Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 120 del 28 aprile 1969 - Resoconto

OGGETTO N. 120/69 - Proposta di legge di iniziativa dei Consiglieri Chamonin, Dolchi, Germano, Lustrissy, Milanesio e Pollicini, concernente l'esercizio di funzioni di controllo nei confronti degli enti locali. (Non approvata dal Consiglio)

Montesano (P.S.U.) - Veramente il Presidente del Consiglio non deve fare una relazione su questa legge, soltanto dire che sono pervenute a suo tempo, alla Presidenza del Consiglio, tre proposte di legge di iniziativa consiliare, da parte dei Consiglieri Chamonin, Dolchi, Germano, Lustrissy Milanesio e Pollicini. Le tre proposte sono state inviate alla Commissioni affari generali e finanze, dei tre testi se ne è fatto uno solo, e quindi la relazione sul testo unificato io credo che debba essere fatta dal Presidente della Commissione affari generali.

Quindi la parola al Consigliere Milanesio.

Milanesio (P.S.U.) - Cercherò di essere il più breve possibile perché certamente altri colleghi intenderanno prendere la parola su questo argomento, in quanto la legge che oggi qui viene discussa è di iniziativa di un determinato numero di Consiglieri, come ha già ricordato il Presidente del Consiglio.

La legge sul controllo degli atti degli enti locali non è una novità, non lo è in assoluto, e non lo è neanche per questo Consiglio perché, perlomeno, intenzioni di questo tipo già erano esistite prima di questa legislatura, anche se poi non avevano trovato uno sbocco legislativo, anche se non avevano visto coronati determinati sforzi, determinate indicazioni dell'approvazione di un disegno di legge.

Io, per esempio, vorrei ricordare che l'allora Consigliere regionale, Avv. Palmas era, si era fatto, diciamo così, promotore, se non ufficiale, di una iniziativa di questo tipo, che, per una serie di vicende, non aveva potuto trovare, questa iniziativa, lo sbocco consiliare.

Che cosa è successo, a proposito di questo disegno di legge che oggi viene presentato in Consiglio a firma dei Consiglieri Chamonin, Dolchi, Germano, Lustrissy, Milanesio e Pollicini? Ebbene, alcuni mesi or sono i Consiglieri Lustrissy e Pollicini avevano presentato un disegno di legge sul controllo degli atti degli enti locali; il giorno successivo, il sottoscritto presentava analogo disegno di legge e qualche settimana dopo, su iniziativa dei Consiglieri del Partito Comunista, veniva presentato un altro disegno di legge, sempre sulla stessa materia.

Evidentemente fu cura del sottoscritto, quale Presidente della Commissione affari generali, tentare, con la collaborazione di tutti i Consiglieri presentatori, e soprattutto dei membri della Commissione Finanze e affari generali, di unificare questi tre disegni di legge in una proposta sola, che compendiasse i disegni di legge presentati separatamente.

Il testo che oggi viene presentato al Consiglio è un po' la sintesi e il frutto di alcuni mesi di discussione, di alcune sedute dedicate interamente a questo argomento, è il frutto di un lavoro e di una ricerca che sono stati i più approfonditi possibili.

Quali sono gli obiettivi che si intendano raggiungere con questo disegno di legge? Ebbene, innanzitutto, io devo ricordare che questo disegno di legge, che questo tipo di iniziativa era prevista, è prevista dagli accordi programmatici, stipulati dalle forze che detengono l'attuale maggioranza, e ha visto una iniziativa consiliare invece che una iniziativa di Giunta, il che però non ha nessun significato particolare, se non quello che l'argomento era evidentemente sentito, avvertito, più a livello consiliare, più a livello politico, che non a livello eminentemente amministrativo, o da parte dell'organo che, fino ad oggi, ha esercitato il controllo sugli atti degli enti locali.

Gli obiettivi che ci siamo proposti, che tutti i Consiglieri proponenti si propongono con questo disegno di legge, sono innanzitutto quello di dare pratica attuazione all'articolo 43 dello Statuto speciale della Valle d'Aosta, il quale recita testualmente che "il controllo sugli atti dei comuni, delle istituzioni pubbliche di beneficienza, dei consorzi e delle consorterie ed altri enti locali è esercitato dalla Regione nei modi e nei limiti stabiliti con legge regionale in armonia coi principi delle leggi dello Stato".

Non solo, ma sia l'articolo 130 della Costituzione sia l'articolo 128 danno altre preziose indicazioni per la formulazione di questo disegno di legge e per questo nuovo modo di esercitare il controllo sugli atti degli enti locali. Quindi, da parte nostra di presentatori l'intenzione di applicare lo Statuto, di applicare la legge costituzionale nello spirito e nella forma, e poi, l'obiettivo preminente, di approfondire e ricercare una nuova e più sostanziale autonomia dell'ente locale, autonomia che, per noi, in primo luogo, significa, autogoverno dell'ente locale stesso, quindi autogoverno liberato il più possibile da quelle pastoie burocratiche, da quei controlli spesso lenti, pletorici, farraginosi e anche alle volte antistorici, esercitati, qui in Valle d'Aosta ancora dalla Giunta, la quale, invece, per noi, deve essere essenzialmente un organo di governo e deve distinguere quindi nettamente quella che è la sua funzione, come organo di governo, da quella invece che ha esercitato fino ad oggi come organo di controllo.

È opportuno ricordare che, nelle altre Regioni a statuto speciale, già si è provveduto a disciplinare in modo analogo alla proposta oggi in discussione tutta la materia concernente il controllo sugli atti degli enti locali. Quindi, noi riteniamo che oltre ad instaurare un diverso rapporto fra amministrazione regionale e comuni della Regione, un rapporto, quindi, più democratico, più spedito, per quanto riguarda la tutela sugli atti di questi enti locali, si renderà per la Giunta regionale disponibile del tempo che dovrà essere utilmente impiegato per svolgere quella attività che gli è peculiare, quella attività, appunto di governo.

Altre considerazioni potrebbero essere svolte, ma io non intendo rubare del tempo prezioso ad altri che certamente seguiranno questa breve e, diciamo, così, formale illustrazione, che, del resto, ha già trovato un compendio più sostanzioso e più preciso nella relazione che viene allegata al disegno di legge stesso che è molto pertinente, che è sintetico, e che mette in evidenza tutto quello che si voleva e si poteva e si doveva dire.

Voglio solo sottolineare come questo disegno di legge costituisce, se rettamente inteso, una vera svolta nella struttura del potere politico e amministrativo in Valle d'Aosta.

Infatti, noi riteniamo che, con l'approvazione di questo disegno di legge, le amministrazioni comunali saranno più autonome, noi riteniamo che, con l'approvazione di questo disegno di legge, l'amministrazione regionale rappresentata dalla Giunta dovrà e potrà comunque indirizzare, come organo di governo, l'attività degli enti territoriali attraverso una legislazione oggettiva che, evidentemente, non potrà avere il volto dei due pesi e delle misure come purtroppo in certi casi è accaduto - e non mi riferisco a questa Giunta, ma mi riferisco un po' a tutte le Giunta, perché, senza volerlo, si è caduti nell'errore di voler fare entrare dalla finestra quello che a volte non si era riusciti a fare entrare della porta, perché noi abbiamo spesse volte visto come il Governo regionale, come la Giunta regionale, inevitabilmente, per una abitudine ormai consolidata dal tempo, si inserisca nella vita delle amministrazioni locali, anche talvolta, e consentitemelo, e non è una offesa per nessuno, anche talvolta a sproposito. Determinate iniziative, anche consiliari, che sono oggi all'ordine del giorno, sono una prova eloquente di come spesso il Consiglio e la Giunta regionale cedano alla tentazione di comportarsi un po' come il Consiglio dei saggi, nei confronti degli altri enti locali, i quali dovrebbero essere dei minori o dei minorati da tutelare, appunto come ci si comporta in queste circostanze nei confronti dei minori e dei minorati.

Quindi noi diamo un grande significato politico ed amministrativo all'approvazione di questo disegno di legge e riteniamo che con la sua approvazione gli enti locali affrontino la strada dell'effettiva autonomia, e anche dell'effettiva responsabilità, e che l'amministrazione regionale debba affrontare la strada della legislazione oggettiva, cioè quella di esprimere, attraverso leggi, le proprie opinioni e i propri pareri sulle materie che gli competono. E questa legislazione oggettiva, questo corpo di legge, che dovrà essere evidentemente emanato e portato avanti, costituirà un punto di riferimento, una guida per tutte le amministrazioni locali sulle materie che la Regione, che l'amministrazione regionale intenderà disciplinare, e non sarà più invece, come è accaduto nel passato, un'attività episodica, a volte anche meritoria, della Giunta regionale, la quale si arroga evidentemente determinate iniziative, determinati poteri che in genere in questo caso sono di veto, o di ritardo su altre iniziative, legittime, forse mancanti di una visione generale, visione generale che del resto non poteva esserci perché mancavano delle leggi che potevano disciplinare determinate materie.

Quindi io invito il Consiglio a prendere atto di questo disegno di legge che è già stato ampiamente discusso e la cui relazione che lo accompagna è completa, prendere atto ed approvarlo.

Caveri (U.V.) - Les Conseillers de l'Union Valdôtaine sont contraires à ce projet de loi. Ce n'est pas que l'Union Valdôtaine ne soit pas favorable à l'autonomie des communes, parce que bien au contraire nous sommes de l'avis qu'il faudrait réduire les matières sur lesquelles s'exerce le contrôle de mérite.

Alors, autonomie des communes, oui, réduire les matières sur lesquelles s'exerce le contrôle de mérite, réduire à 5 ou 6 matières principales, mais nous sommes nettement contraires à ce que l'on enlève à la Junte le pouvoir de contrôle sur les délibérations des communes, c'est-à-dire le contrôle de mérite bien que diminué dans le nombre de matières aux matières les plus importantes, doit rester à la Junte régionale.

Evidemment, quand on dit ceci on fait abstraction de la composition de la Junte actuelle; nous, nous sommes à l'opposition de la Junte actuelle, mais ce serait ridicule que nous soyons favorables à cette loi seulement pour une espèce de représailles envers la Junte actuelle. Cette loi, ce problème concerne l'organisation future de la Junte pour ce qui a rapport au contrôle de mérite sur les délibérations des communes, par conséquent nous faisons abstraction complète de la composition actuelle de la Junte.

Cette loi présente plusieurs inconvénients et plusieurs absurdités.

Pensons, par exemple, aux délibérations qui se rapportent aux travaux publics; on sait très bien que les communes de la Vallée d'Aoste ont très peu de moyens financiers; on sait que les moyens financiers c'est la Région qui les a, de manière qu'il serait indispensable toujours que les délibérations des Conseils communaux et des Juntes communales en matière de travaux publics soient examinées par la Junte communale qui doit donner les moyens financiers pour des travaux publics des communes - de la Junte régionale - de manière que les délibérations des Juntes communales, et des Conseils communaux devraient être toujours soumises à l'examen de la Junte régionale qui doit allouer les fonds ou donner les contributions pour faire les travaux publics des communes, et après il arriverait ceci, que les mêmes délibérations, après avoir été soumises au contrôle de la Junte régionale, devraient passer à l'examen de la Commission de contrôle.

Mais, évidemment, une fois que la Junte régionale aurait délibéré de donner les moyens financiers pour faire les travaux publics de ces communes, il faudrait toujours recourir à un deuxième examen de la part de la Commission de contrôle, qui, d'autre part, ne pourrait pas dire le contraire, de ce qu'a dit la Junte régionale. Tandis que les promoteurs de cette loi disent qu'avec ce système on fera plus vite, au lieu avec ce système on ira beaucoup plus lentement, parce que, par exemple, les délibérations qui concernent les travaux publics devront être examinées deux fois, une fois par la Junte régionale et une deuxième fois par la Commission de contrôle.

Et puis il y a un autre inconvénient dans cette loi, et c'est que - tandis qu'avec le système actuel ce n'est que le Président de la Junte régionale qui est compétent pour le contrôle de légitimité - au lieu, à travers un article de cette loi, c'est la Commission de contrôle, une commission d'une dizaine de personnes qui est compétente pour le contrôle de légitimité des délibérations des communes; et alors tandis qu'un Président de Junte fait beaucoup plus vite à établir le contrôle de la part d'une commission d'une dizaine de personnes, sur les actes, pour le contrôle de légitimité évidemment serait infiniment plus lent, et alors cette procédure qui est indiquée comme une procédure plus rapide serait en réalité un système beaucoup plus lent.

Mais il y a un autre inconvénient encore à travers le système que l'on propose: nous avons une Junte régionale, la Junte régionale est composée par un certain nombre d'assesseurs; les assesseurs sont chefs de leurs différents départements, ils sont à la tête de services administratifs et techniques qui font l'instructoire pour l'examen des délibérations des communes, et au lieu avec ce système les assesseurs seraient mis complètement de côté, ils n'auraient pas la possibilité d'interférer minimement dans le contrôle des actes des communes, de manière que tout le travail de préparation des différents départements serait rendu superflu, et même inutile.

De manière que ce serait vraiment un détraquement complet du pouvoir régional; et alors, autonomie des communes, oui, nous sommes favorables que l'on diminue les matières sur lesquelles est compétente la Junte régionale pour le contrôle de mérite, là nous sommes pleinement d'accord sur le principe de l'autonomie des communes, mais nous sommes contraires au détraquement du pouvoir régional, et nous croyons que de vrais autonomistes ne peuvent qu'être contraires à ce projet de loi.

D'autre part, encore, la Junte régionale, à travers le contrôle des actes des communes déploie, suit une certaine ligne politique, que ce soit en matière forestière, que ce soit en matière de travaux publics, que ce soit en matière d'école, que ce soit en matière d'industrie et commerce, et quand je parle de ligne politique, je parle de ligne politique, dans le sens noble de la parole, et je ne parle pas de la politique en sens pire de faire, d'exercer une pression sur les administrations communales dans un sens ou dans l'autre, mais en somme, une Junte régionale en matière forestière suit une certaine ligne de politique forestière; cela ne serait plus possible demain, parce que l'Assesseur à l'agriculture ne pourrait pas dire son mot en matière de coupe de plantes dans les forêts communales. Or, jusqu'à présent les Juntes régionalistes, quelque ait été leur couleur, ont suivi une certaine ligne de politique forestière; demain cela ne serait pas possible, cela serait remis à une commission, une commission qui n'est pas de politiques et d'administrateurs responsables devant les électeurs, parce que les Assesseurs sont responsables devant les électeurs, aussi pour le pouvoir de contrôle sur les actes des communes, au lieu nous retournerions au système préfectoral; on dit de vouloir aller en avant, on dit de vouloir faire du progrès, mais on fait le progrès des écrevisses, parce que on retourne au système de la vieille Junte Provinciale administrative et du Conseil politique, politique dans le sens bon du mot, on retourne à un système d'un organe bureaucratique composé d'employés et de fonctionnaires.

Certes qu'en matière forestière si cette loi était adoptée nous retournerions vers le système de la destruction de nos forêts comme il se passait avant, comme il arrivait avant l'autonomie.

Mais pensons en matière d'écoles, en matière d'écoles aussi, quand la Junte régionale examine les délibérations des communes en matière d'instruction publique, évidemment l'Assesseur à l'instruction publique devrait avoir sa parole à dire, et la Junte régionale, aussi, devrait exercer, déployer, suivre sa ligne politique en matière d'école; c'est une matière d'autant plus délicate en Vallée d'Aoste, pays bilingue où l'instruction publique est de compétence de la Région autonome.

Là aussi l'Assesseur à l'Instruction publique serait complètement écarté.

Demain aussi en matière d'industrie l'Assesseur à l'Industrie et au Commerce ne pourrait plus avoir la possibilité d'interférer dans les délibérations des communes qui concernent les matières ayant rapport à l'industrie et au commerce.

Voilà quels sont les motifs pour lesquels nous sommes nettement contraires à cette loi, contraires pour ce motif, que la procédure serait infiniment plus lente, infiniment plus lente, surtout dans toutes les délibérations des communes qui concernent les travaux publics et parce qu'il devrait y être un double examen, un examen de la Junte régionale, et un examen de la Commission de contrôle.

On dit: mais à travers cette loi, disons, la pression du Président de la Junte sera moins excessive, parce qu'il y aura cette commission de contrôle, mais on oublie de dire que le Président de la Junte est toujours le Président de la Commission de contrôle, commission de contrôle formée en grande majorité par les fonctionnaires, qui, évidemment, seraient beaucoup plus faibles vis-à-vis des pressions du Président de la Junte que, ce que peut-être une Junte régionale, dans une Junte régionale chaque assesseur pense un peu avec sa tête et nous avons suivi le travail de combien de Juntes dans lesquelles il y a eu de grandes discussions sur tous les problèmes, tandis que dans une commission bureaucratique, comme celle-ci qu'on veut faire, il y aurait beaucoup moins de discussions, et il y aurait, disons, beaucoup plus de passivité, vis-à-vis de la pression du Président de la Junte, de manière que, de quelconque côté on retourne cette loi, on voit que c'est une loi absolument négative et je crois que c'est le pire projet de loi qui a été présenté jusqu'à présent, et du point de vue de l'autonomie des communes nous disons: "va bien, réduisons au minimum le nombre des matières sur lesquelles on veut faire le contrôle des actes des communes de la part de la Junte" et nous sommes favorables à la liste de matières qui ont été indiquées dans le projet de Lustrissy, qui sur ce point est le meilleur de tous les trois projets, mais nous sommes nettement contraires à ce qu'enlève la compétence du contrôle de mérite à la Junte régionale, parce que cela se résout en sens anti autonomiste régional, et c'est pour cela que nous de l'Union Valdôtaine nous sommes nettement contraires à ce projet.

Dolchi (P.C.I.) - Non voglio rifare le considerazioni già espresse dal Consigliere Milanesio nella sua qualità di Presidente della Commissione affari generali e finanze, ma l'argomento è, secondo noi, di tale importanza, che, in sede di discussione generale, ci sembra necessaria una chiara illustrazione della posizione dei Consiglieri comunisti, soprattutto tenendo presente che il nostro pensiero era stato precisato nella relazione e nel testo di legge presentato e poi ritirato e che noi ritenevamo più avanzato dell'attuale e che soprattutto allora, quando l'abbiamo presentato, ritenevamo possibile nell'ambito di quei principi sui quali è fondata l'autonomia della Valle d'Aosta, e cioè il decreto luogotenenziale 7 settembre 1945 e lo Statuto speciale della Valle d'Aosta, documenti che costituiscono esempi notevoli di aderenza anche alle norme della Costituzione italiana e di applicazione pratica del principio democratico di un ente pubblico.

Secondo noi, quindi, l'autonomia non è solo deferimento di poteri dello Stato, già esercitato dal Prefetto, ma nascita e attribuzione di poteri alla Regione, derivanti da leggi istituzionali della Regione e quindi dal principio dell'autonomia stessa che queste leggi hanno attribuito all'istituto regionale e ai comuni che lo compongono; è da tali concetti, secondo noi, che l'autonomia regionale riceve il suo significato concreto, ed è in base ad essi che deve essere esercitato.

Di conseguenza, nel primo testo, presentato dal gruppo consiliare comunista, noi ritenevamo che il provvedimento dovesse riguardare la vigilanza e la tutela sui comuni e sugli altri enti locali, così anche lo scioglimento delle amministrazioni locali che costituisce provvedimento conclusivo dell'esercizio di quei poteri, da parte della Regione, nei casi di persistente violazione di legge... in quanto ritenevamo che non potessero essere esercitati da altri, ma non dalla Regione che sulla vita dei comuni ha la funzione di controllo, quei comuni che sono pure enti autonomi, ai sensi dell'articolo 128 della Costituzione.

Ritenevamo infine, ritenevamo soprattutto che la Regione non avrebbe dovuto mantenere in vigore nel suo territorio quelle disposizioni della legge, comunale e provinciale, che considerano i comuni soggetti agli stessi criteri di controllo già esercitati da parte degli organi di Stato, Prefetto, e Giunta Provinciale amministrativa, e che in contrasto, proprio, con la Costituzione, vincolano e soffocano ogni iniziativa delle amministrazioni comunali, con ripudio di ogni libertà democratica, senza contraddire sé stessa, le cause della sua nascita, come ente autonomo, e le finalità per le quali è esercitata la sua autonomia.

Così i comuni e gli altri enti debbono poter applicare - sia pure nei limiti stabiliti dalle leggi regionali, come la Regione fa in armonia con le leggi dello Stato - ogni possibile iniziativa tendente a proseguire le rispettive finalità istituzionali, senza ritardi od intralci, in modo del tutto organico, in modo che l'amministrazione regionale, al contrario, e le amministrazioni locali, ciascuna nel rispettivo campo d'azione, possano tendere tutte assieme. Con le proprie energie, allo sviluppo della Valle e al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione valdostana.

E quel nostro primo disegno di legge metteva anche l'accento sui controlli di legittimità, proponendo l'innovazione importante secondo cui si sostituiva la generica espressione "deliberazioni illegittime", con la più ristretta formulazione "vizi di violazione di legge o di competenza".

La norma, così come avevamo precisato, tendeva ad evitare che la tutela di legittimità potesse sconfinare nel merito e, inoltre, parlavamo anche dello scioglimento delle amministrazioni comunali, e, fra queste, escludevamo la figura della violazione dell'ordine pubblico, cioè dell'ordine pubblico non già perché intendevamo riconoscere il potere di scioglimento per tali motivi ad altri organi che non fossero la Regione, o gli organi dello Stato, ma in quanto, nell'ambito dei nuovi principi costituzionali, si riteneva, non poter più essere invocato lo scioglimento dei Consigli comunali il motivo di ordine pubblico che, per la sua natura e per la sua genericità, offre ampio spazio ad interventi arbitrari e discriminatori profondamente lesivi delle autonomie.

Il primo testo di legge presentato dal gruppo comunista conteneva quindi anche queste affermazioni di principio e queste innovazioni, poi, in sede di commissione - come ha già ricordato sia il Presidente del Consiglio che il Presidente della Commissione, Milanesio - abbiamo provveduto all'esame e al confronto con gli altri due testi di legge presentati rispettivamente dai Colleghi Milanesio, Lustrissy e Pollicini ed è nato un nuovo testo, quello che oggi viene presentato all'esame, alla discussione e all'approvazione del Consiglio, un nuovo testo che unifica e contempera le varie esigenze e proposte contenute nei tre testi originari primitivi.

Si potrà forse obiettare che questo ultimo testo unificato è il frutto di un compromesso e come tale può avere delle lacune, o comunque, per quanto ci riguarda, è meno avanzato del testo che avevamo presentato; però noi lo riteniamo già un importante passo in avanti nella vita comunale, nei rapporti comuni e Regione, e per questa ragione abbiamo rinunciato ad insistere sulle interpretazioni ritenute troppo avanzate e sulle proposte forse troppo innovatrici. Però il nuovo testo prevede alcune cose fondamentali e, come diceva già Milanesio, in alcuni casi, queste cose fondamentali hanno già ispirato positivamente analoghe iniziative legislative in altre Regioni a Statuto speciale.

In esso infatti ritroviamo la nomina della Commissione di controllo che diventa organo elettivo, collegiale, autonomo e che assicura speditezza alla funzione di vigilanza. La limitazione del tempo per l'effettuazione del controllo, il diritto all'amministrazione comunale, come già per la Regione, nei confronti della Commissione di coordinamento, al rinvio per il riesame e alla riconferma del provvedimento; inoltre la precisazione delle materie soggette al controllo di merito, in una elencazione diversa, comunque, più precisa e più limitata dell'elencazione del testo unico della legge Comunale e Provinciale.

Ma queste innovazioni, ed altre, i Colleghi Consiglieri le hanno trovate opportunamente elencate nella relazione - anche questa comune, che accompagna la legge - fra le quali, non ultime, quella di sollevare la Giunta da una onerosa attività e di conseguenza la possibilità per il governo regionale di dedicare più tempo, o meglio, tutto il tempo, alla sua vera funzione di organo esecutivo, di organo responsabile dell'iniziativa legislativa e dell'iniziativa regionale in tutti i campi.

Pertanto, e concludo, per noi non è ancora "l'optimum", secondo noi ci sono le possibilità per andare più avanti, con proposte innovatrici, che maggiormente potrebbero incidere sulla democrazia, sullo sviluppo autonomo delle iniziative comunali, nonché per maggiori garanzie di democrazia profonda e sostanziale.

Tuttavia, come ho già detto, consideriamo un buon passo il testo che si propone, un buon passo in avanti, consideriamo questo testo l'affermazione di giusti e nuovi principi nella complessa e delicata materia. Per questo lo abbiamo sottoscritto, lo voteremo nell'attuale formazione ed auspichiamo che con noi, con i presentatori, anche tutto il Consiglio lo approvi.

Pollicini (D.C.) - Una breve risposta all'intervento dell'avvocato Caveri si impone: ricordiamo che tutti gli atti dei comuni sono assunti nei limiti del bilancio comunale, pertanto tutte le richieste al di fuori del bilancio comunale dovranno essere prima in grado di avere l'impegno della Giunta per il finanziamento, cioè l'impegno della Giunta regionale e solo dopo si potrà dare corso alla delibera del Consiglio comunale, quindi quasi tutte le preoccupazioni dell'avvocato Caveri mi pare non abbiano motivo di essere. Il significato della proposta di legge concernente l'esercizio di funzioni di controllo nei confronti degli enti locali, rappresenta l'attuazione di un punto degli accordi di legislatura del centro sinistra regionale, mirante all'applicazione delle norme previste dallo Statuto speciale, e un atto di fiducia nei confronti degli enti locali e in particolare dell'istituto comunale che è l'ente in cui, con maggiore immediatezza trovano accoglimento gli interessi collettivi delle convivenze cittadine e paesane; il comune è per tutti l'organo più idoneo a creare l'ambiente esterno più rispondente alle sempre maggiori crescenti esigenze sociali. I problemi dell'assistenza, dell'igiene, la gestione dei servizi, la propulsione delle attività economiche, la creazione delle infrastrutture, l'abbellimento delle piazze e delle strade, le iniziative culturali, delle scuole, della tutela sanitaria, la valorizzazione turistica, il culto delle tradizioni, tutto ciò trova nel comune lo strumento di realizzazione.

È perciò intuibile che questo ente, per raggiungere i propri fini, deve possedere organi semplici ed efficaci di azione, non mortificati da pletorici, antidemocratici e, alle volte, discriminatori controlli. Questa legge si propone di aumentare la funzionalità e l'autogoverno degli enti locali che sono uno degli obiettivi propugnati da sempre della democrazia cristiana, e, a questo proposito, mi pare doveroso ricordare il pensiero di Don Sturzo, contenuto in quel documento che può definirsi la carta costituente del partito popolare, che va sotto il nome di "appello a tutti gli uomini liberi e forti", lanciato nel 1919, che conteneva le grandi linee di un programma di autonomia, della vita comunale, sulle basi di un generale decentramento amministrativo, come prima fondamentale applicazione dei principi democratici.

Nell'appello si sosteneva l'autonomia comunale, la riforma degli enti provinciali, un più largo decentramento delle unità regionali. Nel primo programma del Partito Popolare italiano, si affermavano fra l'altro queste linee di azione: libertà e autonomia degli enti pubblici locali, riconoscimento delle funzioni proprie del Comune, in relazione alla necessità di sviluppo della vita locale, e, se mi è consentito allargare il discorso, ricordo che lo stesso programma del partito popolare del 1919, più oltre, sempre in tema di autonomie locali, dice "il regionalismo è il grido di vita contro la paralisi, è un grido delle campagne e delle città contro il parassitismo della capitale e delle capitali che dominano attraverso lo Stato, la burocrazia, tutta la vita del nostro paese".

Rivendichiamo quindi la nostra vocazione tradizionalista in senso autonomistico, nei confronti degli enti locali, con questa legge intendiamo dare ai comuni una maggiore autonomia, quindi una maggiore responsabilità, il che significa una più ampia partecipazione dell'ente locale. La legge nel suo spirito propone una profonda modificazione di rapporti di poteri fra comuni e la Regione, nella sua veste di ente di tutela, che in un certo senso investe anche il modo di gestire il potere.

L'autonomia dei comuni riceverà un notevole impulso dalla legge in discussione; infatti finora l'autonomia che la Regione concede ai comuni è di gran lunga inferiore, anche nello spirito democratico, a quella, sia pure carente, che lo Stato riconosce alla Regione autonoma valdostana.

I Comuni si sono visti bloccare dalla Regione, quale organo di tutela, talune pratiche, per lunghi mesi, cosicché non sono pochi i casi in cui opere o iniziative deliberate dalle amministrazioni comunali sono rimaste insabbiate in sede di tutela per periodi lunghissimi e quando la delibera è ritornata vistata si erano pregiudicate irrimediabilmente le condizioni, in un primo tempo favorevoli, per la realizzazione dell'opera e dell'iniziativa.

Di qui si può capire lo Stato attuale di disagio dei comuni e quindi è quanto mai opportuno uno strumento legislativo che consenta il superamento e delle barriere tra enti di controllo e amministrazioni civiche e degli ostacoli clientelari e paternalistici.

Altri colleghi presentatori hanno assolto e assolveranno il compito di illustrare il testo di legge; mi pare comunque importante sottolineare come in questo consesso si sia, una volta tanto, trovato un momento democratico, superante le divisioni partitiche ed ideologiche nel superiore interesse della comunità valdostana. Infatti i tre progetti di legge concernenti l'esercizio delle funzioni di controllo nei confronti degli enti locali presentati da D.C., P.S.I. e P.C.I. hanno trovato in sede di Commissione Affari generali, da parte dei gruppi presentatori, lo spirito per fondersi in un unico disegno di legge, anche al fine di ottenere, proprio per la rilevanza enorme della proposta, il più vasto consenso consiliare.

La proposta di legge non va intesa come un atto isolato, ma inserita in una strategia più vasta che vuole l'affermazione delle autonomie in Valle d'Aosta. Non si tratta di erodere il potere dell'amministrazione regionale, ma invece di restituire da una parte dignità ed autonomia agli enti locali e, nello stesso tempo, togliere alla Regione inutili carichi e valorizzare le principali funzioni della Regione che sono di guida e di sviluppo della Valle d'Aosta.

In questa prospettiva chiaramente si definisce il carattere particolare della proposta di legge che va integrata con altri interventi che devono tendere alla valorizzazione delle autonomie degli enti locali; si pone, cioè, il problema del diverso rapporto tra amministratori regionali e enti locali in Valle d'Aosta che non deve essere la brutta copia dei rapporti che oggi intercorrono tra l'amministrazione statale e la Regione.

Vogliamo cioè intendere l'autonomia nel suo vero e profondo significato, che innanzitutto è cosciente assunzione di un responsabile impegno perché una comunità determini liberamente e democraticamente il proprio futuro. La legge che presentiamo all'esame del Consiglio contiene nel contempo elementi incentivanti per lo sviluppo della democrazia ed elementi deterrenti per il clientelismo; e poiché da qualche settore della Giunta, nel corso di conversazioni su questo tema, sono state avanzate delle perplessità in ordine alle prerogative della Giunta stessa, ricordo che il vertice del Governo regionale prescrive la Commissione di controllo e poiché questa commissione sarà espressa nella sua maggioranza da quelle forze che hanno espresso la Giunta non mi pare debbano sussistere motivi di preoccupazione.

Al Presidente della Giunta e alla Giunta non si toglie nulla, o meglio, si toglie un carico frenante e dell'attività dell'ente Regione e dell'attività dei Comuni.

Naturalmente questa legge non sarà perfetta, ma come tutte le leggi può essere buona o cattiva a seconda di come si farà funzionare, è una legge che può dare una possibilità al Parlamento valdostano di svolgere un'opera di rispetto e di democrazia, di indipendenza da interessi settoriali o privati e anche da quelli contingenti dei partiti, oppure può essere uno strumento di corruttela, o anche solo esaltazione di interessi particolari; dipende dal modo col quale sceglieremo le persone.

Signor Presidente e signori Consiglieri, in Valle vi è una lunga tradizione di onesti, capaci ed esperti amministratori comunali a cui va un doveroso riconoscimento per la loro fatica, molte volte affrontata in condizioni disagiate e difficilissime per l'ambiente, per la mancanza di mezzi, per la mancanza di informazioni e di collaborazione e per precarie situazioni familiari; eppure, questi amministratori comunali continuano a fare interamente e disinteressatamente il loro dovere in modo esemplare. Il Consiglio regionale, nel dare testimonianza ed apprezzamento a questo spirito, si accinge a dare loro uno strumento legislativo che, oltre ad essere un salto di qualità nella scala dei valori della democrazia, intesa come partecipazione per la costruzione dei propri destini, favorirà uno sviluppo degli enti locali, nei confronti dei quali questa proposta di legge rappresenta un atto di fiducia.

Andrione (U.V.) - Le principe d'autonomie fait partie intégrale des principes politiques de notre mouvement. Cependant nous croyons qu'on ne peut pas "contrebander" un principe de ce genre quand on propose une loi qui en réalité constitue quelque chose de contraire, c'est-à-dire, constitue une limitation grave de l'autonomie des communes. Si j'avais eu des doutes avant sur l'autonomisme de cette loi, Monsieur Pollicini aurait fort heureusement parlé pour dissiper ses doutes. En effet il a dit, si j'ai bien compris sa pensée, en répondant à Monsieur Caveri au début de son intervention, que chaque commune, étant limitée par ses finances, devrait, auparavant, demander le financement à la Junte régionale. Après avoir eu feu vert elle pourrait prendre une délibération qui serait finalement approuvée par ce nouveau organisme, autrement dit l'autonomie, comme principe, comme pratique, comme application de vie, est très loin de ce qui se passe et ce qui est prévu dans cette loi. On ne peut pas parler d'avancement et d'accroissement du principe d'autonomie quand on transpose simplement des compétences d'un organisme comme la Junte à un autre organisme qui serait, dans ce cas, une commission spéciale; les compétences sont les mêmes, le contrôle est le même, il s'agit simplement de changer l'organisme qui exerce effectivement ce contrôle, il n'y a pas d'accroissement d'autonomie. Non seulement, on dit, on prétend que, par ce système, on déchargerait la Junte d'un certain travail, mais on choisit vraiment dans la Junte l'organe le plus chargé, c'est-à-dire le Président de la Junte, celui qui a le plus de travail, le plus d'incombences, le plus de charges pour présider en plus cette commission, de façon que non seulement il devrait faire ce qu'il a fait jusqu'à maintenant, le Président de la Junte en session de la Junte qui siège pour le contrôle des communes, mais il devrait à la fois être assesseur à l'Instruction publique, aux travaux publics, à l'industrie et au commerce, à l'agriculture etc., il devrait être tout, parce que il est l'organe définitif, celui qui décide dans cette commission.

Cette loi, mise en corrélation avec un projet qui circule, dont on a parlé, c'est-à-dire celui pour lequel l'administration régionale s'assumerait la charge de payer les syndics dans les Communes, qui tend, en réalité, à transformer les administrateurs communaux dans des espèces d'employés régionaux qui devraient toutes les fois demander l'autorisation préalable de prendre quelque décision dans leur commune.

Comme on a cité Don Sturzo, de la part de Monsieur Pollicini, je voudrais rappeler qu'avant Monsieur Don Sturzo, qui a écrit des choses, en matière d'autonomie, qu'en partie j'approuve, Joseph Prudhomme et Alexis de Tocqueville ont écrit quelque chose qui certainement ne contemple pas un contrôle de ce genre sur l'activité d'un organe élu.

À preuve de ce que je viens de dire je voudrais citer les articles 20 et 24 du projet de loi, autrement dit, si par malheur il devait se vérifier encore une fois une maladie, et nous profitons de cette occasion pour faire nos vœux à Monsieur Bionaz, du Président de la Junte, passé un certain délai les actes des communes seraient approuvés automatiquement, c'est-à-dire, sans que l'on puisse savoir si ces actes sont ou non approuvables. Encore plus fort, le dernier alinéa de l'article 26 qui, je m'excuse, mais si cette majorité voulait maintenir cette loi il faudrait quand même changer cet alinéa parce que ici on confond exécutivité et autonomie, on dit littéralement, "les contrats des communes, des offices auxquels s'applique la présente discipline ne sont pas sujets au visa d'exécutivité", autrement dit un syndic malhonnête qui passerait un contrat avec une entreprise, aurait l'avantage de pouvoir faire exécuter ce contrat sans qu'il y ait de visa de la part d'un organe de contrôle, pour la partie purement administrative de dépense; à moins que l'on prévoit dans cette même loi une cour de comptes pour chaque commune, ou des réviseurs de comptes qui devraient intervenir avant que la dépense ne soit pas faites. En voulant éliminer un contrôle de ce genre, on ne fait pas un pas dans le sens de l'autonomie des communes, parce que en réalité les communes ne sont pas libres de décider ce qu'elles veulent, on fait un pas dans le sens de la mauvaise administration des communes, c'est-à-dire de permettre, dans les limites qui sont celles des finances communales, de faire ce que l'on veut à un niveau de petits commérages, de petites clientèles et autres choses de ce genre. Toujours à preuve de ce que je viens de dire, l'article 27, 1er alinéa, on reprend textuellement, avec des modifications qui sont dictées par le cadre de la loi, l'esprit et le méthode de la loi communale et provinciale, c'est-à-dire un syndic ou un Conseil communal, dans des cas qui pourraient signifier une réelle autonomie pour la Commune, se refusent de prendre un certain acte, on prévoit déjà que cet acte doit être fait par un commissaire; on l'appelle ici délégué, mais je crois que la différence de terminologie ne change pas la substance de ce qu'on prévoit.

Bref, je crois que cette loi, en ayant peut-être de nobles intentions, transforme le contrôle des communes dans un contrôle politique qui avait ses limites, et qui avait également quelques mérites, dans un contrôle politique qui rappelle presque, vraiment comme dans une décalcomanie, les conseils de préfecture qui n'ont jamais donné et qui ne donneront jamais de bons résultats.

A notre sens, autonomie veut dire liberté de décision dans sa propre sphère, liberté de décision que l'on peut laisser de dépenses, c'est-à-dire, l'article 26, limitant le nombre des interventions de la Région, parce que ici, probablement on discutera quand on nomme, je ne sais pas, un secrétaire communal, ou on nomme la sage-femme communale, et on ne discutera pas quand il s'agit de décider un plan d'urbanisme ou une coupe de bois, c'est-à-dire, on ne discute pas les actes importants et on discute les actes qui ne le sont pas. Eh bien, limitons les matières, laissons aux communes leurs libertés, mais ne déplaçons pas le problème en créant des organismes nouveaux qui rappellent étrangement ceux bien plus anciens d'une époque que nous espérons révolue à jamais.

Milanesio (P.S.U.) - Sono state avanzate, da parte essenzialmente del Consigliere Caveri e del Consigliere Andrione, alcune osservazioni che, in parte, possono essere produttive, e, in altra parte, però non hanno forse compreso sia la lettura che lo spirito della legge che viene proposta.

Innanzitutto io chiederei a questi Consiglieri che cosa significa per loro autonomia comunale; per esempio nell'intervento dell'avvocato Caveri, si dice, ad un certo punto "ma, in questo modo non ci sarebbe più da parte della Giunta la possibilità di interferire, e...", che non c'è più al momento dell'esercizio del potere della tutela la possibilità di interferire però intesa in questo senso, è proprio quella possibilità di interferire che l'Union Valdôtaine, che tutte le forze autonomistiche contestano in genere nei confronti dello Stato quando vuole interferire attraverso la Commissione di Coordinamento, su atti, su deliberazioni del Consiglio regionale. Ora, io non voglio polemizzare, però mi sembra che da parte di alcune forze c'è un concetto di autonomia in senso unico, cioè, autonomia della Regione, nei confronti dello Stato, ma quando si viene ad un gradino più basso a richiedere questa autonomia, a rivendicarla come significato, di autogoverno, si hanno delle resistenze, delle difficoltà che io non vorrei credere che siano difficoltà o resistenze di ordine, diciamo così, culturale o psicologico, perché, allora, mi verrebbe il sospetto che autonomia non è, che l'autonomia non è intesa in senso genuino, ma è intesa in un senso ben diverso e che noi comunque non potremmo accettare.

Si viene a dire che ci sarebbe un doppio controllo per quanto riguarda determinate deliberazioni; beh, chiaro è che quando un'amministrazione comunale vuole spendere dei soldi che non sono suoi, questi soldi devono essere concessi dall'organo che è abilitato a concedere questi denari, che, evidentemente, è o il Consiglio regionale o la Giunta. Questo deve essere chiaro, ma non dimentichiamoci che le deliberazioni degli enti locali con cui si chiedono soldi e nello stesso tempo l'approvazione della relativa delibera sono molto poche rispetto a tutte le altre deliberazioni che i comuni sanno quanti mesi a volte giacciono lì, sul tavolo, a volte della Giunta, a volte solo dell'Ufficio controllo comuni.

Io vorrei raccontare una barzelletta, che non è una barzelletta, e che è capitata a me, nella mia breve attività amministrativa al Comune di Aosta; si era persa la pratica relativa alla strada collinare, in sede di tutela, l'amministrazione comunale l'aveva deliberata qualche anno or sono e l'aveva inviata regolarmente all'amministrazione regionale; non c'era più, era sparita! e non è una barzelletta questa, anche se lo sembra.

Questo è come funziona, come funzionava almeno, la Giunta di allora, in sede di tutela.

Si dice, si fa una Commissione di funzionari, una commissione di funzionari, cioè si vuole ricalcare lo schema classico, centralistico, della Prefettura, o giù di lì; beh, a parte il fatto che quando si tratta di interpretare delle leggi, io ritengo che non ci sia bisogno di politici, e quello che noi dobbiamo ottenere, quello a cui tende questo disegno di legge è quello di fare in modo che l'amministrazione regionale, che il governo regionale diriga ed indirizzi l'attività degli enti locali, attraverso una legislazione oggettiva, questo si chiede, perché indicare una linea politica, in materia forestale, agricola, significa fare una legge che disciplina una certa attività, una legge che ha qualcosa di oggettivo, che vale per tutti, a cui tutti si possono riferire per esercitare i loro poteri. Invece dire di no in sede di tutela, o non dire niente, significa, molto spesso, esercitare un potere di veto, che acquista il significato di una discriminazione politica o comunque di un atto soggettivo, e arbitrario molte volte, questo noi vogliamo evitare, questo il significato reale di questa legge.

Sarebbe un progetto anti autonomista: ebbene io mi rifiuto di credere che i Consiglieri presentatori e il sottoscritto abbiano presentato un progetto anti autonomista; innanzitutto significa dare applicazione all'articolo 43 dello Statuto. Ora, io mi chiedo se, quando si applica un articolo dello Statuto, si fa un'opera autonomistica o anti autonomistica.

Io mi chiedo se quando l'amministrazione regionale dà corpo ad una norma che in questo caso, diciamo così, è una norma, diciamo così, precettiva, oppure, se vogliamo, semplicemente programmatica, così come esistono anche norme programmatiche nella Costituzione, mi chiedo se si fa opera autonomistica, o anti autonomistica; e, del resto, avevamo sviluppato un concetto, almeno a livello dei partiti della maggioranza, che era quello da applicare integralmente lo Statuto e questa azione l'avremmo svolta in due direzioni, una nei confronti del Governo, centrale, per ottenere quello che lo Statuto speciale sancisce, e l'altra, invece, era quello di utilizzare i poteri che lo Statuto ci conferisce - con poco successo, per adesso, non ha torto Germano di dire quello, con poco successo, è vero - e quello anche di esercitare i poteri che lo Statuto ci conferisce per fare opera, noi, autonomistica. E questa deliberazione si situa su questa strada, e a me non pare che applicando sia l'articolo 43 dello Statuto, che, facendo eco all'articolo 128 e 130 della Costituzione, noi facciamo opera anti autonomistica; noi facciamo opera autonomistica e costituzionale.

Il Consigliere Dolchi ha fatto bene a ricordare alcune vicissitudini della discussione in Commissione di questa legge; in effetti, la legge presentata dal gruppo comunista era una legge più ampia, se vogliamo, e che noi abbiamo contestato in questo senso: abbiamo ritenuto che volesse disciplinare anche delle materie che l'ordinamento dello Stato e le leggi e forse lo stesso statuto non ci attribuiscono. Per esempio si voleva disciplinare gli enti locali, non solo gli atti degli enti locali; ora, questa materia è già disciplinata dallo Statuto e c'è anche una sentenza della Corte costituzionale, in data 10 febbraio 1966, che spiega egregiamente come si possa esercitare questo potere da parte della Regione. Altre considerazioni contenute, che comunque non si attagliavano allo stato attuale della legislazione, non potevano essere recepite; però il progetto che è uscito da questa discussione è un progetto che noi riteniamo sia sufficientemente serio e però vada letto attentamente, perché se è vero che si trasferiscono delle competenze da un organo ad un altro organo, e questo è vero, non è poca cosa, mi pare, Consigliere Andrione, perché l'organo della Giunta, abbiamo detto prima, è un organo di governo. Nelle altre Regioni a statuto speciale, iniziative di questo tipo sono già state assunte e da tempo, e con soddisfazione sia degli enti locali, che dello stesso governo regionale. Ora, noi riteniamo che qui in Valle d'Aosta sia necessario creare una struttura di potere, sostanzialmente democratica, avendo ben di mira la diversificazione tra il momento del governo, che è quello della legislazione positiva e oggettiva, e quello del controllo, che è, se vogliamo, un altro modo di esercitare il potere, che è un altro modo di governare, ma che purtroppo è un modo di governare al negativo, dove spesso e volentieri si inserisce pesantemente, e anche arbitrariamente, nelle vicende degli enti locali.

Noi vogliamo che si tolga questa tentazione a qualunque giunta, perché riteniamo che gli enti locali, i comuni, abbiano la stessa dignità, come enti locali, di quelli della Regione, anche se con diverse funzioni e con diversi poteri.

Si dice che il Presidente della Giunta avrà altre incombenze, cioè che in questo caso dovrà sostituirsi a tutti gli assessori: questo è vero fino ad un certo punto, perché si prevede anche la figura del delegato, tra parentesi, del Presidente della Giunta. Si dice ancora che alcuni articoli abiliteranno la disonestà sistematica eventuale di alcuni sindaci; beh, per quanto riguarda i contratti, io devo dire al Consigliere Andrione che era già stato previsto, e appunto si sarebbe proposto in questa sede, era una discussione fatta col Segretario Generale, e col Sig. Pramotton si sarebbe proposto in questa sede che all'articolo 10 si sarebbe aggiunto "la Commissione regionale di controllo è competente nell'esame degli atti e contratti..." e quindi si sarebbe tolto, all'articolo 26, l'ultimo capoverso là dove si dice "i contratti degli enti cui si applica la presente disciplina non sono soggetti al visto di esecutività ". Quindi si sarebbe anche evitato quel possibile comportamento di qualche persona poco onesta che avrebbe fatto sì che la deliberazione fosse di un certo tipo e il contratto di esecuzione della deliberazione potesse essere diverso.

Però, ciò fatto, ciò stabilito, prese tutte queste precauzioni, io ritengo che questa legge possa essere approvata e debba essere approvata perché non si attenta all'organo del governo regionale; si dà una ampiezza di iniziativa, soprattutto in quel campo che gli è peculiare ed è appunto quello di governare, di governare in senso positivo e oggettivo, cioè facendo delle leggi, assumendo delle deliberazioni, e non limitandosi a verificare, a controllare le deliberazioni degli altri e alle volte, ad intervenire, anche senza quel tempo a disposizione, quella istruttoria, quella preparazione che, evidentemente, un organo di governo ha, ma indirizzata per altri fini e per altri scopi.

Quindi, questo disegno di legge per noi può e deve essere approvato e dovrà portare come conseguenze, diciamo così, riflesse, un aumento della produzione legislativa della Regione, perché se prima, l'indirizzo politico - così come lo chiama l'Avvocato Caveri, come lo chiama il Consigliere Andrione - se l'indirizzo politico della Giunta viene dato a posteriori, cioè dicendo di no ad una deliberazione, noi vogliamo che l'indirizzo politico di tutte le giunte che seguiranno, di questa come quelle che seguiranno, venga dato attraverso una legislazione oggettiva, attraverso delle disposizioni a priori, non a posteriori, di modo che si creerà un quadro, oggettivo, in cui le amministrazioni potranno muoversi, potranno deliberare nella loro autonomia, garantita da questo tipo di controllo sugli atti degli enti locali, e anche nel loro ambito, stabilito dalle leggi dello Stato e della Regione.

Ecco perché noi chiediamo l'approvazione di questo disegno di legge che non diminuisce nel modo più assoluto il potere reale e specifico della Giunta, che però, evidentemente, elimina quel fraintendimento che si era creato e per cui la Giunta regionale, oltre ad essere un organo di governo era tutto, era, anche, diciamo così, una specie di Consiglio dei savi, che doveva sostituirsi alle amministrazioni locali quando queste non erano in grado di governarsi da sole. Noi questo concetto lo rifiutiamo; noi riteniamo che i comuni sono in grado di governarsi da soli, nell'ambito di una legislazione ben definita e ben precisata.

Un altro tipo di considerazione ci farebbe credere evidentemente in una concezione paternalistica, e in ultima analisi autoritaria e comunque, se vogliamo, anche illuministica della cosa pubblica e del governo della cosa pubblica, cosa che noi rifiutiamo nel modo più assoluto.

Andrione (U.V.) - Je voudrais répondre avec la même courtoisie que Monsieur Milanesio a employé envers moi, je voudrais répondre à quelques considérations qu'il a faites, très brièvement.

Sur l'idée d'autonomie nous avons des idées divergentes et je n'ouvrirai pas une polémique parce que je ne pense pas convertir Monsieur Milanesio à mes idées, et nous avons peut-être, Dieu merci, choisi des camps différents et chacun de nous restera dans le sien, mais, quand Monsieur Milanesio fait des affirmations en matière de lois, de dispositions normatives qui pourraient résoudre certains problèmes, je me permets de lui rappeler qu'il y aurait de très bonnes et fondées raisons pour ne pas croire que les lois puissent changer la réalité, et la première de ces raisons est purement poétique. Je lui rappelle un vers de Dante qui dit "le leggi son ma chi pon man ad esse?" et pour ce qui concerne l'Italie je crois que ce vers n'a jamais été aussi actuel que maintenant et je pourrais citer le cas spécifique d'une loi forestière du 1923 et du règlement du 1924, loi techniquement très bonne, qui n'ont jamais été appliqués. Je crois que Monsieur Maquignaz peut me donner acte de cette vérité.

Mais je crois que, même au point de vue de la doctrine politique, Monsieur Milanesio ne devrait pas être si respectueux de certains principes qui, en réalité, le droit étant normalement quelque chose de très conservateur, réactionnaire, ne s'accorde pas avec les doctrines qu'il affiche, puisque Messieurs Saragat et Nenni, maintenant en visite en Grande Bretagne, démontrent une très grande administration pour les systèmes politiques de ce Pays, je rappelle que la Grande Bretagne est régie par l'Empire de l'empirisme, c'est-à-dire on suit le cas, on examine, empiriquement ce qu'il arrive; et, même comme marxiste, Monsieur Milanesio devrait se rappeler de ce que Karl Marx a écrit à propos de la Praxis à propos de l'action de l'homme qui brise les frontières de n'importe quel cadre normatif qui lui est imposé et qui a le droit de s'affirmer en tant que vie, et qui a le droit d'être accepté, évalué et compris dans ses dimensions.

C'est dans ce sens que nous croyons nous dans les principes de l'autonomie, dans le sens qui donne aux hommes la possibilité d'agir vraiment dans quelque chose qui soit à leur mesure, à leur dimension, et dans leurs intérêts, non pas, selon des formules toutes prêtes qui ne servent qu'à salir du papier et à laisser dans les tiroirs de grandes quantités de paperasses qui ne servent vraiment à rien.

Bordon (D.C.) - Non so cosa dirò e dove andrò a finire perché ero preoccupato di questo mio intervento, innanzitutto per la sua modestia, perché sarà certamente questo mio intervento il piccolo vaso di creta in mezzo ai vasi di ferro, perché è indubbio che dagli interventi che mi hanno preceduto, Milanesio, Pollicini, Dolchi, io oggi, pur essendo da tanto tempo in questa aula, o in altra aula, ho appreso molte e svariate cose. Questa mia perplessità, nel pronunciarmi è dovuta al fatto che io non condivido in pieno l'impostazione di questa legge; faccio parte di una maggioranza, e nell'ambito di questa maggioranza io devo operare.

È altrettanto vero però che, mi valgo di una frase che è stata detta prima, come a qualcuno si imponeva una risposta ad un Consigliere, anche la mia coscienza di amministratore impone una determinata riposta a una determinata impostazione, impostazione che non è scevra di preoccupazioni.

Infatti, io ho partecipato alla Commissione e questo mio intervento ha da essere coerente con quell'intervento nella Commissione. Molto breve, sarà, ve l'ho detto prima, quindi nessuna preoccupazione; però le preoccupazioni esistono, io le ho adesso come le avevo ieri l'altro in Commissione e come continuerò ad averle e quindi non voglio entrare in merito alla questione, non voglio seguire le orme del Consigliere Caveri che, per me, saggiamente, ha illustrato quali erano le sue preoccupazioni, ha parlato del taglio dei legnami, problemi della scuola e vari altri problemi. A questi io potrei aggiungere, per esempio, le mie preoccupazioni, le mie perplessità: quali sono? Io non ve ne faccio un elenco perché credo che in pectore le abbiamo un po' tutte, fatte poche eccezioni, perplessità che vorrebbero spaziare attraverso un vasto campo perché noi oggi stiamo sostituendo alla Giunta, che cosa, per liberare la Giunta da certe remore e da certi lavori, ecc., noi stiamo creando una commissione di cinque membri, commissione di cinque membri, che l'articolo 3 io non me lo ricordo a memoria, ma mi sembra che dica "5 esperti", quindi innanzitutto noi dovremmo andare a vedere questi cinque esperti, dovremo vedere, dovrebbero essere tecnici esperti nei vari settori, ma si trovano, ce ne sono tanti ormai, sono quasi tutti esperti, e pertanto non mi preoccupo.

Io potrei dirvi, per esempio, che mi sto preoccupando da un lato finanziario, anche perché sono sempre dieci o dodici milioni che annualmente vengono spesi, ma anche questa è una piccola cosa, ne vediamo tanti denari che se ne vanno, e se domani dovessimo avere veramente un miglioramento in tutto ciò che è tutela dei comuni, immaginate se questa spesa qui ci potrebbe preoccupare; così potremmo venire avanti, per esempio io avevo un'altra preoccupazione e l'ho espressa; la preoccupazione era questa: mi sembrava non il momento molto molto adatto di portare avanti questo problema che per me - e vedo il dibattito che è avvenuto, dal dibattito che è avvenuto qui dentro e che si sta svolgendo mi dà ragione - era un momento non molto opportuno perché è un problema di una grave importanza, di gravi decisioni, di impostazioni diverse di ciò che è stato per tanti anni, di una certa conduzione di un'attività amministrativa della Regione, e non mi sembrava il momento perché combinazione, per scarogna, e speriamo che si risolva presto, nel migliore dei modi, che si abbia al più presto possibile il Presidente della Giunta, perché io avrei voluto anche sentire il parere di un Presidente della Giunta che capeggia una Giunta, che per tanti anni ha diviso e ha condiviso queste impostazioni, che si troverà ad un certo momento ad essere Presidente di quella Commissione di tecnici, di quella Commissione alla quale Presidenza lui potrà delegare, ma io penso che un Presidente della Giunta che è, non so, la parola non viene sempre, perché se avessimo anche noi più la tiritera fatta bene, forse non si sconfinerebbe, ma io vorrei quasi dire che un Presidente della Giunta che è responsabile delle sue mansioni certamente non delegherà nessuno a queste funzioni, perché è importantissima questa Commissione! Però di fronte agli interventi che io ho sentito, queste mie preoccupazioni non sono per niente diminuite, rimangono lì, tali e quali, ma mi è nato un dubbio feroce, un senso di mortificazione, perché, Signori, abbiate pazienza, negli interventi io ho cominciato a sentire parlare che con questa legge indubbiamente noi - e ripeto le parole dei miei predecessori - indubbiamente avremmo avuto una sostanziale autonomia dall'ente governo, con conseguente alleggerimento delle pratiche burocratiche, una vera svolta nella struttura politica ed economica. Con questo le amministrazioni comunali saranno certamente più autonome! La Regione potrà limitare l'attività dei Comuni, ma soltanto con delle saggi leggi, non ci saranno più due pesi e due misure, non ci sarà più il famoso clientelismo.

Altri hanno detto "sviluppo della Valle, autonomie dei comuni"; ora, io chiedo scusa, ecco perché io non mi sento di scalfire neanche con la punta di un'unghia una costruzione di questo genere, ma attraverso 15, 18, 20 anni di autonomia, ma se noi avessimo dovuto fare il nostro dovere avremmo dovuto già tirare fuori questa legge molto prima, perché, abbiate pazienza, mi sembra che sia il toccasana un po' di tutto quello che è l'attività della Regione, perché l'autonomia dei comuni - allora non c'era questa autonomia - non l'abbiamo mai data, allora erano sempre due pesi e due misure e mi si dice di non arrabbiarmi, due pesi e due misure! E pertanto non più clientelismo, con questo noi avremo effettivamente lo sviluppo della Valle d'Aosta.

Ebbene, Signori, io di fronte a questo, io non ho più niente da aggiungere, io vi chiedo scusa per queste mie preoccupazioni che avevo espresso e vi dico che, facendo parte di una maggioranza, indubbiamente io mi devo adeguare a questa maggioranza, ma chiedevo che agli atti rimanessero queste mie modeste parole, perché io sono invece convinto che noi con questo abbiamo burocratizzato di più ciò che era la prassi della tutela dei comuni, io sono una bestia in materia, e mi fa piacere, d'altronde anche quando ho avuto queste preoccupazioni, ad un certo momento mi sono guardato l'ordine del giorno, ma chi è con me in questa sparuta schiera di gente che non capisce niente, ma qui abbiamo un po' tutto il Consiglio regionale che vuole questa legge: Chamonin, Dolchi, Germano, Lustrissy, Milanesio, Pollicini, pertanto io penso che è giusto che questo ognuno di noi lo abbia a riconoscere, ma essendo solo, quasi, al di là della barriera ce ne sono altri, ma di altre barriere, per esempio, ma io devo riconoscere che ho torto, perché devo avere torto, perché non è possibile, io non sono un Paviolo, il mio amico Paviolo, quindi si vede che non vedo le cose bene. Ed allora indubbiamente io mi adeguerò a questa maggioranza, però desidero che rimanga agli atti questo, desidero che ad un certo momento si veda, perché io mi adeguerò per disciplina, per tutto quanto; con quale augurio? Ma, l'augurio più sincero, l'augurio che chi per esempio, come il sottoscritto, non era del parere della maggioranza sia in assoluto torto. Indubbiamente, però questa legge sarà seguita con molta attenzione, perché io non posso augurare a me stesso di avere ragione, perché certamente augurerei una cosa che non mi dà nessun vantaggio, ma che crea invece degli ostacoli all'amministrazione. Ma io penso che, come tutte le leggi, siano bene queste iniziative, se non si esagera, perché Balestri mi diceva prima: "forse anche stiamo esagerando in queste iniziative". Ma, guarda Balestri, le iniziative di leggi sono sempre sagge - non in questo, in altre iniziative, ma io parlavo di leggi in generale - per esempio, dice Andrione "le leggi son ma chi pon mano ad esse?": no, la preoccupazione è che forse ne facciamo troppo, facendo troppe leggi noi avremo dei vincoli di bilancio per cui le spese correnti aumenteranno sempre a scapito delle spese di investimento, ma questo ognuno se lo vedrà perché noi passiamo e il Consiglio regionale rimane. Ma è indubbia una cosa, che io mi auguro che tutto quello che io ho visto pessimisticamente sia tutto sbagliato! Sarò lieto se fra un anno o due mi si potrà dire "sei una bestia in materia" e io sarò ben lieto di riconoscere ai proponenti di questa legge che avevano ragione ed erano dei saggi, ad una condizione però che se fra qualche anno si vedrà che non erano dei saggi, ci sia la contropartita e che si rivedano gli eventuali errori commessi.

Montesano (P.S.U.) - Chiusa la discussione generale si passa all'esame della legge articolo per articolo, previa dichiarazione eventuale di voto. Non c'è nessuno che vuole fare dichiarazione di voto? Allora si passa all'esame degli articoli.

(Si votano i vari articoli - risultato 27 favorevoli - 5 contrari)

Articolo 10.

Milanesio (P.S.U.) - Un emendamento aggiuntivo, cioè lì al primo capoverso, dove si dice "la commissione regionale di controllo è competente nell'esame degli atti", io aggiungerei "nell'esame degli atti e contratti". Poi ci sarà un emendamento soppressivo ad un altro articolo più avanti.

Montesano (P.S.U.) - Chi approva l'articolo 10 così emendato alzi la mano - Contrari? Astenuti? Il Consiglio approva.

Articolo 11 - Articolo 12.

Pollicini (D.C.) - Sempre così, per scrupolo, qui si parla della convocazione della Commissione di controllo, da notificarsi, non dice con quale mezzo: è il caso di specificarlo, cioè attraverso lettera raccomandata, o no?

Montesano (P.S.U.) - In genere le convocazioni non si fanno mai con lettere raccomandate...

Pollicini (D.C.) - Una domanda più che altro che facevo, specificare il mezzo per notificare la convocazione.

Montesano (P.S.U.) - Chi è favorevole alzi la mano - Contrari? Astenuti? Favorevoli 27 contrari 4 (è uscito Caveri)

Articolo 13... Articolo 15

Milanesio (P.S.U.) - In conseguenza dell'emendamento proposto prima, dove si dice "gli atti" e io aggiungerei "e i contratti...", ci sarebbe l'aggiunta anche qui.

Montesano (P.S.U.) - Chi approva l'articolo così emendato alzi la mano - Contrari? Astenuti? Il Consiglio approva.

Articolo 16.

Maquignaz (D.C.) - Vorrei proporre un emendamento al comma g) dove si dice "tagli di piante in boschi comunali... sentito il parere tecnico del Corpo Forestale Valdostano", vorrei dire che il Corpo Forestale Valdostano non è un organismo a sé stante autonomo, fa parte dell'Assessorato all'Agricoltura; quindi io riterrei più opportuno dire "sentito il parere dell'Assessorato dell'Agricoltura".

Montesano (P.S.U.) - I proponenti accolgono l'emendamento? "dell'Assessorato all'Agricoltura", sostitutivo del "Corpo Forestale Valdostano" - Chi approva l'articolo 16 così emendato alzi la mano. Contrari? Astenuti? Il Consiglio approva - Articolo 17 - ... Articolo 22

Germano (P.C.I.) - Forse c'è un errore nell'ultimo comma "il mancato riesame nel termine e l'annullamento" è "o l'annullamento...".

Montesano (P.S.U.) - Chi approva alzi la mano.

Articolo 26

Milanesio (P.S.U.) - Volevo proporre un emendamento soppressivo dell'ultimo comma, lì dove si dice "i contratti degli enti...", perché sarebbe in contraddizione a quello che abbiamo aggiunto prima, ecco.

Montesano (P.S.U.) - Chi approva l'articolo 26 emendato con la soppressione dell'ultimo capoverso alzi la mano - Contrari? Astenuti? Il Consiglio approva.

(si prosegue nella votazione articolo per articolo)

Si passa alla votazione a scrutinio segreto.

Risultato della votazione: presenti 32 - Votanti 32 - Maggioranza 17 - Favorevoli 16 - Contrari 16.

Allora siamo sulla bilancia. Non è approvata la legge. Decide nessuno, è soltanto la legge respinta.

Allora, passiamo.

Milanesio (P.S.U.) - Io chiedo la sospensione della seduta per esaminare la nuova situazione che si è venuta a determinare in seguito al mancato accoglimento di questa proposta di legge che impegna il Governo regionale e la maggioranza.

Montesano (P.S.U.) - Il Consiglio è d'accordo di sospendere la seduta?

La seduta è sospesa.

La seduta è sospesa dalle ore 18,13 alle ore 18,41.