisse posto ai voti in questa seconda formulazione anziché in quella già presentata nella seduta dell'8 aprile u.s.
Il Consigliere PEDRINI dichiara che, essendo la situazione totalmente cambiata dal giorno in cui ha avuto luogo la riunione dei Capi gruppo consiliari, intende egli pure stilare un ordine del giorno sull'argomento e si riserva di predisporlo e proporlo al più presto.
Il Consigliere Segretario, Signora SIGGIA, su invito del Presidente, dà lettura dell'ordine del giorno proposto dalla Giunta e auspicante il rispetto dei diritti statutari della Regione in materia di acque pubbliche.
Il Presidente, MARCOZ, chiede se qualche Consigliere intenda fare dichiarazioni di voto, avvertendo che, in caso negativo, porrà ai voti l'ordine del giorno in questione.
L'Assessore FOSSON fa la seguente dichiarazione di voto:
"Au nom de l'Union Valdôtaine je désire faire une très courte déclaration:
c'est avec un sens de peine que j'ai suivi aujourd'hui les interventions des différents Conseillers de la minorité.
C'est avec un sens de peine pour les arguments qui ont été portés au débat dans le but de reverser sur les Parlementaires et sur la Junte passée des responsabilités qui n'existent pas.
C'est avec un sens de peine surtout pour la mortification de l'esprit valdôtain, qui, encore une fois, vient de la part de la Démocratie Chrétienne.
C'est inutile de faire les super-autonomistes hors du Conseil Régional et de refuser l'approbation en cette salle d'un ordre du jour commun, pour demander simplement le respect du Statut et, en particulier, le respect de nos droits sur les eaux que nos ancêtres ont rachetés, en son temps, à poids d'or.
La Démocratie Chrétienne a commis une erreur politique fondamentale en 1953 quand elle s'est refusée de s'unir à l'Union Valdôtaine, pour signer une seconde lettre de protestation au Président De Gasperi, pour demander l'application du Statut.
La leçon n'a servi à rien.
Aujourd'hui elle est en train de commettre une autre erreur politique fondamentale qui aura des répercussions néfastes pour l'avenir de notre autonomie.
L'avenir dira sur les épaules de qui grâveront ces responsabilités.
L'union Valdôtaine, par ses représentants au sein de la Junte et du Conseil, a proposé un ordre du jour commun dans l'intérêt de la Vallée d'Aoste; elle a fait ainsi tout son devoir.
Vous vous refusez de l'approuver.
Les Valdôtains sauront juger et comprendre que la défense de leurs droits peut se faire d'une seule façon: en la confiant à des hommes qui sachent faire passer en première ligne les intérêts de la Vallée d'Aoste et des Valdôtains sur ceux de Parti".
Il Consigliere TORRIONE fa la seguente dichiarazione di astensione dal voto:
"Signor Presidente, dichiaro che il gruppo dei Consiglieri della Democrazia Cristiana ritiene che la discussione relativa ai rapporti tra Regione e Stato ed avente per oggetto il regime giuridico delle nostre acque non sia stata, nonostante le lunghe discussioni, sufficientemente approfondita, per cui chiede che, entro domani venga convocato in seduta straordinaria questo Consiglio per dedicare l'intera seduta allo svolgimento della questione, onde poter giungere ad un ordine del giorno che sia emesso veramente a ragion veduta ed intorno al quale si possa raccogliere l'unanimità dei consensi.
Per cui, ritenendo che l'ordine del giorno che oggi si sottopone a votazione non sia, neppure dal punto di vista regolamentare, (- il che però è la questione meno importante in confronto alla gravità della questione -) regolarmente proposto e ritenendo che il problema vada ulteriormente approfondito, il gruppo dei Consiglieri della Democrazia Cristiana si astiene da questa votazione, insistendo per la convocazione del Consiglio, anche entro domani, per raggiungere, previa discussione più approfondita, meno polemica, meno politica e più tecnica, un accordo di tutti i gruppi, per poter porre in una posizione unitaria tutta la popolazione valdostana, così come è qui rappresentata, nei confronti degli organi competenti".
Il Consigliere PEDRINI dichiara che è suo intendimento di presentare, unitamente al Consigliere Albaney, rappresentante del Raggruppamento Indipendente Valdostano, un ordine del giorno sull'argomento; precisa quindi di essere contrario all'approvazione dell'ordine del giorno proposto dalla Giunta.
Il Consigliere MONTESANO dichiara di astenersi dalla votazione per le ragioni esposte dal Consigliere Torrione nella sua dichiarazione di astensione dalla votazione.
Il Consigliere ALBANEY richiama la dichiarazione fatta dal Consigliere Pedrini e fa presente che voterà contro l'ordine del giorno proposto dalla Giunta.
Il Presidente, MARCOZ, pone ai voti per alzata di mano l'approvazione del seguente ordine del giorno proposto dalla Giunta:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
di fronte alle recenti decisioni che hanno determinato una grave diminuzione della competenza regionale in materia di acque, malgrado le "assicurazioni esplicite e tranquillizzanti che in sede parlamentare erano state fornite dalle voci più responsabili circa il rispetto dei diritti delle Regioni, costituzionalmente garantiti" come si esprime testualmente la nota sentenza della Corte Costituzionale;
PROTESTA
contro tale lacerazione dello Statuto e
CHIEDE
che il Parlamento, anche in sede di interpretazione autentica, attui quel contemperamento tra esigenze regionali e nazionali, tra i diritti della Regione, che sono stati "compressi", e le disposizioni della legge sull'ENEL;
contemperamento auspicato dalla sentenza stessa della Corte Costituzionale;
IMPEGNA
i Gruppi parlamentari a sostenere tale tesi e le idonee conseguenti iniziative".
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente, MARCOZ, accerta e comunica che il Consiglio, con voti favorevoli diciotto e due voti contrari (Consiglieri presenti: trentatre; Consiglieri votanti: venti; Consiglieri contrari: Albaney e Pedrini; Consiglieri astenutisi dalla votazione: tredici: Benzo, Berthet, Bionaz, Bordon, Chabod, Dujany, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Montesano, Personnettaz, Torrione e Verthuy), ha approvato l'ordine del giorno soprariportato proposto dalla Giunta.
Il Consiglio prende atto.
Mr. le Conseiller MAPPELLI regrette que la majorité du Conseil n'ait pas voulu accepter la proposition faite par le Conseiller Torrione et déclare que, conséquemment, la responsabilité du fait que le Conseil ne se soit pas trouvé d'accord pour l'approbation d'un ordre du jour commun retombe sur la majorité.
Il Presidente, MARCOZ, fa presente che i Consiglieri debbono rammaricarsi che, - di fronte alla lacerazione dello Statuto conseguente alla nota sentenza della Corte Costituzionale -, non sia stato possibile addivenire ad un accordo fra maggioranza e minoranza per l'approvazione di un ordine del giorno unitario di protesta.
Il Consigliere PEDRINI dà lettura dell'ordine del giorno formulato unitamente al Consigliere Albaney e chiede sia posto ai voti.
Il Consigliere GERMANO dichiara di concordare soltanto sull'ultima parte dell'ordine del giorno proposto dai Consiglieri Pedrini e Albaney e di non concordare, invece, sulla prima parte.
Precisa che voterà quindi contro l'ordine del giorno in questione.
Il Consigliere MONTESANO dichiara che concorda sull'ordine del giorno presentato dai Consiglieri Pedrini e Albaney, salvo che nella parte in cui si parla del varo della legge sull'ENEL.
Fa presente che si asterrà quindi dalla votazione su detto ordine del giorno.
Il Consigliere TORRIONE richiama quanto detto dal Consigliere Montesano e dichiara che il Gruppo consiliare democristiano si asterrà dalla votazione.
Il Presidente, MARCOZ, pone ai voti, per alzata di mano, l'approvazione del seguente ordine del giorno proposto dai Consiglieri Pedrini e Albaney:
"ORDINE DEL GIORNO
Il Governo, con il varo della legge sull'ENEL e la mancanza di richieste di emendamenti in sede di votazione alla Camera ed al Senato e, addirittura, con il voto favorevole degli Onorevoli Caveri e Chabod alla legge, ha permesso al carrozzone statale la spoliazione dei nostri sacrosanti diritti sulle acque.
Al Consiglio Valle, la settimana scorsa, la discussione ha fatto emergere dette responsabilità e la Corte Costituzionale, con la sua nota sentenza, ha prodotto un'altra gravissima lacerazione al nostro Statuto speciale.
I membri di questo Consiglio Regionale concordemente elevano formale protesta ed invitano i proprii Parlamentari a porre in discussione al Senato ed alla Camera la causa dei diritti della Valle d'Aosta, sanciti dal Suo Statuto speciale".
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente, MARCOZ, accerta e comunica che il Consiglio con voti contrari diciotto e voti favorevoli due (Consiglieri presenti: trentatre; Consiglieri votanti: venti; Consiglieri astenutisi dalla votazione: tredici: Benzo, Berthet, Bionaz, Bordon, Chabod, Dujany, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Montesano, Personnettaz, Torrione e Verthuy), ha respinto il soprariportato ordine del giorno proposto dai Consiglieri Pedrini e Albaney.
Il Consiglio prende atto.
Il Consigliere TORRIONE fa presente di aver presentato, a nome dei Consiglieri della D.C., un ordine del giorno auspicante l'attuazione integrale dello Statuto speciale della Valle d'Aosta e chiede che detto ordine del giorno sia posto in votazione.
Segue breve discussione fra il Consigliere TORRIONE ed il Presidente, MARCOZ, il quale fa notare che anche da parte della Giunta è stato presentato un ordine del giorno auspicante l'applicazione integrale dello Statuto speciale della Valle d'Aosta ed esprime l'avviso che, trattandosi di argomenti identici, la discussione possa essere abbinata.
Il Consigliere TORRIONE dichiara di non essere contrario all'abbinamento della discussione dei due ordini del giorno, ma chiede che siano poi posti ai voti separatamente.
Il Consigliere MONTESANO dà lettura di un ordine del giorno che presenta anche a nome dei Consiglieri Pedrini, del Partito Liberale, e Albaney, del Raggruppamento Indipendente Valdostano; e chiede quindi che tale ordine del giorno sia posto ai voti.
Il Consigliere TORRIONE rileva che l'ordine del giorno presentato dai Consiglieri Montesano, Pedrini e Albaney corrisponde, nella sostanza, a quello da lui presentato a nome dei Consiglieri della D.C. e dichiara che, per tale ragione, il Gruppo consiliare democristiano ritira il proprio ordine del giorno e approva quello presentato dai predetti tre Consiglieri.
Il Presidente, MARCOZ, pone ai voti per alzata di mano l'approvazione del seguente ordine del giorno proposto dalla Giunta ed auspicante l'integrale applicazione dello Statuto della Regione Autonoma della Valle di Aosta:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
riafferma
la volontà di tutti i Partiti e Movimenti rappresentati, di ottenere l'integrale applicazione dello Statuto della Regione Autonoma della Valle d'Aosta e, in particolare, dei seguenti punti:
1) - zona franca;
2) - trasferimento del demanio e del patrimonio dello Stato alla Regione;
3) - revisione del riparto fiscale;
4) - scuola.
chiede
che il Governo Nazionale applichi la Costituzione nel significato della Resistenza ed attui lo Statuto Regionale con quello spirito di giustizia che è nell'attesa della popolazione valdostana
impegna
i gruppi parlamentari a prendere tutte quelle iniziative necessarie in campo nazionale perché il Parlamento ed il Governo Centrale, in accordo con gli Organi della Regione della Valle d'Aosta, emanino quei provvedimenti necessari ed opportuni per il pronto adempimento dell'impegno costituzionale".
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente, MARCOZ, accerta e comunica che il Consiglio con voti favorevoli diciotto e voti contrari quattordici (Consiglieri presenti e votanti: trentadue) ha approvato il soprariportato ordine del giorno proposto dalla Giunta Regionale.
Il Consiglio prende atto.
Il Presidente, MARCOZ, fa presente che il Consiglio deve ora procedere alla votazione sull'ordine del giorno proposto dai Consiglieri Montesano, Albaney e Pedrini e al quale ha aderito il Consigliere Torrione a nome dei Consiglieri del Gruppo della D.C.
Chiede se qualche Consigliere intenda fare dichiarazioni di voto.
Il Consigliere GERMANO, a nome dei Consiglieri della maggioranza, fa la seguente dichiarazione di astensione:
"Noi ci asteniamo dalla votazione sull'ordine del giorno in questione per un'unica ragione e, cioè, perché è insito nell'ordine del giorno l'argomento di tutta la discussione che ha impedito l'approvazione di un ordine del giorno unitario. Noi abbiamo dimostrato, in sede di riunione dei Capi gruppo consiliari, che non ha alcun significato il dare mandato alla Giunta per la realizzazione della zona franca, perché la zona franca deve essere concessa con legge dello Stato e deve essere richiesta al Parlamento e al Governo Centrale. Poiché nell'ordine del giorno si dice: "dà mandato alla Giunta Regionale...", noi ci asterremo, ripeto, dalla votazione sull'ordine del giorno".
Il Consigliere DUJANY, riferendosi all'ordine del giorno proposto dalla Giunta ed auspicante l'integrale applicazione dello Statuto della Regione Autonoma della Valle d'Aosta, ordine del giorno che è stato già votato e approvato dal Consiglio, dichiara che il voto contrario espresso dai Consiglieri della D.C. è motivato dal fatto che tale ordine del giorno, come pure l'ordine del giorno proposto dalla minoranza, toccano non soltanto il problema della zona franca ma problemi vari, per la soluzione dei quali è necessario l'intervento del potere esecutivo regionale presso il potere esecutivo centrale.
Rileva che, se venisse a mancare tale intervento regionale, gli ordini del giorno approvati oggi dal Consiglio Regionale non avrebbero alcun seguito.
Il Presidente, MARCOZ, pone ai voti per alzata di mano l'approvazione del seguente ordine del giorno proposto dai Consiglieri Montesano, Albaney e Pedrini ed al quale si è associato il Consigliere Torrione a nome dei Consiglieri del Gruppo della Democrazia Cristiana, ordine del giorno concernente l'attuazione dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
riunito in sessione ordinaria il 15 aprile 1964;
constatato
che, a 16 anni dalla sua emanazione, permane tuttora la mancata integrale applicazione dello Statuto regionale;
riaffermata
la ferma volontà di tutti i Partiti e Movimenti rappresentati affinché venga perseguita incessantemente l'azione per l'ottenimento di tale integrale applicazione e, in particolare, dei seguenti punti:
- Zona franca;
- Trasferimento del demanio e del patrimonio dello Stato alla Regione;
- Revisione del reparto fiscale;
- Scuola.
chiede
al Governo Nazionale l'applicazione della Costituzione nella piena attuazione dello Statuto regionale con quello spirito di giustizia che è nell'attesa della popolazione valdostana;
si impegna
con vigile attenzione ad assumere ogni necessario atto deliberativo per il pieno conseguimento del diritto costituzionale;
dà mandato
alla Giunta Regionale di seguire con uguale vigile attenzione ogni specifica iniziativa in campo nazionale e di assumere le altre idonee iniziative in campo regionale affinché Parlamento e Governo Nazionale emanino i necessari provvedimenti per l'adempimento dell'impegno costituzionale;
dà uguale mandato
ai Parlamentari della Valle d'Aosta di espletare in sede idonea ogni azione di loro pertinenza tesa al medesimo scopo;
e delega
il Presidente del Consiglio a trasmettere il presente ordine del giorno, per le necessarie iniziative, al Presidente e al Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché ai Capi dei Gruppi Parlamentari".
Procedutosi alla votazione per alzata di mano, il Presidente, MARCOZ, accerta e comunica che il Consiglio ad unanimità di voti favorevoli (Consiglieri presenti: trentatre: Consiglieri votanti e favorevoli: quindici astenutisi dalla votazione i Consiglieri Andrione, Artaz-Dotto, Balestri, Barone, Casetta, Caveri, Chamonin, Colombo, Cretier, Fillietroz, Fosson, Germano, Manganoni, Marcoz, Perruchon Ved. Chanoux, Savioz, Siggia, Strazza) ha approvato il soprariportato ordine del giorno proposto dai Consiglieri Montesano, Albaney, Pedrini e Torrione.
Il Consiglio prende atto.
Il Consigliere TORRIONE, constata come il Consiglio abbia approvato due ordini del giorno, uno della maggioranza e l'altro della minoranza, riguardanti l'applicazione integrale dello Statuto speciale della Valle d'Aosta.
Esprime il rammarico che non sia stato possibile addivenire ad un accordo tra i Gruppi consiliari della maggioranza e della minoranza per l'approvazione di un ordine del giorno unitario e chiede se entrambi i predetti due ordini del giorno saranno trasmessi al Governo Centrale.
Il Presidente, MARCOZ, osserva che è indubbiamente spiacevole che non sia stato possibile addivenire alla approvazione di un unico ordine del giorno sulla questione della applicazione integrale dello Statuto speciale della Regione Autonoma della Valle d'Aosta.
Rispondendo quindi alla domanda fatta dal Consigliere Torrione, informa che entrambi gli ordini del giorno votati saranno dalla Presidenza del Consiglio trasmessi al Governo Centrale.
Il Consiglio prende atto.
______
