Oggetto del Consiglio n. 127 del 7 ottobre 1966 - Verbale
OGGETTO N. 127/66 - PROBLEMI RIGUARDANTI I DIRITTI STATUTARI DELLA REGIONE IN MATERIA DI ACQUE PUBBLICHE AD USO IDROELETTRICO. - RICHIESTA DI INFORMAZIONI. (Interpellanza del Consigliere regionale Signor Berthet Amato)
Il Presidente, MONTESANO, dichiara aperta la discussione sulla seguente interpellanza del Consigliere regionale Signor Berthet Amato concernente l'oggetto: "Problemi riguardanti i diritti statutari della Regione in materia di acque pubbliche ad uso idroelettrico. - Richiesta di informazioni", interpellanza trasmessa in copia ai Signori Consiglieri quale allegato all'oggetto n. 11 dell'ordine del giorno dell'adunanza consiliare del 7-10-1966:
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Al Signor PRESIDENTE
del Consiglio Regionale
della Valle d'Aosta
AOSTA
INTERPELLANZA
Il sottoscritto Consigliere Regionale chiede di interpellare il Presidente della Giunta per sapere quali attendibilità hanno le notizie che riferiscono che l'ENEL dalla data del passaggio delle seguenti centrali all'Ente Nazionale per l'Energia Elettrica non ha più corrisposto i canoni di utenza (Centrali di Aymavilles, St. Barthélemy, Saint Clair, Valgrisanche, Pont St. Martin, Hône).
Inoltre chiede cosa intenda fare la Giunta Regionale per la salvaguardia dei diritti della Regione sulle acque pubbliche, anche in considerazione delle statuizioni della sentenza della Corte Costituzionale in data 7 marzo 1964.
Chiede, inoltre, di sapere cosa si intende fare in ordine all'utilizzazione idroelettrica dei bacini del Gran Paradiso e del Monte Bianco, per i quali esistevano domande di utilizzazione ed una subconcessione rilasciata alla Società Dinamo, di Milano, da parte della Regione.
L'interpellante chiede se la Giunta non ravvisi l'opportunità di nominare una Commissione di esperti che riesamini tutta la materia delle acque, al fine di orientare l'Amministrazione Regionale sugli opportuni provvedimenti ed iniziative da adottare.
Chiede, infine, che siano nominati i nuovi membri rappresentanti la Giunta Regionale nel Comitato Misto previsto dall'articolo 8 dello Statuto regionale.
Aosta, li 21 settembre 1966
F.to: A. Berthet
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Il Presidente della Giunta, BIONAZ, dichiara quanto segue:
"Per dare al Consigliere interpellante una risposta adeguata all'importanza dell'argomento della sua interpellanza, è indispensabile fare una breve premessa.
Nell'economia e nella storia della nostra Regione le acque regionali hanno sempre avuto ed hanno più che mai un'importanza enorme.
Su di esse noi Valdostani abbiamo sempre rivendicato particolari diritti, anche di natura storica oltrechè idrogeologica, e, anche durante il fascismo, abbiamo cercato di tutelare, persino giudizialmente, i nostri particolari interessi.
Perciò nello Statuto Regionale furono riconosciuti e attribuiti alla Valle d'Aosta diritti e poteri ben superiori a quelli concessi, in materia di acque, alle altre Regioni a Statuto speciale.
Si è ottenuto dalla Corte Costituzionale (con la sentenza 27 gennaio 1958 n. 8), dal Consiglio di Stato col parere 16 marzo 1955 n. 1002/54) e dal Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche presso la Corte d'Appello di Torino con la sentenza 15 dicembre 1953) il solenne riconoscimento che la CONCESSIONE novantanovennale, di cui all'articolo 7 dello Statuto regionale, costituisce UNA DELEGAZIONE DI POTERI DA PARTE DELLO STATO ALLA REGIONE E CHE TALE CONCESSIONE COMPORTA LA ATTRIBUZIONE ALLA REGIONE DI UN COMPLESSO DI POTERI CHE ESSA DEVE ESERCITARE IN LUOGO DEGLI ORGANI STATALI. In base a tali principi furono emanate le leggi regionali 8 novembre 1956 n. 4 e n. 5.
Purtroppo, i diritti e i poteri garantiti alla nostra Regione dallo Statuto, e cioè da una LEGGE COSTITUZIONALE, furono manomessi senza riguardo con la legge ordinaria 6-12-62 n. 1643, istitutiva dell'Enel, e con le leggi successive che attuarono la nazionalizzazione dell'energia elettrica. E purtroppo la Corte Costituzionale, alla quale la nostra Regione fece fiduciosamente ricorso, con la sentenza 24 febbraio 1964/7 marzo 1964 non ha ravvisato alcun vizio di incostituzionalità di tali leggi e provvedimenti da noi impugnati.
Però con questa stessa sentenza la Corte Costituzionale non mancò di segnalare e ammonire che occorreva provvedere ad un "legittimo contemperamento tra le esigenze nazionali e quelle regionali" e che "non avendo ancora il legislatore provveduto nel caso attuale, la Corte auspica che si provveda a tale contemperamento, tenendo presenti i poteri e i diritti delle Regioni a Statuto speciale, che sono stati compressi, per effetto della nazionalizzazione, MA NON DEVONO ESSERE SACRIFICATI OLTRE I LIMITI RICHIESTI DALL'ATTUAZIONE E DAL PIENO FUNZIONAMENTO DELLA RIFORMA".
E la Corte Costituzionale così concluse: "Se è vero che leggi nazionali possono provvedere legittimamente in materia in tutto o in parte già attribuita alla competenza delle Regioni . . . è anche certo che il legislatore nazionale deve assicurare agli enti regionali il massimo di autonomia, nascente dagli stessi Statuti, compatibile con la nuova disciplina unitaria".
La così riconosciuta persistenza dei diritti e poteri della Regione sulle acque regionali e la così riconosciuta necessità di un contemperamento della legge statale di nazionalizzazione con le leggi regionali, mentre suscitava una folla di gravissimi problemi giuridici e tecnici, offriva però alla Regione il mezzo e la via per salvare il salvabile.
È quindi una grave colpa della cessata Amministrazione di non aver fatto assolutamente nulla, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, per far valere, nei limiti del possibile, i diritti della Regione sul piano legislativo e amministrativo e, in particolare, per regolare i rapporti economici, finanziari e tariffari tra la Regione e l'ENEL, sebbene, ad un certo punto, sia stato persino segnalato al Presidente della Giunta Regionale che l'ENEL era pronta a trattare per una sistemazione di tutti i rapporti.
Ciò premesso e rispondendo all'interpellanza, debbo purtroppo riferire che l'ENEL, favorita dal fatto che da parte della Regione non venne mai alcuna intimazione e neppure alcun invito a discutere i vari problemi creati dalla nazionalizzazione:
1) non ha più dato esecuzione alla convenzione 14 settembre 1961 intervenuta tra la Regione e la S.I.P., con l'approvazione e l'adesione del Ministero, e che aveva segnato la vittoriosa conclusione di anni di battaglie giudiziarie per il riconoscimento dei diritti alla Regione; e ciò sebbene l'ENEL, anche secondo la propria legge istitutiva, sia tenuta a rispettare ed eseguire gli impegni assunti dalle imprese nazionalizzate;
2) non ha dato alcun seguito all'invito rivoltogli il 21 settembre 1963 (prot. n. 1493/4) di addivenire alla firma, entro un certo termine, del disciplinare di sub-concessione predisposto per l'impianto idroelettrico Aymavilles-St. Marcel, deliberato dal Consiglio Regionale in data 5 aprile 1963; cosicchè tale impianto funziona da anni e continua a funzionare senza alcuna concessione né da parte dello Stato né da parte della Regione e, quindi, in stato di assoluta illegittimità;
3) analogamente, non ha provveduto a regolarizzare le altre concessioni ex Sip ed ha sospeso per tutte queste concessioni il pagamento dei canoni i cui arretrati ammontano a tutt'oggi a Lire 890.610.696, sebbene proprio su questo tema la Corte Costituzionale nella citata sua sentenza abbia chiaramente statuito che nessuna contestazione è possibile circa i diritti della REGIONE riguardanti i 9/10 dei canoni per le concessioni e derivazioni a scopo "idroelettrico di cui all'ultimo comma dell'articolo 12 dello Statuto e i diritti relativi ai sovracanoni stabiliti a norma delle vigenti leggi";
4) ha rinunciato alla concessione dell'impianto del Monte Bianco, cessando così di corrispondere il relativo canone, senza per altro doversi preoccupare della relativa decadenza per mancanza di ogni possibilità di concorrenza.
Come già accennato, i diritti e i poteri della Regione sulle acque pubbliche regionali non sono stati affatto cancellati dalla legge istitutiva dell'Enel, ma soltanto "compressi" e cioè ridotti e limitati. Ma è chiaro che, sia pure entro questi limiti, devono essere fatti valere in pieno.
Non avendo provveduto il Legislatore Nazionale, come auspicato dalla Corte Costituzionale, al "contemperamento" tra le esigenze nazionali e regionali, tale "contemperamento" non può che avvenire a iniziativa della Regione che, oltre tutto, ha il massimo interesse a definire questa situazione.
Il mezzo più semplice e rapido per attuare tale definizione non può essere che un accordo diretto con l'ENEL per regolare tutti i rapporti economici e finanziari e, in particolare, per stabilire speciali tariffe per la Regione e concertare le modalità e i procedimenti per le future sub-concessioni.
Tale accordo presuppone, però, una adeguata preparazione da parte della Regione e senz'altro posso affermare che la Giunta Regionale ritiene, a sua volta, indispensabile ed urgente addivenire alla nomina di una Commissione di esperti in materia tecnica e legale, per dar modo all'Amministrazione Regionale di impostare opportunatamente e con efficacia le sue richieste ed eventuali trattative.
È ovvio che, nel caso di impossibilità di accordi diretti con l'ENEL, non si potrebbe altrimenti tutelare gli interessi della Regione se non con adeguate azioni giudiziarie nelle più opportune sedi o, eventualmente, anche con la emanazione di leggi regionali dirette a stabilire il coordinamento con le leggi nazionali in tema di acque pubbliche regionali.
Ma sarà soprattutto in sede politica che, in tal caso, converrà operare, sempre però dopo che l'Amministrazione Regionale si sia ben preparata in campo tecnico e giuridico per affrontare tutte le non facili discussioni a cui daranno luogo le sue pur giuste richieste.
Debbo, peraltro, informare il Consiglio che in questi ultimi tempi ho avuto modo di constatare da parte dell'ENEL, dalla Presidenza e Direzione Generale, come dalla Direzione del Compartimento e del Distretto, manifesti segni di buona volontà e considerazione per i diritti della Regione.
Il Prof. Angelini, Direttore Generale, da me incontrato a Roma, si è dichiarato disposto a riprendere subito in esame la realizzazione degli impianti idroelettrici del Gran Paradiso e del Monte Bianco.
La realizzazione di tali impianti, oltre all'assorbimento di circa 3.000 dipendenti per un periodo di circa 10 anni, dovrebbe far introitare alla Regione, tra canoni e sovracanoni, una somma che si aggira sugli 800 milioni all'anno. È perciò superfluo insistere sul grande interesse che abbiamo alla realizzazione di tali opere.
I colloqui, anche recenti, avuti con i Dirigenti dell'ENEL e la particolare cordialità degli incontri mi inducono a sperare in una nuova e più aperta fase di rapporti.
Posso, a riprova di questa nuova impronta, segnalare la buona volontà dimostrata dall'ENEL, nella recente riduzione, da 85 milioni originariamente richiesti a 15 milioni, delle spese relative alla costruzione delle linee elettriche ad alto potenziale resesi necessarie per il funzionamento dei nuovi impianti turistici di La Thuile. Il nostro interessamento in alto loco ha dato questo ottimo risultato che giudico come un segno tangibile di buone intenzioni nei riguardi dei problemi tutt'ora aperti con la Regione e che ho fiducia trovino quanto prima un felice inizio di trattative in un clima di maggior comprensione per le nostre esigenze ed i nostri diritti.
Concludendo posso assicurare che da parte della Giunta Regionale non si lasceranno più in stato di abbandono i diritti e gli interessi della Regione sulle acque regionali, ma anzi si farà tutto il possibile perché tali diritti e interessi trovino al più presto il loro riconoscimento e il loro rispetto, sia pure nei limiti consentiti dalla legge istitutiva dell'ENEL e della nazionalizzazione dell'energia elettrica".
Il Consigliere BERTHET ringrazia il Presidente della Giunta per la esauriente risposta data alla sua interpellanza.
Auspica che quanto affermato dal Presidente della Giunta abbia al più presto a realizzarsi e osserva che da un riconoscimento dei diritti statutari della Regione in materia di acque pubbliche ad uso idroelettrico la Regione ritrarrebbe non solo un vantaggio morale, - perché il solenne riconoscimento costituzionale deve essere rispettato -, ma anche un non indifferente vantaggio finanziario.
Il Presidente della Giunta, BIONAZ, dichiara che la Giunta prenderà in esame al più presto la questione riguardante la nomina dei nuovi membri rappresentanti la Giunta stessa nel Comitato Misto previsto dall'art. 8 dello Statuto regionale.
Il Consiglio prende atto.
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