Oggetto del Consiglio n. 73 del 21 febbraio 1979 - Verbale
OGGETTO N. 73/79 - Situazione dell'attività mineraria della Società Cogne.
Dolchi (P.C.I.) - La riunione straordinaria ed urgente di oggi, colleghi Consiglieri, è stata concordata su richiesta dalla Conferenza dei Capi Gruppo che ha ritenuto, dopo un lungo esame della situazione mineraria e siderurgica della Valle d'Aosta, in particolare della Società Cogne, di attirare l'attenzione del Consiglio sulla necessità di un dibattito esclusivamente su questo problema, dibattito che avrebbe dovuto aver luogo con una certa sollecitudine e che quindi non avrebbe potuto, secondo il parere unanime della Conferenza dei Capi Gruppo, attendere la riunione del Consiglio già convocata per il 26 e il 28 febbraio, pertanto il 13 febbraio 15 colleghi hanno richiesto la convocazione straordinaria ed urgente del Consiglio a norma del Regolamento, Consiglio che è stato convocato, in data 15 febbraio, per oggi. I colleghi Consiglieri che hanno richiesto la convocazione straordinaria ed urgente del Consiglio, che rappresentano tutti i gruppi presenti in quest'aula, hanno anche indicato un unico punto all'ordine del giorno che è oggetto di esame nella seduta di oggi. L'oggetto è: "Attività minerale e siderurgica in Valle d'Aosta della Società Nazionale Cogne". Su questo oggetto apro la discussione.
La parola al Vice Presidente Mappelli.
Mappelli (D.C.) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, innanzitutto desidero ringraziare sia il Presidente del Consiglio che il Presidente della Giunta che hanno voluto gentilmente assecondare la nostra proposta di convocare questo Consiglio nella seduta pomeridiana odierna di modo che ha dato e dà la possibilità a tanti nostri amici interessati di seguire i lavori di questo Consiglio che a me pare molto importante. Chiederei al Presidente del Consiglio, se i colleghi degli altri gruppi saranno d'accordo, di voler verbalizzare tutto il dattiloscritto per dare modo a chi, fuori da quest'aula, ha delle responsabilità in merito alla conduzione e alla soluzione del problema, e alle forze politiche di prendere atto delle nostre, spero unanimi, valutazioni e soluzioni del problema che riguarda la miniera di Cogne in particolare e la Nazionale Cogne in sé, troveremo certamente l'accordo.
Devo partire e per il semplice motivo che questa Assemblea regionale si è veramente rinnovata di ben 20 o 19 sono nuovi Consiglieri, chiedo scusa invece ad alcuni che, da decenni sono miei colleghi, forse mi avranno già sentito dire, a volte in buone maniere, a volte tuonando, una situazione che via via è venuta avanti ma che avevamo previsto. Avevamo previsto perché vivendo giornalmente quella che era l'evolversi della situazione della miniera di Cogne e parlo al plurale perché anche le forze politiche, sindacali, sociali e in particolar modo il Comune di Cogne da diverso tempo si sono preoccupati dell'andazzo e dell'evolversi di questa situazione ora, amici miei, non vorrei partire da Adamo ed Eva, ma per mettere almeno in parte al corrente quella che è stata ed è la situazione attuale di questa miniera, devo pure, seppur succintamente, mettere a vostra disposizione alcune valutate, ponderate e sollecitate situazioni e soluzioni che, da parte del Comune di Cogne e del sottoscritto in collaborazione, si prevedeva in merito a questo problema.
Questa lunga e dura marcia partì come una scintilla il 20 novembre del 1967, dico 11 anni e tre mesi ieri. Cos'è che dicevamo 11 anni e tre mesi or sono? Dicevamo all'allora Direttore generale ed Amministratore delegato della Società Nazionale Cogne alcune considerazioni e tra queste dicevo: "mi permetta di dare alcune fondamentali notizie sullo stato attuale delle ricerche minerarie della Società Nazionale Cogne in Valle d'Aosta e sull'importanza del problema per gli sviluppi futuri dell'attività siderurgica della Valle d'Aosta nella Regione". Or bene sono stato purtroppo un buon profeta e quello che oggi mi preoccupa ancora di più è che, se è vero che la Cogne è stata creata in Valle d'Aosta, era legata soprattutto alla miniera di Cogne, dirò, solo alla miniera di Cogne, perché quando si creò lo stabilimento siderurgico se oggi non si giustifica uno stabilimento siderurgico in mezzo alle montagne, ancor meno con la penuria di trasporti e se non vi fosse stata questa pregiata materia prima certamente in Valle d'Aosta non si sarebbe creato lo stabilimento siderurgico.
È pur vero che sotto questo aspetto ci sono molteplici valutazioni di chi intende vedere, tramite questo stabilimento, l'italianizzazione della Valle d'Aosta, or bene io credo che parlando di Europa, non parlo manco sul piano cristiano perché come tali dovremmo cercare di aiutare e aiutarci a vicenda, ma chi venne in Valle d'Aosta, lavorò in Valle d'Aosta oggi si sente parte integrante della Valle d'Aosta, ama la Valle d'Aosta or bene non dimentichi e soprattutto oggi, da chi è l'ultimo assunto allo stabilimento siderurgico, a chi ne è alla massima conduzione, i massimi dirigenti dicevo, non dimentichino mai che la ragion d'essere dello stabilimento siderurgico di Aosta fu ed è la miniera di Cogne. Dunque la miniera di Cogne, è molto limitativo quando si vuole addebitare una continuità dello sfruttamento della miniera solo alla ragion d'essere della comunità di Cogne, dico è limitativo questo giudizio e questo punto di vista. Perché è limitativo? Perché la miniera di Cogne è vero che garantisce quella nostra iniziativa di non spopolare la montagna e dunque la continuità di Cogne, ma è altrettanto vero che per generazioni ha sviluppato l'economia della Valle d'Aosta, per generazioni ha dato lavoro e continua a dare lavoro e ripeto è la ragione d'essere dello stabilimento di Aosta, fin quando vi è questa miniera che ne garantisce almeno in parte la materia prima.
Ed allora, cari amici, voglio andare avanti su questa mia proposta, quando continuavo a dire: "occorre a tale scopo fare alcune indispensabili considerazioni di ordine generale" lei mi insegna che attualmente l'unica miniera di ferro esistente nella Regione ed avente un'importanza di ordine nazionale, in quanto rappresenta una concentrazione di minerale, seconda soltanto ai giacimenti dell'Isola d'Elba, è quella di Cogne, è importante notare che il suo sfruttamento risale addirittura al tardo Medio Evo, cioè ai tempi dei romani. A quel tempo tuttavia affiorava nella conca di Liconi - ecco per chi non conosce la zona, questa zona è molto alta, prendiamo una pera alla rovescia per avere l'idea di questo primo, chiamiamolo questo primo blocco di minerale, una pera rovesciata, dicevamo la conca di Liconi, una lente mineralizzata di modeste dimensioni. Solo all'inizio di questo secolo si accertò che la quantità di minerale aumentava man mano che gli scavi procedevano e si passò quindi ad una vera e propria attività estrattiva su scala industriale accompagnata da lavori esplorativi nel sottosuolo, dunque, mi sembra di aver detto bene, fin dagli inizi del secolo non solo si estraeva il minerale, ma questo lavoro era accompagnato dai lavori esplorativi nel sottosuolo, cioè di sonda per sapere qual era la quantità a nostra disposizione. Fu allora che si prese coscienza di possedere una fortuna imprevista ed iniziò un periodo di felici iniziative nel campo industriale e in quello della ricerca mineraria vera e propria, mediante la quale si esplorò con mezzi meccanici e geofisici il sottosuolo di Liconi, che è a 2.500 metri, badate bene, fino alla quota di 2.363 metri, qui è la punta della pera a rovescio. Questa era la prima lente mineraria a monte, chiamiamola la testa di quel giacimento.
Inoltre proseguo dicendo che le caratteristiche chimiche, e qui è molto importante il discorso, anche perché non siamo in tema, spero che in questa sala non sia il momento di polemizzare, ma se volessimo polemizzare vi è qui una nota molto importante quando si dice che le caratteristiche chimiche di grande purezza di questo minerale hanno determinato nel tempo una progressiva specializzazione della società concessionaria nella produzione degli acciai inossidabili. Ora, se noi volessimo esaminare la percentuale del minerale di ferro, cioè quello che è puro, che non è mescolato - per parlare con parole non tecniche, ma alla portata mia e dunque di tutti - lì dove non c'è terra, dove non c'è pietrame, dove è puro, la percentuale di ferro si aggira sul 54-55% dunque è male informato chi diversamente scrive delle cose erronee sulla purezza di questo minerale.
Riferendoci ora nuovamente alle ricerche condotte nella miniera di Cogne si afferma che, pur senza l'aiuto di una visione coordinata del problema, fu dato seguito a più riprese a notevoli lavori condotti, nella maggior parte, tramite i sondaggi meccanici-esplorativi. Purtroppo gli ultimi di questi in ordine di tempo risalgono al 1943-1944 e consistettero nel tracciamento di numerose gallerie in traverso, banco a quota 2.063 metri, cioè dove finiva la pera, e a 2.214 metri dalle quali si dipartivano sondaggi rotari verticali che permisero di accertare la continuità della mineralizzazione sino a quota 2.070 metri, cioè qui abbiamo trovato una seconda pera, ma questa volta questa pera era in piedi e scendeva da 2.363 metri sino a 2.070 cioè l'attuale giacimento per cui si sta lavorando. Oltre a questi lavori si eseguirono sondaggi a cielo aperto in corrispondenza di formazioni geologiche favorevoli in località diverse: Larsinaz, Crétaz, eccetera, praticamente amici questo è il comprensorio, per spiegare chiaramente, questo fa parte del comprensorio vicino alla miniera, legato alla miniera, pochi chilometri, poche centinaia di metri dalla miniera. Sempre negli anni 1943-1944, tanto per precisare.
Dopo tale periodo ebbe inizio la stasi che perdura ancor oggi sebbene esistesse, allo stato di progetto, l'intenzione di sviluppare le gallerie a livello 2.072 metri per scopi di ricerca, cioè alla base dell'attuale "pera". Purtroppo non se ne è fatto più nulla, eccetto un'iniziativa isolata che si ebbe nel 1963 quando la Fondazione Lerici di Milano eseguì un rilievo magnetometrico nell'area di Champorcher per stabilire se le miniere - realizzazioni superficiali colà riscontrate - avessero una continuità nel sottosuolo, tuttavia né i rilievi geofisici, né i sondaggi esplorativi vennero più realizzati in detta zona e dunque non se ne è fatto nulla. Per questo motivo - badate bene io non leggo tutta la relazione, abbiate pazienza, alcune considerazioni di merito sul tonnellaggio, sulle percentuali, eccetera, cerco di evitarle sennò andremmo alle calende greche, poi spero che qualcuno ne sia a conoscenza - la produzione della Società Nazionale Cogne onde poter mantenere - anche questo aspetto è molto importante amici lo ripeto perché è molto importante - la produzione della Società Nazionale Cogne onde poter mantenere il suo prestigio in seno al mercato nazionale ed europeo come si fa a parlare della Nazionale Cogne quando non vi è più Cogne? Anche se è solo un'etichetta! Amici, è molto importante sul piano commerciale questa posizione, questa possibilità a indirizzarsi sempre più verso la qualità che potrà darle un primato e l'unica garanzia in tal senso è oggi offerta dalla magnetite di Cogne e dalle probabili riserve non ancora accertate e di cui è indispensabile indagare l'esistenza nelle formazioni geologiche che possono contenerle.
E qui si apre un nuovo capitolo, senza polemica e ancor meno rancore, non è un giudizio è una libera valutazione mia personale, quando la Giunta, forse anche da qualcuno sollecitata, comunque quando la Giunta ebbe la felice idea, il Presidente Andrione ebbe la felice idea, di far fare le ricerche a quel gruppo di collaboratori dell'Università di Grenoble, certamente fu un'ottima iniziativa perché poi parleremo di questi risultati che noi dovremmo verificare con delle trivellazioni ed anche qui dirò il mio punto di vista, spero che sia condiviso, se non in tutto almeno in parte, dalla Giunta affinché noi dovremo verificare sia la quantità e sia la qualità delle nuove eventuali lenti di minerale esistente e sotto l'attuale giacimento e nel comprensorio di Cogne. L'attività, dunque dicevo, per quanto riguarda questo aspetto vorrei ancora trattenere la vostra attenzione sotto un piccolo particolare, è di questi giorni l'aumento del petrolio, non passerà il 1979 che noi avremo un aumento del 20-25% questo significa una notevole influenza e lievitazione dei costi di trasporto, questo significa che la nostra bilancia dei pagamenti andrà di nuovo in passivo. Questo significa che occorre sempre più sfruttare le nostre materie prime anziché portare della valuta pregiata all'estero, questo significa continuare questa iniziativa.
E concludevo, almeno qui in questa sede, dicendo: "ritengo rischioso per non voler affrontare la spesa di poche decine di milioni - allora si trattava di 11 anni fa - e ho il potere di acquisto", io parlavo anziché di centinaia di milioni di poche decine di milioni perdere in partenza già la possibilità di scoprire nuove fonti di ricchezza e salvaguardare non solamente la vita mineraria, ma l'avvenire industriale stesso della Regione. Cioè dicevo che non spendere questi soldi significava rinunciare e invece abbiamo avuto e penso che altri amici che mi seguiranno vorranno entrare nei particolari, abbiamo avuto la buona sorpresa da parte degli incaricati dell'Università di Grenoble di aver visto che ci sono delle possibilità di altre lenti minerali, di minerale in quel di Cogne.
E qui amici entriamo subito a mettervi a conoscenza - non vi leggerò le premesse ma alcuni deliberati - della preoccupazione che anche il Comune di Cogne ebbe in merito a questo problema, lo so che, diligente come è sempre il Comune di Cogne, queste copie le ha inviate a tutti i partiti, lo so, non ho dubbi che se non tutti qualcuno di voi le avrà pur lette, però ne vale la pena sottolineare questo loro impegno che se un contributo viene messo a vostra disposizione per eventuali valutazioni, ne valga proprio la pena di leggerlo e allora anche il Comune di Cogne nell'aprile del 1969, dieci anni e più fa, diceva: "tenuto conto che da parte della Direzione della Società Nazionale Cogne è stata, da parecchi anni, abbandonata ogni forma di ricerca di nuove lenti, di nuovi giacimenti nella zona, il Consiglio comunale di Cogne, all'unanimità, richiede, fra l'altro, che venga modificato l'attuale sistema di sfruttamento in modo da rendere meno rischioso il lavoro per il personale addetto alla produzione all'interno della miniera, e che vengano seriamente riprese le ricerche di nuovi giacimenti di minerale nella zona, effettuando come veniva fatto in passato i necessari sondaggi".
Sempre il Consiglio comunale di Cogne, nel novembre del 1964, all'unanimità, richiedeva, sempre con le solite premesse, rifacendosi a quelli che erano l'allora situazione e l'allora quadro della miniera di Cogne e si parlava anche dell'Alpila, allora si parlava di trasportare il minerale anziché tramite la teleferica come attualmente avviene, naturalmente tramite strada e questo creava delle preoccupazioni, giuste secondo me, da parte degli amministratori sia di Cogne che di Aymavilles, eccetera, si parlava in quel periodo di trasferire all'Alpila il personale delle miniere di Cogne, non fatemi parlare male, quelli di Cogne non sono poi mica...non è mica un mercato dove arriva uno qualunque e dice: tu domani vai a lavorare lì, scusate! E allora cosa diceva questa delibera del Comune di Cogne del 12 novembre 1974? Diceva che, da parte della Società Nazionale Cogne, venisse assicurato, come già richiesto nella citata deliberazione consiliare del 26 aprile 1969, cioè quello che ho letto prima, un più adeguato sfruttamento della miniera di Cogne, con modifica dell'attuale sistema di coltivazione per rendere meno rischioso il lavoro del personale addetto alla produzione nell'interno della miniera e che venissero seriamente riprese le ricerche di nuovi giacimenti di minerale nella zona. E concludeva questa delibera nel dire: "che venga assicurata l'attuazione di un organico sufficiente a mantenere lo sfruttamento della miniera agli attuali livelli produttivi e la regolare organizzazione dei relativi collaterali servizi". In poche parole gli amici del Comune di Cogne si preoccupavano di sottolineare che bisognava, affinché non si arrivasse ad uno smembramento della struttura tecnica e di sfruttamento all'interno della miniera, avere nuovo personale sostituire coloro che andavano in pensione per limiti di età, per malattia, eccetera, eccetera, ecco perché ribadivano questi concetti. E veniamo ad un'altra delibera del Comune di Cogne, a nessuno sarà sfuggito in questa sede, soprattutto in sede sociale e sindacale i vari incontri avvenuti nelle varie sedi e nel Comune di Cogne e ad Aosta e in varie iniziative e denunce che abbiamo sottolineato in questa sede oramai decennale in merito a questo problema. Il Comune di Cogne, fortemente preoccupato, nel luglio scorso ebbe a dire, tra l'altro, che sarebbe stato mantenuto il livello occupazionale di quel tempo nella nostra miniera e che i lavoratori che operano in detto settore non sarebbero mai scesi nel futuro al di sotto delle 214 unità lavorative, cioè questa era la preoccupazione che io avevo anticipato con il mio commento prima di avervelo letto.
Secondo, questa delibera del luglio 1978, continua nel dire: "il Consiglio comunale - sempre all'unanimità - non concorda - come non concordava neppure nel passato - con i pareri espressi tempo addietro nelle relazioni dell'EGAM e del Commissario Niutta e dell'attuale IRI - secondo i quali si deve forzatamente procedere alla chiusura del nostro giacimento e alla soppressione del ciclo integrale - in quanto si è ben certi che esistono ancora tuttora nella nostra miniera circa 3 milioni di tonnellate di magnetite avente queste un tenore di minerale non certo basso", e di questa percentuale vi ho già messi al corrente prima. Continua nel dire: "deplora la posizione assunta dal Ministero delle Partecipazioni Statali e dall'IRI in relazione alla sospensione delle riassunzioni di personale e alla soppressione di tutti gli impianti relativi al ciclo integrale, non esclusa la miniera". Vi spiego che il ciclo integrale è un reparto quaggiù ad Aosta che praticamente assorbe il minerale di Cogne per produrre altri acciai e ghisa e ciò senza avere prima elaborato, sviluppato ed esposto un serio ed articolato programma per l'insediamento di una valida e sicura attività sostitutiva nella zona tale da assicurare il posto di lavoro a gli attuali 180 dipendenti che ancora lavorano presso il nostro giacimento. E poi qui invita le Organizzazioni sindacali, le forze politiche, eccetera, affinché ci si preoccupi di questo stato di cose che sta venendo avanti. E mi sembra che sia l'ultima delibera che ebbe, diciamo, a deliberare il Comune di Cogne in merito a questo problema, se non vado errato, il 14 di novembre del 1978, praticamente circa 4 mesi fa. E sempre all'unanimità di voti riconferma integralmente quanto già enunciato nella propria deliberazione n.75 del luglio 1978 - quello che vi ho letto testé richiede, come già fatto con tutte le deliberazioni approvate nel passato, che si prosegua nello sfruttamento del nostro giacimento minerario fino all'esaurimento dello stesso mantenendo nel contempo un adeguato livello di occupazione. Deplora che si possa ancora ventilare la possibilità del definitivo abbandono dell'ingente quantità di magnetite dal tenore minerale non certo basso, ancora esistente nel nostro giacimento, ammontante più che certamente ad almeno 3 milioni di tonnellate, minerale che non potrebbe più in alcun modo essere utilizzato nel futuro. Anche questo aspetto è molto importante, in Inghilterra, amici, in Inghilterra si aprono le miniere, questo va detto, stiamo attenti a chiudere la miniera! In Inghilterra stanno aprendo le miniere che avevano chiuso 10 anni fa e questo non è che me lo sono sognato stanotte, questo è sui giornali, è notorio nel mondo economico inglese, dove lo stesso Governo ha preso delle iniziative per sollecitare la riapertura di miniere di carbone: "nel caso di sospensione dei lavori di sfruttamento della miniera e ciò dopo le non certo felici recenti esperienze riscontrate in campo nazionale riguardante i prodotti petroliferi - anche qui fa riferimento ai costi, è fatto molto bene - non può concordare con le soluzioni alternative proposte alla Società Nazionale Cogne con la lettera del 10 ottobre in quanto parte di dette soluzioni dovrebbero essere esaminate e trattate direttamente e esclusivamente dalle Organizzazioni sindacali".
Ecco, amici, io ho voluto, anche se a grandi linee, mettere a vostra disposizione alcuni punti di vista che fino ad oggi ci hanno tormentati per questa vicenda. Ora, arrivati a questo punto, noi dobbiamo andare al di là, occorre andare avanti e andare avanti significa avere delle idee, delle proposte e non solo avere idee e proposte, ma bisogna difenderle queste idee e proposte, trovare delle soluzioni io spero all'unanimità, delle soluzioni idonee che garantiscano questa continuità e assieme verificarle e portarle avanti, cioè attuarle sennò le idee solo di per sé non contano nulla. Come avevo - e qui mi ripeterò forse solo in parte - detto gli studi di Grenoble ci hanno confermato l'esistenza di altre lenti mineralizzate, e qui Signor Presidente, sul piano dell'amicizia, della collaborazione, mi rivolgo alla tua sensibilità dicendo: occorrerà, se necessario per vedere la quantità e la qualità, uno sforzo da parte dell'Amministrazione regionale però se da parte dell'Amministrazione ci dovrà, io spero, essere questa disponibilità di eventuali finanziamenti, piano pregiudiziale e la pregiudiziale è quella di non chiudere la miniera e anche qui mi spiego: non bisogna che la Società Nazionale Cogne per responsabilità nostra rinvii o ritardi di un minuto i suoi programmi, perché se il Parlamento e le Commissioni parlamentari hanno disposto un finanziamento, chiamiamo di completamento della struttura della piramide degli acciai speciali della Valle d'Aosta, occorre che questo programma vada avanti, subito, dunque noi non intralciamo minimamente questo programma. I forni elettrici che bisogna costruire per poter produrre questo minerale, il minerale acciai speciali con delle leghe, vada avanti il programma di costruzione di questi forni elettrici nella sua primitiva progettazione non li prevedeva per cui oggi vi sono le pellettizzazioni. Mi spiego, la pellettizzazione è un meccanismo che trasforma, purifica, lava, il minerale di Cogne lo dà già più ferro e lo manda in altoforno, dunque noi diciamo si tratta solo, visto che la società intendeva costruire il forno elettrico dove vi è la pellettizzazione per poter continuare ad assorbire anche il misto non solo il ricco all'altoforno. Or bene si ritorni alla primitiva proposta di progettazione, di costruzione dei forni elettrici laddove aveva previsto di costruirli, dunque la pellettizzazione può rimanere per questo periodo lì dov'è, questo significherebbe il poter continuare a sfruttare la miniera di Cogne per circa due o tre anni, cioè fin quando non sono definitivamente in funzione i forni elettrici e dunque la pellettizzazione andrebbe avanti come andrebbe avanti l'altoforno ad assorbire le pellettizzazioni cioè i minerali di Cogne. Questa è la prima posizione. Mi manca ancora la coda di questo discorso, non vorrei, ecco perché dico non deve ritardare i suoi programmi la Cogne, perché con la svalutazione, con i costi che lievitano con il tempo che occorre non vorrei che questi finanziamenti da parte del Parlamento e dunque del nostro Paese, ad un certo momento vengano assorbiti da quella che è la normale gestione della Nazionale Cogne, allora avanti subito per quanto riguarda, e noi non intralciamo questo programma di investimento, anzi lo sollecitiamo, affinché la Società al più presto vada avanti con i suoi programmi, e qui siamo tutti d'accordo sindacati, forze politiche e tutte le responsabilità a tutti i livelli, penso che siamo tutti d'accordo. Cosa succederebbe nel contempo, amici?
Nel contempo noi faremo due cose, la prima, ne ho già accennato, occorrerà vedere, siamo già sicuri che vi sono altri giacimenti non sappiamo esattamente dove sono e la quantità di ferro che questi contengono, allora è qui che vorrei la disponibilità di tutti e in particolar modo della Giunta per avere un contatto con la Società Nazionale Cogne perché assieme ai suoi programmi noi riusciamo a sviluppare il sistema di sondaggio e nel contempo - e questa è la seconda parte - vedere perché ci risulta che in altre località del nostro Paese la magnetite può essere utilizzata anche con i forni elettrici e dunque noi dobbiamo avere dei tecnici che ci diano, con delle relazioni firmate, questa possibilità o non possibilità, intanto noi a bocce ferme avremo questi due, tre o quattro anni davanti al naso, in questo periodo abbiamo la possibilità e di verificare la quantità di minerale ancora esistente nel comprensorio e la sua qualità e nel contempo potremmo vedere se è possibile inserire il minerale di Cogne, cioè la magnetite per la produzione degli acciai speciali.
Ecco, amici, io dovrei ancora, andare avanti su altri punti di vista che possono venir fuori, però devo pur essere cosciente che ognuno di voi deve portare il suo contributo in merito a questo problema. È evidente che l'abbandonare attualmente la miniera di Cogne equivale a lasciare nel sottosuolo di Cogne, oltre all'aspetto sociale, un valore commerciale di circa 100 miliardi perché 3 milioni di tonnellate sul mercato saranno circa 100 miliardi se non saranno 100 saranno 80, io non faccio il farmacista non è il mio mestiere, però è altrettanto vero che questa richiesta è lì e ripeto che noi possiamo, è questo l'invito che rivolgo a tutto il Consiglio, dobbiamo verificare questa possibilità, solo dopo aver visto la continuità per questi tre, quattro anni di continuità della miniera di Cogne l'eventuale impossibilità di sfruttare il minerale con i forni elettrici, solo allora secondo me potremo parlare di aziende sostitutive, ma fino a quel momento non ne vedi la ragione e sinceramente non sono convinto che ne sia proprio il caso.
È evidente che su questa mia proposta ci potrà essere e ci saranno certamente delle valutazioni che noi dobbiamo e siamo disponibili a verificare come quelle dei costi, io oggi non voglio e non sono in grado di entrare nel merito dei costi, posso solo dire, perché ne sono a conoscenza, che il minerale di Cogne ha la produzione, cioè fino all'estrazione è competitivo, non parliamo di qualità ne abbiamo già parlato, si tratterà di vedere eventuali piccole modifiche affinché questo non aumenti eccessivamente e si possa fare concorrenza all'altro minerale. Vi è un secondo aspetto, è evidente che questo comporta un eventuale riesame di impostazione della società concessionaria presso la Cogne. Per quanto riguarda il personale occorrerà vedere di riprendere alcune diecine, non lo so, di minatori affinché garantiscano questa continuità, è chiaro che se si continua a dire che la miniera chiude, uno invece di venire a lavorare nella miniera di Cogne si cerca un altro lavoro, ma io sono convinto che se noi, anzi sono sicuro, garantiamo il piano economico è certo, ma anche la continuità del posto di lavoro, or bene noi eravamo giovani, ci siamo andati, altri giovani come noi e io ho fiducia anche nei giovani malgrado tante difficoltà e brutte cose che oggi si vedono nel nostro Paese, che troveremo gente disposta a continuare questa nostra iniziativa. E il perché di tutto questo? Perché noi non possiamo senza convinzione chiudere le porte e lasciare che le cose vadano a modo loro, siamo gente responsabile, abbiamo delle responsabilità ed è nostro preciso dovere, anche se questo non piace, verificare tutte le possibilità affinché la comunità di Cogne, e questo è restrittivo, la comunità della Valle d'Aosta abbia a continuare questo che è un buon reddito per la popolazione della Valle d'Aosta.
Dunque, amici, forse involontariamente sono stato un po' lungo, ne chiedo scusa, ma era tutto necessario dire, nulla da togliere, mi riservo evidentemente di riprendere la parola, non ho polemizzato, spero che nessuno lo faccia anche perché non lo tollereremo sia ben chiaro! Su un problema serio, qui dobbiamo intravvedere una soluzione non siamo qui per fare i facchini di porto perché questo non sarebbe un contributo, sarebbe viceversa un cercare di strumentalizzare ed è una cosa troppo seria, ripeto, non permetteremo di strumentalizzare questo problema. Avremo tempo dopo, avendo le bocce ferme come si dice, dopo aver trovato eventuali soluzioni e io spero positive, se ci saranno delle magagne ce le diremo, ma oggi sta bruciando la casa, noi dobbiamo difenderla, questo è il mio messaggio che propongo alla vostra attenzione, che sono certo in quanto uomini validi che la popolazione valdostana ha scelto per rappresentarla in questa sede, troveremo ancora una volta una soluzione idonea a questo problema.
Dolchi (P.C.I.) - Non c'è nessuno iscritto a parlare. Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica. Ne ha facoltà.
Mafrica (P.C.I.) - Sulla questione della Cogne io credo che il nostro gruppo, il nostro partito, abbia tutte le carte in regola. Abbiamo assunto il peso principale nella preparazione di due Convegni uno nel 1977 e uno nel 1979, siamo sovente intervenuti in Consiglio regionale con mozioni e interpellanze, abbiamo lavorato anche in Parlamento, con il Deputato Millet e con l'intero nostro gruppo, ci siamo dati da fare per mettere insieme le forze politiche per portare avanti sul problema della Cogne un'azione unitaria, siamo intervenuti anche nel corso delle trattative per i contratti per favorirne lo sblocco, siamo stati presenti sempre e lo saremo nelle stesse lotte dei lavoratori.
Non crediamo invece che abbia le carte in regola su questo problema la Giunta regionale proprio per la tendenza più volte manifestata a spostare verso Roma la soluzione di questo problema che invece è nostro in modo principale. Il disinteresse della Giunta regionale credo che cominci dall'invisibile, in questo settore, Assessore all'Industria, credo che continui con la genericità che la Giunta manifesta per le proposte di soluzione ai problemi dell'industria, ma credo che soprattutto il rilievo che abbiamo più volte fatto sia quello dell'assenza di una politica industriale. Assenza che nel caso della Cogne si è manifestata con la mancanza di contrapposizione di proposte alternative, di proposte correttive rispetto ai progetti che venivano fatti da parte delle Partecipazioni Statali, assenza che, in altre occasioni su questioni che riguardano altre aziende, si è manifestata con superficialità, approssimazione, mancanza di capacità di contrattare, trattative condotte in modo riservato senza fare uso nei confronti degli imprenditori della forza che poteva venire dalla spinta del sindacato e dalla forza che poteva venire dalla spinta delle stesse forze politiche. Noi quindi insistiamo per una politica di programmazione industriale in Valle perché la Valle d'Aosta continua ad essere una delle poche Regioni che non ha ancora un piano di sviluppo perché gli uffici della programmazione attualmente non funzionano ancora. Avevo recentemente bisogno di dati sull'occupazione e ho potuto accertare che invece i funzionari che lavorano nell'ufficio sono stati incaricati di accorpare ancora una volta dati noti sui servizi scolastici, è chiaro che è più facile mettere insieme e studiare, aggregare, fare percentuali su dati noti che non fare ricerche, magari più utili, su dati difficili da reperire come quelli dell'occupazione industriale, del doppio lavoro, dello sviluppo dell'occupazione tra i giovani.
In questo senso io credo che l'azione della Giunta regionale della Valle d'Aosta o comunque meglio la non azione si inserisca in un disegno che non sia una cosa casuale, ma che sia una scelta. Il disegno è quello più generale di andare avanti su una politica che si affida alla cosiddetta spontaneità del mercato, alla politica che viene chiamata neo-liberista che vuole togliere lacci e lacciuoli alle imprese a livello regionale e a livello nazionale. A noi questo disegno non sembra opportuno se si vuole risollevare l'economia del Paese, l'economia della Valle d'Aosta e su questo problema è in atto nel Paese uno scontro assai ampio, da una parte siamo in presenza di uno sforzo senza precedenti per utilizzare alcune condizioni favorevoli in cui attualmente si trova il nostro Paese. In questi anni si è raggiunto l'attivo della bilancia dei pagamenti, si parla oggi di ripresina, c'è stata una riduzione dell'inflazione, le riserve valutarie sono state ricomposte, c'è una nuova credibilità internazionale; dall'altra abbiamo grandi gruppi privati guidati dal Presidente della Confindustria, dalla Fiat, da alcuni Ministri come Donat-Cattin, da settori della Democrazia Cristiana e dal Governo, che è caduto, che vogliono approfittare di queste condizioni per agganciarsi ad una riorganizzazione tutta diversa a livello internazionale, rivendicando quella libertà di azione di cui dicevo prima, in sostanza siamo di fronte al rifiuto del metodo della programmazione. Cosa significa rifiutare oggi la programmazione? Significa, in concreto, ampliare di fatto lo sviluppo dell'occupazione al nord, rigenerare fenomeni migratori e già a Torino, a Milano, nell'area milanese, nell'area torinese, sono ricominciate immigrazioni, significa dare spazio anche all'immigrazione di manodopera straniera, significa però lasciare e rendere insanabile la frattura tra nord e sud, non trovare soluzione al problema dell'occupazione giovanile, sono oramai oltre 1.300.000 dai 14 ai 29 anni che non riescono a trovare un'occupazione.
La Valle d'Aosta rispetto a questo quadro, rispetto a questo disegno credo che non si debba collocare al nord, si deve collocare al sud perché non si trova ad essere tra i beneficiari di una ripresa spontanea. La Valle d'Aosta finora ha subito passivamente tutte le principali fasi del processo di sviluppo, dall'insediamento della Cogne e dell'Ilssa allo sfruttamento delle fonti energetiche, senza riuscire a intervenire con capacità autonome. Questa mancanza di intervento autonomo si è verificata anche per gli insediamenti, per il territorio, si è verificata quando la Valle si è trasformata in un corridoio di transito, si ripete quando nuovi insediamenti industriali piccoli vengono fatti attraverso finanziamenti regionali che poi non danno i frutti sperati, ecco c'è da sottolineare che, soprattutto su queste ultime cose, le responsabilità delle Giunte regionali che si sono succedute sono gravi e che se non si avrà la capacità di rovesciare questa tendenza il futuro industriale della nostra Regione, il futuro complessivo non lascia molte speranze. Di fronte a un assetto così fragile, di fronte a un tasso di occupazione nell'industria che oramai è passato oltre il 50% che era alcuni anni fa a circa il 37% è indispensabile mantenere i livelli occupazionali nella Cogne, questo è addirittura un obiettivo irrinunciabile. Occorre poi intervenire, ovviamente, anche per quel che riguarda la qualificazione di questa nostra industria e la verticalizzazione di tutta la produzione, è necessario stringere i tempi perché gli strumenti che sono stati predisposti comincino a dare i frutti concreti perché il piano di settore finalmente si è approvato e ci sono già ritardi amplissimi perché si tenga conto in questi piani di quelle che sono le opinioni dei partiti democratici e di quelle che sono le opinioni delle organizzazioni sindacali. Io credo che per iniziare si possa accettare quella che è la proposta su cui i partiti del movimento operaio e le organizzazioni sindacali hanno spinto, cioè di creare un comparto pubblico per gli acciai speciali che comprenda tutte le aziende sia quelle che producono acciai piatti, che quelle che producono acciai lunghi, si tratta di andare a questo tipo di comparto con una certa gradualità, cominciando da dove è possibile, anche da una prima unificazione in questo senso tra Cogne, Breda e Piombino. I problemi di fondo del comparto possono già fin da ora essere affrontati a cominciare da quelli dell'approvvigionamento, della ricerca, della commercializzazione, ecco, si tratta di andare a vedere in concreto quello che è necessario fare all'interno del piano di settore per l'azienda Cogne. Io credo che si debba all'interno della Cogne, come d'altronde è stato sottolineato in quei Convegni di cui parlavo prima, puntare sul potenziamento delle finiture sulle seconde e terze lavorazioni, si tratta di avviare in tempi brevi il processo di verticalizzazione produttiva.
In questo senso, ripetendo cose che sono già state dette, ritengo opportuno sottolineare come ad esempio sia opportuno verificare che non si portino a Vittuone ulteriori lavorazioni, come sia opportuno che si impiantino ad Aosta all'interno dello stabilimento siderurgico gli impianti previsti per la Tecnocogne, in questo senso che si debba affrontare il problema della miniera. Un'osservazione per quanto riguarda la questione della Tecnocogne, nell'ultima versione del piano siderurgico, si parla di un intervento ad Avellino per tondelli per monete, ecco, va verificata questa possibilità, se questa possibilità è una possibilità concreta, pur avendo il nostro partito sempre sostenuto il rispetto degli impegni al sud credo che questo scambio di impegni sia possibile tra Tecnocogne e un'altra attività concreta realizzabile in quella zona.
Per quello che riguarda la Cogne e la miniera: mah! Evidentemente non è un compito semplice questo di risolvere il problema della miniera, va comunque compiuto ogni sforzo perché si tratta di impedire il crollo di un'economia in un Paese di montagna e in un Paese in cui altre soluzioni sono difficili da reperire. Io ho partecipato all'esposizione del gruppo di geologi dell'Università di Grenoble che hanno condotto la ricerca, sono studi molto interessanti, sono studi che a mio avviso dovrebbero essere resi noti a livello più ampio per favorire anche un intervento maggiore sui temi della ricerca da parte della scuola, da parte degli insegnanti, da parte dei giovani perché esistono probabilmente anche altre possibilità da quelle ricerche per sfruttamento di minerali, quindi un'estensione delle conoscenze di queste ricerche, sicuramente darà dei frutti possibili. Le ricerche sono state fatte con il metodo magnetometrico e hanno rivelato che la quantità di minerale presente nella zona di Cogne è probabilmente valutabile intorno ai 10 milioni di tonnellate questo tipo di ricerche non permette di stabilire la profondità a cui si trovano i vari giacimenti, non permette di stabilire la purezza del materiale comunque rileva un dato complessivo che sicuramente può essere utile. Non sappiamo però, contrariamente a quanti altri hanno ritenuto di dover pensare, se questo risultato sia di per sé un risultato che modifica radicalmente la situazione. La nostra opinione è che sicuramente questo è un dato positivo, un dato che va tenuto presente, ma che continua a rimanere il problema di una compatibilità tra l'utilizzazione di questo minerale e quello che è invece lo sviluppo tecnologico dell'azienda Cogne se vogliamo che questa azienda sia, come diciamo sempre, qualificata, sia la punta di diamante nel settore degli acciai speciali. Se si ritiene opportuno andare a una ristrutturazione della Cogne che cominci ad eliminare anche se possibile i deficit continui di questa azienda, se si ritiene opportuno che questa ristrutturazione cominci dai forni elettrici, si tratta di verificare se l'utilizzazione del minerale è funzionale con questo tipo di impostazione produttiva, ecco, questo è il primo elemento, questo elemento va studiato e approfondito, io credo che prima di farsi illusioni che poi magari potrebbero essere pagate amaramente, si debba approfondire questa questione, cioè come è compatibile l'utilizzazione del minerale con un diverso assetto produttivo dell'azienda perché dicevo prima su queste cose occorrono ricerche e calcoli di costi e non possiamo partire in quarta per poi trovarci delusi dopo aver perso del tempo.
Con questa premessa io credo quindi che sia opportuno avere in tempi brevissimi un incontro con dei tecnici che ci spieghino, ci facciano capire cosa è possibile fare rispetto a questo problema, cioè ci dicano se è possibile, a costi compatibili con quelli del mercato, un'utilizzazione del minerale di Cogne nel processo produttivo che parte dai forni elettrici, Se attraverso opportune lavorazioni sia possibile far corrispondere questa maggiore disponibilità di minerale con un processo tecnologico avanzato che a giudizio di tutti viene ritenuto necessario. Questo è indispensabile perché da questa valutazione se si verificasse, cosa ancora da definire, che i costi sono elevati o che la cosa dal punto di vista produttivo, dal punto di vista della competitività sul mercato non è realizzabile, allora occorre avere le idee chiare e avere delle proposte precise. La proposta che noi facciamo e che continuiamo a ribadire è questa, verifichiamo questa ipotesi, manteniamo comunque aperta la miniera fino a quando non si trova una soluzione alternativa, o nel senso, come dicevo prima, di un'utilizzazione da verificare, oppure in altra direzione, si potrebbe per esempio verificare, in questo senso faccio un appunto alla Giunta regionale, per mancanza anche di capacità di proposta, si potrebbe verificare una serie di ipotesi. Per esempio quella che era già stata formulata nel piano Niutta di una produzione autonoma sganciata dal processo produttivo del Sider, una produzione autonoma di ghisa, ecco, verificare se esistono queste possibilità, si dovrebbe verificare se il minerale una volta trasportato dalla miniera ad Aosta ha costi rilevanti per un trasporto da Aosta a Piombino dove invece il ciclo integrale continuerà a rimanere. Si tratta di fare dei conti, a mio avviso la parte maggiore dei costi di trasporto dovrebbe verificarsi nella fase tra la miniera ed Aosta, si tratta comunque - e questo deve essere l'impegno che deve prendere la Giunta regionale, che deve prendere tutto il Consiglio per sostenere l'azione della Giunta - si tratta di avere contatti molto più stringenti con la Direzione Cogne, con l'IRI per verificare soluzioni alternative nell'ambito, prima di tutto se possibile, della produzione metallurgica, in questo senso si hanno notizie, da parte dei lavoratori che con noi hanno rapporti, di produzioni particolari che tendono ad essere decentrate a piccole aziende esterne alla Cogne, non lo so, si tratta di verificare se questo è possibile invece per il Comune di Cogne. Si tratta poi di prendere contatti per altri tipi di interventi con imprenditori di settori che possono avere un loro insediamento in un Comune di montagna cosa che si verifica per molte aziende presenti nelle vallate vicine, della Francia e della Svizzera; si tratta di andare a un confronto con il Governo. Io non sono rimasto molto soddisfatto di quello che c'è stato la volta scorsa, perché ci siano impegni più precisi dal punto di vista del mantenimento dei livelli occupazionali, dal punto di vista dell'inquadramento dell'attività della miniera nel complesso della produzione mineraria del Paese e anche per interventi finanziari precisi in questa direzione.
Ecco, io ho terminato, noi abbiamo predisposto uno schema di ordine del giorno che presenteremo poi alla discussione delle altre forze politiche.
Dolchi (P.C.I.) - Non c'è nessuno iscritto a parlare. La parola al Consigliere Voyat.
Voyat (U.V.) - Ritengo che non siano produttive eventuali polemiche o ricerche di primogeniture sui problemi della Cogne, non starò d'altronde nemmeno a fare delle lunghe esposizioni sui problemi che concernono prettamente lo stabilimento di Aosta, della Cogne, in quanto tutti sanno e possono conoscere i risultati avuti dai Convegni organizzati dall'Amministrazione regionale nel 1977 e nel dicembre 1978 sugli acciai speciali. In questi Convegni ove forze politiche e sindacali si trovavano pressoché unanimemente d'accordo sia sulle analisi che sulle soluzioni per la siderurgia in Valle d'Aosta. Il problema invece della miniera di Cogne è a nostro avviso senz'altro il problema più grave e il più importante da affrontare in questo momento, sia perché la Società Nazionale Cogne ha già deciso di chiudere immediatamente la miniera di Cogne, chiusura che comporterebbe evidentemente un grave danno alla Comunità di Cogne se prima non si trovassero alternativa per l'occupazione, la chiusura che finora è risultata vana in quanto il compartimento Miniere di Torino ha rifiutato l'autorizzazione. Dicevo che è anche importante discutere della questione di Cogne perché con la chiusura della miniera di Cogne verrebbe a cadere anche una delle motivazioni valide, insieme alla concessione di centrali elettriche, per la produzione dell'energia elettrica alla Cogne, il mantenimento dello stabilimento siderurgico in Aosta.
Non ci stupiremmo se dopo la chiusura della miniera di Cogne la Cogne non avesse più le centrali per la produzione dell'energia elettrica e un domani non si incominci con il discorso dell'anti economicità dello Stabilimento Cogne in Valle d'Aosta. D'altronde se a noi viene difficile credere al discorso dell'anti economicità dello sfruttamento della miniera di Cogne, fatta dagli amministratori della Società, non è per il solo fatto che in essi noi non abbiamo fiducia, viste soprattutto le decisioni che ci hanno imposto questi amministratori della Cogne nel passato, ma perché tecnici qualificati, o almeno che noi riteniamo altamente qualificati, quali il Professor Dabronski, incaricato delle ricerche minerali in Valle d'Aosta, il geologo Elter dell'Università di Torino, l'Ingegner Micheletti, Direttore del Compartimento minerario di Torino, ci hanno garantito il contrario, cioè che queste soluzioni prospettateci dalla Cogne non sono evidentemente soluzioni migliori per la Cogne e per la Valle d'Aosta. Essi affermano che lo sfruttamento di un giacimento minerario con più di tre milioni di tonnellate e quindi possibilità di lavoro nelle miniere per più di 10 anni, con la possibilità ancora in tutti i casi di trovarne altri con sondaggi fatti all'interno della miniera in modo verticale ed orizzontale, quindi di aumentare ancora questa quantità di minerale, tre milioni di tonnellate di ottima magnetite con la percentuale di ferro altissima; loro dicono, evidentemente, che è redditizio se è usato intelligentemente.
Certamente non sarà economico questo sfruttamento delle miniere se la Cogne continuerà con la sua teoria delle "perle ai porci" e cioè se dell'ottimo minerale atto a produrre degli acciai altamente specializzati viene e continuerà ad essere utilizzato per la produzione di acciai comuni. Ci è stato inoltre garantito da questi tecnici che diverse acciaierie in Italia e in Europa usano forni elettrici adeguatamente modificati per fondere dei minerali; questi forni sembra che siano molto simili a quelli che la Cogne ha intenzione di costruire.
Ora se noi potessimo constatare la veridicità di queste affermazioni consultando tecnici siderurgici qualificati cadrebbero le teorie che con la chiusura de gli altiforni non si potrebbe più usare il minerale di Cogne ma solo dei rottami. A mio avviso, ed è un avviso strettamente personale, penso che dietro tutti questi discorsi, anche di economicità, fatti dalla Nazionale Cogne, si nasconde piuttosto un disegno programmato, più o meno a lunga scadenza, di chiusura della Nazionale Cogne. Forse, chi lo sa, per agevolare l'espansione di altre Società, di altre aziende produttrici di acciai speciali. Non mi dilungherò, vorrei solo dire che se eventualmente e come penso che dovremo fare, si debba fare questo documento, noi chiederemo che evidentemente questo documento tenga presente alcune soluzioni per la miniera di Cogne prima e poi per lo Stabilimento di Aosta. Per la miniera di Cogne noi proporremmo che continuino le ricerche minerarie ed eventualmente, se necessario, si facciano dei sondaggi all'interno della miniera e fuori per accertare la vera quantità e la qualità del minerale. Prendere contatti o dare incarico a tecnici siderurgici per verificare la possibilità di fondere questo minerale con forni elettrici; evidentemente per produrre acciai speciali e non in tutti i casi acciai comuni.
Tenere innanzitutto, la cosa che preme di più, la miniera aperta con un adeguato livello occupazionale fintanto che non si abbiano risultati definitivi sulla questione della miniera e che a Cogne non si siano trovate soluzioni per l'occupazione.
E poi vorremmo chiedere anche un'immediata azione sia da parte della Giunta, ma anche da parte del Consiglio come ogni forza componente questo Consiglio, a trovare delle soluzioni per l'occupazione della gente di Cogne, evidentemente a Cogne.
Le proposte che noi vorremmo che questo documento riportasse sarebbero quelle che sono già uscite da questi convegni dove, come dicevo, le forze politiche ed i Sindacati erano evidentemente d'accordo, e che sono: la non sospensione del ciclo continuo, perseguire la politica della qualità del prodotto e non della quantità, la verticalizzazione della produzione, come diceva giustamente Mafrica, che però sia disseminata nel territorio e quindi dove c'è necessità di occupare mano d'opera, perseguire la politica del prodotto finito con trasferimento ad Aosta degli stabilimenti come primo quello di Vittuone dove, a me risulta, non si trova mano d'opera da occupare, quando invece noi qui ne avremmo grande necessità, evidentemente mantenimento dei livelli occupazionali nel suo complesso allo stabilimento della Cogne e il grande problema della costruzione ad Aosta o nei dintorni o dove c'è la possibilità della Tecnocogne.
Dolchi (P.C.I.) - Altri colleghi Consiglieri chiedono la parola? La parola al Consigliere Nebbia.
Nebbia (P.S.I.) - Credo che a seguito di tutti gli incontri e le discussioni che sono già state fatte non sia il caso di dilungarsi sui provvedimenti da assumere perché per la quasi totalità di questi provvedimenti le forze politiche sono d'accordo. Io volevo solamente sottolineare tre fasi che, secondo me, dovrebbero essere attuate e sono:
- la prima, da parte della Giunta, in primo luogo, e del Consiglio, come diceva Voyat, cioè utilizzare tutte le forme di pressione possibili ad ogni livello per poter ottenere dal Governo e dalla Cogne quei provvedimenti che unanimemente penso potremo suggerire. E questo forse è uno degli aspetti più importanti perché con i dovuti modi forse le forme di pressione possono ottenere alcuni risultati;
- la seconda, se certe cose non si riescono ad ottenere in particolar modo per quanto concerne tutti gli aspetti della ricerca, penso che la Regione, come sinora ha fatto, debba surrogarsi in un certo senso nei confronti della Società Nazionale Cogne per dare il via o per completare tutte quelle forme di ricerca in loco alle quali si è accennato in precedenza. Questo vorrà dire forse spendere molto, però penso che sia compito dell'Ente pubblico valutare qual è la consistenza effettiva delle risorse del territorio che controlla. Quindi dovranno essere finanziate le ricerche e dovranno anche essere individuate e suggerite quelle forme di gestione e anche quelle forme tecniche di lavorazione che si ritengono migliori per lo Stabilimento di Aosta, e questo è un compito che l'Ente pubblico non ha mai svolto, però penso debba essere, almeno per questa volta, e poi in futuro debba essere sempre rafforzato;
- il terzo aspetto è quello della ricerca delle soluzioni alternative, non solo delle soluzioni alternative circa la miniera di Cogne e la Cogne, ma delle soluzioni alternative in tutta la Valle per l'individuazione e la ricerca di nuovi posti di lavoro e di nuove forme di attività, cioè mi riferisco a quello che è stato richiamato nella formazione del piano di sviluppo socio-economico relativo a tutta la Valle d'Aosta in modo che l'Ente pubblico e la Regione non si trovino impreparati di fronte a queste variabili indipendenti, se così possiamo chiamarle, relative a questi gruppi che con la Valle d'Aosta hanno ormai ben poco a che fare, ma invece che riesca a controllare le attività incentivando specialmente le forme di artigianato di piccola industria che potrebbero, proprio per la loro radicazione nell'ambiente locale, potranno garantire in futuro notevoli sostegni economici.
Quindi ritengo che siano queste tre le linee da perseguire e su queste cose invito la Giunta e il Consiglio a valutare e ad impegnarsi.
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Consigliere Pollicini.
Pollicini (D.P.) - Ho la sensazione che il Consiglio sia stanco, quasi pervaso da un senso di fatalismo di fronte all'impotenza per la soluzione di un problema così grave, ormai annoso come quello della miniera di Cogne e della Cogne in generale. Ecco, ha detto bene Mappelli prima, quando ha detto: "mi ascolterete per l'ennesima volta", è vero, e non è una battuta la mia, perché trae origine da una considerazione che questi problemi li abbiamo dibattuti molte volte in quest'aula, però non abbiamo avuto la capacità e la forza o la possibilità di trovare una minima soluzione. Ma è sufficiente, voglio innescare non certamente la polemica, non è certamente quello che voglio fare, tanto meno strumentalizzare, andare a leggere un comunicato emesso in data 7 marzo 1975, quindi quattro anni or sono, che dice: "in seguito all'incontro con i Dirigenti della Cogne e il Presidente della Giunta Andrione, sono stati esaminati i problemi relativi alle difficoltà relative alla miniera di Cogne; in seguito all'intervento del Presidente Andrione i rappresentanti dell'EGAM - allora esisteva ancora 1'EGAM - e della Nazionale Cogne si sono impegnati a mantenere l'attuale utilizzazione degli impianti sino al prossimo mese di giugno".
Per dire che questo è un problema, purtroppo, di vecchio tempo e che in altri termini l'idea di chiudere la miniera attraverso varie proposte non è di oggi, non è di questi giorni. Per affrontare però in maniera il più possibile serena e obiettiva questo argomento mi pare che forse è opportuno evidenziare un po' il quadro di riferimento entro cui è maturata questa situazione che certamente non è una situazione che riguarda solo la Valle d'Aosta, è un momento indubbiamente di crisi generale, di crisi del Paese, e che accende come la Cogne, proprio perché le aziende dello Stato, delle Partecipazioni Statali, hanno subito maggiormente il vento della crisi. In effetti riteniamo, almeno personalmente ritengo, che la crisi generale del sistema delle partecipazioni statali, sia derivato proprio dal metodo di gestione, di gestire queste aziende dello Stato; e la degenerazione della gestione delle aziende di Stato, attraverso il clientelismo, la lottizzazione, cioè un modo assurdo di gestire queste aziende in tutto il Paese e quindi anche da noi e forse da noi in maniera anche marcata, non poteva portare che a questo tipo di situazione. Tanto è vero che neppure il Parlamento è riuscito a vederci chiaro nelle Partecipazioni Statali, le famose "audizioni" così come venivano definite dai vari "boiardi di Stato" da Niutta, Manuelli, agli altri grossi nomi, fatti davanti alle Commissioni Bilancio e Partecipazioni Statali, hanno fatto sì che neppure uno di quei Parlamentari è riuscito a capirci e a cavarci un ragno dal buco. In fondo quella confusione voluta, sono convinto che era voluta, era una confusione che serviva a gestire con il sottobosco politico e dei boiardi di Stato le aziende di Stato, i miliardi dello Stato, a prescindere dall'economicità e dalle scelte tecnico-produttive delle aziende stesse; tanto non si doveva rendere conto a nessuno, nessuno avrebbe capito mai niente di quello che si faceva.
Ecco, non c'erano indirizzi, non c'erano programmi e tanto meno controlli ed in effetti questa situazione oggi noi la stiamo pagando, è venuto al pettine il nodo di questa situazione, tutti siamo in profonda crisi, non penso vi sia azienda di Stato, salvo la SADEA, che non sia in crisi; in fondo il contrasto, diciamo la contraddizione di questo modo di operare la gestione delle Aziende di Stato ha cominciato ad evidenziarsi dopo l'autunno caldo del 1969, quando si è iniziata la trasformazione dei rapporti sociali del nostro Paese e i Sindacati hanno cominciato ad alzare il becco e chiedere un po' il controllo, volerci vedere bene dentro a questo grosso carrozzone che sono le Partecipazioni Statali. Allora da una parte c'era chi voleva conservare i privilegi della casta dominante, dall'altra chi voleva invece contare qualche volta e qualche cosa in più di quanto non avesse contato sino ad allora. E allora si trattava di porre freno a quella che era la lottizzazione del potere che invece continua ancora oggi, ancora oggi continua questa lottizzazione del potere, e i frutti si vedono.
Penso che in nessun Paese occidentale il Governo abbia nelle mani uno strumento di possibilità di incidere sulla politica industriale come il nostro Governo, cioè le Partecipazioni Statali; però bisogna vedere come viene utilizzato questo strumento e diciamo anche che una delle possibilità di uscire dalla crisi attuale nel nostro Paese è come sarà utilizzato nel futuro il Ministero delle Partecipazioni Statali. Le Partecipazioni Statali, in effetti, sono arrivate ad essere un grosso ente burocratico, disarticolato, dove fra enti e enti non c'erano comunicazioni né addirittura fra aziende dello stesso gruppo vi erano comunicazioni, anzi vi erano concorrenze e tentativi praticamente di mettersi i bastoni fra le ruote, è chiaro che questo sistema di gestire le Partecipazioni Statali ha reso addirittura impotente, ammesso che l'avesse voluto, l'intervento anche del Governo. Ecco, entro questi fenomeni si è verificata una delle più grosse crisi finanziarie delle Partecipazioni Statali, si parla di migliaia e migliaia di deficit in tutte le aziende grosse delle Partecipazioni Statali. Noi eravamo scandalizzati dai grossi deficit della Cogne, poi ci vengono ad informare che la Finsider ha migliaia di debiti e via di questo passo, non parliamo poi di Montedison, eccetera.
Ed allora cosa diciamo noi? Diciamo che qui occorre iniziare col fare una scelta, visto che l'aspetto della crisi oggi ci coinvolge tutti in prima persona. Collocata la crisi generale, quindi anche la crisi della Cogne e della Miniera, nell'ambito della crisi più ampia delle Partecipazioni Statali, vorremmo vedere che cosa occorre fare.
Primo: c'è un segno della carenza di iniziativa delle Partecipazioni Statali perché ancora oggi non vanno avanti i piani di settore, non si danno attuazione a quelli che erano gli impegni presi con le forze politiche per venire incontro alla soluzione della crisi, anzi, in un momento in cui vi è maggior bisogno di coesione e di mandare avanti il Paese c'è la crisi del Governo che ferma tutto, e addirittura rischia di mandare indietro quelle che sembravano tenui speranze di ripresa.
Valutiamo la situazione per quanto riguarda la Valle d'Aosta; sappiamo che l'occupazione nel settore delle aziende pubbliche in Valle, quindi Cogne, SIP, ENEL, Montefibre, eccetera, rappresenta circa il 50% dell'occupazione nel settore in Valle d'Aosta. Ecco queste aziende a partecipazione statale mettono in forse 1.200 posti di lavoro, perché si è aggiunto anche l'ENEL, adesso con la sua automazione a ridurre di 200 unità, si parlava, il suo personale operante in Valle d'Aosta. Certo non potremo uscire con delle soluzioni tampone da questa situazione, è vasta, investe tutta la Regione, dipende anche da situazioni nazionali, quindi non è neanche una situazione a sé che si possa risolvere all'infuori e al di sopra di quelle che possono essere le situazioni più ampie che oggi abbiamo in sede nazionale; è chiaro che non possiamo neanche accontentarci di gestire l'attuale situazione perché sarebbe un modo perdente per controllarla; oggi questo discorso va posto in termini diversi ed allora occorre, ripetiamo alcune cose già dette purtroppo, avere pazienza, ma vedere se è possibile un diverso rapporto tra Regione e Governo, tra Regione e in particolare il Ministero delle Partecipazioni Statali, fra Regione e aziende pubbliche operanti in Valle d'Aosta, perché se non è possibile un diverso rapporto saremo sempre ad accettare o, meglio ancora, a subire quelle che sono le decisioni prese in altra zona, in altro loco. E allora non si salderà più una frattura oggi esistente fra gli organi decisionali della Cogne, della SIP, dell'ENEL e la Comunità valdostana.
È ora che la Regione passi da Ente spettatore di una situazione che la coinvolge, ma non può fare niente o non intende fare niente o non può o non deve fare niente, a Ente che concorre un po' alle scelte che la interessano, ad Ente che può intervenire nell'elaborazione anche dei piani di settore e non limitarsi a fare delle osservazioni come richiede il Governo rispetto al suo piano. E allora qui occorre - Presidente della Giunta - assumere delle iniziative che vadano oltre il solito ordine del giorno che in tutti questi frangenti viene votato e che poi si ferma sul tavolo dei vari Ministeri a cui è indirizzato, altrimenti la sorte sarà quella che hanno seguito gli altri ordini del giorno che lo hanno preceduto. Occorre assumere iniziative innanzitutto che coinvolgano la collettività valdostana e questo è necessario perché oggi sono messi in forse i livelli occupazionali e, se andiamo a vedere addirittura l'accordo di fine legislatura del settembre 1977 era uno degli impegni di difesa dei livelli occupazionali del 1976, chiaro che questo limite è stato largamente superato in senso negativo. Quindi non serve, collega Mappelli, richiamarsi a vogliamoci bene, abbracciamoci tutti, cerchiamo l'unanimità, non facciamo polemica; qui occorre prendere un'iniziativa concreta, se no vuol dire non voler guardare in faccia il problema che oggi invece esiste nella sua drammaticità. Non vogliamo che questa posizione, che potrebbe sembrare la più corretta, in effetti abbia poi come risultato quello che può derivare da un comportamento ambiguo. Diciamo che abbiamo tutti ragione, hanno torto gli altri, noi facciamo un ordine del giorno e risolviamo il problema, no qui mi pare che occorra fare alcune considerazioni; prima di tutto ci rifiutiamo di credere che la comunità valdostana sia impotente, assolutamente impotente di fronte al Governo, di fronte al Ministero delle Partecipazioni Statali, di fronte a queste aziende; quindi chiediamo, gradiremmo, auspichiamo che la Giunta a conclusione di questo dibattito porti una sua valutazione e una sua proposta, certo è che occorre qualche cosa di diverso dal solito ordine del giorno.
Per contro noi riteniamo che sia opportuno tenere presente, e qui forse sono in contrasto con qualche dichiarazione ufficiale, che debbono farsi carico le aziende a partecipazione statale operanti in Valle d'Aosta del mantenimento dei livelli occupazionali che esistono nelle aziende stesse. Mi preoccupano alcuni comunicati che ho visto e che esprimono alcune considerazioni che sembra quasi che dovremmo farci carico noi, tutto noi, dei problemi che vengono e che derivano da eventuali chiusure, riduzione di cicli integrali o riduzione per automazione ad esempio dell'ENEL. Ecco, quando leggo nel comunicato stampa del 24 gennaio, in seguito all'incontro al Ministero dell'Industria, Commercio fra il Presidente della Giunta regionale e i rappresentanti delle forze politiche del Consiglio, che per quanto riguarda la chiusura della miniera di Cogne il Ministero dell'Industria, l'IRI e i rappresentanti della Cogne hanno assicurato il pieno appoggio alla Regione per la creazione di possibili attività sostitutive a Cogne. Che significa pieno appoggio alla Regione? Che deve farsi carico la Regione di impostare, finanziare un'attività sostitutiva a Cogne?
È un discorso piuttosto serio che ci deve far riflettere parecchio e di fronte a questo tipo di proposta c'è poi la dichiarazione del Presidente della Giunta che dice che la conferma della chiusura della miniera di Cogne è una grossa delusione; questo rimane un problema per il quale la Regione, unitamente a tutte le forze sociali valdostane, si deve impegnare a trovare una soluzione che eviti la perdita di posti di lavoro che verranno a mancare con la confermata chiusura della miniera. Ecco, qui vorrei fermarmi un attimo soltanto e poi avrei terminato. Certo la Regione deve farsi carico dei problemi connessi all'occupazione in Valle, però farsi carico noi lo riteniamo sul piano di un rapporto fra la Regione, il Governo, e lo Stato, cioè è l'Ente che per un suo piano generale intenderebbe ridurre l'occupazione nella sua azienda in Valle, ma se farsi carico vuol dire che lo Stato lasci alla Regione impegni e obblighi suoi non siamo più d'accordo. Noi siamo d'accordo che la gente, che la Regione debba essere presente e contribuire all'elaborazione dei piani, delle proposte che la interessano, ma che debba essere lei a sostituirsi allo Stato non siamo d'accordo. E qui abbiamo un discorso di fondo perché discutiamo su che significato ha il criterio di economicità della miniera, o meglio, economicità dell'azienda in generale, ecco vi sono secondo me, e qui offendo certamente gli economisti, due criteri di economicità, l'economicità dell'azienda privata secondo me è diverso dal criterio di economicità dell'azienda pubblica perché esiste anche un'economicità sociale a cui evidentemente deve farsi carico lo Stato. Può essere necessario, per taluni tipi di azienda di valore strategico o di valore altamente sociale, che quel tipo di economicità per lo Stato abbia un significato diverso da quello che invece giustamente deve avere per il privato.
E allora, valutando un momento ancora, proprio per dire le cose con estrema chiarezza, anche se possono essere non simpatiche, ho il rapporto che un consulente del Presidente della Giunta, che era incaricato a seguire l'équipe di geologi, ha mandato al Presidente della Giunta e che il Presidente della Giunta ha fatto avere ai Consiglieri ed è in ordine ai lavori fatti dall'Istituto di Grenoble. Ebbene questo consulente che è stato per parecchi anni Direttore anche delle miniere, certamente esperto della miniera di Cogne, non fa oggettivamente una relazione molto ottimistica, in effetti dice che - e torno al discorso dell'economicità - "lo sfruttamento è legato al costo economico che attualmente non sembra più conveniente, il rendimento attivo si verificherebbe soltanto superando una produzione annua di tonnellate di circa il doppio di quella attuale ebbene - aggiunge sempre il consulente - la relazione esaminata - cioè quella della zona di Grenoble - esclude l'esistenza di giacimenti interessanti nella zona studiata, sia in superficie, che al di sotto del giacimento noto - e dice ancora di più, la relazione prospetta - perché effettivamente un ammasso mineralizzato di magnetite con tenore sfruttabile maggiore cioè del 30% punto ferro è da escludere", quindi, senza andare oltre, il parere tecnico è che non vi siano prospettive ulteriori oltre a quelle già note sul giacimento di Cogne. Per cui occorre avere il coraggio di affrontare la realtà per quella che è, e non per quella che ci piacerebbe. Quindi nessun richiamo al sentimentalismo, ma un discorso sereno, e cioè risulterebbe evidente dai documenti l'intenzione dell'IRI, del Ministero di chiudere la miniera. D'altra parte riteniamo che il Governo, l'IRI, il Ministero prima di chiuderla dovrà pensarci un pochino.
Riteniamo quindi che sia opportuno, proprio tenuto conto che avremmo circa, se non sbaglio, 3 milioni di tonnellate, un giacimento che dovrebbe essere di una durata, con l'attuale estrazione, di circa 10 anni, esiste ancora la possibilità di lavorare all'interno della miniera. Certo, in termini non economici, però vi posso dire che l'anti economicità della miniera non è poi tanto ampia, cioè in cifre contenute diciamo in un cinquantesimo del deficit annuale della Cogne, quindi non in una proporzione determinante sul deficit complessivo della Cogne, influisce per quella percentuale che vi ho detto, non di più, quindi non esiste un grossissimo deficit, esiste un deficit, però non di grossissima dimensione. Esiste quindi l'aspetto che ci consente di insistere perché la miniera rimanga aperta il più a lungo possibile, ma comunque per il tempo sufficiente per trovare in loco la possibilità che la gente che oggi lavora in miniera possa lavorare in una nuova iniziativa industriale. Oggi, evidentemente va detto anche questo, l'acciaio speciale si fa anche con i rottami, bisogna avere il coraggio di dirlo. Sappiamo che l'influenza del minerale oggi in rapporto ai rottami è meno di 1/4, i progressi della tecnologia moderna, della chimica industriale sono tali e tanti che oggi l'acciaio si fa con i rottami, non si fa in molte aziende. Attualmente la Cogne usa sì e no il 20% di minerale, il resto proviene da rottami e l'acciaio certamente non ha peggiorato le qualità per questo motivo. Per cui non facciamoci illusione, e non partiamo dal concetto che occorre comunque avere minerale di Cogne, di magnetite, per avere l'acciaio speciale. L'aspetto che mi pare importante è quello. Occorre evitare che venga frantumato l'equilibrio socio-economico del comune di Cogne, quindi si tratta di mantenere aperta questa miniera, contrattando con il Governo ed a carico del Governo la soluzione sostitutiva in loco; io penso che vi sia ancora tempo e possibilità di giocare questa carta. È chiaro però che occorre un'iniziativa che superi i semplici interventi in Consiglio che poi produce un ordine del giorno.
Dolchi (P.C.I.) - Altri colleghi che chiedono la parola ? La parola al Consigliere Riccarand.
Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - Io credo che sia stata una scelta giusta quella di fare un Consiglio straordinario sul problema della Cogne e in particolare sul problema della miniera. Un Consiglio straordinario che era stato richiesto specificatamente dagli Amministratori, in particolare dal Sindaco del Comune di Cogne, e che penso nelle intenzioni di chi ha richiesto, di chi ha promosso di esprimere un impegno da parte di tutto il Consiglio regionale su questo problema, sia della miniera che dello stabilimento di Cogne, e sulle sue conseguenze occupazionali di una ristrutturazione in questo campo. Mi pare una scelta giusta anche se ci sono in Valle d'Aosta altri casi che presentano la stessa gravità della miniera di Cogne e dello stabilimento; basta ricordare il caso che si trascina ormai da mesi dell'IMVA, e che quindi forse vedendo un pochino a posteriori questa decisione che abbiamo preso, accanto alla discussione, al dibattito approfondito che riguarda la situazione della miniera di Cogne e dello stabilimento, sarebbe opportuno arrivare ad un dibattito approfondito in Consiglio sulla situazione industriale complessiva della Valle d'Aosta, per vedere quali sono i problemi che abbiamo di fronte, e in che modo il Consiglio regionale, con i suoi strumenti di governo, può intervenire globalmente su questa realtà che si va deteriorando giorno dopo giorno.
Quindi, a mio avviso, questo dibattito che oggi si è iniziato e che dovrà evidentemente proseguire con delle sue articolazioni se si vuole arrivare a qualche conclusione non può però correre un grosso rischio, che è quello della retorica, cioè il fatto di trovarsi qui a dire a tutti quanti siamo contro la chiusura della miniera, siamo per tenere aperta la miniera, siamo per difendere l'occupazione, eccetera, senza individuare chiaramente le dimensioni dei problemi di cui discutiamo, quali sono le cause e quali sono le responsabilità di queste situazioni. Ecco su questo io non sono d'accordo. Con l'invito ad esempio del Consigliere Mappelli e mi pare anche del Consigliere Voyat di dire: evitiamo le critiche, cerchiamo di trovare una posizione unanime del Consiglio su questi problemi e cerchiamo di presentarci compatti perché penso che proprio questo unanimismo, questo evitare le critiche possa portare non ad avvicinare le soluzioni, ma anzi a ritardarle. E perché questo? Perché io penso che la situazione industriale, la grave situazione occupazionale in particolare alla miniera di Cogne, allo stabilimento di Aosta e all'IMVA non è germinato da fattori oggettivi totalmente all'esterno, esterno a noi Consiglio regionale, e totalmente esterno a noi forze politiche. Questa situazione che si è determinata è il frutto di certe scelte, evidentemente fatte da forze economiche, ma è frutto anche di determinate non scelte fatte sia dal Governo italiano, sia dal Governo regionale. E vorrei esemplificare un pochino in che senso, a mio avviso, ci sono delle grosse inadempienze da parte del Governo e degli enti di gestione delle partecipazioni statali così come ci sono delle grosse responsabilità da parte del Governo regionale. Si tenga presente che quando si parla di responsabilità del Governo e degli enti di gestione delle partecipazioni statali, si parla di responsabilità anche di forze politiche che hanno determinato, promosso e sostenuto questo Governo. In particolare va citata in Consiglio, va detto chiaramente che rispetto alla situazione occupazionale, rispetto alla situazione grave che c'è nell'Industria in Valle d'Aosta come un pochino in tutto il Paese, c'è una responsabilità ben precisa da parte della D.C. cioè della forza politica che ha promosso, che ha diretto lo sviluppo economico in Italia dalla Liberazione ad oggi, e che ha determinato, con certe scelte o certe non scelte, una situazione di cui oggi stiamo pagando le conseguenze. Quali sono ad esempio, rispetto alla situazione più particolare della Cogne e della miniera, le responsabilità governative degli enti di gestione e delle partecipazioni statali? Vorrei citarne solo alcune che si ricavano ad esempio dalla mancata applicazione delle stesse leggi di scioglimento dell'EGAM. Ad esempio le leggi di scioglimento dell'EGAM prevedevano dei piani di risanamento per l'ex azienda EGAM, dei piani molto dettagliati, molto precisi, piani che non sono stati approvati e che non sono stati attuati. Si prevedeva, sempre queste leggi sullo scioglimento dell'EGAM prevedevano in tempi molto ristretti la creazione di una società di commercializzazione per gli acciai speciali, anche questa non è stata realizzata. Infine c'era un impegno del Governo di individuare chiaramente delle ipotesi programmate di sviluppo della produzione di acciai speciali, il cosiddetto comparto per gli acciai speciali, anche su questo terreno siamo in totale inadempienza. Quindi ci sono, a mio avviso, nel momento in cui diciamo che bisogna assumere un certo atteggiamento in Consiglio, però vanno individuate anche delle precise responsabilità a livello governativo, a livello regionale, poi le responsabilità, se vogliamo, possono sembrare di minore entità, nel senso che effettivamente di fronte a questi problemi, soprattutto di fronte al problema della Cogne può sembrare che il ruolo della Regione sia secondario, le sue capacità di incidere sono secondarie. Questo può essere valido a livello di forza, di Regione, come forza economico-finanziaria, è a mio avviso inaccettabile se vediamo la Regione come uno strumento di autogoverno della comunità valdostana, come strumento di direzione di governo da parte della popolazione che in Valle d'Aosta vive e che deve avere la possibilità di scelte al suo sviluppo economico. Un primo dato appariscente rispetto alle responsabilità della Regione è che io, da quando sono in questo Consiglio, mi stupisco tutte le volte per il fatto che non ci sia a livello di Amministrazione regionale il minimo organo che segua l'attività, lo sviluppo e l'attività industriale in Valle d'Aosta. Può darsi che ci sia da qualche parte, però non si è mai visto, non si è mai visto all'opera un organismo regionale che indichi chiaramente quali sono le linee di sviluppo economico-industriali in Valle d'Aosta, come bisogna intervenire sui programmi, quali scelte si fanno, questo organismo se c'è è assolutamente latitante, se non c'è è una responsabilità gravissima. Il non averlo creato e non avere individuato la centralità dell'esistenza di un organismo di questo genere, a mio avviso, non si tratta di una carenza, non si tratta di un ritardo del Governo regionale, si tratta di una scelta ben precisa, perché è una scelta che poi, guarda caso, ci ritroviamo in tutti gli altri settori. Così come esiste un non governo da parte della Giunta nel campo dell'industria, e lo si può vedere a tutti i livelli, esiste un non governo ad esempio nel campo finanziario, per cui la Regione ha un riparto fiscale totalmente carente, ma invece di preoccuparsi, di fare delle azioni conseguenti, di risolvere questo problema, si affida a delle entrate come quelle del Casinò, anche qui è un chiaro esempio di non governo. Lo stesso lo possiamo vedere nel campo dei trasporti, abbiamo discusso recentemente in Consiglio sul problema della prospettiva di abolizione del tronco ferroviario Aosta/Pré-Saint-Didier, sulle carenze, sui problemi della superstrada Aosta-Courmayeur, anche in questo campo quale è la politica dei trasporti dell'Amministrazione regionale? Nel campo dell'edilizia, nel campo del turismo, abbiamo visto il discorso dell'Alpila, anche nei settori più piccoli, il problema del commercio qualsiasi iniziativa che si prende diventa una realtà esplosiva. Abbiamo visto il caso, ancora in questi giorni, dello scontro fra la cooperativa d'iniziativa operaia e i commercianti proprio in assenza di un indirizzo, di una capacità di programmazione da parte della Giunta regionale. Abbiamo, a livello di Regione, un Assessorato all'Industria, Commercio e Artigianato che non svolge assolutamente in modo chiaro e visibile, penso a tutti quelli che seguono la minoranza di varie regioni, il suo ruolo, quindi un Assessorato e un Assessore che viene sistematicamente supplito in tutto quello che riguarda l'attività nel settore dell'Industria, ma non solo dell'Industria, da parte di un Presidente della Giunta che tratta tutti quanti gli affari, tutti i problemi industriali, che sono grossi, tutto quello che si presenta come una questione personale. Allora io voglio ripeterlo, l'ho già detto, ma lo ripeterò tutte le volte, che è inaccettabile che ad esempio su un problema come quello dell'IMVA sistematicamente i Consiglieri regionali, la Commissione Industria, Commercio e Artigianato del Consiglio siano tenuti all'oscuro di tutti i termini della trattativa tra il Presidente della Giunta regionale e la Broggi Izar del gruppo Orlando, sistematicamente. Anche recentemente dopo la risposta che è arrivata dalla Broggi Izar, sulla non volontà di rilevare l'IMVA, con una lettera legata alla relazione che non è mai stata trasmessa né alla Commissione consiliare competente né ai Consiglieri regionali anche se c'è stata una precisa richiesta che io ho fatto.
Ho citato questi fatti perché non ritengo affatto che esulino dal discorso della Cogne e della miniera perché secondo me tutto, anche se questo problema della Cogne può sembrare più grande è un terreno su cui è più difficile intervenire, si tratta semmai di una differenza quantitativa, ma il problema si pone negli stessi termini qualitativi. La Regione, la Giunta regionale, il Consiglio regionale, gli organismi regionali devono recuperare una capacità d'iniziativa propria, diretta, su questi terreni sennò non si potrà fare un passo avanti. Ci sono due terreni su cui a mio avviso come Consiglio regionale, come suoi organismi, bisogna avere la capacità di incidere e di operare. Il primo terreno, se vogliamo, è quello difensivo, di difendere, di mantenere gli attuali posti nell'industria, di mantenere i livelli occupazionali che sono già abbastanza bassi in Valle d'Aosta. Non perdere i posti nell'industria, questo è il livello minimo, se vogliamo, anche se è quello più urgente.
L'altro livello su cui poi neanche si abbozza un tentativo è quello di riuscire ad individuare nuovi terreni su cui sviluppare un'industria in Valle d'Aosta, non è detto che si debba andare sempre avanti su quella che è stata l'industria in Valle d'Aosta, non è detto che non si possa cercare nuovi campi, ad esempio nel settore dell'industria di precisione, che siano più congeniali a una realtà come la Valle d'Aosta isolata geograficamente in mezzo alle montagne, dove i costi dei trasporti sono molto alti, e dove bisogna fare delle produzioni in cui i costi di trasporto incidono di meno, ma su questo terreno che cosa si fa? Che ricerche ci sono? Non c'è niente, non c'è assolutamente niente, perché? Perché non è solo un problema di mancanza di volontà, perché non ci sono le strutture per fare queste cose.
Ora riguardo al problema specifico della miniera di Cogne, io credo che su questo bisogna fare attenzione ed evitare di fare della demagogia, il problema fondamentale, a mio avviso, non è quello di dire che bisogna mantenere ad ogni costo aperta la miniera e mi pare che, del resto, comunque devo dare atto che nessun intervento mi pare andasse in senso unilaterale in questa direzione, il problema anche qui a mio avviso come in altri settori è quello di aver in mano, come Regione, come organizzazioni sindacali, come Comuni interessati al problema, tutti i dati per potere valutare chiaramente quale è la validità economica, quale è la possibile utilizzazione della miniera. Oggi ci sfugge tutta una serie di dati, proprio perché non è stato fatto un lavoro continuativo, preciso, accurato su questo terreno, il problema è di avere delle chiare prospettive per la difesa dei posti di lavoro, è chiaro che se si decide, si ritiene come scelta vaga la chiusura della miniera, però questo non può essere fatto mentre non si sa ancora di preciso che cosa si vuole fare con il Comune di Cogne per la realtà occupazionale di Cogne, il problema infine di avere chiaro come la ristrutturazione della Cogne si possa inserire in un piano complessivo regolato di tutta la siderurgia e di tutta la produzione degli acciai speciali in Italia, proprio perché, secondo me, il problema fondamentale è quello di creare delle strutture cioè di avere degli strumenti tecnici e politici che ci permettano di fare, come Regione, questa azione incisiva.
Io concluderei chiedendo sostanzialmente due cose:
1) la creazione di un'apposita struttura a livello regionale, non so come la si possa chiamare, non so se c'è già, però se c'è già deve operare senza dubbio in modo diverso da come ha operato fino adesso. Un'apposita struttura che segua passo dopo passo tutti i problemi relativi alla Valle d'Aosta, che sappia intervenire, che sappia programmare, che sappia dare tutti i dati, che sappia tutto sulla situazione della Valle d'Aosta e non è difficile perché è una realtà talmente piccola, che non vedo quale difficoltà ci sia ad avere uno strumento di questo genere da parte della Regione;
2) proporrei, mi pare che è una cosa che è emersa già nell'incontro fra i Capi Gruppo consiliari e il Sindaco del Comune di Cogne, la creazione di una commissione ristretta composta da alcuni Consiglieri regionali, dal Sindaco di Cogne, da alcuni tecnici che vadano a verificare in modo preciso e puntuale tutti i problemi relativi alla miniera di Cogne, per vedere quale è la validità economica, quale è la possibilità di gestione della miniera di Cogne, quale è la validità dell'ipotesi di usare il minerale anche attraverso i forni elettrici, in modo da potere dare una risposta più precisa su questo terreno. Una commissione che deve, secondo me, svolgere anche un altro ruolo che è quello di costringere a una trattativa, cioè portare a un tavolo una trattativa e seguire passo dopo passo i dirigenti della Cogne, i dirigenti dell'IRI, e i dirigenti del Ministero, in modo che si sappia, che si faccia dichiarare esplicitamente quali sono le soluzioni, quali sono i passi che si vogliono fare, e quale è la posizione che invece come Consiglio regionale riteniamo di avere.
Si dà atto che dalle ore 18,16 presiede il Vice Presidente Faval.
Faval (U.V.) - La parola al Consigliere Minuzzo.
Minuzzo (P.S.D.I.) - Indubbiamente il problema della Cogne è un problema che ha sempre tenuto viva e non ha mai lasciato indifferente la classe politica valdostana, infatti già nel 1968 fu costituita una Commissione consiliare speciale presieduta dall'allora Presidente del Consiglio Professor Montesano per discutere, verificare e cercare una soluzione per i problemi della Cogne, lavori della Commissione che sono poi sbocciati in quel famoso libro bianco sulla Cogne. Oggi, a distanza di 11 anni, ci ritroviamo qui a ridiscutere dei problemi della Cogne, però oggi non è più solo il problema della Cogne che affligge la nostra Regione, ma tutto il settore industriale e metallurgico in Valle d'Aosta. Problema industriale che coinvolge, come diceva il collega Riccarand, obbligatoriamente l'occupazione in Valle d'Aosta. La Regione dovrà certamente farsi carico di un piano programmatico nel settore industriale, di un piano programmatico occupazionale, dovrà necessariamente darsi un indirizzo socio-economico, dovrà decidere se lo sviluppo della nostra Valle lo attua attraverso l'industria turistica, l'industria agricola, oppure lo attua con insediamenti industriali nuovi o con il mantenimento degli attuali insediamenti industriali. Tornando però all'oggetto della convocazione odierna del Consiglio regionale, certamente dopo la lucida esposizione storica e tecnica fatta dal collega e amico Mappelli, penso che non vi sia più molto da aggiungere, se non, come diceva lui, andare avanti, rimboccarsi le maniche, ma come? Qui l'amico Mappelli ha fatto una lunga disquisizione storica e tecnica sulla questione della Cogne, però chiaramente penso che tutti insieme dovremmo trovare delle soluzioni, prendere delle iniziative, studiare quali iniziative prendere per poter arrivare a una risoluzione di questo problema. È chiaro che l'Assessore all'Industria, Commercio e Artigianato, il Presidente della Giunta e la Giunta tutta devono prendere in mano la situazione.
Ritengo che la Regione abbia parecchi atout da giocare nei confronti del Governo centrale. In primo luogo penso, per cercare di risolvere questo problema, che la Regione dovrebbe affidare a dei tecnici qualificati uno studio su quello che potrebbe essere l'utilizzo del minerale della miniera di Cogne e verificare se vi è la possibilità concreta di utilizzo della produzione della Nazionale Cogne in quanto esponenti della stessa hanno detto che non c'è più sbocco nel mercato per i prodotti della Cogne o per lo meno non è più competitivo sul mercato. Studiare e verificare la possibilità di una riconversione, diciamo così, di qualità del prodotto della Cogne, studiare e verificare gli effettivi costi di produzione, perché fino ad oggi negli incontri avuti con i responsabili, gli esponenti della Nazionale Cogne, hanno continuamente ribadito , hanno continuamente sostenuto che la produzione, che i costi di produzione della Cogne sono deficitari, e che oltretutto non si può più puntare sulla qualità del prodotto. A questo avviso ho parecchi dubbi, penso che programmando bene la produzione si possa puntare sia sulla qualità, che sul costo di produzione. Se poi a tutto questo, come diceva mi sembra il collega Voyat nel suo intervento, aggiungiamo il fatto che con la vertenza in atto tra la Nazionale Cogne e l'Enel per la questione delle centrali, dico, se a tutto questo si aggiunge il fatto che probabilmente questa vertenza potrebbe portare ad un aggravio del deficit della Nazionale Cogne, se queste centrali dovessero passare all'Enel, certamente la situazione sarebbe più grave e penso che la chiusura della miniera di Cogne sarebbe un primo passo rispetto a quello che dovrebbe poi essere la chiusura totale della Cogne.
Quindi, come dicevo poc'anzi, quando la Giunta e il Consiglio saranno in possesso di questi dati che, a mio avviso, dovrebbero essere elaborati da un gruppo di tecnici qualificati, con i quali dati si potranno confutare tutte le affermazioni, tutte le tesi, e tutte le teorie che continuano a sostenere gli attuali dirigenti della Nazionale Cogne, il Consiglio e la Giunta potranno programmare una linea di comportamento, una linea di confronto, una linea di rivendicazione verso la Nazionale Cogne verso le Partecipazioni Statali, verso il Governo centrale, potranno portar avanti una linea di confronto, di rivendicazione di tutti quei diritti che sono di tutti i valdostani che non chiedono altro che di poter lavorare, di poter mantenere il proprio posto di lavoro, di poter rimanere nei propri Paesi, di poter continuare a rimanere nei propri villaggi. Penso però che una soluzione a questo problema la si possa dare solo quando, come diceva forse anche il collega Riccarand, il Consiglio può avere in mano dei dati che sia Voyat che Mappelli hanno sostenuto, dei dati ben precisi in cui si possa andare a confutare tutte quelle tesi, tutte quelle teorie che continuano a sostenere gli attuali amministratori della Cogne e cioè che la produzione è deficitaria che non c'è sbocco sul mercato perché il costo non è più competitivo, che non si può nemmeno puntare sulla qualità del prodotto della Cogne, per cui dico che a questo punto è inutile fare molte parole è inutile continuare a discutere penso che si debba passare alle azioni, e penso che questa potrebbe essere una delle soluzioni.
Faval (U.V.) - Altri che chiedono la parola ? La parola al Consigliere Pedrini.
Pedrini (Ind. P.L.I.) - Signor Presidente, dopo questo carosello di interventi, io debbo dire onestamente che avrei preferito anziché questa lunga esposizione diciamo questi interventi che, non voglio entrare in polemica con alcuno, ma per alcuni lati anche leggermente demagogici, avrei preferito capovolgere completamente la situazione, fare parlare prima il Presidente della Giunta, che penso avrà qualche idea abbastanza chiara in proposito, e poi discutere su quello che il Presidente della Giunta, sulle comunicazioni che il Presidente della Giunta avrebbe dovuto fare. Mentre adesso invece penso che il Presidente della Giunta chiederà la sospensione per vedere di elaborare un ordine del giorno comune, dopodiché rientreremo e ricominceremo di nuovo il carosello degli interventi per fare vedere che qua tutti sono i primi della classe. Io non ci tengo ad essere il primo della classe, e allora il mio intervento sarà brevissimo. Dirò soltanto questo, a parte l'intervento appassionato e fervido dell'amico Mappelli, a parte l'intervento che approvo di Mafrica, ma non dal lato politico, dal lato tecnico, a parte il fatto che devo dar atto a Pollicini dell'estrema obiettività con cui ha parlato e ha detto delle cose che sono veramente sagge. Ossia non dobbiamo vivere di demagogia o di pensieri più o meno reali, quando dobbiamo vivere nella realtà dei fatti, ossia vedere che cosa dicono, vedere le possibilità finanziarie vedere il deficit, e vedere la conclusione che io provo, noi la miniera chiediamo che rimanga aperta sino a che non si trovi qualcosa da sostituire alla chiusura della miniera per poter mantenere quei dati, diciamo ambientali, che Cogne, il Comune di Cogne deve avere. Ecco questo è il concetto finale del tutto, però che cosa facciamo? Facciamo solo delle parole. Mi pare che facciamo delle parole e non facciamo alcun fatto. Io desidererei proprio con la stima che ho nel Presidente che ci dica che cosa dobbiamo fare, ma è inutile continuare a correre in aereo spendendo un sacco di soldi avanti e indietro senza portare a casa alcun frutto benefico negli interessi del Comune di Cogne, e della nostra Valle. Bisogna che a un certo punto si faccia qualcosa, e non voglio essere il primo a lanciare delle proposte - evidentemente ne ho da fare - penso che quando ci ritroveremo al momento di stilare l'ordine del giorno, potremo eventualmente analizzare, ognuno di noi dirà la sua, ma evidentemente fare qualcosa immediatamente, la miniera sta chiudendo è inutile che si proponga di studiare, di nominare delle commissioni, ma che cosa studiamo quando la miniera è chiusa? Noi studiamo che cosa dobbiamo fare della miniera, o facciamo la commissione che vada a vedere la miniera quando andiamo su, troveremo quattro assi con quattro chiodi, ma Signori miei, qua il tempo è veramente ormai arrivato all'estremo , la rottura è imminente, quindi bisogna fare qualcosa subito e di concreto, vediamoci un momento, sentiamo che cosa propone il Presidente della Giunta, dopodiché io penso che potremo effettivamente affrontare l'argomento su delle altre basi che siano concrete e solide.
Faval (U.V.) - Altri che chiedono la parola? La parola al Presidente della Giunta, Andrione.
Andrione (U.V.) - Così come è attualmente ristrutturata la Nazionale Cogne non può continuare a vivere, è un dato di fatto che non è emerso in questi ultimi mesi ma da un'analisi di una lunga vicenda aziendale condotta con dei metodi feudali in quanto il patrimonio indisponibile dello Stato era in realtà affidato ad una persona e condotta in seguito come capo gruppo per operazioni finanziarie più o meno spericolate, con un accumulo di un passivo, non tutto di origine aziendale, tale da impedire qualsiasi gestione finanziaria che non sia una gestione deficitaria in partenza. Da questa constatazione, ripetuta numerose volte, è scaturita la necessità ammessa da tutti di una ristrutturazione della Cogne. Ristrutturazione che non può non essere una verticalizzazione, e cioè accettato a priori il fatto che l'industria pesante di base di un certo tipo possa avere dei passivi, purché contenuti in limiti ragionevoli, soltanto attraverso la lavorazione del prodotto semi finito in loco, e quindi aggiungendo un valore specifico, si possa mantenere un'acciaieria di questo tipo in alta montagna. L'esempio della Sadea per lo meno fino adesso, fino a quando mancheranno gli spiccioli va esattamente in questa direzione.
A questi fattori che esistevano credo da molti anni si è aggiunta ultimamente una crisi mondiale della siderurgia di dimensioni sconosciute fino ad oggi, con l'intervento sul mercato di numerose Nazioni del terzo mondo che producono quegli acciai che una volta erano delle specialità occidentali, poiché anche la gamma degli acciai speciali è una gamma in continua evoluzione, è quello che alcuni anni fa era prodotto soltanto da maestranze, tecnici specializzatissimi, oggi viene prodotto da stabilimenti piccoli, medi, da qualsiasi parte del mondo. Questa verticalizzazione della Cogne di cui si parla da lunghi anni avrebbe, uso il condizionale scientemente, avrebbe dovuto passare attraverso un'accettata, meditata riduzione dei posti di lavoro e avrebbe, al tempo stesso, previsto come specifica ristrutturazione l'esperimento della Tecnocogne ad Aosta, l'eliminazione di lavorazione fatta altrove per essere concentrata qui, e di conseguenza produrre un acciaio il cui valore aggiunto fosse tale da giustificare la presenza della Cogne. Questo piano evidentemente avrebbe dovuto essere coordinato con tutto il comparto degli acciai speciali, bloccato dentro uno specifico comparto di Stato, e coordinato con quello privato. Il piano di settore presentato dal Ministero dell'Industria, ripetitivo di quello precedente, riporta in pratica questi concetti, e prende per una volta tanto una posizione abbastanza chiara a favore della Tecno-Cogne ad Aosta, e fa una proposta alternativa di una seconda rete di tondini per monetazione ad Avellino.
Su queste posizioni, il Ministero dell'Industria, il Ministero delle Partecipazioni Statali, l'IRI e, evidentemente in scala decrescente, la Cogne affermano con tranquilla sicurezza di avere stabilito l'alternativa globale per la mano d'opera occupata finora dalla Nazionale Cogne, ivi compresa la miniera, punto sul quale la Regione non è d'accordo, e non può essere d'accordo. Se è accettabile che chi oggi è pendolare tra Villeneuve, Arvier e Cogne, sia domani pendolare verso Chavonne, o cose di questo genere, non è accettabile partire dal principio di pendolarismo abituale tra Cogne e Aosta, perché anche se i chilometri sulla carta geografica che è piana sono relativamente pochi, sono minori dei chilometri quotidianamente fatti dai brianzoli per venire a lavorare a Milano e viceversa nella realtà della Valle d'Aosta questo tipo di disegno non può essere accettato. Ma la decisione presa dal Ministero dell'Industria, dalla Nazionale Cogne che trascina questa decisione da anni, per dirla in termini chiari, con una perditaccia degna di minore causa forse, ma insomma con una fermezza mai smentita perché ogni 5 minuti viene annunciata la chiusura della miniera di Cogne, e poi con varie lotte si spostano i termini di qualche mese, che poi diventano degli anni, qualche volta grazie anche alle crisi di governo, che gelano tutti, ed impediscono di fare passare, come il piano Pandolfi, come qualche cosa di sostitutivo alla chiusura della miniera di Cogne quindi si va avanti così, vivacchiando. Questa decisione che è stata presa deve essere chiara e se non è realizzata è perché non solo noi, evidentemente, ma numerose altre cose si sono coalizzate per impedirlo. E a questo punto deve essere aperta una parentesi circa la consistenza in valore e le possibilità della miniera di Cogne, e quindi a pagina 33, credo che tutti i Consiglieri hanno ricevuto della relazione Dabronski, è scritto: "Conclusions: en résumé l'interprétation qualitative donne le résultat suivant: l'anomalie à l'aplomb de la mine est limitée horizontalement à la partie haute de Montzalet. Ils existent probablement des amas de magnétite dans la partie occidentale, dans la lentille de serpentinite, cette partie occidentale se limite à la falaise et au plan de Montzalet. Le beau moment de Crétaz où sont en plus les filons de la sinam et quelques amas de magnétite en dimension réduite, est probablement le résultat d'un écroulement de la lentille de Montzalet. Dans les autres directions, nous ne notons pas d'extension du gisement dans les premières centaines de mètres de profondeur".
Il che vuole dire che se esiste ancora altro minerale esiste soltanto in profondità cioè sotto la seconda lentilla attuale quella che Mappelli con immagine chiamava la pera, questa qui verticale, diritta, esiste soltanto lì sotto e di conseguenza per sapere se e di quale tenore è bisogna procedere a delle trivellazioni. Le trivellazioni di quel genere costano miliardi. Siamo perfettamente d'accordo di sostituirci allo Stato per fare delle ricerche minerali quando l'EGAM, ente adesso defunto, aveva per compiti d'istituto, mi pare, di fare queste ricerche, presenteremo al Consiglio regionale dei preventivi specifici, e evidentemente questi preventivi sono subordinati a delle garanzie di effettivo sfruttamento della miniera, perché se si fanno delle spese d'investimento di questo genere sarebbe folle farle per poi sentirsi dire ancora una volta dall'Ing. Adami che ha sposato, anche se con minore brutalità, le tesi dell'Ing. Rolla in materia, che dicono che a bocca di miniera il minerale è ancora economico, dopodiché non è più economico perché il trasporto costa troppo; e quelli che si sono interessati, e fra i Consiglieri ce ne sono molti, ricordano anche le felici invenzioni di trasporto con camion e con altre cose di questo genere e avevamo giustamente allarmato la popolazione di Cogne. Ne consegue che sul piano scientifico la ricerca è sempre utile, ma sul piano della produttività, deve essere obbligatoriamente legata ad un'effettiva possibilità di sfruttamento, per quanto riguarda l'acciaieria in sé l'utilizzazione o meno del minerale.
Parliamo di problemi tecnici, evidentemente da profani, ma è chiaro che al giorno d'oggi le condizioni che avevano giustificato storicamente la Cogne ad Aosta da un lato non esistono più, o sono enormemente ridotte rispetto ad allora, e dall'altro lo stesso tipo di civiltà consumistica che stiamo vivendo produce una tale quantità di rifiuti, quindi di rottami di ferro e di acciaio, che il ruolo delle miniere, ne sia un esempio per tutti La Lorraine, non è più quello che era una volta, e quando uno Stato decide di abolire, questo è successo recentemente in Inghilterra, una certa serie di carri armati produce acciai speciali come rottami in quantità notevolissima perché credo che quel carro armato che si chiamava Centurio pesava 100 tonnellate da solo, e abbiamo 100 tonnellate di acciaio già speciale. Di conseguenza il nostro problema è quello di avere del tempo, perché il tempo in certe cose può essere decisivo per trovare delle alternative, e di legare questo tempo a un'effettiva possibilità di contrattazione. Noi riteniamo che sia possibile chiedere alla Cogne di mantenere aperta la miniera fino a quando rimane aperto il ciclo integrale; cioè ripetendo in maniera differente, ma sostanzialmente uguale quanto ha detto Pollicini. Personalmente non sono favorevole all'economicità sociale, però sono favorevole ad un'economicità globale delle differenti iniziative. Chiudere la miniera e non chiudere prima di chiudere il ciclo continuo dà non solo l'impressione, ma direi l'evidenza, che qui si vuole mangiare il carciofo una foglia alla volta, e si vuole spellare mano a mano le cose in maniera che una chiusura giustifichi, e mano a mano si proceda a una ristrutturazione selvaggia che non è una ristrutturazione, ma è la chiusura di reparti che si sa sono in deficit e di conseguenza diminuendo il deficit globale fanno apparire la Cogne in situazione finanziaria meno disperata.
E la giustificazione portata dalla Nazionale Cogne è che questo è il momento per poter fare certi trasferimenti di personale scusatemi l'espressione, ma certi ripiegamenti di personale da una parte e dall'altra, senza ricorrere alla cassa integrazione o altre cose di questo genere, è una difesa abbastanza debole, perché per quanto diminuita la forza lavoro della Cogne è ancora abbastanza ampia per poter assorbire 229 persone che poi forse sono già diminuite senza andare a cercare "midi à quatorze heures". Per quanto riguarda il futuro e diamo per adesso come presenti tra i milioni e qualche cosa, oppure se volete 4 milioni di tonnellate di materiale minerario, e immaginiamo un'ipotesi felice che si riesca a bloccare in modo che questo minerale venga sfruttato ancora per qualche tempo, è comunque indispensabile pensare oggi - già oggi - ad un'alternativa, e Pollicini mi scuserà se gli dico che mentre ho condiviso una notevole parte di quello che ha detto, mi sembra che negoziare con lo Stato italiano una soluzione alternativa sia un pochettino come infilarsi in un vicolo cieco e secondo un'espressione che piaceva al mio predecessore "iniziare una battaglia di neve in un tunnel oscuro", perché effettivamente l'esperienza che ho avuto personalmente e quella che credo abbia avuto anche Pollicini non fanno ritenere che la capacità decisionale dello Stato italiano, in particolare per quanto riguarda l'industria siano tali da garantirci per il 2000 una presa di posizione in materia. Non vorrei raccontare ancora una volta la storia della famosa pressa per la Tecnocogne già pagata ed ancora imballata in qualche dock di Stoccolma a spese doganali dei contribuenti italiani, questo non so per quanti anni. Di conseguenza, ripreso questo principio del mantenimento della miniera legato al mantenimento e per quanto dura il circolo integrale, trovare delle soluzioni alternative che siano anche, non dico unicamente, ma anche a carico della Regione, e quella frase che ho chiesto di inserire in quel comunicato, e ho voluto che sia l'IRI, che il Ministero dell'Industria, che la Cogne garantissero con quella frase che cosa? Semplicemente che verranno messe a disposizione della Regione nella felice ipotesi perché continuiamo a interpellare ditte, non abbiamo smesso e continueremo a farlo nella felice ipotesi che si trovi qualcuno che è disposto, con una lavorazione valida e con delle garanzie per noi, a aprire qualche cosa a Cogne, che i terreni, i capannoni esistenti possibilmente utilizzabili siano ceduti a vile prezzo o addirittura a prezzo simbolico alla Regione. Ecco cosa vuole dire avere dalla nostra parte un aiuto il più massiccio possibile dell'organizzazione statale del Ministero dell'Industria e cose di questo genere, perché il problema della miniera che è un problema fuori da quello che è l'enorme problema della ristrutturazione della Cogne, è fuori per delle questioni orografiche, geografiche e di posizione. Se la miniera di Cogne fosse a Pompiod e chiedo scusa ai Cogneins per questa irreverente ipotesi, probabilmente non si parlerebbe di chiusura, perché ci sarebbe la possibilità di sfruttare essendo lassù presenti dei problemi tali per cui io non entro nel merito, ma la tesi della non economicità del materiale può essere difesa talmente difficilmente che ci mette tutti nella posizione di non potere rimbeccare neanche con degli studi tecnici di chi non ha in mano la struttura industriale in questione. Quale è il tecnico che può dire all'Ingegner Adami lei sbaglia i costi, il minerale di Cogne quando arriva ad Aosta è ancora competitivo, sennò è lui stesso nella posizione di direttore generale della Cogne.
Di conseguenza come conclusioni io non direi tanto un ordine del giorno del genere cui alludeva Pollicini, ma una schematica indicazione di quelli che sono gli scopi che c'indichiamo, indicazioni di lavoro perché è opinione mia personale, ma questa questione o la risolviamo noi, o da qui a 4/ 5 anni la miniera di Cogne sarà chiusa senza alternativa. Su questo non facciamoci nessuna illusione è perfettamente inutile andare a Roma e chiedere una particolare considerazione per un centro di occupazione che è distante 18 chilometri dal centro principale di Aosta, non sarà mai capita dai romani come probabilmente potrebbe essere capita da qualcuno che abbia vissuto nelle Alpi. Di conseguenza l'alternativa dobbiamo trovarla noi, però questa alternativa è subordinata e qui ne faremo una questione di principio, al mantenimento della miniera fino a quando è mantenuto il ciclo integrale, perché una viva con l'altra, se si chiude il ciclo integrale può anche aver un significato chiudere la miniera, se si tiene aperto il ciclo integrale, si chiude la miniera soltanto per potere poi giustificare il fatto che si chiude il reparto pellettizzazione perché manca il materiale per pellettizzare. Evidentemente, a quel punto lì si chiuderà a valle come si dice adesso un altro reparto e così via, fino a quando la Cogne potrà aver fatto una sua ristrutturazione aziendale di tipo puramente interno senza che in materia di Tecnocogne si sia ancora spostato l'ago di quella bilancia che viaggia tra Avellino, mi hanno persino detto che Gioia Tauro ha fatto una puntata in quella direzione e adesso sta ritornando verso Aosta. Quindi la proposta concreta che vorrei fare, e se si vuole fare una commissione specifica che questa commissione s'incontri con la direzione nazionale della Cogne, che metta ancora una volta sul tappeto il problema in questa maniera. Lo dico anche perché siamo arrivati al punto che il direttore generale del Ministero dell'Industria faceva gli occhi dolci al Sindaco di Cogne, non conoscendolo, credeva di convincerlo con buone parole, diceva: "non mi dia delle noie, lasci chiudere la miniera", non ha ottenuto nessun risultato. Insistiamo su questa strada perché riteniamo che abbia una sua logica, e che può essere una strada difendibile, valutabile positivamente anche dalla Cogne, e di conseguenza mette la Regione nella condizione di potere esser ascoltata.
Si dà atto che dalle ore 18,38 riassume la Presidenza il Presidente Dolchi.
Dolchi (P.C.I.) - Avevano chiesto la parola l'Assessore all'Industria, Commercio e Artigianato, Chabod, e poi il Vice Presidente Mappelli.
Chabod (D.C.) - Solo per non essere invisibile a Mafrica, sennò non prendevo neanche la parola perché il Presidente della Giunta ha parlato, penso che quando parla il Presidente basti per tutta la Giunta, quindi anche per l'IMVA penso che il Presidente ha detto tu fai l'Assessore, però a un certo momento il responsabile chi è? È il Presidente della Giunta. Ad ogni modo, questo non ha importanza, volevo solo parlare sull'alternativa di cui aveva detto il Presidente della Giunta. In accordo con la Giunta e su consiglio del Presidente, l'Assessorato si è mosso in varie direzioni per trovare un'alternativa alla Cogne, per portare a Cogne qualcosa, e l'ultima volta è stata proprio ieri, un incontro con l'Olivetti, uno a Ivrea, e un altro qui avantieri in Regione, per vedere non subito, ma nel futuro siccome l'Olivetti sappiamo che fa del materiale con l'alto valore aggiunto, noi pensavamo che l'Olivetti poteva darci un colpo di mano per fare qualcosa a Cogne.
L'Assessorato poi sta studiando anche un'altra alternativa e io penso che sia un'alternativa valida, non dico qual è perché non abbiamo ancora tutti i dati, però sarà una bomba dice Pollicini, non una bomba, senz'altro per me sarà un'alternativa valida io spero che la Cogne continui a mantenere in piedi la miniera, io spero, anzi mi auguro per i Cogneins perché io voglio bene alla popolazione di Cogne, ai Cogneins, anche per il Consiglio regionale perché senz'altro ho imparato da te Pollicini a fare queste cose, però aveva ragione Pedrini oggi, Pollicini ha cambiato da così a così veramente migliorato ma di molto, bravo Pollicini, mi complimento. Ad ogni modo io ho solo voluto dire questo per non essere invisibile a Mafrica.
Mappelli (D.C.) - Sì sarò veloce Tonino. Concordo sull'impostazione dell'amico Andrione, e dato che bisogna fare questa tabella di marcia dunque di lavoro, mi permetterei solo di portare un contributo in questo senso. Stiamo fermi sul primo punto che è quello della continuità e lo ripeto perché è molto importante e ho chiesto al Presidente, e anche qui chiedo scusa ai colleghi, che il dattiloscritto venga totalmente verbalizzato, perché? Perché non vorrei che un domani qualcuno ci addossasse delle responsabilità che nessuno di noi vuole prendere, dunque ripeto, per non rallentare neanche un minuto il programma di completamento della piramide d'investimenti e d'industrializzazione, della verticalizzazione degli acciai speciali, la società veda di costruire dove aveva inizialmente programmato i forni elettrici, noi non intendiamo minimamente ritardare questa iniziativa.
Secondo, sono d'accordo con il Presidente quando parla - e penso che siamo tutti d'accordo - di continuità del ciclo integrale e dunque dell'assorbimento della miniera, dove terrei a precisare e chiederei l'attenzione particolare della Giunta e del Presidente, amico Andrione. L'alternativa, io metterei l'alternativa al terzo posto e mi spiego meglio mi pare di avere detto e se l'ho detto male cercherò di esprimermi meglio, che in Italia ci sono delle possibilità di utilizzare il materiale minerario magnetite con particolari trattamenti utilizzati presso i forni elettrici. Ora se noi abbiamo la possibilità di continuare in questi 3/4 anni cioè per quanto va avanti il ciclo integrale, tenendo conto che abbiamo già esplorato e abbiamo a disposizione questi 3 milioni circa di tonnellate con l'attuale ritmo di sfruttamento significa circa 15 anni di disponibilità di materia prima e dunque vale certamente la pena che assieme alla Cogne, che deve fare i suoi programmi perché può darsi che i forni elettrici per poter utilizzare il minerale di Cogne abbiano bisogno forse di modifiche tecniche. Io non me ne intendo, non lo so, però da parte della Regione ci sia la disponibilità di prendersi carico di questo onere affinché certi tecnici, ripeto per iscritto se c'è questa possibilità lo dimostrano affinché noi avremo già allora verificato questa eventualità e solo se scartata questa possibilità di utilizzazione mineraria dei forni elettrici, eventualmente in quel momento parleremo di alternativa. Dunque, io metto al terzo posto la questione alternativa. Sono d'accordo con il Presidente che le trivellazioni sono dei costi enormi, anzi mi sembra, se non vado errato, gli amici caso mai mi correggono, il responsabile di Grenoble parlò di qualcosa come circa 200.000 lire al metro lineare di trivellazione. Ora io so che da parte del Governo ci sono dei finanziamenti per l'ENI e anche sul piano minerario è previsto un finanziamento, dunque, comunque sia, e sono anch'io un buon Cognein e dunque molto testardo sotto questo aspetto, si, si, lo dico, lo so, e dovete sopportare, per quanto riguarda le trivellazioni bisogna assolutamente che noi le facciamo e permettetemi ancora due minuti.
Se è vero che fin dal tempo dei romani hanno iniziato a quota 2.500, hanno trovato con i primi sondaggi fino a livello 2.300 , siamo con la pera all'in su arrivati a livello 2.063 e chi ci dice che sotto non ci siano altre possibilità? No, è un po' troppo, d'accordo, ma quali prove abbiamo nel comprensorio? Quelli di Grenoble ci hanno chiaramente dimostrato che non sanno la profondità esattamente il tenore delle percentuali, ma che ci siano altri milioni di tonnellate di magnetite è oramai acquisito. Se però noi possiamo con i forni elettrici utilizzarli, allora può darsi che valga la pena di continuare oltre i tre milioni di tonnellate, e dunque tutto questo lavoro di trivellazione e di eventuale utilizzazione del minerale con i forni elettrici, secondo me, vale la pena di verificarlo prima di parlare di alternativa. Ecco era solo questo aspetto che mi permettevo di suggerire.
È evidente che viviamo in questo momento molto difficile, mi sembra che malgrado l'unanimismo che Riccarand ha voluto addebitarmi e che io non cerco, cercavo solo di evitare le polemiche e ne dò atto questa sera, eccetto piccole sfumature, non si sono fatte polemiche perché in quel senso avrei tante cose da dire e anch'io devo rimanere al mio posto, dunque non ne faccio.
Rimango a disposizione per verificare questa tabella di lavoro con il Presidente, e dunque se vogliamo iniziare fin da questo momento sospendendo un momento io mi rendo disponibile.
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Consigliere Mafrica.
Mafrica (P.C.I.) - Ma noi avevamo presentato una bozza di ordine del giorno, comunque se si ritiene di concludere questa discussione con la nomina di una Commissione che continui a seguire il problema, siamo d'accordo, potrebbe essere quella stessa che ha già ascoltato la relazione sulle ricerche per la miniera di Cogne oppure potrebbe essere un'altra.
Comunque allora ufficializziamola e che diventi una Commissione del Consiglio e che abbia anche la possibilità di rivolgersi autonomamente agli enti statali e ai diversi interessati a questo problema. Invito eventualmente il Presidente della Giunta a prendere impegni in questo senso e portare quindi una proposta in Consiglio. Intendiamo, comunque lo voglio dire, dare il nostro contributo in questa Commissione, così come in altre Commissioni, non per sostituirci a responsabilità che dovrebbero essere della Giunta regionale; noi daremo il nostro contributo; lavoreremo con serietà, però continueremo a dire quali sono i compiti e le responsabilità nella Giunta regionale, perché se l'Union Valdôtaine, per sue scelte politiche, nel luglio scorso ha preferito scegliere la Democrazia Cristiana e se Andrione ha preferito scegliere l'Assessore Chabod, che se lo tenga e che ne verifichi poi i risultati.
A parte la battuta crediamo di non poter scusare la Giunta per l'assenza di una politica industriale quindi prima di tutto un programma per l'industria e comunque, come minimo un ufficio per lo sviluppo industriale, si tratta di verificare l'andamento dell'occupazione in Valle, si tratta di seguire le imprese, come già diceva Riccarand prima, si tratta anche di fare un controllo, prima di dare finanziamenti a imprese che si presentano in Valle, dell'affidabilità, della validità, della solidità di queste aziende e un controllo poi del rispetto dei piani di investimento, altrimenti i guai sono noti e si sono verificati per tanti casi che non ricordo.
Se siamo d'accordo sulla questione della Commissione io credo che si possa concordare anche sulla proposta che il Presidente della Giunta presenti una richiesta alla Cogne, al Ministero dell'Industria, all'IRI, a tutti gli interessati che non si chiuda la miniera finché non si arrivi ad una chiusura definitiva del ciclo integrale, questo mi sembra un discorso che sia comprensibile e giustificato nel frattempo ovviamente deve aumentare di molto, essere reso più approfondito, questo lavoro di ricerca di soluzioni per il Comune di Cogne.
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Presidente della Giunta, Andrione.
Andrione (U.V.) - La mia proposta è semplice: chiederei di fare parte di questa Commissione con l'Assessore all'Industria e proporrei che vi fossero due membri designati dalle forze politiche di maggioranza e due dalle forze politiche di minoranza, per evitare commissioni eccessivamente ridondanti, una Commissione di sei persone, mi sembra che sia largamente sufficiente. Questa Commissione prende contatti, diamoci 60 giorni di tempo per riferire in Consiglio e di conseguenza potrebbe essere, per lo meno, una questione abbastanza concreta.
Pregherei le forze politiche interessate di comunicare direttamente al Presidente del Consiglio i nominativi che hanno scelto e di conseguenza la Commissione è formata. Decidete pure voi, io chiedo che sia tenuta nei limiti più ristretti possibili perché si possa effettivamente lavorare.
Dolchi (P.C.I.) - Altri colleghi che chiedono la parola? L'ordine del giorno mi sembra sia ritirato? Ritirato l'ordine del giorno ho ben capito, allora il Consiglio concorda, è questo che metterei in votazione, la proposta del Presidente della Giunta di nominare una Commissione di sette componenti, con designazione da parte della Conferenza dei Capi Gruppo, della quale facciano parte di diritto il Presidente della Giunta, l'Assessore all'Industria e cinque Consiglieri designati dai vari gruppi in sede di Conferenza dei Capi Gruppo, con decreto di nomina di questa Commissione, del Presidente del Consiglio, considerandola quindi Commissione consiliare.
Ho interpretato...c'è qualcuno che chiede la parola su questa proposta? La parola al Consigliere Fosson.
Fosson (D.C.) - Semplicemente per dichiararci d'accordo sulla proposta del Presidente della Giunta e del Presidente del Consiglio al riguardo della Commissione per quanto ci riguarda, come Democrazia Cristiana, designiamo l'amico Mappelli.
Dolchi (P.C.I.) - Io direi che i gruppi si pronuncino al più presto eventualmente nella prossima seduta del Consiglio, lunedì, troveremo un momento per riunire i Capi Gruppo e formalizzare in quella sede le cinque designazioni che si aggiungono a quelle del Presidente della Giunta e dell'Assessore all'Industria, tenendo conto della designazione fatta dal gruppo della Democrazia Cristiana.
Ritenete che questa proposta debba essere messa ai voti? Ci sono contrari? Ci sono astenuti? Allora la proposta è accolta all'unanimità.
Colleghi Consiglieri la seduta è tolta, come sapete il Consiglio è già convocato per lunedì 26 alle ore 9,30.
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L'adunanza straordinaria termina alle ore 19,08.
