Oggetto del Consiglio n. 41 del 28 febbraio 1971 - Verbale

OGGETTO N. 41/71 - Celebrazione del 25° Anniversario dell'autonomia valdostana e del 25° Anniversario della convocazione del primo Consiglio della Valle d'Aosta.

MONTESANO - Prima della mia allocuzione, prego il Consigliere Segretario del Consiglio di dare lettura dei telegrammi e delle lettere di adesione alla manifestazione odierna.

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Si dà atto che il Consigliere Segretario del Consiglio, ANDRIONE, dà lettura dei seguenti telegrammi e lettere:

Nel giorno in cui Valle d'Aosta celebra venticinquesimo Anniversario Autonomia et costituzione primo Consiglio desidero fare pervenire caloroso saluto Sicilia che considera istituto autonomistico conquistato attraverso lotte et sacrifici strumento indispensabile per crescita civile et morale. Patrimonio comune idee et battaglie autonomistiche avvicina ulteriormente nella fausta ricorrenza at vostra Regione popolazioni siciliane, che a mezzo Governo regionale et mio personale esprimono voti augurali ulteriore progresso nobile gente Valle d'Aosta. Vivamente rammaricato non potere intervenire per inderogabili impegni assembleari prego volermi considerare idealmente presente at manifestazione celebrativa, - Mario FASINO Presidente Regione Siciliana.

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Vivamente rammaricato non potere presenziare cerimonia venticinquesimo Anniversario Autonomia Regione sorella formulo at nome Assemblea Regionale Siciliana et mio personale fervidi auguri sempre maggiori fortune. Con viva cordialità. - Rosario LANZA Presidente ARS.

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Ho ricevuto il cortese invito a partecipare alle celebrazioni per venticinquesimo Anniversario Autonomia conseguita dalla Regione della Valle d'Aosta. Purtroppo discussione bilancio regionale 1971 mi impedisce essere presente dette celebrazioni. Mi associo manifestazioni celebrative per conseguita autonomia regionale et auguro sempre più significativi traguardi nel conseguimento ideali autonomistici. Assicuro ideale partecipazione mia et Giunta Regionale Trentino Alto Adige. Distintamente. - GRIGOLLI Presidente Regione Trentino Alto Adige.

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Veramente spiacente doverle comunicare che sopravvenuti, improrogabili impegni non mi consentono, come sarebbe stato mio desiderio, intervenire domenica 28 corrente at manifestazione celebrativa venticinquesimo Anniversario costituzione Regione Autonoma Valle d'Aosta, formulo fervidi auguri per sempre maggiori fortune popolazioni Valle d'Aosta. Con migliori saluti. - Alfredo BERZANTI Presidente Giunta Regionale Friuli Venezia Giulia.

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Spiacente non poter personalmente perché impossibilitato da indilazionabili precedenti impegni porgere saluto augurale invio espressioni viva congratulazione et fervidi voti felice attività per favorire ulteriore sviluppo sociale et economico codesta Regione che festeggia 25° Anniversario sua costituzione. Voglia cortesemente estendere miei ossequi popolazione tutta et Amministratori. - Nino GIAGU DE MARTINI Presidente Regione Sarda.

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Causa inderogabili impegni parlamentari impossibilitato partecipare celebrazione venticinquesimo promulgazione Statuto regionale porgo vivi auguri successo storica manifestazione facendo voti per consolidamento nostro autonomia favore benessere culturale et materiale nostre laboriose popolazioni. Cordialmente. - Sen. BERTHET.

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Signor Presidente della Giunta

Signor Presidente del Consiglio

Impossibilitata partecipare per motivi di salute all'odierna manifestazione 25° anniversario dell'autonomia della Valle d'Aosta e della costituzione del primo Consiglio della Valle, prego scusare la mia assenza, mentre colgo l'occasione per ringraziarvi del gentile invito. Formulo auguri di proficuo e lungo lavoro per la nostra amata Valle.

Vi porgo i miei migliori auguri.

Bal Natalina Bionaz

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Il Consigliere Segretario, ANDRIONE, dà inoltre comunicazione di telegrammi di adesione inviati dall'Avv. Mario Einaudi - Direttore Generale della Società Nazionale Cogne; dal Sig. Franco Froio - Presidente della Società Nazionale Cogne; dal Conte Carlo Crotta - Amministratore delegato della Società S.I.T.A.V. di Saint-Vincent; dal Sig. Gustavo Malan, dal Sig. Roberto Ruffino e dal Col. Luigi Morena.

MONTESANO Presidente del Consiglio - Signori Presidenti delle Regioni a Statuto Speciale, Onorevoli Parlamentari, Signori Sindaci dei Comuni dei Comuni valdostani, Autorità, rappresentanti della Stampa, Signori e Signore, Colleghi Consiglieri,

l'odierna seduta del Consiglio Regionale ha un significato particolare e importante per la Valle d'Aosta, perché è dedicata alla celebrazione duplice del 25° anniversario della Autonomia e dello stesso nostro Consiglio.

Si è deciso di fare tale celebrazione in questa sala, dove siedono Governo e Consiglio regionale, rappresentanti della maggioranza e della minoranza, per sottolineare soprattutto, al di fuori della colorazione politica, l'impegno e la responsabilità di tutti nel considerare l'autonomia della nostra Regione come punto focale e direttrice necessaria e insostituibile nell'espletamento del mandato che l'elettorato ci ha conferito.

Già nel 1965 si celebrò nello stesso modo la ricorrenza, dando ad essa rilievo negli atti ufficiali del Consiglio. Oggi, prendendo ad esempio quella manifestazione, si è voluto far partecipare alla cerimonia anche gli ex Consiglieri regionali e tutti i Sindaci dei Comuni della Valle, per dimostrare anche simbolicamente che l'opera passata, presente e futura degli amministratori è stata, è e deve essere legata al dettato autonomistico, alla costante sua applicazione, nonché alla difesa di ogni sua componente, sia essa legata alla lingua, alle tradizioni e ai costumi.

Si è voluto ancora che vi partecipassero i congiunti dei Consiglieri defunti del primo Consiglio Regionale, quello espresso dal Comitato di Liberazione Nazionale, per offrire a noi tutti l'occasione di ricordarne l'opera espletata nel difficile avvio dell'autonomia valdostana per rivolgere ad essi l'espressione della nostra profonda riconoscenza.

La nostra riconoscenza va anche a voi, primi Consiglieri regionali della Valle d'Aosta qui presenti, per l'avvedutezza, la costanza, la sagacia con le quali, in momenti difficili e a volte manchevoli, grazie all'opera coraggiosa, perseverante e direi quasi pervicace dei suoi uomini migliori, sapeste dare primo corpo a quanto il popolo valdostano aveva saputo ottenere nell'ambito del suo autogoverno.

A nome del Consiglio Regionale, pertanto, rivolgo a voi per primi il più caloroso saluto e il ringraziamento sentito per avere accolto il nostro invito e per essere intervenuti a questa cerimonia il cui richiamo alla vostra opera è per voi motivo di orgoglio e per noi motivo di insegnamento e di meditazione.

Elevando un pensiero alla memoria dei Presidenti Bionaz e Pareyson, un saluto altrettanto caloroso vada agli ex Presidenti di Regione e di Consiglio Regionale Caveri, Bondaz, Marcoz, Bordon, Fillietroz e Bréan e agli ex Consiglieri che in passato svilupparono l'opera iniziata, sovente nel contesto di aspre difficoltà, ma sempre nel quadro di attaccamento al Paese di nascita o di adozione.

E a voi, Sindaci della Valle d'Aosta, Onorevoli Senatore e Deputato, che completate il tessuto di questa nostra Regione dal più piccolo e sperduto villaggio alle aule del Parlamento e del Senato sempre nell'affermazione e nella difesa dell'autonomia, giungano col saluto le espressioni di costante solidarietà del Consiglio Regionale.

Ai Presidenti e ai rappresentanti delle altre Regioni a Statuto speciale, che hanno accolto il nostro invito a partecipare a questa significativa cerimonia, e a tutte le Autorità qui presenti, nonché ai rappresentanti della Stampa, col nostro ringraziamento, giunga il voto di colleganza e di collaborazione.

Mesdames et Messieurs, chers Collègues,

la célébration officielle de ce vingt-cinquième anniversaire de l'autonomie sera faite par le Président de la Junte, Monsieur Dujany.

Permettez-moi, cependant, avant de conclure cette brève allocution d'ouverture de la séance, que j'évoque, parmi tous ceux qui, grâce à leur action et à leur pensée, posèrent les bases de notre autonomie, deux grand valdôtains, dont nous sommes tenus de rappeler le souvenir à l'occasion de cérémonies commémoratives comme celle d'aujourd'hui.

Ces deux éminents valdôtains sont le martyr Emile Chanoux et l'historien Frédéric Chabod, premier Président du Conseil Régional de la Vallée d'Aoste.

Dans cette même salle, en 1965, évoquant le sacrifice de Chanoux, j'affirmais que nous devions le désigner comme l'apôtre de l'idée d'auto-gouvernement des minorités ethniques et linguistiques, le défenseur inlassable de ce caractère dans sa propre Vallée, le précurseur, enfin, du principe d'indissolubilité entre les organismes sociaux mineurs et les organismes sociaux supérieurs en vue de parvenir - dans l'indispensable coexistence équilibrée de ces organismes et malgré la multiplicité des langues et des histoires des peuples - à un fédéralisme européen.

Quant à Frédéric Chabod, qu'il me suffisse de rappeler sa pensée: "Sembra a me che sarebbe bello e nobile da parte della nuova Italia iniziare, per prima in Europa, una politica di larga libertà nelle zone di frontiera, in quelle zone cioè dove i vecchi nazionalismi europei avevano fatto sentire più amaramente il loro peso facendo così di quelle strisce estreme dei territori statali degli inevitabili punti di attrito, dei fatali focolai di irredentismi, pretesto e motivo poi facile per le guerre e per le avventure nazionalistiche. Noi dobbiamo invece farne degli anelli di collegamento fra una Nazione e l'altra, dei punti di passaggio su cui si incontrino gli uomini di vari Paesi e imparino a smussare gli angoli, a lasciare cadere le diffidenze, a deporre la boria delle Nazioni".

L'un et l'autre, Chanoux et Chabod, en exprimant ces conceptions, ont été assurément les précurseurs éclairés de ce long labeur que les historiens, les politiciens, les peuples indiquent comme étant la formation d'une Europe unie dans la pleine affirmation et le respect jaloux des autonomies ethniques et culturelles.

Aussi, ils représentent pour nous le flambeau qui éclaire notre action de citoyens et de responsables de la chose publique, conscients de la signification de l'autonomie, de sa consolidation, de son évolution et de son aboutissement dans le cadre de l'organisation de l'Etat.

C'est dans cet esprit que nous célébrons cet anniversaire; c'est dans cet esprit que nous nous apprêtons à affronter les responsabilités à venir,

Vive la Vallée d'Aoste!

Concedo ora la parola all'Avv. Bertorelle, Vice Presidente del Consiglio della Regione Trentino-Alto Adige.

BERTORELLE - Nella mia qualità di Vice Presidente della Regione Trentino-Alto Adige sono ben lieto e onorato di portare il saluto della nostra Assemblea e della nostra Regione ad una Assemblea così importante come quella della Valle d'Aosta, in occasione del 25° anniversario della sua fondazione.

Ci sono molti elementi che legano la nostra alla vostra Regione: anche la nostra è una Regione completamente alpina, è una Regione nella quale ci sono situazioni di popolazioni parlanti lingue diverse. Anche da noi si parlano due lingue, l'italiano e il tedesco, come da voi si parlano l'italiano e il francese; anche noi abbiamo problemi propri di popolazioni conviventi, di popolazioni di montagna; abbiamo un carattere, direi, quasi come il vostro e, soprattutto, abbiamo difeso e difendiamo con tenacia, come voi, la nostra autonomia, difesa che si è protratta negli anni, anno per anno, situazione per situazione, per rivendicare la validità della rappresentanza autonoma delle nostre Vallate, delle nostre Regioni, di fronte al Governo nazionale, che non sempre ha tenuto in considerazione queste nostre situazioni.

E credo che abbiamo fatto un qualche cosa di utile anche per tutte le altre Regioni costituite in seguito. Se il regionalismo si è ora affermato in tutto il Paese, ciò è dovuto alla tenacia, alla costanza, al coraggio che abbiamo avuto noi delle prime Regioni a Statuto speciale. Perciò, l'odierna cerimonia assume una importanza del tutto particolare.

Debbo ricordare anche a coloro che incominciano ora i primi passi nella vita delle Regioni quello che è stato il travaglio delle Regioni a Statuto speciale. Un travaglio lo abbiamo avuto noi e, grazie a Dio, l'abbiamo risolto: i nostri rapporti di carattere etnico. Travagli e preoccupazioni ne avete anche voi, ma la strada è aperta e chi ha coraggio, chi ha buona volontà, chi ha costanza troverà poi soddisfazione nella vita pubblica, nella formazione di questi valori.

Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Giunta, Signori Assessori e Consiglieri tutti, accettate i sentimenti della più viva cordialità, della più viva vicinanza della nostra Regione alla vostra in questo momento così importante.

MONTESANO - Concedo la parola all'On.le Virgolini, rappresentante della Regione Friuli-Venezia Giulia.

VIRGOLINI - Sono particolarmente lieto e onorato di essere presente a questa celebrazione e porto il saluto cordiale del Consiglio della Regione Friuli-Venezia Giulia e del suo Presidente, On.le Ribezzi.

Esprimo il compiacimento più vivo a tutto il Consiglio della Regione Autonoma della Valle d'Aosta, ai presenti e a coloro che hanno operato in passato e che oggi sono festeggiati e ricordati.

Il lavoro svolto nei 25 anni passati ha contribuito decisamente allo sviluppo sociale ed economico delle popolazioni della Valle d'Aosta, come ha testé ricordato il vostro Presidente del Consiglio.

Formulo l'augurio che, in armonia con le altre Regioni Autonome a Statuto speciale, si possano rafforzare la collaborazione e i contatti per continuare l'opera intrapresa, allo scopo di raggiungere quella prosperità agognata da molti, nella serenità e nella pace voluta da tutti.

MONTESANO - Dò la parola all'On.le Are, Vice Presidente del Consiglio Regionale della Sardegna.

ARE - Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Giunta, Consiglieri, Autorità, Signori e Signore,

nella ricorrenza del 25° anniversario dell'autonomia e della costituzione del primo Consiglio della Valle d'Aosta, sono lieto ed onorato di portare a questa Assemblea il saluto fervido e cordiale del Consiglio Regionale sardo e di tutto il Popolo sardo.

Desidero subito precisare che il mio non vuole essere un semplice saluto di circostanza, anche se viene pronunciato in questa occasione, ma una espressione che ha le sue profonde radici nel significato che noi e voi abbiamo dato al concetto di autonomia, nella volontà tenace con cui abbiamo riaffermato, difeso e portato avanti le prerogative dell'autonomia, nella convinzione che noi tutti abbiamo che soltanto con l'autonomia è possibile raggiungere mete di progresso culturale, economico e sociale per le nostre popolazioni.

La celebrazione odierna rievoca alla popolazione di questa nobile terra la data di inizio della sua vita autonomistica e ricorda l'assidua opera svolta dalla Regione valdostana in tutti questi anni e in tutte le direzioni, per favorire migliori condizioni di vita e di civiltà, ed è un'occasione importante per una riflessione sul modo con cui anche hanno operato tutti gli istituti autonomistici dalla loro creazione ad oggi, sulle difficoltà incontrate, sugli ostacoli frapposti e sugli obiettivi non ancora pienamente raggiunti. Una riflessione che riguarda non la sola Valle d'Aosta, ma tutte le cinque Regioni a Statuto speciale, una riflessione da cui la esperienza autonomistica esce comunque rafforzata. E questa è anche un'occasione per guardare al futuro.

Il contesto politico nazionale, in cui opereranno negli anni prossimi le nuove autonomie regionali, è profondamente mutato rispetto a quello in cui hanno operato le cinque Regioni a Statuto speciale. Con l'attuazione dell'ordinamento regionale in tutto il territorio nazionale, l'Italia è diventata effettivamente uno stato regionalista ed è da prevedere che i rapporti tra Stato e Regioni, che tante complicazioni hanno creato nel passato, saranno in futuro improntate a criteri più aperti di prima.

C'è da augurarsi che, a loro volta, i rapporti tra le varie Regioni siano animati da spirito di grande solidarietà reciproca, che la volontà espressa da alcune delle nuove Regioni di superare gli squilibri settoriali all'interno del proprio territorio coincida con una eguale volontà di contribuire alla eliminazione dei più ampi dovari e squilibri esistenti tra Regione e Regione, tra Regioni povere e depresse e Regioni ricche e progredite.

C'è, in definitiva, da augurarsi che, da una fattiva e leale collaborazione fra tutte le Regioni, nasca e si sviluppi un nuovo assetto della nostra Repubblica, più equilibrato, moderno e progredito.

E' con questi sentimenti che esprimo all'Assemblea della Regione valdostana, sensibile interprete delle istanze della sua popolazione, un saluto augurale, con il sincero auspicio per un ulteriore progresso sociale ed economico, per un più giusto e sicuro avvenire.

DUJANY Presidente della Giunta - Signori Presidenti, Autorità Religiose, Civili e Militari, Signori Consiglieri, Signore e Signori,

in occasione della 23a ricorrenza annuale della costituzione della Regione Valle d'Aosta con ordinamento autonomo e con Statuto speciale, celebriamo oggi il 25° Anniversario dell'Autonomia Valdostana.

Essa fu riconosciuta col Decreto Legislativo Luogotenenziale 7 settembre 1945, entrato in vigore il 1° gennaio 1946, il quale disponeva che la Valle d'Aosta veniva costituita in circoscrizione autonoma, assumendo personalità giuridica ed un ordinamento particolare.

Essa fu realizzata col Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 gennaio 1946, che nominava il primo Consiglio della Valle d'Aosta, nato dal Comitato di Liberazione.

Nei due decreti non si parlava ancora di Regione, ma si sanciva a chiare lettere il principio di un ordinamento autonomo e particolare.

Alla Valle d'Aosta toccavano dunque l'onore e il vantaggio di essere la prima in Italia ad incarnare nelle proprie istituzioni l'autogoverno, il decentramento, le libertà locali.

Si stabiliva cioè, per la prima volta nel dopoguerra, in una norma, il principio dell'autogoverno a livello regionale e si dava il via a quel regime differenziato che doveva trovare ampia espressione pochi mesi dopo nel Decreto Legge 15 maggio 1946 per la Sicilia e consacrazione costituzionale negli Statuti speciali del 26 febbraio 1948 e del 31 gennaio 1963.

Era un primo risultato concreto delle lotte e delle speranze della Resistenza, che aveva visto "la Valle d'Aosta all'avanguardia della guerra partigiana".

Era una risposta, anche se non completa, agli impegni assunti dal Comitato di Liberazione Nazionale che, nei manifesti del 1944 diretti ai valdostani, "affermava solennemente essere dovere dell'Italia liberata restaurare i vostri diritti violati e conculcati, attraverso l'instaurazione di un regime di ampia autonomia linguistica, culturale, amministrativa nel quadro di una libera comunità democratica, inspirata al rispetto degli interessi locali e al decentramento delle Amministrazioni".

Quanto questo impegno, assunto dal Comitato di Liberazione nel 1944, si addice anche oggi anche oggi dinanzi ai disordini ed ai soprusi ai quali stiamo assistendo, ancora in queste ultime ventiquattro ore, in molte parti d'Italia!

Venticinque anni sono trascorsi da quel 1946 in cui ebbe inizio col primo Consiglio Valle un altro periodo della storia delle nostre istituzioni particolari.

Per i precedenti periodi, non ritengo opportuno in questa occasione evocare la storia e il valore, essendo sempre presenti alla nostra coscienza di Valdostani sia l'Assemblée Générale des États, le Conseil des Commis, le Coutumier, le lettere patenti di Emanuele Filiberto sull'uso della lingua francese, sia il sacrificio d'Emile Chanoux, che suggellò quell'altro periodo dell'autonomia valdostana iniziato con la Jeune Vallée d'Aoste, che non trovava riscontro nella realtà politica e nelle leggi del tempo, ma che si esprimeva con lo spirito di libertà e col coraggio di resistere.

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Sarebbe forse troppo semplice rievocare questi venticinque anni e tracciare il bilancio dei risultati. Sono state fatte delle leggi, alcune delle quali all'avanguardia nell'ordinamento italiano. Sono state costruite strade, ponti, scuole, infrastrutture di ogni genere. Sono stati aiutati concretamente gli studenti, gli invalidi, i pensionati, gli ammalati, gli agricoltori. Il turismo ha ricevuto validi incentivi, l'artigianato della montagna è stato fatto rivivere.

Nessuno potrà mai negare che l'autonomia ha operato favorevolmente, tenuto conto dei livelli e delle condizioni da cui si era partiti.

Ma a questo punto il discorso deve farsi più realistico e forse più complesso.

Non mi soffermerò però a dire soltanto che certi problemi di fondo, di strutture e di piano sono rimasti insoluti e che certe esigenze elementari dell'uomo sono rimaste senza adeguata risposta.

Tutto questo è vero, tutto questo è stato recentemente detto, anche se occorre sempre stare attenti a non esagerare con le denunzie generiche, per non cadere in uno sterile populismo quando invece è necessario attuare il concorde impegno richiesto dalla situazione e dalla nostra sensibilità sociale.

La domanda che ci dobbiamo porre in questa sede riguarda invece l'autonomia e, precisamente, se - a seguito di deficienze ed omissioni - essa sia in crisi.

Rispondere a questa domanda significa dare rinnovata fiducia ai cittadini della Valle, significa respingere certe affrettate conclusioni emerse anche nella stampa italiana e avanzate da chi - visti i problemi irrisolti dell'autonomia valdostana in venticinque anni - vorrebbe dedurre che le Regioni non servirebbero allo scopo.

C'è un primo aspetto di carattere generale ed esterno, che riguarda la collocazione e il ruolo dell'autonomia valdostana nel quadro delle istituzioni democratiche italiane.

La Valle d'Aosta veniva costituita in circoscrizione autonoma - prima ancora che l'Italia avesse la sua costituzione - per le sue condizioni geografiche, economiche, storiche e linguistiche del tutto particolari.

La Valle d'Aosta veniva collocata cioè in una posizione non di privilegio, ma di compenso per le ferite ricevute in passato alla sua cultura, alle sue tradizioni di libertà, alla sua lingua, per la sua situazione di Regione sempre economicamente sfruttata, per la sua realtà geopolitica che ne fa un Paese "intramontain", come è stato riconosciuto nel corso della storia, abitato da un popolo "inalpino", secondo la denominazione di Plinio.

Le cause che hanno determinato la costituzione dell'autonomia valdostana vanno cercate quindi al di là di quei motivi che hanno dato vita alle altre Regioni italiane.

Evidentemente, quel riconoscimento non deve risultare fine a se stesso; ma qui allora il discorso investe il rapporto con lo Stato.

Per quanto riguarda invece il ruolo dell'autonomia valdostana nell'ambito nazionale, è indubitabile che i valdostani in questi venticinque anni hanno rafforzato la loro partecipazione allo Stato.

Nessuna accusa può essere la loro mossa né come singoli né come comunità.

La collaborazione dei valdostani come singoli è stata leale e anche se la partecipazione richiesta dagli strumenti democratici non è stata sempre ampia, come si sarebbe auspicato, tuttavia il collegamento con la vita del Paese è stato superiore a quello registrato nel vecchio Stato liberale e in quello fascista.

Come comunità, la Valle d'Aosta non ha espresso quanto poteva, ma non bisogna dimenticare a questo riguardo che lo Stato mancava di strutture idonee ad accogliere la partecipazione della Valle d'Aosta così come quella di qualsiasi altra Regione a Statuto speciale.

E se lo Stato da un lato chiedeva alle autonomie regionali la loro partecipazione, dall'altro in pratica - a causa della sua logica ancora accentratrice - negava la manifestazione stessa della loro autonomia.

C'è un secondo aspetto che investe i contenuti ideali, culturali e politici della nostra autonomia. Accennerò solo ad alcuni di essi.

J'ai dit que l'autonomie qui nous fut accordée il y a vingt-cinq ans est une sorte de dédommagement pour notre personnalité humiliée par l'Etat libéral et par l'Etat fasciste.

Elle comporte cependant des idéaux culturels et politiques qu'il nous appartient à nous, Valdôtains, d'interpréter et d'exprimer.

La langue française, par exemple, qui a fait couler beaucoup d'encre et dont on a tant parlé au cours de ce quart de siècle. On a dit, notamment, que l'autonomie n'est point parvenue à instaurer l'usage parlé et écrit de la langue française dont on se servait régulièrement en Vallée d'Aoste jusqu'aux années 1915-1920.

On a invoqué la radio et la télévision, les accusant de contribuer à miner ce que l'on construisait dans nos écoles pour la langue.

Toutefois, ce substrat linguistique de notre autonomie n'en demeure pas moins un défi à tous ceux qui s'efforcent de le railler, de l'étouffer ou encore de le concevoir uniquement comme un instrument facile d'échanges touristiques et commerciaux.

Rien ne s'est effacé, durant ces vingt-cinq années, de ce qui constituait la base linguistique de notre organisation administrative.

La langue française représente pour nous un patrimoine de choix culturels établis au cours des âges. Elle comporte une structure particulière qui nous offre aussi une conception particulière du monde.

Elle est la souche d'une communauté culturelle qui, avec le temps, est devenue aussi ethnique. C'est ainsi que le caractère de notre peuple demeure profondément ethnique.

Un autre principe prédominant de notre autonomie consistait à engager les Valdôtains à s'affranchir de leur individualisme obstiné dans une expérience d'un genre nouveau.

Ceux qui avaient véritablement pris à cœur le sort de notre Petite Patrie auraient dû suivre l'avertissement de Mounier: ce dernier affirmait, en effet, qu'il faut parvenir à créer une nouvelle habitude de la personne: l'habitude d'envisager tous les problèmes humains du point de vue de la communauté.

Le discours à cet égard a sans doute été laborieux: trop d'intérêts, petits ou grands, trop d'égoïsmes répandus, tendance enracinée à se retrancher dans les propres individualités, dans une vie privée faite de refus et non de communion.

Mais, actuellement, je pense pouvoir entrevoir déjà une ébauche d'éclaircie.

On perçoit, notamment chez les jeunes, la tendance à considérer le problème de l'autonomie comme une expression communautaire.

Pour notre part, nous nous efforçons de donner un sens plus réel et moins illusoire à la communauté régionale dans laquelle l'homme vit, afin qu'il cesse d'être soumis à des impulsions uniquement destinées à le corrompre et à le renier.

Nous nous engageons enfin, en notre qualité d'administrateurs, à réaliser une forme de communauté visant à l'intégration des personnes dans le respect total de la vocation de chacun.

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Je parlerais brièvement des autres principes fondamentaux tels que la liberté, le progrès, la socialité, la justice sociale, l'égalité des droits, la moralité publique, la fidélité à la culture ancestrale authentique, le respect de la tradition, le sens d'une véritable civilisation alpestre, l'attachement à la religion de nos pères, l'esprit de tolérance, le droit d'être considérés comme coparticipants d'une civilisation plus humaine. Voyons la portée qu'ils ont eue dans la réalité humaine et civile de la Vallée d'Aoste autonome.

Au début, sous l'empreinte tragique laissée par la guerre, il y a eu une revendication générale des bases morales effective de l'autonomie. Mais, par la suite, il a été souvent difficile de parvenir à établir une liaison entre les valeurs morales, la vie publique et les institutions.

Toutefois on sent, depuis plusieurs années, qu'une révolution morale tente de se frayer un chemin. Les principes que je vous ai énumérés ne sont pas restés dans le domaine de l'abstraction, ils sont pénétrés doucement dans la vie pratique, ils sont devenus politique, histoire, source d'une réalité nouvelle, dont il faut, aujourd'hui, tenir compte.

Parmi ces idées, une nouvelle conception a germé qui donne à notre autonomie un sens nouveau. On a, en effet, acquis la conviction que la bataille quotidienne pour l'autonomie fait partie de la grande lutte pour l'obtention d'une véritable démocratie et d'un progrès social concret. Ce n'est pas par hasard, d'ailleurs, que dans la Renaissance les réformateurs sociaux étaient aussi des partisans de la décentralisation, de la Commune, d'unités locales fédérées dans une patrie commune. Et bien, en Vallée d'Aoste, l'équation entre l'exercice de l'autonomie et la recherche d'un ordre démocratique et moderne trouve son reflet dans les débats et dans les lois, dans les plans économiques et dans les consciences des citoyens.

Or, cette conscience commune nous engage dans une lutte nouvelle qui n'est pas une révolte envers les puissances économiques en tant que telles, mais envers les spéculateurs, grands ou petits, unis ou isolés, premiers ennemis d'une véritable justice sociale à l'échelon de la communauté régionale, hostiles aux libertés locales et à la décentralisation, car l'uniformité des lois, comme disait Pareto dans sa "Sociologia", leur permet de s'imposer plus aisément au pays: mais ne pouvant exprimer ce motif réel, ils ont recours à des raisonnements et des voies détournées pour parvenir au même but et saper ainsi l'édifice autonomiste.

Le fait d'avoir identifié, après des années d'expérience, d'adversaire le plus dangereux de notre organisation particulière, et d'avoir pris conscience de l'autonomie non seulement comme solution d'un problème purement administratif et politique, mais aussi comme conquête d'une nouvelle organisation sociale, est le résultat le plus probant par tous ceux qui, comme nous, sont convaincus que les idéaux de notre autonomie, après vingt-cinq ans, se sont encore enrichis.

Passiamo ora al terzo aspetto del problema, quello relativo a tutta la nostra struttura interna regionale e amministrativa.

Qui le deficienze e le omissioni investono più direttamente la fiducia dei cittadini. Ma anche per questo aspetto del problema occorre stare attenti a non generalizzare, perché molto spesso l'Ente regionale subisce le critiche che dovrebbero essere riservate sullo Stato o su altre amministrazioni ed enti. Tutto quanto avviene all'interno della Valle è facilmente imputato all'Amministrazione regionale, cosicché quando questa non ha né competenze né strumenti né mezzi per operare gli interventi, deve sopportarne - impotente - le conseguenze.

È certo comunque che la volontà di risolvere, in modo globale e costruttivo, i vasti problemi di fondo della Valle è venuta ad urtare contro l'insufficiente ordinamento finanziario stabilito tra lo Stato e la Regione, per cui il problema va rinviato a quello dei rapporti con il potere centrale.

Quest'ultimo, purtroppo, non ha sempre, nel passato, trovato la volontà di attuare lo Statuto e, direi, che a poco è valso il fatto che alla guida della Regione fossero movimenti locali, partiti nazionali di opposizione o governativi.

Oggi si presenta una reale schiarita in questi rapporti e noi attendiamo fiduciosi l'esito degli impegni e l'esito delle volontà, nell'interesse non solo nostro, ma del potere centrale, perché, quando le crisi di fiducia si accendono, minano alla base non solo l'ordinamento particolare, ma anche quello nazionale.

Non possiamo sottrarci alle nostre responsabilità e dobbiamo ammettere che è mancata una politica di piano, che avrebbe potuto far confluire lungo gli indizi di fondo gli interventi sinora fatti forse in modo troppo dispersivo.

Tuttavia, assillati dalle urgenze delle infrastrutture e dai problemi dei mezzi per finanziarle, non sempre, nel passato, si è potuto affrontare la realtà in una visione prospettica e non immediata.

È comunque oggi in corso un vasto sforzo dell'Amministrazione regionale con gli organi della programmazione per giungere alla definizione pratica di un piano di sviluppo.

Una volta approvato, spetterà all'Amministrazione regionale di mostrare la propria capacità a guidare lo sviluppo regionale.

La verifica, pertanto, su questo punto deve essere rinviata. Resta il fatto profondamente positivo che emerge dai documenti e dagli studi della programmazione: lo spietato esame della nostra situazione studiata e affrontata senza mezzi termini, senza alibi, senza giustificazioni, senza demagogia, senza illusioni. I punti di partenza sono stati posti con serietà.

Una presa di coscienza di questo genere non può essere sintomo di crisi. Essa costituisce la premessa per una attuazione cosciente per un responsabile raggiungimento degli obiettivi.

Tutto questo avverrà se si realizzeranno alcune condizioni.

La prima è che Giunta e Consiglio procedano con una collaborazione e con una solidarietà che la situazione non drammatica, ma neppure felice, comporta.

Se ciò avvenisse, la crisi di fiducia dei cittadini emergerebbe, compromettendo ogni altra soluzione politica e lo stesso istituto autonomistico.

La seconda condizione è che la popolazione accetti un tipo di sensibilizzazione che investe i temi della realtà del Paese, dei programmi e degli obiettivi del piano.

Occorre però razionalizzare questa conoscenza per stimolare la collaborazione e per evitare l'attesa passiva o per non favorire addirittura l'aspettativa miracolistica.

La terza condizione che tende a evitare la marginalizzazione della Valle d'Aosta è che la Regione possa far sentire la sua voce nell'elaborazione dei programmi nazionali e nel momento delle decisioni di interventi e investimenti sia pubblici che privati. Se questo non avvenisse, l'azione della Regione non procederebbe in armonia con quanto viene deciso altrove, così come è già avvenuto nel passato - quando anche a voler attuare i piani - ci si è trovati purtroppo di fronte ad improvvisi provvedimenti adottati senza preventivo contatto con la Regione.

La quarta condizione è che il Governo e il Parlamento ci diano la possibilità di attuare il piano con la sollecita approvazione dei disegni di legge relativi all'ordinamento finanziario e ad altri diritti sanciti dallo Statuto Regionale.

La quinta condizione è che la struttura dell'Amministrazione regionale sia riformata, in modo che i metodi di lavoro, la preparazione e la responsabilizzazione dei collaboratori degli Amministratori siano rinnovati e adeguati in relazione alla realtà della società moderna.

A questo proposito è stato riconosciuto da tutta una vasta pubblicistica che il piano di sviluppo economico rimane sulla carta e non viene realizzato da una pubblica amministrazione dinamica ed efficiente.

L'ultima condizione è che la già iniziata partecipazione alla vita regionale diventi sempre più attiva e responsabile.

Ci sono state difficoltà nel passato anche perché ciò non avvenisse. Con l'aiuto dei partiti e dei movimenti, responsabili in prima persona dell'avvenire dell'autonomia, i cittadini oggi stanno superando alcune incertezze ed alcuni ostacoli. Stanno imparando che i vantaggi dello sviluppo sono il risultato di una loro concreta partecipazione.

Si consideri, ad esempio, quanto è avvenuto in Valle a proposito dei Sindacati. La Regione ha stabilito una relazione tra i Sindacati, comunità ed istituzioni, per cui la volontà delle classi lavoratrici è stata accolta ed utilizzata senza demagogia, ma con una misura ed un equilibrio che non si sono verificati altrove, nello Stato, per esempio.

Non dunque crisi di fiducia, non crisi dell'istituto autonomistico. E d'altra parte la crisi di fiducia, perché certi problemi di fondo non sono ancora stati risolti, cosa comporterebbe?

Una irrazionale fuga dell'autonomia. E i problemi resterebbero. Aumenterebbero. Si aggregherebbero. Forse che lo Stato da solo li potrebbe poi risolvere?

È necessaria invece una rinnovata coscienza del valore dell'autonomia. Spetta a tutti promuoverla: a noi amministratori regionali e comunali, ai consiglieri di questa e delle passate legislature, a voi membri del primo glorioso Consiglio che, assieme ai familiari e a coloro che portano il retaggio degli scomparsi, oggi siete premiati con un riconoscimento che è il simbolo della vitalità della nostra autonomia.

È necessaria una rinnovata coscienza dei pericoli e delle insidie frapposte dagli uomini o da certe idee e soprattutto coscienza del pericolo di credere che sia operante quello che dipende da tutti noi attuare: l'autonomia per un certo equivoco, infatti si presta agevolmente a dare per conseguito un autogoverno anche quando non c'è e rischia di non indurci a cercarlo.

Dopo venticinque anni, perciò, auspichiamo più fiducia, più conoscenza, più responsabilità, più partecipazione.

Il resto avverrà con il soccorso della Provvidenza divina, la quale ci aiuterà a fare in modo che la condizione degli uomini cessi di essere in contrasto con la bellezza della natura ampia e solenne che ci circonda e che ci è stata donata perché in questo ambiente di serenità l'uomo nuovo possa trovare una nuova dignità.