Oggetto del Consiglio n. 102 del 6 ottobre 1960 - Verbale
OGGETTO N. 102/60 - (VARIA) - COMMEMORAZIONE DEL PROF. FEDERICO CHABOD, PRIMO PRESIDENTE DELLA GIUNTA E DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA.
Il Presidente della Giunta, MARCOZ, dichiara quanto segue:
"Signor Presidente del Consiglio,
Signori Assessori,
Signori Consiglieri;
Penso sia nostro dovere - in questa ripresa di attività del Consiglio regionale - di commemorare la figura del compianto Prof. Federico Chabod, primo Presidente del Consiglio della nostra Regione autonoma.
Chi vi parla non è certamente all'altezza di questo grave compito ed io mi augurerei, di vero cuore, che qualche persona - più di me qualificata, come potrebbe essere un collega od un discepolo del grande Scomparso che ne seguirono, passo passo, la gloriosa ascesa - fosse oggi qui in mezzo a noi, per fare rivivere, nella luce del ricordo, la figura eminente di questo illustre concittadino nostro, anzitempo rapito alle nostre speranze, caduto sulla breccia, stroncato nella piena maturità del suo fertile ingegno, in un momento in cui Egli stava per raccogliere i frutti più belli di una intera vita generosamente spesa per lo studio e per la scienza, in un momento in cui certamente egli stava per concludere il ciclo dei suoi studi, attraverso i quali avrebbe dato nuovo lustro alla piccola ed alla grande Patria.
Federico Chabod, oriundo da forte famiglia valdostana, ha conosciuto, in gioventù, l'abnegazione ed il sacrificio e non è senza sacrificio che Egli ha potuto completare il curriculum dei suoi studi universitari.
Nel 1919, infatti, appena diciottenne, gli mancò il sostegno paterno: suo padre, notaio, è infatti deceduto in quell'anno e la madre, rimasta vedova, ebbe il compito non lieve e l'onere di provvedere al sostentamento ed alla educazione di tre figliuoli.
Se le esigenze di vita di quegli anni lontani fossero state le esigenze dei tempi moderni, il compito sarebbe stato oltremodo arduo e superiore certo alle forze di quella buona e degna madre.
Ma, pure ammettendo il diverso tenore di vita, la diversità delle situazioni e le minori esigenze, noi sappiamo per esperienza diretta che la vita degli studenti appartenenti a famiglie che disponevano di mezzi finanziari modesti è sempre stata una dura vita di rinunce, di lotte, di difficoltà, e talora anche di umiliazioni nell'inevitabile confronto con le condizioni di compagni di studio più privilegiati.
È in un clima del genere, certamente, che si sono forgiati la tempra morale, la resistenza al lavoro, lo spirito di sacrificio, il desiderio di emergere e di affermarsi, il carattere adamantino, la generosità di quel giovane che doveva poi negli anni futuri, e molto presto, fare parlare di sé e delle sue opere, dimostrandosi così più che mai vero l'insegnamento del grande Poeta "seggendo in piuma in fama non si vien né sotto coltre".
Permettete che io ne ricordi, in breve sintesi, la sua multiforme personalità di docente, di patriota, di scrittore, di uomo politico.
Ancor giovanissimo Egli iniziò l'insegnamento universitario nei nostri Atenei: prima a Perugia, poi a Milano ed infine a Roma.
In quest'ultima Università, Egli tenne per un decennio la Cattedra, in qualità di Ordinario di Storia Moderna; fino alla sua morte.
Come scrittore mosse i suoi primi passi con il saggio sul "Principe" di Machiavelli; e l'opera giovanile venne alla luce nel 1926, quando l'autore contava appena 25 anni!
E questa fu la prima di una collana di opere di cui oggi si parla ovunque negli ambienti culturali: abbiamo infatti, tra le principali, la monografia su "Giovanni Botero", edita nel 1933; gli studi sullo Stato di Milano al tempo di Carlo V, edito nel 1934; gli studi sulla storia religiosa dello Stato di Milano durante lo stesso periodo, edita nel 1938; la storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, edita nel 1951.
Ma ci piace di ricordarlo anche come uomo politico, e lo ricordiamo come uno spirito libero, come resistente e combattente della libertà durante la guerra di liberazione, quale artefice, assertore e propugnatore - con i suoi scritti e le sue monografie - delle nostre rivendicazioni autonomistiche ed, infine, quale primo Presidente del Consiglio regionale, in un periodo particolarmente difficile, in cui occorrevano doti non comuni per instaurare - nel generale disordine, quando gli animi erano ancora esacerbati, gli spiriti disorientati, gli odi brucianti - le prime basi e la prima impalcatura di un ordinamento autonomo completamente nuovo.
Seppe, con tatto non comune, reggere dignitosamente, con comprensione, con affabilità, con forza di carattere, le redini del governo regionale e, dopo avere dato il suo valido insostituibile contributo, Egli ritornò, alieno com'era da ogni esibizionismo, ai suoi studi.
Mi sembra che questi brevi, fugaci notizie, sarebbero incomplete se non ricordassi le benemerenze e le cariche principali che Egli ha ricoperto e che possono darci appieno la misura e la statura morale del grande Maestro.
Redattore della Enciclopedia Italiana, Direttore dell'Istituto Storico fondato a Napoli da Benedetto Croce, membro della Accademia dei Lincei, Presidente del Comitato Internazionale delle Scienze Storiche, insignito di laurea ad honorem delle Università di Oxford e di Granada.
La gloriosa carriera non gli fece mai dimenticare la sua terra natìa, cui Egli si sentì sempre legato da fortissimi vincoli, tanto che la sua volontà suprema è stata quella di avere sepoltura in mezzo alle sue montagne.
La Giunta regionale ha voluto - per un gesto di doveroso omaggio e certa di interpretare l'unanime sentimento di questo nostro Consesso - che i funerali si svolgessero solennemente a spese della Regione.
Federico Chabod è uno di quegli uomini che, dopo la sua dipartita dalla vita terrena, è più vivo che mai; vissuto in umiltà, e, direi quasi, nell'oscurità, Egli viene oggi esaltato come veramente si merita.
In una corrispondenza giornalistica da Stoccolma, - inviata in occasione di quell'XI Congresso Internazionale di Scienze Storiche di cui Chabod era stato l'anima ed al quale aveva dedicato cinque anni di lavori preparatori, - Galante Garrone scriveva il 24 agosto:
"Stoccolma è in questi giorni brulicante di studiosi convenuti da ogni parte del mondo. Numerosi sono anche gli italiani che stanno portando un contributo particolarmente attivo ai lavori del Congresso. Ma la scomparsa di Federico Chabod ha lasciato nelle loro file un vuoto incolmabile.
Gli studiosi di ogni Paese, nel discorrere con noi, ci dicono il loro sgomento ed il loro rimpianto.
Qualche settimana fa, - soggiunge sempre il Galante Garrone -, sullo "Specchio dei Tempi" un nostro lettore giustamente deplorava che questo grande italiano - come egli lo chiamava - fosse vissuto quasi sconosciuto fra noi.
Possiamo, di qui, assicurare quel lettore che gli storici di tutto il mondo rendono oggi omaggio alla Sua memoria". Così Galante Garrone.
Signori Consiglieri,
Io non saprei immaginare un riconoscimento più autorevole ed un elogio più degno, ma penso e sento che dobbiamo tangibilmente anche noi, in un gesto di doverosa solidarietà, unirci a questi sentimenti di ammirazione e di devozione e penso che, tra le prime iniziative che potrebbero essere adottate, ci potrebbe essere quella di rifornire la nostra biblioteca degli esemplari della intera opera storica del Prof. Chabod; e potrebbe altresì esservi la iniziativa di creare, intestata al Suo nome, una borsa di studio per un giovane che intendesse dedicarsi agli studi storici universitari.
Alla memoria di Federico Chabod, che oggi riposa il suo sonno eterno, circondato dall'unanime rimpianto, circonfuso da una aureola di gloria postuma, davanti al suo tumulo lagrimato - cui darà un culto perenne la pietà gentile della di Lui degna ed eletta Compagna, la quale abbandona definitivamente la residenza romana per venire a stabilirsi nella nostra Città - davanti a quel tumulo anche noi ci inchiniamo riverenti e commossi.
Ma per onorare nel modo più degno la memoria di Federico Chabod noi dobbiamo promettere di continuare, tutti insieme, la nostra modesta fatica, con reciproca e mutua comprensione, con serenità, - pur negli inevitabili contrasti di visuali e di concezioni diverse nella impostazione delle pubbliche attività -, ed il Suo spirito eletto non potrà che esultare e benedire ai nostri sforzi, se questi sforzi saranno sinceramente tesi al bene della collettività, alle cure disinteressate della cosa pubblica, per i migliori e sempre più luminosi destini del nostro Paese".
______
