Oggetto del Consiglio n. 551 del 15 novembre 1979 - Verbale
OGGETTO N. 551/79 - Problemi concernenti il programma di ristrutturazione dell'Olivetti. Approvazione di mozione.
Mozione
L'Olivetti ha annunciato ufficialmente che, per mettere in atto il proprio programma di ristrutturazione, intende licenziare 4.500 tra operai e impiegati entro il 1981, aprendo così, anche per i metodi scelti, uno scontro di ampie dimensioni sociali e politiche all'interno del mondo del lavoro.
Considerato che un ridimensionamento dell'Olivetti significherebbe assestare un duro colpo all'occupazione non solo per il Canavese ma per l'intera zona circostante, compresa la Bassa Valle d'Aosta;
Rilevato altresì che sono numerosi i lavoratori valdostani occupati all'Olivetti, che può in questo senso essere considerata la terza industria "valdostana" dopo Cogne ed Ilssa;
Ritenuto che le scelte riguardanti l'Olivetti non possano in alcun modo essere affidate esclusivamente alla direzione aziendale né possano avere come unico obiettivo l'aumento dei profitti, ma debbano invece inquadrarsi in una prospettiva di risanamento, riqualificazione e sviluppo che condizioni l'assegnazione di finanziamenti pubblici al rispetto di scelte programmatiche complessive;
il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Delibera
di impegnare la Giunta regionale a:
1) - procedere ad un censimento dei lavoratori valdostani occupati presso l'Olivetti;
2) - prendere immediati contatti con la Regione Piemonte per concordare azioni comuni nei confronti dell'Olivetti, in base anche ai compiti affidati alle Regioni dalla legge 675 per la riconversione industriale;
3) - esaminare, in un confronto con le organizzazioni sindacali valdostane, le misure necessarie per evitare un ulteriore pericolo per l'occupazione in Valle.
Distinti saluti.
F.ti: Demetrio Mafrica - Igino Bajocco - Enzo Cout - Tonino Alder
Dolchi (P.C.I.) - Chi illustra la mozione? La parola al Consigliere Cout.
Cout (P.C.I.) - Non è ancora finita in Bassa Valle la questione dell'ILVA, nel senso che anche se è passata al Coordinamento la legge, non c'è ancora stata la riapertura dell'ILVA sotto la denominazione dell'Alluver, che già si presenta - e se ne sentivano già i sintomi - un nuovo problema, un problema molto grave, infatti la questione dell'Olivetti significa molto per la Valle d'Aosta e in particolare per la Bassa Valle. Si potrebbe dire che, addirittura, l'Olivetti può rappresentare la terza industria in Valle d'Aosta come numero di dipendenti valdostani, infatti questi dipendenti saranno 500, saranno 600, non si sa neanche bene.
La prima richiesta che noi facciamo nella mozione, quindi, riguarda un'analisi più puntuale delle forze lavoro dipendenti dell'Olivetti valdostana. C'è tutta una serie di valutazioni che riguardano l'Olivetti e che vanno fatte, valutazioni che non solo i lavoratori o il sindacato hanno fatto presente e che interessano anche il Governo e gli Enti locali.
Farei quindi una brevissima cronologia degli avvenimenti per cercare di capire come la situazione sia grave e quale sia la logica della direzione dell'Olivetti: sin dal 1977, l'Olivetti dice di avere un'eccedenza di manodopera, ma non la quantifica, si apre a quel punto una vertenza che dura quattro mesi alla fine della quale c'è un impegno della società a mettere in piedi delle misure per andare a risolvere il problema dell'eccedenza di manodopera. Intanto però all'Olivetti prende in mano la situazione De Benedetti che alcuni ricordano come quello che alla FIAT a suo tempo aveva proposto, per le fonderie FIAT, una ristrutturazione con una drastica riduzione di 10 mila posti di lavoro. La cosa a quel momento non passò anche perché Agnelli, più lungimirante, non lo permise, e passò invece piuttosto una logica del capitale ebraico che in qualche modo De Benedetti rappresentava, quello del capitale libico per cui il De Benedetti passò all'Olivetti, e quando De Benedetti passò all'Olivetti nessuno lo prese molto in considerazione, né prese molto in considerazione quello che lui disse quando disse che avrebbe ristrutturato l'Olivetti con 10 mila persone andando a scorpori, spostando le lavorazioni in Brasile o in Oriente. Intanto la società aveva preso un impegno di informare i lavoratori sulle scelte, ma l'11 aprile di quest'anno l'Olivetti mandò una lettera agli operai e ai sindacati in cui diceva che entro dicembre avrebbe esaurito le informazioni e quindi si sono aperte le lotte contrattuali contestualmente alle lotte della FIAT; la lotta era stentata e c'erano anche difficoltà negli scioperi, c'era molta incredulità, infatti si cominciò a parlare di liste di licenziamento appena prima delle ferie.
Per venire alla questione, De Benedetti fa sapere che è giunta l'ora della resa dei conti sulla ristrutturazione, conferma i licenziamenti e alle lotte c'è ancora un'adesione parziale. L'11 e il 12 ottobre la situazione esplode, in un incontro l'Olivetti espone le sue linee per gli anni '80 da cui traspare molto chiaramente l'intenzione di puntare al profitto immediato sin dal 1980 con proposte che cerchiamo di sintetizzare. La prima proposta riguarda lo spostamento di lavorazioni con costi di produzione troppo elevati rispetto a quelli del Brasile e della stessa Unione Sovietica: ad esempio macchine da scrivere in Brasile e macchine calcolatrici in Oriente. Nel processo necessario di passaggio/trasformazione per le varie componenti dalla meccanica all'elettronica, la proposta è di andare a una drastica riduzione dell'occupazione nei settori della specializzazione, ingegnerizzazione e successive lavorazioni fatte fuori in altre aziende; quindi non più nell'Olivetti. La proposta è anche di andare ad una sospensione di tutte le attività non immediatamente produttive o, meglio, remunerative, ad esempio per l'applicazione del controllo numerico e dell'elettronica l'Olivetti dice che tutte le altre aziende concorrenti hanno forti sovvenzioni mentre in Italia le sovvenzioni sono poche, almeno così dicono loro, anche se hanno avuto diversi miliardi per la ricerca si riesce ad avere solo, dice l'Olivetti, delle briciole, non vi sono più possibilità di svolgere la ricerca, e decidono di fermare la ricerca, anche quella applicata al '79.
Per quanto riguarda i piani di settore da attuare, l'Olivetti in definitiva dice che prima licenzia, poi caso mai prende i finanziamenti, e poi, se lo Stato fa le commesse e finanzia con dei fondi, riassume e attua quindi i piani di settore e con questo attua scelte che cambiano completamente quello che è il volto dell'azienda. Ci saranno quindi altre aziende che faranno buona parte dei prodotti, l'Olivetti tenderà a diventare un'azienda che "ingegnerizza", se così si può dire, se il termine è esatto, che studia e progetta dei prodotti della cui produzione si occuperanno altre aziende. La scelta è di andare a scorporare quindi alcune aziende consociate, è stata creata ad esempio la Tecno con 60-70 operai scorporando l'ILVA e altre...vorremmo solo fare presente che in queste scelte sono insiti dei pericoli molto grossi. L'Olivetti ha 50 anni di esperienza nella meccanica, nell'ingegnerizzazione nella progettazione che solo può essere legata alla costruzione, alla realizzazione, all'elaborazione e l'Olivetti sta facendo la scelta, oltre che di ridurre drasticamente l'occupazione, di abbandonare, di buttare quindi un patrimonio tecnologico che, secondo il nostro parere, è enorme, e tutto questo ponendosi come fine la realizzazione di un profitto immediato senza porsi troppi problemi a più lunga scadenza collegati ad un discorso sul mantenimento e sullo sviluppo dell'occupazione. Le scelte appunto dell'Olivetti sono quelle di andare per gli anni '80-'81 a un licenziamento di 4.500 persone, o comunque alla cassa integrazione speciale a zero ore fuori dalla fabbrica, portando a dopo la discussione e le trattative varie.
Ecco quindi, secondo il nostro parere, la necessità di intervenire anche come Enti locali, affinché gli incontri tra le parti e il Governo possano produrre dei buoni frutti, nel senso che si possa andare ad una ristrutturazione dell'Olivetti senza toccare l'occupazione. È necessario quindi ricordare che ogni licenziamento porrebbe anche in discussione la realizzazione dei piani di settore. Naturalmente anche in questo caso - come in altri casi - si parla di "mobilità della manodopera", ma è più che evidente, da un'analisi della situazione dell'azienda e della zona, - in seguito faremo anche un cenno alle aziende della Bassa Valle - che l'unica azienda che può riassumere tale tipo di manodopera è l'Olivetti, ed è anche impensabile la creazione di nuovi posti di lavoro nel tempo inferiore a due, tre o quattro anni.
Per venire agli operai della Bassa Valle, o comunque agli operai valdostani, diremo che per essi la situazione è ancora più grave, infatti conosciamo tutti la situazione ben triste nelle fabbriche della Bassa Valle, è passata al Coordinamento la legge per l'Alluver e verrà quindi riaperta la ex ILVA, ma ci saranno pur sempre un centinaio di dipendenti che non verranno riassunti; si parla, anche qui, di mobilità, ma noi ci chiediamo quali sono gli accordi con gli industriali per la mobilità, accordi che noi abbiamo sempre richiesto e...quali sono in definitiva le prospettive di un'apertura di nuove industrie in Bassa Valle?
Ci sembrano senza fondamento, fasulle e poco serie le affermazioni tipo quelle che sono state riportate da RTA quando si è riferita alla situazione in cui si troverebbe la Bassa Valle dopo i licenziamenti dell'Olivetti. Ci piacerebbe sapere per queste affermazioni quanto c'entra l'Assessore all'Industria e Commercio, quanto c'entrano gli industriali valdostani, quando, in queste affermazioni, si dice che non esistono problemi in Bassa Valle per la mobilità e per l'assunzione da parte di altre aziende degli operai che verranno licenziati dall'Olivetti. A proposito, vorrei solo ricordare alcuni dati sull'iscrizione alle liste di collocamento nella Bassa Valle: ci sono 239 iscritti alle liste di collocamento, di cui 78 uomini, e disponibili subito per un'assunzione nella Comunità Montana dell'Evançon, nella Monte Rosa ci sono 218 iscritti alle liste di collocamento, di cui 56 uomini. Ricordiamoci che prima si deve risolvere il problema dell'ILVA, c'è una situazione difficile...lo si ricordava anche in una discussione avuta con l'Assessore Marcoz...una situazione difficile anche per i cantieri forestali in Bassa Valle. C'è la questione, che non si sa bene come andrà a finire, della Montefibre e quindi sarebbe interessante sapere effettivamente qual è la possibilità di assumere questi operai da parte di altre industrie: ILSSA sta rinnovando solo il turnover, le assunzioni da parte di altre aziende si riducono a pochissime unità e quindi c'è effettivamente l'esigenza di preoccuparsi senz'altro di questo problema e di intervenire come Regione.
Noi chiediamo che si intervenga, assieme alla Regione Piemonte, nei confronti dell'Olivetti e nei confronti del Governo per attivare immediatamente i piani nel settore dell'elettronica, delle macchine strumentali con una discussione immediata anche in Parlamento. Questo sarà un impegno che le forze sindacali, che i dipendenti dell'Olivetti chiederanno alle forze politiche in un incontro che dovrebbero avere quest'oggi, incontro che fa seguito alla riunione dei delegati nazionali dell'Olivetti in corso all'Olivetti. È necessario soprattutto intervenire prima che gli operai siano messi in cassa integrazione perché a quel punto quello che si riuscirebbe ad ottenere sarebbe ben poco, anche soprattutto facendo una riflessione sui casi che abbiamo avuto in Valle d'Aosta, dove abbiamo visto che una volta che gli operai sono in cassa integrazione la contrattazione diventa molto più difficile. Chiederemmo al Consiglio, oltre alla votazione della mozione, di votare un ordine del giorno di appoggio alla lotta degli operai dell'Olivetti, facendo tutta una serie di considerazioni che in questo momento tralascerei di ricordare.
Dolchi (P.C.I.) - È aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il collega Salvadori, ne ha facoltà. Chiederei anche di programmare il tempo se altri vogliono iscriversi.
La parola al Consigliere Salvadori.
Salvadori (U.V.) - Il "caso De Benedetti" penso che non sia solo il primo esempio di come, per quanto riguarda la politica industriale, sia finito il "compromesso storico". De Benedetti non è l'Olivetti dei tempi di comunità e ha fatto una scelta chiaramente capitalistica, che punta sulla resa economica e quindi il procedimento dei 4.500 licenziamenti e il progetto di andare in Brasile, a Hong Kong, segue esattamente questa logica. Nello stesso tempo si è visto in tutta questa vicenda che forze politiche, Sindacati, la stessa azienda, dicono "no" a una forma di assistenzialismo, proprio perché da parte anche di De Benedetti si dice: "siamo in una società capitalista, dobbiamo seguire i metodi capitalistici", e ci auguriamo che oggi il dibattitto all'interno del Comitato centrale del P.C.I. chiarisca se Amendola è un eretico e se Amendola è il portavoce del Partito Comunista. Amendola ha detto, in quel suo famoso saggio che in questi giorni è appassionatamente studiato da tutti coloro che fanno politica...volevo leggervi solo questa frase che è molto significativa in questa logica, Amendola dice: "Si è proceduto ad una difesa rigida della sopravvivenza di tutte le fabbriche, anche di quelle chiaramente dissestate e si è dilapidato, nel salvataggio di certe grandi imprese SIR e LIQUIGAS...e, nella citazione di passivi impressionanti delle imprese pubbliche...somme che non so calcolare, ma superiori certamente nel loro complesso ai diecimila o ventimila miliardi, sottratti ad investimenti o imposte alle banche, impedendo loro di esercitare un credito sano alle piccole e medie imprese che danno garanzie, incremento produttivo e ponendo le premesse di una crisi bancaria.". Quindi "no" all'assistenzialismo e si punta su un concetto di ricerca e di programmazione, e qui lo Stato, bisogna dirlo, ha fatto un completo fallimento, perché nel discorso della ricerca e della programmazione quello che avrebbe dovuto essere il ruolo prioritario dello Stato non c'è stato per niente, o perlomeno c'è stato molto poco.
Le vicende del gasolio di cui l'Assessore Chabod si è fatto carico in questo periodo dimostrano quanto sia stata drammatica la non presenza dello Stato. Volevo solo ricordare che, per quanto riguarda il settore energetico, l'Italia aveva un personaggio come il Signor Giovanni Francia...mi pare che si chiamasse così...genovese, che da anni, da moltissimi anni, aveva elaborato un sistema di utilizzo dell'energia solare, ma è stato tranquillamente dimenticato e, come lui, tanti altri che operano in certi tipi di settore vengono lasciati a sé stessi, devono sovente emigrare e le porte le trovano aperte in genere in Germania e negli Stati Uniti; quindi tutto il settore di ricerca che avrebbe dovuto essere prioritario e che avrebbe potuto creare delle condizioni diverse viene abbandonato. Si chiede anche una politica di piani di settore, una politica dei comparti, sembra di tornare indietro di una decina di anni. L'Union Valdôtaine, questi discorsi li faceva anni fa e veniva tacciata di fare "interessi personalistici", personalistici nel senso della Comunità valdostana, e vorrei ricordare il tema della Tecnocogne, e vorrei ricordarlo con le parole di Amendola...non credo che Amendola sia dell'Union Valdôtaine, almeno fino adesso, magari chissà, in futuro! Amendola dice: "L'accettazione acritica della politica degli incentivi, anzi la sollecitazione dei contributi pubblici per la creazione di complessi ha portato alla decisione errata di imbarcarsi nella costruzione improvvisata di nuovi centri industriali collocati per ragioni politiche e clientelari in determinate zone, senza alcuno studio preventivo di una programmazione economica e del territorio.". Era quello che noi abbiamo sempre detto sulla Tecnocogne, molte forze politiche anche all'interno di questo Consiglio regionale hanno fatto una battaglia per ritardare questo tipo di discorso, che avrebbe dato altre soluzioni occupazionali alla nostra Regione che li avrebbe messi in condizione di affrontare meglio la crisi economica che stiamo vivendo.
Ci si chiede quindi cosa fare. La mozione comunista pone alcuni elementi in discussione, chiede un'azione comune con il Piemonte, ma se andiamo ad analizzare quello che la Regione Piemonte ha risposto all'Olivetti dice: "massima attenzione ai problemi che riguardano il comprensorio di Ivrea" credo che la Regione Valle d'Aosta non possa dire altro che massima attenzione a quello che riguarda i problemi dell'Olivetti e quindi degli occupati della Bassa Valle.
La formazione professionale è compito delle Regioni, anche all'interno del discorso della "675", ma la Regione Piemonte non è andata al di là di questo, e credo che anche noi non potremmo fare molto di più di un discorso di questo tipo, perché ci sostituiremmo ad altri organismi che devono avere questi tipi di compiti, ma questo cosa ci porta a dire? Ci porta a dire, ancora una volta, che certe soluzioni dobbiamo trovarle a casa nostra, certe soluzioni si chiamano "Cogne e aziende collegate", certe soluzioni si chiamano "impegno all'interno del turismo e dell'agricoltura", strettamente collegati, si chiamano "intervento nei settori culturali con l'istituzione di corsi superiori", e cose di questo genere, si chiamano "battaglia per i costi pubblici a partire dalla ferrovia, e a partire da tutti gli Enti statali e parastatali", ed è attraverso questo tipo di soluzione che noi potremo risolvere i problemi apertisi oggi con l'Olivetti e che potrebbero aprirsi domani. In questo senso credo che la mozione del Partito Comunista possa essere accettata nei limiti di un'azione di questo tipo. Io pregherei soltanto che quando avremo il censimento dei lavoratori valdostani dell'Olivetti di non sbandierare questo discorso, perché potremmo benissimo sentirci dire dalla controparte: "allora facciamo 50 percento o il 30 percento dei licenziati, così voi siete tranquilli e non dite niente"!
Dolchi (P.C.I.) - È iscritto a parlare il Consigliere De Grandis, ne ha facoltà.
De Grandis (P.R.I.) - Questa mozione del Partito Comunista mi sembra un po' diretta a toglierci di dosso una grossa responsabilità, perché qui si vuole delegare la Giunta ad assumere una serie di iniziative come se la Giunta fosse la rappresentante del Consiglio anziché della maggioranza.
Ho alcune perplessità su quella che è la parte introduttiva della mozione, ma sorvolo su questa parte e veniamo subito a vedere il deliberato.
Al primo punto si chiede alla Giunta di "procedere ad un censimento dei lavoratori valdostani occupati presso l'Olivetti"...non ho sentito nell'illustrazione del Consigliere Cout i motivi e le ragioni della richiesta di questo censimento, perché i lavoratori valdostani occupati presso l'Olivetti sono, alla data di ieri 520...è questo il censimento che si chiede? È un dato che si può reperire con estrema facilità penso anche da parte del Partito Comunista, con le loro sezioni canavesane, attraverso i Sindacati. Se invece si vuole fare un censimento di altro tipo per conoscere il sesso, la collocazione, la residenza dei vari lavoratori...ma non capisco a quale finalità sia esattamente diretto, è comunque un punto che potremo chiarire, ma ribadisco che sono 520 i lavoratori valdostani occupati presso l'Olivetti.
Al secondo punto si vuole impegnare la Giunta a "prendere immediati contatti con la Regione Piemonte per concordare azioni comuni nei confronti dell'Olivetti in base anche ai compiti affidati alle Regioni dalla legge 675 per la riconversione industriale"...ma mi pare che il riferimento alla "675" sia inesatto, perché riguarda i pareri che devono esprimere le Regioni per gli insediamenti industriali che sono nel loro territorio e l'Olivetti non è nel nostro territorio. E poi perché solo nei confronti dell'Olivetti? Forse che le colpe, le responsabilità, gli errori stanno tutti da una sola parte? Direi di no, non dimentichiamoci che proprio su una relazione fatta dal rappresentante della FLM di Ivrea, Paparella (mi pare sia un "cislino"), ci sono state da parte di osservatori politici delle critiche piuttosto ampie e osservatori politici diversi da Giorgio Bocca su La Repubblica che hanno contestato pesantemente il parallelo che era stato fatto tra l'Olivetti e l'Alfa Romeo: l'Olivetti, dove gli azionisti sono privati e perdono in proprio, e l'Alfa Romeo, che invece perde denaro pubblico.
Un'altra osservazione mi pare sia stata fatta proprio da un esperto economico del Partito Comunista, Marco Vitali, su La Repubblica, sull'impostazione demagogica data da Paparella del problema, quindi io credo che il nostro problema sia quello di dover valutare attentamente la situazione e, soprattutto, scindere quello che deve essere il momento dell'informazione dal momento dell'azione. L'informazione non può che avvenire attraverso quel confronto con i Sindacati che si chiede al terzo punto della mozione, però ai Sindacati valdostani, e, se me lo consentite, aggiungerei ai Sindacati canavesani, perché sono i più diretti osservatori del problema, quelli maggiormente interessati, e quindi ci possono fornire tutta una serie di informazioni e di indicazioni estremamente utili per valutare la situazione.
Domanda generale: si vuole delegare la Giunta a questo scopo? Se è così, io voto la mozione solo se il Presidente della Giunta mi garantisce che il sottoscritto farà parte di questa delegazione e nel momento dell'informazione, e nel momento dell'azione, cioè sia nel rapporto nella discussione con i Sindacati, sia nella trattativa che si dovrà eventualmente fare con l'Olivetti. Quindi io credo che questo discorso dovrà essere allargato ai Capi Gruppo, il problema deve essere posto in questi termini, non può essere lasciato soltanto alla Giunta, cui, tra l'altro, non diciamo che cosa deve fare se non in maniera generica di prendere contatti con la Regione Piemonte e con l'Olivetti! A parte il fatto che su questo problema, da quanto mi risulta, la Regione Piemonte ha già assunto le sue iniziative, così come le ha assunte la Provincia di Torino ed altrettanto le ha assunte il Comune di Ivrea, quindi arriviamo estremamente in ritardo...forse ci conviene un rapporto diretto con i Sindacati prima e con l'Olivetti dopo.
La stampa ha riportato la proposta di De Benedetti di licenziare 4.500 persone. In un incontro ufficiale mi pare che questo numero "4.500" non sia più riferito ai licenziamenti, ma alla cassa integrazione. Credo che questo sia un punto da tenere presente, non solo, quello che sarà importante verificare è se questa cifra "4.500" sia una cifra reale, rilevata dall'azienda per raggiungere determinati scopi, o non sia invece una cifra gonfiata per motivi diversi, e il primo potrebbe essere quello psicologico, che avrebbe già prodotto i suoi effetti, se è vero, come risulta dai dati che sono venuti fuori, e lo riporta anche L'Espresso dell'altro giorno, che l'assenteismo all'Olivetti è precipitato dal 18 al 4 percento, tanto che a Ivrea gira la battuta che a De Benedetti vogliono dare la laurea ad honoris causa in medicina. L'altro motivo che può avere indotto l'azienda a gonfiare la cifra può essere senz'altro quello di avere in mano un deterrente pesante all'atto delle trattative. Ora, da un anno circa, l'Olivetti persegue l'esodo volontario e mi pare siano 1.650 i dipendenti Olivetti che hanno già abbandonato l'azienda per effetto di questo esodo volontario incoraggiato con premi in denaro piuttosto consistenti. Nel Canavesano questo fatto ha consentito un reimpiego immediato di questa ricchezza tant'è vero che c'è stato un rifiorire di tutta una serie di attività artigianali. E questo non è un fatto tutto negativo, ha senz'altro i suoi lati positivi: 4.500 meno 1.600 ridurrebbe già a 3.000 la cifra e siccome di questi 3.000 1.500 dovrebbero essere per l'81, il problema della riduzione del personale per 1'80 si ridurrebbe a 1.500 persone, quindi si riconduce a cifre un po' meno spaventose, un po' meno preoccupanti, anche se il problema di fondo rimane.
Credo anche che fare eccessivo affidamento agli interventi dello Stato sia molto pericoloso, perché gli interventi dello Stato vanno senz'altro sollecitati in determinate forme che dirò dopo, sono senz'altro interventi a lungo termine, qui abbiamo un problema immediato che è quello del 1980 che dovrebbe riguardare 1.500 persone che io ritengo siano riconducibili a cifre di gran lunga inferiori a quello del 1981. Per quanto riguarda il 1980 penso si debba fare affidamento soltanto sulla direzione Olivetti e sulle capacità dei lavoratori dell'azienda, su di loro si può trovare la soluzione, mentre per il 1981 si può anche pensare ad interventi dello Stato.
Detto questo, mi pare che l'azione della Regione si debba svolgere essenzialmente sulla base di quattro considerazioni.
La prima è quella che il peso di ulteriori ridimensionamenti del personale dell'azienda vada distribuito equamente tra tutte le aree italiane dove è presente l'Olivetti e non solo nel Canavese, anche perché non dimentichiamoci che tre anni fa da Ivrea è stata portata via la OCN Olivetti controllo numerico, che era l'unica che tirava in un certo settore in maniera efficace e che aveva la possibilità di espansione ed è stata portata al sud, se non erro a Marcianise. Quindi per favorire il Mezzogiorno adesso che cosa si ripresenta? Si presenta il fatto che i licenziamenti sono previsti esclusivamente per le aziende operanti nel Canavese mentre non sono previsti per tutti gli altri insediamenti Olivetti.
Una seconda considerazione deve investire i modi in cui l'azienda procede a ulteriori ridimensionamenti. Si devono, secondo me, continuare ad utilizzare le forme di sollecitazione all'esodo volontario che, da un anno a questa parte, hanno dato dei frutti e determinato l'uscita dalla fabbrica di persone che in qualche modo sono capaci di reinserirsi nel tessuto produttivo e sanno trovarsi da soli degli sbocchi esterni, rinunciando quindi da parte dell'azienda a ricorrere a meccanismi più facili come sono quelli del licenziamento, ma socialmente estremamente pericolosi. Nei sistemi pericolosi ci sono anche quelli delle liste di mobilità, che, è vero che in campo nazionale abbiamo detto "sì" alla mobilità, però per quanto riguarda il Canavese, noi diciamo "no" alla mobilità, perché il Canavese non ha in loco nessuna possibilità di risistemare questo personale che viene ridotto dall'Olivetti e per cui alla lista di mobilità dobbiamo dire "no".
Una terza considerazione riguarda i problemi aziendali di ristrutturazione. La politica avviata di riorganizzazione e di scorpori sembra sia l'unica che può aprire prospettive di inversione di tendenza e di rilancio. Sottolineo il "sembra", queste sono le relazioni economiche che vengono adottate, sembra che questa sia la realtà di mercato, anche perché fino ad ora la ricerca e lo sviluppo si erano distribuiti su una gamma troppo vasta di prodotti e troppo diversificata. Occorre quindi puntare su politiche di prodotto capaci di garantire buona qualità di mercato e anche remunerazione del capitale, perché troppi dimenticano che l'azienda deve garantirsi una capacità di remunerazione se vuole sopravvivere. Ecco, su questa strada io credo si debba procedere con una certa rapidità perché il problema è imminente e "procedere con rapidità" significa fare adeguati investimenti perché la strada della ristrutturazione, secondo noi, è troppo lunga, non solo è troppo lunga, è dura, dolorosa e in là nel tempo bisogna pensare alle prospettive di espansione che vanno perseguite in tempi brevi in tempi più rapidi possibili, investendo quanto è necessario, e la società, da quanto mi risulta, la capacità di investire ce l'ha.
Un'ultima considerazione è la politica del ricorso agli acquisti all'estero di parti o di complessi, vedi Brasile, vedi Medio Oriente, politica che sembra sia stata perseguita dall'Olivetti in maniera effettivamente eccessiva. Quindi una riconsiderazione del fenomeno accompagnata da un impegno di tutti a recuperi di produttività ridurrebbe il problema dell'eccedenza strutturale. Per il lungo periodo, ripeto, possiamo anche pensare di contare sui piani nazionali, purché siano fatti non solo seriamente, e non si risolvano quindi in tentativi di tenere in vita attività che ormai non sono più competitive. L''accenno fatto da Salvadori alle aziende che teniamo in piedi coll'assistenzialismo a tutti i costi è un accenno indubbiamente valido che va tenuto nella giusta considerazione per non ripetere errori che abbiamo già fatto. Teniamo conto che l'Olivetti, da ultimo non ha più parlato di licenziamenti ma di cassa integrazione; ribadisco questo concetto perché, se è così, dovremo valutare l'opportunità di pretendere dall'Olivetti...che, non dimentichiamolo, siccome ha creato la monocultura nel Canavese ha un grosso debito nei confronti dei Canavesani, e di quanti nell'Olivetti lavorano attualmente...quindi dobbiamo pretendere dall'Olivetti la realizzazione dei corsi di formazione professionali necessari a permettere ai lavoratori in cassa integrazione una riqualificazione rivolta essenzialmente all'Olivetti ed eventualmente anche ad altre possibilità esterne, ma essenzialmente all'Olivetti.
Adesso io non so se i presentatori della mozione intendono, alla luce di queste considerazioni, rivedere il deliberato della mozione; quello che mi sembra particolarmente necessario è di non delegare esclusivamente alla Giunta, togliendoci di dosso una responsabilità tutti quanti insieme, sarebbe corretto coinvolgere invece nella questione anche i Capi Gruppo presenti in Consiglio.
Dolchi (P.C.I.) - Altri Consiglieri che intendono prendere la parola in sede di discussione? La parola al Consigliere Nebbia.
Nebbia (P.S.I.) - Per dire che siamo d'accordo sulla mozione, nel significato che questa ha di impegnare la Giunta o, ci va bene la proposta del Consigliere De Grandis, il Consiglio ad occuparsi e seguire l'evoluzione di questo problema, perché credo sia nostra responsabilità tenere sempre presenti quali sono i problemi del mercato del lavoro in Valle d'Aosta, e quindi quali sono le possibilità per tutti i lavoratori valdostani di avere delle fonti di reddito adeguate all'interno o all'esterno della Valle d'Aosta. Il problema più generale e molto importante, evidentemente, riguarda le considerazioni che noi tutti dovremmo avere presenti sull'evoluzione dei mercati mondiali nel settore dell'informatica, dell'evoluzione dei mercati mondiali nel settore delle fonti di energia, e nel settore dei costi del lavoro, perché evidentemente i problemi dell'Olivetti, o di altre aziende di tipo analogo, non sono problemi totalmente riconducibili a fatti che noi possiamo controllare, ma sono condizionati in buona parte da eventi, avvenimenti che avvengono anche in zone lontane da noi, in altre zone del mondo.
Vorrei solo accennare ad un fatto forse marginale, ma che ha anche una sua importanza e che è stato richiamato prima dalla relazione di Cout e poi da De Grandis, circa gli acquisti all'estero, oppure le lavorazioni che vengono fatte da queste grandi imprese in zone molto lontane tipo Singapore, tipo Taiwan, tipo Giappone. Voglio solo ricordare un altro settore simile sotto certi aspetti a quello dell'informatica e delle macchine calcolatrici, che è quello del mercato fotografico e cinematografico che ha visto aziende europee di grandissima qualità tipo la Laser o tipo Rollei-Werke che hanno fatto e stanno facendo delle lavorazioni complete nelle loro produzioni nelle zone del lontano Oriente perché i problemi sono comuni a tutte queste aziende, quindi questo era per dire che è importante che il Consiglio e la Giunta si preoccupino di seguire l'evoluzione di queste cose, ma avendo un occhio anche a quella che è la situazione mondiale in tutti i settori a cui avevo accennato in precedenza.
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - Gli intervenuti hanno sollevato alcuni problemi di carattere politico che mi permettono di fare una precisazione.
Noi crediamo che questa vicenda dell'Olivetti dia il senso di qual è stato lo scontro nel Paese in questi ultimi anni sulla cosiddetta "politica della maggioranza di solidarietà nazionale". Si è parlato di ammucchiata, di pericolo, di regime, l'offensiva contro questa esperienza di governo nel Paese, è stata massiccia, e, dicevo, tutte queste formule: ammucchiata, regime, in realtà nascondevano uno scontro che noi riteniamo uno scontro di classe del Paese di grossissima portata. Con la maggioranza di solidarietà nazionale, i lavoratori per la prima volta mettevano la loro forza anche in una riconversione, in un cambiamento della politica economica del Paese. La legge 675 e i programmi di settore erano uno degli aspetti importantissimi di questa politica di cambiamento e di programmazione, ed erano anche una svolta rispetto ad un metodo di fare la politica industriale nel Paese che noi avevamo sempre condannato, quello che dice oggi Amendola sono problemi di cui noi ci siamo sempre fatti carico, con un'ottica diversa rispetto ad altre forze politiche e ad altre forze imprenditoriali, nel senso che la politica dei salvataggi, dei contributi distribuiti a pioggia, la politica di salvare comunque, anche le aziende decotte, cosiddette "decotte", è stata una politica dei Governi che hanno preceduto la maggioranza di solidarietà nazionale ed è stata una politica che la D.C. ha sempre privilegiato. Chi si è alzato con posizioni moralistiche successivamente nei confronti di questi interventi, pensava soprattutto di far pagare ai lavoratori i processi di ristrutturazione di queste aziende ed in questa logica noi non ci stiamo.
Il significato più grosso della 675 è proprio quello di tener conto dell'esigenza di mantenere i livelli occupazionali e cambiare politica industriale nei vari settori con gli spostamenti, con una programmazione, con uno studio sugli investimenti, sulle ricerche da fare nei vari settori. A me sembra che questo era il significato della 675, il significato di quel particolare periodo politico della nostra Nazione. Oggi Amendola non fa altro che ricalcare questa esigenza, chiedendo il massino sforzo anche da parte nostra, anche da parte del movimento sindacale, e questa linea è proprio la linea che De Benedetti non vuole seguire, noi dobbiamo dire che questo personaggio non ci piace assolutamente. Cout ha ricordato alcuni suoi precedenti, perché? Perché ci sono alcune precisazioni da fare: intanto l'Olivetti non è un'azienda decotta, è un'azienda, lo diceva proprio Bocca, che fa investimenti, che non ha un grosso buco finanziario, ma che oggi, con la guida di De Benedetti tenta di trasformare la produzione al massimo profitto immediato, senza pensare alla prospettiva, la prospettiva è quella contenuta nei piani di settore. Il massimo profitto immediato è quello di trasformare questa azienda in un'azienda prevalentemente commerciale, oppure di ingegnerizzazione dei prodotti per poi dare la produzione di questi prodotti al di fuori del nostro Paese, e qui si tratta di buttare a mare una professionalità che c'è nel Canavese (parlo soprattutto del settore della meccanica, che è una professionalità importantissima).
Noi non ci stiamo a buttare a mare questa professionalità, a fare in modo che avvenga quello che avviene oggi, che a decine i lavoratori dell'Olivetti escano "alla chetichella" e, per la paura di perdere il posto di lavoro, vanno in altre aziende che naturalmente non tengono conto della professionalità che questi lavoratori hanno acquisito all'Olivetti a fare altri lavori, oppure, assurdamente, a prendere quei sei, sette, otto milioni che l'Olivetti dà per la buona uscita per aprire un'attività commerciale, il negozietto, andando a peggiorare ancora la situazione commerciale in quella zona e non solo in quella zona. Noi contro questa logica dobbiamo essere molto chiari e batterci contro questo tentativo di De Benedetti di reintrodurre concetti neoliberistici nella nostra economia, per noi va combattuto, perché ci deve essere l'impegno di seguire la programmazione che tra l'altro è stata, fino a che non si è abrogata la legge 675, un impegno del Parlamento e di tutte le forze politiche. E la funzione dell'Olivetti è di indubbia importanza, perché i piani di settore partono soltanto se ci sono le aziende libere nei vari settori che fanno da volano alla ristrutturazione di tutto il settore.
Voglio ricordare che oggi l'Olivetti è la prima azienda italiana nel settore dell'elettronica e la quarta nel settore della meccanica, perciò se rinuncia a questo ruolo compromette inevitabilmente anche la realizzazione dei piani di settore, e questo è l'obiettivo che ha De Benedetti, e non soltanto De Benedetti, perché tutti lo sanno: i piani di settore in Parlamento si fanno, il Governo non li fa. Donat-Cattin è diventato famoso per essere il Ministro che, dopo aver approvato la legge 675, diceva: "i piani di settore io non li faccio!", questa è l'offensiva che è in atto.
Noi crediamo che con la mozione che oggi il Consiglio deve approvare...non di chiudere il nostro intervento con una generica solidarietà nei confronti dei lavoratori, badate bene, è importante anche questo a nostro avviso, perché avere la solidarietà comunque del Consiglio regionale, delle forze politiche credo faccia sempre piacere ai lavoratori che si trovano in situazioni difficili, ma non contiamo soltanto sulla solidarietà...oggi noi dobbiamo, come forze politiche, dire che gli impegni presi nel Parlamento devono essere portati avanti. E gli impegni sono di fare in quel settore i piani previsti dalla "675". Per chi non lo sapesse, ricordo che c'è un'intervista su La Repubblica di De Benedetti in cui afferma testualmente: "Io prima riduco e poi chiedo i finanziamenti dello Stato per realizzare la 675", queste sono le intenzioni di De Benedetti che noi dobbiamo naturalmente combattere. In questo senso non facciamo la discussione solo sulle cifre, perché noi siamo per rifiutare oggi i 4.500 licenziamenti, siamo per rifiutarne anche 100, prima si definiscono le cose che ho detto; discutere solo sulle cifre vuol dire di fatto tener conto che De Benedetti ha ragione, mentre credo che l'impegno nostro debba essere oggi, in senso più generale, un altro.
Dolchi (P.C.I.) - Ci sono altri che intendono prendere la parola su questo argomento? La parola al Presidente della Giunta...no, i presentatori parlano poi dopo...la parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Brevissimo, per dire che non mi sembra sia possibile in una sede di questo genere fare lo scontro fra delle ragioni di economia, che sono sempre discutibili, e delle ragioni più ideologiche di come deve essere fatto un certo tipo di investimento economico e che, d'altra parte, la mozione, anche se è stata discussa in maniera interessante, non si poneva questi obiettivi.
Censimento dei lavoratori valdostani: a me risulta che siano 518, di cui una cifra ancora da precisare tra gli 80 e i 90 (avrò tutti i dati all'inizio della settimana prossima), residenti però nel Canavese, malgrado il fatto che siano nati in Valle d'Aosta che si chiamino Yon o Soudaz o quello che volete voi, ma vicino alla novantina, e direi che il punto fondamentale...chiedo scusa, Cout, ma farei una preghiera personale, ho sentito che ha detto "capitale ebraico", suona molto ebraico De Benedetti, può essere anche ebreo, ma qui non si parla di capitali ebraici, si parla di problemi generali. Il problema di fondo è - e Tonino indirettamente l'ha accennato, e anche De Grandis, concordo molto con quanto ha detto De Grandis - che da parte delle maestranze dell'Olivetti vi è un disamore totale nei confronti dell'Olivetti stessa, la gente non se ne va solo perché c'è la minaccia del licenziamento (conosco un pochino la situazione, me ne sono interessato), se ne va alla prima occasione perché non vuole stare all'Olivetti e questo sentimento è particolarmente forte nei Valdostani pendolari.
Non ho capito quanto pone come obiettivo la mozione al punto 2 o 3, del resto sia i Sindacati che la Regione Piemonte si muovono con estrema prudenza, con obiettivo prioritario quello che in un certo senso Tonino ha illustrato, anche se da un punto di vista ideologico cioè quello di non ridurre i posti di lavoro innanzitutto, è un obiettivo estremamente difficile perché la gente scappa, scappa di propria spontanea volontà e posso dire che conosco un caso specifico al quale...non De Benedetti, ma io non vorrei che se ne andasse, ma mi ha risposto: "Io me ne vado lo stesso, ho trovato un altro posto e qui non ci sto più", ecco, questo proprio nei fatti concreti. Non c'è nessun ostacolo a chi si vuole interessare, evidentemente, a chi abbia, come Capo Gruppo oppure come singolo Consigliere, che desiderano essere presenti a una discussione di questo genere. Anche la Regione Piemonte tende a calibrare bene il suo intervento per poterlo poi discutere, ho avuto un piccolo accenno con Baiardi.
Mi sembra che i suggerimenti di De Grandis, in materia di corsi di formazione e di richieste magari concordate di investimenti in altre lavorazioni...è vero che c'è un enorme patrimonio meccanico, ma il fatto di diminuire il numero degli addetti alla meccanica non è la perdita di questo patrimonio, potrebbe essere una specializzazione interiore, può darsi che questo patrimonio possa essere sviluppato con un certo numero di fabbriche differenti piccole, artigianali, o roba di questo genere, e questo si può perché non c'è niente da fare tra la macchina da scrivere che io ho in ufficio e che allora era nuova e le macchine da scrivere che l'Olivetti fa adesso di meccanica. C'è stata una rivoluzione totale, non si possono negare certe evidenze insomma!
E allora, per quanto riguarda la Regione, su quelle linee grosso modo indicate, noi, in questi limiti, la mozione la votiamo, muovendoci su quelle linee siamo disposti...anzi, ho chiesto di vedere De Benedetti per poter parlare di questi problemi e vedere se c'è la possibilità di indurre l'Olivetti a fare, magari d'intesa con la Regione, un certo tipo di investimento in modo da spezzare quella monocultura, da variare il più possibile e venire incontro anche ai fatti concreti che non possiamo negare, perché se continuiamo così, a battute e a posizioni di principio, De Benedetti ha soltanto da lasciare passare il tempo, mantenendo in piedi questa posizione che la gente se ne va, e magari se ne vanno forse 4.500, se non di più, perché all'Olivetti non ci vogliono stare...in particolare i Valdostani ne hanno basta: una volta, se qualcuno entrava all'Olivetti, era una grande festa, adesso la gente se ne va, questa è la verità, ecco. Allora, in questo senso, se Tonino, se Cout, De Grandis o qualunque altro vuole partecipare non appena queste riunioni saranno pronte, io sarò ben lieto di comunicarvele.
Dolchi (P.C.I.) - Per le eventuali precisazioni il relatore? La parola al Consigliere Cout.
Cout (P.C.I.) - Solo per alcuni chiarimenti.
Diceva il Consigliere Salvadori che la Regione Piemonte guarda piuttosto al comprensorio dell'Olivetti e quindi sono coinvolti anche i lavoratori della Bassa Valle, e comunque i Valdostani, quindi tanto più la necessità di vedere come la Regione Valle d'Aosta assieme alla Regione Piemonte affronta tutto quanto il problema per quanto riguarda il censimento...il numero è di 518, ma potrebbe essere 520...però quello che ci interessa sapere, anche in vista di eventuali corsi di formazione professionale di investimenti che potrebbero essere fatti per altre attività in Valle d'Aosta cui faceva cenno il Presidente, è necessario sapere il tipo di occupazione che esiste maschile, femminile, la professionalità, e tutta una serie di dati che inviteremmo la Giunta a farci avere o comunque a tenere presenti in caso di scelte.
Per quanto riguarda il decentramento e l'esodo volontario, io ci terrei anche a sottolineare che questo tipo di decentramento esiste perché esistono tutte queste attività collaterali, queste piccole imprese artigianali, perché esiste l'Olivetti che è un'impresa che in qualche modo funziona e quindi va mantenuta, altrimenti penso che tutte queste imprese e attività artigianali collegate all'Olivetti sparirebbero e creerebbero dei grossi problemi occupazionali, più grossi di quelli che abbiamo in questo momento, e direi che, tanto più queste attività artigianali e di piccole imprese possono essere tenute in piedi tanto più l'Olivetti riuscirà ad avere le commesse, riuscirà a decentrare lavoro, quindi ad essere una fabbrica funzionante. Anche per le proposte di attività alternative ci vuole una programmazione, ci vogliono dei piani e ci vorrebbero tanto più nella Bassa Valle per attività tipo agricoltura, tipo turismo, tipo commercio o nel terziario, cui faceva cenno Salvadori, perché sappiamo tutti benissimo che ora l'attività della Bassa Valle si è imperniata soprattutto in modo particolare per quanto riguarda l'attività industriale, quindi un cambio di un tipo di attività va senz'altro fatto, ponderando bene le cose e, soprattutto, con una programmazione che tenga il conto della realtà della Bassa Valle.
Per il resto io non avrei altro da aggiungere se non sottolineare ancora la necessità di votare questa mozione. Il Presidente si è preso l'impegno di coinvolgere anche le altre forze politiche presenti in Consiglio per noi potrebbe anche andar bene aggiungerlo nella mozione al punto 2): "e a prendere gli immediati contatti coinvolgendo eventualmente le forze politiche", o aggiungere al punto 3): "esaminare, in confronto alle Organizzazioni Sindacali valdostane e del Canavese," in questo modo coinvolgendo anche le Organizzazioni Sindacali del Canavese. Ci terrei anche a sottolineare l'esigenza di partecipare da parte di tutte le forze politiche alla stesura di un ordine del giorno che prima già ricordavamo e a prendere iniziative a proposito.
Dolchi (P.C.I.) - Allora ci sono dichiarazioni di voto? Se non ci sono dichiarazioni di voto, c'è stata la proposta di aggiungere alle "Organizzazioni Sindacali valdostane" la parola "e del Canavese", se il Presidente della Giunta condivide, e con l'impegno di coinvolgere nelle trattative, nei contatti che potrebbero esserci, tutti i Capi Gruppo...in questo senso eventualmente la Presidenza del Consiglio è a disposizione per un'azione coordinata con la Presidenza della Giunta. Metto in approvazione la mozione. Chi è d'accordo è pregato di alzare la mano. Chi non è d'accordo? Chi si astiene?
Vi pregherei di attendere un attimo perché ho alcune comunicazioni.
Esito della votazione:
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 23
Il Consiglio approva la mozione all'unanimità con l'emendamento al punto 2 del dispositivo.
Mozione
L'Olivetti ha annunciato ufficialmente che, per mettere in atto il proprio programma di ristrutturazione, intende licenziare 4.500 tra operai e impiegati entro il 1981, aprendo così, anche per i metodi scelti, uno scontro di ampie dimensioni sociali e politiche all'interno del mondo del lavoro.
Considerato che un ridimensionamento dell'Olivetti significherebbe assestare un duro colpo all'occupazione non solo per il Canavese ma per l'intera zona circostante, compresa la Bassa Valle d'Aosta;
Rilevato altresì che sono numerosi i lavoratori valdostani occupati all'Olivetti, che può in questo senso essere considerata la terza industria "valdostana" dopo Cogne ed Ilssa;
Ritenuto che le scelte riguardanti l'Olivetti non possano in alcun modo essere affidate esclusivamente alla direzione aziendale né possano avere come unico obiettivo l'aumento dei profitti, ma debbano invece inquadrarsi in una prospettiva di risanamento, riqualificazione e sviluppo che condizioni l'assegnazione di finanziamenti pubblici al rispetto di scelte programmatiche complessive;
il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Delibera
di impegnare la Giunta regionale a:
1) - procedere ad un censimento dei lavoratori valdostani occupati presso l'Olivetti;
2) - prendere immediati contatti con la Regione Piemonte per concordare azioni comuni nei confronti dell'Olivetti, in base anche ai compiti affidati alle Regioni dalla legge 675 per la riconversione industriale;
3) - esaminare, in un confronto con le Organizzazioni Sindacali valdostane e canavesane, le misure necessarie per evitare un ulteriore pericolo per l'occupazione in Valle.
Dolchi (P.C.I.) - Alcune brevissime comunicazioni che riguardano i Consiglieri, vi pregherei un attimo di attenzione...
La Commissione del Turismo, per conto del Presidente De Grandis, è convocata immediatamente al termine dei nostri lavori e, analogamente, la Commissione per i problemi con la RAI, per conto del collega Salvadori che ne è il Presidente, è invitata a riunirsi immediatamente alla fine dei questi lavori; quindi ripeto: i componenti della Commissione del Turismo e i componenti della Commissione RAI si fermino per la riunione.
Un'altra comunicazione che è una riconferma: la Commissione Agricoltura, allargata a quanti Consiglieri fossero interessati a questo problema, è stata convocata, lo ribadisco per conto del Presidente Lanièce, per lunedì 19 novembre alle ore 10 per esaminare il piano di sperimentazione presentato dalla Scuola Regionale d'Agricoltura.
Infine ricordo che il Consiglio sarà convocato a domicilio per la data già fissata del 26 novembre e sarà un'adunanza di un solo giorno. Con ciò sono terminati i lavori.
La seduta è tolta.
---
L'adunanza termina alle ore 11,55.
