Oggetto del Consiglio n. 444 del 5 ottobre 1979 - Verbale

OGGETTO N. 444/79 - Provvedimenti per l'attuazione dei programmi di edilizia convenzionata ed agevolata. Approvazione di mozione.

Mozione

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta:

Considerato che ai sensi dell'art. 41 - quinto comma - e dell'articolo 9 - punto 6 - della legge n. 457 del 5.8.1978 i programmi di edilizia convenzionata ed agevolata devono pervenire alla fase di inizio dei lavori ed alla stipula del contratto condizionato di mutuo entro 10 mesi dalla "comunicazione" regionale di localizzazione degli interventi e di scelta dei soggetti operatori, per cui detto termine risulta per la nostra Regione il 16 gennaio 1980;

Considerato altresì che le aree da mettere a disposizione degli stessi soggetti dovevano essere individuate ed assegnate dai Comuni entro sessanta giorni dalla medesima comunicazione regionale (cioè entro il 16 maggio 1979) ma che questi adempimenti sono in grave ritardo per la mancanza dei decreti del Presidente della Giunta per l'occupazione d'urgenza delle aree;

Visto che il mancato rispetto dei termini di legge può comportare la revoca dei finanziamenti e che, comunque, un ritardo nella data di inizio dei lavori comporta per cooperative e imprese un aggravio dei costi per i continui aumenti delle materie prime;

Ricordato che, nonostante una mozione votata all'unanimità dal Consiglio regionale il 21 dicembre 1978 impegnasse la Giunta regionale ad adempiere con sollecitudine le scadenze di legge ed a predisporre tutti gli strumenti e gli organismi a ciò necessari, la nostra Regione è molto in ritardo nell'adempiere ad importanti compiti (convenzione con le banche, convenzione-tipo tra operatori e Comuni);

Rilevata la necessità di mettere al più presto le Cooperative, le imprese e lo I.A.C.P. in condizione di completare la progettazione degli edifici per richiedere sollecitamente le concessioni edilizie;

Delibera

di impegnare la Giunta regionale a:

1) dare corso immediatamente ai Decreti del Presidente della Giunta regionale per l'accesso alle aree al fine di dare avvio alle procedure espropriative e della progettazione delle opere;

2) emanare entro la fine del mese di settembre 1979 indicazioni per la convenzione tra operatori e comuni prevista dall'art. 35 della legge 865/1971 tenendo conto dello schema di convenzione-tipo regionale da approvare ai sensi degli articoli 7 ed 8 della legge n. 10/1977 (Bucalossi);

3) stipulare entro la metà del mese di ottobre 1979 con gli Istituti di credito la "convenzione regionale" che norma l'erogazione dei mutui;

4) fornire sollecitamente agli operatori interessati le indicazioni utili per una rapida predisposizione della documentazione necessaria, al fine di arrivare alle deliberazioni di concessione dei mutui nel mese di novembre 1979 ed all'inizio dei lavori entro il termine perentorio previsto dall'art. 41 legge 457.

Aosta, 10 settembre 1979

F.ti: Tonino Alder - Demetrio Mafrica - Igino Bajocco - E. Cout - Franco Carral - Péaquin Sergio

Mappelli (D.C.) - C'è qualcuno che chiede la parola? La parola al Consigliere Tonino.

Tonino (P.C.I.) - I ritardi della Regione nell'applicazione del Piano decennale per la casa sono facilmente documentabili, noi dobbiamo investire nella nostra Regione oltre 5 miliardi di investimenti tra edilizia sovvenzionata, edilizia agevolata e convenzionata dalle cooperative delle imprese e alcuni interventi dei privati.

Il Piano decennale per la casa è una legge di programmazione oltre che di finanziamento, ed imponeva delle scadenze molto precise, che sono un aspetto positivo di questa legge. Qui si tratta di uscire dalla logica dell'episodicità e di avere invece, come Regione, un comportamento nei confronti di questo problema e di questa massa di finanziamenti, un comportamento che deve essere rispettato per, appunto, un decennio, tale è il Piano decennale della casa. Il primo biennio 1978/1979 sta per scadere e stanno anche per scadere i termini previsti dalla legge, in particolare un termine che nella legge è ultimativo, ed è quello previsto all'articolo 41, dove si dice che la stipula dell'inizio dei lavori, la stipula del contratto, deve avvenire entro dieci mesi dalla comunicazione regionale della localizzazione negli interventi. Ora, questi dieci mesi scadono per la nostra Regione il 16 gennaio, mancano perciò poco più di tre mesi e, in tre mesi, lo I.A.C.P., le cooperative, le imprese, questi privati si trovano a dover affrontare ancora una serie di adempimenti, notevoli, brancolando nel buio, perché non sono assolutamente arrivate indicazioni da parte della Regione, della Giunta regionale; questi soggetti sono in balia di informazioni avute non sempre correttamente e c'è anche un certo clima di sfiducia. L'affermazione che si sente spesso: "abbiamo perso altre volte i finanziamenti dello Stato per la politica della casa, li perderemo anche questa volta" è una cosa che ci preoccupa e che in fondo è, tra l'altro, quel clima di sfiducia di cui parlavo prima.

C'è la necessità di dare corso immediatamente ad alcuni adempimenti, rispetto ai quali, ripeto, il ritardo è ormai forse troppo grande. Noi avremmo dovuto, entro 60/90 giorni al massimo dalla data di localizzazione, e cioè prima dell'estate, oltre che dare un'informazione completa a questi soggetti sulle procedure, sugli atti e sulla documentazione che debbono predisporre per ottenere i finanziamenti...era necessario, prima dell'estate, dare indicazioni ai Comuni per la convenzione ex articolo 35 della legge n. 865 per la cessione dei terreni, ed era necessario subito fare la convenzione con le banche, in modo da regolare il flusso di finanziamenti e il rapporto tra soggetti e banche. A tutt'oggi questi adempimenti ancora non ci sono, e c'è di più: mancano...abbiamo già discusso in questo Consiglio della vicenda di Borgnalle nel Comune di Aosta, ma non solo nel Comune di Aosta, anche in altri Comuni esistono dei problemi, so che esistono nel Comune di Chambave e si tratta di un investimento di 350 milioni... In ogni caso, anche negli altri Comuni, è il caso anche del Comune di Donnas, ancora non ci sono indicazioni da parte della Regione, non si sono ancora visti i decreti per accedere alle aree e, anche lì, le cooperative e le imprese sono ferme che aspettano che qualche cosa si muova. Queste sono, in sintesi, le cose urgenti che con la mozione volevamo sollevare e impegnare la Giunta regionale.

Ancora una piccola premessa: si dice - probabilmente nella risposta ci sarà - che questi termini scadono, slittano, le leggi dello Stato - siamo abituati - funzionano sempre così, ci sarà una proroga, può anche essere, e se è vero è un fatto negativo, ma è doppiamente negativo qui, perché gli adempimenti come Regione noi potevamo farli in tempo dovuto, c'erano tutte le possibilità per svolgere adeguatamente i compiti della Regione così come è stato fatto in altre Regioni! E se è vero che, slittando i termini, forse non perderemo i finanziamenti, è comunque vero che più slitta la data di inizio dei lavori e più costerà la casa alle cooperative e alle imprese. L'inflazione nell'edilizia tocca la punta del 20-25%, più aumenteranno i costi, mentre immutato resta per questi soggetti il finanziamento del primo biennio; i 24 milioni previsti oramai un anno fa, restano 24 milioni di contributo sul singolo alloggio, per cui è un fatto estremamente grave che anche qui si accetti questa logica, tanto poi i tempi slittano, e chi paga, poi, in fondo, saranno i soci delle cooperative o chi andrà ad acquistare gli alloggi dalle imprese o, peggio ancora, chi paga sarà l'effettiva possibilità di intervento dell'istituto.

In conclusione, noi, che cosa chiediamo? Prima di tutto una sollecitudine e un impegno preciso della Giunta regionale a dare attuazione a tutti i decreti affinché le aree siano effettivamente disponibili (questo non è ancora stato fatto); nel secondo punto chiediamo che siano fornite indicazioni ai Comuni per attuare la convenzione dell'articolo 35, proprio perché c'è grossa difficoltà nelle cooperative nei Comuni e chiedevamo nella nostra mozione di fare questo entro la fine del mese di settembre ormai passato; al terzo punto chiediamo entro la metà del mese di ottobre di stipulare la convenzione regionale con le banche, in modo che ci sia, anche lì, la certezza di comportamento e, infine, chiediamo di fornire immediatamente tutte le indicazioni utili agli operatori affinché ci sia un ritorno di fiducia e poi ci sia la possibilità effettiva di preparare gli adempimenti. Gli adempimenti sono tanti, non è il caso qui di rifare una cronologia delle cose da fare, che abbiamo fatto anche in sede di Commissione; la cosa ci preoccupa, sono tanti, bisogna che questi adempimenti si facciano con sollecitudine senza i tempi morti che hanno caratterizzato questa prima fase del progetto biennale. Non ci debbono essere tempi morti se vogliamo...non dico aprire i cantieri al 16 di gennaio, perché credo che sia praticamente impossibile, ma perlomeno un mese o due mesi dopo, e non andare troppo in là per le ovvie ragioni che ho enunciato prima.

Mappelli (D.C.) - È aperta la discussione generale sulla mozione del punto n. 47 del vecchio ordine del giorno. C'è qualcuno che intende prendere la parola? La parola al Consigliere Pollicini.

Pollicini (D.P.) - Mah, il problema dell'edilizia popolare certamente è uno dei più gravi, specialmente per la città di Aosta, oltre che per anche altri Comuni della Valle, in particolare della Bassa Valle. Se pensiamo che la città di Aosta avrebbe bisogno, oggi, almeno di circa 800 alloggi, ci rendiamo conto di quanto sia grave e urgente venire incontro in questo senso al problema.

Io ricordo una battuta che si faceva anni fa: che il Sindaco De Vecchi, l'ex Sindaco De Vecchi, poi Assessore all'Urbanistica, "parlava l'urbanese", cioè aveva questa passione per l'urbanistica...c'era chi parlava il milanese, chi il piemontese, De Vecchi parlava l'urbanese, proprio per dire che aveva una particolare affezione per questi problemi. Ma non era soltanto un...come dire? un hobby di De Vecchi, era un problema reale che magari assunto con particolare passione lo portava a incentrare la gran parte dei suoi interventi su un discorso di estrema importanza, cioè quello del territorio, quello del Piano regolatore, quello della variante n. 10 e quello - come lo definisce il Presidente Andrione - della "variante delle varianti". De Vecchi aveva fatto anche delle proposte concrete, non perché voglio dire che noi ci avevamo già pensato, qui il discorso è di un altro tipo, ma il problema io lo affronterei, colleghi comunisti, in maniera un po' diversa, e cioè la "proposta De Vecchi" - mi rifaccio perché è una proposta scritta, sono gli atti del Comune, come Assessore dell'Urbanistica - secondo noi rappresentava una mediazione fra quella che poteva chiamarsi una "linea urbanistica avanzata" su una situazione sociale ed economica reale della nostra Regione.

La legge n. 457 - mi riferisco a quello che diceva poco fa Tonino - per i primi due anni stanzia dei finanziamenti secondo dei criteri tradizionali, cioè una parte per case popolari e una parte per cooperative costituite, almeno per tre quarti, su terreni compresi sui Piani di zona; a partire dal terzo anno, invece, sarà la Regione a decidere la destinazione dei fondi che potranno anche essere destinati al recupero dei centri storici, quindi dal 1981, se non sbaglio, dal 1981 subentra questo ulteriore regolamento della legge in maniera che, sottratta ai Comuni, subentra la Regione per l'applicazione di questa legge dell'edilizia popolare. Il discorso fondamentale dei centri storici, già affrontato prima sulla sua opportunità e necessità anche in relazione alla scarsa disponibilità del territorio, è uno dei discorsi che va affrontato certamente in maniera decisa.

Ecco, detto questo, come utilizzare e non perdere ancora una volta i finanziamenti statali? Qui occorre fare un attimo di riflessione; facevamo un discorso quando si discuteva la proposta di legge di Nebbia sull'opportunità di esporre un demanio del territorio per l'installazione dell'edilizia residenziale in genere, sia popolare che privata, facevamo un discorso legato appunto a quello che è l'istituto dell'esproprio, poi abbiamo cercato di correggerlo leggermente con la "legge Predieri" del 1974, correzione - siamo d'accordo - insufficiente. La proposta che era stata fatta dall'Assessore che parlava l'urbanese, non accettata dal Consiglio comunale di Aosta, quindi non accettata dai Comunisti, dai Socialisti, era una proposta che poteva correggere questo tipo di discriminazione nella valutazione del terreno espropriato, e cioè quella di assegnare almeno il 20% del terreno espropriato al privato per una costruzione privata, cioè che potesse rifarsi sul piano economico della sproporzione tra valore reale e valore di esproprio; però questo tipo di proposta non è stato accettato, quindi non è il caso di parlarne, oltre che come citazione di un fatto.

Quello che noi diciamo è questo: è opportuno che ci rendiamo conto della difficoltà reale del problema, è inutile che cerchiamo di forzare ai limiti estremi l'applicazione di una legge che, come è già stato detto prima, può avere valore nel latifondo ex siciliano del Centro Italia, oppure anche in qualche zona della Pianura Padana, non può avere lo stesso valore, la stessa applicabilità nella nostra Regione. Quindi è opportuno che si apra un dibattito, non è semplice il discorso legato all'opportunità che anche chi usufruisce di questi soldi che rimangono sempre quelli...e qui mi rifaccio giustamente al discorso di Tonino...i 24 milioni della legge, sono e rimangono i 24 milioni che potevano essere sufficienti per il costo di costruzione, non per il prezzo di vendita, che la legge n. 457 dice di 24 milioni se queste cooperative, mi riferisco in particolare visto che il discorso l'abbiamo incentivato anche di questo, potessero avere l'esproprio fra un anno, un anno e mezzo, evidentemente, non sarebbero più sufficienti questi finanziamenti per costruire l'alloggio, e allora forse è più opportuno realisticamente con i piedi per terra tenere presente che conviene un contributo anche del privato all'acquisto del terreno perché sia pagato in una trattativa col proprietario.

Certo, per me sarebbe stato interessante vedere i riflessi di quella proposta di De Vecchi che consentiva al proprietario di costruire in privato e quindi utilizzando come edilizia, diciamo pure usando un brutto termine speculativo, però che lo compensava del valore del terreno ceduto a prezzo di esproprio, vedere gli effetti che poteva avere. Però se continuiamo ad andare avanti di questo passo, il Presidente non firma gli espropri, si fanno i ricorsi...se sono possibili i ricorsi comunque il discorso va avanti, in effetti quello che conta è che il terreno non è disponibile, non si costruisce, si rischia di perdere i fondi e se i fondi rimangono ancora quelli fissati dalla legge cioè i 24 milioni per l'...di un alloggio è evidente che fra un anno avrebbero ridotto del 25% della loro capacità, fra due anni del 50%, per cui sarebbe meglio, almeno dal nostro punto di vista, realisticamente esaminare il problema su questa luce, vedendone le soluzioni possibili fra Regione, Comune e interessati per venirne fuori. Capisco che può sembrare un po' strana questa proposta, però cerca di trovare una soluzione, e non è che sia del tutto sbagliato...ad esempio non mi sentirei di condannare il parere del C.R.P.T. che ha dato su questo tipo di proposta fatta dal Comune di Aosta.

In effetti, vi sono soluzioni possibili in maniera diversa. Quella zona, mi riferisco a quella zona Borgnalle, non sarebbe un ghetto perché si costruirebbero, sì, case di edilizia popolare, però ci sarebbe la possibilità di costruire anche altri alloggi, per cui non sarebbe un quartiere non equilibrato, cioè cooperative di edilizia popolare, e può avere la capacità di essere un quartiere abbastanza omogeneo, abbastanza articolato. E direi che con questa costruzione si recupererebbe anche un concetto oggi lamentato da molti: di considerare il Quartiere Dora, così, come un ghetto, cioè un quartiere particolarmente isolato. Con la costruzione in quella zona, dico che si potrebbe anche porre un equilibrio, un riequilibrio di quella zona che potrebbe nel contempo essere considerata un rione completo e non un ghetto o comunque una zona fatta così, per conto proprio. Quindi anche in questo quadro si inserisce l'utilità della proposta Nebbia, proprio perché se avessimo avuto prima una disponibilità del genere, oggi non staremmo a discutere questo problema. Capisco che questo intervento possa essere un po' fuori dai canoni, diciamo così, dell'applicazione della legge rigida, però questa rischia - quel perseguire l'applicazione rigida di questa legge - di non consentire la costruzione di quelle abitazioni, sia per l'edilizia popolare, sia per le cooperative che, in effetti, con uno sforzo di fantasia, forse potremo far costruire.

Mappelli (D.C.) - Ha chiesto la parola il Vice Presidente Faval. La parola al Vice Presidente Faval.

Faval (U.V.) - Sul problema della casa, essendo questo un problema estremamente delicato e sentito da una grossa fascia della popolazione, si rischia spesso di fare della demagogia. Questo perché si tende, soprattutto affrontando questo tipo di problema, troppo spesso a generalizzare.

Si è citato qui, in quest'aula, nell'affrontare l'argomento proposto dai Consiglieri del Partito Comunista, l'esempio della città di Aosta, e credo proprio che l'esempio della città di Aosta sia un fatto sintomatico. Non ricorderò le varie vicende del Piano regolatore al quale ho dato bene o male anche il contributo dell'Union Valdôtaine, ma vorrei che si ricordasse per esempio una cosa: avemmo occasione di scontrarci a proposito del Piano regolatore con la Sinistra che allora era al potere assieme al Sindaco De Vecchi, proprio sulla valutazione del modo attraverso il quale si doveva dare applicazione o no alla "167", alla "865". Ad esempio, a proposito della "865" vorrei citare un fatto abbastanza significativo, quello cioè relativo alla volontà o all'atteggiamento che determinate forze politiche hanno di fronte a leggi dello Stato nei confronti delle quali ritengono che in modo indiscriminato queste vadano applicate, senza tener conto di quell'osservazione che facevo, che ho fatto nel precedente intervento, cioè che non dobbiamo, noi, commettere gli errori che lamentiamo lo Stato faccia nei nostri confronti, dobbiamo fare in modo che queste leggi siano adattate alle esigenze della realtà della Valle d'Aosta.

La legge "865"...si è venuti in Consiglio comunale proponendo l'applicazione integrale e immediata della legge stessa; in quell'occasione fui l'unico a richiedere, a nome del Movimento che rappresento, al Consiglio regionale di voler apportare delle opportune modifiche in modo tale da adattare alle esigenze della Valle d'Aosta. In quell'occasione fui oggetto di pesantissime reprimende da parte della maggioranza del Consiglio comunale; poi oggi si verifica...non solo oggi, ma da molto tempo...si constata che la maggior parte dei Gruppi, anzi tutti direi, citano questa "865" modificata alla n. 44 regionale come un esempio di buona amministrazione da parte della Regione.

Tornando al discorso di Aosta, e dopo aver fatto questo brevissimo inciso, ricordo che ad un certo punto, sia in Commissione Urbanistica che in Commissione Edilizia, e nella Giunta, si era arrivati a concludere che per esempio la città di Aosta, rispetto alla media nazionale, per quanto riguarda l'edilizia popolare e convenzionata ha una media del 20% che è di molto superiore alla media nazionale che raggiunge, al massimo, il 4,50-5%. Con questo non si vuole assolutamente dire o sostenere che le esigenze della popolazione della città di Aosta siano soddisfatte, d'altra parte va pur tenuto conto di questo elemento che è abbastanza indicativo. Inoltre, tenuto conto della rarefazione delle aree disponibili della città di Aosta, tenuto conto della necessità di non sprecare ulteriormente il territorio disponibile, si era arrivati alla conclusione che l'intervento dovesse - come dicevo anche prima - essere indirizzato soprattutto, se non esclusivamente, nei confronti del centro storico.

Per quanto riguarda la città di Aosta vi è un altro settore nel quale si deve assolutamente intervenire, ed è quello del Quartiere Cogne che si continua a dimenticare. Per esempio, nell'applicazione di questa legge, il Comune di Aosta avrebbe potuto tener conto dell'esistenza di questo quartiere del quale si parla da molti anni nei termini di utilizzare o meglio utilizzare tutta l'area, perché è grandissima quell'area se la si rapporta al resto dell'area comunale, è un'area estremamente grande, male utilizzata. Ebbene, ripeto, è assolutamente necessario nell'affrontare questi problemi, cercare di non generalizzare e di non mettersi nell'atteggiamento di chi vuole forzare, come diceva mi pare il Consigliere Pollicini, e io sono assolutamente d'accordo con lui quando dice non si deve assolutamente forzare l'applicazione di una legge, perché se da una parte è vero che rischieremmo di perdere determinati finanziamenti, forse - e io sono convinto di questo - sarebbe molto più grave utilizzare male i finanziamenti che ci vengono da questa legge.

Mappelli (D.C.) - Ci sono altri che chiedono la parola? Il Consigliere Nebbia.

Nebbia (P.S.I.) - Non sto qui a dire cose già espresse dall'intervento precedente, cose che erano di carattere generale.

La mozione è specifica, e dico subito che voterò favorevolmente a questa mozione però con un significato direi un po' generico, nel senso che ritengo, nella situazione in cui oggi ci stiamo trovando, che questa mozione abbia una funzione di sollecitare la Giunta regionale a prendere gli accordi necessari con il Comune di Aosta per giungere alla non dispersione dei finanziamenti esistenti, e quindi alla realizzazione delle opere previste, ma in un modo che forse non è più quello originario previsto dal Comune, bensì potrebbe essere...o prevedere anche soluzioni alternative, quali mi risulta siano in questo momento allo studio, forse è possibile.

Sul problema della necessità della casa in Aosta, credo ci siano ormai pochi dubbi sulla necessità di utilizzare i finanziamenti statali che sono pervenuti e gli altri che perverranno anche sotto forme diverse. È recentissima la notizia di uno stanziamento del Governo, ancora non concretizzato, ma di 3.000 miliardi, per finanziare sotto diverse forme l'abitazione e quindi l'attività economica quale è quella dell'edilizia, che è importantissima, e anche di fronte a questi finanziamenti imprevisti è necessario che l'Amministrazione regionale e le Amministrazioni comunali, per quanto di loro competenza, facciano tutto il possibile per essere pronte e disponibili ad utilizzare questi fondi. Se il Comune di Aosta - che è praticamente il Comune dove il fenomeno è più sentito - si è trovato però impreparato di fronte alla necessità di avere, di riservare le aree disponibili per utilizzare il finanziamento delle 4 cooperative che dovevano trovare localizzazione nel suo territorio, si è trovato impreparato...aveva fatto un Piano di zona molto rapidamente, e diciamo che su questo Piano di zona credo che le critiche ed i dubbi esistessero già all'origine, ma che fosse impellente allora ha necessità di dare una risposta ad un problema reale.

Le critiche che si erano poi concretizzate nel parere del C.R.P.T., che era un parere un po' forse troppo secco, troppo deciso, almeno a mio giudizio, perché teneva conto di una serie di fatti già richiamati da Pollicini...che se guardiamo, ad esempio, il Quartiere Europa in Aosta, che pure è inserito nel tessuto cittadino, quello forse è un ghetto, perché è di uno stesso tipo l'utenza, è un'utenza molto omogenea, mentre non sarebbe stata egualmente omogenea l'utenza della nuova zona, in quanto diverse erano le utilizzazioni da parte delle cooperative, da un lato, da parte dell'Istituto Autonomo delle Case Popolari, dall'altro. E quindi, come quando c'è un tessuto sociale che è vario, il ghetto difficilmente si forma. È vero che in quell'area sono stati fatti degli errori da parte dell'Ente pubblico circa alcune opere di infrastrutturazione...e mi riferisco, in particolar modo, al nuovo cavalcavia che è stato realizzato come forse peggio non si poteva realizzare, in quanto costituisce un diga di separazione tra due aree territoriali...che, se realizzato diversamente, poteva permettere a livello terreni invece dei collegamenti migliori e più efficaci... Credo quindi che la scelta per il Comune di Aosta sia stata una scelta un po' forzata, e una scelta che forse era la meno peggio possibile e, come tale, era andata avanti. Ci sono stati, almeno spero di sentire dal Presidente della Giunta dei chiarimenti, dei dubbi successivamente, e mi risulta che forse oggi una soluzione potrebbe essere trovata almeno per utilizzare questa prima tranche di finanziamenti.

Ecco, il parere positivo alla mozione è in questo senso, cioè nel senso di stimolare la Giunta regionale a risolvere l'accordo con il Comune di Aosta...questi problemi, e a non perdere i finanziamenti, anche con soluzioni che siano eventualmente diverse da quelle prospettate in un primo tempo dal Comune di Aosta. Questo, quindi, per quanto mi riguarda, vale anche come dichiarazione di voto.

Mappelli (D.C.) - Ci sono altri Consiglieri che intendono prendere la parola? La parola al Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Mah, venendo subito alla sostanza, per quanto riguarda i punti 2, 3 e 4, se i proponenti accettano di spostare le date dei punti 2 e 3 al 31 ottobre votiamo a favore, in quanto la convenzione tra operatori e Comuni è pronta e sarà licenziata lunedì prossimo, verrà data; ora anche l'altra è pronta, il tempo l'ho detto, il 31 ottobre, per essere certo che i Consigli di amministrazione delle banche approvino anche loro la conservazione, non dovrebbero esserci difficoltà particolari in quanto è per legge. Per il punto 4 abbiamo creato un ufficio apposito, diretto da un ingegnere che è a disposizione e, di conseguenza, dal 1° settembre funziona e può dare a tutti gli operatori informazioni e garanzie. Il punto 1...mi sia permesso dire che, a parte gli impegni che poi spiegherò meglio, non è la Giunta regionale che dice al Presidente della Giunta di firmare i decreti, ma è una competenza specifica di un organo della Regione che li deve firmare se lo ritiene!

Entrando nel merito, che è stato forse accennato bene da Nebbia, ma più genericamente da altri, i problemi si pongono per due Comuni soltanto; per il resto tutto è pronto e gli accreditamenti non sono...forse sono arrivati, ma devo ancora vedere il telegramma, quindi do ragione a Tonino su una cosa: che bisogna arrivare tempestivamente a farlo, i problemi si pongono per Chambave e per Aosta. Ho avuto contatti con il Sindaco di Chambave, la questione dovrebbe essere superata, recuperiamo come mi sembra più pratico il centro storico, mettendo a disposizione una proprietà regionale, eventualmente allargandola, ma penso che non ce ne sarà bisogno. Per quanto riguarda il Comune di Aosta, ho avuto ieri una lunga conversazione con il Sindaco, si può dire che il parere del C.R.P.T. e...e cose di questo genere, si può discutere a lungo su Borgnalle, io non mi soffermo, è una questione opinabile. Tenete presente - non so se ci sono state delle varianti - che comunque Borgnalle potrebbe essere sorvolata dal collegamento con la Svizzera e che in qualche modo da Saumont bisognerà uscire per arrivare poi a Variney, a Signayes o a Variney e riprendere la strada, era proprio il Piano regolatore che aveva previsto che quella zona sarebbe stata sorvolata.

Ci sono dei grossi problemi a concentrare all'uscita di Aosta una serie di costruzioni e abbiamo visto anche come dei funghi dei capannoni sui quali abbiamo espresso dei dubbi, ma evidentemente quando mancano certi strumenti, certi Piani regolatori vengono fatti a posteriori tagliando su certe soluzioni. Ci sembra che il problema sia un problema di fondo per quanto riguarda la città di Aosta, e sia il problema di non costruire continuamente delle case che sono - lo riconosciamo - assolutamente indispensabili, senza pensare al territorio del Comune di Aosta e ad un minimo di opere di urbanizzazione di secondo grado. Non abbiamo lo spazio per costruire una scuola media superiore, continuando a costruire rischiamo di avere evidentemente un aumento della popolazione in Aosta, ma di non avere nessuna o quasi nessuna infrastruttura. Per cui, senza averne la competenza, ma parlando anche noi "urbanese", avevamo fatto una riunione con la Giunta comunale di Aosta, con De Vecchi, avevamo detto che l'ultimo esproprio fatto in quella maniera per la costruzione di case pure e semplici era quello dell'area - per intenderci - sotto Porossan, l'esproprio Marcoz, che da allora in poi saremmo partiti per il recupero del centro storico e soprattutto del Quartiere Cogne.

Sia la Regione che il Comune hanno avuto dei contatti con la "Cogne", contatti che sono stati seguiti particolarmente dall'attuale Sindaco di Aosta, e la "Cogne" si è dichiarata disponibile, per cui ieri, parlando con il Sindaco - aspetto la risposta per domani - saremmo orientati a vedere, per quanto riguarda nell'immediato l'edilizia economica e popolare...a spostarci verso il Quartiere Cogne e iniziare subito il recupero, che consiste nel creare l'indispensabile volano per poter spostare famiglie che abitano in case che, tra l'altro, non hanno neanche più sotto il profilo abitativo le qualità. Se volessimo essere severi ce ne sono di quelle...le più antiche, se le avete visitate, sono al limite dell'abitabilità, mi sembra che si chiamino "Giacchetti". Spostare, abbattere, ricostruire, ritrovando così quegli spazi per poter dotare di infrastrutture secondarie un quartiere di Aosta che adesso credo che concentri probabilmente più della metà della popolazione. Se avete tempo di andare una volta a visitare la Scuola Media "Cerlogne", quella sta scoppiando...e non si parli poi di ghetti fatti in una certa maniera che magari sotto certi profili quei ghetti se ci fossero le infrastrutture potrebbero essere persino vantaggiosi, potrebbero essere degli ottimi, chiamiamoli "villaggi satelliti"!

L'impegno della Presidenza della Giunta è, di conseguenza, di firmare immediatamente i decreti non appena questi accordi saranno definitivamente passati da una parte e dall'altra; non sembra a questo momento che vi siano delle particolari difficoltà, perché la discussione, così come si dice nei comunicati ufficiali, è molto cordiale e ci siamo trovati d'accordo, come del resto era inevitabile, anche sugli obiettivi che ci fissiamo. Pollicini ha fatto bene a citare quello che verrà dopo l'812, perché dovremo legiferare come Regione in modo da recuperare le norme, il patrimonio già costruito che abbiamo, si parla di cento milioni di metri cubi di roba costruita che può essere adattata benissimo, direi anche con dei grossi vantaggi, forse non sempre, ma sovente anche sotto il profilo della spesa.

Se i proponenti l'accettano con queste riserve, martedì 9 il Consiglio è convocato, e forse potrò - non lo giuro - dare ulteriori illustrazioni sullo stato della pratica, e comunque imitando in parte Nebbia. Con questi limiti, "31 ottobre" per i punti 2 e 3, e limiti di investimento per quanto riguarda le scelte fatte dal Comune di Chambave, praticamente risolte, e dal Comune di Aosta, noi accettiamo la mozione, rimanendo inteso che Borgnalle non ci sembra una scelta felice e che si sposterà verso il Quartiere Dora cercando di dare inizio a quell'operazione di recupero dell'intero quartiere che è l'unica, secondo noi, che non porti Aosta a scoppiare, a "scoppiare" letteralmente all'interno del perimetro urbano.

Mappelli (D.C.) - Allora chiedo ai proponenti se accettano le proposte del Presidente, con gli impegni assunti dallo stesso in merito all'oggetto. La parola al Consigliere Tonino.

Tonino (P.C.I.) - Mah, la nostra intenzione non è né di fare della demagogia, né di banalmente generalizzare 1'atteggiamento nella Regione, né di fare delle forzature. Io ricordo al Consiglio, affinché non lo dimentichi, che la ripartizione l'avevamo votata tutti, in quest'aula, e credo che quello sarebbe stato forse il momento di fare alcuni ragionamenti che debbono comunque essere fatti, e di fronte ai quali noi siamo disponibili a discutere. Riprendo il ragionamento che ha fatto Pollicini riguardo all'atteggiamento rispetto ai proprietari espropriati.

È una cosa interessante che tra l'altro è contenuta nella legge n. 167: i proprietari espropriati sono prioritariamente assegnatari delle case e possono costruire; non dimentichiamo che io non uso mai volutamente il termine "edilizia economica e popolare" perché è un termine che non mi piace, inventato in un periodo tutt'altro che felice nella storia del nostro Paese e, non a caso, la legge n. 457 parla oggi di edilizia residenziale, in senso lato. Non dimentichiamo che il grosso, la grossa massa dei finanziamenti si riferisce e va alle imprese, ai privati e alle cooperative che sono un modo nuovo di poter dare la casa a chi la casa non ce l'ha, e l'applicazione della legge...noi possiamo anche discutere sull'impostazione della legge stessa, su come applicarla meglio nella Regione, ma il modo non è tanto di modificare quella legge, bensì di avere, noi, le idee chiare su come comportarci in Valle d'Aosta rispetto ad un problema che è territoriale, di riequilibrio, un problema di pianificazione, un...ripeto delle cose che abbiamo detto già altre volte...patrimonio di tutti.

Allora impegniamoci in quella direzione con un'opera di guida, perché un altro concetto che non mi sento di approvare assolutamente è questo: mi sembra che noi vogliamo forzare l'utilizzo di questi finanziamenti contro la volontà di non so chi...ma contro la volontà di chi? Qui abbiamo dei Comuni: Aosta, Chambave, Donnas, Nus, Morgex, Saint-Vincent, Valpelline, Valtournenche e Verrès che hanno fatto delle scelte sulla base della legge n. 457, si tratta di rispettare l'autonomia di questi Comuni. Questo discorso del "è meglio perdere i finanziamenti piuttosto che fare le scelte sbagliate" è un discorso che può essere giusto, se si trattasse effettivamente di una grossa forzatura, ma io lo rispetto per dei Consigli comunali eletti democraticamente...che risponderanno loro, di fronte alla popolazione del Paese, degli errori che eventualmente commettono, per me è una cosa di estrema importanza, soprattutto in un momento in cui noi, come Regione, di indicazioni a questi Comuni non ne diamo. Mi sembra che sul piano generale queste osservazioni andavano fatte per quello che riguarda la nostra posizione. Per concludere, la mozione va bene, anzi va male traslare le scadenze per quegli atti che sono importanti, tanto ormai siamo in ritardo, e...facciamoli!

Per il punto fondamentale che è la questione di Aosta, io non voglio ripetere le motivazioni che avevamo portato qui con un'interpellanza su Borgnalle, ma valgono alcune preoccupazioni di carattere generale. Se troviamo subito le aree e la possibilità di localizzare questi fondi, in un modo migliore di Borgnalle, allora ci esprimeremo in modo evidentemente favorevole, se vogliamo perdere i finanziamenti o se prospettiamo soluzioni peggiori...io ho sentito alcune voci che mi fanno rabbrividire, ma non voglio neanche dire, perché prima vediamo quali sono le possibilità. Se ci sono possibilità che invece sono peggiori, noi riteniamo che alcune delle motivazioni adottate nel caso di Borgnalle siano delle motivazioni facilmente superabili e che quel piano possa essere rapidamente approvato. Per cui ci riserviamo, evidentemente, di sentire quali saranno le proposte; ben vengano i rapporti con il Comune, fossero più frequenti credo che molte discussioni si potrebbero evitare...vediamo, e attenderemo il risultato di questo incontro.

Mappelli (D.C.) - La parola al Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Proprio rapidissimo...una questione sola, Tonino: la materia urbanistica è competenza specifica, sono sempre degli atti complessi anche della Giunta regionale, non è in questione l'autonomia comunale, ogni scelta di Piano regolatore è comunque sempre soggetta nel merito ad un atto conforme o difforme dell'Amministrazione regionale, e in materia credo che ci siano tali e tanti problemi da ritenere che gli atti complessi vengano fatti in quanto atti complessi.

Mappelli (D.C.) - Signori Consiglieri, sulla proposta del Presidente, accettata dai proponenti, al punto 2 sostituiamo "settembre" con "ottobre", mentre al punto 3 sostituiamo "la metà del mese di ottobre" con "stipulare entro il 31 del mese di ottobre 1979", eccetera, o entro la fine...perfetto.

Con queste modifiche metterei in votazione la mozione. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano. Contrari? Astenuti?

Esito della votazione:

Presenti: ventotto

Votanti: ventotto

Favorevoli: ventotto

Il Consiglio approva all'unanimità la mozione di cui al punto n. 47 della precedente adunanza con le modifiche apportate dal Presidente della Giunta.

Mozione

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta:

Considerato che ai sensi dell'art. 41 - quinto comma - e dell'articolo 9 - punto 6 - della legge n. 457 del 5.8.1978 i programmi di edilizia convenzionata ed agevolata devono pervenire alla fase di inizio dei lavori ed alla stipula del contratto condizionato di mutuo entro 10 mesi dalla "comunicazione" regionale di localizzazione degli interventi e di scelta dei soggetti operatori, per cui detto termine risulta per la nostra Regione il 16 gennaio 1980;

Considerato altresì che le aree da mettere a disposizione degli stessi soggetti dovevano essere individuate ed assegnate dai Comuni entro sessanta giorni dalla medesima comunicazione regionale (cioè entro il 16 maggio 1979) ma che questi adempimenti sono in grave ritardo per la mancanza dei decreti del Presidente della Giunta per l'occupazione d'urgenza delle aree;

Visto che il mancato rispetto dei termini di legge può comportare la revoca dei finanziamenti e che, comunque, un ritardo nella data di inizio dei lavori comporta per cooperative e imprese un aggravio dei costi per i continui aumenti delle materie prime;

Ricordato che, nonostante una mozione votata all'unanimità dal Consiglio regionale il 21 dicembre 1978 impegnasse la Giunta regionale ad adempiere con sollecitudine le scadenze di legge ed a predisporre tutti gli strumenti e gli organismi a ciò necessari, la nostra Regione è molto in ritardo nell'adempiere ad importanti compiti (convenzione con le banche, convenzione-tipo tra operatori e Comuni);

Rilevata la necessità di mettere al più presto le Cooperative, le imprese e lo I.A.C.P. in condizione di completare la progettazione degli edifici per richiedere sollecitamente le concessioni edilizie;

Delibera

di impegnare la Giunta regionale a:

1) dare corso immediatamente ai Decreti del Presidente della Giunta regionale per l'accesso alle aree al fine di dare avvio alle procedure espropriative e della progettazione delle opere;

2) emanare entro la fine del mese di ottobre 1979 indicazioni per la convenzione tra operatori e comuni prevista dall'art. 35 della legge 865/1971 tenendo conto dello schema di convenzione-tipo regionale da approvare ai sensi degli articoli 7 ed 8 della legge n. 10/1977 (Bucalossi);

3) stipulare entro il 31 ottobre 1979 con gli Istituti di credito la "convenzione regionale" che norma l'erogazione dei mutui;

4) fornire sollecitamente agli operatori interessati le indicazioni utili per una rapida predisposizione della documentazione necessaria, al fine di arrivare alle deliberazioni di concessione dei mutui nel mese di novembre 1979 ed all'inizio dei lavori entro il termine perentorio previsto dall'art. 41 legge 457.

Mappelli (D.C.) - Ed ora, Signori, andiamo al punto n. 3 del nuovo ordine del giorno, ad un'interrogazione del Consigliere Bajocco.