Oggetto del Consiglio n. 60 del 21 marzo 1959 - Verbale

OGGETTO N. 60/59 - QUESTIONI VARIE INTERESSANTI GLI OPERAI ADDETTI AI LAVORI DEL TRAFORO DEL MONTE BIANCO. (Mozione del Consigliere regionale Signor Manganoni Claudio)

Il Presidente, PAREYSON, dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione del Consigliere regionale Signor Manganoni Claudio concernente l'oggetto: "Questioni varie interessanti gli operai addetti ai lavori del traforo del Monte Bianco", mozione trasmessa in copia ai Signori Consiglieri unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza delli 27 febbraio 1959:

---

Sig. Geom. Pareyson

Presidente del Consiglio Reg.le

AOSTA

Prego la S. V. di voler portare sull'ordine del giorno del prossimo Consiglio la seguente mozione:

Risulterebbe che nei cantieri del traforo del Monte Bianco gli operai sono vittime di violazioni dei contratti sindacali da parte della ditta appaltatrice dei lavori, essendosi verificati dei casi in cui non vengono corrisposte le indennità (lavori straordinari, festivi, notturni, ecc.).

Vi regna un clima di intimidazione nei confronti dei lavoratori i quali avrebbero di fronte la sola alternativa: subire e tacere oppure il licenziamento.

Ciò è confermato dalle seguenti cifre:

In poco più di due mesi, 140 operai, di cui 50 residenti in Valle, sono stati licenziati. Molti di questi assunti da pochi giorni.

Nel medesimo periodo ne sono stati assunti altri 150.

Questo clima di intimidazione potrebbe sfruttare la continua presenza nel cantiere, ove alloggiano, di 6 agenti di polizia oltre ad altri 12 agenti installatisi da poco nel vicino abitato di Entrèves.

La presenza delle forze di polizia non è spiegabile. Lo sarebbe se si trattasse non già di un cantiere di lavoro, bensì di un campo di prigionia.

Considerata la necessità e l'urgenza di mettere termine ad un simile stato di cose, il Consiglio della Valle

dà mandato

al Presidente della Giunta, oltre che per l'autorità che riveste, anche quale membro del Consiglio di Amministrazione della Soc. del Traforo del Monte Bianco, alla cui creazione il Consiglio Valle ha contribuito con la somma di un miliardo di lire, di voler eseguire le dovute indagini sui fatti sopra segnalati e su quanto avviene in detto cantiere allo scopo di pretendere:

1) l'immediato ritiro delle forze di polizia dall'interno del cantiere;

2) il rispetto dei contratti sindacali;

3) l'elezione della Commissione Interna;

4) la cessazione di qualsiasi forma di intimidazione, di prepotenza (se non di terrore) nei confronti dei lavoratori;

5) il rispetto, da parte dei datori di lavoro e dei dirigenti, della personalità umana del lavoratore, creando rapporti di comprensione e di fiducia reciproca in un clima di operosa serenità.

Aosta, lì 5 febbraio 1959.

F.to: Claudio Manganoni

---

Il Consigliere MANGANONI illustra la mozione sopra riportata e riferisce che, secondo le informazioni pervenutegli, risulterebbe che nei cantieri del traforo del Monte Bianco gli operai sono vittime di violazioni dei contratti sindacali e vivono in un clima di intimidazione, se non di terrore.

Rileva che è significativo il fatto che in poco più di due mesi sono stati licenziati 140 operai, di cui 50 residenti in Valle, molti dei quali erano stati assunti da pochi giorni.

Fa presente che gli elementi locali sono ormai pochi, anzi pochissimi, e questo perché gli operai residenti in Valle non intendono abdicare alla loro dignità umana, mentre invece gli operai di fuori Valle, che in massima parte provengono dalla Calabria, sottostanno a qualsiasi condizione e rinunciano ai loro diritti (indennità varie per ore straordinarie. lavoro festivo, ecc.) pur di poter guadagnare qualcosa da mantenere sè stessi e la loro famiglia.

Afferma che nessun'altra Impresa ha mai trattato in modo così inumano i propri dipendenti, né l'Impresa del cantiere del Buthier, né l'Impresa che ha costruito la diga di Valgrisanche, né l'Impresa che ha costruito le varie dighe della Valtournanche.

Dichiara che soltanto l'Impresa che esegue i lavori del Monte Bianco, cioè la Società "Le condotte Acque" di Roma, usa un tale sistema con i propri operai e ritiene che ciò avvenga perché detta Società, fino ad oggi, era solita trattare con elementi meridionali, i quali, come risaputo da tutti, vivono ancora nella miseria e non hanno, sino ad ora, fatto, in campo sindacale, le conquiste che hanno saputo fare gli operai del Nord, che pongono, in primo piano, il rispetto della dignità e della personalità umana.

Invita, quindi, il Consiglio ad associarsi alla mozione ed a dare mandato al Presidente della Giunta di intervenire autorevolmente presso la Società anzidetta affinché venga posto fine ai soprusi denunciati e in atto nei cantieri di lavoro del traforo del Monte Bianco.

Il Presidente della Giunta BONDAZ, dichiara quanto segue:

"Desidero portare a conoscenza del Consiglio quanto ho provveduto a fare appena ho ricevuto questa mozione, che porta la data del 5 febbraio 1959.

È bene che il Consiglio sia messo al corrente della situazione quale risulta a me attraverso, naturalmente, gli organi di informazione di cui io dispongo ed in base alle informazioni che io ho assunto presso gli organi del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, cioè presso l'Ispettorato del Lavoro, che ha la specifica competenza per tutti i problemi inerenti al lavoro.

Si chiede, nella parte dispositiva della mozione, di dare mandato al Presidente della Giunta, fra l'altro, perché si provveda all'immediato ritiro delle forze di Polizia dall'interno del cantiere.

Cominciamo con l'esaminare questo problema.

Dirò anzitutto che ci sono delle forze di Polizia della Questura, ma queste non si trovano nel cantiere, ma ad Entrèves; quindi è un'altra questione, che non rientra nella competenza del Presidente della Giunta.

Per quanto riguarda il posto fisso dell'Arma dei Carabinieri, la costituzione di detto posto fisso, ad Entrèves, è stata proposta il 9 febbraio 1957 dal Ministero dell'Interno ed attuata il 7 settembre successivo per l'adempimento dei normali servizi di istituto in una zona di previsto ampio sviluppo demografico ed economico, conseguente all'inizio dei lavori per il traforo del Monte Bianco.

La forza effettiva del posto fisso non ha mai superato le tre unità: un vice brigadiere e due carabinieri; non si tratta quindi di sei militari come è asserito nella mozione.

Viene accennato da parte del Consigliere Manganoni alla possibilità che i militari dell'Arma si prestino praticamente a favorire presunti soprusi del datore di lavoro a danno dei lavoratori.

Infatti, nella mozione, si leggono queste parole: "Questo clima di intimidazione potrebbe sfruttare la continua presenza nel cantiere, ove alloggiano, di sei agenti di Polizia...".

Ho già detto prima che non sono sei ma tre: un vice brigadiere e due carabinieri.

Io ho assunto, anche per mio conto, delle informazioni e debbo dire che chiunque, lassù sul luogo, può rendersi agevolmente conto che questi tre militari hanno veramente saputo accattivarsi non soltanto il rispetto, ma anche la cordiale simpatia degli operai.

Quando si ha la coscienza tranquilla non si deve aver paura del Carabinieri, perché essi sono lì appunto per tutelarci.

Il posto fisso è stato allogato nel complesso edilizio sorto per l'esecuzione del traforo, perché non esistevano, allora, altre possibilità di sistemazione.

D'altra parte ad Entrèves, dall'inizio dei lavori ad oggi, non sono stati commessi reati e non si è verificato alcun turbamento dell'ordine pubblico, malgrado che in mezzo alle maestranze che, come si sa, sono convenute da ogni parte d'Italia, si annoverassero, disgraziatamente, anche vari pregiudicati.

Non è mai accaduto niente, proprio perché questi tre militari sono visti simpaticamente nel cantiere e non credo che la loro presenza possa essere sfruttata per i soprusi del datore di lavoro.

Ad ogni modo una cosa è certa ed è che non è nelle mie possibilità e nella mia competenza di ritirare le forze di Polizia che ci sono nel cantiere: questo è indubbio.

Non parlo delle forze di Polizia vere e proprie della Questura, che sono ad Entrèves; anche tali forze sono state istituite dal Ministero dell'Interno ed esulano dalla mia competenza.

Io mi sono immediatamente interessato anche delle altre questioni a cui si accenna nella mozione.

Circa la questione del rispetto dei contratti sindacali, io ho qui due relazioni, una della Questura di Aosta e l'altra dell'Ispettorato del Lavoro, le quali affermano sostanzialmente che non vi è stata violazione dei contratti sindacali.

Dalle informazioni della Questura risulta che la Società appaltatrice ha iniziato la sua attività nella prima decade del mese di settembre del 1958, assumendo dei manovali generici e poi dei muratori per costruire gli alloggi, gli uffici e le officine, perché, come voi sapete, la Società aveva un certo periodo di tempo, in base al contratto, per costruire l'attrezzatura necessaria.

Quindi, all'inizio, non vi era necessità di mano d'opera specializzata, ma di mano d'opera generica.

Naturalmente, inoltrandosi la stagione invernale, non si poteva più continuare a lavorare all'esterno e così la Società è stata costretta a licenziare una parte di lavoratori generici ed ha assunto, al loro posto, dei lavoratori specializzati (minatori, palisti e autisti).

È ovvio che gli operai che erano venuti da altre Regioni d'Italia hanno dovuto ritornarsene alle loro zone d'origine. Quindi, nel periodo 21 novembre 1958-30 gennaio 1959, si sono registrati i seguenti movimenti: operai assunti (minatori, palisti e autisti) 64; operai licenziati per fine lavori esterni, quasi tutti manovali, 46; operai dimissionari, quasi tutti meridionali, 44.

Alla data del 10 febbraio 1959 risultano in cantiere 132 operai, di cui l'80 % è costituito da specializzati.

Il cantiere era, quindi, praticamente chiuso e io ne ebbi la conferma quando, ad un dato momento, mi pervenne notizia che sarebbero venuti a visitare i lavori del traforo del Monte Bianco, nel periodo fra Natale e Capo d'Anno, un rappresentante del Governo francese e un rappresentante del Governo italiano.

Fortunatamente la visita non ebbe luogo, perché ci saremmo trovati in notevole difficoltà perché tutti i lavori erano stati sospesi e il cantiere era stato chiuso, perché durante il periodo invernale non era possibile lavorare a tale altitudine.

Si afferma, nella relazione, non corrispondere a verità che gli operai siano vittime di violazione dei contratti sindacali; trova applicazione il contratto collettivo di lavoro per gli operai della Valle d'Aosta, integrato da quello nazionale di lavoro del 1° ottobre 1957.

Secondo tale contratto, per l'edilizia vengono corrisposte maggiorazioni del 40 % per il lavoro festivo, del 25 % per quello straordinario, del 23 % per il lavoro in galleria e dell'8 % per quello notturno.

Durante il decorso mese di gennaio sono state corrisposte dalla Società L. 1.048.051 per lavori straordinari e festivi, L. 463.703 per indennità di galleria e lavoro notturno e L. 121.000 quale premio riservato ai soli minatori, cioè 500 lire giornaliere, senza che ciò sia previsto da alcuna norma contrattuale.

Gli operai alloggiano in stanze di una superficie di mq. 20, ove sono sistemati quattro letti biposto.

Questa è la relazione della Questura.

La sistemazione degli alloggi prima della loro costruzione fu concordata ed approvata dai funzionari dell'Ispettorato del Lavoro di Torino e da Ispettori medici.

Attualmente, in ogni stanza, trovano alloggio tre o quattro lavoratori e vi sono alcune stanze completamente vuote.

Anche qui, dicono le informazioni, vi sono state delle difficoltà iniziali, perché non è che vi sia un enorme spazio e, al principio, si sono dovuti aggiustare un po'. Gli alloggi, le mense, le docce, le infermerie sono riscaldate, con un impianto di termosifoni, con una temperatura dai 14 ai 18 gradi, ottenuta con un consumo giornaliero di 1.000 litri circa di nafta combustibile.

Segue a questo punto nella relazione tutta una precisazione in ordine a quello che è il vitto, ecc.

Interessante è la relazione inviatami, dall'Ispettorato del Lavoro, che è l'organo veramente competente e responsabile in materia.

In questa relazione si afferma che "tutte le segnalazioni, sia di lavoratori singoli, sia di Associazioni sindacali o Enti vari, concernenti l'applicazione delle leggi del lavoro, danno luogo ai relativi accertamenti in occasione delle ispezioni del cantiere e alla adozione, se concernenti inadempienze, dei provvedimenti di competenza di questo ufficio".

Si informa, nella relazione, che varie ispezioni furono effettuate nei cantieri di lavoro del Monte Bianco e si riferisce quanto segue:

"In esito a tali ispezioni sono stati adottati alcuni provvedimenti e rilasciate varie prescrizioni, queste ultime sostanzialmente attuate.

Nei giorni 19 e 20 del corrente mese - la relazione porta la data del 25 febbraio 1959 - è stata eseguita una nuova ispezione collegiale, in quanto i lavori del genere, data la loro complessità ed il continuo mutamento delle relative condizioni, vengono normalmente seguiti da questo Ispettorato.

In occasione di questo ultimo accertamento, sono state anche prese in considerazione le segnalazioni apparse su un periodico di Aosta e delle quali si è venuti a conoscenza il giorno prima della disposta ispezione.

In materia di contratti collettivi di lavoro, anche dall'interrogatorio di numerosi operai, eseguito fuori della presenza dei dirigenti, non sono emerse inosservanze né lamentele.

Orario di lavoro.

Vi è stata qualche lamentela a causa di un particolare sistema di orario spezzato.

I minatori addetti alla perforazione, infatti, devono osservare il seguente orario: dalle 6 alle 10 e dalle 18 alle 22, mentre gli addetti al disgaggio osservano l'orario dalle 10 alle 18 la prima squadra e dalle 22 alle 6 la seconda squadra.

Le lamentele sono state espresse da alcuni operai minatori per il disagio che comporta il loro orario, ancorchè la Ditta corrisponda una maggiorazione di paga di 500 lire al giorno.

Effettivamente, trattasi per i lavoratori di un orario in certo qual modo disagevole, dovendo il lavoratore, nella stessa giornata, prestare due turni di lavoro: il primo dalle 6 alle 10 ed il secondo dalle 18 alle 22. Tuttavia, in tale sistema non vi è violazione delle vigenti disposizioni di legge in materia di orario di lavoro, per cui non sarebbe possibile chiedere d'autorità la modifica.

Mobilità della mano d'opera.

Effettivamente si è verificato dall'inizio dei lavori una notevole mobilità nell'occupazione in entrata e uscita. Il fenomeno però è comune, sia pure con varia intensità, a molti lavori simili, specie in alta montagna e nei mesi invernali.

Commissione interna.

Non esiste presso il cantiere la Commissione interna. Non è stato possibile appurare con certezza se ciò sia dovuto a disinteresse degli operai o ad ostacoli frapposti dalla Azienda.

Siccome la presenza ed il buon funzionamento della Commissione interna potrebbero facilitare la soluzione di molte questioni che giornalmente possono insorgere nei rapporti tra lavoratori e direzione, i dirigenti locali dell'Azienda sono stati verbalmente invitati, dato che non vi è obbligo di legge, ad agevolare l'eventuale costituzione della Commissione interna ed a mettere a sua disposizione un locale adatto.

Io, evidentemente, non posso, d'autorità, nominare o fare nominare una Commissione interna.

Dormitori.

La Ditta, per iniziale difficoltà di spazio, si è avvalsa della facoltà di cui al terzo comma dell'articolo 85 del decreto presidenziale del 20 marzo 1956, n. 320, ed ha adottato il sistema delle brande sovrapposte.

In alcuni alloggiamenti, però, si è rilevato un affollamento, rispetto alla cubatura, superiore a quello consentilo dal suddetto articolo: 10 mc. per ogni lavoratore. Alla Ditta è stato, pertanto, prescritto di ridurre, dagli otto attuali ad un massimo di sei, il numero dei lavoratori alloggiati nei dormitori aventi la superficie di m. 5 x 4 e l'altezza di m. 3. In seguito, si potrà eventualmente riprendere in considerazione anche la questione delle brande sovrapposte.

Mensa.

Sono state espresse varie lamentele più per la qualità che per la quantità del vitto fornito; il prezzo è di L. 215 al pasto.

In merito la Ditta è stata richiamata alla osservanza dell'articolo 91 del decreto n. 320, specie del secondo comma. Comunque, questo Ispettorato si riserva di ritornare sulla questione nei successivi sopralluoghi che verranno eseguiti.

Igiene del lavoro.

In seguito alle risultanze degli accertamenti sono state rivolte alla Ditta numerose prescrizioni in materia di igiene del lavoro, specie per quanto riguarda il miglioramento della ventilazione nel sotterraneo, la illuminazione e la fornitura dell'acqua potabile, il controllo dei gas nocivi e pericolosi, l'applicazione dei depuratori dei gas di scarico dei locomotori a nafta.

Prevenzione infortuni.

Sono pure state rivolte prescrizioni in materia di prevenzione infortuni, specie per quanto riguarda l'impiego degli esplosivi, le difese al cavo ponte per la perforazione, il collegamento elettrico a terra delle tubazioni di galleria, il controllo periodico della volta e delle pareti dello scavo.

Presenza delle forze di Polizia.

La questione non rientra nella competenza di questo Ispettorato. Sembra, tuttavia, che le forze di Polizia siano presenti per scopi non inerenti al rapporto di lavoro.

Precisazioni al riguardo, comunque, potranno essere fornite dai Comandi".

In effetti, le informazioni che io vi ho fornito a questo riguardo le ho avute attraverso le precisazioni fattemi dal Comando Superiore dell'Arma dei Carabinieri.

Si aggiunga, infine, che tutte le segnalazioni, sia di Lavoratori singoli, sia di Associazioni sindacali o di vari Enti, concernenti l'applicazione delle leggi del lavoro, danno luogo ai relativi accertamenti in occasione delle ispezioni al cantiere, e all'adozione, se concernenti inadempienze, dei provvedimenti di competenza dell'ufficio.

Tralascio le altre relazioni che mi sono pervenute, relazioni che io ho richiesto alle Società interessate, cioè sia all'Impresa "Società Italiana per condotte d'acqua", di Roma, e sia alla "Società Italiana per il traforo del Monte Bianco", la quale ha sul posto, come voi sapete, una Direzione dei lavori con i suoi tecnici assistenti.

Secondo me, le relazioni di cui bisogna tenere conto, perché più obiettive, sono quelle che provengono dai rapporti informativi che sono sottoposti al mio controllo e quelli dell'Ispettorato del Lavoro, che è un organo tecnico in questa materia.

Ho voluto precisare all'inizio che mi sono interessato immediatamente del problema e quanto vi ho riferito è l'esito delle informazioni che mi sono pervenute.

Dichiaro subito che io non posso accettare la mozione là dove si chiede "l'immediato ritiro delle forze di Polizia dall'interno del cantiere", perché, come già ho detto, è una questione che esula dalla mia competenza.

Circa il 2° punto "il rispetto dei contratti sindacali", risulta dalle informazioni che i contratti sindacali non sarebbero stati violati.

Circa il 3° punto "l'elezione della Commissione interna", ripeto che trattasi di una questione che non entra nella mia competenza e questo lo spiega anche l'Ispettorato del Lavoro.

In merito al 4° punto "la cessazione di qualsiasi forma di intimidazione, di prepotenza, se non di terrore, nei confronti dei lavoratori" dalle informazioni pervenute risulta esclusa qualsiasi forma di intimidazione e di prepotenza.

Altrettanto dicasi per quanto riguarda il punto 5°, cioè il "rispetto, da parte dei datori di lavoro e dei dirigenti, della personalità umana del lavoratore...".

Io, naturalmente, continuerà nella mia azione di indagine, ma per arrivare a qualcosa di positivo, se effettivamente esiste, bisognerebbe che, da parte del presentatore della mozione, mi venisse fornito qualche elemento concreto, in modo da poter stabilire la esistenza di una determinata situazione, anche di carattere psicologico, che dia adito a queste lamentele.

Io resto continuamente in contatto con l'Ispettorato del Lavoro e con le forze di Polizia che sono alle mie dipendenze e sarò a disposizione del Consigliere Manganoni per qualsiasi informazione al riguardo".

---

Il Consigliere SAVIOZ ritiene che i soprusi di cui sono vittime le maestranze addette al cantiere dei lavori del traforo del Monte Bianco possano forse avere origine dal fatto che l'Impresa che esegue i lavori del traforo, cioè la Società Italiana per condotte d'acqua, di Roma, sarebbe, secondo quanto ha inteso dire, una subappaltatrice dei lavori, per cui, avendo un margine assai ristretto di guadagno, è costretta a sfruttare gli operai per aumentare il margine di guadagno.

Chiede al Presidente della Giunta se corrisponda a verità che detta Società non sia la diretta appaltatrice dei lavori, ma una subappaltatrice.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, comunica che, come rappresentante della Regione, fa parte del Consiglio di Amministrazione della Società Italiana per il Traforo del Monte Bianco e, da qualche giorno, anche del Comitato esecutivo, come rappresentante della Regione e del Governo.

Precisa che, secondo quanto gli consta, la Società Italiana per Condotte d'Acqua, di Roma, è l'Impresa risultata appaltatrice dei lavori del traforo del Monte Bianco.

Ritiene che non possa essere che così anche perché, se la memoria non lo inganna, nel contratto di appalto vi è una clausola che fa divieto di subappaltare i lavori ad altra Impresa.

Informa che farà, comunque, i necessari accertamenti nella sede competente.

Il Consigliere MANGANONI rileva che, per quanto è a sua conoscenza, i lavori di perforazione della galleria e di sgombro del materiale sono eseguiti da altre Ditte e, precisamente, i lavori di perforazione sono eseguiti con macchine perforatrici di una Ditta svedese e quelli di sgombero con pale meccaniche e camion ribaltabili di una Ditta di Milano.

Afferma che gli risulta che la mensa degli operai è stata appaltata ed osserva che, ovviamente, l'appaltatore vive a spese dei lavoratori che frequentano la mensa.

Riferisce, in proposito, che vi sono lamentele non soltanto per quanto riguarda la quantità e la qualità del vitto, ma anche per quanto riguarda il prezzo.

A conferma della fondatezza di tali lamentele, comunica che la birra ed il vino, anzichè essere venduti al loro prezzo di costo, trattandosi di una mensa aziendale, sono venduti a prezzi maggiorati, in quanto la birra viene venduta a L. 50-60 lo chop, anzichè a 33 lire, ed il vino a 180-160 lire anzichè a 120 lire.

Dichiara di non condividere l'ottimismo del Presidente della Giunta, Bondaz, ottimismo derivante dalle relazioni di cui è stato dato lettura e sulle quali dichiara di non avere molta fiducia.

Fa presente che il Presidente della Giunta cambierebbe forse opinione se, anzichè attenersi soltanto alle suddette relazioni, sentisse anche i Sindacati presso i quali gli operai licenziati vanno a reclamare contro i licenziamenti.

Osserva che il Presidente della Giunta verrebbe. così, a conoscenza di molte cose e fra l'altro che non sono state pagate determinate indennità per ore straordinarie e per lavoro eseguito in giornate festive.

Precisa che sarebbe, altresì, utile che il Presidente della Giunta si facesse inviare dall'Ufficio del Lavoro l'elenco degli operai licenziati ed interpellasse alcuni di tali operai.

Riferisce circa i modi inumani con cui vengono trattati i lavoratori.

Passando ad esaminare i vari punti della mozione, rileva, - per quanto riguarda la richiesta di immediato ritiro delle forze di Polizia dall'interno del cantiere -, di essersi limitato a fare soltanto qualche breve accenno sulle ragioni di tale richiesta, e questo per un riguardo verso l'Arma dei Carabinieri.

Fa presente che, tempo addietro, un Sottufficiale dell'Arma fu trasferito entro 24 ore per una mancanza commessa ed osserva che bisogna dare atto che in tale occasione il Comando dell'Arma ha agito con tempestività e con giustizia.

Precisa che, dopo le segnalazioni fatte sul periodo menzionato nella relazione dall'Ispettorato del Lavoro, la situazione è lievemente migliorata, perché ora gli agenti di Polizia sono ben visti dagli operai e così pure è migliorato il trattamento da parte della Società, anche se non è ancora tale da soddisfare pienamente le maestranze.

Ritiene non ammissibile che le forze di Polizia alloggino nell'interno del cantiere, ove lavorano 150 operai.

Afferma che ciò è tanto più incomprensibile se si pensa che in nessun altro cantiere vi è mai stato un agente di servizio, né al cantiere CEB, ove l'anno scorso lavoravano circa mille operai, né al cantiere del traforo del Gran San Bernardo, che ha dai 350-400 operai e che si trova pure in zona di frontiera.

Fa presente di non nutrire alcun preconcetto nei confronti degli agenti di Polizia, ma ritiene non ammissibile, per una questione di principio, che le forze di Polizia alloggino nell'interno del cantiere.

Dichiara di non essere rimasto soddisfatto delle precisazioni fatte dal Presidente della Giunta, per cui intende mantenere la mozione presentata.

Comunica di essere però disposto a modificare come segue la parte finale della mozione:

"Dà mandato al Presidente della Giunta:

1) di farsi interprete presso il Ministero degli Interni del desiderio espresso dal Consiglio regionale che vengano ritirate le forze di Polizia dall'interno del cantiere;

2) di intervenire e fare cortesi pressioni presso la Società appaltatrice dei lavori onde ottenere il rispetto dei contratti sindacali, l'elezione della Commissione Interna, la cessazione di qualsiasi forma di intimidazione, di prepotenza (se non di terrore) nei confronti dei lavoratori, nonché il rispetto, da parte dei datori di lavoro e dei dirigenti, della personalità umana del lavoratore, creando rapporti di comprensione e di fiducia reciproci in un clima di operosa serenità".

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, contesta e controbatte l'affermazione del Consigliere Manganoni, secondo cui le informazioni pervenute tramite l'Ispettorato del Lavoro ed il Comando dell'Arma dei Carabinieri non sarebbero attendibili.

Dichiara di non poter ammettere una tale affermazione a meno che si dimostri, con dati di fatto, che le notizie fornitegli dall'Ispettorato del Lavoro, che è un organo governativo, e dall'Arma dei Carabinieri non siano esatte.

Comunica di non poter accettare, quindi, la mozione che è stata presentata e ne illustra le ragioni.

Rileva che le forze di Polizia sono state sistemate provvisoriamente nell'interno del cantiere non già per i motivi esposti nella mozione, ma bensì per la prevenzione di reati, con lo scopo specifico di tutelare l'ordine pubblico.

Informa che, con l'inizio dei lavori del traforo, sono affluiti ad Entrèves operai da ogni Regione di Italia, fra i quali alcuni erano pregiudicati, altri erano perseguiti da mandati di cattura e sono quindi stati arrestati.

Circa il "rispetto dei contratti sindacali", rammenta che dalle informazioni pervenutegli risulta che non corrisponde a verità che i contratti sindacali siano stati violati.

Dà assicurazione che, se gli venisse fatta una denuncia specifica di violazione dei contratti sindacali, farebbe quanto deve fare nella sua veste di Presidente della Giunta regionale, investito delle funzioni prefettizie.

Invita il Consigliere Manganoni a ritirare la mozione presentata ed a fargli pervenire un esposto preciso e dettagliato; informa che, in tal caso, gli risponderebbe per iscritto dandogli contezza dello esito delle indagini che espleterebbe in ordine ai casi specifici denunciati.

Il Consigliere MANGANONI ricorda di aver citato un fatto specifico ed accenna alla birra ed al vino che, anzichè al prezzo di costo, vengono venduti rispettivamente al prezzo di Lire 50/60 lo chop e di Lire 180/160 il litro.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, osserva che è sfuggito all'attenzione del Consigliere Manganoni il seguente passo, di cui ha dato lettura, della relazione dell'Ispettorato del Lavoro: "Mensa - sono state espresse varie lamentele più per la qualità che per la quantità del vitto fornito; il prezzo è di Lire 215 al pasto...

Comunque, questo Ispettorato si riserva di ritornare sulla questione nei successivi sopralluoghi che verranno eseguiti".

Il Presidente della Giunta, Bondaz, dopo aver sottolineato che il prezzo di Lire 215 per pasto corrisponde al prezzo di costo, osserva che risulta dal suddetto passo che l'Ispettorato del Lavoro segue con attenzione la questione della mensa.

Fa presente che non si può generalizzare un episodio, ma che occorrono diversi episodi perché si possa dire che effettivamente esiste una certa atmosfera nei rapporti umani fra datore di lavoro e maestranze.

Il Consigliere MANGANONI osserva che alcune volte è sufficiente un episodio per desumere un sistema, cioè per conoscere quali siano i rapporti fra datore di lavoro e maestranze.

Rileva che il clima di intimidazione che esiste al cantiere del traforo del Monte Bianco non è mai esistito in nessun altro cantiere di lavoro, perché in nessun altro posto i lavoratori sono stati ridotti alla condizione di schiavi.

Osserva che un tale stato di cose potrebbe costituire un pericoloso precedente per altre Imprese ed afferma che non può, quindi, essere tollerato ulteriormente.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, dichiara che continuerà ad indagare e a vigilare sul cantiere del traforo del Monte Bianco, attraverso l'Ispettorato del Lavoro e gli altri organi responsabili, ma ripete di non poter aderire alla mozione, perché non potrebbe fare di più di quanto ha già fatto e che desidera di continuare a fare attraverso una azione di vigilanza.

Il Consigliere SAVIOZ, dopo aver preso atto che la questione del ritiro della forze di Polizia dall'interno del cantiere esula dalla competenza del Presidente della Giunta regionale, esprime l'avviso che il Presidente della Giunta potrebbe, peraltro, chiedere agli organi competenti che le forze dello Ordine, anzichè alloggiare nell'interno del cantiere, vengano sistemate ad una certa distanza dal cantiere stesso.

Osserva che, se tale richiesta venisse accolta, sarebbe già un primo passo verso la normalizzazione della situazione al predetto cantiere di lavoro.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, rammenta di aver detto, all'inizio della trattazione dell'argomento, che il Posto fisso dell'Arma dei Carabinieri, composto di tre unità, è stato allogato soltanto provvisoriamente, in attesa di altra Sistemazione, nel complesso edilizio sorto per l'esecuzione del traforo.

Informa che è già in corso una pratica per l'affitto di un fabbricato, in cui troverà sistemazione definitiva il Posto fisso anzidetto dell'Arma dei Carabinieri.

Il Consigliere MANGANONI, preso atto delle assicurazioni date dal Presidente della Giunta, Bondaz, dichiara di ritirare la mozione presentata.

Il Consiglio prende atto.

______