Oggetto del Consiglio n. 27 del 3 febbraio 1956 - Verbale

OGGETTO N. 27/56 - CITTÀ DI AOSTA - RISANAMENTO DI QUARTIERI POPOLARI E COSTRUZIONE DI NUOVI FABBRICATI AD USO ALLOGGI - ACCENSIONE DI MUTUO. (Mozione del Consigliere regionale Signor Savioz Fabiano)

Il Presidente, PAREYSON, dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione, concernente l'oggetto: "Città di Aosta - Risanamento di quartieri popolari e costruzione di nuovi fabbricati ad uso alloggi - Accensione di mutuo", mozione trasmessa in copia ai Signori Consiglieri, unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza:

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"Aosta, 24-12-1955

Ill.mo Sig. PRESIDENTE

DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA

VALLE D'AOSTA

La prego di volere portare sull'ordine del giorno della futura seduta del Consiglio regionale la seguente mozione.

La ringrazio, con deferenti ossequi.

F.to: Fabiano Savioz"

"All'Ill.mo Sig. PRESIDENTE

DELLA GIUNTA REGIONALE DELLA

VALLE D'AOSTA

È notoria la penuria di alloggi che purtroppo vi è in Aosta, né si può pensare che l ' iniziativa privata possa risolvere questo grave problema.

Né ci si può illudere che il Comune di Aosta possa da solo sopperire a questa necessità.

Chi, come il sottoscritto, conosce a fondo i vari quartieri, soprattutto quelli all'interno delle mura romane, non può fare a meno di rendersi conto come alcune malattie possano, malgrado la scienza, continuare a fare delle vittime. Senza calcolare gli effetti deleteri nel campo della morale dovuti al fatto che intere famiglie vivono in ambienti che chiamarli tuguri è già troppo, perché sono tane.

Signor Presidente, già altre volte ebbi occasione di accennare in Consiglio come per il passato la Città di Aosta, Capoluogo della Regione, fosse trascurata. Ritengo sia doveroso, da parte dell'attuale Consiglio regionale, esaminare le necessità impellenti della Città di Aosta e porvi rimedio con la massima sollecitudine possibile.

Propongo, quindi, che il Consiglio regionale deliberi di accendere un mutuo non inferiore a 600.000.000 di lire e inizi al più presto possibile i lavori inerenti per portare a buon termine l'opera.

Nel ringraziarLa, porgo distinti saluti.

F.to: Fabiano Savioz".

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Il Consigliere SAVIOZ, illustrando la mozione, dichiara quanto segue:

"Nella mozione che, in data 24 dicembre 1955, ho inviato al Presidente del Consiglio regionale con preghiera di inserirla nella prossima seduta consiliare, mi sono permesso di fare presente come sia notoria la penuria di alloggi in Aosta e non sia pensabile che l'iniziativa privata possa risolvere questo grave problema; tanto meno ci si può illudere che il Comune di Aosta possa, da solo, sopperire a questa necessità.

Precisavo, inoltre, che conosco a fondo la situazione e chiedevo, nell'ultima parte della mozione, che "il Consiglio regionale deliberi di accendere un mutuo non inferiore a 600 milioni di lire ed inizi al più presto possibile i lavori inerenti per portare a buon termine l'opera".

Se non illustrassi la mozione, la questione potrebbe non apparire sufficientemente chiara a tutti i Consiglieri, perché. evidentemente, non tutti i Consiglieri conoscono a fondo i problemi della Città di Aosta. Mi permetterò, quindi, di chiarire la situazione, cercando di essere breve per quanto possibile.

I problemi della Città di Aosta che rimangono ancora da risolvere sono diversi e, purtroppo, la Città di Aosta non può, da sola, risolverli. Accenno, ad esempio, all'attuazione del piano regolatore, ai servizi pubblici in genere e, senza elencarli tutti, al problema della casa.

Secondo il mio modesto parere, il problema della casa deve avere la precedenza assoluta nella Città di Aosta e questo per dei motivi di carattere sociale, morale ed igienico.

Il lasciare in certe condizioni determinate famiglie significa non conoscere la situazione, perché, indubbiamente, chi la conosce, come il sottoscritto, non può non sentirsi stringere il cuore di fronte a situazioni in cui bambini, vecchi, ammalati, giovani, adulti, femmine e maschi, sono costretti a formare una unica famiglia ed a vivere non già in un alloggio, o quanto meno in una camera, ma, e vi consiglio di accertarvene, in tuguri o, peggio ancora, in tane vere e proprie.

La storia insegna che al problema della casa l'umanità di tutti i tempi ha dedicato parte della sua attività e, ovviamente, molto è stato fatto.

Malgrado questo, noi vediamo che il problema della casa non è soltanto un problema particolare della Regione Valle d'Aosta o della Nazione Italiana, ma interessa tutte le Nazioni del mondo, nessuna esclusa, poiché detto problema viene regolarmente dibattuto nei congressi che regolano le Nazioni.

Sappiamo che milioni di famiglie aspettano ancora una casa decente. Sappiamo che in Italia, purtroppo, il problema della casa è una piaga morale e, per rendersene conto, basterebbe dare uno sguardo ai documentari che sono stati fatti ad opera della Commissione d'inchiesta parlamentare sulle case di abitazione nell'Italia meridionale e nell'Italia settentrionale.

Permettetemi, egregi colleghi, che io ritorni alla mia mozione e che esamini con voi il problema per quanto concerne la Città di Aosta. Cerchiamo di vedere assieme la situazione delle necessità edilizie del Comune di Aosta, - che ho avuto l'onore di amministrare per 9 anni consecutivi -, e di renderci conto di ciò che è stato fatto e di quanto rimane ancora da fare.

L'Amministrazione popolare del Comune di Aosta ha dedicato molta attenzione al problema della casa, sebbene detto problema, tenuto conto della situazione finanziaria in cui si trovava il Comune di Aosta nell'ormai lontano 1947, si presentasse tutt'altro che semplice e facile.

A questo proposito, Signor Presidente della Giunta, poiché ho avuto l'onore di averLa come collaboratore nel Comune di Aosta, mi permetto di ricordarLe come, grazie al Suo appoggio, abbiamo affrontato la situazione del Comune di Aosta ed abbiamo avuto il piacere, nel predetto anno 1947, di esaminare la questione del pareggio del bilancio della Amministrazione comunale, pareggio che è stato conseguito nell'anno 1948. Quindi un notevole passo avanti era stato fatto.

Nonostante si fosse raggiunto il pareggio, la situazione finanziaria non era tale da permettere di risolvere i problemi più impellenti. Comunque, il Comune di Aosta non ha lesinato e quando è stato il momento di risolvere almeno parte del problema della penuria di alloggi, mediante la costruzione di nuove case Fanfani, è stato dato mandato al Sindaco di svolgere le pratiche necessarie e di recarsi a Roma a sollecitare la concessione dei milioni necessari. Fu, inoltre, approvato di cedere gratuitamente all'Istituto INA-Casa la superficie di circa 9000 mq. di terreno necessaria per la costruzione di un gruppo di case Fanfani in Aosta.

Non intendo dire, con questo, che la costruzione delle case Fanfani sia merito nostro; però desidero ricordare non già il mio merito personale, ma lo sforzo compiuto dall'Amministrazione comunale, che questo problema aveva preso a cuore e che cercava di risolverlo, nel migliore dei modi, con la cessione del terreno occorrente per la costruzione delle predette case.

Il Comune di Aosta provvide, inoltre, alla costruzione di tre case di abitazione per i propri dipendenti, per un complesso di numero 50 alloggi e con una spesa di 90 milioni di lire.

Sempre nell'intento di agevolare la costruzione di case, il Comune di Aosta concesse all'Istituto Autonomo per le Case Popolari un appezzamento di terreno e la fideiussione per la stipulazione di un mutuo per la costruzione di un fabbricato sul Corso Padre Lorenzo.

Non intendo dilungarmi sui dettagli di quanto ha fatto l'Amministrazione comunale di Aosta per la costruzione di case, ma commetterei indubbiamente un grave errore se omettessi di accennare all'opera svolta dalla Regione per la soluzione del problema degli alloggi in Aosta.

Dai dati che sono in mio possesso risulta che l'Amministrazione regionale ha fatto indubbiamente qualche cosa, tanto è vero che ha concesso a favore dell'Istituto Autonomo per le Case Popolari la garanzia fideiussoria per un importo di circa 140 milioni di lire e un contributo straordinario di circa 15 milioni di lire a fondo perduto ed ha costruito case per i suoi dipendenti e per altri per un complesso di 62-64 alloggi.

Inoltre, vediamo all'ordine del giorno dell'adunanza odierna la proposta di mettere a disposizione dello Stato un'area di terreno fabbricabile di circa mq. 2000, per la costruzione di una seconda casa popolare di numero 26 alloggi, per la eliminazione di abitazioni malsane in Aosta.

L'Istituto Autonomo delle Case Popolari ha costruito, dal 1949 ad oggi, n. 177 alloggi; l'INA-Casa ne ha costruiti 20; le Ferrovie dello Stato 12; la Società Nazionale Cogne, da sola, ha costruito 200 alloggi; la Stipel ne ha costruiti 5; i privati hanno costruito, dal 1949 ad oggi, ben 574 alloggi.

Quindi, sempre che i miei calcoli siano esatti, nel Comune di Aosta sono stati costruiti, dal 1948 o 1949 a tutto il 1955, complessivamente 1100 alloggi.

Sembrerebbe che, in seguito alla costruzione di un tale numero di alloggi, il problema degli alloggi, in Aosta, debba essere, se non risolto o superato, quanto meno avviato ad una buona soluzione. Purtroppo, invece, sono spiacente di dirvi che il problema della case in Aosta non è affatto migliorato dal 1949 ad oggi e, a comprova, vi leggerò alcuni dati delucidativi.

Diamo uno sguardo, anzitutto, sul rilevante aumento della popolazione della Città di Aosta dal 1906 ad oggi. Vediamo che la popolazione di Aosta era, nel 1906, di 7.285 abitanti; nel 1915 di circa 7.300; nel 1920 di 10.691; nel 1928 di 12.247; nel 1946 di 22.500; nel 1953 di 24.868; nel 1955 di 27.110 abitanti.

Osservo, per inciso, che sull'aumento della popolazione non ha influito per nulla la questione della residenza, questione che stata sollevata in altri tempi per ragioni di opportunità di carattere politico. Tale questione è stata sempre da me seguita con particolare attenzione e la documentazione esistente agli atti fa fede che non dico una cosa inesatta. Attualmente, grazie all'opera personale del Sindaco, vi sono ancora in sospeso 200 e più domande di residenza. Faccio rilevare che le domande di residenza nel Comune di Aosta sono vagliate da una Commissione, della quale fanno parte un rappresentante del Comune stesso e rappresentanti di vari Enti, fra i quali l'Ufficio Provinciale del Lavoro e del collocamento.

Ritornando sull'oggetto della mia mozione, debbo constatare come, nonostante molto sia stato fatto, - essendo stati costruiti 1100 alloggi -, oggi ancora ci troviamo di fronte a più di 2400 domande di alloggi, di cui la maggior parte presentata da famiglie che vivono in ambienti malsani.

Naturalmente, l'Ente a cui vengono indirizzate le domande è l'Istituto Autonomo per le Case Popolari, che è l'Ente al quale spetta di provvedere alla costruzione ed alla distribuzione di case per alloggi. A tutt'oggi, se i dati che mi sono stati forniti sono esatti, le domande presentate al predetto Istituto da famiglie che si trovano effettivamente in condizioni di bisogno e che, quindi, sono meritevoli di accoglimento, ammontano a circa 1100.

Dobbiamo tenere presente la situazione particolare di determinati ambienti, che non possono essere considerati e denominati alloggi, perché sono vani in sottoscale, sottotetti, mezzi scantinati e a pian terreno, che e poco chiamare tuguri, perché sono privi di servizi igienici e mancano di aria e di luce.

Nel 1950 il Comune, d'accordo con la Regione, aveva adottato provvedimenti nei confronti di proprietari di tali alloggi-tuguri ogni qualvolta si riusciva a sapere che venivano lasciati liberi.

Poiché la triste odissea delle famiglie che immigrano in Aosta è la seguente: vi sono moltissimi tuguri che, non appena lasciati liberi da famiglie che si trasferiscono in alloggi avuti in assegnazione, vengono immediatamente occupati da altre famiglie, senza che si provveda prima ad una disinfezione o, quanto meno, all'imbiancamento delle pareti.

Questo avviene perché chi abita in quei tuguri e inoltra all'Istituto per le Case Popolari domanda di alloggio è in tal modo sicuro che la domanda viene accolta non appena viene ultimata la costruzione di nuovi alloggi.

Il Sindaco di Aosta, dunque, d'accordo con l'Ufficiale Sanitario, con il Medico regionale e con l'Autorità regionale, in quell'anno 1950 - e sono lieto che il mio successore continui quest'opera - ha provveduto ad emettere ed a notificare delle ordinanze ai proprietari dei tuguri che venivano lasciati liberi, in modo da evitarne l'ulteriore affitto senza che vi fossero prima apportati gli adattamenti necessari per renderli abitabili. Ma la difficoltà era di venire o conoscenza tempestivamente del momento preciso del cambiamento di inquilini.

In effetti, dal 1950 ad oggi furono emanate più di 1300 ordinanze-diffide a proprietari di locali malsani. Un certo risultato è stato ottenuto perché, come io stesso ho potuto constatare personalmente in molti casi, sono state eseguite molte onere di adattamento in molti alloggi con l'apertura di finestre, la costruzione di gabinetti w.c., la costruzione di impianti di legno, la fornitura dell'acqua potabile, dove si è potuto.

Malgrado ciò, questi alloggi rimangono, però, sempre delle tane, perché, nella quasi generalità dei casi, detti alloggi si trovano negli scantinati o nei sottotetti, per cui lasciano sempre a desiderare dal lato della salubrità.

Le ordinanze-diffide, sebbene abbiano servito a qualche cosa, non hanno, però, potuto risolvere il problema degli alloggi, tanto è vero che vi sono ancora più di 2000 domande di alloggi.

Voglio ora accennarvi alla situazione morale derivante dalla coesistenza di più persone di sesso diverso nei citati tuguri, il che è forse ancora la cosa più penosa. Da accertamenti che ho fatto di persona a suo tempo, senza pensare che un giorno avrei presentato sull'argomento una mozione al Consiglio regionale, risultò che il 70 e più per cento delle famiglie che vivevano in questi tuguri lasciano a desiderare dal lato della moralità. Perché? Perché padre, madre e figli di ambo i sessi dormivano tutti nello stesso tugurio e non è pensabile che famiglie viventi in tali condizioni miserabili possano avere una buona morale.

Io ho ancora a mia disposizione delle fotografie che avevo preso quando, assieme all'ingegnere Binel, dell'Ufficio tecnico comunale, avevo fatto il giro della Città di Aosta per lo studio di determinati problemi: ve le passo affinché, se credete, possiate dare uno sguardo per rendervi conto di quanto vi ho riferito.

Purtroppo, molte persone conoscono la Città di Aosta solo nelle sue vie principali e questo perché sono rarissimi coloro che hanno occasione di andare a visitare nella Rue de Tollein e nella Viuzza Passage Folliez e nelle altre viuzze che vi sono in Aosta i tuguri che vi sono nei cantinati o a pian terreno e nei sottotetti.

La ragione della non conoscenza di dette viuzze e dei relativi tuguri è dovuta al fatto che in esse non vi abitano i professionisti, i commercianti né gli artigiani, ma soltanto delle famiglie disgraziate, che aspettano che qualcuno dia loro una casa, un alloggio o, quanto meno, una camera decente.

Ecco perché la situazione si fa sempre più difficile e, permettetemi il termine, sempre più tragica.

Io so che in varie riunioni, tenutesi presso l'Istituto Autonomo per le Case Popolari, in Comune o presso l'Amministrazione regionale, si è discusso di programmi di costruzioni edilizie e dei relativi piani di finanziamento, cosa di cui do atto. Do, altresì, atto che ho constatato come questo problema è anche una preoccupazione vostra, oltre che mia, e vi esprimo il mio compiacimento.

Vi riferisco i dati ai quali ho accennato prima e dai quali risulta quanto segue: la gestione INA-Casa avrebbe un piano di finanziamento dell'ammontare di 575 milioni, per la costruzione di 200 alloggi da realizzare in 7 anni.

L'Istituto Autonomo per le Case Popolari avrebbe un piano di finanziamento di lire 200 milioni circa, elaborato in applicazione della legge Romita e da attuarsi in 7 anni. So che per tale realizzazione il Comune di Aosta ha donato il terreno per la costruzione di un primo lotto di case, per un importo di spesa di lire 50 milioni, e che la Regione si è impegnata, d'altra parte, a donare il terreno per il secondo lotto di case.

Questo programma, Signori Consiglieri, a prima vista, potrebbe sembrare sufficiente per risolvere la tragica situazione della abitazione: ma mi sia permesso di esporre alcune considerazioni per mettere a nudo la realtà delle cose.

Sappiamo che i piani ed i programmi sono una bella cosa ed io concordo sia sui piani che sui programmi di lavori. Osservo, però, riallacciandomi a quanto ha detto poc'anzi il Presidente della Giunta, che sta bene fare un piano ma occorre anche finanziarlo.

Ora, nei giorni nostri, è stato fatto un famosissimo piano, in applicazione della legge n. 991 sulla montagna, e sappiamo tutti la fine che sta per fare.

Ma vi è un altro piano che si prospetta all'orizzonte, in applicazione della Legge n. 959, del 27-12-1953, che conosciamo tutti e che sappiamo a quale punto si trova, nostro malgrado, per il fatto che i proventi dei sovracanoni spettanti al Consorzio del bacino imbrifero montano non sono stati pagati dalle Società idroelettriche e versati al Consorzio stesso. Saranno versati in futuro, ma intanto "campa cavallo che l'erba cresce".

Quindi io non sono molto ottimista di vedere presto attuati questi piani.

D'altra parte, trattasi di piani da realizzarsi in sei, sette, dieci anni, mentre, per contro, la necessità di risolvere il problema che vi ho esposto è di carattere immediato ed urgente, perché la tubercolosi e altre malattie infettive mietono continuamente numerose vittime fra le famiglie che abitano in ambienti malsani, nonostante i progressi della scienza e l'aiuto quotidiano delle Autorità comunali.

Il Comune di Aosta spende ogni anno dai 14 ai 15 milioni per venire in aiuto alle famiglie bisognose e per lenire le loro sofferenze. Quanto vi ho detto dimostra che la situazione è tragica.

Ora, pur tenendo validi questi piani di lavori, bisogna trovare per la realizzazione dei medesimi le aree fabbricabili necessarie; ma tutti sappiamo, ed in particolare l'Assessore alla Agricoltura, che i costi dei terreni situati nei pressi della Città di Aosta, dove è possibile costruire, oscillano da un minimo di 3 ad un massimo di 5 ed anche 6 mila lire al metro quadrato, mentre è noto che tale prezzo non può essere pagato né dall'Istituto Autonomo per le Case Popolari, né dal Comune, né da alcun altro Ente pubblico. E allora? Come possiamo pensare di risolvere il problema delle case di fronte a tante e sì gravi difficoltà, quali piani a lunga scadenza, acquisto di terreni, finanziamenti, che devono ancora venire? Sì, i finanziamenti verranno, ma intanto il morbo miete le sue vittime e la situazione diventa sempre più precaria di giorno in giorno.

Quanto vi ho detto non è che una pallida idea di quella che è la effettiva situazione degli alloggi nella Città di Aosta.

Non dimentichiamo mai che la Città di Aosta è il Capoluogo della Regione e che gli abitanti della Città di Aosta pagano le imposte come gli abitanti di tutti gli altri Comuni della Regione; quindi hanno gli stessi doveri e gli stessi diritti,

Dico questo perché molti miliardi di lire sono stati spesi negli ultimi anni in Valle d'Aosta; ma se voi esaminate la situazione con animo sincero e con dati di fatto alla mano, dovete riconoscere che la Città di Aosta è sempre stata un po' la Cenerentola.

Non voglio fare di questo né una questione di polemica, né una questione di carattere politico. Mi limito esclusivamente a sottolineare che, secondo il mio modesto parere, - badate che nono sono interessato nell'Amministrazione della Città di Aosta e che parlo soltanto come cittadino e come Consigliere regionale -, noi dobbiamo astrarci nel modo più assoluto da tutto ciò che può essere rosso o nero e ricordarci che la bandiera della Valle d'Aosta è rossa e nera, per cui dobbiamo venire incontro sia ai rossi sia ai neri.

Penso che il Consiglio regionale possa e debba venire in aiuto alla Città di Aosta, affinché sia all'altezza del suo ruolo di Capoluogo della Regione, aiutando nel contempo le famiglie bisognose ad uscire da una situazione penosa che le mette in condizioni d'inferiorità di fronte alla popolazione.

In tal modo il Consiglio regionale concorrerebbe con la scienza a debellare le malattie infettive che infieriscono negli ambienti malsani e verrebbe a risanare, anche dal punto di vista morale, delle situazioni che sono veramente vergognose per il XX secolo in cui viviamo.

Chiedo, quindi, agli onorevoli Colleghi di voler riflettere attentamente e di voler adottare una deliberazione in questo senso: "Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, considerata l'impellente necessità di addivenire al risanamento dei quartieri malsani esistenti nella Città capoluogo della Regione, delibera di accendere un mutuo non inferiore a 600 milioni di lire e di iniziare al più presto possibile i lavori per la realizzazione dell'opera di risanamento dei quartieri popolari di Aosta, anche ai fini sociali e morali".

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, dichiara quanto segue:

"In ordine a questo problema, io ho ricevuto, in data 25 gennaio u. s., una lunga lettera del Sindaco di Aosta, nella quale, praticamente, echeggiano gli stessi argomenti che oggi abbiamo sentito dalla viva voce del Consigliere Savioz e nella quale si esprime l'ansia della civica Amministrazione volta alla soluzione di questo problema primordiale, ad evitare che cittadini ammalati o sani debbano convivere in locali angusti e insalubri, che i figli e figlie maggiorenni debbano dormire con i propri genitori in deplorevoli promiscuità ed, infine, che giovani fidanzati debbano rinunciare a costituire una propria famiglia.

Dirò subito che l'ansia del primo cittadino della civica Amministrazione è anche la nostra e lo è tuttora. Esaminiamo questo primordiale problema di carattere sociale, alla soluzione del quale tutti siamo impegnati, dal primo all'ultimo, e che dobbiamo risolvere, direi, in via pregiudiziale, prima di qualsiasi altro problema di carattere sportivo, perché è veramente un problema sociale nei confronti del quale, come ho detto, noi siamo. impegnati.

È per questo che l'Amministrazione regionale, non da oggi, ma già nel passato, come vi è stato ricordato dal presentatore della mozione, si è preoccupata del problema di Aosta come se ne era preoccupata, per ragioni istituzionali, l'Amministrazione comunale di Aosta.

Nell'allegato all'oggetto n. 3 dell'ordine del giorno dell'adunanza è elencato, per la oggettività che deve sempre presiedere ad ogni nostra discussione, quello che la Regione ha fatto finora per la soluzione, sia pure parziale, del problema e precisamente è ricordato che vi fu:

a) una prima garanzia regionale, con stipulazione di un mutuo di lire 75 milioni, per la costruzione di fabbricati in Aosta

b) un contributo regionale di lire 5 milioni per l'acquisto di una area di terreno fabbricabile lungo la strada di circonvallazione nord di Aosta;

c) una garanzia regionale, con stipulazione di un mutuo di lire 13 milioni, per la costruzione di una casa popolare lungo il viale Conte Crotti, di Aosta;

d) un contributo regionale di lire 10 milioni per la costruzione e l'ampliamento di un fabbricato per alloggi popolari lungo il viale Conte Crotti, di Aosta;

e) una garanzia regionale, con stipulazione di un mutuo di lire 30 milioni, per la costruzione di 18 alloggi in Aosta, di cui 12 in sopraelevazione di due case nel quartiere Gazzera e 6 da costruirsi in Viale Garibaldi in una nuova casa di alloggi popolari a riscatto;

f) una garanzia regionale con stipulazione di un mutuo di lire 42 milioni per la costruzione di case popolari in Aosta e di una casa popolare a Verrès;

g) la stessa Amministrazione regionale ha provveduto alla costruzione in Aosta di una casa popolare di 16 alloggi in Via Carrel, di uno stabile per alloggi in Viale Conte Crotti, di una casa di 26 alloggi per impiegati in zona Saint Etienne ed, infine, alla costruzione di 10 nuovi alloggi in ampliamento dello stabile di proprietà regionale per alloggi impiegati in Via Festaz.

Vi posso dire che questo è un problema che io ho seguito sempre da vicino, tanto che, appena ebbi sentore dei finanziamenti che sia la gestione INA-Casa, sia l'Istituto Autonomo per le Case Popolari ottennero dagli organi governativi, io, sin dal 17 novembre scorso, scrissi al Presidente dell'Istituto Autonomo per le Case Popolari pregandolo di farmi conoscere tempestivamente il programma che l'Istituto stesso intendeva elaborare.

Non ho cercato, dunque, di sottrarmi a questo problema, anzi, vi sono entrato di piena forza e, dopo aver ricevuto il programma, scrissi, in data 9 novembre, al Presidente dell' Istituto predetto, ringraziandolo di avermi comunicato il suo programma e comunicandogli che, in considerazione dell'importanza del problema, alla soluzione del quale è interessata anche l'Amministrazione regionale, desideravo presiedere personalmente la riunione dei rappresentanti degli Enti ed Uffici interessati, riunione che avrebbe potuto essere indetta presso la Presidenza della Giunta.

Vi fu presso la Presidenza della Giunta una prima riunione e, ultimamente, una seconda. In queste riunioni si è esaminata a fondo la situazione, che è molto complessa. I dati statistici che vi sono stati forniti dal Consigliere Savioz sono esatti.

Vi è stato un aumento considerevole della popolazione e questo è uno degli elementi per cui questo problema è ancora in parte insoluto.

Vi sono, però, anche delle altre cause, di struttura e di impostazione, che non bisogna, a mio modesto avviso, dimenticare se si vuole ottenere una soluzione confacente alle necessità di questo problema.

Allorquando si constata che una casa è inabitabile, bisogna dichiararne la inabitabilità e murarne le porte e le finestre. Non sembri draconiano questo, perché ha la sua ragione.

Non appena, - ottenuta l'assegnazione di un nuovo alloggio -, una famiglia abbandona locali malsani per trasferirsi nel nuovo alloggio, immediatamente un ' altra famiglia subentra in tali locali. È anche successo, qualche volta, che chi entrava in tali locali malsani non ne aveva affatto bisogno ma si spostava da un alloggio migliore ad un alloggio peggiore per predisporre una situazione di fatto che assicurasse in graduatoria il punteggio tale da ottenere in seguito l'assegnazione di un alloggio popolare.

Ora la situazione è questa: il programma dell'INA-Casa, che non è soltanto un programma, perché vi sono i finanziamenti, non è una cosa campata in aria; vi è un finanziamento sicuro e preciso ormai, tanto e vero che è già venuto ad Aosta un ingegnere della INA-Casa inviato appositamente dalla Direzione centrale INA-Casa di Roma per esaminare il primo problema che deve essere risolto: quello del reperimento dei terreni. Infatti l'INA-Casa costruisce a condizione che sia possibile acquistare terreni ad un determinato prezzo: l'INA-Casa può, per l'attuazione del suo programma, pagare il terreno a non più di 1.000 lire al mq.; l'Istituto Autonomo per le Case popolari può arrivare, invece, sino a 2.000 lire al mq.

Il finanziamento di cui dispone l'INA-Casa è di circa 500 milioni, per la costruzione di complessivi 1000 vani, e quello di cui dispone l'Istituto Case Popolari è di 550 milioni, per la costruzione di circa 1100 vani. Quindi, complessivamente, da 2000 a 2100 vani; questo il programma effettivo.

Che cosa si è fatto? Nella prima riunione si è esaminato dove potevano essere costruite queste case.

L'INA-Casa aveva bisogno di almeno 35.000 mq. di terreno e l'Istituto Autonomo per le Case Popolari di 15.000 mq., per un totale complessivo di 50.000 mq, che detti due Enti avrebbero voluto, possibilmente, raggruppati in una sola località, essendo loro intendimento di costruire, se possibile, un quartiere nuovo, dotato di scuole e di tutti i servizi pubblici necessari.

Naturalmente, la prima difficoltà che si presenta è quella di trovare questi 50.000 mq. di terreno, dato che in Aosta il terreno è scarso oltre che molto caro.

Si è dato incarico ai tecnici dell'Istituto Autonomo per le Case Popolari di effettuare ricerche di diverse aree di terreno, di stabilirne la superficie e di informarsi sui prezzi richiesti dai proprietari per la cessione dei terreni.

Evidentemente i privati non ragionano con la stessa mentalità di un Amministratore ed è logico che sia così. I tecnici dell'Istituto Autonomo per le Case Popolari hanno appurato che i prezzi dei terreni situati nella zona compresa fra il campo di aviazione e la zona ad ovest della città variano da un minimo di 1600 al mq. ad un massimo di 6-7 mila al mq., a seconda della ubicazione dei terreni. Inoltre hanno riferito che terreni aventi una grande superficie non ve ne sono, salvo in una zona ove raggiungono la superficie di 32 mila mq., ed à la zona del campo di aviazione; invece la superficie degli altri terreni si aggira sui 2, 3, 4 mila mq., salvo per qualche terreno che raggiunge la superficie di circa 15 mila mq.

Secondo quanto dichiarato dai tecnici incaricati, non vi è la possibilità di trovare altre aree di terreno se non a prezzi esorbitanti.

Pertanto, nella seconda riunione, dopo lunga discussione, si è concordato e deciso che bisognava spezzettare, forzatamente, il complesso dei fabbricati in due, tre o quattro aree di terreno.

A tale decisione si è addivenuti, oltre che per il fatto sostanziale che mancano i terreni, anche perché abbiamo fatto presente alla gestione INA-Casa ed all'istituto: Autonomo per le Case Popolari, che si può ovviare alla mancanza di terreni, aumentando l'altezza dei fabbricati, adottando, cioè, il criterio intensivo per diminuire la superficie di terreno occupata. In sostanza, invece di fare delle casette di tre piani, si potrebbero fare delle case di cinque piani.

I rappresentanti dei predetti due Istituti hanno concordato sulle nostre conclusioni e siamo rimasti d'accordo che i tecnici avrebbero riesaminato di nuovo la questione, che sarà ancora discussa dalla Commissione, perché occorre decidere quali sono i terreni disponibili e a quale prezzo vengono ceduti, tenuto presente che il Comune potrebbe concorrere nelle spese per l'acquisto dei terreni, in considerazione delle minori spese conseguenti alla costruzione dei fabbricati in prossimità delle zone già fornite dei servizi pubblici.

L'Amministrazione regionale, che segue sempre da vicino il problema e che, anzi, presiede a queste trattative, vedrà quale sarà la soluzione da scegliersi caso per caso.

Ora, premesso che per la Regione non si tratta di un obbligo istituzionale, anche se il problema è veramente sentito, - era già sentito dalla precedente Amministrazione e lo è anche da noi -, la Giunta è dell'avviso che non sia possibile e non sia neppure conveniente impegnare l'Amministrazione regionale all'accensione di un altro mutuo di 600 milioni, che ora non risolverebbe la situazione, ma che sia necessario; invece, seguire da vicino la messa in attuazione di questi piani di carattere governativo, i cui fondi rilevanti sono già approvati e impegnati. Si vedrà in seguito che cosa l'Amministrazione regionale potrà fare, in unione al Comune di Aosta, per facilitare la sollecita soluzione del problema, andando anche incontro, caso per caso, alle necessità che si presentano per la soluzione di questi piani.

Per intanto, per dimostrare la nostra buona volontà, ci siamo immediatamente impegnati a portare in Consiglio la proposta per mettere subito a disposizione dello Stato un determinato terreno.

Il Consiglio, dando autorizzazione alla Giunta, dirà se deve essere un terreno già di proprietà della Regione o un terreno che si può anche acquistare, in modo che possa essere iniziata subito la costruzione di una grande casa, contemporaneamente ad una altra casa di cui sono già stati iniziati i lavori di costruzione ad opera dell'Istituto Autonomo per le Case Popolari.

La soluzione del problema verrà, così, gradualmente alla luce: non dobbiamo illuderci, infatti, che il problema possa essere risolto nel periodo di un anno, perché ciò non è assolutamente possibile.

Vi deve essere una certa gradualità di attuazione delle costruzioni, che non deve dimenticare neppure la questione di struttura e di procedura a cui si è accennato prima in ordine a quegli alloggi che non devono più essere abitati.

Infatti, una parte del finanziamento è basato sulla legge Romita, che riguarda la eliminazione delle case malsane.

La Commissione è stata d'accordo nel rilevare che una delle zone veramente malsane della Città di Aosta, da tenersi in considerazione agli effetti della dichiarazione della inabitabilità, è proprio la zona di Via Challand, a destra della Via Festaz.

Quindi, tutte le case, in detta zona, verranno dichiarate inabitabili e saranno demolite allorquando sarà ultimata la costruzione delle case finanziate con i benefici della legge Romita.

Al loro posto, i proprietari delle case demolite potranno costruirvi dei nuovi fabbricati; ma per arrivare a questo è necessario che i locali malsani siano chiusi, perché, altrimenti, sarebbe un circolo vizioso e la situazione non si risolverebbe mai.

Questo è il pensiero della Giunta regionale.

Ad ogni modo, il Consiglio è sovrano ed a lui spetta decidere in merito a questa questione che, ripeto, è veramente sentita e deve avere la precedenza su tante altre questioni.

Ecco perché noi riteniamo che la nostra opera sia stata utile e diligente.

Abbiamo tutte le buone intenzioni di promuovere la soluzione del problema, ma, evidentemente, non possiamo addossarci un onere che istituzionalmente non compete alla Regione, per l'assunzione di un altro mutuo di importo così rilevante; tanto più che i finanziamenti, praticamente, già ci sono".

Il Consigliere SAVIOZ dichiara di aver constatato che la sua voce non è "vox clamans in deserto", perché si è reso conto che anche il Presidente della Giunta conosce il problema e se ne è interessato, poiché ha messo il dito sulla piaga e ha detto che questo problema deve avere la precedenza assoluta su tanti altri.

Precisa, però, di non essere d'accordo con il Presidente della Giunta sulla affermazione che il Consiglio regionale non può fare nulla.

Se questo problema, - egli dice -, è effettivamente quale è stato descritto da me e dal Presidente della Giunta, ed è come tutti sappiamo, se è così impellente e di tanta importanza, perché il Consiglio regionale deve disinteressarsi della questione e ignorare le condizioni in cui vive una parte della popolazione di Aosta, per il solo fatto che vi è già un piano di finanziamento?

Dichiara di non concordare su questo punto perché, anche se dal punto di vista della competenza istituzionale l'onere delle spese per la soluzione del problema non fa specificatamente carico alla Regione, la legge dà, tuttavia, la possibilità alla Regione di assumere a carico detto onere.

Rileva che il Consiglio regionale si occupa spesso di problemi che, istituzionalmente, esulano dalla competenza amministrative specifica della Regione. Osserva poi che, comunque, tutti i Consiglieri si sentono moralmente impegnati ad eliminare le brutture da lui accennate, per cui egli ritiene che l'onere possa senz'altro essere assunto a carico della Regione.

Circa la difficoltà di trovare le aree di terreno necessarie per l'attuazione dei programmi di costruzione elaborati dalla gestione INA-Casa e dall'Istituto Autonomo per le Case Popolari, fa presente di avere già accennato in precedenza a tale difficoltà.

Rivolgendosi al Presidente della Giunta, gli chiede se ritenga impossibile, da parte della Regione e del Comune di Aosta, di iniziare in modo deciso l'opera di risanamento della zona di Via Challand, obbligando i proprietari ad abbattere le vecchie e malsane catapecchie esistenti in tale zona e a costruire al loro posto delle nuove case di abitazione.

Osserva che molte di queste catapecchie sono di proprietà di persone che non hanno sentimento e che non desiderano altro all'infuori del guadagno immediato dei fitti che riscuotono alla fine del mese, tuttavia molti altri di questi tuguri sono di proprietà di famiglie poverissime che sarebbero ben liete di vedere arrivare il piccone demolitore, a condizione che si conceda loro di abitare nelle nuove case che sorgeranno al posto delle catapecchie.

Ritiene che le aspirazioni di dette famiglie siano più che legittime e realizzabili e che, quindi, dove esistono ora le demolende catapecchie, possano essere costruiti dei fabbricati di 5 o 6 piani, conseguendosi un duplice scopo: verrebbero eliminate per sempre le malsane catapecchie e si avrebbe la possibilità di disporre immediatamente di molti alloggi.

Riconosce che con un mutuo di 600 milioni il problema non può essere risolto integralmente. Rileva, però, che, se l'Amministrazione regionale si impegna a fare un passo avanti verso la soluzione del problema, il problema verrebbe immediatamente affrontato e, a breve scadenza, vi sarebbero decine e decine di nuovi alloggi da mettere a disposizione delle famiglie che vivono attualmente in locali malsani, mentre invece, se il Consiglio regionale sì limiterà ad ottenere il previsto finanziamento statale, dette famiglie dovranno aspettare ancora degli anni prima di ottenere gli alloggi che per esse sono una necessità impellente.

Ritiene che l'Amministrazione regionale non si trovi in condizioni finanziarie tali da non poter fare uno sforzo per la soluzione del problema.

Dichiara di sapere perfettamente come deve essere guidata una Amministrazione pubblica e di sapere bene che, purtroppo, agli Amministratori della cosa pubblica piovono da ogni parte richieste di sussidi e di finanziamenti che non possono, evidentemente, essere tutte accolte.

Insiste nella sua richiesta di affrontare il problema e di approvare oggi stesso l'accensione di un mutuo, possibilmente di lire 600 milioni, per iniziare l'importante opera di risanamento illustrata.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, premette che bisogna esaminare la questione da un punto di vista amministrativo e che, per la verità, tutto quanto è stato già realizzato in materia nella Città di Aosta è stato fatto con i finanziamenti dello Stato, salvo per quanto riguarda i terreni donati dal Comune di Aosta e dalla Regione, nonché i finanziamenti e le garanzie fideiussorie di cui prima è stato detto.

Sottolinea che, in effetti, i finanziamenti concessi dallo Stato tramite l'Istituto Autonomo per le Case Popolari sono stati notevoli e ribadisce che l'accensione eventuale di un mutuo, prima che sia risolta la questione dell'acquisto dei terreni, può essere controproducente, perché, in base alla esperienza del passato, allorquando subentra l'Amministrazione regionale nelle trattative per l'acquisto dei terreni, i proprietari aumentano i prezzi dei terreni richiesti.

Il Consigliere SAVIOZ rammenta che vi sono norme di legge che danno la possibilità di intervenire e di espropriare i terreni.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, osserva che le leggi in materia di risanamento dei quartieri popolari ed altre leggi speciali dello Stato danno la possibilità di agire allorquando si siano ottenuti i finanziamenti.

Ribadisce, tuttavia, che nel caso in esame è opportuno di risolvere prima la questione del reperimento dei terreni a prezzi convenienti. Rammenta che l'Istituto INA-Casa e l'Istituto per le Case Popolari non possono pagare i forti prezzi richiesti dai privati per la cessione dei terreni.

Dichiara che qualche cosa dovrà essere fatto, sia da parte del Comune di Aosta che da parte della Regione, e che il problema non si esaurisce oggi, anzi è soltanto agli inizi della sua impostazione.

Rileva che, allorquando si potrà disporre sia dei terreni che dei già previsti finanziamenti, il Consiglio potrà effettivamente vedere che cosa si potrà fare per intervenire e per favorire la migliore soluzione del problema.

Dichiara di rendersi conto dell' urgente necessità di risolvere un problema così importante, ma fa presente che occorre considerarne tutti gli aspetti.

Fa presente che il problema delle abitazioni riguarda non solo la Città di Aosta, ma anche altri Comuni, anche se il fenomeno dell'urbanesimo ha reso più urgente la necessità della definizione del problema stesso per la Città di Aosta.

Per quanto riguarda il programma di costruzioni edilizie popolari in Aosta, comunica che sono state già avviate trattative per l'acquisto di aree di terreno sui quali devono sorgere le case da costruire ed osserva che se si riuscirà a risolvere la questione dei terreni si farà un deciso passo avanti, perché la prima questione da risolvere è proprio questa, in quanto senza terreni non si può fare niente. Rammenta, infatti, che la gestione INA-Casa ha posto come condizione, per l'attuazione del suo programma, che le siano ceduti i terreni al prezzo indicato in precedenza dichiarando che, in caso contrario, devolverebbe i fondi per la costruzione di case in altre zone in cui vi siano prezzi meno elevati.

Ribadisce che soltanto allorquando saranno stati reperiti i terreni occorrenti sarà possibile riesaminare il problema e ritiene sia, prematuro, anzi intempestivo, pensare oggi di addivenire alla soluzione del problema approvando la accensione di un mutuo, perché una eventuale decisione del Consiglio in tale senso potrebbe anche avere riflessi negativi sull'esito delle trattative per l'acquisto dei terreni.

Esprime l'avviso che sia opportuno lasciare, per ora, la questione impregiudicata e dare la possibilità di riesaminare bene il problema in modo da risolvere prima la questione dell'acquisto dei terreni, che è pregiudiziale ed essenziale per la soluzione del problema, indipendentemente dalla questione del mutuo, perché non è pensabile che il provento di un mutuo debba servire per l'acquisto dei terreni.

Il Vice Presidente, PASQUALI, esprime parere che convenga effettivamente, senza con questo perdere tempo, esaminare bene la questione perché, a suo avviso, il problema non si risolve con qualche centinaia di milioni, che potrebbero meglio servire se impiegati per costituire un fondo base, al quale verranno ad aggiungersi gli altri finanziamenti.

Ritiene che non si debba, quindi, pregiudicare, oggi, con una soluzione affrettata, la buona soluzione dell'intero problema, come giustamente già fatto presente dal Presidente della Giunta.

Ritiene che non si debba chiudere la strade a nessuna delle varie possibilità di finanziamento e che il Consiglio regionale non debba assolutamente vincolare sin da oggi l'Amministrazione regionale a costruire qualche casa, perché, così facendo, si correrebbe effettivamente il rischio di chiudere la strada ad altre possibilità di finanziamenti superiori a quelli regionali.

Il Consigliere SAVIOZ dichiara di non concordare sulla affermazione che la scelta di una via e la decisione odierna del Consiglio per il mutuo precluderebbero la possibilità di ottenere altri maggiori finanziamenti.

Propone che il Consiglio prenda, almeno, l'impegno formale di assumere a carico della Regione la parte di spesa che la gestione INA-Casa e l'Istituto Autonomo per le Case Popolari non potranno pagare per l'acquisto dei terreni occorrenti per la costruzione delle case previste dai programmi costruttivi ai quali è stato prima accennato.

Ritiene che il Consiglio regionale possa prendere un tale impegno, che è necessario per poter condurre trattative concrete per l'acquisto delle occorrenti aree di terreno.

Rammenta ancora che l'Istituto Autonomo per le Case Popolari ha dichiarato di non poter pagare i terreni più di 2000 lire al mq. e mette in rilievo che il Comune di Aosta non si trova in condizioni di poter finanziare le rilevanti spese di cui si tratta.

Il Consigliere MANGANONI rammenta che la Regione è proprietaria di parecchi appezzamenti di terreno in Aosta; cita, ad esempio: i terreni situati in zona St. Etienne, su una parte dei quali è stata già costruita una casa adibita ad alloggi per i dipendenti regionali; i terreni acquistati dalla Regione nei pressi del Dispensario antitubercolare; i terreni acquistati in zona Borgo St. Orso e in zona St. Martin de Corléans.

Ritiene, quindi, che la Regione disponga già di parecchi ettari di terreno che potrebbe servire per la costruzione di case popolari.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, chiarisce che l'attitudine assunta dall'Amministrazione regionale non è quella di limitarsi ad un impegno parziale ed osserva che forse il Consigliere Savioz non ha approfondito tale punto.

Se noi avessimo avuto questa intenzione, - egli dice -, non avremmo preso l'iniziativa per la soluzione del problema e non sfaremmo presiedendo una apposita Commissione con la collaborazione della quale intendiamo raggiungere un obiettivo al più presto; noi faremo tutto quello che è necessario al momento opportuno, quando sapremo quali sono i terreni che il Comune avrà trovato e a quali prezzi saranno ceduti. La questione verrà allora sottoposta all'esame della Giunta.

Precisa che la Regione non intende sottrarsi a queste necessità, ma non può assumere impegni preventivamente perché sarebbe controproducente, in quanto occorre seguire un pochino di tattica per non compromettere il buon esito delle trattative.

Passando ai rilievi formulati dal Consigliere Manganoni, ammette che la Regione dispone di terreni, in Aosta, ma fa presente che per l'attuazione dei piani costruttivi dell'INA-Casa ai quali è stato già accennato occorrono ben 40 mila mq. di terreno.

Osserva, d'altra parte, che già all'ordine del giorno dell'adunanza odierna è iscritta, e sarà discussa, la proposta al Consiglio per la cessione gratuita allo Stato di un appezzamento di terreno regionale di circa mq. 2000, per la costruzione di un nuova casa popolare di 26 alloggi in Aosta, in aggiunta alla casa pure di 26 alloggi già in corso di costruzione.

Osserva che, in seguito, si esaminerà quello che sarà possibile di fare, ma ritiene necessario che sia risolta prima la questione dell'acquisto dei terreni, perché, se non è risolta detta questione, a nulla servirebbe la accensione di un mutuo, perché finchè manca il terreno non si possono costruire le case.

Concorda con il Vice Presidente, Pasquali, sulla non opportunità che il Consiglio assuma oggi una decisione sulla proposta di mutuo perché è bene lasciare la porta aperta a qualsiasi possibilità di finanziamento.

Assicura che, non appena ultimata l'istruttoria e definite le trattative per l'acquisto dei terreni, la questione sarà sottoposta all'esame del Consiglio.

Il Presidente, PAREYSON, chiede al Consigliere Savioz se rimanga tuttora fermo sul suo punto di vista e se intenda che la sua mozione sia posta ai voti.

Il Consigliere SAVIOZ risponde che, essendo i Consiglieri quasi tutti contrari alla sua proposta, ritiene inutile che la mozione sia posta ai voti.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, precisa che la Giunta chiede soltanto una sospensiva e che non si tratta, quindi, di un rigetto della mozione.

Il Consigliere SAVIOZ dichiara di non essere d'accordo sulla sospensiva, perché i finanziamenti potrebbero tardare molto ad arrivare e la realizzazione dei programmi costruttivi potrebbe essere rinviata di parecchi anni.

Il Presidente, BONDAZ, comunica che intende riferirsi non già ai programmi costruttivi e ai finanziamenti, ma alla questione dell'acquisto dei terreni.

Il Consigliere SAVIOZ fa presente che la questione dei terreni sarà risolta soltanto allorquando si procederà all'espropriazione dei terreni occorrenti, in quanto i privati proprietari dei terreni non saranno mai disposti a cederli al prezzo di lire 1.000 e di lire 2.000 al mq.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, rileva che, prima di giungere all'espropriazione dei terreni, - il che sarebbe possibile nel presente caso, in quanto si tratta effettivamente di opere di pubblica utilità -, occorre vedere se si possa venire ad un accordo in via amichevole per l'acquisto dei terreni. Assicura che, se sarà necessario, se si constaterà la impossibilità di addivenire ad un accordo, si provvederà all'espropriazione dei terreni occorrenti.

Il Consigliere SAVIOZ prende atto della precisazione fatta dal Presidente della Giunta e dichiara: "Ritiro la mia mozione, con l'intesa precisa che sia riportato al più presto all'esame del Consiglio il problema inerente all'acquisto dei terreni ed ai finanziamenti e che rimanga aperta la possibilità dell'accensione di un mutuo da parte della Regione. Mi riservo, in caso contrario, di presentare al Consiglio altra mozione sull'argomento".

Il Consiglio prende atto.

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