Oggetto del Consiglio n. 556 del 26 novembre 1979 - Verbale
OGGETTO N. 556/79 - Iniziative per ottenere garanzie concrete sul futuro della Cogne e sul suo ruolo nel settore pubblico degli acciai speciali. (Interpellanza del Consigliere Pollicini)
Interpellanza
Il sottoscritto Angelo Pollicini - Consigliere regionale D.P.
Ricordato che la decisione finale concernente la chiusura della miniera di Cogne è stata assunta senza doveroso confronto con la Regione, sulla quale sono venute a gravare - oltre che sulla mano d'opera interessata e sul Comune di Cogne - le conseguenze della scelta aziendale, costringendola - di fatto - a farsi carico di pesanti oneri finanziari per incentivare fonti occupazionali, parzialmente sostitutive, dei posti venuti a mancare con la chiusura della miniera;
Considerato che la grave decisione, secondo la FINSIDER e le OO.SS., era la condizione per il finanziamento della ristrutturazione della Cogne, il suo rilancio e la sua collocazione al vertice del costituendo comparto pubblico per gli acciai speciali;
Constatato che a tutt'oggi appaiono nebulose e contraddittorie le prospettive di rilancio della Società, tanto che si sta verificando un accentramento a Milano di tutte le funzioni decisionali, direzionali, gestionali e manageriali e che in questo quadro sono in via di istituzione sette direzioni centrali, per le quali è in fase di trasferimento nel capoluogo lombardo anche personale dello Stabilimento di Aosta;
Ritenuto che tutto ciò può preludere ad un ulteriore disimpegno della Cogne dalla Valle d'Aosta con la prospettiva di ridurre lo stabilimento a complesso di periferia, a cui vengono delegati compiti finalizzati ad una graduale riduzione del suo ruolo;
Preoccupato del clima di distacco con cui vengono seguiti questi presagi;
Interpella
il Signor Presidente della Giunta e l'Assessore all'Industria per sapere se ritengono opportuno un puntuale intervento della Regione:
1) per istituzionalizzare un confronto costante con gli organismi centrali e periferici del settore siderurgico dell'IRI;
2) per ottenere garanzie concrete sul futuro della Cogne e sul ruolo che la stessa ricoprirà nel settore pubblico degli acciai speciali.
Distinti saluti.
Aosta, 6 novembre 1979
F.to: A. Pollicini
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Consigliere Pollicini, per l'illustrazione dell'interpellanza.
Pollicini (D.P.) - C'è stata, su iniziativa della Presidenza del Consiglio, una riunione il 12 di questo mese con l'Amministratore delegato della Cogne, la Commissione Industria, i Capi Gruppo e l'Ufficio di Presidenza. Se dovessimo guardare le risposte che ci ha fornito l'Amministratore delegato della Cogne, potremmo stare, per certi aspetti, un po' più tranquilli, ma siccome questi rappresentanti dell'Azienda ci hanno abituati a non stare per nulla tranquilli, anzi, a preoccuparci di più quando ci danno le garanzie, proprio perché è un modo di far passare "sotto sotto" qualunque loro iniziativa, allora io mi preoccupo di vedere un po' se sia possibile chiarire meglio anche l'interpretazione che dobbiamo dare all'intervento dell'Amministratore delegato della Cogne. Non dimentichiamo un particolare: che, allorquando la Regione di fronte all'aut aut della chiusura della miniera aveva chiesto perlomeno una dilazione di questi termini per consentire di preparare gradualmente in tempo, senza essere soffocata dalla tempestività dell'urgenza di una soluzione alternativa sia pure parziale per l'occupazione della zona di Cogne, è stato detto che non era possibile dilazionare neppure di un mese, poiché si trattava che, nelle attinenze degli impianti della miniera siti alla "SIDER", dovevano sorgere le strutture per la ristrutturazione della Cogne, secondo i piani IRI-FINSIDER-COGNE stessa. Sono passati circa sette mesi dalla chiusura della miniera e non è stato fatto nulla, quegli impianti sono ancora lì, alcuni dei quali lavorano ancora...se ce n'era bisogno, ma non ce n'era bisogno...non ci dà nessuna tranquillità, se pensiamo per di più che, neanche un anno prima della chiusura della miniera, era stato fatto un accordo sindacale sulla conservazione dei livelli occupazionali della miniera fissati in 279 persone circa...mi corregga, Consigliere Mappelli: dopo neanche un anno è stata chiusa la miniera, nonostante accordi firmati.
Personalmente, quindi, non do nessun credito a tutte le assicurazioni che ci hanno fatto l'Amministratore delegato e il suo Direttore del personale. Anzi, c'è qualche dichiarazione che ci preoccupa ancora di più, cioè, la legge n. 279 relativa alla riconversione delle aziende ex EGAM: dice che queste aziende nell'arco di tre anni avrebbero dovuto raggiungere l'equilibrio tra costi e ricavi, poiché erano fra quelle collocate nella linea mediana, fra quelle decotte, quelle valide e quelle recuperabili. Quindi la Cogne era recuperabile e a queste condizioni, cioè nell'arco di tre anni assieme alle altre aziende dovevano strutturarsi in maniera da rendersi economicamente sane. Ebbene, sono quasi passati due anni da quel decreto, in questi tre anni sono stati consegnati, a dichiarazione dell'Amministratore delegato della Cogne, 163 miliardi alla Cogne che non fanno parte della quota per la ristrutturazione che la Cogne ha utilizzato sia per i ripiani delle perdite per la ricapitalizzazione, eccetera.
La Cogne ha ancora 115 miliardi di debiti a breve con le banche, oltre quindi a quei soldi, 163 miliardi sono già stati ingoiati in questi due anni senza che si sia proceduto a ristrutturare neppure un bullone all'interno dell'Azienda. Sono previsti 145 miliardi per ristrutturare l'Azienda, però teniamo presente che erano denari previsti nel 1978, quindi c'è tutto un discorso di revisione ancora di quei finanziamenti per fare quei programmi che ci avevano presentato. Questi 145 dovrebbero arrivare attraverso la legge di riconversione industriale, la n. 675, nella misura del 50 percento e l'altro 50 percento attraverso la CECA.
Allora, vediamo un po', che cosa diciamo con questa interpellanza? Prima di tutto che alla Regione è già costata molto, dico troppo, questa decisione urgente, urgentissima che poi si è dimostrata...e che urgente, urgentissima non è, della chiusura della miniera di Cogne senza dargli il tempo sufficiente per studiare soluzioni con una certa calma, cioè l'investimento è stato fatto per la rubinetteria. Quindi, sulla testa della Regione si è scaricato il costo sociale di quell'operazione, però non si sono concordati e discussi con la Regione i tempi e se era opportuno chiudere in un momento di crisi energetica generalizzata nel Paese. Addirittura c'è chi parla che sarà bene rivedere la situazione delle miniere di carbone, però questo è un discorso che può darsi, un giorno, saremo costretti a riprendere. Quindi, questo è il primo aspetto.
Secondo aspetto: non abbiamo la certezza di questa ristrutturazione, perché a due anni, e quindi quando manca un anno per raggiungere questo equilibrio economico, l'Azienda è ancora con gli stessi passivi annuali altissimi che aveva nel periodo precedente. Cosa succederà fra un anno se andiamo avanti di questo passo se non si sarà ancora proceduto a ristrutturare per rendere economicamente valida l'Azienda? Si vorrà forse creare il presupposto per giustificare come si è voluto, sia pure in maniera artificiosa, la chiusura della miniera, cioè riducendo questo stabilimento che non può pretendere molto se non una graduale riduzione, sia come prospettiva, sia come occupazione. Come va visto, ad esempio, l'accentramento di quattro Direzioni generali, più tre Direzioni di...cioè sette Direzioni centrali, in maniera tale che tutto ciò che si deciderà per la Cogne lo si deciderà a Milano, a cui fra l'altro poi c'è affiancato un Coordinatore che ha sede a Roma, che è l'Amministratore delegato della sede di Piombino, che farebbe parte di questo fantomatico...possiamo ancora definirlo "comparto per gli acciai speciali".
Ecco, la sostanza delle cose qual è? Il dubbio è che qui si sta creando di nuovo una situazione di difficoltà a questo proposito in maniera da giustificare un continuo...forse questo è il "piano Niutta" che, tanto vituperato e respinto in tutte le aule, sta entrando sotto un'altra forma...piano di ristrutturazione. Quest'Azienda ha già ingoiato 163 miliardi in due anni senza fare niente per modificare la sua situazione. Che cos'è che ci può dare tranquillità? Ecco perché nell'interpellanza chiedo di istituzionalizzare un rapporto sia con l'organo centrale che periferico della FINSIDER, in maniera tale che non succeda più come la miniera...che sulla nostra testa si chiude la miniera, lo si apprende da un giornale-radio, da una notizia radiofonica. Qui è importante valutare questo aspetto, anche perché non dimentichiamo che, ad esempio, a Gioia Tauro si sta profilando il progetto per la costruzione di un nuovo stabilimento per la monetazione.
Ci domandiamo: in un momento in cui si nota abbastanza una saturazione della monetazione metallica e, quindi probabilmente potrebbe esservi in prospettiva una riduzione di questa Zecca, come si colloca questa fabbrica bis di monetazione che, invece, qui aveva la sua sede naturale alla SADEA che viene incorporata nel Gruppo Cogne-Breda che si fonderà? La Breda e la Cogne si fonderanno, ecco il disegno del '68 oggi viene a compimento, Breda e la Cogne fusi in un'unica società in cui saranno affiancati il centro ricerche e la SADEA. C'è una collocazione della SADEA a Gioia Tauro...che cosa vuol dire? Chiusura di questa SADEA, oggi dicono di no, l'Amministratore delegato della Cogne ha detto: "no, anzi"...è proprio per il "no, anzi" che siamo preoccupati, proprio perché non ci vuole preoccupare. Quindi l'altro aspetto è vedere se sia possibile questo piano di ristrutturazione, a che punto è, dove va, che garanzia abbiamo, perché non ci si venga a dire, fra tre anni, che l'Azienda non è stata in grado di raggiungere l'equilibrio economico, per cui rivediamo le prospettive della Cogne. Ecco, sono queste le domande che devono preoccupare, perché non dimentichiamo che vi sono cinque mila persone che lavorano nell'Azienda e, per quanto stia tirando il settore turistico, per quanto stia tirando il settore terziario, attenzione che collocare cinque mila o comunque una parte di cinque mila dipendenti...abbiamo visto cosa è costato a Cogne, che ha locazione turistica...immaginiamo cosa potrebbe costare ad Aosta e cintura un tipo di ristrutturazione che voglia ridurre l'occupazione locale! Oggi, si usa un pulmino per portare 20 tecnici al giorno da Aosta a Milano, basti solo dire che l'Ufficio progetti della Cogne è già stato trasferito a Milano con tecnici e altri, oggi si fanno le sette Direzioni, è chiaro che avrà bisogno di uno staff questa Direzione, cioè porteranno via altra gente, il cervello pesante sarà a Milano, quindi ci sarà fumo, silicosi, un po' di fatica e poi chissà che il solito terziario, il turismo ci dia un'altra volta una mano, oppure, qualche rubinetteria la si può collocare anche ad Aosta.
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Non sarei così tragico, pur riconoscendo che vi sono numerose verità in quello che ha detto Pollicini. Ma, per adesso, i rapporti con l'IRI che sono stati comunque frequenti, anche se non sono stati proprio istituzionalizzanti, non sono stati cattivi. Bisogna riconoscere che l'IRI, perlomeno, per quanto concerne l'IRI e la FINSIDER alla Cogne, ha mantenuto parola a Cogne sulla cessione dei terreni, sulle varie questioni, sulla possibilità anche di cambiare di terreno per approfondire la proposta di insediamento di una cooperativa. Vi è stato, rispetto a quelle che erano le promesse della primavera, poi dell'autunno del '78, vi è stato mantenimento di quella parola. Le difficoltà non sono certamente poche ed è vero che i costi sono alti, dovremmo di nuovo intervenire. Faccio un esempio a Pollicini: sembra che una delle richieste per mantenere...per abilitare la galleria al passaggio di passeggeri sia il raddoppio della sezione della galleria stessa. Io mi chiedo se qui c'è qualcuno che è matto o se sono matto io, insomma, sono cose...comunque, per adesso, la discussione è stata portata avanti negli accordi con una certa lealtà. Non mi sembra neanche esatto dire che non è stato spostato neanche un bullone, perché in realtà, con una certa azione, diversi prefabbricati e diverse...che potrebbero essere installati ad Avellino, sono stati insediati qui, alla Cogne. Credo che Pollicini ne abbia avuto informazione sulla predisposizione delle future e nuove ristrutturazioni, in relazione delle promesse che erano state fatte e che queste, invece, non sono state mantenute, perché il punto più grave sollevato è quello della mancanza, dopo quasi due anni, del minimo accenno al pareggio, perlomeno, dei bilanci di queste aziende, e di quella famosa riunione che è stata promessa ufficialmente da tutti i Ministri e dal Parlamento, quella famosa riunione della Commissione specifica dei due rami del Parlamento che doveva obbligatoriamente sentire le Regioni interessate. Qui si va dalla primavera all'autunno, dall'autunno alla primavera e di quella Commissione non si sente parlare e si ha l'impressione che non si voglia parlarne, perché qui le decisioni, le responsabilità devono essere del Parlamento.
Il Consigliere Pollicini ha ragione quando parla del problema di Gioia Tauro a Piombino e in altri luoghi a seconda di chi è il responsabile politico del Parlamento che prende la parola! Si ha l'impressione, si ha l'incertezza che nel Parlamento italiano si sia arrivati a una situazione di stallo per la quale non c'è nessuno che è abbastanza forte, abbastanza organizzato per imporre una scelta, ma i differenti Gruppi sono abbastanza forti per paralizzarsi gli uni con gli altri. Per cui, questa fabbrica che doveva essere costruita credo prima del '70 e, se ricordo bene, la data doveva essere della fine degli anni '60, alla fine del 1979/80, non si sa ancora ufficialmente dove sarà piazzata. La stessa Termo-Cogne, tanto per dire tutto - credo che svelo un segreto di Pulcinella - quando è stata fatta la Cogne, è stata fatta senza permesso, senza concessione, senza niente, quasi di nascosto. E questo è un punto estremamente grave, perché i 163 miliardi che sono stati ingoiati, come è stato detto, più di 145 miliardi promessi, e siamo a 310 miliardi, più i 115 miliardi di indebitamento a breve - siamo a mezzo milione di miliardo e più - non sono ancora sufficienti e non si sa dove andremo a finire, cioè non si sa quale sia il costo di questa ristrutturazione. Soprattutto la nostra preoccupazione in questo momento è di un altro genere.
Non abbiamo mai preteso di avere delle conoscenze in materia siderurgica, come Giunta regionale e come Consiglio, ma in materia di energia non è difficile fare dei conti: per quanto cocciutamente la Cogne faccia finta di non sapere niente, rimane in piedi il passaggio delle centrali ex Cogne all'ENEL, mentre la ristrutturazione di cui si parla è una ristrutturazione che prevede un enorme accresciuto fabbisogno di energia elettrica continuo, perché se si passa dagli altiforni attuali a dei forni elettrici, è chiaro che il consumo di energia ne subirà un aumento verticale notevole, ora a diciannove lire e qualche cosa che, poi, sono in realtà qualche cosa di più di 22...cioè tra tasse...
Pollicini (fuori microfono) - ...30 lire contro le 6 e 20 di questo...
Andrione (U.V.) - ...30 lire con le imposte? Con le imposte...ecco, forse lì ci sarebbe la possibilità di fare un abbattimento speciale, penso, perché dovremmo per forza arrivare a delle differenziazioni nel pagamento dell'energia elettrica, ma se dovessimo arrivare, da un lato, a un nuovo colpo parlamentare, alla "Donat Cattin" che prolunga di altri "x" anni la concessione alla Cogne di energia elettrica, e la Regione è obbligata a impugnarla alla Corte Costituzionale, non può farne a meno, perché evidentemente è una sottrazione alla Regione di quegli anni che mancano per i 99 anni della subconcessione regionale. La Corte Costituzionale deve impugnarla, puro gesto di difesa inutile, perché se il prolungamento è di tre anni, la Corte Costituzionale arriva tranquillamente alla scadenza dei tre anni senza avere neanche aperto il dossier. Vedasi il decreto "Donat Cattin" del '78 che arriverà a scadenza a febbraio del 1981 senza che la Corte se ne sia minimamente occupata, da un lato; dall'altro, quelle centrali, proprio per il fatto che vi è la minaccia di un passaggio all'ENEL, non sono state più mantenute come dovevano essere; non vi è neanche, diciamo, lo stimolo a spingere lo sfruttamento migliore di queste centrali che decadono, perché è vero che adesso Pollicini ha ragione di dire che costano 6 e 30 ma senza la minima manutenzione, senza il minimo investimento. Se dovessimo arrivare a questa situazione nel 1986, nel 1988 la Cogne dovrebbe magari chiedere quei 30-40 miliardi a pantalone, tanto per cambiare, per fare di colpo questa manutenzione, questi investimenti centrali. Allora, quanto verrebbe a costare quell'energia elettrica? A posteriori? E, di conseguenza, questi sono i problemi che sono oggi sul tappeto e mi ripromettevo...ma comunque questa interpellanza può aiutare a suscitare qualche cosa nella discussione che avremo martedì 27 con la Commissione interregionale. Non è che abbiamo delle grosse speranze, ma è chiaro ancora una volta che questo problema, così come lo è stato in passato, deve ottenere una risposta dal Parlamento, non si può andare avanti nel vuoto come stiamo andando avanti in questo momento. Solo a parole si parla di comparto acciai speciali e, poi, nella pratica non sono per niente speciali.
Ancora un'annotazione che è questa: la Cogne è un mostro, proprio nel senso etimologico della parola, e qui si sta assistendo alla legge di "doppia frenesia" di cui parla Bergson, perché di tanto in tanto, in alcune direzioni, si fa la promessa...e qualche direzione viene mandata ad Aosta, poi il pendolo si sposta dall'altra parte e le direzioni partono per idilli lontani. Dopodiché ci si accorge, come ci si accorgerà che è molto difficile dirigere un'azienda vivendo dall'altra parte, anche se fosse solo per la questione degli acquisti, perché si parla addirittura di spostare la direzione acquisti e non è detto che sia possibile o che sia facile, anche perché un'azienda di questo genere dove furterelli, furtini possono avvenire, magari, non è che sia... Allora, adesso, tutti a Milano, probabilmente con quella previsione di cui parlava Pollicini di una fusione Breda-Cogne, come se la Cogne non ne avesse abbastanza dei propri debiti che debba anche andarsi a pigliare i debiti altrui! Allora siamo intervenuti, abbiamo cercato di opporci, per quello che è possibile, ma anche qui le assicurazioni sono piuttosto vaghe, comunque aspetto una risposta ufficiale di cui, poi, potremo parlare, perché evidentemente siamo opposti a questo tipo di trasferimento, che non ha, di fatto, una giustificazione specifica e che lascia molto perplessi non solo tutti quelli che lavorano alla Cogne, ma gli stessi interessati a questi trasferimenti, che si chiedono...e magari non sanno qual è lo scopo finale di un'operazione di questo genere.
Direi quindi che con questi limiti, con queste precisazioni, l'interpellanza è accettata e vedremo di fare quello che possiamo fare. Comunque, il dato di fatto è che la Cogne - quello che ci siamo detti 20 volte, Pollicini - così com'è non può andare avanti, ma per poterla ristrutturare bisogna che ci siano delle direttive chiare. Quando abbiamo fatto il congresso Cogne qui sotto, se Pollicini era presente, aveva parlato, se ti ricordi...sono state fatte certe promesse. Che cos'era? Dicembre del '76. Di quello per adesso nulla. Le nostre critiche modestamente si stanno verificando una dopo l'altra e viene fuori chiaramente che un'azienda che riesce ad avere 163 milioni di anticipi su banche che, caso strano, sono dell'IRI, ma che comunque, poi, il contribuente paga...con quei 163 milioni è ancora a metà del guado e non si sa dove va a finire. Miliardi, pardon, e non milioni, perché se fossero 163 milioni...
Dolchi (P.C.I.) - Non ci sono repliche da parte del Consigliere interpellante. Si passa alla trattazione del punto n. 7 dell'ordine del giorno.
