Oggetto del Consiglio n. 3 del 27 gennaio 1956 - Verbale

OGGETTO N. 3/56 - ESAME E DISCUSSIONE DEL PROGETTO DI BILANCIO DI PREVISIONE DELLA REGIONE PER L'ESERCIZIO FINANZIARIO 1956.

L'Assessore alle Finanze, BIONAZ, riferisce al Consiglio in merito alla seguente relazione concernente l'oggetto: "Approvazione del bilancio di previsione della regione per l'esercizio finanziario 1956", trasmessa in copia ai Signori Consiglieri, unitamente all'ordine del giorno della adunanza:

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RELAZIONE AL PROGETTO DI BILANCIO DI PREVISIONE DELLA REGIONE PER L'ESERCIZIO FINANZIARIO 1956

La Giunta sottopone all'esame ed all'approvazione del Consiglio regionale l'allegato progetto di bilancio di previsione della Regione per l'esercizio finanziario 1956, riferendo quanto segue:

Ordinamento finanziario della Regione e ripartizione delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione.

L'annoso problema dell'ordinamento finanziario della Regione e della ripartizione delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione è stato concluso con l'emanazione della seguente legge 29 novembre 1955, n. 1179, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 286, in data 13 dicembre 1955:

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LEGGE 29 NOVEMBRE 1955, N. 1179 (G. U. N. 286, DEL 13-12-1955).

ORDINAMENTO FINANZIARIO DELLA VALLE D'AOSTA

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1

L'ordinamento finanziario della Regione Valle d'Aosta previsto dagli articoli 12, 13 e 50, terzo comma, dello Statuto speciale adottato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, è disciplinato dalla presente legge.

Art. 2

Sono attribuiti alla Regione:

a) i nove decimi del gettito delle imposte erariali sui terreni e fabbricati situati nel territorio della Regione e della imposta sui redditi agrari dei terreni situati nello stesso territorio;

b) gli otto decimi dell'imposta di ricchezza mobile ed i nove decimi dell'imposta complementare sul reddito, percepite nel territorio della Regione;

c) i nove decimi delle imposte sulle successioni e donazioni, sul valore netto globale delle successioni, sul registro e sul bollo, delle imposte di surrogazione del registro e bollo, delle imposte ipotecarie, nonché delle tasse sulle concessioni governative e di pubblico insegnamento, percepite nel territorio della Regione.

Spettano, altresì, alla Regione i nove decimi dei canoni annuali percepiti a norma di legge per le concessioni di derivazioni a scopo idroelettrico, previsti dall'articolo 12 dello Statuto.

Le percentuali predette si applicano sui versamenti in conto competenza e residui effettuati nella sezione di Tesoreria provinciale di Aosta.

Art. 3

Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell'accertamento dei redditi di ricchezza mobile debbono determinarsi le quote di reddito afferenti all'attività degli stabilimenti ed impianti medesimi.

L'imposta relativa a dette quote spetta alla Regione limitatamente alla percentuale di cui all'art. 2 lettera b) ed è iscritta nei ruoli degli uffici delle imposte dirette, nel cui distretto sono situati gli stabilimenti ed impianti.

La determinazione di quote previste dal precedente comma deve effettuarsi anche nel caso di imprese che hanno la sede centrale nel territorio della Regione e stabilimenti ed impianti fuori di essa. In tal caso l'imposta relativa alle quote di reddito afferenti all'attività degli stabilimenti ed impianti situati fuori della Regione compete per intero allo Stato ed è iscritta nei ruoli degli uffici delle imposte dirette, nel cui distretto sono situali detti stabilimenti ed impianti.

L'imposta relativa alle quote di reddito afferenti all'attività della sede centrale e degli stabilimenti e impianti situati nel territorio della Regione spetta alla Regione medesima limitatamente alla percentuale di cui all'art. 2, lettera b), ed è iscritta nei ruoli dei competenti uffici distrettuali delle imposte dirette.

Art. 4

Sono inoltre attribuite alla Regione, in relazione alle spese necessarie ad adempiere alle sue funzioni normali:

a) una ulteriore quota dell'imposta di ricchezza mobile percepita nel territorio della Regione;

b) una quota dell'imposta generale sull'entrata di spettanza dello Stato relativa all'ambito regionale;

c) una quota dei proventi del monopolio sui tabacchi per vendite afferenti al territorio regionale e limitatamente alla parte da considerarsi come imposta di consumo;

d) una quota dell'imposta governativa sul gas e sull'energia elettrica percepita nel detto territorio.

Per ciascun anno finanziario, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con i Ministri per l'interno, per il bilancio, per le finanze e per il tesoro, d'accordo con il Presidente della Giunta regionale, verranno determinati i cespiti da ripartire e le quote da attribuire alla Regione ai sensi del precedente comma.

Art. 5

Per provvedere a scopi determinati, che non rientrino nelle funzioni normali della Regione, lo Stato assegna alla stessa, con legge, contributi speciali, come previsto dall'art. 12 dello Statuto.

Art. 6

L'Intendenza di Finanza di Aosta, su ordini di accreditamento, disporrà mensilmente il versamento alla Regione di quanto ad essa spetta a norma degli articoli 2 e 4.

Per gli ordini di accreditamento inerenti ai versamenti di cui al comma precedente, in deroga all'art. 56 del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, è consentita la emissione senza alcun limite di importo.

Art. 7

La restituzione di tributi da parte dello Stato a titolo di indebito, di inesigibilità o per altre cause fa carico alla Regione in proporzione alle quote ad essa assegnato.

All'uopo, nel bilancio della Regione verrà istituito apposito capitolo di spesa.

Art. 8

Qualora la Regione istituisca con legge imposte e sovrimposte regionali, dovrà osservare i principi dell'ordinamento tributario dello Stato, come previsto dall'art. 12 dello Statuto.

Art. 9

Le leggi statali relative all'imposizione e alla riscossione dei tributi, contributi e diritti vari in favore delle Provincie, delle Camere di commercio, industria e agricoltura, degli Enti provinciali per il turismo e degli altri Enti e servizi provinciali assorbiti dalla Regione si applicano nel territorio della Valle d'Aosta e le relative entrate sono devolute all'Amministrazione regionale.

A quest'ultima, in luogo della cessata Amministrazione provinciale di Aosta, sono attribuite le quote di tributi erariali da ripartirsi dallo Stato fra le Provincie ai sensi della legislazione statale.

Art. 10

La Regione ha facoltà di emettere prestiti interni da essa esclusivamente garantiti, per provvedere ad investimenti in opere di carattere permanente, per una cifra annuale non superiore alle entrate ordinarie, salve le autorizzazioni di competenza del Ministro per il tesoro e del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio disposte dalle leggi vigenti.

Art. 11

Ai fini dell'accertamento delle imposte dirette erariali, gli Uffici finanziari dello Stato nella Regione comunicano alla Giunta regionale la lista dei contribuenti domiciliati nella Valle, con l'indicazione dei redditi compresi nella dichiarazione annuale o accertati d'ufficio.

La Giunta esamina la lista, la completa e la rettifica, indicando la ragione delle variazioni introdotte.

La Giunta indica altresì gli altri dati necessari per il nuovo e migliore accertamento dei tributi nei confronti degli iscritti nella lista.

Gli uffici finanziari dello Stato nella Regione daranno alla Giunta notizia dei provvedimenti adottati in base alle indicazioni dalla stessa ricevute.

NORME TRANSITORIE E FINALI

Art. 12

Per gli anni 1951, 1952, 1953 e 1954 sono attribuite alla Regione le seguenti quote di tributi erariali, indicati nell'art. 4, da applicarsi sui versamenti in conto competenza effettuati nella sezione di Tesoreria provinciale competente:

anno 1951: 1/10 imposta di ricchezza mobile; 8/10 imposta governativa sul gas ed energia elettrica; 2/10 proventi del monopolio sui tabacchi;

anno 1952: 1/10 imposta di ricchezza mobile; 9/10 imposta governativa sul gas ed energia elettrica; 3/10 proventi del monopolio sui tabacchi;

anno 1953: 1/10 imposta di ricchezza mobile; 9/10 imposta governativa sul gas ed energia elettrica; 2/10 proventi del monopolio sui tabacchi;

anno 1954: 1/10 imposta di ricchezza mobile; 2/10 imposta governativa sul gas ed energia elettrica.

Art. 13

Il versamento alla Regione per gli anni 1951, 1952, 1953 e 1954 delle quote di tributi erariali previste negli articoli 2 e 12 della presente legge, eccezione fatta dei nove decimi dei canoni per concessioni di derivazioni a scopo idroelettrico già corrisposti in base all'art. 12 dello Statuto, sarà disposto con deduzione degli acconti concessi per gli anni medesimi.

Art. 14

Il recupero della spesa di lire un miliardo, da sostenersi dallo Stato per conto della Valle d'Aosta ai sensi dell'art. 5 della legge 1° agosto 1954, n. 846, per l'esecuzione della Convenzione sul traforo del Monte Bianco, sarà effettuato in dieci rate annuali dell'ammontare degli effettivi versamenti da parte dello Stato, a partire dall'esercizio successivo a quello dei versamenti medesimi.

Art. 15

L'onere derivante dall'attuazione della presente legge a tutto il 30 giugno 1955 sarà fronteggiato con riduzione dello stanziamento inscritto al capitolo 520 dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per l'esercizio 1954-1955.

Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare in bilancio, con propri decreti, le occorrenti variazioni.

Art. 16

La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica ed ha effetto dal 1° gennaio 1951.

Essa resterà in vigore fino alla data di attuazione del regime di zona franca previsto dall'art. 14 dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta.

Le eventuali successive modifiche alla presente legge saranno apportate con legge ordinaria, d'accordo con la Giunta regionale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica Italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Dato a Roma, addì 29 novembre 1955.

GRONCHI

Segni, Tambroni, Vanoni, Andreotti, Gava.

Visto, il Guardasigilli: Moro.

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Nella relazione governativa al disegno di legge è precisato quanto segue:

"L'articolo 2 delinea la classificazione delle entrate ordinarie della Regione, riguardanti i redditi patrimoniali, tra cui si è inteso di includere i proventi della Casa da Gioco di San Vincent, quote di tributi erariali, una quota dei canoni per le concessioni di derivazioni a scopo idroelettrico ed imposte e sovrimposte proprie della Regione, comprese quelle relative a servizi provinciali da essa assorbiti.

Per l'attribuzione alla Valle di quote di tributi erariali, analogamente a quanto previsto dagli Statuti della Sardegna e del Trentino-Alto Adige si è seguito un sistema misto di quote fisse e di quote variabili, da determinarsi annualmente in relazione alle esigenze della Regione per l'adempimento delle funzioni normali".

(... Omissis...)

"L'insieme delle entrate previste negli articoli 3 e 4 fornirà alla Valle i mezzi finanziari occorrenti per le sue funzioni normali. Per provvedere a scopi determinati, che non rientrino in tali funzioni, lo Stato assegna alla Regione, con legge, contributi speciali. Tale principio, già enunciato nell'articolo 12 dello Statuto, trova esplicita conferma nell'articolo 5 del disegno di legge".

In relazione ai gettiti delle quote regionali di ripartizione delle entrate erariali previste agli articoli 2 e 4 della legge n. 1179, nel bilancio di previsione per l'esercizio 1956 sono previste e iscritte l'entrata di lire 1 miliardo per provento delle quote fisse di ripartizione delle entrate erariali e l'entrata di lire 200 milioni per provento delle quote variabili.

È pure prevista e iscritta l'entrata di lire 250 milioni per provento della quota dei 9/10 dei canoni erariali di concessioni di derivazione di acque a scopo idroelettrico, spettante alla Regione a' sensi del terzo comma dell'articolo 12 dello Statuto regionale.

Tali entrate, unitamente ai proventi delle entrate proprie della Regione e al provento degli Stabilimenti speciali di St. Vincent, danno un ammontare complessivo di entrate previsto in lire 3.379.104.000, che consente di finanziare le spese annue della Regione per il 1956.

Criterio di impostazione del bilancio regionale.

Nell'impostazione del bilancio per l'esercizio finanziario 1956 è stata conservata la impostazione già adottata per il bilancio dell'esercizio 1955.

Le varie voci delle entrate e delle spese sono suddivise e classificate come segue:

- le entrate e le spese sono distinte in due titoli: "Ordinarie" e "Straordinarie";

- i due titoli predetti sono suddivisi nei tre seguenti capitoli: "Effettive", "Movimento di capitali" e "Partite di giro e Gestioni speciali";

- i capitoli della parte seconda "spese" sono ripartiti in varie categorie, corrispondenti alle attività regionali demandate ai vari servizi dei singoli Assessorati regionali;

- le categorie sono suddivise in articoli e gli articoli in lettere;

- gli articoli sono iscritti seguendo una numerazione progressiva per ciascuna delle due parti costituenti il bilancio (Parte 1a "Entrate" e Parte 2a "Spese").

Criteri seguiti nelle previsioni delle Entrate e delle Spese.

Le entrate sono iscritte secondo le normali previsioni e le previsioni di spesa sono iscritte in misura compatibile con le inderogabili necessità dei servizi regionali.

Per l'attuazione di un vasto programma di lavori pubblici straordinari elaborato per il 1956 è stata prevista l'entrata di lire 1 miliardo 500 milioni, quale provento di un mutuo passivo a lunga scadenza da stipularsi con un Istituto bancario con vincolo sugli introiti derivanti alla Regione dalle quote di ripartizione delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione stabilite dalla legge 29 novembre 1955, n. 1179.

Con il provento del mutuo potranno essere finanziate le spese per l'attuazione del cennato programma di opere e di lavori stradali straordinari comprendente, fra l'altro, l'ultimazione dei lavori di sistemazione, allargamento e pavimentazione, con manto bituminoso, delle strade regionali Pont St. Martin-Gressoney, Verrès-Champoluc-St. Jacques, Valtournanche-Breuil, Aymavilles-Cogne, nonché la costruzione di una centrale del latte, con annessi impianti refrigeranti in Aosta e la costruzione di caseifici con annessi magazzini in varie zone della Valle di Aosta.

Il pareggio del bilancio per il 1956 è assicurato in base all'ammontare delle riscossioni delle entrate effettive risultanti dal seguente riepilogo:

- Entrate locali ordinarie

L. 482.003.000

- Provento quota di ripartizione delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione

L. 1.200.000.000

- Provento 9/10 dei canoni sulle concessioni idroelettriche

L. 250.000.000

- Provento degli Stabilimenti speciali di St. Vincent

L. 1.200.000.000

- Entrate straordinarie diverse

L. 247.101.000

- Provento del mutuo da contrarre con un Istituto bancario per il finanziamento delle spese di esecuzione di lavori straordinari di pubblica utilità

L. 1.500.000.000

- Provento del mutuo contratto con la Cassa Depositi e Prestiti per il finanziamento delle spese di costruzione di una Casa popolare in Aosta (Via Carrel)

L. 30.000.000

TOTALE

L. 4.909.104.000

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PARTE PRIMA - ENTRATE

Le entrate sono costituite dalle seguenti voci e cifre riassuntive:

a) ENTRATE PATRIMONIALI.

Ammontano a lire 82.137.701, con un incremento di lire 2.343.377 in confronto all'esercizio 1955, dovuto: a lire 1.807.000 per fitti attivi della nuova casa di Via Carrel e a lire 536.377 per maggior importo del canone dovuto dal C.E.B. per la subconcessione di acque del torrente Buthier a scopo idroelettrico.

Le entrate di questa categoria sono costituite dalle seguenti voci:

L. 10.287.000

per fitto di fabbricati e terreni: si riassumono nel fitto dei terreni e di stabili vari e degli stabili adibiti ad alloggi degli impiegati regionali, nel fitto del palazzo Roncas, adibito a Caserma Carabinieri. Per il dettaglio delle riscossioni degli affitti di stabili e terreni si richiama l'allegato n. 1 al bilancio.

L. 6.500.000

per interessi su titoli di proprietà: derivanti dagli interessi dei titoli di proprietà regionale vincolati per garanzia di mutui contratti dal Comune di St. Vincent, per la costruzione dell'acquedotto, e dai Clubs Alpini di Aosta e Torino, per la costruzione del Rifugio-Albergo "Torino", al Colle del Gigante.

L. 2.500.000

per interessi su giacenze di Cassa: trattasi di interessi corrisposti dal Cassiere sulle somme lasciate in deposito per le normali esigenze di cassa.

L. 1.270.080

per sovracanone dovuto dalla S.I.P.: per concessioni di derivazioni idroelettriche di acque del torrente Evançon, determinato con Decreto ministeriale 9-3-1934 ed aumentato secondo gli aumenti stabiliti dalle vigenti disposizioni di legge.

L. 705.440

per sovracanone dovuto dalla S.I.P.: per concessioni di derivazioni idroelettriche di acque del torrente Lys, determinato con Decreto ministeriale 13-4-1927 e aumentato secondo gli aumenti stabiliti dalle vigenti disposizioni di legge.

L. 45.200.000

quale somma prevista a calcolo: per nuove concessioni e subconcessioni regionali di derivazioni idroelettriche di acque pubbliche. Tale somma è desunta dalle pratiche in corso di espletamento presso gli Uffici regionali.

L. 105.552

per sovracanone dovuto dalla Soc. An. Acciaierie e trafilerie Cravetto, per concessioni di derivazione idroelettrica di acque della Dora Baltea, determinato con Decreto ministeriale 6-10-1948 e aumentato secondo gli aumenti stabiliti dalle disposizioni di legge.

L. 220.252

per sovracanone dovuto dalla S.I.P. per concessione di derivazione idroelettrica di acque della Dora Baltea, determinato con Decreto ministeriale 29-12-1952 e aumentato secondo gli aumenti stabiliti dalle disposizioni di legge.

L. 15.349.377

per canone dovuto dal C.E.B. per subconcessione di derivazione di acque del torrente Buthier a scopo idroelettrico.

L. 82.137.701

Totale.

b) PROVENTI DIVERSI.

I proventi diversi, previsti in bilancio per un ammontare di lire 150.406.001, si riferiscono, in particolare, alle seguenti entrate:

L. 3.000.000

per contributi, a carico delle famiglie di assistiti, nelle spese di ricovero di familiari ricoverati ammessi all'assistenza a' sensi di legge (dementi, ciechi e sordomuti). I contributi sono stati revisionati e determinati in relazione alle condizioni economiche in cui versano i ricoverati assistiti e le loro famiglie.

L. 100.000.000

per ricuperi vari di indole ordinaria: si tratta del ricupero di quote di spese di riscaldamento a carico della gestione dei Laboratori regionali di Igiene e Profilassi, dell'Istituto regionale di Assistenza Materna ed Infantile di Aosta e di ricuperi vari di altre spese a carico di gestioni speciali.

L. 5.000.000

per contributi a carico dei Comuni nelle spese per il funzionamento dei Laboratori regionali di Igiene e Profilassi: la spesa è ripartita, a' sensi di legge, in ragione di un terzo a carico dell'Amministrazione regionale e di due terzi a carico dei Comuni.

L. 2.300.000

per proventi di analisi eseguite per conto di privati nei Laboratori regionali di Igiene e Profilassi, riscossi in applicazione delle tariffe in vigore ed aggiornate.

L. 40.050.000

per provento rette e tasse di ricovero di assistite nell'istituto regionale di Assistenza Materna ed Infantile di Aosta (Maternità e Brefotrofio). Il provento è stato determinato in base al numero delle ricoverate e alle diarie in vigore.

L. 56.001

per entrate di piccola entità.

L. 150.406.001

Totale.

c) TASSE, DIRITTI E IMPOSTE.

I gettiti delle tasse, diritti e imposte locali sono iscritti in bilancio per un ammontare di lire 249.459.298, così costituite:

L. 10.507.887

per gettito della sovrimposta provinciale sui terreni, applicata con l'aliquota al terzo limite, pari al 120% dell'estimo imponibile.

L. 16.155.176

per gettito della sovrimposta provinciale sui fabbricati, applicata con l'aliquota al terzo limite, pari all'11% del reddito accertato.

L. 2.759.544

per gettito dell'addizionale sui redditi agrari, applicata con l'aliquota del 60% sul reddito imponibile.

L. 50.000.000

per gettito dell'addizionale provinciale all'imposta sulle industrie, commerci, arti e professioni. L'addizionale è applicata sui redditi di R. M., già revisionati dagli Uffici Distrettuali delle Imposte dirette, con l'aliquota dell'1,75% sui redditi di categoria B e dell'1,40% sui redditi di categoria C. 1.

L. 100.000

per quota spettante alla Regione sul provento della tassa di circolazione sui veicoli a trazione animale. La ripartizione viene eseguita, a' sensi di legge, fra l'Amministrazione regionale e i Comuni, in relazione alle spese sostenute per la manutenzione ordinaria delle strade di rispettiva competenza.

L. 77.695

per contributo consolidato in sostituzione del soppresso contributo integrativo di utenza stradale. Il contributo è stato stabilito, a suo tempo, in misura fissa dal competente Ministero.

L. 3.000.000

per provento dei canoni e delle tasse per concessioni stradali: l'aumento rispetto al 1954 è previsto in relazione alla prevista applicazione delle nuove tariffe dei canoni di concessione e delle tasse di occupazione di spazi e di aree pubbliche nonché in relazione all'accertamento, per revisione generale, delle opere e servitù soggette a concessioni stradali e dei relativi canoni e tasse.

L. 600.000

per emolumenti e diritti di segreteria.

L. 60.000.000

per compartecipazione sui proventi delle tasse sulle automobili l'art. 5 della legge 7 gennaio 1949, n. 6, stabilisce che l'importo dei 4/10 del provento delle tasse di circolazione sugli autoveicoli, motocicli e velocipedi a motore, è devoluto alle Amministrazioni provinciali (in Valle di Aosta spetta alla Regione, che ha sostituito la soppressa Provincia). La ripartizione viene effettuata direttamente dal Ministero delle Finanze, in base alla lunghezza delle strade e alla superficie territoriale di ciascuna Provincia.

L. 2.000.000

per tassa di occupazione di spazi e di aree pubbliche, in applicazione delle previste nuove tariffe.

L. 44.000.000

per compartecipazione al provento dell'addizionale sui vari tributi erariali, provinciali e comunali: l'articolo 7 del D. L. 16 febbraio 1946, numero 100, ha aumentato, da due a cinque centesimi, l'addizionale per ogni lira dei vari tributi erariali, comunali e provinciali, con devoluzione dei tre quinti del provento a favore delle Provincie. Il riparto viene effettuato direttamente dal Ministero delle Finanze.

L. 40.000.000

per gettito dell'imposta camerale sui redditi soggetti ad imposta di R. M. - L'imposta è applicata, con l'aliquota dell'1,50% sui redditi di R. M. già revisionati dagli uffici distrettuali delle Imposte.

L. 20.000.000

per compartecipazione al provento dell'I.G.E. - L'articolo 4 della legge 2 luglio 1952, n. 703, attribuisce alle Provincie una quota corrispondente al 2,50% del provento complessivo dell'imposta generale sulla entrata riscossa nell'esercizio finanziario precedente. Tale provento è ripartito tra le Provincie in proporzione della rispettiva popolazione residente, quale risulta in base ai dati ufficiali del censimento demografico. I versamenti sono eseguiti direttamente dalle Intendenze di Finanza, secondo le modalità stabilite dal Ministero.

L. 258.996

per entrate di altri diritti vari dell'Assessorato Industria e Commercio e dell'Ufficio Turismo.

L. 249.459.298

Totale

d) PROVENTO PER QUOTE DI RIPARTIZIONE DI ENTRATE ERARIALI E PER QUOTA DEI 9/10 DEI CANONI DI CONCESSIONI IDROELETTRICHE.

Nel bilancio 1956 è stata iscritta la somma di lire 1.000.000.000 a titolo di provento delle quote fisse di ripartizione delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione, previste dall'articolo 2 della legge sull'ordinamento finanziario della Regione in data 2911-1955, n. 1179.

È stata iscritta, inoltre, l'entrata di lire 200.000.000 quale provento delle quote variabili di ripartizione delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione, previste dall'articolo 4 della menzionata legge n. 1179.

È stata anche iscritta l'entrata di lire 250 milioni quale provento dei 9/ 10 dei canoni annuali erariali per concessioni di acque a scopo idroelettrico, previsto dall'articolo 12 dello Statuto regionale e dal penultimo comma dell'articolo 2 della legge 29-11-1955, n 1179.

e) ENTRATE STRAORDINARIE.

Le entrate straordinarie si concretano nella previsione complessiva di lire 1 miliardo 447.101.000, costituite.

a) per lire 1.200 milioni: dal provento annuo, iscritto nella misura prevedibile, della gestione degli Stabilimenti speciali di St. Vincent (Casa da Gioco);

b) per lire 247.101.000: da proventi e entrate di carattere straordinario.

MOVIMENTO DI CAPITALI.

Nelle entrate per movimenti di capitali si prevede l'entrata di lire 30 milioni quale ammontare del mutuo passivo con la Cassa Depositi e Prestiti, per la costruzione in Aosta di un fabbricato da destinare ad alloggi popolari, nonché l'entrata di lire 1 miliardo 500 milioni quale ammontare del mutuo da stipularsi con un Istituto di Credito con vincolo sugli introiti spettanti alla Regione per quote di ripartizioni delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione, di cui alla legge 29-11-1955, n. 1179, e da servire per il finanziamento di opere e di lavori straordinari di pubblica utilità.

PARTITE DI GIRO E CONTABILITÀ SPECIALI.

Nulla di particolare da rilevare circa le previsioni delle entrate per partite di giro e per contabilità speciali, che trovano esatta rispondenza con le corrispondenti previsioni e voci di spesa della parte Uscita.

PARTE SECONDA - USCITA

Gli stanziamenti delle singole voci di spesa sono stati previsti e determinati, in relazione all'ammontare prevedibile delle entrate, in base ai seguenti criteri:

a) per quanto si riferisce alle spese per il personale: in base al numero dei dipendenti in servizio presso gli Uffici dell'Amministrazione regionale e al numero del personale "insegnante e non insegnante addetto ai servizi scolastici, nonché in base ai relativi assegni vari previsti per il 1956, comprensivi degli aumenti di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 4 febbraio 1955, numero 23, e al Decreto del Presidente della Repubblica 17 agosto 1955, n. 767;

b) per le altre spese: in relazione ai programmi di lavori, all'attività e ai costi dei vari servizi, calcolati in base agli attuali prezzi delle prestazioni, delle mercedi, dei materiali e delle forniture, nonché in rapporto alle spese consunte nel precedente esercizio finanziario.

Le spese ordinarie e straordinarie ricorrenti non abbisognano di particolare illustrazione; trattasi, infatti, di spese di carattere obbligatorio, non dilazionabili e necessarie per il normale espletamento dei servizi di istituto dell'Ente. Tali spese debbono essere finanziate possibilmente con entrate ordinarie.

Particolare menzione meritano, invece, le spese straordinarie non ricorrenti, in maggior parte di carattere obbligatorio: trattasi di spese che, pur essendo state previste in misura superiore alle previsioni per l'esercizio 1955, in accoglimento delle richieste dei vari Assessorati, sono ancora insufficienti alle grandi necessità locali.

Tali spese debbono essere finanziate per la maggior parte con le entrate del mutuo di lire 1.500.000.000 da stipularsi con un Istituto finanziario specializzato e con le entrate degli Stabilimenti speciali di St. Vincent, entrate iscritte nella misura prevedibile di lire 1.200.000.000.

Le maggiori spese straordinarie sono previste per l'Assessorato ai Lavori Pubblici, per l'Assessorato Agricoltura e Foreste e per la Divisione Turismo e Antichità; in misura minore per gli altri Assessorati.

Circa le singole categorie di spese, si osserva quanto segue:

ONERI PATRIMONIALI.

Gli oneri patrimoniali sono costituiti, quasi essenzialmente, dalle previsioni di spesa per interessi su mutui passivi, per interessi passivi su anticipazioni di cassa, per la sistemazione e la manutenzione straordinaria e ordinaria di beni immobili, dalle previsioni di spese per la esecuzione di lavori di sistemazione di locali e uffici e dalla previsione di spese per imposte e tasse.

Particolare menzione merita la previsione di lire 70 milioni per interessi passivi su mutui, in relazione alla stipulazione con un Istituto di credito di un mutuo di lire 1 miliardo 500 milioni per l'esecuzione di lavori straordinari di pubblica utilità.

Le previsioni di spesa di questa categoria ammontano a lire 92.527.733 per le spese obbligatorie ordinarie e a lire 7.000.000 per le spese obbligatorie straordinarie.

SPESE GENERALI.

Per le previsioni di questa categoria di spesa sono stati tenuti in considerazione i miglioramenti economici da apportarsi agli assegni del personale e degli insegnanti, in applicazione dei Decreti del Presidente della Repubblica in data 4 febbraio 1955, n. 23, e in data 17 agosto 1955, n. 767, nonché agli aumenti dei prezzi dei materiali, delle forniture e delle prestazioni in genere per i vari servizi della Amministrazione regionale.

Le spese di questa Categoria ammontano a lire 386.856.942 e si possono così riassumere:

- Quota di compartecipazione del Comune di St. Vincent ai proventi della Casa da Gioco

L. 22.500.000

- Contributo alla Società SITAV per rischio assegni

" 22.500.000

- Contributo alla Società SITAV per manifestazioni extra contrattuali a St. Vincent

" 50.000.000

- Spese per la Commissione di Coordinamento

" 7.700.000

- Spese per sussidi vari di indole straordinaria

" 900.000

- Spese per gli amministratori

" 23.500.000

- Spese per indennità ai funzionari dei vari uffici

" 15.000.000

- Spese per stipendi, indennità e premio di presenza al personale dei servizi e uffici regionali

" 119.400.000

- Acquisto libri e abbonamento a giornali e riviste

" 1.000.000

- Spese per stampati e cancelleria

" 8.000.000

- Spese postali, telegrafiche e telefoniche

" 6.000.000

- Spese per la riscossione di tasse e di imposte di pertinenza della Regione

" 5.800.000

- Spese per riscaldamento e illuminazione

locali

" 10.000.000

- Spese di amministrazione varie

" 15.110.000

- Spese per il personale della Casa da Gioco

" 15.500.000

- Spese per il servizio automezzi

" 8.000.000

- Fondo di riserva

" 45.000.000

- Spese impreviste

" 1.346.942

- Acquisto di mobili e di automezzi

" 8.100.000

Totale

L. 386.856.942

SANITÀ ED IGIENE.

Le spese di questa categoria si riassumono nelle spese (ex prefettizie) per il funzionamento dell'Ufficio sanitario regionale e dell'Ufficio del Veterinario regionale, nelle spese per il funzionamento dei Laboratori regionali di Igiene e Profilassi e nelle spese (ex provinciali) per contributi ordinari e straordinari dovuti al Consorzio Antitubercolare della Valle d'Aosta.

In questa categoria sono comprese, inoltre, le spese per la prevenzione delle malattie infettive del bestiame (vaccinazione antiaftosa e contro la brucellosi).

Le spese di questa categoria ammontano a complessive lire 81.465.001.

LAVORI PUBBLICI.

Le spese per i lavori pubblici possono essere classificate in due distinte categorie: spese per la costruzione di nuove strade e di nuove opere di pubblica utilità e spese per la sistemazione e la manutenzione delle attuali strade, queste ultime da finanziare con il provento di un mutuo.

Gli stanziamenti della categoria Lavori Pubblici, comprese le spese per il personale tecnico, ammontano a lire 2.146.729.000 così ripartite:

- Spese per il personale e spese d'ufficio

L. 24.280.000

- Spese per la manutenzione ordinaria delle strade

L. 150.008.000

- Spese per la manutenzione straordinaria ed opere di sistemazione straordinaria delle attuali strade

L. 1.310.000.000

- Contributi ad Enti locali vari

L. 146.441.000

- Costruzione di nuove strade e di nuove opere di pubblica utilità

L. 256.000.000

- Costruzione di opere pubbliche straordinarie

L. 260.000.000

Totale

L. 2.146.729.000

ISTRUZIONE PUBBLICA.

Le spese per l'istruzione pubblica (spese già statali, trasferite a carico regionale nel 1947) sono in continuo aumento a causa dell'aumento del numero degli alunni e delle classi nelle Scuole elementari e medie inferiori e nell'Istituto tecnico di Aosta, nonché a causa dei miglioramenti economici previsti da recenti leggi a favore degli insegnanti delle Scuole di ogni ordine e grado.

Oltre alle spese per le Scuole e per il personale insegnante e scolastico vario, sono previste anche le spese per il personale della Sovraintendenza regionale agli Studi, le spese per il funzionamento della Biblioteca regionale, le spese per iniziative culturali varie, le spese per corsi di lingua e di perfezionamento culturale per studenti e per insegnanti.

Fanno parte di questa categoria le spese relative ai sussidi e alle borse di studio e quelle relative alla manutenzione e alla custodia delle palestre ginniche, all'arredamento di aule scolastiche, nonché le spese per la conservazione del patrimonio archeologico.

Le previsioni di spesa per questa categoria possono così riassumersi:

- Spese per il personale della Sovraintendenza agli Studi

L. 12.100.000

- Spese per le Scuole medie (Scuola media inferiore, Ginnasio, Liceo, Istituto Magistrale, Istituto Tecnico)

L. 133.050.000

- Spese per le Scuole professionali di avviamento al lavoro

L. 52.500.000

- Spese per le Scuole elementari parificate e sussidiate

L. 522.550.000

- Spese culturali (Biblioteca e pubblicazioni)

L. 12.000.000

- Spese per sussidi e borse di studio

L. 6.240.000

- Spese per la manutenzione e il riscaldamento di palestre ginniche e per l'arredamento di aule scolastiche

L. 2.500.000

- Spese per la conservazione del patrimonio archivistico

L. 1.000.000

Totale

L. 741.540.000

ASSISTENZA E BENEFICENZA.

Gli stanziamenti di spesa per questa categoria comprendono:

- Spese per il personale addetto ai servizi assistenziali

L. 7.200.000

- Spese per l'assistenza obbligatoria di legge (assistenza infermi di mente, assistenza illegittimi, assistenza ciechi e sordomuti, ecc.)

L. 84.075.000

- Spese per la gestione dell'Istituto regionale di assistenza materna ed infantile (reparti Maternità e Brefotrofio)

L. 46.100.000

- Contributi ad integrazione bilanci E.C.A.

L. 25.000.000

- Contributi agli E.C.A. per il finanziamento delle spese per l'assistenza alla vecchiaia bisognosa

L. 45.000.000

- Spese per integrazione assistenza malattia agli agricoltori coltivatori diretti

L. 20.000.000

- Spese per ricoveri di minori in Istituti di educazione ed istruzione e per assistenza ai malati di poliomielite

L. 16.100.000

- Spese per il funzionamento della locale Federazione O.N.M.I. (limitatamente alle spese per il personale amministrativo, facenti carico per legge alla Amministrazione regionale)

L. 4.040.000

- Sussidi e contributi vari a privati, ad Istituzioni di beneficenza e a colonie estive

L. 32.520.000

Totale

L. 280.035.000

Le spese per l'assistenza tendono costantemente ad aumentare a causa degli aumenti delle rette di ricovero praticate dai vari Ospedali ed Istituti in cui sono ricoverate le persone povere da assistere a' sensi di legge.

AGRICOLTURA - ZOOTECNIA - FORESTE.

Per quanto concerne i servizi inerenti all'agricoltura, alla zootecnia e alle foreste, sono stanziate somme per la graduale realizzazione del programma di lavori, di iniziative, di interventi e di contributi e sussidi vari, elaborato per l'incremento e il miglioramento della produzione agricola locale, per l'incremento e la tutela del patrimonio zootecnico e per l'incremento e la tutela del patrimonio forestale.

Sono stanziate somme in relazione alle provvidenze disposte per la costruzione e la riparazione di canali di irrigazione, per la costruzione, il miglioramento e l'attrezzatura delle latterie, per la costruzione di nuovi impianti di irrigazione a pioggia e di fertirrigazione e per l'acquisto e l'impiego di macchine agricole.

Sono stanziate somme per l'attuazione dei provvedimenti approvati per promuovere e sussidiare: le iniziative concernenti i piccoli miglioramenti fondiari, la lotta contro i parassiti dell'agricoltura e contro le malattie delle piante, la costruzione, l'ampliamento e il miglioramento di case rurali.

Sono, inoltre, mantenuti gli stanziamenti necessari per assicurare il funzionamento e lo sviluppo dei nuclei di selezione bovina.

Sono stanziate somme per l'attuazione dei provvedimenti approvati per l'incremento della produzione di piantine nei vivai forestali e per l'esecuzione di lavori di rimboschimento.

Sono, infine, stanziate somme per la costruzione di nuove casermette forestali, necessarie ai fini dell'intensificazione del servizio di sorveglianza contro i tagli abusivi di piante nei boschi e contro le trasgressioni alle norme vigenti per la tutela forestale.

Gli stanziamenti di spesa della categoria Agricoltura e Foreste si possono così riassumere:

- Spese per il personale

L. 11.800.000

- Spese per la prevenzione delle malattie del bestiame

L. 3.500.000

- Spese per attività zootecniche ed agricole e per miglioramenti fondiari

L. 229.125.000

- Spese per l'attività forestale

L. 73.600.000

- Spese per rimboschimenti

L. 67.500.000

- Spese per il funzionamento e l'attrezzatura della Scuola regionale di Agricoltura di Aosta.

L. 18.250.000

- Contributo annuo obbligatorio dell'Ente Parco Nazionale del Gran Paradiso

L. 12.500.000

- Spese per la costruzione dello stabilimento ittiogenico di Morgex

L. 16.000.000

- Spese per la costruzione della centrale del latte in Aosta e di caseifici in Valle (da finanziare con il provento del mutuo.)

L. 200.000.000

- Spese per lavori di sgombro e arginatura di frane e valanghe

L. 15.000.000

- Spese per la lotta contro le malattie del le piante e contro i parassiti dell'agricoltura

L. 3.000.000

- Spese per i nuclei di selezione bovina

L. 15.000.000

- Spese per la costruzione e la sistemazione di opere di irrigazione

L. 100.000.000

- Spese per la costruzione di casermette forestali

L. 24.000.000

- Contributi per costruzione di fabbricati destinati alla raccolta, conservazione, manipolazione e trasformazione di prodotti agricoli

L. 10.000.000

- Spese per contributi intesi a promuovere l'acquisto e l'impiego di macchine agricole

L. 10.000.000

Totale

L. 809.275.000

INDUSTRIA E COMMERCIO.

Gli stanziamenti di spesa di questa categoria comprendono:

- Spese per il personale

L. 11.300.000

- Spese per gli Uffici

L. 4.010.000

- Spese per iniziative intese a favorire il potenziamento delle attività economiche

L. 12.000.000

- Spese per l'incremento dell' artigianato locale

L. 5.000.000

- Spese per partecipazione a mostre e fiere di carattere economico e commerciale

L. 5.000.000

- Spese per contributi e sussidi vari

L. 1.000.000

- Spese per corsi professionali

L. 6.000.000

- Spese per la costruzione di magazzini generali

L. 50.000.000

Totale

L. 94.310.000

UFFICIO TURISMO E SOVRAINTENDENZA ANTICHITÀ MONUMENTI E BELLE ARTI.

Per quanto riguarda le spese per l'Ufficio regionale per il Turismo, sono stanziati fondi per l'incremento della pubblicità e della propaganda, nonché per l'attuazione delle provvidenze approvate per promuovere la costruzione di impianti di interesse turistico e il miglioramento della attrezzatura alberghiera.

Per quanto riguarda le spese della Sovraintendenza alle Antichità, Monumenti e Belle Arti, sono stanziati fondi per l'esecuzione di lavori necessari per la protezione e la conservazione dei monumenti romani e medioevali in Valle d'Aosta, nonché per iniziative tendenti al miglioramento dell'edilizia locale e alla tutela del paesaggio.

Gli stanziamenti di questa Categoria si possono così riassumere:

- Spese per il personale

L. 15.850.000

- Spese per gli Uffici

L. 850.000

- Spese per la pubblicità turistica

L. 6.000.000

- Spese per la propaganda turistica

L. 20.000.000

- Spese per iniziative turistiche e per contributi ai Comitati locali per il turismo

L. 14.000.000

- Spese per l'invio di giovani a Scuole alberghiere

L. 10.000.000

- Spese per corsi di guide e di portatori alpini

L. 1.000.000

- Spese per l'incremento della costruzione di impianti di seggiovie, funivie, teleferiche, ecc.

L. 5.000.000

- Sussidi per il miglioramento dell'attrezzatura alberghiera

L. 40.000.000

- Spese per lavori di conservazione dei monumenti romani e medioevali

L. 17.000.000

- Spese e sussidi a Società sportive e per manifestazioni sportive

L. 20.000.000

- Spese per il museo regionale

L. 1.000.000

- Spese per la tutela del paesaggio

L. 3.000.000

- Spese per sussidi ai Comuni, Enti e Privati ecc. per abbellimenti di interesse turistico

L. 10.000.000

- Spese per iniziative tendenti al miglioramento della edilizia locale

L. 30.000.000

- Spese per l'esecuzione di lavori di risanamento di quartieri popolari, in relazione anche alla valorizzazione di monumenti romani in Aosta

L. 10.000.000

- Spese per l'elaborazione di piani regolatori in località aventi particolare importanza turistica

L. 8.000.000

Totale

L. 211.700.000

SICUREZZA PUBBLICA.

Gli stanziamenti di questa categoria di spese si riassumono nelle spese previste per i fitti di caserme e di locali dei vigili del fuoco (spese ex provinciali), per un ammontare annuo di lire 2.000.001.

MOVIMENTO DI CAPITALI.

Per quanto riguarda il capitolo 2° "Movimento di capitali", gli stanziamenti comprendono:

- Spese per l'acquisto di immobili (stabili e terreni)

L. 25.000.000

- Spese per quota di ammortamento capitale del mutua con la Cassa Depositi e Prestiti contratto per la costruzione di una casa popolare in regione St. Etienne di Aosta

L. 665.323

- Spese per quota capitale ammortamento di mutuo per esecuzione di opere di pubblica utilità

L. 30.000.000

Totale

L. 55.665.323

PARTITE DI GIRO E CONTABILITÀ SPECIALI.

Gli stanziamenti per partite di giro e contabilità speciali trovano esatta rispondenza con gli analoghi articoli della parte entrata e non abbisognano di particolare illustrazione.

RISULTANZE RIASSUNTIVE FINALI

Il progetto del bilancio di previsione della Regione per l'esercizio finanziario 1956 chiude con le seguenti risultante riassuntive finali:

Entrate

TITOLO 1° (ENTRATE ORDINARIE)

CAPITOLO I° (ENTRATE EFFETTIVE)

Categoria 1a - Entrate ordinarie proprie della Regione:

1) Rendite patrimoniali

L. 82.137.701

2) Proventi diversi

" 150.406.001

3) Tasse, diritti, imposte

" 249.359.298

L. 482.003.000

Categoria 2a - Entrate dello Stato devolute alla Regione:

4) Provento 9/ 10 canoni erariali sulle concessioni di acque a scopi idroelettrici

L. 250.000.000

5) Provento quote di ripartizione entrate erariali

" 1.200.000.000

L. 1.450.000.000

TITOLO II° (ENTRATE STRAORDINARIE)

CAPITOLO I° (ENTRATE EFFETTIVE)

Categoria 1a - Entrate straordinarie:

1) Entrate straordinarie diverse

L. 247.101.000

2) Proventi degli Stabilimenti speciali di St. Vincent

" 1.200.000.000

1.447.101.000

Totale entrate effettive

L. 3.379.104.000

CAPITOLO II° (MOVIMENTO DI CAPITALI)

Movimento di capitali:

Categoria 1a - Mutui passivi

L. 1.530.000.000

L. 1.530.000.000

CAPITOLO III° (CONTABILITÀ SPECIALI)

Categoria 1a - Partite di giro

L. 512.500.000

Categoria 2a - Contabilità speciali

" 192.500.000

L. 705.000.000

TOTALE ENTRATE

L. 5.614.104.000

Spese

TITOLO I° (SPESE ORDINARIE)

CAPITOLO I° (SPESE EFFETTIVE)

Categoria

1) -

Oneri patrimoniali

L. 92.527.733

Categoria

2) -

Spese generali

" 286.710.000

Categoria

3) -

Sanità ed Igiene

" 64.465.001

Categoria

4) -

Lavori Pubblici

" 279.678.000

Categoria

5) -

Istruzione Pubblica

" 707.840.000

Categoria

6) -

Assistenza e Beneficenza

" 274.035.000

Categoria

7) -

Agricoltura

" 158.775.000

Categoria

8) -

Industria e Commercio

" 24.610.000

Categoria

9) -

Turismo e Antichità

" 87.700.000

Categoria

10) -

Sicurezza Pubblica

" 2.000.001

L. 1.978.340.735

TITOLO II° (SPESE STRAORDINARIE)

CAPITOLO I° (SPESE EFFETTIVE)

Categoria

1) -

Oneri patrimoniali

L. 7.000.000

Categoria

2) -

Spese generali

" 100.146.942

Categoria

3) -

Sanità ed Igiene

" 17.000.000

Categoria

4) -

Lavori Pubblici

" 1.867.051.000

Categoria

5) -

Istruzione Pubblica

" 33.700.000

Categoria

6) -

Assistenza e Beneficenza

" 6.000.000

Categoria

7) -

Agricoltura

" 650.500.000

Categoria

8) -

Industria e Commercio

" 69.700.000

Categoria

9) -

Turismo e Antichità

" 124.000.000

L. 2.875.097.942

Totale spese effettive

L. 3.853.438.677

CAPITOLO II° - MOVIMENTO DI CAPITALI

Categoria 1) - Quota ammortamento mutui

L. 30.665.323

Categoria 2) - Acquisto beni e affrancazioni

" 25.000.000

55.665.323

CAPITOLO III° - CONTABILITÀ SPECIALI

Categoria 1) - Partite di giro

L. 512.500.000

Categoria 2) - Gestioni speciali

" 192.500.000

705.000.000

TOTALE SPESE

L. 5.614.104.000

---

L'Assessore BIONAZ comunica che l'impostazione del bilancio preventivo dell'esercizio finanziario 1956 segue, nelle sue linee generali, quelle del bilancio preventivo dell'esercizio dell'anno scorso. Fa presente che le poche varianti che vi si riscontrano sono dovute a maggiori accertamenti di alcune voci della parte entrate e della parte uscite.

Precisa che l'unica variante sostanziale concerne lo stanziamento, nella parte entrata, della previsione di entrata di lire 1 miliardo 500 milioni sotto la voce "mutuo per l'esecuzione di lavori di pubblica utilità di carattere straordinario".

Osserva che tale previsione ha la corrispondente contropartita nella parte "uscite", precisamente all'articolo 171, in cui è prevista la spesa di L. 1.300.000.000 per opere di sistemazione straordinaria su strade regionali, e all'articolo 224, in cui è prevista la spesa di L. 200 milioni per la costruzione della centrale del latte di Aosta e di caseifici in Valle.

Informa che la stipulazione del mutuo passivo di cui si tratta può ora avere luogo perché, in seguito all'emanazione della legge 29-11-1955, n. 1179, che disciplina l'ordinamento finanziario della Valle d'Aosta, la Regione ha la possibilità di dare le garanzie richieste dall'Istituto mutuante per l'ottenimento del mutuo che era nei voti della Giunta e del Consiglio, in quanto con il provento del mutuo potranno finalmente essere eseguiti i noti importanti lavori di pubblica utilità la cui esecuzione era auspicata da anni.

Pone in rilievo che la relazione del progetto di bilancio di previsione è esauriente e che, pertanto, non ritiene necessario di entrare nei particolari delle singole voci di bilancio. Conclude dichiarando di riservarsi di fornire gli eventuali chiarimenti richiesti dai Signori Consiglieri.

Il Consigliere MANGANONI dichiara quanto segue:

"Da un esame, anche superficiale, del bilancio preventivo per l'anno 1956, che la Giunta sottopone oggi all'approvazione del Consiglio, si rileva innanzitutto la cifra di 4 miliardi e 900 milioni nelle entrate ed anche nelle uscite.

Questa cifra, indubbiamente rilevante, può colpire la fantasia dell'osservatore superficiale che, non scorrendo le varie voci delle "entrate", non si accorge che la somma di 1 miliardo e 500 milioni è rappresentata da un "mutuo" per la sistemazione delle strade turistiche della Valle. È un debito che il Consiglio regionale dovrà poi pagare, con i relativi interessi, e costituisce quindi un'ipoteca sulle entrate della Regione negli anni a venire.

Con questo non intendo sollevare delle obbiezioni; sono favorevole all'accensione di "Mutui" anche se, in questo caso, sarà destinato solamente alle strade di Gran Turismo, senza tener conto delle necessità urgenti dei nostri montanari, dei nostri villaggi di montagna, ancora sprovvisti di strade.

Considerando le cifre nella loro giusta realtà, le entrate effettive del bilancio si riducono pertanto a 3 miliardi e 379 milioni. Cifra ancora rilevante, ma che avrebbe potuto essere maggiore, se nel riparto fiscale gli interessi della Valle d'Aosta fossero stati meglio tutelati e avessero avuto la precedenza su quelli del Governo di Roma.

Anche nello scorso anno, il bilancio contemplava un'entrata di tre miliardi e 296 milioni.

Queste cifre figuravano sulla carta. Sono effettivamente entrate? Potrei rispondere con precisione se fossi in possesso del bilancio consuntivo.

I fatti però mi autorizzano ad affermare che parte di quei soldi sono rimasti sulla carta.

Infatti, il già ridottissimo programma di lavori pubblici, approvato nella seduta di Consiglio del 23 giugno 1955, non è stato eseguito.

Mi limito a citare alcuni esempi.

L'edificio per l'Istituto Tecnico Commerciale da costruirsi ad Aosta, per l'importo di 100 milioni, è ancora da iniziare, e così la scuola elementare a St. Martin de Corléans, per l'importo di 25 milioni, e così la sistemazione delle strade di Gressan e di Pollein per 12 milioni, e così la strada per l'ILSSA a Pont St. Martin, ecc., ecc.

E che dire dei debiti che la Regione non salda o paga col contagoccie ai fornitori ed alle imprese appaltatrici?

E dei sussidi per le case rurali, le concimaie, ecc., ecc., che i nostri contadini aspettano fin dal 1954? Non parliamo poi del 1955!

Penso che questi fatti (ne potrei citare altri) dimostrino a sufficienza con quale serietà vengono impostati, o meglio, realizzati i bilanci.

L'Assessore alle Finanze mi potrà rispondere che non è colpa sua se il Governo di Roma non ci manda i soldi che ci deve, che non gli si può attribuire nessuna colpa se, da quando si è installata la nuova Giunta, cioè in quattordici mesi, il Governo centrale ha inviato alla Valle, in acconto sul Riparto Fiscale, solamente 800 milioni (i famosi 800 milioni), invece dei tre miliardi e 600 milioni che ci doveva!!!

Ebbene, Signori della Giunta, Signori Assessori, abbiate il coraggio di dirla questa verità. Ditelo al Consiglio, ditelo ai Valdostani che i Ministri di Roma sono generosi in promesse, ma che i soldi non ve li hanno ancora mandati.

Esaminando la proposta di legge sul "Riparto Fiscale" approvato dalla Giunta e dalla maggioranza del Consiglio e la stessa legge approvata dal Governo di Roma allegata al bilancio, mi sono soffermato sull'articolo 3, che include nei contributi erariali da assegnarsi alla Regione gli 8/10 dei redditi di ricchezza mobile pagati dalle imprese industriali e commerciali aventi impianti ed attività in Valle con la sede centrale fuori Valle.

Se ben ricordate, in sede di discussione di questo progetto di legge, vitale per la Regione, noi, Consiglieri di sinistra, avevamo presentato degli emendamenti perché fosse migliorato in favore della Regione ed insistevamo particolarmente perché vi fossero apportate le seguenti modifiche:

1) - inclusione di quanto è oggi contemplato nell'articolo 3;

2) - aumento delle percentuali sulle quote erariali devolute alla Valle;

3) - abolizione della quota mobile (il famoso rubinetto che si può chiudere quando si vuole).

Voi della maggioranza vi siete opposti con un accanimento degno di migliore causa.

Ebbene, il Parlamento, ed in seguito il Governo, su proposta dei Senatori socialisti e comunisti, è vero, hanno accettato la prima tesi da noi sostenuta.

Siete stati smentiti dai Parlamentari e dai Ministri del vostro stesso Partito!!!

Questo fatto dovrebbe consigliarvi a non eccedere nelle vostre posizioni di servilismo nei confronti dei Governanti romani e, si potrebbe anche aggiungere, di quelli di New York.

Sappiate seguire l'esempio dei Consiglieri regionali socialisti e comunisti, che sono qui non per genuflettersi di fronte ai ministeri di Roma, non per essere più romani dei romani, ma per tutelare, per difendere gli interessi ed i diritti dei Valdostani e della nostra Valle.

Continuando l'esame delle cifre più salienti del bilancio, ho notato che nelle spese straordinarie si stanziano 124 milioni per le Antichità ed il Turismo e soli 17 milioni per la Sanità ed Igiene.

Proporrei di aumentare questi 17 milioni e portarli almeno a 50 milioni.

Se è vero che il Turismo va incrementato, è altrettanto vero che la salute dei Valdostani va curata quanto il Turismo.

Ho notato lo stanziamento di 40 milioni per i sussidi agli albergatori.

Non aveva deliberato in via di massima il Consiglio, nella sua seduta del 9 novembre scorso, la concessione di "mutui" per le attività turistiche?

Ed allora, perché si portano ancora sul bilancio degli stanziamenti per questi sussidi?

Penso che sia ormai tempo di decidersi e di risolvere questa annosa questione: la stessa categoria degli albergatori preferirebbe i "mutui", purché siano adeguati alla necessità e con un tasso di interesse ridotto.

Vedo nelle entrate: - 10 milioni di sovrimposte provinciali sui terreni, al terzo limite.

La cifra è modesta, in sé, ma si tratta di dieci milioni sottratti dalle tasche dei nostri contadini, dei nostri montanari. È un'altra spinta allo spopolamento della montagna, all'abbandono dei nostri villaggi.

Considerato che oggi, con la crisi agricola che affligge i lavoratori della terra e che continua ad aggravare la loro già disagiatissima condizione, bisognerebbe non già tassarli, ma concedere dei premi a coloro che continuano a vivere in quelle misere baite, non potrebbe la Giunta esaminare la possibilità di esentare i contadini da queste tasse, o pagarle la Regione, in modo che i contadini non abbiano da sborsare quei dieci milioni, anche se è una cifra modesta?

Ho notato ancora lo stanziamento di soli cento milioni per la sistemazione e costruzione di canali irrigui e per l'irrigazione a pioggia.

Sono pochi, troppo pochi. L'Assessore Arbaney non ignorerà l'urgenza e la necessità di sistemare numerosi canali già esistenti che da soli assorbirebbero questa cifra.

Ed i canali nuovi? L'irrigazione a pioggia della Collina di St. Martin de Corléans, il canale des Pas-Perdus ad Arvier-Introd, il canale dei Colle di Joux per la Collina di St. Vincent, Emarèse e la frazione di Arbaz, a Challant St. Anselme, non potranno certamente essere costruiti o perlomeno iniziati con 100 milioni...

L'Assessore Maschio, alla richiesta di alcuni Consiglieri, rispondeva, in una passata seduta, che era sua intenzione perfezionare l'assistenza migliorando ed estendendo il sussidio fisso mensile ai vecchi poveri. Come potrà mantenere il suo impegno se i 45 milioni stanziati a questo scopo nel passato bilancio non sono aumentati, quest'anno, e rimangono sempre 45 milioni?

E così, per l'integrazione regionale alla Cassa Mutua dei Coltivatori Diretti, 20 milioni sono insufficienti.

Sulla voce: - "costruzione di nuove strade e di nuove opere di pubblica utilità" vi è uno stanziamento di 256 milioni. È una cifra non disprezzabile. La ritiene, l'Assessore ai Lavori Pubblici, sufficiente almeno per iniziare le strade di più impellente necessità che dovranno collegare le nostre "colline" ancora sprovviste di vie di comunicazione?

Le colline di La Salle, St. Pierre, Sarre, Chézallet, St. Martin de Corléans, St. Marcel, Montjovet, Brusson, ecc...?

Ed il Capoluogo di Brissogne, Gran Pollein, Viering di Champdepraz, Orbeillaz a Challant, Pondel ed Ozel ad Aymavilles, ecc., ecc...?

Eppure l'inizio della costruzione di queste strade non può essere rimandato, se non vogliamo che gli abitanti di quei villaggi abbandonino le loro case per scendere in piano a cercarsi una vita meno dura.

Ed, una volta scesi in piano, non saliranno più nei loro villaggi, anche se costruiremo la strada.

Sarà tardi; bisogna costruire la strada prima che scendano.

Certo che un bilancio, con oltre quattro miliardi di residui passivi, non può costituire una ragione di orgoglio per la Giunta che è tenuta a realizzare i bilanci regionali.

Questi quattro miliardi avrebbero dovuto tradursi in lavori pubblici, in strade, scuole, canali di irrigazione, acquedotti, telefoni, ponti, ecc....

Avrebbero dovuto far compiere ancora un passo avanti alla Valle di Aosta, sulla via del progresso.

Mentre, invece, non avete fatto fronte a questi vostri impegni.

Nella relazione sul bilancio dello scorso anno, a pagina 11 e 13, la Giunta ha ammesso che "i fondi stanziati sono inadeguati ed insufficienti in relazione alle grandi necessità locali".

Sul bilancio di quest'anno, invece, non si accenna a questa "insufficienza di fondi". Eppure le cifre sono pressoché uguali: - 3 miliardi e 296 milioni l'anno scorso, 3 miliardi e 379 milioni quest'anno.

Che cosa si nasconde sotto questa voluta omissione?

Pensate forse, Signori della Giunta, di continuare anche per il 1956 a fare della ordinaria amministrazione come per il 1955?

A non pagare i sussidi ed i contributi, a non fare eseguire i lavori pubblici?

A lasciare che, nella stagione invernale, migliaia di disoccupati chiedano inutilmente lavoro?

Sappiate che non è questa l'autonomia che vogliono i Valdostani e che i Valdostani si sono conquistata!!!

Ecco, molto brevemente, alcune delle principali ragioni per cui non posso certamente esprimere la mia soddisfazione per il bilancio preventivo che ci presentate.

Mi riservo di intervenire ancora nell'esame dettagliato delle varie voci".

Le Conseiller Madame PERRUCHON Veuve CHANOUX remarque que les fonds destinés à l'agriculture sont insuffisants, ainsi que ceux destinés au tourisme, car presque tous les hôtels de la Vallée d'Aoste manquent de ce minimum de confort que l'on trouve, au contraire, dans les hôtels des autres régions.

Elle déclare que, d'autre part, les fonds prévus pour les travaux publics sont exagérés par rapport aux fonds prévus pour les autres Assessorats, tant il est vrai que les travaux publics absorbent presque totalement le montant de l'emprunt. Elle déclare d'être très étonnée de ce fait, d'autant plus que Monsieur l'Assesseur Vesan, l'année passée, lors de la discussion du budget de la Région, avait déclaré que les sommes prévues pour les travaux publics dans les budgets précédents étaient très exagérées.

Elle demande, ensuite, à quel point se trouve la question relative au recours présenté par l'Administration régionale contre la décision de l'Intendance de Finance d'appliquer la "ricchezza mobile" sur les revenus du Casino et, en particulier, quelle somme éventuelle l'Administration serait tenue à payer chaque année dans le cas où le recours soit repoussé.

Elle insiste afin que les fonds destinés à l'agriculture soient augmentés, car l'agriculture traverse en ce moment une très grave crise que les petits subsides régionaux ne peuvent certainement pas éliminer.

Il Consigliere NICCO Anselmo dichiara guanto segue:

"Abbiamo presentato un progetto di legge regionale per esentare i contadini dal pagamento della tassa sul bestiame. Il progetto di legge prevedeva l'integrazione dei bilanci comunali per l'importo della minore entrata che i Comuni avrebbero avuta. Non ho visto sul bilancio preventivo alcuna voce relativa a questo stanziamento. Propongo, quindi, di inserire in bilancio la voce: spese per l'integrazione bilanci comunali per la minore entrata di imposta sul bestiame: L. 75-20 milioni ".

Il Consigliere CHABOD Renato premette che a pagina 6 della relazione del progetto di bilancio di previsione, che è stata trasmessa ai Signori Consiglieri, è detto testualmente, a proposito dell'impostazione generale di bilancio: "In relazione ai gettiti delle quote regionali di ripartizione delle entrate erariali previste agli articoli 2 e 4 della legge 29-11-1955, n. 1179, nel bilancio di previsione per l'esercizio 1956 sono previste e iscritte l'entrata di lire 1.000.000.000 per provento delle quote fisse di ripartizione delle entrate erariali e l'entrata di lire 200 milioni per provento delle quote variabili".

Rileva che, effettivamente, nel bilancio di previsione risultano stanziate alla parte "entrate" la somma di lire 1 miliardo (articolo 40) e la somma di lire 200 milioni (articolo 41) rispettivamente quale provento della quota fissa e quale provento della quota variabile di ripartizione delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione.

Osserva che l'articolo 3 della legge menzionata dice, al primo comma: "per le imprese industriali e commerciali, che hanno le sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell'accertamento dei redditi di ricchezza mobile debbono determinarsi le quote di reddito afferenti all'attività degli stabilimenti ed impianti medesimi".

Fa presente che, in sostanza, detta disposizione non è altro che una ripetizione dell'articolo 15 del D.L.L. 7 settembre 1945, sia pure con lievi varianti di forma, e corrisponde ad analoga disposizione vigente per altre Regioni a statuto speciale, nonché alla proposta da lui stesso formulata sull'ordine del giorno respinto nell'adunanza consiliare del 4 maggio 1955 dalla maggioranza del Consiglio. Rammenta che allora, in Consiglio, era stato sostenuto che detta disposizione non era affatto necessaria ed, anzi, inutile e superflua, per cui non era il caso di inserirla nella legge sull'ordinamento finanziario regionale. Ora, egli dichiara, senza andare a cercare di chi sia il merito, io dico che dobbiamo ringraziare il Parlamento, ed in particolare il Senato - perché è al Senato che è venuta fuori questa discussione - di aver corretto in nostro favore una decisione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta che non prevedeva affatto l'articolo 3. Infatti, nella relazione fatta al Senato, si dice che si è voluto inserire la disposizione di cui all'articolo 3 per tutelare i diritti della nostra Regione, cioè per mettere la Valle d'A osta nelle stesse condizioni di altre Regioni.

Mi compiaccio di questa inserzione, egli continua, e ringrazio il Parlamento per essere stato più prodigo e più largo nei confronti della Valle d'Aosta di quanto non lo sia stato lo stesso Consiglio regionale valdostano.

Faccio però notare che, esaminando il progetto di bilancio preventivo, non ho trovato, salvo errore, stanziata nemmeno una lira di entrata in relazione all'articolo 3 che, naturalmente, è diverso dall'articolo 2.

Infatti l'articolo 2 concerne le imposte percepite nella Regione mentre, invece, l'articolo 3 si riferisce alle imprese industriali e commerciali che hanno la loro sede centrale fuori del territorio della Regione ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti per i quali sono tenuti a pagare agli uffici finanziari della Valle d'Aosta le quote di imposte afferenti all'attività degli stabilimenti ed impianti medesimi.

Formula quindi la seguente prima domanda: in quale articolo del bilancio sono previste le entrate dell'articolo 3 della menzionata legge e quale sarà presumibilmente il loro importo?

Richiama l'attenzione del Consiglio sull'articolo 9 della legge sull'ordinamento finanziario della Valle d'Aosta che stabilisce:

"Le leggi statali relative all'imposizione e alla riscossione dei tributi, contributi e diritti vari in favore delle Provincie, delle Camere di Commercio, industria e agricoltura, degli Enti provinciali per il turismo e degli altri Enti e servizi provinciali assorbiti dalla Regione si applicano nel territorio della Valle d'Aosta e le relative entrate sono devolute all'Amministrazione regionale.

A quest'ultima, in luogo della cessata Amministrazione provinciale di Aosta, sono attribuite le quote di tributi erariali da ripartirsi dalla Stato fra le Provincie ai sensi della legislazione statale".

Premesso che i tributi percepiti dall'Ufficio Regionale per il Turismo dovrebbero dare una entrata notevole, osserva che, avendo sfogliato il progetto di bilancio preventivo, ha trovato stanziato soltanto la somma di lire 200.000 quale provento derivante da imposte di soggiorno all'articolo 38, parte entrate del bilancio.

Rileva che le presenze relative ai turisti italiani e stranieri che affluiscono in Valle d'Aosta ammontano a migliaia e migliaia, per cui il provento per imposte di soggiorno dovrebbe essere di molto superiore all'esigua somma di 200 mila lire prevista in bilancio.

Pone quindi la seguente domanda alla Giunta: a quanto ammontano presumibilmente le entrate dell'Ufficio Regionale per il Turismo per i tributi, contributi e diritti vari di cui all'articolo 9 della legge sull'ordinamento finanziario regionale? Esprime parere che tali entrate dovrebbero essere dell'ordine di parecchi milioni.

Passando, infine, all'esame delle norme transitorie finali della legge sull'ordinamento finanziario regionale, rileva che l'articolo 12 concerne le quote di tributi erariali dovute alla Regione per gli anni 1951-1952-1953 e 1954 dell'importo di circa L. 2.500.000 che, salvo errore, figurano fra i residui attivi ammontanti a quattro miliardi di lire.

Rammenta che il Consigliere Manganoni ha lamentato il ritardo nei pagamenti dei lavori appaltati dall'Amministrazione regionale e rileva di essere effettivamente a conoscenza che varie piccole Imprese attendono da tempo il pagamento dei lavori eseguiti per conto dell'Amministrazione regionale.

Ammette che tali Imprese non hanno nulla da temere, perché possono essere certe che, prima o poi, i loro crediti saranno saldati dall'Amministrazione regionale, ma osserva che le piccole Imprese non possono vivere di soli crediti, per cui, ad un dato momento, vengono a trovarsi in difficoltà finanziarie se non possono riscuotere i loro crediti.

Pone, quindi, la seguente terza domanda alla Giunta: la Regione ha già incassato qualche cosa degli arretrati dovuti dallo Stato per gli anni 1951-1952-1953-1954? In caso negativo, quando la Giunta prevede che la Regione possa incassare detti arretrati?

L'Assessore BIONAZ, rispondendo ai vari rilevi formulati dai Consiglieri che hanno preso la parola sul bilancio di previsione, dichiara che quanto detto dal Consigliere Manganoni non l'ha affatto stupito, perché già negli anni scorsi, allorquando venivano alquanto maggiorate le previsioni di spesa dei bilanci preventivi regionali e, conseguentemente, anche il gettito delle quote di riparto delle entrate erariali, - previsto da 1 miliardo e mezzo ad un miliardo e 800 milioni, senza alcuna probabilità di realizzare tale gettito -, il Consigliere Manganoni era solito fare le stesse lamentele.

Osserva che il Consigliere Manganoni, già in passato, elencava i numerosi lavori di pubblica utilità da eseguire in Valle d'Aosta e lamentava le precarie condizioni di vita di molti contadini, tutte cose, egli dice, che il Consiglio conosce già e che oggi ha sentito ripetere per l'ennesima volta e che sentirà ripetere ancora in avvenire.

Rammenta che il Consigliere Manganoni ha iniziato il suo intervento col sottolineare che, se è vero che il bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 1956 prevede, in entrata ed in uscita, la somma di Lire 4.909.104.000 (escluse le somme relative alle contabilità speciali), è altresì vero che di tale somma l'ammontare di lire 1.500.000.000 è rappresentato, nella parte entrate, dal provento del mutuo passivo a lunga scadenza per opere pubbliche ed ha la sua contropartita nella parte uscita (articoli 171 e 224).

Osserva di avere già prima accennato al provento del mutuo passivo nella sua breve premessa illustrativa al bilancio e fa presente che il provento del mutuo deve necessariamente figurare nel bilancio.

Circa il rilievo secondo cui la Regione, stipulando il mutuo, assume un debito a lunga scadenza che poi dovrà saldare pagando i relativi interessi, osserva che ciò è cosa evidente, in quanto il mutuo non può essere assunto a titolo gratuito.

Rammenta che la proposta di stipulazione del mutuo è stata approvata ad unanimità di voti dal Consiglio e rileva che, anche volendo dedurre il provento del mutuo dallo ammontare totale delle previsioni di entrata del bilancio preventivo, le entrate annue risultano sempre maggiori di quelle dei bilanci preventivi degli esercizi passati, in cui pure figuravano previsioni di entrate che si sapeva a priori non sarebbero state totalmente riscosse.

Per quanto concerne l'accenno fatto dal Consigliere Manganoni alle previsioni di entrata inscritte nel bilancio preventivo dello scorso anno, fa presente che tutti i Consiglieri potranno rendersi conto di quanto è stato riscosso non appena la ragioneria avrà provveduto a compilare e a rendere il consuntivo dello scorso esercizio.

In merito al rilievo secondo cui il programma di lavori pubblici approvato nella seduta consiliare del 23-6-1955 non sarebbe stato realizzato totalmente, ad esempio il fabbricato da adibire a sede dell'Istituto tecnico commerciale di Aosta, l'edificio scolastico della zona di Saint Martin de Corléans di Aosta, ed alcune opere stradali, precisa che le somme stanziate per opere di pubblica utilità già approvate dal Consiglio sono conservate a residui e saranno integrate con ulteriori stanziamenti che verranno inseriti nel bilancio di previsione del corrente anno.

Rileva, quindi, che la non ancora avvenuta esecuzione delle opere predette non significa che le opere stesse non saranno realizzate.

Contesta la fondatezza del rilievo concernente il mancato o ritardato pagamento dei sussidi ai contadini per la costruzione o la sistemazione di fabbricati rurali e di concimaie. Precisa che non è vero che l'Amministrazione regionale non eroghi e non paghi le somme stanziate per i sussidi di cui si tratta, come potrà essere constatato in sede di esame e di approvazione del conto consuntivo. Dichiara che le cose sono ben diverse da come sono state esposte dal Consigliere Manganoni, perché le somme erogate nell'ultimo anno per la costruzione e la sistemazione di fabbricati rurali e di concimaie hanno superato gli stanziamenti iniziali di spesa iscritti in bilancio all'inizio dell'anno per il pagamento di tali sussidi. Rammenta che parecchi anni addietro le domande che pervenivano annualmente alla Amministrazione erano poche, per cui i sussidi erogati non assorbivano, nei primi anni, tutta la previsione di spesa.

Ritiene che il Consigliere Manganoni, il quale già faceva parte del precedente Consiglio, ricorderà che in passato l'Amministrazione regionale ha fatto opera di propaganda presso i contadini invitandoli ad inoltrare domanda per l'ottenimento dei sussidi di cui si tratta.

Informa che il numero delle domande pervenute lo scorso anno e questo anno all'Amministrazione è, invece, assai rilevante e che l'ammontare dei sussidi richiesti supera l'importo dello stanziamento di bilancio, per cui non è possibile accontentare immediatamente tutti i richiedenti, ma soltanto gradatamente, anche se è stata stanziata in bilancio una somma superiore a quella stanziata negli anni scorsi. Rileva che, in effetti, la somma erogata nel 1955 per i fabbricati rurali e le concimaie supera quella erogata negli anni scorsi, come si potrà constatare dal conto consuntivo.

Circa il rilievo concernente il ritardato pagamento di parte delle somme dovute ad alcune Imprese aggiudicatarie di lavori finanziati dalla Regione, riconosce che tale rilievo non è del tutto infondato, in quanto effettivamente si è dovuto soprassedere, per forza di cose, al saldo dei crediti di alcune Imprese.

Osserva che si tratta, peraltro, di poche Imprese che hanno dovuto attendere per non molto tempo il pagamento delle somme loro dovute; fa presente che tali Imprese hanno dimostrato molta comprensione allorquando furono informate delle momentanee difficoltà di cassa in cui si trovava l'Amministrazione regionale.

Fa presente che, in merito all'articolo 3 della legge sull'ordinamento finanziario regionale e in risposta al rilievo fatto dal Consigliere Manganoni, parlerà con maggiore competenza il Presidente della Giunta.

Circa il rilievo secondo cui il provento del mutuo è destinato quasi interamente alla ultimazione dei lavori di costruzione e di sistemazione delle strade regionali, - strade che il Consigliere Manganoni definisce di gran turismo -, e non anche alla costruzione e sistemazione di strade di interesse agricolo, rammenta che nell'adunanza del 9 novembre 1955 il Consiglio ha approvato di destinare la maggiore parte dei proventi del mutuo (1 miliardo 300 milioni) alla ultimazione dei lavori di costruzione e di sistemazione delle strade regionali, ciò che del resto è logico in quanto il mutuo è garantito su parte di cespiti di entrate della Regione.

Osserva che, finanziandosi i predetti lavori con gran parte del provento del mutuo, rimarrà naturalmente disponibile gran parte dei rilevanti fondi che venivano in passato stanziati annualmente sul bilancio regionale per l'esecuzione dei lavori di cui si tratta, fondi che potranno essere in avvenire destinati alla costruzione e sistemazione di strade di minore importanza di quelle regionali.

Contesta l'affermazione del Consigliere Manganoni secondo cui le strade regionali siano soltanto strade di gran turismo perché, - egli dice -, pur riconoscendo che il turismo è una delle fonti di maggior reddito della Valle d'Aosta, sta di fatto che le strade regionali delle vallate di Pont St. Martin-Gressoney, Verrès-Champoluc, Châtillon-Valtournanche-Breuil, Aymavilles-Cogne servono pure molto ai contadini che abitano in dette vallate, per cui non si tratta soltanto di strade di interesse esclusivamente turistico.

Passando, quindi, alla previsione di spesa di lire 40 milioni per l'elargizione di sussidi intesi a migliorare l'industria e l'attrezzatura turistico-alberghiera in Valle d'Aosta, rammenta che il Consigliere Manganoni ha chiesto ragione di tale stanziamento e ha ricordato che, nella menzionata seduta del 9-11-1955, il Consiglio aveva altresì approvato, in via di massima, la proposta di stipulare convenzioni con Istituti di credito bancario per la concessione di mutui a favore dell'industria alberghiera, dell'artigianato, dell'agricoltura e della edilizia popolare ad un tasso di interesse ridotto, mediante assunzione a carico regionale di una parte del tasso di interessi.

Comunica, in proposito, che la Giunta è tutt'ora in trattative con vari Istituti di credito per promuovere la stipulazione di mutui a medio termine a favore delle piccole attività economiche e dichiara che la questione dovrà essere sottoposta all'esame della Commissione consiliare e, in seguito, all'esame ed alle decisioni del Consiglio regionale.

Osserva, quindi, che stanziare lire 40 milioni nell'articolo di bilancio di cui si tratta non significa che la somma debba essere spesa interamente in sussidi, in quanto sarà il Consiglio che stabilirà a suo tempo, quale parte di tale somma dovrà servire per il pagamento degli interessi da assumere a carico regionale per la concessione di mutui bancari a medio termine e ad un tasso di interesse ridotto a favore dell'industria alberghiera.

Rileva che detta precisazione vale anche per la somma stanziata in bilancio a favore delle altre attività economiche (artigianato, agricoltura ed edilizia popolare).

Circa il rilievo riguardante la previsione di entrate di lire 10.507.887 quale provento della sovrimposta ex provinciale sui terreni, applicata al terzo limite, rileva che tale somma non è rilevante se si tiene conto che si riferisce all'ammontare totale delle sovrimposte ex provinciali sui terreni percepite in tutto il territorio della Valle.

Osserva, d'altra parte, che l'Amministrazione regionale viene incontro all'agricoltura con elargizione di sussidi di ogni genere intesi ad incrementare e a potenziare l'agricoltura, per cui la sovrimposta ex provinciale incide minimamente sul bilancio dei contadini.

Circa il quesito se non si possa esaminare la possibilità di esentare i contadini dal pagamento di detta sovrimposta ex provinciale, osserva che la questione potrà, eventualmente, essere esaminata in altra adunanza e non nella seduta odierna, in quanto trattasi di oggetto che esula dall'argomento in discussione.

Per quanto riguarda la costruzione e la sistemazione di canali irrigui, osserva che, secondo il Consigliere Manganoni, la previsione di spesa di lire 100 milioni sarebbe esigua, perché vari sono i canali ancora da costruire. Rileva, in proposito, che molto è già stato fatto in questi ultimi anni a favore della agricoltura in materia di sussidi per canali irrigui e per impianti di irrigazione a pioggia e che quanto rimane ancora da realizzare sarà fatto gradualmente, in relazione alle possibilità finanziarie della Regione ed allo stato degli atti per la esecuzione dei lavori.

Circa il rilievo concernente la voce "costruzione di nuove strade e di nuove opere di pubblica utilità", sottolinea che la previsione di tale spesa iscritta nel bilancio del corrente esercizio è superiore a quella dello scorso anno (250 milioni, anziché 200 milioni), nonostante che nell'articolo 171 sia già previsto uno stanziamento di lire 1 miliardo 300 milioni per opere di sistemazione straordinaria su strade regionali.

Passando, infine, al rilievo del Consigliere Manganoni concernente i residui passivi ammontanti a oltre 4 miliardi, dichiara che già in una precedente adunanza il Consigliere Manganoni ha parlato di tale questione ed ha chiesto come potrà la Giunta fare fronte ai residui passivi.

Osserva in proposito che, mentre alcuni fanno previsioni catastrofiche, altri, invece, sapendo che l'Amministrazione regionale deve ancora incassare ingenti somme dallo Stato, chiedono che dette somme siano destinate alla costituzione di un fondo per la creazione di un apposito Istituto di credito regionale per il finanziamento di nuove opere e di nuove iniziative economiche.

Dichiara che le somme arretrate che l'Amministrazione regionale deve ancora ricevere dallo Stato, per gli anni 1951-1952-1953-1954 serviranno, appunto, per pagare i debiti contratti dalla Regione e, quindi, anche i residui passivi, - che sono veri e propri debiti -, gran parte dei quali si riferiscono ad opere approvate a suo tempo dal Consiglio e che non sono state ancora tutte realizzate.

Rileva che la dichiarazione fatta dal Consigliere Manganoni, - di non poter esprimere la sua soddisfazione per il progetto di bilancio di previsione sottoposto all'approvazione del Consiglio -, non meraviglia affatto la Giunta perché, già nel passato, il Consigliere Manganoni non si è mai dichiarato soddisfatto dei progetti di bilancio di previsione predisposti dalla Giunta.

Passando ai rilievi formulati dalla Signora Perruchon Ved. Chanoux, rammenta, per quanto riguarda l'agricoltura, che, nonostante lo stanziamento nella parte straordinaria dell'uscita della somma di lire 200 milioni per la costruzione di una centrale del latte in Aosta e di caseifici in Valle, le previsioni di spese iscritte nel bilancio per il 1956 risultano superiori a quelle dello scorso anno, senza tener conto della predetta spesa straordinaria di lire 200 milioni.

Comunica di conoscere pienamente le numerose esigenze e necessità della agricoltura e di poter, quindi, affermare con cognizione di causa che non è possibile superare la crisi in atto nel settore dell'agricoltura con le sole disponibilità annuali dei bilanci regionali.

D'altra parte, - egli dice -, la crisi che infierisce nel settore agricolo non è un fenomeno specifico della Valle d'Aosta, ma è un fenomeno generale che si constata sia nelle altre regioni d'Italia, che nelle varie Nazioni europee, come nelle altre parti del mondo.

Assicura che la Giunta regionale ha intenzione di fare il maggiore sforzo possibile a favore dell'agricoltura, ma fa presente che i vari problemi che interessano l'agricoltura, ed in particolare i contadini della montagna, non possono essere risolti se non gradualmente ed in base alle possibilità finanziarie regionali.

Per quanto riguarda il rilievo concernente l'insufficienza di fondi per il turismo, osserva che tale rilievo contrasta con l'osservazione del Consigliere Manganoni, secondo il quale gli stanziamenti previsti per il turismo sarebbero, invece, eccessivi, mentre, per contro, sarebbero insufficienti gli stanziamenti degli altri Assessorati. È quindi questione di punti di vista personali, - egli dice -, che possono essere divergenti.

Informa che la Giunta, nel predisporre il progetto di bilancio, ha seguito la impostazione generale degli anni passati, basandosi anche sull'esperienza acquisita dall'Amministrazione precedente.

In merito alla proposta fatta dal Consigliere Nicco Anselmo, di prevedere nella parte uscita del bilancio uno stanziamento di 15-20 milioni di lire per la integrazione dei bilanci comunali per le minori entrate derivanti dalla auspicata esenzione dell'imposta sul bestiame, dichiara che la proposta non può essere presa in considerazione dal Consiglio nell'adunanza odierna: osserva, infatti, che la questione della esenzione dell'imposta sul bestiame è tutt'ora allo studio da parte della Commissione consiliare appositamente nominata dal Consiglio.

Precisa che detta Commissione ha demandato all'Assessorato alle Finanze l'incarico di richiedere a tutte le Amministrazioni comunali copia delle matricole relative ai ruoli dei proprietari di bestiame soggetto al pagamento dell'imposta con l'indicazione dell'ammontare complessivo dell'imposta per ogni Comune, al fine di conoscere con una certa approssimazione l'ammontare della spesa da assumere eventualmente a carico regionale per la integrazione dei bilanci comunali se dovesse essere approvata l'esenzione del pagamento dell'imposta sul bestiame.

Informa che l'Assessorato alle Finanze ha provveduto immediatamente a richiedere i dati di cui si tratta ma che, nonostante i solleciti che hanno fatto seguito alla richiesta, più della metà dei Comuni ancora non ha fornito i dati per lo studio e la definizione del problema.

Dichiara che per tale ragione non è, quindi, possibile, per il momento, di prevedere in bilancio uno stanziamento per la integrazione dei bilanci comunali a tale titolo.

Osserva, d'altra parte, che anche durante il corso dell'esercizio finanziario il Consiglio avrà sempre la possibilità di istituire lo stanziamento proposto dal Consigliere Nicco Anselmo, mediante lo storno di somme da altri articoli di bilancio.

Comunica che ai vari rilievi fatti dal Consigliere Chabod Renato risponderà, con maggiore competenza, il Presidente della Giunta. Rileva, comunque, che l'articolo 3 (primo e secondo comma) della legge sull'ordinamento finanziario regionale non contempla la riscossione di nuove quote di particolari imposte, ma reca norme procedurali intese ad incrementare il provento di quote di imposte previste all'articolo 2 della legge stessa, per cui non occorre un separato apposito articolo di entrata.

In merito al quesito concernente l'ammontare delle entrate per contributi e tributi dovuti all'Ufficio turismo, conferma che la relativa previsione di bilancio è di sole lire 200 mila, mentre avrebbe potuto essere, in effetti, di molto superiore.

Osserva che, di proposito, l'Amministrazione regionale non pretende il versamento, da parte degli Enti interessati, di maggiori quote relative a tali tributi e contributi intendendo favorire l'incremento del turismo in Valle d'Aosta.

In merito al terzo quesito concernente lo ammontare delle somme eventualmente già versate dallo Stato e riscosse dalla Regione in conto ed a saldo delle somme arretrate dovute per gli anni 1951-52-53-54, rammenta al Consigliere Chabod Renato che la legge sull'ordinamento finanziario regionale è stata promulgata soltanto in data 29 novembre 1955.

Comunica che, subito dopo l'emanazione della predetta legge, la Giunta regionale si è attivamente interessata presso gli Uffici governativi centrali competenti per ottenere il sollecito versamento delle somme arretrate spettanti alla Regione; osserva, però, che la procedura da seguire è assai lunga.

Informa che i mandati di pagamento degli arretrati sono stati già emessi dalla Ragioneria generale del Ministero del Tesoro e si trovano attualmente alla Corte dei Conti per la registrazione, per cui l'incasso da parte della Regione di dette somme arretrate sarà effettuato entro pochi giorni.

Comunica che è pure in corso di emissione il mandato relativo alla quota di ripartizione entrate erariali spettante alla Regione per il primo semestre del 1955 e che, non appena detto mandato sarà stato registrato alla Corte dei Conti, sarà subito provveduto anche alla emissione del mandato relativo alla quota di ripartizione entrate del secondo semestre 1955.

Fa presente che le quote di ripartizione relative all'esercizio finanziario 1956 e seguenti saranno, invece, pagate alla Regione con mandati di pagamento emessi ogni bimestre dall'Intendenza di Finanza di Aosta.

Comunica che sono già state iniziate con gli Uffici competenti trattative in tal senso, come pure trattative per l'accertamento dell'importo della quota variabile di ripartizione spettante alla Regione.

Dichiara che fra pochi giorni qualsiasi difficoltà di ordine finanziario sarà superata e non si avranno, così, più lamentele per ritardato pagamento di somme dovute ad Imprese e a fornitori a saldo dei loro crediti verso la Regione, nonché di somme dovute per sussidi e contributi regionali a favore dell'agricoltura e di altre attività economiche.

Conclude, dichiarando di riservarsi di rispondere agli ulteriori eventuali rilievi e richieste di notizie da parte dei Signori Consiglieri.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, si richiama ai rilievi formulati e riferisce quanto segue:

"Premetto che non intendo soffermarmi sugli argomenti che sono visibilmente di natura demagogica, perché non è il mio forte fare della demagogia.

Ricorderò, anche per me stesso, che nei cinque anni in cui ho avuto l'onore di presiedere il Consiglio regionale ho sempre sentito tutti gli anni ripetere dalla viva voce del Consigliere Manganoni le stesse considerazioni che ho sentito oggi. In passato, come già disse bene l'Assessore alle Finanze, non si poteva sostenere che la quota regionale di ripartizione delle entrate erariali del riparto fosse minima, perché nella parte entrate del bilancio si stanziavano a tale titolo somme che ammontavano ad un miliardo e 500 milioni di lire o ad un miliardo e 800 milioni di lire. Tuttavia le argomentazioni del Consigliere Manganoni erano sempre le stesse: le dichiarazioni, scritte e preparate, venivano ugualmente lette e pubblicate sui giornali; così pure accadrà che, fra pochi giorni, le dichiarazioni odierne compariranno sul giornale "Le Travail".

Quindi, non mi attardo su queste considerazioni.

Desidero portare, invece, la discussione su una questione che ha la sua importanza e che è stata sollevata prima dal Consigliere Manganoni e dopo, in forma più precisa, dal Consigliere Chabod Renato, allorquando è stato detto che dobbiamo ringraziare il Parlamento italiano per avere inserito nella legge del riparto il famoso articolo 3, che riguarda la possibilità di determinare le quote di reddito afferenti all'attività degli stabilimenti ed impianti esistenti in Valle d'Aosta per le Imprese industriali e commerciali che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione.

Io sono lieto che il Parlamento abbia deciso in questo senso, ma non è che il Parlamento abbia deciso contrariamente a quello che era nell'intenzione della Giunta regionale e della maggioranza del Consiglio regionale. Ricorderò, sempre per la precisione, quanto ho detto nell'adunanza del 4 maggio 1955 e, precisamente, il passo del mio intervento in cui risposi al Consigliere Chabod Renato, il quale aveva sollevato la questione inerente all'articolo 15 della legge del 7 settembre 1945, n. 545.

Tale articolo è stato, sotto altra forma, inserito e consacrato, in modo più completo, nell'articolo 3 della legge sull'ordinamento finanziario regionale, in relazione a quanto è stato deciso in sede di Commissione parlamentare, che ha preso come base l'articolo 37 dello Statuto della Sardegna.

Orbene, in quell'occasione, dicevo testualmente al Consiglio quanto risulta dal seguente stralcio del verbale della seduta:

"- Rileva, a questo punto, che intende rispondere al Consigliere Chabod Renato, il quale aveva fatto una lunga discussione in merito all'articolo 15 del Decreto L.L. 7-9-1945, n. 545, per fargli notare che ha perfettamente ragione quando rivendica ciò che è già stato pure rivendicato dalla Giunta regionale, cioè l'applicazione del menzionato articolo 15, che al secondo comma stabilisce:

'Per le imprese industriali e commerciali che hanno la sede centrale fuori del territorio della Valle, ma che in esso hanno stabilimenti o impianti, nell'accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi. L'imposta relativa a detta quota è riscossa dagli organi di riscossione della Valle'.

Detto articolo, ritenuto in vigore dal Ministero del Tesoro, fu sempre considerato efficiente nelle trattative intercorse. La legge deve passare al vaglio delle Camere legislative e fa parte della nostra tattica contrattuale lo stabilire quale sia il momento più opportuno per eventuali precisazioni che siano favorevoli allo scopo che intendiamo perseguire.

Quando la legge diventerà esecutiva, tutti avranno la prova della bontà della nostra impostazione e della tempestività della nostra azione".

Il Presidente della Giunta, Avv. Bondaz, dichiara, quindi, quanto segue:

"Questo, in parole povere, vuole dire che noi avevamo trattato col Ministero del Tesoro, consenziente il Ministro stesso del Tesoro, dell'applicabilità dell'articolo 15 della legge 7-9-1945, n. 545, ma che ritenevamo che la sede ministeriale non fosse la più opportuna per fare inserire nel disegno di legge una precisa disposizione in tal senso.

Ritenevamo, infatti, di poter essere più tempestivi in altra sede, in tempo successivo, per fare immettere l'emendamento di cui si tratta ed è ciò che è avvenuto.

In epoca successiva, l'emendamento, - predisposto personalmente da me -, è stato inviato al Senatore Spagnolli, relatore della legge sull'ordinamento finanziario regionale della Valle d'Aosta alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato.

Nella relazione del Senatore Spagnolli, che aveva accettato l'emendamento, è scritto: "al riguardo è stato anche ricordato che gli organi finanziari dello Stato, in pieno accordo con la Giunta regionale, in sede di anticipi fatti alla Regione per gli anni 1951, 1952, 1953, 1954, in attesa della legge che ora esaminiamo, si sono attenuti ai criteri fissati dall'articolo 15 del Decreto luogotenenziale 7-9-1945, n. 545, che prevedeva la determinazione di quote di redditi da attribuire agli stabilimenti separatamente da quelli da attribuire alle sedi nei casi sopra ipotizzati".

Fu proprio il Senatore Spagnolli, il quale, in sede di Commissione, appoggiato dal Sottosegretario al Tesoro, dal Ministro delle Finanze, On.le Andreotti, e dal Senatore Don Sturzo, ha sostenuto il nostro punto di vista concernente l'inserimento dell'emendamento in questione, con l'unica differenza che, mentre nel mio emendamento io avevo fatto la ipotesi a noi favorevole, cioè quella che risponde alla realtà delle cose (- Ditte che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in esso hanno stabilimenti ed impianti in Valle d'Aosta -), la Commissione Parlamentare ha ritenuto, giustamente, di prevedere anche la contropartita (- Ditte che abbiano la sede legale in Valle d'Aosta e stabilimenti ed impianti fuori del territorio della Regione -).

Non avevo previsto tale caso nel mio emendamento perché non si verifica in Valle d'Aosta.

La Commissione Parlamentare ha voluto, invece, formulare un articolo che, bisogna riconoscerlo, è molto più preciso e in cui si fanno entrambe le ipotesi.

Questo è stato "l'iter" dell'articolo 3. Saremmo lietissimi di poter dire che detto articolo è stato immesso in seguito alla collaborazione anche delle opposizioni. Dobbiamo, però, dire la verità, perché la verità deve essere risaputa ed è che questo emendamento fu sempre voluto da noi, con la differenza che non abbiamo voluto e dovuto parlarne nelle discussioni avute col Ministro del Tesoro, in quanto il predetto Ministro fu sempre d'accordo sulla nostra tesi della validità del citato articolo 15.

La prova è che i calcoli relativi alla determinazione della quota fissa sono stati fatti anche in base all'articolo 15 del D.L.L. 7-9-1945, n. 545. Infatti, se si esaminano alla Intendenza di Finanza gli introiti conseguenti all'applicazione dell'articolo 3 della legge sull'ordinamento finanziario, si constata che le quote di reddito afferenti all'attività degli stabilimenti ed impianti di cui si tratta (esistenti in Valle d'Aosta ma appartenenti a Ditte che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione) sono state effettivamente conteggiate.

Era, quindi, evidente che le predette quote dovessero essere calcolate.

Si è voluto fare inserire la disposizione in esame soltanto in sede di Commissione parlamentare legislativa, per una ragione ovvia: per evitare che in sede ministeriale si facessero ulteriori accertamenti su tale questione, con conseguenti perdite di tempo e difficoltà di vario genere a danno della Regione.

Perché tutto questo? Perché negli anni dal 1951 al 1954 è stato fatto troppo poco, a questo titolo, dagli agenti delle imposte; tanto è vero che oggi, operante la legge sul riparto, si stanno facendo i ruoli suppletivi dai quali risulta, ad esempio, per citare soltanto un caso, che la Società SIP deve pagare, per l'anno 1952, una somma che, all'incirca, si aggira sui 300-350 milioni a titolo di revisione. Ecco perché, in allora, vi ho parlato di tempestività della nostra azione e della scelta di un momento più opportuno per eventuali precisazioni: tale è la verità.

Questo per quanto riguarda l'articolo 3 della legge sull'ordinamento finanziario regionale.

Passiamo ora alla questione dei residui passivi. Anche su questo punto bisogna mettersi d'accordo, perché vi sono alcuni i quali sostengono che i residui passivi non hanno nessun valore in quanto esistono soltanto sulla carta. Sono stati pubblicati, infatti, degli articoli sui giornali locali in cui si è detto che i residui sono soltanto degli impegni sulla carta e che, quindi, non hanno alcun valore.

Noi, che abbiamo qualche pratica di amministrazione, diciamo, invece, come tutti voi, che i residui passivi sono dei debiti sacrosanti a cui bisogna fare fronte e, naturalmente, a questi residui passivi si farà fronte in seguito al pagamento, attualmente in corso, da parte dello Stato di tutte le somme che devono essere corrisposte alla Regione in base alla operante legge sul riparto.

L'intendimento della Giunta è di addivenire, consenziente il Consiglio, al risanamento effettivo dei bilanci passati a tutto il 1955, provvedendo al pagamento dei debiti, onde si possano stralciare tutti i residui passivi non più sussistenti degli esercizi finanziari suddetti; di modo che, con il 1° gennaio 1956, l'Amministrazione possa cominciare una nuova vita. Evidentemente sottoporremo le nostre proposte al Consiglio, al quale compete di decidere in merito. Questa è, secondo la Giunta, la via amministrativamente corretta; perché bisogna, ad un certo momento, iniziare una vita nuova dal punto di vista amministrativo.

Il Consigliere Chabod Renato ha fatto un accenno all'articolo 3 della legge sull'ordinamento finanziario regionale.

Non vorrei ripetere, in proposito, quello che già è stato detto, anche perché il secondo capoverso del suddetto articolo, come è stato ricordato, è molto chiaro. Detto capoverso dice: "l'imposta relativa a dette quote spetta alla Regione, limitatamente alla percentuale di cui all'articolo 2 lettera b, ed è iscritta nei ruoli degli Uffici delle imposte dirette, nel cui distretto sono situati gli stabilimenti ed impianti".

Dirò, a questo riguardo, che vi è stata ultimamente una discussione fra alcune Società e l'Associazione degli esattori della Valle d'Aosta per il fatto che, essendo gli aggi praticati dalle esattorie della Valle di

Aosta più elevati di quelli praticati fuori Valle -, ad esempio a Torino, Milano, Roma -, gli esattori della Valle d'Aosta avrebbero voluto applicare i loro aggi sulle somme che le Società, operante la legge sul riparto, stanno per pagare in Valle d'Aosta per gli stabilimenti ed impianti situati nel territorio della Regione. Le Società hanno sollevato, con un certo qual fondamento, a mio parere, una eccezione e ci hanno dichiarato che sono disposte a pagare - secondo un aggio non superiore a quello sino ad ora loro praticato - quello che compete alla Valle d'Aosta, con possibilità di determinazione amichevole delle quote di reddito afferenti alle attività degli stabilimenti ed impianti situati nella Valle d'Aosta. Voi sapete infatti che le quote di reddito debbono essere determinate in base all'articolo 3; ad esempio la Società Nazionale Cogne paga a Torino, dove ha la sede legale, ed è l'Ufficio distrettuale delle imposte dirette di Torino che deve determinare, d'intesa con gli uffici distrettuali delle imposte dirette della Valle d'Aosta, le quote di reddito che devono essere pagate in Valle d'Aosta per gli stabilimenti ed impianti esistenti nel territorio della Regione. Detta determinazione deve avere il "placet" della Regione, in base al famoso articolo 11 della legge sul riparto, di cui ho già avuto occasione di parlarvi e che è della più grande importanza, perché in forza di tale articolo la Giunta regionale ha la possibilità di rivedere gli accertamenti fatti dagli Uffici distrettuali delle imposte e di completare e rettificare le liste dei contribuenti ed i relativi redditi.

Proprio in questi giorni la Giunta sta decidendo per l'impianto di un nuovo Ufficio di collaborazione con gli uffici finanziari statali che sarà uno degli uffici più importanti dell'Amministrazione regionale, ai fini della perequazione delle imposte.

Intendiamoci, parlo di perequazione e non già di nuove imposte. A noi basta perequare le imposte, cioè colmare le lacune che, dal punto di vista dei tributi erariali, sono evidentissime attraverso i ruoli dell'Ufficio delle Imposte dirette.

Dunque, ritornando alle eccezioni sollevate dalle Società aventi sede legale fuori Valle e stabilimenti ed impianti nel territorio della Regione, dette Società hanno detto che avrebbero pagato volentieri in Valle d'Aosta le quote di reddito afferenti all'attività degli stabilimenti ed impianti medesimi, previa determinazione amichevole delle quote stesse, ma alla condizione che sulle somme pagate gli esattori della Valle d'Aosta applichino lo stesso aggio applicato dagli esattori della città di Torino, Milano, ecc.. Si è quindi dovuto trattare con gli esattori e fare opera di convincimento per unificare gli aggi e per determinare l'importo delle somme da iscriversi nei ruoli degli Uffici distrettuali delle imposte dirette di Aosta e di Châtillon in base alle norme della legge Vanoni che, praticamente, sono state immesse nell'articolo 3 in questione. Questo per quanta riguarda l'articolo 3 della legge sul riparto.

Quindi non è che si dovesse iscrivere in bilancio una determinata previsione di entrate in base all'articolo 3.

Si è chiesto degli arretrati che devono essere incassati dalla Regione. Anche qui bisogna vivere coi piedi sulla terra, tener conto che la legge sull'ordinamento finanziario della Regione e sulla ripartizione delle entrate erariali tra lo Stato e la Regione è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 13-12-1955.

Da parte nostra ci siamo preoccupati immediatamente per fare iniziare l'"iter" dei provvedimenti di applicazione della legge sul riparto: il 22 dello stesso mese gli Uffici del Ministero del Tesoro, su nostra sollecitazione, avevano già predisposto i primi due decreti inerenti la quota fissa e la quota mobile per gli anni 1951-1952-1953-1954, che danno come residuo ancora da incassare lire 1.600.000.000.

Questi due decreti sono stati firmati dal Ministro del Tesoro, Gava, e sono stati mandati alla Corte dei Conti per la registrazione. Un telegramma che mi è giunto proprio questa mattina precisa che la Corte dei Conti ha già fatto un primo esame per quanto riguarda i conteggi sulla entità delle somme complessive. Tale esame è logico e giustificato, trattandosi di una somma di rilevante entità (1.600.000.000).

Ritengo che entro domani, sabato, la Corte dei Conti registri i due decreti, dopo di che detti decreti saranno trasmessi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, da cui dipendiamo, per l'emissione dei mandati di accreditamento, che alla loro volta saranno mandati alla Tesoreria Centrale del Ministero del Tesoro che a sua volta li trasmetterà alla Tesoreria Provinciale con l'invito a provvedere al pagamento delle somme relative.

Contemporaneamente, però, ci siamo preoccupati di fare predisporre il decreto riguardante il primo semestre del 1955.

Perché, potrebbe chiedere qualcuno, soltanto il primo semestre e non anche il secondo? - Perché ci siamo preoccupati di questo già nel mese di dicembre ed allora non si poteva fare predisporre il decreto relativo al secondo semestre del 1955, in quanto mancavano ancora i dati all'Intendenza di Finanza relativamente a detto semestre.

Abbiamo ritenuto opportuno, per non perdere tempo; di fare predisporre, come già detto, il decreto relativo al primo semestre 1955 e oggi stanno già preparando i dati relativi al secondo semestre 1955. Nel contempo abbiamo pure predisposto ogni cosa opportuna affinché, - e questa questione è ancora più importante di quella concernente le somme che devono essere pagate -, abbia inizio presso l'Intendenza di Finanza la applicazione dell'articolo 6 della legge sul riparto, il quale stabilisce che la Intendenza di Finanza di Aosta, su ordine di accreditamento del Ministero del Tesoro, disporrà mensilmente i versamenti alla Regione di quanto ad essa spetta a norma degli articoli 2 e 4.

Inoltre, ho il piacere di comunicarvi che, in data 25 gennaio 1956, è stato stipulato fra l'Amministrazione regionale e la Società SITAV, cioè con i suoi legali rappresentanti, l'atto notarile di trapasso alla Regione della proprietà dei beni siti in Saint Vincent, sui quali si è già iniziata, in data di ieri, la costruzione della nuova Casa da Gioco.

Pertanto abbiamo ora i due pilastri, diciamo così, della nostra finanza, perfettamente efficienti: da una parte il Casinò di St. Vincent, con i suoi versamenti a decadi della percentuale di proventi spettanti alla Regione, e dall'altra parte la legge sulla ripartizione delle entrate erariali, con i versamenti mensili alla Regione di quanto ad essa spetta a mente degli articoli 2 e 4 della legge.

Per quanto riguarda l'articolo 9, non sto a ripetere quanto è già stato detto. Faccio però osservare che l'articolo 9 non è altro che la disposizione che era già contenuta nelle leggi del 1945 e del 1946, disposizione che noi abbiamo voluto più precisa affinché nulla sfuggisse di quanto potrà essere dovuto in avvenire alla Regione come successore della Provincia a titolo universale.

Per quanto riguarda il turismo, va ricordato quanto è già stato detto e, cioè, che il Consiglio non ha voluto "temporibus illis" che si applicasse questa imposta, che poi ammonterebbe in totale a circa 2 milioni-due milioni e mezzo, il che non è una grande somma. Non si è, quindi, applicata tale imposta perché così era stato deciso in allora, per delle ragioni evidenti. Però il Consiglio è sempre arbitro e se lo riterrà opportuno potrà anche mutare tale sua decisione.

Per quanto riguarda la questione concernente la situazione della pratica intesa ad ottenere l'esenzione dal pagamento della R. M. per i proventi della Casa da Gioco di St. Vincent, a cui ha accennato il Consigliere Signora Perruchon Vedova Chanoux, ricordo che, già fin dal 1950, l'Ufficio distrettuale delle imposte dirette aveva operato un accertamento per l'applicazione della R. M. sulle somme che la Regione aveva introitato dal Casinò di St. Vincent.

Tale accertamento, però, era stato respinto dalla Commissione di imposte di prima istanza alla quale l'Amministrazione regionale aveva fatto ricorso. Contro la predetta decisione l'Ufficio distrettuale Imposte Dirette non si era appellato.

Da allora è passato molto tempo e, ad un certo momento, forse perché sono stati cambiati gli Ispettori, l'Ufficio distrettuale delle imposte dirette ha rinnovato l'accertamento. La Giunta naturalmente ha di nuovo fatto opposizione e il ricorso della Regione è attualmente pendente davanti alla Commissione di prima istanza, che ancora non si è pronunciata. I precedenti sono molto favorevoli a noi ed ho ragione di credere, o quanto meno di sperare, che anche questa volta la Commissione di prima istanza assuma una decisione identica a quella che è stata assunta precedentemente.

Quindi, la Giunta non aveva nessun motivo di iscrivere in bilancio una qualsiasi previsione di uscita a questo titolo, anche perché il fare una tale cosa, in pendenza di un giudizio, significava un po' darsi la zappa sui piedi, in quanto significava ammettere che, in certo qual modo, sussisteva il pericolo per l'Amministrazione regionale di dover pagare la R. M. sui proventi della Casa da Gioco. Mi pare che non vi sia altro da dire.

Mi riservo di riprendere la parola, se del caso, per fornire chiarimenti e spiegazioni in merito agli eventuali rilievi dei Signori Consiglieri.

Un'altra cosa voglio dire: il Consigliere Manganoni ha dichiarato di non essere soddisfatto del bilancio preventivo presentato. Siamo in sede di discussione generale e bisognerà, naturalmente, che il Consigliere Manganoni, prima di passare all'esame degli articoli del progetto di bilancio preventivo, precisi, con una dichiarazione di voto, se accetta o meno il bilancio nella sua impostazione, salvi eventuali rilievi di dettaglio".

Il Vice Presidente, PASQUALI, premette di essere stato incerto se prendere o meno la parola nella discussione di carattere generale, perché temeva che le sue parole potessero essere interpretate come avallo a quanto ha detto il Presidente della Giunta, le cui dichiarazioni non hanno bisogno di avallo.

Ciò premesso e comunicando di parlare a nome del gruppo consiliare della maggioranza, osserva di non poter fare a meno di ricordare che a tutti i Consiglieri della maggioranza era apparsa evidente la lacuna che vi era nel disegno di legge sull'ordinamento finanziario regionale per quanto attiene all'articolo 15 del D.L.L. 7-9-1945, numero 545.

Fa presente che essi si erano premurati dì mettere in risalto tale lacuna, ma che, essendo d'altra parte talmente evidenti le ragioni della esistenza della lacuna, era sembrato opportuno che tutti sorvolassero, per il momento, su quel punto delicato, in modo da poter superare lo scoglio della burocrazia ministeriale; tanto più che si aveva l'assicurazione che il problema sarebbe stato ripreso in sede parlamentare con esito favorevole.

Questo spiega un po', egli dice, lo strano comportamento avuto da tutti noi nell'adunanza in cui è stato discusso il disegno di legge sul riparto di fronte alle osservazioni, scusate la parola, lapalissiane, fatte dalla minoranza.

Il Consigliere CHABOD Renato dichiara quanto segue:

"Io sono sorpreso di apprendere dal Presidente della Giunta e dal Collega Vice Presidente, Pasquali, che la Giunta e la maggioranza consiliare sono sempre stati favorevoli all'articolo 3 della legge sull'ordinamento finanziario, in quanto risulta dal verbale dell'adunanza del 4 maggio 1955 che essi hanno votato contro alla mia proposta, modestissima e lapalissiana finché volete, di inserire nel disegno di legge l'articolo 15 del D.L.L. 7-9-1945, n. 545, che è l'attuale articolo 3 della legge sul riparto.

Ora mi si dice: "noi eravamo favorevoli, ma abbiamo votato contro perché temevamo le nefaste influenze delle forze della burocrazia, ma ci riservavamo di fare valere le nostre ragioni in sede parlamentare".

Osservo che, se così fosse, sarebbe bastato, allora, cioè in sede di discussione del disegno di legge sul riparto, dire: "Su questo punto concordiamo, ma non facciamo un vero e proprio ordine del giorno, prendiamo atto, proponetelo come raccomandazione".

Invece di comportarsi così, si è detto di no e si è votato "no", affermando che quell'articolo non era necessario.

Mi si spiega ora che era tutta una tattica sopraffina e si dice che, in sostanza, la maggioranza ha dissimulato il suo pensiero. Il fatto è che volevate bianco ed avete votato nero, pensando poi di spuntarla in sede parlamentare. Ma, domando e dico, se là, - questa è andata bene! -, se là in sede parlamentare queste forze nefaste della burocrazia avessero dato lettura del verbale, avessero detto: "Signori Senatori, il Consiglio regionale non lo vuole questo articolo 3, perché dunque volete farvi più realisti del re o più regionalisti della Regione Valle di Aosta, o più valdostani dei valdostani? Non ce n'è nessun bisogno!".

Io penso che la verità sia un'altra e con questo non credo di recare offesa al Presidente della Giunta; io credo che egli allora fosse effettivamente convinto della non necessità di quell'articolo, perché, ricordo, ad un certo punto egli mi disse che non era necessario, soggiungendo che l'articolo 15 era sempre stato applicato. Io gli feci osservare che l'articolo 15 era inserito in un'altra legge. Quindi, ripeto, penso che non lo ritenesse necessario ma che, successivamente, abbia meditato sulla questione ed abbia ritenuto invece che fosse necessario l'articolo 15 e si sia adoperato perché la cosa andasse in porto. Se così è, come io ritengo che sia, è a suo onore, perché errare è umano, ma perseverare è diabolico. Egli non ha perseverato, ma viceversa ha rimediato alle conseguenze del suo errore.

Mi pare, però, che il venirci a dire, in sostanza, "eravate dei lapalissiani, poveretti, lo sapevamo già anche noi che abbiamo votato contro", sia volerci prendere un po' troppo in giro! - Noi, con questo, non diciamo di aver salvato la Patria, diciamo soltanto che noi allora avevamo visto chiaro, e siamo lieti che il Parlamento abbia dato ragione a noi inserendo l'articolo 3, il quale, come disse il Senatore Spagnolli nella sua relazione, era assolutamente necessario, e, in effetti, giuridicamente era assolutamente necessario, perché senza la disposizione dell'articolo 3, gli 8/10 della quota di reddito afferente all'attività degli stabilimenti ed impianti Cogne e delle altre Società situati nel territorio della Valle d'Aosta non sarebbero mai stati incassati dalla Regione.

Apprendo ora con piacere dal Presidente della Giunta che, ad occhio e croce, gli 8/10 dell'imposta di R. M. afferenti all'articolo 3 ammontano a circa 600 milioni. Questo significa che, se nella determinazione della quota fissa non fossero stati conteggiati detti 8/10, la quota fissa ammonterebbe a non più di 400 milioni anziché ad 1 miliardo. Ne sono soddisfatto.

Rilevo, però, che ci avete fatto correre un grosso rischio, perché, se avessero preso sul serio il vostro voto, l'attuale articolo 3 non esisterebbe, e così dicasi dei 600 milioni summenzionati.

È stato detto che in realtà i Consiglieri della maggioranza e della Giunta erano sempre stati favorevoli all'articolo 3. Mi sono permesso di ricordare che nell'adunanza del 4 maggio avete votato contro. Questa è verità consacrata nel verbale e quindi mi permetto di dire che la verità, fino a prova contraria, è quella che è nel verbale.

Secondo punto: gli arretrati. Il Presidente della Giunta dice: bisogna essere in buona fede, vivere coi piedi in terra. Respingo sdegnosamente l'accusa di malafede che egli mi ha fatto implicitamente con questa frase. Se tale non era la sua intenzione, Signor Presidente della Giunta, avrebbe dovuto esprimersi diversamente, perché il dire ad una persona "bisogna essere in buona fede" significa dire "tu l'hai fatto non in buona fede".

(In seguito a chiarimenti del Presidente della Giunta, dichiara: "Prendo atto che tale non era la sua intenzione").

"Ora, parlando degli arretrati, io osservo che non sono partito con lancia in resta e non ho chiesto all'Assessore alle Finanze "dove sono i miliardi", ma ho semplicemente chiesto se erano già incassati. Mi avete risposto: no.

Ma io avevo anche chiesto entro quanto tempo pensate di incassare. Questo è il punto sul quale desidero che mi si risponda; se la Giunta ritiene che saranno introitati entro quattro o cinque mesi o comunque entro quanto tempo".

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, precisa che gli arretrati saranno introitati dalla Regione entro 15 giorni.

Il Consigliere Renato CHABOD, proseguendo nella sua esposizione, dichiara:

"Benissimo, benissimo, ne prendo atto, è questo che volevo sapere.

Ognuno di noi ha il suo temperamento e, come il Consigliere Manganoni pronuncia le sue requisitorie annuali in sede di bilancio, io faccio delle domande per istruirmi, in quanto non ho la lunga esperienza che hanno molti dei Consiglieri dell'attuale Consiglio.

D'altra parte, io penso che sia mio dovere di informarmi di quanto non so al fine di mettermi al corrente, anche se qualche volta faccio la figura dell'ingenuo. In tal modo ho appreso che fra quindici giorni, forse un mesetto, la Regione avrà introitato i miliardi dovutile dallo Stato quali arretrati.

Ultimo rilievo: l'articolo 9. Prendo atto che qui in Valle d'Aosta non si è voluto istituire l'imposta di soggiorno (imposta turistica)".

L'Assessore BORDON precisa che vi sono due categorie di Comuni: Comuni sede di aziende di cura e soggiorno e Comuni in cui non vi sono dette aziende. Precisa che, nei Comuni sede di aziende di cura e di soggiorno, l'imposta di soggiorno viene ripartita in base alle seguenti percentuali: 25% all'Opera Nazionale Maternità ed Infanzia, 11,25% alla Sezione di Credito alberghiero, 4,50% agli Enti Provinciali per il Turismo (per la Valle d'Aosta all'Amministrazione regionale) e il rimanente, cioè 59,25%, alle aziende comunali di cura e di soggiorno.

Osserva che i centri turistici più importanti della Valle d'Aosta sono quasi tutti sede di aziende di cura e soggiorno, che hanno una amministrazione propria e, quindi, un bilancio proprio.

Riferisce, a titolo di esempio, che il bilancio di previsione annuale dell'Azienda di cura e soggiorno del Breuil si aggira sul milione e novecento mila lire. Informa che nei Comuni ove non vi sono le aziende di cura e soggiorno l'imposta viene invece ripartita in base alle seguenti percentuali: 25% all'O.N.M.I., 37,50% al Credito alberghiero, 7,50% all'Ente Provinciale per il Turismo, 30% al Comune.

Rileva che molto bene ha fatto la precedente Amministrazione a non applicare integralmente l'imposta di soggiorno, tenuto presente che la quota di imposta spettante agli Enti provinciali per il turismo, e quindi all'Amministrazione regionale, è soltanto del 4,5% nei Comuni sede di aziende di cura e soggiorno e del 7,50% negli altri Comuni; tanto più che detta imposta viene a gravare più che altro su determinate categorie (artigiani, commercianti, ecc.).

Osserva che proprio per questa ragione l'imposta non è stata applicata integralmente e fa presente che, d'altra parte, il gettito complessivo della imposta stessa si aggirerebbe soltanto sui due milioni-due milioni e mezzo.

Il Consigliere CHABOD Renato dichiara che si è fatto molto bene, data l'esiguità della percentuale che spetta alla Regione, a non pretendere l'applicazione integrale dell'imposta di soggiorno nelle stazioni di cura della Valle d'Aosta come Courmayeur, Valtournanche, Champoluc, Gressoney, ecc., ma osserva che la cosa potrebbe essere diversa se, ad esempio, venisse dichiarata stazione di cura e di soggiorno la Città di Aosta, in quanto la Regione percepirebbe anche il 0,50% sulla R. M..

Ritiene, però, che la previsione di entrata dell'imposta di soggiorno iscritta nel bilancio di previsione dell'anno 1956 sia troppo esigua, in quanto la somma stanziata è di sole lire 200.000.

Il Consigliere DIEMOZ comunica che la imposta di soggiorno viene riscossa in lire 25 per presenza giornaliera.

Il Consigliere CHABOD Renato rileva che l'imposta di lire 25 per presenza giornaliera è assai esigua.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, comunica che la somma di lire 200.000 corrisponde effettivamente all'importo incassato dall'Istituto di San Paolo per imposta di soggiorno per conto della Regione.

Segue discussione sul numero delle presenze di turisti e sulla misura giornaliera dell'imposta di soggiorno, nonché sul provento complessivo dell'imposta stessa. Prendono parte alla discussione il Presidente della Giunta, BONDAZ, gli Assessori BORDON, BIONAZ e MARCHIANDO ed i Consiglieri CHABOD Renato e DIEMOZ.

Il Presidente, PAREYSON, dichiara che intende chiudere la discussione sull'argomento con una precisazione, dato che l'Assessore alle Finanze, nella sua esposizione, l'ha chiamato in causa, sia pure indirettamente, a proposito delle tasse e tributi a favore degli Enti Provinciali per il Turismo e a carico delle categorie di commercianti e artigiani.

Premette che quanto comunica si riferisce ad una epoca lontana, allorquando era Assessore all'Industria, Commercio e Turismo.

Precisa che si trattava di tasse di importo esiguo ma che, però, erano pagate malvolentieri dai commercianti e dagli artigiani, specialmente da questi ultimi.

Informa che, infatti, aveva ricevuto ripetutamente nel suo ufficio rappresentanze delle predette due categorie economiche e, fra altro, sarti, parrucchieri, pettinatrici, ecc., che si lamentavano di dover pagare tasse che andavano a favore degli Enti Provinciali per il Turismo.

Ritiene di aver allora personalmente proposto al Consiglio l'abolizione di tali tasse sia per aderire alle richieste di dette categorie e sia perché, data l'esiguità degli importi delle tasse, la somma che veniva riscossa non giustificava il lavoro necessario per la preparazione dei ruoli.

Le Conseiller Madame PERRUCHON Veuve CHANOUX remarque que l'on ne favorise pas les touristes en mettant un impôt. Elle souligne qu'il faut aider les hôteliers et mettre les Communes et les villages en condition de bien recevoir les touristes, afin que ceux-ci n'aient pas à protester si on leur met une taxe.

En effet, dit-elle, si les touristes ne sont pas satisfaits et si en plus on leur fait encore payer des taxes, il est certain que ceux-ci ne reviendront plus en Vallée d'Aoste.

S'adressant ensuite à Monsieur l'Assesseur Bionaz, elle observe qu'il a traité la question des campagnards d'une façon très simpliciste, car il a déclaré qu'en Vallée d'Aoste le campagnard est assez mal mis et que l'agriculture va en déroute, mais que ceci existe non seulement en Vallée d'Aoste, mais en Italie, en Europe et dans le monde entier.

Elle souligne que ce n'est pas une bonne raison pour se limiter à accepter la situation telle qu'elle est, mais qu'il faut penser à pourvoir de quelque façon pour venir en aide à l'agriculture et ceci en augmentant les fonds à disposition de l'Assessorat de l'Agriculture.

Nous savons très bien, ajoute-t-elle, que la fontine se vend mal, que les paysans désertent les campagnes; une des raisons du dépeuplement de nos campagnes est à rechercher au manque d'aide de la part de l'Administration régionale. Elle remarque qu'en effet le campagnard doit insister et attendre quelquefois des années pour avoir les subsides, ce qui n'est pas du tout encourageant mais est, au contraire, une des causes du dépeuplement de nos campagnes.

Elle déclare que la Vallée d'Aoste est un pays éminemment agricole et touristique et se plaint que les Dicastères du tourisme et de l'agriculture aient été un peu négligés dans le budget de cette année.

Quant à la question de la richesse mobile sur les revenus du Casino, elle déclare de prendre note des communications faites à ce sujet par Monsieur le Président Bondaz, selon lesquelles la question est encore toujours en suspens. Elle souligne que si la Région n'aura pas gain de cause il y aura des millions et des millions à payer.

Tout cela, avec l'emprunt que l'on doit faire, me fait répéter, - dit-elle -,que la répartition des impôts a été une très mauvaise affaire, car s'il n'en était ainsi il n'y aurait pas besoin de recourir à des emprunts si forts.

Le Président de la Junte, Monsieur BONDAZ, déclare que la répartition des impôts ne pouvait mettre à disposition de l'Administration régionale, en une seule année, la somme de 1 milliard et demi en plus de ses entrées.

Le Conseiller Madame CHANOUX, tout en admettant ce fait, remarque que, sachant préalablement que la répartition sur la base de 1 milliard 200 millions n'était pas suffisante pour faire face aux besoins de l'Administration régionale, la Junte n'aurait pas dû accepter la répartition sur cette base.

Il Consigliere MANGANONI dà atto che gli è stato risposto alla domanda che ha formulato durante il suo intervento, ma precisa di non poter condividere il criterio seguito per tali risposte. Dichiara che non è sua intenzione di fare della polemica ma che desidera, però, fare alcune precisazioni. Rammenta anzitutto di aver lamentato che il programma dei lavori di pubblica utilità dello scorso anno è rimasto in gran parte sulla carta. Osserva che a tale suo rilievo è stato risposto che quanto non è stato fatto si farà un altro anno.

Ricorda che 4 o 5 anni or sono era stato deliberato dal Consiglio lo stanziamento della somma di lire 70 milioni per la costruzione di un fabbricato nei pressi del Ponte di Pietra e che ogni anno veniva ripetuto che il fabbricato sarebbe stato costruito nell'anno successivo. Fa presente che 4, 5 anni sono trascorsi ed il fabbricato è ancora da costruire.

Dichiara di aver citato tale caso a titolo di esempio del ritardo ed osserva che non vorrebbe che la stessa cosa succedesse per gli altri lavori di pubblica utilità, ciò che potrebbe avvenire in quanto, rinviando di anno in anno l'esecuzione dei lavori, le opere non si fanno. Precisa che la risposta avuta non è quindi soddisfacente.

Ricorda ancora, sempre a proposito del programma di lavori dell'anno 1955, che egli aveva chiesto all'Assessore ai Lavori Pubblici quando presumeva che potessero essere iniziati, se non portati a termine, i lavori, al che egli aveva risposto che sarebbero stati iniziati entro l'anno 1955. Ricorda che l'anno è trascorso, invece, senza che i lavori siano stati iniziati. Comunica che oggi gli si fa presente che tali lavori non sono stati iniziati per tante ragioni, senza però precisarle. Rivolgendosi all'Assessore ai Lavori Pubblici, dichiara di poter affermare, senza tema di errare, che la vera causa della non avvenuta esecuzione dei lavori sia la mancanza di fondi. Questo è chiaro, egli osserva, però abbiate il coraggio di dire che non disponete dei fondi; ed allora noi vi diremo che comprendiamo il perché, ma non tirate in ballo tante altre piccole ragioni perché la principale è proprio la mancanza di fondi.

Quanto alle dichiarazioni dell'Assessore Bionaz, rileva che l'hanno lasciato alquanto scettico e precisa di essere rimasto anche stupito dell'affermazione che non è vero che, la gente si lamenti perché i sussidi non vengono pagati. Pone in rilievo che l'Assessore Bionaz, se volesse fare con lui un giro per i paesi di campagna, si sentirebbe rivolgere dai contadini un discorsetto di questo genere: "I lavori per i quali abbiamo chiesto il sussidio all'Amministrazione regionale sono stati già terminati da tempo e già è stato effettuato il collaudo, ma il sussidio non è stato ancora corrisposto. Noi abbiamo preso in prestito delle somme per eseguire i lavori ed abbiamo rilasciato delle cambiali in garanzia del nostro debito. Queste cambiali scadono e dobbiamo quindi pagare. Potrebbe, Signor Assessore, interessarsi presso l'Amministrazione regionale perché ci venga pagato subito il sussidio che ci è dovuto?".

Ritiene che anche l'Assessore all'Agricoltura si senta fare discorsetti del genere da contadini che chiedono, giustamente, che le loro domande siano accolte.

Circa la comunicazione che le Imprese aggiudicatarie dei lavori appaltati dall'Amministrazione regionale si siano dichiarate soddisfatte delle assicurazioni loro date, dichiara di essere alquanto scettico al riguardo, anche perché chi ha somme da incassare è sempre contento di riscuoterle.

In merito all'affermazione che le strade che vengono finanziate col mutuo servono anche agli agricoltori, pur riconoscendo che tale affermazione è esatta, pone in rilievo che vi è però una differenza sostanziale e, cioè, che tali strade, pur essendo ristrette ed in cattivo stato, sta di fatto però che esistono e che servono per il passaggio di automezzi, carri, ecc., mentre invece nelle zone agricole alle quali ha accennato mancano del tutto le strade carrozzabili e quindi vi si può passare soltanto a piedi e non già con un automezzo, con una motocicletta o con carri.

Rileva che è necessario di venire in aiuto alle popolazioni di tali zone costruendo le strade di cui abbisognano.

Dichiara che sarebbe favorevole alla stipulazione di un mutuo per una cifra anche doppia di quella proposta in altra adunanza, perché il poter disporre di fondi significa eseguire opere pubbliche e dare lavoro ai disoccupati.

Ammette che lo stipulare dei mutui significa contrarre dei debiti, ma ripete che l'essenziale è di poter eseguire lavori di pubblica utilità, pur dando atto che bisogna cercare dì stipulare mutui a condizioni non troppo onerose per l'Amministrazione regionale.

Circa la questione dei residui passivi, riconosce che già l'anno scorso aveva chiesto alla Giunta che cosa intendesse fare per pagare i residui passivi.

Comunica di aver ripetuto la stessa domanda anche quest'anno perché i residui passivi, anziché diminuire, sono aumentati, perché si sono aggiunti quelli dell' anno 1955.

Ammette che ai 4 miliardi e più di residui passivi corrispondono anche residui attivi di pari importo, ma rileva che, se è una buona cosa avere dei crediti, però è preferibile realizzarli se si può. Prende atto, in proposito, della comunicazione del Presidente della Giunta, Bondaz, che la Regione riscuoterà molto presto gli arretrati che le sono dovuti dallo Stato.

Passando a parlare della crisi che infierisce nel settore agricolo, questione alla quale ha accennato pure il Consigliere Signora Perruchon Vedova Chanoux, osserva che il rilievo secondo il quale tale fenomeno non è un fatto specifico della Valle d'Aosta, ma è un fenomeno generale nell'Italia, nell'Europa e nel mondo intero, seppure esatto, starebbe quasi a giustificare la tesi: "mal comune mezzo gaudio". Concorda che tale crisi non può essere risolta di punto in bianco, ma dichiara che l'Amministrazione regionale ha però il dovere di affrontare la situazione e di cercare di fare quanto possibile in aiuto degli agricoltori, onde evitare che la montagna si spopoli.

In merito alla affermazione, fatta dal Presidente della Giunta e dall'Assessore alle Finanze, secondo cui il Consigliere Manganoni da 5 anni ripete sempre le stesse cose nei suoi interventi sul progetto di bilancio, ammette che parte di ciò sia vero, ma fa presente che se egli ripete ogni anno la stessa cosa è perché i problemi che sussistevano 5 anni fa non sono ancora stati risolti e, quindi, sussistono tutt'ora.

Cita il fatto che, per 4 anni di seguito, egli ha lamentato che non si era ancora addivenuto al riparto delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione, ed osserva che nessuno può accusarlo di aver sostenuto una tesi priva di fondamento, perché il riparto fiscale effettivamente non era stato fatto.

Rileva che il riparto fiscale ora è avvenuto, ma a condizioni tali che la minoranza ha dovuto esprimere parere negativo alla accettazione di tale riparto.

Comunica che il punto di vista sostenuto lo scorso anno dalla minoranza sulla questione del riparto fiscale non è modificato ma è sempre lo stesso e che, quindi, la Giunta ed i Consiglieri della maggioranza non devono adombrarsi se ogni tanto egli ricorda al Consiglio la posizione assunta dalla minoranza sulla questione del riparto.

Dichiara di aver ritenuto opportuno di fare questa precisazione perché il Presidente della Giunta, all'inizio del proprio intervento, rispondendo alla minoranza, ha dichiarato che non intendeva estendersi su argomenti che sono visibilmente di natura demagogica, usando così un linguaggio che è un po' forte.

È vero, - egli dice -, che io non adopero il linguaggio proprio degli uomini di legge, che usano dire la verità in modo molto forbito; ma io non sono un uomo di legge, forse per mia disgrazia o magari per mia fortuna, e sono abituato a parlare il linguaggio che parla l'enorme maggioranza dei lavoratori valdostani, un linguaggio senza molta fantasia, ma che usa dire pane al pane e vino al vino. Comprendo che se il mio linguaggio fosse più fiorito potrebbe forse urtare meno la suscettibilità di qualcuno, ma io parlo il linguaggio che so.

Farei della demagogia se dicessi delle cose inesatte, ma quando insisto ad accusare il Governo centrale di non rispettare lo Statuto regionale, ed in certo modo anche la Giunta, - perché non ottiene dal Governo centrale quello che dovrebbe ottenere, cioè l'applicazione dello Statuto -, non faccio della demagogia.

Dirò di più, egli aggiunge, fino quando lo Statuto non sarà interamente applicato, voi dovrete avere pazienza: io continuerò a protestare nel mio modo, magari un po' violento, e ad insistere finché il nostro Statuto venga rispettato ed applicato. Io penso che si faccia piuttosto della demagogia dicendo che tutto va bene quando ciò non corrisponde al vero, perché la demagogia si fa anche omettendo di dire la verità, mentre invece non si fa demagogia quando si dice la verità sia pure in tono un po' violento.

Conclude, ricordando che, al termine del suo intervento, aveva dichiarato di non essere soddisfatto e che successivamente il Presidente della Giunta lo ha invitato a precisare, in sede di dichiarazione di voto, la sua posizione.

Chiarisce di aver effettivamente detto di non essere soddisfatto dell'impostazione generale data al bilancio, ma non esclude la possibilità che il suo punto di vista possa cambiare in sede di discussione particolareggiata del bilancio qualora vengano modificate alcune voci del bilancio stesso. Si riserva, quindi, di esprimere il suo parere definitivo al termine della discussione sul bilancio.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, risponde quanto segue:

"Parto dall'ultimo punto delle dichiarazioni del Consigliere Manganoni e prendo atto che egli non è contrario al progetto di bilancio nella sua impostazione generale, ma non molto soddisfatto, non potendo escludere che il bilancio possa essere da lui approvato attraverso l'esame delle singole voci e dopo eventuale modificazione di alcune voci.

Noi non abbiamo mai detto che le cose vanno ottimamente, perché sappiamo quanto sia duro il cammino e quanti sforzi siano necessari.

A noi, ormai adusati ad un lavoro duro, quotidiano, queste parole non debbono suonare come avvertimento, perché siamo i primi a conoscere quali siano le difficoltà, quanto cammino ci sia ancora da fare e quanto tempo si sia perduto nel cammino che si doveva percorrere.

Quindi non siamo usi alla demagogia, siamo qui per dirvi che non accettiamo lezioni attinenti al rispetto ed alla tutela dello Statuto, perché siamo i primi a tutelare, anche nelle virgole, quelle che sono le disposizioni dello Statuto regionale.

Diffidiamo chiunque a trovare nella nostra azione una qualche omissione colpevole o un qualche atteggiamento che sia contrario agli interessi del nostro paese che noi tutti amiamo.

Si dice "voi non avete fatto tutti i lavori pubblici del programma del 1955, sono stati aumentati i residui passivi, sono aumentati dal 1954 e così continuerà di anno in anno". Siamo sinceri! La nuova Amministrazione, all'atto del suo insediamento, ha constatato che fra la Giunta regionale ed il Governo vi era una carenza assoluta di contatti. Voi sapete, quanto me, come la macchina burocratica sia lenta e non saremo certamente noi, con le nostre deboli forze, a mutare sostanzialmente il cammino di questa macchina. Possiamo però dare tutta la nostra attività per sollecitare lo sveltimento delle pratiche dei vari Ministeri.

Noi vi diciamo che siamo contenti del lavoro che abbiamo fatto in un anno, che è un anno di sistemazione e di transizione, perché siamo riusciti, - e siamo stati veramente fortunati -, a risanare i bilanci. Questo è il nostro scopo: il risanamento di tutti i bilanci passati, in modo da poter iniziare una nuova vita amministrativa dal 1 gennaio 1956.

Naturalmente noi risaneremo tutti i bilanci con i denari che percipiremo dallo Stato e porremo così un punto fermo a quello che è, diciamo così, l'oneroso peso dei residui passivi che si stanno trascinando dal 1951 in poi.

Evidentemente questo non accadrà un altro anno, perché noi avremo risanato completamente il bilancio regionale con la vostra collaborazione, in quanto porteremo all'esame del Consiglio, per i provvedimenti di sua competenza, la proposta di stralcio di determinati residui. Faccio un esempio: vi sono fra i vari residui passivi 400 milioni per il Traforo del Monte Bianco e noi diremo al Consiglio, a tempo opportuno: è inutile conservare tale somma nei residui passivi, perché nelle trattative che abbiamo avuto col Governo, in sede di riparto, abbiamo ottenuto che il miliardo che il precedente Consiglio si era impegnato a versare per il traforo del Monte Bianco sia anticipato dallo Stato per conto della Valle d'Aosta, con ricupero della somma in dieci rate annuali sull'ammontare degli effettivi versamenti da parte dello Stato, a partire dall'esercizio successivo a quello dei versamenti medesimi. Quindi presumibilmente si stanzieranno ogni anno nei bilanci di competenza la somma di 100 milioni di lire a partire, come già detto, dall'esercizio successivo ai versamenti medesimi da parte dello Stato, e pertanto è perfettamente inutile tenere fra i residui passivi la somma in questione.

Alla Signora Chanoux, a proposito del ricorso inoltrato alla Commissione di prima istanza contro l'ingiunzione dell'Intendenza di Finanza a pagare la ricchezza mobile sui proventi della Casa da Gioco, rispondo che non possiamo sapere quali saranno le decisioni della predetta Commissione, ma che è però nostra speranza che le decisioni che emetterà siano uguali a quelle emesse nel passato. Ripeto, però, che non era prudente di iscrivere in bilancio una qualsiasi somma a questo titolo, perché poteva costituire un passo pericoloso.

Circa la questione del riparto fiscale, mi permetto di affermare che tale questione non ha niente a che fare col mutuo che, di comune accordo col Consiglio regionale, intendiamo contrarre per risolvere un problema importante. Siamo rimasti d'accordo, infatti, che sia meglio fare determinati sforzi per risolvere compiutamente un problema alla volta, invece di continuare ad affrontare parzialmente molti problemi, il che si risolve in un detrimento dell'interesse economico della nostra Regione.

Con la maggior parte del provento del mutuo si è voluto risolvere il problema delle strade regionali e lo si risolverà pienamente. Con il residuo del mutuo stesso si risolverà invece in parte il problema dei caseifici.

Nulla toglie che l'anno venturo si possano impostare e risolvere altri problemi con altri sforzi, che siano sempre aderenti e proporzionati a quelle che sono le possibilità di bilancio della Regione.

Per esempio, come avete visto nel bilancio, noi abbiamo impostato la questione di una eventuale costruzione del palazzo regionale, perché siamo riusciti a procurare a tutti gli inquilini dello stabile ex Ospedale vecchio degli alloggi in uno stabile regionale e in alloggi dell'Istituto delle Case Popolari. Si è già iniziata la demolizione del vecchio stabile e per l'allestimento del progetto della nuova opera si farà un concorso a premi, in modo da poter scegliere il progetto che, a parere nostro, risulterà più indicato a tale scopo. È stato proposto nel progetto di bilancio in esame lo stanziamento della somma di lire 100 milioni, alla quale va aggiunto lo stanziamento dello scorso anno. Il problema è stato impostato ma sarà il Consiglio che deciderà se si dovrà o no costruire il palazzo regionale.

Così dicasi del problema delle scuole, per la cui soluzione viene proposto lo stanziamento nel progetto di bilancio della somma di lire 75 milioni, alla quale va aggiunto lo stanziamento dello scorso anno, di pari importo, di modo che nell'anno 1956 saranno iniziati i lavori di costruzione di un nuovo palazzo sede delle scuole in Aosta, palazzo che sarà realizzato gradualmente e, cioè, in relazione alle possibilità finanziarie della Regione. È un concetto amministrativo molto semplice ma rettilineo e serio, come abbiamo già sostenuto molte volte.

Prima di chiudere il mio intervento desidero ritornare ancora una volta su quello che ha detto il Consigliere Chabod Renato e, in proposito, faccio le seguenti dichiarazioni.

Non avrei nessuna difficoltà ad ammettere quello che ha sostenuto il Consigliere Chabod Renato se fosse vero, cioè non avrei nessun motivo di non ammettere che nelle congerie delle discussioni del riparto qualche cosa sia sfuggito alla Giunta e che i Consiglieri della opposizione abbiano in qualche modo illuminato la Giunta. Se fosse la verità, saremmo i primi a riconoscerla. Ma ciò non è.

Ricordo, in proposito, al Consiglio quanto ho dichiarato nella seduta consiliare del 4 maggio, ricordo cioè le parole che sono state consacrate nel verbale di quella adunanza.

Rammentate certamente che in quella riunione proprio voi, Consiglieri dell'opposizione, avete chiesto la discussione pubblica sulla questione del riparto e che io vi ho risposto: "noi non siamo contrari alla discussione pubblica su questa questione, però, naturalmente, diremo quello che potremo in una seduta pubblica, cioè tutto quello che non può essere contrario agli interessi della Regione". Ecco le ragioni per cui in una seduta pubblica mi sono dovuto limitare con due frasi che però spiegavano il mio pensiero.

Ripeto dunque quanto avevo detto allora: "la legge deve passare al vaglio delle Camere legislative e fa parte della nostra tattica contrattuale lo stabilire quale sia il momento più opportuno per le precisazioni che siano favorevoli allo scopo"; cioè lo scopo di cui parlavo prima, dicendo che eravamo d'accordo per l'applicazione dell'articolo 15, "che intendiamo perseguire" "Quando la legge diventerà esecutiva, tutti avranno la prova della bontà della nostra impostazione e della tempestività della nostra azione".

Sappiamo che nelle discussioni che abbiamo avuto col Ministero del Tesoro non si è dimenticato l'articolo 15, tanto è vero che nei calcoli fatti per la determinazione della quota di R. M. sono state comprese le centinaia di milioni che, in base all'articolo 15 già operante in parte, erano entrate in Valle d'Aosta nel 1954.

Quindi noi eravamo su una piattaforma sicura; se non ché avevamo indubbiamente timore che, posta la questione nei precisi termini dell'articolo 15, si sarebbe dovuto forzatamente fare un inventario e stabilire quali Ditte dal 1950 in poi hanno lavorato in Valle d'Aosta, pur non avendo in essa la loro sede centrale.

Attraverso i nostri uffici collaboreremo a questo inventario e, cioè, alla perequazione delle imposte, specialmente dal 1° gennaio 1955, applicando alla lettera il più volte menzionato articolo 15 del D.L.L. 7-9-1945, n, 545, che nella legge del riparto fiscale è diventato articolo 3".

L'Assessore BIONAZ, premesso che intende fare un chiarimento, comunica di non aver mai detto che non ci siano state lamentele, ma di aver detto, anzi, che vi sono lamentele nonostante che siano state spese per sussidi e contributi somme superiori a quelle sostenute negli anni scorsi; questo perché non si può dare corso contemporaneamente a tutte le numerosissime domande di contributi e di sussidi pervenute all'Amministrazione regionale.

Per quanto riguarda i sussidi a favore dell'agricoltura, informa che sono in corso di liquidazione i sussidi relativi alle domande presentate nel 1954 e che, subito dopo, si provvederà alla liquidazione dei sussidi relativi alle domande pervenute nell'anno 1955 e che non hanno potuto essere corrisposti prima, sebbene siano stati stanziati fondi in misura uguale o superiore a quelli degli anni precedenti.

Per quanto concerne le Imprese aggiudicatarie di lavori pubblici finanziati dalla Amministrazione regionale, dichiara di essere pienamente d'accordo sul fatto che le Imprese preferiscono riscuotere subito il denaro che loro compete anziché attendere alcuni giorni per riscuoterlo.

Precisa di aver detto che le Imprese hanno compreso in quale situazione contingente si era trovata l'Amministrazione regionale e si sono persuase che avrebbero riscosso presto i loro crediti.

Per quanto riguarda la crisi agricola, dichiara che le sue parole non vanno interpretate nel senso di "mal comune mezzo gaudio", in quanto la questione è molto diversa. Precisa che quando vi sono delle crisi generali, per lenire tutti i disagi e venire incontro ai bisogni, la Regione dovrebbe poter disporre di somme molto maggiori di quelle che ha per l'impostazione dei suoi bilanci annuali ordinari.

Il Presidente, PAREYSON, osserva che, se nessun Consigliere intende più chiedere la parola per fare osservazioni di carattere generale, porrà ai voti l'approvazione dell'impostazione generale del bilancio preventivo, dopo di che il Consiglio passerà all'esame dei singoli articoli del progetto di bilancio.

Il Consigliere MANGANONI esprime parere che il Consiglio debba prima procedere alla discussione dei singoli articoli del bilancio e debba procedere, in seguito, ad una unica votazione al termine dell'esame dettagliato del bilancio.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, osserva che qualche Consigliere potrebbe non essere d'accordo sull'impostazione generale del bilancio e che, per tale ragione, occorre procedere prima ad una votazione sull'impostazione generale del bilancio.

Il Consigliere CHABOD Renato fa presente che un Consigliere che eventualmente non sia completamente d'accordo sulla impostazione generale del bilancio può cambiare la sua opinione in sede di discussione particolareggiata del bilancio, qualora venissero modificati nel senso da lui proposto alcuni stanziamenti del bilancio.

Il Consigliere NICCO Giulio rileva che l'accoglimento della proposta fatta dal Presidente della Giunta instaurerebbe una prassi del tutto nuova, non seguita per i bilanci degli esercizi passati. Esprime parere che il Consiglio debba passare alla discussione dei singoli articoli e, soltanto al termine di tale discussione, all'approvazione del bilancio stesso nel suo complesso.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, illustra le ragioni per le quali ritiene necessario di votare sulla impostazione generale del bilancio prima di passare alla discussione dei singoli articoli e ribadisce la sua proposta di votazione.

Il Consigliere MANGANONI dichiara di non porre in dubbio che la prassi che si intende instaurare sia in uso presso altre Amministrazioni pubbliche, ma sottolinea che tale prassi non è stata seguita nel passato dal Consiglio regionale, in quanto il bilancio veniva votato soltanto alla fine della discussione sui singoli articoli, dopo aver preso atto delle eventuali dichiarazioni di voto dei Signori Consiglieri.

Segue discussione, alla quale prendono parte il Presidente del Consiglio, PAREYSON, il Presidente della Giunta, BONDAZ, il Vice-Presidente del Consiglio, PASQUALI, l'Assessore BIONAZ, ed i Consiglieri CHABOD Renato, NICCO Giulio, MANGANONI Claudio, NORAT Desiderato e Signora PERRUCHON Vedova CHANOUX.

L'Assessore BIONAZ, a sostegno della necessità di una votazione preliminare sull'impostazione generale del bilancio, prima di passare all'esame dettagliato degli articoli del bilancio stesso, fa presente che, qualora il Consiglio si pronunciasse contro l'impostazione generale del bilancio, sarebbe inutile, e non si potrebbe, passare alla discussione dei singoli articoli del bilancio stesso.

In seguito al rilievo fatto dal Consigliere Manganoni, - secondo il quale nei Comuni il progetto di bilancio viene approvato con una unica votazione -, informa che nei Comuni la questione è diversa, poiché l'impostazione viene necessariamente già fatta secondo legge.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, comunica che in Parlamento si procede alla votazione preliminare sull'impostazione generale del bilancio.

Il Consigliere NORAT ripete il rilievo già fatto dall'Assessore Bionaz che se, per ipotesi, il Consiglio votasse contro l'impostazione generale del bilancio, sarebbe inutile procedere all'esame dei singoli articoli del bilancio stesso.

Il Consigliere CHABOD Renato osserva che bisogna intendersi bene sul significato che ha la frase "impostazione generale", perché se l'impostazione generale comprende soltanto la questione tecnica-contabile si può anche concordare, ma se comprende anche le vere voci di stanziamento, allora, - egli dichiara -, io sono perplesso per diversi particolari che, se venissero modificati in un determinato senso, in sede di discussione dei singoli articoli, potrebbero anche fare modificare il mio parere sulla impostazione generale del bilancio.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, precisa che l'impostazione generale di un bilancio non va intesa in senso strettamente contabile, perché comprende l'impostazione generale del bilancio di previsione nelle sue varie voci, salvo i particolari. Osserva, ad esempio, che qualche Consigliere potrebbe dichiararsi, in linea di massima, d'accordo sull'impostazione generale, riservandosi di proporre l'aumento o la diminuzione di uno stanziamento o lo stanziamento di una determinata voce particolare dell'agricoltura o dei lavori pubblici, oppure di altro Assessorato.

Osserva, inoltre, che qualche Consigliere potrebbe dichiarare di non approvare la impostazione generale del bilancio perché comprende un mutuo passivo di 1 miliardo e mezzo, in quanto con tale mutuo la Regione viene ad assumere obblighi notevoli e a lunga scadenza, oppure potrebbe eventualmente proporre che si contragga un mutuo per una somma maggiore o minore.

Il Presidente, PAREYSON, osserva che il progetto di bilancio preventivo dell'esercizio 1956 è impostato su cifre più sicure e più positive in confronto ai bilanci degli anni scorsi, in quanto vi è stato il riparto delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione ed, inoltre, vi è il provento di un mutuo per l'importo di 1 miliardo e mezzo. Ritiene che il Consiglio potrebbe passare alla prima votazione per l'approvazione della impostazione generale data al progetto di bilancio.

Il Consigliere CHABOD Renato dichiara che i Consiglieri della minoranza sono, in linea di massima, d'accordo sull'impostazione generale data al progetto di bilancio preventivo ed esprime parere che possa bastare tale sua dichiarazione senza che occorra procedere alla votazione.

Il Presidente, PAREYSON, prende atto della dichiarazione fatta dal Consigliere Chabod Renato a nome della minoranza.

Il Vice Presidente, PASQUALI, rileva che il progetto di bilancio per il 1956 differisce da quelli degli esercizi precedenti per la diversità dei criteri ai quali si è attenuta la Giunta nell'impostazione del progetto di bilancio.

Infatti, mentre la parte "entrate" dei progetti di bilancio degli esercizi precedenti comprendeva rilevanti entrate per somme non concordate e che l'Amministrazione riteneva di poter ottenere dallo Stato, il progetto di bilancio preventivo di quest'anno è impostato su cifre molto approssimative che saranno in effetti riscosse, a' sensi dell'avvenuto riparto fiscale, cioè è basato su dati di entrate quasi certi.

Inoltre vi è un elemento nuovo, costituito dalla incidenza notevole di un mutuo passivo per l'importo di 1 miliardo 500 milioni per l'esecuzione di importanti opere stradali di pubblica utilità e per il finanziamento di opere interessanti l'agricoltura.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, prende atto che il Consiglio, unanime, concorda sull'impostazione generale data al progetto di bilancio preventivo della Regione per l'anno 1956.

Si dà atto che, alle ore dodici, il Presidente, PAREYSON, dopo avere dichiarato che il Consiglio ha ultimato la discussione di carattere generale sul progetto di bilancio della Regione per l'esercizio finanziario 1956, approvando, in via di massima, l'impostazione generale del bilancio stesso, sospende la discussione sul bilancio e rinvia all'adunanza pomeridiana (ore 14,30) l'esame dei singoli articoli della parte "Entrate" e della parte "Uscite" del bilancio medesimo.

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