Oggetto del Consiglio n. 77 del 16 luglio 1958 - Verbale
OGGETTO N. 77/58 - INSTALLAZIONE NEL SETTORE DELLE ALPI ITALO-FRANCESI DI RAMPE PER IL LANCIO DI MISSILI ATOMICI. (Mozione dei Consiglieri regionali Signori Barmasse Michele, Nicco Giulio e Barone Luigi)
Il Presidente, PAREYSON, dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione dei Consiglieri regionali Signori Barmasse Michele, Nicco Giulio e Barone Luigi concernente l'oggetto: "Installazione nel settore delle Alpi italo-francesi di rampe per il lancio di missili atomici", mozione trasmessa in copia ai Signori Consiglieri unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza:
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Ill.mo Sig. Presidente del Consiglio regionale
AOSTA
La preghiamo di voler includere nell'ordine del giorno della prossima adunanza consiliare la seguente mozione.
Con deferenti ossequi.
Aosta, li 14 aprile 1958
F.ti Michele Barmasse Giulio Nicco Barone Luigi
"Presa conoscenza, attraverso la stampa, del progetto del Comando Militare Supremo della Nato per l'installazione di rampe per il lancio di missili atomici;
considerato che il settore delle Alpi italo-francesi è stato scelto assieme ad altre località italiane ed estere per dette installazioni
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
nella certezza di interpretare nel migliore dei modi le vive ed umane aspirazioni della nostra gente.
PROTESTA
contro l'installazione di tali rampe, ritenendo l'uso di armi atomiche atto soltanto a distruggere ogni forma di vita nelle zone colpite e a compromettere, con la radio-attività che sprigionano, la salute e l'esistenza stessa dell'intera umanità.
E PERTANTO FORMULA IL PIU' FERVIDO AUSPICIO
che, attraverso i necessari contatti diplomatici e incontri ad alto livello, si creino fra le nazioni rapporti di mutua comprensione e di pacifica convivenza, onde poter quanto prima dedicare ad opere di pace le favolose somme che si spendono oggi in una forsennata corsa agli armamenti e dare ai popoli quella prosperità, di cui l'evoluzione della coscienza umana, i progressi della tecnica e della cultura e le meravigliose scoperte scientifiche, sono fin d'ora sicura garanzia".
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Il Consigliere BARMASSE, ad illustrazione della mozione, riferisce quanto segue: "Chiunque serbi nell'animo, assieme al proprio istinto di conservazione, sensi naturali di simpatia e di solidarietà verso i propri simili e verso la grande famiglia umana di cui è membro, rimane esterrefatto se considera con quanta fredda e spudorata malvagità parlino di armi nucleari e all'idrogeno, uomini che sono alla testa di grandi Nazioni e dispongono del loro destino e con quanto orgasmo ne accelerino la fabbricazione.
E ciò avviene anche se i luminari della fisica nucleare, i soli competenti in materia e i soli degni di fede, ammoniscono unanimi che, se l'energia nucleare e all'idrogeno da loro scoperta, dopo tanti studi e tanti pericolosi esperimenti, per il bene della società, venisse, invece, usata per la guerra, produrrebbe lo sterminio dell'intera umanità.
Qui viene fatto di chiederci se l'umanità, - che nella sua grande maggioranza è costituita da uomini che accettano di buon grado l'imperio della legge e del dovere e non chiedono che di vivere onestamente lavorando, - meriti di essere decimata o distrutta o non piuttosto di continuare la sua marcia di evoluzione e di progresso verso un'esistenza più dignitosa, più cosciente, più umana e una più armonica convivenza.
Pensare di far uso di tali armi è un delitto.
Le forze sane di ogni Nazione si sollevano oggi contro quella aberrazione pazzesca e suicida e non si cullano più nella ingenua speranza che si parli di quelle armi nell'intento, non di usarle, ma di intimorire l'avversario per dissuaderlo dall'aggressione.
Esse sono state adoperate al termine dell'ultima guerra mondiale e se, malauguratamente, dovesse scoppiare un altro conflitto del genere, tutto fa temere che si useranno ancora, ma in quantità incalcolabilmente maggiore e di una potenza distruttiva migliaia di volte superiore.
Qualunque sia la nostra nazionalità e la nostra fede politica, noi dobbiamo condannare il folle disegno di usare armi cosi micidiali, proclamare altamente la nostra volontà di pace, l'ansia nostra che la guerra sia finalmente giudicata indegna dei popoli civili e venga bandita dai mezzi da usarsi per la risoluzione delle controversie internazionali e l'aggressione armata di uno Stato venga riconosciuta, come realmente è, il più grave, il più mostruoso delitto che si possa commettere contro Dio e contro l'umanità.
È questo il senso della mozione che presentiamo al Consiglio per l'approvazione.
La progettata installazione di rampe di lancio nelle vicinanze della nostra Regione è stato il segnale d'allarme che ha suscitato la nostra protesta, ma questa è rivolta contro tutte le basi di lancio di proiettili atomici, ovunque esse dovessero sorgere e contro chiunque mediti una aggressione e pensi di usare armi atomiche e all'idrogeno per un apocalittico sterminio in massa".
Il Consigliere BARONE dichiara quanto segue:
"Voglio qui richiamare la dichiarazione del Dr. Linus Pauling, premio Nobel per la fisica ed uno dei maggiori scienziati atomici americani:
""La caduta di cellule radioattive derivanti dagli esperimenti in corso basterebbe a provocare la nascita di 200 mila anormali in ognuna delle prossime venti generazioni.
Se gli esperimenti non verranno sospesi, un milione di persone in tutto il mondo avranno la vita accorciata di qualche anno, dai cinque ai dieci.
È noto che le radiazioni, pur in quantità relativamente esigua, possono provocare il cancro e la leucemia.
Inoltre, esse possono rendere l'organismo umano meno resistente alle malattie infettive"".
Basterebbe questa autorevole dichiarazione per far si che ogni uomo coscienzioso prenda parte vivissima a tutto ciò che può evitare non solo gli esperimenti ma una guerra che sarebbe la fine dell'umanità.
Qual'è l'opportunità, per noi, allora, di instaurare rampe per missili? Voglio fare alcune considerazioni.
Nel caso di installazioni, l'Italia diventerebbe un Paese di prima linea e, in caso deprecato di conflitto, il nostro Paese sarà uno dei primi a subire la distruzione atomica e, nel giro di poche ore, sarebbe colpito nei suoi centri più vitali.
Accettando i missili, saremmo corresponsabili di aver bloccato il processo di distensione e il disarmo continuerebbe a essere un argomento di reciproche accuse, anziché un tema di negoziati, ed escluderemmo, in tal caso, una non partecipazione italiana alla corsa al super-riarmo, con il risultato di danneggiare la nostra economia, perché i missili e i relativi impianti costano miliardi e miliardi e noi volgeremmo le nostre scarse risorse finanziarie ad un'impresa assurda.
Inoltre, ci precluderemmo la possibilità di svolgere una politica di mediazione per avvicinare l'Est e l'Ovest.
Non nascondiamoci poi che la nostra sovranità nazionale sarebbe compromessa, perché gli Americani comanderebbero in casa nostra, esigendo garanzie per averci mandato i loro missili.
Si creerebbero condizioni interne di "stato d'assedio" permanente, zone requisite, truppe e specialisti stranieri sul nostro territorio, psicosi dello spionaggio e del controspionaggio: cioè tutti quei malanni che comprometterebbero e rischierebbero di annullare le stesse libertà politiche, col risultato di essere di continuo esposti ad incidenti di carattere interno e internazionale.
Se diamo uno sguardo intorno a noi, vediamo che in Gran Bretagna l'accortezza dei dirigenti conservatori britannici evita di rifiutare in blocco la nuova tesi del "piano Rapacki" e che la tesi della neutralizzazione della Germania ha trovato larghe adesioni presso il partito laburista; in Germania il partito socialdemocratico di Ollenhauer sostiene con vigore il "piano Rapacki" e qualsiasi progetto che eviti al popolo tedesco l'impianto di missili e il riarmo atomico; i Paesi del Nord-Europa (Danimarca, Norvegia, Islanda aderenti alla N.A.T.O., La Svezia neutrale e la Finlandia "non impegnata" in blocchi) sono favorevoli al piano polacco e a tutti i progetti analoghi.
I membri atlantici di tale area hanno rifiutato i missili; in Polonia è sorto il progetto noto sotto il nome di "piano Rapacki" che trova largo seguito ad Est ed a Ovest; la Svizzera è rimasta fedele alla sua tradizionale neutralità; il governo di Vienna è ormai su posizioni di perfetta equidistanza tra Est ed Ovest; il Governo di Belgrado appoggia il "piano Rapacki" e ha proposto che anche l'Italia entri a far parte di una zona "denuclearizzata".
Se l'Italia rifiuta una funzione mediatrice e dinamica, si isolerà sempre più dai suoi confinanti che hanno compreso il nuovo orientamento e sbocco delle relazioni internazionali.
Nei paesi afro-asiatici, in questa enorme zona che va dall'Egitto al Giappone, zona che sta assumendo un peso sempre maggiore nella determinazione di una politica estera mondiale unitaria e distensiva, i principi di "neutralità positiva" sono fondamentali per gli orientamenti dei Governi.
Questi sono solo alcuni richiami alle posizioni che si sono fatte strada nel mondo, nel giro di pochi anni. La strada della distensione è la strada per edificare la pace e allontanare per sempre la minaccia atomica come hanno detto Einslein, Oppenhenmer, Bertrand e Russe) e centinaia di altri scienziati, i quali hanno messo l'umanità di fronte al dilemma di perire o di cercare nuovi coraggiosi metodi per preservare l'umanità stessa".
Il Consigliere DIEMOZ dichiara:
"In data 25 maggio 1955 vi fu una mozione analoga alla presente e venne approvata, ad unanimità di voti, mediante una dichiarazione chiarificatrice avanzata dal sottoscritto. Ora, senza scendere nei dettagli e polemizzare su tale importante problema, mi consenta il Consiglio di avanzare questa nuova dichiarazione in appoggio, completamento e sostituzione della mozione odierna:
"Il Consiglio regionale, nella certezza di interpretare le aspirazioni della popolazione valdostana, formula il fervido augurio che, attraverso contatti diplomatici ad alto livello, si creino fra le Nazioni rapporti di mutila comprensione e di duratura pacifica convivenza, onde poter dedicare ad opere di pace anche le spese notevoli che vengono erogate per gli armamenti, contribuendo vieppiù alla prosperità dei Popoli attraverso i progressi della tecnica e le scoperte scientifiche".
Il Consigliere MANGANONI rileva che la mozione presentata dai Consiglieri Barmasse, Nicco Giulio e Barone è basata su una premessa o considerazione che il settore delle Alpi italo-francesi è stato scelto, assieme ad altre località italiane ed estere, per l'installazione di rampe per il lancio di missili atomici.
Precisa che i presentatori della mozione si preoccupano, quindi, del pericolo che rampe per missili vengano installate in Valle d'Aosta, mentre invece il Consigliere Diemoz nella sua mozione accenna soltanto genericamente alla questione delle armi nucleari.
Osserva che, indubbiamente, il Consiglio regionale non può volere rampe di missili in Valle d'Aosta e che, quindi, se si vuole che la mozione del Consigliere Diemoz possa essere approvata dal Consiglio bisogna che si faccia risultare nelle premesse della mozione stessa che il Consiglio è contrario alla installazione di rampe per missili nel territorio della Valle d'Aosta.
Il Consigliere BARMASSE dichiara di essere disposto ad accettare la mozione del Consigliere Diemoz a condizione che, quanto meno, vi si aggiunga un inciso con cui si condanni l'uso delle armi nucleari per la guerra.
Dichiara che le popolazioni sono contrarie all'uso delle armi nucleari a fini bellici, perché il loro impiego significherebbe lo sterminio dell'umanità intera.
Il Consigliere DIEMOZ rileva che la mozione già approvata dal Consiglio nella seduta del 25 maggio 1955 condannava l'uso delle armi atomiche; dà lettura del testo della menzionata mozione, che è del seguente tenore:
"IL CONSIGLIO REGIONALE mentre condanna l'uso delle armi atomiche
FA VOTI
che si addivenga, a mezzo di accordi internazionali, alla loro totale distruzione, ed, attraverso un libero e completo controllo degli armamenti ad un effettivo, disarmo, utilizzando gli studi nucleari a scopi pacifici per il progresso dell'umanità".
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, premesso che la mozione approvata dal Consiglio il 25 maggio 1955 corrisponde, nella sostanza, a quella presentata oggi, dichiara che non vi è dubbio che tutti i Consiglieri siano d'accordo con il Consigliere Barmasse per quanto riguarda la condanna dell'uso delle forze nucleari ai fini bellici.
Esaminando, quindi, il testo delle due mozioni presentate nell'adunanza odierna, rileva che fra le due mozioni vi è un divario consistente nel fatto che nella mozione presentata dai Consiglieri Barmasse, Nicco Giulio e Barone si parte da una premessa che dice: "presa conoscenza, attraverso la stampa, del progetto del Comando Militare Supremo della Nato per l'installazione di rampe per il lancio di missili atomici; considerato che il settore delle alpi italo-francesi è stato scelto assieme ad altre località italiane ed estere per dette installazioni".
Dichiara di non poter essere d'accordo su questo punto perché dette considerazioni sono basate su notizie di stampa che possono corrispondere a verità, ma possono anche essere infondate.
Comunica che, se si dovesse prestare fede alle notizie di stampa in merito alla questione dei missili, vi sarebbe da rilevare che risulta, da altre notizie, di stampa che l'Italia protesta perché in Albania sono state installate rampe per il lancio di missili atomici, che, ovviamente, sono rivolte non già verso l'est ma verso l'ovest.
Dichiara che non è, quindi, logico basarsi su notizie di stampa che, come già detto, possono essere vere o non vere, ma che bisogna aver riguardo esclusivamente alla sostanza delle mozioni presentate.
Osserva, in proposito, che la sostanza della mozione del Consigliere Diemoz collima con la sostanza della mozione dei Consiglieri Barmasse, Nicco Giulio e Barone, poiché ne riporta quasi le stesse parole e formula lo stesso augurio.
Segue discussione, alla quale prendono parte il Presidente della Giunta, BONDAZ, il Presidente del Consiglio, PAREYSON, il Vice Presidente, PASQUALI, l'Assessore BIONAZ ed i Consiglieri BARMASSE, BARONE, MANGANONI e SAVIOZ.
Il Consigliere BARMASSE esprime parere che, essendo il Consiglio d'accordo sulla questione della condanna dell'uso delle armi nucleari per fini bellici e dell'installazione di rampe per missili, i presentatori delle due mozioni potrebbero esaminare se sia possibile inserire nella mozione Diemoz una frase che rispecchi tale concetto.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, l'Assessore BORDON ed il Consigliere SAVIOZ concordono con il Consigliere Barmasse ed invitano i presentatori delle due mozioni a formulare di comune accordo e a presentare un nuovo ordine del giorno alla approvazione del Consiglio.
Si dà atto che - su proposta del Presidente - la discussione sulla mozione presentata dai Consiglieri Barmasse, Nicco Giulio e Barone e sulla nuova mozione sostitutiva presentata dal Consigliere Diemoz viene sospesa, per dare la possibilità ai presentatori delle due mozioni di concordare e di presentare un nuovo ordine del giorno da sottoporre all'approvazione del Consiglio.
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